mercoledì, marzo 31, 2004

Il segnalibro dell'APC

27 marzo: accuse da Oslo
"L'Italia censura Citizen Berlusconi"
fonte: Virgilio , 31 marzo 2004
Dalla Norvegia un'accusa di censura contro l'ambasciata italiana a Oslo: i nostri diplomatici avrebbero fatto pressioni sugli organizzatori dell'European Documentary Festival per far ritirare il documentario Citizen Berlusconi dalla programmazione della manifestazione cinefila, chiedendo che la motivazione ufficiale parlasse di "problemi tecnici".
La notizia, ripresa dalla tv norvegese NRK, è confermata anche dai produttori italiani della pellicola. Stefano Tealdi della Stefilm di Torino ha così ricostruito la vicenda: "Siamo stati informati da Jan Langlo del Norwegian Film Insitute che dopo la conferenza stampa di presentazione del festival gli organizzatori sono stati invitati dalla nostra ambasciata a escludere Citizen Berlusconi dalla scaletta. Inoltre agli esterrefatti norvegesi è stato anche chiesto di non rendere pubblica questa richiesta ma di addurre motivazioni tecniche per l'improvviso cambio di programma. L'Nfi ha cambiato la scaletta ma ha deciso di rendere nota la pressione italiana".

Il documentario, diretto da Susan Gray e trasmesso anche dalla tv pubblica americana Pbs, affronta la spinosa questione del rapporto tra il presidente del Consiglio italiano e i media e avrebbe dovuto essere proiettato lunedì 29 marzo.

Stefano Eco, co-produttore dell'edizione italiana di Citizen Berlusconi, ha dichiarato che "le ambasciate e gli istituti di cultura stranieri figurano tra gli sponsor del festival ma non hanno voce in capitolo sulla selezione delle opere. Normalmente gli organizzatori contraccambiano scegliendo un documentario per ogni Paese". Nel caso di Citizen Berlusconi invece la nostra rappresentanza diplomatica avrebbe avanzato una richiesta di senso contrario, escludendo così dalla manifestazione l'unico concorrente italiano.

Al momento né l'ambasciata italiana di Oslo né la Farnesina, ripetutamente contattati, hanno rilasciato dichiarazioni sull'argomento. (leonardo merlini)

martedì, marzo 30, 2004

Il segnalibro dell'APC

Vigdis Lian
Debated film ”Citizen Berlusconi” screened during European Documentary Film Festival in Oslo after all.
The decision to move the Italian documentary ”Citizen Berlusconi” from the festival program to be screened after the festival has raised much debate and media focus in Norway. Now managing director Vigdis Lian of the Norwegian Film Institute has put the film back on the festival program.

Norwegian Film Institute, 30.03.2004
The 3rd European Documentary Film Festival in Oslo this week is arranged in co-operation with the EU delegation to Norway and Iceland and almost all European embassies in Oslo. The Film Institute has been responsible for the selection of films for the festival, and this has been an accepted foundation for the co-operation with the embassies.

When the Norwegian Film Institute two days before the festival decided to remove the film from the program and to show it after the closure of the festival, it received a lot of criticism. The critics claimed that the Institute played Berlusconi’s game and had given in to pressure from the Italian Embassy in Oslo.

Managing director Vigdis Lian says:”We have had talks with the Italian Embassy, but it really was my decision to cancel the festival screening of the film. However, the debate and criticism have convinced me that this decision has put the credibility of the festival at risk. The Film Institute has been suspected of censorship of a critical documentary. This is very much contrary to our intentions, so the film is now back on the schedule today and will also be screened after the festival. We have certainly never wanted to protect Berlusconi against criticism. I admit that our first decision could be interpreted that way. I therefore had to change this to remove any doubt that the Film Institute is in charge of the festival and that this festival is an arena for the varied, controversial personal documentary of Europe today.
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Berlusconi film pulled from festival
The head of a documentary film festival in Oslo is catching flak for dropping an entry that criticizes Italian Prime Minister Silvio Berlusconi. She cut the documentary from the festival's program after meeting with officials from the Italian embassy, but the director denies she bowed to pressure.
by Nina Berglund

Aftenposten, News from Norway, March 29 2004
Silvio Berlusconi's representatives in Oslo are likely pleased that a critical film about him was cut from a local film festival.

"No one has instructed me (to pull the Berlusconi documentary)," claims Vigdis Lian, director of the Norwegian Film Institute and head of the annual documentary film festival at Cinemateket in Oslo. "No, this was my decision..."

Her decision has raised eyebrows and prompted some to question the festival's credibility.

"Not only does this take away all credibility from what should have been a debate-worthy film festival, it also shows how freedom of expression in Europe is under pressure," wrote commentator Mode Steinkjer in newspaper Dagsavisen, which broke the news Saturday that the Berlusconi documentary had been dropped.

The documentary, made by Italians and called "Citizen Berlusconi" in reference to Orson Welles' masterpiece about an earlier media baron called "Citizen Kane," is a critical portrait of Berlusconi, whose business interests wield huge control over the Italian TV market, the country's largest newspapers and the advertising market.

The film already has been shown in several countries (including on Norwegian Broadcasting) but never in Italy, where it likely would offend Berlusconi. In it, several Italian intellectuals rail against Berlusconi and his government, warning about exactly the type of power play that some equate with censorship.

'Frontal attack'
Lian freely admits that she cut the film after a meeting with Italian embassy personnel in her office. The Italian embassy, she noted, is a co-arranger of the festival and the film "is a personal frontal attack on their prime minister."

Lian said the film "was taken off the program because the festival was arranged in cooperation with the embassies. In this setting I considered it very unfortunate to show this film."

She denied she was "censoring" the film, because it already has been shown in Norway and will be shown again after the festival is over.

The film's poducer, Stefano Tealdi, told Dagsavisen that he wasn't surprised the film was cut, but he was surprised that it happened in Norway. "We've always viewed the Scandinavian countries as the most democratic in the world," Tealdi said. "This is exactly the same thing that happens in Italy, where there are efforts to eliminate freedom of expression."

Per Anders Madsen, culture editor in newspaper Aftenposten, also slammed Lian's decision. "Italy's cultural life deserve support for its fight to defend freedom of expression under Silvio Berlusconi," Madsen wrote. "That support isn't coming from Vigdis Lian or the documentary film festival in Oslo."

Steinkjer noted that in the end, neither the Italian embassy nor Lian could have found a better way to illustrate exactly the type of suppression that the documentary criticizes.
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DIBATTITI L’Italia nel mondo

Estetica del bello e politica estera

di PIALUISA BIANCO *

Arte, musica, letteratura, storia sono sempre state le risorse silenziose degli statisti

Corriere della Sera, 30 marzo 2004
C è un modo vittimistico di affrontare l'affievolirsi dell'impatto italiano sulla scena internazionale, di impigrirsi nella contemplazione della schizofrenia euroatlantica, che non spiega nulla: l'«Italia amica degli americani rischia la serie B in Europa», come sostengono in tanti. C'è un modo sofisticato di ricondurre alla storia del timido profilo nazionale le croniche oscillazioni della politica estera di un Paese «senza coesione», costretto a smentire se stesso, a non tenere il punto (nella fattispecie a scegliere la politica atlantica senza poter andare fino in fondo), a giocare al di sotto delle sue possibilità. Qualcosa di sfuggente acuisce la disparità tra le aspettative e le possibilità reali del Paese che rappresenta la più alta concentrazione di modulazione artistica e la più debole proiezione strategica in Europa.
L'estetica del bello e la politica estera hanno questo in comune: entrambe sono pura soggettività, egoismo del gene. Sprigionano visione e alludono al sublime, ma nascono dalla percezione acuta del dettaglio, da un faccia a faccia di sensibilità. La testa di spillo che fa frusciare il marmo nel quale è scolpita, ad aggiustare il velo attorno al collo della dama consacrata in un busto (esposto per un po’ qui a Bruxelles) dalle mani di Gian Cristoforo Romano, rende unica, e plastica, l'intuizione di quel progetto. Il prodigio dell’insieme resta inaccessibile a chi non si accorga della testa di spillo.
Anche l'apertura di Richard Nixon alla Cina, uno dei capolavori della politica estera del XX secolo, deve tutto a una testa di spillo. Non nacque dal disegno preventivo del cambiamento epocale che poi rappresentò. Nacque dalla esatta valutazione della ritrosia di Chu en Lai ad accettare l'appellativo di superpotenza col quale la delegazione americana, alla sua prima visita a Pechino, lusingava l'ex Impero di mezzo. Henry Kissinger ha poi raccontato nelle sue memorie di avere in quell'istante "spillato" ai suoi dossier la percezione nitida che l'equilibrio bipolare del dopoguerra was over , era finito. Non perché stessero spuntando nuove superpotenze, Europa Cina o Giappone (lo credeva Nixon, ingenuamente), ma perché gli Stati o le mezze potenze che avessero voluto contrastare l'Urss non ne avrebbero avuto la forza senza l'aiuto degli Stati Uniti, i quali, con l'indebolimento della superpotenza avversaria, sarebbero rimasti i soli garanti di un ordine internazionale. Si era nei Settanta: quanti capivano?
Dettagli, spillini che rompono la quiete della passività, obbligano ad aggiustare il tiro. Ma niente come l'interpretazione d'un dettaglio genera discordia. La ritrosia di Chu en Lai che per Kissinger fu un segnale politico, per il resto della delegazione diplomatica fu cerimonia. Non aveva torto Karl von Clausewitz, «tutto è oscuro» in politica estera, una mente strategica deve imparare a "sentire" ciò che non può vedere distintamente, a plasmare ciò che ancora non ha forma: come un artista. Egli stesso, l'uomo che aveva definito il concetto di guerra rimasto valido fino alla fine del Novecento, cercava alimento nei versi di Schiller e nella musica romantica. Il cancelliere di ferro, Otto von Bismarck, trascriveva nei suoi diari interi brani di Byron. Harry Truman, che adattò la dottrina americana all'era dell'atomica, ne cercava il volto tra le Vite parallele di Plutarco.
E così via spulciando: arte, musica, letteratura, storia e architettura sono sempre state la risorsa silenziosa degli statisti che hanno ridisegnato l'ordine internazionale. È raro che un simile gioco sia scientemente perseguito, ma quando lo è può diventare meticoloso e severo. Talleyrand ne è stato il modello, inarrivabile in tutta la storia moderna. Accedeva ad ostiche trattative internazionali per una porta obliqua, suscitava dialoghi altrimenti impossibili al cospetto di un dipinto, sfogliando le tavole a colori della più pregiata edizione dell' Encyclopédie , estraendo dalla teca i fogli sparsi del manoscritto di David Hume intitolato On suicide , pubblicato postumo nel 1783 perché l'autore non ne aveva avuto il coraggio. Napoleone gli aveva lasciato comprare il castello di Valençay, la più simbolica sopravvivenza dell'età feudale diventata nelle mani di quell'aristocratico scampato al naufragio della vecchia società lo scenario dell'arte della diplomazia moderna. Quasi tutto, per sovversivo straniamento, si svolgeva nella pinacoteca e nella biblioteca. Gli inglesi, da Pitt a lord Palmerston, da Lord Lansdowne allo spiccio duca di Wellington, ne intuivano oscuramente il vero potere, subivano la sua fascinazione ipnotica e la sublime duplicità di questo approccio, ma capivano che non era un doppiogiochista: «Difficile capire la mutevolezza di quella mente», ammise Wellington.
C'è di che essere ammaestrati sul fatto che chi disponga di un patrimonio culturale e lo sappia duttilmente esibire può arrivare dove i soli mezzi diplomatici o politici non bastano, supplendo alle sue stesse carenze. Conosco l'obiezione: dove sono i Talleyrand, i Chu en Lai, i Kissinger nostrani che possano ricalcarne le orme? Dove sono gli uomini di cultura disposti ad assisterli? C'è un solo modo per saperlo: se ci sono, e ci sono, battano un colpo.

(Direttore dell’Istituto italiano di cultura a Bruxelles)
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Lettere al Corriere
«ITALIANE» Tina Anselmi

Corriere della Sera, 30 marzo 2004
Caro Mieli, dopo aver ignorato la debordante emotività di Emma Fattorini, mi rendo conto che le poche righe nelle quali ho tracciato un profilo di Tina Anselmi stanno diventando un caso. Emblematico della mancanza di argomenti delle detrattrici dell’iniziativa editoriale «Italiane» e delle motivazioni, palesemente inconfessabili, di molte di esse.
È evidente infatti che l’oggetto della contestazione è la scelta dei personaggi inseriti nel dizionario e degli autori cui sono stati affidati. Perché Tina Anselmi e non io? Perché Pialuisa Bianco e non io?, in nome della lesa maestà di chi si ascrive il diritto esclusivo di distribuire meriti e colpe.
Qualunque discussione seria, con argomenti, avrebbe infatti tutt’altro tono. Qui invece si invoca la «censura» contro «la caricatura» che, parole di Paola Gaiotta di Biase, avrei tracciato di Tina Anselmi.
È una «caricatura» dunque averla resa la dramatis persona della democristianità (così è scritto), testimone con la sua vita stessa di quel passaggio che rese l’avventura dei cattolici in politica non movimento soltanto ma partito governante, il partito che forgiò il modello del potere democratico nel dopoguerra?
O non è forse caricaturale questo meschinamente donnesco dramma delle gelosie? Quanto alla presidenza della commissione P2, resto convinta che questo episodio non fu la cosa più importante della sua vita. Rese famosa e popolare Tina Anselmi a causa di quell’ansia inquisitoria a caccia di mostri che ancora avvelena la nostra vita politica .
Pialuisa Bianco
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"Pressioni per ritirare il film sul Cavaliere"

La Stampa, 29 marzo 2004
Il documentario intitolato "Citizen Berlusconi", sui rapporti tra il premier e i media - trasmesso negli Usa dalla Pbs -, è stato tolto dal cartellone dell'European Documentary Festival di Oslo. La tv norvegese NRK riferisce che l’ambasciata italiana in Norvegia avrebbe chiesto di addurre "problemi tecnici" come motivazione. "Jan Langlo del Norwegian Film Insitute - spiega Stefano Tealdi della Stefilm di Torino - ha cambiato la programmazione ma ha deciso di rendere nota la pressione italiana".


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OSLO, FILM SU BERLUSCONI "NON PROIETTATO PER DECISIONE AUTONOMA"
29/03/2004 - 20:45
Direttrice Festival Documentario: nessuna pressione da Italia

Oslo, 29 mar. (Apcom) - Alla inaugurazione del Festival del Film documentario ad Oslo, un gruppetto di italiani ha protestato stasera contro il ritiro del documentario "Citizen Berlusconi" dal programma del festival. Gran parte della stampa norvegese aveva infatti parlato di dirette pressioni da parte dell'ambasciata italiana per il ritiro del film. La direttrice del Festival Vigdis Lian oggi ha smentito: "Abbiamo avuto degli scambi di opinione e siamo stati in contatto con l'ambasciata, ma non c'è stata alcuna pressione. E' stata una mia decisione autonoma e l'ambasciata non c'entra".

Il film-documentario firmato da Susan Gray - trasmesso negli Usa dalla Pbs - doveva essere in cartellone oggi. Dovrebbe comunque essere proiettato a Oslo dopo la conclusione del Festival il 5 aprile.

La tv norvegese NRK aveva affermato due giorni fa che la sede di rappresentanza italiana aveva chiesto il ritiro della pellicola. I produttori italiani della pellicola, incentrata sul rapporto tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i media, avevano confermato: secondo Stefano Tealdi della Stefilm di Torino, era stato il Norwegian Film Institute a riferire della richiesta italiana di tenere fuori Citizen Berlusconi dal programma della rassegna.

Sarà invece regolarmente proiettato come previsto il documentario sul cinema hardcore italiano "Gladiatori".

venerdì, marzo 26, 2004

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La cultura italiana porta Ciampi a Budapest

Il Presidente della Repubblica sarà nella capitale ungherese per prendere parte alle celebrazioni internazionali del VII centenario della nascita di Francesco Petrarca

Italia chiama Italia, 23 Marzo 2004
A Budapest per omaggiare uno dei più grandi letterati della storia italiana. Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, si recherà infatti nella capitale ungherese dal 25 al 27 marzo prossimo per assistere alla cerimonia di apertura delle celebrazioni internazionali del VII centenario della nascita di Francesco Petrarca (1304-1374). A darne l’annuncio ieri, nel corso della conferenza stampa organizzata nel locale Istituto Italiano di Cultura, l’Ambasciatore d’Italia in Ungheria, Giovan Battista Verderame, e il Direttore dell’IIC, Arnaldo Dante Marianacci.
Al di là degli aspetti politici – Ciampi incontrerà infatti i membri del Parlamento ungherese per esprimere la propria solidarietà al Paese in vista del suo prossimo ingresso nell’Unione Europea -, al centro della visita del Presidente della Repubblica italiana saranno soprattutto gli appuntamenti culturali. Tra gli eventi che contraddistingueranno le prossime giornate ungheresi, infatti, spiccano “Il David di Michelangelo a Budapest”, mostra fotografica di Aurelio Amendola realizzata in prima assoluta (aperta al pubblico dal 24 marzo al 14 aprile), così come l’esposizione di oltre 100 grafiche di Maestri italiani della collezione del Museo di Belle Arti di Budapest, raccolte nell’evento dal titolo “L'Eredità Eszterházy. Disegni italiani del Seicento”, che verrà inaugurato il prossimo 25 marzo.
Alla presenza del Presidente Ciampi verranno inoltre inaugurati altri due grandi eventi: la mostra “Maestri italiani del Rinascimento. Arte del Quattrocento e del Cinquecento nelle Collezioni del Museo di Belle Arti di Budapest”, con una sessantina di opere, tra dipinti e sculture, molte delle quali mai esposte in precedenza, e “Tesori italiani alla Biblioteca Nazionale Széchényi”, nella quale verranno esposti alcuni codici di interesse italiano della famosa biblioteca di Mattia Corvino, miniature, incunaboli, libri antichi e rari.
A concludere le giornate di celebrazioni, la presentazione, il 27 marzo, dell’edizione ungherese “Racconti senza dogana”, che raccoglie 25 racconti di altrettanti giovani scrittori europei. L’opera, originariamente pubblicata in Italia su iniziativa del Ministero degli Affari Esteri, è stata edita in Ungheria con la collaborazione del Ministero per il Patrimonio Culturale ungherese, dell'Accademia d'Ungheria in Roma, delle Ambasciate di Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia, degli Istituti di Cultura Estone, Francese, Polacco, Slovacco, del British Council, del Goethe Institut, del Centro di Cultura Ceca e delle Casa Editrice Gremese di Roma, di tutti gli Istituti Italiani di Cultura e dei PEN Club dell'Unione Europea.
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CONFERENZA DEL PROFESSOR DI ROCCO ALL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI SALONICCO

SALONICCO\aise\26 marzo 2004 - Il prossimo venerdì 2 aprile 2004,alle ore 20.00 presso la sala Manifestazioni dell’Istituto Italiano di Cultura di Salonicco, avrà luogo un incontro con il prof. Concezio Di Rocco, l ’illustre neochirurgo che lo scorso 11 ottobre, al Policlinico Gemelli di Roma, guidando un'équipe composta da 18 medici e 12 infermieri. ha realizzato in sole 12 ore un eccezionale e rarissimo intervento chirurgico: la separazione delle gemelline siamesi di Salonicco.
L’intervento, coronato da una perfetta riuscita, è un indubbio traguardo per la medicina italiana, ma anche un simbolico gesto di solidarietà umana e di amicizia fra l’Italia e la Grecia.
Il prof. Di Rocco nell’incontro con il pubblico raccontera’ con parole semplici questa sua esaltante esperienza, dal punto di vista umano e professionale, soffermandosi sulle difficoltà di ordine morale, bioetico, organizzativo, burocratico, economico che un intervento del genere comporta.
Sempre su iniziativa dell’Istituto Italiano di Cultura, il prof. Di Rocco parteciperà nei giorni 3-4 aprile come ospite d'onore al Convegno annuale della Società pediatrica della Grecia settentrionale.
Il prof. Di Rocco, considerato uno dei più autorevoli neurochirurghi a livello internazionale, ha eseguito finora circa 9000 interventi. Ordinario di Neurochirurgia Infantile presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma (la prima cattedra in Italia) e Direttore del Dipartimento di Scienze Pediatriche Medico Chirurgiche e Neuroscienze dello Sviluppo del Policlinico Gemelli di Roma, è Permanent Visiting Professor della scuola di Medicina della Northwestern University di Chicago e Presidente della Società Europea di Neurochirurgia Infantile. Di Rocco e’ autore, infine, di numerosi libri e articoli che attestano il suo prezioso contributo quale ricercatore nel campo della Neurochirurgia.(aise)

giovedì, marzo 25, 2004

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FIRMATA A VILLA MADAMA UNA CONVENZIONE PER UNA NUOVA INTEGRAZIONE FRA LA
RETE DIPLOMATICO-CONSOLARE E GLI UFFICI DELL'ICE

GLI INTERVENTI DEL MINISTRI FRANCO FRATTINI E ANTONIO MARZANO E DEL
PRESIDENTE DELL'ICE BENIAMINO QUINTIERI


Inform, 24 marzo 2004
ROMA - "Con questa convenzione noi portiamo avanti una vera integrazione.
L'intero 'Sistema Italia' , sulla base delle linee strategiche definite in
sede di Governo e promosse dallo stesso Presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi , si presenterà all'estero unito e con uno sportello unico che
sarà dislocato presso i consolati e le ambasciate e che diverrà, in ogni
Paese del mondo, un costante punto di riferimento per le nostre imprese" Il
Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini ha così commentato la firma
della Convenzione, siglata a Villa Madama dal Ministero delle attività
Produttive, dall'Istituto per il Commercio Estero (ICE) e dallo stesso MAE,
che prevede la razionalizzazione della rete estera dell'ICE,
l'ottimizzazione delle risorse ed incardina, con il nome di "sezioni per la
promozione degli scambi" gli uffici dell'Istituto del Commercio Estero alle
rappresentanze diplomatiche.

L'accordo, oltre a regolamentare fattive integrazioni logistiche tra
ambasciate, consolati ed uffici ICE,
dà inoltre al MAE il potere di
concedere il nulla osta sulle nomine dei responsabili delle unità operative
dell'Istituto per il Commercio Estero. Di contro, secondo i dettami della
convenzione, gli uffici dell'ICE saranno notificati presso le autorità
straniere come sezioni di ambasciate e i già citati responsabili delle
unità verranno notificati in lista diplomatica
.
"Nel mondo - ha proseguito Frattini sottolineando come
l'internazionalizzazione del sistema rappresenti un valore aggiunto per la
tradizionale azione diplomatica del nostro Paese - dobbiamo competere con
delle Nazioni che, in termini numerici e di risorse, possono contare sul
triplo, il quadruplo ed addirittura il decuplo di quello che abbiamo noi.
Facendo sistema noi potremo quindi ottimizzare gli strumenti in nostro
possesso. In questo rinnovato contesto non vi saranno inoltre più
duplicazioni, tra la rete diplomatica - consolare e la struttura dell'ICE,
e verrà promosso un processo di integrazione che renderà più efficaci gli
interventi e consentirà economie di scala. Il prossimo passo - ha concluso
Frattini - sarà quello di estendere questa esperienza virtuosa al campo del
turismo ed a quelli della promozione della cultura dell'arte e
dell'archeologia
".
Dal Ministro per delle Attività Produttive Antonio Marzano è stata invece
sottolineata la necessità, alla luce dei diversi flussi finanziari e dei
nuovi protagonisti del mercato mondiale, di aumentare la competitività del
nostro sistema produttivo, di proteggere il prodotto italiano dalla
contraffazione e di accompagnare in modo adeguato le nostre aziende
all'estero che, essendo il prevalenza piccole e medie imprese, necessitano
del valore aggiunto derivante dal "fare sistema". "L'obiettivo della
convenzione - ha spiegato Marzano - è quello di stabilire le regole di
funzionamento della rete che dalle organizzazioni centrali raggiunge tutte
le postazioni economiche commerciali all'estero sinergicamente riunite, ove
possibile, negli 'Sportelli Italia' ". Il Ministro ha poi ricordato come,
anche per quanto concerne la riforma dell'ENIT ancora in via di
definizione
, possa essere portato avanti un gioco di squadra che apra le
porte alla partecipazione delle Regioni, delle associazioni turistiche e
delle Camere di Commercio Italiane all'Estero. Marzano, nel sottolineare
l'importanza delle nuove tecnologie della multimedialità e della libera
circolazione dei servizi, ha infine auspicato la creazione di un sistema
informativo nazionale per l'internazionalizzazione delle imprese. Un
circuito che si proietterà in primo luogo verso i nuovi uffici commerciali
integrati del MAE e dell'ICE.
Dopo aver definito la convenzione un piccolo passo verso il "Sistema
Italia", il Presidente dell'Istituto per il Commercio Estero Beniamino
Quintieri ha ribadito a sua volta che con questa iniziativa potranno essere
gestite con maggiore razionalità ed efficienza le scarse risorse a
disposizione e le tante unità operative all'estero. Una formula, quella
sottoscritta dai due Ministri, che presenta inoltre sia flessibili forme
d'integrazione - le scelte non sono standard ma si adattano ai contesti dei
singoli Paesi - sia positivi sviluppi futuri. Un'azione di trascinamento
che consentirà di estendere queste intese, volte all'integrazione, alle
Camere di Commercio e alle Regioni. (Goffredo Morgia-Inform)

mercoledì, marzo 24, 2004

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Caffè River collabora con l'Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen

martedì, marzo 23, 2004

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"Campanella: vita, opere e contemporaneità"
Giacomo Oreglia presenta la sua ultima opera presso l'Istituto Italiano di Cultura "Carlo Maurilio Lerici" di Stoccolma
News Italia Press, 23 marzo 2004
Stoccolma - Sarà presentato domani, presso l'Istituto Italiano di Cultura "Carlo Maurilio Lerici" di Stoccolma, il libro di Giacomo Oreglia "Campanella: vita, opere e contemporaneità".
L'iniziativa, voluta dall'Istituto, costituisce una preziosa occasione grazie alla quale si potrà illustrare al pubblico locale il pensiero di un filosofo che, in pieno Rinascimento, è stato capace di fornire un determinante contributo critico rispetto al dogmatismo dominante all'epoca. Il libro di Origlia sarà edito, in lingua svedese, dalla Casa Editrice Hjalmarsson & Högberg .
Giacomo Origlia è noto negli ambienti locali per avere sempre incoraggiato , attraverso la sua intensa attività di ricercatore e scrittore, la conoscenza del patrimonio filosofico-letterario e teatrale italiano in Svezia: in questo modo, ha voluto sottolineare quale importanza abbia ricoperto il pensiero di Tommaso Campanella in tutte le sue espressioni, esaltandone nello stesso tempo il valore della contemporaneità.
La manifestazione culturale offrirà al pubblico anche l'occasione di compiere un excursus sulla Regione Calabria , in cui Tommaso Campanella ha trovato i suoi natali. News ITALIA PRESS
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Mostre: a Lisbona "La vita segreta delle cose"

Lisbona, 23 mar. (Adnkronos Cultura) - "La vita segreta delle cose" e' il titolo dell'esposizione di Giuseppe Carta, che sara' aperta al pubblico presso la sede dell'Istituto italiano di cultura di Lisbona, dal 25 marzo al 9 aprile. Nei quadri dipinti a olio da Carta non esistono "nature morte" e tutte le cose possiedono un'anima nascosta, filtro di memorie e testimonianza del passaggio del tempo: i libri conservano l'ombra dei pensieri e della fantasia di chi li ha letti; le anfore custodiscono il sapore dell'acqua o del vino; i bicchieri trattengono la memoria delle bevande, delle labbra e delle parole sussurrate.
La mostra rappresenta l'universo magico del pittore, dove tutte le cose hanno una vita palpitante sotto maschere di colore, riflessi di vetro e sfumature di luce e d'ombra. Nelle sue opere si scopre il potere simbolico di tutti gli oggetti e del silenzioso universo evocativo del pittore. Un ritorno alla memoria della terra, alla tessitura dell'acqua e alla forma della luce.
Giuseppe Carta nasce a Banari, in Sardegna, il 24 febbraio 1950. Insegnante di pianoforte, ha cominciato a dipingere sin dall'infanzia. Nel 1959 lascia la Sardegna e si trasferisce in Toscana, e poi a Genova. Carta ha partecipato a numerose mostre individuali e collettive in Sardegna, a Bologna, Genova, Pisa, Firenze, Milano, Torino, Parigi, Londra, Ginevra e New York.
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Scrittori: Machiavelli il piu' studiato in Universita' mondo


Roma, 23 mar. - (Adnkronos Cultura) - E' Niccolo' Machiavelli, insieme a Torquato Tasso e Giordano Bruno, l'autore letterario del Rinascimento piu' studiato nel mondo universitario internazionale. E' quanto emerge da una ricerca condotta da 40 centri universitari di italianistica, sparsi nei cinque continenti, che fanno capo alla redazione della momunentale ''Bibliografia generale della letteratura italiana'' (in sigla Bigli), diretta dal professor Enrico Malato e pubblicata dall'Editrice Salerno con il patrocinio dell'Unesco. Esaminando i dati delle ultime pubblicazioni accademiche mondiali disponibili, relativi all'anno 2000, risulta che Niccolo' Machiavelli, il celebrato autore de ''Il Principe'', e' stato oggetto 128 saggi. Seguono a ruota il poeta e scrittore Torquato Tasso, autore del capolavoro della ''Gerusalemme liberata'', con 126 segnalazioni, e il filosofo e scrittore Giordano Bruno, bruciato sul rogo come eretico, con 124 studi.
Per quanto riguarda il panorama letterario del Quattrocento, il poeta italiano piu' studiato dai professori universitari risulta Angelo Poliziano, protetto dal signore di Firenze Lorenzo Il Magnifico: alla sua opera sono stati dedicati 58 saggi. Altro autore del XV secolo particolarmente studiato e' il filosofo Marsilio Ficino (37 saggi), seguito a breve distanza da Lorenzo de' Medici (34), a cui si devono originali raccolte poetiche. Scorrendo la lista preparata dai ricercatori si scopre poi che Matteo Maria Boiardo e' stato oggetto 26 studi, Leonardo Bruni di 25, Pico della Mirandola di 19, Poggio Bracciolini di 15 e Cristoforo Landino di 14. Passando all'esame degli autori del Cinquecento, tra quelli maggiormente studiati figurano il poeta Ludovico Ariosto (67 saggi dedicati alla sua opera), gli scrittori Pietro Bembo (48), Pietro Aretino (33) e Baldassare Castiglione (30). L'opera letteraria dell'artista-scienziato Leonardo da Vinci ha attirato l'attenzione di 26 studiosi, mentre quella dello scrittore e diplomatico monsignor Giovanni Della Casa, autore del leggendario ''Galateo'', di 17. L'unica donna del XVI secolo la cui opera letteraria e' stata presa in esame dagli specialisti e' la poetessa Vittoria Colonna, a cui sono stati riservati 17 studi.

lunedì, marzo 22, 2004

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Davide Rondoni ospite a Lione
L'Istituto Italiano di Cultura ha organizzato due incontri con il poeta italiano dedicati alla poesia contemporanea
News Italia Press, 22 marzo 2004
Lione - Il poeta italiano Davide Rondoni sarà ospite dell'Istituto Italiano di Cultura di Lione, nell'ambito di due incontri - fissati entrambi per il prossimo 25 marzo - aperti a tutti ma destinati in particolar modo a studenti interessati alla poesia e a docenti di italiano e di italianistica. Il primo dei due appuntamenti tratterà delle problematiche connesse alla poesia e avrà luogo presso la Cité Scolaire Internationale, mentre il secondo - più accademico - si svolgerà all'Università Lion Trè .
Davide Rondoni, Direttore del Centro di Poesia Contemporanea presso l'Università di Bologna, " verrà a presentare il suo lavoro e la sua produzione- ha spiegato Ivano Marchi, Direttore dell'Istituto - per illustrare alle nuove generazioni quali siano i problemi della produzione letteraria in Italia, paragonando la situazione a quella di altri Paesi . Sarà l'occasione per uno scambio di esperienze tra Rondoni e il pubblico lionese ".
Rondoni ha pubblicato diversi volumi di poesia e i suoi saggi si trovano nella raccolta intitolata "Non una vita soltanto"; ha poi fondato il Centro di Poesia contemporanea dell'Università di Bologna e attualmente dirige la rassegna di letteratura " C lanDestino". Autore di testi per il teatro e la televisione, ha firmato con Franco Loi un'antologia della poesia italiana contemporanea, " Il pensiero dominante ", e sta lavorando ad una raccolta dedicata alla poesia che appartiene agli ultimi trent'anni. News ITALIA PRESS

venerdì, marzo 19, 2004

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Istituti Italiani di Cultura: un ricco calendario
Gli Istituti Italiani di Cultura offrono, per la prossima settimana, una fitta serie appuntamenti per tutti

News Italia Press, 19 marzo 2004
Vienna - Per la prossima settimana gli Istituti Italiani di Cultura sparsi nel mondo prevedono un calendario ricco di appuntamenti, a cominciare da quello di Vienna presso il quale, per tutti gli appassionati di lirica, verrà messa in scena, nelle giornate del 23 e 24 marzo, l'ultima e probabilmente più grande opera di Gaetano Donizetti, Roberto Devereux , composta per la Camera dell'Opera di San Carlo a Napoli. La storia racconta del rapporto intenso e aggrovigliato che esisteva fra la regina Elisabetta I e Earl di Essex, decapitato poi per tradimento nel 1601.

Per gli appassionati d'arte sarà invece l'Istituto Italiano di Cultura di Melbourne a dare l'occasione, dal 25 marzo al 18 aprile, di assistere a una mostra dal titolo "Via Vai", che vedrà anche la partecipazione di alcuni artisti italiani. La mostra vuole essere simbolo dell'espressione di una nuova generazione di artisti, caratterizzati dalla multiculturalità e dalla globalità.

Sarà invece il Natfilm Festival, organizzato dall'Istituto di Copenhagen tra il 26 marzo e l'11 aprile, a destinare alcune serate alla proiezione di selezionate pellicole italiane. Tra i film italiani in programma figurano Buongiorno, notte di Marco Bellocchio e The dreamers, di Bernardo Bertolucci.

L'Istituto di Barcellona invece, per il prossimo 24 marzo, dedica agli appassionati di teatro una seminario dal titolo "Fondamenti del Teatro Italiano - Teatro italiano, nei secoli tra il XVIII e il XIX", a cura di Pau Monterde.

E per non dimenticare i più piccoli, l'Istituto Italiano di Cultura di Edinburgo prevede, per il 20 marzo, la proiezione del cartone animato girato dal regista italiano Enzo D'Alò, "La freccia azzurra", presentato in lingua originale.

mercoledì, marzo 17, 2004

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Farnesina: accordo per GDF in ambasciate e consolati

Roma, 17 mar. - (Adnkronos) - Oggi, alla Farnesina, il segretario generale del ministero degli Esteri, Ambasciatore Umberto Vattani, e il comandante della Guardia di Finanza, Generale Roberto Speciale, hanno sottoscritto un accordo che regola il dislocamento di ufficiali della Guardia di Finanza presso le ambasciate e i consolati italiani all'estero.
L'iniziativa mira a favorire contatti stabili e organici da parte della Guardia di Finanza con le istituzioni straniere che operano nello stesso settore e a rendere cosi' piu' efficace l'opera di contrasto alle violazioni economiche e finanziarie e la tutela del bilancio italiano ed europeo.
Entro breve i primi ufficiali della Guardia di Finanza inizieranno a operare nelle ambasciate italiane a Washington e a Berna e alla rappresentanza permanente italiana presso l'Unione Europea a Bruxelles.
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FIFTY YEARS OF ITALIAN CUISINE IN VALLETTA
Staff Reporter

The Malta Indipendent, March 17, 2004
The Italian Cultural Institute and the Maltese Italian Chamber of Commerce will be hosting an exhibition entitled 50 Years of Italian Cuisine, a travelling exhibition organised by the Accademia italiana della Cucina. The exhibition traces the various features of the evolution of Italian food and tastes during the last fifty years.
The visitor is guided through a rich mosaic of regional and local typical cuisines characterised by a wealth of art, passion, versatility and immigration. These elements highlight the changes in the social environment, in cooking techniques, and in the rapid variations in tastes along with the changes in nutritional choices and the behaviour in coping with traditional cuisine as against newer imported trends.
The exhibition starts off with the difficult Post World War II period, going through the radical social changes and habits prompted by the developing food industry and the new marketing and advertising techniques between the 50s and the 70s. Then it was time for the short lived Nouvelle Cuisine and of the fashionable exotic food until the diet regime was imported from the United States.
Finally a return to tradition. The millennium cuisine is the celebration of dishes based on typical local produce offering once again the old-style tastes of the Italian regional cuisine of which the Italians are so proud and fond of.
The exhibition will be inaugurated by Giuseppe Dell’Osso, President of the Accademia Italiana della Cucina.
The exhibition will be open to the public between Tuesday 23 March and 8 April at the Italian Cultural Institute, Palace Sqaure, Valletta between 9.30am and 1pm and 2.30pm and 5pm from Monday to Friday.

martedì, marzo 16, 2004

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Berlino scopre la cultura siciliana
Inaugurata ieri a Berlino, presso l'Istituto Italiano di Cultura, la mostra dedicata a ragusa e alla Sicilia sud orientale


Notiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 52 - Anno XI, 16 marzo 2004
Berlino - Nell'ambito del ciclo "Le Regioni d'Italia" è stata inaugurata ieri, presso l'Istituto Italiano di Cultura di Berlino, la mostra fotografica dal titolo "Ragusa, capitale del Barocco siciliano" , inserita nel 2002 - con diciotto dei suoi straordinari complessi di architettura barocca - tra i Patrimoni Culturali dell'Umanità UNESCO. La manifestazione, promossa dalla città di Ragusa, desidera offrire - attraverso venti splendide gigantografie - la possibilità di 'passeggiare ' fra le strade di uno dei più bei centri del barocco siciliano .

Il ciclo di manifestazioni intitolato "Le Regioni d'Italia " costituisce, da parte dell'Istituto Italiano di Cultura di Berlino, la risposta all'invito da parte del Ministero degli Esteri italiano a porre, per quest'anno, particolare attenzione alla varietà delle tradizioni regionali, della cultura e del folklore italiani , così come, lo scorso anno, era stato fatto per il tema dedicato alla moda e al design. "Nel corso degli ultimi due anni - ha spiegato Clara Bencivenga, responsabile dell'allestimento - mi sono state avanzate numerose proposte, soprattutto per una una serie di mostre fotografiche che bene si legavano a questo tema ".

La rassegna è stata così inaugurata lo scorso 17 febbraio e si è conclusa pochi giorni fa con "Acqua, aria, terra, fuoco: itinerario pittorico dal Vesuvio all'Etna", dedicata alle Regioni della Campania e della Sicilia, che presentava le opere di una pittrice napoletana, Adriana Pignatelli Mangoni, studiosa dei fenomeni di vulcanismo in Italia.

La seconda mostra del ciclo,"Ragusa, capitale del Barocco siciliano ", inaugurata ieri alla presenza del Sindaco siciliano Antonino Solarino, presentasuggestive fotografie che ritraggono gli edifici barocchi presenti nella cittadina , ma "è in realtà dedicata a tutta la Sicilia sud orientale, quella conosciuta come Val di Noto, che presenta siti eccellenti ". Scopo della manifestazione è la promozione della città , anche attraverso la letteratura: da questo punto di vista, infatti, si ha un grosso riscontro nei libri scritti da Andrea Camilleri, "che qui in Germania sono dei best sellers ".

All'inaugurazione sono stati presentati anche dei prodotti tipici siciliani, perchè "spesso cerchiamo di unire a questo tipo di manifestazioni la promozione di prodotti locali, poichè anche la gastronomia fa parte integrante del nostro patrimonio culturale regionale". News ITALIA PRESS
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Verso l’addio
LA MIA UNIVERSITA’ SCOMPARSA
di CLAUDIO MAGRIS

Corriere della Sera, Prima Pagina, 16 marzo 2004
Fra qualche giorno diventerò anch’io, per i miei colleghi, un oggetto niente affatto oscuro di desiderio come Arduino Agnelli, professore come me nella facoltà di Lettere a Trieste e mio amico da più di quarant’anni, autore, fra le altre cose, di studi fondamentali sull’idea di Mitteleuropa e sull’austromarxismo e per due legislature senatorie nelle file del Psi. Fra tre anni Agnelli, dopo una vita dedicata all’università, andrà - per raggiunti limiti d’età - in pensione. Quando passa per i corridoi o interviene alle sedute, gli sguardi dei colleghi, che pure lo apprezzano universalmente, lo seguono bramosi e impazienti come quelli degli avvoltoi e dei corvi che, nei western, volteggiano al di sopra di impavidi cow boys che attraversano il deserto sfiniti dalla sete. Un po’ più giovane di lui, alcune settimane fa ho chiesto, dopo 42 anni di servizio effettivo, il collocamento in anticipo fuori ruolo e dunque fra tre anni andrò in pensione insieme a lui. Alla notifica del relativo decreto diverrò dunque anch’io una promessa di un prossimo piccolo pasto, oggetto di complessi calcoli matematici relativi alle «quote» - ossia a misteriose unità di danaro - che la mia dipartita lascerà disponibili.
Non si tratta del consueto posto libero lasciato da chi va in quiescenza e dei contrasti e appetiti che desta la sua possibile utilizzazione. Negli ultimi anni i normali interessi successori hanno subito una trasformazione antropologica, dilatandosi con febbrile ossessione e impaniandosi in conteggi elaboratissimi.
Chi va in pensione non lascia più vacante una cattedra, da destinare a un altro docente, bensì libera alcune quote, ossia parti o frazioni del suo stipendio, la spartizione delle quali esige non solo l’abituale aggressività primordiale, come quella dei lupi nei romanzi di Jack London, ma anche una sofisticata arte combinatoria, a metà fra la cabala e il calcolo infinitesimale.
Una quota delle quote potrà essere prelevata, come un balzello, dall'amministrazione centrale, altre saranno suddivise o sommate per ingaggiare un associato più mezzo ricercatore, oppure un ricercatore e mezzo più forse un termosifone, oppure per contribuire all’allestimento di uno stand in cui l’università presenta se stessa, regalando uno zainetto a ogni studente che partecipa all’iniziativa. Da qualche anno, all’università, non si parla che di quote; si somma, sottrae, divide, occupando così quasi tutto il tempo che dovrebbe essere dedicato a ricercare, insegnare, leggere, discutere di problemi scientifici con allievi e colleghi.
Questa perenne e sterile fibrillazione non è una cosa nuova e non è imputabile al ministro Moratti, che prosegue l’opera dei suoi predecessori, ora migliorandola (ad esempio con la benemerita reintroduzione dei concorsi nazionali, dopo la burletta di quelli locali) ora esasperandone negativamente il lambiccato bizantinismo e l’ansiosa e ansiogena incertezza. Il deterioramento dell’università è avvenuto negli ultimi anni sotto governi di diverso e opposto colore e del resto avrebbe potuto essere arginato solo da eccezionali intelligenze e capacità politiche, perché tutti i governi della cosiddetta Seconda Repubblica hanno trovato un’università scalcagnata da immissioni scriteriate, spesso dovute non a disegni organici di largo respiro ma a leggine speciali, sanatorie, rattoppi, idoneità regalate come un sigaro e una croce di cavaliere quando non avevano efficacia pratica e poi tramutate in posti fissi e così via. La vecchia, classica università aveva le sue pecche, ma una sua logica e una sua struttura organica e funzionava. La sua trasformazione - necessaria per la nuova dimensione di massa e le vertiginose innovazioni del sapere e delle sue tecniche - non è mai avvenuta. I rammendi e i compromessi - fra sbracate concessioni demagogiche, civetterie con mode culturali vagamente orecchiate, difese corporative di obsoleti e iniqui privilegi feudali e modernizzazioni a vanvera - l’hanno distrutta senza crearne un’altra.
Tale situazione non sembra destinata a migliorare con l’attuale disegno di riforma. Come rivela la febbre delle quote, l’imperante economicismo, che crede di poter trasformare di colpo le università in imprese, produce l’effetto contrario. L’impresa ha la sua logica e la sua peculiarità e proprio per questo non ogni cosa è un’impresa. Una famiglia, una fabbrica di scarpe e una brigata alpina devono essere tutte gestite con oculatezza economica, senza sprechi e facendo quadrare i bilanci, ma senza scordare che il fine della fabbrica di scarpe è il profitto, il quale invece per la famiglia e per la brigata alpina - e anche per l’università - è un mezzo necessario per realizzare altri fini. La Fiat è un’azienda, l’Italia o la Chiesa no, e ciò non significa sottovalutare la dignità della Fiat. Una cultura d’impresa inoltre non si crea per decreto o vezzo intellettuale. Le università americane hanno dei patrimoni che investono, ma non passano tutto il tempo a parlare di investimenti, anche quando è il momento di parlare di filologia classica o di odontoiatria. Da noi invece le università, strangolate dalla povertà di mezzi che spesso le priva delle più elementari attrezzature scientifiche e assordate dall’aziendalismo ideologico, parlano solo di soldi senza produrli.
Un’altra comica e nefasta scopiazzatura è stata l’introduzione dei crediti. I crediti hanno imposto una gretta mentalità, secondo la quale ogni attività dello studente - dalla lettura di un libro a una corsa campestre - deve comportare un utile formale e immediato. Mesi fa uno studente mi ha detto che sarebbe venuto a sentire un seminario interdisciplinare su letteratura e scienza, tenuto alla Scuola superiore di studi avanzati di Trieste, se ciò gli avesse procurato dei crediti. Stupefatto che non gli fosse venuta in mente l’idea di andarci perché il tema lo interessava, gli ho chiesto se aveva mai baciato gratis una ragazza. I crediti disabituano a investire. Ogni investimento, all’inizio, è un rischio; le cose che facciamo solo per amore - anche leggere un libro - sono spesso quelle che poi ci rendono di più, ma indirettamente, ed è ridicolo pretendere punti perché si è letto - si spera con passione - Leopardi. La distribuzione dei crediti fra i vari corsi e discipline è complicatissima, scatena contese, esige conteggi tortuosi, togliere un credito a un modulo (ossia a uno spezzone di lezioni) per poterne assegnare due a un altro, ma i conti non tornano, i crediti mancano e avanzano e le energie che bisognerebbe dedicare alla filosofia di Kant o al diritto civile vengono assorbite da logoranti e rissosi puzzle.
L’informatica, oggi necessaria come l’alfabetizzazione, è stata doverosamente introdotta, con un’enfasi peraltro spesso contraddetta dalla mancanza di fondi per comprare un computer - talora perfino per rinnovare l’abbonamento a riviste scientifiche essenziali. Tuttavia anche l’informatica - come la letteratura, la chimica e qualsiasi materia - se usata male può diventare anticultura, spesso spocchiosa. Una collega mi raccontava che uno studente, in un biglietto, le aveva scritto «grazzie» e, alle sue rampogne, aveva risposto che non aveva importanza perché, se l’avesse scritto non a mano ma come di consueto al computer, questo avrebbe provveduto a correggerlo. L’utilissima possibilità di inviare sms, mi ha detto un altro collega, induce alcuni studenti a chiedere, per tale via istantanea, il giorno prima dell’esame quali libri è opportuno leggere per l’esame stesso, libri il cui elenco è affisso in bacheca.
Inoltre la giusta selezione e la verifica del lavoro dei docenti sono ben diverse dalla crescente e caotica incertezza. La mancanza di cattedre induce a coprire gli insegnamenti con una selva di contratti a brevissimo termine, che non creano alcuna reale figura d’insegnante e impediscono ogni continuità e ogni ordinato svolgimento degli studi. Il vero e proprio corso, atto ad approfondire per tutto l’anno un argomento, a impartire una formazione istituzionale e a stabilire un rapporto concreto fra docenti e allievi, è sempre più sostituito o pasticciato dai «moduli», monconi erranti di dieci, venti o trenta lezioni, in cui il contatto estrinseco fra il docente e gli studenti si dissolve subito.
Oltre un certo limite, la precarietà del posto di lavoro ostacola la selezione, perché allontana le forze migliori. Alcuni colleghi miei coetanei hanno a suo tempo vinto una cattedra quando lavoravano in altri settori, ad esempio in banche, industrie o in altre amministrazioni; hanno accettato la cattedra, lasciando il lavoro precedente, perché anche la cattedra dava a essi e alle loro famiglie la tranquillità economica, senza la quale non avrebbero forse potuto permettersi la scelta accademica.
Pure l’articolazione dei corsi di studi e delle lauree specialistiche, priva di un saldo modello, costringe a discussioni interminabili e spesso inconcludenti su quanti e quali corsi o moduli attivare, suddividere, spezzare, nel dissolvimento di ogni itinerario di studi preciso. Non sono le paventate centoventi ore di lezione «frontale» (?), che molti già di fatto tengono per le necessità del loro insegnamento, a minacciare i docenti, la lezione e la ricerca. Sono le innumerevoli ore di sedute, comitati, commissioni didattiche, snervanti discussioni, che occupano il tempo e le energie e ostacolano la riflessione, lo studio, il dialogo sui temi di una ricerca o di una disciplina.
Travestita sotto le spoglie di una modernizzazione tecnocratica, trionfa la vecchia retorica dei blateramenti assembleari. È anche questo che soffoca l’università, dove non si dovrebbero fare quasi soltanto riunioni; lo Spirito, ha detto Céline, non ama le riunioni.

lunedì, marzo 15, 2004

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Nero and Giallo: Italian Cult Horror and Thriller Films

The San Francisco Examiner, Monday, March 15, 2004
Starting at 5:45 p.m. and 8:15 p.m. daily beginning Friday, through March 23, at the Istituto Italiano di Cultura, 425 Washington St., Ste. 200, San Francisco. Admission is free. Call (415) 788-7142 Ext. 18 or visit www.sfiic.org for schedule.

The Istituto Italiano di Cultura celebrates the work of four Italian filmmakers who specialized in the thriller/horror genre - Mario Bava, Pupi Avati, Lucio Fulci and Dario Argento.
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The difficulties of bringing opera to the population of Lebanon
People have to wait for festivals
By Linda Dahdah


The Daily Star, Lebanon
Beirut 13/3/04 - The Italian Cultural Institute was planning on starting a three-month Italian opera “awareness” session, to begin last Wednesday. Only the lack of participants forced the institute to cancel this event.
Lama Tyan, who is responsible for the project, said that she was very disappointed but is still hoping that the initiative was only postponed.
“The registration is still open, and hopefully there will be enough participants for us to start next year,” she said.
Once a month, Tyan meets with a handful of her friends who one day asked her to initiate them in opera, on the back of this she proposed to the Italian Cultural Institute that they start a similar project on a larger scale.
According to Stephane Kozak, from the Italian Cultural Institute “just like Italian language or cuisine, opera is another facet of the Italian cultural heritage.”
Indeed, opera remained mainly Italian for over a century. Unsurprisingly, names such as Verdi, Puccini, Donizetti and Bellini are part of the program Lama Tyan has concocted.
The sessions, under the name of “Opera Between Emotion and Thought,” will be in French and are mainly addressed to neophytes.
Tyan learned about opera in France and is fluent in Italian, “Opera is a passion that I simply want to share,” she said, “it gives flavor to life and it is very constructive and enriching.”
It is a combination of several arts: it is theater, music, poetry and with the colors used and the scene itself, it is worth a painting, Tyan said.
In Lebanon though access to opera is not easy. People have to wait for festivals like Al-Bustan to attend operas that are mainly performed by foreign groups.
The National Orchestra, however, with Walid Gholmié as head of the Conservatoire, has taken a new initiative: twice a month, at the Saint Joseph church there is a free concert of classical music and the church is full.
“The same initiative should be taken for opera,” said Tyan.
Bashir Sfeir, in charge of classical music at the CD-Theque, said there are basically three different categories of Lebanese opera listeners: People who only listen to opera, people who listen to classical music and famous opera pieces and last but not least those who “listen to opera only because it means that they are part of the elite. It is a potential clientele, but it is not about musical curiosity,” he said.
According to Tyan, “there is no personal initiative, so if we don’t go in group we won’t do it, there is no cultural interest, and if it’s not fashionable we won’t do it. Culture, music and opera are definitely not a priority”.
There is also a financial constraint, “people would rather pay $10 per day to eat hamburgers than go to music events once every six months,” she added. She also said that often seats are empty during opera concerts and wondered why spare tickets are not offered to music students who can’t afford to buy them.
Sfeir agreed, saying that there was no support from the Ministry of Culture, that prices were usually too expensive, and that there were no student tickets available.
Nonetheless, there are many Lebanese opera singers who don’t have the opportunity to follow serious training said Tyan. They teach and don’t really perform as professionals; they are forced to keep their passion as a hobby.
“If we have the will we can create the need. We think there is no audience but it is wrong, people just need to be awakened. Each one has a part to play. We have to put opera within reach of people,” Tyan said.

giovedì, marzo 11, 2004

Il segnalibro dell'APC


Autocritica di Sgarbi
CARO INDRO, AVEVI RAGIONE
a cura di Primo Di Nicola

L'Espresso, 11 marzo 2004
All'epoca del divorzio di Indro Montanelli da Silvio Berlusconi, Vittorio Sgarbi, ex sottosegretario ai Beni culturali, era stato uno dei suoi più velenosi fustigatori. Al punto che in "Soltanto un giornalista" (Rizzoli), il libro-testamento firmato da Tiziana Abate, vicedirettore del "Giorno" (invitata lo scorso 3 marzo per una "lecture"su Montanelli all'Istituto italiano di cultura di New York), Indro taccia Vittorio di "maldicenze stomachevoli". Poco prima della sua morte, però, in coincidenza con i primi dissapori fra Sgarbi e Forza Italia, i due fecero la pace, complice la telefonata galeotta di un comune amico. "Parlammo del più e del meno", conferma Sgarbi, "ma per fortuna lui capì che ero pentito e che, su Berlusconi, mi ero ricreduto. Insomma, aveva avuto ragione lui". Chi promosse il chiarimento tra i due? Alain Elkann, all'epoca amicissimo di Sgarbi e adesso, ironia della sorte, pure lui in disgrazia presso il focoso ex sottosegretario.

* * *

AMERICA OGGI (USA)/ "SOLTANTO UN GIORNALISTA": TIZIANA ABATE HA PRESENTATO ALL’IIC DI NEW YORK IL SUO LIBRO DEDICATO A MONTANELLI

NEW YORK\ aise\11 marzo 2004 - "Inizialmente lui avrebbe voluto titolarlo Quasi un secolo poi, sempre per quegli scrupoli che aveva di non alimentare la curiosità sul personaggio, decise per Indro Montanelli, soltanto un giornalista". Lo racconta ad "America Oggi" – l’unico quotidiano redatto e pubblicato nel nord degli Stati Uniti d’America, da quest’anno finalmente on line – la giornalista Tiziana Abate che ha raccolto la testimonianza del giornalista più letto d'Italia scomparso nel 2001, in occasione della presentazione del libro "Indro Montanelli, soltanto un giornalista" all'Istituto Italiano di Cultura a Park Avenue, cui hanno partecipato il direttore dell'Istituto, Claudio Angelini, il corrispondente del "Tg2" Gerardo Greco, Maurizio Molinari de "La Stampa" e Giampaolo Pioli del "Quotidiano nazionale".
Non è in programma una versione inglese del libro e Tiziana Abate auspica che questa presentazione risvegli l'interesse di qualcuno, anche si dice convinta che tra gli italiani d'America la figura di Indro Montanelli sia poco conosciuta.
"Sono convinta che gli italoamericani che sono qui da varie generazioni non lo conoscano, secondo me non sanno chi è Montanelli. È proprio un prodotto italiano. Tuttavia, ci sono tanti italiani giovani interessati a conoscerlo".
Un'affermazione un po' troppo azzardata forse quando si parla del giornalista italiano più grande del Novecento, fondatore del "Giornale", inviato e poi editorialista del "Corriere della Sera", autore di una cinquantina di libri, tutti pubblicati da Rizzoli, come la testimonianza resa a Tiziana Abate.
"È raccolta la storia d'Italia e non solo, vista in una chiave molto anticonformista, con delle analisi storiche millimetriche, sempre molto caustiche, per cui è un libro che è una testimonianza storica. Non è soltanto un libro sulla vita di un grande personaggio, è soprattutto sulla vita di un Paese" sottolinea l'autrice che iniziò la sua carriera di giornalista al "Progresso", nel 1981.
Con l'esperienza acquisita nella cucina del giornale italoamericano, per Tiziana Abate si aprirono subito le porte del "Giornale" dove è stata caporedattore della pagina degli spettacoli per 5 anni, prima di diventare inviato in Bosnia, Afghanistan, Stati Uniti e quando Montanelli fondò la "Voce" nel 1994, lo seguì. Attualmente è vicedirettore responsabile delle pagine culturali al "Giorno".
Per otto anni Tiziana Abate ha raccolto le testimonianze del giornalista di Fucecchio, compendio delle memorie del principe del giornalismo italiano, raccolte dalla sua viva voce.
In pratica è il testamento autobiografico raccolto in otto anni di conversazioni settimanali, all'inizio nei ristoranti dove Montanelli sfogava le sue bizze di inappetente cronico, a seconda dell'umore e poi nel quartierino da immigrato toscano che si era fatto allestire negli ultimi anni a Milano. Così l'autrice racconta come fu investita dell'incarico. "Con uno scarto da purosangue imbizzito Montanelli impennò il capo del quale fino a quel momento mi aveva offerto soltanto la visione della pelata a forma di pera, il naso incollato al piatto sul quale aveva ruminato in religioso silenzio, mi dardeggiò in faccia i fanali azzurri che per tutto il tempo aveva tenuto abbassati e sentenziò: ho deciso, tu scriverai le mie memorie. Direttore lei è matto! sbottai per la sorpresa e l'agitazione. Errore, perché quando Montanelli voleva fare un complimento a qualcuno diceva è un bel matto. E difatti, illuminandosi, su questa mia uscita tagliò corto: la prossima volta che ci vediamo disse, portati il registratore".
È un secolo di storia narrato attraverso le vicende della vita e della carriera di Montanelli, dei suoi avventurosi reportage dell'inizio con il "Corriere" che ne consacrarono la leggenda di inviato speciale, agli incontri ravvicinati con i grandi del Novecento, da Hitler a Churchill, De Gaulle, Franco e Salazar, fino ai protagonisti della politica italiana, della cultura della cronaca.
Il tutto scandito da analisi storiche alternate ad aneddoti. Il libro offre anche la possibilità di parlare di un personaggio straordinario come Montanelli, visto da vicino, con i suoi vezzi, i suoi umori e malumori. "Soltanto un giornalista" ha avuto 4 ristampe, ha vinto il Premio Internazionale di Giornalismo Ignazio Silone 2003, è stato tradotto e pubblicato in Spagna ed è disponibile in edizione economica Bur. (aise)
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Festival

Reviving Pasolini's gospel truths
by kathryn hone
A revival of the italian’s scandalous works is a treat


Times on Line, March 11, 2004
IF YOU CAN’T stomach the full-colour violence of Mel Gibson’s The Passion, next week offers a rare chance to see a 40-year-old biblical film which so impressed Gibson that he used the same Italian town as his setting. The Gospel According to St Matthew by the atheist Italian director Pier Paolo Pasolini is considered by some to be cinema’s finest screen portrayal of Jesus, its simple black and white story illuminated by poetry and mysticism, as well as its firm political conviction that Christ was speaking to society’s outcasts. Pasolini set it in the southern town of Matera, which Gibson also used to try to capture the original’s stark beauty.

The film is shown twice in London in a retrospective of his work, 100 per cent Pasolini, mounted by the Italian Cultural Institute and the Institut Français at Ciné Lumière, and then on a national tour.

By the time he made The Gospel, Pasolini, a Communist expelled from the party for his open homosexuality, already had a reputation for scandal. So it was ironic that the film, as well as being awarded the Special Jury Prize at the Venice Film Festival in 1965, was also honoured by the Roman Catholic Church.

Despite his atheism, Pasolini admired Christ’s “continual contempt for contradiction and for scandal”. He felt that Jesus should have “something that radically contradicts life as it is taking shape for modern man — his bleak orgy of cynicism, irony, practical brutality, compromise, conformity . . . hatred for every difference, theological rancour without religion.”

This conviction of the vapidity of modern values informed much of Pasolini’s work. He was probably the most influential of Italy’s young film-makers in the Sixties and Seventies, and his ideas on life, love and death scorch off the screen.

Born in Bologna in 1922 and brought up near Venice, Pasolini moved to Rome in 1950, where he used its crude argot and vivid underworld as the subject of his first two films. Accattone (1961) is a portrait of a pimp, while Mamma Roma (1962) is about a prostitute trying to bring up her teenage son. Apart from the casting of Anna Magnani, he used non-actors.

These films are social realism, but their purpose is to find universal myths among the “prehistoric slum-dwellers” — the urban equivalent of the peasantry. The timelessness is reinforced by Pasolini’s cinematography, inspired, he said, by 14th-century frescoes, the wide landscapes of the new Rome suburbs still scattered with ancient ruins.

Pasolini is probably best remembered for his bawdy Trilogy of Life, a joyous evocation of a lost era, through his retelling of the tales of Boccaccio, The Decameron (1971); of Chaucer, The Canterbury Tales (1972); and Arabian Nights (1974). Despite the unrestrained sexuality, he said they were his most ideological films.

“I show here a feudal world, imbued by a particularly deep-rooted, violent and happy Eros, where there is not a single man, not even the most miserable of beggars, who does not have a profound sense of his own dignity. I evoke this world and I say: there you are, make a comparison . . . I remind you of it.”

But sex became a much darker metaphor, this time for fascism, in his last film, Salò, or the 120 Days of Sodom (1975), an adaptation of the Marquis de Sade’s tale. This harrowing film, showing perverse sex and torture by four powerful men on a group of teenagers, was banned by the Italian courts.

A few weeks after finishing Salò, the film-maker was battered to death, apparently by a young male prostitute. Death is a constant presence in Pasolini’s films, and his own has overshadowed his reputation.

100 per cent Pasolini, March 12-24, Ciné Lumière, SW7, 020-7073 1350, then in Edinburgh, Glasgow, Manchester and Canterbury
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IL NUOVO PREMIO VERRÀ PRESENTATO OGGI
NASCE A PARIGI IL «GRINZANE FRANCE»
SELEZIONATI AMMANITI E MAZZANTINI

La Repubblica, 10 marzo 2004
PARIGI - Il Grinzane Cavour istituisce il «Prix Grinzane France», con sede a Parigi, che sarà destinato a opere di narrativa italiana contemporanea tradotte in Francia
negli ultimi due anni. L'iniziativa verrà presentata durante una manifestazione oggi a Parigi.
Il progetto prevede, come per altre sezioni del premio Grinzane, il coinvolgimento delle giurie scolastiche composte da studenti dell'ultimo biennio di cinque istituti superiori parigini in cui sia previsto l'insegnamento della lingua italiana. Quattro sono le opere selezionate: Je n’ai pas peur di Niccolò Ammanti edito da Grasset, Nouvelle grammaire finnoise di Diego Marani edito da Rivages, Ecoute - moi di Margaret Mazzantini pubblicato da Robert Laffont e La force du passé di Sandro Veronesi, stampato da Plon.
I testi saranno sottoposti al giudizio degli studenti che proclameranno il vincitore nel corso di una cerimonia che avverrà a Parigi nell'autunno 2004. Il «Prix Grinzane France» è patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri italiano, d'intesa con l'Ambasciata d'Italia a Parigi.
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Dal Futurismo alla Pop art fino all'Avanguardia: esposizione permanente nelle sale della Farnesina

Il Messaggero, 11 marzo 2004
«Le opere esposte nella mostra permanente della Farnesina rappresentano un pezzo di storia dell'arte italiana». Con queste parole Maurizio Calvesi, critico d'arte e professore di Storia dell'Arte della La Sapienza, ha presentato ieri all'Istituto diplomatico di Villa a Madama, la mostra permanente allestita all'interno delle sale della Farnesina. La mostra realizzata dall'associazione Consorti, in collaborazione con il ministero degli Affari Esteri e voluta dal segretario generale della Farnesina, Umberto Vattani, comprende opere di artisti italiani appartenenti all'arte astrattista e futurista come Perilli, Burri, D'Orazio, Turcato, Accardi, Boccioni, Fontana e De Chirico.

martedì, marzo 09, 2004

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Sito della Farnesina, nuovo modello per la pubblica amministrazione

Il Mattino, 9 marzo 2004
Maggiore offerta di servizi rivolti ai cittadini-utenti, completezza dei contenuti e facilità di consultazione: queste le principali caratteristiche del nuovo sito del ministero degli Esteri presentato dal responsabile della Farnesina Franco Frattini.
«È stato realizzato un «sito modello» - ha detto il ministro - seguendo l'idea-guida di mettere le amministrazioni al servizio dei cittadini, ai quali offriamo così una miniera di informazioni. A questo primo, importante, passo seguirà la standardizzazione dei siti di tutte le sedi diplomatiche all'estero».
La nuova «vetrina» del Ministero degli esteri è stata arricchita, oltre che di servizi per l'utenza, anche di una sezione di presentazione del paese-Italia e di una dettagliata guida delle principali linee della politica estera nazionale. Il sito è costituito da oltre 2mila file html e mille immagini ed è stato reso accessibile a tutti utilizzando lo standard w3c,tanto che oltre al tradizionale indirizzo www.esteri.it si è ora affiancato l'indirizzo www.esteri.gov.it.
Tra le principali novità figurano alcuni 'gioiellì di famiglia come il monitoraggio dell'attività dell'unità di crisi e l'Ufficio relazioni con il pubblico, un vero e proprio sportello interattivo che in un anno ha visto triplicare il suo utilizzo da parte degli utenti. E proprio per gli utenti, in Italia e all'estero, è stato semplificato l'accesso a pratiche, visti e agli altri servizi. Ai giovani è stata dedicata una sezione su tutte le opportunità di studio,lavoro e formazione presso il MAE e gli organismi internazionali.
Gli italiani che partono per l'estero possono trovare informazioni utili anche sulla sicurezza e sui Paesi a rischio, mentre gli stranieri trovano una guida completa del Bel Paese realizzata anche grazie all'esperienza acquisita con il portale del semestre della Presidenza italiana dell'Ue.

sabato, marzo 06, 2004

Il segnalibro dell'APC

MAGRIS
Mosca non paga se lo scrittore è troppo vanesio
Polemiche per il rifiuto italo-russo di sovvenzionare la traduzione in cirillico di “Un altro mare”
di Nantas Salvalaggio

Libero, 6 marzo 2004
Nedoverje, sentenziano a Mosca. Come a dire, "non ci si crede". Ma noi che conosciamo ì nostri polli intellettuali, possiamo rassicurare gli amici russi: il pasticcio che qui si narra è una tempesta in un bicchier d'acqua torbida.
Giusto per fornire una cornice ambientale: il ministro dei Beni Culturali, Urbani, aveva invitato a Mosca un gruppo di scrittori e giornalisti per meglio sottolineare i buoni rapporti economici ed artistici che intercorrono fra l'Italia e la Repubblica Russa.
Tra gli ospiti c'era anche Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera, che in una conferenza-stampa ha accusato l'ambasciata, il governo italiano e l’addetto culturale a Mosca di scarso rispetto per lo scrittore triestino Claudio Magris.
Scarso rispetto? Vuoi vedere che il rozzo e ruspante centro-destra non ama la prosa rotonda del saggista giuliano? I reporter hanno voluto approfondire la questione, e così sono venuti a sapere che il professor Magris avrebbe una sorta di sogno nel cassetto: tradurre in carattere cirillico il suo libro "Un altro mare". Purtroppo l'editore moscovita non vuole sobbarcarsi l'intero costo della traduzione, per cui ha sollecitato un congruo intervento dall’Istituto italiano di Cultura.
Fin qui è la vox populi. Secondo il direttore dell’Istituto, che nel frattempo è cambiato, le richieste dell'editore e del traduttore erano esose; e a forza di tira e molla, l'accordo è andato in fumo, o è stato momentaneamente sospeso.
Ma a Trieste - così insinuano - il sensitivo Magris scalpita: sarebbe convinto che, per una maledizione della sorte, il cirillico non lo apprezzi più di tanto. E allora, che avrebbe fatto il nostro poeta - sull'orlo di una i crisi di nervi? Dicono che telefona al suo vecchio direttore, De Bortoli appunto, che come un D'Artagnan mena fendenti sugli addetti culturali asserviti al potere, e sul governo cuore-di-pietra, che non ama i suoi figli migliori.
Questa gag surreale, recitata in una Mosca coperta di neve e con dieci gradi sotto zero, ha divertito la intellighentsia ex sovietica. Mi ha scritto Lev, scrittore finissimo e traduttore di Calvino e Moravia, Pavese e Palazzeschi, che certe bizze isteriche sono difficili da spiegare nel suo Paese. «Da almeno due secoli, ironizza Lev, i bei libri si raccomandano da soli, non hanno bisogno di intercessioni governative. Quanto a "Un altro mare" di Magris, mi dicono che si occupa di scenari marini, ma non vale mezza lisca del "Vecchio e il Mare" di Hemingway, né del "Moby
Dick" di Melville o del "Lord Jim" di Conrad. Tre capolavori che non furono mai segnalati - né tradotti - dalle ambasciate dei rispettivi autori».
Se mi è consentito di esprimere un modesto parere, come autore che ha passato l'esame del cirillico, l'Accademia degli Scrittori Russi non ha mai amato i colleghi occidentali che sgomitano per un passaggio sulla "Literaturnaja Gazeta". Altrettanza diffidenza mostra per quei voltagabbana che, prima della caduta del Muro, singhiozzavano sulla salma sottovetro di Lenin in piazza Rossa pur di ottenere un invito al Cremiino.
Quanto al libro di Magris, "Un altro mare", io spero sinceramente che sia tradotto nella lingua di Cechov; e che non abbia mai chiesto - è questione di elementare pudore - l'appoggio di un governo che dice di disprezzare. Non l'avrebbero mai fatto l'Alfieri, Foscolo, Leopardi. E neppure il popolarissimo Giovannino Guareschi, tradotto in ottanta lingue a sua insaputa. Per capire di che tempra fosse, basta pensare che rischiò la galera piuttosto che chiedere scusa a Luigi Einaudi; il quale l'aveva inguaiato per una vignetta sul "barolo presidenziale". Non sempre i presidenti sanno ridere.
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Premi/ Il “Foedus” al cardinale Sepe, al Gruppo Papaiz e a Salvatore Licita
Solidarietà, cultura e impresa, che alleate
di PIETRO M. TRIVELLI

Il Messaggero, 6 marzo 2004
CULTURA, impresa, solidarietà: sono i punti di riferimento del programma della Fondazione “Foedus”. Nel nome latino (più che la lega politico-religiosa che cinque secoli prima di Cristo aveva il suo centro nel Santuario di Diana, ad Ariccia), risuona un intento di “alleanza”: fra quanti si prefiggono di sviluppare la diffusione della cultura e della lingua italiana, anche come strumenti di sostegno alle imprese, incentivando la cooperazione internazionale.
Proprio nel nome di “cultura, impresa, solidarietà”, la Fondazione “Foedus” (oltre a promuovere mostre d'arte e concerti, per valorizzare giovani talenti) ha istituito premi internazionali annuali destinati a personalità che si siano distinte nei tre settori (secondo le scelte di un comitato scientifico del quale fanno parte anche Pupi Avati, Rino Fisichella, Ennio Morricone e Mario Verdone).
I primi di questi premi saranno assegnati stasera, a Roma, durante una cerimonia all'Hotel St. Regis Grand. Per l'impresa, viene premiato il Gruppo Papaiz (fondato nel 1952 e attivo in Brasile, con tre fabbriche), «per aver praticato - spiega la motivazione - un'imprenditoria intelligente, attenta non solo allo sviluppo economico, ma anche all'aspetto sociale, ecologico e culturale». Per la solidarietà, il premio va al cardinale Crescenzio Sepe, «per l'impegno profuso nell'aiuto alle popolazioni più diseredate». Terzo premiato, per la cultura, il tenore Salvatore Licita (allievo di Carlo Bergonzi, 36 anni, ha già cantato al Metropolitan di New York), «per il contributo dato alla conoscenza del ricco patrimonio operistico italiano e della lingua italiana nel mondo».
«La creazione di questa Fondazione permetterà un proficuo scambio tra mondo della cultura e mondo dell'impresa», spiega il presidente Mario Baccini, che ne è stato l'ideatore, anche sulla base della sua esperienza di sottosegretario agli Esteri e responsabile della Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana. «La cultura - aggiunge Baccini - trarrà vantaggio dall'apporto non solo economico che l'impresa può fornire, ma anche dal bagaglio di esperienze e di creatività di cui l'impresa è portatrice. L'imprenditoria trarrà vantaggio dall'arricchimento che la cultura fornisce ad ogni individuo, dal ritorno di immagine che ogni attività culturale può offrire a chi in tale operazione si è impegnato. Con la convinzione che la cultura può essere una non secondaria fonte di lavoro e di realizzazione soprattutto per i giovani».
Come s'inserisce l'apporto della solidarietà, tra cultura e impresa? «Terza, ma non ultima componente dichiarata della Fondazione “Foedus” - conclude il presidente Baccini - la solidarietà ha una ragion d'essere ben profonda e radicata. Da cattolico quale sono, ho la ferma convinzione che un approccio solidale con la società, può dare risultati eccellenti laddove altri interventi possono fallire».
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A CRACOVIA “…PIEMONTE FABBRICA DI CULTURA…”

CRACOVIA\ aise\5 marzo 2004 - Al via “…Piemonte fabbrica di cultura...”, un progetto, nato dalla collaborazione tra Regione Piemonte, Comune di Torino, l'Istituto Italiano di Cultura a Cracovia e Biuro Krakow 2000, per far conoscere le nuove forme di spettacolo e di cultura di Torino e del Piemonte.
Il progetto, dal 12 al 20 marzo, intende presentare nella città di Cracovia le produzioni più significative degli ultimi anni nel campo delle nuove culture e dello spettacolo contemporaneo.
Fedeli alle proprie tradizioni di laboratorio e di luoghi aperti al nuovo e alle grandi correnti della cultura internazionale, Torino e il Piemonte hanno dato vita nel decennio trascorso ad un forte sviluppo della produzione e della fruizione di cultura, mediante un lavoro coordinato tra enti pubblici, istituzioni private, forze imprenditoriali, associazioni culturali ed energie intellettuali.
La tradizione industriale e tecnologica si è innervata di fermenti creativi, la stessa deindustrializzazione ha permesso di recuperare e trasformare i luoghi di cultura e di spettacolo, e agli artisti di vivere un nuovo e profondo legame con il territorio; la rivoluzione digitale (mp3 è stato ideato a Torino) ha creato le condizioni per fenomeni artistici completamente nuovi, che però hanno conservato memoria del passato.
Oggi il Piemonte presenta un'attività culturale ricchissima, che rispecchia anche l'alto livello nazionale e internazionale raggiunto da molti dei suoi nuovi artisti. La manifestazione che si vuole proporre in Polonia è la testimonianza di questo lavoro: un'arte viva e contemporanea, comprensibile e apprezzabile da tutto il pubblico europeo, che non rinuncia alle peculiarità delle sue origini, contribuendo a sdoganare Torino dall'immagine stereotipata, ancora condivisa all'estero, di una città industriale. Tutti gli artisti proposti, pur essendo professionisti affermati e conosciuti, mantengono un taglio innovativo che ben rappresenta lo spirito dell'ambiente culturale di cui fanno parte.
L'iniziativa prenderebbe la forma di un fitto calendario di eventi, articolabili nell'arco di una settimana corta nella città di Cracovia.
L'iniziativa è tesa alla creazione di canali in grado di creare rapporti di reciprocità, per una futura presenza di attività e prodotti culturali polacchi nella programmazione piemontese.
In collaborazione con il Torino Film Festival è stata così organizzata la proiezione di “Tutti giù per terra” (di Davide Ferrario, tratto da Giuseppe Culicchia), con la partecipazione degli autori (sottotitolato in inglese o polacco, traduzione degli studenti dell'università Jagellonian); “Il Partigiano Johnny” (di Guido Chiesa, tratto da Giuseppe Fenoglio); una selezione di filmakers e videomakers piemontesi, in collaborazione con Torino Film Festival e con Associazione Torino Città del Cinema.
Nell’ambito della rassegna a Cracovia verranno anche presentati concerti live e Dj set, rappresentanti esperienze diverse dell'avanguardia musicale, dall'elettronica e le sue commistioni con la musica etnica, alla tecno, al trans, il drum and base, la house, i migliori prodotti di una città come Torino considerata fra le capitali Europee delle nuove tendenze musicali insieme a Londra, Amsterdam e Bruxelles.
Artisti del calibro dei General Elettric, Rollers inc., Boosta (Subsonica), Vito Miccolis e Dj Vale (Tribà), Feel good Production, Fratelli Sberilicchio, Lou Dalfin.
In collaborazione con Fondazione Italiana per la Fotografia sarà allestita, inoltre, una Mostra di autori che hanno lavorato sullo sviluppo dello spazio urbano, sugli spazi deindustrializzati, sullo studio della città come ambiente artistico e vitale.
E ancora, in collaborazione con l'Anonima Fumetti, sarà presentata e allestita un’esposizione del collettivo cyberfantasy “Strane Storie” e di uno dei guru del fumetto indipendente e delle ambientazioni urbane: Luca Enoch con il suo famosissimo fumetto “Spry Litz”.
Sono stati anche organizzati racconti di alcuni scrittori piemontesi di fama internazionale (Alessandra C., Dario Buzzolan, Anna Berra, Marco Alotto, Giuseppe Culicchia) che fotografano, distorcono, immaginano, presentano la trasformazione del loro territorio e le loro suggestioni, i racconti verranno tradotti dagli studenti dell'università Jagellonian di Cracovia.
Per il Teatro saranno in scena: uno Spettacolo di Marco Alotto "Don Foglia" storia vera di un prete partigiano diventato un eroe; le marionette della compagnia pinerolese di Georgina Privitera con "Opinioni di un Pulcinella ovvero di un burattinaio", vincitore di innumerevoli premi in Europa per il teatro di marionetta per adulti; "Fonoassorbente", spettacolo realizzato da alcuni studenti polacchi del corso di laurea di Filologia Italiana e da ragazzi piemontesi sotto la supervisione del Regista Marco Alotto. Lo spettacolo è stato presentato in anteprima durante il festival internazionale del teatro di strada che si è tenuto a Torino ricevendo uno straordinario successo.
Venerdì 19 marzo, l’appuntamento è con un Convegno, che vedrà la partecipazione di esponenti dell'arte, della società, della cultura, dell'imprenditoria piemontesi e dell'Assessore alla Cultura della Regione Piemonte, che incontreranno e si confronteranno con i colleghi della città di Cracovia. Scopo dell’incontro è proprio quello di presentare l'esperienza piemontese, come una traccia da proporre a livello internazionale individuando un momento di incontro, confronto e contaminazione con l'esperienza sviluppata a Cracovia. Nell'ultimo decennio Torino ha avuto la capacità di riconvertirsi in un vera e propria fucina, spesso attraverso percorsi di recupero anche fisico ed architettonico della sua matrice industriale, mai negata ne stravolta, dando vita a quello che si può definire senza mezzi termini: una rivoluzione culturale.
Questo cammino è ancora lungo, ma ha già conquistato a se stesso passi importanti.
Esso merita di essere raccontato, specialmente in un paese come la Polonia, che deve far fronte a enormi problemi di riqualificazione post-industriale tentando di recuperare le fila della propria tradizione e guardando con fiducia all'Italia e all'Europa.
Non ultimo, è in programma al Ristorante Padua, nella serata di venerdì 19 marzo, un vero e proprio incontro eno-gastronomico, in cui vino, formaggi, salumi … saranno i protagonisti. (aise)
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FARNESINA: MINISTERO FIRMA CONVENZIONE CON UNIVERSITA' PERUGIA


(ASCA) - Roma, 5 mar - Il ministro degli Affari Esteri Franco Frattini e il rettore dell'universita' di Perugia Francesco Bistoni firmeranno il 9 marzo alla Farnesina una convenzione in materia di cooperazione culturale e scientifica tra il ministero degli Affari Esteri e l'universita' di Perugia.
La convenzione - spiega una nota della Farnesina - ha l'obiettivo di favorire l'internazionalizzazione del sistema universitario italiano e la cooperazione interuniversitaria e di stabilire forme di collaborazione permanente tra il ministero degli Affari Esteri, anche attraverso la rete degli Istituti italiani di cultura, e il mondo culturale e accademico italiano.

venerdì, marzo 05, 2004

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Serata di gala promossa dall'On. Baccini
Foedus, cultura d’altruismo
di Valerio Botolo

Il Tempo, 5 marzo 2004
L'ENFANT prodige della musica lirica italiana, il tenore Salvatore Licitra, nonché il cardinale Crescenzo Sepe, saranno premiati domani sera nel corso di una cena di gala organizzata dalla «Fondazione Foedus», all'Hotel St.Regis. La fondazione, promossa dal Sottosegretario agli Esteri Mario Baccini, punta a promuovere lo sviluppo della cultura e della lingua italiana all'estero ed ha istituito un premio internazionale «Foedus» destinato a tre personalità distintesi nel campo della cultura, della solidarietà e dell'impresa (quest'ultimo riconoscimento sarà consegnato al gruppo imprenditoriale Papaiz). L'attività della fondazione sarà anche rivolta a sostenere iniziative di solidarietà e beneficenza, in Italia neI mondo, e a far conoscere patrimonio culturale ed artistico italiano, sia nelle espressioni nazionali che in quelle regionali.
Alla serata, che sarà allietata da un quartetto d'archi e dalle note del Maestro Stelvio Cipriani, sono attesi numerosi imprenditori, docenti universitari e rappresentanti politici, con in testa il segretario dell'Udc Marco Follini. Verrà inoltre presentato il libro dell'on. Baccini «La diplomazia permanente», il cui ricavato è destinato all'Ospedale Bambino Gesù.
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ANCHE TANTE NOTIZIE SUGLI ITALIANI NEL MONDO
NEL NUOVO PORTALE DEL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI

Annunciata dal Ministro Frattini la prossima standardizzazione dei modelli
informativi di tutte le pagine web delle Ambasciate e dei Consolati


Inform, 4 marzo 2004
ROMA - Il Ministero degli Affari Esteri si è dotato, a quattro anni
dall'ultima ristrutturazione del proprio portale, di un nuovo sito
istituzionale. Una finestra telematica che presenta interessanti aspetti
grafici e linguistici - il sito è consultabile in italiano ed in inglese -
e un'ampia gamma di informazioni, testi scritti ed immagini. Sulla parte
superiore dell'home page gli utenti trovano sei sezioni che contengono
informazioni generali sull'attività della Farnesina. Nella zona centrale
della schermata viene invece presentata, oltre alle notizie di primo piano
della giornata, un'elencazione dei vari aggiornamenti informativi.
Sull'home page è anche presente la rubrica "Benvenuti in Italia": un'ampia
panoramica sulla storia del nostro Paese, sulla variegata realtà artistica
e turistica delle Regioni e sul mondo del Made in Italy. Nell'ambito delle
varie sezioni - Ministro, Ministero, Politica Europea, Politica Estera,
Servizi, Comunicazioni - i naviganti della rete possono comunque conoscere,
oltre a tutti i numeri di telefono, fax ed e-mail delle rappresentanze
diplomatiche all'estero, dettagliate informazioni sugli appuntamenti
istituzionali del Ministro, sulle modalità di accesso ai concorsi per la
Farnesina e sui tanti servizi offerti dal Ministero ai cittadini in patria
ed all'estero, come ad esempio il sito "Viaggiare sicuri" gestito
dall'Unità di Crisi.
Un'attenzione particolare spetta inoltre alla sezione dedicata alla
politica estera dove, nell'area denominata "L'Italia nel mondo", troviamo
una vasta scelta di notizie sui nostri connazionali all'estero che spaziano
dal voto alla cultura, dal Made in Italy ai servizi della rete consolare.
Un'ampia panoramica che viene completata dalle aree dedicate all'attività
del Mae nelle cinque zone geografiche delle rispettive Direzioni generali e
alle grandi tematiche del panorama internazionale, come ad esempio la
Cooperazione allo sviluppo. Da segnalare infine, oltre ad un'ampia sezione
per i giornalisti, ricca di comunicati, interviste e foto, il servizio
informativo "Ansa News" che mette a disposizione degli utenti un flusso
continuo di notizie.
Alla presentazione del nuovo portale erano presenti, oltre al ministro
degli Esteri Franco Frattini, il prsidente della III Commissione della
Camera Gustavo Selva, i sottosegretari agli Esteri Margherita Boniver e
Roberto Antonione, il segretario generale della Farnesina Umberto Vattani,
il direttore generale per gli Italiani all'estero Adriano Benedetti, il
presidente dell'Ansa Boris Biancheri con il direttore Pierluigi Magnaschi.
Il ministro Frattini ha in primo luogo sottolineato come questa iniziativa
telematica, realizzata in meno di dieci mesi, dia una risposta concreta
all'esigenza di avvicinare l'amministrazione ai cittadini e rappresenti un
primo passo di grande importanza che evidenzia lo sforzo comune compiuto
dai vertici politici e da tutte le strutture del Ministero. "Il nostro
obiettivo - ha spiegato Frattini - è quello di realizzare un sito che possa
costituire, per quantità e qualità, un modello emblematico da presentare al
Forum della Pubblica Amministrazione che avrà luogo nel prossimo mese di
maggio. Non credo infatti che vi sia un portale che abbia la capacità,
tenuto conto della complessità della missione perseguita dal Ministero
degli Esteri, di offrire un servizio così ampio". Nel confermare che questo
serbatoio telematico di notizie non rimarrà inerte ma verrà aggiornato
tempestivamente, Frattini ha annunciato di puntare per fine luglio,
probabilmente in concomitanza con la prossima Conferenza degli
Ambasciatori, alla presentazione di una rete internazionale telematica,
caratterizzata da una standardizzazione dei modelli informativi di tutte le
pagine web delle Rappresentanze diplomatiche sparse nel mondo.
Questo sito di nuova concezione, nato per dare risposta alla crescente
domanda d'informazione sulla politica estera - ha poi ribadito il capo del
servizio Stampa del Mae Michele Valensise - è caratterizzato da una stabile
parte descrittiva e da un settore di attualità in continuo aggiornamento.
Dopo aver ricordato che ogni giorno il sito del Mae viene visitato da
almeno 30.000 persone, Valensise ha evidenziato la presenza nel sito,
presso la sezione della stampa, di una nuova unità per le relazioni con il
pubblico. Uno sportello interattivo che permette di controllare
l'incremento esponenziale dell'uso di Internet da parte degli utenti. Una
frequentazione che nel giro di un anno si è praticamente triplicata.
(Goffredo Morgia-Inform)

giovedì, marzo 04, 2004

Il segnalibro dell'APC


"L'Italiano e le altre lingue" a Copenhagen
L'VIII Convegno della Società Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana si svolgerà presso la Facoltà di Lingue Moderne di Frederiksberg

News Italia Press, 4 marzo 2004
Copenhagen - "Lingua, cultura e intercultura: l'italiano e le altre lingue" è il titolo dell'VIII Convegno della Società Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana (S.I.L.F.I) che si terrà tra il 22 e il 26 giugno 2004 a Copenhagen. Presso la Facoltà di lingue moderne Frederiksberg, l'evento è il risultato di riflessioni sulle conseguenze linguistiche e culturali prodotte dalla attuale globalizzazione ed internazionalizzazione. Poichè in questi processi lingue diverse dall'inglese si ritrovano spinte ai margini delle grandi dinamiche internazionali, agli organizzatori è sembrato particola­mente importante riflettere sulla relazione biunivoca tra lingua e cultura. Il tema, suddiviso in diverse sottotematiche, si basa su un nucleo centrale relativo all'approccio contrastante tra lingue e culture e, contemporaneamente, si rivela aperto a molte trattazioni differenti.

La S.I.L.F.I. è stata fondata nel settembre del 1985, durante il VII Congresso Internazionale di Linguistica Storica tenutosi a Pavia, con lo scopo di promuovere da una parte gli studi di linguistica e filologia italiana, e dall'altra privilegiare l'incontro tra i tanti italianisti che operano in Italia con i colleghi all'estero.

I convegni della S.I.L.F.I. hanno sempre voluto riflettere, come in questo caso, l'eterogeneità degli interessi dei soci, dalla linguistica generale alla filologia, dalla linguistica applicata a quella testuale, dalla storia della lingua alla dialettologia e alla sociolinguistica, e il quello di Copenhagen non vi farà eccezione. Durante il convegno saranno inoltre accolte proposte di comunicazioni focalizzate sull'interrelazione tra cultura ed espressione linguistica, a partire dalla realtà linguistica e culturale italiana. News ITALIA PRESS
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The true fictional surrealist
Italian artist Piero Fornasetti remembered in exhibition at the Istituto Italiano di Cultura
By Jennifer Febbraro

Tandem, Canada's Cosmopolitan news' arts and sport paper
Mar. 7 - Mar. 14, 2004
Piero Fornasetti was quoted as saying, "design is what the Italians do naturally, spontaneously. It is restraint, harmony, and balance. Not to exaggerate or overdo. To be careful and rigorous."
I wish I could ascribe such virtues to all of my father's side of the family! I'm not quite sure that Leonardo Da Vinci's reproduction of the Last Supper hanging suspiciously in the kitchens of every zia's house counts for "good taste". But anyhow, maybe Fornasetti was making a larger point. He lends credence to his inheritance injecting all participants or fellow-Italians, with a kind of optimism. It stems from the certain knowledge that the artistic traditions long in their evolution in the cathedrals, museums, and ceilings of Italy could mutate into something contemporary - the chair for example, or the simple drinking glass.
This month at the Istituto Italiano di Cultura the works of the late Piero Fornasetti will be on display - a sampling of everything from sculpture, drawing, and even paintings.
Piero Fornasetti spent most of his life in Milan from 1935, when he was only 22, until his death in 1988. Fornasetti became an infamous character within the Italian art scene and relished in the multiple influences his work absorbed. Imagery inspired by architecture, illusionism and magic, and his own personal iconography of obsessive signs - such as the sun, fish, playing cards, and flowers - wove their way down the umbilical cord of creativity and into the mundane, functional, everyday objects which he infused with his own style.
Take, for example, the furniture he developed in tandem with Gio Ponti, a fellow Italian architect and founder of Domus, an Italian magazine. Ponti and Fornasetti collaborated together - Ponti made the objects and Fornasetti decorated them - thus recreating the interiors of all who could afford the expensive duo. Ponti's uniquely delicate chair became wrapped in a newsprint kind of wallpaper, as Fornasetti played origamically with print, revealing the geometric beauty of letters inherent in their shape.
"He makes objects speak", explained Ponti of his life-long collaborator, including hats, waistcoats, pipes, ashtrays, chairs, plates, cabinets, pianos, shops, cars, and even ocean liners.
Fornasetti's brilliance was his ability to insert the surreal into the real and make it seem as though it had always, quite naturally, been there all along. He would take a La Scala programme for example and transfer its text and images to a scarf or a photograph of a girl's ripped lace shirt and make it adorn a dinner plate. It was this tendency towards translating the fantasmagoric that inspired Henry Miller to choose one of his designs for the cover page of his own autobiography and which inspired poet Pablo Neruda to name him "creator of a precious and precise magic".
More than merely a decorator however, Fornasetti was at the same time an artist, illustrator, printer, graphic designer, craftsman, manufacturer and businessman, whose products were sold to an international market. His trademark and obsessively over-reproduced image was a portrait of Lina Cavalieri which he found in a magazine from the 1800s. Of this mysterious love affair with Cavalieri's face, Fornasetti barely explained: "What inspired me to create more than 500 variations on the face of a woman? I don't know. I began to make them and never stopped".
Art critic Ettore Sottsass accounted for Fornasetti's visionary status by saying that - one day when he was young - he must have seen the whole world explode into the air and all of history and all the accumulation of its figures, memories and all the stones, the bodies, the trees, the houses and the monuments "fell onto his paintbrush"; it must have been a bit like in a Michelangelo Antonioni film.
For inspiration in chaos and to drink the lifeblood of a true functional surrealist (if there ever was such a thing), you simply cannot miss this show.
La Follia Pratica: Piero Fornasetti shows at the Istituto Italiano di Cultura, 496 Huron St., from March 10 to April 23. For more information call 416.921.3802.
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Cinema: a Zurigo il regista Francesco Rosi

Zurigo, 4 mar. (Adnkronos) - "Francesco Rosi a Zurigo". Questo il titolo della retrospettiva dedicata al regista italiano Francesco Rosi, organizzata dall'Istituto italiano di Zurigo, che sara' inaugurata venerdi' 5 marzo alle ore 20,30 al Filmpodium di Zurigo con la proiezione del film di Rosi "Salvatore Giuliano" del 1962.
Il regista, che per alcuni film quali "Salvatore Giuliano", "Le mani sulla citta'", "Il caso Mattei" e "Cadaveri" si e' affermato come 'cronista originale e spietato' della societa' italiana degli anni Sessanta e Settanta, sara' ospite d'onore della serata inaugurale. La retrospettiva dedicata a Rosi si svolgera' dal 16 marzo al 30 aprile.

martedì, marzo 02, 2004

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Non tutto il made in Italy è in crisi
A Pechino ci prendono a modello per capire come si fanno i condoni



il Riformista, 2 marzo 2004
Pechino. Università del Popolo. Il segno evidente di quanto la Cina sia in movimento. Ieri il tempio in cui si costruiva la rigida ortodossia comunista. Oggi un think thank aperto sul mondo con l'obiettivo di studiarne i fenomeni più interessanti allo scopo di adeguare il sistema istituzionale cinese all'impetuosa crescita economica del paese.
I ricercatori del Centro nazionale di ricerca sul diritto penale dell'Università del Popolo sono molto attivi in questo senso. Hanno rapporti con tutti i principali paesi per trattare le tematiche di maggiore attualità come la normativa antiriciclaggio, la cooperazione internazionale per la lotta al crimine, persino la tutela dei diritti umani. Naturalmente anche l'Italia è oggetto di grande interesse. Il professor Huang Feng, esperto di cose italiane, è in strettissimo contatto con il direttore dell'Istituto italiano di cultura a Pechino, Francesco Sisci, per cogliere gli spunti interessanti del nostro sistema. Dai colloqui tra i due nasce un'idea che subito piace ai cinesi: il mutamento epocale derivante dal recentissimo riconoscimento costituzionale della proprietà privata potrebbe consentire di ripulire il passato introducendo una sorta di amnistia per i reati economici e finanziari. Con chi dialogare su questo problema, se non con gli Italiani, dalla cui esperienza di legislazione premiale, fatta di amnistie e di condoni, passati, presenti e forse anche futuri, si possono trarre utili indicazioni per la realtà cinese? Così siamo invitati a parlare delle indulgenze italiane proprio all'Università del Popolo. Il pubblico è quello delle grandi occasioni, con rappresentanze delle più importanti istituzioni cinesi. Il tema è di grande interesse, e si pongono le basi per organizzare un convegno bilaterale di ulteriore approfondimento entro un anno.
La Cina ha fretta di mettersi al passo. Occorre chiudere la fase di accumulazione primaria del capitale, per dirlo in termini marxisti, per passare ad uno stadio ulteriore, quello della costituzione della legalità. Lo strumento idoneo potrebbe essere proprio quello di perdonare il passato e di istituire regole rigide ed effettive per il futuro, ingenerando la convinzione che i colpevoli saranno d'ora in poi veramente puniti. L'ultima esperienza italiana al riguardo è quella dello scudo fiscale per il rientro dei capitali dall'estero, quasi un'amnistia anche se limitata a reati particolari. L'esigenza, comunque, non è soltanto italiana, oltre che cinese, giacché numerosi sono i paesi che intendono dotarsi di un siffatto strumento, tra cui da ultimo il Belgio. Ormai esportiamo condoni in tutto il mondo.
Torniamo ai cinesi. Oggi per cogliere appieno l'importanza della loro crescita economica conviene rendersene conto direttamente sul posto, in ossequio alla loro massima secondo cui sentire cento volte non è come vedere una volta. L'impressione del fenomeno è straordinaria, anche considerando solo la trasformazione urbanistica di Pechino nell'ultimo decennio. Ma non c'è soltanto un cambiamento esteriore, giacché sono destinate a saltare anche le tradizionali impostazioni culturali. Alla Scuola centrale di partito, dove si formano i governanti cinesi, presieduta un tempo da Mao e più di recente da Hu Jintao prima della sua nomina a capo dello Stato, si insegna sia la tradizionale
dottrina maoista e marxista-leninista sia l'economia di mercato. Anche in questa sede, finora impermeabile a qualsiasi rapporto con altre culture, si realizza un'intesa con la nostra Scuola superiore dell'economia e delle finanze, perché i cinesi vogliono capire come avviene la formazione dei dirigenti dell'amministrazione in un sistema ispirato al mercato.
Lo sforzo di costruire un nuovo sistema di legalità economica, imposto alla Cina dall'adesione al Wto, non appare, in ogni caso, di realizzazione né semplice né immediata. Basti osservare due fenomeni emblematici della realtà cinese: in primo luogo il guanxi, ovvero la rete di relazioni, che in mancanza di regole giuridiche certe diventa indispensabile per chi voglia svolgere qualsiasi attività in Cina, ed è perciò ritenuta da taluni la fonte primaria della corruzione; in secondo luogo il mercato di Honqiao a Pechino, dove si vendono a prezzi irrisori le copie più o meno perfette degli oggetti più di moda in occidente, e dove i commercianti, ritenendo di operare nella piena legalità, rilasciano tanto di biglietto da visita con l'identificazione della loro ditta e il loro recapito telefonico.
Il monitoraggio di questi due fenomeni può costituire un emblematico sistema di verifica della volontà di integrazione economica della Cina nel prossimo futuro.
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Gazzetta Ufficiale n. 49 di sabato 28 febbraio 2004
LEGGI E ALTRI ATTI NORMATIVI
Ministero degli affari esteri
Decreto 5 gennaio 2004, n. 57

Regolamento per la modifica del decreto ministeriale 3 marzo 1995, n. 171, relativo all'attuazione degli articoli 2 e 4 della legge 7 agosto 1990, n. 241, riguardanti la disciplina del procedimento amministrativo.
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ERRI DE LUCA E FRANCESCO ROSI ALL'ISTITUTRO ITALIANO DI CULTURA DI ZURIGO

ZURIGO\ aise\2 marzo 2004 - Si svolge oggi, all'Istituto Italiano di Cultura di Zurigo il programmato incontro con lo scrittore Erri De Luca. L'affermato scrittore e giornalista italiano leggerà brani tratti dai suoi libri e risponderà alle domande del pubblico. De Luca sarà presentato da Chasper Pult che è stato direttore dell'Istituto di Cultura Svizzero a Milano.
Inoltre, venerdì prossimo, 5 marzo (h. 20.30), è in programma, sempre all'IIC di Zurigo, "Francesco Rosi a Zurigo".
Il grande regista, che per alcuni film quali “Salvatore Giuliano”, “Le mani sulla città”, “Il caso Mattei” e “Cadaveri eccellenti” si è affermato come cronista originale e spietato della società italiana degli anni sessanta e settanta, è ospite d'onore al prestigioso Filmpodium di Zurigo per la retrospettiva che questo gli dedica e alla cui realizzazione ha contribuito anche il Centro di Studi Italiani. Il regista sarà presente alla serata inaugurale in cui verrà proiettato il film "Salvatore Giuliano" (1962). La retrospettiva, invece, si svolgerà dal 16 marzo al 30 aprile.(aise)

lunedì, marzo 01, 2004

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L'ISTITUTO ITALIANO E IL MARE DI MAGRIS

La Stampa, 1 marzo 2004
La Casa editrice Symposium ha preparato un vasto programma di propaganda e promozione in Russia degli autori italiani contemporanei. Questo programma è stato approvato dall'Istituto di cultura italiana che si è assunto gli oneri del sostegno finanziario del progetto. Il primo libro edito nell'ambito del programma doveva essere Altro mare di Claudio Magris, nella traduzione di Valerij Ljubin. Il contratto in merito è stato firmato con l'Istituto il 15 aprile 2003. Il traduttore ha consegnato la sua traduzione alla casa editrice già nel giugno scorso.
L'Istituto di cultura doveva organizzare la visita dell'autore in Russia e la presentazione del suo libro. Un evento in cui, sembrava, l'Istituto era interessato quanto l'editore. Ma a cominciare dai primi di dicembre il direttore della casa Editrice Alexandr Kononov ha cercato ripetutamente di contattare telefonicamente i responsabili dell'Istituto per consegnare alla loro approvazione il progetto del volume, senza mai ottenere successo. Poi sono arrivate le feste, Natale cattolico, Capodanno, Natale ortodosso. La casa editrice Symposium non desidera minimamente avere discussioni con l'Istituto, anzi, siamo pronti a un dialogo costruttivo e civile.
Maxim Amelìn direttore commerciale di Symposium


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