sabato, novembre 30, 2002

Il segnalibro dell'APC

UNIVERSITA’ DI GENOVA Master da febbraio a giugno. Offerta una partecipazione gratuita del valore di 4200 euro
Qui si fabbricano manager della cultura



Corriere della Sera, 30 novembre 2002 - Sta per partire la seconda edizione del master in Management culturale internazionale , organizzato dall Università di Genova in collaborazione con il ministero Affari esteri - Istituto diplomatico «Mario Toscano». Ideato e progettato sulla base di un approfondito confronto con analoghe esperienze internazionali e un costante dialogo con esperti e professionisti del settore, il master ha come obiettivo la formazione di operatori culturali altamente qualificati, in grado di inserirsi professionalmente nel settore delle relazioni culturali internazionali e delle politiche culturali nazionali ed europee: in particolare, nelle istituzioni culturali internazionali, negli istituti italiani di cultura, nelle rappresentanze diplomatiche e consolari. Il progetto genovese intende offrire una risposta alla crescente domanda di esperti in management culturale e si rivolge a chi possiede buone competenze linguistiche, una solida cultura generale e una convinta motivazione ad approfondire tematiche relative alla gestione e alla promozione culturale. In quanto tale si collega scientificamente ad altri corsi post-laurea in management culturale attivi presso le più prestigiose sedi universitarie europee e canadesi recentemente accreditate dal «Réseau européen de Centres de formation d administrateurs culturels» Consiglio d Europa .
Si tratta inoltre del primo master in campo culturale finanziato dal ministero Affari esteri con l'offerta di stages formativi presso la Farnesina, consolati, ambasciate, istituti italiani di cultura all estero.
Il percorso formativo è articolato in modo da garantire una trattazione ampia e completa del «project management in ambito culturale» e prevede 600 ore riservate ad attività d aula, laboratori, lavori di gruppo, incontri con artisti ed esperti, conferenze e rilevazioni guidate delle strutture e delle dinamiche organizzative. Seguono 400 ore di stage presso istituzioni pubbliche e private, organismi comunitari e internazionali, fondazioni.
Al master, coordinato per la parte scientifica da docenti della facoltà di Lingue e Letterature straniere e della facoltà di Scienze politiche e per la parte amministrativa da PerForm-Centro universitario per la formazione permanente, possono iscriversi, entro il 7 gennaio, laureati italiani e stranieri con titolo equipollente alla laurea.
Il numero dei partecipanti è limitato a 30 e le prove di ammissione prevedono una valutazione del curriculum e di eventuali esperienze professionali, una prova scritta e un colloquio nel corso del quale saranno anche valutate le conoscenze linguistiche dichiarate.
E richiesto un impegno full-time dal lunedì al venerdì per un periodo compreso tra febbraio e giugno. Un lettore potrà partecipare gratuitamente al master il valore è di 4.200 euro .

Inviare, entro il 6 dicembre : curriculum, tagliando di corriere Lavoro e lettera di motivazione a: PerForm - Centro universitario per la formazione permanente, piazza della Nunziata 2, 16124 Genova, telefono: 010.209.946.6, fax. 010.209.946.9. Per informazioni rivolgersi a perform@unige.it. oppure collegarsi al sito www.perform.unige.it.

giovedì, novembre 28, 2002

Il segnalibro dell'APC

Cinema: Festival del cinema italiano a Helsinki e Copenaghen

Copenaghen, 28 nov. (Adnkronos) - Le città di Helsinki e Copenaghen per il quarto anno, ospitano il festival del Nuovo Cinema Italiano.
La rassegna cinematografica inaugurata nei giorni scorsi al Cinema Andorra di Helsinki e promossa dall'associazione Made in Italy in collaborazione con gli Istituti italiani di cultura di Helsinki e Copenaghen, si chiuderà il 15 dicembre presso la Cineteca Nazionale di Copenaghen.
Il Festival ha contribuito a far conoscere le nuove leve del cinema italiano, suscitando interesse ed entusiasmo nel pubblico delle due citta' scandinave.
Durante la manifestazione verranno presentati sette film, diretti e realizzati nell'ultimo biennio da registi che all'estero sono agli esordi, ma che in Italia hanno ottenuto un notevole successo. Per esempio Giovanni Columbu che presenterà "Arcipelaghi" insieme alla scrittrice nuorese Maria Giacobbe, che da tempo vive e opera a Copenaghen, autrice del romanzo omonimo da cui Columbu ha tratto la trama di questo che è il suo primo lungometraggio. Gli altri film in programma saranno "L'Inverno" di Nina Di Majio, "Alla Rivoluzione sulla Due Cavalli" di Maurizio Sciarra, "Gostanza da Libbiano" di Paolo Benvenuti, "Il Consiglio d'Egitto" di Emidio Greco, "Qui non è il Paradiso" di Gianluca Maria Tavarelli e "Sangue Vivo" di Edoardo Winspeare.

martedì, novembre 26, 2002

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Attualità di Dante: presentato a Copenaghen libro di Giacomo Oreglia

Inform n. 224 del 22 novembre 2002
COPENAGHEN . Dante Alighieri, il grande poeta, il padre della lingua italiana, è ancora attuale, oggi, a distanza di 800 anni. Lo motiva Giacomo Oreglia nel suo libro "Dante - Liv, Verk og Samtid" (editore Hjalmarson & Högberg) presentato a Copenaghen nella sede dell'Istituto Italiano di Cultura e alla Dante Alighieri di Aarhus in due conferenze tenute dall'autore rispettivamente il 13 e il 15 novembre in presenza di un pubblico numeroso e appassionato. Un pubblico che nella capitale danese ha visto confluire anche molti soci della Dante Alighieri di Malmö e Lund (Svezia).
Oreglia ha dedicato la sua vita a promuovere la lingua e la cultura italiana in Svezia e in Scandinavia con moltissime iniziative che sono valse ad attribuirgli alcuni prestigiosi riconoscimenti come la Laurea "honoris causa" dell'Università di Stoccolma. Nel 1958 ha fondato e dirige tuttora la casa editrice di cultura Italica che ha pubblicato in svedese, con testo originale a fianco, alcuni dei maggiori autori italiani come Quasimodo, Montale, Saba, Ungaretti, Luzi. Ha tradotto in italiano opere di scrittori svedesi introdotte con articoli e saggi e ha ottenuto il raro consenso di Ingmar Bergman per tradurre alcuni manoscritti dei suoi film, che sono stati trasmessi per radio dalla Rai. Ha curato diverse antologie monografiche sui poeti svedesi, due antologie in svedese dedicate agli scrittori italiani classici e moderni, ha scritto opere su Giordano Bruno e su Tommaso Campanella, un libro sulla Commedia dell'Arte pubblicato recentemente in Svezia da Ordfront Förlag, e poi Dante: il libro già nominato e un poema ideologico-visionario dal titolo "Dante Anarca", che è stato musicato dal compositore Eliasson e trasmesso dalla radio svedese.
Giacomo Oreglia è senza dubbio un profondo conoscitore della cultura italiana e di quella svedese. Ciò nonostante forti dissidi avuti con alcuni settori dello Stato italiano negli anni Ottanta, lo hanno portato ad abbandonare il lavoro all'Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma e gli hanno dato molte amarezze. Tuttavia non ha mai perso la sua vivacità, il suo estro, la sua voglia di studiare, scrivere, comunicare. Perché Oreglia è anche un ottimo comunicatore, un uomo che ama il contatto con il pubblico, che non usa un linguaggio accademico e che sa avvincere gli ascoltatori. Forse nella figura di Dante scorge anche parti di sé quando, parlando al pubblico, sostiene che con la Divina Commedia il Poeta ha sempre destato grandi entusiasmi e grandi furori polemici.
Dante, dice Oreglia, era politicamente "scorretto", un libertario che non aveva rispetto per i potenti al punto da aver messo all'inferno cinque Papi per colpe gravissime, come la pederastia, che fa pensare ancora oggi al caso dei preti negli Stati Uniti. E Dante ha una grande attualità. La sua lingua è particolare, insieme dotta e semplice e il Poeta sa dare risposta a tutte le nostre problematiche, da quelle politiche a quelle religiose, culturali, sessuali. L'invito rivolto a chi lo ascolta è di studiarlo (anzi di portarsi sempre in tasca il "Dantino") perché leggendolo dice Oreglia di trovare ogni volta sempre qualcosa di nuovo. "Nella Divina Commedia troviamo una dinamica tensione, un fluido caleidoscopico, un'opera aperta che il lettore ha il compito di portare avanti nella sua interminabile realizzazione. Dante si proietta sempre nel futuro, fa riflettere sul destino del mondo. Eppure nel corso dei secoli è stato denigrato. Marx lo ha molto apprezzato, ma spesso è stato visto dal potere laico e curiale come un pensatore pericoloso verso le mire
espansionistiche, trattato come un eretico da scomunicare. Era un francescano, un pauperista, un intellettuale militante che per i suoi ideali di libertà, di pace, di unità del mondo ha messo a rischio la sua vita. Per questo, afferma Oreglia, ai nostri tempi, di viltà, di mancanza di coraggio nell'esprimere le proprie opinioni, è ancora un modello a cui ispirarsi". (Inform)

sabato, novembre 23, 2002

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Istituti cultura: Negri Zamagni, chiude corso formazione MAE

Bologna, 18 nov. (Adnkronos) - ''Ritengo estremamente utili questi ormai consueti appuntamenti annuali che ci permettono di approfondire reciprocamente la conoscenza fra la realtà centrale dello Stato e quella locale''.
Lo ha detto la vicepresidente e assessore alla Cultura dell'Emilia Romagna, Vera Negri Zamagni, alla conclusione del corso di formazione per i ''dirigenti d'area geografica della Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale del ministero degli Affari esteri'', gli operatori, cioè, che sono chiamati a coordinare più istituti italiani di cultura in una determinata zona del mondo.
Il corso aveva l'obiettivo di approfondire gli aspetti caratteristici del sistema culturale dell'Emilia-Romagna con i suoi musei, biblioteche e teatri presenti sia nelle grandi città, sia nei piccoli centri. Come, ad esempio, l'Istituto per i Beni artistici, culturali e naturali, i centri regionali di produzione come la Fondazione Arturo Toscanini, il Centro della Danza-Aterballetto, la Fondazione Emilia-Romagna Teatro.
Il corso è stata l'opportunità, prosegue la nota, per presentare ai dirigenti-coordinatori in partenza per le nuove sedi estere, una mappa organica della progettualità che l'Emilia-Romagna esprime in materia di promozione culturale a livello internazionale. Il tema trattato quest'anno ''Economia per la cultura, cultura per l'economia: il rapporto pubblico-privato nella promozione culturale all'estero-case study: l'Emilia-Romagna'' ha approfondito le connessioni fra il sistema economico e quello culturale nella promozione all'estero, il rapporto pubblico-privato nell'organizzazione dello spettacolo dal vivo e nel settore espositivo, il tema delle Fondazioni e il progetto ''100 Za'': cento anni dalla nascita di Cesare Zavattini, che ha coinvolto Regione, enti locali e privati in un vasto programma di iniziative, in Italia e all'estero, per commemorare il grande maestro del cinema.
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Italiani: Baccini, rilancio 'italianità' con rete culturale

Roma, 15 nov. - (Adnkronos) - ''Rafforzamento degli istituti italiani di cultura per una più efficace diffusione e promozione della cultura e della lingua italiana all'estero''.
Lo ha affermato il sottosegretario di Stato agli Esteri, Mario Baccini, intervenuto ai lavori della seconda giornata del convegno 'Immagine e identità degli italiani', in corso a Roma presso il Centro stampa Giubileo, per presentare il Libro bianco 'Come ci vedono gli stranieri'.
"Il libro - ha aggiunto Baccini - spiega perfettamente l'immagine che ha l'Italia all'estero di cui si discute molto sia nella vita politica italiana interna che estera. Il volume sintetizza tutte le componenti degli italiani in Italia e all'estero, ed ha come obiettivo principale la rimozione di ostacoli culturali che da sempre hanno impedito la promozione della cultura italiana nel mondo, così da poter ottimizzare l'operatività di tutta la rete culturale italiana''.
''Bisogna rafforzare - continua il sottosegretario - gli istituti italiani ribadendo la loro autonomia e trasformandoli in uffici amministrativi per Affari esteri. Un rilancio quindi, all'estero, del nostro patrimonio culturale attraverso gli istituti di cultura che rappresentano lo strumento fondamentale della nostra proiezione culturale, non solo per le iniziative che essi propongono a livello nazionale, regionale e locale, ma anche per un maggior dialogo tra i popoli e per una cooperazione tra la nostra politica e quella degli altri paesi''.
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Come ci vedono gli stranieri. Il Libro Bianco sull’Immagine e l’Identità degli Italiani
Come siamo visti da fuori? Ce lo dicono gli Istituti Italiani di Cultura all'estero e coloro che li frequentano e vi lavorano.


Notiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 223 - Anno VIII, 15 novembre 2002
Roma - Come ci vedono gli stranieri. E' il titolo del Libro Bianco presentato oggi dal sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, Mario Baccini, nel corso della seconda giornata del convegno romano Immagine e Identità degli Italiani. Baccini è anche Presidente della Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura Italiana all'Estero ed è in questa doppia veste che parla dei risultati raggiunti e dei progetti da realizzare. Tra questi, un momento di studio e di riflessione collettiva, dedicato a "come ci vedono gli italiani".

L'obiettivo di Baccini è "rimuovere gli ostacoli per ottimizzare l'operatività della rete di promozione culturale italiana": Istituti di Cultura, Ambasciate e Consolati sono gli enti coinvolti. Tra le opere già realizzate figura il progetto di riforma della legge 401/'90, che regola il sistema della rete degli Istituti di Cultura, ma anche la Commissione che lo stesso Baccini presiede.

Il Libro Bianco, allora, fa il punto della situazione attuale. Situazione in cui la "diplomazia culturale" è parte integrante di quella più generale che coinvolge tutti gli altri settori degli Stati. Fondamentale è anche il ruolo della cultura e della lingua italiana, "strumento di sostegno alle attività delle imprese, sia sul piano nazionale che internazionale" e mezzo di unione con gli altri popoli, "nella ricerca comune della pace e della prosperità".

Rilancio della nostra italiana, rilancio degli Istituti di Cultura, rilancio delle comunità italiane nel mondo. E per rafforzare il legame tra Italia e italiani nel mondo, due sono le attività seguite da Baccini: l'assetto organizzativo degli Istituti italiani all'estero e la definizione di strategie operative vincenti.

Ma come è fatto il Libro Bianco, appena presentato? La prima parte si compone di un quadro teorico che spazia dall'analisi storica a quella giuridica e sociologica dell'Italia e della lingua italiana, con interventi di Arturo Diaconale, curatore insieme allo stesso Baccini del libro, e di altri studiosi e ricercatori.
La seconda parte è quella più interessante: sono le risposte alle tre domande rivolte agli Istituti Italiani di Cultura e a chi li frequenta. Qual è l'immagine prevalente dell'Italia nei media e nell'opinione pubblica; cosa colpisce di più; quali personaggi italiani sono più conosciuti? Queste, in sintesi, le domande, e le risposte vanno dalla A alla Z, dall'Albania al Venezuela. Alessia Rapone/News ITALIA PRESS
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Convegno sull'immagine e l'identità degli italiani nel contesto
internazionale.
Gli interventi di Tremaglia, Baccini, Boniver, Magliaro e Moffa

Inform n. 218 del 15 nov. 2002
ROMA - Per capire come venga percepita l'Italia nel mondo e per definire
qual è la reale identità degli italiani si è svolto a Roma, presso il
centro stampa del Giubileo, il convegno dal titolo "Immagine e Identità
degli italiani". Un incontro di ampio respiro, organizzato dalla Provincia
di Roma con il patrocinio del Ministero degli Esteri ed in collaborazione
con il Centro Studi Stampa Romana Francesco De Santis, che, attraverso la
testimonianza di esperti stranieri, storici, politici, uomini di cultura e
giornalisti, ha cercato di ricostruire sia l'attuale immagine dell'Italia
all'estero, sia le reale percezione che gli italiani hanno della propria
identità.
Momento saliente della manifestazione la presentazione del libro bianco
"Come ci vedono gli stranieri". Un'articolata pubblicazione, fortemente
voluta e realizzata dal Sottosegretario agli Esteri Mario Baccini e dal
Segretario generale del Centro Studi Stampa Romana Arturo Diaconale, che
cerca di delineare, attraverso le risposte ed i dati forniti dai singoli
Istituti di Cultura, l'immagine e l'identità degli italiani nel mondo.
"Abbiamo voluto portare avanti questa iniziativa - ha infatti sottolineato
Baccini dopo aver ricordato che l'obiettivo principale del libro rimane il
superamento degli ostacoli strutturali che da sempre impediscono sia la
promozione della cultura italiana all'estero, sia la piena utilizzazione
della nostra rete culturale nel mondo - per capire come siamo visti
all'estero. Da questo progetto è emerso come a tutt'oggi gli stranieri
abbiano un'opinione su di noi di gran lunga superiore alla nostra. In
questo contesto - ha proseguito il Sottosegretario dopo aver auspicato un
rilancio a livello mondiale, nazionale e locale della nostra proiezione
culturale attraverso un intenso dialogo tra i popoli ed un migliore
coordinamento tra la nostra politica e quella dei Paesi interessati -
bisogna inoltre rafforzare gli Istituti di Cultura ribadendo la loro
autonomia e trasformandoli in veri e propri Uffici amministrativi per gli
Affari Esteri".
Dopo il conciso intervento del Sottosegretario agli Esteri Margherita
Boniver, volto a sottolineare pieno apprezzamento per la nomina al vertice
della Farnesina di Franco Frattini e la necessità di superare al più presto
i tanti luoghi comuni che ancora oggi sminuiscono l'immagine internazionale
del nostro Paese, il Ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia ha
ribadito con forza che dopo la storica vittoria del voto gli italiani
all'estero non devono essere più discriminati nella fruizione dei diritti.
Dopo aver sottolineato la necessità e l'urgenza di adeguare, passando da 4
a 10 miliardi di lire, i contributi in favore dei media italiani nel mondo,
il Ministro si è tuffato nell'attualità politica auspicando un rapido e
definitivo via libera all'ordine del giorno sulla Finanziaria, già
approvato dalla Camera, che prevede anche per i nostri connazionali
all'estero l'innalzamento della pensione minima a 516 euro. "Una pretesa
irrinunciabile", cosi la definisce Tremaglia, che, se non venisse accolta
dal Senato, potrebbe aprire una seria frattura. “Ho fiducia che il Governo
comprenda l’urgenza di una situazione che sta diventando drammatica. Ed in
questo senso debbo valutare anche sul piano personale le mie
responsabilità”, aveva già dichiarato Tremaglia nei giorni scorsi.
Dal Presidente della Provincia di Roma Silvano Moffa, uno dei promotori del
convegno, è stata invece posta in evidenza la specificità dell'identità
italiana che, nell'era della globalizzazione, tende a coincidere con il
recupero e la tutela delle nostre tradizioni storiche, dell'architettura e
dell'arte italiana. "Quello che manca - secondo Moffa - è una fattiva
saldatura tra la politica e la cultura italiana che consenta di trasferire
le risorse del nostro paese in un elemento fortemente identitario". Una
necessità, la proiezione del "sistema Italia" nel contesto internazionale,
che è stata ribadita anche dal Direttore di Rai International Massimo
Magliaro. Dopo aver ricordato le grandi opportunità comunicative offerte
dalla globalizzazione e l'esiguità dei fondi messi a disposizione della
struttura Rai per la produzione di programmi radio e televisivi (in questo
contesto i finanziamenti annui di Rai International non superano i 20
miliardi di lire mentre gli investimenti della BBS si attestano intorno ai
1000 miliardi), Magliaro ha sottolineato come a tutt'oggi sia quanto mai
necessaria, per far conoscere nel mondo i modelli di vita, le potenzialità
tecnologiche e le prerogative culturali italiane, la creazione di uno
specifico "braccio informativo" che promuova all'estero il "buon vivere"
del nostro Paese. Un modello vincente che si riflette positivamente anche
sulla diffusione della lingua italiana nel mondo. A tutt'oggi infatti il
nostro linguaggio viene studiato ed apprezzato dalle nuove generazioni
italiane e straniere sia per motivazioni culturali - l'italiano è la lingua
dell'eccellenza artistica - sia, nei Paesi d'accoglienza che attraversano
gravi crisi economiche, per motivi pratici strettamente connessi
all'elevazione sociale ed alla ricerca del lavoro. In questo contesto
internazionale - caratterizzato anche dalla riforma della rete diplomatica
italiana che porterà all'adozione di nuovi criteri manageriali per la
promozione della nostra cultura - Rai International, sempre secondo Massimo
Magliaro, dovrà compiere un vero e proprio salto di qualità. Una profonda
trasformazione che, senza dimenticare gli italiani all'estero, porti alla
creazione di uno specifico canale internazionale, atto a diffondere la
televisione italiana in tutto il mondo.
Ma la comunicazione italiana all'estero non si esaurisce nell'azione di Rai
International. Sono infatti circa 800 i quotidiani ed i periodici in lingua
italiana che irradiano, insieme alle mille radio e televisioni che operano
nei più lontani Paesi d'accoglienza, la nostra cultura nel mondo. Un mondo
di micromedia - al momento manca però un attendibile censimento sulla reale
portata del fenomeno - che secondo il Presidente dell'Ordine dei
Giornalisti Lorenzo Del Boca non deve essere dimenticato. "Così com'è stato
ingiusto che in passato siano state dimenticate le nostre comunità
all'estero- ha infatti sottolineato Del Boca dopo aver auspicato la nascita
in ogni Paese d'accoglienza di specifiche associazioni per i giornalisti
italiani residenti -, oggi sarebbe altrettanto sbagliato che i giornalisti
italiani dimenticassero i tanti colleghi che operano nel mondo". Per quanto
concerne invece la diffusione della cultura italiana all'estero dal
Presidente della Dante Alighieri Bruno Bottai è stato ricordato come a
tutt'oggi, nonostante la "nave" della lingua italiana stia viaggiando nel
mondo con ottimi risultati ad a vele spiegate, siano quanto mai necessari
nuovi apporti professionali e finanziari per evitare che il "natante",
privo di motori supplementari, finisca per andare alla deriva.
Di tutt'altra natura l'intervento del Ministro delle Politiche Agricole e
Forestali Gianni Alemanno che ha in primo luogo espresso apprezzamento per
il messaggio del Santo Padre alle Camere, nel quale si riconosce
l'importanza delle radici del nostro popolo e, allo stesso tempo, la sua
propensione verso valori universali. Principi importanti, su cui si fonda
la nostra identità nazionale e cattolica, che, secondo il Ministro,
porteranno l'Italia ad affrontare con serietà i rischi di omologazione e di
utilitarismo connessi alla globalizzazione. "L'agricoltura - ha proseguito
Alemanno ricordando la necessità di proteggere i prodotti italiani di
origine controllata dall'avvento dei cibi transgenici - è portatrice di
servizi, valori e di identità che non si riducono alla semplice produzione
di merci. Tutto questo vale soprattutto per l'Italia che in campo
internazionale ricopre, per quanto concerne il settore agroalimentare ed
enogastronomico, posizioni di assoluto rilievo" . Alemanno, dopo aver
sottolineato come a tutt'oggi solo il 20% dei ristoranti e delle merci nel
mondo che si rifanno alle nostre tradizioni alimentari siano in realtà
veramente italiani, ha annunciato per la giornata del 3 dicembre la
presentazione al Capo dello Stato del marchio dei ristoranti italiani nel
mondo. La certificazione di qualità verrà data solo agli esercizi che,
anche attraverso la rete telematica, acquisteranno un determinato
quantitativo di merce italiana e che seguiranno le regole della nostra
scuola enogastronomica. Al convegno è intervenuto il giornalista della Rai
Claudio Angelini che ha presentato alcuni spezzoni della trasmissione
"Zoom". Un programma settimanale, prodotto direttamente negli Stati Uniti
da Rai International, che propone - anche con l'ausilio dei sottotitoli -
interviste ed inserti filmati sui grandi personaggi dell'emigrazione
italiana del Nord America e sui problemi, i sogni e le aspettative delle
nostre collettività. (Lorenzo Zita-Inform)
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Convegno sull’immagine dell’Italia. Gli americani amano la nostra «civiltà del lavoro»
Creativi ma caotici: così ci vedono all’estero

Corriere della Sera, 16 novembre 2002
ROMA - Estroversi e creativi, ma anche confusionari e inaffidabili. E chissà se poi siamo davvero così: machi e mangiatori di spaghetti, legati alla famiglia e sensibili. Se siamo cioè come ci vedono loro, gli stranieri. Di questo e del libro di Mario Baccini e Arturo Diaconale intitolato appunto «Come ci vedono gli stranieri» si è parlato ieri a Roma, nel corso di un convegno dedicato all’immagine dell’Italia. Il volume raccoglie il lavoro di inchiesta svolto dagli Istituti italiani di cultura all’estero. Ne risulta che siamo un paese apprezzato per le nostre ricchezze artistiche e famoso per la moda, la cucina, il design, il paesaggio e la qualità della vita. Ma nella lettura del lavoro si scoprono anche alcune curiosità. In Cina, ad esempio, faticano a pensarci come uno dei paesi più industrializzati del mondo. Negli Stati Uniti amano la nostra «civiltà del lavoro», intesa come tolleranza della pausa caffè nell’orario d’ufficio. I danesi pensano che «facciamo le cose alla grande» mentre i brasiliani «apprezzano i nostri successi contro la criminalità organizzata».
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La nostra immagine all’estero in un libro bianco degli istituti di Cultura
di DANIELE DEL MORO

Il Tempo, sabato 16 novembre 2002
GLI stereotipi sembrano ancora resistere. Nonostante le buone intenzioni del convegno promosso dalla Provincia di Roma sul tema «Immagine e identità degli italiani», l'impressione è che mafia, maccheroni, machismo e mandolino continuino ad essere radicati nell'immaginario collettivo estero. È vero che il «libro bianco» pubblicato dagli Istituti di cultura nel modo riafferma una nostra immagine più raffinata e prestigiosa rispetto al passato, con punti fermi nell'arte, nella cucina e nella moda, ma il luogo comune dell'italiano un po’ alla Sordi, inconcludente ma geniale, fa tutt'uno con tanti pregi Mirko Tremaglia non ha dubbi: «Gli italiani di oggi hanno approfondito e sviluppato le loro grandi qualità di sempre: laboriosità, ingegno, creatività, capacità di sacrificarsi. Oggi, finalmente, gli italiani nel mondo vedono riconosciuta la loro forza. Non è un caso che 351 parlamentari all'estero siano di origine italiana. Sono entrati nelle scuole, nei governi, nei parlamenti. Abbiamo invaso il mondo con la nostra storia, la nostra italianità e le nostre radici. Dobbiamo continuare a valorizzare questa richezza che la partitocrazia, per interessi propri, non ha mai voluto portare a compimento. Essere italiani nel mondo dovrà essere la stessa cosa che essere italiani in patria».
Non è dello stesso avviso Tony Negri che dichiara senza mezzi termini: «Resto perplesso riguardo all'identità degli italiani soprattutto se penso che a Timisoara ci sono più industrie che nella provincia di Treviso. L'Italia all'estero si è affermata con la moda e l'industria del lusso. È stata, quindi, la nostra capacità di meticciaggio quella che è sembrata dominare come caratteristica. Quello che oggi è forte nell'identità italiana lo si deve alla straordinaria apertura nei confronti di ciò che non è italiano». Pareri opposti, dunque, che indicano l'apertura del dibattito, la ricchezza delle posizioni e la passione con cui siamo giudicati e ci giudichiamo. «Le particolari vicende politiche e culturali del paese - spiega Arturo Diaconale, che ha organizzato la due-giorni - hanno cancellato i simboli del passato. Il tentativo di unificare gli italiani sulla Resistenza non è riuscito come non è riuscito il tentativo di riesumare i fantasmi di un passato totalmente storicizzato dalla coscienza civile del paese. Ma ciò che non è riuscito alla classe politica e culturale, è riuscito alla società civile che nella cultura materiale ha espresso la nuova identità italiana ed ha creato le condizioni per una nuova immagine degli italiani». Il quadro, insomma, andrebbe lentamente modificandosi. Se Baggio e Garibaldi all'estero vanno forte, l'attuale immagine nazionale punta a nuove virtù nella demolizione di antichi pregiudizi. L'Istituto italiano di cultura di Praga sottolinea una immagine poco lusinghiera della nostra società ricordando che chi ha avuto modo di soggiornare in Italia ha parlato di «lentezza e approssimazione nell'amministrazione, di scarsa affidabilità negli affari, di disoccupazione, instabilità politica, divario economico tra Nord e Sud».
La ricchezza del nostro patrimonio, storico, artistico ed anche linguistico rimane il grande tramite per il rilancio della nostra immagine. «Spesso oscilliamo fra due estremi nel giudicare alcuni aspetti del nostro paese - spiega l'ambasciatore Bruno Bottai - a cominciare dalla lingua. A volte lamentiamo che la lingua italiana sia ridotta ai nostri confini, oppure, orgogliosi dell'apporto insostituibile dato nel corso dei secoli alla civiltà mondiale, pensiano che all'italiano vada comunque riconosciuta una posizione di privilegio. Le cose non stanno così. Cultura non è solo filosofia, letteratura, arte, scienza; è anche vitalità e originalità del modo di vivere di un popolo che include il rispetto delle tradizioni, i divertimenti, la moda, lo sport, le canzoni e la cucina». Ma in contraddittorio Toni Negri ha ricordato quella «fuga di cervelli» che rappresenta una delle più profonde contraddizioni di questo paese.

«ITALIANI BRAVA gente», oppure orgogliosi, autolesionisti, creativi, inaffidabili, approssimativi o superficiali? ...

Il Tempo, venerdì 15 novembre 2002
... Per dare un colpo a una interminabile serie di luoghi comuni o più semplicemente per provare a comprendere vizi e virtù del genio italico, è stato inaugurato ieri il convegno patrocinato dalla Provincia di Roma e promosso da Arturo Diaconale, «Immagine e identità degli italiani».
La prima giornata dei lavori è stata dedicata al tema «Immagine dell'Italia: come ci vedono», con interventi di Edward Luttwak, Fabrice D'Almeidà, Adrian Lyttelton, Joseph LaPalombara, Victor Zaslavskj, Wolfang Schieder, Sergio Minerbi e Michele Santoro, tanto per fare dei nomi, mentre il programma odierno verrà incentrato sulla questione dell'identità italiana con interventi di numerosi studiosi e politici tra cui Giano Accame, Toni Negri, Paolo Mieli, Maurizio Costanzo, Francesco Perfetti, Virgilio Ilari e Mirko Tremaglia. Il convegno, a dire il vero, più che parlare degli italiani, ha parlato di Berlusconi. Come se poi vizi e virtù del nostro popolo li incarnasse tutti il presidente del Consiglio. Almeno è stata questa l'impressione che hanno dato Lyttelton, D'Almeidà e Schieder. Stupisce ancora di più l'equazione, un po’ stantia, Berlusconi uguale fascismo. Il professore francese ha ricordato «che il caso Berlusconi è oggetto delle conversazioni degli intellettuali francesi che paragonano l'Italia sempre più al Sudamerica» mentre Schieder ha sottolineato che, nonostante la grande amicizia che lega i tedeschi agli italiani «la stampa in Germania è tutta contro Berlusconi». Se in Italia la legittimità democratica, come ha detto Zaslavskj, «è stata sempre condizionata dall'antifascismo come ideologia di Stato», gli stereotipi sugli italiani geniali ma inconcludenti sono duri a morire.
Edward Luttwak ha illustrato la posizione americana: «Gli americani non possono giudicare gli italiani perché non esistono come popolo ma sono un insieme di genti diverse. Mentre i tedeschi, i francesi, gli inglesi giudicano, gli americani sono contrari a questa tendenza. Dell'Italia, certo, esiste una immagine contradditoria e ambigua che proviene dalla guerra e che oggi, sotto certi aspetti, rimane. I Soldati americani risalivano l'Italia e rimanevano stupefatti di come convivessero insieme povertà e bellezza di palazzi e cattedrali. Poi le cose sono lentamente cambiate.
Insomma, se lo Stato italiano si puo’ criticare, proviamo a vedere come gli italiani hanno reagito dopo l'11 settembre. Il forte senso di appartenenza all'Occidente li ha subito immedesimati con le vicende americane quando in Francia o in Germania la gente aspettava dai governi i segnali sul da farsi».
Italiani generosi, dunque, ma sempre nell'occhio del mirino. LaPalombara, infatti, sottolinea di non essere d'accordo con l'amico Luttwak: «Non è vero che gli americani non giudicano, anzi. Basti pensare che Mario Cuomo ha preferito non candidarsi alle presidenziali a causa di certe lontanissime parentele siciliane. Ecco il problema: quanto è accaduto oggi, con relatori stranieri che parlano male del presidente del Consiglio, non accadrebbe mai in altri paesi. Il difetto italiano è proprio questo autolesionismo, questa tendenza a portare all'estero l'immagine di una eccessiva autoflagellazione. La tendenza a parlar male dei propri connazionali fa parte del Dna degli italiani. Ricordiamoci di Dante e di Machiavelli. Intellettuali, giornalisti e magistrati hanno contribuito in maniera determinante alla formazione di questa immagine negativa. La mafia, per molti americani, è un’industria multinazionale, lo stesso dicasi per tangentopoli e certi accanimenti giudiziari. Io non sono di centro-destra; dico solo che certe secolari polemiche compromettono l'immagine del Paese e formano stereotipi che confondono la riflessione».
Santoro, intervistato da Diaconale e rimbeccato dal presidente del Consiglio provinciale, Alberto Pascucci, ha ricordato quanto, a proposito della televisione, strumento determinante per la formazione del consenso, «occorrano autodisciplina e il rispetto dei codici deontologici per emanciparsi dai poteri politici e comporre un reale pluralismo». Perché, come ha dichiarato il presidente della Provincia Moffa, «la riflessione sulla storia non è appannaggio di una sola parte politica» e valorizzare l'identità italiana nella società globale diventa fondamentale per rimanere se stessi.
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Istituti di cultura: un progetto per il nuovo millennio, di Mario Baccini

Pubblichiamo uno stralcio del contributo del Sottosegretario agli Esteri Mario Baccini sul Libro Bianco dal titolo “Come ci vedono gli stranieri”, presentato a Roma nel corso del convegno “Immagine e identità degli italiani”.

Nel luglio 2001, nell’assumere le mie funzioni di sottosegretario agli Affari esteri e contemporaneamente quelle di presidente della Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero, mi sono reso conto che una ricca e complessa realtà era condizionata e frenata da fattori strutturali che ne impedivano il pieno dispiegamento. Il mio obiettivo è stato, dunque, fin da allora, quello di rimuovere tali ostacoli per ottimizzare l’operatività della rete di promozione culturale italiana, composta in primo luogo dagli istituti italiani di cultura, ma alla quale partecipano attivamente le nostre ambasciate ed i consolati. E’ mia intenzione, inoltre, creare nuovi rapporti di sinergia tra azione diplomatica, promozione culturale e promozione economica, tutti aspetti complementari della complessiva azione di proiezione all’estero del nostro “Sistema Paese”.
Ho elaborato perciò un sostanziale progetto di riforma della legge 401 del 1990 che regola il sistema della rete degli istituti di cultura, ma anche la Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero, un organo importantissimo che, opportunamente rilanciato, può costituire un forum a garanzia del pluralismo delle politiche culturali e, al tempo stesso, la cabina di regia indispensabile per assicurare il coordinamento dell’azione degli istituti che si devono invece muovere in piena autonomia gestionale e di programmazione. Per giungere a tale progetto è stato necessario, mediante la collaborazione di istituzioni ed esperti, e in primo luogo quella della direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale del Ministero degli Esteri, studiare in
dettaglio tanto gli aspetti teorici che quelli operativi del complesso sistema della promozione culturale e linguistica italiana.
Il presente libro bianco, che corona tale studio, intende fare il punto sulla situazione attuale. I contributi in esso raccolti illustrano i diversi aspetti di questa situazione e nei confronti della quale deve dispiegarsi un progetto politico e istituzionale di ampio respiro che si sostanzia in primo luogo nel disegno di legge da me formulato. Al centro del progetto, vi è la mia convinzione che la cosiddetta diplomazia culturale sia parte integrante della generale azione diplomatica e che essa non si trovi, come nel passato, in una posizione ancillare rispetto agli aspetti politici ed economici. Credo inoltre fermamente nel ruolo fondamentale della cultura e della lingua italiana non solo quale veicolo di promozione e valorizzazione dell’immenso patrimonio culturale di cui l’Italia dispone, ma anche quale strumento di sostegno all’attività delle imprese, sia sul piano nazionale che internazionale. Il ruolo di primo piano che l’Italia svolge in ambito europeo e mondiale e la sua internazionalizzazione, cioè la piena integrazione del “Sistema Italia”
nella dimensione globale politica, economica e sociale, impongono un’attenzione speciale alla proiezione estera della nostra cultura, il che significa sia ai suoi contenuti che alla sua immagine.
Fino ad un recente passato, infatti, i rapporti culturali internazionali erano visti soprattutto in termini di conoscenza delle altre culture, e di promozione della propria. La globalizzazione ha comportato una sempre più accentuata unificazione anche della dimensione culturale e, allo stesso tempo, la riaffermazione della propria identità culturale è divenuta per molti paesi un obiettivo primario. Questa capacità di trasmettere la propria cultura, nonché la propria immagine, è dunque un fattore portante nel processo di interazione globale. Occorre poi riaffermare un altro elemento centrale per la posizione dell’Italia in campo internazionale: la diffusione nel mondo della nostra civiltà deve anche sottolineare i legami di valori e di cultura che ci uniscono agli altri popoli, nella ricerca comune della pace e della prosperità.La promozione culturale all’estero assume, in sintesi, una valenza tripla: significa, in primo luogo, la diffusione del nostro patrimonio di cultura sia nelle espressioni nazionali che in quelle regionali e locali; in secondo luogo rappresenta un sostegno all’azione politica ed economica del Paese; in terzo luogo essa è strumento primario di dialogo tra i popoli, nel perseguimento di un’azione di pace e cooperazione internazionale.
Non a caso ho inteso promuovere tre diverse giornate di studio legate a questi temi, rispettivamente dedicate a “Cultura e impresa”, “Cultura e occupazione” e “Cultura e solidarietà”. A queste spinte se ne aggiunge un’altra di non minore importanza, che riguarda le comunità degli italiani residenti all’estero. La nostra promozione culturale ha da sempre dedicato un’attenzione particolare alle grandi comunità degli italiani nel mondo ed ai loro discendenti che costituiscono una parte viva della nostra nazione.
Le istituzioni culturali italiane mantengono con loro un rapporto privilegiato, contribuendo in modo determinante a mantenere stretto il legame che li unisce al Paese. Il progetto di riforma della legge 401 coglie le istanze di rilancio di questo rapporto, che già hanno trovato espressione recente nella provvedimento legislativo che riconosce ai nostri connazionali residenti all’estero il diritto di voto, attivo e passivo, garantendone così la piena rappresentatività nelle massime istituzioni della Repubblica. Il progetto da me sostenuto intende rivitalizzare il rapporto tra gli italiani nel mondo e le nostre istituzioni culturali sia in patria che all’estero, in modo tale che essi possano portare il loro contributo anche alla vita culturale oltre che a quella civile e politica.
Di fronte a prospettive così ampie e a compiti così ambiziosi occorre senz’altro rivedere la legge 22 Dicembre 1990 n° 401 “Riforma degli Istituti di cultura e interventi per la promozione della cultura e della lingua italiana all’estero”. Essa, pur avendo indubbiamente costituito un fondamentale e positivo momento di rinnovamento e di sistemazione dei problemi strutturali inerenti alle tematiche della promozione della lingua e della cultura italiane all’estero, non è riuscita a prevedere alcune contraddizioni funzionali e difficoltà operative che si sono evidenziate nel corso della sua applicazione. Si tratta oggi di migliorare e potenziare tale strumento legislativo, e contemporaneamente di aumentare le risorse umane e finanziare destinate alla promozione culturale. Gli interventi auspicati vanno dunque in due direzioni. La prima è quella dell’assetto organizzativo ed istituzionale, la seconda è quella delle strategie operative. Per quanto concerne l’aspetto organizzativo, l’obiettivo principale è il rafforzamento degli Istituti italiani di cultura, che rimangono il fulcro della promozione linguistica e culturale italiana nel mondo.
Alla luce infatti dell’esperienza di molti decenni di attività e attraverso lo studio dei modelli adottati da altri paesi, il ruolo degli Istituti risulta insostituibile. Essi infatti rappresentano l’unica presenza istituzionale in grado di agire come punto di raccolta delle istanze provenienti dalle realtà locali dai vari paesi, estremamente diversificate tra loro e che richiedono risposte altrettanto diversificate pur nell’ambito di una strategia unitaria. Viene, pertanto, ribadita la loro autonomia e definito il loro ruolo in quanto uffici dell’Amministrazione degli Affari esteri. Ciò per contemperare le importanti esigenze di coordinamento con la duttilità che ciascuna realtà operativa necessita.
In secondo luogo, è prevista il potenziamento delle figure dei cosiddetti “chiara fama”, cioè di quegli illustri personaggi del mondo della cultura chiamati a svolgere all’estero importanti funzioni nel quadro della promozione culturale. Allo stesso tempo è prevista una serie di interventi per rilanciare le attività di diffusione della nostra lingua, rilancio che costituisce uno degli aspetti strategici più rilevanti del progetto di legge. Gli Istituti italiani di cultura costituiranno un canale privilegiato di diffusione all’estero delle attività di insegnamento e
ricerca dell’italiano. Sul piano istituzionale, infine, a fronte del rilancio degli Istituti Italiani di Cultura come proiezione estera della nostra rete di promozione culturale corrisponde, in Italia, il rilancio della Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero, che significativamente diviene Commissione nazionale per la promozione della cultura, della lingua e della scienza italiana all'estero e vede ridefinite la sua composizione e le sue funzioni. Infatti, al fine di ampliarne la rappresentatività, vengono accolti in essa esponenti qualificati dei diversi ambiti della realtà culturale e civile italiana.
Allo stesso tempo le sue funzioni sono modificate per renderla il centro propulsivo di idee e strategie della promozione culturale, al servizio degli Istituti che, nella loro piena autonomia decisionale ed organizzativa, operano nei diversi paesi del mondo.
Sul piano delle strategie, oltre al rilancio dell’insegnamento della lingua, in parte trascurato nel corso degli ultimi anni, gli Istituti saranno chiamati a favorire l’interscambio universitario a tutti i livelli e a rafforzare le attività a sostegno della diffusione di opere letterarie e scientifiche nonché di quelle cinematografiche e su altri supporti audiovisivi, anche mediante incentivi alla loro traduzione che permetterà di raggiungere un pubblico più ampio, per avvicinarlo alla nostra cultura.
Verranno, altresì, confermati e potenziati i contributi alle istituzioni scolastiche ed universitarie straniere per la creazione e il funzionamento non solo di cattedre di lingua italiana ma anche di altre discipline insegnate nella nostra lingua. L’obiettivo è l’incremento dei rapporti di collaborazione con i Dipartimenti di italianistica, nonché con altri centri di ricerca accademici stranieri interessati alla società italiana.
Particolare attenzione è altresì rivolta al mondo dell’editoria ed alle produzioni editoriali bilingui, anche nell’intento di propiziare il processo di integrazione europea.
Quanto poi alla cooperazione internazionale nei campi della ricerca e della tecnologia, essa si configura nella realtà odierna come parte essenziale dell’attività di promozione culturale sia sul piano delle relazioni bilaterali che nei fori multilaterali, in quanto strumento di affermazione dei settori più avanzati della nostra cultura scientifica e dei settori produttivi, con ricadute positive in termini di competitività del nostro sistema Paese. La proiezione all’estero del sistema scientifico e tecnologico italiano si avvale della rete degli addetti scientifici, che operano nell’ambito delle rappresentanze diplomatiche, nonché degli accordi di cooperazione scientifica e tecnologica. Il numero degli addetti scientifici, è tuttavia largamente insufficiente a garantire una adeguata presenza della scienza e della tecnologia italiana nel mondo. Ne consegue che, nelle sedi in cui non operano addetti scientifici, gli Istituti di cultura sono chiamati sempre più a fornire supporto, anche attraverso le proprie strutture, alle attività di carattere scientifico e tecnologico.
In conclusione possiamo dire che l’Istituto di cultura deve trasformarsi da organo di gestione a organo di strategia. E’ questo, in sintesi l’obiettivo primario del disegno di legge. Esso, riaffermando la responsabilità istituzionale dell’Amministrazione degli Esteri nella promozione e nella diffusione all’estero della cultura e della lingua italiana - ferme restando le competenze in materia delle altre amministrazioni dello Stato, quali risultano dalla normativa vigente - tende a superare le attuali debolezze strutturali attraverso misure di specializzazione del personale, di modernizzazione delle strutture e di coordinamento tra risorse pubbliche e private, nonché di programmazione qualificata e pluralistica. Nel valorizzare il patrimonio di strutture, mezzi ed esperienze di cui già dispone, il Ministero riconosce agli Istituti di cultura ed ai loro direttori - chiamati a svolgere funzioni di promozione culturale con spirito di imprenditorialità creativa - il ruolo centrale di stimolo e direzione strategica della nostra politica culturale all’estero, nonché quello di interlocutori privilegiati con l’iniziativa privata in tale settore.
L’Istituto di cultura, pertanto, si caratterizza quale strumento fondamentale della nostra proiezione culturale, non soltanto per le iniziative che esso può direttamente realizzare con i propri mezzi, ma anche per le funzioni di coordinamento, di guida e di stimolo alla collaborazione con Regioni, Comuni, Province ed altri soggetti pubblici e privati italiani, potenziali ispiratori e finanziatori di eventi culturali di alto livello. In armonia con l’indirizzo che sempre più emerge nella legislazione e nella concreta attività amministrativa di valorizzare le sinergie tra pubblico e privato, il testo legislativo prevede a tal fine la possibilità per l’amministrazione di partecipare o stipulare convenzioni con associazioni, fondazioni o società private per il reperimento dei fondi necessari all’organizzazione di attività od eventi culturali da realizzare all’estero.
Catalizzatore di energie autonome, nel rispetto degli apporti delle Istituzioni con cui collabora, l’Istituto può offrire la propria esperienza e conoscenza della realtà locale e favorire gli opportuni contatti.
Quale organo non solo di gestione ma di strategia, l’Istituto di cultura si presenta al confronto europeo con strutture e finalità istituzionali aggiornate: Quale organo non solo di gestione ma di strategia l’Istituto di cultura si presenta, con strutture e finalità istituzionali più moderne, al confronto europeo la sfida è quella di dare anche all’Italia risorse e mezzi adeguati a valorizzare e far conoscere un patrimonio culturale che non ha confronti. (Mario Baccini, Sottosegretario agli Affari Esteri)
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Italiani: immagine e identità, come ci vedono all'estero

Roma, 14 nov. - (Adnkronos) - Intellettuali di diversa estrazione culturale e politica si confrontano sul tema dell'identità nazionale. Edward Luttwak, Michele Santoro, Giano Accame, Joseph La Palombara e Paolo Mieli sono alcuni dei nomi degli ospiti del convegno promosso alla provincia di Roma e dal ministero per gli Affari esteri sull''Immagine e identità degli italiani', che si svolgerà oggi e domani nell'ex sala stampa del Giubileo, a Roma.
L'incontro servirà per verificare l'immagine attuale dell'Italia all'estero e registrare quale volto offre oggi il nostro paese nel mondo attraverso i suoi personaggi e le sue aziende.
''Per un tema così importante come quello dell'identità nazionale non potevano mancare voci diverse come quelle di Santoro, Accame, Luttwak, La Palombara e Folco Quilici - ha detto all'Adnkronos il presidente della provincia di Roma Silvano Moffa -. E se oggi fa scalpore il fatto che la destra si soffermi a parlare dei grandi temi della storia, organizzando appuntamenti di questo tipo, è nostra intenzione dimostrare che certi argomenti non sono di competenza di determinate aree politiche e che la discussione è calda tanto a sinistra quanto a destra''.
''Oggi si va delineando una nuova concezione della storia, basata su una riflessione meno stereotipata rispetto al passato - ha continuato Moffa - si cerca di recuperare quella ricchezza culturale che i nostri campanili hanno saputo portare all'Italia in 140 anni di unità. Se si impone solo l'aspetto economico della questione, infatti, si rischia di mettere in discussione l'immagine unitaria del paese, ma se guardiamo a tutte le nostre tradizioni culturali ed enogastronomiche e alla loro mescolanza, ci accorgiamo che questa è la nostra ancora di salvezza''.
''Purtroppo, però, all'estero non sempre diffondiamo come dovremmo l'immagine del nostro paese -ha concluso il responsabile di Palazzo Valentini - e spesso agli occhi degli stranieri l'Italia viene ancora associata agli spaghetti ed alla mafia o anche a Tangentopoli. Spero quindi che il nuovo ministro degli Esteri, che è persona amabilissima ed esperta, possa rappresentare al meglio la vera immagine dell'Italia nel mondo. Un'immagine che si basa soprattutto sulle nostre bellezze culturali e se oggi l'italiano è la quarta lingua più studiata al mondo è buon segno, perché significa che torna il richiamo dello spirito''.
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Roma: convegno "Immagine ed identità degli italiani" 14/15 novembre

Roma, 13 nov. (Adnkronos) - "Immagine ed identità degli italiani". E' questo il titolo del convegno-evento che si terrà il 14 e 15 novembre presso il Centro convegni della provincia di Roma.
Il convegno organizzato dalla provincia di Roma in collaborazione con Euromedia e il Centro studi stampa romana 'Francesco De Santis', avrà molteplici scopi: esaminare l'attuale immagine dell'Italia all'estero; verificare le caratteristiche dell'identità che all'inizio del terzo millennio gli italiani hanno di loro stessi; registrare quale volto il nostro Paese offre di se stesso nel mondo attraverso i suoi personaggi e le sue aziende simbolo, il tutto per promuovere una nuova forma di patriottismo capace di risvegliare nella coscienza degli italiani a più di cinquant'anni dalla fine della guerra, la consapevolezza della propria storia, delle proprie radici e del proprio ruolo nell'Europa e nel contesto internazionale.
L'evento si articolerà in due giornate di lavoro: la prima sarà dedicata al tema 'Identità italiana' e sarà suddiviso a sua volta in due parti: un dibattito su 'come ci vediamo' ed un altro su 'come siamo'; la seconda giornata invece, sarà dedicata al tema 'Immagine dell'Italia', anch'essa suddivisa in due parti: 'come ci vedono' e la presentazione del 'Libro Bianco'.
Parteciperanno all'incontro numerosi esponenti della politica italiana come il ministro delle Politiche agricole e forestali, Gianni Alemanno, il ministro per gli Italiani nel mondo, Mirko Tremaglia ed il sottosegretario agli Affari esteri, Mario Baccini, giornalisti italiani e stranieri, intellettuali, storici e rappresentati degli Istituti italiani di cultura all'estero.
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Emigrazione Notizie
Numero 38 del 30 ottobre 2002
A cura di Rita Riccio

EMENDAMENTI DS-ULIVO ALLA LEGGE FINANZIARIA 2003
La legge finanziaria sta per giungere alla sua conclusione alla Camera dei deputati, per poi passare al Senato. Numerosissimi gli emendamenti presentati nel corso dell’intero iter delle discussioni preliminari, con le parti istituzionali e sociali e in Parlamento. Il disegno di legge finanziaria è stato, infatti, discusso, nella prima fase, dopo la presentazione a fine settembre, con le Conferenze Stato-regioni e Stato-città, con i sindacati e la confindustria. Una parte degli emendamenti è stata esaminata, con scarsi risultati, altri lo saranno nei prossimi giorni. Giovedì 24 ottobre la Commissione bilancio della Camera ha dato il via libera all’articolo 1 del disegno di legge, fondamentale, contenente il livello massimo dei saldi da finanziare nell’ambito della manovra correttiva di 20 miliardi di euro, dei quali 8 miliardi di tagli alla spesa, 8 miliardi di euro di incasso dal concordato fiscale e altri 4 da vendite patrimoniali. Di questa entità della manovra abbiamo dato già notizia nel nostro primo servizio sulla legge finanziaria. Ieri è stato ancora approvato il cosiddetto modulo fiscale: accorpamento fiscale delle aliquote, no-tax area fino a un massimo di 7500 euro per i lavoratori dipendenti, 7000 per i pensionati e 4500 per gli autonomi.
Più complessa è la verifica delle grandi opere, come di quelle nel Mezzogiorno, le quali fanno parte di un altro provvedimento di legge, già definitivamente approvato dal Parlamento, ma da controllare nella sua esecuzione; ancora non si hanno, intanto, proposte e idee chiare sul destino della FIAT. A dette questioni facciamo solo un accenno, in quanto è noto che la materia economica e finanziaria non è valutabile solo in un rapporto con la legge finanziaria, ma anche con i bilanci dello Stato e altre leggi di raccolta e distribuzione delle risorse, e, inoltre, con l’esame della complessa materia degli stanziamenti pubblici e privati, di cui non si è affatto sopita la giustificata protesta delle parti sociali e, talora degli enti locali.
Diamo qui conto di alcuni particolari emendamenti, presentati dai DS e dall’Ulivo, che concernono la materia di cui ci occupiamo più direttamente, quella dell’emigrazione-immigrazione e degli italiani all’estero. Gli emendamenti sono stati formulati dagli Onn. Marina Sereni (responsabile Esteri dei DS), Gianni Pittella (responsabile per gli italiani all’estero dei DS) e dal senatore Franco Danieli (responsabile per gli italiani all’estero della Margherita).


EMENDAMENTI ALLA FINANZIARIA 2003

I
Spese funzionamento organismi di rappresentanza

Capitolo 3081 (Spese per elezioni Comites)
- Da euro 5 milioni a euro 9.292.224 (+ 4.292.224)
Capitolo 3091 (Spese per elezioni CGIE)
- Da euro 774.686 a euro 900.000 (+ 125.314)
Capitolo 4040, 4133, 4233, 4333, 4433 (Contributi Comites)
- Accorpare la spesa in un unico capitolo intestato alla Direzione Generale degli Italiani all’Estero e passare da euro 2.274.995 complessivamente proposti a 8.000.000 (+ 5.725.005)

II

Interventi di solidarietà
Capitolo 1163 (Assistenza indiretta)
- Da euro 9.981.000 a euro 10.481.000 (+ 500.000)
Capitolo 3121 (Assistenza diretta)
- Da euro 13.427.879 a euro 18.427.879 (+ 7.500.000).

III
Promozione della cultura italiana all’estero

Capitolo 2761 (Istituti Italiani di Cultura)
- Da euro 14.977.251 a euro 18.500.000 (+ euro 3.5222.749)
Capitolo 3122 (Attività culturali)
- Da euro 2.453.171 a euro 5.000.000 (+ 2.546.829)
Capitolo 3153 (Contributi agli enti gestori)
- Da euro 28.405.131 a euro 30.905.131 (+ 2.500.000)

IV
Cittadinanza e voto
Capitolo 3092 (Censimento e anagrafe)
- Da euro 2.749.359 a euro 3.009.359 (+ 259.994)

V
Contrattisti
Capitolo 1501 (Contrattisti)
- Da euro 94.220.217 a euro 95.220.217 (+ 1.000.000)
Totale delle maggiorazioni proposte: euro 27.972.115

VI
Trattamento previdenziale

Emendamento Art. 29
Eliminare


Emendamento Art. 29
Ai fini dell’accesso a tutte le prestazioni erogate dall’INPS soggette a requisito reddituale, si deve tenere conto di quei redditi prodotti all’estero che, se prodotti in Italia, sarebbero considerati rilevanti ai fini dell’accertamento del predetto requisito. I redditi prodotti all’estero devono essere accertati sulla base di dichiarazioni certificate dalla competente autorità consolare, che si avvale, senza oneri aggiuntivi, degli Enti di Patronato riconosciuti dalla legge. Con decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e del Ministro per gli Italiani nel Mondo, sono definite le condizioni di equivalenza probatoria.

Art. 29 bis
Nell’applicazione dell’art. 38 della legge 448/2001, il raggiungimento del tetto dei 516 euro previsti per i cittadini che hanno un trattamento pensionistico, è riconosciuto, a partire dal 1° gennaio 2002, anche ai pensionati residenti all’estero.

Firmatari di tutti gli emendamenti per gli italiani all’estero: Violante/Castagnetti/Sereni/Monaco/Calzolaio/Piscitello/Spini/G.Bianchi/Crucianelli/Folena/Cabras/Ranieri/Melandri.
Art. 29
Castagnetti/Cordoni/Monaco/Sereni/Piscitello/Calzolaio/G.Bianchi

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