venerdì, febbraio 27, 2004

Il segnalibro dell'APC

Farnesina: Frattini presenta nuovo sito Ministero

Roma, 27 feb. - (Adnkronos) - Il 4 marzo alle 11, alla Farnesina, il ministro degli Esteri Franco Frattini presentera' ai rappresentanti delle istituzioni e alla stampa il nuovo sito internet del ministero degli Esteri. Completamente rinnovato nella grafica e nei contenuti - e accessibile alle persone disabili - il sito vuole essere un mezzo per avvicinare il grande pubblico ai temi internazionali e, al tempo stesso, uno strumento di lavoro per imprese, italiani all'estero, ricercatori, giornalisti e quanti sono interessati alla realta' internazionale.
Il nuovo sito degli Esteri, infatti, e' articolato in una parte descrittiva che contiene informazioni sul ministero e sulle linee guida della sua azione di politica estera ed europea e in una parte piu' dinamica con informazioni legate all'attualita', quali ad esempio notizie su eventi, documenti, bandi di gara, opportunita' di lavoro nelle organizzazioni internazionali.
Il segnalibro dell'APC

Istituto Italiano di Cultura di Mosca: oltre le regole

Il Cosmopolita - Note di politica estera e di relazioni internazionali, 27 febbraio 2004
L'Istituto Italiano di Cultura di Mosca è su tutti i giornali. Merito di un rilancio della "promozione culturale"? Non sembra, a giudicare dal caos di cui ampiamente riferiscono le cronache.
Tutto sarebbe iniziato con l'arrivo all'Istituto nel settembre dello scorso anno della nuova Direttrice per "chiara fama" (ex lege De Michelis per i vertici dei maggiori Istituti italiani nel mondo sottratti ai "tecnici" ed affidati a nomine "politiche"), Dott.ssa Carpifave.
Le difficoltà sono sorte già al momento dell'accreditamento in quanto non sembra fosse gradita alle Autorità locali per via di un contenzioso su alcuni oggetti preziosi appartenenti allo Zar Paolo I che, da Torino, dove aveva avuto luogo la mostra "Splendori della Corte degli Zar", erano stati inviati a Firenze dalla Fondazione culturale Helikon di cui la Dott.ssa Carpifave è Presidente, facendone perdere temporaneamente le tracce al Museo Pavlosk da cui i pezzi provenivano.

Nonostante le resistenze russe ai più alti livelli, la "chiara fama", sorretta probabilmente da un forte "vento favorevole", viene nominata direttrice. Inizia quindi non soltanto il calvario del personale che presta servizio all'Istituto, ma anche un parziale blocco delle iniziative culturali precedentemente programmate in cui sono spiccano nomi e presenze quali la poetessa Maria Luisa Spaziani, il critico d'arte Achille Bonito Oliva e - udite, udite - lo scrittore Claudio Magris tutti variamente vittime della "chiara fama" (chiara dove?) Carpivafe.

Per quanto riguarda l'insieme della programmazione del 2004 presentata dall'attuale Direttrice, nonostante l'entusiasmo televisivamente manifestato dal Ministro Frattini nel corso del suo recente viaggio a Mosca, non è stata approvata dalla Direzione competente che avrebbe mosso argomentati rilievi sugli eventi proposti e sui finanziamenti. Ci si chiede se perfino le dimissioni dell'arcidiplomatico ex Direttore Generale della Promozione culturale Aloisi al quale era stata offerta la sede FAO a Roma, siano riconducibili alla vicenda di Mosca. A chi toccherà la prossima volta? Forse al pure prudentissimo Ambasciatore italiano a Mosca Facco Bonetti che non sembra vantare un "feeling" adeguato con la estemporanea Direttrice?

All'interno dell'Istituto regna ovviamente un clima di intimidazione nei confronti di tutto il personale con decine - decine - di richieste di avvio di procedimenti disciplinari; la d.ssa Carpifave ha nel frattempo assunto, con contratti mensili, vari impiegati locali che di fatto, oltre a firmare discutibili testimonianze a danno del personale, hanno il compito di controllare gli impiegati in tutti i momenti della loro giornata di lavoro e persino quando si recano in bagno! L'ineffabile Direttrice ha poi usato tutti i mezzi a sua disposizione nonché quelli che la "fantasia" ed i buoni consiglieri al Ministero le hanno suggerito per negare ferie, orari ridotti per allattamento, modificare l'orario di lavoro, impedire l'accesso ai fascicoli personali, alla fotocopiatrice, ai fax, ai telefoni.

Per la prima volta nella storia della Farnesina CGIL CISL e UIL hanno proclamato una giornata di sciopero in una sola sede, quella dell'Istituto, al quale ha aderito tutto il personale: tutti gli impiegati hanno chiesto il trasferimento mentre l'Ambasciata è paralizzata dalle continue richieste di aiuto del personale - un'impiegata è stata ricoverata in ospedale per ischemia cerebrale - e dai quotidiani interventi.
La grave situazione è stata anche oggetto in novembre di una interrogazione parlamentare della Senatrice De Zulueta e alla quale il Ministro non risulta aver mai risposto.

Un quadro devastante, con ricadute sulla salute dei lavoratori e sul funzionamento dell'Istituto, capace di determinare un grave danno all'immagine dell'Italia in Russia, nazione che il Presidente Berlusconi ed il Ministro degli Esteri Frattini considerano prioritaria per la nostra politica estera.
Per questo sorprende che l'amministrazione degli Esteri sia totalmente assorbita ad esaminare e sostenere i procedimenti disciplinari messi in atto dalla direttrice nei confronti del personale e si mostri sorda nei confronti delle denuncie che pervengono dagli impiegati e cieca nei confronti dello stato di illegalità che regna ormai da mesi.
Cosa ha determinato la posizione dell'Amministrazione: pressioni politiche? strenua difesa di un concetto di autorità intoccabile? difficoltà di trovare gli strumenti idonei per intervenire nei confronti di soggetti esterni all'Amministrazione come i direttori per "chiara fama"?
Quale che sia la riposta (probabilmente le tre cose insieme) è urgente e non procrastinabile un intervento che ristabilisca un clima di serenità per il personale, di legalità e di operatività dell'Istituto.
Il segnalibro dell'APC

Oggi il consiglio dei ministri approva il programma che punta a disboscare la giungla normativa
Leggi e leggine, ministeri a dieta
Ogni dicastero avrà un codice per semplificare le procedure

Ministero affari esteri. La riorganizzazione normativa riguarderà la gestione-amministrativo-contabile delle rappresentanze diplomatiche, uffici consolari e istituti di cultura

ItaliaOggi, 27 febbraio 2004
Ministero affari esteri. La riorganizzazione normativa partirà dalla gestione amministrativo-contabile delle rappresentanze diplomatiche, uffici consolari e istituti di cultura. Anche in questo settore il codice servirà a snellire le molteplici fonti che regolano la materia. Si va dal regolamento per l'amministrazione del patrimonio e per la contabilità generale dello stato che risale al 1923 (regio decreto n. 2440) fino ai recenti provvedimenti del 2001 che semplificano le procedure di spesa in economia (decreto del presidente della repubblica 20 agosto 2001 n. 384).
Il segnalibro dell'APC

SUL CASO DE BORTOLI

La Stampa, 27 febbraio 2004
Egregio direttore, desidero fare alcune puntualizzazioni, documentando con esattezza i fatti riferiti al “caso” sollevato da Ferruccio De Bortoli, amministratore delegato della Rcs libri, riguardante la mancata pubblicazione in Russia del libro Un altro mare di Claudio Magris. In data 15-4-03 è stato perfezionato un contratto tra l'Istituto italiano di cultura, nella persona dell'allora reggente, ambasciatore G. Facco Bonetti, e la casa editrice russa Symposium, nella persona del signor M. Amalin, per la traduzione e pubblicazione del libro di Magris. Secondo gli accordi contrattuali, l'Istituto avrebbe dovuto versare la somma di $ 3.700 per la traduzione del libro, di cui un primo acconto, corrispondente al 70% della somma totale, avrebbe dovuto essere versato a seguito di presentazione della bozza del libro da parte della casa editrice russa, che però non è mai stata presentata. L'Istituto non ha versato il denaro - che è denaro pubblico, quindi dei contribuenti italiani - alla casa editrice russa, a causa della mancata osservanza da parte di quest'ultima degli obblighi contrattali, che invece l'Istituto, ad oggi, ha osservato scrupolosamente. Il signor Amalin non ha mai contattato l'Istituto, come risulta dai registri della corrispondenza, e non aveva ragione di farlo, dovendo presentare a quest'ultimo un lavoro, che invece non ha mai eseguito. E' stato esclusivamente il comportamento omissivo della casa editrice russa, che oggi tenta di difendersi accusando l'Istituto italiano di cultura, ad impedire la realizzazione del progetto.
Angelica Carpifave, Direttore Istituto Italiano di Cultura a Mosca
Il segnalibro dell'APC

Campiello
La svolta fa discutere

di Cinzia Fiori

IN GIURIA
Bei nomi ma eclissi di critici

Corriere della Sera, 27 febbraio 2004
Cellulari staccati, influenze diplomatiche, ritirate con destrezza. D’improvviso, per chi è stato giurato al premio Campiello, la parola d’ordine è diventata: scantonare. Il radicale cambio dei componenti la giuria del premio imbarazza, perché la nuova compagine non prevede più la presenza di critici letterari, unica eccezione: Lorenzo Mondo. La giuria nominata dal nuovo presidente del Comitato di gestione del Campiello, Walter Fortuna, è questa: Antonio Puri Purini, consigliere diplomatico del Presidente della Repubblica, Umberto Vattani, segretario generale del ministero degli Esteri, Paola Bianchi de Vecchi, rettore universitario, Domenico De Masi, sociologo del lavoro e preside di facoltà, Guido Gentili direttore del Sole 24Ore , Renato Mannheimer sociologo, il giornalista Beppe Severgnini, due scrittori: Elena Loewenthal e Tim Parks. Oltre al regista Folco Quilici che, assieme a Mondo, è l’unico esponente della vecchia giuria a non aver ricevuto una lettera in cui si ringraziava per il lavoro svolto, ma si scriveva che era tempo di dare nuove idee al premio. Come dire che i critici non possono avere nuove idee in tema di letteratura. Che l’appello per la difesa della Costituzione fatto da Edoardo Sanguineti, premio speciale della giuria nel 2003, sia stata la condanna dei critici, è chiacchiera tanto diffusa da parere un segreto di Pulcinella. Eppure proprio dalla città di Pulcinella, Ermanno Rea, presidente del premio Napoli e vincitore del Campiello nel ’99, dice: «Decapitare in blocco ha un sapore punitivo, se qualche cosa non andava io lo avrei discusso pubblicamente».

mercoledì, febbraio 25, 2004

Il segnalibro dell'APC

Gli Etruschi e l'arte di Nespolo in Cina
Ultimi giorni a Pechino per visitare la mostra sulla Civiltà Etrusca, organizzata e sponsorizzata, come quella di Guandong su Ugo Nespolo, dall'Istituto Italiano di Cultura della capitale cinese

News Italia Press, 25 febbraio 2004
Pechino - Si conferma un attivo centro di promozione dell'italianità in Cina l'Istituto Italiano di Cultura di Pechino.
Mentre si avvia alla chiusura la mostra sull'arte etrusca, allestita presso il Millenium Monument della capitale, ha aperto a Guandong, grazie all'intervento organizzativo e alla sponsorozzazione dell'Istituto, una personale del pittore piemontese Ugo Nespolo.
L'esposizione "L'alba di Roma. La civiltà Etrusca" sarà visitabile fino al 28 febbraio. "Dopo il grande successo della mostra presso il museo di Shanghai, abbiamo trovato il modo di portarla anche nella capitale", spiega Ombretta Melli dall'Istituto. A Shangai, dove è stato visitabile per più di tre mesi, l'allestimento ha visto la presenza di 2000 visitatori al giorno, e un successo analogo gli è stato tributato dagli abitanti della capitale. E' infatti da notare che si è trattato della prima volta che una mostra sulla Civiltà Etrusca è stata presentata in Cina.
Anche a Guandong l'Istituto ha attivamente collaborato alla promozione di un evento artistico di grande rilievo. "Conosciamo il curatore della mostra, che a sua volta è in stretto contatto con Nespolo. Abbiamo quindi appoggiato e sponsorizzato la sua iniziativa di una mostra sull'artista contemporaneo. D'altra parte, non essendoci Istituti nè a Shangai nè a Guandong noi ci preoccupiamo di garantire la nostra presenza e la nostra collaborazione organizzativa e finanziaria per gli eventi culturali italiani nelle due città. E' un anno che la mostra su Nespolo viene allestita in Cina, la prima volta è stata a Pechino, e all'inaugurazione è intervenuto lo stesso pittore. L'iniziativa ha riscosso un grande successo in tutta la Cina " . News ITALIA PRESS
Il segnalibro dell'APC

Letteratura: UNESCO, Dante-Leopardi al top dei piu' studiati

Roma, 25 feb. - (Adnkronos) - Ci sono Dante Alighieri e Giacomo Leopardi al top della classifica mondiale degli autori italiani piu' studiati nelle universita' di tutto il mondo. E subito dopo di loro compaiono altri grandi autori classici come Giovanni Boccaccio, Alessandro Manzoni, Francesco Petrarca, Gabriele D'Annunzio e Luigi Pirandello. E' la ''Bibliografia generale della lingua e della letteratura italiana'' (conosciuta dagli specialisti con la sigla 'Bigli') a precisare il numero degli studi che hanno avuto per oggetto scrittori e poeti del nostro Paese, dal Duecento al Novecento, nell'ambito delle universita' dei cinque continenti.
I due volumi della 'Bigli' appena usciti dall'editrice Salerno sono riferiti agli studi pubblicati nell'anno 2000: la monumentale opera di censimento e' patrocinata dall'Unesco e diretta dal professor Enrico Malato, con la collaborazione di quaranta centri di italianistica sparsi in altrettante universita' del mondo.
Dante Alighieri guida la classifica dell'autore italiano piu' studiato in ambito universitario con ben 710 saggi dedicati ai tanti aspetti dell'opera del Sommo Poeta. Al secondo posto si piazza, sia pur nettamente distanziato, Giacomo Leopardi con 313 pubblicazioni riservate alla sua produzione letteraria. Quindi, al terzo posto, si colloca Giovanni Boccaccio con 308 saggi. La parte alta della classifica si completa con la quarta posizione di Alessandro Manzoni (209) e la quinta di Francesco Petrarca (207).
Gabriele D'Annunzio con 162 studi a lui riservati e' il sesto autore per numero di pubblicazioni ottenute a livello internazionale in ambito universitario. Ci sono, poi, a distanza assai ravvicinata Luigi Pirandello (147), Eugenio Montale (145) e Italo Calvino (139). Chiude la 'top ten' al decimo posto Niccolo' Machiavelli (128).
Dall'undicesima alla ventesima posizione, il censimento degli autori piu' studiati elaborato dal Centro Pio Rajna diretto dal professor Enrico Malato vede l'alternarsi di protagonisti del Novecento letterario con classici dei secoli precedenti. Se Pier Paolo Pasolini con 127 studi e' all'undicesimo posto, subito dopo l'autore degli ''Scritti corsari'' si pone il poeta della ''Gerusalemme liberata'' Torquato Tasso con 126. Nell'ordine seguono, quindi, Giordano Bruno (124), Vittorio Alfieri (90), Leonardo Sciascia (89), Giuseppe Ungaretti (80), Ugo Foscolo (79), Carlo Emilio Gadda (78). La diciannovesima e la ventesima posizione sono riservate, rispettivamente, ad Alberto Moravia (74) e Giosue' Carducci (71).
Il segnalibro dell'APC

La nostra comunità in America Latina potrebbe perdere i suoi connotati culturali
Italia-Uruguay, un lungo ponte a rischio
di Giuseppe G. Castorina

Avanti!, 25 febbraio 2004
Come studioso di lingua e letteratura inglese, pensavo. di cogliere l'occasione del mio recente soggiorno in Uruguay, per mettere a punto alcune riflessioni sulla fortuna di Shakespeare e di altri scrittori inglesi e la loro influenza sulla letteratura del Paese. Ma mi preme prima di tutto soffermarmi su una questione che mi sembra più urgente: il rischio di un possibile declino dell'importanza e della diffusione della lingua e della cultura italiana in un'area particolarmente consapevole del valore del contributo italiano al suo ricco patrimonio storico e culturale. Mentre le potenzialità di una maggiore integrazione tra i due Paesi sono particolarmente promettenti.
Tra i primi a scoprire il Rio de la Plata e la sua costa orientale ci furono alcuni marinai italiani al seguito di Magellano e di Sebastiano Caboto. E italiani furono molti di coloro che intrapresero con successo attività commerciali, marittime e produttive a Montevideo. Tracce evidenti e vive di come gli uruguayani siano stati e sono tuttora sensibili alla storia dell'Italia, all'epopea garibaldina, al fascino dell'arte, della lingua e della letteratura italiana sono presenti ovunque. Le prime grandi ondate migratorie ebbero inizio nell'Ottocento, molti nostri esuli del Risorgimento vi trovarono rifugio e accoglienza. L'esempio di Garibaldi è tra quelli più rappresentativi dei fattori che hanno motivato e determinato il formarsi e il consolidarsi di vincoli di amicizia e di reciproca stima
tra i due popoli, influendo anche sul carattere, l'atteggiamento e lo stile di vita della nazione. L'eroe dei due mondi, appellativo che sintetizza efficacemente anche oggi la sintonia che unisce l'Italia e l'Europa all'America Latina, giunge a Montevideo nel 1841, insieme ad Anita e al figlioletto Menotti, prende contatto con l'italianità in esilio, va ad abitare nella piccola casa di Calle del Porton, lavora come insegnante di matematica, sposa Anita, a Montevideo l'11 novembre 1843 nascono la figlia Rosita e il 22 marzo 1845 Teresa, assume il comando della flotta dell'Uruguay. Quando Montevideo è assediata dagli argentini prende il comando della Legione Italiana, la cui bandiera costituita da un drappo nero con il Vesuvio eruttante, simbolizza l'unificazione nel Nord con il Sud dell'Italia nella difesa della libertà dell'Uruguay. Giornali come "El National" e "L'italiano" giungono regolarmente in Europa ad alimentare la fama delle sue capacità militari, del suo disinteresse, della sua incorruttibilità. Gli archivi montevideani raccolgono comunicazioni e dispacci delle sue spedizioni, che hanno il loro momento trionfale con la battaglia di San Antonio, 8 febbraio 1846.
Il monumento eretto a San Antonio ricorda le imprese della Legione italiana contro preponderanti truppe nemiche, che merita a Garibaldi la promozione a Generale e a Comandante di tutte le forze della difesa. Guarda sempre più alla causa dell'indipendenza dell'Italia, e nell'aprile del 1848 lascia Montevideo sulla nave da lui ribattezzata con il nome "Speranza". A Montevideo nella città vecchia si trova ancora la casa di Garibaldi, a suo nome è intitolata un'importante strada che incrocia l'Avenida Italia. La morte di Garibaldi nel 1882 fu commemorata solennemente dal governo e nel 1933 fu eretto il monumento a Giuseppe Garibaldi, capo delle forze navali della Repubblica (1842-1948), che sorge di fronte al porto.
Ero rimasto colpito dal fatto che il portiere del residence dove ho alloggiato, sapendo che sono italiano, avesse voluto dirmi che il suo Paese vantava molti celebri uruguayani di origine italiana, tra cui José Garibaldi, ma poi ho visto che anche nel saggio "Il ponte più lungo. Che cosa unisce l'Italia all'America Latina", di Federico Guglia, edito dall'Istituto Italiano di Cultura, Montevideo 2003. Si legge che il presidente della Repubblica "Uruguaya" Jorge Batlle, in una intervista ha detto: "Garibaldi è uno dei nostri eroi nazionali".
Gli italiani hanno dato un fondamentale contributo alla modernizzazione dell'Uruguay sul piano culturale, artistico e allo sviluppo economico e civile, realizzando in varie località e soprattutto nella capitale importanti opere. La monumentale stazione ferroviaria, opera dell'ingegnere Luigi Andreoni, autore anche del Club Uruguay, un maestoso palazzo che si affaccia sulla Plaza Constitución; il teatro Solis, opera di Carlo Zucchi, che si ispira ai modelli italiani della Scala di Milano e del Carlo Felice di Genova; Palazzo Salvo, situato nella Plaza Indipendencia, di Mario Palanti, e il palazzo del Municipio di Maurizio Cravotto, con la riproduzione del David di Michelangelo; la Biblioteca Nazionale, con le statue di Cervantes e Dante simboli della cultura universale; il Palacio Legislativo, il più rilevante monumento di Montevideo; la nuova sede della Presidenza della Repubblica, l'Ambasciata degli Stati Uniti. La forte impronta artistica italiana è testimoniata anche da statue e gruppi bronzei disseminati nella città: "Gli ultimi Charrúa" opera di Edmondo Prati, "La Diligencia e La Carreta", di G. Belloni; "La Statua della Libertà", di Giuseppe Livi; la monumentale statua equestre a José Artigas, opera di Angelo Zanelli.
A queste realtà è legata l'importanza che la lingua italiana ha goduto nel sistema scolastico uruguayano e l'interesse degli studenti e degli insegnanti per la nostra cultura, tenuta viva da istituzioni come la Scuola Italiana, l'Istituto Italiano di Cultura, la Società Dante Alighieri. La lingua italiana ha avuto sempre buone potenzialità di sviluppo. Nel 1994 gli alunni che frequentavano i corsi di italiano erano poco più di un migliaio, nel 2002 erano circa 3000, nel 2003 oltre 6000. Grazie ad un recente accordo raggiunto con l'Administracion Nacional de Educacion Publica (ANEP), i corsi di lingua italiana sono inseriti nei curriculum scolastico delle scuole elementari statali a tempo pieno.
Nella Media superiore l'italiano è materia curricolare negli ultimi due anni dell'indirizzo umanistico, che consente l'iscrizione alle Facoltà di Lettere e Giurisprudenza. Nei primi anni della scuola media, per la mancanza di corsi curricolari, gli studenti possono rivolgersi ai Centros de Lenguas Extranjeras (CLE), istituti pubblici esterni alle scuole che offrono corsi gratuiti anche di italiano. Opera meritoria svolgono anche la "Dante Alighieri", che ha circa 1500 studenti; e la "Scuola Italiana di Montevideo", un'antica istituzione di grande prestigio dotata di eccellenti strutture, che offre ai circa 900 alunni la possibilità di percorrere l'intero arco scolastico; la licenza Media è legalmente riconosciuta dal governo italiano ed è all'esame il riconoscimento del titolo superiore. Recentemente è stata riattivata presso la Universidad de la Republica di Montevideo, la Cattedra di Letteratura Italiana tenuta dal Professor Luigi Avonto. Ma come ho accennato, l'insegnamento dell'italiano rischia di perdere terreno e di ridurre la sua importantissima funzione. L'inglese è diventato obbligatorio nella scuola primaria e secondaria, e altri Paesi europei sono impegnati nella promozione delle rispettive lingue. Inoltre, con la riforma in corso di attuazione, l'insegnamento della lingua italiana diventa facoltativo negli ultimi due anni dell'indirizzo umanistico del Liceo, col rischio che venga vanificato il grande impegno dedicato all'insegnamento dell'italiano nelle scuole elementari. È prevedibile che anche la domanda di italiano diminuisca nei CLE, dove viene scelto soprattutto in vista della iscrizione all'indirizzo umanistico del Liceo. La collettività italiana in Uruguay, nell'attuale difficile congiuntura economica, senza un adeguato sostegno dell'Italia, rischia di perdere i suoi forti connotati culturali insieme all'importante ruolo economico e sociale che ha svolto finora a vantaggio dei due Paesi.

martedì, febbraio 24, 2004

Il segnalibro dell'APC

Mostre: a Colonia "Il lavoro del paesaggista Pietro Porcinai"

Roma, 24 feb. (Adnkronos Cultura) - "Pietro Porcinai (1910 - 1986), Il lavoro di un paesaggista italiano nelle immagini e nei disegni dell'archivio fiesolano" e' il titolo della mostra ospitata nella sede dell'Istituto italiano di cultura di Colonia da mercoledi' 3 marzo al 13 aprile prossimo, organizzata in collaborazione con l'Archivio Porcinai, Terracotte Poggi Ugo, Impruneta e Vivai Fratelli Tesi di Pistoia, presentera' per la prima volta fuori dai confini nazionali, un profilo del paesaggista fiorentino, testimone della cultura del Novecento italiano, ideatore e costruttore di numerosi giardini e paesaggi in Italia e all'estero, e unico italiano a ricevere, nel 1979, l'anello di Friedrich Ludwig von Sckell, massima onorificenza tedesca conferita dalla Bayerische Akademie der Schönen Künste.
L'iniziativa sara' presentata durante un incontro moderato e tradotto da Paola Barbon al quale parteciperanno Luigi Latini, architetto paesaggista e curatore della mostra, Michael Rohde, architetto dell'Institut für Grünplanung und Gartenarchitektur, Universita' di Hannover, Adelheid Schönborn, architetto paesaggista di München e Luigi Zangheri, professore Storia del giardino e del paesaggio, Universita' di Firenze.
L'incontro avra' come obiettivo l'approfondimento della conoscenza dell'opera di Porcinai, le sue moltissime occasioni di scambio con la Germania ed il problema della conservazione dei giardini storici del Novecento.
Pietro Porcinai nacque nel 1910 a Settignano dove il padre Martino lavorava come giardiniere della Villa Gamberaia. Formatosi alla scuola agraria di Firenze, ha completato la sua formazione in Germania, Belgio e Olanda, muovendosi tra esperienza della tradizione italiana e formazione internazionale. Tra i progetti presentati in mostra, sara' presente anche quello del giardino di Villa Theobald a Colonia, costruito all'inizio degli anni '60 e ora scomparso. Oltre alle immagini fotografiche, sara' presentata anche una selezione di documenti provenienti dall'archivio di Villa Rondinelli a Fiesole, studio del peasaggista e luogo dal quale si e' irradiata gran parte della sua attivita' professionale e culturale.

venerdì, febbraio 20, 2004

Il segnalibro dell'APC

A MOSCA TAVOLA ROTONDA CON SCRITTORI E EDITORI DEI DUE PAESI. DE BORTOLI POLEMICO CON IL NOSTRO ISTITUTO DI CULTURA
Tra italiani e russi, un convitato di pietra: Magris
di Anna Zafesova

La Stampa - Mosca, 20 febbraio 2004
Una tavola rotonda tra scrittori e editori italiani e russi, un'iniziativa senza precedenti che inaugura un nuovo formato nello scambio tra le culture dei due paesi, per la quale il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani ha portato a Mosca un team di prim'ordine di editori (Rcs, Laterza, Mondadori per citare solo i più grandi) e scrittori, tra cui Alain Elkann, Roberto Alajmo, Serena Vitale. Doveva venire anche Claudio Magris il cui libro Altro mare era già nei piani di una casa editrice russa, ed è proprio attorno allo scrittore assente che è nata ieri una polemica. Ad aprire il caso è stato l'amministratore delegato della Rcs Ferruccio De Bortoli: «Sono sconcertato», ha detto, «per il mancato sostegno dell'istituto di cultura italiana di Mosca alla traduzione del romanzo di Magris».
La presentazione del libro era prevista a gennaio, in presenza dell'autore. «Ma la traduzione è stata sospesa. Spero si tratti di una distrazione», commenta De Bortoli. L'editore russo di Magris, Maxim Amelin della casa editrice Symposium (che ha già pubblicato in Russia Eco e Baricco), invece non sa trovare spiegazioni. «Avevamo preso accordi con l'Istituto di cultura italiana l'estate scorsa, loro dovevano finanziare la traduzione. Poi è cambiata la direzione dell'Istituto e non abbiamo saputo più nulla. Forse problemi tecnici, forse politici, speriamo comunque di farlo uscire entro il 2004».
Politici, appunto, questo è il sospetto che si lascia cadere alludendo alla direttrice dell'Istituto italiano di cultura di Mosca, Angelica Carpifave. Insediatasi da meno di sei mesi, la professoressa è già stata al centro di polemiche: i suoi rapporti con il ministero della Cultura russo sono incrinati per forti dissidi nati durante la mostra «Splendori degli zar» portata in Italia qualche anno fa, e solo 10 giorni fa i dipendenti dell'Istituto hanno proclamato uno sciopero contro la direttrice accusandola di avere verso di loro un »trattamento disumano». Interpellata sul »caso Magris» la Carpifave si indigna: «Censura è una parola che non conosco, sono una voltairiana».
Accusa dell'accaduto un passaggio di consegne complesso e promette un'inchiesta: »Non ho mai saputo nulla, mai avuto nessun documento, se l'Istituto ha assunto impegni con Magris verranno onorati fino in fondo». Ma da dove nasce il caso, visto che l'autore e l'editore russo parlano di un alt inspiegabile? «Non so cosa ci sia dietro, comincia a essere inquietante...».
Coinvolto nella polemica, Urbani si definisce «caduto dalle nuvole» e ci rimane anche un pochino male» perché Magris si era rifiutato di aderire alla tavola rotonda che il ministro ha portato a Mosca, forse proprio a causa dell'incidente con la traduzione del suo romanzo. Urbani invita a esaminare il caso con serenità, ma promette: »Se è accaduto qualcosa mi permetterò di parlare al ministro degli Esteri». Dal quale infatti dipendono gli Istituti di cultura, mentre la tavola rotonda di ieri è stato voluta e organizzata dal ministro dei Beni culturali insieme col suo collega russo Mikhail Shvydkoj. Un faccia a faccia tra scrittori e editori dei due paesi, inedito, sottolinea Urbani, come forma di scambio su temi contemporanei.
Un dialogo dalle conseguenze pratiche per rimediare alla pausa dopo il grande interesse per la Russia degli anni 80. Lo scrittore Evghenij Popov parla di una «fioritura» della narrativa russa libera da censura e miti. Le novità spesso arrivano attraverso intermediari anglossassoni, per avviare un contatto diretto i due ministeri faranno scouting reciproco. Panca e Nuovi argomenti dedicheranno numeri speciali alla Russia che sarà anche ospite d'onore alla mostra dei piccoli editori a Roma (e l'Italia alla Fiera del libro a Mosca). E ancora borse di studio per editori russi e stage per sceneggiatori, per «derivati» della letteratura come cinema e fiction. Infine dal 2004 verrà ripristinato il Premio Grinzane Cavour-Mosca per scrittori e traduttori russi.
Il segnalibro dell'APC

POLEMICHE/SOTTO ACCUSA L’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA
CLAUDIO MAGRIS BOICOTTATO A MOSCA
di Giampaolo Visetti

la Repubblica, 20 febbraio 2004
Mosca - Claudio Magris censurato. Il suo romanzo Un altro mare bloccato in Russia per ragioni politiche. Non dal Cremlino: dall'Istituto italiano di cultura. Il caso è stato sollevato ieri dall'ex direttore del Corriere della sera», Ferruccio de Bortoli. A Mosca nelle vesti di amministratore delegato di Rcs libri, in occasione della visita del ministro della cultura Giuliano Urbani e della prima tavola rotonda tra scrittori ed editori italiani e russi, de Bortoli ha rivelato lo stop imposto dalla nostra istituzione nazionale allo scrittore triestino.
«Sono sconcertato - ha attaccato – per la sospensione del sostegno alla traduzione in russo di Un altro mare, edito da Garzanti e tradotto in quattordici lingue. Il libro era già nel catalogo dell'editore moscovita Simposium. In estate l'Istituto italiano aveva garantito il proprio sostegno: poi, con il cambio della direzione, la cosa è stata stranamente congelata».
De Bortoli, vittima a sua volta di uno "sgradimento" della Rai berlusconiana, ha spiegato che per fine gennaio era perfino già stata fissata la presentazione dell'opera, alla presenza dello stesso Magris. Poi tutto è stato sospeso, compresi i fondi promessi dall'Italia all'editore russo. Al punto che Magris, invitato alla trasferta ministeriale di ieri, si è rifiutato di partecipare. «Mi auguro - ha concluso de Bortoli - che si tratti di una distrazione: ovviamente rimediabile». La notizia del veto su Magris ha scosso l'incontro tra scrittori italiani e russi. Maxim Amelin, presidente di Simposium e aspirante editore di Magris, ha confermato i problemi politici. «La scorsa estate - ha detto - avevamo preso accordi precisi: l'Istituto italiano, tramite la reggente, aveva garantito il pagamento della traduzione. All'arrivo della nuova direttrice, Angelica Carpifave, il progetto è stato bloccato. Ancora oggi è tutto fermo. Io mantengo Un altro mare in catalogo e spero di pubblicarlo entro l'anno: ci saranno stati disguidi tecnici, anche sé ho capito che il problema è politico».
Amelin, editore in Russia di Eco, Baricco, Moravia e tanti altri, non ha voluto spiegare le ragioni politiche che renderebbero, per l'Italia, impubblicabile Magris in russo. Il suo riferimento al cambio di direzione all'Istituto di Mosca ha però fatto riesplodere le polemiche sul benservito dato dal ministero degli Esteri a Maria Doria de Zuliani e sulla nomina, per chiara fama, di Angelica Carpifave quale successore. Quest'ultima, insediatasi a metà settembre dopo quasi due anni di vacatio, è da mesi al centro di scontri con il personale dell'Istituto: non gradita ai russi per una vicenda di icone temporaneamente sparite, dieci giorni fa ha subito il primo sciopero in una sede diplomatica all'estero e si è vista recapitare la richiesta di trasferimento in blocco di tutti i dipendenti.
«Ma io di questo Marchis (così chiama Magris, forse per l'agitazione ndr), ha detto la professoressa Carpifave, non so nulla. Mai vista una carta, o una domanda. Comunque siccome sono una storica volterriana, ostile ad ogni censura, se proprio Marchis (alias Magris ndr) vuole essere pubblicato, vedremo se il bilancio dell'Istituto ce lo consente». La direttrice ha negato di avere bloccato per cinque mesi sia la traduzione che la presentazione di Un altro mare e ha ricondotto la bufera ai problemi di successione all'Istituto.
Aprirò un'inchiesta - ha detto -: al rientro dalle lunghe ferie, le addette culturali presenti la scorsa estate mi dovranno dare spiegazioni. L'Istituto è aperto a tutti: se qualcuno ha tenuto una pratica nel cassetto, ne trarrò le conseguenze». La Carpifave ha comunque assicurato, ricordando di aver «accettato con riserva» la nomina a Mosca, che «se risulteranno impegni scritti», questi saranno rispettati: e infatti - ha concluso - «stiamo già traducendo Petrarca».
Il caso Magris ha rovinato la visita, per altro ricca di impegni concreti per la traduzione e diffusione degli autori russi in Italia e viceversa, al ministro Urbani. «Sono caduto dalle nuvole», ha detto il ministro. Magris mi aveva detto solo che non poteva venire a Mosca. Farò le domande dovute alle persone giuste: se è successo qualcosa di spiacevole, mi rivolgerò al mio collega ministro degli Esteri». In serata c'è stata quindi una telefonata Urbani-Magris. «Mi dispiace - ha concluso il ministro - forse dietro alla tempesta in un bicchier d'acqua, c'era in effetti un piccolo oceano». Un oceano forse no, ma Un altro mare sì.
Il segnalibro dell'APC

Rinviate traduzione e presentazione di «Un altro mare». La direttrice dell’Istituto: non so nulla
L’Italia a Mosca dimentica Magris
DENUNCE
di Fabrizio Dragosei

Corriere della Sera, 20 febbraio 2004
MOSCA - Ancora nuvole attorno all'Istituto italiano di cultura a Mosca e alla sua direttrice Angelica Carpifave, contro la quale i dipendenti avevano attuato uno sciopero nei giorni scorsi. Questa volta l'Istituto ha fatto una gaffe con uno dei nostri più famosi scrittori, Claudio Magris, che ha visto «saltare» la pubblicazione e quindi la presentazione della traduzione del suo Un altro mare , edito in Italia da Garzanti e già tradotto in 14 lingue. A dar fuoco alle polveri è stata una dichiarazione rilasciata da Ferruccio de Bortoli, amministratore delegato della Rcs libri: «Sono sconcertato per il mancato sostegno dell'Istituto di cultura alla traduzione del romanzo di Magris. La pubblicazione in russo è prevista dall'editore Simposium e la presentazione era stata già fissata per fine gennaio a Mosca alla presenza di Magris. Ma, dopo il cambio di direzione all'Istituto, tutto è stato sospeso. Mi auguro che si tratti solo di una distrazione».
Il direttore della Simposium, Maxim Amelin, ha precisato che il progetto si è arenato dopo l'arrivo della direttrice Carpifave: «Tutto è stato rallentato e non sono riuscito più ad avere alcuna notizia dall'Istituto».
Cade invece dalle nuvole la direttrice dell'Istituto: «Oggi è la prima volta che sento parlare di questa traduzione. Mai saputo nulla, mai avuto alcun documento a riguardo». La direttrice si è anche meravigliata che Magris potesse aver affermato di dover venire a Mosca a fine gennaio. Ha comunque sostenuto di essere pronta a onorare eventuali impegni presi da precedenti gestioni, «compatibilmente con la disponibilità di risorse finanziarie».
Preoccupato della vicenda anche il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani che è a Mosca in questi giorni proprio per rilanciare la collaborazione culturale tra i due Paesi. «Mi sto informando, parlerò anche con Magris e se sarà necessario investirò il mio collega degli Esteri Frattini». Urbani aveva invitato Magris a far parte della delegazione di scrittori ed editori cha ha seguito il ministro a Mosca. Ma Magris non si è detto disponibile, per altri impegni.
E' questa l'ennesima polemica sorta attorno alla gestione Carpifave. I rapporti della direttrice con le autorità culturali russe, tra l'altro, non sono proprio idilliaci, anche per antiche dispute legate all'organizzazione di una mostra in Italia di opere d'arte russe.

giovedì, febbraio 19, 2004

Il segnalibro dell'APC

GRANDE SUCCESSO DI PUBBLICO E DI CRITICA ALL’IIC DI MONACO DI BAVIERA PER LA MOSTRA FOTOGRAFICA DI PASCALE E SCHRIEFERS

MONACO| aise\ 19 febbraio 2004- E ‘stata inaugurata ieri, mercoledì 18 febbraio, la mostra “L’architettura: un sogno” realizzata dal fotografo Ciro Pascale e dall’architetto tedesco Thomas Schriefers. L’esposizione presenta sorprendenti fotografie affiancate dai collages di Thomas Schriefers.
A prima vista si ha l’impressione che i temperamenti di questi due uomini non potrebbero essere più contrastanti: da un lato il fotografo, le cui immagini si mettono al servizio dell’oggetto riprodotto con grande perfezione; dall’altro l’artista illusionista al tecnigrafo, che con violenta espressività sembra voler scardinare il mondo.
Ciò che unisce Ciro Pascale e Thomas Schriefers è l’amore per l’architettura, anche se questo amore ha caratteristiche completamente differenti in ciascuno di loro. Tutto ha avuto inizio dalle foto che Ciro Pascale aveva scattato a Portici, sua città natale, non lontano da Napoli. Anche re Carlo III di Borbone non seppe sottrarsi all’incanto di questa cittadina barocca e vi fece costruire un’imponente residenza estiva. Presto la nobiltà gli tenne dietro e sorsero intere vie in cui una villa confinava con l’altra. La geometria e la predilezione per l’ornamento decorativo si combinarono con la fastosità barocca, cosicché ne risultò uno scenario architettonico di eccitante bellezza. Oggi tutto questo splendore è abbandonato ad un’inarrestabile rovina. Ciro Pascale, che dal 1968 vive a Colonia, documenta nelle sue fotografie il profondo sonno in cui è caduta la sua città natale, senza però permettersi alcun atteggiamento di accusa: trattiene l’immagine, senza aggiungervi alcunché di suo. E`questo il momento in cui entra in scena Thomas Schriefers con le sue visioni di una nuova architettura, improvvisando con il materiale che Ciro gli ha messo a disposizione con la serie fotografica su Portici. Con la sua tecnica virtuosistica del collage, Schriefers – architetto di mestiere – prolunga le drittissime diagonali dell’illusionismo scenico-architettonico settecentesco sino all’infinito, ritmando intere file di case oppure intersecando il tracciato della loro disposizione stradale con provocatorie costruzioni d’acciaio. Thomas Schriefers traduce i sentimenti in architettura, trova in visioni architettoniche un’espressione di stati d’animo interiori.
La mostra fotografica, visitata con grande attenzione da un folto pubblico di connazionali e dalla popolazione locale, non ha mancato di destare vivo interesse anche fra i critici d’arte presenti.(aise)
Il segnalibro dell'APC

MARCELLO VENEZIANI AL CORSO PER DOCENTI DELLA “DANTE ALIGHIERI”:
“LIBERIAMO LA LINGUA ITALIANA DALL’USO GRATUITO DI TERMINI STRANIERI”


Inform, 18 febbraio 2004
ROMA - “Nella nostra lingua esiste un uso gratuito ed eccessivo di parole
straniere, di cui prima o poi dobbiamo assolutamente liberarci”. E’ chiaro
il messaggio di Marcello Veneziani, Consigliere d’Amministrazione della
RAI, rivolto agli insegnanti d’italiano del IX corso di aggiornamento
promosso dalla Società Dante Alighieri sul tema “L’Italia e l’italiano nei
mezzi di comunicazione di massa”, in programma fino al prossimo 27 febbraio
in Palazzo Firenze.
“La RAI stessa fino a qualche tempo fa era caratterizzata da un uso
spropositato di termini stranieri - ha proseguito Veneziani - e la mia
proposta, accolta all’unanimità, è stata proprio quella di ripristinare la
lingua italiana in seno all’azienda attraverso il cambiamento, per esempio,
di RAI International in RAI Internazionale, di RAI Educational in RAI
Educazione, eliminando così l’utilizzo gratuito di parole straniere perfino
nella denominazione dei vai canali. Ritengo, infatti, che sia
profondamente sbagliato usare termini non italiani quando esistono
espressioni equivalenti nella nostra lingua”. Veneziani ha anche ammesso
le grandi responsabilità della RAI nell’imbarbarimento della lingua
italiana, sottolineando come “i meriti della televisione nei primi due
decenni di vita siano stati compensati in negativo dagli ultimi due
decenni, caratterizzati dall’uso di dialetti e termini impropri”.
“Il provincialismo italiano - ha concluso Veneziani - consiste proprio
nell’assoluta subalternità linguistica e culturale a modelli imposti
dall’estero. E pensare che siamo in un Paese in cui l’unità politica è
stata addirittura preceduta dall’unità linguistica”.
Per i prossimi giorni sono previsti gli interventi di Piero Dorfles
(Critico letterario e giornalista), Giuseppe Patota (responsabile
scientifico P.L.I.D.A.), Nicoletta Maraschio (Vice Presidente Accademia
della Crusca), Roberta Grassi (Università di Bergamo), Alessio Ricci
(Università di Siena e di Arezzo), Roberto Cotroneo (“L’Unità”), Walter
Mauro (“Il Tempo”), Adriano De Maio (RAI International) e Angelo Polimeno
(TG1).
Il programma del corso è visibile sul sito www.soc-dante-alighieri.it .
(Inform)

mercoledì, febbraio 18, 2004

Il segnalibro dell'APC

Cultura: Baricco ospite d'onore alla Fiera del Libro di Vilnius 2004

Roma, 18 feb. - (Adnkronos Cultura) - Su invito della casa editrice lituana ''Alma Littera'', Litexpo, Lithuanian Exhibition Centre, e l'Istituto Italiano di Cultura di Vilnius, lo scrittore italiano Alessandro Baricco sara' a Vilnius domani, 19 febbraio, alla IV Fiera Internazionale del Libro diventata per visitatori ed espositori la piu' importante fiera del libro nei Paesi Baltici. Il tema di quest'anno e' ''La letteratura europea contemporanea'' e Baricco e' certamente per tematiche e sensibilita' linguistica 'scrittore europeo', ed e' uno dei pochi scrittori italiani quasi interamente tradotto in lituano, da 'Seta' nel 1998 a 'Castelli di rabbia' e 'Novecento' nel 2000 a 'Oceano mare' nel 2001, a 'City' nel 2002, fino a 'Senza Sangue' che verra' presentato in occasione della Fiera.
Fitto il calendario degli appuntamenti di Baricco a Vilnius, dove incontrera', oltre i suoi numerosissimi lettori, anche gli scrittori e le maggiori personalita' del mondo culturale lituano. E' anche la prima volta che uno scrittore italiano e' presente alla Fiera del Libro di Vilnius, indice dell'interesse sempre crescente per la nostra lingua e per la letteratura italiana nei Paesi Baltici e in Lituania in particolare.
L'Istituto Italiano di Cultura di Vilnius, su invito degli organizzatori della Fiera, sara' presente per la prima volta con uno stand dove potranno essere acquistati libri in italiano di scrittori italiani contemporanei e manuali per l'insegnamento della lingua. Un piccolo spazio nello stand avra' anche la letteratura della Svizzera italiana, che attraverso la 'Pro Helvetia' ha fatto arrivare un supporto all'importante iniziativa dell'Istituto Italiano di Cultura di Vilnius.

Il segnalibro dell'APC

ALL’IIC DI COPENAGHEN LA MOSTRA “ LA TORRE PENDENTE DI PISA : DIECI ANNI DI RESTAURO”

COPENAGHEN\ aise\17 febbraio 2004 - La celebre Torre di Pisa sarà al centro di una mostra prestigiosa e spettacolare a Copenaghen fra il 27 febbraio e il 19 marzo, nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura. Ai visitatori saranno riservate molte emozioni suscitate dalla possibilità di vedere e perfino toccare le pietre, i marmi con cui è stata costruita e restaurata nel corso dei secoli, così come osservare le immagini esposte nei pannelli o proiettate con i video che ne illustrano la celebrità e ne ripercorrono gli 830 anni di storia. Una storia piena di timori e di incertezze per i rischi dovuti a quella inclinazione emersa nel lontano medioevo, sin dai primi anni di costruzione della Torre, divenuta un vero e proprio simbolo d’Italia.
Oggi la Torre di Pisa è salva. È stata consolidata e sono stati eliminati i rischi dovuti ad una pericolosa crescita della pendenza avvenuta negli ultimi decenni. Ma ci sono voluti dieci anni di lavoro, con studi profondi, con ricerche tese a preservarne integralmente l’aspetto e con l’uso di metodologie molto complesse, per assicurare stabilità e mettere in salvo un monumento prezioso per l’intera umanità.
Anche queste metodologie e molto altro verrà esposto alla mostra che occuperà per intero gli ampi spazi dell’Istituto Italiano di Cultura, con l’uso di video, di modelli, di immagini spettacolari. Una divisione in 6 sezioni servirà a consentire di ripercorrere la storia della Torre, a svelarne i misteri di costruzione, a mostrarne il ruolo avuto nell’arte e nel cinema, ad illustrare i mezzi scientifici adoperati per il suo consolidamento, ad ammirare gli strumenti e il lavoro nei cantieri , a descrivere i progetti futuri per preservare la Torre pendente e restaurarne le superfici di marmo.
La mostra verrà inaugurata giovedì 26 febbraio 2004, alle ore 17, nella Galleria dell’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen, Gjørlingsvej 11, 2009 Hellerup.
All’apertura saranno presenti fra gli altri l’Ambasciatore d’Italia Roberto Di Leo, il presidente della Provincia di Pisa Gino Nunes, il Sindaco del Comune Pisa Paolo Fontanelli, l’Assessore alla Cultura della Provincia di Pisa Aurelio Pellegrini, l’Operaio Presidente dell’Opera Primaziale Pisana, Pier Francesco Pacini e l’architetto, curatore della mostra, Alessandro Sonetti. (aise)

martedì, febbraio 17, 2004

Il segnalibro dell'APC

Comitato Amici per Bam

Segnaliamo la formazione del "Comitato Amici per Bam"
Notizie sul sito www.friendsforbam.org
Presentazione: Sabato 21 febbraio pv ore 20
Sala Trevi-Alberto Sordi
Roma, via del Puttarello
Francesca Chiesa - Vice Presidente Comitato Cultura del Consiglio d'Europa
Francesca.Chiesa@esteri.it
Roberta Alberotanza - Addetto culturale (Ministero Affari Esteri)
Roberta.Alberotanza@esteri.it
Il segnalibro dell'APC

Genova 2004: Samp ambasciatrice Capitale cultura europea

SOCIETÀ
SPORTIVA SAMPDORIA
In piedi in alto da sx: Enow, Gardella, Gallo,
Gallotti, Ranieri, Occhipinti, Bianchi, Di Via, Roselli

In piedi al centro da sx: Rizzo, Memoli, Del Prete,
Magiapelo, Acmè, Bonforte, Vitetta, Zunino

Seduti da sx: Di Pietro, Gilfoni, Bistazzoni (per.
port.), Lombardo (all.), Maturanza (massagg.), Rapone (prep. atl.), Briglia,
Ponte.


Genova, 17 feb. - (Adnkronos) - La Sampdoria e' da oggi ambasciatrice di Genova capitale europea della cultura grazie ad un accordo firmato dal presidente Riccardo Garrone con il comitato Genova 2004. L'accordo prevede la diffusione attraverso l'attivita' della Sampdoria delle informazioni sul programma di Genova 2004 capitale europea della cultura e la partecipazione dei dirigenti dell'entourage delle squadre che verranno a giocare a Marassi agli eventi e alle manifestazioni.
Nel corso della conferenza stampa il presidente Garrone ha donato al presidente del comitato Genova 2004 Davide Viziano una maglia blucerchiata con sulla spalle la scritta Genova e il numero 04. prossimamente anche il Genoa firmera' un accordo simile. In precedenza, in occasione dei primi incontri dell'anno giocati in casa, i capitani di Genoa e Sampdoria avevano omaggiato i loro colleghi di Como e Juventus, il 6 e l'11 gennaio scorsi, del gagliardetto con il logo Genova 2004.




lunedì, febbraio 16, 2004

Il segnalibro dell'APC

Maschere italiane nel cuore del Libano
Una Festa di Carnevale, in collaborazione con l'Amicale Libano-italiana, tra le numerose iniziative promosse dall'Istituto Italiano di Cultura di Beyrouth

News Italia Press. 16 febbraio 2004
Beyrouth - Una festa tutta italiana è in programma per sabato 21 a Kaslik, in Libano. L'Amicale Libano-Italiana, associazione culturale nata dall'iniziativa di ex-studenti dell'Istituto Italiano di Cultura in Libano, organizza infatti una Serata di Carnevale presso il Century Park Hotel di Kaslik , a cui parteciperà lo stesso Istituto.
La serata, spiegano dall'Istituto, prevede, accanto a una cena di gala, un concorso a premi per le migliori maschere carnevalesche . In premio saranno dati ai giovani allievi dei corsi di italiano libri e manuali per lo studio e l'apprendimento della lingua. "In generale miriamo a incentivare la partecipazione ai nostri corsi di lingua; per i ragazzi più disagiati in particolare manuali e libri, così come borse di studio, sono sostegni essenziali" .
Altre borse di studio per studenti meritevoli sono state infatti attribuite dall'Istituto in occasione di un evento di recente svolgimento: la giornata italo-libanese del 14 febbraio. Molte sono inoltre le manifestazioni direttamente promosse dall'Istituto per la promozione della lingua e della cultura italiana: "organizziamo concerti, mostre, convegni. Recentemente abbiamo presentato il libro di un autore libanese che è stato tradotto in italiano. Il 27 poi ospiteremo il concerto dell'organista Alessandro Boletto". Un'attività ricca e vivace insomma, rivolta a sviluppare e incentivare lo scambio e la collaborazione tra la cultura italiana e il patrimonio libanese .

domenica, febbraio 15, 2004

Il segnalibro dell'APC

LO STRAORDINARIO BOOM DELL'’ITALIANO NEL MONDO’: ALESSANDRO MASI (DANTE ALIGHIERI) RACCONTA LE RAGIONI DEL CRESCENTE INTERESSE PER LA NOSTRA LINGUA

PADOVA\ aise\13 febbraio 2004 - Da più di un secolo gli italiani emigrati all'estero e, da qualche decennio, anche quelli rimasti in patria devono faticare non poco per riuscire a districarsi tra problemi di pronuncia, grammatica e lessico per imparare, talvolta da autodidatti, una o magari più lingue straniere. Ebbene, per tutti loro si sta profilando una piccola rivincita: recenti studi commissionati dal Ministero degli esteri hanno dimostrato che la nostra lingua nazionale, pur non essendo tra le più parlate, si è guadagnata ben il quarto posto al mondo per numero di studenti. Delle motivazioni di questo vero e proprio boom dell'italiano nel mondo, ma anche del corretto rapporto tra lingua nazionale e dialetti regionali, il mensile d’informazione online “Veneti nel Mondo” ne ha parlato con Alessandro Masi, segretario della Società Dante Alighieri, associazione che ormai dal lontano 1889 si occupa di tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo.
D. Quando e come è iniziato a crescere il livello d'interesse nei confronti della lingua italiana?
R. Il fenomeno è andato crescendo a partire dagli anni '80 e cioè parallelamente allo sviluppo del cosiddetto "turismo culturale". A chi possedeva curiosità intellettuale l'Italia è apparsa come il luogo "esotico" per eccellenza e l'italiano uno strumento fondamentale per conoscere fino in fondo la nostra cultura. A ciò naturalmente si deve aggiungere l'interesse straordinario che dopo sette secoli continua a suscitare il poeta Dante che rappresenta un simbolo dell'occidente europeo forse perfino più di Shakespeare. Inoltre il numero sempre crescente di immigrati, soprattutto nel nordest del nostro paese, ha fatto sì che l'apprendimento dell'italiano sia diventato anche una necessità lavorativa. A questo proposito sarebbe importante che chi decide di stabilirsi da noi per lungo tempo, potesse giungere già con un buon grado di conoscenza della nostra lingua e della nostra cultura. Per questo l'Associazione Dante Alighieri sta scoprendo un nuovo fronte: quello dell'insegnamento dell'italiano a scopo di integrazione sociale.
D. In quali paesi si sta verificando maggiormente la riscoperta dell'italiano?
R. In Svizzera, dove tra l'altro l'italiano è una delle lingue nazionali, ma anche in stati quali l'Argentina, caratterizzati nel passato da forti flussi migratori dall'Italia e in cui gli immigrati di terza o quarta generazione studiando la lingua dei loro nonni o dei loro genitori riescono a riannodare un filo culturale con le loro stesse origini; poi, nei paesi del vecchio blocco comunista europeo e in parte dei Balcani, in cui fino a qualche hanno fa lo studio dell'italiano era praticamente proibito. Ma ormai perfino in oriente gli studi di italianistica attraversano una fase di vero e proprio risveglio. Solo la Cina resiste ancora a questo processo, anche se nella popolazione, che sempre più frequentemente intrattiene rapporti con noi, la "voglia d'italiano" è sicuramente tanta.
D. In che modo riuscite a promuovere lo studio della nostra lingua?
R. I volontari dei nostri comitati italiani, che un tempo si limitavano a raccogliere fondi per le nostre sedi estere, oggi organizzano in Italia corsi di altissima qualità, allineati ai parametri di apprendimento linguistico fissati dal Consiglio d'Europa. Stiamo attendendo l'esito di corsi on line sperimentali già attivati da altri enti prima di procedere anche noi all'insegnamento via Internet. Ma l'italiano è una lingua gesticolare, per niente asettica, quasi uno stile, un modo di vivere, che difficilmente può essere insegnata senza il contatto diretto con il docente.
D. Trova che la lingua nazionale e i dialetti regionali siano in concorrenza tra loro?
R. La nostra storia ha fatto sì che, a differenza di ciò che è avvenuto in altre nazioni europee, l'italiano abbia tardato ad imporsi come lingua unitaria: molti di noi hanno potuto impararlo solo come seconda lingua dopo il dialetto e spesso grazie all'apporto della televisione. I dialetti sicuramente sono una risorsa importante, di grande dignità, che va certamente tutelata perché ricordano le nostre origini, ma non possono certo sostituire la lingua nazionale: pensiamo a che cosa succederebbe al Consiglio d'Europa se ogni rappresentante pretendesse di comunicare attraverso il proprio dialetto! Già siamo venticinque stati...
D. La società Dante Alighieri riesce a promuovere anche le culture regionali?
R. Certo! Le nostre sedi estere hanno bisogno dell'identificazione con la regione di provenienza dei vari gruppi di immigrati e organizzano serate e incontri in cui propongono la gastronomia e il folclore delle varie regioni. Ci sono molte comunità, tra cui quelle venete, che sono diventate quasi veri e propri bastioni della regione d'origine (il Veneto ha una sua propria identità molto forte). Io trovo che questi bastioni vadano conservati, anche perché ognuno vi possa ritrovare le parole o i modi di dire così come un tempo li ascoltava dai propri nonni.
Per sapere tutto sulla Società Dante Alighieri - storia, organigramma, attività, iniziative, ecc. - consultare il sito www.soc-dante-alighieri.it. (aise)

sabato, febbraio 14, 2004

Il segnalibro dell'APC

Spagna: grande successo per lo stand italiano ad ARCO 2004


Madrid, 13 feb. (Adnkronos) - Grande successo per la XXIII Fiera di Arte contemporanea (ARCO) inaugurata a Madrid, all'interno della quale per la prima volta e' stato allestito uno stand da parte dell'Istituto italiano di cultura di Madrid. Lo stand italiano infatti, e' stato visitato da numerosi esponenti del mondo politico e culturale spagnolo, dai principali esperti d'arte contemporanea e dalla Regina Sofia.
Lo spazio espositivo italiano, realizzato dal nuovo direttore dell'Istituto italiano di cultura di Madrid, Patrizio Scimia, rappresenta una sintesi delle avanguardie pittoriche del '900, con la presenza di opere di Balla, Tato e Licini, quest'ultimo concesso per l'occasione dalla collezione di opere contemporanee appartenenti al ministero degli Affari esteri. Inoltre, lo stand comprende opere di artisti contemporanei come Paolo Cotani, Luigi Ontani e Wainer Vaccari e altri esponenti del gruppo che si riconosce nella sigla "Italian Factory".
"Sono soddisfatto - ha affermato Patrizio Scimia - per la grossa partecipazione di pubblico. Abbiamo ricevuto gli apprezzamenti del mondo culturale, politico e sociale spagnolo e anche di numerosi esperti di arte contemporanea che hanno riconosciuto l'alto valore artistico delle opere esposte".
La partecipazione ad Arco rappresenta la prima di una lunga serie di iniziative che l'Istituto italiano di cultura di Madrid ha in programma per il 2004, come ha ricordato il direttore Scimia: "l'allestimento di questo stand rappresenta il primo di una lunga serie di grandi avvenimenti che l'istituto, in collaborazione con grandi istituzioni museali spagnole, ha organizzato per il 2004-05. Tra i principali voglio ricordare una mostra su "aeropittura", una sul Futurismo e una sul '900 italiano. Tutto cio' - ha concluso - a dimostrazione del rilancio dell'attivita' dell'Istituto di Madrid che rappresenta in maniera sempre crescente una presenza di alto livello e un referente italiano molto importante per tutto il mondo culturale spagnolo".

venerdì, febbraio 13, 2004

Il segnalibro dell'APC

Nuova Europa: iniziato lo smantellamento della rete di confine italo-sloveno
Gorizia, cade il muro della guerra fredda


Gorizia: Piazza della Transalpina

Gazzetta di Parma, 13 febbraio 2004
GORIZIA - Breccia nell'ultimo brandello di rete che da 57 anni divide in due la città di Gorizia, sul quel confine orientale che da teatro di guerre e tragedie mondiali, divenne postazione armata della cortina di ferro tra il mondo delle democrazie occidentali e quello dei regimi socialisti. I sindaci delle due città «sorelle» cresciute all'ombra della guerra fredda si sono incontrati ieri, nella storica Piazza della Transalpina, per mettere mano assieme, ciascuno dalla propria parte di confine, a un nuovo capitolo della storia europea.
Il primo maggio la Slovenia entrerà a far parte dell'Unione Europea. Ma l'abbattimento delle barriere è ufficialmente cominciato ieri, con la demolizione fisica della rete metallica che corre lungo il confine italo-sloveno di Gorizia: una cinquantina di metri appena, ma sufficienti a trasformare l'esistenza e le abitudini di migliaia di persone che da secoli convivono tra le valli del fiume Isonzo e del Vipava.
Una cerimonia breve, quella organizzata dai due Comuni con l'avallo della Commissione di Vigilanza formata da Prefettura, Questura e Guardia di Finanza, per formalizzare l'inizio del conto alla rovescia. Entro la metà di aprile, quella rete non esisterà più e al suo posto sorgerà un'unica grande piazza abbellita da un mosaico di otto metri di diametro, raffigurante l'esplosione del cippo collocato nel 1947 lungo la linea di confine. Mercoledì prossimo anche il cippo sarà rimosso, parcheggiato prima all'Istituto nazionale di Geografia di Firenze e poi trasferito nel Museo della Guerra Fredda che i due Comuni intendono realizzare nell'imponente edificio di inizio Novecento della Stazione della Transalpina, in territorio sloveno.
Il segnalibro dell'APC

CINEMA/ NASCE L'AIP, PROMUOVERA' PELLICOLE ITALIANE ALL'ESTERO
12/02/2004 - 20:10
Joint venture fra Cinecittà, Fiera Milano e Biennale Venezia

Roma, 12 feb. (Apcom) - Per promuovere le pellicole italiane all'estero e favorire la commercializzazione dell'audiovisivo italiano nel mondo è nata l'Aip, una nuova società frutto della collaborazione fra tre colossi del settore: Cinecittà Holding, Fiera Milano e Biennale di Venezia.

L'Audiovisual Industry Promotion (questo il marchio che si cela dietro l'acronimo di Aip) sarà divisa in due divisioni operative, Filmitalia e Mifed, due realtà impegnate da anni nel sostegno e nella promozione della produzione cinematografica italiana sul mercato internazionale. L'Aip ha presentato in questi giorni il suo business plan per il 2004 e gli stanziamenti finanziari sembrano adeguati agli obiettivi. Grazie infatti alle collaborazioni con il ministero per il Commercio con l'Estero, con la Farnesina e agli accordi di sponsorizzazione con i privati, l'Aip potrà contare per l'anno in corso su una cifra di 7 milioni di euro.

La nascita dell'Aip si iscrive nel trend positivo di crescita del cimena italiano degli ultimi anni, testimoniato dal +18% di esportazioni registrate negli ultimi tre anni. Ci sono stati poi dei veri e propri exploit commerciali su alcuni mercati, come il successo in Germania di 'Bread and Tulips' di Soldini, in Francia e Stati Uniti di 'Respiro' di Crialese, in Giappone di 'Pinocchio' di Benigni e in Canada di 'Enchanted' di Avati. Nel 2004 il successo prosegue con il record di partecipazione al Sundance Festival (tre titoli italiani), otto film a Rotterdam, la squadra di nove titoli alla Berlinale con 'FirstLove' di Matteo Garrone in concorso.

A guidare la nuova struttura sono stati indicati due manager di diversa estrazione. Presidente è Giovanni Galoppi, 48 anni, avvocato, consigliere d'amministrazione di Cinecittà Holding e già presidente di Italia Cinema. L'Ad è invece Carlo Bassi, 43 anni, direttore del Mifed (il mercato audiovisivo milanese), direttore di Fiera Milano International. Come Direttore della società è stato scelto Giorgio Gosetti, 48 anni, giornalista e critico cinematografico, già vicedirettore della Mostra di Venezia e poi direttore di Italia Cinema.
Il segnalibro dell'APC

Farnesina: CDM, sei promozioni ad ambasciatore


Roma, 13 feb. - (Adnkronos) - Sei promozioni ad ambasciatore nel Consiglio dei ministri di oggi. A quanto apprende l'ADNKRONOS, sono stati promossi al massimo rango della carriera diplomatica Rocco Cangelosi, prossimo rappresentante permanente italiano all'Unione Europea, Ludovico Ortona, direttore generale dei Paesi delle Americhe del ministero degli Esteri, Bruno Cabras, direttore generale dei Paesi dell'Africa subsahariana, Giancarlo Aragona, prossimo ambasciatore italiano a Londra, Paolo Pucci di Benefichi, capo del cerimoniale, e Alessandro Minuto Rizzo, vice segretario generale della Nato. Il Consiglio dei ministri ha anche deciso il collocamento a riposo di Paolo Foresti, attuale consigliere diplomatico del ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione.

giovedì, febbraio 12, 2004

Il segnalibro dell'APC

Una vetrina per il cinema italiano a Madrid
Far conoscere e promuovere il cinema italiano contemporaneo in Spagna: questo l'obiettivo de "La noche italiana", iniziativa dell'Istituto Italiano di Cultura madrileno

News Italia Pres, 12 febbraio 2004
Madrid - Le ultime produzioni del cinema italiano in anteprima a "La noche italiana", rassegna e "vetrina" diretta alla presentazione e promozione sul mercato spagnolo delle più recenti pellicole girate in Italia. Il ciclo prevede due appuntamenti ogni mese, organizzati presso il Circulo de Bellas Artes di Madrid dall'Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con Italia Cinema, Cinecittà Holding e U.N.E.F.A .

Nata due anni fa e completamente gratuita, "l'iniziativa prevede la proiezione dei film in lingua originale, con sottotitoli in spagnolo, alla presenza del regista o degli attori principali, che discutono la loro pellicola con il pubblico in sala", dicono dall'Istituto. Questo mese il programma comprende "Uomini e donne, amori e bugie" di Eleonora Giorgi e "Prima dammi un bacio" di Ambrogio Lo Giudice, in visione rispettivamente il 23 e il 24 febbraio .

"E' una manifestazione che ha sempre una grandissima risonanza, attirando moltissimi spettatori, tanto da non poterne soddisfare la domanda nelle due proiezioni quotidiane dello stesso film", affermano ancora all'Istituto madrileno. A partire dalla sua ideazione, per iniziativa del Direttore precedente dell'Istituto, Luciana Rocca, "La noche italiana" ha riscosso un grande successo, divenendo un importante strumento di promozione del cinema italiano in Spagna e "un fondamentale trampolino di lancio per tutto il mercato sudamericano, fortemente interessato alla produzioni che presentiamo" . News ITALIA PRESS
Il segnalibro dell'APC

ALL’IIC DI SALONICCO/ DA DOMANI LA MOSTRA DELLE MASCHERE CARNEVALESCHE DELLE ALPI ORIENTALI

SALONICCO\ aise\12 febbraio 2004 - Per far rivivere una delle tradizioni più antiche del Carnevale italiano, l’Istituto Italiano di Cultura di Salonicco inaugura, venerdì 13 febbraio 2004 ( ore 21.00) , la mostra “MASCHERE LIGNEE CARNEVALESCHE DELLE ALPI ORIENTALI”.
Si tratta di una ricca esposizione dei “TOMÀZ”, maschere grottesche, caratteristiche di alcuni paesi delle alpi orientali e realizzate da valenti scultori locali con la fantasia, la creatività e le abilità artigianali degli antichi maestri mascherai.Nel corso della serata inaugurale non potranno inoltre mancare i classici dolci di Carnevale tipici di varie regioni d’Italia, offerti per l’occasione, dall’Istituto Italiano. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 5 marzo 2004.
In molte località delle Alpi orientali, nella zona del Friuli che confina con Austria e Slovenia, è sempre stata viva la consuetudine di indossare, per carnevale, maschere di legno dai ghigni sarcastici, talora mefistofelici, a metà tra espressionismo popolaresco ed evocazione propiziatoria.
Un esempio di tale pratica tradizionale, che si è conservata nel tempo, sono i “tomàz”, grottesche maschere carnevalesche caratteristiche dei paesi intorno alla cittadina di Tarcento, nel Friuli.
Più o meno rudimentali, di legno naturale o efficacemente colorate, con nasi rimovibili e rifinite con peli di animale spesso davano vita agli “strîts”, tipiche scenette satiriche che i gruppi mascherati improvvisavano nelle piazze e portavano di borgo in borgo.
Le maschere più antiche risalgono al tardo ottocento ma la vera e propria fioritura della produzione artigianale si ha nel secolo scorso, tra le due guerre. In quel periodo infatti molti, nel tempo libero dal lavoro nei campi, si dedicavano all’intaglio dei “tomàz”, ogni anno diversi , per non far riconoscere chi li aveva indossati.
La realizzazione di nuovi volti continua ancor oggi grazie all’impegno e al contributo di un gruppo di scultori che hanno ripreso l’antica arte per conservare e valorizzare, in modo creativo, l’identità culturale locale. La preziosa raccolta di maschere in legno esposte in questa mostra ne è la più concreta testimonianza. (aise)

mercoledì, febbraio 11, 2004

Il segnalibro dell'APC

A Copenaghen si ricorda Anna Magnani
Martedì 17 all'Istituto Italiano di Cultura della capitale danese il terzo appuntamento della rassegna dedicata alla grande attrice del Neorealismo italiano

News Italia Press, 11 febbraio 2004 - Copenaghen – All’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen è protagonista, per il mese di febbraio, la grande attrice italiana Anna Magnani (1908-1973), che viene ricordata, a trent’anni dalla morte, con alcuni dei film che l’hanno resa celebre al grande pubblico. Protagonista indiscussa della rinascita del cinema italiano, la Magnani è stata un’attrice simbolo del Neorealismo e la prima italiana vincitrice di un premio Oscar nel 1956.

La rassegna di film presentata nella capitale danese comprende i titoli: “Bellissima” (1951) di Luchino Visconti; “Mamma Roma” (1962) di Pier Paolo Pasolini e “Roma. Città aperta” (1945) di Roberto Rossellini. Tre film ambientati e dedicati alla città di Roma, profondamente amata dall’attrice.

“La rassegna”, spiega Sergio Scapin, addetto culturale dell’Istituto, “si inserisce nel progetto più vasto del Kulturcafé, un appuntamento fisso del martedì, in cui l’Istituto viene tenuto aperto fino alle sette di sera, per creare un momento di incontro mediante iniziative culturali di ampio richiamo. I film con Anna Magnani sono certamente un evento di grande interesse. Manifestazioni di altro genere saranno programmate prossimamente, come, ad esempio, corsi di conversazione”.

Buona la partecipazione ai primi due appuntamenti della rassegna, che si sono tenuti il 3 e il 10 febbraio. “C’è stato un grosso pubbico, soprattutto danese, e questo è molto positivo. Noi abbiamo fornito una scheda informativa sui film in due lingue, italiano e danese, per aiutare la comprensione e fornire un inquadramento storico per i film proiettati”. La terza e ultima proiezione è prevista per martedì 17.

Un appuntamento culturale che intende estendersi per un lungo periodo di tempo quello del KulturCafé, che vede la partecipazione, in qualità di sponsor, del marchio italiano Caffè River, che ha fornito una macchina professionale per offrire al pubblico delle serate dell’Istituto un vero caffè italiano. News ITALIA PRESS

martedì, febbraio 10, 2004

Il segnalibro dell'APC

Protect nature to promote tourism, says Italian prof

Expressindia, The Indian Express Group
Delhi Newsline - Delhi, India
New Delhi, February 10: “Tourism consumes the environment but there is a strict connection between the two.” Professor Giulio Querini made this observation while presenting a lecture at the Italian Institute of Culture this evening.
The event was organised in collaboration with the University of Rome ‘La Sapienza’ was on ‘Tourism Development and Environmental Protection: European and Asian Experiences’.

Drawing from his experience while working in Sicily, Querini, a professor of Economics, said that tourism had a strong cultural impact on southern Italy. He added that tourism often leads to the manipulation of cultural traditions.
He added that though Europe has a high diversity of cultural attractions, ‘‘people say that Italy has 70 per cent of the monuments and cultural values of the world.’’
‘‘The fastest growing segment in the tourism market right now is cultural and natural heritage. But the natural heritage segment will completely depend upon whether we are successful in protecting our environment and ecology,’’ he said.
Querini further said that the tourism industry is the fastest growing sector these days. ‘‘It has an annual growth rate of three per cent which is faster than the information technology segment.’’
He added that according to a survey on quality tourism, ‘‘Nearly 46 per cent of the respondents believed that the landscape should be beautiful. An equal percentage said that the atmosphere should be relaxing. The environment has an intrinsic value which outweighs its value as a tourism asset.’’
While emphasising the need for tourism to be involved with the community he talked about the Himalayan tourist code.
The international community, said Professor Querini, was extremely conscious of this factor and according to the code asks tourists to help avoid deforestation, keep the water clean and avoid littering the area.
Il segnalibro dell'APC

La nuova direttrice si difende: “Hanno dimenticato cosa significa lavorare”
Mosca, sciopero e accuse all’ente italiano di cultura

Dal nostro inviato Giampaolo Visetti

la Repubblica, 10 febbraio 2004
MOSCA - La rivolta che monta da mesi negli istituti italiani di cultura raggiunge anche Mosca. Dopo le polemiche per rimozioni e nomine politiche di direttori a Parigi, Berlino e Bruxelles, giudicate non all'altezza del ruolo, ieri nella capitale russa si è svolto il primo sciopero del personale in un ente italiano all'estero. Tutti i dipendenti, sostenuti da Cgil, Cisl e Uil, si sono astenuti dal lavoro e hanno manifestato all'esterno dell'ambasciata. Un'azione contro la nuova direttrice, Angelica Carpifave, giunta a Mosca nel settembre scorso al posto di Alessandra Latour, in virtù di una nomina per «chiara fama». Il personale dell'istituto ha anche chiesto il trasferimento in blocco: o presso un'altra sede, oppure in ambasciata. All'origine dello scontro, secondo i dipendenti, i comportamenti della professoressa Carpifave: accusata di «maltrattamenti», oltre che di «comportamenti aggressivi e disumani». Il personale, in un documento, si riferisce anche a «lunghe assenze, mancanza di programmazione, ricatti e falsità, innumerevoli illeciti amministrativi». Le si rimprovera di non saper gestire l'istituto e di non aver steso un programma finanziato e concreto per il 2004.
Sul caso, oggetto di un'ispezione ministeriale, giace in parlamento un'interrogazione di Tana de Zulueta che chiede di sapere se è vero che il governo russo per due anni ha dichiarato la direttrice «persona non gradita». L'irritazione di Mosca deriva dalla mostra «Splendori alla corte degli Zar» nel 1999. Organizzata dalla fondazione della direttrice contestata, è naufragata in uno scandalo per una tappa italiana non prevista: con opere, rivendicate dai russi, che per un po' sarebbero risultate introvabili. Secca la replica di Angelica Carpifave, che giovedì ha inaugurato la sede dell'istituto (trasferito però nel 1998) alla presenza del ministro Frattini. Sono esterrefatta -dice- di come si possa accusare senza prove. Sono una storica operaia, lavoro 14 ore al giorno con un alto senso dello Stato. Ho trovato un istituto allo sbando, senza biblioteca, senza videoteca, privo di corsi di italiano: qualcuno si era dimenticato di cosa significa lavorare».
Il segnalibro dell'APC

SANTELLOCCO ALL'IIC DI ALGERI PER PARLARE DI ASSOCIAZIONISMO E RICORDARE BRUNO ZORATTO

ALGERI\ aise\10 febbraio 2004 - Giovedì 12 febbraio si terrà, presso l'Istituto Italiano di Cultura di Algeri, un importante incontro-dibattito con la Comunità Italiana residente. Il prof. Franco Santellocco animerà l'incontro parlando di "Associazionismo, momento fondamentale di aggregazione. Un impegno totale per l'italianità nel mondo: il ricordo di Bruno Zoratto". Le Associazioni hanno aderito immediatamente, garantendo una attiva partecipazione. (aise)


Il segnalibro dell'APC

A FEBBRAIO IL FUTURISMO E’ PROTAGONISTA DELLA SCENA CULTURALE NEWYORKESE

NEW YORK\ aise\ 10 febbraio 2004- New York a febbraio è all'insegna del Futurismo: una importante mostra al Guggenheim esplora i rapporti tra Umberto Boccioni, il suo capolavoro 'Materia' e l'arte delle avanguardie europee del suo tempo. La mostra, inaugurata nei giorni scorsi, resterà aperta fino al 9 maggio. Mentre ieri, lunedì 8 febbraio, sempre al Guggenheim, si è svolta una serata di musica futurista con il pianista Daniele Lombardi. Lo stesso Lombardi, l'11 febbraio, all'Istituto Italiano di Cultura presenterà al pianoforte 'Mitologie 1-5, immagini di musica virtuale', mentre il giorno seguente, una performance futurista che include musica, ballo e teatro sarà messa in scena da Elettra De Salvo. Si intitola 'Kill the Moonlight', 'Uccidi il Chiaro di Luna' ed è ispirato al lavoro di Tommaso Marinetti dallo stesso nome.
La mostra al Guggenheim ha come pezzo forte 'Materia', il ritratto che l'artista calabrese trapiantato a Milano fece alla madre nel 1912 e che è considerato uno dei suoi capolavori. Il grande dipinto viene dalla collezione privata milanese di Gianni Mattioli e nel museo newyorchese viene mostrato accanto ad altri due ritratti materni, 'Costruzione Orizzontale' e 'Dimensione Astratta', che non venivano presentati assieme dal 1917.
"L'idea è stata quella di non fare una monografia, ma di mostrare Boccioni nel contesto delle avanguardie europee del suo periodo", ha spiegato la curatrice della mostra Vivien Green. Ricordiamo che a collaborare all’allestimento con la Green è stata anche Laura Mattioli Rossi, la figlia del collezionista di 'Materia'.
Lavorando a Milano Boccioni si ispirò alla rapida modernizzazione della città e rappresentò la visione futurista della nuova metropoli nella sua arte. Contatti con le avanguardie parigine lo spinsero a lavorare con e contro l'arte e le idee dei suoi contemporanei. Le sue ricerche furono influenzate dall'incontro con il ritratto Daniel Henry Kahnweiler di Pablo Picasso del 1910 e forse dall'aver visto 'Nudo che scende da una scala numero due' del 1912 di Marcel Duchamp. Entrambi i lavori sono in mostra al Guggenheim accanto a 'Materia'.
Secondo Green e Mattioli Rossi, il dialogo tra i furisti milanesi e i cubisti parigini fu complesso e fruttuoso per entrambi le parti. La differenza fu che per i cubisti la rivoluzione si limitò al mondo dell'arte mentre per i futuristi la visione rivoluzionaria che celebrava la città e la macchina attraversò ogni aspetto della società. La mostra è stata sostenuta dal comune di Milano anche se, per una questione di prestiti non arriverà in Italia.
"Per noi - ha così spiegato l'assessore alla cultura del capoluogo lombardo, Salvatore Carrubba - è un modo di mostrare l'importanza di Milano nello sviluppo dell'arte e della cultura del Ventesimo Secolo". Un fronte su cui la città intende puntare a fondo con la realizzazione nel 2007 del Museo del Novecento, un progetto da 27 milioni di euro dell'architetto Italo Rota che ospiterà oltre 400 opere d'arte tra cui 'La Femme Nue' di Picasso (1907), il 'Ritratto di Paul Guillaume' di Amedeo Modigliani (1916), il 'Figliol Prodigo' di Giorgio de Chirico (1922) e 'Stati d'Animo' dello stesso Boccioni (1911). (aise)

lunedì, febbraio 09, 2004

Il segnalibro dell'APC

Mysteries of the Etruscans revealed

TIM CORNWELL
ARTS CORRESPONDENT

The Scotsman, Mon 9 Feb 2004
THEY built Europe’s first cities and may have eaten Italy’s first pasta. The original inhabitants of Chiantishire, circa 5th century BC, are coming to Edinburgh this summer.
The "long-nosed, sensitive-footed, subtly-smiling Etruscans", as one enthusiast, DH Lawrence, described them, are at the heart of the Royal Museum’s headline summer exhibition.
Staff at the National Museums of Scotland began working in earnest this week on Treasures of Tuscany, thought to be the UK’s first major exhibition devoted to the still-mysterious Etruscans.
The capital’s major summer shows are now locked in place. The National Gallery of Scotland is showcasing the Age of Titian, while the Gallery of Modern Art is showing the works of the 20th- century US painter Jasper Johns from the Walter Art Centre in Minneapolis.
One highlight of the Etruscan show will be the intricate gold work of a civilisation 25 centuries old. Edinburgh designer Tim Pethick has drawn up a blueprint which will showcase gold tiaras and earrings, bronzes and the celebrated Etruscan sarcophagi, in a setting inspired by modernist Italian architecture of the Venetian Carlo Scarpa.
The collection of up to 500 items is currently touring Shanghai and Beijing, and has already travelled to Santa Barbara, California, and Santiago, Chile.
Edinburgh will be its only UK showing, and the National Museums of Scotland plans to put their own twist on the Etruscans’ ancient culture - from intricate goldwork to the surprisingly PC attitudes towards the role of women.
"It would be possible for us to load up old pots and stuff and put them in cases and say here is a load of old tat from Italy," said David Caldwell, the museums’ curator of Mediterranean archeology.
"But we want to get a message across, that these are our ancestors, these were Europeans long before Christ and the Romans, who were developing a sophisticated way of life. This is part of our European heritage."
The Etruscans were a pre-Roman culture, contemporaries of the ancient Greeks, whose beginnings lay in the 14th-century BC. While their civilisation began to give way to the rising might of the Romans a millennium later, they are seen as having a lasting influence reaching through to modern Italy.
One highlight will be the gold. "The gold jewellery is going to be spectacular. The Etruscans were goldsmiths par excellence. The technique is fantastic," said the exhibition’s curator, Dr Elizabeth Goring.
The Etruscans used both filigree, decoration done with very fine wires, and granulation, using tiny granules of gold applied to the surface.
The Etruscan worked with a gold powder almost as fine as dust, working intricate patterns fused to the surface of the gold. "Even under high magnification, both the complexity and skill is very apparent," said Dr Goring.
Lawrence was fascinated by the Etruscans, making them the mysterious subject of his poem Cypresses. "Italy today is far more Etruscan in its pulse than Roman," he declared in his 1932 work Etruscan Cities.
"The Etruscans, as everyone knows, were the people who occupied the middle of Italy in early Roman days, and whom the Romans, in their usual neighbourly fashion, wiped out entirely in order to make room for Rome with a very big R."
In 1998, British archeologists digging at Pompeii unearthed startling evidence of Etruscan walls and foundations beneath the Roman remains. It suggested that the city, famous for the Roman glory frozen in time by the volcanic eruption in AD79, was laid out on an Etruscan grid.
Culinary historians suggest that Tuscan cuisine owes much to its Etruscan roots - and even that murals at the Etruscan tombs at Cerveteri, north of Rome, show servants preparing an ancient version of pasta.
Mr Pethick tested initial designs for the exhibit on museum staff this week. He plans to run a fake stone wall the full length of the hall in a representation of an Etruscan tomb wall, with niches to display the artefacts.
Contemporary jewellery from the museum’s own collection will be used to demonstrate a living legacy.
The exhibit is partly the product of the regional co-operation agreement signed by Jack McConnell, the First Minister, and the Tuscan president, Claudio Martini, in 2002.

The director of the Italian Cultural Institute in Edinburgh, Ennio Troili, helped ensure it included some of the top Etruscan artefacts from the archeological museums in Florence and Sienna.

Continuing the Tuscan theme this year, there is a photographic exhibition on Tuscan gardens opening at the City Art Centre in late May, and a Tuscan week planned in September.
The Etruscans on the sarcophagi - the big rectangular stone or terracotta coffins, decorated with sculptures of those inside - show the real people with real emotions that inspired Lawrence and others.
The figures boast smiles as elusive as the Mona Lisa’s. Wives are shown as large as their husbands, with couples side by side, suggesting women were equal partners, rather than dominated by their menfolk. In images of banquets, they were not simply serving dishes.
"Women had a high status in Etruscan society. A lot of our customers are women, and I think it’s a very positive message to get across. We are not merely dealing with boring old guys who fought battles," said Mr Caldwell.
For a long time, archeologists say the Etruscans, who occupied lands between present-day Florence and Rome, were often overlooked, in the shadow of the Romans. Schoolboys studying Latin learned mostly of Horatio, the Roman hero who held the bridge over the Tiber against them. They left an alphabet but little remains of Etruscan literature.

"They are becoming less mysterious now," said Dr Troili, of the Italian institute. "You can read the alphabet though you don’t understand sometimes the meanings of the words."
Il segnalibro dell'APC

Libri: la letteratura italiana in 100 volumi

Roma, 9 feb. (Adnkronos Cultura) - Dopo essere stata recentemente illustrata al Quirinale al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, l'opera "Cento Libri per Mille Anni", la storia completa della letteratura italiana, dalla "Cronaca" duecentesca del francescano Salimbene de Adam alle commedie di Carmelo Bene, sara' illustrata alla stampa e al grande pubblico il prossimo 13 febbraio alle ore 12 presso Palazzo Firenze, sede della societa' Dante Alighieri di Roma
Si tratta della collana dedicata alla letteratura italiana realizzata dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e distribuita da Editalia, comprendente mille opere e migliaia di autori in cento volumi per centomila pagine complessive, avviata nel 1994 e diretta da Walter Pedulla', docente di Letteratura contemporanea all'universita' di Roma "La Sapienza". L'opera sara' completata entro la fine del 2004. Il volume comprende autori della letteratura classica e contemporanea dimenticati per lungo tempo o opere mai incluse in altre collane, attraverso il "filtro" di curatori non solo specialisti della materia ma letterati e essi stessi autori.
La collana sara' presentata dal presidente di Editalia, Fausto Fontecedro e dal curatore, Walter Pedulla'. All'incontro parteciperanno anche il presidente della societa' Dante Alighieri, Bruno Bottai, lo scrittore Vincenzo Cerami, ed il direttore generale del ministero per i Beni e le Attivita' culturali, Mario Serio. Moderera' la conferenza Michele Mirabella.



Il segnalibro dell'APC

Mostre: a Bucarest "Pinocchio intorno il mondo"

Roma, 9 feb. (Adnkronos) - Azzurri nel mondo Romania, organizzazione di Forza Italia presente in Romania e presieduta da Pio Cesare, ha organizzato una mostra di Giuliano Campeggi sul tema "Pinocchio intorno il mondo" che si terra' dal 17 al 24 febbraio presso la sede dell'Istituto italiano di cultura di Bucarest.
L'iniziativa prevede l'esposizione di grandi tele, la proiezione di film sul tema "Pinocchio" e la diffusione di libri e testi sul noto personaggio del Lorenzini. Parteciperanno alla manifestazione oltre a numerosi italiani residenti in Romania e diverse personalita' del mondo della politica e della cultura rumena.



Il segnalibro dell'APC

Come rilanciare il ruolo di mediazione culturale tra industria e utente
Design dalla vocazione etica
di Maurizio Vitta

Il Sole 24 Ore, 8 febbraio 2004
Il design italiano si mette in mostra. Negli ultimi tempi
si sono moltiplicate le esposizioni all'estero dei prodotti firmati dai nostri più prestigiosi progettisti e realizzati dalle migliori aziende nazionali; e queste iniziative hanno ribadito lo stretto rapporto del design con la produzione industriale, e quindi la natura insieme culturale ed economica di questa disciplina. Ciò solleva qualche interrogativo. Una mostra di design deve limitarsi a mettere in rilievo il valore formale degli oggetti esposti oppure deve rendere anche esplicita l'efficienza tecnica e organizzativa dell’azienda che ha reso possibile la realizzazione dì quei prodotti, in modo da farli competere validamente sul mercato planetario? Problema annoso, questo, che investe la natura stessa del design, di cui si è paventata non di rado la contaminazione con la pura logica commerciale, e che non ha ancora trovato una soluzione conclusiva. Val la pena di rammentare l'osservazione di Gio Ponti, il quale soleva ricordare che l'architettura ha un padre e una madre, e cioè l'architetto e il committente; superfluo sottolineare che per il design può dirsi la stessa cosa.
Ciò spiega comunque le diversità d'approccio che le ultime mostre di design italiano all'estero hanno manifestato. La ricca e accurata rassegna «Maestri. Design italiano», curata recentemente da Silvana Annicchiarico a Bruxelles, proponeva, attraverso l'esposizione di oggetti della Collezione Permanente della Triennale dí Milano, una galleria di designer tra i più illustri delle ultime generazioni. Nel catalogo, ciascun progettista è presentato da un critico che ne tratteggia la filosofia progettuale, ma il senso complessivo dell'operazione è indicato da Annicchiarico nella definizione del design come «disciplina segnata - storicamente e metodologicamente - da un dialogo inevitabile e costitutivo che si apre a una indispensabile interoggettività». L'oggetto, dunque, domina la scena di questa mostra, che illumina il vasto retroterra culturale del nostro universo progettuale. Dato il carattere riassuntivo della rassegna e la sua prospettiva storica, la dinamica aziendale, che pure ogni prodotto esposto chiaramente sottende, vi resta quindi sullo sfondo come pura evocazione.
Più puntuale e propositiva invece, sotto il profilo del rapporto tra progettista e produttore, è stata la (nostra del Design italiano organizzata a novembre, a Varsavia, da I.DoT (Italian Design on Tour). L'obiettivo di I.DoT (reduce da un'analoga mostra a Berlino e in procinto di realizzarne un'altra negli Usa) è quello di selezionare, certificare e promuovere i prodotti italiani, facendo leva sulla qualità del loro design, ma anche sulla capacità tecnica e produttiva delle imprese. Nella mostra di Varsavia, quindi, il design si è presentato con il suo duplice volto, che ha attirato l'attenzione sia delle forze produttive locali sia del mondo della cultura. Di ciò è stata testimonianza il convegno dedicato alle attuali prospettive del design, dibattute da docenti, studiosi, giornalisti e imprenditori italiani e polacchi.
Dai canto suo l'Istituto per il Commercio con l'Estero, nell'ambito del progetto «Italia - Life in I Style», ha di recente promosso varie mostre, da New York a San Pietroburgo, dove ha presentato i prodotti storici del design italiano, ma anche le più recenti innovazioni, come è stato a Tokyo per «The Water Design», dedicata all'ambiente bagno di produzione italiana e curata da Denis Santachiara, a testimonianza dell’attenzione per un mercato come quello giapponese oggi interessato a un massiccio processo di ristrutturazione edilizia. L'iniziativa dell'Ice si affianca a quella del ministero degli Esteri che, attraverso la rete degli Istituti italiani di cultura, va conducendo da qualche tempo una politica di promozione del design nazionale e del suo valore culturale. Si tratta di politiche diverse, ispirate alle distinte missioni dei due ministeri, che avrebbero bisogno di una maggiore chiarezza d'intenti e di strategie di più ampio respiro.
Ma per l’ appunto questi esempi ci riconducono alla doppia identità dei design, che ribadisce la sua natura di arte industriale, frutto della tradizione delle vecchie "arti applicart al l'industria" e del moderno "industrial design'. L'aspra dialettica tra arte e tecnica, creazione e produzione, estetica e consumo, etica ed
economia, socialità e profitto, è, come si sa, costitutiva della sua stessa storia, di cui questa contraddizione segnò il lontano inizio, scandito, in Italia, dalle Biennali di Monza, inaugurate nel 1923 e delle quali è stata di recente annunciata una mostra storica che si aprirà a marzo- a Monza con il titolo «Verso l'utilità delle arti».
Da questa contraddizione, tuttavia, dopo decenni di accaniti dibattiti e alla luce della situazione attuale, è forse possibile ricavare una morale. E’ vero, infatti, che il design vive di industria, di produzione e di profitto, ma il suo interlocutore privilegiato resta in ogni caso il consumatore, l'utente. Ciò vuol dire che, in un mercato di massa e globalizzato, a esso è affidato il ruolo di garante di una qualità che non si esaurisce né nella funzionalità dell'uso né, tanto meno, nell'appetibilità del prodotto sul mercato, ma si estende ai valori estetici, comunicativi e complessivamente socioculturali che i beni di consumo recano spontaneamente con sé, e che possono essere sempre meno affidati a una logica di puro profitto. Spingendo all'estremo questo ragionamento, il design, nato come mediatore tra la produzione industriale e il consumatore, potrebbe rivendicare un ruolo di protagonista, capace di orientare a favore dello sviluppo sociale la ricerca tecnologica e la stessa produzione. Un'utopia antica, che accompagnò il design ai suoi albori e che appare oggi quanto mai ragionevole.
Il segnalibro dell'APC

Affidato al consigliere regionale Broglia l’incarico di ridare fiato al protocollo d’intesa del ‘98
"Pacificamente italiani", un progetto per avvicinare di più la Liguria al Cile
di Vittorio De Benedictis

Il Secolo XIX, 9 febbraio 2004
Chiavari. Occhi puntati sul Cile. Non solo perché la gran parte degli italiani che vivono là sono liguri (e quasi tutti originari del Tigullio e del suo entroterra).
Il paese sudamericano, uno dei pochi ad avere un'efficace politica economica, sta per diventare una sorta di grande porto franco eliminando tutti i dazi doganali.
Sarà conveniente per chiunque far transitare dal pacifico le merci provenienti o dirette in Oriente.
I porti di Genova e La Spezia potrebbero essere fortemente interessati a questa svolta (anche Trieste pare già aver compiuto qualche passo in avanti).
Non a caso è uno dei temi trattati dal consigliere regionale Fabio Broglia (Udc) che, dopo essere andato in Cile durante le feste di Natale per motivi professionali, ha ricevuto proprio in questi giorni l'incarico dal Governatore Sandro Biasotti di ridar fato a un Protocollo d'intesa firmato nel 1998 da Giancarlo Mori.
Il risultato è una bozza di progetto. Si chiama "Pacificamente italiani", perché il Cile si affaccia sull'Oceano ma anche perché i liguri, presenti nel paese sudamericano sin dal 1544 (ci arrivò il genovese Gian Battista Pastene), hanno sempre rispettato - al contrario degli spagnoli - le realtà locali e si sono dimostrati comunque più inclini a trarre vantaggi economici e commerciali, piuttosto che a depredare risorse e uomini.
Il progetto sarà sottoscritto anche dal governo cileno e da quelli regionali: ad aprile, insieme con il sottosegretario agli Esteri Manio Baccini, arriverá a Chiavari anche l’ambasciatore cileno in Italia José Coni.
Dunque, la parte economica ha un suo peso in questo nuovo impulso alle relazioni tra Cile, la regione di Valparaiso in particolare, e il Levante ligture. Il progetto più interessante riguarda la trattativa sui dazi tra la Unione europea e il Cile, con ricadute (come "porte di casa") per i porti di Genova e La Spezia. Ma c'è anche un'altra proposta ed è la creazione di percorsi legati al mondo dell'olio.
La famiglia - di origine chiavrarese - Canepa è il più grosso produttore di olio del Paese sudamericano. Ma anche i Rateto, di Recco, sono tra gli imprenditori dì spicco. Insomma, lo scambio ci può stare e interesserà anche la riviera dì Ponente.
Così come la creazione di "incubatori d'impresa" da realizzare in collaborazione con l'università.
«Anche in Cile come in tutta l'America Latina - spiega Broglia - si sta sviluppando la cultura del decentramento (anche se per ora gli Intendenti regionali non sono eletti ma nominati dal governo centrale, ndr) amministrativo nei rapporti con l'estero. Le Regioni del Cile vogliono dialogare direttamente con l'Unione europea. Ecco perché desideriamo offrire un recapito all'interno di ‘Casa Liguria' a Bruxelles».
C'è un terzo filone: riguarda scuola, università e ricerca.
«Riprenderemo gli scambi tra studenti - sostiene Broglia - I periodi di "visita" avranno una durata di due mesi, con alloggio presso famiglie delle località interessate e cioè Santiago, Valparaiso e Vigna del Mar».
In vista ci sono anche scambi post-laurea, con l'evidente scopo di attivare canali preferenziali anche in vista del lavoro e delle specializzazioni professionali.
Quarto filone: l'assistenza e il volontariato.
Quinto: la cultura, con l'istituzione di un istituto di Cultura italiana a Valparaiso (oggi c'è solo a Santiago) e l'organizzazione di eventi significativi come le imminenti celebrazioni legati all'opera di Pablo Neruda.

sabato, febbraio 07, 2004

Il segnalibro dell'APC

14:25 ESTERI: NOMINATI NUOVI AMBASCIATORI


(ASCA) - Roma, 7 feb - A seguito del gradimento ottenuto dai governi dei paesi interessati, la Farnesina ha reso noto le nomine di quattro nuovi ambasciatori.
Si tratta di Ugo Gabriele de Mohr ambasciatore d'Italia a Helsinki; Angelo Gabriele De Ceglie, rappresentante permanente d'Italia presso le Nazioni Unite a Vienna; Fabio Fabbri, ambasciatore d'Italia a Kiev; Pietro Lonardo, Rappresentante permanente d'Italia presso il Consiglio d'Europa a Strasburgo.

venerdì, febbraio 06, 2004

Il segnalibro dell'APC

Feluche
Schiaffo poco diplomatico

L'Espresso, 5 febbraio 2004 (pag. 14)
Si è dimesso a sorpresa dalla diplomazia il direttore generale per la Cooperazione culturale Francesco Aloisi de Larderel, uno dei protagonisti della normalizzazione dei nostri istituti italiani di cultura da parte del Polo. Anche se aveva avallato le nomine più contestate e le rimozioni più discusse, a cominciare da quella di un'inattaccabile funzionaria di carriera come Sira Miori da Bruxelles, per far posto all'opinionista del « Foglio » Pia Luisa Bianco, de Larderel era caduto in disgrazia. Il ministro Franco Frattini lo aveva rimosso e spedito alla Fao, incarico considerato di profilo molto minore. « Dalla cultura all'agricoltura », aveva commentato sobriamente Aloisi de Larderel, fedele alla sua immagine dì diplomatico snob e molto titolato. Ma poi aveva preso carta e penna e aveva compiuto un gesto poco frequente alla Farnesina come appunto le dimissioni.

giovedì, febbraio 05, 2004

Il segnalibro dell'APC

INAUGURATION OF RESTORED IMPORTANT BRONZE

The Malta Indipendent, February 5th, 2004
A bronze bust of Pope Innocenzo XII [known as Papa Pignatelli], recently restored by the Valletta Rehabilitation Project, will be inaugurated this week.
The bronze bust is from the façade of Our Lady of Victory Church in Valletta.
The Valletta Rehabilitation Project within the Ministry for Resources and Infrastructure commissioned Dott Sante Guido to restore this very important bronze.
The inauguration, open to the public, will be held on Thursday, 5 February at 6pm at the Istituto Italiano di Cultura.
Dott Sante Guido will explain the restoration process whilst Dr Keith Sciberras will speak about the important sculptor who made the bust and the historical background of this important Roman baroque sculpture.
A member of the Pignatelli family will be present.
The bust will be in the hall to be viewed at first hand by those attending.


Il segnalibro dell'APC

Mentre la nuova direttrice annuncia il suo programma, i dipendenti protestano
Istituto di Mosca, disputa con sciopero
di Fabrizio Dragosei

Corriere della Sera, 5 febbraio 2004
MOSCA - Istituti italiani di cultura sempre nella bufera e ora tocca a Mosca dove proprio oggi il ministro degli Esteri, Franco Frattini, dovrebbe partecipare all'inaugurazione della nuova sede dell'Istituto (in realtà il trasferimento c'è stato già nel 1998).
Ieri i sindacati hanno proclamato un insolito sciopero del personale dell'Istituto: il 9 febbraio incroceranno le braccia. Le motivazioni ufficiali parlano di problemi di orari, ferie e maternità. In realtà dietro c'è la contestazione aperta nei confronti della nuova direttrice Angelica Carpifave con la quale è in corso un braccio di ferro. E sullo sfondo ricorsi, denunce alla magistratura che si trascinano da quando a una delle precedenti direttrici, Alessandra Latour, non è stato rinnovato il mandato.
A Mosca, come in alcune delle più importanti capitali mondiali, i direttori dell'Istituto di cultura vengono scelti dal governo per «chiara fama» con un mandato biennale. Da pochi mesi è stata nominata la Carpifave che subito ha avuto problemi con il personale e con l'ambasciata. Parte dei dipendenti la accusa di non essere «in grado di gestire l'Istituto e di stabilire rapporti di collaborazione con le istituzioni culturali moscovite». Lei ribatte con affermazioni altrettanto secche: «Quando sono arrivata l'Istituto stava per chiudere... non ho leso alcun diritto, è solo che qui, prima di me, nemmeno sapevano cosa vuol dire lavorare...».
Alcuni dipendenti sostengono che la nomina sarebbe stata criticata (anche per iscritto) dalle autorità culturali russe. E fanno riferimento a una mostra organizzata in Italia anni fa durante la quale sarebbero sorti alcuni problemi con opere che i russi rivolevano indietro e che per un certo tempo sarebbero risultate introvabili. Le autorità russe, si afferma in un documento fatto girare dai dipendenti, l'avrebbero addirittura «dichiarata per due anni persona non gradita».
Angelica Carpifave parla invece di accuse ridicole e infondate e insiste su quello che ha già fatto per l'Istituto a Mosca. «Abbiamo ricominciato i corsi d'italiano e già abbiamo 250 studenti. Prima che arrivassi io i corsi erano gestiti da una ditta di vini. Adesso abbiamo borsisti italiani, tutti insegnanti di madrelingua, circa una decina».
Oggi la direttrice dell'Istituto renderà noto anche il programma di attività per il 2004, «di altissimo livello», dice con sicurezza. «Punteremo sulla musica italiana della seconda metà del XIX secolo e del XX secolo. Ci saranno Muti e la Scala, Santa Cecilia. Abbiamo fatto accordi col conservatorio di Mosca e con la Filarmonica. Assieme all'Accademia delle scienze si sta creando il Centro di studi storici italiani. Poi la biblioteca, la cineteca...». Ma le polemiche non si sopiscono. Uno dei dipendenti è finito in ospedale e nel documento di una parte del personale si afferma che il ricovero è dovuto allo stress derivante dai rapporti con la nuova direttrice.
Addirittura si parla di «comportamento aggressivo e disumano» e di «maltrattamenti». Se poi il ricorso della Latour (che sarebbe già stato accolto dal Tar) dovesse essere confermato definitivamente, allora il ministero degli Esteri si troverebbe in una situazione paradossale: con una direttrice in carica contestata e un'altra reintegrata.
Il segnalibro dell'APC

La storia di un'"occupazione paradossale" a Grenoble
L'Istituto Italiano di Cultura proietta stasera nella città francese "Il nemico fraterno" di Joseph Rochlitz, cui seguirà una tavola rotonda sull'occupazione italiana a Grenoble

News Italia Press, 5 febbraio 2004
Grenoble - Stasera all'Archives Départementales di Grenoble un incontro con la storia. L'Istituto Italiano di Cultura della città francese, in collaborazione con il Musée de la Résistance et de la Déportation dell'Isère e il Cercle Bernard Lazare, organizza una proiezione con tavola rotonda dal titolo: "L'occupazione paradossale: l'esercito italiano a Grenoble. Novembre 1942 - settembre 1943" .

"L'idea della serata ha preso spunto dal documentario girato nel 1987 da Joseph Rochlitz", spiega Claudia Toffolo, Direttrice dell'Istituto grenoblese. La prima parte dell'incontro prevede infatti la proiezione de "Il nemico fraterno" del regista ebreo Joseph Rochlitz, "figlio di un ebreo che fu salvato dagli occupanti italiani in Croazia al tempo della Seconda guerra mondiale, e che a partire dall'esperienza del padre si è interrogato sul perchè gli italiani, nel corso della loro occupazione, abbiano in molti casi protetto gli ebrei contro i tentativi di deportazione. Ha preso di lì le mosse un'indagine che ha raccolto le testimonianze di militari e diplomatici: alcuni cosoli al tempo hanno infatti addirittura fornito agli ebrei passaporti falsi" .

Alla proiezione seguirà una tavola rotonda sull'occupazione italiana a Grenoble. In particolare si parlerà del Generale de' Castiglioni, comandante dell'esercito italiano, e della sua opposizione alla politica antisemita dell'amministrazione francese . Alla manifestazione interverranno, accanto a storici, giornalisti e diplomatici, anche Vittorio e Camillo De' Castiglioni, figli del Generale. Tra gli ospiti, Gil Emprin e Eric Vial, professori di storia a Grenoble, Giulio Marongiu, Console Generale d'Italia a Lione, Alberto Toscano, corrispondente a Parigi della rivista "Panorama".

"E' un evento molto interessante", commenta Claudia Toffolo, "per far conoscere a grenoblesi e italiani la storia di un'occupazione paradossale. A volere fortemente l'iniziativa è stata in particolare la comunità ebraica. Ci aspettiamo la partecipazione di testimoni viventi del periodo in questione, di studenti di storia, di membri della comunità ebraica e di nostri connazionali, che qui a Grenoble sono moltissimi". News ITALIA PRESS
Il segnalibro dell'APC

Arte: gemellaggio Firenze-Berlino, al via scambi di mostre

Firenze, 5 feb. - (Adnkronos) - Gemellaggio dell'arte tra Firenze e Berlino. Domani, venerdi' 6 febbraio, nella capitale tedesca si terra' l'inaugurazione della mostra di pittura e scultura degli artisti fiorentini Enzo Butera, Aldo Frangioni e Franco Bulletti. Invece, dal 1 al 30 ottobre 2004, sara' il gruppo tedesco della 'Icon Berlin' ad esporre presso la sede del Consiglio regionale della Toscana (Palazzo Panciatichi). L'incontro produttivo e culturale tra i due gruppi di pittori e scultori e' in corso da moltissimi mesi (con dibattiti e scambi sul tema delle tendenze artistiche nella nuova Europa allargata ad Est) ed adesso hanno deciso di aprire un filo diretto ed istituzionale tra le due citta'.
Ottenuto il patrocinio sia del Consiglio regionale toscano che del Laender della 'Citta' di Berlino' e' iniziato il gemellaggio artistico. ''Non e' uno scambio fine a se stesso -ha dichiarato Enzo Butera, artista ed assessore al Comune di Fiesole- ma e' l'avvio di un dialogo tra le due realta' affinche' si possano costruire assieme altre iniziative artistiche sul tema dei valori e delle tendenze culturali della nuova Europa''.
Il presidente del Parlamento toscano, Riccardo Nencini, ha ricordato che e' un'occasione positiva per avviare piu' forti relazioni tra Firenze e la capitale tedesca, ''per creare una casa comune, artistica e culturale sì, ma anche politica per la nostra Europa''.
Gli ha fatto eco anche il presidente della Regione di Berlino, Walter Momper che, in un messaggio, ha scritto: ''Il significato piu' profondo dell'unificazione europea risiede nella varieta' dei modi di espressione in essa contenuti, grazie all'agire comune di tanti uomini e donne''. All'inaugurazione di domani, che si terra' nella galleria 'Icon Berlin', gestita direttamente dai 5 artisti tedeschi che ad ottobre verranno in Italia, parteciperanno la direttrice dell'Istituto italiano di cultura, Clara Bencivenga, ed il critico d'arte e curatore del catalogo Ugo Barlozzetti.



mercoledì, febbraio 04, 2004

Il segnalibro dell'APC

Libri: Lucio D'Arcangelo in "Difesa dell'italiano"

Roma, 4 feb. (Adnkronos Cultura) - La politica della lingua, o meglio la sua assenza, sono al centro di "Difesa dell'italiano" libro del glottologo Lucio D'Arcangelo, edito dalla casa editrice Ideazione.
Come spiega l'autore, che e' inoltre responsabile tecnico scientifico del disegno di legge n° 993 del 21 dicembre 2001 per l'istituzione di un Consiglio Superiore della Lingua Italiana, "la politica della lingua italiana e' un'esigenza che e' stata, per troppo tempo, non presa in giusta considerazione. L'Accademia della Crusca, un tempo esercitava un controllo maggiore, in quanto la societa' a cui faceva riferimento era composta soprattutto da letterati, ma oggi, con l'avvento della societa' di massa, l'apporto dell'Accademia e', purtroppo, relativo. Ecco perche' pensare ad un Consiglio Superiore che si prenda cura della lingua".
Ma le considerazioni di D'Arcangelo sulla "difesa dell'italiano"comprendono anche il rapporto con i dialetti e, soprattutto, quello con le lingue straniere. Come afferma Maurizio Dardano, docente di storia della lingua italiana all'universita' RomaTre, "rispettare i dialetti e' un conto, ma considerarli come tante piccole lingue nazionali e' un altro. Si assiste, infatti, sempre di piu' nel nostro Paese, ad un processo di "ridialettalizzazione", basti pensare all'idea di costituire una grammatica sarda e una friulana, che non ha ragione d'essere. L'accoglimento delle parole straniere poi - prosegue - non e' fatale. Dipende dall'atteggiamento dei parlanti. Il fatto e' che, al giorno d'oggi, l'italiano ha finito per essere antipatico in patria. Tutti noi, soprattutto i linguisti, dovremmo rinnovarci e tenere sempre a mente che la lingua e' tradizione e, al tempo stesso, innovazione. Dobbiamo quindi far riferimento al contesto europeo, senza perdere le nostre radici, la nostra "buona lingua".
Sembra assurdo, infatti, che proprio un Paese che vanta una lingua aristocratica, elegante, "elaborata dagli artisti" come la nostra, finisca, come sottolinea Antonio Sorella, docente di storia della lingua italiana all'universita' di Pescara, "per non vedere la necessita' di una norma, di una grammatica in cui tutti si riconoscano, che favorisca l'acquisizione di una lingua che, persino per alcuni di noi, e' stata molto sofferta".
"All'interno di questo libro - conclude l'autore Lucio D'Arcangelo - metto in evidenza come in Italia si e' lontani da ogni tentativo di creare una lingua comune. Lo Stato dovrebbe intervenire; non adottando particolari misure, ma coinvolgendo i gruppi sociali, le scuole; attivando, insomma, un processo di sensibilizzazione. Occorre restituire agli italiani il senso e il gusto della lingua, solo cosi' si potra' costituire una coscienza linguistica".

martedì, febbraio 03, 2004

Il segnalibro dell'APC

L’Italia ha inventato tre quarti del linguaggio occidentale. Ora deve raccoglierne i frutti
Nella cultura la superpotenza siamo noi
di Pialuisa Bianco*
* Direttrice dell’Istituto italiano di cultura di Bruxelles

Corriere della Sera, 3 febbraio 2004
E se l'Italia in Europa ricominciasse dalla cultura? Se sfoderasse le armi di quella superpotenza culturale che dorme in lei, appannata dalla retorica e riluttante ad andare per il mondo? Chi potrebbe vantare risorse maggiori cui attingere per sostenere il potere della sapienza di fronte a quello degli «stati d'animo» reclamato da Jean-Pierre Raffarin? Il primo ministro francese sembra aver avuto buon gioco nel domandare agli europei, per la costruzione dell'Europa, una delega assoluta e ingenua, un giuramento di fedeltà, evocando Victor Hugo e la seduzione di parole facili, pace e giustizia, inalberando il sentimentalismo politico a schermo dell'egemonismo dei «pionieri». Nessuna politica ha una illusione di immortalità da regalarci e quella, affilata, di Raffarin non fa eccezione. Se non parliamo noi, chi parlerà? Ci sono le parole del Vangelo secondo Matteo: «Io vi dico, non giurate su nulla. Né sul cielo perché è il trono di Dio né sulla terra perché è scanno ai suoi piedi né su Gerusalemme perché è la città di un re. Non giurate neppure sulla vostra testa, perché non potrete renderne neppure un capello né bianco né nero». Parole divine che poggiano sulla leggerezza del mondo. Ma occorrono parole politiche che ne sappiano sopportare il peso. E niente vale più della scelta delle parole nella contesa seguita ai tentativi e agli errori sulla Costituzione europea, nelle lacerazioni reali e nelle convergenze immaginarie, nella scommessa nella quale siamo inevitabilmente immersi, noi che l'accettiamo, e siete immersi anche voi che non l'accettate. Che lo vogliate o no, vous êtes embarqués .
In cinquecento anni di politica nell'Occidente moderno, dai tempi di Machiavelli, l'Italia è l'unico Stato che, per Dna, abbia ereditato i mezzi per esercitare un simile ruolo. Ruolo sofisticato, bisognoso di interpreti sapienti, e vivi, senza i quali resterebbe sospeso nel vuoto o appeso alla defunta autorità di padri scomparsi. Ruolo incommestibile per classi dirigenti che scansino il proprio onere pedagogico. Non aveva torto, nel farsene esplicitamente carico, uno dei ministri degli Esteri più incisivi della storia moderna, Robert S. Castelreagh, capo della diplomazia britannica in era napoleonica. Le nazioni imparano il proprio interesse dall'esperienza, sanno ciò che è necessario scegliere quando è troppo tardi per agire.
Il delicato compito di colmare questo divario è ancora oggi l'impresa culturale più sottile per gli uomini che ambiscono a disegnare le relazioni internazionali, che non si accontentano di reclamare un posto a sedere, un diritto di strapuntino, in questo o quel direttorio. Ma qualunque ministro degli Esteri o capo di governo di una democrazia culturalmente dotata per favore della storia e che non vuole rimanere passivo ricettacolo di nostalgie secolari, nel contesto attuale, ha miglior agio di uno statista settecentesco nell'interloquire con l'opinione pubblica internazionale.
Se trova le parole giuste, non retoriche, cariche di sapere, per spiegare che l'Europa non è quel mistico credo, quel superiore ideale che tutto ingloba e cancella (chi sostiene questo è un ingenuo che crede di dire la verità o un mentitore che mente sapendo di mentire), ma una delle arene del nostro tempo, teatro di legittimo scontro e non solo di fideistico incontro, tra gli interessi e le ragioni degli Stati che ne fanno parte. Teatro di una lotta per la leadership dalla quale resta escluso soprattutto chi vi è impreparato.
Uscita sconfitta dalla seconda guerra mondiale, non una potenza militare ma al riparo dai rischi della guerra fredda, sopravvissuta a se stessa nel crollo del sistema politico dei Novanta, minata nella sua credibilità di potenza industriale, l'unica superpotenza culturale esistente ha dovuto in questi anni (e ancora deve) elaborare i suoi faticosi lutti, ripescando, tra le impronte rimaste impresse in questo suo metaforico Ground Zero , ciò che di sé può ancora ritrovare. Dall'ingresso nell'euro, alla guerra nel Kosovo a quella in Iraq, il riassetto del profilo italiano nel mondo, in un contesto che ha drasticamente ridotto i margini di impunità con cui potevamo barcamenarci tra scelte sfuggenti, è diventato una conditio sine qua non della ridefinizione della democrazia italiana. Le classi politiche che si sono avvicendate al governo in questi dieci anni hanno attribuito alle grandi scelte in politica estera un valore curativo che le altre democrazie europee stentavano a percepire.
Ora la riluttante superpotenza culturale, inventrice di tre quarti del linguaggio che l'Occidente ancora usa per descrivere se stesso, ha l'opportunità di smettere il lutto, di giocare una partita nella quale, in Europa, vincerà chi avrà miglior forza di persuasione. Purché si renda conto della posta in gioco.

lunedì, febbraio 02, 2004

Il segnalibro dell'APC

ADDIO A BRUNO ZORATTO

Il Presidente della Commissione Informazione del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero è deceduto, improvvisamente, ieri pomeriggio nella sua abitazione di Stoccarda

News Italia Press, 2 febbraio 2004
Stoccarda – "Un uomo tutto d'un pezzo che sapeva amare e far valere le sue ragioni con grande franchezza e lealtà". Il mondo in italiano ricorda così Bruno Zoratto, Presidente della Commissione Informazione del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE), scomparso, probabilmente per un infarto, nel pomeriggio di domenica 1 febbraio mentre si trovava nella sua casa di Stoccarda. A soccorrerlo, vanamente, è stata la moglie Maria Ancona.

L'annuncio viene dalla stessa Segreteria del CGIE che in una nota spiega come "non è solamente venuto a mancare un amico, ma un sincero combattente per la libertà e per la democrazia degli italiani all'estero. In questo triste momento il CGIE si raccoglie in silenzio in un atto di solidarietà umana con la famiglia e con quanti gli furono più vicini". Per rendere omaggio alle "tante battaglie condotte insieme in nome degli italiani all'estero", il Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia, "profondamente scosso e addolorato per la perdita dell'amico Bruno" ha annunciato che, d'ora in avanti, i Comitati Tricolore degli Italiani nel Mondo (CTIM) saranno dedicati alla sua memoria. "Ci mancherà moltissimo, perché era un leone che lottava con il cuore – racconta, profondamente commossa Carla Steche, da 20 anni collaboratrice di Zoratto presso la redazione di Oltre Confine, il periodico da lui fondato nel 1969 -. Sentiva e viveva le battaglie che conduceva con tutto sé stesso".

Nativo di Sedegliano (Udine) dove saranno celebrati i funerali mercoledì 4 febbraio prossimo, alle 15, nella chiesa di San Lorenzo, Zoratto avrebbe compiuto 58 anni il prossimo 30 giugno, ma dal 1964 si era trasferito in Germania per lavorare come operaio alla Mercedes Benz di Stoccarda, entrando in contatto con le difficoltà dei lavoratori italiani all'estero. "Fu in quel periodo che accompagnò me e Almirante a visitare le baracche in cui vivevano i nostri emigranti – ricorda il Ministro Tremaglia -. Facendoci toccare con mano le sofferenze e i patimenti dei nostri concittadini".

La notizia coglie di sorpresa amici e colleghi del CGIE. Don Elia Ferro, vice Presidente della Commissione guidata da Zoratto e suo erede, lo ricorda come "un uomo tutto d'un pezzo che non passava inosservato. Era dotato di una franchezza proverbiale e, a volte, scomoda, condita da un'onestà che gli faceva riconoscere i motivi che potevano muovere gli altri, pur non condivendoli. E' stato una persona corretta e leale". Impegnato sul fronte delll'emigrazione, Zoratto seguiva il fenomeno con attenzione: Ferro ricorda come si documentasse sempre su tutti gli aspetti del problema, in tutto il mondo. Era inserito in un'invidiabile rete di conoscenze; tenace e perseverante, nello stesso tempo, rispettoso del suo Ministro, sempre attento al bene comune dell'emigrazione che anteponeva agli interessi della sua parte politica. "Era un 'politico' che si esponeva in prima persona. Autorevole e documentato, esigente con le istituzioni e attento alla 'pratica' attenzione al mondo dell'emigrazione che correva il rischio di passare in secondo piano. Un professionista con il cuore e, come cristiano, compagno di viaggio stimolante".

Da sempre attento ai problemi dell'emigrazione, Zoratto ha scritto diversi libri: per laSugarco Edizioni ha curato nel 1985 Il Fronte Invisibile, a tutt'oggi primo e unico studio sull'organizzazione, struttura e strategia della Stasi. Nel 1990 per Schena Editore ha scritto Tibet in Fiamme in cui, oltre a una voluminosa documentazione, compare anche un'intervista esclusiva al Dalai Lama. Del 1992 è La Gestapo Rossa, sempre edito da Sugarco, un saggio inchiesta sugli italiani imprigionati dalla Stasi nella Germania comunista.

Ma la passione di una vita è sempre stata l'attività politica, svolta fra le fila del Movimento Sociale Italiano (MSI) prima, e in quelle di Alleanza Nazionale poi, nell'interesse degli italiani all'estero. Eletto nel 1970 alla Segreteria Politica nazionale dell'MSI per rappresentare gli italiani all'estero, nel 1988 entra a far parte del "Comitato organizzatore" e di quello ristretto per la II Conferenza nazionale dell'emigrazione. Nel 1991 viene eletto membro del Comitato degli Italiani all'Estero (COMITES) di Stoccarda e nominato membro del CGIE con decreto governativo. Fondatore della prima ora di Alleanza Nazionale dove continua a occuparsi dei problemi del mondo in italiano, nel 1997 viene riconfermato nel COMITES in una lista denominata "Alleanza Italiana –Ctim-Anfe-Acim" e dal 1999, eletto Presidente della I Commissione "Informazione e Comunicazione" del CGIE.

Proprio su quest'ultimo argomento il Segretario Generale del parlamentino degli Italiani all'Estero, Franco Narducci, ricorda la "grande passione e la grande competenza di Zoratto. Da sempre si era occupato del problema dei media per far conoscere la vita e le sofferenze degli italiani all'estero. Il suo avversario è sempre stato il potere in tutte le sue forme. Nella sua cultura e nella sua esperienza è sempre stato molto chiaro nel mettere sotto accusa tutto ciò che rappresentava un ostacolo per la realizzazione dei bisogni degli italiani all'estero, indipendentemente dall'appartenenza politica dell'interlocutore".

Un concetto condiviso anche da amici e avversari politici. Padre Graziano Tassello, Presidente della IV Commissione Tematica Scuola e Cultura: " Il suo impegno nell'emigrazione era totale e non era fatto solo di parole. Era un polemista notevole ma tale atteggiamento scaturiva da un impegno quotidiano, vissuto in prima persona. La sua presenza e la sua perseveranza si sono fatte sentire specie nelle battaglie per la certificazione dell'Anagrafe degli italiani Residenti all'Estero e per l'informazione. Quando ha preso in mano la Commissione del CGIE rispettava e conosceva tutte le forme di comunicazione del mondo dell'emigrazione e non aveva paura di esporsi in prima persona in tutte le sue battaglie. La sua morte lascia un vuoto incolmabile; le sue intuizioni erano necessarie per arrivare alla soluzione di diversi problemi della comunità italiana nel mondo".

Elio Carozza Presidente della VI Commissione Tematica Stato-Regioni-CGIE: " Con l'improvvisa scomparsa di Bruno Zoratto, viene a mancare un avversario politico, corretto e leale, pronto e aperto al confronto e al dialogo. Da posizioni opposte, molte volte siamo riusciti a convenire su posizioni comuni per i diritti, per la tutela e per la valorizzazione delle comunità italiane che vivono in Europa e nel Mondo".
Franco Santellocco, Presidente della Commissione Tematica Formazione, Impresa, Lavoro e Cooperazione, ritiene che "venga a mancare un amico unico, sincero e onesto che credeva ancora totalmente agli ideali. L'emigrazione nel mondo perde uno dei suoi capisaldi".
Mario Tommasi, Presidente della Commissione Diritti Civili, Politici e Partecipazione ricorda "un amico rispettato da tutti, malgrado le diverse idee politiche, mancherà a tutti; senza di lui il CGIE non sarà più lo stesso. Ci mancherà il suo modo di urlare quando nessuno lo stava ad ascoltare".
Dino Nardi, Presidente della Commissione Sociale CGIE ricorda, invece, l'avversario leale di tante battaglie: "Mancherà sicuramente anche a tutti noi che, pur nella diversità delle idee, abbiamo lottato per decenni fianco a fianco dalla stessa parte della barricata per i diritti degli italiani all'estero".

Nazzareno Mollicone, della Segreteria Generale del Comitato Tricolore degli Italiani nel Mondo (CTIM) lamenta la scomparsa di uno dei fondatori operativi dell'organizzazione che, emanazione di Alleanza nazionale, guarda agli italiani all'estero. " E' una grande mancanza soprattutto per la popolazione italiana in Germania dove viene meno un solido punto di riferimento".
Azzurri nel Mondo, per voce del Segretario Organizzativo, Aldo Lorenzi, "partecipa con profondo dolore al lutto della famiglia e di tutti coloro che lo hanno conosciuto e con i quali ha lavorato. Affidiamo alla memoria di tutti noi il suo nome, la sua attività, il suo profondo impegno".
A nome di tutti gli amici del Forum per gli Italiani nel Mondo Norberto Lombardi, esprime una forte e sincera costernazione ricordando i confronti, anche duri, "da campi opposti, senza ipocrisie e inutili diplomatizzazioni. Una cosa che non ci ha impedito di cercare, e in alcuni casi di trovare, soluzioni condivise a beneficio degli italiani all'estero. La sua fine provoca certamente un grande vuoto nello schieramento politico in cui Bruno ha sempre militato, ma priva anche noi di un interlocutore attivo e tenace. Impoverisce, soprattutto, le comunità italiane nel mondo di un protagonista vero".

Alle condoglianze del mondo politico fanno seguito quelle della realtà associazionistica. Rodolfo Ricci della Federazione Italiana Emigrati e Famiglie (FILEF) ricorda "l'immagine di un impegno continuo, di un'intelligenza sempre presente, di un'irruenza non raramente motivata, di una curiosità e disponibilità a riconoscere le ragioni degli avversari se erano in grado di convincerlo. Anche se da fronti avversi, non è mai mancata la possibilità di collaborare con Zoratto sulle questioni principali che riguardavano l'emigrazione. Spesso, come a sottolineare la sua autonomia di pensiero, ricordava di venire da una famiglia di comunisti del Friuli profondo e che non giudicava mai le persone dal proprio abito o schieramento. Affascinato dai miti orientali e soprattutto dalla cultura tibetana, di cui era un grande conoscitore, credo abbia sempre avuto dei punti di orientamento propri ed originali che non gli lasciavano sopportare mediocrità o ipocrisie".

Eugenio Preta Presidente de "l'Altra Sicilia" di Bruxelles celebra il "fratello di tante battaglie, valoroso difensore di tutti gli italiani nel mondo, anima dei Comitati Tricolore, uomo di forte personalità e di convinzione. Tutti gli italiani oggi rimangono più soli nelle terre in cui il destino ha scritto la loro esistenza. Ci mancheranno, ormai, i consigli, le confidenze, le continue telefonate, gli sproni di Bruno, il nostro fratello maggiore. Alla vigilia di un appuntamento importante per gli italiani nel mondo, la scomparsa di Bruno ci lascia sgomenti , distrutti, ma ci deve anche spronare a portare avanti l'opera a cui Bruno ha dedicato la sua vita".

Infine il mondo dell'informazione, a cui Zoratto aveva dedicato tanta passione ed energia ricorda "un uomo che si è battuto a lungo con passione per la stampa in italiano nel mondo - afferma Maria Margherita Peracchino Direttore di News ITALIA PRESS -. L'ho sentito la scorsa settimana indaffarato, come sempre, nei preparativi per il rinnovo dei Comites. Ci mancherà la sua irruenza nelle riunioni e in ogni occasione. Nonostante spesso non la pensassimo nella stessa maniera, stimavamo in lui l'onestà intellettuale, la coerenza e l'impegno per i diritti dell'altra Italia". News ITALIA PRESS

domenica, febbraio 01, 2004

Il segnalibro dell'APC

La collettiva allestita in collaborazione con la Farnesina
Venti pittori per 40 “Carte italiane”
di ANNA LISA MARTELLA

Il Messaggero, 1 febbraio 2003
C’è la valigia delle emozioni di Ines Fontenla, aperta sulle “emozioni”, e poi quella del raziocinio da cui spunta l’“utopia”. Nella stessa stanza, un contenitore di colore bianco, Giuseppe Gallo dedica due “senza titolo” all’equilibrio precario dell’uomo: una figura che si regge sulle punta delle dita di due mani che non le appartengono e due uomini in bilico su un’assicella e che quasi precipitano, chi da una parte e chi da un’altra. “Le macchie e le farfalle” di Flavio Favelli che rimandano ai veloci test psicanalitici di questo tempo. Sono immagini che non possono prefiguare un arrivo e che anzi si gettano verso il nuovo e l’ignoto.
Immagini, quadri, “Carte italiane” che costituiscono una grande collettiva di venti artisti tutti nostrani (Claudio Adami, Marisa Albanese, Maurizio Cannavacciuolo, Andrea Chiesi, Elvio Chiricozzi, Gianni Dessì, Stefania Fabrizi, Flavio Favelli, Ines Fontenla, Peppe Gallo, Serafino Maiorano, Daniela Monaci, Nunzio, Pippo Patruno, Daniela Perego, Oliviero Rainaldi, Marco Raparelli, Corrado Sassi, Marco Tirelli e Oscar Turco).
Una mostra nata da un’idea del rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione europea, l’ambasciatore Umberto Vattani: presentata prima a Bruxelles a Palazzo Justus Lipzius, sede del Consiglio dei Ministri Ue tra settembre e dicembre 2003 (nell’ambito delle manifestazioni per il semestre di presidenza italiana) e ora ospitata nello Studio d’Arte contemporanea Pino Casagrande, in collaborazione con la Farnesina, in via degli Ausoni 7. Oggi a mezzogiorno l’inaugurazione che andrà avanti ininterrotamente fino alle 20.
Gli artisti hanno raccolto l’invito e la sfida, «un fazzoletto lasciato cadere nell’arena dall’ambasciatore Vattani - come scrive Lucia Presilla nella prefazione del catalogo - il quale chiedeva una selezione improntata al moderno, attenta a quanto si sta verificando oggi in Italia di propositivo, senza d’altro lato perdere le tracce della storia lunga millenni, del sapere antico che ci appartiene».
I leit-motiv che uniscono i lavori, diversi per poetica e mezzi espressivi, sono il supporto - per tutti su carta - e il formato: dimensioni invariabili e corrispondenti a un metro per un metro. «La scelta della carta - spiegano i curatori - allude al recupero di un materiale di infima semplicità e ricchezza, carico di rimandi alla storia dell’uomo, tessuto dal tempo e tessitore di civiltà».
Ogni artista ha avuto la possibilità di presentarsi con due opere. Quaranta in tutto: dalla fotografia al collage, dal disegno a pastello agli interventi architettonici sullo spazio virtuale del foglio.
Quaranta opere, appese in un ring, quel quadrato che per gli allestitori «è emblema della perfezione spaziale», l’Uno che raccoglie il tutto, il tutto che forma l’Uno. Come suggerisce la prima pagina del catalogo.“In varietate unitas“.

This page is powered by Blogger. Isn't yours?