martedì, luglio 29, 2003
Il segnalibro dell'APCUE: a Budapest funzionari dei Ministeri ungheresi a scuola d'italiano
Budapest, 29 lug. (Adnkronos Cultura) - Tra le numerose iniziative e manifestazioni culturali organizzate per il semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea, stanno riscuotendo particolare successo i corsi intensivi d'italiano in corso a Budapest, organizzati ed offerti gratuitamente dall'Istituto italiano di cultura e dall'ambasciata d'Italia di Budapest, ai dirigenti e ai funzionari dei ministeri ungheresi, con una numerosa partecipazione di dipendenti del ministero della Cultura, degli Esteri e del Commercio con l'estero.
Gli iscritti ai corsi che si concluderanno a meta' agosto con il rilascio di un attestato finale, sono piu' di 200, dal livello elementare a quello avanzato. L'iniziativa ha come scopo quello di migliorare la comunicazione linguistica e culturale tra le istituzioni pubbliche ungheresi e quelle italiane, anche in vista dell'ingresso dell'Ungheria nell'Unione Europea.
venerdì, luglio 25, 2003
Il segnalibro dell'APCAgnese e la carica dei novanta
Tiziana Tricarico
Il Mattino, 25 luglio 2003
Oltre novanta artisti delle regioni centro-meridionali saranno riuniti insieme per una rassegna che si propone di offrire un ampio panorama sulle espressioni artistiche presenti da Roma in giù. Tutto si sta definendo proprio i questi giorni, e sarà Palazzo Reale ad ospitare, a partire dal 14 novembre, la prima «Anteprima» della XIV edizione della Quadriennale che quest'anno si sviluppa su tre momenti espositivi: Napoli, Torino (dall'8 gennaio 2004) e Roma, (febbraio 2005), nella storica sede del Palazzo delle Esposizioni. Sono tre fasi strettamente collegate: una selezione di artisti delle due «Anteprime» parteciperà all'evento romano e, grazie ad un accordo con la Farnesina, potrà esporre negli Istituti Italiani di Cultura di importanti capitali estere. Gino Agnese, fresco di nomina come presidente della Quadriennale, definisce i particolari del suo progetto anche durante le vacanze, che sta trascorrendo a Sorrento, e non fa mistero di essere soddisfatto di quello che ha messo in bilancio per questa prima edizione.
Che cos'è '«Anteprima» a Palazzo Reale?
«Innanzitutto è un omaggio che la Quadriennale fa alla città di Napoli. Non abbiamo chiesto nulla a Regione, Provincia o Comune: lavoriamo con risorse nostre e ci auguriamo che il risultato venga apprezzato da pubblico. Il nome "Anteprima" ha una valenza positiva, adeguata al ruolo storico della Quadriennale di diffondere le novità poco conosciute. Non c'è un curatore unico, che avrebbe probabilmente operato le scelte secondo il proprio gusto, ma una commissione. L'allestimento, curato da Lucio Turchetta, è molto bello. La mostra "dilaga" nella reggia: negli ambulacri, nel sottopassaggio che dal cortile d'onore conduce a quello della Sala Dorica ed in due sale piccole che si affacciano sul cortile d'onore. L'inaugurazione della rassegna, che ha l'alto patronato del Presidente della Repubblica ed il patrocinio dell'Università Federico II, sarà un evento: nel Teatrino di Corte, riservata ad un élite di studiosi ed artisti, ci sarà una breve conferenza di De Kerckhove e la lettura del manifesto futurista scritto nel 1916 da Boccioni agli artisti meridionali da parte di un'attore, Stefano Accorsi o Alessandro Gassman».
Annali dell’arte, poi anche Quadriennale: le proposte in città fioriscono armonicamente o sono troppi i galli a cantare?
«Penso che tutto quello che si fa sia positivo: il problema è quando non si fa nulla. Noi non vogliamo entrare in contrapposizione con nessuno: abbiamo tradizione e storia e poi, lo ribadisco, utilizziamo risorse nostre».
Come sono stati selezionati i 93 artisti di "Anteprima"?
«Un'apposita giuria composta da Vincenzo Trione, Riccardo Notte, Vitaldo Conte, Massimo Bignardi e Maria Antonietta Picone Petrosa ha selezionato i partecipanti: artisti che hanno cominciato ad esporre, con personali, dal 1990 ad oggi.»
Qualche nome?
«Loredana Longo, Matteo Basile, Simone Racheli, Alberto Di Fabio e, tra i napoletani, Maddalena Ambrosio, Peppe Perone, Francesco Iodice, Cherubino Gambardella ed Arturo Casanova. Devo dire però che mi hanno lasciato alquanto perplesso alcune defezioni di artisti partenopei che in un primo momento avevano insistito per partecipare e che poi si sono tirati indietro.»
Chi sono?
«Non insista, preferisco non fare nomi. Ci vuol poco per trovarsi in mezzo alle polemiche, e io non intendo suscitarne».
Gino Agnese è irremovibile, non vuole rivelare i nomi degli artisti che ci hanno ripensato. Ma a noi risulta che, tra quelli che a Palazzo Reale hanno preferito non esserci, ci sono di sicuro Perino & Vele (nel 1999 erano stati gli artisti più giovani presenti alla Biennale di Venezia), due dei protagonisti de «Le opere ed i giorni», la mostra inaugurata la settimana scorsa nella certosa di San Lorenzo a Padula nell'ambito de «Gli Annali delle Arti».
giovedì, luglio 24, 2003
Il segnalibro dell'APCCULTURA/ PROROGATA FINO AL MESE DI GENNAIO 2004 LA MOSTRA DEGLI UFFIZI SULLA LINGUA ITALIANA CHE ANDRA' ANCHE ALL'ESTERO
FIRENZE\ aise\24 luglio 2003 - "La prima grande mostra sulla lingua italiana verrà prolungata fino a gennaio e poi seguirà un itinerario all'estero". Lo ha annunciato l'Ambasciatore Bruno Bottai, Presidente della Società Dante Alighieri, durante la conferenza stampa tenutasi questa mattina a Firenze, alla quale hanno preso parte anche il Segretario Generale della "Dante", dott. Alessandro Masi, il Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, prof. Antonio Paolucci, il curatore scientifico, prof. Luca Serianni, il Presidente del Comitato di Firenze, dott. Enrico Paoletti, e l'allestitore, arch. Roberto Lallo.
Le prenotazioni provenienti da tutte le scuole italiane e dai numerosi visitatori dell'estero, infatti, hanno reso inevitabile lo spostamento della data di chiusura, prevista inizialmente per il 30 settembre.
L'esposizione, inaugurata il 13 marzo scorso alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi presso la Galleria degli Uffizi a Firenze, ideata dalla Società Dante Alighieri e promossa dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino e con Firenze Musei, è curata dal Prof. Luca Serianni, dell'Università "La Sapienza" di Roma, e si propone d'illustrare, nei suoi diversi aspetti, l'evoluzione della nostra lingua nei secoli, dalle origini fino a oggi.
L'Ambasciatore Bottai ha poi ufficializzato il successivo trasferimento della mostra presso il Museo Nazionale di Zurigo, in Svizzera, prima città estera ad ospitarla.
Il Presidente della "Dante Alighieri" si è infine dichiarato molto soddisfatto del risultato ottenuto e ha comunicato ai presenti importanti iniziative collaterali, tra cui il Forum sul trattamento della lingua quale avveniristico progetto del Ministero delle Comunicazioni. (aise)
Il segnalibro dell'APCBruxelles, oltre il Cavallo il caos
Viaggio dietro le quinte del programma culturale per il Semestre Ue
di Maria Serena Palieri
l’Unità, 24 luglio 2003
Lo show vero è annunciato per ottobre. E speriamo che per una volta risulti errato il vecchio adagio “il buon giorno si vede dal mattino”. Parliamo del programma culturale (un comunicato degli Affari Esteri ha sparato la cifra di tremila eventi) destinato ad accompagnare il semestre di presidenza italiana della Ue: mostre d’arte antica e contemporanea, convegni, cinema, concerti. Da Giotto al design del Novecento, dall’Opera dei Papi alla narrativa del nuovo noir italiano. Un trionfo culturale simboleggiato dalle tre sculture che il presidente del Consiglio ha voluto piazzare tra Bruxelles e Strasburgo: il cavallo di Mimmo Paladino, l’opera di Pietro Consagra (scultore di primissimo spicco, ma a lui caro soprattutto perché è l’autore del famoso mausoleo di Arcore) e la statua di Adriano, che ha fatto arrivare qui dal Museo Archeologico di Napoli, perché un ministro che ha dei sottoposti colti, Giuliano Urbani, gli ha spiegato che è il sovrano che più allargò i confini dell’Impero.
Qualcuno, negli ambienti della diplomazia culturale della Farnesina, obietta che più che un cartellone, si annuncia una congerie: e, come esempio di coerenza e utilità civica ci mostra il cartellone dello scorso semestre di presidenza italiana, nel ’96, cucito – senza troppe fanfare – intorno ai ricchi e tragici cinquant’anni di storia della nostra emigrazione verso le miniere del Belgio. Ma a che punto sono, comunque, questi cantieri culturali a Bruxelles? E le primi vernici quale immagine del nostro Paese hanno comunicato?
La premessa
Come i corrispondenti Rai, anche l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, alla vigilia del semestre, è finito nel mirino del governo: scopo, piazzare i propri fidatissimi nei posti-chiave. Pialuisa Bianco, editorialista del Foglio, viene presentata a Roma, ad aprile, alla Farnesina, come la nuova direttore dell’Istituto di rue de Livourne: è considerata più omogenea della responsabile in vigore, Sira Miori, rea di aver organizzato nel 2001 una presentazione del libro di Giancarlo Caselli e Antonio Ingoia sul dopo Falcone e Borsellino (presentazione in occasione della quale, ricordiamolo, An organizzò lì a Bruxelles una dimostrazione con lo slogan “Caselli, torinese, non puoi parlare della mafia”). Miori si oppone al licenziamento. Risultato: si è solo riusciti a terremotare l’Istituto alla vigilia del semestre. (Nota a latere: lo spoils system negli istituti prosegue. Ugo Perone, direttore a Berlino, è stato sfiduciato, lo si accusa di aver partecipato a una manifestazione antigovernativa, mentre a Parigi a Guido Davico-Bonino succederà Giorgio Ferrara, regista, anche lui ascritto all’entourage del Foglio, visto che è il fratello di Giuliano).
Chi celebra cosa?
Il primo luglio s’è svolto il primo incidente diplomatico. Sede, Bruxelles. Palais des Beaux Arts. Incidente offuscato dal disastro – quello del « kapò » - combinato da Berlusconi la mattina dopo a Strasburgo. Al Palais brussellese concerto con la ‘Senna in festa’ di Vivaldi, alla presenza del ministro La Loggia e del rappresentante permanente italiano presso la Ue, ambasciatore Vattani. Mille invitati previsti, si presentano in duemila. Restano in piedi intere rappresentanze diplomatiche. Il Financial Times il 4 luglio descrive il successivo buffet come “l’assalto all’unico prosciutto italiano”. Nei giorni successivi si specificano puntigliosamente i quintali di mozzarelle, gli ettolitri di prosecco distribuiti dal catering. Il fatto è che dietro la querelle sui prosciutti si nasconde una cifra che rischia di caratterizzare tutte le iniziative culturali del semestre. Il concerto non era una iniziativa autonoma della nostra sede diplomatica, bensì un tradizionale appuntamento del Palais des Beaux-Arts, cui l’Italia ha apposto in fretta e furia un patrocinio per battezzare l’inizio del luglio fatidico. Dopodiché in cambio ci sono voluti qualche centinaio di biglietti, poi ci si è accorti che non bastavano e se ne è raddoppiato il numero, fino a provocare il caos della serata. Nel che sono leggibili due fatti: l’inaffidabilità gestionale dei “fidatissimi” (i funzionari europei sono in genere sbalorditi del tasso di incompetenza degli italiani sbarcati con questo governo) e la tendenza – per celebrare il semestre – a fare le nozze con i fichi altrui. E infatti molti eventi culturali che si svolgeranno tra ottobre e febbraio non sono affatto iniziative originali, ma sono frutto di una fortunata coincidenza cronologica: fanno capo a Europalia, il festival culturale che, ogni anno, il Belgio allestisce in omaggio a uno dei paesi dell’Unione, paese che, per puro caso, quest’anno è proprio l’Italia.
Ora, si legge dalle cronache da Bruxelles e Strasburgo di un iperattivo ambasciatore Vattani, impegnatissimo in Europalia come nella collocazione dei monumenti voluti da Berlusconi. Vattani, in verità, in quanto presidente di turno del Coreper, l’oranismo tecnico che prepara le riunioni del consiglio dei ministri della Ue, avrebbe da fare tutt’altro. Mentre organizzare Europalia con la controparte belga spetterebbe di competenza alla nostra ambasciata e all’Istituto di rue de Livourne. Quanto alle iniziative culturali autonome, in occasione del semestre di presidenza, sono, in genere, frutto della pianificazione di un pool diplomatico costituito da ambasciata a Bruxelles, rappresentanza presso la Ue, ambasciata presso la Nato, consolati, istituti di cultura. Stavolta non è stato fatto nulla di tutto questo. E risulta che l’onnipresenza di Vattani, invece, stia creando una grana diplomatica al dì.
Il niente e il troppo
Qual è l’evento che, sulla carta, si presenta come il più qualificato? La mostra ‘Une Renaissance singulière. La Cour d’Este à Ferrara’. Grazia Agostini, direttore della Pinacoteca di ferrara e vice-commissario, spiega che è dal 2000 che è stata depositata la richiesta di organizzarla, puntando al doppio patrocinio del ministero degli Esteri e di quello per i Beni Culturali. “Imporre di piazzare i riflettori sulla storia artistica di ferrara non è stato facile, specie presso i belgi, che giudicavano altre città, Roma o Firenze, più centrali” racconta. Ce l’hanno fatta. In nome di un ‘Rinascimento singolare’ a Bruxelles arriveranno 250 pezzi da tutto il mondo: ritenute cruciali cinque opere di Cosmè Tura, la Polimnia dello studiolo di Lionello d’Este da Berlino, la Beatrice d’Este del Louvre, i Tiziano da Madride da Kreutzlingen, una messe d’opere dall’Hermitage. Inaugurazione ai primi di ottobre. In quasi concomitanza con la ‘Venus devoilée’, una mostra multimediale intorno alla tela di Tiziano, su idea di Umberto Eco. Peccato che, stante la scarsa capacitá contrattuale delle nostre istituzioni con la controparte belga, verranno accalcate insieme nei saloni del Palais des Beaux Arts. E che quel bendidio di tesori estensi finirà nei corridoi. Ma, d’altronde, anche le rassegne cinematografiche, tradizionalmente ospitate in un grande cinema, proprio quest’anno finiranno nella saletta al chiuso dell’Istituto di rue de Livourne.
Eppure di cultura…
Di diffusione della nostra cultura in Belgio ce ne sarebbe bisogno, eccome. A Bruxelles negli ultimi due anni hanno chiuso “Il libro italiano”, unica libreria nostrana, e “Made in Italy”, unico videoshop. Bruxelles è la città dove Vasco Rossi in tournée si è trovato a cantare davanti a trecento spettatori. Sprecare l’occasione è abbastanza criminale. Per usare un linguaggio caro al Presidente, la cultura italiana, lì, potrebbe vendere: in un paese a tasso elevatissimo di immigrazione italiana, il mercato potenziale non sarebbe ricco?
mercoledì, luglio 23, 2003
Il segnalibro dell'APCINCHIESTA
Istituto Italiano di Cultura,
a Mosca inquietante “affaire”
Avvicendamenti e intrighi con il duo D’Alema-Dini
- La vicenda inizia il 15 settembre 1997, quando, dopo lungo “interregno”, prende servizio il nuovo direttore d’Istituto.
- Il nuovo responsabile tenta un rilancio, ma si scontra subito col vecchio apparato burocratico e con una nuova sede “fantasma”.
- Il primo affronto è del ministero degli Esteri: la nomina di un funzionario “commissario” dà il via ad una capillare opera di delegittimazione.
- Clientele, interessi e pesante ostruzionismo: dopo due anni arriva un’ambigua revoca d’incarico. Partono ricorsi e denunce. L’allora premier sapeva, ma non è intervenuto.
- Un’operazione immobiliare di dubbia trasparenza: ritenuta inadeguata la vecchia sede in Ambasciata, la Farnesina procede all’acquisto di una parte di altro stabile, risultato poi occupato.
- La “cacciata” anomala con lettera dell’ambasciatore. Nonostante il ricorso al Tar del Lazio e la diffida a nominare un nuovo direttore, il ministro Dini procede.
La Padania, venerdì 11 luglio 2003
L’Istituto Italiano di cultura a Mosca: così lontano, ma anche così vicino. L’Istituzione che fa capo al nostro ministero degli Affari Esteri dal 1997 ha, infatti, vissuto anni di vicissitudini interne ed esterne, per lo più sconosciute agli italiani, ma che in realtà tanto coinvolgono il sistema Italia. Si tratta di avvicendamenti, boicottaggi e risvolti, talvolta inquietanti, che si sono susseguiti a livello politico, istituzionale e giudiziario. Corsi e ricorsi in seno alla giustizia che si trascinano da anni e che solo qualche giorno fa hanno avuto sviluppi significativi con la condanna penale e il rinvio a giudizio di alcuni protagonisti. La storia è lunga e complessa. La racconta sulle colonne del nostro quotidiano la professoressa, architetto, Alessandra Latour. Ne pubblichiamo oggi una prima parte.
ALESSANDRA LATOUR (Istituto Italiano di Cultura di Mosca)
Rendere pubblico il caso dell'Istituto Italiano di Cultura (IIC) di Mosca non solo può aiutare a fare chiarezza ed accertare la realtà dei fatti accaduti all'interno di una istituzione pubblica che, in quanto tale, richiede procedure di assoluta trasparenza nonché - quanto agli individui che ne fanno parte - una correttezza professionale e livelli di comportamento di qualità ineccepibili, ma permette anche di fare conoscere cosa realmente succede all'interno delle istituzioni e situazioni lontane dalla nostra quotidianità, che però implicano l'utilizzo di denaro pubblico, ed attirare anche l'attenzione sui nostri centri culturali all'estero, spesso condizionati da una gestione burocratica ed ideologica, e soprattutto sulla sede di Mosca, di frequente offuscata - e non a torto - da critiche di clientelismo e retaggi del passato. In tale ottica, il caso in questione è particolarmente significativo in quanto mette in luce come siano tuttora persistenti, tollerati ed addirittura avallati comportamenti e pratiche inaccettabili in una democrazia, sollevando allo stesso tempo non pochi, basilari interrogativi a livello politico, istituzionale e giudiziario che sono di comune interesse e indubbia attualità. Si fornisce quindi un resoconto accurato degli avvenimenti più rilevanti di una vicenda lunga, complessa e grave, sulla quale si è chiesto più volte alle autorità competenti di fare chiarezza in difesa di un operato svolto con coscienza, onestà intellettuale ed in condizioni difficili, riferendo peraltro fatti ampiamente documentati e di immediato riscontro, proprio quelli che, non a caso, continuano ad essere omessi persino in sede giudiziaria.
1997, ARRIVA IL NUOVO DIRETTORE
Il 15 settembre 1997 l'architetto e docente universitario Alessandra Latour, che vive ed opera da molti anni tra New York e Mosca ed insegna anche presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, prende servizio in qualità di direttore di chiara fama dell'Istituto Italiano di Cultura di Mosca. La nomina (per un biennio, rinnovabile, come d'uso, per i successivi due anni) - pur contrastata da taluni che temono uno "strappo" con il passato - arriva dopo il lungo "interregno" ed è accolta positivamente da personalità italiane e russe che, conoscendone la formazione accademica e professionale, il vivo interesse per le problematiche culturali e la realtà russa, nonché la caratteriale estraneità a qualsivoglia gioco di potere, la considerano promettente e innovativa.
OBIETTIVO PRIORITARIO: RILANCIARE L’ISTITUTO
La prospettiva è quella di un rilancio dell'Istituto sul piano culturale e istituzionale, e di un riassetto organizzativo anche in vista del prossimo trasferimento nella nuova sede che il Ministero degli Affari Esteri (MAE) è in procinto di acquistare. La sede esistente infatti, situata all'interno dell'Ambasciata d'Italia, risulta essere del tutto inadeguata ad assolvere i compiti istituzionalmente richiesti: uno spazio ristretto e decisamente impresentabile, gli uffici privi di attrezzature informatiche aggiornate, un'amministrazione in serio ritardo e in notevole disordine, e un personale limitato solo alle due persone a contratto già presenti nell'amministrazione precedente ed in qualche modo imposte anche a quella successiva, pur essendo inadeguate, carenti di conoscenze informatiche e poco disposte a collaborare. Purtroppo tale trasferimento non ha luogo nei tempi previsti (maggio 1998), aggravando una condizione interna già disagevole.
NUOVA SEDE. OPERAZIONE DI DUBBIA TRASPARENZA
II nuovo edificio, di cui il MAE intende acquistare solo una parte, risulta all'improvviso occupato, e quindi i lavori dì ristrutturazione devono essere rinviati più volte: una situazione di per sé anomala che si complica a tal punto da avvalorare le iniziali critiche sollevate nei confronti di una operazione immobiliare che appare sempre meno trasparente, fino ad arrivare ad una esplicita contestazione della stessa e alla rapida ricerca di una alternativa concreta: ma - nonostante le concrete possibilità offerte dal mercato immobiliare a Mosca e la successiva individuazione di un nuovo edificio, la precedente operazione immobiliare procede indisturbata e si conclude solo nel corso del 2001, con il trasferimento iniziale (e in sordina) dell'Istituto nella suddetta sede alla fine di marzo ed effettiva operatività in agosto dello stesso anno.
Nonostante le palesi difficoltà interne e la sostanziale mancanza di una sede, lo sforzo è stato quello di rispondere agli impegni istituzionali, assicurare una gestione trasparente, creare un assetto logistico e informatico giù consono alle necessità dell'Istituto, stabilire rapporti seri e duraturi con il mondo culturale e accademico russo, e soprattutto lanciare, in stretta collaborazione con prestigiose istituzioni russe, un programma di attività culturali sulla base di un progetto organico, chiaro, documentato, non condizionato da interessi di natura particolare, ed approvato dal MAE: il successo di pubblico e di media (ivi incluso sponsorizzazioni di importanti società italiane operanti in Russia) ne confermano l'apprezzamento (per non dire della collaborazione con le istituzioni di altri paesi europei, spesso presenti con ben altri mezzi e strutture, e della diretta collaborazione con la Delegazione Europea in Russia, che sfocia anche nella co-sponsorizzazione - unitamente alla Fondazione Gorbachev e alla Fondazione Planet - della conferenza internazionale "Globalizzazione. Anno 2000", in cui hanno partecipato anche l'Ambasciatore Ottokar Hahn e il presidente Mikhail Gorbachev.
QUEL “CAMBIO DI MARCIA” POCO GRADITO
Questo "cambio di marcia" causa evidentemente qualche scossone in un comodo "tran tran" che dura da anni e che taluni hanno certamente interesse a mantenere. Incominciano quindi a verificarsi delle azioni di disturbo che, dopo l'arrivo di un funzionario di VIII livello del MAE in qualità di addetto culturale presso l'Istituto - recentemente condannato e rinviato a giudizio, ndr - peraltro del tutto ignaro della lingua e realtà russa e con poca padronanza della lingua inglese, si traducono in una orchestrata campagna di delegittimazione e denigrazione dell'operato e della stessa persona del direttore, accompagnata dall'improvviso e del tutto ingiustificato voltafaccia dell'Ambasciatore allora in carica e da manovre interne di fatto destabilizzanti.
TRA INVITI AD ANDARSENE E PESANTE OSTRUZIONISMO
Si tratterebbe quindi di un’operazione mirata, studiata a tavolino e ben coordinata, che viene lanciata a tutto campo e articolata in più livelli, alternando peraltro atteggiamenti paternalistici con altri più intimidatori, e messa in pratica in modo sistematico e progressivo: velate richieste di rinuncia all'incarico; inviti ad affidare la gestione dell'Istituto ed il controllo dei lavori di ristrutturazione della nuova sede al suddetto funzionario; crescente ed esplicito ostruzionismo da parte della stesso e delle due contrattiste (rifiuto di svolgere le proprie mansioni, affronti di fronte a terzi, lettere demigratorie e offensive, accuse infondate e calunniose, e così via); corrispondenza indirizzata al funzionario quale direttore dell'Istituto o addetto culturale presso l'Ambasciata (carica che era invece di competenza del direttore); pressioni dirette ed indirette sui collaboratori esterni; pretestuose note di addebito e successiva "ispezione"; tentativi di blocco di importanti manifestazioni culturali (tra cui per esempio il concerto dei Maestri Uto Ughi ed Alessandro Specchi e la tavola rotonda con il Consigliere Arrigo Levi sul suo volume Russia del '900); una serie di interrogazioni parlamentari del tutto infondate, inveritiere e calunniose, sempre in occasione di importanti manifestazioni culturali e, non a caso, in difesa del funzionario e delle due contrattiste e con la richiesta di immediata revoca del mandato o di cessazione dell'incarico entro il primo biennio tramite il ricorso alla "discrezionalità"; ed infine l'avallo di una vera e propria "direzione parallela”. Il tutto con l'iniziale beneplacito e successivo coinvolgimento dell'Ambasciatore e di alcuni funzionari dell'Ambasciata.
MINISTERO AVVISATO, SILENZIO TOTALE: PARTE L’AZIONE GIUDIZIARIA
A nulla sono valse le segnalazioni presso il MAE, le reiterate richieste di chiarimento e le successive proposte avanzate dal direttore per risolvere positivamente una situazione sempre più incresciosa.
Le condizioni interne continuano quindi a peggiorare a tal punto da costringere il direttore, dopo l'ennesima accusa diffamatoria e l'apparente disinteresse del MAE, ad adire le vie giudiziarie nei confronti del funzionario e di una contrattista - in merito la Cassazione ha respinto una richiesta di archiviazione, ndr ed a richiedere l'immediato allontanamento dello stesso, ottenendo degli esiti ancora più sorprendenti, tra cui per esempio: mantenimento dei suddetti all'interno dell'Istituto e alle dirette dipendenze dell'Ambasciatore; tempestivo rinnovo del contratto della contrattista, nonostante il fermo e motivato rifiuto del direttore ed un provvedimento di licenziamento ancora in attesa del giudizio di merito; blocco della iniziale indagine sulle gravi irregolarità fiscali e previdenziali delle due contrattiste; diniego di copia, peraltro dovuta come prassi ordinaria, di alcuni telespressi particolarmente offensivi e del tutto infondati; e tra la fine di aprile e quella di maggio 1999, due lettere dell'Ambasciatore dal tono liquidatorio, seguite da una nota in cui si imputa al direttore di perseguire una linea di autonomia “esasperata e non giustificata" e di organizzare la conferenza internazionale "Globalizzazione: Anno 2000" ad insaputa dell'Ambasciata, pur essendo tale iniziativa già inserita nel programma culturale dell'Istituto approvato dallo stesso Ambasciatore e dal MAE. E non a caso, anche durante la successiva organizzazione della conferenza, si verificano ancora degli "imprevisti" che rischiano di fare annullare la manifestazione.
E L’AMBASCIATORE?
Infine il 31 maggio 1999 - con evidente anticipo sulla scadenza del primo biennio (certo non per cortesia) e dopo l'inaugurazione della mostra di Carlo Carrà presso il Museo dell'Ermitage in San Pietroburgo, già presentata due mesi prima in Mosca presso il Museo di Belle Arti A. Pushkin -, l'Ambasciatore uscente fa recapitare al direttore - dopo la sua definitiva partenza da Mosca - una sua nota, consegnata aperta e in presenza di terzi, dove si comunica che il mandato, per "determinazione ministeriale", si intende concluso entro il 14 settembre 1999, negando, pertanto il biennio successivo consentito dalla legislazione vigente e per prassi concesso.
A parte le modalità della comunicazione – che pure hanno la loro non secondaria importanza -, la stessa implica un giudizio negativo e immotivato sull'operato svolto, interrompendo ex abrupto - cosa ancor più grave - quelle attività istituzionali e culturali nonché quelle opere di "risanamento” dell'Istituto così faticosamente avviate - e con tanti riscontri positivi: la delusione, la perplessità e lo sconcerto nelle comunità italiana e russa sono forti e tangibili, al punto da ritenere che ne sia rimasta coinvolta la stessa immagine dell'Italia all'estero.
FINE DELL’INCARICO, MA IL DECRETO MINISTERIALE ARRIVA SOLO GRAZIE AL TRIBUNALE
Nessuna risposta viene fornita alle legittime richieste di motivazione né alle numerose lettere di personalità russe e italiane inviate a riguardo: solo alla fine di agosto e solo tramite vie legali, si riesce ad ottenere - in copia - il decreto interministeriale di cessazione dall'incarico, firmato peraltro in data successiva a detta nota dell'Ambasciatore uscente e solo dal Ministro degli Affari Esteri, senza quindi le altre due firme dei Ministeri del MURST e del Tesoro previste per legge in quanto decreto interministeriale. Su queste basi e senza una comunicazione diretta da parte del MAE - solo in sede giudiziaria compare un tempestivo e davvero stupefacente telegramma del Direttore Generale degli Affari Culturali quale copertura del nota dell'Ambasciatore, sul quale peraltro sorgerebbero seri dubbi di attendibilità -, si richiede al direttore di effettuare il passaggio di consegne e lasciare l'Istituto in "affidamento" proprio a coloro che ne hanno palesemente contrastato il rinnovamento (e che in seguito saranno tutti promossi al pari di altri ugualmente solerti in tale deplorevole operazione).
DIRETTORE RIMOSSO PER MANOVRE CLIENTELARI?
Il suddetto provvedimento risulta di fatto iniquo, inusuale, e irriguardoso delle regole in quanto vengono omessi criteri di trasparenza, di professionalità e di pari opportunità, ignorati i risultati ottenuti e ampiamente documentati, e negata addirittura qualsiasi risposta alle legittime richieste di motivazione, al punto da avvalorare l'ormai crescente convincimento che tale provvedimento sia il risultato di manovre clientelari e della orchestrata campagna di denigrazione e di intimidazione, la cui origine è riscontrabile in chiari interessi di parte - alimentati da gelosie professionali di taluni e da mire di potere di altri (anche locali). In tal senso è anche illuminante l'usa improprio di documentazione d'archivio dell'Ambasciata, e quindi, riservata, recapitata in forma anonima e via fax ad una personalità italiana e alle stesso direttore prima della presentazione del ricorso presso il TAR del Lazio.
Al rientro a Roma, si provvede subito ad inviare una lettera al Presidente del Consiglio - il diessino Massimo D'Alerna, ndr - e alle autorità competenti allora in carica, dove si espone l'intera vicenda e si avanza la richiesta di sospensione del provvedimento e di riesame del caso, che è rimasta ovviamente senza risposta. Si provvede inoltre a fare pervenire una diffida presso il Ministero degli Affari Esteri - l'allora ministro era Lamberto Dini, ndr - a non procedere ad una nuova nomina durante il ricorso in atto, ed in seguito ulteriori motivi aggiunti presso il TAR del Lazio, nei quali, su fatti ampiamente documentati, si dimostra la configurazione di un mancato rinnovo come atto terminale di una serie di comportamenti antigiuridici e di invalidi procedimenti preordinati alla rimozione dall'incarico.
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Su più tavoli giudiziari la vicenda dell’Istituto ai tempi di D’Alema e Dini
Cultura italiana a Mosca,
l’intrigo non piace ai giudici
Il Consiglio di Stato ribaltò una prima sentenza del Tar, poi il calvario …
- Nonostante i continui boicottaggi, grazie al direttore “osteggiato”, la Cultura italiana a Mosca ha vissuto in quel periodo anche momenti floridi con l’organizzazione di mostre e manifestazioni importanti come, ad esempio, la conferenza internazionale “Globalizzazione. Anno 2000”.
- Esiti più confortanti sul piano penale: decreto di condanna per il funzionario “commissario” e sentenza della Cassazione che annulla le continue richieste di archiviazione del procedimento nei confronti della contrattista. Uno spiraglio per la verità?
La Padania, sabato 12 luglio 2003
Prosegue l'inchiesta sull’Istituto Italiano di Cultura di Mosca. Ieri abbiamo pubblicato la prima parte con il racconto di quanto accaduto dal 1997 - anno in cui fu nominato il nuovo direttore dell'Istituto - al 1999, anno in cui venne in modo ingiustificato e ambiguo revocato l'incarico allo stesso direttore. Un biennio di fuoco, in cui il tentativo del nuovo responsabile di rimettere in moto l'Istituto - dopo un lungo periodo di "interregno" - si è scontrato subito con un vecchio apparato burocratico e con l'acquisto (di dubbia trasparenza) di una nuova sede da parte del ministero degli Esteri, allora diretto da Lamberto Dini, risultata poi occupata. Oggi pubblichiamo il seguito sulle travagliate vicende giudiziarie.
ALESSANDRA LATOUR (Istituto Italiano di Cultura di Mosca)
l1 16 dicembre 1999, il TAR del Lazio emette una ordinanza di sospensiva del provvedimento e di riesame del caso "alla luce delle argomentazioni difensive di parte ricorrente", che può essere intesa come implicito invito al rinnovo: una ordinanza di indubbia equità e basata appunto su fatti documentati che viene, non a caso, ribaltata dal Consiglio di Stato con l'accoglimento dell'appello del Ministero degli Affari Esteri (MAE) sulla base proprio di quel ricorso alla "discrezionalità" già opportunamente suggerito nelle interrogazioni parlamentari e nonostante l'evidenza di un uso deviato della stessa. Non solo: si ritiene peraltro "la mancata proroga all'incarico espressione di una facoltà dell'amministrazione non necessitante di puntuale motivazione e di rituale comunicazione di avvio del procedimento"(!), evitando così di emettere un giudizio sulla base della copiosa ed eloquente documentazione ed avallando, di fatto, la nuova e tempestiva nomina, occultata in sede de TAR del Lazio e presentata proprio e solo in sede di appello, effettuata peraltro in tempi record, con procedure poco trasparenti, prima ancora della ordinanza del TAR del Lazio, ed evidentemente concordata in anticipo.
IN BARBA AL TAR IL MINISTRO DEGLI ESTERI PROCEDE CON UNA NUOVA NOMINA
A questo punto, si provvede subito ad impugnare detta nomina presso il TAR del Lazio e ad informare l'Ufficio Controllo presso la Corte dei Conti delle azioni in corso, ed in seguito, a presentare anche un esposto presso la Procura della Repubblica di Roma con la richiesta di indagare sull’intera vicenda dell'IIC (Istituto Italiano di Cultura di Mosca), ottenendo purtroppo dei risultati ancora più inquietanti.
NUOVA E INASPETTATA RELATRICE AL TAR DEL LAZIO
Nella udienza deL 23 marzo 2000 in merito alla nuova nomina, la Commissione del TAR del Lazio, che ha una nuova ed inaspettata relatrice, decide di unificare i due ricorsi e rinviare il pronunciamento sul mancato rinnovo e sulla nuova nomina in sede di udienza di merito, la cui data però non viene al momento comunicata, ma solo assicurata in tempi rapidi e, quindi, prima dell'estate. L'udienza, invece, viene fissata il 9 novembre 2000 ed in seguito, sempre per motivi "tecnici", rinviata al 5 aprile 2001 ed infine al 14 giugno 2001, consentendo con questo di far procedere indisturbata la nuova nomina, sulla quale, e forse non a caso, la Commissione si era riservata di deliberare. Alla fine di marzo 2000 e tramite una notifica di richiesta di proroga del termine per le indagini preliminari, si viene a conoscenza di un procedimento penale nei confronti del direttore, che si presume trattarsi dell'ennesimo episodio diffamatorio ed intimidatorio da parte del citato funzionario (e di cui non si ha ulteriore notizia): e solo recentemente si apprende che detto procedimento, avviato proprio dallo stesso subito dopo la partenza del direttore da Mosca, è stato definitivamente archiviato, essendo peraltro le accuse basate sulle sole affermazioni del funzionario e peraltro non del tutto disinteressate.
LE INDAGINI PROSEGUONO A RILENTO
Nel frattempo, l'esposto è assegnato ad un pm e nel mese di aprile del 2000 arriva la convocazione presso la Polizia Giudiziaria, dove si richiede di presentare tutta la documentazione legale e un resoconto più dettagliato di quanto è accaduto, con 1’assicurazione di indagini accurate e in tempi rapidi nonché riscontri anche a Mosca. Si provvede quindi a consegnare il materiale richiesto, arricchito da ulteriori attestati di supporto al sommario, incluse le pubblicazioni dell'Istituto e le numerose lettere di personalità russe ed italiane, e si resta in attesa dei successivi sviluppi, confidando appunto nell’assicurazione di indagini esaustive e nella effettiva intenzione di appurare la verità.
QUALCUNO INSISTE SULL’ARCHIVIAZIONE
Si rimane, quindi sgradevolmente sorpresi del successivo silenzio e, in seguito, del tutto interdetti di fronte alla repentina richiesta di archiviazione da parte del pm, giustificata peraltro sulla mera base di un rapporto del MAE e delle sole dichiarazioni dell’Ambasciatore allora in carica e di un suo collaboratore, e unicamente in merito al mancato rinnovo, e quindi in assenza delle testimonianze in difesa del direttore, dei necessari riscontri sulla copiosa documentazione presentata in quanto richiesta, e soprattutto del doveroso accertamento della veridicità di quanto esposto sull'intera vicenda dell'IIC.
DAL GIP PIETRA TOMBALE SULLA VICENDA
Lo sconcerto diventa totale quando si apprende che, nonostante una motivata e ferma opposizione, tale richiesta è accolta dal Giudice delle udienze preliminari, il quale provvede a liquidare di nuovo l'intera vicenda come mero caso di mancato rinnovo e con lo stesso pretesto della "discrezionalità" già utilizzato dal Consiglio di Stato (nonostante i comportamenti e gli atti palesemente di parte di cui sopra), cercando così di chiudere definitivamente il caso: una decisione davvero singolare che induce a dubitare della imparzialità ed autonomia di giudizio e ad avvalorare l'ormai crescente convincimento di un intenzionale occultamento della verità e della conseguente delegittimazione della richiesta di verità e giustizia avanzata dal direttore.
NUOVO ESPOSTO:LA FARNESINA AVEVA DECISO ANZITEMPO …
Ancora più inquietanti sono gli esiti di un secondo esposto e della tanto attesa udienza di merito, svoltasi infine il 14 giugno 2001 presso il TAR del Lazio. Nel primo caso, che riguarda l’esposto presentato nell’autunno del 2000 dopo essere venuti in possesso, per vie legali, di alcuni documenti riservati del MAE che non solo confermano un mancato rinnovo preordinato da tempo e ad insaputa del direttore - e di conseguenza, modifica delle regole in corso d'opera, vanifica dello stesso diritto all'aspettativa del rinnovo ed implicito aggiramento della legge -, ma attestano anche la diffamazione morale e professionale dell'operato e della persona del direttore da parte dello stesso Ambasciatore, si avanza di nuovo una richiesta di archiviazione da parte del pm, il quale non solo pretende di giustificare la diffamazione come lecita valutazione critica, ma sostiene anche che "...non è dato vedere come il Ministero degli Esteri potrebbe acquisire elemento di valutazione e di giudizio se non avvalendosi del suo rappresentante più qualificato dal punto di vista ordinamentale, in merito ad attività facenti capo a detto dicastero, ma esplicate in territorio estero e quindi in condizioni da non consentire una diretta vigilanza”(!), ritenendo quindi praticamente nulli i numerosi riscontri delle attività istituzionali e culturali inviati con regolarità presso il MAE quali lettere, volumi, recensioni, servizi televisivi, e così via: una richiesta davvero sorprendente che, dopo una udienza camerale a dir poco offensiva, dove ampio spazio è offerto alle stupefacenti esternazioni dell'Ambasciatore e del suo legale senza possibilità di contraddittorio e peraltro in assenza dello stesso pm, viene prontamente accolta dal Giudice delle indagini preliminari e giustificata con argomentazioni difficilmente accettabili non solo per la esplicita illogicità delle motivazioni stesse ed assenza di correlazione con fatti documentati, ma anche per l'implicita patente di legittimità che verrebbe eventualmente fornita alla poco nobile pratica della denigrazione e diffamazione, e quindi lecito attributo della funzione di indirizzo e di vigilanza esercitata da uri Ambasciatore su un Istituto di cultura.
CI SI INVENTA ANCHE IL “DIFETTO DI GIURISDIZIONE”
Nel secondo caso, il tanto atteso pronunciamento del TAR del Lazio allontana ulteriormente la possibilità di una risoluzione giusta è decorosa del caso, nella speranza forse di scoraggiare ulteriori opposizioni. Con tale pronunciamento, infatti, si pretende addirittura di invalidare i due ricorsi con l’appiglio del “difetto di giurisdizione”, sostenuto peraltro con argomentazioni non corrispondenti al vero e del tutto infondate, tra cui per esempio la mancanza del passaporto diplomatico, negando con questo la stessa evidenza: un pronunciamento quindi pretestuoso, tendenzioso e poco attendibile che non solo contraddice l’essenza stessa della ordinanza iniziale, l'unica peraltro basata su fatti documentati, ma introduce anche una effettiva e ingiustificata difformità di giudicati dal momento che si era ritenuto competente proprio il TAR del Lazio nei due precedenti ricorsi della stessa natura. La successiva decisione del Consiglio di Stato, a questo punto più che annunciata, di respingere il ricorso in appello con argomentazioni ancora una volta discutibili e rinviare la controversia presso il Giudice ordinario provvede ad allungare ulteriormente i tempi del procedimento ed a togliere il TAR del Lazio dalla situazione imbarazzante dell'emissione del giudizio di merito, avallando allo stesso tempo la precedente e sconcertante discriminante di un "difetto di giurisdizione" introdotto solo nel caso in questione, peraltro dopo l'emissione dell’ordinanza iniziale e 'proprio in sede di giudizio di merito.
AMBIGUI PRONUNCIAMENTI
In tutta sincerità, si ritiene legittimo, se non d’obbligo, mettere in dubbio i pronunciamenti finora ottenuti in sede giudiziaria in quanto presentano motivazioni poco attendibili ed appaiono più interessati ad evitare l’accertamento dei fatti e tacitare una documentazione eloquente e convincente che al doveroso raggiungimento della verità. Appare infatti evidente il tentativo di vanificare qualsiasi procedimento, provvedendo, da una parte , a bloccare l'iniziale e favorevole ordinanza del TAR del Lazio e rinviare sine die il giudizio di merito, lasciando con questo procedere indisturbate nomine e promozioni, e dall'altra, ad archiviare tempestivamente il caso e, quindi, ad evitare il vaglio delle prove, eludere ogni riscontro ed impedire qualsiasi indagine, avvalorando con questo l'assunto di un uso strumentale, tutto politico e, pertanto, distorto della giustizia: un'offesa ancora più grave in quanto demolisce il concetto stesso di giustizia, la fiducia di quanti ancora credono in essa e lo spirito di quei magistrati e funzionari pubblici che svolgono il proprio lavoro con coscienza, rigore e professionalità.
GUAI IN VISTA PER IL FUNZIONARIO
Nel frattempo giungono anche gli esiti più confortanti dei primissimi procedimenti penali avviati nei confronti del funzionario e della contrattista, e precisamente la emissione di un decreto penale di condanna nei confronti del primo e la rigorosa sentenza della cassazione che annulla le richieste di archiviazione del procedimento penale nei confronti della contrattista: pronunciamenti che, a meno di ulteriori "sorprese", potrebbero aiutare a rivedere le "frettolose" archiviazioni ed ancora più legittimano una richiesta di verità e giustizia sulle questioni da tempo sollevate e che - si tiene di nuovo a precisare - non riguardano solo un mancato rinnovo, ma una situazione incresciosa che è venuta in essere e che richiede una risposta chiara anche a livello politico-istituzionale: una risposta che ci si augurava di ottenere dall'attuale Governo proprio in quanto proteso a conseguire un rinnovato rapporto con l'America e la Russia nonché ad apportare un cambiamento sostanziale nel Paese e realizzare le tanto attese riforme istituzionali, implicando con questo politiche, pratiche e comportamenti formalmente e sostanzialmente differenti dai precedenti.
Ed è proprio in tale spirito che, in seguito, si provvede ad aderire anche alla richiesta di presentare di nuovo la candidatura per la sede di Mosca, con la fiducia che si intenda chiudere una vicenda incresciosa con l’accoglimento della proposta di ulteriori due anni nella sede di Mosca e voltare finalmente pagina. Non ci si aspettava quindi di apprendere dai giornali notizia di una nuova nomina (citata peraltro in modo erroneo) per una sede non ancora assegnabile a cause dei procedimenti tuttora pendenti e che lascerebbe intendere il caso ormai chiuso ed addirittura scontati gli esiti dei procedimenti in corso ed in fieri, e di assistere quindi ad una replica di quella scorretta pratica politica-istituzionale di assordanti silenzi e confronto con un fatto compiuto già adottata "con successo" dalla precedente amministrazione.
Si è quindi ritenuto doveroso rivolgersi di nuovo al Presidente del Consiglio e alle autorità competenti con la richiesta formale di una immediata sospensione di un provvedimento di nomina che presenterebbe, al pari della precedente, un carattere di dubbia legittimità, inopportunità e scorrettezza, e di una definitiva chiarificazione di una vicenda in cui l’unica colpa che si potrebbe imputare al direttore è quella di avere mantenuto fede ad un mandato, ad una istituzione culturale ed ai propri principi e valori, senza tenere conto di altri "accessori" e delle conseguenze personali di una sostanziale distanza da pratiche e comportamenti inaccettabili in un paese civile e democratica ed in particolare all'interno no delle istituzioni, dove responsabilità, servizio e interesse collettivo (e non privilegi di “casta”) dovrebbero essere delle assolute ed indiscusse priorità.
Nessuna risposta arriva dalle autorità competenti che continuano a rimanere silenti anche in merito all'eventuale provvedimento di una nuova nomina che dovrebbe comportare procedure chiare e trasparenti, avvalorando con questo l’ipotesi che si tratti di un’altra nomina sponsorizzata: un presupposto che, peraltro, non risulterebbe del tutto peregrino, il che non farebbe altro che evidenziare il perdurare delle solite logiche di potere, di un Istituto come feudo personale e di quel collegamento tra un passato che si è cercato di lasciare alle spalle ed un presente che rivede quali interlocutori gli stessi soggetti, rivelando allo stesso tempo una mancanza di coraggio politico-istituzionale e la volontà di rinnovamento, con buona pace di coloro che continuano a perseguire 1'idea di un Istituto pubblico e trasparente, effettivo luogo di scambio, dialogo e confronto tra le due culture, reale punto di riferimento per le comunità italiane e russe.
Fare chiarezza su quanto qui esposto risulta quindi impellente e necessario per evitare il ripetersi di situazioni così deplorevoli ed il perpetuarsi di nomine già condizionate in partenza da eventuali interessi clientelari e di parte: una chiarificazione a livello politico, istituzionale e giudiziario che, a questo punto, rappresenta anche un debito morale nei confronti di una istituzione culturale all’estero e di tutti coloro che continuano a sostenere il rispetto delle regole, un vivere ed operare più civile, corretto, solidale e la cultura stessa della legalità.
Il segnalibro dell'APCA MALTA AMBASCIATA D’ITALIA E ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA
PRESENTI ALLA “GIORNATA DELLA DANTE”
Inform n. 142, 23 luglio 2003
MALTA - L’Ambasciatore d’Italia a Malta, Alvise Memmo, e la Direttrice del
locale Istituto Italiano di Cultura, Rosanna Cravenna, hanno partecipato
alla tradizionale “Giornata della Dante” promossa dal Comitato della “Dante
Alighieri” di La Valletta, presieduto dal Cav. Alfred Spiteri, Consigliere
Centrale della Società.
Durante la manifestazione l’Ambasciatore Memmo ha auspicato maggiori scambi
giovanili tra Malta e Italia con l’ingresso dell’arcipelago maltese
nell’Unione Europea e, dopo aver manifestato la propria preoccupazione per
i molti neologismi che oggi inquinano l’italiano, ha espresso un vivo
ringraziamento ai docenti della “Dante” che si dedicano con passione
all’insegnamento del corretto uso della lingua.
“Quest’ultimo anno di attività - ha infine sottolineato il Cav. Spiteri
dopo aver ringraziato le autorità presenti - è stato caratterizzato dallo
svolgimento di un corso di microlingua nel settore bancario, finanziario e
commerciale per gli insegnanti, realizzato in collaborazione della Camera
di Commercio Italiana a Malta”.
In occasione della “Giornata della Dante” il dott. Mario Pace, già
Direttore didattico, ha tenuto una conferenza presso l’Istituto Italiano di
Cultura di La Valletta sul tema “Carlo Magri e il suo contributo al teatro
barocco maltese”. (Inform)
Il segnalibro dell'APCSEMESTRE: BELGIO, RIFLETTORI PUNTATI SU LINGUA ITALIANA
VIA A LAVORI MAXI-CONFERENZA AISLLI CHE RIUNISCE 240 ITALIANISTI
(ANSA) - BRUXELLES, 16 LUG - (di Michele Cercone) - La lingua italiana gode di uno stato di salute tutto sommato buono: e' questo uno dei commenti piu' condivisi emersi dalla conferenza organizzata dalla Associazione internazionale per gli studi di lingua e letteratura italiana (Aislli), inaugurata oggi a Lovanio.
L' italiano e' sotto i riflettori per quattro giorni in Belgio, dove gli italianisti di tutto il mondo si sono dati appuntamento per riflettere sul suo ruolo e sulla sua diffusione.
Il maxi-convegno, che apre il programma culturale del semestre di presidenza italiana dell'Ue, ha richiamato in Belgio oltre 240 esperti internazionali, e la sua organizzazione ha visto coinvolti insieme all'Aislli, le tre universita' di Lovanio, Anversa e Bruxelles, l'istituto di cultura italiano di Bruxelles e il ministero per gli Affari esteri.
Nel corso della cerimonia di apertura l'Ambasciatore italiano in Belgio, Massimo Macchia, ha rivolto ai presenti gli auguri del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che, in un messaggio, ha ricordato come ''il sapere racchiuso nella lingua e nella letteratura italiane e' un sapere di liberta', fondamento di una civilta' profondamente ancorata a ideali universali''. ''L'italiano - osserva Ciampi - incarna una nobile tradizione civile in cui trovano espressione valori fondamentali dell'umanita': dal supremo bene della pace, alla filologia umanistica, alla indegnita' della pena di morte''.
Agli organizzatori e ai partecipanti del convegno e' giunto anche il messaggio di auguri del presidente della Commissione Ue Romano Prodi, espresso dal Rappresentante permanente dell' Italia presso l'Ue, Ambasciatore Umberto Vattani. Il messaggio di Prodi sottolinea la somiglianza tra il tema centrale della conferenza dell'Aislli (Identita' e diversita' nella lingua e nella letteratura italiana) e il motto 'uniti nella diversita' che la Convenzione ha proposto per l'Unione europea. ''La vera ricchezza dell'Europa - osserva Prodi - e' la diversita' delle lingue e delle culture, e noi possiamo difenderla e tramandarla ai nostri figli solo se siamo uniti''. Per il presidente dell' esecutivo Ue ''questa e' la migliore garanzia dell'indipendenza - e quindi della sopravvivenza e della produttivita' - delle forme culturali che identificano ogni comunita'''.
Vattani, dal canto suo, ha sottolineato l'evoluzione positiva fatta registrare dalla lingua italiana che, anche grazie al ruolo della televisione, ''si sta diffondendo in molti paesi, dall'Africa all'Albania, alla Tunisia, ai paesi del Maghreb''.
All'apertura dei lavori hanno preso parte personalita' della cultura belga e italiana, quali Carlo Ossola (presidente dell'Aislli), Tullio de Mauro, Maria Luisa Spaziani, Giulio Lepschy, Corrado Bologna e Andre' Sempoux, e rappresentanti di alcuni paesi in cui l'italiano e' una delle lingue nazionali (Svizzera e San Marino).
Per il presidente dell'Aislli, Carlo Ossola, ''sono le idee che portano una lingua e non il numero dei parlanti, e l' italiano va dunque trattato dalle nostra autorita' scolastiche e dai cittadini non come una lingua di uso e di commercio, perche' altri idiomi sono prevalenti in quei settori, ma come una lingua che porta in se' il Dna della dignita' umana''. Ossola invita le autorita' italiane a ''dimostrare attenzione ai flussi migratori di quei paesi che trovano l'Italia come prima Europa'', perche' incrementando la conoscenza presso quei popoli l'italiano ''potrebbe diventare la lingua franca del Mediterraneo''.
Per il linguista Giulio Lepschy, la lingua italiana ''gode di uno stato di salute tutto sommato buono'', e, soprattutto grazie alla televisione, si parla in tutto ormai in tutto il paese una lingua che si e' sostituita ai vari dialetti, cosa che non era mai successo in passato. Lo specialista in lingue romanze, Corrado Bologna, ha sottolineato ''l'altra faccia della medaglia dell'apporto della tv, che riduce la varieta' di registri e tende ad appiattire la lingua''. Maria Luisa Spaziani ha messo invece l'accento sulla poesia, che nonostante le apparenze continua ad essere letta e ad interessare i giovani e che e' ''necessaria, importante e utile''. (ANSA).
venerdì, luglio 18, 2003
Il segnalibro dell'APCKulturgespräch im Bayerischen Fernsehen
Nächste Sendung:
(20.07.03, 11 Uhr)
Balsta il Furore!
Die finale Gesprächssendung zum Thema Deutschland-Italien
„La dolce vita“ hatte Ugo Perone (Direktor des Istituto Italiano in Berlin) sein großes italienisches Kulturfestival genannt, das bis vor wenigen Tagen die Hauptstädter begeisterte. Ein pralles, ansprechendes Programm heizte in der Hauptstadt amore und passione für das Land, wo die Zitronen blühen, neu an. Leider erhielt Perone keine Unterstützung von seinem obersten Dienstherrn: Silvio Berlusconi legte zeitgleich zum Festival mal eben die deutsch-italienischen Beziehungen in Schutt und Asche. Damit nicht genug: zum Lohn für dessen erfolgreiche Kulturpolitik entließ er Perone letzten Freitag aus dem Amt. Ein Nachfolger steht noch nicht fest. Basta Cultura! Bravo, Silvio! Genau der richtige Zeitpunkt, um in Deutschland auf Kulturarbeit zu verzichten. Bevor er „Arrivederci Germania“ sagen muss, ist Ugo Perone noch zu Gast im Kulturgespräch.
Mit hellseherischer Klarheit entschieden Gerhard Polt und Hanns Christian Müller schon vor drei Wochen: „Da fahren wir nimmer hin“. Die Macher der legendären Italienurlauber-Satire „Man spricht deutsh“ haben ein „Buch zum Film“ geschrieben, das den aktuellen Skandal nicht besser persiflieren könnte. Der „hässliche deutsche“ Tourist, immer auf Ordnung und Sauberkeit bedacht, darf im Buch ausgiebig über „den Italiener“ und sein nachlässiges Dolce far niente meckern. Basta Italia! Da fahren wir nimmer hin. Hanns Christian Müller erklärt im Kulturgespräch warum.
„Würstel con Krauti“ statt Carpaccio und Minestrone, Bier statt Campari – und dann noch Socken in den beigen Gesundheitssandalen... Sind wir vielleicht ein ganz kleines bisschen auch selbst schuld an unserem miserablen Image? Ja, sagten sich einige Unternehmen und Institutionen (darunter das Goethe-Institut) und gründeten „Marke Deutschland“, eine Kampagne, die unser Ansehen verbessern und auch nach innen motivieren soll. Basta Teutonici! Wie das gehen soll, erzählen Stephan Scholtissek (Direktor der PR-Agentur Accenture) und Wolfgang Bader (2. Generalsekretär des Goethe-Instituts).
Il segnalibro dell'APCNON RINNOVATO IL CONTRATTO AL DIRETTORE DELL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI BERLINO: FORTI CRITICHE DEI DS GERMANIA
Inform n. 139, 18 luglio 2003
FRANCOFORTE - Perfettamente in sintonia con lo stile esibito durante l’avvio del semestre italiano di presidenza dell’UE - dichiara la Segreteria dei Ds Germania - l’11 luglio il Governo italiano ha comunicato al direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino Ugo Perone che non gli rinnoverà il contratto di lavoro, in scadenza il 18 luglio.
L’emittente tedesca Deutschlandfunk ha riportato la notizia e la presa di posizione di Perone, il quale afferma che la ragione ufficiale del mancato, usuale rinnovo del suo contratto sarebbe l’accusa di aver partecipato il 19 marzo a Berlino ad una manifestazione contro Berlusconi, accusa che è totalmente falsa e serve solo a mascherare il vero motivo del suo allontanamento.
Perone non appartiene alla schiera degli “yes-man” del Presidente del Consiglio, più precisamente - sempre secondo la Deutschlandfunk - è considerato un simpatizzante dell’Ulivo e comunque aveva ricevuto l’incarico dal governo precedente. Nonostante abbia svolto il suo compito con intelligenza deve quindi essere sostituito con qualcuno più gradito all’attuale governo, accettando il rischio di una pericolosa e dannosa vacanza in un Istituto di grande importanza strategica. Il Prof. Perone ha svolto a Berlino un ottimo lavoro, confermato dal plauso raccolto soprattutto sul versante tedesco e concretizzatosi recentemente in un documento pubblico di appoggio e solidarietà firmato da diversi intellettuali, tra i quali Günter Grass, Hans Magnus Enzensberger ed il regista Wim Wenders.
Ancora una volta - afferma la segreteria dei Ds Germania - Berlusconi usa metodi da “spoil-system” e “da partito unico” per liberarsi di coloro che non possono essere annoverati tra i suoi ossequiosi servitori, possibilmente in doppiopetto blu. È per questo che Ugo Perone deve lasciare Berlino: chi non si conforma va a casa. Tutto perfettamente in sintonia con il principio: “O con me, o contro di me”. Dimenticando che il direttore di un’istituzione quale un Istituto Italiano di Cultura deve saper rappresentare tutta la cultura italiana, e non solo quella “governativa”. (Inform)
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Perfettamente in sintonia
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Perfettamente in sintonia con lo stile esibito durante l’avvio del semestre italiano di presidenza dell’UE, l’11 luglio il Governo Italiano ha comunicato al direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino Ugo Perone che non gli rinnoverà il contratto di lavoro, in scadenza il 18 luglio. L’emittente tedesca Deutschlandfunk ha riportato la notizia e la presa di posizione di Perone, il quale afferma che la ragione ufficiale del mancato, usuale rinnovo del suo contratto sarebbe l’accusa di aver partecipato il 19 marzo a Berlino ad una manifestazione contro Berlusconi, accusa che è totalmente falsa e serve solo a mascherare il vero motivo del suo allontanamento.
Perone non appartiene alla schiera degli "yes-man" del Presidente del Consiglio, più precisamente - sempre secondo la Deutschlandfunk - è considerato un simpatizzante dell’Ulivo e comunque aveva ricevuto l’incarico dal governo precedente. Nonostante abbia svolto il suo compito con intelligenza deve quindi essere sostituito con qualcuno più gradito all’attuale governo, accettando il rischio di una pericolosa e dannosa vacanza in un Istituto di grande importanza strategica. Anche al Presidente del Consiglio ed al suo Ministro degli Esteri non sarà infatti sfuggito il particolare che Berlino è la capitale della Germania.
Sarebbe da ingenui pretendere che chi si inventa "Remolo" quale fratello di Romolo - come ha fatto il nostro Presidente del Consiglio in una delle sue famose esternazioni - possa avere una pallida idea di che cosa significhi promuovere la cultura. Da un punto di vista puramente finanziario, d’immagine ed utilitaristico ci chiediamo però quali vantaggi tragga “l’Azienda Italia” da una simile operazione. Il Prof. Perone ha svolto a Berlino un ottimo lavoro, confermato dal plauso raccolto soprattutto sul versante tedesco e concretizzatosi recentemente in un documento pubblico di appoggio e solidarietà firmato da diversi intellettuali, tra i quali Günter Grass, Hans Magnus Enzensberger ed il regista Wim Wenders. In altre parole: i nostri "clienti" sono soddisfatti della “merce“ offerta, il nostro “gran venditore” no. Per chi lavora costui?
Ancora una volta Berlusconi usa metodi da "spoil-system" e "da partito unico" per liberarsi di coloro che non possono essere annoverati tra i suoi ossequiosi servitori, possibilmente in doppiopetto blu. È per questo che Ugo Perone deve lasciare Berlino: chi non si conforma va a casa. Tutto perfettamente in sintonia con il principio: "O con me, o contro di me". Dimenticando che il direttore di un’istituzione quale un Istututo Italiano di Cultura deve saper rappresentare tutta la cultura italiana, e non solo quella “governativa”.
La segreteria dei Ds Germania
Francoforte, 16 luglio 2003
Il segnalibro dell'APCDopo la revoca dell'incarico
I prof sostengono Perone "dismesso"
La Repubblica, edizione di Torino, 18 luglio 2003
Venticinque docenti e ricercatori della facoltà di Lettere e Filosofia dell´Università del Piemonte Orientale - fra loro Alessandro Barbero, Claudio Ciancio, Diego Marconi - al fianco di Ugo Perone, il professore ed ex assessore alla Cultura del Comune non riconfermato come direttore dell´Istituto Italiano di Cultura a Berlino, come riportato ieri da Repubblica. I suoi colleghi esprimono in una lettera «sconcerto e delusione per un avvicendamento scarsamente motivato sul piano culturale», e auspicano un ripensamento da parte del ministero degli Esteri, che ha «dismesso» il professore.
giovedì, luglio 17, 2003
Il segnalibro dell'APCISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ A SAN FRANCISCO UNA CONFERENZA SU ‘GIOVANNI PAOLO II: CIFRE- GESTI E PAROLE DI UN GRANDE PONTIFICATO’
SAN FRANCISCO\ aise\17 luglio 2003 - Orazio Petrosillo, giornalista vaticanista del quotidiano romano "Il Messaggero" è intervenuto con un'articolata e vivace conferenza intitolata "Giovanni Paolo II: cifre, gesti e parole di un grande Pontificato", nel tributo che dallo scorso maggio fino al prossimo ottobre gli Istituti Italiani di Cultura sparsi in tutto il mondo stanno offrendo a Giovanni Paolo II in vista del venticinquesimo anniversario del suo Pontificato.
La conferenza, che si è tenuta il 14 luglio presso l'Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, è stata significativa degli aspetti più salienti dell'azione del Pontefice, ancora sorprendentemente e strategicamente propositivo nonostante gli 83 anni, come dimostrano i suoi numerosissimi viaggi, preziosa fonte di avvicinamento ai popoli di ogni parte della terra ed i suoi gesti di apertura ai fedeli approccio di conversione nel mondo.
Come Petrosillo ha affermato, il Pontificato è stato infatti nel segno di un'evidente, attiva mondialità cercata e voluta dal Papa, realizzata con i viaggi apostolici con uno slancio missionario senza risparmio. Le cifre che il giornalista ha comunicato hanno meravigliato il pubblico: 101 viaggi internazionali, 142 visite pastorali in Italia, pari a 31 volte il giro del mondo, sono il segno della estroversione del Papato di oggi. Le peregrinazioni si sintetizzano in tante tappe di un unico grande viaggio verso l'uomo, un andare alla sua ricerca dove gli uomini abitano, operano e lo attendono. Il pontificato è stato innovativo anche con la gestualità del suo protagonista. Karol Wojtyla ha comunicato ed ha insegnato anche con il linguaggio del corpo ed i gesti. Il suo magistero si presenta da questo punto di vista come assolutamente nuovo ed unico. La sua spontanea gestualità, la mimica straordinaria, la carica umana traducono la voglia profonda di Giovanni Paolo II di solidarizzare, di avvicinarsi agli uomini e alle donne del suo tempo, specie i giovani, facendo opera evangelizzatrice.
Il dibattito con il folto pubblico presente, a cui ha partecipato anche Vescovo dell'Arcidiocesi di San Francisco Ignacius C. Wang, ha permesso al giornalista di puntualizzare alcuni aspetti dell'azione ecumenica del Pontefice.
La manifestazione è stata aperta dalle parole di benvenuto del Console Generale d'Italia a San Francisco, Francesco Sciortino, e dalla proiezione di "Dona Nobis Pacem", un documentario che ha passato in rassegna i cambiamenti più significativi e le immagini più evocative del Pontificato. Il documentario, prodotto dal Centro televisivo Vaticano e Telepace, è stato realizzato dal giornalista vaticanista Piero Schiavazzi, curatore della manifestazione in tutto il mondo. Il progetto di celebrazione del Pontificato di Giovanni Paolo II, dal nome "La mia seconda patria" è stato concepito dall'On. Mario Baccini, Sottosegretario del Ministero degli Affari Esteri e Presidente della Commissione Italiana per la Promozione della Cultura all'Estero.
A conclusione dell'evento il Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura, Annamaria Lelli, ha consegnato al Vescovo Ignacius C. Wang come dono per il Pontefice un volume di fotografie di Ansel Adams. (aise)
Il segnalibro dell'APCMenefreghismo
Italienischer Kulturinstitutsleiter in Berlin entlassen
Von Tomas Fitzel
Frankfurter Rundschau, 17/7/03
Im Berliner italienischen Kulturinstitut am Anhalter Bahnhof türmen sich die Umzugskartons. Der Umzug in die neue alte Botschaft hat begonnen. Und wenn das alles erledigt ist, dann muss einer gehen. Seit Freitag Vormittag ist es amtlich: Ugo Perone wird aus Berlin abberufen. Zwei Jahre lang führte er als Direktor das italienischen Kulturinstitut. Er war der erfolgreichste, den Berlin bisher hatte. Selbst seine vorgesetzte Behörde in Rom bescheinigte ihm, dass das Berliner Institut den Vergleich mit anderen Instituten, in München oder Frankfurt etwa, nicht scheuen musste.
Wenn das italienische Kulturinstitut sich heute ganz selbstverständlich inmitten der Berliner Kultur bewegt und auch vom Publikum angenommen wird, wie das gerade erst zu Ende gegangene Festival "La Dolce Vita" unter Beweis stellte, dann ist das das Verdienst Ugo Perone. Er hat die Kulturarbeit in einer Weise professionalisiert, wie man von ihm als einem Religionsphilosophen nicht in zu Anfang eigentlich nicht erwartet hatte. In Turin war er zuvor acht Jahre lang Kulturdezernent. Das nationale Filmmuseum, um das er sich verdient gemacht hatte, ragt nicht nur mit seinem spitzen Turm der Mole Antonelliana weit über die Dächer Turins, es ist das schönste Europas. Professionell war er, weil er die verschiedenen Kulturinstitute in Berlin untereinander vernetzte, unermüdlich Geld auftrieb und ein Gespür für die richtigen Mitarbeiter hatte, die, so ist zu befürchten, ebenfalls gehen müssen. Carmen Morese etwa baute ein Literaturprogramm auf, um das sie manche Literaturhäuser beneideten. Die Leiter der Literaturhäuser sowie Autoren wie Günter Grass, Hans Magnus Enzensberger oder der Regisseur Wim Wenders und viele andere unterschrieben eine Unterstützerliste für Ugo Perone. Sie fand kein Echo in Rom.
Warum er gehen muss, das begreift niemand. Man entließ ihn ohne Gründe. Die Gründe versteht man eventuell später, wenn irgendwann - und das kann dauern - ein neuer Direktor kommt und dann wird man sehen, welcher Partei dieser nahe steht. Perone verhielt sich immer loyal und sehr neutral. Es gibt ein italienisches Wort. Menefreghismo. Das bezeichnet eine Haltung. Mir ist alles scheißegal. Und damit lässt sich die gegenwärtige italienische Politik am besten beschreiben. Zwei Jahre erfolgreicher Kulturaufbau werden zerschlagen. Einfach so. Geplant war ein Seminar über den EU-Konvent zusammen mit Giulio Amato für Anfang November. Das nächste Festival nach "La Dolce Vita" sollte "Le mille e una Italia" heißen, die tausendundein verschiedenen Italien, aber momentan zeigt sich Italien wohl nur von einer einzigen und sehr unschönen Seite.
Il segnalibro dell'APCPerone: Keine Demo-Teilnahme gegen Berlusconi
Berliner Morgenpost, Mittwoch, 16. Juli 2003
Der scheidende Leiter des italienischen Kulturinstituts in Berlin, Ugo Perone, wehrt sich gegen seine Abberufung durch die italienische Regierung. Behauptungen, er wäre an einer Anti-Berlusconi-Demonstration beteiligt gewesen, die am 19. März in Berlin stattfand, entbehre jeder Grundlage, teilte Perone schriftlich mit. Dies wäre auch nicht vereinbar gewesen "mit der Weise, in der ich mein Amt als Leiter des Kulturinstituts in Berlin wahrgenommen habe". Er halte dies als einen "reinen Vorwand, um der Verweigerung meiner Vertragsverlängerung einen Anschein von Rechtfertigung zu geben", betonte Perone, der dem oppositionellen Mitte-Links-Bündnis Ulivo angehört. dpa
Il segnalibro dell'APCTerremoto politico per il cambio alla guida della prestigiosa sede. Attestazioni di stima dei maggiori intellettuali tedeschi al docente «silurato»
Un triestino all’Istituto di cultura di Berlino, è polemica
Frattini sostituisce il professor Perone, con un passato nel Centrosinistra, e promuove Cristin
di Giulio Garau
Il Piccolo di Trieste, 17 luglio 2003
TRIESTE La crisi tra Germania e Italia, o meglio tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e la Germania non accenna a placarsi e dopo il culmine toccato con il caso Schulz, la bufera si sposta sull’Istituto di cultura di Berlino dove cade la prima testa illustre e dove spunta, da protagonista, la città di Trieste.
La vittima è Ugo Perone, attuale direttore dell’Istituto di cultura (è il più importante in Germania, quello a cui tutti i tedeschi che identificano la parola cultura con Italia guardano con ammirazione perchè innamorati del Paese che rappresenta), 58 anni, ordinario di Filosofia delle religione all’Ateneo del Piemonte, per due legislature assessore alla cultura del Comune di Torino nella giunta di Centrosinistra.
Aveva appena concluso il suo primo periodo di incarico all’Istituto (dove è arrivato nel 2001) attendeva un rinnovo visti i giudizi positivi, ma il ministro degli Esteri, Franco Frattini ha deciso di sostituirlo. Da domani infatti al suo posto, se le notizie saranno confermate, si dovrebbe sedere un triestino, il professor Renato Cristin, che insegna ermeneutica filosofica all’Ateneo, fino a poco tempo fa come docente «per affidamento» e, da qualche settimana, da associato dopo aver vinto un concorso.
Un passaggio fondamentale della carriera, quest’ultimo, come ha rilevato qualche testata nazionale, visto che è stato proprio quest’ultimo titolo a conferire a Cristin (che tra l’altro è collaboratore al «Giornale») la «chiara fama», un requisito richiesto per l’incarico di direttore dell’Istituto di cultura in assenza di concorso. Vista la notorietà di Perone a Berlino e le numerose attestazioni di stima dei maggiori intellettuali tedeschi, il suo siluramento è diventato già un caso sui maggiori quotidiani della Germania. Ora però rischia di esplodere. Il professor Cristin infatti è noto per i suoi studi e le sue traduzioni dei lavori dello storico tedesco Ernst Nolte, tra gli intellettuali più contestati per le sue discusse teorie revisioniste.
Cristin, interpellato ieri per telefono, non ha voluto fare alcuna dichiarazione su quello che considera un «normale avvicendamento» all’Istituto di Berlino considerata la nomina che è di «tipo politico». Perone, contattato nella sua casa a Berlino, ha fatto sentire tutto il suo «scoramento» per la decisione che lo ha deluso soprattutto perchè non gli consentirà di «completare il programma di lavoro» come era stato concordato con lo stesso ministero. Una delusione ancora più scottante, racconta, dopo le iniziali rassicurazioni sul suo rinnovo visti i «giudizi generali di grande apprezzamento» sul lavoro svolto.
Ma che si tratti di una rimozione tutta politica lo confermano tutte le voci che in questi mesi sono montate sull’Istituto di cultura di Berlino sotto accusa, soprattutto dopo il caso Schulz, per aver promosso una campagna contro il governo Berlusconi. Su Perone infatti sono piovute le accuse più disparate: prima di aver preso parte a un girotondo tra l’ambasciata italiana e lo stesso istituto, poi di aver patrocinato un film-dossier sul G8 al Festival di Berlino.
Non sono servite le secche smentite (entrambi i fatti contestati erano falsi) di Perone, il clima in Italia era già avvelenato. Tantopiù, quasi a riprova delle colpe, che a Torino era stato pure assessore per due volte al Comune di Torino con una giunta di sinistra. Una vittima perfetta, una testa da far cadere. Ma ora rischia di esplodere un altro caso, sul triestino Renato Cristin.
Il segnalibro dell'APCCultura: senatori Ulivo sulla rimozione di Perone
Roma, 17 lug. (Adnkronos Cultura) - "Perche' il professor Perone, direttore dell'Istituto italiano di cultura a Berlino e' stato sollevato dall'incarico, dopo che il suo piano di lavoro, per i prossimi 3 anni, era stato approvato dal ministero degli Affari esteri?"
Lo chiedono al ministro degli Esteri Franco Frattini i senatori dell'Ulivo Milos Budin e Tana De Zulueta (Ds), Francesco Martone (Verdi) e Roberto Manzione (Margherita), che hanno presentato una interrogazione parlamentare sulla vicenda della rimozione.
"Secondo notizie di stampa - spiegano i senatori - le ragioni del mancato rinnovo dell'incarico sarebbero politiche. Per questo chiediamo spiegazioni al ministro, visto che al professore era stato appena approvato il piano di lavoro".
Il segnalibro dell'APCIL CASO
L´ex assessore rimosso dall´Istituto di cultura a Berlino: in autunno torno in Piemonte a insegnare
Perone, l´ira dopo il siluramento "Cacciato per ragioni politiche"
DAL NOSTRO INVIATO GIAMPAOLO VISETTI
La Repubblica, edizione di Torino, 17 luglio 2003
BERLINO - Il telefono di Ugo Perone non smette di suonare. Decine di chiamate, dall´Italia e dalla Germania, dopo la notizia del suo siluramento dalla direzione dell´Istituto di cultura italiano a Berlino. Scrittori, professori, artisti, i responsabili delle più importanti istituzioni culturali: tutti a chiedergli perché il ministro degli esteri Frattini ha deciso non rinnovargli il contratto. «E che ne so - sbotta il docente di filosofia delle religioni presso l´Università del Piemonte orientale, per due legislature assessore alla cultura nella giunta Castellani - chiedetelo a lui. Anzi, visto che a me nessuno ha detto niente, non è escluso che gli scriva una lettera aperta per chiedergli spiegazioni».
Davvero solo un telegramma per dirle che da domani deve lasciare l´incarico?
«Nulla di più. Anzi, fino a pochi giorni fa, dal ministero mi avevano assicurato che non c´erano problemi. Sei il migliore, dicevano. Umanamente dispiace pensare al patrimonio di lavoro perduto. Dal punto di vista politico invece prendo atto che si sta sistematicamente distruggendo quanto si era costruito per rendere l´Italia più stimata all´estero. Non è un fatto personale, o d´immagine: sta accadendo qualcosa di più profondo, difficile da sanare».
Ritiene che il mancato rinnovo del contratto sia dovuto solo a opportunità di schieramento?
«È superfluo dire che una cosa bianca è bianca. In Italia c´è un modo di gestire la cosa pubblica che parla da sé, che è evidente. E non mi riferisco solo alla mia piccola vicenda».
È stato scritto che il ministero non le ha perdonato un girotondo anti-Berlusconi a Berlino e il sostegno ad un film sul G8 di Genova presentato al Festival del cinema.
«Balle. Capisco che cerchino motivi per cacciarmi, ma queste false informazioni sono costruite solo per dire che, insomma, c´era un clima non favorevole, che sono stato imprudente e me la sono cercata. La verità è che non ho mai partecipato ad alcun girotondo e che l´Istituto non ha dato un euro per il film presentato alla Berlinale. Tutte cose già chiarite, non sono mica fesso. Ma così il sottosegretario Baccini poté dichiarare che chi non mostra le cose belle dell´Italia non può sperare nel rinnovo del contratto. Ovvio che le scuse che mi ha fatto personalmente non contano nulla».
Porterà davvero Frattini in tribunale, citando il ministero per danni?
«Resisterò, seguendo i consigli dell´avvocato. Non posso dire di più».
Cosa farà adesso?
«Starò a Berlino finché posso, finalmente a lavorare come filosofo. In autunno poi tornerò a insegnare a Vercelli: a meno che non si presenti un´altra occasione in Germania. Mi piacerebbe, considerato come oggi si trattano le persone in Italia».
Il segnalibro dell'APCI tre torinesi degli Istituti di cultura
Il ritorno dei professori "dismessi"
di MARINA PAGLIERI
La Repubblica, edizione di Torino, 17 luglio 2003
Guido Davico Bonino da Parigi, Ugo Perone da Berlino, Amedeo Cottino da Stoccolma. Tornano a casa i professori torinesi dopo aver diretto per due anni alcuni tra i più prestigiosi Istituti italiani di cultura in Europa. Due anni soli e non quattro, come previsto: era richiesta una conferma a metà del cammino, che non è arrivata. Sono arrivate invece le «dismissioni» (nel linguaggio diplomatico si chiamano proprio così). Ci si può dismettere di propria iniziativa. Oppure si può venire dismessi dal ministero degli Esteri, e tanti saluti. Davico Bonino, letterato e storico del teatro, ha annunciato già alcuni mesi fa che intendeva rinunciare all´incarico per il biennio successivo: «Ho realizzato centoquaranta iniziative per ciascuno dei due anni: mi sembrano un bel numero, a questo punto desidero ritornare all´Università», dice. Non dice invece, ma fa capire, che occorreva una certa circospezione nella scelta dei temi da trattare, che dovevano essere graditi a Roma. Dove, tanto per fare un esempio, non era stata troppo apprezzata una mostra sul vignettista Altan. Ha scelto di non proseguire l´incarico all´estero anche il sociologo Amedeo Cottino, rientrato a Torino già da alcuni mesi. È andata diversamente per il filosofo ed ex assessore alla Cultura torinese Ugo Perone, nonostante la conferma della sua volontà di restare a Berlino. È stato «dismesso», insomma. Ma forse sarebbe più realistico dire «silurato».
mercoledì, luglio 16, 2003
Il segnalibro dell'APCLA POLEMICA
Decisione di Frattini, l'appello di intellettuali tedeschi
A Berlino silurato il direttore dell’Istituto italiano di cultura
DAL NOSTRO INVIATO GIAMPAOLO VISETTI
La Repubblica, 16 luglio 2003
BERLINO - Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha deciso di non rinnovare il contratto al direttore dell' Istituto di cultura italiano a Berlino. Da venerdì prossimo Ugo Perone, 58 anni, filosofo delle religioni, per due legislature assessore alla cultura del Comune di Torino nella giunta di centro sinistra del sindaco Castellani, dovrà lasciare l' incarico. Perone era arrivato in Germania nel 2001 e come prassi prevede avrebbe dovuto fermarsi per un secondo biennio. Nei mesi scorsi aveva ricevuto ampie rassicurazioni da Francesco Aloisi, direttore generale agli affari culturali del ministero. Lo stesso ambasciatore a Berlino, Silvio Fagiolo, aveva chiesto a Frattini la sua conferma. In aprile Perone, su richiesta del ministero, aveva inviato a Roma il piano di lavoro fino al 2005. A fine maggio, dopo aver ricevuto dalla Farnesina il giudizio positivo, era stato informato che il rinnovo del suo incarico era sulla scrivania di Frattini per la firma. A favore di una sua permanenza in Germania, dopo i contrastati cambi in altri Istituti di cultura europei, si erano espressi molti intellettuali tedeschi. Tra le decine di firme anche quelle di Grass, Enzesberger, Wenders, Rebecca Horn, Kosslick, Gregor e Sartorius. Ormai la conferma sembrava scontata. Venerdì scorso la sorpresa. «Sono stupito e deluso - si limita a dire Perone - : non capisco perché mi sia stato impedito di completare il programma di lavoro concordato. Ora metterò in atto tutte le forme di resistenza consentite». La questione finirà in tribunale. Al posto di Perone il governo italiano sta pensando a Renato Cristin, 45 anni, docente di filosofia teoretica. Cristin, che collabora al «Giornale», da pochi giorni ha vinto il concorso per professore associato all' Università di Trieste. Tale titolo, secondo la Farnesina, gli conferirebbe la «chiara fama», requisito richiesto per l' incarico in assenza di concorso ad hoc. In Germania, i giornali ricordano il caso scoppiato per la nomina di Pia Luisa Bianco a Bruxelles. Secondo l'agenzia Dpa la «rimozione» di Perone sarebbe collegata ad alcuni episodi non graditi a Roma. Tra questi la presunta partecipazione del direttore dell' Istituto ad un girotondo contro Berlusconi lo scorso 19 marzo a Berlino. Il ministero inoltre imputerebbe a Perone la «cattiva stampa» di cui il governo italiano soffre da tempo in Germania. «Non posso credere che finiscano sul mio conto anche i casi Schulz e Stefani - nega Perone - e comunque non ho mai partecipato ad alcun girotondo contro Berlusconi».
Il segnalibro dell'APCBerlusconis Kultur
Der Kommentar von Rolf Schneider
Die Welt, Mittwoch, 16. Juli 2003 Berlin, 17:33 Uhr
Es spricht vieles dafür, dass Ugo Perone seinen Posten als Leiter des Italienischen Kulturinstitutes in Berlin nach nur zweijähriger Tätigkeit verlieren wird. Der aus Turin stammende Philosoph genießt in Deutschland einen vorzüglichen Ruf; die Berliner Hochschulen, zumal das Italien-Zentrum der Freien Universität, greifen gern auf seine Mitwirkung zurück.
Perones Berufung erfolgte noch durch die damals in Rom regierende Mitte-Links-Koalition, und da das Kulturinstitut Teil der Botschaft ist, hat die gegenwärtige Regierung Berlusconi, deren Außenminister zeitweilig auch Silvio Berlusconi hieß, einen direkten Zugriff auf das diplomatische Personal.
"Wir vertreten nicht eine Regierung, nicht die aktuelle, aber auch keine andere, sondern ein Land", hat Perone in einem Interview gesagt, was für seine Botschaft gilt wie für jede Botschaft eines demokratischen Staates. Es scheint, sein Ministerpräsident ist da anderer Meinung.
Dessen Absicht, einen jeden, der nicht seine politischen Überzeugung teilt, als Kommunisten zu denunzieren, hat er jüngst wieder vor einem Mailander Gericht offenbart. Er allein möchte bestimmen, was italienische Kultur ist, nämlich "das Schöne an Italien", wie sein Staatssekretär Baccini formuliert.
Erste Opfer wurden die Leiter der Kulturinstitute in Brüssel und New York, Sira Miori und Paolo Riani. Beide hatten es an der nötigen Ergebenheit gegenüber Berlusconi fehlen lassen. Der Pariser Institutschef Guido Davico Bonino demissionierte von sich aus, er mochte das "Klima totaler Linksphobie" nicht mehr länger ertragen.
Nun ist der Schaden, der durch solche an totalitäre Staatsen gemahnende Praktiken entsteht, zunächst einmal die Sache Italiens und der Italiener. Einmischung von außen wäre unpassend.
Wäre sie das? Im Zeichen der europäischen Integration gelten etwas andere Regeln, zu denen gehört, dass man ein Nachbarland nach Möglichkeit daran hindern sollte, sich selbst zu verstümmeln. So jedenfalls empfanden es die Londoner Intellektuellen. Mit ihrem massiven Protest, an dem sich Harold Pinter, Doris Lessing und Salman Rushdie beteiligten, konnten sie die Abberufung des italienischen Institutsleiters Mario Fortunato verhindern.
Ein Beispiel für Berlin?
Il segnalibro dell'APCKultur-Nachrichten
Berlusconi-Gegner muss gehen
Wiesbadener Kurier vom 15.07.2003
Der Leiter des italienischen Kulturinstituts in Berlin, Ugo Perone, ist von der italienischen Regierung abberufen worden. Perone steht der italienischen Mitte-Links-Opposition nahe. In Regierungskreisen war Perone zuletzt vorgeworfen worden, am 19. März in Berlin an einer Demonstration gegen die Politik von Ministerpräsident Silvio Berlusconi beteiligt gewesen zu sein.dpa
Il segnalibro dell'APCInstitutsleiter muss zurück nach Italien
Esslinger Zeitung, 16 luglio 2003Rom (dpa) - Der Leiter des italienischen Kulturinstituts in Berlin, Ugo Perone, ist von der italienischen Regierung abberufen worden. Perone steht der italienischen Mitte-Links-Opposition nahe. Zuletzt war ihm vorgeworfen worden, in Berlin an einer Demonstration gegen die Politik von Ministerpräsident Silvio Berlusconi beteiligt gewesen zu sein. Ein direkter Zusammenhang mit dem Streit zwischen Italien und Deutschland wurde bestritten. Seine Abberufung habe schon zuvor festgestanden, hieß es in Rom.
Il segnalibro dell'APCKulturnotizen
Ugo Perone abberufen
Newswelt, 16 luglio 2003 Der Leiter des italienischen Kulturinstituts in Berlin, Ugo Perone, ist von der italienischen Regierung abberufen worden. Sein im Juli auslaufender Dreijahres-Vertrag wurde angeblich nicht verlängert. Perone war zuletzt vorgeworfen worden, am 19. März in Berlin an einer Demonstration gegen die Politik von Ministerpräsident Silvio Berlusconi beteiligt gewesen zu sein. (dpa)
Il segnalibro dell'APCKulturzeitnachrichten in Kürze
Aktuelles der Woche im Überblick
Ugo Perone entlassen
3sat.online, 15 luglio 2003
Der Leiter des italienischen Kulturinstituts in Berlin, Ugo Perone, muss Ende der Woche seinen Posten räumen. Die Regierung Berlusconi hat den Vertrag des Philosophen und früheren Turiner Kulturdezernenten nicht verlängert. Perone, der der italienischen Mitte-Links-Opposition nahe steht, hat davon erst am vergangenen Freitag erfahren. In Regierungskreisen war ihm vorgeworfen worden, Ende März an einer Demonstration gegen die Politik Berlusconis beteiligt gewesen zu sein. Perone war vor zwei Jahren von der damaligen Mitte-Links-Regierung ins Amt berufen worden. Die Regierung Berlusconi hat unter anderem schon die Leiter der Kulturinstitute in Brüssel und New York ausgewechselt.
martedì, luglio 15, 2003
Il segnalibro dell'APCLE LETTERE
All’Istituto di Cultura di Mosca nomine «sponsorizzate»
Il Tempo, 15 luglio 2003
CONFIDO nella sua ospitalità per attirare l’attenzione sull’Istituto di Cultura di Mosca ed in particolare su una vicenda lunga, difficile e grave, di cui sottolineo alcuni fatti essenziali. Nel settembre del 1997 prendo servizio quale direttore (di chiara fama) dell’Istituto con la prospettiva di un suo rilancio e prossimo trasferimento in una sede autonoma.
Nonostante le palesi difficoltà interne e l’effettiva mancanza di una sede, si è provveduto ad assicurare all’Istituto una gestione più chiara ed efficiente e una crescente visibilità con un programma culturale di ampio respiro, cui hanno collaborato anche prestigiosi istituti russi ed europei, con l’apprezzamento della critica e dei media. Questo «cambio di marcia» causa evidentemente qualche scossone nei precedenti equilibri e, quindi, iniziano le azioni di disturbo, affiancate da alcune interrogazioni parlamentari mirate ad interrompere il mandato con il ricorso (deviato) alla «discrezionalità»: il tutto con il beneplacido dell’Ambasciata, l’apparente disinteresse del Ministero degli Affari Esteri ed il «lodevole» risultato di una mancata proroga e irriguardosa delle regole, dell’interruzione del «risanamento» dell’Istituto e del suo «affidamento» proprio a coloro che ne hanno più contrastato il rinnovamento. Le successive vicissitudini giudiziarie non sono meno surreali. Mentre si provvede, a livello amministrativo, ad annullare l’ordinanza di riesame del caso e a rinviare il giudizio di merito sine die e infine a sospenderlo con un «difetto di giurisdizione» avanzato solo in questo caso, si cerca anche a livello penale di liquidare l’intera vicenda come mero mancato rinnovo.
Nel frattempo si provvede ad aderire alla richiesta di presentare di nuovo la candidatura per la sede di Mosca, con la fiducia che si intenda realmente voltare pagina. Ed invece si assiste alla replica di una nuova nomina e di quella scorretta pratica politica-istituzionale del fatto compiuto già adottata «con successo» nel passato, rendendo quindi più legittima l’ipotesi che si tratti di un’altra nomina sponsorizzata.
Fare chiarezza sulla suddetta vicenda è quindi non solo necessario per restituire trasparenza ad una Istituzione troppo spesso offuscata da critiche di clientelismo e retaggi del passato, ma anche un debito morale nei confronti di tutti coloro che persistono nel sostenere il rispetto delle regole, un vivere ed operare più civile e la cultura stessa della legalità.
Alessandra Latour
Il segnalibro dell'APCCultura: collaborazione tra Dante Alighieri e Is. It. di Tunisi
Tunisi, 14 lug. (Adnkronos) - Dopo un periodo di difficolta' dovuto ad una mancanza di iscrizioni ai corsi di lingua e cultura italiana e ad un aumento delle spese, il comitato di Tunisi della societa' "Dante Alighieri", ha finalmente raggiunto 694 iscritti, suddivisi in 360 per i corsi di italiano e 334 per i corsi di pittura e tecnica italiana. Inoltre, il comitato tunisino della Dante, dopo un periodo di inattivita', ha stretto una collaborazione con l'Istituto italiano di cultura di Tunisi per organizzare numerose iniziative per la promozione e diffusione del patrimonio culturale italiano, della lingua italiana e diversi incontri sulla musica italiana per avvicinare gli studenti al suono dell'dioma italiano.
lunedì, luglio 14, 2003
Il segnalibro dell'APCEcco perché i tedeschi ci amano tanto
Il Tempo, domenica 13 luglio 2003
«BILD» ha pubblicato un elenco di 55 motivi per illustrare le ragioni dell'amore dei tedeschi nei confronti di noi italiani. Ecco di seguito quelli più importanti e divertenti.
1. Con gli italiani ogni donna si sente una dea
2. É italiana la macchina di Schumi
3. Trattengono in Toscana i nostri politici
4. Riescono ad essere sempre eleganti.
5. Il loro olio d'oliva è più sano del nostro burro
6. Vanno con i sandali senza calzini
7. I loro immigrati hanno aiutato la nostra economia
8. Hanno gli antipasti più gustosi del mondo
9. Amano la famiglia più di ogni altra cosa
10. La schiuma sul latte macchiato è squisita
11. Casanova ha inventato la scappatella
12. Sophia Loren è la più bella delle donne
13. Trapattoni è con le sue gaffe l'allenatore più simpatico
14. A Roma c'è il Papa
15. Le monete della Fontana di Trevi le danno alla Caritas
Il segnalibro dell'APCBERLINO
Siluramento all'ambasciata
Il Manifesto, 13 luglio 2003
Cambio della guardia all'Istituto di cultura italiano di Berlino. Al professor Ugo Perone, che lo dirigeva con successo da due anni, non è stata concessa l'usuale proroga per un secondo biennio. Il direttore lo ha appreso solo l'11 luglio dal ministero degli esteri, appena una settimana prima della scadenza del mandato il 18 luglio. In genere, anche quando si licenzia una domestica, le si concede un preavviso più lungo.Non si sa ancora chi sarà il successore di «chiara fama» berlusconiana. Tra le lungaggini burocratiche per la registrazione del decreto di nomina, l'istituto resterà per mesi senza direttore: si profila una penosa paralisi. Molte personalità della cultura tedesca avevano auspicato una riconferma di Perone, tra loro gli scrittori Günter Grass e Hans-Magnus Enzensberger. Ma a ciò ostava l'unico «peccato» di Perone: l'essere stato nominato dal precedente governo. (g.a.)
sabato, luglio 12, 2003
Il segnalibro dell'APCBerlusconi holzt auch in Berlin
Die Tageszeitung, 12.7.2003
Die Regierung in Rom wechselt den Leiter des italienischen Kulturinstituts in Berlin aus. Nach Informationen des Tagesspiegels (Samstag) wird der Vertrag des Philosophieprofessors Ugo Perone nach zwei Jahren nicht verlängert. Für den Verbleib Perones, der bereits am 18. Juli sein Büro räumen soll, hätten sich Künstler und Verleger eingesetzt, darunter Günter Grass, Rebecca Horn, Hans-Magnus Enzensberger und Klaus Wagenbach. Die Regierung Berlusconi hat laut Tagesspiegel seit ihrem Amtsantritt vor zwei Jahren schon mehrere Leiter italienischer Kulturinstitute in aller Welt ausgewechselt. Ein Staatssekretär des Außenministeriums in Rom hatte im März vergangenen Jahres erklärt, es könne niemand mit seiner Bestätigung im Amt rechnen, der "zu Angriffen auf unsere Regierung" aufrufe, "statt für das Schöne an Italien zu werben". "DPA"
venerdì, luglio 11, 2003
Il segnalibro dell'APCCULTURA/ LA BOZZA DI ARTICOLATO PER LA RIFORMA DELLA LEGGE 153/71 SU FORMAZIONE E CORSI DI LINGUA E CULTURA ITALIANA ALL’ESTERO
ROMA\ aise\11 luglio 2003 - “Interventi di formazione linguistico-culturale, di formazione continua e di sostegno all'integrazione in favore dei cittadini italiani e degli oriundi italiani all'estero, nonché servizi e interventi integrati di orientamento, formazione o perfezionamento professionali a favore della mobilità culturale e professionale di lavoratori stranieri iscritti nelle apposite anagrafi istituite presso le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari italiani all'estero”. È questo il contenuto della legge 153/71, che in sostanza si occupa della formazione e dei corsi di lingua e cultura italiana per cittadini italiani residenti all’estero e loro discendenti. La legge è ora oggetto d’attenzione, poiché il Governo ha presentato una bozza di articolato per la sua riforma, di cui riportiamo qui di seguito il testo.
Titolo I.
Istituzione e ordinamento
Art.1
Disposizioni generali
A revisione ed integrazione di quanto previsto dal D.L 19 maggio 1994, n.297, Capo IV artt. 636-638, sulle scuole italiane all'estero, considerata la mutata realtà delle collettività italiane nel mondo, la crescente interdipendenza delle politiche nazionali con quelle globali e la necessità di promuovere, pertanto, strategie e azioni che assicurino il mantenimento delle radici linguistico-culturali con l'Italia da parte dei connazionali all'estero, e che, insieme, sviluppino azioni integrate a favore della mobilità culturale e professionale da e verso l'Italia,, il Ministero degli Affari Esteri promuove, indirizza e controlla iniziative di formazione linguistico-culturale, di educazione permanente e di sostegno all'integrazione in favore dei cittadini italiani e degli oriundi italiani all'estero, di seguito denominati comunità italiane all'estero, nonché servizi e interventi integrati di orientamento, formazione o perfezionamento professionali, a favore della mobilità culturale e professionale di lavoratori stranieri candidati ad emigrare in Italia in quanto iscritti nelle apposite anagrafi.
Art.2
Iniziative e Attività
Il Ministero degli Affari Esteri, per il tramite della Direzione Generale per gli Italiani all'estero e per le politiche migratorie, di seguito denominata DGIEPM, realizza, promuove, indirizza e controlla:
a) azioni formative e didattiche aventi lo scopo di facilitare l'integrazione linguistica, culturale, lavorativa dei connazionali sia nei sistemi scolastici che nel tessuto sociale dei paesi di accoglienza;
b) iniziative e interventi che favoriscano e sviluppino la diffusione della lingua e della cultura italiane nel mondo, sia attraverso specifici interventi rivolti a figli, congiunti e discendenti di connazionali in età scolare, sia attraverso iniziative di educazione permanente di formazione continua rivolte agli adulti;
c) interventi di sostegno all'integrazione scolastica ispirati al principio del plurilinguismo;
d) interventi di formazione continua e permanente, di educazione degli adulti tesi, in particolare, allo sviluppo di competenze relazionali, sociali e comunicative, e comunque tali da assicurare la più significativa partecipazione della cultura italiana al processo di riconoscimento delle reciprocità tra le diverse culture locali e nazionali, nel mondo;
e) servizi e interventi integrati di orientamento, formazione o perfezionamento professionali, a favore della mobilità culturale e professionale delle comunità italiane all'estero e dei lavoratori stranieri iscritti nelle apposite anagrafi.
f) servizi di monitoraggio e di valutazione della qualità e dell'efficacia delle azioni intraprese, allo scopo di assicurare unitarietà di indirizzo, ampia visibilità delle ricadute, rispetto delle specificità di intervento in ragione della cittadinanza degli utenti, del carattere regionale degli interventi, della ottimizzazione delle risorse locali attivate;
g) azioni di accrescimento e sviluppo delle competenze linguistiche, metodologiche, formative, gestionali e organizzative del personale docente e non docente impegnato nell'attuazione degli interventi su elencati, attuate anche attraverso l'utilizzo delle tecnologie avanzate di formazione a distanza;
h) servizi di certificazione di crediti formativi e di competenze linguistiche, culturali o professionali congruenti con i paralleli sistemi locali di valutazione, certificazione e accreditamento delle competenze acquisite a seguito delle attività linguistico-culturali, di orientamento e di formazione, previste dal presente articolo ai punti a), b), c), d), e), f), g);
i) servizi di informazione e documentazione, anche anagrafica, finalizzati al recupero dell'identità culturale e delle origini dei richiedenti.
La DGIEPM è autorizzata ad adottare, per ciascuna delle attività predette, Regolamenti specifici o integrati secondo tipologie di intervento, di destinazione ovvero di amministrazione, aventi valore ordinamentale e comunque tali da assicurare esplicito carattere sistemico agli indirizzi, alle scelte e alle decisioni attuative. Le Rappresentanze diplomatiche e gli Uffici consolari cui viene affidata l'attuazione delle iniziative e degli interventi predetti si uniformano agli stessi principi ispiratori.
Art.3
Servizi e interventi integrati di orientamento, formazione o perfezionamento professionali, a favore della mobilità culturale e professionale delle comunità italiane all'estero e dei cittadini stranieri iscritti nelle apposite anagrafi candidati ad emigrare in Italia.
Il Ministero degli Affari Esteri, per il tramite della DGIEPM, in collaborazione e di concerto con il Ministero dell'Interno, con il Ministero degli Affari Regionali, con il Ministero delle Attività produttive, con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con il Ministero per gli Italiani nel Mondo, anche avvalendosi delle proprie rappresentanze presso gli organismi sovranazionali e internazionali,
a) promuove servizi regionali e territoriali di orientamento e di mediazione interculturale a sostegno delle iniziative di formazione linguistica, e a supporto delle azioni di inserimento lavorativo e occupazionale;
b) sviluppa azioni tese a favorire le iniziative negoziali delle competenti Direzioni Generali Territoriali e la conclusione dei protocolli esecutivi di competenza della DGPCC in vista del pieno riconoscimento dei titoli di studio, in regime di reciprocità tra i Paesi di provenienza;
c) cura i collegamenti necessari tra le agenzie nazionali di formazione professionale e le comunità italiane all'estero allo scopo di assicurare una prima formazione in materia di qualifiche professionali, come leva fondamentale, seppur non esclusiva, della mobilità professionale e del primo inserimento lavorativo dei migranti in loco o in vista del loro rientro in Italia.
d) assicura il collegamento tra le Camere di Commercio provinciali o regionali ovvero altri enti interessati e le comunità italiane all'estero per coordinare l'informazione preventiva e aggiornata sulle offerte di lavoro, in modo da produrre un equilibrato sistema di regolazione tra la domanda e l'offerta di lavoro;
e) progetta e indirizza l'attivazione concertata e coordinata di un sistema di offerte formative, rivolto alle comunità italiane ed ai cittadini stranieri iscritti in apposite anagrafi candidati a migrare in Italia, ovvero finalizzato a sostenere la loro transizione al lavoro, attraverso la costituzione di spazi organizzati di mediazione linguistico-culturale e di formazione al lavoro nei paesi di provenienza.
Art.4
Amministrazione, coordinamento, vigilanza e valutazione
Per amministrare, coordinare e vigilare gli interventi di cui al precedente art.2 è messo a disposizione della DGIEPM un contingente di personale con qualifica dirigenziale e con qualifica funzionale non inferiore alla C1 appartenente ai ruoli dell'Amministrazione centrale e periferica del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca nonché di personale del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, del Ministero per gli Italiani nel Mondo e di personale dirigente e docente della scuola, nel limite complessivo nella tabella allegata.
Art.5
Priorità negli interventi
Avendo riguardo agli indirizzi di politica economica, nonché a quelli di politica estera, la DGIEPM elabora, ogni tre anni, d'intesa con il Ministro per gli Italiani nel Mondo e sentito il parere del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, piani di sviluppo degli interventi di cui all'art.2, secondo principi di ottimizzazione delle risorse disponibili, di incremento degli indici di efficacia delle azioni programmate, e di valorizzazione degli obiettivi di cui all'art.1. I piani triennali verranno predisposti, sentita la DGPCC, che, a sua volta, sentirà la DGPIEPM in relazione alla predisposizione dei propri piani di intervento. In ragione dei piani triennali di sviluppo delle iniziative, in base ai risultati delle analisi di efficacia e delle valutazioni d'impatto periodicamente attuate dalla DGIEPM, il Ministro degli Affari Esteri , in relazione altresì alle ragioni storiche, sociali e politiche che differenziano storia, presenza e vocazione delle diverse comunità italiane, adotta le iniziative previste secondo criteri di priorità. I decreti attuativi avranno cadenza annuale.
Art.6
Enti Gestori e certificazione delle attività e degli interventi di formazione
Allo scopo di qualificare e valorizzare una crescente cooperazione pubblico-privato il Ministero degli Affari Esteri, per il tramite della DGIEPM, adotta provvedimenti tesi ad assicurare, sia in forma diretta che indiretta, la gestione delle iniziative, delle attività e dei servizi di cui alla presente legge. Le forme di gestione indiretta delle suddette attività, iniziative e servizi si avvarranno della cooperazione di enti e associazioni di diritto privato locale, che presentino garanzie consolidate di struttura, di organizzazione e di amministrazione e che, documentino, entro il primo biennio di applicazione della presente legge, il possesso dell'avvenuta certificazione di qualità secondo le norme UNI - ISO 9001. In quanto tali norme costituiscono standard internazionali di riferimento della efficienza organizzativa e della qualità ed efficacia dei servizi e delle attività formative erogati, in prima applicazione della presente legge, e comunque entro il primo triennio, il MAE indirizza gli enti e le associazioni nelle procedure di miglioramento qualitativo necessarie.
Art.7
Finanziamento, cofinanziamento e sussidiarietà
Il Ministero degli Affari Esteri eroga finanziamenti agli Enti gestori locali per le attività di cui all'art.2 anche per il supporto alle iniziative di formazione dei docenti del personale tecnico e amministrativo addetto alla gestione delle iniziative attivate secondo gli indirizzi della DGIEPM. Tali finanziamenti non vengono erogati a quegli Enti o a quelle attività che non risultino sottoposte a procedure di accreditamento e certificazione. I finanziamenti verranno erogati dal Ministero degli Affari Esteri anche tenendo conto della compartecipazione finanziaria degli Enti alla realizzazione delle diverse attività. La DGIEPM, peraltro, è autorizzata ad assicurare azioni e interventi diretti in aree regionali e per tipologie di attività rispetto alle quali si renda necessario un intervento sussidiario diretto. Tali interventi sussidiari non dovranno superare un terzo delle disponibilità finanziarie assegnate, e faranno riferimento, in particolare, alle attività indicate alle lettere f,g,h di cui al precedente art.2, comma 1. Tutte le azioni, i servizi o gli interventi che abbiano carattere generale e di collegamento, di interesse trasversale alle specifiche azioni di piano; ovvero che consentano l'ottimizzazione dei costi e dei benefici in conseguenza dell'adozione di impianti e metodologie avanzati per l'informazione, la comunicazione e la formazione a distanza sono da considerarsi azioni sussidiarie dirette, in quanto tali erogate dalla DGIEPM. La DGIEPM stipula convenzioni annuali con gli Enti gestori delle attività, solo in presenza di fidejussione da ciascun contraente assicurata alla convenzione medesima normata da uno specifico regolamento.
Art.8
Contributi degli utenti
Configurandosi l'insieme delle attività, delle iniziative e dei servizi di cui alla presente legge come servizi alla persona, la qualità di fruizione di detti servizi poggia sulla consapevole partecipazione degli utenti alle finalità e ai risultati degli stessi. Nel rispetto della normativa in materia di diritto allo studio, la partecipazione degli utenti avverrà secondo indici di contribuzione proporzionati al reddito e al bisogno. E pertanto i costi per ciascuna delle attività formative, iniziative o servizi erogati verranno determinati tenendo conto:
a) della quota di contribuzione da richiedersi agli utenti, determinata annualmente dalla DGIEPM, previo avviso delle Rappresentanze diplomatiche e degli Uffici consolari competenti, proporzionati al reddito, al bisogno e al merito e secondo le indicazioni risultanti annualmente dai singoli piani-paese;
b) di indici di comparazione con le tasse di iscrizione proposte da altri Paesi per servizi, attività formative o iniziative analoghe;
c) della onerosità dei servizi di certificazione o di riconoscimento di crediti formativi.
Titolo II
Modalità e criteri di attuazione
Art.9
Costituzione di un sistema formativo integrato
Il Ministero degli Affari Esteri, per il tramite della DGIEPM assicura, attraverso l'articolazione complessiva delle sue attività di programmazione di indirizzo e di controllo, un'offerta formativa differenziata per soglie di competenza, coordinata entro un sistema curricolare ad alto tasso di percorribilità da parte dei suoi utenti.
Tale offerta formativa non riguarda le offerte formative proprie dell'ordinamento scolastico italiano di competenza della DGPCC. La DGIEPM emana i conseguenti ordinamenti didattici e, d'intesa con il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e il Ministro per gli Italiani nel Mondo, cura:
a) la messa a punto di un sistema curricolare caratterizzato da esplicite sinergie tra i diversi interventi di formazione linguistica, culturale e di sostegno all'integrazione delle comunità italiane all'estero;
b) la valutazione della sua efficienza ed efficacia, e l'incremento del suo grado di penetrazione nei sistemi formativi dei contesti regionali o nazionali di riferimento;
c) l'attuazione di un sistema di crediti formativi che ottemperi alle condizioni e agli obiettivi indicati precedentemente e che risulti spendibile, nei diversi contesti scolastici o lavorativi di riferimento, dagli interessati;
d) l'identificazione e l'attuazione di un quadro progressivo di certificazione delle attività di formazione linguistico-culturale e di sostegno all'integrazione che risulti compatibile con i differenti sistemi scolastici e lavorativi locali.
Art.10
I coordinatori dei servizi locali o regionali di integrazione e sostegno
Allo scopo di favorire e sviluppare una rete di coordinamento e di integrazione che assicuri visibilità reciproca alle diverse tipologie di intervento, nonché consenta tempestività di decisione, é istituito presso ciascun Consolato o presso ogni Ambasciata con competenza consolare un Ufficio di coordinamento delle attività formative, degli interventi e dei servizi promossi dalla DGIEPM per la promozione ed il sostegno delle comunità italiane all'estero e dei cittadini stranieri iscritti in apposite anagrafi, candidati ad emigrare in Italia. Presso gli Uffici consolari ai quali è affidata l'amministrazione delle iniziative delle attività di cui all'art. 2, è assegnato un contingente di dirigenti scolastici per lo svolgimento delle funzioni di coordinamento e di assistenza tecnica ai quali viene affidato l'incarico dalla DGIEPM in base alla normativa vigente. Detto contingente è determinato annualmente con decreto del Ministro degli Affari esteri, di concerto con il Ministro dell'Istruzione Università e Ricerca, con il Ministro dell'Economia e con il Ministro degli Italiani nel Mondo.
Il personale di cui al comma 2 del presente articolo è collocato fuori ruolo con provvedimenti adottati dall'amministrazione di appartenenza, di concerto con il Ministero degli Affari esteri e con quello dell'Economia. Ad esso sono affidate mansioni corrispondenti alla qualifica e al profilo professionale di appartenenza. Il servizio prestato ai sensi del presente articolo che avrà, salvo conferma, durata triennale è valido a tutti gli effetti come servizio di istituto nel ruolo di appartenenza. Il coordinatore, coadiuvato da personale locale a contratto, risponde direttamente al Titolare dell'Ufficio consolare per le iniziative di coordinamento, e progetta d'intesa con il medesimo la pianificazione e lo sviluppo delle attività medesime. Il personale di cui al presente articolo potrà essere destinato all'estero soltanto dopo aver frequentato un corso pre-posting organizzato dalla DGIEPM in collaborazione con Università italiane.
Art.11
Coordinatori dei servizi presso le Rappresentanze diplomatiche
Presso 12 Rappresentanze diplomatiche dei Paesi in cui si attuano le suddette iniziative linguistico-culturali e formative, scelte con apposito decreto del Ministro degli Affari Esteri è assegnato un contingente di dirigenti scolastici ai quali viene affidato l'incarico dalla DGIEPM in base alla normativa vigente. A loro è conferito il compito di coordinare l'attività e le iniziative realizzate nelle dipendenti circoscrizioni consolari. Detto contingente è determinato annualmente con decreto del Ministro degli Affari esteri, di concerto con il Ministro dell'Istruzione Università e Ricerca, con il Ministro dell'Economia e il Ministero per gli Italiani nel Mondo.
Il personale di cui sopra è collocato fuori ruolo con provvedimenti adottati dall'amministrazione di appartenenza, di concerto con il Ministero degli Affari Esteri e con quello dell'Economia. Ad esso sono affidate mansioni corrispondenti alla qualifica e al profilo professionale di appartenenza. Il servizio prestato ai sensi del presente articolo che avrà, salvo conferma, durata triennale è valido a tutti gli effetti come servizio di istituto nel ruolo di appartenenza.
Il coordinatore, coadiuvato da personale locale a contratto, assunto e gestito dalla DGIEPM, risponde direttamente al Titolare della Rappresentanza diplomatica per le iniziative di coordinamento, e progetta d'intesa con il medesimo la pianificazione e lo sviluppo delle attività medesime. Il personale di cui al presente articolo potrà essere destinato all'estero soltanto dopo aver frequentato un corso pre-posting organizzato dalla DGIEPM in collaborazione con Università italiane.
Art.12
Ordinamenti didattici, programmi, esami e titoli di studio
Con disposizioni specifiche e successive, la DGIEPM provvede a rivedere, aggiornare ed integrare secondo i principi di cui all'art. 9 i programmi e gli ordinamenti didattici dei corsi e degli interventi formativi attivabili anche per l'età prescolare, le procedure d'esame e le modalità di riconoscimento dei titoli di studio, d'intesa con il Ministero dell'Istruzione dell'Università e Ricerca e con le competenti Autorità locali. Si avvale, a tale scopo, delle migliori competenze scientifiche e tecniche individuabili sia in Italia che all'estero, favorendo con ciò una peculiare e progressiva internazionalizzazione dei curricoli formativi e dei metodi didattici.
Art.13
Ricerca e sviluppo
Allo scopo di assicurare una costante riflessione critica sulle attività e sulle iniziative programmate, attuate e monitorate, la DGIEPM è autorizzata ad utilizzare fino all'8 % del suo stanziamento annuale di bilancio per condurre, d'intesa ovvero in convenzione con Università, Istituti di ricerca, Enti pubblici e privati, italiani e stranieri, studi, ricerche e sperimentazioni finalizzate alle attività di monitoraggio e di valutazione degli interventi.
Art.14
Personale docente e formativo
Il personale docente è assunto in loco con contratto di diritto privato dagli enti gestori delle attività linguistico-culturali e formative sulla base della normativa locale. La DGIEPM predispone un piano triennale di formazione in servizio e di aggiornamento dei docenti che di anno in anno viene adeguato alle specifiche esigenze locali. Tale piano viene attuato con la collaborazione di Università e Istituti di formazione italiani e stranieri. La DGIEPM istituisce centri di formazione e aggiornamento in loco per docenti di italiano all'estero e formatori, anche d'intesa con Università italiane e straniere. Ciascun docente partecipa almeno ad un intervento formativo nell'arco del triennio.
Art.15
Certificazione e accreditamento del personale docente e formativo
Il personale docente viene assunto dagli enti gestori sulla base di criteri generali di selezione stabiliti dalla DGIEPM la quale si avvale della collaborazione di strutture di formazione dei docenti istituite presso Università italiane e dei centri di formazione di cui all'art.14, sentite le Rappresentanze diplomatiche e gli Uffici consolari. Detto personale può essere reclutato anche tra il personale docente di ruolo in Italia, in regime di aspettativa e con onere a carico dell'ente gestore. Il periodo trascorso in tale aspettativa è valido, a tutti gli effetti, come servizio d'istituto nella scuola. Le selezioni hanno luogo in ciascuna circoscrizione consolare a cura di una Commissione istituita dal Console che la presiede ed di cui faccia parte come membro di diritto il Dirigente scolastico operante presso l'Ufficio consolare, previsto dall'art.10. Nelle sedi in cui opera soltanto la Rappresentanza diplomatica, alla Commissione di selezione partecipa come membro di diritto il Dirigente scolastico previsto dall'articolo 11. Il superamento della selezione dà diritto all'iscrizione in un elenco non graduato di idoneità, redatto dalla Commissione. Gli enti gestori possono liberamente scegliere all'interno di detto elenco il personale con cui stipulare contratto di diritto privato. I suddetti elenchi vengono aggiornati ogni triennio e, comunque, ogni qualvolta si presenti la necessità di reperire personale docente.
Art.16
Norme transitorie ed esecutività
L'attuale contingente di dirigenti scolastici in servizio nelle attività linguistico-culturali per le comunità italiane all'estero, giuridicamente dipendente dalla DGPCC e funzionalmente dipendente dalla DGIEPM, passa con effetto immediato, alle dipendenze giuridiche e funzionali della DGIEPM. Il personale docente e personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) di ruolo in servizio nelle attività linguistiche-culturali per le comunità italiane all'estero, giuridicamente dipendente dalla DGPCC e funzionalmente dipendente dalla DGIEPM, viene assorbito gradualmente a partire dall'anno scolastico successivo all'entrata in vigore della presente legge, nelle attività gestite dalla DGPCC, comportando una contestuale riduzione del contingente del personale docente e ATA stabilito ai sensi del decreto legislativo n. 297/1994, art. 639. La presente legge è immediatamente esecutiva. (aise)
giovedì, luglio 10, 2003
Il segnalibro dell'APCANTESIGNANI DI INDIANA JONES/ Una mostra all'Istituto italiano di Cultura del Cairo
Paola Caridi
Il Mattino online, 10 luglio 2003
«Io non voglio mettere a pericolo la sua salute, e credo che una breve gita Napoli-Alessandria-Cairo con l''Esperia' e un breve soggiorno al Cairo di otto-dieci giorni non potrebbe recarle danno». Correva la fine dell'anno 1937. Dicembre, per la precisione. Mese freddo in Italia, ma anche in Egitto. A consigliare quella che viene definita una "breve gita" è Medea Norsa, papirologa. Destinatario, un suo collega, Evaristo Breccia, per venticinque anni il direttore del Museo greco-romano di Alessandria d'Egitto.
Breccia rispose con un gentile rifiuto, alle pressioni di Medea Norsa, la collaboratrice fedele di un altro nome illustre della papirologia, Girolamo Vitelli. Non perché lo spaventasse la fatica, lui che a far l'archeologo in Egitto aveva trascorso oltre tre decenni. È che la sua salute non era ancora al massimo. Non era trascorso ancora un anno dal gennaio di quello stesso 1937, quando all'Ospedale italiano del Cairo (che, per inciso, tra qualche mese festeggia i cento anni di attività) gli avevano riscontrato una broncopolmonite bilaterale. Breccia aveva, insomma, lottato tra la vita e la morte per una malattia contratta durante la campagna di scavo ad Antinoe. Alla ricerca, soprattutto, di papiri. Se possibile letterari. «Un tempo infernale: nubi nel cielo, freddo come in Egitto non ho sentito mai, vento violentissimo», scrive la Norsa. E Breccia «per restare al suo posto sugli scavi durante questa settimana di tempo indiavolato s'è ammalato gravemente». La disavventura di Breccia era di quelle eccezionali. Non era all'ordine del giorno prendersi una polmonite e vedere così la morte da vicino, neanche per quegli archeologi che a cavallo tra Ottocento e Novecento vissero l'epoca pionieristica degli scavi. L'aura da Indiana Jones, insomma, poco si addice a personaggi come i protagonisti del nostro epistolario, in questi giorni in mostra all'Istituto italiano di Cultura del Cairo assieme alle altre lettere che Breccia aveva scritto alle personalità più importanti dell'archeologia italiana.
A guardare in superficie le foto un po' seppiate degli scavi che si compirono tra anni Venti e Trenta nel Fayyum, a Sud della capitale egiziana, c'era ben poco di avventuroso - per esempio - nell'abbigliamento borghese della Norsa e di Breccia. Cappello ben calcato e lungo cappotto orlato di pelliccia, per lei. Soprabito bianco, guanti e bastone per lui.
L'abbigliamento borghese, assieme al fisique du role poco atletico, sono però solamente maschere, veli che coprono quel virus dell'avventura che aveva, invece, attecchito. Pur senza il fascino di Harrison Ford. Ma tanto profondamente da far prendere l'«Esperia» e tutte le navi in rotta nella prima metà del Novecento verso i siti archeologici di buona parte del Mediterraneo a una folta pattuglia di studiosi italiani. Dalla Grecia all'Albania, dalla Turchia al Medio Oriente tutto, sino all'Egitto. Disposti, tutti i ricercatori delle antiche vestigia, a sobbarcarsi la quotidianità di una vita difficile. Anzitutto dal punto di vista logistico, igienico, sanitario. Sull'altro piatto della bilancia, molto attaccamento ai propri studi e pochi soldi. Perché, anzi, il reperimento dei fondi necessari a compiere le campagne di scavo archeologiche, ieri come oggi, era un lavoro a parte che occupava la mente e i giorni degli studiosi. I carteggi esposti al Cairo, nella mostra documentaria «Annibale Evaristo Breccia in Egitto», sono uno spaccato a volte impietoso della complessa vita di un archeologo nella prima metà del Novecento. Diviso tra impegni di diverso colore e fatiche. Le questioni burocratiche con i committenti italiani e con le autorità egiziane, per esempio. E poi la lotta strenua per acquisire le concessioni di scavo contro le squadre di archeologi battenti bandiera francese, inglese, americana, tedesca, in genere più danarosi e meglio protetti.
Lo spirito di avventura spingeva a scavare cumuli e cumuli di sabbia - secondo le parole di Breccia - "come i fellachin", come i contadini lungo il Nilo. Una fatica improba che poteva anche non essere ripagata di alcuna soddisfazione. Se non quella di qualche frammento di papiro di poca importanza. "L'insalata", come la chiamavano in gergo Breccia e Norsa nel loro epistolario. Un rischio da correre sempre e comunque. E per il quale superare ostacoli che, a prima vista, potevano anche apparire insormontabili. Come la tomba di un santone, Ali Gamman, costruita sopra un kom e poi lasciata alla deriva del vento e della sabbia. Per sfortuna di Ali Gamman, in una zona preziosissima per gli egittologi com'era Ossirinco.
Breccia combattè una dura lotta di oltre due anni contro Ali Gamman. O meglio, contro coloro che ostacolarono per molto tempo lo spostamento della sua tomba non tanto per motivi religiosi, quanto per lucrare. Sino a che, nel marzo del 1932, Breccia poteva scrivere: «In questo momento oltre 500 soldati e tutte le autorità della provincia di Minia accompagnano nella nuova tomba le presunte ossa del presunto santone! Speriamo che sia finita e che ci lasci in pace. Potenza dei preti e dei sacrestani». Ma la paura di quello che avrebbe trovato sotto la tomba di Ali Gamman riafforava anche in una lettera che, sino a quel punto, trabordava soddisfazione. «Il guaio sarebbe se adesso non trovassimo un accidente». E in effetti Ali Gamman continuò a perseguitare Breccia ancora per qualche giorno. «Sarà anche questa una vendetta di Ali Gamman. E speriamo - racconta lo studioso - che sia l'ultima. Da mercoledì tira un maledettissimo vento che ci fa vivere tra le nuvole per il quanto il cielo sia d'un azzurro perfetto e incantevole. Perciò lavoriamo (e il vento ci aiuta) a togliere soltanto la terra smossa». La fatica di Ossirinco, però, fu alla fine premiata. Generosamente. Con frammenti preziosissimi di Eschilo, Callimaco, Sofrone, Cratino, Aristofane.
Una scommessa vinta. Un'vventura indimenticabile. Un pezzo di vita indelebile. «Ricorda il Natale a Luxor, con l'lbero di Natale nel bel mezzo della grande sala da pranzo? Come sembrano tempi di favola i giorni del Cataract Hotel». Era il 1946, e la vecchia Medea Norsa scriveva al vecchio Breccia mentre l'Italia si leccava ancora le ferite del secondo conflitto mondiale. L'epopea degli archeologi, e in particolare di Breccia in Egitto, era finita. Finito il tempo in cui l'allora direttore del museo greco-romano di Alessandria accompagnava l'allora re d'Egitto Fuad in una sua "gita" all'oasi di Siwa, ai confini col deserto libico. Una gita del 1928 immortalata dagli scatti di una macchina fotografica e anche di una cinepresa, in un film raro conservato nell'archivio Breccia dell'università di Pisa. Finito anche il tempo in cui un re, come Fuad, minacciava di chiamare Mussolini perché un archeologo, Breccia, non lasciasse l'Egitto per tornare a insegnare all'niversità in Italia. «Prima di fare un altro Breccia qui - scrisse il rappresentante italiano al Cairo, Roberto Cantalupo - ci vogliono dieci anni o più».
Il segnalibro dell'APCSEMESTRE ITALIANO/ TOSCANA/ LA REGIONE OSPITERA’ AD OTTOBRE I DUE MEETING DEI 25 MINISTRI EUROPEI DELLA CULTURA E DELLO SPORT
FIRENZE\ aise\9 luglio 2003 - "La Toscana è lieta di mettere a disposizione una delle sue più belle ville medicee per ospitare i 25 ministri europei che si riuniranno in occasione dei due vertici informali sulla cultura e sullo sport previsti tra gli eventi della presidenza semestrale italiana dell'Ue". Così l'assessore regionale alla cultura, Mariella Zoppi ha commentato la decisione della Regione di organizzare nella Villa Medicea "La Ferdinanda" di Artimino, a Carmignano (Po), i due vertici internazionali previsti per i primi giorni di ottobre. Proprio per registrare questa disponibilità e definire i particolari dell'evento l'assessore ha incontrato ieri il ministro dei beni culturali, Giuliano Urbani.
"Ai due incontri di ottobre - continua l'assessore Zoppi - parteciperanno tutti i ministri alla cultura, ai media ed allo sport dei Paesi dell'Unione europea, compresi quelli dei dieci nuovi paesi ammessi. I temi discussi saranno particolarmente cari alla Toscana: si spazierà dalle politiche culturali al ruolo educativo giocato dallo sport. La scelta, come sede dell'incontro, della Villa 'dei cento camini' a Carmignano è simbolica: i ministri conosceranno una Toscana che non è solo terra di grandi città d'arte, ma è cultura, bellezza, storia e tradizione diffusa nel territorio e ad esso strettamente collegata". I due meeting dei ministri europei si terranno i primi di ottobre: quello dedicato alla cultura è fissato per l'1 e 2 ottobre, mentre l'altro si svolgerà, a seguire, i giorni 2 e 3. (aise)
mercoledì, luglio 09, 2003
Il segnalibro dell'APCL'Opinione, Mercoledì 9 luglio 2003
Una mosca bianca a Bruxelles
di Barbara Alessandrini
Intellettuale, impegnata, pervicace lavoratrice, femminile e accattivante, lib-lab. Insomma, una eccezione chiamata Pialuisa Bianco. Parla di sé stessa con controllata passione e scrive, editoriali e libri, con compiaciuta consapevolezza. E’ di modi attenti e garbati ma mai affettati. E in questo momento sta per portare questo suo bagaglio a Bruxelles dove guiderà l’Istituto italiano di cultura, animata dal medesimo “spirito di squadra” che l’ha contraddistinta durante i suoi precedenti incarichi di responsabilità a livello giornalistico. Affiora una punta d’orgoglio quando racconta di provenire da una famiglia di studiosi che le ha inculcato “la perversione secondo cui qualunque fosse stato il lavoro o l’impegno scelto per qualificare la mia vita avrebbe dovuto essere una forma di studio”.
E’ proprio sicura quando usa il termine perversione?
Dico perversione perché si tratta di una visione da intellettuale che non sempre ha attinenza con il corso della vita.
Non ha intrapreso da subito la strada umanistica?
No, infatti negli anni settanta mi iscrissi alla facoltà di fisica della Sapienza affascinata dall’impianto logico e razionale della scienza.
Fino a quando…
Fino a quando, a fine novembre, uscendo dal laboratorio, iniziai per curiosità a seguire le lezioni di filosofia del prof. Lucio Colletti. All’epoca era il più importante intellettuale italiano e suscitava molto clamore negli ambienti culturali perché aveva già superato la fase marxista. Nel 1974 in una celebre intervista in cui consacrò il suo distacco dal marxismo, riconosceva di aver speso la propria vita nell’inseguire delle chimere di cui, da allora, si impegnò a rendere corposa la demolizione. Le sue lezioni erano affascinanti. Quando tutti gli intellettuali facevano sfoggio di marxismo, non avendo mai letto una pagina del Capitale e delle teorie sul plusvalore, Colletti, testi alla mano, riscopriva il filone critico, iniziato nell’800, che considerava Marx un’analista scientifico e un profeta che aveva scambiato le sue aspirazioni con ciò che si realizzava nel corso storico. Colletti era un personaggio di grande fascino, intelligenza, chiarezza e limpidezza ed io, allora ragazzina, ero distonica al parterre generazionale che mi circondava.
Era una sorta di mosca bianca attirata dalla mosca cocchiera.
In realtà partecipavo alle iniziative del mondo studentesco. Ma sempre, come ripeto, con una nota distonica. Andavo ai cortei con le scarpette da danza nella borsa di cuoio. Il fatto di preferire le quotidiane tre ore di dura disciplina della danza classica mi teneva lontano dalle gonnone a fiori. Non amavo le semplificazioni ideologiche.
E’ sulla scia di questa avversione per le semplificazioni che si consolidò il suo rapporto con Lucio Colletti?
Sì. Ma c’è un episodio significativo che consacrò il mio distacco dal mondo studentesco. Già seguivo le lezioni di Colletti, quando in uno dei collettivi della facoltà di filosofia qualcuno mi chiese perché, essendo una sua allieva, non perorassi con lui la causa del 27 politico. Fu la goccia che mi fece chiudere i ponti con questo humus. Sebbene io sia una passionale non mi piace il partito preso né l’engagement perché così detta il catechismo del momento. Ancora iscritta a fisica, continuai a seguire le lezioni di Colletti finché realizzai che la mia strada era lì e che avevo la possibilità di rielaborare un mondo cui non mi sentivo di appartenere pur facendone parte storicamente.
Quanta influenza ha esercitato il suo ambiente familiare su questo senso di estraneità culturale, considerando che la ribellione alla famiglia era una sorta di must all’epoca?
La mia famiglia era di cultura liberale ed io e mio fratello, che oggi è cattedratico alla Sapienza di anatomia patologica di fama mondiale, non rinunciavamo alla contestazione. Leggevamo il Manifesto, l’Unità ecc. Ma, ciò che ha senz’altro inciso sulla nostra crescita, è l’arguta diligenza con cui mio padre la mattina faceva inserire nella mazzetta familiare i quotidiani di sinistra non senza prima averli sfogliati e commentati a margine.
Esercitando così su di voi una sorta di pacato indirizzo…
Sì. Mi ricorderò sempre quando vicino ad un titolo che decantava il successo dei modelli industriali alternativi in Unione Sovietica, si leggeva l’annotazione di mio padre: “Peccato che i bambini facciano colazione senza il burro”. La formazione liberale dei miei significava appunto capire che non andava contrastata la tendenza dell’epoca e le aspettative per le futuribili meraviglie che attendevano noi giovani. Purtroppo i miei genitori sono morti precocemente e non hanno fatto in tempo ad avere una figlia adulta con cui poter oggi ricordare, seduti nel mio giardino, i tempi di quelle letture critiche. Mi piacerebbe ascoltare mio padre commentare uno degli articoli che scrivo.
Parliamo della sua conversione.
Mi convinsi, in breve, che in Colletti avevo intercettato un personaggio decisivo. Da lui arrivavano una ventata di idee che non sentivo da nessuno. Cambiai facoltà di nascosto non perdendo l’anno, anzi continuando a dare gli esami di fisica per due anni. Volevo tenere sotto traccia questa scelta che non avrebbe entusiasmato i miei genitori. Quando la comunicai loro mi sentii dire da mia madre: “Vuoi acchiappare nuvole per tutta la vita”.
Preoccupazione di mamma ma previsione inesatta. Nella sua vita professionale ha fatto di tutto fuorché acchiappare nuvole. E comunque tutto questo dice molto sul suo carattere.
Sono una persona che ha fatto sempre scelte nette, a volte sbagliando.
Non posso dire che mai qualcuno mi abbia forzato, ma nemmeno portato a scegliere qualcosa. Il che mi ha reso cosciente e orgogliosa dei miei errori. I bravi non sono quelli che non sbagliano, ma quelli che non devono incolpare o ringraziare nessuno. Il lascito della mia famiglia è stato di farmi crescere in un ambiente raffinato, di grande levatura culturale e di avermi dato gli strumenti perché io potessi precocemente emanciparmi.
Ha lasciato presto casa sua?
Sono andata ad abitare da sola a sedici anni. Dopo una settimana piangevo. Non sapevo farmi nemmeno un caffè. Si rompeva lo scaldabagno, dovevo andare a pagare le bollette. In più dovevo studiare. Ma non tornai indietro. Impietosita, mia madre mi fornì di una governante per riordinare la casa.
Un corso di sopravvivenza in una giungla dorata, insomma.
Mi trovavo in una condizione di grande privilegio. I miei mi seguivano a distanza. Ma venivo responsabilizzata. Imparai che la disciplina non può essere eterodiretta. Inizialmente avevo sempre casa piena di amici, fino alle cinque di mattina. Ma di fronte alle cicche nei posacenere e ai bicchieri sporchi mi chiesi perché mai dover perdere tempo fino a notte inoltrata. Stabilii che bastava far bisbocce fino alle undici.
Tra un’alzata di gomito in compagnia e un confronto con gli amici gli esami volarono. Ma come è avvenuto il salto nel mondo del lavoro?
Pensavo di diventare una studiosa a tempo pieno, ho fatto la giornalista. Sono incline a rimettermi in gioco e a ricominciare continuamente.
E come iniziò a muovere i primi passi nel giornalismo?
In modo occasionale. Generazionalmente mi sono trovata in una fase in cui l’accesso alla docenza universitaria era bloccato per motivi sindacali. Un fermo durato 15 anni. Ma io avevo intrapreso gli studi per l’esigenza di provare a rispondere ad interrogativi che mi ponevo, insomma volevo cavare il ragno dal buco. Tanto che per la stesura della tesi intrapresi un lungo itinerario. Ero ancora studentessa quando ho iniziato a collaborare con varie riviste. Una di queste si chiamava “Il Leviatano”.
Rivista il cui editore, Giulio Savelli, sarebbe poi diventato suo marito.
Esatto. Gli intellettuali che si raccoglievano intorno a questa rivista erano eterogenei. “Il Leviatano” nasceva dal confronto tra la cultura liberale tradizionale e i transfughi del marxismo, il cui primo esponente era stato Colletti.
Ricordiamo qualche nome di punta del “Leviatano”.
Rosario Romeo, Enzo Bettizza, poi Ernesto Galli della Loggia, e Paolo Flores. E ancora Alberto Ronchey e Aldo Garosci, allora già vecchissimo. Io andavo alle riunioni di questo gruppo e mi sentivo come in un quadro intitolato “Susanna e i vecchioni”.
Ma Susanna-Pialuisa teneva testa anche ai vecchioni…
Mi divertiva molto l’idea che a questa studentessa con la treccia venisse concessa l’illusione di partecipare alla pari in un consesso di santoni della cultura italiana.
Poi arrivò “Mondo operaio”.
Negli anni ‘80 “Mondo operaio” era un cenacolo di cultura riformistica. Il direttore era Federico Coen. Sono gli anni di Craxi, quando divenne la culla dei Lib-Lab.
E allora torniamo alla rivista del suo futuro marito.
Rimasi colpita da una sua rubrica su Panorama. Un articolo si intitolava: “Macché compagno, mi dia del signore”. Allora il clima culturale imponeva il tu d’obbligo. Immagini, a un certo punto salta su questo signore che dice “piantatela di darmi del tu datemi del lei e quando diverremo amici ci daremo del tu”. Era una testimonianza di insofferenza verso gli stereotipi della cultura che affratellavano l’intellighenzia di allora.
Come tratteggerebbe il suo datore di lavoro di allora?
Savelli era un personaggio sulfureo e mefistofelico. Era stato l’editore dell’estrema sinistra e negli anni settanta aveva rotto con la tradizione culturale corrente ma negli anni settanta aveva rotto con essa e con la sua casa editrice che continuava ad esserne il referente. Giulio fu uno dei primi transfughi. Quando il Leviatano diventò settimanale scrisse un editoriale in cui si dichiarava “sicuro che molti la pensano come noi”. Come, cioè, chi aveva capito che l’ideologia non funziona e che c’era molto da revisionare. Il prezzo di queste dichiarazioni era il bando dalla comunità intellettuale.
L’infervorata ragazza rispose all’invito?
Sì. Passai tre giorni a spremermi le meningi per scrivere un articolino e una lettera in cui dicevo al direttore che ero una di quelli cui si era rivolto. Pensai più ad un messaggio nella bottiglia nell’oceano per la verità. Invece la segreteria del giornale mi telefonò per dirmi che Savelli mi stava cercando. Mi ringraziò per l’articolo e mi chiese di cosa mi occupassi. Avrei dovuto dirgli che ero una studentessa, elusi la domanda ci incontrammo e mi presentai con le scarpette da danza in borsa. Lui mi apparve un tranquillo signore di mezza età. Invece era poco più che un giovanotto. Ci intrattenemmo a parlare di storia, di marxismo e di quotidiani.
Verrebbe da dire “l’audacia premiata”.
Tenga presente che io ero un’allieva di Colletti e la cosa più semplice sarebbe stata quella di domandare a lui di condurmi in questo cenacolo. Ma sono orgogliosa e preferisco un no in faccia che un sì per l’intercessione di altri. Da quel momento divenni collaboratrice a tempo pieno della rivista. Questo fu il primo impatto con mio marito con cui mi fidanzai molto tempo dopo.
La cosa che le piacque di più in suo marito?
L’intelligenza fulminante anche un po’ giocherellona.
Nel frattempo mise un piede anche nel mondo radiofonico.
Anche qui fu un caso. Avevo scritto alcuni articoli sul cosiddetto liberal-socialismo, riscoprendo personaggi allora trascurati come Von Hayeck. Un giorno mi telefonò da Radio3 il curatore di una trasmissione culturale, Di Rienzo, che mi proponeva di preparare tre puntate. Lo feci e andai in vacanza. Le trasmissioni andavano in onda in agosto alle tre del pomeriggio. Nemmeno io le ascoltai. Però, in autunno il direttore di rete, Enzo Forcella, mi offrì di collaborare stabilmente, in un rotocalco di donne, cosa che io detestavo. Andai nella fossa dei leoni. Mi sentivo un’aliena, consideravo il femminismo solo una forma di fondamentalismo. Ma ebbi un rapporto molto simpatico con professioniste in gamba come Marina Tartara, Franca Fossati, Licia Conte, Silvia Neonato e Silvia Garroni. Diventai la conduttrice del programma e mi divertii moltissimo in questo giornale confezionato da una squadra femminile. Riuscii ad intervistare una mafiosa mandata al confino. In seguito ottenni una trasmissione mia di inchieste economiche che durò tre anni.
Pialuisa Bianco scrittrice. Lei è autrice di libri impegnativi e di successo: “La lunga marcia dei pop-comunisti”, “Elogio del voltagabbana” e “La zattera del naufrago”. Il più provocatorio è stato il secondo. Perché tanto interesse ai voltagabbana?
Perché voltagabbana è una parolaccia usata per ferire gli avversari politici. La fedeltà nella politica è priva di senso perché la politica delle democrazie si basa sul consenso in libera scelta, dunque sulla variabilità delle opinioni. La fedeltà attiene all’amore, alla religione ed alla guerra.
Il tradimento è quindi una virtù?
E’ la linfa dell’evoluzione umana. Sono le variazioni, anche gli errori che spingono l’evoluzione. Per coloro che pensano che tutto sia tradizione basta ricordare che tradizione e tradimento hanno lo stesso etimo. Entrambi derivano dal latino tradere, che significa consegnare. E non esiste un pezzo del nostro patrimonio tradizionale che, per essere tramandato, cioè consegnato alle generazioni, non sia stato interpretato, modificato e dunque tradito.
Il rapporto con la tradizione ricorre anche nel suo ultimo libro “La zattera del naufrago”?
Un capitolo fondamentale della cultura occidentale è la storia di Giuseppe e i suoi fratelli riscritta da Thomas Mann. Il tentativo di Mann era quello di ricostruire le basi della tradizione occidentale attraverso la storia di Giuseppe. Giuseppe è il modello dell’umanità: bello, forte, intelligente e predestinato. Ma anche legato all’interpretazione delle scritture e al mandato dei padri. Mann fa di lui uno di noi, insicuro, incline ai tentennamenti. Il culmine di questa incertezza lo raggiunge quando, caduto in schiavitù in Egitto, incontra la bella moglie di Potifar che lo concupisce fino a quando lei lo attira al suo letto. Mann a questo punto scrive: “Giuseppe era pronto”. Vuole dire che era virilmente pronto. Ma scappa e nelle mani di lei, che esclama “Ho visto la tua potenza”, resta il suo mantello. Il significato di questo brano è che rispetto alla tradizione e all’insegnamento dei padri siamo sempre noi a decidere quando è il momento di andare o meno, nessun precetto te lo può dire in anticipo.
Tradotto nell’ambito politico…
La volubilità degli elettori è il fulcro della democrazia. Prendiamo l’esempio della storia inglese e di quella francese. Non c’è democrazia moderna, dal bipartitismo perfetto di stile anglosassone al modello uscito dalla rivoluzione francese, che non si sia perfezionata attraverso le reciproche infedeltà degli adepti dei vari partiti politici.
Tutti voltagabbana allora?
Tutti voltagabbana, turncoat per gli inglesi, girouettes per i francesi. La differenza è che mentre le tradizione scaturita dalla rivoluzione francese ha trattato per duecento anni uno straordinario inventore della politica francese, come Talleyrand da voltagabbana opportunista e traditore, la tradizione anglosassone ci ha tramandato Lord Shaftesbury, o il conte Halifex e lo stesso Churchill che cambiarono partito più volte come dei grandi statisti. La democrazia anglosassone ha digerito il problema del tradimento duecento anni fa, la democrazia continentale ancora no. Tuttora viene pubblicato in Francia il “Dictionnaire de girouettes”, la cui pubblicazione risale al 1815. E’ il nodo dello schieramento manicheo. La società italiana, addirittura, non l’ha digerito affatto.
Perché?
Perché neppure la nascita della Repubblica significò una vera riconciliazione perpetuando un clima da sub guerra civile fino ai giorni nostri. Sono i voltagabbana che zoppicano di qua e di là a garantire la legittimazione reciproca.
E’ la tesi sofisticata che non tutti hanno interpretato in modo corretto. Ricordo però un lungo intervento di Paolo Mieli sulla Stampa che gliene dava atto.
Paolo Mieli, Sergio Romano, Galli della Loggia, insomma gli studiosi veri, non hanno frainteso. Ma la parola richiama un concetto negativo e qualcuno mi ha perfino accusato di difendere la figura dell’opportunista politico che invece depreco. Attribuire basse motivazioni a chi cambia partito serve a squalificarlo. E’ successo a tutti coloro che si sono allontanati dal comunismo. Colletti vedeva scritto sui muri della facoltà: “Picconate Colletti”. La difesa del voltagabbana è quindi la difesa della libertà di dissentire. E trovo singolare che si siano difesi tanto i dissidenti dell’Est senza capire questa basilare regola della democrazia occidentale.
La destra ha difeso i dissidenti dell’Est senza applicare questa basilare regola della democrazia occidentale.
Si tratta della storica contrapposizione tra l’approccio pragmatico anglosassone e quello ideologico europeo. In America, naturalmente, vale la tradizione anglosassone.
Pensi che mentre usciva il mio libro negli Stati Uniti un senatore repubblicano, Jeffords, decisivo per il partito del presidente, cambiò campo e Bush non gli dette del traditore, sebbene quella decisione procurò la perdita della maggioranza. Lo ringraziò per aver passato trent’anni nel partito repubblicano e gli fece gli auguri per la sua nuova vita politica. Ciò detto io sono per l’alternanza e perché i governi cadano per via elettorale e non per manovre parlamentari.
Quindi l’attuale sistema italiano va corretto?
Mi auguro che il nostro sistema parlamentare venga rapidamente corretto perché governi di legislatura siano, anche istituzionalmente, certi. Trovo che la nostra classe politica se la sia cavata a buon mercato incolpando della caduta dei governi i traditori, senza approntare quelle riforme istituzionali che l’avrebbero impedito.
Tornando alla sua esperienza giornalistica, lei è stata il primo direttore donna di un quotidiano, “L’indipendente”. Come ci arrivò?
Anche qui un caso. Avrei dovuto trasferirmi al Giornale con Vittorio Feltri, invece mi fu offerta la direzione de l’Indipendente. All’epoca ero il capo della redazione romana.
Perché aveva seguito Feltri dall’Europeo all’Indipendente?
All’Europeo mi sono formata. Mi aveva assunto Lanfranco Vaccari. L’incontro con Feltri quando divenne direttore dell’Europeo nacque dal fatto che, con sensibilità ed esperienze diverse, io più romanocentrica, lui lombardo ed ostile al centralismo romano, avevamo entrambi capito i segnali di smottamento che stavano preparando un terremoto nel sistema politico italiano. La prima occasione fu la prima guerra del Golfo. Feltri schierò il Giornale mentre il governo nazionale titubava. Scoprimmo il comune fondo montanelliano. Montanelli ridicolizzava la disposizione italica ad onorare gli obblighi internazionali con un piede sì e uno no, “eventualmente”, come diceva lui.
La sua direzione all’Indipendente segnò la fine dell’idillio con Feltri?
Assolutamente no, la prima persona che informai fu lui e gli chiesi: “Cosa diresti a tuo figlio Mattia?” Lui mi rispose di andare e mi dette anche le dritte per cautelarmi con l’editore. Ero convinta che avremmo potuto fare un lavoro di squadra. Lui ereditava “Il Giornale” di Montanelli, avrebbe potuto farne il Corriere della Sera della sua area di opinione, a quell’epoca il Corriere metteva in prima pagina le scuse a Occhetto che si lamentava di un titolo un po’ irriverente. Io ereditavo un quotidiano di successo ma pirata che doveva via via stabilizzarsi. Invece Vittorio rifece al Giornale l’Indipendente in grande, ed io alla guida di un vascello più modesto ma che viaggiava sulle centomila copie, tentai l’operazione che secondo me avrebbe dovuto fare lui. Assicurandomi la collaborazione di un premio nobel per l’economia come Duchanan, di uno dei maggiori economisti liberali europei, Pedro Schwartz, di uno dei consiglieri della signora Thatcher, Lord Harris. Cercai di mettere in pagina in questo ex giornale d’assalto il meglio delle esperienze di governo dei sistemi liberali. Tanto più che di lì a pochi mesi Berlusconi avrebbe avuto bisogno di consigli utili. Tra gli editorialisti c’era Giuliano Ferrara e collaboravano con me Renzo Foa, allora reduce dalla direzione dell’Unità, Massimo Fini, Gennaro Malgieri.
Feltri la considererò una traditrice?
Un po’. Ma sono sicura che lui avrebbe fatto la mia stessa scelta. Cominciò il periodo di concorrenza dura. Nello stesso periodo conducevo un programma di politica alla Fininvest. Ad una delle prime puntate Feltri titolò sul Giornale: “Vede la Bianco in Tv e muore d’infarto”.
Il suo progetto fu frantumato dalla scelta dell’editore di inventare come direttore Gianfranco Funari?
Io litigai con il mio editore, Andrea Zanussi, il quale voleva o un giornale appaltato alla Lega o un quotidiano popolare sul tipo del “L’Occhio” che era fallito. Finché io sono stata lì ho continuato a fare il mio giornale. E l’ho fatto conseguendo il risultato straordinario di mantenere le copie dell’Indipendente pur avendo come concorrente chi l’Indipendente l’aveva portato al successo, Feltri. Quale fu il risultato del mio licenziamento dall’Indipendente? L’editore affidò la direzione a Gianfranco Funari che è senz’altro un animale televisivo ma non un direttore di quotidiano.
Il mio editore non aveva idea di quale occasione avesse avuto in mano. Aveva investito una manciata di miliardi e avrebbe potuto vendere la testata a 45 miliardi ad Andrea Riffeser. L’affidò a Funari e fallì, perdendo l’occasione di un guadagno netto e la fama di editore capace di creare un successo. Nonostante questa esperienza traumatica lo rifarei.
E invece oggi c’è la direzione dell’Istituto di cultura italiana a Bruxelles che la attende. Una nomina inizialmente salutata da un maldestro tentativo mediatico di aggredirla sul piano personale. Ma come nasce questa figura del direttore di Istituto di cultura, e lei come intende interpretarla in questa fase di presidenza italiana alla Ue?
Degli attacchi che ho ricevuto non intendo nemmeno parlare. Per quanto riguarda la figura di direttore degli Istituti di cultura, bisogna fare qualche passo indietro. Nel ’92 il ministro degli Esteri Gianni De Michelis, pensò di introdurre per il capo del dicastero la prerogativa di nominare un ristretto numero di personalità di chiara fama per alcuni istituti di cultura. Era un’idea intelligente volta a collegare l’establishment culturale col mondo dell’amministrazione. Questa legge del ’91 venne travolta dal crollo del sistema politico italiano e, dopo il primo giro di nomine con Furio Colombo a New York, Vittorio Strada a Londra, Fiamma Nierenstein a Tel Aviv, è stata trascurata. Divenne difficile occuparsi di politica estera, figuriamoci di istituti di cultura. E’un merito del ministro Franco Frattini aver ripreso in mano questa strategia. Non avrei pensato mai ad un incarico del genere per me. Quando ho saputo che una commissione nazionale mi aveva selezionato chiedendomi se avrei accettato, l’ho fatto gioiosamente.
Ha intravisto la possibilità di lavorare sodo a dei progetti e considera gli Istituti uno strumento ottimale per “cavare il ragno dal buco”?
Bruxelles è in questo momento una sede strategica in cui noi italiani abbiamo qualcosa da dire. È in corso un processo di ridefinizione dell’identità internazionale del nostro Paese. Un processo iniziato alla metà degli anni novanta con l’euro e con la partecipazione alla guerra del Kosovo. Nell’arco di due anni abbiamo vissuto l’11 settembre, la guerra in Afghanistan, la lotta al terrorismo, la frattura transatlantica legata alla crisi irachena e ora il dopo Iraq. Il problema del nostro ruolo nel mondo è un problema chiave della classe politica attuale, sia di destra che di sinistra.
Lei pensa ad una riqualificazione culturale dell’Italia nel mondo?
Certo. Quando parlo di immagine nazionale non parlo della riuscita della politica di un governo o di un gabinetto. L’ambasciatore Incisa di Camerana scrisse un libro dal titolo “La vittoria italiana nella terza guerra mondiale” cioè la guerra fredda. Sosteneva che per molti anni a causa di una classe politica occupata solo a sopravvivere, la politica estera del nostro paese è stata sommersa. Veniva fatta alla spicciolata ora da un ambasciatore, ora da una grande azienda che doveva occuparsi della propria affermazione in campo internazionale. Ma senza un coronamento istituzionale. Questa condizione ha iniziato ad invertirsi con i governi dell’Ulivo ed oggi è divenuta obbligatoria. L’Italia si trova a scegliere se giocare un ruolo strategico nel riordino internazionale oppure starne fuori.
E un Istituto che ruolo ha in tutto questo?
Ricostruire con mezzi culturali il profilo nazionale. Non basta tenere vivo il filo con il nostro passato ricordando al mondo che l’Italia è un concentrato di patrimonio storico-culturale unico nel pianeta. Abbiamo bisogno di dimostrare una presenza viva che restituisca il profilo culturale attuale della nostra nazione.
Si può parlare di esigenza di passare da semplice gestione del patrimonio ad una strategia di più ampio respiro?
La cultura rende non occasionale l’elaborazione della propria immagine. E credo sia fondamentale una rilettura anche storica dei meriti e dei limiti con cui l’Italia è stata nell’ordine europeo e mondiale fino ad ora. Dei meriti perché ci siamo stati. Dei limiti perché ne abbiamo avuti, prima legati alla divisione del mondo in blocchi, poi, dopo la caduta del muro di Berlino, imbrigliati nella crisi italiana. E’ stata un’Italia che se anche avesse voluto interpretare un ruolo maggiore non avrebbe potuto.
Ma non trova che una parte di responsabilità in questa mortificazione, anche autorappresentativa del nostro Paese, l’abbia avuta la nostra classe intellettuale?
Nel dopoguerra i politici italiani hanno corso più degli intellettuali favorendo, essi, delle rivoluzioni culturali che spesso la classe intellettuale non ha saputo coronare. Penso al Craxi della fine degli anni settanta ma anche e ad Achille Occhetto o a Gianfranco Fini. Se fossimo andati a rimorchio delle elaborazioni intellettuali non avremmo mai avuto né il riformismo socialista né il post comunismo né una destra legittima e di governo. Spettava agli intellettuali rendere non occasionali queste svolte.
La partita europea riguarda solo l’attuale maggioranza?
Riguarda l’intera classe politica, quella al governo e quella all’opposizione. Negli anni in cui ha governato, l’Ulivo ne ha avuto la nitida percezione. E’ per questo che è stato fatto l’Euro e che è stata sostenuta la guerra nel Kosovo. Attualmente l’Italia ha l’occasione straordinaria di partecipare alla ricostruzione dell’ordine internazionale accanto agli Usa, l’unico vero attore globale. L’Italia è un paese fondatore dell’Europa e in questo rivolgimento internazionale, tanto simile a quello che nel ‘49 ci diede analoga occasione, è in grado di avere un ruolo non retorico nel determinare dove possa pendere la bilancia delle scelte comuni. Si tratta di interpretare la nostra storia. La cultura significa anche far sì che la nostra identità nazionale non rappresenti una parola retorica.
Barbara Alessandrini
alessandrini@opinione.it
Il segnalibro dell'APCNotiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 131 - Anno X, 8 luglio 2003
Settimana della lingua italiana nel mondo... ricomincio da tre
Dal 20 al 25 ottobre una serie di manifestazioni, organizzate dalla Direzione Generale per la Promozione e cooperazione Culturale del Ministero degli Esteri
Roma - Terzo anno per la Settimana della lingua italiana nel mondo: dal 20 al 25 ottobre una serie di manifestazioni, organizzate dalla Direzione Generale per la Promozione e cooperazione Culturale del Ministero degli Esteri con la diretta collaborazione dell'Accademia della Crusca e con la partecipazione degli enti pubblici e privati interessati alla diffusione della lingua italiana all'estero.
Diretti protagonisti saranno gli Istituti di Cultura, le Rappresentanze diplomatico-consolari, ma l'obiettivo che si propone il Ministero degli Affari Esteri è quello di coinvolgere anche i Dipartimenti d'italiano presso le Università straniere. Una trilogia di temi, a seconda delle aree geografiche, caratterizzerà l'edizione di quest'anno: per quanto riguarda l'Europa la Settimana sarà collegata agli eventi culturali del Semestre di Presidenza italiana dell'Unione Europea.
Quale il contributo della cultura e della lingua italiana al consolidamento dell'identità nazionale e, nel contempo, alla formazione della cultura europea? A queste domande risponderanno gli eventi organizzati nel Vecchi Continente. La letteratura ed il giornalismo delle comunità italiane all'estero sarà invece l'argomento della Settimana nei Paesi in cui sono presenti importanti comunità di origine italiana (Nord e Sud America, Australia). Per i Paesi delle altre regioni extra-europee potrà essere sviluppato come tema generale – laddove ve ne siano i presupposti - il giornalismo italiano nel mondo, attraverso gli articoli di corrispondenti e inviati speciali sulla cultura e la società locali. Naturalmente l'argomento relativo al giornalismo italiano potrà essere inserito nel programma della Settimana anche in altre aree dove si presenta interessante.
La DGPCC ha preso contatto con i principali quotidiani italiani per informarli dell'iniziativa e chiederne la collaborazione, anche per poter realizzare una raccolta degli articoli più significativi che potranno essere utilizzati per delle apposite mostre da esporre durante la Settimana presso gli Istituti di Cultura.
Evento centrale della Settimana sarà anche quest'anno la video-conferenza, prevista per il 23 ottobre, che collegherà il Ministero degli Affari Esteri agli Istituti Italiani di cultura di Seoul, Budapest, Malta, Bruxelles, New York, Zurigo e Madrid. I temi oggetto del collegamento riguarderanno argomenti connessi alla specifica situazione dell'italiano nei Paesi dove operano i citati Istituti di cultura e, per quanto riguarda Bruxelles, sarà in particolare affrontato il tema dell'uso dell'italiano - come lingua di lavoro - nelle istituzioni europee.
Riproposti anche il concorso "Scrivi con me" per gli studenti delle scuole medie superiori italiane all'estero e il concorso per studenti universitari. Per il primo, il noto scrittore Alberto Bevilacqua ha realizzato il racconto intitolato "Il mistero della moglie scomparsa" che, privato del suo finale, è stato diffuso agli studenti delle scuole secondarie italiane all'estero affinché elaborino una propria personale conclusione. Il concorso per gli studenti dei Dipartimenti di italiano presso le Università straniere prevede, invece, la redazione di un elaborato dal titolo "In diretta con l'Italia", riguardante le fonti di informazione utilizzate dagli studenti stessi per aggiornarsi sulla realtà italiana. News ITALIA PRESS
sabato, luglio 05, 2003
Il segnalibro dell'APCArte e cultura, Catania vola a Berlino
vetrina internazionale.
Illustrate in Germania le prossime iniziative del Comune
La Sicilia online, 4 luglio 2003
Berlino abbraccia Catania. In una delle capitali della cultura mondiale l'Amministrazione comunale illustrerà quanto avverrà proprio in tema di cultura a Catania a partire da questa estate.
L'occasione di grande prestigio è il Festival Italiano della Cultura la cui edizione è, quest'anno, intitolata alla Dolce Vita italiana. Della delegazione catanese che, nel pomeriggio di oggi, presenterà l'offerta culturale della città, fanno parte l'assessore Ignazio De Mauro in rappresentanza dell'Amministrazione, Ledo Prato, consulente culturale del sindaco Umberto Scapagnini, i responsabili della 15^ direzione, Antonio Balsamo, e della direzione Politiche Comunitarie, Salvatore Zinna e Gabriella Sardella, titolare del servizio Patrimonio storico. «E' importante per Catania che aspira ad essere sempre più - ha detto l'assessore De Mauro- un centro nodale del Mediterraneo, avere una così importante vetrina per farsi conoscere ed apprezzare nella sua giusta dimensione».
La rassegna, un vero e proprio spaccato dello stile di vita italiano con particolare riferimento agli anni della dolce vita felliniana, ma non solo, spazia infatti dal Medioevo ai più recenti temi d'attualità, passando per Dante, Boccaccio, le caratterizzazioni di Fellini e le parodie di Totò fino ad arrivare alle canzoni anni sessanta e settanta, al design, alla moda, e alla gastronomia.
«Ci è sembrato giusto- ha detto Ugo Perone, direttore dell'istituto Italiano di Cultura a Berlino- mettere la città di Catania tra i simboli della Dolce Vita per le sue condizioni generali e per la sua effervescenza». «Catania - gli ha fatto eco Ledo Prato- non poteva perdere un'occasione così importante per mostrarsi ed anche per dimostrare che le sue ricchezze riguardano, non solo la sua storia e le bellezze naturali, ma anche la sua cultura come segnale di crescita e sviluppo».
L'appuntamento con la cultura catanese, sarà articolato in due momenti diversi. Il primo, che riguarda il lungo periodo, è la presentazione di un documento di programmazione culturale che porterà alla formulazione di un masterplan della città nell'arco di un decennio.
Il secondo riguarda il periodo che va da luglio alla fine di questo anno. Saranno illustrate, quindi, la rassegna estiva 2003 «Catania è…», la settimana verghiana che si svolgerà il prossimo ottobre.
giovedì, luglio 03, 2003
Il segnalibro dell'APCNotiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 127 - Anno X, 2 luglio 2003
Un Papa che ha cambiato il mondo a Buenos Aires
Conferenza all'IIC della capitale argentina, in occasione dei 25 anni del Pontificato di Giovanni Paolo II
Buenos Aires - Nel quadro degli eventi celebrati per il 25° Anniversario del Pontificato di Giovanni Paolo II, Filippo Anastasi, direttore di Radio Rai Giubileo e vice direttore dei notiziari di Radio Rai, presenterà a Buenos Aires la conferenza "Un Papa che ha cambiato il mondo: racconti di vita e di viaggi". La conferenza sarà tenuta lunedí 7 luglio presso la sala Santa Cecilia dell'Università Cattolica Argentina (UCA).
In occasione dell'Anniversario, gli Istituti Italiani di Cultura hanno promosso presso le loro sedi e a Roma, una serie di eventi dal titolo "La mia seconda patria". La conferenza di Anastasi vedrà tra l'altro la presenza del vicerettore della Pontificia Universidad Católica Argentina, Lic. Ernesto Parselis e l'Ambasciatore d'Italia in Argentina, Roberto Nigido; durante la serata verrà proiettato il video "Donna Nobis Pacem", realizzato dal Centro Televisivo Vaticano e Telepace.
Questo documentario, prodotto da Piero Schiavazzi - curatore degli eventi - e Maurizio Del Pinto, racconta i passaggi salienti e mostra le immagini piú suggestive dei venticinque anni del Pontificato, con musica originale del Maestro Stelvio Cipriani. Moderatrice dell'evento sarà Fiorella Arrobbio Piras, Consigliere per gli Affari Culturali dell'Ambasciata d'Italia e Direttrice dell'Istituto Italiano di Cultura.
Anastasi è giornalista vaticanista, direttore di Radio Giubileo, vicedirettore dei giornali Radio Rai e responsabile dell'informazione religiosa di tutta la radiofonia. Ideatore e autore di OGGIDUEMILA, programma d'informazione della Domenica di Radio Uno - insignito nel 2001 con i premi Padre Pio e Saint Vincent -, ha lavorato per il Messaggero, l'Occhio e Il Corriere della Sera. Conduttore e inviato del TG1 (notiziario di Rai Uno) e vicerettore per cinque anni del TG2. Autore di numerose pubblicazioni, tra le quali: "Giorni nostri", "Cuba Querida", "Giovanni Paolo II, la sua voce la sua storia". Cario editore/News ITALIA PRESS
mercoledì, luglio 02, 2003
Il segnalibro dell'APCAL MINISTERO
Auto italiane Via le Jaguar
Corriere della Sera, 2 luglio 2003
ROMA - (m. ca.) L’inizio del semestre di presidenza dell’Unione europea ha reso tutte italiane la auto di servizio della Farnesina. L’ultima delle sei Jaguar che erano state fornite da una società di noleggio vincitrice di una gara per la fornitura di macchine, e che sembravano in contrasto con la missione di promuovere il made in Italy raccomandata più volte da Berlusconi, è stata rimpiazzata da un’«Alfa 166». Alla Farnesina si sostiene che così si pone fine a un’eccezione che non era stata voluta e che era provvisoria.
Il segnalibro dell'APCI diplomatici protestano Aerei con striscioni e cravatte blu in regalo
di Maurizio Caprara
Corriere della Sera. 2 uglio 2003
ROMA - Si sono sentiti ripetere più volte da Silvio Berlusconi che per fare bene il loro lavoro al servizio dell’Italia dovevano pensare di più agli interessi economici delle aziende, promuovere l’immagine del Paese e aggiornare le tecniche di comunicazione. Alla fine, i diplomatici del Sndmae, il sindacato più forte della Farnesina, hanno preso alla lettera i suggerimenti. A proprio vantaggio. Delusi perché la riforma del ministero degli Esteri annunciata quando il presidente del Consiglio aveva l’interim non c’è stata, infastiditi perché le semplificazioni burocratiche richieste non sono state varate, irritati per la mancanza di nuovi fondi, hanno protestato adottando un modello tipicamente berlusconiano. C’erano tre aerei da turismo in volo con altrettanti striscioni, ieri mattina, sul palazzone bianco dal quale si coordina la politica internazionale dell’Italia. «In Europa senza euro», c’era scritto dietro uno di quei Cessna abituati a far rotta sulla stessa zona per le campagne pubblicitarie sopra lo stadio Olimpico, poche centinaia di metri più in là. «Esteri: semplificare, non tagliare», rivendicava un altro. Domanda del terzo striscione volante: «Quale diplomazia senza risorse?». Anche il Cavaliere, per la campagna elettorale, ricorse alla propaganda dal cielo. E i sindacalisti dello Sndmae - Sindacato nazionale dipendenti ministero affari esteri - lo hanno imitato.
Su un tavolo davanti all’ingresso principale della Farnesina, un cameriere in giacca azzurra con mostrine d’oro schierato per offrire caffè, the, krapfen e cornetti ai diplomatici diretti in ufficio. Sul tavolo, volantini con sfottò per il ministero di Giulio Tremonti che tiene i cordoni della borsa: «Coraggio, Tesoro!». Poi giovani diplomatici intenti a regalare ai più mattinieri cravatte blu da stringere al collo con una scritta: «Nodo burocratico». Un camion con cartellone gigante, «Farnesina, semestre con i fichi secchi». L’ultimo fotogramma di questo show di un nuovo sindacalismo-spettacolo che mischia cultura televisiva, ironia da Indiani metropolitani del 1977 e buone maniere della categoria più blasonata dell’amministrazione dello Stato lo ha regalato il presidente del Sndmae Enrico De Agostini. Trentanove anni, in passato assegnato nel consolato di Dortmund e negli Emirati Arabi, ieri distribuiva fichi secchi estraendoli da una feluca, il cappello dei diplomatici reperibile ormai soltanto negli album di foto.
Era stato Berlusconi, il 24 luglio 2002, a motivare l’assenza della riforma promessa con la frase: «Le casse non sono floridissime, non si fanno le nozze con i fichi secchi». De Agostini, che gliel’ha diabolicamente ricordata così nel primo giorno di presidenza dell’Unione europea, ha sottolineato: «Il bilancio della Farnesina, Cooperazione compresa, è al di sotto dello 0,3% del bilancio statale. Rispetto ai Paesi del G8, siamo una Cenerentola. Si vuole risparmiare? Si semplifichino le procedure amministrative, liberando per altro i diplomatici da compiti che rubano tempo».
