mercoledì, aprile 30, 2003
Il segnalibro dell'APCISTITUTO DI CULTURA ITALIANA
Giornali di sinistra contro la nomina di Pia Luisa Bianco a Bruxelles
Libero, 30 aprile 2003
Roma – [b.r.] Sarà l’invidia. Sarà perché è una donna. O per il suo passato da direttore dell”Indipendente”, che all’estero è sinonimo di Lega Nord. Fatto sta la nomina di Pia Luisa Bianco alla guida dell’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles ha fatto molto discutere i soliti radical-shic di sinistra. Che ieri hanno tuonato in coro contro la prestigiosa investitura della giornalista italiana dalle colonne del quotidiano belga “Le Soir”. Scrittori, professori universitari, giornalisti e artisti: tutti uniti in un appello formale contro Pia Luisa Bianco: “Abbiamo appreso del rimpiazzo imminente alla guida dell’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles della direttrice di carriera Sira Miori, che verrà sostituita”, dice l’appello, “con una certa Pia Luisa Bianco, ex-direttrice de l’”Indipendente”, un giornale vicino alla Lega Nord”. Probabilmente gli euro-intelletuali non sanno che proprio quell’incarico ha fatto della Bianco la seconda donna, dopo Matilde Serao, ad aver raggiunto l’ambito traguardo della direzione di un quotidiano. E l’unica ad averne diretti due. Pia Luisa Bianco, infatti, è stata anche condirettore di “Liberal”, nel ’98. E stava per assumere la guida del “Roma” nel 2001. Ma se lo sanno, a loro non importa. I firmatari dell’appello (primo lo scrittore Pierre Mertens) ritengono che “l’imminente sostituzione non rispetti il lavoro della signora Miori che gode di grande stima e ammirazione”. E attribuiscono la nomina a una mera solidarietà patriottica: “Ha deciso il ministro degli Affari Esteri Franco Frattini” dichiara un lungo articolo posto a corredo dell’appello. Secondo “Le Soir”, la Bianco, in pratica, è una raccomandata del Cavaliere. La sua fortuna, secondo il quotidiano belga “è di gravitare nel giro del potere berlusconiano, un argomento di peso”, si legge, “quando si tratta di un regime intento a estendere la sua influenza ai posti diplomatici e di rappresentanza all’estero”. Le Soir ritiene che “nulla giustifichi” la partenza della precedente direttrice Sira Miori, “piena di diplomi, titoli, e master in lingua e letteratura. “A che valgono”, prosegue il quotidiano belga “Le Soir”, “le testimonianze di appoggio che arrivano oggi da parte di intellettuali, universitari, arti? A due mesi dalla presidenza italiana dell’Ue”, conclude, “e alla vigilia di Europalia Italia Sira Miori deve cedere il testimone. Un’operazione di benservito preparata da mesi”, sostiene “Le Soir”.
La replica arriva oggi dalle colonne del “Foglio”, dove in un lungo editoriale è il direttore Giuliano Ferrara ad assumere le difese della Bianco dando dei “sette nani” agli intellettuali belgi che hanno attaccato la giornalista. E definendo Bruxelles “una capitale sempre più faziosa, livida e molto volgare”. In difesa della Bianco è sceso anche il sottosegretario alla Giustizia Jole Santelli, che ha definito “vergognoso e volgare l’attacco compiuto da una congrega di fanatici e snob”.
Il segnalibro dell'APCLa Bianco e i sette nani belgi
Bruxelles è sempre più una capitale faziosa, livida e molto volgare
Il Foglio, 30 aprile 2003
Ora Pialuisa Bianco, della cui collaborazione ci onoriamo e che è una giornalista colta e intelligente, dovrebbe chiedere a sette nani belgi, che si considerano intellettuali militanti, il permesso per occupare un posto a cui l’ha destinata il governo italiano, la direzione dell’Istituto di Cultura. I quali nani non glielo concederebbero, e anzi la insultano pesantemente con la sgradevolezza golosa che può promanare solo da un paese sporco di cioccolata. I nani si sono innamorati della predecessora della Bianco. In quanto nominata dal governo di sinistra, prima del nuovo fascismo che avanza, dovrebbe rimanere lì come una fuoriuscita. Ci aspettiamo che la signora Sira Miori, titolare dell’Istituto, sconfessi questa pelosa claque che se le si è appiccicata addosso. Se non lo facesse ne diverrebbe complice, e meriterebbe di restare a Bruxelles tutta la vita, insieme ai nani plaudenti. Per parafrasare W.C. Fielda, un vero premio dovrebbe essere così diviso: primo premio una settimana a Bruxelles, secondo premio due settimane a Bruxelles. Eccetera.
Ora ci siamo veramente stufati. Per un anno e più, dopo la vittoria di Berlusconi alle elezioni, abbiamo assistito alla volgare messinscena del nuovo fascismo italiano, promossa da qualche sballato della rive gauche in combutta con le nostre care Verdurin in lotta contro il regime. Il risultato lo conoscete. Berlusconi ha tirato diritto, la gauche francese ha visto spalancarsi una botola dentro la quale sono caduti insieme Lionel Jospin, Catherine Tasca e i sogni rivoluzionari della crema letterario-giornalistica ex maoista, e i sinistri hanno dovuto votare per il neogollista mentre Jean-Marie Le Pen celebrava il suo trionfo. Poi questa gauche francofona di piccole e mezze figure, a partire da quel Louis Michel, un vallone che dà i voti in tv ai capi di governo europei, ha trescato con Saddam Hussein fino alla liberazione di Baghdad, e ora si lecca le ferite dando calci nel vento e ferendo una brava professionista che ha tutti i titoli per fare bene un lavoro di servizio al suo paese. Bisogna che si capisca, una volta per tutte, che l’Italia come paese, come Stato, come insieme di istituzioni non è più disposta a tollerare l’insulto, l’offesa, la sussiegosa pretesa di superiorità dei manutengoli di Forcolandia. Bisogna ristabilire un equilibrio. O ci pensano il governo o il Capo dello Stato, e magari Romano Prodi, o ci penseranno i piccoli italiani come noi che non vedono ragioni per prendere schiaffi senza restituirli. Lenin diceva: “Quando sento una scemenza penso sempre che l’abbia detta Bela Kun”. Più modestamente diciamo: “Quando sentiamo una scemenza pensiamo sempre che provenga da Bruxelles”.
Il segnalibro dell'APCISTITUTO DI CULTURA
Attacchi in Belgio contro la nomina di Pia Luisa Bianco
La Stampa, 30/4/2003
BRUXELLES - L'arrivo di Pia Luisa Bianco al vertice dell'Istituto di Cultura Italiano a Bruxelles non è piaciuto a un folto numero di intellettuali belgi, che hanno affidato al maggiore quotidiano nazionale, «Le Soir», la preoccupazione per una nomina «che tinge di un colore minaccioso e di ingiustizia l'inizio della presidenza italiana dell'Unione Europea». La petizione, firmata da diversi professori dell'Università Libera di Bruxelles (Ulb), dal direttore del museo di Lovanio, Ignace Vandevivere, e dagli scrittori Pierre Martens e Jean-Pierre Verheggen, denuncia il «non rispetto» per l'attività di Sira Miori, finora direttore dell'Istituto di Cultura Italiano. «Abbiamo appreso da “Il Giornale” e “L'Unità” - si legge nel testo pubblicato da “Le Soir” - l'imminente sostituzione, alla testa dell'Istituto di Cultura Italiano di Bruxelles, di Sira Miori, direttrice di carriera, con una certa Pia Luisa Bianco, che in passato aveva animato “l'Indipendente”, giornale della Lega Nord. Il non rispetto del lavoro di Madame Miori, che tra di noi non ha riscosso che simpatia e ammirazione, tinge di un colore minaccioso e di ingiustizia l'inizio del semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea». Conclude «Le Soir», «l'argomento più serio a sostegno della candidatura della Bianco, ex direttrice dell'”Indipendente”, un giornale vicino alla Lega Nord, è di gravitare nel giro del potere berlusconiano». A difendere Pia Luisa Bianco scende in campo, tra gli altri, Antonio Tajani, capogruppo di Forza Italia al Parlamento europeo: «È una professionista di rango, con tutte le qualità per occupare cariche di responsabilità».
Ap.Biscom-Adnkronos
Il segnalibro dell'APCGLI ISTITUTI DI CULTURA
BRUXELLES, IL GOVERNO DIFENDE LA NOMINA DI PIA LUISA BIANCO
Il Sole 24 ore, 30/4/03
ROMA – Una pioggia di polemiche si è abbattuta sulla nomina di Pia Luisa Bianco a direttore dell’Istituto italiano di cultura a Bruxelles. Ad aprire il “caso “ ieri è stato il quotidiano belga “Le soir” che ha ospitato un appello di alcuni intellettuali (scrittori, professori universitari, giornalisti, artisti) contrari alla nuova designazione, al posto dell’attuale direttrice Sira Miori. In un lungo articolo a corredo dell’appello il quotidiano attacca Pia Luisa Bianco, sulla cui nomina, scrive, “ha deciso il ministro degli esteri Franco Frattini”. Secondo “Le Soir”, “l’argomento più serio a sostegno della candidatura della Bianco è di gravitare nel giro del potere berlusconiano, un argomento di peso quando si tratta di un regime intento a estendere la sua influenza ai posti diplomatici e di rappresentanza all’estero”. Solidarietà alla Bianco e parole di biasimo contro “Le soir” sono state espresse ieri da molti esponenti della maggioranza, da Antonio Tafani (Fi) a Giampaolo Landi di Chiavenna (An). Durissima anche la risposta del Governo. “Vergognoso e volgare l’attacco compiuto da una congrega di belgi fanatici e snob nei confronti della giornalista Pia Luisa Bianco” è il commento del sottosegretario alla Giustizia Jole Santelli. Che aggiunge: “Quanto a cultura e professionalità l’Italia non ha certo da prendere lezioni da nessuno e l’arroganza di chi pretende di mettersi in cattedra è patetica”. A “Le soir” replica oggi un editoriale del “Foglio” che parla di “faziosità” e “volgarità” contro la Bianco e giudica al pari di “nani” gli estensori dell’appello.
Il segnalibro dell'APCISTITUTI DI CULTURA
”LE SOIR” CONTESTA LA NOMINA A BRUXELLE DI PIALUISA BIANCO
la Repubblica, 30/4/03
BRUXELLES – Il quotidiano belga Le Soir attacca duramente la nuova direttrice dell’Istituto Italiano di cultura in Belgio, “una certa” Pialuisa Bianco, nominata nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri Franco Frattini. “L’argomento più serio a sostegno della candidatura della Bianco, ex direttrice dell’Indipendente, un giornale vicino alla Lega Nord, è di gravitare nel giro del potere berlusconiano”, e nulla giustificherebbe – si legge ancora su Le Soir – la partenza della precedente direttrice Sira Miori, “piena di diplomi, titoli, e master in lingua e letteratura”.
“A certe meschinità è meglio non replicare”, è stata in sintesi la reazione della Bianco. Ma altri sono scesi in campo per difenderla, da Roberto Gervaso a Arturo Diaconale a Antonjo Tafani (Forza Italia), Giampaolo Landi di Chiavenna (Alleanza Nazionale), Federico Bricolo (Lega). In una lettera scritta al direttore di Le Soir, Guido Podestà, vicepresidente del Parlamento europeo, ha espresso la sua “sorpresa” per l’attacco alla giornalista italiana.
“Pia Luisa Bianco beneficiaria del potere berlusconiano? E’ talmente vicina al potere che dal 1994 non ha praticamente avuto alcun incarico. Chi era ed è davvero vicino al potere ha avuto ben altri benefici …”, è stato il commento del direttore di Libero Vittorio Feltri. Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, ha liquidato invece tutta la faccenda come “una cretinata”.
Il segnalibro dell'APCGiornale belga attacca Pialuisa Bianco Lei replica: «Una polemica meschina»
Corriere della Sera, 30 aprile 2003
Duro attacco del quotidiano belga Le Soir contro Pialuisa Bianco, nominata nei giorni scorsi direttrice dell’Istituto italiano di cultura in Belgio. «L’argomento più serio a sostegno della sua candidatura è di gravitare nel giro di potere berlusconiano, un argomento di peso quando si tratta di un regime intento a estendere la sua influenza». «A certe meschinità è meglio non replicare - ha risposto Pialuisa Bianco -. Il polverone sollevato è solo una polemica meschina». In sua difesa è intervenuto Antonio Tajani, capogruppo di Forza Italia all’Europarlamento: «E’ una professionista di rango, con tutte le qualità per occupare cariche di responsabilità. In ogni caso non è di certo una persona asservita al potere».
Il segnalibro dell'APCIs. It. cultura: Conferenza su "Vino italiano" a Copenaghen
Copenaghen, 30 apr. (Adnkronos) - Si terrà lunedì 19 maggio alle ore 19 presso il Parkens Konferencecenter di Copenaghen, una conferenza sulla cultura gastronomica ed enologica italiana, curata da Alfredo Tesio e promossa dall'Istituto italiano di Copenaghen.
Tesio, giornalista freelance per alcuni media danesi, ha pubblicato 15 libri sulla gastronomia e sul vino italiano. Per il giornalista italiano il vino non è soltanto una questione di colore, aroma e gusto, ma rappresenta l'espressione della cultura e della storia di un Paese, e riesce a riflettere il clima, l'atmosfera e l'umorismo degli italiani.
Nel corso della conferenza Tesio farà degustare al pubblico presente 8 vini toscani: Chianti Classico DOCG Assolo 97, Vistarenni; Chianti Classico DOCG Riserva 96, Vistarenni; Chianti Classico DOCG Riserva Petri 96, Vicchiomaggio; Chianti Classico DOCG 98, Le Fonti; Chianti Classico DOCG Riserva 97, Le Fonti; Codirosso 97, Vistarenni; Sodi 99, Sodi Lunghi; Vito Arturo 96, Le Fonti.
martedì, aprile 29, 2003
Il segnalibro dell'APCApB-BELGIO/ INTELLETTUALI CONTRO BIANCO A ISTITUTO
CULTURA ITALIANO
ApB_Agence_Presse
Insorgono su Le Soir contro l'ex direttore
dell'Indipendente
Bruxelles, 29 apr. (Ap.Biscom) - L'arrivo di Pia Luisa
Bianco al vertice dell'Istituto di Cultura Italiano a Bruxelles
non piace a un folto numero di intellettuali belgi che affidano al
maggiore quotidiano nazionale, Le Soir, la preoccupazione per
la nomina dell'ex direttore dell'Indipendente, "che tinge di un
colore minaccioso e di ingiustizia l'inizio della presidenza
italiana dell'Unione Europea".
La petizione, firmata, tra gli altri, da diversi
Professori dell'Università Libera di Bruxelles (Ulb), dal
direttore del museo di Lovanio, Ignace Vandevivere, e dagli
scrittori Pierre Martens e Jean-Pierre Verheggen, denuncia il "non
rispetto" per l'attività di Sira Miori, finora direttore
dell'Istituto di Cultura Italiano. "Abbiamo appreso da Il Giornale e
L'Unità – si legge nel testo pubblicato da Le Soir - l'imminente
sostituzione, alla testa dell'Istituto di Cultura Italiano di
Bruxelles, di Sira Miori, direttrice di carriera, con una certa Pia
Luisa Bianco, che in passato aveva animato l'Indipendente,
Giornale della Lega Nord".
"Il non rispetto del lavoro di Madame Miori, che tra
di noi non ha riscosso che simpatia e ammirazione - proseguono
gli intellettuali - tinge di un colore minaccioso e di
ingiustizia l'inizio del semestre di presidenza italiana
dell'Unione Europea. Ci teniamo - concludono - a denunciare il ritorno, nel
Paese che ci è caro, di forze che hanno fatto tanto male il
secolo scorso".
291811 apr 200
Il segnalibro dell'APCLE SOIR CRITICA NOMINA PIALUISA BIANCO A ISTITUTO CULTURA
IL QUOTIDIANO BELGA CRITICA LA SOSTITUZIONE DI SIRA MIORI
(ANSA) - ROMA, 29 APR - Il quotidiano belga Le Soir, pubblica
oggi un appello di alcuni intellettuali (scrittori professori
universitari, giornalisti, artisti) che attaccano la nomina
della giornalista italiana Pialuisa Bianco alla testa
dell'Istituto di Cultura BRUXELLES.
''Abbiamo appreso da due quotidiani italiani (Il Giornale e
l'Unità') - si legge nell'appello - il rimpiazzo imminente alla
guida dell'istituto italiano di Cultura a BRUXELLES della
direttrice di carriera Sira Miori, che verra' sostituita con
una certa Pialuisa Bianco, ex direttrice de l'Indipendente, un
giornale vicino alla Lega Nord''.
Nell'appello gli intellettuali (primo firmatario lo scrittore
Pierre Mertens) ritengono che ''l'imminente sostituzione non
rispetti il lavoro della signora Miori che gode di grande stima
e ammirazione''.
In un lungo articolo a corredo dell'appello il quotidiano
attacca Pialuisa Bianco, sulla cui nomina, scrive, ''ha deciso
il ministro degli esteri Franco Frattini''. Secondo Le Soir,
''l'argomento piu' serio a sostegno della candidatura della
Bianco e' di gravitare nel giro del potere berlusconiano, un
argomento di peso quando si tratta di un regime intento a
estendere la sua influenza ai posti diplomatici e di
rappresentanza all'estero''.
Dopo aver ricordato che operazioni di questo tipo dovrebbero
avvenire presto anche negli istituti di Madrid e New York, Le
Soir ritiene che ''nulla giustifichi'' la partenza della
precedente direttrice Sira Miori, ''piena di diplomi, titoli, e
master in lingua e letteratura''.
''A che valgono - prosegue il quotidiano belga - le
testimonianze di appoggio che arrivano oggi da parte di una
serie di intellettuali, di universitari, di responsabili
artistici? A che valgono inoltre le relazioni che aveva saputo
tessere con le direzioni delle istituzioni culturali in
Belgio''? ''A due mesi dalla presidenza italiana dell'Unione
europea - conclude il quotidiano - e alla vigilia di Europalia
Italia (in autunno) Sira Miori deve cedere il testimone''.
''Un'operazione di benservito - sostiene Le Soir - preparata da
mesi''. (ANSA).
29-APR-03 20:02
Il segnalibro dell'APCBELGIO: PIA LUISA BIANCO, A CERTE MESCHINITA' MEGLIO NON REPLICARE
Roma, 29 apr. - (Adnkronos) - ''A certe meschinita' e' meglio non replicare. Il polverone sollevato e' solo una polemica meschina alla quale non voglio partecipare, anche perche' non devo dimostrare niente''. Pia Luisa Bianco risponde cosi' all'attacco del quotidiano belga 'Le Soir' contro la sua nomina a direttrice dell'istituto italiano di cultura a Bruxelles. Quanto al riferimento alla sua direzione dell'Indipendente, la Bianco ricorda all'ADNKRONOS che ''non era il quotidiano della Lega e comunque non e' certo la cosa piu' importante che ho fatto. Ma se il giornalista belga che ha scritto l'articolo non mi conosce, non e' certo per colpa mia...''.
(Bon/Rs/Adnkronos)
29-APR-0317:03
Il segnalibro dell'APCBELGIO: DURO ATTACCO DI 'LE SOIR' A PIALUISA BIANCO
QUOTIDIANO CONTRO DIRETTRICE ISTITUTO CULTURA ITALIANA A BRUXELLES
Bruxelles, 29 apr. (Adnkronos) - Duro attacco del quotidiano belga Le Soir contro la nuova direttrice dell'istituto italiano di cultura in Belgio, ''una certa'' Pialuisa Bianco, nominata nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri Franco Frattini. Secondo 'Le Soir', ''l'argomento piu' serio a sostegno della candidatura della Bianco, ex direttrice dell'Indipendente, un giornale vicino alla Lega Nord, e' di gravitare nel giro del potere berlusconiano, un argomento di peso quando si tratta di un regime intento a estendere la sua influenza ai posti diplomatici e di rappresentanza all'estero''.
(Ses/Gs/Adnkronos)
29-APR-0316:50
Il segnalibro dell'APCBruxelles, Le Soir, 29/4/03
Sira Miori menacée par Berlusconi and co
DAVID COPPI
Rien ne justifie le départ de Sira Miori. La directrice de l'Institut italien de culture de Bruxelles est pourtant rappelée à Rome. Ainsi en a décidé...
Rien ne justifie le départ de Sira Miori. La directrice de l'Institut italien de culture de Bruxelles est pourtant rappelée à Rome. Ainsi en a décidé le ministre italien des Affaires étrangères, Franco Frattini. La succession est réglée : selon la presse de la péninsule, une certaine Pialuisa Bianco a été désignée, ex-directrice de l'« Indipendente », journal proche de la Ligue du Nord. Une candidature dont le plus sérieux argument semble bien être celui de graviter dans le giron du pouvoir berlusconien. Un argument de poids quand il s'agit d'un régime appliqué à étendre son influence aux postes diplomatiques et de représentation à l'étranger. Des parachutages en bon ordre, à la tête d'institutions culturelles, sont sur le point d'intervenir à Madrid, à New-York aussi…Que pèse à côté le curriculum vitae de Sira Miori, 54 ans, bardée de diplômes, de titres et de « Masters » en langues et en littérature ? Que pèsent les marques de soutien émanant aujourd'hui d'une série d'intellectuels d'universitaires, de responsables artistiques ? Que pèsent aussi les relations qu'elle avait su nouer avec les directions des institutions culturelles en Belgique, de La Monnaie aux Beaux-Arts, entre autres ? A deux mois de la présidence italienne de l'Union européenne, et à la veille d'Europalia Italia (cet automne), Sira Miori « doit » céder le relais. Une mise à l'écart « préparée » depuis plusieurs mois. Orchestrée dans le giron de la mission diplomatique italienne à Bruxelles. L'un des plus fervents soutiens de Sira Miori, André Sempoux, écrivain, professeur émérite à l'UCL, accuse : En juin 2002, j'ai été convoqué au Consulat d'Italie pour un interrogatoire dirigé qui n'avait pour but que de dénoncer le travail effectué par Sira Miori. Un vrai tribunal d'inquisition. Une invitation pressante à la délation. Je pense que je n'ai pas été le seul à avoir été appelé à subir ce genre d'exercice. Un climat détestable. J'ai compris alors que quelque chose était en route contre elle.André Sempoux et les signataires de l'appel lancé par Pierre Mertens (ci-dessous) restent convaincus pourtant que la mécanique d'exclusion peut être arrêtée…·
Des intellectuels s'indignent
Ils ont commencé de s'émouvoir du sort fait à la directrice de l'Institut italien de culture. Pierre Mertens a pris l'initiative: une pétition circule ...
Des intellectuels s'indignentIls ont commencé de s'émouvoir du sort fait à la directrice de l'Institut italien de culture. Pierre Mertens a pris l'initiative : une pétition circule. « Le Soir » la répercute :Nous avons appris par « Il Giornale et « L'Unità » (deux quotidiens italiens, NDLR) le remplacement imminent, à la tête de l'Institut italien de culture de Bruxelles, de Sira Miori, directrice de carrière, par une certaine Pialuisa Bianco, qui aurait animé auparavant « Indipendente », journal de la Ligue du Nord. Le non-respect du travail de Madame Miori, qui n'éveillait chez nous que sympathie et admiration, marque d'une couleur menaçante et du signe de l'injustice les débuts du semestre de présidence italienne de l'Union européenne. Nous tenons à dénoncer le retour, dans le pays qui nous est cher, des forces qui ont fait tant de mal au siècle dernier.Premiers signataires : Pierre Mertens, écrivain ; Michel Bastiaensen, professeur à l'ULB ; Marie-France Renard, professeur aux Facultés universitaires Saint-Louis ; André Sempoux, professeur émérite à l'UCL ; Dirk Vanden Berghe, professeur à la VUB; Ignace Vandevivere, directeur du Musée de Louvain-la-Neuve ; Jean-Pierre Verheggen, écrivain, et Gisella Susani ; Séverine Provost, attachée de presse du « Printemps baroque » du Sablon, de « Ars Musica »; Bernard Mouton, directeur artistique des « Midis Minimes », du « Printemps baroque » ; Sabina Gola, professeur à l'ULB…
venerdì, aprile 25, 2003
Il segnalibro dell'APCL'Italia è una nazione?: il tema dell’identità nazionale al centro di un convegno a Copenaghen
INFORM - ANNO XLII N. 79 24 APRILE 2003
COPENAGHEN - Quello dell'identità nazionale è un tema su cui si dibatte in Europa in seguito alla globalizzazione e ai processi di integrazione europea. Ma l'Italia ha delle sue specificità derivanti dalla sua storia e dagli eventi politici degli ultimi anni. Di questa specificità italiana si parlerà nel corso del convegno su iniziativa del dipartimento di italianistica dell'Università di Copenaghen e dell'Istituto Italiano di Cultura sul tema "L'identità nazionale italiana nel passato e nel presente - anche in una prospettiva comparativa". Ai lavori, aperti dal Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Dott. Sergio Scapin, prendono parte illustri studiosi italiani e danesi. Gian Enrico Rusconi, dell'Università di Torino, affronterà il tema “Ricostruire una identità nazionale oggi?” mentre Ernesto Galli della Loggia, dell'Università di Perugia, parlerà su “La difficile costruzione dell’identità nazionale”. Tra gli altri sono previsti anche interventi del prof. Gert Soerensen, direttore del Dipartimento di filologia romanza dell’Università di Copenaghen sul concetto nazionale di identità, del Prof. Uffe Oestergaard dell’Istituto di Studi Internazionali dell’Università di Copenaghen sul paradosso danese, di Adam Arvidsson su “Marchio Italia: la commercializzazione dell’identità nazionale”, di Morten Heiberg su “Risorgimento e Resistenza, miti e
contro-miti: uno sguardo sulla storiografia italiana dopo la caduta del Muro”, di Claudia Membola su “Roma capitale. Nascita e crisi di un mito identitario”.
Al convegno, che si svolge il 24 aprile in lingua italiana presso l’Università di Copenaghen, l’Ambasciatore d’Italia in Danimarca, Antonio Catalano di Melilli, ha dato il proprio patrocinio. (Inform)
Il segnalibro dell'APCIL SOTTOSEGRETARIO, INTERVISTATO DAL CORRIERE DELLA SERA, PUNTA SULLA PROMOZIONE CULTURALE
Baccini e Cuba: una risposta per la Bonino
(9colonne, 24 aprile 2002) ROMA - Nei giorni scorsi il Corriere della Sera ha pubblicato un'intervista al sottosegretario agli Esteri Mario Baccini in merito alle polemiche su Cuba e sugli istituti di cultura italiana. La riportiamo come pubblicata dal sito del ministero www.esteri.it. A Emma Bonino che aveva duramente criticato l'apertura di un Istituto italiano di cultura all'Avana proprio "mentre gli squadristi di Castro arrestavano i dissidenti", il sottosegretario agli Esteri Mario Baccini (Udc) replica tenendo il punto: "Se davvero finisse l'embargo verso Cuba e non solo quello economico, ma anche quello politico e culturale, la dittatura di Castro cadrebbe in pochi mesi. E dovrebbe essere chiaro a tutti che, quando si apre un Istituto di cultura, si punta a sviluppare un dialogo tra i popoli, non certo tra i governi, tantomeno con un governo dittatoriale come quello di Castro". E proprio il presidente della Camera Casini ha accolto la richiesta avanzata da diversi gruppi per un dibattito sulla repressione in corso a Cuba, un dibattito durante il quale si discuterà anche la mozione presentata da deputati di Forza Italia per valutare la sospensione di ogni aiuto pubblico al regime di Castro. D. Sottosegretario, ammetterà che la coincidenza denunciata dalla Bonino è particolarmente infelice: lei apriva l'Istituto e Castro arrestava i dissidenti... R. "La Bonino, alla quale va tutta la mia stima, in questo caso non era bene informata. Gli arresti sono avvenuti una settimana dopo la mia visita e il nostro ambasciatore ha provveduto immediatamente ad esprimere al governo di Cuba la nostra condanna". D. Riconoscerà che può suscitare sorpresa la missione di un esponente del governo italiano a Cuba, allo scopo di promuovere la nostra cultura in un'isola nella quale la libera circolazione delle idee è proibita... R. "E allora spieghiamo bene come è andata. Io ero lì per diversi motivi: oltre all'apertura dell'Istituto italiano di cultura, ero lì per tentare di risolvere il problema delle ricongiunzioni familiari, nel senso che a troppi cubani sposati con italiani è proibito espatriare. E c'erano da affrontare anche problemi di contenzioso commerciale". D. Difficile immaginare che l'Istituto possa ospitare chi voglia leggere o copiare opere "proibite" a Cuba... R. "E questo lo vedremo. Dopo quel che è accaduto a Cuba con gli arresti, anzitutto stiamo valutando se andare avanti con l'esperienza dell'Istituto di cultura. Ma non abbiamo bisogno degli illuminati consigli dei difensori della democrazia per affermare che il nostro Istituto non è condizionabile da nessuno e dunque il suo compito resta quello di promuovere la cultura italiana, un modo per dare voce a chi non ce l'ha". D. Emma Bonino sostiene che è utopia immaginare che i dissidenti trovino ospitalità in un Istituto di cultura... R. "Vorrei informare l'onorevole Bonino che durante la mia visita a Cuba ho voluto incontrare diversi dissidenti nella nostra ambasciata all'Avana. Un incontro che non è stato gradito dal regime castrista ma che mi ha consentito di ascoltare dalla viva voce dei dissidenti tutti i problemi legati alla repressione politica".
venerdì, aprile 18, 2003
Il segnalibro dell'APCNotiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 76 - Anno X, 18 aprile 2003
L'italiano ha saputo rinnovarsi. Ecco come
Intervista a Riccardo Campa, presidente del Comitato Lingua e Editoria della Commissione per la Promozione della Cultura italiana all'estero
Toronto - Professore, mi spiega qual è la differenza sostanziale tra la lingua inglese e quella italiana? Riccardo Campa sorride. Poi risponde senza esitazioni: «Con 25 parole di inglese si può prendere l'aereo. Con 25 parole di italiano non si va da nessuna parte». Riccardo Campa, professore ordinario di Storia delle Dottrine Politiche all'Università per Stranieri di Siena, è un italianista raffinato. È presidente del Comitato Lingua e Editoria della Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura italiana all'estero, istituita presso il Ministero degli Esteri nel 1990. Proprio perché la Commissione vive in simbiosi con la Farnesina ne è il laboratorio delle politiche culturali. L'anno scorso ha trasmesso alla rete diplomatico-consolare e a quella degli Istituti Italiani di Cultura gli "Indirizzi generali per la promozione e la diffusione all'estero della cultura e della lingua italiane e per lo sviluppo della cooperazione culturale internazionale". Prendiamo a caso alcune delle priorità segnalate: si va dalla promozione delle attività legate alla produzione italiana contemporanea in tutti i settori (arti visive, teatro, danza, musica, cinema, ecc.) alla diffusione della conoscenza dell'ingente patrimonio artistico-archeologico nazionale, al "potenziamento", è scritto testualmente, "della diffusione della lingua italiana all'estero in considerazione della crescente domanda espressa da vari Paesi e delle esigenze delle nostre comunità all'estero". Sul piano operativo, nel vademecum ci sono due aspetti di rilievo: uno riguarda la realizzazione di programmi che consentano di creare all'estero borse di studio e cattedre di lingua e di cultura italiane nonché di realizzare scambi giovanili; l'altro punta all'insegnamento dell'italiano da rafforzarsi con una più stretta collaborazione tra Istituti Italiani di Cultura, Dipartimenti di Italianistica delle università straniere, Licei bilingui e Scuole di italiano all'estero, Comitati della Società "Dante Alighieri"ed enti gestori dei corsi di lingua italiana.
In ogni caso la strategia c'è. È consolante saperlo nel momento in cui la lingua italiana sta vivendo all'estero un momento d'oro e in cui da più parti si chiedono all'Italia interventi più robusti per evitare che il fenomeno non si dissolva... «È un fenomeno che teniamo costantemente sotto controllo, tant'è che il Comitato Lingua ed Editoria, di cui sono presidente, è stato incaricato di elaborare un documento proprio sulla diffusione dell'italiano all'estero. Quel documento sarà uno strumento essenziale per la diplomazia culturale dell'Italia, soprattutto nell'attuale fase di riscoperta dell'identità nazionale. Ma non stiamo lavorando solo in questa direzione...».
E in quale altra?
Effettuiamo continue rilevazioni dei programmi linguistici condotti presso le istituzioni culturali e le università straniere in modo da adeguare alle singole realtà sussidi didattici e collaborazione interdisciplinare.
Professore, perché mi ha detto che conoscendo 25 parole di inglese si prende l'aereo, mentre con 25 parole di italiano non si va da nessuna parte?
Perché l'italiano non è solo una lingua, ma la cerniera fra la cultura dell'antichità mediterranea e la complessa vicenda di tutto l'Occidente. È lingua di cultura che ha saputo rinnovarsi. Non è una lingua facile, per questo in un'agenzia di viaggi non bastano le 25 parole che invece sono sufficienti per dire in inglese dove si vuole andare, quando si vuole partire e quanto si vuole spendere.
Ma proprio per la sua adattabilità e per la relativa assenza di regole complicate, l'inglese è diventato la lingua franca mondiale. Il futuro, professore, condannerà all'oblio le lingue nazionali?
Ma niente affatto. E il rinnovato vigore di quella italiana nel mondo lo sta a dimostrare. Ma dimostra anche un'altra cosa: il ricorso alla memoria e al patrimonio genetico della cultura occidentale, consentito dalla lingua italiana, rappresenta l'antidoto a ogni forma di globalizzazione che tenda a limitare la creatività dei popoli.
E quand'è che l'italiano diventò la lingua di tutti, sia nei cenacoli letterari sia nella strada?
Nell'Ottocento. Si aprì proprio in quel secolo una nuova era della storia della lingua italiana. E fu Alessandro Manzoni che pose esplicitamente il problema della 'socialità della lingua nazionale'. Cercando per la prosa dei suoi 'Promessi Sposi' una lingua capace di accomunare virtualmente tutti gli italiani, Manzoni elaborò una parlata accessibile perché concreta, realistica perché conteneva un richiamo costante alle cose, inedita perché riproduceva il linguaggio di ogni giorno. Nessuna indulgenza a velleità melodiche né a rotondità classicheggianti. Ma proprio questa parlata, intercalata da espressioni dialettali lombarde e toscane, finì con il diventare la lingua degli italiani che aspiravano all'unità e all'indipendenza, una inedita forma democratica che anticipò il Risorgimento. Ci furono forti reazioni da parte dei linguisti legati alla tradizione, ma la strada era stata aperta. Sarà allargata dalle vicende storiche del secolo successivo. La prima guerra mondiale, per esempio, che provocando un forte spostamento di uomini dal centro-sud verso il nord e il loro concentramento sul fronte bellico, favorì la comunicazione tra gente che parlava dialetti diversi e una elementare diffusione della lingua nazionale. Contemporaneamente si muoveva nella stessa direzione la scuola dell'obbligo, che abilitava molti analfabeti a leggere e a scrivere in italiano. Poi arrivarono la radio e, dopo la seconda guerra mondiale, la televisione: furono determinanti a far sì che l'italiano da lingua prevalentemente scritta diventasse la lingua compresa e parlata da quasi tutta la nazione.
Ora questa lingua, che ha fatto tanta fatica per affermarsi in Italia, si sta facendo spazio nel mondo. Se ne attribuisce il successo al ruolo sempre più rilevante che l'Italia svolge nello scenario internazionale e al fatto che l'italiano è la lingua della grande cultura. Dal suo osservatorio intravede altre motivazioni, professore?
Ne vedo senz'altro una nella sempre più diffusa consapevolezza che il patrimonio culturale, oltre che artistico, dell'Occidente costituisce un antefatto che non si può cancellare in nome della modernità o della cosiddetta postmodernità. Gliel'ho detto, ma mi faccia ribadire il concetto: la lingua italiana rappresenta l'antidoto a quel tipo di globalizzazione che in nome di un ipotetico progresso punta ad annullare l'identità di Paesi che hanno contribuito, come il nostro, a scrivere la storia dell'umanità.
(Per gentile concessione del Corriere canadese) Antonio Maglio/News ITALIA PRESS
venerdì, aprile 11, 2003
Il segnalibro dell'APCUn IIC a Cuba: è polemica
Per Baccini si tratta solo di dare spazio al dialogo culturale.
News Italia Press, 10 aprile 2003
Roma – Il Ministero degli Affari Esteri starebbe trattando per l'apertura di un Istituto Italiano di Cultura a L'Avana. Lo ha confermato il Sottosegretario agli Esteri, Mario Baccini che, in una lettera aperta al Corriere della Sera sostiene che l'idea "lungi dall'essere una qualsivoglia forma di "legittimazione" del regime castrista, rappresenta il tentativo di un dialogo fra i popoli che parta dalla valorizzazione della loro identità più profonda".
La posizione italiana nei confronti del Governo di Castro, non muterebbe, quindi, ma l'apertura di una sede di diffusione della cultura italiana non avrebbe nulla a che fare con questo. Sottolinea infatti Baccini: "la "cultura" è l'espressione di un popolo, e non solo di un governo". Lo spazio che quindi si concede sarebbe "solo quello di un dialogo culturale": la strategia della Farnesina sarebbe quindi di "valorizzare questa opportunità". La presenza italiana a Cuba, pur non godendo ora di un IIC è già radicata e molto conosciutagrazie anche a un seppur esigua comunità di origine italiana. News ITALIA PRESS
giovedì, aprile 10, 2003
Il segnalibro dell'APCFarnesina: Baccini, cultura ligure all'estero
Roma, 10 apr. (Adnkronos) - "Un accordo per la realizzazione di iniziative culturali congiunte per rendere più forte l'italianità, che oggi rappresenta il modello ed il valore per tutti gli italiani in Italia e nel mondo". Lo ha dichiarato il sottosegretario agli Esteri, Mario Baccini, nel corso della cerimonia della firma di Dichiarazione d'intenti per la promozione della cultura ligure all'estero, che si è svolta oggi presso la Sala delle riunioni della Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale della Farnesina a Roma, alla presenza del presidente della regione Liguria, Sandro Biasotti.
"Il mio benvenuto alla Farnesina al presidente Biasotti - ha aggiunto Baccini - è un benvenuto a tutta la Liguria che rappresenta la Regione italiana più strategica dal punto di vista culturale. La firma della dichiarazione d'intenti tra il ministero degli Esteri e la regione Liguria, concretizza e rafforza le attività culturali dedicate a Genova "capitale della cultura 2004", ed in particolar modo rappresenta il seguito di accordi già stipulati con altre regioni, Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte e con numerose fondazioni culturali e bancarie. Nell'ambito di "Genova 2004" saranno realizzate manifestazioni in campo artistico, artigianale e musicale con mostre dedicate all'arte, all'architettura, alla cultura d'impresa locale, e ai personaggi illustri della cultura italiana. Un ricco programma per promuovere e diffondere la cultura e l'immagine dell'Italia nel mondo".
"L'accordo con il ministero degli Esteri - ha sottolineato il presidente della regione Liguria, Sandro Biasotti - rappresenta per la Liguria un'opportunità fondamentale per favorire la diffusione della cultura e delle tradizioni ligure non solo nel nostro Paese, ma in tutto il mondo con l'aiuto degli Istituti italiani di cultura, le ambasciate, i consolati italiani, e le associazioni di Liguri nel mondo, che rappresentano la nostra 'anima' all'estero. L'intesa, infatti, rappresenterà per "Genova 2004" il veicolo di trasferimento della cultura ligure all'estero".
"Nel corso dell'accordo - ha continuato Biasotti - sarà riservata particolare attenzione alla formazione del personale che opererà nel settore della promozione della cultura in Italia e all'estero, attraverso un master in "Management culturale internazionale", curato dall'università di Genova e sarà dato rilievo alle iniziative dedicate a Genova "capitale europea della cultura 2004", che prevedono, tra l'altro, un'importante tournée dell'Orchestra filarmonica di Genova nelle principali capitali europee. Un messaggio, quindi, per tutti gli italiani in Italia e nel mondo per promuovere un nuovo modello di turismo culturale".
Il segnalibro dell'APCCuba: Baccini, Istituto di cultura per tentare dialogo
Roma, 10 apr. (Adnkronos)- ''L'apertura di un Istituto italiano di cultura a Cuba, lungi dall'essere una qualsivoglia forma di 'legittimazione' del regime castrista, rappresenta il tentativo di un dialogo fra i popoli che parta dalla valorizzazione della loro identità più profonda''.
Lo ribadisce il sottosegretario agli Esteri, Mario Baccini, in una lettera al 'Corriere della sera', sottolineando cosi' la ragione che ''ci ha spinti -scrive- a negoziare l'apertura''.
Convinto che ''se davvero finisse l'embargo verso Cuba, non solo quello economico applicato dagli Usa, ma in generale anche quello politico e culturale sostenuto da molti, il regime di Castro non durerebbe più di qualche mese'', Baccini sottolinea ''l'azione tempestiva della nostra Rappresentanza diplomatica in L'Avana'' che, ''non appena avuta notizia della recente ondata di arresti'', ha lanciato al ''governo di Fidel Castro un messaggio di critica e di forte preoccupazione''.
mercoledì, aprile 09, 2003
Il segnalibro dell'APCCaro Riva, ti sbagli.
Cuba non va isolata
di Mario Baccini
L’Avanti, 8 aprile 2003
Ringrazio l’ “Avanti” per avermi dato la possibilità di replicare all’articolo di Valerio Riva pubblicato venerdì scorso e intitolato “il dramma dell’oblio sui dissidenti cubani”. Ho colto questa opportunità per aprire un dibattito costruttivo e utile ad informare la nostra opinione pubblica sull’azione politica del governo italiano a Cuba. E’ comprensibile che le prime reazioni innanzi al regime comunista di Castro possano essere la condanna e la chiusura. E’ questa la cosiddetta “opzione statunitense”, sintetizzando con tale termine l’atteggiamento della politica estera americana verso Cuba dall’insediamento di Castro in poi. Tuttavia, la storia sembra dimostrare che la sospensione del dialogo non sempre conduce alla pace e all'affermazione dei diritti umani.
Vorrei chiarire che la mia missione a Cuba non rispondeva al bisogno di “assolvere ad un dovere diplomatico”, ma, piuttosto, alla volontà di portare un messaggio di pace e di apertura, una alternativa valida per evitare l’isolamento definitivo di Cuba e l’ulteriore aggravarsi delle drammatiche condizioni di povertà in cui versa la popolazione locale. Il 21 gennaio 1998 Giovanni Paolo II, che oggi tutti riconoscono come grande difensore della pace e dei diritti dell’uomo, parlando all’Avana espresse con forza la propria speranza: “Possa Cuba aprirsi al mondo e possa il mondo aprirsi a Cuba”. Certamente anche il Santo Padre, come Valerio Riva, conosceva la straordinaria figura di padre Varela. Dopo aver pregato sulla sua tomba, infatti, ne evocò la memoria, citando l’impegno di padre Varela in favore della democrazia, che egli definiva “il progetto politico più consono alla natura umana”. Sono convinto che pronunciando quelle parole all’Università di L’Avana davanti a Castro, il Papa avesse in mente la durissima condizione nella quale versava l’intero popolo cubano, senza peraltro che tale convinzione gli impedisse di essere presente nell’isola per difendere la libertà e la democrazia.
Chi conosce la politica estera sa bene che in questo settore la filosofia del “tutto o niente” produce sempre scarsi risultati. In quest’ottica, la recente missione a Cuba non nutriva l’illusione di “redimere” il regime castrista, né tanto meno la pretesa di ottenere la scarcerazione di tutti i prigionieri politici. Il significato della visita era piuttosto quello di ribadire una presenza per mantenere aperto il dialogo. Un dialogo che, in taluni momenti, ha assunto le forme di un negoziato aspro che ci ha visti duramente impegnati nella difesa degli interessi italiani presenti nell’isola. Un negoziato che non ha mai dimenticato di segnalare alla controparte cubana il deficit democratico delle istituzioni castriste. Un dialogo maturato anche grazie alle numerosi missioni effettuate nell’isola da autorevoli esponenti dei precedenti governi italiani, a cominciare dall’allora Ministro Dini, che effettuò a Cuba la prima visita di un Ministro degli Esteri europeo dopo molti anni. D’altro canto, una politica estera di chiusura e condanna ci avrebbe impedito di riorganizzare la cooperazione allo sviluppo italiana a Cuba. Una politica estera di chiusura e condanna ci avrebbe impedito di incontrare i rappresentanti della dissidenza cubana, offrendo il nostro appoggio per la difesa del loro diritto di esistere e di lottare per una società più giusta. Infine, una politica estera di chiusura è condanna verso Cuba non ci avrebbe permesso di agire in difesa degli interessi italiani presenti nell’isola, di rappresentare alla controparte il nostro desiderio di una maggiore apertura sul tema dei ricongiungimenti familiari, di insistere a tal punto sul valore della “cultura” da ottenere il nulla osta governativo per l’apertura di un Istituto italiano di cultura a L’Avana, che non sarà “imponente”, come sostiene Riva nel suo articolo, ma certamente “importante”. A volte, infatti, la “cultura”. Con questa consapevolezza, e con l’aiuto della cooperazione italiana, è stato avviato uno straordinario progetto di ristrutturazione dell’Avana Vecchia, e proprio là, nel cuore della capitale, sorgerà l’Istituto italiano di cultura. La forza con la quale abbiamo lottato per questo risultato deriva dalla convinzione che la pace e la tutela dei diritti umani non si ottengono soltanto con le denuncie, ma anche attraverso percorsi di confronto fra culture diverse. Recentemente l’ex Ministro degli Esteri De Michelis affermava che “dopo la caduta del Muro la storia ci aveva assegnato dei compiti; la costituzione di un nuovo ordine, la ridiscussione di un quadro di valori condivisi dalle diverse culture e la reinvenzione della democrazia e delle istituzioni. Compiti che non abbiamo svolto”. Certi della puntualità di questa affermazione, ci siamo attivati concretamente, e, in un certo senso, la recente missione a Cuba rispondeva alla rinnovata volontà politica del governo italiano di essere presenti laddove il bisogno di democrazia è più evidente. Credo che qualche risultato sia stato ottenuto. Non so se riuscirò a portare Raul Rivero all’inaugurazione dell’Istituto di Cultura all’Avana, come suggerito da Valerio Riva nel suo articolo. Certamente inviterò quante più persone possibile, ed inviterò anche quelli che Riva non avrebbe piacere di vedere, poiché l’esclusione aprioristica di qualcuno rappresenta già un piccolo pregiudizio per la costruzione di una autentica cultura di pace e di rispetto dei diritti umani. Inviterò quante più persone possibile affinché a tutti sia dato di toccare con mano che il significato dell’inaugurazione di un Istituto di Cultura nasce dalla convinzione che la “presenza” in un luogo rappresenti il modo migliore per comunicare il proprio messaggio.
Il segnalibro dell'APCCULTURA ITALIANA ALL'ESTERO/ LA PROMOZIONE INTERNAZIONALE DEL SISTEMA PAESE RIBADITO DAL MINISTRO FRATTINI NELL'INCONTRO CON I RAPPRESENTANTI DELLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI DEL MAE
ROMA\ aise\8 aprile 2003 - L'impegno a operare per valorizzare il ruolo della Farnesina e di tutte le sue professionalità nella promozione internazionale del sistema paese, è quanto ha confermato ieri pomeriggio il Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, durante l'incontro alla Farnesina con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali del Ministero, CGIL, CISAL-INTESA, CISL, DIRSTAT, FLP, SICISMAE, SNDMAE, UGL, UIL. Nel corso della riunione svoltasi in un clima cordiale e costruttivo, il Ministro ha ricordato in particolare le iniziative di riforma in atto in materia di sostegno all'internazionalizzazione delle imprese e di promozione della cultura italiana all'estero e ha ribadito l'attenzione prioritaria attribuita all'obbiettivo di far progredire l'aggiornamento della struttura sul piano della formazione e della gestione amministrativa. (aise)
lunedì, aprile 07, 2003
Il segnalibro dell'APCIl Domenicale n. 14, sabato 5 aprile 2003
La riforma degli Istituti di cultura
Dopo la nostra inchiesta sugli sprechi e le contraddizioni che inficiano il lavoro degli Istituti italiani di cultura all'estero, Mario Baccini, l'estensore del decreto legge che li vorrebbe riformare, ci spiega la sua proposta: «Bisogna stabilire linee guida per tutti e su quelle lavorare».
E poi «Lo sforzo culturale e il budget deve servire anche a esportare il made in Italy nel mondo»
Autonomia e coordinamento
Sprechi, gestione approssimativa, pochi esempi virtuosi, incomprensioni politiche e burocratiche. La prima parte della nostra inchiesta sugli Istituti di cultura ha messo in luce, i gravi problemi di un settore strategico come quello della diffusione della cultura e della lingua italiana all'estero. I nodi da sciogliere sono numerosi: innanzitutto la ridefinizione del concetto di cultura all'estero, tenendo conto delle nuove esigenze di un mondo globalizzato nel quale la cultura è anche un prodotto. E come tale andrebbe pensata e diffusa, specie a fronte di una riduzione del budget che richiede sempre di più capacità manageriali per trovare le giuste risorse in loco.
In secondo luogo, la necessità di un cambiamento nella gestione dei direttori degli Istituti, figure chiave, in parte di carriera in parte scelti politicamente, su cui si andrà a giocare la partita della riforma in via di definizione proprio in questi giorni.
E proprio sulla riforma, attesissima e richiesta da più parti (ricordiamo che in Parlamento sono ferme due proposte di legge, una di centro destra e una di centro sinistra) apriamo la discussione con Mario Baccini, sottosegretario agli affari esteri, eletto nelle liste dell'Udc, che è materialmente l'estensore de1 decreto legge presentato martedì scorso durante gli "stati generali" degli Istituti di cultura.
Cosa pensa dell'attuale situazione degli Istituti di cultura?
Nel luglio 2001, assumendo le mie funzioni, ed essendo delegato dal ministro alla Presidenza della Commissione Nazionale per la promozione della cultura italiana all'estero, mi sono reso conto che una ricca e complessa realtà, quale quella della promozione della cultura italiana all'estero, era condizionata e frenata da fattori strutturali e difficoltà operative che ne impedivano il pieno dispiegamento.
Gli Istituti di cultura erano considerati quasi un corpo estraneo all'amministrazione degli Affari esteri. L'attività svolta dagli stessi rispondeva a meccanismi di "casualità" più che a un progetto unitario e a una strategia di politica culturale di ampio respiro. Poiché invece considero gli Istituti di cultura una risorsa inestimabile ed essenziale per la diffusione all'estero della lingua e della cultura italiana, ho ritenuto opportuno avviare una attenta riflessione sull'intera materia e farmi promotore di un disegno di legge di riordino e rafforzamento della rete estera.
Ma non le pare che i risultati ottenuti siano modesti rispetto all'impegno umano e finanziario?
Dipende dai punti di vista. Le risorse finanziarie sono certamente inadeguato per un paese come l'Italia che dovrebbe investire nella promozione della cultura, in considerazione dell'immenso patrimonio di cui dispone.
È bene precisare, poi, che molte delle iniziative svolte non hanno avuto la giusta eco e, proprio per questo, appare fin troppo limitata l'azione degli istituti.
L'esempio di Mario Fortunato, da noi citato nella prima parte dell'inchiesta, cioè la difficoltà a sostituire i direttori di chiara fama eletti dal precedente governo, è un caso isolato oppure è l'emblema di una situazione di scontro tra governo e Istituti di cultura?
No, non mi sento di dichiarare che oggi esistono situazioni di scontro tra governo e Istituti di cultura.
L'autonomia fin qui goduta dai direttori, per i quali non è prevista una vera forma di controllo ma solo di indirizzo, ha portato a una pluralità di iniziative che sembrano frutto più del caso che di una precisa strategia. Cosa ne pensa?
Ritengo forse eccessivo parlare di iniziative lasciate al caso senza alcuna forma di controllo. È giusto, invece, parlare di una pluralità di iniziative che non hanno seguito un unico filo conduttore.
Uno degli obiettivi che mi sono posto fin dall'inizio del mio mandato è proprio quello di organizzate tutta la rete degli istituti in maniera organica, dando vita a iniziative comuni volte a valorizzare tutti gli aspetti della nostra cultura. Sono favorevole alla più ampia autonomia delle scelte culturali dei direttori, ma ritengo che, nel rispetto delle linee di politica estera, l'attività di promozione culturale debba essere coerentemente coordinata nelle sue finalità.
Alla Farnesina propendono per nominare direttori di Istituti giovani diplomatici. In modo tale da garantire quella continuità e vicinanza col Ministero e quelle doti manageriali fin qui mancate. Cosa ne pensa?
Non mi risulta sia così. Anzi, posso dire che per certi versi è esattamente il contrario. La maggior parte dei giovani diplomatici non conosce affatto gli Istituti di cultura, il loro funzionamento e il loro scopo. Proprio per questo motivo mi ero fatto promotore, tra le altre cose, di un corso di formazione specifico sugli Istituti di cultura studiato appositamente per i giovani diplomatici.
Purtroppo, nel corso degli anni, si è fatta strada l'idea che la cultura o, meglio, la promozione della cultura italiana all'estero, fosse un qualcosa di serie B e per questo motivo è stata sempre snobbata.
Che tipo di indirizzo culturale si vuole dare oggi agli Istituti?
Credo che l'idea degli anni tematici da me voluti e istituiti sia un esempio chiaro del tipo di indirizzo che gli istituti debbano avere per il futuro. In tal senso ho scelto delle peculiarità della nostra cultura, dei temi, appunto, che sono diventato il leit motiv di tutte le attività organizzate dagli istituti. Il 2002, a esempio, è stato l'anno della moda e del design. Il 2003 è l'anno delle culture regionali.
Il mio intento è di esportare all'estero il famoso stile di vita italiano e, più in generale, quell'"italianità" che contraddistingue i nostri modelli culturali e di cui tutti noi dobbiamo andare fieri. Questo deve essere fatto attraverso un'opera costante e programmata, non più attraverso eventi episodici: solo così possiamo insegnare una qualità della vita che, per eccellenza, è la migliore al mondo.
Sono convinto, infine, che la cultura sia uno strumento fondamentale della nostra politica estera, un veicolo importante e imprescindibile per favorire la presenza delle nostre aziende nei mercati esteri.
A molti appare come uno scandalo che un semplice lettore, inviato dall'Italia, guadagni più di un professore universitario italiano nominato docente nella medesima università straniera?
Non mi sembra corretto parlare di scandalo. I lettori fanno parte dell'area della promozione culturale del ministero degli esteri. Accettano di trasferirsi fuori dall'Italia per proseguire la loro carriera e il loro compenso tiene conto di tutte 1e spese che debbono sostenere per il trasferimento e la vita all'estero.
Angelo Crespi
BOX
Ecco in sintesi le novità del DDL studiato da Baccini
Più soldi, più potere
alla Commissione, non più
direttori di chiara fama,
ma consulenti di prestigio
• Riaffermare la centralità del Ministero degli Affari Esteri nell'attuazione della politica culturale all'estero attraverso un raccordo e un maggiore coordinamento con le altre Amministrazioni dello Stato che parimenti si interessano, a vario titolo, di lingua e cultura;
• Valorizzare il "Sistema Italia" in campo internazionale, mediante forme di collaborazione con Regioni ed Enti Locali, fondazioni e imprese private e promuovere un raccordo con il mondo imprenditoriale italiano al fine di sviluppare sinergie tra risorse pubbliche e privato;
• Rafforzare le competenze della Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura Italiana all'Estero al fine di renderla un organo di coordinamento tra le varie Amministrazioni, in grado di fornire indirizzi, orientamenti e priorità operative, assumendo un ruolo centrale e propulsivo nell'attività di promozione della cultura, della lingua e della scienza all'estero;
• Potenziare il ruolo degli Istituti Italiani di Cultura quale strumento fondamentale della nostra proiezione culturale attraverso misure di professionalizzazione del personale, di modernizzazione delle strutture (ivi compresa la rete informatica) e di coordinamento tra risorse pubbliche e private, nonché di programmazione qualificata e pluralistica; gli Istituti, definiti uffici dell'Amministrazione degli Affari Esteri, sono dotati di "autonomia operativa e finanziaria nel quadro dello funzioni di indirizzo e vigilanza sulla gestione" espletate dalle Rappresentanze Diplomatiche e gli Uffici Consolari;
• Promuovere la diffusione delle lingua italiana, in considerazione della crescente domanda espressa da vari Paesi e delle esigenze delle nostre comunità all'estero, mediante l'individuazione di indirizzi omogenei tra i diversi soggetti della rete linguistico-culturale: Istituti di Cultura, corsi di lingua, lettori, società "Dante Alighieri", Enti Gestori e altre iniziative a favore delle collettività italiano all'estero;
• Promuovere la cooperazione scientifica e tecnologica, in quanto strumento di affermazioni dei settori più avanzati della nostra cultura scientifica e dei settori produttivi, con ricadute positive in termini di competitività del nostro sistema Paese;
• Riformare il conferimento degli incarichi alle personalità così dette dì "chiara fama". Un punto certamente delicato nel contesto della riforma à infatti la nomina dei Direttori cosiddetti di "chiara fama”, in applicazione di una felice intuizione del Legislatore del 1990. I risultati di gestione di tali personalità (divenute spesso di "chiara fama" solo dopo la nomina ministeriale) non sono sempre stati all'altezza delle aspettative e degli investimenti effettuati dall'Amministrazione.
Un'attività di promozione culturale ad alto livello richiede infatti flessibilità, capacità di interventi, rapidità decisionale e operativa che non possono espletarsi nell'ambito di una normativa vincolistica. È preferibile dunque l'istituzione di una figura professionale di "chiara fama” agile, di comprovato prestigio e di effettiva notorietà nel proprio settore di competenza da utilizzare per esempio negli "anni tematici". Alla luce delle attuali esigenze, non appare necessario e opportuno che tali personalità siano proposte alla direzione degli Istituti di Cultura, la cui gestione richiede competenze professionali specifiche. Essi dovranno essere piuttosto di supporto a una più ampia politica di promozione culturale che il Ministro degli Esteri intende perseguire, di volta in volta, in determinati paesi. Nel nuovo DDL, le personalità di elevato prestigio culturale diventano "Consulenti di elevato prestigio e competenza nella promozione delle cultura, delle lingua e della scienza italiane" con propria autonomia progettuale, organizzativa e finanziaria.
Il segnalibro dell'APCLingua: corso on line di italiano per stranieri
Roma, 7 apr. (Adnkronos) - "Made in Italy - Italiano per Stranieri". Questo il titolo del corso on line per l'apprendimento della lingua italiana rivolto alle persone che, per diverse esigenze, vogliono imparare la lingua italiana, illustrato durante la Conferenza dei direttori degli Istituti italiani di cultura, che si e' svolta nei giorni scorsi a Roma presso la Farnesina. Il corso realizzato dalla "Individual Training", società italiana leader nel settore della formazione on line, sarà rivolto agli stranieri che vivono in Italia, agli studenti che vogliono integrare le loro conoscenze linguistiche, e a tutti coloro che abbiano interesse ad approfondire lo studio dell'italiano per business, cultura o turismo.
Inoltre, il corso avrà lo scopo di rispondere alla crescente domanda di apprendimento della lingua italiana nel mondo e di contribuire così alle attività di diffusione di iniziative di formazione e promozione della conoscenza della cultura italiana. Il presidente di Individual Training, Chicco Testa, durante la presentazione del progetto, ha sottolineato che " la lingua italiana si impara on line. Dobbiamo cercare di far penetrare all'estero Individual Training, attraverso progetti innovativi di grande respiro che auspicano, nello sviluppo del prodotto "Made in Italy", una stretta collaborazione con gli Istituti di cultura nel mondo".
Il segnalibro dell'APCLiguria: intesa con Farnesina per "Genova 2004"
Genova, 7 apr. (Adnkronos) - Sarà sottoscritta giovedì 10 aprile presso la sede del ministero degli Affari Esteri, a Roma, dal presidente della regione Liguria, Sandro Biasotti e dal sottosegretario agli Esteri, Mario Baccini, un'intesa tra la regione Liguria e la Farnesina per la promozione degli istituti italiani di cultura all'estero in occasione delle celebrazioni di "Genova 2004. Capitale Europea della Cultura". La città di Genova, infatti, nel corso della manifestazione potrà contare sugli Istituti italiani di cultura presenti in Europa, negli Stati Uniti e in altri Paesi, per promuovere iniziative ed eventi del territorio genovese. L'accordo prevede un protocollo d'intesa che si colloca in un progetto che la Farnesina sta realizzando con la collaborazione delle Regioni italiane, per valorizzare le tradizioni locali, e per promuovere e diffondere la cultura e l'immagine dell'Italia nel mondo.
venerdì, aprile 04, 2003
Il segnalibro dell'APCNotiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 65 - Anno X, 3 aprile 2003
Il Dopo-Conferenza. Voci e commenti di alcuni direttori di IIC
Bilancio generale, alcuni rammarichi, nuove motivazioni nelle opinioni espresse dai direttori di alcuni Istituti: Fiorella Piras, Adelia Rispoli, Patrizio Scimia, Carlo Coen.
Roma - Una domanda per tutti: utilità e bilancio della Conferenza. Fiorella Piras, Argentina: "La Conferenza è stata utilissima perchè ha fatto il punto su tre situazioni fondamentali: che cosa sono gli IIC, che cosa ci si aspetta dagli IIC, che cosa saranno gli IIC. Gli IIC sono usciti come uffici prefettamente integrati nel Ministero degli Affari Esteri, legati alla poltica estera italiana. Sono svecchiati, sono legati all'economia, sono guidati da manager. Il risultato di questa Conferenza è positivo".
Adelia Rispoli, Il Cairo: "E' stato un momento importante perchè il Ministro per la prima volta ha parlato alla categoria e ci ha dato spazio e ci ha dato indicazioni chiare, progetti da realizzare. E poi il disegno di legge della riforma degli Istituti, a cui io credo molto anche perchè ho fatto parte dell'équipe tecnico-giuridica che ha portato avanti questo disegno: il Ministro porterà avanti in Parlamento questo disegno, ha detto. Questo è rassicurante. I miei colleghi hanno visto che da parte del MAE, del Governo, insomma, c'è almeno la buona intenzione di aiutarli!"
Patrizio Scimia, Madrid: "Sono un po' nuovo, provengo un mondo manageriale, oggi ho capito i meccanismi del MAE: non solo quelli del mio lavoro internazionale. Il metro di misura è di tipo personale, per apprezzare questo o quell'intervento".
Carlo Coen, Toronto: "Forse è mancato il dibattito. Però il senso generale della conferenza è stato molto positivo, ossia l'accresciuta importanza del ruolo degli IIC nella politica estera e nel MAE. Questa conferenza getta le basi per qualcosa di futuro. Abbiamo incamerato molte informazioni, ci si rammarica di aver esternato meno le nostre preoccupazioni, ma i semi sono stati gettati e sono ottimista per il futuro".
E poi le reazioni e i propositi personali, legati alla realtà della propria sede e alle proprie motivazioni. Dice ancora Piras che circola il luogo comune che in Argentina si conosca l'italiano. "E' invece no! Una delle nostre operazioni è da un lato far riappropriare della lingua italiana i nostri connazionali o gli eredi dei nostri connazionali, dall'altro farli riappropriare della cultura italiana, da cui le 267 manifestazioni culturali solo a Buenos Aires e provincia e le oltre 100 a Cordoba. L'Italia non è solo spaghetti!". Carlo Coen, invece, ritiene che il suo intervento in conferenza non abbia avuto seguito e reazioni come si aspettava, "ma due giorni e mezzo di Conferenza non sono sufficienti per discutere temi che avrebbero bisogno di una settimana ciascuno". Alessia Rapone/News ITALIA PRESS
Il segnalibro dell'APCSi è parlato della crescente domanda di lingua italiana alla Conferenza dei Direttori degli Istituti di Cultura
Proposta da RAI SAT un'iniziativa multimediale per collegare i bambini in Italia con quelli delle nostre collettività all'estero
Inform n. 65 del 4 aprile 2003
ROMA - L'ultima giornata della Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura è stata caratterizzata da un aperto dibattito sulle
dinamiche internazionali della nostra lingua. Una quadro complesso che ci è stato illustrato il Presidente dell'Accademia della Crusca Francesco Sabatini, che durante l'incontro ha svolto la funzione di moderatore.
Le preoccupazioni dell'Accademia della Crusca "Nel mondo la nostra lingua è molto richiesta - ha detto il professor Sabatini - e questa crescita in alcune aree geografiche è praticamente certa. Questo non toglie però che vi siano punti di debolezza. Ad esempio
nel bacino del Mediterraneo la nostra posizione è stata fortissima fino a quando la televisione italiana è stata ricevuta in solitudine dai Paesi rivieraschi. Oggi, con l'avvento della televisione satellitare, questo privilegio non c'è più e quindi dobbiamo adeguare le nostre posizioni e vigilare con attenzione”.
“Nonostante l'importanza della lingua italiana in Europa e nel resto del mondo - ha proseguito Sabatini rispondendo ad una nostra domanda sulla possibile emarginazione linguistica dell'Italia nella nuova casa comune europea - proprio nel vecchio continente è in atto una comprensibile contesa tra le lingue per il conseguimento di alcuni riconoscimenti. A tutt'oggi incontriamo infatti delle esistenze per l'inserimento dell'italiano nelle cosiddette lingue di lavoro. Un problema concreto che si presenta nonostante l'Italia sia, a differenza della Spagna e dell'Inghilterra, uno dei Paesi fondatori dell'Unione Europea. Una Nazione importante, caratterizzata da una vasta popolazione, che può vantare una cospicua diffusione linguistica fuori dai confini nazionali e che ha permeato con la sua civiltà tutta l'Europa. Alla luce di tutto questo dovremo quindi vigilare sia sull’introduzione dell'italiano tra le lingue di lavoro, sia sulla necessaria promozione di programmi formativi per traduttori ed insegnanti che evitino, nell'ambito della diffusione internazionale, discriminazioni tra i vari linguaggi".
La posizione della Società Dante Alighieri
Ma il dibattito è stato caratterizzato anche dalla presentazione, da parte della Professoressa Barbara Turchetta della Dante Alighieri, di un innovativo Cd Rom, dal significativo titolo "L'italiano in azienda", una impegnativa iniziativa didattica. Anche per comprendere la posizione della Società su alcune novità emerse dal convegno, abbiamo rivolte alcune domande al Segretario Generale della Dante Alessandro Masi.
"In questi giorni - ha esordito Masi puntualizzando l'opinione della “Dante” - si è parlato di centralizzare, in risposta alla crescente
domanda ed offerta di lingua italiana, la promozione culturale all'estero. Noi siamo fermamente contrari a questa ipotesi. In questo contesto per la Dante sarebbe invece auspicabile un attento ascolto delle offerte locali e questo perché, per esempio, i metodi per l'insegnamento dell'italiano che si attuano in Argentina non sono quelli che si applicano nell'area anglosassone. Variegate sensibilità didattiche che la Dante Alighieri, essendo un osservatorio particolare, ha assorbito nel corso degli anni ed ha utilizzato per promuovere diversi corsi di formazione”.
“Abbiamo inoltre compreso - ha poi sottolineato il dott. Masi entrando nel merito dell'iniziativa multimediale promossa dalla Società Dante Alighieri - che le cose sono cambiate e che l'italiano non è più soltanto la lingua del bel canto ma è anche un linguaggio per il turismo e per gli affari.
Abbiamo quindi realizzato, in collaborazione con la Confindustria ed il Sole 24 Ore, il primo strumento didattico multimediale per
l'insegnamento dell'italiano a favore della piccola e media impresa. Voglio inoltre ribadire che la Dante - ha concluso Masi sottolineando con maggiore determinazione la necessità di diversificare l'approccio didattico- è una struttura che registra i dati provenienti da tutte le parti del mondo, ma guai a pensare che possa venire attuata una centralizzazione della cultura".
Nuove proposte didattiche
Dall'articolata discussione sono emerse anche alcune interessanti indicazioni su strutture e progetti finalizzati alla promozione
culturale nel mondo. Tra i numerosi interventi spiccano infatti quello del rappresentante dell'ICON, un consorzio di 23 Università italiane che promuove lo studio della nostra lingua attraverso uno specifico e completo portale telematico, e la relazione del prof. Massimo Vedovelli dell'Università per Stranieri di Siena che, dopo aver auspicato il potenziamento della nostra industria culturale, ha illustrato i risultati della ricerca "Italiano 2000". Uno studio, diretto da Tullio De Mauro e promosso dal Mae, che ha evidenziato una forte espansione divulgativa dell'italiano nel mondo. Un successo che, secondo Vedovelli, va ricercato nel complessivo avanzamento del mercato linguistico e nell'ampliamento degli spazi operativi dell'italiano che trova nuove applicazioni nel campo della moda, della cucina e del commercio.
Un uso dell'italiano come lingua di lavoro che è stato evidenziato anche dalla Direttrice dell'Istituto di Cultura di Buenos Aires Fiorella
Piras che, oltre a sottolineare la necessità di una maggiore qualificazione professionale dei docenti, ha precisato come il crescente interesse degli argentini per l'apprendimento della nostra lingua non sia finalizzato ad un possibile ritorno in Patria, bensì alla ricerca di lavoro in settori altamente qualificati.
Dal dibattito sono inoltre emerse interessanti segnalazioni sia sulla creazione di una sezione di italianistica presso la biblioteca della
Farnesina - oltre alle pubblicazioni sponsorizzate dal Mae saranno disponibili circa 500 opere che hanno concorso al premio Flaiano - sia sulla pubblicazione di un'antologia bilingue che, in occasione del semestre italiano di Presidenza europea, raccoglierà i racconti di giovani scrittori stranieri che gli Istituti di Cultura provvederanno a selezionare ed inviare dai 25 Paesi dell'Unione allargata.
Un progetto per l'infanzia
Da segnalare infine il progetto, proposto da Gianfranco Noferi di RAI SAT ed accolto con estremo interesse dal Direttore Generale della Cooperazione Culturale Ambasciatore Aloisi, che prevede la dislocazione in Italia e nei Paesi d'accoglienza di una rete di laboratori multimediali per ragazzi italiani e di origine italiana al di sotto dei dieci anni.
L'iniziativa, che mette in pratica un nuovo modulo comunicativo, sarà finalizzata alla creazione di una trasmissione televisiva che, con il supporto di filmati e videogiochi, metterà in contatto bambini che vivono nel nostro Paese con quelli delle comunità italiane all'estero. Un collegamento multimediale che, tra le altre cose, darà un nuovo impulso alla diffusione della nostra lingua tra i giovani italiani nel mondo. (Goffredo Morgia-Inform)
Il segnalibro dell'APCNotiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 65 - Anno X, 3 aprile 2003
Web-Minds: cultura italiana sul web
Al via un progetto informatico della Cooperazione Culturale del MAE
Roma – Per rendere più innovative le tecniche di comunicazione con gli Istituti Italiani di Cultura in Europa. Il professor Luigi V. Mancini, ordinario presso il Dipartimento di Informatica dell'Università "La Sapienza" di Roma e responsabile dell'Unità di Ricerca CINI, ha presentato al Convegno dei direttori degli IIC che si è concluso ieri a Roma un accordo firmato fra l'ambasciatore Francesco Aloisi de Larderel, Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari Esteri ed il consorzio CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l'Informatica).
L'accordo, dal nome Web-Minds, prevede la sperimentazione delle più innovative tecniche di comunicazione, da realizzarsi in questa fase con Berlino, Budapest, Copenaghen, Istanbul, Londra, Madrid, Mosca, Parigi, Salonicco. Nello specifico, il progetto mira a creare un portale distribuito della cultura italiana attraverso gli Istituti Italiani di Cultura all'estero, raccogliendo i documenti multimediali caratteristici dell'identità italiana e dell'immagine culturale dell'Italia (arte, letteratura, cinema, storia, rassegna culturale della stampa, ecc.) e di renderli fruibili a grandi insiemi di utenti nel mondo garantendo alta efficienza ed affidabilità degli accessi.
Sarà proprio Mancini a coordinare il Gruppo di Lavoro che seguirà la sperimentazione, che rappresenta un canale privilegiato su cui far viaggiare al cultura italiana. News ITALIA PRESS
Il segnalibro dell'APCLingua/Conclusi gli incontri dei direttori degli istituti di Cultura. Con una sorpresa
Più voglia di italiano ma l’Europa non lo sa
di PIETRO M. TRIVELLI
Il Messaggero, Giovedì 3 Aprile 2003
CRESCE la “domanda" d’italiano nel mondo, ma l’Europa non se ne accorge. L’incremento all’estero sfiora il 40 per cento, per cui si conferma al quarto-quinto posto fra le più diffuse, ma la nostra lingua non basta per trovare lavoro negli uffici dell’Unione europea. I concorsi vi si devono svolgere in altre tre lingue: inglese, francese o tedesco.
La notizia l’ha portata il presidente dell’Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, alla giornata conclusiva della Conferenza dei direttori degli Istituti di cultura. La decisione di escludere l’italiano come “lingua europea" è di un mese fa. Le proteste (insieme a quelle di spagnoli e portoghesi) non servono a correggerla. Certo, sarebbe impensabile usare come lingue “di lavoro" tutte quelle dei paesi membri (destinati, peraltro, ad aumentare nell’Est di tradizione slava), ma l’Italia — assicura Sabatini — ha le carte in regola per vedersi riconosciuta anche come idioma. Non solo per la secolare tradizione trasmessa dal linguaggio artistico oltre che letterario (da Giotto, oltre che da Dante), e non solo perché siamo un paese fondatore dell’Europa unita; ma anche perché, in ambito europeo, l’italiano è conosciuto quanto (se non più) del tedesco e dello spagnolo.
Con l’arte della mediazione che ha trascorsi non meno illustri (Machiavelli per tutti), dovendo comunque ridurre a pochissime le lingue ufficiali europee, a scapito di altre, proprio l’Italia propone di “compensare" i paesi esclusi, con programmi di promozione linguistica. Però il “machiavello" non basta, finché gli italiani non credono nella validità della loro lingua. Finché, ad esempio, le aziende che smerciano il famoso “made in Italy" (marchio, peraltro, non registrato) si ostinano a diffondere opuscoli solo in lingua straniera, senza “traduzione" italiana. Peggio, quando un italiano si esprime in cattivo inglese, a costo di brutte figure, con interlocutori stranieri che, viceversa, non esitano a sfoggiare un buon italiano.
Finisce in tragedia se simili figuracce contribuiscono a far perdere la guerra, secondo la “leggenda" ricordata dallo storico Franco Cardini, il quale, docente a Parigi, è testimone dell’accresciuto interesse non solo per la lingua ma pure per i dialetti italiani. Pare, dunque, che la memorabile batosta della battaglia navale di Lissa (1866) sia derivata anche dal fatto che i colti ufficiali italiani impartissero ordini (fraintesi) in francese, mentre quelli della marina austriaca li davano in dialetto veneziano, fino all’ultimo vittorioso messaggio: «Gh’avemo vinto, fijoi».
Il direttore generale Francesco Aloisi de Larderel ha tirato le orecchie ai direttori riuniti in conferenza, perché i “siti" degli istituti di Cultura (specie nei paesi arabi) sono spesso solo in italiano e non anche in lingua locale. Ma il sottosegretario Mario Baccini, confermando l’impegno del ministro Franco Frattini, ribadisce che si volta pagina in “politica estera" della cultura: è pronto il disegno di legge che riforma gli istituti anche come supporto di una maggiore diffusione e integrazione del nostro patrimonio culturale e linguistico; in vista della Fondazione Italia, punto di riferimento per proposte e risorse che le attuino.
A conclusione della conferenza hanno detto la loro anche il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, e quello per gli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia. Urbani ha annunciato iniziative che richiederanno collaborazione all’estero: dai progetti museali per la Grande Brera e i nuovi Uffizi, alla rivalutazione del Colosseo e dei Fori (senza trascurare, sempre a Roma, l’arte contemporanea con l’annunciato “Maxxi", museo del XXI secolo); dai percorsi notturni tra gli scavi di Pompei, al museo delle navi antiche di Pisa (partendo dagli Etruschi). Con un salto in Cina. Sulla rotta di Marco Polo, l’Italia è stata incaricata da Pechino di ripristinare la Città Proibita: «tempio della cultura cinese», come la definisce Urbani. Il quale spera di portare i fondi per i Beni culturali, almeno, dallo 0,17 allo 0,50 per cento della ricchezza nazionale (soglia minima nella media europea). Non sarà molto, ma dovrebbe rilanciare quella che il ministro Tremaglia chiama “italianità nel mondo". Reduce dal successo del convegno con cui ha convocato a Roma gli scienziati italiani che lavorano nei cinque continenti, Tremaglia annuncia un’iniziativa analoga per la cultura, convinto di interpretare i desideri di sessanta milioni di stranieri d’origine italiana. Un’“altra Italia".
Il segnalibro dell'APCLA DISFATTA DEGLI ISTITUTI DI CULTURA
Pochi soldi e poche idee. Sprechi e velleità ideologiche. Così si esporta il made in Italy in attesa della riforma
INCHIESTA
Pochi soldi e poche idee. Con una frase si può sintetizzare la crisi di un settore strategico come quello della diffusione all'estero della nostra cultura e della nostra lingua. Tra dirigenti di carriera e di chiara fama, sprechi, pochi esempi di valore, tutti aspettano una riforma che possa rilanciare il madein italy
Il Domenicale - Settimanale di cultura
sabato 29 marzo 2003
Si può essere più “fortunato” di un direttore di Istituto di cultura all’estero? Pare proprio di no. Almeno a ripercorrere la vicenda di Fortunato Mario, in carica da tre anni a Londra. Il giornalista che cura per L’espresso una, manco a dirlo, fortunatissima rubrichetta di libri (“Freschi di stampa”), nominato per chiara fama dall’allora ministro degli esteri Lamberto Dini, l’anno scorso scatenò un vero putiferio quando, governo modificatosi, si paventò la sua dipartita dalla perfida Albione. Non sia mai. Se uno è Fortunato non si tocca. Il settimanale L’espresso pubblicò, anticipando la sostituzione, un’inchiesta ad personam per dimostrare la brutalità del centro destra, colpevole di voler allontanare così chiaro e degno uomo, capace di spargere in terra straniera i semi della nostra millenaria cultura.
Da Londra partì addirittura un appello delle menti più lucide della cultura anglosassone (ma in fin dei conti, a chi mai si nega una firmetta?) in cui si supplicava a gran voce la “restituzione” del direttore. Strano, nessuno però fece altrettanto quando Fortunato (in quota Ds, già membro della commissione che assegna fondi pubblici a registi meritevoli, nonché editor del libro di Walter Veltroni) fu nominato a sostituzione di una studiosa apprezzata come Benedetta Bini.
Casi della vita. Per il governo fu una debacle: mediatica e politica, visto che il fortunato Fortunato fu pure, a malincuore, riconfermato. Naturalmente nessuno in quel momento stava mettendo sotto accusa l’operato (fantastico) del di cui sopra. Semplicemente il governo entrante, per quanto riguarda le nomine di chiara fama, si apprestava a cambiare uomini del centro-sinistra con uomini del centro-destra. O almeno avrebbe voluto.
Le nomine di chiara fama, una decina in tutto (su circa 90 Istituti di cultura nel mondo) per le sedi prestigiose e più strategiche, erano infatti da sempre considerate sinecure per amici e sostenitori. Meglio ancora se, poi, la persona scelta svolgeva davvero quelle funzioni così altisonanti previste dalle leggi che definiscono le basi operative degli Istituti: diffondere la cultura e la lingua italiana contribuendo all’amicizia tra i popoli e alla cooperazione culturale tra Stati.
93 centri di irradiazione
Insomma, un compitino non semplice. Creati nel 1926 in piena epoca fascista, gli Istituti hanno avuto un’esistenza travagliata. A tutt’oggi resiste la riforma del 1990. Gli Istituti sono 93 sparsi per il globo: da New York a Melbourne, passando per il Cile, la Colombia e arrivando all¹Algeria, l¹Etiopia, il Kenia.
Le funzioni, come detto, sono diverse e tutte fondamentali: stabilire contatti con istituzioni, enti e personalità del mondo culturale e scientifico del paese ospitante; favorire i progetti per la conoscenza della cultura italiana; promuovere manifestazioni culturali e mostre; aiutare studiosi e studenti italiani nell’attività di ricerca all’estero. Infine, sostenere iniziative per la diffusione della lingua italiana. Un capitolo, quest’ultimo, che richiederebbe un’analisi a parte. Alla diffusione della nostra lingua contribuiscono infatti 286 scuole d’italiano all’estero presenti in 46 paesi. Così suddivise: 21 statali, 161 private, 68 sezioni italiane presso scuole straniere, e infine 36 sezioni italiane presso scuole europee.
Direttori, piccoli satrapi
La figura centrale di questa immensa rete diplomatica culturale che opera in stretto contatto con le Ambasciate a diretta emanazione del Ministero degli Esteri, è la figura del direttore. I direttori possono essere nominati con due procedure, che riguardano due diverse categorie: 1) con decreto del Ministero degli Affari Esteri, su proposta del Direttore generale degli affari culturali, possono essere nominati direttori appartenenti al livello VIII e IX dei ruoli del Ministero. 2) Il Ministro con proprio decreto può nominare direttori persone “di elevata competenza e prestigio culturale” in relazione alle esigenze di particolari sedi. Questi direttori, denominati di ”chiara fama”, possono essere al massimo 10 e restano in carica per 2 anni con la possibilità che il mandato venga rinnovato una sola volta. Il direttore, in entrambi i casi, è una sorta di piccolo satrapo: in piena autonomia mantiene i rapporti con le istituzioni e le personalità culturali del paese ospitante, ed è responsabile delle attività svolte. Per quanto riguarda il primo sistema di chiamata, il personale dell’area della promozione culturale, di ruolo al Ministero degli Affari Esteri, è stato assunto con un concorso che si è svolto nel 1992 e che ha nominato persone talvolta già in comando di altre amministrazioni. Dopo 10 anni, nel dicembre 2002 è stato fatto un primo concorso pubblico attraverso il quale sono stati scelti ulteriori 28 nuovi dipendenti.
Da Colombo a Tabucchi
E qui entriamo nell’edificante agiografia. Gli 80 circa direttori di carriera, sottoposti a pochissime verifiche, rimangono nelle sedi non più di 5 anni. Poi, possono essere nominati in una nuova sede per un massimo di altri 4 anni. Quindi devono tornare a Roma almeno per 1 anno, prima di riottenere l’incarico. In pratica, si è venuta formando una sorta di “casta” che, in piena autonomia e lontana da forme di controllo, ha lavorato per il bene e per il male.
I racconti, tra mitologia e leggenda, si sprecano e narrano di situazioni disastrose. Di Istituti dove il personale italiano non parlava la lingua del posto o peggio, dove il personale aggiuntivo del posto non parlava l¹italiano. Di situazioni di forte ideologia (quella del direttore) che si scontravano con gl’intenti unitari e pluralistici del mandato per cui si dovrebbe esportare la cultura italiana e non la cultura di un partito. Di eventi culturali targati politicamente a senso unico. Di eventi culturali di basso livello: regalie ad amici sconosciuti che venivano fatti passare all’estero come geni in patria. E stiamo parlando di mostre, eventi cinematografici, teatrali, musicali che dovrebbero, secondo gl’intenti, magnificare il Bel Paese. Naturalmente, c’è posto per esempi da elogiare: Istituti nei quali il direttore, pur nella pochezza dei mezzi finanziari a disposizione, è riuscito a radunare un vero circolo di amanti dell’Italia. Il discorso non cambia per i direttori di “chiara fama”. Un incarico attraverso il quale sono passati in molti: Furio Colombo a New York, Antonio Tabucchi a Lisbona, Fiamma Nirenstein a Tel Aviv, Vittorio Strada a Mosca, appunto Mario Fortunato a Londra. Direttori che hanno speso il loro nome per qualificare la cultura italiana all’estero e che spesso hanno riportato da quel periodo proficui approfondimenti personali. E qui ci fermiamo.
Stipendio da 19.000 euro
A proposito, dimenticavamo: i direttori hanno anche uno stipendio. L’assegno varia a seconda del costo della vita o dell’incidenza del rischio dei vari paesi. In linea di massima i direttori europei guadagnano meno di quelli extraeuropei. Chessò, il direttore di New Delhi, India, s’intasca circa 11.000 euro netti al mese, quello di Amsterdam deve accontentarsi di 6.000. Qualcosina di più, ma altrimenti che prebenda sarebbe, i direttori di chiara fama. A New York, con moglie e figli a carico, si arriva a 17.000 euro mensili esentasse, a Pechino 19.000 (il più alto in assoluto), a Stoccolma appena 10.000.
Non per nulla, l’incidenza degli stipendi del personale è elevata rispetto al budget complessivo dedicato alla diffusione della cultura all’estero. Nel 2000 per le retribuzioni dei contrattisti e dei supplenti negl’Istituti di cultura a bilancio erano previsti 13 miliardi circa di vecchie lire. A cui si dovevano aggiungere 3 miliardi di oneri sociali a carico dell’Amministrazione. Il budget per le manifestazioni culturali nel 2002 è stato appena di 24 miliardi di lire: ripartito in maniera differenziata a seconda dell’importanza geopolitica che l’Istituto ricopre: ricevono circa 500 mila euro all’anno Pechino, Budapest e San Paolo, mentre Sofia, in Bulgaria, appena 60 mila.
Il lettore: una figura mitologica
Il discorso non cambia se ci si focalizza sulle scuole d¹italiano all’estero. Il budget per gli stipendi del personale docente che lavora nelle scuole (private e pubbliche) ammontava nel 2000 a 120 miliardi di lire.
Qui entra in scena una figura dai tratti mitologici metà docente e metà diplomatico: il lettore. Ovvero, un docente di ruolo del Miur (l’ex Ministero della Pubblica istruzione), di solito un professore liceale, che per un quinquennio viene assegnato nei dipartimenti di italianistica (ove questi esistano) di alcune università straniere. Al lettore, in tutto 257, viene assegnato il passaporto di servizio, per cui gode di alcuni privilegi in ambito diplomatico. E per diventarlo è sufficiente essere laureati in lettere o in lingue straniere, e aver sostenuto 2 esami di italiano. Alla scadenza il mandato può essere rinnovato per un altro quinquennio. Lo stipendio, tanto per fare un esempio, è spesso superiore a quello di un docente universitario italiano con una cattedra di letteratura italiana comparata nello stesso paese ospitante.
Ma tanto per allargare il discorso, anche i professori delle 268 scuole (almeno un migliaio di docenti) sono inviati direttamente dall’Italia, con costi che lievitano a dismisura.
Un budget in diminuzione
Analizzando lo stanziamento totale per la promozione e la cooperazione culturale (nel 2000 circa 300 miliardi, diminuiti però nei due anni successivi) si desume che le scuole italiane all’estero e i corsi d’italiano assorbono il 42% circa, la rete degli Istituti Italiani di Cultura il 15%, le manifestazioni culturali e artistiche appena il 2,7%. Aride cifre che però assumono ulteriore valenza se si prende in esame l’incidenza delle spese per il personale. Esse rappresentano, per esempio, il 92,4% del totale nel settore delle scuole italiane all’estero e dei corsi d’italiano, il 71,61% nel settore dell’insegnamento della lingua italiana, il 34,12% nel settore degli Istituti di Cultura.
Il portale delle meraviglie
Detto questo, è necessario però dare un’occhiata ai piani culturali degli Istituti che, come ricordato, agiscono in piena autonomia, ma rispettosi (così almeno dovrebbe essere) delle direttive della Comissione per la promozione della cultura italiana all’estero che disegna le linee generali d¹intervento. A proposito, la Commissione non è un organo politico, visto che solo tre componenti vengono scelti dal Premier, mentre i restanti sono espressione delle principali istituzioni culturali (Lincei, Cnr, Pubblica Istruzione) e della Farnesina.
Approdando al portale internet degl’istituti (www.italcult.net) che linka tutte le home page nel mondo si rimane sorpresi dalla molteplicità degl’interventi e delle suggestioni. Se è chiaro che la strategia culturale deve essere declinata in rapporto ai paesi ospitanti, l’eterogeneità dei progetti sembra un risultato casuale piuttosto che una scelta stretegica. Gli stessi siti, uno diverso dall’altro, dimostrano la fantasia italica che permane tale anche all’estero: si va dal sito multimediale al sito ufficiale, dal sito scanzonato al sito che assomiglia tristemente a quello di un alberghetto a tre stelle. Alcuni non hanno neppure la versione italiana. Tralasciando il folclore, non se ne deduce certo una sensazione di unitarietà, solidità, dinamicità (e perché no, anche austerità), come d’uopo per un’istituzione “diplomatica” fondamentale per l’immagine del nostro Paese. La sensazione non cambia se si approfondiscono i progetti culturali.
Le mostre d’arte sono le più disparate: spesso i classici della tradizione pittorica italiana, spesso autori sconosciuti. Nel cinema c’è chi insiste sul neorealismo, chi su Pier Paolo Pasolini, chi su improbabili nuovi registi. Per quanto concerne i libri, ecco conferenze e presentazioni di ogni genere: autori famosi, di sinistra, minori. Un ragionamento complessivo richiederebbe una sezione a parte. Mentre fare le pulci a singoli casi (che non mancano) sarebbe divertente, ma non darebbe una visione complessiva del mare magnum di discrasie. Fatto sta che il funzionamento del sistema nel suo complesso è ormai sottoposto a critiche e verifiche sempre più insistenti. Sottovoce ne parlano gl’Intellettuali di tutti gli schieramenti, perfino quelli che hanno beneficiato in qualche modo di questi progetti, sottovoce ne discute al suo interno la Farnesina. In Parlamento sono state depositate due proposte di legge, una della sinistra e una della destra, al fine di riorganizzare gli Istituti. Solo nel 2000, dopo ben 8 anni di risultati modesti della normativa del 1992, fu decisa la prima riunione generale dei direttori dei 93 istituti italiani di cultura all’estero. Un evento che produsse una sorta di libro bianco che, al di là dell’immancabile retorica e vaghezza di alcuni interventi, mise in luce l¹urgente necessità di una riforma organica del settore.
Girotondi e masochismo
E arriviamo al dunque. Il centro destra, arrivato al governo nel 2001, si è trovato in una situazione sfavorevole. Nell’impossibilità cioè, di avviare, come sarebbe lecito in un sistema bipolare e dell’alternanza, una propria politica culturale anche all¹estero.
Gli Istituti, come spesso negli ultimi 50 anni è accaduto in altri ambienti culturali, riflettevano infatti una visione del mondo tendenzialmente di sinistra. O comunque non in linea con le esigenze di rinnovamento ed efficienza espresse dal governo Berlusconi. Ancora oggi ci sono esempi clamorosi: Istituti di cultura che hanno organizzato “girotondi”, Istituti di cultura nei quali, durante presentazioni di libri e assolutamente non in par condicio, i relatori hanno, apertamente e al limite della diffamazione, denigrato il governo. Contribuendo in molti casi a quella distorta rappresentazione della politica italiana all¹estero. Si pensi all¹accoglienza tributataci l¹anno scorso dalla Francia (anche da esponenti politici del governo) in occasione della Fiera del Libro a Parigi: una parossistica e incivile dimostrazione dei cugini d¹oltralpe, fomentata per motivi politici dall’intellighenzia italiana avversa al centrodestra.
Voglia di spoil system
Insomma, si sta giocando una partita già vista. Gli Istituti di Cultura possono essere uno strumento strategico di propagazione della propria visione del mondo, i direttori possono diventare i garanti e i motori di questa diffusione.
Seguendo questa concezione, la proposta più sensata, in un sistema bipolare dell’alternanza, appare quella di uno “spoil system” totale. Ogni governo entrante avrebbe il dovere (non solo il diritto) di nominare tutti i nuovi direttori in ragione delle proprie aspettative politiche. E, in questo senso, da un lato l¹operato dei singoli direttori troverebbe una verifica all’interno del mandato politico, mentre più in generale l’operato complessivo sarebbe sottoposto alla verifica degli elettori (è il caso di ricordare che dalla prossime elezioni, potranno votare anche gli italiani residenti all’estero, in grado cioè di “controllare” il funzionamento di un Istituto). Questa soluzione appare però, allo stato delle cose, una forzatura rispetto alla linea generale del governo per quanto concerne un intervento e una valutazione delle classi dirigenti della burocrazia statale.
Nei corridoi della Farnesina, le preferenze sembrano invece andare in altro senso. Gli alti gradi spingono perché i direttori (il cui operato è talvolta liquidato con poche battute) vengano sostituiti poco alla volta con personale diplomatico di carriera: in pratica, a persone talvolta senza grandi motivazioni e preparazione culturale, verrebbero preferiti giovani diplomatici in grado di garantire quell’operatività e quelle doti anche manageriali ormai richieste a un organizzatore della cultura. In questa seconda ipotesi, slegando il mandato del direttore dall’alternanza politica, si creerebbero le condizioni per una strategia di lungo termine. Ferma restando l’esigenza sentita, anche in Farnesina, come improrogabile di una maggiore flessibilità per quanto concerne incarico, spostamento e destituzione degli attuali direttori.
Inutile dire che, fin qui, ci siamo limitati ad un excursus tecnico. Più in generale bisognerebbe aprire un dibattito su cosa significa fare cultura all’estero, cosa significa promuovere la propria lingua, quale è il senso dell’autonomia di un Istituto, quale può essere il curriculum migliore per un direttore, se sia preferibile un buon manager o piuttosto un intellettuale. Temi difficili da definire. La proposta di Silvio Berlusconi di utilizzare gli Istituti di Cultura per esportare il marchio del made in Italy è stata, da molte parti, liquidata con troppa fretta.
Una riforma attesissima
Nei prossimi giorni, il 31 marzo, è prevista la seconda riunione generale degli Istituti di Cultura. Sul tavolo verrà portata la proposta dell’onorevole Mario Baccini, che sta studiando per il Ministro degli Esteri il riassetto legislativo del settore. Da questa legge dipenderà il futuro dell’immagine italiana all’estero e di un settore che risente da anni d’inerzia e di forte connotazione ideologica. Ma è necessaria un’inversione di rotta proprio nel momento in cui la lingua italiana sta avendo un inaspettato ”Rinascimento”, gl’italiani all’estero hanno ottenuto il diritto di voto, le comunità italiane riallacciano antichi legami con la madrepatria, il ruolo diplomatico dell’Italia nel mondo si sta ridefinendo. Certo, ci sono problemi. Il finanziamento che è andato diminuendo, in ragione della congiuntura economica e dei cattivi risultati, implica una strategia diversa. Che preveda, senza vergogna, un’attività di ricerca di sponsor e di collaborazioni finanziarie. I budget degli equivalenti Istituti stranieri (si pensi al British Council) prevedono stanziamenti (e personale) doppio, triplo rispetto a quelli italiani. Ma garantiscono un diverso impatto. Meno sprechi, più unitarietà d¹intervento. Una questione, quest’ultima, da prevedere e imporre.
(1 - continua)
La settimana prossima presenteremo la proposta di legge per la riforma degli Istituti e apriremo il dibattito, con interventi di intellettuali e addetti ai lavori.
Numeri e date dell’Italia all’estero
- 93 sono gli Istituti di Cultura italiani nel mondo. Solo 88 sono però attivi
- 1924 l’anno di costituzione degli Istituti
- 1990 l’anno dell’ultima riforma voluta del ministro Gianni De Michelis
- 300 miliardi di lire il budget nel 2000 per la diffusione della cultura all’estero
- 500.000 euro all’anno è il budget dell’Istituto Italiano di Pechino in Cina
- 60.000 euro all’anno il budget dell’Istituto Italiano di Sofia in Bulgaria
- 10 i direttori di chiara fama
- 4 gli anni in cui possono rimanere in carica i direttori di chiara fama
- 11.000 euro netti al mese lo stipendio massimo di un direttore di carriera
- 19.000 euro netti al mese lo stipendio massimo di un direttore di chiara fama
- 286 le scuole di italiano all’estero in 46 paesi
- 120 miliardi di lire il budget per gli stipendi del personale docente all’estero
- 266 i lettori assegnati ai dipartimenti di italianistica di università straniere
- 493 gl’insegnanti italiani all’estero a carico del Ministero degli Esteri
giovedì, aprile 03, 2003
Il segnalibro dell'APCPittella e Danieli contestano Tremaglia
(9colonne, 3 aprile 2003) ROMA - I Responsabili per gli Italiani all'Estero dei Democratici di Sinistra e della Margherita, l'onorevole Gianni Pittella ed il senatore Franco Danieli hanno contestato l'ultima proposta del ministro Tremaglia di un museo per l'emigrazione sul Ponte di Messina. "L'ego ipertrofico del Ministro Tremaglia non ha confini - si legge in una nota -. Questa volta si manifesta con l'ennesima proposta, propagandistica quanto improbabile, della realizzazione di un Museo dell'Emigrazione sul Ponte sullo Stretto di Messina. Un'opera, quella del Ponte, sulla quale, peraltro, si discute da decenni senza che sia emersa alcuna certezza realizzativa, né per ciò che concerne i finanziamenti né per l'impatto ambientale, né per l'effettiva utilità". "Merita - continua la nota - ricordare che per quanto riguarda i musei dell'emigrazione, sono stati presentati in Parlamento ben due progetti di legge - uno dal centrosinistra e l'altro dal centrodestra - nei quali si ipotizza la creazione di una rete territoriale capace di restituire pienamente la dimensione locale della diaspora italiana. Questa rete dovrebbe avere, per altro, i suoi terminali nei porti di Napoli e Genova, che sono stati gli storici luoghi di imbarco di milioni di italiani".
Il segnalibro dell'APCMario Baccini: "La cultura italiana veicolo per l'italianità nel mondo"
(9colonne, 3 aprile 2003) ROMA - Il Sottosegretario Mario Baccini, Presidente della Commissione Nazionale per la promozione della cultura italiana all'estero, ha parlato alla Farnesina in occasione della conferenza per i direttori degli istituti italiani all'estero ha evidenziato come la cultura sia uno strumento privilegiato per la diffusione dell'italianità nel mondo. Il sottosegretario ha insistito sul modo di vivere italiano, che veicola all'estero nuovi modelli culturali artistici, tecnologici ed economici. "In questo ambito - ha precisato Baccini - i nostri Istituti di cultura non possono essere considerati un problema ma rappresentano una vera e propria risorsa". Il sottosegretario ha ricordato il progetto di riforma in cantiere dall'attuale legge che regolamenta l'attività degli Istituti di Cultura ed in seguito ha illustrato l'opera di coordinamento e di propulsione svolta, al fine di creare un'univoca politica culturale, dalla Commissione Nazionale. Baccini ha precisato che il Ministero degli Affari Esteri, al quale non spetta il compito di creare cultura, deve solo promuovere nel migliore dei modi la produzione della creatività italiana nel mondo. Il sottosegretario ha concluso il suo intervento annunciando che, in occasione dei 25 anni di Pontificato di Giovanni Paolo II, si terranno presso gli Istituti Italiani di Cultura alcune manifestazioni per ricordare il Santo Padre come autentico testimone della lingua italiana nel mondo. L'intervento che è seguito è stato quello del Sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica che ha sottolineato come la nostra politica culturale sia espressione di molteplici identità. Una pluralità di immenso valore, forte e definita, che spesso ci consente di comprendere con maggiore facilità l'altro. Una capacità che, secondo Mantica, potremmo portare nel Mediterraneo per ap- profondire il dialogo con il mondo islamico. Una necessità, quella di aprirsi alle altre culture, che ci consentirà sia di evitare la trappola del nazionalismo culturale, sia di conoscere meglio realtà fino ad oggi trascurate. Il Sottosegretario ha poi auspicato un approccio unitario della promozione culturale che tenga però nel dovuto conto le reali esigenze delle nostre comunità all'estero e le variegate istanze delle realtà regionali.
Frattini e le comunità italiane all'estero
(9colonne, 3 aprile 2003) ROMA - Il ministro degli Esteri Franco Frattini, ascoltato in occasione della conferenza per i direttori degli Istituti di Cultura italiani nel mondo, ha espresso vivo apprezzamento per i risultati ottenuti dalle comunità di italiani residenti all'estero. "Gli italiani nel mondo - ha detto il Ministro ricordando il fattivo contributo dei nostri connazionali all'estero alla diffusione della cultura italiana - sono portatori di messaggi e valori positivi. Io credo che a loro appartengano doti di eccellenza e di fantasia. Tutto questo ci porta a dire che queste collettività sono una risorsa straordinaria per il nostro Paese. Spesso, al fine di far risaltare la loro Patria nei contesti d'accoglienza ove vivono e lavorano, le nostre comunità divengono anche dei propulsori straordinari delle iniziative culturali italiane. E' quindi essenziale che vengano fatti degli investimenti sulle comunità italiane, ma è altrettanto importante uno sforzo che migliori del- l'immagine dell'Italia presso gli stranieri".
L'ANNUNCIO DEL MINISTRO FRATTINI ALLA FARNESINA
Nasce la "Fondazione Italia"
(9colonne, 3 aprile 2003) ROMA - Una "Fondazione Italia" in cui siano rappresentanti tutti gli organismi pubblici e privati coinvolti e che abbia la funzione di coordinare - come una cabina di regia - le attività di promozione dell'immagine del Paese sarà, oltre ad una nuova impostazione ed alla riforma degli istituti italiani di cultura, la principale innovazione contenuta in una "legge organica" per la promozione e la diffusione della cultura italiana nel mondo. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Esteri Franco Frattini nell'ambito della prima riunione dei direttori degli Istituti italiani di cultura cominciata alla Farnesina. La promozione dell'immagine dell'Italia, "che tutti noi al di là della politica nazionale dobbiamo salvaguardare" è, ha detto Frattini, "un obiettivo principale" della politica estera. Quella che il ministro ha delineato, citando come esempi il Mediterraneo e i Balcani, sarà un'azione "diversificata da area geografica ad area geografica". Per il Mediterraneo, ha detto Frattini, l'Italia nell'imminente semestre di presidenza di turno della Ue "avrà una carta da giocare nell'ambito delle iniziative della pace in Medio Oriente" e ciò "non potrà prescindere da un'azione forte e mirata per la promozione del dialogo interculturale". Per i Balcani, dove il ministro ha rilevato "la fragilità del sistema di consolidamento delle democrazie", la precedenza "dovrà essere data a specifiche azioni per incoraggiare, attraverso la promozione della cultura, il consolidamento della democrazia". La "Fondazione Italia" dovrà, nell'intenzione del ministro, svolgere un'azione di centralizzazione, agendo come "una cabina di regia di coordinamento per la definizione e non per la imposizione di una strategia". Essa dovrà in particolare coordinare le attività di alcuni "comitati regionali" per la definizione di missioni specifiche per le singole aree. Questa legge organica, ha detto Frattini, sarà il secondo tassello di un sistema di tre interventi per la complessiva ristrutturazione delle attività del Ministero degli Esteri. Per il primo, che riguarderà, in collaborazione con il Ministero delle Attività Produttive l'internazionalizzazione delle imprese, il ministro degli Esteri spera di presentare il provvedimento legislativo in Parlamento prima della fine dell'estate.
I nuovi compiti degli Isitituti di cultura
(9colonne, 3 aprile 2003) ROMA. - Gli Istituti italiani di cultura sono uno "strumento formidabile di politica estera del nostro Paese". Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che ha aperto oggi la Conferenza dei direttori degli Istituti di cultura italiana nel mondo. Le 88 sedi operative degli Istituti in 62 paesi dei 5 continenti saranno determinanti, a giudizio del ministro, per "aiutare l'internazionalizzazione del prodotto italiano che rappresenta per noi una grande sfida". L'idea che è stata alla base della "tre giorni" della Conferenza, secondo quanto sottolineato dal ministro, era quella di dare "un senso nuovo alla promozione della cultura italiana nel mondo. Credo che lo si debba fare - ha proseguito - per un dovere che abbiamo nei confronti delle giovani generazioni, dei cittadini di altri Paesi del mondo che si sentono vicini all'Italia, dei milioni e milioni di persone che hanno origini italiane e vivono in altri Paesi".
Farnesina, la spinta del ministro: "L'Italia prema l'acceleratore sulla cultura"
(9colonne, 3 aprile 2003) ROMA - Per l'Italia è giunto il momento di "spingere l'acceleratore sulla cultura". Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini aprendo la conferenza dei direttori di Istituti di cultura italiani nel mondo. Avvicinato dai giornalisti all'inizio della conferenza Frattini ha sottolineato che "l'Italia si vuole fare portatrice dei valori culturali nel mondo" ed ha ricordato che finora nei rapporti con gli altri paesi l'Italia ha dato un grande valore alla fantasia nell'imprenditoria, nell'industria e nel commercio. E in questo ruolo di "protagonista del dialogo culturale", Frattini ha sottolineato l'importanza del Mediterraneo. "Dove l'Italia deve fare molto - ha detto - è soprattutto durante il semestre della presidenza di turno dell'Unione europea". Rivolgendosi ai direttori degli istituti di cultura Frattini ha sottolineato che l'Italia si trova sotto il profilo culturale in una posizione che pochi altri paesi possono vantare e ha anche sottolineato che "anche la Ferrari è cultura italiana e che serve a tenere molto alta la bandiera del pensiero italiano". E in omaggio alla casa automobilistica di Maranello, una Ferrari è stata messa in esposizione nell'atrio del ministero degli Esteri. Ma la Ferrari, ha fatto presente il vice ministro delle Attività produttive è realizzata pressoché interamente con prodotti di importazione. L'Italia non ha materie prime se non da sempre, ciò che caratterizza la nostra immagine: la nostra proprietà intellettuale e il diritto di proprietà intellettuale non appartiene solo alle persone ma deve esser considerato un diritto della collettività. Nel mondo l'Italia potrà svolgere un proprio ruolo importante se saprà configurare e difendere questo diritto alla proprietà culturale. Urso ha citato uno studio dell'Unesco secondo il quale il 70% del patrimonio culturale è in Italia ma, ha aggiunto "se consideriamo ciò che dagli italiani è stato realizzato fuori dall'Italia questa percentuale sale almeno di due terzi". Le nostre esportazioni, ha detto Urso "sono sempre di produzione di qualità e ciò ha ancora più valore nel momento in cui il mondo sembra riscoprire il valere della qualità in particolare riferimento ai mercati orientali".
TREMAGLIA E URBANI DISEGNANO LA COLLABORAZIONE MINISTERIALE PER IL FUTURO
Le sinergie per la cultura italiana
(9colonne) ROMA - E' stato l'ambasciatore Francesco Aloisi de Larderel, Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale, ha tirare le somme delle giornate di lavori: "Questa prima Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura è di grande importanza, poiché testimonia quanto sia diventata importante la questione della diffusione culturale. L'appoggio politico ed amministrativo del Ministero degli Affari Esteri è stato sottolineato dell'importante e lungo intervento dell'onorevole Franco Frattini, Ministro degli Affari Esteri. In queste cinque sessione di lavoro si sono affrontati i differenti aspetti dell'utilizzo della cultura come veicolo di esportazione dell'immagine dell'Italia nel mondo. Da questo seminario traspare l'importanza della sinergia tra differenti enti e ministeri per poter usufruire delle potenzialità ed essere all'altezza del ruolo che l'Italia deve ricoprire in ambito internazionale". Mario Baccini, Sottosegretario agli Esteri e Presidente della Commissione Nazionale Promozione Cultura Italiana all'Estero, ha sottolineato l'importanza di questa conferenza che "inizia un nuovo modo di concepire la cultura come mezzo di internazionalizzazione dell'Italia. Per poter riuscire ad esportare i tesori dell'Italia di Ieri e di oggi dobbiamo creare una collaborazione tra i differenti ministeri ed enti. Una sinergia tra i differenti apparati statali è essenziale per creare una strategia vincente per divulgare la cultura italiana nel mondo, ma non è sufficiente". Mirko Tremaglia, Ministro per gli Italiani nel Mondo, ha dichiarato: "Sono contento di essere stato invitato a partecipare alla chiusura dei lavori di questa Conferenza, poiché il mio Ministero svolge un ruolo capitale per quanto riguarda l'immagine dell'Italia all'Estero. Quando venne creato il Ministero per gli Italiani nel Mondo, mi venne delegato il Coordinamento e la Promozione delle iniziative di formazione, informazione, aggiornamento destinate a mantenere saldi i legami tra le collettività italiane all'estero e l'Italia. Il mio essere qui oggi sottolinea l'importanza che "l'Altra Italia", quella costruita sulla sofferenza e il dolere dei nostri emigrati, ha nell'immagine che il mondo ha delle ricchezze italiane".
Il segnalibro dell'APCTremaglia: un museo dell'emigrazione sul Ponte dello Stretto
La Gazzetta del Sud, 3 aprile 2003
ROMA –- Il Museo dell'emigrazione sorgerà sul Ponte dello Stretto di Messina. E' l'annuncio che il ministro per gli Italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, ha portato ai lavori della Conferenza dei direttori degli Istituti di cultura alla Farnesina. Il ministro ha poi sottolineato la grande importanza della cultura e il ruolo di primo piano che il dicastero di cui è titolare le attribuisce. Sarà proprio il ministero per gli Italiani nel mondo ad organizzare due prossimi convegni dedicati sia alla cultura che agli artisti e ad elaborare una banca dati delle opere italiane trafugate all'estero ed un'altra banca dati sulle opere realizzate dai nostri artisti nel mondo. Tremaglia si è inoltre soffermato sulla fondamentale funzione dei Direttori degli Istituti di Cultura che devono poter contare, ha detto, su un maggior coordinamento e soprattutto su una più ampia conoscenza della loro opera in Italia.
Il segnalibro dell'APCNotiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 64 - Anno X, 2 aprile 2003
La cultura parla politico
Baccini, Urbani, Tremaglia chiudono i lavori della Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura
Roma - Conclusione politica per la Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura. Intervengono Mario Baccini, sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri, Giuliano Urbani, Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Mirko Tremaglia, Ministro per gli Italiani nel Mondo, Giuseppe Baldocci, Segeretario Generale del MAE.
Baccini ricorda subito come il Ministro Frattini abbia voluto con grande forza la Conferenza che ha fatto sedere attorno allo stesso tavolo gli "addetti ai lavori" della promozione della cultura italiana all'estero. Anche gli Atti della Conferenza, dice Baccini, saranno oggetto di valutazioni e di valutazioni in sede parlamentare. Sarà il Parlamento, inoltre, a valutare anche la Fondazione Italia, promossa da Frattini. Baccini ricorda infine come la Conferenza abbia dimostrato che "la classe dirigente è in grado di affrontare i grandi temi della cultura".
"E' in corso una rivoluzione liberale", dice Urbani, laddove l'aggettivo "liberale" fa capo a due "liberazioni": la prima relativa al rischio della non sufficiente valorizzazione del patrimonio storico-artistico italiano, la seconda, e in senso attivo, come liberazione di risorse finanziarie ma anche culturali e creative. Tra le attività del Ministero dei Beni Culturali collaborazioni intermuseali nel settore "mostre" - è ricordato il progetto MAXXI, per il Museo d'Arte del XXI secolo - il primo codice dei beni culturali in Italia e in generale il miglioramento delle offerte e dei servizi che riguardano ancher il lavoro degli IIC. Urbani punta alla collaborazione tra gli IIC e il suo Ministero.
Non collaborazione, ma promozione diretta per il Ministero di Mirko Tremaglia, il quale ricorda come la delega presente nel suo mandato lo spinga a prendere "iniziative, anche normative, di informazione, aggiornamento, promozione della cultura per le comunità italiane all'estero al fine di mantenere il legame col Paese d'origine". Delega e passione. E' quest'ultima motivazione che gli fa annunciare i prossimi convegni internazionali, fra cui quello della "Cultura Italiana nel Mondo", proprio attraverso i direttori degli IIC, quello dei gionalisti, quello dei missionari italiani nel mondo. "Io verrò a visitare tutti gli Istituti di Cultura nel mondo - chiosa Tremaglia - le vostre esigenze devono essere conosciute in Italia". Alessia Rapone/News ITALIA PRESS
Il segnalibro dell'APCFrancesco Aloisi: "Università e Istituti per la cultura italiana"
(9colonne, 3 aprile 2003) ROMA - In occasione della Conferenza alla Farnesina abbiamo ascoltato il parere sulle novità introdotte ai lavori dall'Ambasciatore Francesco Aloisi de Larderel, Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale. In che consiste questo nuovo portale degli Istituti Italiani di Cultura?
Un consorzio di 18 università sta preparando per gli 88 Istituti Italiani di Cultura, che sono sparsi per il mondo, una rete di trasmissione ad alta velocità. Questo progetto servirà ad ovviare il problema dell'imminente saturazione dell'universo di internet.
A che cosa serve questa rete?
Questa rete è uno strumento straordinario che è a disposizione della fantasia del Ministero degli Affari Esteri e dei suoi Istituti di Cultura. Noi pensiamo di cominciare con un grande archivio di filmati sulla cultura italiana: Musei, Arte Contemporanea, Musica…La creazione di questo materiale culturale è stata possibile grazie alla collaborazione della Rai, la quale ci ha messo a disposizione circa 500 ore di trasmissione estratte dal suo archivio di immagine (tramite il servizio Rai Teche). Il potenziamento della rete informatica degli Istituti ci permetterà di divulgare in tutto il mondo questi filmati. Un secondo utilizzo di questo portale è la possibilità di fare delle teleconferenze per poter risolvere molti problemi organizzativi.
Durante il la conferenza lei ha spiegato uno progetto, destinato ad introdurre dei pacchetti televisivi italiani nelle televisioni locali di alcuni paesi (Cina e India). Quale è il principale interesse di questa iniziativa?
Questa iniziative è destinata ad estendere la cultura italiana al più vasto pubblico possibile. Le televisioni locali hanno già il loro pubblico. Noi se riusciamo ad introdurci nei loro palinsensti non dobbiamo conquistare un pubblico. A tale proposito, in collaborazione con la Rai, è stato preparato un pacchetto di 300 ore di programmi televisivi di ogni genere da diffondere in Cina. Spero che presto questo progetto dilaghi in ogni paese del mondo.
Il segnalibro dell'APCCON I NUOVI SISTEMI SI PUO' CREARE UNA RETE MONDIALE
Le potenzialità tecnologiche per la cultura
(9colonne, 3 aprile 2003) ROMA - La seconda giornata della Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura è stata incentrata sull'importanza dei nuovi media nella promozione culturale. I lavori sono stati aperti dall'Ambasciatore Francesco Aloisi de Larderel, Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione culturale, il quale ha sottolineato la necessità di sviluppare un "nuovo approccio alle nuove tecnologie. Dobbiamo sviluppare un nuovo modo di concepire i contenuti da comunicare affinché vengano sfruttate le enormi potenzialità della rete internet. In questi giorni stiamo mettendo a punto una strategia comune con i media del nostro tempo per dare vita ad una comunicazione interdisciplinare del sentimento di italianità". La Dottoressa Deborah Bergamini, Vice Direttore Marketing Strategico Rai, ha ricordato: "la Rai è stata concepita per essere la 'Voce del Sistema Paese'. Oggi che l'Italia è un punto di riferimento culturale internazionale la Rai non può non accogliere braccia aperte la sfida del Ministero degli Affari Esteri di modernizzare le modalità di diffusione della cultura italiana nel mondo. A tale proposito sta nascendo un progetto destinata ad introdurre nelle TV locali programmi italiani. Per il momento è stato raggiunto un accordo con la Cina e l'India. A queste nazioni la Rai consegnerà un pacchetto di 300 ore di programmi televisivi di tutti i generi affinché il pubblico locali abbia possibilità di entrare in contatto il sentire italiano". Giovanni Minoli, presidente di Rai Educational, ha presentato alcuni progetti destinati a diffondere un'immagine "moderna e vibrante della cultura italiana". Pupi Avati, presidente di Cinecittà Holding, ha proposto di creare una videoteca in ogni istituto di 12 capolavori del cinema italiano in DVD, e per non trascurare il cinema contemporaneo italiano di dare vita ad una serie di mini tournèe di registi viventi che presentano la loro cinematografia nei diversi istituti di cultura, servendosi delle potenzialità dei DVD.
mercoledì, aprile 02, 2003
Il segnalibro dell'APC1)CONFERENZA DIRETTORI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ IL MINISTRO TREMAGLIA: FAREMO IL CONVEGNO SULLA CULTURA E REALIZZEREMO UNA BANCA DATI SULLE OPERE D’ARTE ITALIANE NEL MONDO E SUL PONTE SULLO STRETTO NASCERA’ IL MUSEO DELL’EMIGRAZIONE
ROMA\ aise\2 aprile 2003 - "Sono particolarmente entusiasta di questo incontro, perché comincio a conoscervi e la mia presenza vuole essere un atto di omaggio e di riconoscimento alla vostra opera". Il Ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, ha salutato i convenuti alla Conferenza dei Direttori degli Istituti di Cultura, che si è chiusa oggi alla Farnesina, ricordando che tra le sue deleghe sono previsti anche "l’informazione, l’aggiornamento e la promozione culturale a favore delle collettività italiane all’estero al fine di mantenere il legame con il Paese di origine".
Nel corso della mattinata, prima di recarsi alla Farnesina, il Ministro ha incontrato il presidente della Repubblica d’Albania, dal quale ha appreso che nel corso di un anno sono state aperte in Albania ben 163 classi di italiano. "Un dato significativo che mi ha ricordato ciò che afferma Ciampi, al quale io mi riconduco, l’affermazione della politica dell’italianità nel mondo".
All’interno di tale politica, ha sottolineato Tremaglia nel suo intervento alla Farnesina, "la cultura è importantissima e questo Ministero darà ampia importanza al settore sia organizzando il Convegno sulla Cultura e il Convegno sugli Artisti – che seguono il grande successo del Convegno degli Scienziati Italiani nel Mondo – sia elaborando una banca dati delle opere italiane trafugate all’estero e una banca dati sulle opere realizzate dai nostri artisti nel mondo".
Tremaglia si è, quindi, soffermato sulla fondamentale funzione dei Direttori degli Istituti di Cultura, che devono poter contare su un maggior coordinamento e soprattutto su una doverosa conoscenza in Italia. Essi rappresentano, infatti, un "prezioso dono" per la politica dell’italianità, proprio in virtù della loro "capacità di far conoscere l’Altra Italia ai politici italiani". Quell’Altra Italia forte di un indotto pari a 191 mila miliardi di lire in anno, che occorre tener presente non solo quando si tratta di facilitare il rientro di capitali, ma nei confronti della quale "dobbiamo fare il nostro dovere fino in fondo". Una certa soddisfazione è stata espressa da Tremaglia a tale proposito verso la linea della Farnesina, "in perfetta sintonia con il Ministero degli Italiani nel Mondo".
La valorizzazione dell’Italia fuori dei confini, ha proseguito Tremaglia, sarà possibile anche "grazie alla convenzione stipulata con la Rai sulla tv di ritorno", per la quale, ha detto il Ministro rivolgendosi ai Direttori degli IIC, "sarà indispensabile il vostro contributo nell’aprire una finestra culturale in Italia, per fare conoscere quanto di meraviglioso i nostri italiani, i nostri artisti, realizzano nel mondo".
Tremaglia ha rivolto un particolare apprezzamento anche alla Dante Alighieri che, grazie alla sua presenza radicata in ogni Paese, contribuisce alla diffusione della lingua italiana e che ha vissuto tutto il percorso dell’emigrazione accanto ai nostri connazionali: "dai momenti della sofferenza al successo e all’affermazione di oggi".
Citando, poi, il Ponte sullo Stretto di Messina, "un’opera grandiosa di cui gli italiani all’estero andranno fieri", il Ministro Tremaglia ha annunciato una grande iniziativa: proprio sul Ponte nascerà un grande Museo dell’Emigrazione.
Durante il suo intervento, il Ministro non ha potuto non ricordare il radicale cambiamento avvenuto con l’approvazione della legge sul voto, che ha permesso ai cittadini italiani nel mondo di entrare nella Costituzione e di acquisire, di conseguenza, la pienezza dei diritti. "A questa battaglia di civiltà - ha sottolineato Tremaglia – ho dedicato tutta la mia vita". Ed oggi, ha concluso, tutti iniziano a rendersi conto che <
2)CONFERENZA DIRETTORI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ IL SOTTOSEGRETARIO BACCINI: PRESTO NUOVI FINANZIAMENTI CON IL PROGETTO DI LEGGE SUGLI IIC
ROMA\ aise\2 aprile 2003 - Si sta definendo proprio in questi giorni il progetto di legge per gli Istituti Italiani di Cultura, che, inserito nella Finanziaria, dovrà poi seguire il suo iter parlamentare e, se accettato dalle Camere, porterà ad un aumento dei finanziamenti destinati alla cultura italiana all’estero. Lo ha comunicato oggi il Sottosegretario agli Affari Esteri, Mario Baccini, intervenendo alla giornata conclusiva della Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, un appuntamento fortemente voluto dal Ministro Frattini per incontrare gli addetti ai lavori impegnati nella promozione della cultura italiana all’estero.
Dopo le polemiche esplose, senza peraltro mai trovare una smentita dalla Farnesina, su eventuali tagli agli Istituti di Cultura, ecco finalmente l’annuncio di Baccini: nuovi e migliori finanziamenti grazie anche alla già annunciata Fondazione Italia, che, ha precisato il Sottosegretario, non avrà alcuna pretesa politica, ma piuttosto, offrendo una strategia specifica al servizio della cultura italiana, "risolverà anche l’assenza di risorse più volte denunciata".
Certo, ha precisato Baccini, le forme di tale strategia andranno studiate ed un passo in tal senso potrà essere compiuto dalla Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero, cui spetterà di dar seguito a quanto emerso nei tre giorni di incontro con i Direttori degli Istituti di Cultura.
"Se, dunque, l’appello alla sinergia in un progetto comune all’estero verrà accolto, – ha detto il Sottosegretario Baccini – il prodotto culturale italiano sarà di grande eccellenza e potrà così essere esportato nel mondo". Nel frattempo, ha concluso, "il nostro compito è quello di cambiare la simpatia, di cui godiamo all’estero, in affidabilità". (r.a.\aise)
3)CONFERENZA DIRETTORI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ IL MINISTRO URBANI: GLI ISTITUTI AGENTI ATTIVI DI UNA NUOVA ‘RIVOLUZIONE LIBERALE’/ PRESTO IL 1° CODICE DEI BENI CULTURALI D’ITALIA E NUOVI FINANZIAMENTI
ROMA\ aise\2 aprile 2003 - Una "rivoluzione liberale" è in atto all’interno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Lo ha assicurato il Ministro Giuliano Urbani nel suo intervento alla Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, che si è chiusa oggi alla Farnesina dopo tre giorni di intensi dibattiti.
Una rivoluzione perché, ha detto Urbani, ha "lo scopo e lo spirito di migliorare i servizi e le offerte anche per l’attività degli Istituti di Cultura". Liberale perché prevede fondamentalmente due "liberazioni": la prima "dal rischio di degrado e di non sufficiente valorizzazione del patrimonio artistico italiano"; la seconda che vede il Ministero, in un ruolo più attivo, "liberare risorse finanziarie, culturali e creative".
Dal punto di vista operativo, ha proseguito il Ministro, una prima dimostrazione di questa rivoluzione sarà la realizzazione del Primo Codice dei Beni Culturali italiani, "uno strumento giuridico adeguato ai tempi", che, grazie al lavoro di numerosi esperti, sarà portato presto in parlamento.
La riforma del Ministero sarà, poi, avviata anche dal punto di vista della dotazioni e dei fondi. Non è, infatti, pensabile, secondo Urbani, che l’Italia continui a destinare lo 0,17% del proprio PIL ai beni culturali, quando nel resto dell’Unione Europea, dove la quantità di opere d’arte è decisamente inferiore, la media è dello 0,50%.
Nuovi potenziamenti per le collaborazioni museali, nel campo del restauro, dello sport e dello spettacolo, completerebbero la riforma voluta dal Ministro, il cui scopo è fondamentalmente quello di rivalutare l’arte e la cultura italiane, ma anche i servizi legati ad esse.
E già, ha sottolineato Urbani, si colgono i primi frutti: è stata posata la prima pietra del nuovo museo d’arte contemporanea MAXXI e già sono giunte proposte di scambi permanenti dalla Francia; artisti italiani restaureranno la Città Proibita in Cina e sempre più sono le proposte di manifestazioni teatrali e cinematografiche italiane all’estero.
Questa altro non è se non una grande occasione per diffondere la nostra cultura nel mondo e, ha concluso il Ministro Urbani, "tutto questo può essere fatto insieme a voi, Direttori degli Istituti Italiani di Cultura". (r.a.\aise)
4)CONFERENZA DIRETTORI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ UNA NUOVA SEZIONE DI ‘ITALIANISTICA NEL MONDO’ PRESSO LA BIBLIOTECA DEL MAE/ UNA ANTOLOGIA DI RACCONTI PER IL SEMESTRE DI PRESIDENZA UE
ROMA\ aise\2 aprile 2003 - La biblioteca del Ministero degli Affari Esteri vanta una collezione unica nel suo genere. È stata, infatti, istituita una sezione di Italianistica nel Mondo, composta da testi sponsorizzati dal Ministero stesso e comprensiva dei libri designati del Premio Flaiano. La notizia è stata data oggi alla Farnesina in occasione della Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, iniziata lunedì e conclusasi dopo tre giorni di intensi dibattiti.
La biblioteca consta già di cinquecento volumi, ma il numero, si dichiara dal Ministero, è destinato ad aumentare, anche in virtù della possibilità per i Direttori degli Istituti di inviare altro materiale.
E sempre ai Direttori degli IIC, comunicano ancora dalla Farnesina, spetta il compito di selezionare ed inviare, entro il 31 maggio 2003, racconti ed allegate traduzioni che andranno a far parte di un altro progetto voluto dal Ministero.
Si tratta di una iniziativa ideata in concomitanza con il semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea, per il quale si è deciso di realizzare un’Antologia composta da venticinque racconti composti da venticinque diversi scrittori: quindici dovranno provenire dagli Stati Membri dell’UE e dieci dai Paesi candidati all’annessione.
Il volume sarà presentato nel corso del prossimo Festival Europeo della Letteratura di Mantova. (r.a.\aise)
5)CONFERENZA DIRETTORI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ L’ITALIANO E’ LA QUINTA LINGUA PIU’ STUDIATA NEL MONDO/ PUNTI DI FORZA E LIMITI PER PROMOZIONE DELL’IDENTITA’ ITALIANA ALL’ESTERO
ROMA\ aise\2 aprile 2003 - Si è iniziato parlando dell’immagine italiana nel mondo e, passando dalla constatazione che il nostro patrimonio va coltivato, si è ribadito che la promozione della politica culturale resta legata al Ministero degli Affari Esteri e, dunque, agli Istituti Italiani di Cultura, interlocutori preferenziali tra il sistema Italia ed i Paesi d’accoglienza. Si è convenuto l’ormai inevitabile uso di nuovi strumenti – tv, internet e nuovi media – utili a rafforzare la promozione, ma che richiedono nuove responsabilità e capacità di aggiornamento e continua formazione. Si è attivato un forte dialogo ed un coordinamento più attivo tra centro e periferia del sistema, per giungere, infine, a discutere di forza e limiti nella diffusione della lingua italiana nel mondo. E così sono terminati oggi alla Farnesina – alla presenza dei Ministri Tremaglia e Urbani, del Segretario Generale del MAE Baldocci e del Sottosegretario agli Esteri Baccini – i lavori della Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, amministrata per tre giorni di intensi dibattiti dal Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale, Francesco Aloisi de Larderel.
Nel corso dell’incontro sembra, dunque, essere emersa una certa sintonia tra governo e società civile sull’importanza da attribuire alla lingua italiana all’estero come strumento di sostegno ad una grande cultura, quale quella nostrana, che, come da più parti è stato sottolineato, non va intesa solo come serbatoio del passato, ma, viste le sue enormi potenzialità, va proiettata anche nel futuro.
Ciò vale ancor più se si considera la sempre crescente domanda di italiano nel mondo, che spesso, nonostante il sempre più diffuso utilizzo delle nuove tecnologie e di internet, non riesce ad essere soddisfatta. Eppure l’italiano risulta la quinta lingua più studiata nel mondo. È quanto emerso, nel 2002, dalla pubblicazione del Dossier Italiano 2000, la ricerca svolta dall’Università La Sapienza di Roma, insieme all’Università per Stranieri di Siena, che, coordinata dal linguista ed ex ministro della Pubblica Istruzione, Tullio De Mauro, ha mostrato una vera e propria rinascita della lingua italiana.
Nonostante la popolazione italiana sia l’1% di quella mondiale e a fronte di una popolazione di circa 60 milioni di italiani in tutto il mondo, gli “italofoni” risultano essere circa il doppio (120 milioni) e sono in continuo aumento.
Secondo la ricerca, la domanda di cultura italiana è cresciuta nell’Europa dell’Est e soprattutto tra i Paesi candidati ad entrare nell’Unione Europea, nei Paesi del Mediterraneo e nel sud-est asiatico. I Paesi in cui si registra la più alta frequenza ai corsi della nostra lingua sono Regno Unito, Germania, Canada, Giappone, Messico, Algeria ed Egitto. Si parla di 33 mila studenti nel 1995 e di 45.700 nel 2000, con un incremento del 38%. I corsi di italiano negli Istituti di Cultura sono stati 4.244 con 55 mila fruitori, ai quali sai aggiungono circa 100 mila soggetti presso le sedi estere della società Dante Alighieri. Nelle 286 scuole italiane all’estero, 30 mila allievi hanno frequentato i corsi. Il mercato potenziale risulta quindi di 185 mila utenti.
Nel passato la maggioranza degli stranieri studiava la lingua italiana per motivi generici. Oggi, al contrario, risultano primarie le motivazioni legate la commercio, al turismo, all’immigrazione e ad un cambiamento generalizzato dell’immagine dell’Italia. Va, inoltre, affermandosi la business community italica, vale a dire l’insieme di interessi economici che legano persone e soggetti accomunati dai valori che caratterizzano lo stile di vita italiano, che opera sempre più nel contesto internazionale attraverso una diffusa rete di operatori e imprese in grado di promuovere al massimo i valori stessi cui si riferisce.
L’italiano potrebbe, dunque, diventare una nuova lingua franca, se la macchina della promozione riuscisse a mettere a punto una serie di collaborazioni tra Ministeri, Istituti Italiani di Cultura, Associazioni di italiani all’estero, sedi della Dante Alighieri, centri imprenditoriali e camere di commercio, che oggi iniziano a muovere passi concreti, perché oggi si è preso coscienza di quale enorme potenzialità la lingua e la cultura italiane rappresentano.
Ma quanto ancora ci sia da fare è dimostrato – come testimoniato anche dal Presidente dell’Accademia dei Lincei, Francesco Sabatini – dalla scarsa considerazione che l’italiano gode in ambito UE. Secondo una direttiva europea, infatti, i cittadini dei futuri Stati membri che vogliano candidarsi in luoghi dell’amministrazione devono conoscere almeno due lingue straniere, tra le quali di solito non compare l’italiano, che in un sondaggio risulta essere al 5° posto tra le lingue più conosciute in ambito comunitario. Tutto ciò ha ovvie conseguenze pratiche. Prima fra tutte l’assenza della nostra lingua durante i dibattiti e gli incontri politici UE in caso di regime ridotto. E intanto si avvicina il semestre di presidenza italiano.
Lo spazio futuro del multilinguismo in Europea e nel mondo è ancora immenso e l’Italia, si è detto, può e deve essere in competizione con le altre lingue. Il Ministero degli Affari esteri, anche attraverso gli Istituti Italiani di Cultura, dovrebbe fungere da cabina di regia. Si potrebbe puntare, per il Professor Cardini, sull’area del Mediterraneo, dato il profondo legame che da secoli ad esso ci lega e dove non pochi sono gli istituti di Cultura attivi. Lingua e cultura, in questo caso, potrebbero "aiutare ad incollare i pezzi di una situazione politica crollata drammaticamente in questi ultimi giorni". (r.a.\aise)
Il segnalibro dell'APCCULTURA ITALIANA IN FORMATO EXPORT
Quattro nuove nomine nelle sedi estere. Frattini: serve una fondazione
Scimia, manager Telecom, andrà a Madrid, la storica Carpifiore a Mosca, i giornalisti Bianco e Angelini a Bruxelles e New York
Il Giornale, 2 aprile 2003
Vittorio Zincone da Roma
In pratica hanno il compito di far capire- al mondo che in Italia non ci sono solo gli spaghetti, la mafia e i mandolini, ma spesso riescono ad essere autentici: ambasciatori della cultura nazionale. Sono gli ottantotto direttori degli istituti di cultura italiana e in questi giorni (dal 31 marzo al 2 aprile) si sono riuniti in Conferenza nella sede degli Affari esteri. Tutti in cerchio, appollaiati sulle poltroncine blu del ministero, sotto un enorme lampadario di cristallo, si sono incontrati per elaborare raffinate strategie di comunicazione, per buttare un occhio su una riforma che li riguarda (gli ultimi ritocchi alla regolamentazione risalgono al 1990 e li volle il ministro Gianni De Michelis) e per dare il benvenuto alle ultime quattro designazioni. Già, perché i direttori sono in maggioranza di carriera (cioè crescono all'ombrello della Farnesina, ma poi ce ne sono dieci che sono diretto appannaggio del ministro in carica. Francro Frattini, per esempio, ha appena reclutato quattro intellettuali da posizionare in città chiave: Patrizio Scimia, manager della Telecom, a Madrid, Angelica Carpifiore, storica della Russia, a Mosca, Pia Luisa Bianco, editorialista del Foglio a Bruxelles e Claudio Angelini, corrispondente dagli Stati Uniti per la Rai a New York. A questa sede inizialmente si diceva sarebbe stato assegnato Alain Elkann (lo scrittore che da due anni collabora con il ministero dei Beni culturali), ma poi non se ne è fatto nulla. «Una candidatura inventata», fanno sapere dal Ministero. Si parla di posti ambiti (a seconda della sede lo stipendio può arrivare a 19.000 euro netti al mese) e di incredibili responsabilità. Le funzioni dei direttori sono tanto chiare, quanta altisonanti: «Diffondere la cultura e la lingua italiana contribuendo all'amicizia tra j popoli e alla cooperazione culturale». II che vuol dire anche tessere una serie di rapporti mecenateschi con professori, artisti, registi, musicisti e intellettuali, buoni per ima vita intera. Attraverso questo incarico sono passati Furio Colombo (New York), Antonio Tabucchi (Lisbona), Fiamma Nirenstein (Tel Aviv) e Mario Fortunato, che resiste nella sede-fortino di Londra (anche grazie all'aiuto di molti intellettuali inglesi), malgrado il governo abbia già ventilato la sua sostituzione.
Presto, a coordinare anche tutti i direttori sorgerà una «Fondazione Italia», una cabina di regia, in cui saranno rappresentati gli organismi pubblici e privati coinvolti nelle attività di promozione dell'immagine del Paese. Lo ha annunciato durante il primo giorno di lavori il ministro Frattini, facendo intendere che la riforma della normativa in vigore, va avanti. Anche perché la divulgazione culturale, a quanto pare, passerà sempre di più attraverso i nuovi strumenti di comunicazione e spesso prenderà la forma del marketing. «II nostro sistema industriale - ha chiarito il viceministro delle Attività Produttive, Adolfo Urso - è cresciuto in questi ultimi 50 anni in gran misura sul Male In Italy, che ha acquisito tanta considerazione da diventare un marchio». Cosi, mentre Pipi Avati parlava del cinema italiano nel mondo, mentre Gianni Minoli illustrava l'importanza della documentaristica per far conoscere a tutti le nostre bellezze e Mario Rosso presentava il progetto Tiscali per un portale degli Istituti di cultura, Urso spiegava che «ormai l'Italian Style,.nella sua accezione più vasta è immediatamente riconoscibile a tutte le latitudini». Chiaro? Sì. E mai come durante questa Conferenza si sono trovati tatti d'accordo sul fatto che bisogna accelerare sul piano della diffusione della Lingua e della cultura italiana. «Stiamo lavorando per creare una rete di promozione dell'attività italiana all'estero - ha dichiarato Ferdinando Adornato, presidente della Commissione cultura della Camera dei deputati - Due sono i punti fondamentali su cui lavorare: dobbiamo riorganizzare la struttura degli Istituti italiani di cultura per renderla più visibile». Come? «Un modo
rapido - ha proseguito Adornato - sarebbe rendere più trasparenti i progetti di nomina, dando, anche attraverso maggiori investimenti, maggiore forza politica ed economica agli istituti stessi. Inoltre, bisognerebbe coinvolgere i privati nel progetto della loro valorizzazione».
Adornato, ha anche sottolineato «come un ruolo importante della valorizzazione della cultura italiana all'estero non venga solo dallo sviluppo del “valore Italia", ma anche attraverso la difesa della lingua e del patrimonio italiano. La cultura italiana ha chiesto molto allo Stato in termini di finanziamento, all’interno dei confini nazionali, ma ha chiesto poco e dovrebbe fare il contrario, nell'ambito della valorizzazione e promozione dei talenti italiani a livello internazionale». Dello stesso parere di Adornato è Margherita Boniver, sottosegretario agli esteri. «È necessario e fondamentale ampliare la comunicazione dell'identità e dell'immagine italiana all'estero - ha detto-attraverso un'opera di monitoraggio che spetta alle ambasciate e agli istituti di cultura, coadiuvati da aziende private specializzate in comunicazione».
Il segnalibro dell'APCFarnesina: Urbani, più collaborazione con Istituti italiani cultura
Roma, 2 apr. (Adnkronos) - "Dobbiamo rafforzare la collaborazione tra l'attività degli Istituti italiani di cultura presenti nel mondo e quella svolta dal ministero per i Beni e le Attività culturali". Lo ha dichiarato il ministro per i Beni e le Attività culturali, Giuliano Urbani, intervenuto alla chiusura della Conferenza dei direttori degli Istituti italiani di cultura, che si e' svolta a Roma presso il ministero degli Affari Esteri.
"Ci tenevo molto ad essere presente all'incontro di oggi - ha aggiunto Urbani, rivolgendosi ai direttori degli Istituti italiani di cultura - per due ragioni fondamentali: ringraziarvi per il vostro lavoro svolto con spirito di sacrificio e abnegazione, e per offrirvi la mia collaborazione nell'ambito delle attività culturali e quella del ministero per i Beni e le Attività culturali. La nostra collaborazione, infatti, si potrà realizzare grazie alla rivoluzione liberale del ministero per i Beni e le Attività culturali. La rivoluzione, infatti, sarà utile per migliorare qualitativamente e quantitativamente le offerte ed i servizi rivolti alle attività degli Istituti italiani di cultura presenti all'estero. La rivoluzione e ristrutturazione del Ministero, inoltre, libererà la cultura italiana, dal rischio di degrado delle opere d'arte e concederà più libertà alle risorse finanziare destinate alla cultura".
"Il ministero per i Beni e le attività culturali - ha continuato Urbani - presenterà nelle prossime settimane al Parlamento italiano , il "Primo codice dei beni culturali", con il quale si passerà dalla fase della pratica consueta a quella della pratica strutturale; un codice giuridico adeguato, che verrà utilizzato per la semplificazione delle norme, che per molti risultano ambigue, e di conseguenza sarà utile per il vostro lavoro di diffusione della cultura italiana nel mondo".
Il ministro Urbani ha, infine, ribadito "l'importanza della collaborazione tra il ministero per i Beni e le attività culturali e gli Istituti italiani di cultura, in particolar modo nei quattro settori che compongono la cultura: mostre, restauro delle opere, spettacolo e sport, che rappresentano la vera immagine dell'Italia del passato e del presente nel mondo".
Farnesina: Tremaglia, cultura mezzo di conoscenza per italiani all'estero
Roma, 2 apr. (Adnkronos) - "Sono felice di partecipare a questo incontro, nello stesso giorno in cui ho ricevuto il presidente della Repubblica d'Albania, che mi ha annunciato che nel suo Paese sono state aperte, nel corso di un anno, 163 classi di italiano". Lo ha affermato il ministro per gli Italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, intervenuto alla chiusura della Conferenza dei direttori degli Istituti italiani di cultura, che si è svolto a Roma presso la Farnesina.
"Un dato sicuramente significativo - ha aggiunto Tremaglia - per il lavoro svolto da tutti gli Istituti italiani di cultura presenti nel mondo; l'incontro con il presidente della Repubblica d'Albania, infatti, mi ha ricordato ciò che afferma sempre il nostro presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e cioè l'importanza della politica dell'italianità nel mondo. Inoltre, vorrei ricordare che tra le molteplici deleghe previste nel dicastero per gli Italiani nel mondo, vi è anche quella dell'informazione, dell'aggiornamento, della promozione e della diffusione della cultura a favore delle comunità italiane nel mondo, con lo scopo di mantenere saldi i legami con il Paese di origine".
"Il mio intervento di oggi - ha continuato il ministro Tremaglia, rivolgendosi ai direttori degli Istituti italiani di cultura - rappresenta un momento per conoscervi e per rendere omaggio al vostro lavoro ed all'attività svolta dai comitati della Dante Alighieri sparsi in tutto il mondo, che da sempre lavorano con spirito di sacrificio per riuscire a diffondere l'italianità ed in particolar modo la lingua italiana. La classe politica italiana per decenni o probabilmente da sempre, si è dimenticata della grande risorsa e ricchezza rappresentata dagli italiani nel mondo, il mio Ministero ha dato voce e credibilità a questa enorme ricchezza. La cultura è un elemento importante e fondamentale per conoscere i nostri connazionali residenti all'estero e per questo realizzerò, con la collaborazione del ministero per i Beni e le attività culturali, il "Convegno sulla cultura e quello sugli artisti" e realizzerò due banche dati: una per le opere italiane trafugate all'estero ed una per le opere realizzate dai nostri artisti nel mondo"
Il ministro Tremaglia, inoltre, nel corso del suo intervento, ha ribadito e sottolineato "la fondamentale funzione dei direttori degli Istituti italiani di cultura e la maggiore collaborazione e coordinamento che ci dovrà essere tra gli istituti ed il ministero per gli Italiani nel mondo. Proprio a tal fine - ha concluso il Ministro -, grazie alla tv di ritorno, resa possibile dalla convenzione stipulata dal mio Ministero con la Rai, sarà indispensabile il vostro contributo nell'aprire una finestra culturale in Italia, per fare conoscere il lavoro e l'opera che i nostri artisti italiani realizzano nel mondo".
Infine, Tremaglia ha citato il Ponte sullo Stretto di Messina, definendola "un'opera grandiosa di cui gli italiani all'estero andranno fieri" ed annunciando che "proprio sul Ponte nascerà il Museo dell'emigrazione".
Il segnalibro dell'APCCultura: min. Esteri e Tiscali promuovono quella italiana nel mondo
Roma, 1 apr. (Adnkronos) - In occasione della Conferenza degli istituti italiani di cultura in corso a Roma presso la Farnesina, verrà presentato l'accordo per lo sviluppo di un progetto innovativo di comunicazione on line, che vedrà coinvolti tutti gli Istituti italiani di cultura presenti nel mondo e Tiscali. Il progetto, fortemente voluto da Francesco Aloisi de Larderel, direttore generale per la promozione e cooperazione culturale del ministero degli Esteri, sarà illustrato alla presenza del ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini e del presidente di Tiscali, Renato Soru.
"Siamo convinti - ha dichiarato Francesco Aloisi de Larderel, direttore generale per la promozione e cooperazione culturale del ministero degli Esteri - che la scelta di integrare ai tradizionali canali di comunicazione una nuova e più articolata presenza on line ci permetterà di massimizzare ulteriormente i risultati delle numerose attività promosse dagli Istituti italiani di cultura. Inoltre, pensiamo che questo progetto possa aiutarci a comunicare in modo più efficace soprattutto con i giovani. Siamo quindi, particolarmente lieti di avere come partner Tiscali, una società giovane ed internazionale che può mettere a nostra disposizione tutto il proprio know how sia in termini di tecnologie che di comunicazione attraverso i nuovi media".
Nella prima fase del progetto Tiscali realizzerà il sito dell'Istituto italiano di cultura di San Francisco, il cui modello rappresenterà la base dello sviluppo dei siti di tutti gli altri istituti. Il sito sarà dinamico e consentirà l'aggiornamento dei contenuti in tempo reale grazie ad una piattaforma tecnologica 'web based' e ad un sistema editoriale di ultima generazione; i contenuti ed i servizi, inoltre, saranno sviluppati sulla base delle esigenze espresse localmente da ogni istituto di cultura. Infine, per coinvolgere il più possibile il visitatore nelle numerosissime attività svolte localmente dagli istituti, saranno utilizzati i più efficaci strumenti di community. Tiscali, inoltre, metterà a disposizione dell'iniziativa i propri portali per dare visibilità al progetto nel suo complesso, e a tutte le iniziative culturali ed artistiche promosse dai singoli istituti: come conferenze, eventi, seminari, bandi di concorso e comunicazioni utili per gli italiani residenti all'estero.
"Siamo lieti di poter partecipare con il ministero degli Affari esteri allo sviluppo di un'iniziativa cosi' importante e che sentiamo molto vicina a Tiscali - ha dichiarato Mario Rosso, executive Vp Tiscali corporate e general manager Tiscali Italia -. La nostra società, infatti, vive come una priorità lo scambio culturale tra i diversi Paesi e sappiamo quanto sia decisivo perseguire questo obiettivo con una forte attenzione alle esigenze locali".
Il segnalibro dell'APCNotiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 63 - Anno X, 1 aprile 2003
Cinema e internet. Tra partecipazione diretta e iniziative lodate
Seconda giornata della Conferenza dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura
Roma - E' la seconda giornata della Conferenza dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura. Si parla di nuovi media e di promozione culturale. E' il turno di Pupi Avati, recente presidente di Cinecittà Holding e conferenziere illustre della mattinata. Il regista va dritto al punto, parla subito di tecnologia DVD e propone due tipi di iniziative. La prima riguarda la distribuzione di classici del cinema italiano in DVD agli Istituti di Cultura. La seconda ha un nome: "valigetta dell'autore" e consiste in "minitourneé" dell'autore (regista, attore) che porta all'estero se stesso, la propria filmografia, sempre in DVD, il proprio sapere. La "valigetta", quindi, contiene film che dicano qualcosa di colui che li ha realizzati. "Invece di organizzare una rassegna, dedicare una settimana... non è meglio che vi porti Gianni Amelio che vi fa vedere i suoi film?" Conclude con una battuta. Senza contare, poi, la possibillità "leggera" del DVD, che risolve problemi di copie, smarrimenti, costi. Di entrambe le inziative si fa carico Cinecittà Holding.
Il cinema italiano nel mondo è sempre più conosciuto, apprezzato, amato. Gli Istituti di Cultura non possono ignorare la "settima arte", ma per dedicarvi attenzione e iniziative opportune, devono avere i mezzi per farlo e anche la tecnologia adatta. Non solo. "Film italiani nelle sale, libri italiani nelle librerie", afferma Coen, direttore dell'IIC di Toronto. Senza accordi di distribuzione, infatti, ogni iniziativa di promozione culturale organizzata dagli IIC, rischia di essere una e una soltanto e di essere anche dimenticata subito. Coen si augura che il cinema italiano abbia del tutto superato la condizione "stima senza successo, successo senza stima", espressa dal critico Tullio Kezich negli anni Settanta a proposito di come l'estero, gli USA, considerassero il nostro cinema. Accanto alla distribuzione emerge l'aspetto "partecipazione".
Se nel caso del cinema è difficile pensare a forme di partecipazione diretta, nel caso di internet tutti lo pensano e lo auspicano. Sergio Scapin, direttore dell'Istituto di Cultura di Copenhagen ricorda in particolar modo i blog, contrazione linguistica di web e di log e sorta di diario e cronaca online dei navigatori. Tutti, infatti, possono aprirne uno e iniziare a raccontare. "A Copenhagen il nostro blog funziona per tenere aggiornati gli utenti e inviare agli iscritti la nostra newsletter". Scapin propone un blog gestito in modo autonomo da tutti gli IIc senza passare per i siti che vendono o gestiscono questo servizio.
Alessia Rapone/News ITALIA PRESS
Il segnalibro dell'APC1)CONFERENZA DIRETTORI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ NUOVI MEDIA E PROMOZIONE CULTURALE/ PUPI AVATI: PRESTO UNA CINETECA IN OGNI SEDE
ROMA\ aise\1 aprile 2003 - Presto ogni Istituto Italiano di Cultura avrà in dotazione una cineteca digitale. Lo ha comunicato oggi il regista e Presidente di Cinecittà Holding, Pupi Avati, nel corso della Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, che proseguirà sino a domani, 2 aprile, alla Farnesina, e che nella seconda giornata si è incentrata sul tema “Nuovi media e promozione culturale”.
Il progetto illustrato da Pupi Avati si inserisce all’interno della nuova politica di Cinecittà, tutta rivolta alla promozione del cinema nostrano, in Italia come all’estero, in quanto portavoce dell’italianità e simbolo della tradizione culturale made in Italy nel mondo. Entrato in crisi negli anni settanta, ha ricordato il regista, il cinema italiano mostra oggi qualche segnale di ripresa: molte sono, infatti, le produzioni di qualità e grande è, anche tra i giovani, l’apprezzamento verso un “certo tipo di cinema“, meno commerciale, ma comunque popolare, perché, ha sottolineato Pupi Avati, il cinema “non deve vergognarsi di essere popolare“.
Due sono le iniziative proposte, dunque, da Cinecittà Holding. La prima, già citata, riguarda la diffusione dei classici dei grandi autori. A tale scopo il regista ha annunciato che Cinecittà creerà un primo fondo di dodici film in dvd, dunque in digitale, destinati ad ogni Istituto Italiano di Cultura, come primo passo verso la costituzione di una cineteca degna rappresentazione del cinema italiano, tanto apprezzato all’estero.
“Accanto al cinema del ricordo esiste, però, anche il cinema del presente, che – ha detto Pupi Avati – merita di essere raccontato“. Per questo è stato ideato un secondo progetto, “La valigetta dell’autore”, che, coordinato da Cinecittà Holding e dal Ministero degli Affari Esteri, si realizzerà con una serie di mini tournee di autori e registi contemporanei, quindi viventi, che porteranno, da un Istituto di Cultura all’altro, le loro esperienze e valigette cariche di film. Senza dimenticare, poi, gli sforzi che nel corso di questi due anni, sin dalla sua nascita, ha svolto “Italia Cinema”, istituita da Cinecittà Holding per coltivare i rapporti con i Paesi terzi ed in particolare con l’America Latina, dove l’Italia vuole tornare leader nel settore cinematografico tramite lo sviluppo, la commercializzazione e, dunque, la promozione dei prodotti made in Italy, che inevitabilmente trova un ottimo punto di raccordo negli Istituti Italiani di Cultura. Proprio ad essi, infatti, è stato proposto durante il dibattito, potrebbero spettare lanci e pubblicità di supporto all’opera di “Italia Cinema”. Progetti chiari, ma innovativi, insomma, che nella loro semplicità hanno catturato gli applausi più sentiti dei Direttori presenti, a dimostrazione della volontà degli Istituti di Cultura di esportare il cinema italiano in tutto il mondo, perché, come ha dichiarato fieramente il presidente di Cinecittà Holding, “il cinema italiano non imbarazza più“ e per questo è importante oggi avviare la sua promozione, recuperando in tal modo il rapporto tra pubblico e prodotto cinematografico. (r.a.\aise)
2)CONFERENZA DIRETTORI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ IL RUOLO ATTIVO DEGLI IIC NEL PROGETTO OPERATIVO DI INTERNAZIONALIZZAZIONE DEL MEZZOGIORNO
ROMA\ aise\1 aprile 2003 - La crescita del Mezzogiorno d’Italia sui mercati internazionali delle produzioni e del turismo cerca oggi una nuova e più ambiziosa strada per caratterizzarsi nel suo insieme sulla scena dell’economia globale. Rappresentarsi al mondo degli investitori internazionali come sistema territoriale depositario di un sapere umanistico, ma anche tecnologico e scientifico e di un capitale umano caratterizzato per l’alto livello qualitativo, la grande versatilità ed il costo di ingaggio relativamente contenuto: sono questi gli obiettivi a cui aspira il Progetto Operativo di Internazionalizzazione voluto dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero delle Attività Produttive per aiutare la crescita delle regioni del Sud d’Italia.
È evidente come tutto ciò costituisca una opportunità straordinaria e del tutto nuova per valorizzare all’estero la cultura del mezzogiorno. Opportunità a cui gli Istituti Italiani di Cultura possono efficacemente concorrere mettendo a disposizione la loro esperienza ed il loro prezioso servizio di contatto con la domanda internazionale. Se n’è discusso oggi nel corso della seconda giornata di lavori della Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, che si chiuderà domani presso il Ministero degli Affari Esteri.
Attraverso la DGPC, che opererà in raccordo con la DGIE, i Direttori d’Istituto potranno, infatti, segnalare i campi di attività e le forme espressive della cultura italiana, su cui si concentra l’attenzione dei Paesi di residenza, allo scopo di meglio orientare i progetti di sviluppo settoriale nel Mezzogiorno e di valorizzare le professionalità giovanili. Inoltre potranno identificare i partner del paese straniero disponibili a collaborare con le istituzioni italiane, organizzando circuiti comuni, stabilendo forme di reciprocità, sponsorizzazione e collaborazione artistica e disciplinare. Queste segnalazioni, una volta giunte alle Regioni interessate – Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna –, potranno diventare oggetto di proposta di assistenza tecnica da parte del MAE e di un eventuale ulteriore finanziamento da parte delle Regioni, in modo da assicurare il massimo standard qualitativo dell’offerta culturale promossa all’estero. Si agirà, hanno assicurato dal MAE, in modo tale da permettere sistematicamente alle Regioni del Mezzogiorno di manifestare agli Istituti di Cultura le loro proposte di programmazione internazionale, in cui la valorizzazione della storia e della cultura del sud d’Italia gioca naturalmente un ruolo essenziale.
L’integrazione tra assistenza tecnica della Farnesina e programmazione dei Fondi strutturali da parte delle Regioni, se favorita da un organico accordo con gli interessi dell’utenza internazionale, potrebbe permettere lo sviluppo di un percorso virtuoso, finalizzato non soltanto a cogliere opportunità nel breve periodo, ma anche a stabilire meccanismi duraturi di cooperazione tra operatori italiani e stranieri. (aise)
3)CONFERENZA DIRETTORI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ NUOVI MEDIA E PROMOZIONE CULTURALE/ GIANNI MINOLI: CON ‘SEGNALE ITALIA’ RAI EDUCATIONAL ARRIVA NEGLI IIC – IL DOCUMENTARIO COME STRUMENTO DI APPROFONDIMENTO UNICO E SPETTACOLARE
ROMA\ aise\1 aprile 2003 - “Il patrimonio artistico italiano è un potenziale su cui impegnare e investire forze e capitali“ e “chi veicola i contenuti artistici ha una missione che si incontra con il lavoro degli Istituti Italiani di Cultura“. Ne è convinto il Direttore di Rai Educational, Gianni Minoli, intervenuto oggi, alla Farnesina, ai lavori della seconda giornata della Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura. Ciò che Minoli ha proposto ai Direttori degli Istituti è una nuova collaborazione, che veda una forte sinergia tra i contenuti culturali realizzati dai Rai Educational e la rete di supporto del Ministero degli Esteri, proprio attraverso gli Istituti di Cultura, con lo scopo ultimo di diffondere anche all’estero il grande patrimonio culturale, artistico e, perché no, turistico del Bel Paese. “Se l’Italia fosse un corpo che emette un segnale, noi vorremmo raccontare quel segnale“. Per questo Rai Educational ha ideato “Sistema Italia”, un progetto che, sotto forma di rotocalco settimanale televisivo, si propone come luogo di incontro, dove chiunque, da ogni parte del mondo, possa “raccontarsi“, contribuendo così attivamente alla sua costruzione.
Il progetto, per il quale il Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale della Farnesina, Francesco Aloisi de Larderel, ha già espresso la disponibilità del Ministero, non è però l’unico in cantiere. Molte sono, infatti, le proposte di Rai Educational che potrebbero essere sfruttate dagli Istituti Italiani di Cultura: da “Io parlo italiano”, un corso il 20 puntate per un approccio più culturale alla lingua ed alla formazione; ad “Alfabeto Italia”, in cui ben ventidue registi hanno raccontato, grazie alla cineteca Rai, la storia dello spettacolo e del costume italiani; ma anche “La storia d’Italia” realizzata da Folco Quilici in ottanta puntate. Insomma, il documentario come strumento prediletto da Rai Educational nella diffusione della cultura italiana, perché, ha ricordato Minoli, “di fronte ad una tv generalista molto omologata, il documentario offre un approfondimento unico e spettacolare“ e molto apprezzato dalla gente, come dimostra anche un altro progetto, “Una voce, un museo”, reso possibile dalla convenzione "Progetto idea" tra Rai e Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
L’iniziativa, che vorrebbe essere estesa alla rete degli Istituti di Cultura, nasce da un'idea di Rai Educational per lanciare una campagna di promozione sull'arte italiana e sensibilizzare gli italiani, ma non solo, alla visita e alla conoscenza dei luoghi d'arte. Tutto ciò in modo tradizionale, grazie al documentario, ma allo stesso tempo innovativo e intelligente, grazie all’uso dei nuovi media. I documentari saranno, tra l’altro, mandati in onda da Rai Educational durante la V Settimana della Cultura in programma dal 5 all'11 maggio 2003 e riguarderanno importanti luoghi d’arte quali il Teatro Farnese di Parma, il Palazzo Ducale di Mantova, il Museo del Bargello di Firenze, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, il Palazzo e la Galleria Spada di Roma. Infine la colonna sonora è affidata al Maestro Andrea Bocelli, uno dei cantanti italiani più famosi nel mondo.
Il documentario, dunque, come “strumento di divulgazione di prodotti che costituiscono il patrimonio culturale italiano“, che già a Parigi, ha ricordato Minoli, ha avuto un suo primo battesimo. Proprio presso l’Istituto Italiano di Cultura della capitale francese è stato, infatti, proiettato, riscotendo molti consensi, il videoclip dedicato al Palazzo Ducale di Mantova. Che sia l’inizio di una proficua collaborazione? (r.a.\aise)
4)CONFERENZA DIRETTORI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ NUOVI MEDIA E PROMOZIONE CULTURALE/ WEBMINDS E-LEARNING E BIBLIOTECHE ON LINE: IL FUTURO DEGLI IIC NELLE MANI DI INTERNET
ROMA\ aise\1 aprile 2003 - Webminds, e-learning, biblioteche on line: il futuro degli Istituti Italiani di Cultura sembra essere ormai nelle mani di Internet. Almeno questo è quanto emerso dalla terza sessione della Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, svoltasi questa mattina presso la Farnesina e dedicata a “Nuovi media e promozione culturale”.
Già avviato in via sperimentale negli Istituti più informatizzati, Webminds è un progetto altamente innovativo, finanziato interamente dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Esso prevede la creazione di un portale per gli IIC, che offra servizi evoluti tramite infrastrutture che garantiscono diversi requisiti qualitativi. L’idea si basa sulla dislocazione di server nei cinque continenti, che sfruttano la capillare struttura del Ministero degli Affari Esteri proprio attraverso gli Istituti di Cultura. Naturalmente il servizio si pone come obiettivo primario la promozione della cultura italiana all’estero e come utenti finali non soltanto le comunità italiane nel mondo, ma anche gli stranieri che alla nostra cultura vogliano accostarsi. Si tratta, in definitiva, di un progetto italiano – è stato infatti realizzato da alcune università italiane, tra cui La Sapienza di Roma – di grande innovazione, che, ha puntualizzato il Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale della Farnesina, Francesco Aloisi de Larderel, “rappresenta uno strumento potente, ma che bisognerà saper manovrare“. Un altro portale dedicato agli Istituti Italiani di Cultura è stato ideato, in accordo con il Ministero degli Affari Esteri, dalla società di telecomunicazioni Tiscali S.p.A.. Il progetto prevede la creazione di un portale standard, forte di una linea guida, che però rispetti il ceppo culturale locale e, quindi, si sviluppi in maniera diversa nelle varie sedi degli Istituti. Tra i servizi forniti dagli Istituti Italiani di Cultura hanno un ruolo di non poca importanza anche i corsi di lingua e, proprio a questi è finalizzata la proposta di collaborazione giunta oggi dal Consorzio FORCOM, che unisce molte università italiane ed europee e che vanta a livello internazionale un’avanzata tecnica nell’e-learning. I corsi on line, in sostanza è questo l’e-learning, hanno un grande vantaggio, poiché eliminano il problema della distanza, del tempo e dei costi, dunque sarebbe un ottimo strumento anche per gli utenti degli Istituti Italiani di Cultura. La validità del progetto del FORCOM è dimostrata anche da già avvenute collaborazioni, come nel caso del Consolato di Cordoba che grazie al FORCOM ha attivato gratuitamente due anni fa un corso di lingua e cultura italiane: nella sola Argentina gli allievi sono stati 500, 160 in Cile ed iniziano ora ad interessarsi all’e-learning del FORCOM anche le Camere di Commercio di tutto il Sud America. Tutto ciò avvalora la tesi, ormai inconfutabile, della grande visibilità offerta dai new media ed Internet, in particolar modo, alla promozione della cultura. Per questo alcuni Direttori di Istituti hanno oggi sollevato la questione delle biblioteche on line, ideata due anni fa, prospettata dal Ministro Frattini all’interno del Piano di Comunicazione 2003 e che “rischia di naufragare a causa della sospensione dei finanziamenti“. In realtà, ha assicurato Francesco Aloisi de Larderel, il progetto è stato solo “sospeso“, ma verrà ripreso non appena i conti del Ministero lo permetteranno.
La cultura italiana, insomma, troverà sempre nuovi spazi nella Rete, perché, ha dichiarato il Consigliere per la Comunicazione della Farnesina, Antonio Bettanini, l’identità italiana è ormai una realtà fondata sull’appartenenza, che va intesa a sua volta come il “sentirsi parte di una occasione importante per la promozione della cultura“. (r.a.\aise)
5)CONFERENZA DIRETTORI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ LE INDICAZIONI SUL RUOLO DELLE AUTONOMIE LOCALI E DEL SETTORE PRIVATO NELLA PROMOZIONE DELLA CULTURA ITALIANA ALL’ESTERO
ROMA\ aise\1 aprile 2003 - Con l'obiettivo di fornire indicazioni sul ruolo del settore privato e delle autonomie locali nel processo di promozione della cultura italiana all'estero si è svolta nel pomeriggio di oggi la quarta sessione della Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, i cui lavori hanno avuto inizio ieri presso il Ministero degli Affari Esteri.
Come l'Ambasciatore Francesco Aloisi de Larderel ha evidenziato nel suo intervento, sono tre gli interlocutori del Ministero degli Affari Esteri e, quindi, degli Istituti Italiani di Cultura con cui è necessario rafforzare il dialogo già esistente affinché il patrimonio culturale del nostro Paese sia una reale risorsa: le autonomie locali, quindi le Regioni, le Province e i Comuni; le fondazioni; e le imprese.
“La Toscana è stata la prima regione italiana a firmare un protocollo d'intesa con il Mae per la cultura“, ha esordito con orgoglio l'assessore alla cultura della Regione Toscana, Mariella Zoppi, “la legge parla di una condivisione d'intenti e obiettivi tra le due parti, ma ciò è avvento solo sporadicamente nella gestione dei programmi culturali per l'estero e così non si arriva lontano“. L'assessore Zoppi ha, quindi, assicurato l'assoluta “disponibilità a dimostrare e impiegare le energie e la vitalità all'estero, non in un sistema di antagonismo con le altre Regioni ma di collaborazione che può essere però sancita solo dal Ministero“. Solo convergendo le energie intellettuali, economiche e di ricerca, ha concluso Zoppi, “possiamo creare uno scambio di triplice utilità, per le Regioni, per lo Stato e per i Paesi all'estero che beneficiano delle nostre iniziative“.
“Non possiamo prescindere dall'investimento da parte delle Regioni nella cultura“, dichiara la direttrice dell'IIC di Madrid, Luciana Rocca, mostrandosi in pieno accordo con la rappresentante della Regione Toscana. E sempre in linea con il punto di vista della Zoppi, prosegue “la fruizione della cultura all'estero è stata finora assolutamente casuale. È necessaria una programmazione e a tal fine lo Stato si deve servire degli IIC“.
Anche il direttore delll'IIC di Parigi, Guido Davico Bonino, individua nell'apporto delle Regioni una risorsa straordinaria, manifestando però il timore che “esse ci propongano solo oggetti e manufatti da esporre all'estero. La cultura regionale è uno straordinario arazzo che possiede i caratteri originali di una civiltà. Questo dobbiamo offrire all'estero, non il prodotto in sé. Ho mandato giù una mostra di occhiali organizzata presso l'Istituto, quando quel che doveva andare in mostra era la storia dell'ottica italiana: ciò che Galileo aveva visto con il cannocchiale!“
“Non esiste una transazione economica senza scambio culturale; investire sulla cultura è investire economicamente. L’economia senza cultura difficilmente riesce a vivere“, queste le parole con cui si è espresso Carlo Callieri e che rappresentano nello specifico l’attività della Compagnia di San Paolo di Torino, di cui è vice presidente, e più in generale l’attività delle Fondazioni che fanno della cultura un veicolo fondamentale per la crescita economica e non solo. “La cultura come elemento di pazienza, la cultura come espressione del dialogo, del dialogo di pace“, è infatti il significato aggiuntivo che Dino De Poli da presidente della Fondazione Cassamarca di Treviso, dà alla sua attività di promozione culturale sul territorio nazionale, attraverso l’istruzione universitaria, e soprattutto all’estero: “una caratteristica fondamentale della mia Fondazione – dice De Poli – è la politica per gli italiani che vivono all’estero, per i quali la cultura serve non solo per riscoprire le proprie radici ma soprattutto per vedere cosa le radici hanno prodotto, quali frutti ha generato ed è per questo che ci rivolgiamo soprattutto alle ultime generazioni di discendenti di emigrati“.
Si leva poi dal mondo delle istituzioni un’altra voce a favore di una collaborazione tra IIC, autonomie locali e ministeri: “ho sempre conservato i rapporti con gli Istituti di Cultura come i miei libri nella libreria, come degli oggetti preziosi“, dice Gianfranco Caprioli, direttore generale Promozione Scambi e Internazionalizzazione delle Imprese del Ministero delle Attività Produttive, Commercio Estero. “È il momento che il ruolo del ministero di interconnettore di coordinatore abbandoni i principi e cominci a costruire progetti“ , progetti che siano condivisi al 50 per cento con le energie locali, con gli enti territoriali, le associazioni di categoria e le università. “Bisogna puntare all’Italia “immateriale”, quella delle eccellenze, quella delle tipicità dei nostri territori, unico marchio inimitabile nel mondo perché portatore di storia e tradizioni“.
Il rapporto pubblico-privato, dunque, a detta di tutti i partecipanti alla sessione di questo pomeriggio è apparsa la necessaria via da percorrere e affinché il nostro Paese possa realmente attivare l’internazionalizzazione, di cui “l’identità e la globalizzazione sono le facce della medaglia di questo processo“. Il Made in Italy da solo non basta, dice Gianfranco Imperatori, Segretario generale dell’Associazione Civita, “bisogna fare leva sulla cultura“. (s.p/aise)
Il segnalibro dell'APCInform
ANNO XLII N. 63
1 APRILE 2003
(Servizi per gli italiani all'estero)
Alla Conferenza degli Istituti Italiani di Cultura il ruolo dei nuovi media nella promozione culturale
Avviata la sperimentazione di una rete telematica ad alta velocità che collegherà tutti gli Istituti Italiani di Cultura all’estero
ROMA - La seconda giornata della Conferenza dei Direttori degli Istituti di Cultura, un'iniziativa promossa dalla Farnesina per delineare le prospettive promozionali della nostra creatività nel mondo, si è aperta con un dibattito a tutto campo sul ruolo dei nuovi media nella promozione culturale. "Un consorzio di 18 università - ha annunciato nel corso dell'incontro il Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale Francesco Aloisi de Larderel - sta preparando, per gli 88 Istituti sparsi nel mondo, una rete di trasmissione ad alta velocità che consentirà una veloce e sicura diffusione dei dati. Come prima cosa noi abbiamo pensato di utilizzare le potenzialità di questa rete per la creazione di un grande archivio filmato sui variegati aspetti - musei, arte contemporanea, musica, teatro, balletto, moda e letteratura - che caratterizzano la cultura italiana. Cominceremo quindi con la diffusione, attraverso il nostro portale, delle 500 ore di trasmissione che gli archivi della Rai ci hanno messo a disposizione. Attraverso questa rete noi saremo in grado di trasmettere l'interezza del materiale filmato.
“Tutto questo - ha continuato Aloisi de Larderel elencando le immense possibilità della struttura telematica - ci consentirà inoltre di porre in essere delle teleconferenze (la rete faciliterà i collegamenti fra Istituti) e nuove iniziative finalizzate alla promozione della cultura italiana". Dopo aver ricordato che l'accordo con il Consorzio universitario
è stato siglato da due settimane e che il progetto si trova ancora in una fase sperimentale, ha annunciato l'avvio di una nuova iniziativa promozionale che fornirà materiale culturale italiano alle televisioni locali di grandi Paesi come la Cina e l'India. Un'operazione divulgatrice - sono già state inviate 330 ore di programmazione Rai con relativi
sottotitoli - che si rivolgerà ad una vasta platea e che la Direzione per la Promozione culturale, tenendo conto che le televisioni si differenziano profondamente per contenuti e finalità da Paese e Paese, cercherà di estendere a tutte le aree del mondo. "In questo contesto - ha infine rilevato Aloisi - è innegabile che le comunità italiane all'estero
rappresentino una componente essenziale della nostra linea d'azione sia in politica estera, sia per quanto concerne la promozione della cultura italiana nel mondo".
Dopo l'intervento del vice direttore per il marketing strategico di Rai International Deborah Bergamini, volto a sottolineare il positivo impatto promozionale connesso alla diffusione di programmi culturali presso le televisioni locali di grandi Paesi e la necessità di far conoscere la storia delle nostre collettività all'estero in Italia e nel mondo, ha
preso la parola il direttore di Rai Educational Giovanni Minoli che ha ricordato come, al fine di creare simpatia intorno al "bello" italiano, questa struttura trasversale del servizio pubblico abbia realizzato sia programmi a forte impatto emozionale, come la campagna promozionale dell'arte italiana "Una voce e un Museo", sia trasmissioni ad alto contenuto didattico come "Io parlo italiano" e "Parola mia". Da Minoli è stata inoltre proposta la realizzazione di un nuovo programma, da realizzarsi con la collaborazione degli Istituti Italiani di Cultura, dal titolo "Segnale Italia". Un rotocalco a cadenza settimanale di taglio giornalistico - la trasmissione durerà 50 minuti e verrà diffusa anche sul canale satellitare - che racconterà storie di tutti i giorni. Ma anche dal noto regista cinematografico Pupi Avati, presidente della Cinecittà Holding, sono state illustrate interessanti proposte per la promozione culturale. Dopo aver sottolineato il rinnovato interesse del pubblico italiano per il nostro cinema, ha infatti evidenziato la sua disponibilità a collaborare per la creazione, presso ogni Istituto di Cultura, di una biblioteca in DVD dei grandi classici del cinema italiano e per il fattivo coinvolgimento dei maggiori registi italiani in una nuova iniziativa itinerante che porterà questi artisti, con le loro opere in DVD, presso gli stessi Istituti di Cultura. Avati ha poi presentato il segretario generale dell'Istituto Internazionale per il Cinema e l'Audiovisivo dei Paesi Latini Alessandro Silvestri che ha ricordato alla platea come questa struttura, volta ad incrementare e favorire la creazione di nuovi spazi per la produzione e la commercializzazione del cinema latino, abbia compiuto il suo primo anno di attività promozionale.
I dati di una ricerca sulla visibilità degli Istituti di Cultura sulla stampa italiana ed estera sono stati illustrati dal funzionario Dante Marianacci del Mae. Risulta, tra l’altro, che nel 2002 sono stati scritti 838 articoli sulle iniziative e le conferenze stampa inerenti la promozione della cultura italiana. La maggior parte dei pezzi, secondo questa
particolare classifica, sarebbero stati dedicati all'attività degli Istituti di Cultura e alla diffusione della lingua italiana. Da segnalare poi come tra le iniziative di maggiore successo, riprese dalle pubblicazioni cartacee (56%) e telematiche (44%), vi siano in primo luogo quelle musicali, cinematografiche ed artistiche.
"Questo dibattito può essere paragonato ad una cartina di tornasole - ha infine commentato il moderatore dell'incontro Giuseppe De Rita rispondendo alle nostre domande.- La grande capacità multimediale, illustrata dal Direttore Generale Aloisi, va infatti mediata con la cultura dei Direttori di Istituto che, per valutazioni legate alla loro oggettiva attività sul territorio, non sono ovviamente tutti sulla medesima frequenza d'onda.
Questo incontro quindi, nonostante la mancanza di tempo abbia impedito un dibattito approfondito, è stato costruttivo. Tutto sommato - ha proseguito De Rita sottolineando la necessità di una comunicazione culturale bidirezionale - sarà proprio Internet lo strumento comunicativo del futuro.
Mentre una volta c'era una sorta di unidirezionalità e il patrimonio culturale italiano veniva esportato nel mondo in occasione di grandi eventi, oggi questa ricchezza è ormai a disposizione. Spetta però a noi il compito di suscitare in milioni di persone l'interesse e la curiosità verso questo immenso patrimonio. Non siamo dunque noi che parliamo al mondo ma è il mondo che deve avere interesse a parlare con noi". (Goffredo Morgia-Inform)
Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura: la tavola rotonda sull'immagine dell'Italia all'estero
ROMA - Nell’ambito della Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura si è svolta alla Farnesina una tavola rotonda, coordinata dal noto conduttore televisivo Michele Mirabella, dal titolo "L'immagine dell'Italia". Un serrato dibattito sui principali aspetti che caratterizzano la percezione all'estero del nostro Paese che si è
aperto con la riflessione del Presidente della Commissione Cultura Scienza ed Istruzione della Camera Ferdinando Adornato. Il parlamentare ha innanzitutto auspicato la creazione di nuove forme di intervento che favoriscano la promozione della nostra creatività all'estero, facciano conoscere anche in Italia il lavoro degli Istituti di Cultura,
consentano l'acquisizione di nuove risorse e coinvolgano rilevanti soggetti privati.
Dopo aver sottolineato la necessità di superare la sovrapposizione tra i partiti e lo Stato che premia l'appartenenza politica degli uomini di cultura e spesso porta all'accantonamento dei soggetti maggiormente creativi, Adornato ha evidenziato come a tutt'oggi sia quanto mai necessario un duplice sforzo per la difesa e lo sviluppo della cultura italiana nel mondo. Secondo il Presidente della Commissione Cultura, per recuperare l'immagine dell'Italia all'estero e per riaffermare il primato della nostra cultura nel mondo, è inoltre auspicabile, oltre al recupero delle idee guida del Rinascimento italiano, la creazione da parte dello Stato di specifiche sedi per la promozione del talento italiano.
A sua volta, il Sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver ha subito evidenziato la necessità di reagire con forza alla cattiva informazione sull'Italia, legata a vecchi e negativi stereotipi, che viene spesso divulgata dalla stampa internazionale. Un'opera di disinformazione che, per il Sottosegretario, potrà essere contrastata solo attraverso un'attenta opera di monitoraggio. Una continua analisi che, previ opportuni incentivi economici, potrebbe essere effettuata dai nostri Istituti di Cultura. La Boniver, dopo aver auspicato un ampliamento dei contatti tra gli Istituti di Cultura e la società civile dei vari Paesi, ha infine ricordato il "Piano Comunicazione 2003" della Farnesina. Un'iniziativa promozionale che prevede, al fine di migliorare l'immagine dell'Italia all'estero, l'utilizzo delle più moderne tecnologie informatiche ed il tempestivo adeguamento professionale del personale preposto all'uso di tali mezzi.
Il giornalista e scrittore Omar Calabrese ha poi ribadito la necessità di valorizzare sia i grandi momenti del passato italiano, come ad esempio il Rinascimento, sia le nuove tendenze culturali del nostro Paese. Per Calabrese inoltre le capacità di mediazione e la versatilità dell'Italia rappresenta indubbiamente un vantaggio in un mondo sempre più globalizzato.
Secondo il direttore della rivista di geopolitica "Limes" Lucio Caracciolo, il nostro Paese appare invece caratterizzato da un forte orgoglio nazionale e da uno scarso apprezzamento per lo Stato. Per Caracciolo l'Italia, una Nazione che attraversa un momento di declino demografico e viene percepita dagli altri Paesi con simpatia, dovrebbe però avere la capacità di assumere, al fine di far valere i propri interessi, anche degli atteggiamenti "antipatici". Di taglio diverso l'intervento di Alain Elkann
che ha in primo luogo ricordato l'importante crescita nel mondo della domanda di lingua e cultura italiana. Per il giornalista e scrittore, che ha auspicato un aumento delle traduzioni in lingua straniera delle nostre opere letterarie di maggiore valore, il nostro Paese, anche in vista dell'allargamento dell'Unione Europea, dovrà ricoprire un nuovo ruolo culturale. Una posizione, quella di Alain Elkann, pienamente condivisa da Direttore dell'Istituto di Cultura di Londra Mario Fortunato che, dopo aver sottolineato la necessità di rispedire al mittente anche con atteggiamenti scherzosi gli stereotipi negativi sugli italiani, ha evidenziato la riscoperta ed il rinnovato interesse dei figli e nipoti dei nostri emigrati per la lingua e le tradizioni d'origine. Un patrimonio molto apprezzato all'estero, quello della cultura italiana, che secondo Fortunato dovrebbe però essere promosso con maggiore capillarità ed efficacia.
L'editorialista Ernesto Galli della Loggia ha in primo luogo ricordato come l'immagine dell'Italia sia frutto della politica estera, degli stereotipi, dell'arte e dalle reali capacità del nostro Paese. Ha poi sottolineato come a tutt'oggi nei Paesi che contano la nostra storia politica sia falsata o ignorata ed ha ribadito la necessità che, nell'ambito degli Istituti di Cultura, gli aspetti istituzionali combacino con quelli culturali ed economici. Da Galli della Loggia è stata inoltre auspicata la realizzazione, da parte della ladership politica, sia di un maggiore coordinamento delle attività degli Istituti di Cultura, sia un dettagliato elenco delle priorità culturali. Una precisa obiezione, quest'ultima, cui ha subito risposto il Direttore Generale Aloisi ricordando come le generiche direttive culturali elaborate dal Mae vengano poi successivamente definite e precisate, caso per caso, in base alle esigenze dei singoli Paesi.
Dopo l'intervento della Direttrice dell'Istituto di Cultura del Cairo Adelia Rispoli volto a sottolineare il netto miglioramento dell'immagine dei nostri Istituti nel mondo e l'esigenza di maggiori risorse e infrastrutture per la promozione della cultura italiana, ha preso la parola l'intellettuale, nonché membro del nuovo CdA della Rai, Marcello
Veneziani che ha sottolineato come a tutt'oggi l'immagine del nostro Paese nel mondo sia un'anomalia che appare al contempo caratterizzata da uno stile di vita
molto apprezzato e da un sistema estremamente fragile. Anche Veneziani, dopo aver auspicato la creazione di una specifica fondazione per la promozione della cultura italiana all'estero e la valorizzazione della nostra specificità, ha ribadito sia la necessità di una centralizzazione del progetto culturale, che ci liberi da un'immagine dell'Italia
"piaciona e piangente", sia l'opportunità di compiere delle precise scelte finalizzate al miglioramento della promozione culturale. (Goffredo Morgia-Inform)
Il segnalibro dell'APCInform, ANNO XLII N. 64 2 APRILE 2003
(Servizi per gli italiani all'estero)
Si sono conclusi alla Farnesina i lavori del Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura
Gli interventi dei Ministri Tremaglia e Urbani e del Sottosegretario Baccini
ROMA - La seduta conclusiva della Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura è stata caratterizzata da importanti interventi istituzionali. Il dibattito dell'ultima sessione si è infatti aperto con la relazione del Sottosegretario agli Esteri Mario Baccini che ha in primo luogo sottolineato come l'Italianità sia ormai un valore essenziale
della nostra politica estera. Un'affermazione incontestabile che, per Baccini, trova conferma anche nella ferma volontà del Ministro Frattini che ha voluto fortemente convocare quest'incontro con tutti gli operatori che promuovono la cultura italiana nel mondo. "Se questo appello alla sinergia e allo stare insieme per un progetto comune che nasce dalla Conferenza sarà accolto - ha proseguito il Sottosegretario dopo aver annunciato che la Commissione Nazionale per la promozione della cultura italiana
all’estero esaminerà le indicazioni emerse dall'incontro -, allora io credo che il prodotto portato all'estero del nostro Paese sarà di grande eccellenza".
Baccini ha poi sottolineato sia la crescente richiesta di lingua italiana nel mondo, sia la necessità di affiancare alla simpatia, che ci caratterizza all'estero, il concetto di "affidabilità". Dopo aver ricordato l'imminente presentazione in Parlamento della nuova legge organica per la promozione culturale all'estero, Baccini ha ribadito che la "Fondazione Italia" proposta da Ministro Frattini, una struttura finalizzata al coordinamento degli interventi culturali pubblici e privati, non avrà la pretesa di formulare indirizzi politici, ma diverrà un costante punto di riferimento per gli Istituti di Cultura, soprattutto per quanto concerne la ricerca di nuove risorse.Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giuliano Urbani ha esordito sottolineando come a tutt'oggi, nel suo Dicastero, sia in atto una vera e propria "rivoluzione liberale", finalizzata all'eliminazione del degrado del nostro patrimonio culturale e alla liberazione di nuove risorse economiche, culturali e creative. Un'importante riforma che consentirà di migliorare anche i servizi offerti agli Istituti di Cultura. Urbani ha inoltre annunciato l'imminente presentazione in Parlamento, al fine di ottenere uno strumento giuridico adeguato ai tempi, del primo Codice dei beni culturali. Ma la riforma dei Beni Culturali prevede, oltre ad un aumento delle risorse a disposizione del Ministero, anche un miglioramento delle dotazioni per il lavoro degli Istituti di Cultura. Una trasformazione positiva che favorirà nuove forme di collaborazioni e che riguarderà il settore intermuseale (partendo all'arte contemporanea per arrivare alle antiche navi etrusche verranno allestite nuove mostre permanenti a Firenze, Roma, Venezia e Pisa), il restauro (da sempre il nostro Paese è leader in questo settore), lo sport (una forma di intrattenimento molto amata all'estero) e lo spettacolo. Un settore, quest'ultimo, che potrebbe rappresentare per il nostro cinema, classico e contemporaneo, un'ulteriore occasione di promozione sui mercati esteri.
La lingua italiana "un cardine della nostra civiltà": la definizione è contenuta nel messaggio del Presidente della Repubblica in occasione della consegna, lo scorso anno sull’Altare della Patria, del premio dedicato agli Italiani nel mondo. Il messaggio è stato letto da Mirko Tremaglia che nel suo intervento ha reso omaggio all’attività svolta all'estero sia dagli Istituti di Cultura, sia dalla Società Dante Alighieri. Una difficile azione didattica e promozionale - ha rilevato il Ministro per gli Italiani nel mondo - che gli operatori culturali pubblici e privati portano avanti con lo stesso spirito di sacrificio dei nostri connazionali all'estero. Uomini e donne, i nostri emigrati, che dopo decenni di sofferenze e di duro lavoro “hanno italianizzato il mondo”. Il Ministro ha inoltre annunciato che visiterà tutti gli Istituti di Cultura ed ha auspicato un maggiore raccordo tra l'attività culturale e la politica estera italiana che valorizzi, anche attraverso un rafforzamento del legame delle comunità con la terra d'origine, la vasta presenza degli italiani nel mondo. " Il vostro lavoro - ha aggiunto - è un prezioso dono alla politica di italianità". Dopo aver ricordato il pieno successo del Convegno sugli Scienziati italiani, Tremaglia ha annunciato che promuoverà sia la creazione di un'apposita banca dati sulle nostre opere d'arte nel mondo, finalizzata al monitoraggio del patrimonio artistico delle Ambasciate e al recupero dei lavori trafugati all'estero, sia numerosi altri incontri sui vari aspetti della presenza delle nostre collettività tra cui il Convegno sulla
cultura italiana nel mondo. Ha anche anticipato la notizia che presso il grande ponte sospeso che sorgerà sullo Stretto di Messina, sarà realizzato il Museo sell'emigrazione. il Ministro ha fatto poi riferimento all’accordo stipulato con la Rai per lo sviluppo della “Tv di ritorno”. Un'immensa finestra culturale nel quale dovrà collocarsi anche quel rapporto privilegiato che si instaurerà tra i parlamentari di origine italiana presenti nel mondo e i neo eletti nella circoscrizione Estero che, secondo
Tremaglia, dovrebbero costituire il gruppo parlamentare degli italiani all’estero. "Se la politica fosse fatta anche con il cuore e tenesse nel dovuto conto la cultura italiana all'estero - ha concluso il Ministro - noi saremmo certamente la più grande Nazione del mondo". In chiusura dei lavori, dopo un dettagliato intervento del Direttore
Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale, Francesco Aloisi de Larderel, volto ad illustrare i principali spunti emersi dalle varie sessioni di lavoro, il Segretario Generale della Farnesina Giuseppe Baldocci ha rilevato come gli interventi istituzionali abbiano posto in risalto sia forti incoraggiamenti per l'attività degli Istituti di Cultura,
sia nuovi ed interessanti indirizzi di lavoro.
Specifiche idee che ora i Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, attraverso la loro soggettiva capacità di valutazione e in piena sinergia con il Ministero degli Affari Esteri, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Dante Alighieri e la nuova “Fondazione Italia”, dovranno adattare ai variegati contesti sociali dei Paesi ospitanti. (Goffredo
Morgia-Inform)
Le cinque sessioni della Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura nella sintesi del Direttore Generale Ambasciatore Aloisi
ROMA - “L’identità e l’immagine dell’Italia all’estero. Prospettive della promozione della cultura e della lingua italiane negli anni 2000”: questo il tema della Conferenza che per tre giorni ha riunito alla Farnesina i direttori degli 88 Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Il lavoro svolto nelle cinque sessioni è stato sintetizzato dal Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale, Ambasciatore Francesco Aloisi de Lardarel, nella relazione tecnica conclusiva.
Si è iniziato parlando dell’immagine dell’Italia con l’apporto del gruppo di intellettuali che, in una tavola rotonda, hanno confermato che l’immagine presenta una larghissima componente culturale e che essa influenza le relazioni politiche, economiche e i rapporti con le comunità italiane e di origine italiana nel mondo. Ma è anche stato affermato che la forte componente rappresentata dalla nostra cultura e dalla nostra lingua è un patrimonio che non si può dare per scontato e che va coltivato.
Per quanto concerne l’integrazione della promozione culturale nella politica estera del nostro Paese, è chiaramente emerso dal dibattito che nell’ambito dell’autonomia che la legge riconosce agli Istituti di Cultura - autonomia che verrà confermata dalla nuova legge - gli indirizzi generale della politica culturale verso l’estero devono rimanere ancorati a quelli della politica estera che l’Italia svolge in ogni Paese sotto la responsabilità delle nostre Ambasciate. Il progetto della creazione della Fondazione Italia deve coagularsi attorno al rapporto pubblico-privato.
Si è parlato a lungo di strumenti moderni per la promozione culturale:
il crescente ricorso a Internet da parte degli Istituti, la collaborazione con il servizio pubblico televisivo, specie con la nuova Rai International, con Rai Educational e Rai Sat. Queste attività non sostituiscono ma rafforzano l’attività degli Istituti, non sono un fatto tecnico ma determinano una vera rivoluzione culturale.
All’iniziativa è stata associata la Dante Alighieri, forse per la prima volta. L’obiettivo da raggiungere è un coordinamento molto più approfondito sia al centro che alla periferia, e a questo sarà dedicato tempo nelle settimane e nei mesi che verranno. E’ stato affrontato il tema del ruolo degli Istituti di Cultura come mediatori tra la società italiana e il sistema delle istituzioni culturali locali dei Paesi dove operano, e si è parlato del rapporto del Ministero degli Esteri con le autonomie locali, con gli ambienti economici, con il mondo delle fondazioni. Gli Istituti di cultura debbono mettersi a disposizione degli interlocutori pubblici e privati, regioni e città, fondazioni e associazioni, imprese e banche nonché dei protagonisti della cultura per facilitare la loro proiezione esterna e sviluppare il discorso complessivo della promozione della cultura italiana nel mondo.
Si tratta in particolare di superare la logica della semplice sponsorizzazione e arrivare a quella della partnership che richiede di individuare la componente culturale quasi sempre insita in questi rapporti. Non è un obiettivo irraggiungibile perché nel corso del dibattito sono venuti fuori numerosi eventi già attuati dal Ministero e dalla rete
degli Istituti di Cultura. Il Ministro Frattini, dal canto suo, ha deciso di convocare tra poche settimane una riunione di Assessori alla cultura delle Regioni italiane che permetterà di approfondire e allargare una forma di collaborazione già avviata con alcune Regioni.
L’ultima sessione è stata dedicata al lavoro da fare per rispondere alla crescente domanda di lingua italiana nel mondo. L’Ambasciatore Aloisi ha tenuto a ringraziare in particolare l’Accademia della Criùusca ed il suo Presidente prof. Francesco Sabatini che è a fianco del Ministero degli Esteri, sia nella Settimana della lingua italiana che rappresenta ogni anno la parte più visibile, sia nel lavoro di ogni giorno. E’ stata l’Accademia ad attirare l’attenzione sulla presenza dell’italiano nelle istituzioni europee, specialmente in vista dell’allargamento dell’Unione. (Inform)
Tremaglia: “faremo il convegno sulla cultura e realizzeremo una banca dati sulle opere d’arte italiane nel mondo”. E sul ponte sullo Stretto
nascerà il Museo dell’Emigrazione
ROMA - Il Ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia, nel suo intervento alla Conferenza dei Direttori degli Istituti di Cultura svoltasi alla Farnesina, ha innanzitutto citato l’incontro avuto in mattinata con il Presidente della Repubblica d’Albania dal quale ha appreso che nel corso di un anno sono state aperte 163 classi di italiano in Albania. “Un dato significativo che mi ha ricordato ciò che afferma Ciampi, al quale io mi riconduco, l’affermazione della politica dell’italianità nel mondo”.
Tremaglia ha poi reso noto che tra le sue deleghe è prevista anche “l’informazione, l’aggiornamento e la promozione culturale a favore delle collettività italiane all’estero al fine di mantenere il legame con il Paese di origine”.
“Per questo - ha continuato il Ministro rivolto ai Direttori degli Istituti di Cultura - sono particolarmente entusiasta di questo incontro perché comincio a conoscervi. E la mia presenza vuole essere un atto di omaggio e di riconoscimento alla vostra opera.” Il Ministro ha poi ricordato il radicale cambiamento avvenuto con l’approvazione della legge sul voto che ha permesso ai cittadini italiani nel mondo di entrare nella Costituzione e di acquisire, di conseguenza, la pienezza dei diritti. “A questa battaglia di civiltà - ha sottolineato Tremaglia - ho dedicato tutta la mia vita”.
Tremaglia ha poi rivolto un particolare apprezzamento anche alla Dante Alighieri che grazie alla sua presenza radicata in ogni Paese, contribuisce alla diffusione della lingua italiana, e che ha vissuto tutto il percorso dell’emigrazione accanto ai nostri connazionali: dai momenti della sofferenza al successo e all’affermazione di oggi.
“La cultura è importantissima ha sottolineato Tremaglia e questo Ministero darà ampia importanza al settore sia organizzando il Convegno sulla Cultura e il Convegno sugli artisti, sia elaborando una banca dati delle opere italiane trafugate all’estero e una banca dati sulle opere realizzate dai nostri artisti nel mondo”. Tremaglia si è inoltre
soffermato sulla fondamentale funzione dei Direttori degli Istituti di Cultura che devono poter contare su un maggior coordinamento e soprattutto su una doverosa conoscenza in Italia. “Proprio a tal fine, grazie alla tv di ritorno, resa possibile dalla convenzione con la Rai, sarà indispensabile il vostro contributo nell’aprire una finestra culturale in Italia, per fare conoscere quanto di meraviglioso i nostri italiani, i nostri artisti, realizzano nel mondo”.
Dopo aver ricordato il grande successo del Convegno degli Scienziati italiani nel mondo, realizzato recentemente, il Ministro ha ribadito la forza dell’Altra Italia confermata dall’indotto: 191 mila miliardi di lire in anno. “Occorre tener presente questa forza, anche quando si tratta di facilitare il rientro di capitali”. Citando poi il Ponte sullo Stretto
“un’opera grandiosa di cui gli italiani all’estero andranno fieri”, il Ministro ha annunciato una grande iniziativa: proprio sul Ponte nascerà il Museo dell’Emigrazione. “Nel mondo - ha concluso Tremaglia - c’è un Mosaico di Italia, ed io ringrazio ancora una volta gli Italiani nel mondo dal profondo del cuore”. (Inform)
Il segnalibro dell'APCFrattini: necessaria una cabina di regia
Una "Fondazione Italia" per gli Istituti di cultura
Corriere della Sera, 1 aprile 2003
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Cultura export/Alla Farnesina riuniti i direttori degli Istituti all'estero
Immagine Italia, identità da rilanciare
Il Messaggero, 1 aprile 2003
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Ministero degli Esteri/Le tappe della riforma
Una cabina di regia per rilanciare il ruolo degli Istituti di cultura
Il Sole 24 Ore, 1 aprile 2003
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