lunedì, novembre 07, 2005

Vittorie e sconfitte della socialdemocrazia scandinava

Il Cosmopolita, (10 ottobre 2005)

Le elezioni politiche in Norvegia hanno parzialmente ricostituito il quadro politico d?insieme delle democrazie scandinave con una quasi integrale presenza delle socialdemocrazie al potere. Manca all?appello solamente la Danimarca che, nelle elezioni politiche del febbraio 2005, per la prima volta nella sua storia, aveva confermato al potere la coalizione di centro-destra del candidato primo ministro Anders Fogh Rasmussen.

21.9.2005 - A Oslo ha vinto l?alleanza rosso-verde (laburisti, ecologisti, sinistra socialista e partito centrista) di Jens Stoltenberg che si � aggiudicato la maggioranza assoluta del Parlamento com 88 seggi su 169. La situazione economica e? estremamente positiva: PIL al 4%, minima disoccupazione al 3,7% ed un welfare efficentissimo finanziato grazie alle ingenti risorse perolifere. Lo sconfitto partito conservatore di Kjell Magne Bondevik e? stato punito elettoralmente per aver fatto aumentare le disuguaglianze economiche, puntando ad una riduzione delle tasse per i ceti benestanti. Ma in Norvegia come negli altri paesi scandinavi la coabitazione tra i diversi partiti di sinistra � alquanto problematica in quanto l?alleato socialista e? contro la NATO, contro la costruzione di centrali a gas e le prospezioni petrolifere nel mare di Barents e contro la EU (il paese ha rifiutato la sua entrata nella Unione Europea in due referendum nel 1972 e nel 1994).

Nelle elezioni che si sono svolte in Scandinavia nei mesi passati abbiamo assistito sempre pi� frequentemente al consenso elettorale sempre pi� marcato alle formazioni politiche xenofobe e razziste come il norvegese Partito del Progresso (37 seggi - 11 in pi� rispetto al 2001, al secondo posto) e il danese Partito Popolare (24 seggi 2 in pi� rispetto al 2001, al terzo posto) che vengono considerati vicini alle posizioni di Haider in Austria e Le Pen in Francia. Le loro posizioni sull?ingresso della Turchia sono di netta chiusura, ma anche le rispettive idee sull?integrazione degli emigranti di colore nel tessuto locale (?Pericolosi africani camminano per strada?) dimostrano una crescita di consenso nei confronti delle loro politiche discriminatorie.

In verita? la posizione geografica ed economica della Scandinavia permetterebbe di affrontare il fenomeno della migrazione dalle zone povere del pianeta in una situazione di evidente relativa tranquillit�, se solo si considera che i flussi di popolazione dall?Africa, dall?Asia e dall?Europa orientale sono soprattutto diretti in prima istanza verso Italia, Spagna, Portogallo e Grecia successivamente verso Svizzera, Francia, Germania, Benelux e Gran Bretagna e solo in ultima istanza verso la Scandinavia; tra l?altro quest?area geografica dal giugno 2005 (momento del?entrata nella UE di dieci nuovi paesi) confina integralmente con i paesi della EU (godendo di una formidabile rete di protezione), tranne uno spazio Finlandese ai limiti del nord della Russia.

Ma anche la situazione dell?invecchiamento delle popolazioni dei paesi scandinavi presenta non poche preoccupazioni. Secondo uno studio di un centro demografico danese la quantit� di popolazione del paese scendera? di circa il 15% nei prossimi 40 anni,, mentre i cittadini stranieri, attualmente stimabili a 270.000 unit� saliranno a 900.000. Il vero problema secondo i demografi locali � che il tasso di rimpiazzo attuale � di 1,75 a coppia mentre quello necessario per mantenere la stessa quantit� di popolazione � di 2,5 a coppia. Gli studiosi prevedono che con questo limitato tasso di rimpiazzo nel 2045 la maggioranza della popolazione danese sar� oriunda, con il declino demografico che inizier� inesorabilmente a partire dal 2017.

Un altro elemento critico che indica chiaramente la difficolt� di un mondo che si � considerato per troppo tempo separato dal contesto europeo � quello relativo alla riforma del sistema pensionistico ? con la proposta di alzare l?et� pensionabile di anzianit� nel pubblico impiego da 60 a 62, oltre a quello di elevare l?et� pensionabile di vecchiaia da 65 a 67 ? che ha causato una pioggia di critiche ed una forte caduta di consenso alla nuova leader del Partito Socialdemocratico Helle Thorning Schmidt che l?aveva proposta.

Inoltre anche le caratteristiche delle leggi fondamentali di questi paesi (che contano una popolazione totale di circa 24 milioni di abitanti) godono di alcune deroghe, come e? il caso della Danimarca (che applica il sistema dell??opt-out?: decisione di non partecipazione), alle leggi dell?Unione Europea che non potranno essere mantenute a lungo; nessuno tra i paesi scandinavi adotta l?EURO tranne la Finlandia, la Danimarca non applica le convenzioni NATO per l?utilizzo dell?esercito, ha una legislazione restrittiva per la cittadinanza (non accetta la doppia cittadinanza se non alla nascita) ed e? estremamente rigida sulle leggi di immigrazione. Tra l?altro esistono grandi distese di territorio danese come la Groenlandia e le Isole Far Oer che non fanno parte della UE in seguito a referendum abrogativi.

L?esempio di quanto accaduto in Germania con i risultati delle ultime elezioni politiche rappresenta uno spaccato che pu� essere utile anche per comprendere la realt� scandinava con la difficolt� per quelle popolazioni a sbrogliare l?intreccio delle problematiche economiche e sociali che non possono essere affrontate solamente all?interno, ma hanno bisogno di un pi� stretta interrelazione con il resto dell?Europa.

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