mercoledì, febbraio 28, 2007

Farnesina e Norvegia sul problema acqua

Notiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 40 - Anno XIV, 27 febbraio 2007
Roma - La Viceministra degli Esteri, Patrizia Sentinelli, ha incontrato oggi alla Farnesina il Ministro allo Sviluppo norvegese, Eric Solheim. La Viceministra si è congratulata per il notevole impegno profuso dal governo norvegese nel campo della cooperazione allo sviluppo, sottolineando come gli stanziamenti da esso riservati alle politiche di aiuto allo sviluppo rappresentino un esempio da seguire per tutta la comunità internazionale. Il colloquio ha fornito l'occasione per uno scambio di idee sulle aree prioritarie di azione delle rispettive politiche di cooperazione. In particolare, e' stata riconosciuta la rilevanza delle tematiche ambientali ed energetiche. Inoltre, si e' convenuto sul ruolo fondamentale che la cooperazione allo sviluppo puo' svolgere nelle aree di conflitto.
L'incontro ha fornito anche l'occasione per un confronto su alcune delle principali crisi internazionali in corso. La Viceministra Sentinelli ha poi espresso l'auspicio che la Norvegia possa aderire all'iniziativa promossa dall'Italia e da altri Paesi in ambito Nazioni Unite, volta ad ottenere il riconoscimento dell'acqua come bene comune e diritto dell'umanità.
In conclusione dell'incontro, la Viceministra Sentinelli ed il Ministro Solheim hanno convenuto sull'importanza di una collaborazione efficace tra Italia e Norvegia nel campo della cooperazione allo sviluppo, con particolare riferimento ai settori per i quali si condividono comuni interessi e obiettivi: la promozione della condizione della donna, la protezione dell'ambiente, la lotta contro le malattie infettive, con particolare riferimento all'HIV/AIDS. News ITALIA PRESS

Etichette:


venerdì, febbraio 09, 2007

Altreitalie: una borsa di studio, due premi e un convegno

News ITALIA PRESS, 7 febbraio 2007
Il Centro Altreitalie sulle Migrazioni Italiane -centro di ricerca e di documentazione dedicato alla storia, alla cultura e all'attualità delle migrazioni italiane nel mondo, incardinato nella Fondazione Giovanni Agnelli e che opera con il sostegno della Compagnia di San Paolo- ha istituito una borsa di studio per il soggiorno annuale di un giovane ricercatore presso il Centro stesso e due premi per tesi di laurea e dottorato sul tema delle migrazioni italiane, inoltre, il prossimo luglio si terrà presso il Centro un convegno dedicato ai giovani studiosi delle migrazioni italiane.

La borsa di studio è valida per 12 mesi, è del valore di 1.000 Euro mensili al lordo delle ritenute fiscali. La borsa, non rinnovabile, offre la possibilità al vincitore/vincitrice di trascorrere un periodo di formazione presso il Centro. L'attività comprenderà la collaborazione alla redazione della rivista Altreitalie (www.altreitalie.it) e ai programmi del Centro medesimo, oltre al completamento di una ricerca inedita da pubblicare su Altreitalie. Il o la borsista potrà quindi approfondire la propria formazione scientifica e, al tempo stesso, effettuare un'esperienza professionale, venendo a contatto con le logiche e i sistemi di relazioni proprie del mondo delle istituzioni di ricerca. Presso il Centro il borsista avrà a disposizione una scrivania fornita di PC, accesso a Internet, telefono, e potrà liberamente accedere alla biblioteca e al centro di documentazione. Possono concorrere al bando laureati/e di vecchio ordinamento, detentori/detentrici di laurea magistrale del nuovo ordinamento, detentori/detentrici del titolo di dottore di ricerca, provenienti da tutte le università italiane, che desiderino sviluppare l'attività di ricerca sul tema delle migrazioni italiane. L'interesse per il tema deve essere comprovato dall'argomento delle tesi di laurea o di dottorato svolte.

Il Centro bandisce un concorso per l'assegnazione di due premi di 1.000 Euro ciascuno per: una tesi di laurea, di laurea specialistica o di dottorato discussa in un'università italiana a partire dall'anno accademico 2003-4 incluso; una tesi di Ph.D discussa in un'università straniera a partire dall'anno accademico 2002-3 incluso. Le lingue ammesse sono: italiano, inglese, francese, portoghese e spagnolo. Oggetto delle tesi dovranno essere le migrazioni italiane nel mondo, analizzate nell'ambito di una o più delle articolazioni disciplinari e interdisciplinari del tema (storica, politica, sociologica, economica, antropologica, culturale, letteraria e artistica), inclusi specifici argomenti quali le migrazioni contemporanee, le migrazioni di ritorno e l'identità etnica dei discendenti dei migranti.

Il Centro Altreitalie organizza a Torino per il 5-6 luglio un convegno dedicato alla nuova ricerca interdisciplinare sulle migrazioni italiane. Il convegno intende fare il punto sulle traiettorie delle nuove ricerche scientifiche italiane in un momento di grande interesse politico e culturale sul tema migratorio.
Sono invitati a partecipare giovani studiosi detentori/trici di laurea magistrale o di dottorato di ricerca, provenienti da tutte le università italiane che abbiano svolto ricerche inedite nel campo. Oggetto delle presentazioni dovranno essere le migrazioni italiane nel mondo nell'ambito di una o più delle articolazioni disciplinari e interdisciplinari del tema (storica, politica, sociologica, economica, antropologica, culturale, letteraria, artistica e mediatica), inclusi specifici argomenti quali le migrazioni contemporanee, le migrazioni di ritorno e l'identità etnica dei discendenti dei migranti. Le proposte (due cartelle di 2000 battute ciascuna), contenenti nome, cognome e affiliazione accademica e con allegato un breve CV, dovranno pervenire entro il 30 aprile. Il comitato scientifico del Centro provvederà alla selezione di 25 paper. Gli studiosi selezionati potranno avvalersi di un contributo di € 350 da parte del Centro per coprire le spese di viaggio e soggiorno. Al convegno parteciperanno studiosi di prestigio nel campo degli studi migratori.

sabato, febbraio 03, 2007

Prova1

Prova 1

giovedì, febbraio 01, 2007

"ANNIBALE CARRACCI": AL CHIOSTRO DEL BRAMANTE L’UMANITÀ VERA DI UN PITTORE MODERNO E RIVOLUZIONARIO

ROMA\ aise\ 30 gennaio 2006 - Giunge a Roma, dopo il successo bolognese, la prima mostra monografica mai dedicata ad "Annibale Carracci", non solo il più famoso dei tre Carracci, ma forse il più grande degli artisti bolognesi di tutti i tempi, protagonista di una vicenda che muta radicalmente il modo d’intendere la pittura all’insegna di una ritrovata intesa tra natura e storia.
Inaugurata il 25 gennaio scorso, la mostra sarà allestita nello spazio espositivo del Chiostro del Bramante sino al 6 maggio, dove, vincendo le difficoltà legate alla dispersione delle sue opere tra i principali musei di tutto il mondo, si è ricostruito il percorso artistico del pittore dagli anni della giovinezza a Bologna fino alla maturità a Roma, attraverso 120 opere provenienti dai più importanti musei internazionali: dal Louvre di Parigi alla Gemaldegalerie di Dresda, dalla National Gallery di Londra al Prado di Madrid, dal Metropolitan Museum di New York alla National Gallery di Washington ed all’Ermitage di San Pietroburgo.
L’ampia selezione di dipinti e disegni, curata da Daniele Benati e da Eugenio Riccomini, autori anche del catalogo edito da Electa, vanta un prestigioso comitato scientifico che si avvale dei più autorevoli studiosi internazionali dell’opera di Annibale.
La mostra, frutto di una coproduzione tra il comune di Bologna e quello di Roma, è stata realizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ed è stata resa possibile grazie alla proficua collaborazione tra enti pubblici e privati, così da orientare il Chiostro del Bramante ad ospitare l’opera di un’artista che di certo non rientra nel filone contemporaneista, privilegiato da questa sede, ma che ha rappresentato i cambiamenti di un’epoca.
Come sottolinea Riccomini, Annibale non è un pittore bolognese, ma italiano, che ha fatto scuola sino all’Impressionismo, il più dotato e il più giovane dei tre Carracci. Artista celebrato e stimato dai suoi contemporanei per la ricchezza d’invenzione e per la felicità di esecuzione, definito da Bellori, il teorico della "Idea del Bello", il nuovo Raffaello, colui che riesce a sintetizzare in una "unica lingua italiana" il colore della scuola veneta e il disegno delle scuole di Firenze e di Roma, città in cui Annibale, pittore innovativo, scopre il classicismo.
La rassegna offre una ricca galleria di disegni e dipinti, che trattano i generi diversi della pittura dai soggetti "alti" di storia sacra e mitologica ai soggetti "bassi" di ambito feriale, senza tralasciare il paesaggio e il ritratto.
La sequenza di autoritratti mira a restituire un percorso esistenziale in cui il visitatore può ricercare il senso della travagliata esperienza del pittore, calata entro un’epoca di grandi mutamenti sociali, durante il quale il ruolo dell’artista viene messo in discussione.
Annibale scruta con attenzione il proprio viso, seguendone l’invecchiamento fisico e mentale, sino alla disperazione degli anni che precedono la morte prematura a Roma. È un processo che si coglie soprattutto attraverso gli occhi che poco alla volta divorano la faccia e lo sguardo da spavaldo si fa inquieto e interrogativo. Questi ritratti rappresentano un vero e proprio diario interiore, dettato da un’esigenza di introspezione che il pittore sente di dover condurre nelle pause del proprio lavoro.
La sezione dedicata ai soggetti "bassi" è quella che mostra l’aspetto più sperimentale dell’attività di Carracci, dove emerge la ricerca del vero, che secondo l’artista non deve costituire il punto di partenza, ma quello d’arrivo al termine di un lungo studio.
Come sostiene il soprintendente Strinati, la capacità di riuscire a vedere la concretezza delle cose eliminando l’io, in un primo momento a causa della ricerca del vero e poi come conseguenza di una latente depressione, fa di Carracci un pittore che non si può etichettare. Annibale non si allontana mai da una ricerca sulla figura umana, che costituisce per lui il luogo privilegiato della sfida con il vivo, il soggetto delle sue esercitazioni è la realtà esistenziale dei personaggi e dei luoghi che gli stanno davanti.
Per questo l’esposizione è un alternarsi di dipinti e disegni. Spiega ancora Riccomini, che proprio i disegni rappresentano per Annibale, pittore del vero, la mediazione di una realtà enormemente vasta e varia. Il respito del vero traspare così sulla carta. e fa emergere le ragioni che hanno animato Annibale nel corso della sua attività, volta a restituire dignità e verità al mestiere della pittura attraverso uno strenuo confronto con il "naturale".
Questa intenzione si coglie infatti non solo nei dipinti "dal vero" spettanti alla sua prima attività, come il celebre dipinto con "Due fanciulli che giocano con un gatto" del Metropolitan di New York o il "Paesaggio fluviale" della National Gallery di Washington, ma anche nei dipinti della sua maturità, in cui pure è evidente il debito nei confronti della pittura veneziana, di Tiziano e del Veronese.
Gli studi, di straordinaria forza, servono all’artista per impossessarsi della capacità di rendere gli stati d’animo e le espressioni. Il disegno dal vero serve a liberare la mano dai vizi di visioni precostituite, come testimonia l’estrema modernità dei ritratti. Il tono malizioso che si manifesta in alcuni volti di giovani ridenti come il "Ragazzo che beve", proveniente da una collezione privata svizzera, può ricollegarsi alla conoscenza della pittura veneziana ed in particolare di Tiziano.
Nell’opera di Annibale è evidente la conoscenza di Correggio, la cui influenza si fa particolarmente viva in uno "Sposalizio di Santa Caterina", proveniente da Capodimonte, del 1586.
Tra le opere a soggetto mitologico di particolare rilievo la "Venere e satiro con due amorini" del 1589, conservata agli Uffizi, commissionata all’artista dalla famiglia Bolognetti, presente nella collezione granducale già nel 1620. Il carattere lascivo dell’immagine è rafforzato dalla densità della stesura pittorica di prorompente sensualità e dalla ricchezza sontuosa della tavolozza: il rosso carminio su cui Venere poggia il gomito è acceso dai rialzi di luce che creano effetti interamente tonali. La presa ravvicinata della scena rende prossima, quasi tangibile la presenza fisica dei personaggi. La Venere, nonostante il carattere lascivo, è una Venere celeste, come confermano le perle, emblema di castità e virtù che ornano le orecchie e la bionda capigliatura della donna. Le margherite, attributo di Venere ma anche simbolo di dolce innocenza, testimoniano la purezza della figura femminile che non incoraggia il satiro, anzi ritraendosi tenta di coprire la sua rilucente nudità. Cupido, che in volo con una mano afferra per le corna il satiro per soccorrere la dea e con l’altra tiene una corona è Anteros, nume tutelare dell’amor virtuoso, in perenne contrasto con Eros, impersonato dall’altro putto. Annibale rappresenta il tradizionale contrasto tra l’amor sacro e l’amor profano, dipinto nel 1515 da Tiziano, oggi alla Galleria Borghese.
Tra le opere a soggetto sacro di particolare interesse per la comprensione della sensibilità pittorica di Annibale le tele dedicate a San Francesco e una Santa Margherita prestata da santa Caterina dei Funari, chiesa poco distante dal Chiostro del Bramante.
Dal Louvre proviene invece un nucleo di disegni preparatori per gli affreschi della Galleria Farnese, dove riaffora la ricerca del vero e dove l’effetto plastico rimanda a Michelangelo. Ma non mancano alcuni importanti dipinti eseguiti per il cardinale Odoardo Farnese, lo stesso che lo invitò a Roma, come il "Cristo e la Cananea" delle raccolte comunali di Parma o il "Cristo deriso" della Pinacoteca di Bologna, che venne posto sul cataletto del pittore allorché questi venne sepolto in Pantheon accanto a Raffaello.
Come Bologna anche Roma, dove Annibale lavora dal 1595, permette di contestualizzare il contenuto della mostra visitando Palazzo Farnese, la Galleria Colonna che ospita il "Mangiafagioli" o la "Pala con l’Assunzione" di Santa Maria del Popolo, collocata sull’altare della cappella Cerasi, insieme alle tele di Caravaggio. L’attività romana di Annibale, celebrata dagli uomini di cultura del tempo, è segnata tuttavia da un senso di frustrazione per il trattamento riserbatogli dal suo protettore, all’origine forse del grave stato depressivo che lo condusse negli ultimi anni all’inoperosità, scandita solo da straordinari disegni di paesaggio, oltre che dalla bellissimo "Compianto sul Cristo morto" della National Gallery di Londra che, insieme alla "Pietà" del Museo di Capodimonte, costituisce un’umanissima riflessione sulla "morte dell’eroe".
Ed è proprio la "Pietà" a chiudere il percorso espositivo. Qui Cristo è un’incarnazione dell’ideale apollineo di bellezza, aggraziato nell’abbandono della morte e la Madonna esprime il suo dolore, seduta accanto al sepolcro aperto. La Vergine sostiene il corpo del figlio morto, il putto al suo fianco sorregge la mano sinistra inerte del Cristo e guarda l’altro angioletto che sta toccando la corona di spine, a ricordare la passione. Le figure sono disposte a piramide, sullo sfondo di un’oscura grotta e illuminate da una tenue luce proveniente dall’alto, evidente il richiamo alla Pietà michelangiolesca. Carracci crea un’immagine devozionale di grande forza emotiva, capace di esercitare una forte influenza.
La mostra al Chiostro del Bramante, mettendo in risalto l’esigenza di Annibale di un continuo confronto con il vero, offre dunque un’immagine nuova di un artista che i manuali descrivono come l’esponente di una tendenza classicista, in netto contrasto con l’opera di Caravaggio, senza tener conto dell’aspetto sperimentale e meno inquadrabile dell’attività di Carracci, molto più vicino al Merisi di quanto non si creda. La raccolta di opere provenienti da tutto il mondo conferma il carattere universale di Annibale, che nella molteplicità dei linguaggi, dei generi e degli stili trattati esprime la sua modernità. (fabrizia puca\aise)

This page is powered by Blogger. Isn't yours?