(News ITALIA PRESS/28/3/2000) Inizierà domani, 29 marzo, l’esame in sede referente della proposta di legge
d’iniziativa dei deputati Furio Colombo, Giovanna Grignaffini e Fabrizio Felice Bracco inerente la
riorganizzazione degli Istituti italiani di cultura all'estero. La proposta di legge, presentata il 23 giugno del
’98, sarà all’esame delle Commissioni riunite III Affari Esteri e VII Cultura.
Riportiamo qui di seguito il testo della proposta di legge all’esame.
PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
1. E' istituito presso il Ministero degli affari esteri il Dipartimento per la cultura, la lingua e l'immagine
dell'Italia nel mondo, di seguito denominato "Dipartimento". Il Dipartimento deve assolvere al compito di
organizzare, guidare e coordinare tutta l'attività culturale italiana all'estero. Il capo del Dipartimento è scelto
in base alla chiara fama ed al più alto livello di competenza culturale e professionale, anche al di fuori della
carriera direttiva del personale del Ministero degli affari esteri.
2. Il Ministro degli affari esteri sottopone la designazione del capo del Dipartimento, con la documentazione
e i titoli relativi, alle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della
Repubblica per un parere, e la propone al Consiglio dei ministri per l'approvazione.
Art. 2.
1. Il capo del Dipartimento è assistito da un consiglio di amministrazione che presiede. Tale consiglio è
composto da cinque membri nominati, rispettivamente, dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal
Ministro degli affari esteri, dal Ministro per i beni culturali e ambientali, dal Ministro della pubblica
istruzione e dal Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica.
2. Il capo del Dipartimento è altresì assistito da un comitato scientifico composto da non meno di tre e non
più di cinque componenti scelti fra le più note personalità della vita culturale, scientifica e pedagogica del
Paese. Essi sono nominati dal capo del Dipartimento, sentito il parere delle competenti Commissioni
parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Art. 3.
1. Il Dipartimento definisce l'organizzazione, le attività e l'organico degli Istituti italiani di cultura all'estero,
decidendo, in base ai programmi generali ed alle risorse disponibili, il numero e la dislocazione di tali Istituti,
e predisponendo modi diversi di operare per la cultura, la lingua e l'immagine italiana nei luoghi del mondo in
cui il Dipartimento non può valersi della presenza di Istituti italiani di cultura.
Art. 4.
1. Il personale degli Istituti italiani di cultura all'estero è scelto, mediante un concorso per titoli, fra il
personale in servizio presso i Ministeri degli affari esteri, della pubblica istruzione e dell'università e della
ricerca scientifica e tecnologica, per i beni culturali e ambientali, presso i Dipartimenti per l'editoria, per
l'informazione e per lo spettacolo. Può partecipare allo stesso concorso per titoli il personale docente di
ruolo di tutti i gradi di insegnamento nelle scuole della Repubblica. I titoli per la partecipazione al concorso
sono indicati nel bando, restando comunque titolo indispensabile il diploma di laurea, valutato anche in base
al punteggio conseguito.
Art. 5.
1. I direttori degli Istituti italiani di cultura all'estero sono designati dal capo del Dipartimento, che ne
sottopone la nomina al consiglio di amministrazione, sentito il parere delle competenti Commissioni
parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Essi sono scelti fra il personale di
ruolo del Ministero degli affari esteri, che, alla data di entrata in vigore della presente legge, fa capo alla
Direzione generale per le relazioni culturali del Ministero, in base alla valutazione del lavoro svolto e dei
risultati raggiunti in incarichi precedenti. Sono scelti, altresì, fra il personale selezionato in base ai concorsi
di cui all'articolo 4.
2. Il capo del Dipartimento può proporre al consiglio di amministrazione, sentito il parere delle competenti
Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, i nomi di candidati scelti,
al di fuori dei ruoli e dei concorsi, per chiara fama. Il numero dei posti disponibili per tali nomine e le relative
sedi sono preventivamente stabiliti dal consiglio di amministrazione, sentito il parere motivato del comitato
scientifico, in base ai piani di organizzazione del Dipartimento.
3. Tutti gli atti relativi ai concorsi, alle selezioni per chiara fama, alla designazione, alle nomine ed ai richiami
in sede del personale di cui al presente articolo sono pubblici.
Art. 6.
1. Il capo del Dipartimento e il consiglio di amministrazione, sulla base delle indicazioni e delle proposte del
comitato scientifico, formulano un piano triennale di missione per gli Istituti italiani di cultura all'estero nelle
diverse aree del mondo. I piani devono tenere conto della dislocazione storica e ambientale dei centri italiani
di cultura, della presenza e consistenza delle comunità di lingua e di origine italiana, e degli interessi italiani
nell'area.
2. Il piano triennale di cui al comma 1, che comporta conseguenti criteri di selezione del personale scelto per
concorso e di quello scelto per chiara fama è comunicato alle competenti Commissioni parlamentari dei due
rami del Parlamento.
3. La durata delle nomine di cui agli articoli 4 e 5 non può essere inferiore alla durata del piano triennale,
salvo ragioni che sono accertate e rese pubbliche dal consiglio di amministrazione del Dipartimento. Gli
incarichi direttivi possono essere rinnovati una sola volta, ovvero per la durata del successivo piano
triennale.
4. Il piano triennale comprende altresì la ridefinizione del numero e della dislocazione degli Istituti italiani di
cultura all'estero, nonché la eventuale riduzione del numero delle sedi, al fine di definire e dare maggiore
prestigio agli Istituti di importanza strategica. Il piano triennale definisce, altresì, la missione degli Istituti in
merito alla distribuzione di risorse fra la diffusione della cultura e l'insegnamento della lingua italiana.
Art. 7.
1. Il Dipartimento può proporre al Ministro degli affari esteri la nomina di addetti culturali presso le
ambasciate di consolati generali in Paesi in cui non vi siano, o abbiano cessato di funzionare, Istituti italiani di
cultura. Gli addetti sono scelti dalle stesse liste e con le stesse caratteristiche e criteri del personale degli
Istituti italiani di cultura all'estero, ad esclusione delle nomine per chiara fama.
2. Le nomine di cui al comma 1 sono approvate con le stesse modalità utilizzate per le nomine del personale
degli Istituti italiani di cultura all'estero.
Art. 8.
1. E' prevista, nelle situazioni ed alle condizioni che sono individuate dal capo del Dipartimento e dal
consiglio di amministrazione e che sono approvate dal Ministro degli affari esteri, l'istituzione della posizione
di addetto culturale onorario presso ambasciate e consolati generali in cui non sia possibile o realistico
operare attraverso le modalità indicate dall'articolo 7.
2. L'addetto di cui al comma 1 è scelto fra gli esperti locali di cultura e lingua italiana di riconosciuto valore e
di provata reputazione nelle istituzioni culturali del luogo. Egli può essere cittadino italiano o cittadino del
Paese ospite; svolge una funzione consultiva, indicando gli interventi e le iniziative culturali e linguistiche da
effettuare nell'area, e realizzandoli di volta in volta dopo specifica indicazione del capo della delegazione
diplomatica italiana all'estero, sentito il Dipartimento, senza oneri o competenze economiche.
Art. 9.
1. Il personale degli Istituti italiani di cultura all'estero, sia di ruolo che nominato per chiara fama, e gli
addetti culturali, salvo l'addetto di cui all'articolo 8, sono inquadrati, dal punto di vista amministrativo e
contabile, nelle locali strutture diplomatiche. Essi sono tenuti a coordinarsi con tali strutture tenendo conto
che la rappresentanza legale della Repubblica spetta all'ambasciatore o al diplomatico più alto in grado nel
luogo in cui opera l'Istituto italiano di cultura o in cui l'addetto culturale svolge le sue funzioni.
2. Dal punto di vista dei programmi, dei criteri, della organizzazione del lavoro e dei relativi bilanci preventivi
e consuntivi, gli Istituti italiani di cultura all'estero e chi li rappresenta, nonché gli addetti culturali, nei luoghi
in essi cui operano, ricevono istruzioni relativamente alla loro complessiva attività dal Dipartimento. Ad esso
essi inviano proposte di programmazione e di intervento che devono essere approvate dal Dipartimento
stesso insieme ai bilanci; sempre al Dipartimento essi rendono conto tramite rapporti semestrali.
3. In caso di contestazione o dissenso sul posto, il capo della delegazione diplomatica italiana ha la
responsabilità immediata della decisione. Egli è tenuto comunque ad informare al più presto il capo del
Dipartimento, motivando le ragioni del dissenso e proponendo la soluzione della situazione contestata. A sua
volta il direttore dell'Istituto italiano di cultura all'estero o l'addetto culturale espone al capo del
Dipartimento le sue ragioni documentate e si attiene alla decisione finale del consiglio di amministrazione del
Dipartimento.
Art. 10.
1. Tutti gli atti relativi alla conduzione dell'attività di presentazione e diffusione della cultura e della lingua
italiana all'estero sono pubblici e sono accessibili a chi ne faccia richiesta nei modi indicati con il regolamento
adottato dal Ministro degli affari esteri ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Per ciascun anno di lavoro il Dipartimento
provvede alla pubblicazione di un annuario delle attività per la diffusione della cultura, della lingua e della
immagine italiana all'estero. L'annuario fornisce una relazione su tutti gli aspetti e le funzioni del
Dipartimento, i piani proposti, i programmi svolti, gli organici del personale, le specifiche competenze di
ciascun funzionario in ciascun Istituto italiano di cultura all'estero, nonché i rapporti dei direttori degli Istituti
e degli addetti culturali sul lavoro svolto ed i programmi in preparazione nelle diverse aree del mondo.
L'annuario contiene, altresì, un rapporto sullo stato dell'insegnamento della lingua italiana, le opinioni
espresse dal comitato scientifico sulle diverse questioni nel corso dell'anno, le ragioni delle nomine e delle
revoche delle nomine stesse ed il rapporto annuale del capo del Dipartimento.
Intervista con l’On. Furio Colombo
ECCO LA RIVOLUZIONE DEGLI ISTITUTI DI CULTURA
Doppia missione, pubblicità dei piani, autonomia dal Mae e riforma delle carriere: questi gli
ingredienti principali
(News ITALIA PRESS) All’alba dell’inizio dell’esame del testo di riforma degli Istituti Italiani di Cultura,
l’On. Furio Colombo, autore della proposta insieme ai deputati Giovanna Grignaffini e Fabrizio Felice
Bracco, chiarisce alcuni aspetti della riforma che vorrebbe per queste istituzioni che hanno il compito non
facile di rappresentare la cultura italiana nel mondo.
Essenzialmente, sono due le novità rilevanti: da un lato, sottrarre il coordinamento degli Istituti alla
burocrazia tentacolare del Ministero degli Affari Esteri, da cui oggi dipendono, dall’altro invertire la
tendenza che ne ha fatto, in passato, interlocutori privilegiati degli stranieri, alquanto "sordi" alle esigenze
delle collettività italiane. Una necessità, quest’ultima, nota all’On. Colombo, che, oltre a vantare una passata
esperienza proprio in seno agli Istituti di Cultura, conosce le istanze dei connazionali all’estero per
presiedere il Forum degli Italiani nel Mondo dei Ds.
La proposta di riforma è stata presentata il 23 giugno del ’98. Da allora ad oggi la necessità di questo
intervento si è fatta più pressante?
Non si è fatta più pressante, mentre sì è pressante la mia persuasione che si debba fare questa riforma. Devo
dire che sto agendo in modo abbastanza isolato, non c’è una persuasione diffusa che si debba trovare una
strada nuova e d’altra parte tristemente constato che persuasioni diffuse di questo genere riguardano
frequentemente istituzioni che hanno sede, luogo e svolgimento in Italia, e pochissimo l’attività italiana
all’estero, in particolare quella culturale.
Non è dunque un’urgenza di opinione pubblica, purtroppo, ma il fatto stesso che io mi trovi in Parlamento
portatore di un’esperienza personale, che cerco di far valere migliorando, se possibile, la situazione attuale,
che è certamente da migliorare.
È sbagliato dire che la Sua proposta di riforma degli Istituti Italiani di Cultura affronta con mentalità
manageriale la gestione della cultura italiana all’estero?
Sarebbe come dire che alzare di molto la qualifica dei presidi in modo che siano dei dirigenti d’istituto di
grande valore equivalga a spostarsi sul livello manageriale, mentre si resta sempre in ambito pedagogico.
Mi sembra invece che in questo momento si resti più che mai nella preoccupazione di far funzionare bene le
istituzioni che hanno la gravissima responsabilità di rappresentare la cultura italiana all’estero.
Il riferimento era al ruolo assunto dal Consiglio d’amministrazione al fianco del Capo del Dipartimento per la
cultura, la lingua e l'immagine dell'Italia nel mondo.
È una questione di indipendenza. Si tratta di infrangere la condizione di subalternità con cui l’istituzione
Direzione Generale per le Relazioni Culturali viene trattata: come una delle tante divisioni del Ministero
degli Affari Esteri, inquadrata rigorosamente in una burocrazia interna. Stabilire invece che esiste un
Dipartimento, e dotare questo di un Consiglio d’amministrazione, significa dargli un’autonomia a tutto campo
che aumenta di molto la responsabilità, di chi sta ai vertici come di chi sta alla base.
Nella stessa proposta, per ciò che concerne il reperimento dei Direttori degli Istituti, si legge che avverrà
"in base alla chiara fama…anche al di fuori della carriera direttiva del Ministero". Anche questo risponde
all’esigenza di autonomia?
L’intenzione è di rendere questa struttura autonoma rispetto al Mae. L’indicazione della legge prevede due
percorsi per la scelta dei Direttori, che dipendono moltissimo dalle direttive triennali che il Consiglio
d’amministrazione e il Consiglio scientifico daranno e renderanno pubblico –questo è un aspetto da
sottolineare- in modo che niente di arbitrario possa avvenire, perché mai può essere arbitrario ciò che viene
preventivamente reso pubblico. Dei due circuiti, uno riguarda il personale che è già nelle carriere degli
Istituti Italiani di Cultura e di ogni altro funzionario statale che abbia i titoli per competere, l’altro riguarda
persone estranee all’amministrazione ma che abbiano qualità e ragioni per essere presi in considerazione.
Purché il tutto avvenga pubblicamente.
Nella programmazione delle attività triennali degli Istituti si dovrà tenere in conto la presenza delle
collettività italiane, mentre ci risulta che in passato le iniziative si rivolgessero principalmente all’utenza
straniera. È un principio di rivoluzione nella concezione di queste istituzioni?
Assolutamente sì. Gli Istituti Italiani di Cultura devono avere una doppia missione: da un lato devono
rappresentare la cultura italiana per coloro che ne hanno interesse ma non conoscenza, dall’altro devono
essere un punto di riferimento ed identità nazionale per gli Italiani all’estero, anche di generazioni
successive, anche diventati cittadini di altri Paesi ma che continuano a sentire un legame culturale con il
proprio Paese.
Significa soddisfare anche le esigenze del cosiddetto "mondo in italiano"?
Certo, nell’espletamento di una doppia missione. Così come un consolato serve agli stranieri per prendere
contatto con il Paese Italia, e serve agli Italiani per trovare un punto di riferimento della propria Repubblica,
lo stesso deve essere per un Istituto di Cultura.
Il Dipartimento per la cultura, la lingua e l'immagine dell'Italia nel mondo lo vede inserito all’interno del
Mae, ma nella presentazione aggiunge che "qualora fosse costituito un Ministero per la cultura il
Dipartimento sarebbe parte di tale Ministero". Può spiegarci meglio?
In verità lo vedo ambientato all’interno del Mae solo come dislocazione organizzativo – contabile all’estero,
nel senso che tocca al Mae, all’Ambasciatore, al Console di essere il "raccordatore", punto di riferimento
dell’autorità nazionale nel luogo in cui è situato l’Istituto. Per il resto questo prepara e discute piani e
progetti con il Ministero delle attività culturali. Perché c’è una competenza naturale della cultura che non c’è
ragione di chiedere a dei bravi diplomatici.
Ma Lei auspica l’istituzione di un Ministero della Cultura?
Sì. Il modello che ho in mente è quello dell’addetto militare presso un’Ambasciata. Egli risponde
all’Ambasciatore ed è in quel momento un diplomatico, ma tutte le direttive che hanno che fare con le sue
competenze le riceve dal Ministero della Difesa, non da quello degli Esteri.
Ma perché il Ministero dei beni e delle attività culturali non può sopperire anche a questa funzione?
Quando scrissi il progetto, il Ministero non era ancora "delle attività culturali", come oggigiorno. Nella
discussione che inizierà domani terremo dunque presente questo dato di fatto.
Significa che sarebbe possibile far rientrare il Dipartimento all’interno del Ministero dei beni e attività
culturali?
Bisognerà valutare l’atteggiamento del Governo. Questo è il mio, certo.
Il Dipartimento degli Italiani all’Estero, passato dalla Presidenza del Consiglio al Mae, non ha forse la
valenza politica e la competenza culturale per poter assolvere anche questo ruolo?
Si tratta di una funzione molto diversa. C’è una componente culturale molto forte e specialistica. Se dico che
il Console non può essere colui che dà le direttive al Direttore dell’Istituto, questo vale anche per le
competenze del Dipartimento degli Italiani all’Estero, che ha componenti economico - commerciali, tecnico -
organizzative, diplomatiche, di cittadinanza…tante cose che non sono la cultura. La cultura è un campo
particolare, una specializzazione.
Si parla anche di una possibile riduzione del numero degli Istituti, sostituiti in alcuni casi dalla presenza,
all’interno della sede diplomatica, di un addetto culturale. Perché?
Sono stanco di sentire queste voci discordanti: da un lato la richiesta di aumentare o mantenere alto il
numero degli Istituti, dall’altro la scarsezza di risorse, con Istituti costantemente in condizioni morenti.
Ma quali saranno i parametri che giustificheranno la presenza di un Istituto piuttosto che di un addetto
culturale?
Il Dipartimento mette a punto dei piani, che vengono sottoposti all’opinione pubblica inviandoli alle
Commissioni Cultura ed Esteri di Camera e Senato. Si capirà dunque quali sono i criteri –e perché non sono
arbitrari- in base ai quali un Istituto viene tagliato per renderne più forte un altro. Dovranno essere
rigorosamente motivate tutte le decisioni, eliminando il dubbio che venga per esempio eliminato un dirigente
"sgradito", favorendone un altro per ragioni personalistiche che, se le ragioni rimangono segrete, la
burocrazia protegge molto.
In chiusura, un Suo giudizio sul grado di conoscenza in Italia dell’importante ruolo che questi Istituti portano
avanti nel mondo.
Molto basso, perché purtroppo se ne occupano poco i media, se ne occupano poco gli intellettuali di grande
valore, salvo quando ritornano dai viaggi nel mondo, di solito con due versioni contrapposte: la prima di
avere trovato personale pessimo, la seconda di avere trovato personale eccellente. Ciò significa che
esistono entrambe le tipologie.
La mia speranza, nel costituire un Dipartimento, una struttura pubblica di pianificazione, un dibattito che
coinvolge l’opinione pubblica e un nuovo tipo di carriere, è quella di sentirmi dire sempre da chi torna dai
viaggi che ha trovato del personale eccellente.
Marianna Carlini/News ITALIA PRESS
CAMERA DEI DEPUTATI
Commissioni Riunite III e VII - Resoconto di mercoledì 29 marzo 2000
SEDE REFERENTE
Mercoledì 29 marzo 2000. - Presidenza del Vicepresidente Enzo TRANTINO.
- Interviene il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Franco Danieli.
La seduta comincia alle 14.50.
Istituti italiani di cultura all'estero.
C. 5012 Furio Colombo.
(Esame e rinvio).
Le Commissioni riunite iniziano l'esame della proposta di legge.
Antonio DI BISCEGLIE (DS-U), relatore per la III Commissione, rileva che la
proposta di legge C. 5012 si pone l'obiettivo di riorganizzare gli istituti italiani di
cultura all'estero, attraverso l'istituzione, presso il Ministero degli affari esteri, del
Dipartimento per la cultura, la lingua e l'immagine dell'Italia nel mondo. Il
Dipartimento avrà, dunque, il compito di organizzare, guidare e coordinare tutta
l'attività culturale del nostro paese all'estero.
Soffermandosi, quindi, sull'articolato del testo in esame, rileva che all'articolo 4 si
prevede che il personale di tali Istituti venga scelto, mediante un concorso per titoli,
fra il personale in servizio presso i Ministeri degli affari esteri, della pubblica
istruzione e dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, per i beni e le
attività culturali nonché presso i Dipartimenti per l'editoria, per l'informazione e lo
spettacolo. L'articolo 5 prevede che i direttori degli Istituti siano designati dal capo
del Dipartimento, che ne sottopone la nomina al consiglio di amministrazione,
sentito il parere delle competenti Commissioni parlamentari di Camera e Senato.
La proposta di legge in esame indica, quindi, puntualmente la nuova organizzazione
e struttura degli Istituti italiani di cultura all'estero.
Si sofferma, poi, sulla disciplina legislativa vigente in materia di Istituti italiani di
cultura all'estero, rilevando che, sono intervenute una serie di norme di cui la
proposta di legge in esame non sembra tenere conto. Cita, a titolo esemplificativo,
l'articolo 13 della legge n. 59 del 1997 che, introducendo il comma 4-bis all'articolo
17 della legge n. 400 del 1988, ha dettato una disciplina a carattere generale in
materia di regolamenti di organizzazione dei ministeri, con effetto delegificante
rispetto alle disposizioni di legge precedentemente in vigore. Occorre, pertanto, che
le Commissioni, nell'esame della proposta di legge, tengano conto che la materia
dell'organizzazione degli uffici di livello dirigenziale generale, centrali e
periferici, è stata attribuita alla potestà normativa regolamentare. Rileva, poi, che
successivamente, sono intervenuti il decreto del Presidente della Repubblica n. 267
del 1999, recante norme per l'individuazione degli uffici di livello dirigenziale
generale del Ministero degli affari esteri, che, all'articolo 4, prevede, tra le strutture
dell'Amministrazione centrale del Ministero del affari esteri, la creazione della
Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale e, all'articolo 6,
prevede che questa sovrintenda al funzionamento degli Istituti italiani di cultura
all'estero. Occorre, inoltre, tenere conto del decreto ministeriale del 10 settembre
1999 che disciplina, all'articolo 14, l'articolazione interna della Direzione generale
per la promozione e la cooperazione culturale. Evidenzia, altresì, che, di recente, è
stato approvato dalla Camera il disegno di legge C. 5422-B, che disciplina agli
articoli 7 e 8, rispettivamente, la reggenza degli Istituti italiani di cultura all'estero e
lo snellimento delle procedure di gestione economico-patrimoniale degli stessi.
Rileva, poi, che gli Istituti italiani di cultura all'estero non possono essere assimilati
ad altre direzioni generali del Ministero degli affari esteri e devono avere una
propria specifica connotazione. È quindi necessario tenere conto di tale esigenza,
legiferando in relazione ad essa ed apportando le occorrenti modifiche anche alla
legge n. 401 del 1990, recante disposizioni in materia di Istituti italiani di cultura
all'estero. Ritiene, pertanto, opportuno che il Governo si pronunci in relazione
all'esigenza testé prospettata, chiedendo al rappresentante del Governo se intenda
presentare una iniziativa di riforma della predetta normativa.
Furio COLOMBO (DS-U), relatore per la VII Commissione, osserva
preliminarmente che le recenti innovazioni normative sul personale scolastico
italiano all'estero, introdotte per iniziativa del Governo, sono state adottate senza
che il disegno di legge sia stato esaminato dalla Commissione cultura, trattando così
tale categoria alla stregua del comune personale consolare ed impiegatizio, senza
invece valorizzare le funzioni di chi insegna l'italiano all'estero.
Osserva, inoltre, che il Ministero degli esteri ha recentemente proceduto a due
nomine di personalità di chiara fama, per le sedi di Londra e di New York, senza
preventivamente dare notizia ai presidenti delle Commissioni cultura ed esteri di
Camera e Senato dell'intento di procedere a tali nomine. Ciò sarebbe stato
senz'altro opportuno anche per ragioni di trasparenza.
La proposta di legge in esame intende dare alla cultura italiana all'estero quanto
meno pari dignità rispetto al commercio italiano all'estero - e a tale proposito
osserva che gli istituti per il commercio estero funzionano bene - secondo i principi
di pianificazione e di trasparenza, che può essere assicurata attraverso un organo, il
dipartimento, con un direttore nominato dal Presidente del Consiglio previo parere
delle Commissioni parlamentari competenti. Il direttore dovrebbe quindi presentare
un piano triennale e un consuntivo con cui, pubblicamente, sarà dato atto dei
risultati raggiunti e di quelli non raggiunti. A suo avviso l'autoregolamentazione da
parte del Ministero degli esteri non è invece idonea al pieno raggiungimento degli
obiettivi indicati.
A differenza del relatore per la III Commissione, infine, ritiene preferibile che le
Commissioni proseguano l'esame sulla base del testo presentato.
Enzo TRANTINO, presidente, in merito alle considerazioni svolte dal deputato
Furio Colombo, rileva che l'eventuale mediocrità del direttore di un Istituto italiano
di cultura all'estero può provocare maggiori danni rispetto all'eventuale mediocrità
di un Ambasciatore, essendo il primo responsabile della diffusione della cultura
italiana nel mondo e quindi in grado di produrre effetti permanenti al riguardo.
Il sottosegretario Franco DANIELI ritiene necessario intervenire dopo lo scenario
«distruttivo» descritto dal deputato Furio Colombo. Concorda sul fatto che gli
Istituti italiani di cultura all'estero sono, in alcuni casi, poco utilizzati e poco
funzionali. Al riguardo, assicura che, rientrando tale competenza nella delega a lui
attribuita, la riforma di tali Istituti costituisce senz'altro una delle priorità che intende
perseguire. Ritiene, infatti, che oltre a parlarsi di diplomazia economica e
parlamentare, occorra parlare sempre di più di diplomazia culturale, utilizzando una
delle risorse strategiche più importanti del nostro paese, ossia la cultura. Concorda,
poi, sulla necessità di riformare in modo organico la legge n. 401 del 1990 e, al
riguardo, fa presente che dopo le festività pasquali sarà sottoposto all'esame del
Consiglio dei ministri un disegno di legge di riforma della disciplina citata, per la
successiva presentazione alle Camere. Ritiene, comunque, opportuno utilizzare al
meglio le potenzialità degli Istituti italiani di cultura all'estero, riconsiderando la
nomina di direttori di chiara fama e prestigio culturale in quanto ad essa spesso non
corrispondono adeguate capacità organizzative.
Ritiene, inoltre, che la proposta di legge in esame, la cui presentazione risale al
1998, non tenga conto delle modifiche apportate dalla legge n. 59 del 1997
all'articolo 17 della legge n. 400 del 1988, che ha introdotto il principio della
delegificazione per quanto concerne la disciplina degli uffici dirigenziali generali dei
ministeri. La proposta di legge, inoltre, contrasta con la legge n. 29 del 1993,
nonché con la normativa di riforma dell'organizzazione del Ministero degli affari
esteri e del Ministero per i beni e le attività culturali. Molte delle disposizioni
contenute nella proposta di legge in esame dovrebbero, infatti, essere contenute in
atti di normazione secondaria.
Alla luce delle considerazioni testé esposte, chiede che il seguito dell'esame venga
rinviato, al fine di poterlo abbinare al disegno di legge che il Governo intende
presentare in materia.
Enzo TRANTINO, presidente, dopo aver fatto presente che l'Ufficio di
Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, assumerà le decisioni in ordine
al prosieguo dell'esame, ne rinvia il seguito ad altra seduta.
La seduta termina alle 15.30.