mercoledì, dicembre 20, 2006
LA STORIA DELLA REPUBBLICA DI VENEZIA
LA STORIA DELLA REPUBBLICA DI VENEZIA NEI DISPACCI DELL’ULTIMO AMBASCIATORE A PARIGI ALVISE QUERINI PUBBLICATI PER LA PRIMA VOLTA DALLA BIBLIOTECA NAZIONALE MARCIANA
VENEZIA\ aise\ 18 dicembre 2006 - È stato pubblicato dalla Biblioteca Nazionale Marciana, all’interno della "Collana di Studi", in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia, il libro in due volumi "Venezia-Parigi 1795-1797. I dispacci di Alvise Querini ultimo ambasciatore in Francia della Repubblica Veneta", edito da Gaspari (2006, Udine, pp.750, 14.80 euro) e a cura di Giandomenico Ferri Cataldi e Achille Gradella, con introduzione di Giovani Scarabello ed un saggio di Antonio Fancello e Barbara Poli.
I dispacci, qui trascritti e stampati per la prima volta, sono quelli che Querini inviò da Parigi negli anni del Direttorio. Con essi egli informava il suo governo, con frequenza almeno settimanale, della situazione politica a Parigi, dei suoi rapporti col Direttorio, dei suoi sforzi per mantenere buoni rapporti con i ministri e le altre autorità.
Il primo dispaccio è del 23 maggio 1795, l’ultimo del 3 giugno 1797. Sono in tutto 188. Ad essi se ne aggiungono altri nove, inviati dal segretario dell’ambasciata Antonio Lio.
Nei due volumi del libro sono pubblicate anche le "ducali", in tutto 128, con cui il Senato trasmetteva al "nobile in Francia" le sue istruzioni. I dispacci costituiscono una documentazione di prima mano, fondamentale per comprendere la situazione europea del periodo e in particolare lo svolgimento degli eventi che portarono alla caduta della Repubblica.
Quando la Rivoluzione Francese incomincia, nel 1789, Venezia è ancora la capitale di uno Stato indipendente, comprendente buona parte della Lombardia, il Veneto, il Friuli, l’Istria, la Dalmazia, le isole Ionie. Non più grande potenza, ma uno Stato degno di rispetto, con circa tre milioni di abitanti: poca cosa certo in confronto ai ventotto milioni della Francia o ai nove dell’Inghilterra, ma il commercio, l’agricoltura, la vita artistica fioriscono, il governo è benevolo e attento, le campagne sono popolate di ville, le città divengono sempre più belle.
Pur dopo le terribili tempeste che hanno squassato la Francia e l’Europa, nel 1795 lo Stato veneziano è ancora ben vivo: è l’anno in cui Alvise Querini parte per Parigi, per assumervi l’incarico di rappresentante diplomatico della Repubblica di Venezia presso la Repubblica Francese.
Compito non facile: la Francia, da poco emersa dalla tragedia del Terrore, lanciava le sue armate alla conquista dell’Europa, rivoluzionandone gli equilibri. Sulle prime a Querini riuscì di stabilire buoni rapporti col Direttorio, facendo leva sul carattere repubblicano dei due Stati e sugli antichi vincoli di amicizia.
Ma nel 1796 incomincia la campagna d’Italia: vinti i Piemontesi e gli Austriaci, Napoleone Bonaparte dilaga nel territorio veneto. Senza tenere in considerazione i rapporti ancora formalmente amichevoli tra le due Repubbliche, l’Armata d’Italia impone con la forza colossali esazioni alla popolazione, in denaro, derrate, armamenti, alloggi.
Querini protesta col Direttorio, tratta, discute, ottenendo solo buone parole. A poco a poco il piano francese gli si fa chiaro: la Francia non abbandonerà mai il Belgio e compenserà l'Austria con le terre veneziane. Egli si rifiuta di credervi, ma in cuor suo sa che il destino della "amatissima patria" è segnato.
Attraverso i suoi dispacci, per la prima volta pubblicati, è possibile seguire di giorno in giorno la progressiva distruzione dello Stato veneziano, dalle rivoluzioni organizzate dai Francesi nelle maggiori città di Terraferma sino all'attacco finale contro la stessa Venezia. Querini si batte sino all'ultimo con tutti i mezzi a sua disposizione, sino a quando, nel maggio del 1797, riceve dal governo francese il perentorio invito a lasciare Parigi. I suoi dispacci forniscono un quadro vivace, illuminante, talvolta commovente di quelle drammatiche vicende, che condussero alla fine dell'antica e civilissima Repubblica di Venezia. (aise)
VENEZIA\ aise\ 18 dicembre 2006 - È stato pubblicato dalla Biblioteca Nazionale Marciana, all’interno della "Collana di Studi", in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia, il libro in due volumi "Venezia-Parigi 1795-1797. I dispacci di Alvise Querini ultimo ambasciatore in Francia della Repubblica Veneta", edito da Gaspari (2006, Udine, pp.750, 14.80 euro) e a cura di Giandomenico Ferri Cataldi e Achille Gradella, con introduzione di Giovani Scarabello ed un saggio di Antonio Fancello e Barbara Poli.
I dispacci, qui trascritti e stampati per la prima volta, sono quelli che Querini inviò da Parigi negli anni del Direttorio. Con essi egli informava il suo governo, con frequenza almeno settimanale, della situazione politica a Parigi, dei suoi rapporti col Direttorio, dei suoi sforzi per mantenere buoni rapporti con i ministri e le altre autorità.
Il primo dispaccio è del 23 maggio 1795, l’ultimo del 3 giugno 1797. Sono in tutto 188. Ad essi se ne aggiungono altri nove, inviati dal segretario dell’ambasciata Antonio Lio.
Nei due volumi del libro sono pubblicate anche le "ducali", in tutto 128, con cui il Senato trasmetteva al "nobile in Francia" le sue istruzioni. I dispacci costituiscono una documentazione di prima mano, fondamentale per comprendere la situazione europea del periodo e in particolare lo svolgimento degli eventi che portarono alla caduta della Repubblica.
Quando la Rivoluzione Francese incomincia, nel 1789, Venezia è ancora la capitale di uno Stato indipendente, comprendente buona parte della Lombardia, il Veneto, il Friuli, l’Istria, la Dalmazia, le isole Ionie. Non più grande potenza, ma uno Stato degno di rispetto, con circa tre milioni di abitanti: poca cosa certo in confronto ai ventotto milioni della Francia o ai nove dell’Inghilterra, ma il commercio, l’agricoltura, la vita artistica fioriscono, il governo è benevolo e attento, le campagne sono popolate di ville, le città divengono sempre più belle.
Pur dopo le terribili tempeste che hanno squassato la Francia e l’Europa, nel 1795 lo Stato veneziano è ancora ben vivo: è l’anno in cui Alvise Querini parte per Parigi, per assumervi l’incarico di rappresentante diplomatico della Repubblica di Venezia presso la Repubblica Francese.
Compito non facile: la Francia, da poco emersa dalla tragedia del Terrore, lanciava le sue armate alla conquista dell’Europa, rivoluzionandone gli equilibri. Sulle prime a Querini riuscì di stabilire buoni rapporti col Direttorio, facendo leva sul carattere repubblicano dei due Stati e sugli antichi vincoli di amicizia.
Ma nel 1796 incomincia la campagna d’Italia: vinti i Piemontesi e gli Austriaci, Napoleone Bonaparte dilaga nel territorio veneto. Senza tenere in considerazione i rapporti ancora formalmente amichevoli tra le due Repubbliche, l’Armata d’Italia impone con la forza colossali esazioni alla popolazione, in denaro, derrate, armamenti, alloggi.
Querini protesta col Direttorio, tratta, discute, ottenendo solo buone parole. A poco a poco il piano francese gli si fa chiaro: la Francia non abbandonerà mai il Belgio e compenserà l'Austria con le terre veneziane. Egli si rifiuta di credervi, ma in cuor suo sa che il destino della "amatissima patria" è segnato.
Attraverso i suoi dispacci, per la prima volta pubblicati, è possibile seguire di giorno in giorno la progressiva distruzione dello Stato veneziano, dalle rivoluzioni organizzate dai Francesi nelle maggiori città di Terraferma sino all'attacco finale contro la stessa Venezia. Querini si batte sino all'ultimo con tutti i mezzi a sua disposizione, sino a quando, nel maggio del 1797, riceve dal governo francese il perentorio invito a lasciare Parigi. I suoi dispacci forniscono un quadro vivace, illuminante, talvolta commovente di quelle drammatiche vicende, che condussero alla fine dell'antica e civilissima Repubblica di Venezia. (aise)
lunedì, dicembre 11, 2006
Luci e ghiacci: paesaggi e scene di vita dall'Ottocento norvegese
Presso il Fotomuseo Giuseppe Panini di Modena la mostra curata da Filippo Maggia
Emilianet - MODENA (11 dic. 2006) - L’uomo e il difficile rapporto con la natura è il tema della mostra “Luci del Nord, fotografie della Norvegia nell’Ottocento”, in programma al Fotomuseo Giuseppe Panini di Modena dal 9 dicembre al 28 gennaio 2007. L’esposizione, realizzata in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, comprende alcune litografie a colori, 80 fotografie originali dal 1867 al 1900. Si tratta di una visione inedita della Norvegia, dalla città ai piccoli villaggi incastonati fra i fiordi, con immagini uniche dei grandi paesaggi nordici e scene di vita quotidiana. Proveniente dal National Museum of Art Architecture and Design di Oslo, la mostra è una selezione dalla collezione Robert Meyer recentemente acquisita dall’istituzione norvegese.
Tema dominante della rassegna il rapporto dell’uomo con la difficile e sovente inaccessibile natura locale: le numerose fotografie di fiordi, laghi e montagne lasciano intuire quanto sofferente sia stata la conquista del territorio e l’insediamento umano. La luce che caratterizza tutte queste immagini dal sapore languido, d’infinita melanconia, specialmente quando le acque si trasformano in ghiacci e la terra e le montagne vanno scomparendo all’orizzonte, risulta essere l’altro tratto caratteristico di una fotografia pressoché sconosciuta, eppure carica di pathos e di bellezza pura.
I protagonisti delle foto sono ora immortalati in quello che deve essere un matrimonio, ora ripresi nell’attraversamento di un fiordo. Spesso s’incontrano viaggiatori sulle slitte circondati dalla neve o, ancora, le barche a vela dei pescatori che si perdono lontane, nel fiordo stretto dalle cupe pareti montuose che abbracciano tutto il paesaggio sprofondando nelle acque.
Le immagini che ritraggono persone e mestieri raccontano invece di genti consapevoli e orgogliose, raccolte in gruppo nei campi durante la mietitura o in posa, in costume, nelle strade e all’interno delle abitazioni.
Knud Knudsen, Axel Lindhal e l’inglese James Valentine sono i tre autori che più di altri hanno percorso il Paese documentando con stili diversi la vita e il paesaggio: con meticolosa lucidità il primo, sovente consentendosi interpretazioni artistiche il secondo, con l’occhio curioso del viaggiatore l’ultimo.
Diversamente da quanto annunciato in un primo tempo, a causa del riordino e ristrutturazione del National Museum, non è stato possibile avere la selezione di quadri inizialmente pensata per questa mostra.
L’esposizione sarà corredata da un catalogo RFM edizioni con testi di Filippo Maggia e Luca Panaro con una significativa selezione di immagini.
Luci del Nord, fotografie della Norvegia nell’Ottocento
Inaugurazione: 9 dicembre alle 17
Periodo: 9 dicembre 2006 - 28 gennaio 2007
Orari: lunedì 15/17; martedì-venerdì 9,30/12 - 15/17; sabato, domenica e festivi 10/13 - 15/19
Chiuso 25,26 dicembre, 1 gennaio
Ingresso: gratuito
Curatore: Filippo Maggia
Catalogo: RFM edizioni
Emilianet - MODENA (11 dic. 2006) - L’uomo e il difficile rapporto con la natura è il tema della mostra “Luci del Nord, fotografie della Norvegia nell’Ottocento”, in programma al Fotomuseo Giuseppe Panini di Modena dal 9 dicembre al 28 gennaio 2007. L’esposizione, realizzata in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, comprende alcune litografie a colori, 80 fotografie originali dal 1867 al 1900. Si tratta di una visione inedita della Norvegia, dalla città ai piccoli villaggi incastonati fra i fiordi, con immagini uniche dei grandi paesaggi nordici e scene di vita quotidiana. Proveniente dal National Museum of Art Architecture and Design di Oslo, la mostra è una selezione dalla collezione Robert Meyer recentemente acquisita dall’istituzione norvegese.
Tema dominante della rassegna il rapporto dell’uomo con la difficile e sovente inaccessibile natura locale: le numerose fotografie di fiordi, laghi e montagne lasciano intuire quanto sofferente sia stata la conquista del territorio e l’insediamento umano. La luce che caratterizza tutte queste immagini dal sapore languido, d’infinita melanconia, specialmente quando le acque si trasformano in ghiacci e la terra e le montagne vanno scomparendo all’orizzonte, risulta essere l’altro tratto caratteristico di una fotografia pressoché sconosciuta, eppure carica di pathos e di bellezza pura.
I protagonisti delle foto sono ora immortalati in quello che deve essere un matrimonio, ora ripresi nell’attraversamento di un fiordo. Spesso s’incontrano viaggiatori sulle slitte circondati dalla neve o, ancora, le barche a vela dei pescatori che si perdono lontane, nel fiordo stretto dalle cupe pareti montuose che abbracciano tutto il paesaggio sprofondando nelle acque.
Le immagini che ritraggono persone e mestieri raccontano invece di genti consapevoli e orgogliose, raccolte in gruppo nei campi durante la mietitura o in posa, in costume, nelle strade e all’interno delle abitazioni.
Knud Knudsen, Axel Lindhal e l’inglese James Valentine sono i tre autori che più di altri hanno percorso il Paese documentando con stili diversi la vita e il paesaggio: con meticolosa lucidità il primo, sovente consentendosi interpretazioni artistiche il secondo, con l’occhio curioso del viaggiatore l’ultimo.
Diversamente da quanto annunciato in un primo tempo, a causa del riordino e ristrutturazione del National Museum, non è stato possibile avere la selezione di quadri inizialmente pensata per questa mostra.
L’esposizione sarà corredata da un catalogo RFM edizioni con testi di Filippo Maggia e Luca Panaro con una significativa selezione di immagini.
Luci del Nord, fotografie della Norvegia nell’Ottocento
Inaugurazione: 9 dicembre alle 17
Periodo: 9 dicembre 2006 - 28 gennaio 2007
Orari: lunedì 15/17; martedì-venerdì 9,30/12 - 15/17; sabato, domenica e festivi 10/13 - 15/19
Chiuso 25,26 dicembre, 1 gennaio
Ingresso: gratuito
Curatore: Filippo Maggia
Catalogo: RFM edizioni
