mercoledì, marzo 22, 2006
"ANTONELLO DA MESSINA": LA MOSTRA IMPOSSIBILE � A ROMA
ROMA\ aise\21\3\06 - � una straordinaria sequenza di capolavori quella che sino al 25 giugno potr� essere ammirata alle Scuderie del Quirinale a Roma, dove venerd� scorso � stata inaugurata la mostra "Antonella da Messina".
Straordinaria perch� per la prima volta le Scuderie hanno riunito quasi tutte le opere del maestro del Quattrocento e di tutta la storia dell?arte, rendendo l?esposizione romana un evento unico e probabilmente irripetibile. Da Londra, Washington, New York, Parigi, Vienna, Dresda, Anversa, ma anche dalla Sicilia e da tutta Italia sono giunte a Roma 37 delle circa 45 opere riconosciute del grande artista, sparse oggi nei musei di tutto il mondo e troppo rare e preziose per convincerli, sinora, a privarsene, anche se per pochi mesi. Ma grazie ad un lavoro costante durato cinque anni il prestigioso comitato scientifico internazionale, guidato dal curatore della mostra, Mauro Lucco, professore ordinario di Storia dell'Arte dell'Universit� di Bologna, ha assicurato ai visitatori dell?esposizione la possibilit� di godere in una unica sede delle Madonne, degli straordinari Ritratti, delle Crocifissioni e di tutte le preziosissime tavole che hanno creato la leggenda di questo grandissimo pittore messinese.
Straordinaria perch� il percorso di formazione della mostra � stato accompagnato, caso unico, da un?indagine a tappeto sul corpus antonelliano, condotta in modo non invasivo con l?utilizzo delle pi� moderne tecnologie all?infrarosso. La campagna di indagini, che trova nel catalogo edito da Silvana editoriale un eccezionale testo di approfondimento, ha consentito di scoprire dati e particolari illuminati sulla vita e sulla carriera di Antonello, di cui in realt� ben poco conosciamo.
Della breve vita di Antonello (1430 circa - 1479) si hanno, infatti, congetture pi� che vere e proprie notizie e il terremoto di Messina del 1908 ha definitivamente distrutto la gi� scarsa documentazione d?archivio rimasta, insieme ad almeno una sua opera importante.
Certo � che intorno alla met� del Quattrocento emerge improvvisamente, in una situazione senza grande tradizione artistica locale, come un protagonista indiscusso dell?arte del suo tempo. Ha una bottega a carattere familiare, l?unica di prestigio, all?epoca, fra Napoli e Palermo e produce soprattutto gonfaloni per confraternite, altari di chiese e conventi fastosamente concepiti ma anche ritratti, minuscoli, folgoranti, ritratti di straordinaria novit� di stile, la cui fama arriver� a Venezia come a Milano. Sar� questa fama a portarlo a Venezia, per un periodo di due anni o forse meno, quasi sul finire della sua non lunga esistenza, per lavorare strenuamente ad opere pubbliche e private che lasceranno un segno indelebile della sua grandezza, e del suo straordinario talento. Tornato in Sicilia vi morir� dopo pochi anni, lasciandoci altri capolavori, tutti riconoscibili per l?alto risultato della sua pittura.
In sintesi, per�, quello che � giunto a noi dell?artista non arriva a 50 tavole in tutto. Ed oggi, ad oltre 50 anni dall?ultima mostra che raccolse per la prima volta nel 1953 a Messina 18 quadri della sua produzione riconosciuta, alle Scuderie del Quirinale sono state riunite oltre il doppio delle opere, in quella che pu� essere senz?altro definita come la pi� grande rassegna monografica mai realizzata sull?artista siciliano, capace di rivelare al grande pubblico, come al consesso scientifico internazionale, l?interezza del lavoro antonelliano.
La mostra "Antonello da Messina", organizzata da Azienda Speciale Palaexpo e Z�tema Progetto Cultura, si propone dunque di ricostruire compiutamente la figura di Antonello, anche attraverso l?esame delle tematiche da lui sviluppate: dalle serie delle "Annunciate" ai celeberrimi "Ecce Homo", alle "Crocifissioni" sino all?altissima poetica dei volti. La grandezza di questo straordinario pittore � messa poi a confronto con quella di altri artisti, come Jan van Eyck e Petrus Christus, Colantonio e Giovanni Bellini, Cima da Conegliano, Alvise Vivarini e Bartolomeo Montagna, sino ad arrivare ad un corpus di 60 opere.
Il percorso espositivo si articola in dieci sale ed introduce il visitatore nel mondo di Antonello da Messina con uno dei massimi capolavori del Rinascimento europeo e opera tra le pi� famose della sua maturit�, il "San Girolamo nello studio" giunto dalla National Gallery di Londra. In esso spiccano la luminosit� silente, la minuzia descrittiva e l?abilissima sintassi prospettica dell?artista. Ingegnosa l?ambientazione architettonica, quasi a scatole cinesi, con lo studiolo in una poderosa e cupa chiesa illuminata in controluce da finestre che si aprono su un arioso paesaggio agreste. La tavola, che l?intenditore d?arte Marcantonio Michiel vide nel 1529 in una casa privata, conferma che Antonello fosse gi� a Venezia, dove i ricchi patrizi si contendevano ritratti e piccole tavole devozionali dell?artista.
Prima di Venezia, il giovane messinese fu nella Napoli di Renato Angi� e Alfonso d?Aragona, capitale artistica del mediterraneo, dove lavor� presso la bottega di Colantonio, la cui capacit� di sintetizzare le suggestioni fiamminghe e la descrizione paesistica di tradizione italiana furono sviluppate magistralmente da Antonello. In mostra, nella seconda sala, la "Crocefissione" del Museo Nazionale Brukenthal di Sibiu, ricca di un paesaggio da sempre riconosciuto come una veduta dalla forte valenza simbolica.
Nella parete che raccoglie la serie delle Madonne, emerge la bellissima "Madonna Salting" di Londra, un dipinto di grande fascino e dai complessi richiami culturali, tanto da essere stato identificato alternativamente come opera di scuola fiamminga, spagnola o addirittura russa. In realt� � uno dei pezzi pi� precoci di Antonello, probabilmente della fine degli anni Cinquanta del Quattrocento, che colpisce per l'incredibile trattazione delle smaltate superfici e la lucida profusione di ricchi ornamenti, come la corona della Madonna e le sue ricche vesti di manifattura veneziana. Un fascino accresciuto dall'astratta perfezione dell?ovale del viso della Vergine, concepito con la sublime politura tipica della pittura provenzale.
Una sapienza e una destrezza che, insieme alla non rara capacit� di cogliere l'essenza intima delle persone, porteranno Antonello a divenire uno dei pi� grandi ritrattisti di ogni tempo. Ad annunciarlo � il "Ritratto d'uomo" di Pavia e, ancora meglio, il misterioso e famosissimo "Ritratto d'uomo" di Cefal�, che, qualche sala pi� avanti, calamita l'attenzione dell'osservatore per lo sguardo diretto e ironico e l'enigmatico e indecifrabile sorriso, e il "Ritratto di giovane" di Madrid, firmato da Antonello, secondo le convenzioni fiamminghe, sul parapetto. Realizzato probabilmente nel 1473, per il punto di vista molto ravvicinato con cui l'effigiato � presentato allo spettatore, risulta essere una tra le immagini pi� coinvolgenti del pittore. In mostra anche un confronto tra sette ritratti che testimoniano l'importanza avuta da Antonello nel genere da lui pi� amato e magistralmente esplorato. Nei tre autografi del maestro qui esposti, egli porta alla massima perfezione il modello tipologico fiammingo nell'acuta, ma perfettamente equilibrata, individuazione di dettagli fisionomici e caratteriali. Nel "Ritratto di giovane uomo" di Berlino, firmato e datato 1478, c?� poi un profondo rinnovamento del prototipo del ritratto quattrocentesco grazie all'inserimento, al posto del fondo neutro, di un'apertura paesistica, operata in largo anticipo sulle sperimentazioni dello stesso Bellini, del quale sono in mostra il "Ritratto di giovane biondo" di Roma e il "Ritratto virile" di Nivaagaard.
Una perizia descrittiva, quasi miniaturistica, caratterizza le due piccole opere da devozione privata di Messina e New York, dipinte su entrambi i lati. Tavolette che, pur in dimensioni cos� ridotte, evidenziano la magistrale arte di Antonello di cogliere il senso profondo delle emozioni partendo da un attento studio della realt�, evidente anche nei soli due disegni a lui attribuiti.
Il percorso prosegue con una serie di opere che esemplificano il fecondo dialogo stilistico tra maestri attivi a Napoli e in Sicilia. Cos�, le sculture "Madonna della Neve" e "Madonna della Grazia" del dalmata Francesco Laurana, vengono offerte in dialogo con i polittici del messinese, finalmente ricostruiti in occasione di questa mostra, a rivelarci le diverse componenti della sua formazione: sulla parete la "Madonna con il Bambino e angeli reggicorona", "San Giovanni evangelista" (Firenze, Uffizi) e il "San Benedetto" (Milano, Castello Sforzesco) ove, pur nella divisione delle scene in scomparti, Antonello sceglie un'illuminazione unitaria, secondo i principi spaziali italiani, ispirandosi, invece, alla pittura provenzale nella pura definizione dei visi e nel gusto luministico con cui sono resi i metalli scintillanti e le stoffe luccicanti. C?� poi il grande "Polittico di San Gregorio" di Messina, dipinto da Antonello nel 1473 e restaurato per questa esposizione, in cui si rivela la straordinaria e originale abilit� acquisita dal pittore in fatto di prospettiva, a rendere visibile il punto di fuga al centro di una tavola ammantata dalla luce, che pone i risalto i mille dettagli.
Proseguendo nel cammino, si incontrano due straordinarie versioni di uno stesso tema: la "Annunciazione" di Siracusa del 1474 e la "Annunciata" di Palermo del 1475, quest'ultima forse l'opera pi� celebre del pittore siciliano e una delle icone dell'arte di ogni tempo, risalente al soggiorno veneziano di Antonello. La prima sorprende e incanta nella magistrale orchestrazione di fonti luminose che generano giochi di controluce e, al tempo stesso, una perfetta unit� della composizione. Ma, veramente innovativa � l'interpretazione dell'Annunciata di Palermo, in cui il pittore raggiunge esiti di assoluta modernit�, scardinando l'impaginazione tradizionale della scena dell'Annunciazione. Qui Antonello condensa, infatti, il fatto sacro nella sola figura della Vergine e si concentra sull'aspetto personale, intimistico, della scena, sottolineando gli esiti psicologici dell'evento rivelati dalla pensosa e realistica figura della Vergine e investendo lo spettatore, complice l'assenza dell'angelo annunciante, del ruolo di solo testimone dell'evento sacro.
Un intensissimo momento � quello che vede il visitatore riunite tre commoventi meditazioni di Antonello e Giovanni Bellini sul tema della "Crocifissione", che, portatrici di un'intensissima carica emotiva, mostrano l'altissima qualit� del dialogo tra i due grandi maestri negli anni tra il 1475 e il 1476, date del soggiorno veneziano del messinese. Stupefacente, quasi miracolosa, la qualit� dei dipinti di Bellini che sottolinea tutta la drammatica verit� della sofferenza di Cristo nella minuziosa autenticit� dell'ambientazione paesaggistica, resa con realismo e felice ricchezza cromatica e luministica nel "Crocifisso" di Firenze e nel "Cristo nel Crocifisso" di Prato. Di insuperabile altezza e cristallino controllo � la "Crocifissione" di Anversa di Antonello, firmata e datata 1475, in cui il pittore manifesta tutta la sua genialit� inventiva nell'aprire dietro il Golgota una veduta di vastissima ampiezza e rivela una sapienza anatomica unica nelle figure, contorte e scorciate, dei due ladroni crocifissi accanto a Cristo.
Passando attraverso la forza drammatica ed espressiva dei due se pur molto diversi "Ecce Homo" di New York (1470) e di Piacenza (1475) di Antonello, vicini all?interpretazione fiamminga il primo e alla scena artistica veneziana il secondo, e attraverso le meditazioni sullo stesso soggetto del fiammingo Petrus Christus e del vicentino Bartolomeo Montagna, si avverte il mutamento avvenuto in direzione di una forza drammatica ed espressiva tale da esercitare suggestione anche sui pittori successivi. Il punto di arrivo sar� il "Cristo alla colonna" del Louvre, in cui Antonello approda all'ardita e originalissima scelta iconografica di rappresentare la sofferenze di un Cristo ancora sottoposto al martirio da un punto di vista molto ravvicinato.
Alla ricezione veneziana di una delle opere di svolta per la storia della pittura sacra, la "Pala di San Cassiano", che purtroppo il Kunsthistorisches Museum di Vienna non ha prestato alla mostra, � dedicata un?intera sala. La Pala del messinese dest� subito fascino e ammirazione nell'idea dello spazio figurativo unificato - otto santi raccolti attorno al trono della Vergine col Bambino sotto ad un arcone - che risult� essere unico e del tutto rivoluzionario nel panorama figurativo lagunare, caratterizzato quasi esclusivamente da dipinti d'altare a pi� scomparti. Le sue caratteristiche ammaliarono spettatori e artisti che tentarono di misurarsi con un testo difficile ma subito divenuto modello imprescindibile. Qui sono raccolte la "Madonna in trono col bambino" Giovanni Bonconsiglio detto il Marescalco, il "San Sebastiano" di David Teniers e la grande "Madonna in trono" di Catania di Antonello da Saliba. Presenti anche altre opere degli eredi pi� stretti di Antonello, quali il figlio Jacobello e Jacometto Veneziano.
Con la "Pala di San Cassiano", il "San Sebastiano" di Dresda � quanto resta della produzione di Antonello per le chiese veneziane. La tavola fu commissionata al messinese dalla Scuola di San Rocco nel 1478 e, nella veduta urbana costruita con una calibratissima prospettiva, risulta un vero e proprio omaggio alla citt�. In primo piano giganteggia la monumentale figura del santo, vista da sotto in su. I volumi del corpo, morbidamente plasmati dalla luce, ricordano la lezione di Andrea Mantegna, ma il realismo dei dettagli, come i capelli e la corteccia dell'albero a cui il martire � legato, sono tipicamente antonelliani. La fortissima suggestione esercitata dalla prova di Antonello, soprattutto nella monumentale figura del santo, � ben visibile nell'omonimo dipinto di Cima da Conegliano e nella pi� tarda interpretazione datane nel "Cristo risorto" di Venezia di Alvise Vivarini.
Cos� si chiude una mostra che, per la prima volta, ricostruisce la cultura, il mondo e il lascito di un artista che, per la felice sintesi tra luce e spazio e quel perfetto equilibrio tra vero naturale e bello ideale, tra arte nordica e italiana, � certamente un pittore straordinario, uno dei pi� grandi del suo tempo e della storia. (raffaella aronica\aise)
Straordinaria perch� per la prima volta le Scuderie hanno riunito quasi tutte le opere del maestro del Quattrocento e di tutta la storia dell?arte, rendendo l?esposizione romana un evento unico e probabilmente irripetibile. Da Londra, Washington, New York, Parigi, Vienna, Dresda, Anversa, ma anche dalla Sicilia e da tutta Italia sono giunte a Roma 37 delle circa 45 opere riconosciute del grande artista, sparse oggi nei musei di tutto il mondo e troppo rare e preziose per convincerli, sinora, a privarsene, anche se per pochi mesi. Ma grazie ad un lavoro costante durato cinque anni il prestigioso comitato scientifico internazionale, guidato dal curatore della mostra, Mauro Lucco, professore ordinario di Storia dell'Arte dell'Universit� di Bologna, ha assicurato ai visitatori dell?esposizione la possibilit� di godere in una unica sede delle Madonne, degli straordinari Ritratti, delle Crocifissioni e di tutte le preziosissime tavole che hanno creato la leggenda di questo grandissimo pittore messinese.
Straordinaria perch� il percorso di formazione della mostra � stato accompagnato, caso unico, da un?indagine a tappeto sul corpus antonelliano, condotta in modo non invasivo con l?utilizzo delle pi� moderne tecnologie all?infrarosso. La campagna di indagini, che trova nel catalogo edito da Silvana editoriale un eccezionale testo di approfondimento, ha consentito di scoprire dati e particolari illuminati sulla vita e sulla carriera di Antonello, di cui in realt� ben poco conosciamo.
Della breve vita di Antonello (1430 circa - 1479) si hanno, infatti, congetture pi� che vere e proprie notizie e il terremoto di Messina del 1908 ha definitivamente distrutto la gi� scarsa documentazione d?archivio rimasta, insieme ad almeno una sua opera importante.
Certo � che intorno alla met� del Quattrocento emerge improvvisamente, in una situazione senza grande tradizione artistica locale, come un protagonista indiscusso dell?arte del suo tempo. Ha una bottega a carattere familiare, l?unica di prestigio, all?epoca, fra Napoli e Palermo e produce soprattutto gonfaloni per confraternite, altari di chiese e conventi fastosamente concepiti ma anche ritratti, minuscoli, folgoranti, ritratti di straordinaria novit� di stile, la cui fama arriver� a Venezia come a Milano. Sar� questa fama a portarlo a Venezia, per un periodo di due anni o forse meno, quasi sul finire della sua non lunga esistenza, per lavorare strenuamente ad opere pubbliche e private che lasceranno un segno indelebile della sua grandezza, e del suo straordinario talento. Tornato in Sicilia vi morir� dopo pochi anni, lasciandoci altri capolavori, tutti riconoscibili per l?alto risultato della sua pittura.
In sintesi, per�, quello che � giunto a noi dell?artista non arriva a 50 tavole in tutto. Ed oggi, ad oltre 50 anni dall?ultima mostra che raccolse per la prima volta nel 1953 a Messina 18 quadri della sua produzione riconosciuta, alle Scuderie del Quirinale sono state riunite oltre il doppio delle opere, in quella che pu� essere senz?altro definita come la pi� grande rassegna monografica mai realizzata sull?artista siciliano, capace di rivelare al grande pubblico, come al consesso scientifico internazionale, l?interezza del lavoro antonelliano.
La mostra "Antonello da Messina", organizzata da Azienda Speciale Palaexpo e Z�tema Progetto Cultura, si propone dunque di ricostruire compiutamente la figura di Antonello, anche attraverso l?esame delle tematiche da lui sviluppate: dalle serie delle "Annunciate" ai celeberrimi "Ecce Homo", alle "Crocifissioni" sino all?altissima poetica dei volti. La grandezza di questo straordinario pittore � messa poi a confronto con quella di altri artisti, come Jan van Eyck e Petrus Christus, Colantonio e Giovanni Bellini, Cima da Conegliano, Alvise Vivarini e Bartolomeo Montagna, sino ad arrivare ad un corpus di 60 opere.
Il percorso espositivo si articola in dieci sale ed introduce il visitatore nel mondo di Antonello da Messina con uno dei massimi capolavori del Rinascimento europeo e opera tra le pi� famose della sua maturit�, il "San Girolamo nello studio" giunto dalla National Gallery di Londra. In esso spiccano la luminosit� silente, la minuzia descrittiva e l?abilissima sintassi prospettica dell?artista. Ingegnosa l?ambientazione architettonica, quasi a scatole cinesi, con lo studiolo in una poderosa e cupa chiesa illuminata in controluce da finestre che si aprono su un arioso paesaggio agreste. La tavola, che l?intenditore d?arte Marcantonio Michiel vide nel 1529 in una casa privata, conferma che Antonello fosse gi� a Venezia, dove i ricchi patrizi si contendevano ritratti e piccole tavole devozionali dell?artista.
Prima di Venezia, il giovane messinese fu nella Napoli di Renato Angi� e Alfonso d?Aragona, capitale artistica del mediterraneo, dove lavor� presso la bottega di Colantonio, la cui capacit� di sintetizzare le suggestioni fiamminghe e la descrizione paesistica di tradizione italiana furono sviluppate magistralmente da Antonello. In mostra, nella seconda sala, la "Crocefissione" del Museo Nazionale Brukenthal di Sibiu, ricca di un paesaggio da sempre riconosciuto come una veduta dalla forte valenza simbolica.
Nella parete che raccoglie la serie delle Madonne, emerge la bellissima "Madonna Salting" di Londra, un dipinto di grande fascino e dai complessi richiami culturali, tanto da essere stato identificato alternativamente come opera di scuola fiamminga, spagnola o addirittura russa. In realt� � uno dei pezzi pi� precoci di Antonello, probabilmente della fine degli anni Cinquanta del Quattrocento, che colpisce per l'incredibile trattazione delle smaltate superfici e la lucida profusione di ricchi ornamenti, come la corona della Madonna e le sue ricche vesti di manifattura veneziana. Un fascino accresciuto dall'astratta perfezione dell?ovale del viso della Vergine, concepito con la sublime politura tipica della pittura provenzale.
Una sapienza e una destrezza che, insieme alla non rara capacit� di cogliere l'essenza intima delle persone, porteranno Antonello a divenire uno dei pi� grandi ritrattisti di ogni tempo. Ad annunciarlo � il "Ritratto d'uomo" di Pavia e, ancora meglio, il misterioso e famosissimo "Ritratto d'uomo" di Cefal�, che, qualche sala pi� avanti, calamita l'attenzione dell'osservatore per lo sguardo diretto e ironico e l'enigmatico e indecifrabile sorriso, e il "Ritratto di giovane" di Madrid, firmato da Antonello, secondo le convenzioni fiamminghe, sul parapetto. Realizzato probabilmente nel 1473, per il punto di vista molto ravvicinato con cui l'effigiato � presentato allo spettatore, risulta essere una tra le immagini pi� coinvolgenti del pittore. In mostra anche un confronto tra sette ritratti che testimoniano l'importanza avuta da Antonello nel genere da lui pi� amato e magistralmente esplorato. Nei tre autografi del maestro qui esposti, egli porta alla massima perfezione il modello tipologico fiammingo nell'acuta, ma perfettamente equilibrata, individuazione di dettagli fisionomici e caratteriali. Nel "Ritratto di giovane uomo" di Berlino, firmato e datato 1478, c?� poi un profondo rinnovamento del prototipo del ritratto quattrocentesco grazie all'inserimento, al posto del fondo neutro, di un'apertura paesistica, operata in largo anticipo sulle sperimentazioni dello stesso Bellini, del quale sono in mostra il "Ritratto di giovane biondo" di Roma e il "Ritratto virile" di Nivaagaard.
Una perizia descrittiva, quasi miniaturistica, caratterizza le due piccole opere da devozione privata di Messina e New York, dipinte su entrambi i lati. Tavolette che, pur in dimensioni cos� ridotte, evidenziano la magistrale arte di Antonello di cogliere il senso profondo delle emozioni partendo da un attento studio della realt�, evidente anche nei soli due disegni a lui attribuiti.
Il percorso prosegue con una serie di opere che esemplificano il fecondo dialogo stilistico tra maestri attivi a Napoli e in Sicilia. Cos�, le sculture "Madonna della Neve" e "Madonna della Grazia" del dalmata Francesco Laurana, vengono offerte in dialogo con i polittici del messinese, finalmente ricostruiti in occasione di questa mostra, a rivelarci le diverse componenti della sua formazione: sulla parete la "Madonna con il Bambino e angeli reggicorona", "San Giovanni evangelista" (Firenze, Uffizi) e il "San Benedetto" (Milano, Castello Sforzesco) ove, pur nella divisione delle scene in scomparti, Antonello sceglie un'illuminazione unitaria, secondo i principi spaziali italiani, ispirandosi, invece, alla pittura provenzale nella pura definizione dei visi e nel gusto luministico con cui sono resi i metalli scintillanti e le stoffe luccicanti. C?� poi il grande "Polittico di San Gregorio" di Messina, dipinto da Antonello nel 1473 e restaurato per questa esposizione, in cui si rivela la straordinaria e originale abilit� acquisita dal pittore in fatto di prospettiva, a rendere visibile il punto di fuga al centro di una tavola ammantata dalla luce, che pone i risalto i mille dettagli.
Proseguendo nel cammino, si incontrano due straordinarie versioni di uno stesso tema: la "Annunciazione" di Siracusa del 1474 e la "Annunciata" di Palermo del 1475, quest'ultima forse l'opera pi� celebre del pittore siciliano e una delle icone dell'arte di ogni tempo, risalente al soggiorno veneziano di Antonello. La prima sorprende e incanta nella magistrale orchestrazione di fonti luminose che generano giochi di controluce e, al tempo stesso, una perfetta unit� della composizione. Ma, veramente innovativa � l'interpretazione dell'Annunciata di Palermo, in cui il pittore raggiunge esiti di assoluta modernit�, scardinando l'impaginazione tradizionale della scena dell'Annunciazione. Qui Antonello condensa, infatti, il fatto sacro nella sola figura della Vergine e si concentra sull'aspetto personale, intimistico, della scena, sottolineando gli esiti psicologici dell'evento rivelati dalla pensosa e realistica figura della Vergine e investendo lo spettatore, complice l'assenza dell'angelo annunciante, del ruolo di solo testimone dell'evento sacro.
Un intensissimo momento � quello che vede il visitatore riunite tre commoventi meditazioni di Antonello e Giovanni Bellini sul tema della "Crocifissione", che, portatrici di un'intensissima carica emotiva, mostrano l'altissima qualit� del dialogo tra i due grandi maestri negli anni tra il 1475 e il 1476, date del soggiorno veneziano del messinese. Stupefacente, quasi miracolosa, la qualit� dei dipinti di Bellini che sottolinea tutta la drammatica verit� della sofferenza di Cristo nella minuziosa autenticit� dell'ambientazione paesaggistica, resa con realismo e felice ricchezza cromatica e luministica nel "Crocifisso" di Firenze e nel "Cristo nel Crocifisso" di Prato. Di insuperabile altezza e cristallino controllo � la "Crocifissione" di Anversa di Antonello, firmata e datata 1475, in cui il pittore manifesta tutta la sua genialit� inventiva nell'aprire dietro il Golgota una veduta di vastissima ampiezza e rivela una sapienza anatomica unica nelle figure, contorte e scorciate, dei due ladroni crocifissi accanto a Cristo.
Passando attraverso la forza drammatica ed espressiva dei due se pur molto diversi "Ecce Homo" di New York (1470) e di Piacenza (1475) di Antonello, vicini all?interpretazione fiamminga il primo e alla scena artistica veneziana il secondo, e attraverso le meditazioni sullo stesso soggetto del fiammingo Petrus Christus e del vicentino Bartolomeo Montagna, si avverte il mutamento avvenuto in direzione di una forza drammatica ed espressiva tale da esercitare suggestione anche sui pittori successivi. Il punto di arrivo sar� il "Cristo alla colonna" del Louvre, in cui Antonello approda all'ardita e originalissima scelta iconografica di rappresentare la sofferenze di un Cristo ancora sottoposto al martirio da un punto di vista molto ravvicinato.
Alla ricezione veneziana di una delle opere di svolta per la storia della pittura sacra, la "Pala di San Cassiano", che purtroppo il Kunsthistorisches Museum di Vienna non ha prestato alla mostra, � dedicata un?intera sala. La Pala del messinese dest� subito fascino e ammirazione nell'idea dello spazio figurativo unificato - otto santi raccolti attorno al trono della Vergine col Bambino sotto ad un arcone - che risult� essere unico e del tutto rivoluzionario nel panorama figurativo lagunare, caratterizzato quasi esclusivamente da dipinti d'altare a pi� scomparti. Le sue caratteristiche ammaliarono spettatori e artisti che tentarono di misurarsi con un testo difficile ma subito divenuto modello imprescindibile. Qui sono raccolte la "Madonna in trono col bambino" Giovanni Bonconsiglio detto il Marescalco, il "San Sebastiano" di David Teniers e la grande "Madonna in trono" di Catania di Antonello da Saliba. Presenti anche altre opere degli eredi pi� stretti di Antonello, quali il figlio Jacobello e Jacometto Veneziano.
Con la "Pala di San Cassiano", il "San Sebastiano" di Dresda � quanto resta della produzione di Antonello per le chiese veneziane. La tavola fu commissionata al messinese dalla Scuola di San Rocco nel 1478 e, nella veduta urbana costruita con una calibratissima prospettiva, risulta un vero e proprio omaggio alla citt�. In primo piano giganteggia la monumentale figura del santo, vista da sotto in su. I volumi del corpo, morbidamente plasmati dalla luce, ricordano la lezione di Andrea Mantegna, ma il realismo dei dettagli, come i capelli e la corteccia dell'albero a cui il martire � legato, sono tipicamente antonelliani. La fortissima suggestione esercitata dalla prova di Antonello, soprattutto nella monumentale figura del santo, � ben visibile nell'omonimo dipinto di Cima da Conegliano e nella pi� tarda interpretazione datane nel "Cristo risorto" di Venezia di Alvise Vivarini.
Cos� si chiude una mostra che, per la prima volta, ricostruisce la cultura, il mondo e il lascito di un artista che, per la felice sintesi tra luce e spazio e quel perfetto equilibrio tra vero naturale e bello ideale, tra arte nordica e italiana, � certamente un pittore straordinario, uno dei pi� grandi del suo tempo e della storia. (raffaella aronica\aise)
"LA GRAMMATICA ARBERESHE" DI PAPAS EMANUELE GIORDANO
ROMA\ aise\ 21\3\06 - � stata pubblicata nelle settimane scorso dal Comitato Nazionale Minoranze Etnico - Linguistiche del Ministero per i Beni e le Attivit� Culturali ed � gi� in distribuzione la "Grammatica Arbereshe" (Gramatike Arbereshe) di Papas Emanuele Giordano con prefazione del Capo Dipartimento per i Beni Archivistici e Librari del Mibac, Salvatore Italia, e nota introduttiva � di Pierfranco Bruni, coordinatore del Progetto sulle Minoranze etnico - linguistiche sempre del ministero.
Il volume, uno strumento interessante e didattico per accostarsi alla lingua e alla letteratura degli italoalbanesi, rientra nelle attivit� del Comitato Nazionale e si aggiunge alle numerose iniziative di promozione e valorizzazione, realizzate dal Comitato, riferite alle comunit� di minoranza etnico - linguistiche presenti in Italia.
Si tratta di uno studio agile e di facile lettura, perch� si presenta con degli schemi che propongono, attraverso delle schede, un approccio metodologico alla lingua Arbereshe.
L'autore � un esperto e attento studioso di lingua e letteratura italoalbanese: Papas Emanuele Giordano, il quale gi� negli anni Sessanta aveva realizzato un Vocabolario della lingua Arbereshe, edito dalle Edizioni Paoline.
"Punto di partenza irrinunciabile per un'azione di tutela e valorizzazione della cultura arbereshe destinata a durare nel tempo, questa Grammatica - redatta, con cura e competenza, da Emanuele Giordano - rappresenta una tappa di indiscutibile importanza nell'ambito del Progetto Minoranze Etnico-Linguistiche promosso dal Ministero per Beni e le Attivit� Culturali", sottolinea Salvatore Italia nella sua prefazione. "L'esistenza di uno strumento di sintesi organica e di codificazione linguistica che si proponga quale punto di riferimento per le 50 comunit� albanesi attive in varie regioni d'Italia non potr� che favorire la diffusione di una lingua letteraria, premessa indispensabile per la crescita e la valorizzazione di quella millenaria cultura arberesche che rappresenta per il nostro Paese uno straordinario patrimonio di arte, poesia, costumi, riti e tradizioni".
D?altra parte lo hanno ampiamente documentato le diverse manifestazioni ideate e realizzate in questi anni da Pierfranco Bruni, fra le quali voglio almeno segnalare la recente mostra su "La memoria, i luoghi, i segni, le voci degli arbereshe" allestita presso la Biblioteca Casanatense di Roma e l'omonima pubblicazione nell'ambito della collana ministeriale dei "Quaderni di Libri e Riviste d'Italia".
La ricerca sulla cultura Arbereshe � un punto di riferimento per un confronto con le altre comunit� sulle quali il Comitato sta lavorando.
Proprio in virt� di ci� Pierfranco Bruni, nella sua nota introduttiva, ha evidenziato che "la cultura Arbereshe � dentro la cultura italiana. Cos� la lingua, la storia, le tradizioni, l'arte, la letteratura. In questo caso il bilinguismo per queste comunit� � valore dell'integrazione oltre ad essere un sistema di conoscenza di una storia condivisa. La storia � continuit�. Le realt� italo-albanesi hanno sempre partecipato alla armonizzazione di una storia comune e condivisa".
"L'Arbereshe ? prosegue Bruni ? appartiene a quella storia d'Italia che ha saputo confrontarsi con i popoli del Mediterraneo - Adriatico. La lingua � nella geografia della storia e in considerazione di ci� si � convinti che tramandare � trasmettere ma � anche sapere educare attraverso strumenti certi. Gli strumenti dell'alfabeto. In realt� una grammatica racconta non solo la lingua ma struttura un linguaggio per un tracciato di apprendimento nel solco di quella memoria che non si cancella se la lingua stessa diventa un presente nel quotidiano. Salvaguardia, tutela e promozione".
Le prossime iniziative, gi� programmate oltre a quelle gi� definite e realizzate, del Comitato riguarderanno una ricerca su un "Bene culturale per etnia", una pubblicazione su Beni culturali e identit� tra grecanici, occitani e arbereshe della Calabria, uno studio sulla cultura dei Ladini, Cimbri, Mocheni, un convegno e un volume sulla letteratura catalana e sarda, una antologia di poeti italiani tradotti in albanese.
Un percorso che diventa sempre pi� interessante e ricco di stimoli culturali che toccher�, nel corso dei prossimi mesi, le altre comunit� interessate. (aise)
Il volume, uno strumento interessante e didattico per accostarsi alla lingua e alla letteratura degli italoalbanesi, rientra nelle attivit� del Comitato Nazionale e si aggiunge alle numerose iniziative di promozione e valorizzazione, realizzate dal Comitato, riferite alle comunit� di minoranza etnico - linguistiche presenti in Italia.
Si tratta di uno studio agile e di facile lettura, perch� si presenta con degli schemi che propongono, attraverso delle schede, un approccio metodologico alla lingua Arbereshe.
L'autore � un esperto e attento studioso di lingua e letteratura italoalbanese: Papas Emanuele Giordano, il quale gi� negli anni Sessanta aveva realizzato un Vocabolario della lingua Arbereshe, edito dalle Edizioni Paoline.
"Punto di partenza irrinunciabile per un'azione di tutela e valorizzazione della cultura arbereshe destinata a durare nel tempo, questa Grammatica - redatta, con cura e competenza, da Emanuele Giordano - rappresenta una tappa di indiscutibile importanza nell'ambito del Progetto Minoranze Etnico-Linguistiche promosso dal Ministero per Beni e le Attivit� Culturali", sottolinea Salvatore Italia nella sua prefazione. "L'esistenza di uno strumento di sintesi organica e di codificazione linguistica che si proponga quale punto di riferimento per le 50 comunit� albanesi attive in varie regioni d'Italia non potr� che favorire la diffusione di una lingua letteraria, premessa indispensabile per la crescita e la valorizzazione di quella millenaria cultura arberesche che rappresenta per il nostro Paese uno straordinario patrimonio di arte, poesia, costumi, riti e tradizioni".
D?altra parte lo hanno ampiamente documentato le diverse manifestazioni ideate e realizzate in questi anni da Pierfranco Bruni, fra le quali voglio almeno segnalare la recente mostra su "La memoria, i luoghi, i segni, le voci degli arbereshe" allestita presso la Biblioteca Casanatense di Roma e l'omonima pubblicazione nell'ambito della collana ministeriale dei "Quaderni di Libri e Riviste d'Italia".
La ricerca sulla cultura Arbereshe � un punto di riferimento per un confronto con le altre comunit� sulle quali il Comitato sta lavorando.
Proprio in virt� di ci� Pierfranco Bruni, nella sua nota introduttiva, ha evidenziato che "la cultura Arbereshe � dentro la cultura italiana. Cos� la lingua, la storia, le tradizioni, l'arte, la letteratura. In questo caso il bilinguismo per queste comunit� � valore dell'integrazione oltre ad essere un sistema di conoscenza di una storia condivisa. La storia � continuit�. Le realt� italo-albanesi hanno sempre partecipato alla armonizzazione di una storia comune e condivisa".
"L'Arbereshe ? prosegue Bruni ? appartiene a quella storia d'Italia che ha saputo confrontarsi con i popoli del Mediterraneo - Adriatico. La lingua � nella geografia della storia e in considerazione di ci� si � convinti che tramandare � trasmettere ma � anche sapere educare attraverso strumenti certi. Gli strumenti dell'alfabeto. In realt� una grammatica racconta non solo la lingua ma struttura un linguaggio per un tracciato di apprendimento nel solco di quella memoria che non si cancella se la lingua stessa diventa un presente nel quotidiano. Salvaguardia, tutela e promozione".
Le prossime iniziative, gi� programmate oltre a quelle gi� definite e realizzate, del Comitato riguarderanno una ricerca su un "Bene culturale per etnia", una pubblicazione su Beni culturali e identit� tra grecanici, occitani e arbereshe della Calabria, uno studio sulla cultura dei Ladini, Cimbri, Mocheni, un convegno e un volume sulla letteratura catalana e sarda, una antologia di poeti italiani tradotti in albanese.
Un percorso che diventa sempre pi� interessante e ricco di stimoli culturali che toccher�, nel corso dei prossimi mesi, le altre comunit� interessate. (aise)
