sabato, agosto 30, 2003
Il segnalibro dell'APCVenti di bufera sulla Cultura italiana all'estero
Il Nuovo, 29 agosto 2003, ORE 10:46
Il direttore dell'Istituto di Parigi: "Non posso rappresentare un Governo che non condivido". Il collega di Berlino accusa la Farnesina di scelte non professionali. Il governo spiega: no, è tutto in regola
di Melissa Bertolotti
MILANO – Dimissioni spontanee, per l’impossibilità di rappresentare un Governo “di cui non si condivide una virgola”. Ricorsi al Tribunale amministrativo, perché è inaccettabile essere “cacciati per motivi politici”. Due facce di un’unica bagarre: quella che sta investendo gli Istituti di cultura italiana all’estero. E che riguarda tutti, tanto i dieci direttori scelti per nomina ministeriale in base alla legge 401 del 1990, quanto i diplomatici che si sono visti assegnare la carica tramite concorso e precisa graduatoria.
Il filo rosso che lega il caso di Guido Davico Bonino, direttore dell’istituto di cultura italiana a Parigi, a quello di Ugo Perone, suo corrispettivo a Berlino e, ancora, a Sira Miori, dipendente della Farnesina a Bruxelles , pare essere la volontà di posizionare uomini più allineati al centrodestra a rappresentare l'Italia all’estero. Qualche nome: al posto di Davico Bonino, docente di Storia del teatro alla facoltà di Lettere dell’Università di Torino e critico teatrale per il quotidiano La Stampa , arriverà il regista Giorgio Ferrara, fratello di Giuliano, direttore del Foglio ed ex ministro per i rapporti col Parlamento nel primo governo Berlusconi. Stessa prassi a Bruxelles dove, al posto della trentina Sira Miori, sarà inviata la già direttrice dell’Indipendente Pialuisa Bianco, oggi opinionista del Foglio.
“Non c’è nulla di strano – sostiene Mario Baccini, sottosegretario agli Esteri con delega agli Istituti di cultura italiana all’estero – i dieci direttori di nomina politica scelti dalla Farnesina devono rispondere all’interesse Paese. E, se questo cambia, diventa strategico nominare una personalità di fiducia”.
Baccini si affretta a elargire le lodi di Perone, che solo qualche mese fa aveva bacchettato in modo tutt’altro che morbido: “Chi non mostra le cose belle dell’Italia non può sperare nel rinnovo del contratto”, aveva detto il politico Udc. Il riferimento è alla proiezione del film sul G8 di Genova alla Berlinale. A nulla è servito il chiarimento del docente di filosofia delle religioni di Torino: “Non sono mica fesso. Non abbiamo dato un euro per quel film”. Tanto che, una volta raggiunto il telegramma di cessato incarico dalla Farnesina, ha dato mandato ai suoi avvocati di presentare ricorso al Tar perché, ritiene l’ex assessore alla cultura di Torino all’epoca della giunta Castellani, “dal punto di vista politico si sta distruggendo quanto si era costruito per rendere l’Italia più stimata all’estero. Non è un fatto personale: sta accadendo qualcosa di più profondo, difficile da sanare”.
Il sottosegretario agli Esteri ribadisce: “Perone è stato nominato dal precedente Governo (quello di Lamberto Dini ndr). Ora noi riteniamo solo che l’interesse del Paese sia diverso. Perone ha fatto bene in questi due anni. Ma non possiamo permetterci di sbagliare nei rapporti con un Paese così delicato come la Germania”.
A smorzare eventuali polemiche su Parigi, invece, è Guido Davico Bonino. Che, adottando la linea del “non ci sto”, dal suo ufficio in rue de Varenne non può essere più chiaro: “Non posso rappresentare all’estero un Governo in cui non mi riconosco – spiega – Non condividono una virgola di quello che questi dicono o pensano. La mia è una scelta del tutto personale, nonostante le insistenze dell’ambasciatore italiano perché restassi. In due anni abbiamo organizzato 300 manifestazioni, quasi una al giorno visto che sabato e domenica siamo chiusi. Ma ora basta, non ci sto più”.
E così, allo scadere dei primi due anni di mandato, Davico Bonino ha voltato le spalle ai ventiquattro mesi che gli restano e ha deciso di fare le valigie. Martedì sarà il suo ultimo giorno di lavoro, mercoledì tornerà nella sua Torino “come un pellegrino di Santiago di Compostela” dice con un sorriso. E conclude: “Sa cosa diceva Ungaretti? Il mio supplizio è quando non mi sento in armonia . Ecco, io mi sento così. Quindi ho preferito dire no, grazie”.
Diversa la posizione di Sira Miori, dipendente del ministero degli Esteri e “di carriera” a Bruxelles da due anni e mezzo. Raggiunta telefonicamente nella sua casa belga, dove è rintanata con un permesso per malattia, la Miori si trincera dietro a un gentile “no comment”.
“Non posso rilasciare interviste – spiega – dovrei chiedere l’autorizzazione all’Ambasciata”. L’indignazione, però, è forte. E il sostengo del maggior italianista belga, che ha scelto la Carte Blanche del quotidiano Le Soir per mostrarle solidarietà, l’ha resa “confusa e onorata”. Tanto che la “scelta politica e non di merito attuata dalla Farnesina” la spingerà a presentare “ricorso, sicuramente”. Anche perché lei, appunto, è una diplomatica. E, quindi, non dipendente dalla discrezionalità di un ministro, ma dal ministero stesso.
Così era, almeno, fino al recente cambio di rotta. Ancora Baccini si affretta a precisare: “Abbiamo deciso di innalzare Bruxelles a una di quelle sedi in cui il direttore dell’Istituto di Cultura viene scelto dal ministro. Sa, con la Presidenza italiana di turno alla Ue bisogna nominare una persona che risponda all’interesse Paese”.
venerdì, agosto 29, 2003
giovedì, agosto 28, 2003
Il segnalibro dell'APCINSTITUT ITALIEN : ARRIVEDERCI, SIRA
André Sempoux
Fondateur du Centro di Studi italiani UCL/KUL
Le Soir 28 août 2003
FORUM - Carte Blanche
Licenciements, crocs-en-jambe au travail, on n’entend que ça. Le cas particulier d’une attachée culturelle étrangère serait-il dès lors socialement de peu d’intérêt ?
Il est maintenant presque certain que nous accompagnerons d’ici peu, non à sa dernière demeure, malgré les énormes pressions qu’elle a subies, mais à l’avion de Rome, Mme Sira Miori. L’infatigable directrice de l’Institut italien de culture de Bruxelles, arrivée à son poste par concours, a reçu son bon de sortie, lâchement, à la faveur de l’ensommeillement, pour cause de canicule, de nos deux pays.
Le gouvernement berlusconien la remplace par une personne appartenant au sérail.
En juin 2002, j’avais subi, dans les locaux du consulat, un feu nourri de questions qui visaient toutes, très manifestement, à me soutirer un avis négatif sur son travail. Un très haut fonctionnaire du ministère des Affaires étrangères de l’Italie, inquisiteur en mission, s’impatientait ridiculement devant mes dénégations. Quand les menaces se précisèrent, à la veille de Pâques, j’obtins d’intellectuels qui l’ont vue à l’œuvre, parmi lesquels Pierre Mertens, la signature d’un texte à vrai dire fort modéré : la décision redoutée aurait marqué d’une manière menaçante et du signe de l’injustice le semestre de présidence italienne de l’Union européenne et l’Europalia de cet automne.
On sait que M. Berlusconi – dont les démêlés avec les tribunaux ont été analysés début août par l’ « Economist » - ne fait pas dans la dentelle. Le journal « Il Foglio », propriété de son épouse, n’a pas tardé à nous traiter de nains fanatiques et snobs, une preuve de plus, si besoin en était, de l’évolution grossièrement autoritaire dénoncée dans notre appel.
Des documents officiels nous apprenaient par ailleurs qu’une fondation indiquerait bientôt comment promouvoir dans le monde l’image de l’Italie, sournoisement « abîmée » par l’opération « Mains propres ». Tout service public se devait désormais d’être « l’instrument de transmission fidèle du point de vue du gouvernement » (Franco Frattini, ministre italien des Affaires étrangères).
Que de phrases alarmantes depuis lors, et si claires dans leur obscurité : la culture, « véhicule privilégié pour la promotion d’intérêts politiques et économiques nationaux » (Mario Baccini, sous-secrétaire d’Etat au ministère des Affaires étrangères), « aide pour atteindre des objectifs fixés dans l’agenda de la diplomatie, objectifs qui se meuvent sur des dossiers typiquement politiques, sur des initiatives visant à la promotion et la diffusion du système Italie compris comme richesse des entrepises et de la technologie de notre pays » (Frattini).
Même le régime fasciste n’était pas arrivé jusque-là : après la guerre, les instituts de culture étaient devenus les plus précieux auxiliaires des enseigants et de tous les amoureux d’une Italie non réduite à sa dimension banalement touristique.
Il faut le dire aux « princes » : les mentalités de laquais, si promptes à réapparaître ne les ont jamais servi vraiment : l’Italie rit encore du lèche-botte qui a introduit M. Berlusconi parmi les auteurs proposés à l’examen de maturité en juin.
Il faut dire à l’Europe, la jeune et la vieille : la liberté de la culture est la condition même de sa survie.
Il segnalibro dell'APCItalie - Réactions en Belgique
Sira Miori rappelée de Bruxelles à Rome
DAVID COPPI
Le Soir, le 28/08/2003
Sira Miori aurait été invitée à regagner Rome, pour le début du mois d'octobre au plus tard. Il se confirme en effet, d'après nos informations, que le gouvernement Berlusconi veut dégommer la directrice de l'Institut italien de culture à Bruxelles, conformément à une stratégie globale de « spoil system » visant à déloger - à Bruxelles comme dans d'autres capitales - un maximum de responsables étiquetés de centre gauche, ou désignés commodément comme tels par les services du Cavaliere, afin d'étoffer les rangs berlusconiens occupant les sièges diplomatiques et autres institutions prestigieuses de la représentation italienne à l'étranger.
En mai dernier déjà, « Le Soir » avait fait état des pressions exercées à cette fin sur Sira Miori. Des pressions indirectes parfois, expliquions-nous, exercées notamment via le consulat d'Italie. Des intellectuels s'étaient mobilisés autour, entre autres, de Pierre Mertens, écrivain, d'André Sempoux, écrivain, professeur émérite à l'ULB - qui nous a fait parvenir une carte blanche, à lire en Forum -, lesquels avaient lancé alors un « appel » soulignant le « non-respect du travail de Mme Miori, qui n'éveillait en nous que sympathie et admiration, marque d'une couleur menaçante et du signe de l'injustice les débuts du semestre de présidence italienne de l'Union européenne. Un appel entendu par une série de personnalités, relayé dans le monde politique également, où Marie Arena (PS), ministre fédérale, ou encore Henri Simons (Ecolo), échevin de la culture à Bruxelles, ont manifesté leur soutien à la directrice de l'institut.
Les autorités de la péninsule persistent pourtant à vouloir rappeler à Rome Sira Miori, et la remplacer par Pialuisa Bianco, jadis rédactrice d'un journal inféodé à la Ligue du Nord d'Umberto Bossi, et évoluant récemment dans le giron du « Foglio », journal polémique et pamphlétaire de Giuliano Ferrara, intellectuel qui avait fait partie du premier gouvernement Berlusconi.
Le « Foglio » avait d'ailleurs réagi très violemment aux informations dont nous faisions état en mai dernier, qualifiant Bruxelles, dans un éditorial au vitriol, voire insultant, de capitale factieuse, livide et vulgaire, et s'en prenant au passage (?) à notre ministre des Affaires étrangères, Louis Michel, ce Wallon qui a frayé avec Saddam Hussein jusqu'à la libération de Bagdad… Le sous-secrétaire d'État italien à la Culture s'était lâché lui aussi, qualifiant de honteuse et vulgaire cette attaque contre Pialuisa Bianco, qui est le fait d'un groupuscule de Belges fanatiques et snobs…
Reste à voir jusqu'où la décision de rapatrier Sira Miori mobilisera encore ces « Belges fanatiques et snobs », cela à la veille de l'ouverture du festival Europalia Italia, en octobre.
Il segnalibro dell'APC"Via da Bruxelles, è di centrosinistra"
I belgi accusano Berlusconi: avrebbe richiamato a Roma la direttrice dell'Istituto di cultura italiana perché "politicamente sgradita". Scelta Pialuisa Bianco come sostituta.
di Melissa Bertolotti
Il Nuovo, 28 AGOSTO 2003
BRUXELLES - Richiamata in patria, perché di centrosinistra. Non adatta a rappresentare l'Italia all'estero, perché non appartenente al centrodestra. Questa la lettura che i belgi danno dell'invito, rivolto da Silvio Berlusconi a Sira Miori, direttrice dell'Istituto di cultura italiana a Bruxelles, a rientrare a Roma entro l'inizio di ottobre. Secondo il quotidiano Le Soir non ci sono dubbi: il presidente del Consiglio ha messo in atto una strategia globale mirata a sfrattare da Bruxelles, come dalle altre capitali europee, tutti quei dirigenti vicini all'Ulivo. L'obiettivo, secondo i belgi, è chiaro: il premier italiano intende mettere i 'berlusconiani' nelle sedi diplomatiche e nelle altre istituzioni prestigiose che rappresentano il Belpaese all'estero.
A essere presa di mira, ora, è proprio la trentina Sira Miori, attualmente rintanata in casa con un permesso per malattia. Vittima di un crescente mobbing, la professoressa era già stata criticata quando, all'indomani degli attentati dell'11 settembre, aveva invitato nel suo Istituto l'ex procuratore di Palermo Giancarlo Castelli a discutere di terrorismo insieme ad altri esperti. Un nome sgradito al sottosegretario agli Esteri con delega per gli istituti Mario Baccini, che aveva pubblicamente attaccato la Miori.
Immediate sono scattate le iniziative di solidarietà, con tanto di una lettera dei consiglieri CGIE per il Belgio ai presidenti di Camera e Senato e al ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia oltre che allo stesso Berlusconi. Già nel maggio scorso alcuni intellettuali belgi, tra cui gli scrittori Pierre Martens e André Sempux, avevano redatto un documento in cui veniva denunciato il 'mancato rispetto del lavoro di madame Miori'. Le pressioni sul suo operato, si leggeva nell'appello, macchiano 'di minacce e di ingiustizie il debutto del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea'. Una posizione condivisa dal mondo politico belga, con il ministro della cultura Michel Muller, quello federale socialista Marie Arena e l'assessore alla cultura di Bruxelles che hanno manifestato il loro sostegno nei confronti della direttrice dell'Istituto.
Manifestazioni di solidarietà che, a quattro mesi di distanza, non hanno però modificato gli intenti della Presidenza del Consiglio italiano. Che, anzi, ha già individuato la sostituta della Miori. Si tratta di Pialuisa Bianco, già direttore dell'Indipendente e ora opinionista de Il Foglio. E fu proprio il giornale diretto da Giuliano Ferrara che, in un editoriale al vetriolo, difese la volontà di Berlusconi e attaccò Bruxelles, bollandola come una "capitale faziosa, livida e volgare".
mercoledì, agosto 27, 2003
Il segnalibro dell'APCEditoria: all'is. it. cultura di Budapest "Italia Italy"
Budapest, 27 ago. (Adnkronos Cultura) - Con l'arrivo del nuovo direttore all'Istituto italiano di cultura di Budapest, Arnaldo Dante Marianacci, nominato coordinatore delle sedi di Bratislava, Cracovia, Praga e Varsavia, sara' pubblicata una nuova rivista bimestrale, "Italia Italy", gia' realizzata ad Edimburgo, che rappresentera' la "rivista centro europea della cultura italiana". Pubblicata in 5000 copie, in formato A4 (36 pagine, 4 di copertina a colori, 32 pagine in bianco e nero, ricche di immagini), la rivista ha una circolazione prevalentemente nel centro Europa e si autofinanzia con le sponsorizzazioni. Gli articoli sono scritti in italiano e in ungherese, accompagnati da una breve sintesi in inglese.
Il direttore Marianacci nell'editoriale del primo fascicolo ungherese della rivista (il 13° della serie), "Italia Italy", ha scritto che "la rivista vuole porsi come punto d'incontro, come ideale ponte abitato, per quanti, tra intellettuali, narratori, poeti, musicisti, artisti, uomini di spettacolo, amanti dell'Italia e della sua cultura, vorranno collaborarvi."
Hanno collaborato al fascicolo di luglio-agosto in distribuzione, l'ambasciatore d'Italia, Giovan Battista Verderame, che nel suo articolo fa il punto sui rapporti italo-ungheresi; l'attuale ministro della cultura magiaro, Istvan Hiller, che ripercorre l'appassionata storia del suo "amore per l'Italia e per la sua cultura"; François Fejtö, che traccia un sintetico ma incisivo quadro dell'Europa centro-orientale dalla seconda guerra mondiale ad oggi; il noto giornalista magiaro Denes Gyapay, console generale a Milano, che vede nell'Italia la sua seconda patria; il musicologo Andras Kürty, che scrive su Listz e su Casa Ricordi; il critico d'arte Alice Rubini, che presenta la mostra dell'artista italiano Claudio Massini allestita nella prestigiosa galleria Mucsarnok di Budapest.
Inoltre, nel fascicolo sono presenti: corrispondenze da Bratislava, Cracovia e Varsavia e il programma completo delle manifestazioni culturali del semestre di presidenza italiana del Consiglio d'Europa in corso di svolgimento in Ungheria. Italia Italy e' anche consultabile sul sito Internet dell'Istituto italiano di cultura di Budapest alla pagina: www.datanet.hu/iic/
Il segnalibro dell'APCLA SCELTA DEL SOTTOSEGRETARIO
Dimissioni di Baccini, consensi e critiche nell'Udc
Corriere della Sera, 27 agosto 2003
«Ho intenzione di lasciare il governo e di tornare al partito», ha annunciato lunedì scorso al Meeting di Rimini il sottosegretario centrista agli Esteri Mario Baccini. E nell’Udc si è aperto un dibattito. Per il presidente della Commissione attività produttive della Camera, Bruno Tabacci, il gesto di Baccini è «espressione di un disagio reale»: «Significa che esiste la percezione che l’assetto attuale dell’esecutivo va ormai modificato». Il deputato Gianfranco Rotondi ha espresso «stima per Baccini», che con la sua scelta ha mostrato che «il progetto dell’Udc è in crisi». Più scettico Emerenzio Barbieri: «Baccini insiste nel puntare a un Berlusconi bis, del quale nessuno, se non pochi superaddetti ai lavori, avverte il bisogno». Critico il senatore Maurizio Ronconi, per il quale «sarebbe bene evitare iniziative personali». E il deputato Riccardo Conti preferisce riportare il discorso al Consiglio nazionale, in programma a settembre, che «apre una stagione di verifica interna all’Udc» e che «sarà il momento per ridefinire gli assetti al partito e al governo».
Il segnalibro dell'APCIl Foglio, 27 agosto 2003
Baccini (Udc) lascerà la Farnesina, per dedicarsi a “rafforzare il ruolo” del suo partito. Lo ha annunciato il sottosegretario. A breve, la nomina del nuovo coordinatore nazionale di FI: il prescelto sarebbe Bondi (Cicchitto come vice).
martedì, agosto 26, 2003
Il segnalibro dell'APCIl sottosegretario Baccini (Udc): lascio il governo torno al partito
Corriere della Sera, 26 agosto 2003
RIMINI - (d.d.v.) Il sottosegretario centrista agli Esteri Mario Baccini passa dal meeting di Rimini e fa sapere: «Ho intenzione di lasciare il governo e di tornare al partito». Si apre, dunque, un nuovo caso nella maggioranza? Si increspano le acque anche nell’Udc? Baccini per spiegare la sua scelta parte da lontano. Sostiene che chiamare «ribaltonisti» i centristi è una bestemmia, visto che il Ccd prima e l’Udc poi sono stati fattori di aggregazione nel centrodestra. «Abbiamo lavorato in una congiuntura difficile come quella rappresentata dalla diaspora dc, eppure abbiamo favorito l’adesione di Forza Italia al Ppe. E questo processo è stato merito di Casini e Follini ma anche del sottoscritto e di altri amici». Oggi, però, c’è bisogno di rafforzare l’esperienza di governo. «Ma guai a infilarsi nel dibattito sul dopo Berlusconi» ammonisce Baccini.
Il sottosegretario pensa che bisogna puntare, invece, «a un Berlusconi bis». Sono cambiate tante cose dal 2001 ad oggi e c'è bisogno «di rinegoziare il contratto con gli italiani, ci vuole un nuovo accordo di governo e ovviamente un nuovo governo». Senza la Lega? «No, non sono di quelli che vogliono estromettere Bossi né di quelli che pensano che Berlusconi ormai abbia fatto il suo tempo». Ci vuole però «un governo più politico che imposti un programma di riforme». In questo quadro il ruolo dell'Udc è ancora più importante di prima. «Per questo bisogna completare il percorso iniziato con il nostro congresso».
Sostiene Baccini che la delegazione di governo dei centristi era stata scelta dai «vecchi» contenitori Ccd e Cdu e così la guida dei gruppi parlamentari. Quelle indicazioni vanno rinnovate ed è in questa prospettiva che «ho intenzione di tornare al lavoro di partito». Baccini non sottovaluta l'esperienza fatta agli Esteri e non esclude in futuro di poter tornare nel governo, ma «l'impegno di sottosegretario non mi consente di dare il mio contributo al nuovo corso dell'Udc». Guai in vista, quindi, per la segreteria Follini? «No. Giudico la conduzione del partito oculata. - risponde Baccini - La segreteria ha avuto però difficoltà nell'esprimersi perché non ha avuto modo di indicare direttamente ministri e sottosegretari. La delegazione al governo deve essere diretta indicazione del vertice del partito».
Il segnalibro dell'APCNotiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 164 - Anno X, 25 agosto 2003
Con "Salt", successo per Tabucchi a Stoccolma Il monologo, diretto da Eugenio Barba, è stato interpretato da Roberta Carceri
Stoccolma - Tre repliche e un grande successo di pubblico e di critica: a Stoccolma, per lo spettacolo "Salt", tratto dal romanzo "Si sta facendo sempre più tardi" di Antonio Tabucchi cala il sipario.
Per la proposta culturale della Kulturhuset (Casa della Cultura), una delle più prestigiose istituzioni svedesi, in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura "Carlo Maria Lerici", le repliche si sono concluse ieri.
Il monologo, diretto dal noto regista Eugenio Barba, fondatore del celebre "Odinteatret", è stato interpretato dall'attrice Roberta Carceri.
Tabucchi aveva pensato a un romanzo epistolare in diciassette lettere indirizzate a individui di sesso femminile da parte di un uomo maturo. Situazioni simboliche surreali, storie che contengono altre storie: il premio France Culture 2002 gli venne anche per questo. "Si sta facendo sempre più tardi", è l'ultima pubblicazione dell'autore dei più famosi Notturno indiano, Requiem e Sostiene Pereira. News ITALIA PRESS
domenica, agosto 24, 2003
Il segnalibro dell'APCISTITUTI DI CULTURA
"Congelata" la nomina di un direttore
Il Gazzettino - Domenica, 24 Agosto 2003
La nomina di Carlo Antonelli alla direzione dell'Istituto di Cultura di Los Angeles «ha seguito le procedure previste ma, come anche gli uffici del ministero potranno confermare, è al momento congelata»: lo afferma Antonio Bettanini, consigliere per il coordinamento della comunicazione del ministero degli Esteri. «Carlo Antonelli - aggiunge - ci ha comunicato di volersi recare a Los Angeles per verificare di persona le condizioni del suo eventuale incarico".
Il segnalibro dell'APCAll’Istituto italiano di Cultura
Nomina congelata per Los Angeles
la Repubblica, 24 agosto 2003
ROMA-La nomina di Carlo Antonelli alla direzione dell’Istituto di Cultura di Los Angeles “ha seguito le procedure previste ma è al momento congelata”. Nessun caso politico, però il consigliere per la comunicazione della Farnesina Antonio Bettanini fa sapere che il manager discografico della Sugar non ha ancora sciolto la riserva e deve decidere se accettare in alternativa la direzione di Rolling Stone. “Posso solo augurarmi – spiega Bettanini – che un giovane manager della cultura dal curriculum importante nella musica, nel cinema e nelle arti visive, confermi dove meglio riterrà un talento che non ha bisogno di alcuna appartenenza politica”.
sabato, agosto 23, 2003
Il segnalibro dell'APCIntorno al Cavaliere chansonnier e discografici in un vortice di incarichi e nomine
Da Tony Renis a Apicella hit parade alla corte di Silvio
Intorno al premier si ritrova ungruppo di artisti che furono già sodali di Craxi
di Goffredo De Marchis
La Repubblica, 23 agosto 2003
“Meglio ‘na canzone” è il titolo di un testo musicale scritto da Silvio Berlusconi con il suo chansonnier di fiducia Mariano Apicella. E il premier, per dimenticare i guai del governo, si è preso alla lettera. Governo e presidente del consiglio sono ormai circondati dalle note di un intreccio non inedito tra politica e musica. Accanto alla notizia più clamorosa della possibile nomina di Tony Renis, amico personale del Cavaliere, a direttore artistico del Festival di Sanremo, dal mondo discografico spunta un altro nome da accostare alla maggioranza. È quello di Carlo Antonelli, ultimo tassello di questo intreccio estivo. Antonelli è stato scelto come direttore dell’Istituto italiano di cultura a Los Angeles. Ha 38 anni, è ligure e fino a ieri era un manager della Sugar, la casa discografica di Caterina Caselli.
Intorno a questo governo e a Silvio Berlusconi in particolare, sembra rinnovarsi in qualche modo un gruppo di persone che aveva già fatto la sua apparizione nella Prima repubblica: Tony Renis, ora il collegamento con l’ex Caso d’oro. Erano entrambi vicinissimi a Bettino Craxi, amici per la pelle e compagni di serate in pizzeria dove a un certo punto saltava sempre fuori una chitarra. “C’era Tony Renis, Lucio Dalla, Ron – ha ricordato tempo fa la Caselli -. E si cantavano gli inni della resistenza ma anche canzoni napoletane”. Così il cerchio si chiude perché anche Berlusconi ama le strofe napoletane, strofe che finiranno nei negozi di dischi a Natale con un cd prodotto dall’attivissimo Toniy Renis.
La nomina di Antonelli è di quelle che più politiche non si può. Lo spiega bene il sottosegretario agli Esteri Maro Baccini che si occupa direttamente degli istituti di cultura: “Ci sono dieci città nel mondo dove il governo si riserva di scegliere direttamente un personaggio del mondo della cultura sganciato dai meccanismi ministeriali”. E per Los Angeles è toccato ad Antonelli. “Non so per chi vota, ma certo è vicino al centrodestra. Ha superato però una lunga selezione in base alle sue capacità manageriali”, dice Baccini. Sì, perché nel caso della città del cinema “non avevamo bisogno di un luminare della cultura, ma di na persona in grado di vendere bene il prodotto italiano che lì esiste già”, aggiunge il sottosegretario. Nomina politica, ma Baccini ci tiene a sottolineare che a Londra e San Paolo sono stati confermati i direttori scelti dal centrosinistra. E che per Los Angeles era in lizza una “bellissima attrice italiana”, poi scartata. Colpisce la scelta di pescare a sorpresa nel mondo discografico e proprio alla Sugar, visti i precedenti rapporti con la politica di Caterina Caselli. Ma quella con Craxi era sempre stata solo e soltanto un’amicizia, ha sempre detto l’ex cantante talent scout discografico, appare lontanissima dal Palazzo. Anche le amicizie di un tempo sembrano un po’ appannate. Del compagno di serate Tony Renis, che oggi fa la spola tra la California e Porto Rotondo, la Caselli dice: “Lui direttore a Sanremo? Beh, è un grande compositore, ha scritto “Quando, quando”, no?”.
Oggi l’unico legame tra la Caselli e la politica in senso lato è la sua canzone “Nessuno mi può giudicare”. Nel corso degli anni è diventata una bandiera degli omosessuali ed è stata l’inno del Gay Pride 2000”. “Sono fiera di questa scelta”, disse l’ex cantante. Poi, l’altro ieri la nomina di un suo manager nel ruolo politico di ambasciatore della cultura italiana a Los Angeles.
“Pensavo fosse solo una proposta, sapevo che Antonelli aveva altri progetti, voleva cambiare lavoro e stava per diventare il direttore di Rolling Stone, la rivista musicale. Comunque è stato con la Sugar per tredici anni, è una persona con molte capacità manageriali”. A stabilire un nesso tra Tony Renis, Caterina Caselli e Berlusconi c’è oggi anche Andrea Bocelli. Il tenore pop è una scoperta della Sugar, ma oggi è prodotto da Renis che lo porterà a cantare a Villa La Certosa alla fine d’agosto in un concerto privato per il Cavaliere e il suo ospite d’onore Vladimir Putin. Quella sera ci sarà meno spazio per Mariano Apicella. Ma dal giorno dopo l’ex “posteggiatore” tornerà il re incontrastato delle note nella casa di Berlusconi, a dispetto dei tanti nomi noti della musica che lo circondano alla corte del Cavaliere.
Il segnalibro dell'APCCreazioni italiane in mostra a Buenos Aires
Si ricordano anche le donne che hanno indossato i capolavori: Hepburn, Taylor e Kennedy
Per la prima volta nella capitale argentina, al centro culturale Borges, esposti modelli unici firmati dai nostri stilisti
Il Tempo, sabato 23 agosto 2003
BUENOS AIRES — La moda del Belpaese impazza in Argentina.
«Notti italiane, abiti d'eccezione per donne speciali»: con questo suggestivo titolo è stata presentata a Buenos Aires una collezione di 60 modelli unici firmati dai più importanti stilisti italiani della seconda metà del secolo scorso.
Lo scenario scelto è stato il Centro culturale Borges, uno dei più importanti spazi espositivi della capitale argentina in pieno centro cittadino.
La mostra ha suscitato notevole interesse a Buenos Aires.
Gli abiti fanno parte della collezione del Museo della Moda (Mu-Mo) della Fondazione Sartirana Arte di Pavia e sono stati creati da grandi firme: da Armani a Valentino, da Capucci a Versace per le loro più importanti clienti, note attrici, mogli di industriali, nobildonne.
Tra le donne speciali che hanno indossato i modelli figurano Audrey Hepburn, Ava Gardner, Liz Taylor, le principesse di Savoia, Jacqueline Kennedy e tante altre.
Il presidente della Fondazione e curatore della collezione, Giorgio Forni, ha ricordato in occasione dell'inaugurazione che l'anno scorso la moda e il disegno sono stati il nucleo tematico di molte manifestazioni organizzate dal Ministero degli esteri.
«I modelli esposti - ha segnalato - sono un'espressione particolarmente italiana fatta di ispirazione e raffinatezza, di fantasia e abilità, di creatività e coraggio, al limite tra l'artistico e l'artigianale».
La direttrice dell'Istituto italiano di cultura, Fiorella Arrobbio Piras, ha segnalato per parte sua che «la mostra è anche un contributo alla diffusione e conoscenza di un fenomeno che, attraverso tante piccole e medie imprese, ha partecipato in Italia alla creazione di un economia solida e sana».
La stampa argentina ha dedicato molto spazio alla mostra e ha sottolineato che è la prima volta che viene presentata a Buenos Aires una visione così completa dell'alta moda italiana attraverso il tempo con un misto di moda, storia, cultura, arte e artigianato.
Un modo elegante per rendere omaggio alle radici dei tantissimi italiani emigrati in Argentina e che ricordano la madrepatria a distanza di generazioni.
A testimonianza quindi di un legame ancora forte tra i due Paesi.
E una magnifica occasione per conoscere i nomi più importanti del made in Italy della moda italiana e apprezzare creazioni mitiche.
Vedere e toccare con mano questi abiti rappresenta un’esperienza unica anche per i giovani talenti della capitale argentina, che possono così scoprire l’evoluzione dello stile e i caratteri più importanti di ogni maison. Dal rosso Valentino ai preziosi filati di Capucci.
Abiti che hanno segnato la moda e sono stati indossati dalle donne che hanno fatto la storia. Grandi firme raccolte in un’unica, simbolica collezione di modelli, che all’epoca in cui sono stati prodotti si sono contesi le copertine delle riviste più importanti del settore e hanno attirato l’attenzione dell’Olimpo della vecchia Hollywood.
Il segnalibro dell'APCFESTIVAL
Tony Renis direttore di Sanremo?
«Sono onorato, ci sto pensando»
La Provincia Pavese, 22 agosto 2003ROMA. «E' una boutade di fine agosto. Mi dispiace perchè ho molta simpatia per Lucia Annunziata, ma sicuramente è una battuta»: così Tony Renis commenta la lettera che la presidente della Rai avrebbe inviato al direttore generale Cattaneo secondo la quale la nomina di Renis a direttore artistico del Festival di Sanremo potrebbe configurare un conflitto di interessi, vista l'amicizia con il premier Berlusconi. «Se i rapporti di amicizia tra le persone sono dei conflitti di interessi, allora non avremmo più amici nella vita» dice Renis. Il quale conferma che «la Rai qualche giorno fa mi ha proposto la direzione artistica. Sono stato onorato ma ho chiesto due settimane di tempo per decidere. Attualmente sono molto impegnato in alcuni progetti importanti. Vedrò se ci sono i presupposti poi deciderò».
Renis confessa di essere rimasto scioccato dalla proposta ricevuta dal Ministero degli Esteri di guidare l'Istituto Italiano di Cultura a Los Angeles, mecca del cinema e capitale dello show business: «E' un onore avere una proposta del genere, ma l'ho rifiutata. Io faccio il musicista e il produttore, questa è la mia vita». E svela il segreto della sua lunga carriera: «Il mio grande maestro Frank Sinatra mi disse: per alimentare la tua aureola non devi mai farti vedere, ma nel momento opportuno devi far parlare di te. L'America è una grande scuola, dove ti insegnano che i crediti sono sacri: se hai fatto qualcosa che vale la pena, i tuoi meriti devono essere subito riconosciuti». In questi giorni Renis sta lavorando all'organizzazione del concerto al Cairo con Andrea Bocelli, il 27 agosto, un evento prodotto con Michele Torpedine che andrà in onda su Raidue il 18 settembre. Ma anche al concerto del tenore toscano che Berlusconi vuole offrire al presidente Putin nella sua villa in Sardegna. Per quanto riguarda la data e i dettagli, «sto aspettando da un momento all'altro la conferma del presidente Berlusconi», dice. Alla Certosa ci sarà un duetto Bocelli-Berlusconi? «Avere una star mondiale come Bocelli è come quando Marilyn cantò al compleanno di Kennedy».
venerdì, agosto 22, 2003
Il segnalibro dell'APCCultura a Ellei
Il Manifesto, 22 agosto 2003
Carlo Antonelli sarà il nuovo direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Los Angeles. La notizia, non ancora ufficializzata ma confermata da fonti del ministero degli Esteri, giunge dopo le voci della nomina di Tony Renis, che oggi ha affermato di aver rifiutato l'incarico. Ligure, 38 anni, laureato in giurisprudenza, Antonelli è attualmente responsabile dell'ufficio artistico e produzione della casa discografica Sugar di Caterina Caselli, che promuove tra gli altri Andrea Bocelli, col quale proprio Renis sta organizzando in questi giorni nella villa di Berlusconi a Porto Rotondo, il concerto per accogliere l'«amico» Putin. E sempre con Bocelli lo stesso Antonelli ha prodotto per la tv Cieli di Toscana. La scelta è stata fatta dal ministro degli esteri Franco Frattini. In base alla legge del 1990 che regola la nomina dei direttori degli Istituti di Cultura, a dirigerli possono essere funzionari di ruolo del ministero. Ma per dieci istituti cosiddetti di «chiara fama», possono essere chiamate «persone di prestigio culturale» indicate dal ministro degli esteri. Secondo Lucio Savoia, vice direttore generale promozione e cooperazione culturale della Farnesina, la nomina di Antonelli é «ormai perfezionata» e sarà esecutiva da settembre-ottobre.
Il segnalibro dell'APCIL CANTANTE RISPONDE: è UNA BOUTADE DI FINE AGOSTO
Preoccupata lettera del presidente Lucia Annunziata che sottolinea la lunga amicizia con il premier
Tony Renis a Sanremo? È conflitto di interessi
Gazzetta del Sud, 22 agosto 2003
ROMA – Affidare la direzione artistica del Festival di Sanremo a Tony Renis non potrebbe creare qualche imbarazzo alla Rai ma anche al premier? Lo chiede – a quanto si apprende – la presidente Rai Lucia Annunziata al direttore generale Flavio Cattaneo, in una lettera inviata ieri. A preoccupare la presidente di Viale Mazzini sarebbe il legame d'amicizia che lega l'artista al presidente del Consiglio, un legame che – secondo Annunziata – potrebbe configurare un conflitto di interessi che potrebbe mettere in imbarazzo non soltanto la Rai ma anche lo stesso premier. Nella lettera comunque la presidente Rai metterebbe in luce anche la sua stima per Tony Renis, artista bravo e qualificato, che a suo avviso non è in discussione. «E' una boutade di fine agosto. Mi dispiace perché ho molta simpatia per l'Annunziata, ma sicuramente è una battuta»: così Tony Renis commenta la lettera. «Se i rapporti di amicizia tra le persone sono dei conflitti di interessi, allora non avremmo più amici nella vita» dice Renis, confermando che «La Rai qualche giorno fa mi ha proposto la direzione artistica del Festival. Sono stato molto lusingato e onorato, anche perché io sono figlio di Sanremo, che è la mamma della canzone italiana. Ma ho chiesto due settimane di tempo per decidere. Attualmente – prosegue – sono molto impegnato in alcuni progetti importanti (tra i quali il concerto al Cairo con Andrea Bocelli, il 27 agosto, ndr ). Vedrò se ci sono i presupposti, incontrerò il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce e il direttore generale Cattaneo e poi deciderò». Renis poi smentisce che i suoi rapporti con il premier («ci siamo conosciuti e siamo diventati amici in tempi non sospetti, negli anni '50», racconta) abbiano influito sulla candidatura alla direzione del Festival e a quella dell'Istituto Italiano di Cultura a Los Angeles, che peraltro ha rifiutato (ci andrà Carlo Antonelli): «Non ha influito affatto – risponde – non ne ho neanche parlato con lui. Queste sono scelte personali che non hanno nulla a che vedere con la nostra amicizia. Fino a quando prendo una decisione non coinvolgo nessuno, neanche la mia famiglia. E poi – aggiunge – il presidente ha cose più importanti a cui pensare». In questi giorni Renis sta lavorando all'organizzazione del concerto al Cairo con Andrea Bocelli, il 27 agosto. Ma anche al concerto del tenore toscano che il premier Berlusconi vuole offrire al presidente Putin nella sua villa in Sardegna. Per quanto riguarda la data (tra il 28 e il 30 agosto) e i dettagli, «sto aspettando da un momento all'altro la conferma del presidente Berlusconi», dice. Alla Certosa ci sarà un duetto Bocelli-Berlusconi? «Sarà una serata tra amici – si limita a dire –, un omaggio a Putin: avere una star mondiale come Bocelli è come quando Marilyn Monroe cantò al compleanno di John Kennedy». Ma Renis punta molto in alto: da anni sta pensando di realizzare un disco, destinato a sostenere l'Unicef, con duetti di Berlusconi e artisti internazionali. «Oltre a Bocelli – spiega – vorrei coinvolgere Celin Dion, Michael Bolton, Lionel Ritchie e Gloria Estefan». Poi svela: «Al presidente non gliene ho ancora parlato, ma vorrei avere anche Bill Clinton in un assolo di sassofono»
Il segnalibro dell'APCLos Angeles, Carlo Antonelli
ambasciatore culturale
Il Resto del Carlino, 22 agosto 2003
CARLO ANTONELLI sarà il nuovo direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Los Angeles. La notizia, non ancora ufficializzata ma confermata da fonti del ministero degli Esteri, giunge dopo le voci della nomina di Tony Renis, che ieri ha affermato di aver rifiutato l'incarico. Ligure, 38 anni, laureato in giurisprudenza, Antonelli — attualmente responsabile dell'ufficio artistico e produzione della casa discografica Sugar di Caterina Caselli — è stato scelto dal governo.
Il segnalibro dell'APC«Tony Renis a Sanremo? Troppo amico di Berlusconi»
Rai, l’Annunziata scrive al direttore Cattaneo: bravo artista, ma forse c’è conflitto d’interessi
Non c’è pace per il Festival di Sanremo. La polemica di giornata è quella sulla direzione artistica della manifestazione. Ieri il presidente della Rai Lucia Annunziata ha espresso forti perplessità sulla candidatura di Tony Renis, di cui si era parlato nelle ultime ore, con una lettera al direttore generale Flavio Cattaneo. Annunziata chiede una «valutazione di cautela» dell’ipotesi. Motivo? Conflitto di interessi. L’amicizia fra l’autore di «Quando, quando, quando» e Silvio Berlusconi potrebbe creare imbarazzi (sia a Viale Mazzini che al presidente del Consiglio), nonostante il candidato sia «un grande professionista e all’altezza di rivestire un incarico come la direzione artistica del Festival». Uno stop inatteso. E infatti ieri pomeriggio il musicista stesso aveva confermato di aver ricevuto una proposta da Viale Mazzini, ma di essersi preso «qualche giorno per riflettere». Insomma, sembrava che tutto dipendesse soltanto dalla sua volontà. Invece le parole della Annunziata (che il diretto interessato liquida come «battuta di fine agosto») rimettono in gioco altri possibili successori di Pippo Baudo (alla direzione, il conduttore sarà Bonolis) circolati nei giorni scorsi: da quello di Mogol a quelli di manager discografici «storici» come Vincenzo Micocci e Ennio Melis. La lettera dell’Annunziata dà corpo anche alle perplessità su Renis, espresse dalla Fimi, la Confindustria del disco: «Ho letto che è in Sardegna con Berlusconi per organizzare il concerto di Andrea Bocelli per Putin - aveva detto il direttore Enzo Mazza -: questo ormai è il modo in cui in questo momento ci si relaziona con la musica. Sono anni che chiediamo una nuova legge di settore. Faranno come per il calcio: risolveranno tutto con un decreto fatto in due ore». L’ennesimo colpo al Festival dopo lo scandalo Accademia di Sanremo con indagini e arresti, dopo la minaccia delle case discografiche di disertare la manifestazione e dopo la rinuncia di Lucio Dalla alla direzione.
Ieri Renis per qualche ora è stato «il candidato». Oltre che alla direzione artistica del Festival di Sanremo era stato indicato anche come possibile direttore dell’Istituto italiano di cultura a Los Angeles. In serata si è invece appreso che l’incarico dovrebbe essere affidato a Carlo Antonelli, responsabile dell’ufficio artistico e produzione della casa discografica Sugar di Caterina Caselli.
Il segnalibro dell'APCISTITUTI DI CULTURA
E Antonelli va a Los Angeles
la Repubblica, 22 agosto 2003
Roma - Dopo il rifiuto di Tony Renis, sarà Carlo Antonelli il nuovo direttore dell'Istituto italiano di Cultura a Los Angeles. Ligure, 38 anni, laureato in giurisprudenza, Antonelli attualmente è responsabile dell'ufficio artistico e produzione della casa discografica Sugar di Caterina Caselli. È stato scelto su indicazione del ministro degli Esteri Franco Frattini.
Il segnalibro dell'APCTony Renis: «Mi offrono Sanremo ma io tentenno»
La Gazzetta del Mezzogiorno, 22 agosto 2003
«E' una boutade di fine agosto. Mi dispiace perchè ho molta simpatia per la Annunziata, ma sicuramente è una battuta»: così Tony Renis commenta la lettera che la presidente della Rai avrebbe inviato al direttore generale Cattaneo secondo la quale la nomina di Renis a direttore artistico del Festival di Sanremo potrebbe configurare un conflitto di interessi, vista l'amicizia con il premier.
«Se i rapporti di amicizia tra le persone sono dei conflitti di interessi, allora non avremmo più amici nella vita» dice Renis, confermando che «La Rai qualche giorno fa mi ha proposto la direzione artistica del Festival. Sono stato molto lusingato e onorato, anche perchè io sono figlio di Sanremo, che è la mamma della canzone italiana. Ma ho chiesto due settimane di tempo per decidere. Attualmente -prosegue- sono molto impegnato in alcuni progetti importanti (tra i quali il concerto al Cairo con Andrea Bocelli, il 27 agosto, ndr). Vedrò se ci sono i presupposti, incontrerò il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce e il direttore generale Cattaneo e poi deciderò».
Renis poi smentisce che i suoi rapporti con il premier ("ci siamo conosciuti e siamo diventati amici in tempi non sospetti, negli anni '50», racconta) abbiano influito sulla candidatura alla direzione del Festival e a quella dell'Istituto Italiano di Cultura a Los Angeles, che peraltro ha rifiutato: «Non ha influito affatto - risponde - non ne ho neanche parlato con lui. Queste sono scelte personali che non hanno nulla a che vedere con la nostra amicizia. E poi lui ha cose ben più importanti cui pensare».
giovedì, agosto 21, 2003
Il segnalibro dell'APCIl Museo Egizio di Torino si rinnova all’estero
Importanti istituzioni culturali internazionali collaborano a rielaborare una nuova filosofia museale e la nuova museografia per un ente culturale del futuro
NIP, 21 agosto 2003
Roma - La filosofia museale e la museografia del nuovo Museo Egizio di Torino si elabora nelle maggiori istituzioni culturali internazionali.
Louvre, MoMA di New York, Hermitage di San Pietroburgo, Centre Pompidou, Museo Nazionale Svizzero, Asian Art Museum di San Francisco: non hanno bisogno di presentazione le realtà museali che, insieme a molti Istituti Italiani di Cultura all'Estero hanno collaborato al programma di ricerca per il rinnovamento del Museo Egizio.
A promuovere la collaborazione è stato il Ministro dei beni e le Attività Culturali italiano Giuliano Urbani, proprio perché il Museo del capoluogo piemontese ospita una fra le collezioni egizie più importanti al mondo. Il progetto si chiama Close(d) to meet you ed è finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e dall'Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, coinvolgendo quasi cinquanta esperti tra conservatori e museum professionals italiani ed esteri.
Il rinnovamento del museo e la relativa chiusura saranno inoltre un momento ideale per incrementare la promozione dell'istituzione museale torinese, proprio per "mantenere alta" recita una nota del Ministero dei Beni e le Attività Culturali "la visibilità del museo in questo periodo".
In proposito sono al vaglio alcune soluzioni elaborate in sede internazionale, sulla base di esperienze significative di rinnovamento portate avanti dai musei che hanno collaborato alla ricerca. News ITALIA PRESS
martedì, agosto 19, 2003
Il segnalibro dell'APCAbbraccio italo-australiano per il "Papa diverso"
A Melbourne, una serata dedicata ai 25 anni di pontificato di Karol Wojtyla
Il Globo/News ITALIA PRESS , 18 agosto 2003
Melbourne - "Ricorre quest'anno il 25esimo anniversario dell'elezione di Sua Santità Giovanni Paolo II: per un quarto di secolo, gli italiani sono stati testimoni di una straordinaria avventura umana e spirituale che da Roma si è estesa in tutto il mondo. In questa occasione, vogliamo ricordare il viaggio, con una serie di iniziative promosse in tutto il mondo attraverso gli Istituti Italiani di cultura. Come titolo della serie di eventi, abbiamo scelto il bel nome che il Papa, negli anni, ha usato riferendosi all'Italia, "La mia seconda Patria". Sono queste le parole di Mario Baccini Sottosegretario per gli Affari Esteri e presidente della Commissione per la Promozione della Cultura Italiana nel Mondo e promotore delle celebrazioni per i 25 anni di pontificato di Karol Wojtyla. Sotto l'egida del Consolato Italiano e l'Istituto Italiano di Cultura si è svolta a Melbourne la conferenza: "Giovanni Paolo II: il tenace".
Tra i presenti il console italiano Francesco Calogero, Simonetta Magnani, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura, il nunzio apostolico in Australia, monsignor Francesco Canalini, l'arcivescovo di Melbourne Denis. J. Hart, il vescovo Mark Coleridge, il sacerdote Franco Cavarra e numerosi esponenti della comunità italo-australiana.
Se il documentario "Dona Nobis Pacem" ha presentato i momenti salienti dei 25 anni del pontificato di Giovanni Paolo II, (un Papa universale che viaggia instancabilmente per incontrare i fedeli sparsi nel mondo, 130 nazioni visitate), la conferenza "Giovanni Paolo II: il tenace" ha fatto conoscere le caratteristiche più personali del Santo Padre, mettendo in rilievo in particolare un tratto del suo carattere: la tenacia e come la sua grande determinazione gli abbia permesso di raggiungere quegli scopi che si era prefisso all'elezione al pontificato, nell'ottobre del 1978.
Si è parlato di un Papa diverso dai suoi predecessori, come per esempio un Papa che va in vacanza, come tutti, o che scia o che si fa fotografare in pigiama, che è determinato a non usare più la Sedia Gestatoria per incontrare i fedeli, e istituisce le Udienze Generali del mercoledì, a cui hanno partecipato fino ad oggi più di 16 milioni e 700 mila pellegrini. Un Papa che nonostante gli anni, 83, e la salute ora cagionevole, continua per la sua strada senza aver paura di critiche.
Sono intervenuti durante la serata l'attore Massimiliano Andrighetto, che ha letto una parte della lettera apostolica "Ecclesia in Oceania", padre Franco Cavarra, parroco della chiesa di St. Christopher a Airport West, che ha parlato della sua vocazione al sacerdozio e l'Arcivescovo di Melbourne, Denis. J Hart che ha concluso il programma ringraziando le autorità. Al termine dell'incontro il direttore dell'Istituto Italiano di Cultura, Simonetta Magnani ha consegnato al nunzio apostolico Francesco Canalini un dipinto dell'artista australiana Jennifer O'Malley, dono dall'Australia a Sua Santità Giovanni Paolo II. Il Globo/News ITALIA PRESS
mercoledì, agosto 13, 2003
Il segnalibro dell'APCFARNESINA
Istituti di cultura, 93 in tutto il mondo:
vetrine del Belpaese in attesa di riforma
Avvenire, 13 agosto 2003-08-13
Nella variegata realtà della cultura italiana all’estero – una vasta galassia pubblica e privata di istituti, giornali, sedi Rai, associazionic circoli, iniziative (alcune amene, come il concorso “Miss Italia in America”) – non bisogna dimenticare il ruolo svolto dai 93 istituti italiani di cultura, voce e vetrina del sistema-Italia. Essi hanno come finalità istituzionale il documentare, divulgare e valorizzare il patrimonio della madrelingua, nonché del sapere italiano (scienza, arte, letteratura, design e moda, musica, teatro, danza, cinema valori civili, tradizioni), sostenendo così lo sviluppo delle comunità italiane fuori dal Paese d’origine e assicurando il supporto agli studiosi e studenti connazionali che svolgono attività di ricerca e studio fuori sede. Regolati giuridicamente dal dpr 18 del 5 gennaio 1967 che li assegna al Ministero degli Affari Esteri e disciplinati dalla legge 401 del 1990, gli istituti sono sparsi in tutto il mondo e ospitati, al pari delle ambasciate, in sedi spesso insigni, come quella stupenda di Rue de Varenne a Parigi, editando riviste culturali talora significative, quali Rue de Varenne appunto a Parigi, o Italia & Italy, pubblicata a Londra. Organizzano mostre, rassegne, convegni, momenti di studio. Da alcuni criticati come inefficienti e costosi carrozzoni burocratici, gli Iic risentono anch’essi del generale taglio dei budget e sono in attesa di una riforma della quale si parla da oltre un decennio.
Il segnalibro dell'APCNotiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 156 - Anno X, 12 agosto 2003
Renzo Piano in mostra a Copenaghen
Fino al prossimo 28 settembre la mostra allestita presso il Museo d'Arte Moderna Louisiana di Copenaghen
Copenaghen – Il meglio dell'architettura "made in Italy" in mostra in Danimarca. Sarà aperta fino al prossimo 28 settembre, presso il Museo d'Arte Moderna Louisiana di Copenaghen, la mostra dedicata alla figura di Renzo Piano, realizzata grazie anche alla collaborazione del locale Istituto Italiano di Cultura.
La mostra - l'ultima della serie I laboratori dell'architettura, che ha presentato precedentemente mostre di Frank O. Gehry, Henning Larsen e Norman Foster - permette di accostarsi ai più avanzati sistemi di costruzione negli originali spazi ecologici, siano questi abitazioni, musei, sale da concerto o centri culturali. L'esposizione danese è imperniata principalmente sullo studio genovese di Renzo Piano, a Punta Nave, che tra l'altro può essere considerato come un laboratorio per la ricerca di strutture ispirate alla natura; da queste immagini e dai documenti presenti è possibile ricostruire le caratteristiche principali della produzione di Piano, contraddistinta dalla notevole ampiezza nello spettro tipologico delle forme di costruzione, dei materiali e delle strutture.
Genovese, Renzo Piano è considerato tra i più importanti architetti a livello mondiale, autore di opere che sono entrate a far parte della storia dell'architettura: dal Centro culturale Georges Pompidou a Parigi, all'Aeroporto internazionale ad Osaka, dalla risistemazione della Potsdamer Platz a Berlino al Centro Culturale Jean Marie Tjibaou, in Nuova Caledonia. Tra le sue opere in corso di realizzazione o in progettazione, si possono inoltre citare la Nuova Chiesa per Padre Pio a San Giovanni Rotondo, il nuovo Auditorium a Roma, la Nuova sede del New York Times, a New York, l'ampliamento dell'Art Institute di Chicago. News ITALIA PRESS
domenica, agosto 10, 2003
Il segnalibro dell'APCMUSICA: NOTTE DEDICATA A VIVALDI NELLA VERSAILLES BELGA
SI ESIBISCONO ANCHE MUSICISTI IRACHENI
(ANSA) - BRUXELLES, 10 AGO - E' stato dedicato quest'anno
all'Italia, a Venezia e soprattutto a Vivaldi il tradizionale
appuntamento d'estate della ''Notte Musicale'' del Castello di
Beloeil, la 'Versailles' del Belgio, non lontano da Mons,
dimora dei principi di Ligne.
Piu' di 300 artisti - musicisti, attori, cantanti lirici e
cori - per tutta la serata di ieri hanno reso omaggio a Vivaldi,
pietra miliare della cultura europea, e alla Serenissima con un
programma di quasi 50 appuntamenti, dai concerti per solisti,
coro e orchestra agli spettacoli di commedia dell'arte e di
teatro gestuale. La manifestazione, organizzata in
collaborazione con l'Istituto italiano di cultura di Bruxelles,
ha richiamato oltre 18 mila spettatori provenienti non solo dal
Belgio ma anche dalla vicina Francia, dal Lussemburgo, dai Paesi
Bassi e dalla Germania, a testimonianza del suo taglio veramente
europeo.
Molti gli italiani presenti, persone di origine italiana
residenti in Belgio ma anche semplici turisti. Anche la scelta
del programma e degli artisti - ha sottolineato la direttrice
dell'Istituto italiano di cultura di Bruxelles, Sira Miori - e'
stata fatta con ''spirito europeo'', in omaggio al semestre di
presidenza italiana del Consiglio dell'Ue. Sono infatti numerosi
gli ensemble e le formazioni musicali costituite da artisti
belgi e italiani o di altri paesi d'Europa. Soprattutto nelle
corali, ma anche nelle orchestre, spiccano nomi di italiani
d'emigrazione, che continuano a portare in Europa la passione
musicale del loro Paese.
L'artista veneziana Susanna Mildonian, che e' stata
protagonista di due applauditi concerti (un recital e un
concerto per arpa e chitarra di Antonio Vivaldi), ha detto di
sentirsi davvero a suo agio in una cornice ''quasi veneziana''
tra laghi e ruscelli che percorrono l'immenso parco del castello
di Beloeil.
La musica di Vivaldi e' stata interpretata anche dal
gruppo musicale iracheno ''Les Mesopotames'' creato da Ali
Khendher all'universita' di Baghdad con Anwar Abudragh, tra i
piu' conosciuti virtuosi del ''djose'', lo strumento arabo il
cui suono si avvicina a quello della ghironda barocca. Un'
ulteriore conferma che la cultura, e in questo caso la musica di
Vivaldi, possono aprire spazi per un dialogo di pace al di sopra
di guerre e massacri. Sono state proprio le note di Vivaldi
interpretate dal gruppo musicale iracheno ad accompagnare lo
spettacolo finale di fuochi d'artificio che si riflettevano sul
lago illuminato da migliaia di fiaccole mentre alcune gondole
sfioravano silenziose le acque.(ANSA).
