venerdì 28 agosto 2009
Meraviglie degli istituti all'estero, La Boralevi un addetto culturale?
Istituti di Cultura. Sbaglia il “Corriere”. Il direttore di Rolling Stone fu chiamato per L.A. col precedente governo Berlusconi. Troppa burocrazia: «4 anni per aprire un bar». Nessun veto da sinistra. Con due anni si lavora male. «Meglio quattro, con una manager come la Rummo».
Il Riformista, 28 agosto 2008
«Certo che rinunciai ma si tratta di un evento di sei anni fa! Parliamo addirittura del precedente governo Berlusconi. Al giornalista del Corriere bastava verificare su google...» racconta Carlo Antonelli, direttore del mensile Rolling Stones chiamato in causa in un articolo sulle nuove nomine negli Istituti Culturali italiani sparsi all'estero. «Venivo dalla Sugar e tramite un'amica mi chiesero il curriculum per la direzione dell'Istituto di Cultura di Los Angeles. Mi ero stufato di fare il discografico, ero da pochi mesi direttore di Rs, ma nessuno mi contattò direttamente. Ero un vero outsider, ci misi molti mesi a decidere, il rimborso era molto alto, 14mila euro, ma determinanti per la rinuncia furono motivi personali e familiari».
Cosa voleva dire fare il direttore dell'Istituto di Cultura a L.A.? «Andando lì mi resi conto della potenzialità inespressa, l’Istituto è in una zona fantastica ma è dotato di un budget limitato, con un mandato di soli due anni era difficile lavorare. A 38 anni forse era più un cul de sac». Si parla di una sua militanza a sinistra e di un divieto che la costrinse a rinunciare. «Di certo non avevo nessun piacere a essere un rappresentante di quel governo ma non ho neanche mai avuto contatti da militante con il mondo della sinistra. È comunque incredibile la persistenza di questa micronotizia, anni fa Repubblica ci costruì un teorema: Sugar, Caselli, Craxi, Berlusconi fino a me...un complesso gioco di pedine, ma è una follia dietrologica».
Chi andò poi a Los Angeles? «La valida signora Valenti, un funzionario. La chiara fama fu derubricata allora, non so oggi. Il fatto è che un lavoro di due anni, essendo la nomina legata alle sorti del governo, rischia sempre di essere un compito proibitivo. Ok se si tratta di un parcheggio di lusso, ma se ci vuole investire veramente il discorso cambia. Valenti ha fatto bene perchè conosce i gangli della burocrazia. Io ero l’outsider costretto a un corso accelerato di burocrazia complessa. Solo per aprire un bar ci volevano 4 anni». Ma per un direttore di Rs non era il massimo lavorare a L.A.? «Professionalmente mi sembrava di affrontare un terreno fumoso e complicato, con una burocrazia lenta e un ministero che parlava una lingua incomprensibile, e poi un eccessivo collegamento dell'Istituto con l’incredibile comunità italiana, un pubblico senescente che voleva gli sbandieratori di Pisa e la festa della pizza».
Per la sede di Parigi si parla della riconferma della manager Rummo ma anche dell'affiancamento di Antonellla Boralevi, scrittrice e conduttrice tv. «È un caso, forse un merito l’articolo ce l’ha. Quello di far capire le logiche che intercettai all’epoca. La Rummo è una manager culturale di ottimo livello, ma si trova a doversi scontrare con la cattiva concezione delle nomine di chiara fama, che dovrebbero essere come minimo quadriennali. Una logica che lascia a desiderare sulla effettiva volontà di investire e rendere produttivi questi istituti. Sono luoghi altamente burocratizzati dove un solo manager può battersi davvero, e il problema resta a monte, indipendentemente dalle vecchie logiche politiche di spartizione».
Da Parigi la direttrice Rosanna Rummo afferma che «quattro anni sarebbero un tempo giusto per lasciare un segno. I primi 6 sei mesi se ne vanno solo per organizzare i contatti. I budget sono molto limitati ma è tutto strettamente proporzionale a quanto la cultura viene sostenuta e finanziata in Italia. Non tutti gli istituti poi hanno lo stesso budget, ma tutti hanno vincoli burocratici enormi, amministrativi e giuridici. Non è una vacanza. Per esempio non riusciamo a fare pubblicità, molte spese per gli ospiti sono a carico nostro. Dobbiamo cercare contributi e sponsor in loco». Quindi largo ai manager? «Sanno muoversi con più facilità. Alle Scuderie del Quirinale ero come un Ad. Oggi devo lavorare in condizioni differenti. Sono situazioni complesse, molto più vincolanti per certi aspetti. L'Istituto di Villa Medici a Roma ha il triplo del nostro budget. La realtà francese in Italia è diversa. Sono anni che la cultura subisce la scure della riduzione dei finanziamenti».
Nessuna sovrapposizione con la Boralevi? Per il Corriere si parla di un dirottamento temporaneo all'Ambasciata per evitare contrasti. «Credo che verrà come esperto. Le norme delle ambasciate lo consentono». Intanto il Ministero degli Affari Esteri fa sapere che la voce sulla Boralevi non è priva di fondamento: «presto le ambasciate vedranno potenziale le figure degli addetti culturali», assicura una fonte, «nominati dalla stessa commissione che si occupa degli Istituti di Cultura, con un profilo orientato alla versatilità sui media, alla capacità di trovare sponsor e alla abilità nel gestire pubbliche relazioni».
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giovedì 27 agosto 2009
Istituti di cultura, l’anno della svolta
Nuove sedi in USA e Cina, cambio di direttori, un canale Rai per promuovere la lingua
di MARCO NESE
Corriere della Sera, 27 agosto 2009
Una rivoluzione sta per investire gli Istituti italiani di cultura. Alcune delle 89 sedi potrebbero chiudere. Per risparmiare. Ma anche perché la situazione geopolitica è cambiata. In Europa, ragionano al ministero degli Esteri, la cultura italiana già arriva di riflesso. E allora se bisogna sacrificare qualche ufficio, meglio tagliare nel Vecchio Continente. E puntare verso nuovi lidi.
Si sta riflettendo sull'opportunità di aprire nuove sedi sull'altra sponda del Mediterraneo per esempio in Libia. Ma anche negli Emirati Arabi, che stanno dedicando molte risorse alle iniziative culturali. Con grande attenzione si guarda alla Cina. A Pechino c'è già un Istituto italiano abbastanza efficiente diretto da Barbara Alighiero. Ma alla Farnesina ritengono che sarebbe forse necessario nominare un seconde dirigente, per ampliare l'offerta di opere in grado di testimoniare la civiltà italiana, soprattutto nel settore della lirica, che i cinesi accolgono sempre con grande piacere.
Nella scelta dei nuovi addetti culturali si terrà conto non solo della preparazione, ma anche delle loro capacità manageriali. Dovranno interloquire con le aziende private, promuovere i loro marchi e, attraverso le sponsorizzazioni, ricavarne risorse per le attività degli uffici che non potranno più far conto solo sui finanziamenti pubblici.
La prima sede alla quale il ministro degli Esteri Franco Frattini sta per nominare il nuove direttore è quella di New York. Renato Miracco compie a fine anno il periodo di quattro anni, improrogabile, e al suo posto andrà Riccardo Viale, torinese, presidente della Fondazion Rosselli e docente di sociologia alla Bicocca di Milano.
New York è una delle 10 sedi cosiddette «chiara fama», che vanno affidate a insigni professionisti. In un primo tempo sembrava che fosse destinato ad assumerne la responsabilità Alain Elkann. Ma poi la scelta è caduta su Viale. Miracco, il quale ha curato una bella mostra di Giorgio Morandi, ha svolto un lavoro che viene molto apprezzato alla Farnesina. E di conseguenza non si vuole rinunciare alla sua collaborazione. Per lui è allo studio un progetto nuovo, l'apertura di una seconda sede negli Stat Uniti, a Washington.
L'idea di due uffici culturali in America viene coltivata da qualche mese. La seconda sede era stata però immaginata sulla costa del Pacifico a Los Angeles, con l'intento di stabilire un collegamento con il cinema e lo spettacolo in generale. Al ministero degli Esteri credevano di aver trovato la persona giusta per quel tipo di lavoro. Avevano puntato su Carlo Antonelli, giovane, serio, grande esperto di musica e spettacolo, direttore dell'edizione italiana della rivista Rolling Stone. Il fatto che Antonelli militasse a sinistra non era stato considerato un ostacolo. Peccato, però, si rammaricano alla Farnesina, che a sinistra non hanno gradito che collaborasse con il centrodestra. E hanno convinto Antonelli a rinunciare.
Un'altra sede importante che viene tenuta d'occhio è quella di Parigi. La dirige Rosanna Rummo, che in passato ha curato le mostre alle Scuderie del Quirinale a Roma. A fine anno la Rummo, che può contare su ottimi appoggi politici, completa il suo biennio, ma dovrebbe ottenere la proroga per un altro biennio. Tuttavia, a Parigi approda già quella che sarà la sua sostituta, Antonella Boralevi, fiorentina, scrittrice e animatrice di talk show televisivi.
Per evitare contrasti con la Rummo, la Boralevi non lavorerà presso l'Istituto culturale, ma si installerà nella sede dell'Ambasciata. Alla Farnesina dicono che si farà le ossa in attesa che la Rummo le lasci la poltrona.
Risolto nel frattempo il caso Tel Aviv. L'Istituto della città israeliana è uno di quelli di «chiara fama». Lo dirigeva Simonetta Della Seta, molto gradita al governo di Gerusalemme. Il suo periodo di quattro anni (due bienni) è scaduto senza possibilità di rinnovo. Siccome anche alla Farnesina stava a cuore che la studiosa rimanesse a continuare il suo lavoro, si è ricorsi a un escamotage. L'Istituto di Tel Aviv è stato cancellato dall'elenco dei «chiara fama», ha assunto la forma di un normale ufficio culturale e Simonetta Della Seta resterà a promuovere la cultura italiana in Israele.
L'operazione presenta un altro vantaggio. La rinuncia a un istituto «chiara fama» offre la possibilità di attribuire la qualifica a un'altra sede. Ne beneficerà l'Istituto culturale di Bruxelles. A suo tempo lo dirigeva Maria Luisa Bianco, considerata, appunto, personaggio di «chiara fama». Ma all'epoca in cui il governo era presieduto da Massimo D'Alema si decise di declassare Bruxelles e valorizzare Città del Messico.
Non è ancora chiaro chi andrà a occupare la poltrona di Bruxelles che, da maggio 2010, tornerà a vantare una posizione di alto prestigio.
Uno dei compiti fondamentali che il ministro degli Esteri Franco Frattini intende affidare agli Istituti di cultura è quello della diffusione della lingua italiana. Un impegno nel quale si sta cercando di coinvolgere la Rai. L'alleanza Rai-Istituti di cultura viene promossa da Frattini e dal sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani. L'obiettivo è lanciare un canale internazionale che fornisca notizie e approfondimenti. Sull'esempio della Bbc britannica, ma anche di France tv e Deutsche Welle.
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sabato 4 luglio 2009
Un paese senza niente
L'Unità, 29 giugno 2009
Un paese cupo. Da un po' di giorni i maggiori giornali italiani pubblicano foto di Berlusconi piuttosto corrucciate, e non c'è da stupirsi, l'aria dei suoi collaboratori è da: si salvi chi può. E la stampa inglese continua a dire che siamo agli ultimi giorni dell'impero, e che sicuramente Silvio si ritirerà. Cose tutte da dimostrare, e al momento piuttosto lunari. O a Londra sanno cose che ai giornalisti italiani non vengono dette, o forse sta accadendo qualcosa di peggio. Fuori dall'Italia nessuno ci capisce più nulla. E il nostro sta diventando un paese indecifrabile, dove avvengono cose che in paese normali di solito non accadono. E non si tratta soltanto del premier, delle escort, delle feste e delle inchieste. Tutto si è sfaldato. Tutto ha perso di valore.
Se anziché utilizzare degli indici economici per dire in che posizione mondiale siamo utilizzassimo degli altri indici, scopriremmo che siamo forse al duecentesimo posto. Per le nostre università, che quasi non compaiono nelle prime cento del mondo, per i nostri autori e i nostri libri, che nessuno traduce più, per i nostri film, che arrancano nei festival e sono brutti e mosci, per i nostri istituti di cultura all'estero, ridotti a niente, gestiti per buona parte da incompetenti, o da gente che vuole passarsi una vacanza in qualche capitale europea a spese del ministero degli Esteri. Per i nostri musei, tornati a una consuetudinaria inefficienza. Per i nostri giornali, e va detto anche questo, sempre più in caduta libera, sempre più in crisi di idee e e di lettori. E non perché siamo un paese che non legge, ma perché siamo un paese che non si fa leggere. Siamo duecentesimi al mondo, perché non sappiamo generare classe dirigente, duecentesimi al mondo perché non abbiamo formato giovani in grado di sostituirsi nei ruoli chiave. E non solo perché i vecchi impediscono il ricambio, ma perché siamo riusciti a fare un miracolo: le nostre giovani generazioni hanno coltivato in vitro i peggiori difetti delle vecchie, e sono già inservibili. Siamo cupi, abbiamo paura di dire la verità, pensiamo che un congresso di partito non si possa convocare se gli accordi non sono stati fatti prima. Fingiamo di vedere il nuovo dove il nuovo non c'è. E continuiamo a farci de male. Ma soprattutto siamo un paese incompentente, incompetente in tutto. Un paese di dilettanti allo sbaraglio. Guidati dal più gigantesco tra i dilettanti. Lui, quel premier che incarna quello che siamo diventati, con la complicità di tutti. E allora, di cosa possiamo lamentarci?
29 giugno 2009
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venerdì 19 dicembre 2008
VI Conferenza degli Ambasciatori d’Italia, la politica culturale italiana all’estero
INFORM - N. 247 - 19 dicembre 2008
Il dibattito sul “soft power” costituito dalla cultura italiana all’estero e le conclusioni del segretario generale del Mae, Giampiero Massolo
ROMA – Si discute di politica culturale estera e delle strategie di comunicazione ad essa legate nell’ultima fase dei lavori della VI Conferenza degli Ambasciatori d’Italia, ieri, prima del saluto conclusivo ai delegati del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Tra gli interventi sul tema, quello del direttore generale per la Promozione e la cooperazione culturale del ministero degli Esteri, Gherardo La Francesca, che insiste sulla necessità di “fare sistema” anche per giungere ad una politica culturale innovativa, che possa incidere con potenza nelle realtà in cui la rete diplomatico-consolare italiana è attiva. “Noi siamo, nello stesso tempo, distributori e comunicatori di cultura – afferma La Francesca – e la comunicazione efficace del nostro patrimonio culturale all’estero ha un’influenza diretta sulle risorse a nostra disposizione”. “Gli sforzi del Mae nel senso di una comunicazione innovativa delle attività culturali coinvolgono sempre più i direttori dei nostri Istituti Italiani di Cultura nel mondo – aggiunge La Francesca – come dimostrano i documenti preparati in occasione della conferenza di questio ultimi, organizzata circa 1 mese fa. Proprio in questa occasione abbiano rilevato l’importanza di coinvolgere i media nella diffusione dei nostri progetti, attraverso modelli comunicativi innovativi, capaci di attirare la loro attenzione”.
L’ambasciatore Giuseppe Moscato (Parigi) sottolinea la complessità del farsi portatori di un’identità culturale, anche rispetto al contesto multiculturale in cui le rappresentanze si trovano ad operare, mentre Giampaolo Scarante (Grecia) rileva che la promozione culturale dell’Italia all’estero è la vera funzione del corpo diplomatico, “perché allinea l’immagine dell’Italia reale con quella presente nel Paese in cui siamo, adeguamento che è decisivo anche per gli operatori economici”. Stefano Stefanini (rappresentante diplomatico dell’Italia presso il Consiglio atlantico) si chiede se non si rischi una spersonalizzazione dell’identità italiana, nel tentativo di scostarsi troppo dagli stereotipi, mentre Gianni Riotta (direttore del Tg1) ricorda che “la sfida si gioca oggi sulla politica globale. L’Italia in questo ambito ha una marcia in più, che è costituita dal suo backgroud culturale, che deve essere convogliato tramite iniziative innovative, capaci di attirare l’attenzione di un pubblico sempre più vasto”.
A concludere questa sessione di lavoro, Giampiero Massolo, segretario generale del Mae. “E’ emersa anche in questo contesto la centralità del ministero – ha detto – a cui spetta il compito di fare la sintesi delle politiche messe in campo dal Paese, non solo sul fronte culturale. Questa sintesi deve essere effettuata lucidamente, bandendo l’idea di un complotto a danno delle risorse a noi destinate, perché è condizionato piuttosto dall’esigenza di fronteggiare un momento di crisi difficile”.
“Nel quadro di una razionalizzazione delle risorse – ha aggiunto Massolo – dobbiamo da un lato ricercare sinergie per giovarci di nuove opportunità di sviluppo e dall’altro vivere il periodo tentando di recuperare efficienza, puntando sull’innovazione. Sono convinto che il Mae sia divenuto in questi anni protagonista di una rivoluzione culturale che ha messo in luce il valore aggiunto del suo ruolo di gestore di rete, di promotore di sistema. Questa consapevolezza deve essere mantenuta e promossa comunicando il positivo di ciò che viene fatto – ha concluso il segretario generale della Farnesina – e non limitandoci solo a considerare le critiche e le situazioni di difficoltà in cui possiamo venire a trovarci”. (Viviana Pansa – Inform)
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sabato 1 novembre 2008
Germania, al via il Festival "Cinema! Italia! Nuovo cinema italiano"
News ITALIA PRESS, 31 ottobre 2008 - Friburgo - Si rinnova l'appuntamento con il festival itinerante "Cinema! Italia! Nuovo cinema italiano", la kermesse cinematografica dedicata alle migliori pellicole dei registi italiani più affarmati, giunta alla sua 11 esima edizione, in programma in 4 città tedesche, dal 6 novembre al 12 dicembre.
Il Festival - che toccherà le città di Friburgo (6 -12 nov), Karlsruhe (13 -19 nov), Heidelberg (27 nov - 3 dic), Tübingen (4 -12 dic) - è organizzato da Made in Italy in collaborazione con la Kairos Filmverleih ed è promosso dall'Istituto italiano di cultura. L'iniziativa si pone l'obiettivo di avvicinare il pubblico tedesco al cinema d'autore italiano, attraverso la proiezione di 7 film recenti con sottotitoli in tedesco, alcuni dei migliori film italiani degli ultimi due anni.
Sarà premiato inoltre il film preferito dal pubblico, che otterrà un contratto di distribuzione in Germania. L'anno scorso è stato premiato "La Terra" di Sergio Rubini.
Quest'anno la tournée, come in passato, sarà curata da Sabine Matthiesen.
Una notizia poco piacevole riguarda tuttavia la tappa prevista a Stoccarda, che quest'anno, a causa del fallimento del Kommunales Kino, non potrà avere luogo.
Il Kommunales Kino di Pforzheim ha reagito prontamente ed ha colto l'occasione di ospitare la manifestazione nella sua sala.
In programma: Notturno Bus - regia Davide Marengo; Lascia perdere, Johnny! - regia: Fabrizio Bentivoglio; La giusta distanza - regia: Carlo Mazzacurati; Il vento fa il suo giro -regia: Giorgio Diritti; Centochiodi - regia: Ermanno Olmi; Valzer - regia: Salvatore Maira; L'orchestra di Piazza Vittorio - regia: Agostino Ferrente.
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martedì 21 ottobre 2008
Alessandro Masi, segretario generale della Dante Alighieri, accusa la Commissione Ue di penalizzare la lingua
«Italiano, una Cenerentola bistrattata dall'Europa» di Giulia Ziino
Corriere della Sera, 21 ottobre 2008
Una Cenerentola, da cinquant'anni esatti. È la sorte della lingua italiana, «al quinto posto nel mondo tra quelle più studiate, lingua del-l'arte, della musica, del design, ma bistrattata proprio dove si prendono le decisioni più importanti: nel cuore dell'Europa, alla Commissione Ue».
A parlare è Alessandro Masi, segretario generale della Società Dante Alighieri, a Bruxelles per le iniziative legate all'ottava Settimana della lingua italiana nel mondo che si è aperta ieri e andrà avanti fino al 26 ottobre. Sette giorni di eventi, incontri, mostre, un sito internet (www.italianoinpiazza.alinari.it) con oltre duemila foto storiche sulle piazze d'Italia provenienti dall'archivio Alinari, 114 Paesi coinvolti, scuole, università, ambasciate, consolati e Istituti di cultura mobilitati. Uno spiegamento annuale di forze organizzato dal ministero degli Esteri con l'Accademia della Crusca e che si avvale della partecipazione anche della Società Dante Alighieri. Un'occasione per diffondere la conoscenza dell'italiano nel mondo, ma «al di là dei trionfalismi, anche per riflettere», come precisa Masi. Il tema di quest'anno — «Gli italiani in piazza » — non gli piace tanto, confessa, ma è efficace: «La piazza è luogo fisico in cui la nostra lingua si è andata evolvendo e insieme luogo metaforico dove rendere pubblici i problemi».
Uno in particolare, quello che impegna da anni la Società Dante Alighieri (423 sedi nel mondo) in una battaglia ancora aperta: «Il regolamento del 1958, ribadito nel 2008, lo dice chiaramente — spiega il segretario generale —: l'italiano deve godere in Commissione europea di uno status pari a quello delle altre lingue. Ma questa parità non si è mai realizzata. Anzi, oggi nelle istituzioni Ue si va consolidando sempre di più un trilinguismo strisciante inglese-francese-tedesco, con lo spagnolo che si fa strada come quarta opzione». E l'italiano? «Quasi non è rappresentato. Eppure siamo una lingua diffusa fino in Slovenia. Ma al di là del numero dei parlanti qui si tratta di una questione strettamente normativa». Insomma, l'Ue avrebbe disatteso il suo stesso statuto: «Il nostro presidente Bruno Bottai ha posto la questione anche al Mediatore europeo ma ancora non abbiamo avuto riscontri effettivi alle nostre richieste se non la promessa di aggiungere al sito internet della Commissione una decina di pagine in italiano». Un po' poco, secondo Masi, che rivendica per la lingua di Dante una maggiore voce in capitolo. La responsabilità, aggiunge, non è solo delle istituzioni Ue ma anche di quelle di casa nostra a cui chiede maggiori contributi: «Prendiamo esempio dagli spagnoli innovando e allargando i mercati. Perché investire nella lingua è investire nell'economia ». Cultura sì, dunque, ma non solo: «È emozionante ascoltare l'opera italiana a Petra per ricordare Pavarotti o la nostra musica alle radio dei Balcani ma è necessario fare di più, rendendo magari anche la lirica più pop. Osip Maldestam diceva che parlare in italiano modifica il corpo rendendolo uno strumento musicale: siamo la lingua di Dante, della cultura più alta ma oggi quello che serve è non lagnarci all'italiana e rimboccarci le maniche».
venerdì 12 settembre 2008
La diplomazia culturale
Corriere della Sera, 12 settembre 2008
Tutti concordi sull'opportunità di una legge di riforma degli Istituti italiani di cultura. Ma un avvertimento s'impone. La legge 401 voluta, nel 1990, da Gianni De Michelis appare inidonea ad affrontare le nuove sfide di fronte alle quali l'Italia si pone in campo internazionale. Acquista perciò significato sempre più rilevante il ruolo della nostra diplomazia culturale. La legge De Michelis provvide alla nomina politica di dieci personalità di chiara fama alla direzione di istituti culturali. La recente proposta di legge, a firma dell'onorevole Narducci, porta il numero dei «chiara fama» da dieci a venti. Ciò viene incontro alle esigenze politiche, si capisce. Ma genera una forte demotivazione negli operatori culturali: oltre a essere privati di altre dieci sedi, essi vedono svilito il loro ruolo, compromessa la loro professionalità. L'operato dei direttori di chiara fama non è stato sempre felice, considerato che la loro estrazione è quasi sempre di carattere specialistico. Non sarebbe dunque il caso di conferire ai «chiara fama» incarichi non direzionali, bensì di «esperti» con funzioni di appoggio? Direttori non si nasce, si diventa sul campo.
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domenica 10 agosto 2008
Denigrarsi, vizio italiano
Il gusto di criticare per sentirsi differenti e assolvere se stessi: quando il rifiuto sfocia nel masochismo diffuso e compiaciuto di Claudio Magris
Corriere della Sera, 10 agosto 2008
Una forma di autolesionismo è costituita dal disprezzo indiscriminato nei confronti dell'università italiana, proclamato da professori universitari italiani, soddisfatti di svilirla a paragone di istituzioni accademiche di altri Paesi e specialmente degli Stati Uniti. Indubbiamente una dura critica all'attuale università italiana è più che giustificata dalla sua degradazione avvenuta negli ultimi lustri ad opera dei governi e ministeri di centrodestra e centrosinistra, caso raro di politica bipartisan. Ad esempio il volume
Tre più due uguale a zero (Garzanti), cui ho collaborato anch'io, è una denuncia senza sconti dei disastri provocati da contraddittorie e paradossalmente complementari riforme, col loro pasticcio di demagogia sociologizzante, mercato applicato fuori luogo e smania di imitare modelli di altri Paesi senza creare le premesse per farli funzionare.
Ragioni di critica, dunque, l'università italiana ne offre anche a chi non è nazionalmente masochista. Ma è sempre il tono che fa la musica e troppo spesso il tono col quale vengono formulati giudizi anche giustamente aspri è un tono supponente. C'è chi — magari per aver avuto occasione di insegnare all'estero, cosa che accade a molti di noi nel nostro mestiere di docenti, quasi come il sigaro e la croce di cavaliere che Vittorio Emanuele II non negava a nessun galantuomo — si sente immune da quelle pecche, estraneo a quelle difficoltà e a quei mali che dovrebbe sentire come propri. Siamo sempre partecipi e in parte pure responsabili dei mali del nostro Paese; ognuno di noi dovrebbe sentirsi operaio della vigna — di quella vigna che per ognuno di noi è il nostro Paese — e non altezzoso turista o visiting professor (talora c'è poca differenza) che fa lo schizzinoso davanti a quel vino. Ciò vale in ogni campo: ad esempio pure il tono di arida superiorità col quale alcuni muovono critiche all'attuale governo — critiche che esso merita e che condivido con passione — le rende sterili ed inefficaci. Chi, come me, considera una sventura il risultato delle ultime elezioni, non può guardare con sufficienza chi ha votato per gli attuali imbarazzanti vincitori, ma deve chiedersi perché non ha saputo convincere altri a votare altrimenti.
Un aspetto comico dell'autodenigrazione accademica riguarda l'infatuazione per le università americane; comico perché sembra un remake dei film in cui Alberto Sordi si sforza di mangiare hamburger invece degli amati spaghetti. Pure questa ammirazione è fondata, perché i risultati mondiali della ricerca coltivata nelle università statunitensi sono sotto gli occhi di tutti. Ma chi ha un minimo di esperienza accademica negli Stati Uniti sa che, anche in quel grande Paese, c'è una bella differenza fra i cosiddetti centri di eccellenza e le università di medio livello e che la cultura di un Paese è data dal suo livello medio. E può capitare che in un prestigioso college come il Bard College, in cui insegnò Hannah Arendt, su trentanove studenti di un corso ci sia solo uno il quale sappia chi era il maresciallo Tito e più della metà ignori quale sia la capitale della Polonia, cosa che non succedeva al mio liceo triestino.
Altro luogo comune mitizzato e sbattuto in faccia ai poveri provinciali italiani è il giudizio di valore identificato con il numero di citazioni che un autore o una ricerca ottengono nelle riviste scientifiche considerate di maggior prestigio. Pure in tal caso, una constatazione ovvia (Einstein è naturalmente stracitato) scade a banale stereotipo se viene proposta come una verità assoluta. Anzitutto è patetico supporre che le riviste top siano sacrari di purezza immuni da quei rapporti personali, da quelle casualità e coincidenze che vengono ad incidere nella selezione dei valori. Inoltre, a tutti noi è capitato di leggere (anche di scrivere) decorose banalità in riviste top e di leggere, in riviste di modesta fama, contributi notevolissimi, che ci hanno aperto nuove prospettive.
Analogamente, pure nei templi del sapere si trovano grandi scienziati e pomposi retori, così come in tante università o dipartimenti che non salgono agli onori dei media si trovano mezze calzette e studiosi e docenti di prim'ordine il cui lavoro, pur non collocato sotto i riflettori, fa progredire il Paese più dei Soloni che trinciano giudizi generici e quindi per definizione ascientifici. Ogni critica deve essere analitica, articolata, differenziata, anche se ciò è ostico all'urgenza mediatica che ha bisogno di formule totalizzanti e sempliciste. Allo stesso modo, ogni tanto si parla degli Istituti di Cultura in modo indiscriminato, ora tutti eccellenti ora tutti scadenti. Pure in questo caso, chi ne ha conoscenza concreta sa bene che la situazione è diversa da caso a caso e merita giudizi differenziati; per citare qualche esempio recente di esperienza negli Stati Uniti, l'Istituto di Los Angeles come qualche tempo fa quelli di Washington o San Francisco mi ha dato un'impressione di reale creatività e ovviamente si potrebbero citare anche casi opposti in varie parti del globo.Il numero di citazioni contribuisce a procurare maggiori finanziamenti alle Istituzioni citate. Questo criterio, ora divenuto Vangelo, può assumere aspetti ridicoli. Mi è capitato, come a tanti miei colleghi, di essere invitato a tenere lezioni o corsi presso alcune Istituzioni di grande fama e pensavo, ovviamente, che fosse semmai il mio cosiddetto prestigio a venire accresciuto da quegli inviti. Ma due volte — negli Stati Uniti e in Olanda — al momento del congedo i presidenti di quelle Istituzioni mi chiesero di nominarle sui giornali ogniqualvolta ne avessi avuto l'occasione, perché, aumentando così il numero delle volte in cui compariva il loro nome, avrei contribuito ad incrementare i loro finanziamenti. È stato inebriante scoprirsi fonte seppur modesta di finanziamento di gloriosi Centri di Ricerca. Per non cedere a questa tentazione di volontà di potenza, mi sembra giusto mortificarmi e non fare quei nomi.
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martedì 29 luglio 2008
Meno sedi, ma affidate a manager specializzati - Le ambasciate non dovrebbero interferire nella promozione
GOVERNANCE ESCLUSIVA
I direttori di chiara fama non hanno spesso la preparazione per gestire un'azienda.
Le ambasciate non dovrebbero interferire nella promozione
di Riccardo Viale
Il Sole 24 ore, 29 luglio 2008
Il Paese è fermo a livello economico e ha poche risorse per investire nel futuro.
Molti condividono l'assunto che la cultura è uno degli asset fondamentali per il rilancio economico del nostro Paese. E il fattore di maggiore attrazione del turismo, ma soprattutto è ciò che determina il valore aggiunto immateriale del prodotto italiano. Sarebbe bene quindi ottimizzare questo vantaggio "monopolistico" che l'Italia ha nel mondo. Come fare?
Innanzitutto rafforzando la tutela e la valorizzazione dei beni culturali in Italia. Le risorse sono scarse, ma margini di miglioramento sono ancora possibili (a cominciare dalle misure sui dipendenti pubblici di Brunetta e da alcune azioni finalizzate di Bondi). Poi promuovendo collegamenti crescenti fra made in Italy e cultura, attraverso opportuni incentivi fiscali alle imprese che adottano pezzi del nostro patrimonio o della produzione culturale contemporanea. Inoltre orientando il sistema socioeconomico italiano, dalle infrastrutture al tema della sicurezza, per far diventare il nostro Paese attrattore competitivo di flussi turistici.I Infine, rafforzando i canali esteri di comunicazione e marketing del sistema culturale.
Da questo punto di vista la dimensione del nostro sistema culturale deborda di molto rispetto alle capacità delle istituzioni delegate. L'Enit è da anni in stato vegetativo. L’Ice non ha né le competenze né la missione istituzionale per questo scopo. Rimangono gli Istituti italiani di cultura. Come emerge dall'incontro recente tra i ministri Bondi e Frattini vi è la necessità di un rilancio della cultura italiana all'estero. Pur riconoscendo il valore di alcuni Istituti italiani di cultura è evidente la debolezza di molti di loro rispetto alla rinnovata missione che il nuovo governo vuoleassegnargli. A questo riguardo vanno fatte alcune riflessioni anche in considerazione alle critiche al mio articolo della giugno scorso.
Siamo in un momento di risorse scarse che presumibilmente non potranno essere aumentate. Alcuni istituti hanno più che raddoppiato il bilancio attraverso entrate esterne. In generale, però, soprattutto nel le sedi periferiche, la scarsa dotazione finanziaria non consente di raggiungere um livello efficace minimale di attività. Sembrerebbe quindi necessario concentrae gli sforzi su un numero minore di sedi rilevanti. La promozione dovrebbe essere mandato esclusivo dell'Istituto senza interferenze esterne. La governance dell'Istituto dovrebbe incardinarsi su un direttore con competenze di management della cultura. I direttori di chiara fama, accademici o intellettuali, non hanno spesso preparazione specifica per l'organizzazione e gestione di un'azienda di promozione culturale come dovrebbe diventare l'Istituto. In più, spesso, vi è la tendenza ad orientare, anche inconsapevolmente, le attività verso le aree culturali più vicine alla storia e formazione intellettuale del direttore. C'è bisogno quindi di personale che, senza posizioni idiosincratiche, faccia funzionare i canali di comunicazione e di marketing di ciò che viene ritenuto più rilevante per l'immagine culturale dell'Italia.
È quindi indispensabile che il governo rafforzi il tavolo di lavoro congiunto fra il ministero degli Affari esteri e quello per i Beni e le attività culturali, coinvolgendo almeno anche turismo e commercio internazionale. In quel, tavolo, dovrebbero essere decise le priorità e i principali prodotti culturali che verranno fatti circolare nella rete degli Istituti.
riccardo.viale@fondazionerosselli.it
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Istituti all’estero/2
C’è una «new Italy» tutta da scoprire
di Giovanni Castellaneta*
Come affermarsi sul mercato? Il marketing ci insegna che il successo di una qualsiasi azienda dipende soprattutto dalla sua capacità di identificare i bisogni della clientela, di progettare e produrre beni e servizi che soddisfino questi bisogni, di raggiungere i consumatori in modo rapido ed efficace.
Il dibattito aperto da Riccardo Viale sul Sole 24 ore sugli Istituti italiani di cultura può essere inquadrato anche in questa prospettiva. D'altra parte, in un Paese come gli Stati Uniti la cultura intesa come "bene" è un prodotto come gli altri e deve combattere su un mercato altamente competitivo. E prendendo in esame proprio questo mercato, proviamo a mettere qualche punto fermo usando gli strumenti del marketing.
L'identificazione dei bisogni del consumatore americano è forse la parte più semplice da affrontare. Negli Usa il brand "Italia" si vende da solo, è sinonimo di gusto, grazia, eleganza e saper vivere. Non c'è giorno che i grandi quotidiani nazionali non pubblichino articoli ed inchieste sull'ultimo agriturismo in Toscana, sulla luna di miele sul lago di Como dell’ennesiomo vip targato Hollywood, sulle ultime vendemmie del primitivo di Manduria. I grandi supermercati americani sono pieni di prodotti italiani, le riviste americane di moda, design e gastronomia devono avere un nome italiano per vendere. Tutto questo per dire cosa? Che negli Stati Uniti è probabilmente superfluo promuovere iniziative ed eventi con relativo dispendio di risorse finanziarie, sempre limitate che si vendono da sole. Lasciamole organizzare ai privati o comunque ad altri enti diversi dagli istituti di cultura.
Questo mi porta a toccare il secondo punto: la progettazione e la produzione di nuovi beni. Se ogni americano sa riconoscere il David di Michelangelo o sa localizzare su una mappa la Costiera Amalfitana, pochissimi sono al corrente del fatto che l'Italia è leader nel settore delle nanotecnologie o della robotica. Ecco perché uno dei filoni in cui stiamo concentrando i nostri sforzi è quello della scienza e della tecnologia. Tra le varie iniziative avviate ricordo il ciclo dei "Colloqui newyorkesi di cultura scientifica italiana" promosso dal Consolato generale a New York insieme alla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa. Un'altra iniziativa: la creazione un anno fa della Fondazione, Issnaf (Italiar scholars and scientists North Americafoundation). Si tratta di una organizzazione non profit che mette in rete scienziati italiani che operano negli Stati Uniti e in Italia con l'obiettivo di promuovere la ricerca e lo svi-luppo in numerosi campi (biologia, matematica, fisica, medicina, ingegneria, ecc.). In sintesi: bisogna esplorare nuovi "settori di mercato" con immaginazione e creatività sapendo offrire "nuovi beni" come quelli scientifici. E vengo al terzo aspetto: la rapidità ed efficacia della produzione e distribuzione dei beni culturali, che attengono in questo caso al modo in cui un Istituto di cultura funziona ed è in grado di "stare sul mercato".
La sfida di oggi per gli Istituti di Cultura è di saper essere "glo-cal", globali e locali allo stesso tempo, secondo la formula "think globally and act locally". Essere globali significa capire che l'offerta culturale non è fatta soltanto di mostre e concerti ma anche di scienza, di cooperazione tecnologica, di design, di gastronomia e anche di sport. Significa saper lavorare con tutti gli attori presenti in maniera efficace e senza preconcetti (che sono sempre disfunzionali). Mentre l'"essere locali" sta tutta nel comprendere la specialità del territorio in cui si opera e nel sapersi adattare promuovendo l'incontro dell'offerta con la domanda. È quello che stiamo cercando di fare negli StatiUniti, dove in ciascuna città i nostri Istituti di cultura si stanno ritagliando un ruolo importante nei settori che "tirano di più".
*Ambasciatore a Washington
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martedì 15 luglio 2008
Insieme rilanceremo la cultura italiana nel mondo
Intesa del Ministro Frattini e del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi per una stretta cooperazione tra i loro Dicasteri
Il Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini e il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi hanno raggiunto un'intesa per una stretta cooperazione, un tavolo di lavoro congiunto tra i loro Dicasteri per contribuire a rilanciare la promozione della cultura italiana all'estero. Nuove sinergie organizzative, ricerca di sponsor privati e una struttura di comunicazione coordinata per una politica della cultura comune, capace di rilanciare l'Italia nel Mondo: un'intesa che Frattini e Bondi sono intenzionati ad estendere ad altre Amministrazioni e Istituzioni.
L'alleanza tra i due Ministeri è destinata principalmente a valorizzare la rete degli Istituti con le loro specifiche professionalità e delle Rappresentanze diplomatico-consolari. L'obiettivo del coordinamento è anche quello di rendere ancora più efficace la programmazione della nostra promozione e diffusione culturale all'estero. Agli Istituti spetta il rinnovato compito di contribuire a realizzare - attraverso nuovi moduli di formazione – il rilancio dell'immagine dell'Italia nel mondo e la promozione della lingua italiana all'estero.
Il tavolo dei due ministeri si riunirà con cadenza mensile per proporre e monitorare iniziative e progetti comuni ai due Ministeri, per contribuire a dare un indirizzo coordinato ed univoco, e più efficace, alla diffusione della cultura italiana nel mondo, attraverso i grandi appuntamenti espositivi, le tournée musicali, il restauro e conservazione dei beni attraverso la "rete estera" (attiva in 114 Paesi).
L'intesa tra i due Ministri porta inoltre alla costituzione di una task force congiunta, destinata ad un coordinamento della comunicazione e allo sviluppo di politiche di fund-raising capaci di coinvolgere il mondo delle imprese private nella produzione di grandi eventi destinati a sviluppare il Sistema Italia. La nuova strategia di cooperazione si prefigge fin da ora di valorizzare congiuntamente grandi eventi espositivi dedicati all'arte e alla cultura italiana all'estero, a cominciare dalla mostra su Sebastiano del Piombo a Berlino e quella su Morandi a New York, quella su i Macchiaioli (Giappone) e quella itinerante su Giotto.
Tra le iniziative all'attenzione del Tavolo: l'individuazione di un progetto comune di internazionalizzazione dei musei italiani, la produzione di mostre "leggere" multimediali da proporre ad un ampio numero di sedi estere, la realizzazione di un sito sulla poesia italiana contemporanea con traduzioni in sette lingue, e infine la predisposizione di grandi tournée all'estero delle nostre più prestigiose istituzioni musicali e liriche. (ItalPlanet News)
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lunedì 14 luglio 2008
SARÀ LA DANTE ALIGHIERI A TUTELARE LA LINGUA ITALIANA IN SEDE UE: FIRMATO UN MEMORANDUM D’INTESA TRA MAE E DANTE
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lunedì 7 luglio 2008
«Più istituti di cultura in Cina e India»
Frattini: una sede a Bagdad, tecnici in Iran per la tomba di Ciro il Grande
di Dino Messina
Il Corriere della Sera, 7 luglio 2008
Meno sedi e maggiore efficienza? «In periodi di riduzione della spesa pubblica - ci dice il ministro degli Esteri Franco Frattini, in partenza per Tel Aviv dove rinnova l'accordo culturale italo-israeliano - un simile slogan può mettere d'accordo tutti. E anch'io non sono contrario all'idea di ridurre le risorse in alcune aree per migliorare la presenza dei nostri istituti di cultura nel Paesi che si stanno rivelando strategicamente più interessanti. Sono sicuro tuttavia che se attuerò una politica ispirata a questa linea
troverò una forte opposizione.
Non mi riferisco soltanto ai sindacati ma anche a quella sorta di campanilismo delle varie comunità che dicono di non poter fare a meno della nostra sede».
Tornato dopo quattro anni alla Famesina, il ministro Frattini si trova a fronteggiare problemi antichi: manca ancora una legge quadro che egli stesso cercò di varare; i novanta istituti, tra cui dieci di eccellenza, devono dividere assieme alle 63 rappresentanze diplomaflco-cònsolari, alle 111 scuole italiane all'estero, ai 300 comitati della Dante Alighieri, 21,4 milioni di euro di finanziamenti pubblici e 23,6 milioni di sponsorizzazioni. Sembrano tanti soldi, in realtà i fondi statali sono diminuiti nell'ultimo biennio e comunque non bastano per le mille iniziative della «superpotenza Italia» nel campo della cultura.
«Sono sbagliate tuttavia-osserva Frattini-certe battute come quelle del professor Renato Miracco, che peccano di una scarsa conoscenza dei dati di fatto». Il ministro degli Esteri si riferisce all'intervista che il direttore dell'istituto di cultura a New York ha dato venerdì 27 giugno al «Corriere», in cui tra l'altro affermava: «Che senso ha un istituto di cultura a Marsiglia o a Li11e? Degli attuali 90 istituti ne salverei una quarantina». D'accordo con il principio di efficienza e con l'idea di ampliare la presenza nelle aree più dinamiche del mondo, Frattini cerca di ricucire un discorso interrotto quattro anni fa e ci spiega le sue linee di intervento: «L'azione del ministero si svolgerà su due piani, da un lato il rilancio di una legge organica che ottimisticamente penso che sarà approvata anche con il contributo dell'opposizione, dall'altro una serie di iniziative che si possono fare nell'attesa della riforma. La prima di que-ste iniziative è l'intesa di cooperazione raggiunta con il ministero per i Beni culturali. Il messaggio che con il ministro Sandro Bondi intendiamo mandare ai direttori e agli operatori è che non vogliamo smantellare i nostri istituti di cultura nel mondo, ma contribuire ad arricchirne il contenuto. Principalmente è questo il senso del tavolo interministeriale».
E’ evidente che a breve il panorama dei nostri istituti subirà un notevole cambiamento. Se non è possbile delinearlo al negativo, parlare cioè dei tagli, vediamo con il ministro degli Esteri quali saranno le nuove sedi. «Intanto - risponde Frattini - credo che ridarò a Bruxelles lo status di istituto di chiara fama, che il mio predecessore aveva deciso di degradare. Avremo poi grande attenzione per la Cina e l’India, nelle cui capitali c'è sì un istituto italiano, ma meritano una nostra presenza più ampia. Vorrei poi aggiungere un Paese come l'Iraq: il museo archeologico di Bagdad è stato salvato grazie al lavoro degli specialisti italiani, credo che un grande istituto sia la naturale eredità di questo impegno».
Restando nell'ambito mediorientale, Frattini ricorda la collaborazione culturale con l'Iran: il restauro compiuto dai nostri tecnici della cittadella di terracotta di Bam è un impegno da affrontare: «Ci hanno chiesto di restaurare la tomba di Ciro il Grande. Un monumento che per l’Iran è importante come per noi 1 Colosseo. Noi abbiamo un problema di negoziato per l'arma nucleare, eppure con le parole della cultura e l'arte del restauro veniamo accolti da Paese amico».
Frattini guarda con attenzione anche all'apertura in Europa del semestre francese che il 14 luglio lan-cerà l'Unione mediterranea: «Noi possiamo offrire un importante contributo di carattere culturale e di dialogo con il mondo arabo. Con il ministro Bondi stiamo studiando un evento per coinvolgere i Paesi delle due sponde del Mediterraneo, con la Sicilia come terra simbolo della convivenza tra le tre grandi religioni monoteiste, l'ebraica, la cristiana e la musulmana».
Quattro anni dopo la prima esperienza alla Farnesina, nuove esigenze si sono poste in primo piano ma ìl ministro non ha rinnegato l'obiettivo che tanto scandalo fece tra i diplomatici della promozione del made in Italy. «Ho trovato una mentalità rinnovata, oggi non fa più scalpore dire che la rete delle ambasciate e degli istituti di cultura deve essere al servizio del sistema Italia, si tratti di promuovere un'opera d'arte o un prodotto della nostra industria».
Tra le prossime iniziative all'estero, una serie di concerti del grande violinista Uto Ughi, le mostre di Sebastiano del Piombo a Berlino, di Morandi a New York, í Macchiaíoli in Giappone, e una grande esposizione itinerante sui Santi Patroni. Dove si troveranno le risorse per queste e per le altre mille iniziative? Frattini confida nella collaborazione del capitale privato. Il rilancio della nostra cultura all'estero dipende anche dal coordinamento degli interventi; in altre parole le Regioni e gli enti locali devono smetterla di far concorrenza allo Stato e «approfittare della grande rete di ambasciate e consolati al servizio del sistema Paese».
E il grido di dolore di Miracco, che ha lamentato per la sede di New York un contributo di soli 500mila curo, pari a quello della Romania? «Sarei scorretto - conclude Frattini - se dicessi, per esempio: diamo altri due milioni di euro. Valuteremo dove risparmiare e dove distribuire le risorse. Certo, alle attività dei grandi istituti molto può contribuire la capacità di attrarre capitali privati».
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lunedì 30 giugno 2008
All’attacco la lobby di Goethe
di Alessandro Melazzini
Il Sole 24 ore, 29 giugno 2008
Goethe Institut, il peggio è passato. Dopo un periodo d'instabilità causa ristrettezze economiche l'istituto per la promozione della lingua e della cultura tedesca torna ora a dispiegare tutto il "soft power" di cui la Germania è capace. Una rinascita che è merito della riforma strutturale innescata dalla caduta del Muro quando la politica culturale della Repubblica Federale ha progressivamente spostato la propria attenzione verso i Paesi dell'Est, chiudendo - non senza dolori e polemiche - varie sedi europee per favorire nuovi uffici in Asia, compreso uno nella misteriosa capitale della Corea del Nord. E per il futuro sono in programma nuove aperture in Cina, Russia e Africa.
Fondato nel 1951 a Monaco di Baviera il Goethe Institut è un'associazione dotata di larga autonomia sebbene risponda al ministero degli Esteri. I suoi 3.000 dipendenti sono dislocati in 147 sedi e 83 Nazioni e amministrano quest'anno un budget di 285 milioni di euro. Corsi ed esami di lingua tedesca, diversamente da quanto accade per la diffusione dell'italiano a opera dei nostri Istituti di Cultura, costituiscono una parte fondamentale dell'attività del Goethe, sistematicamente svolta dal personale insegnante interno all'istituto e in grado di fruttare nel 2008 circa 85 milioni di euro.
«Il Goethe Institut ha svolto un ruolo importantissimo nel dopo-guerra per ricostruire l'identità culturale tedesca e "disinnescarla" dal passato nazista». Ce lo spiega Gian Enrico Rusconi, direttore dell'Istituto storico italogermanico di Trento-Fondazione Bruno Kessler e vincitore nel1997 della Goethe-Medaille, assegnata dall'istituto a quelle personalità straniere distintesi per aver arricchito la cultura tedesca e favorito lo scambio internazionale. «Non che il Goethe sia buono e i nostri Istituti Italiani di Cultura cattivi, ma certo la prospettiva è diversa. Dietro al primo c'è una grande programmazione, gli Iic invece sembrano lasciati all'improvvisazione di bravi funzionari che vivono di riflesso, adagiandosi sulla grande tradizione culturale: Leonardo, Michelangelo, la cultura neorealista e la cucina italiana, mentre al Goethe hanno sempre lavorato molto sui temi storiografici, favorendo nel corso degli anni dibattiti e discussioni di altissimo livello. Ma questo paradossalmente dipende anche dal fatto che quello italiano è un passato fin troppo vendibile sul piano artistico. Senza contare la cronica mancanza di risorse degli Istituti italiani di cultura all'estero». .
Problemi lontani da quelli del Goethe, che sebbene sia reduce da una cura dimagrante non ha mai mancato di promuovere e finanziare le traduzioni dal tedesco, nonché di ospitare ogni anno in Germania centinaia di artisti e intellettuali stranieri Perché quella del Goethe è una vera politica di lobby culturale, e l'istituto in certe sedi, come in India, annovera tra i dipendenti chi si occupa di controllare l'introduzione del tedesco nelle scuole locali.
«Sono arrivato in un momento particolarmente favorevole» afferma il neo-presidente Klaus-Dieter Lehmann, a cui si deve la digitalizzazione delle biblioteche di Lipsia e Francoforte e la fioritura museale di Berlino. Dal momento che «sono state fatte le necessarie riforme e sono aumentati i finanziamenti, regna un clima di euforia. Ora non dobbiamo più risparmiare bensì possiamo finalmente dedicarci al nostro lavoro programmatico, impegnandoci per la lingua tedesca. Perché la lingua non è solamente uno strumento, ma rappresenta un portatore di cultura di primo rango». Anche per questo uno degli obiettivi della nuova direzione è quello di costruire una grande rete globale tra i Goethe, le scuole tedesche all'estero e altre istituzioni culturali promotrici della lingua e cultura tedesca nel mondo. E con il neonato Dipartimento di strategia e valutazione l'istituto si propone inoltre di vagliare l'efficienza e la sostenibilità dei programmi culturali.
Tra i territori in cui il Goethe Institut ha lavorato con più intensità figura certamente l'Italia, dove è presente dal 1954. Negli anni scorsi si era diffusa la preoccupazione che i tagli portassero alla chiusura di una delle sette sedi presenti nel Belpaese, ma adesso da Monaco giungono buone notizie. Niente panico, nessuna chiusura. La rete rimarrà intatta e il lavoro continua, affinché i Goethe possano continuare il loro viaggio in Italia.
alessandro@melazzini.com
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giovedì 26 giugno 2008
Un brand da difendere. La funzione degli Istituti italiani all’estero
Il Sole 24 Ore, 26 luglio 2008
L’immagine dell'Italia è stata messa a dura prova nelle ultime settimane: basti pensare ai riflessi dell'emergenza rifiuti in Campania. È allora necessario risollevare questa "immagine" del brand Italia mettendo in campo strategie complesse, sicuramente non unidirezionali, giacché nell'epoca della globalizzazione abbiamo sperimentato (spesso preceduti da altri Paesi) che il nostro patrimonio culturale e artistico si coniuga egregiamente con la promozione del nostro sistema economico e produttivo. Ma chi ha il compito di progettare e attivare le strategie giuste in un siffatto scenario? AI riguardo Riccardo Viale (Il Sole 24 Ore del 12 giugno) chiama in causa gli Istituti italiani di cultura (Iic), esprimendo una critica minuziosa, dalla quale dissento ritenendola ingiusta e soprattutto non corrispondente alla realtà dei fatti.
La promozione dell'immagine dei prodotti italiani all'estero, così come l'organizzazione delle iniziative di promozione commerciale, è missione propria degli Istituti di commercio estero e delle Camere di commercio italiane all'estero. Se questi hanno bisogno di essere "riorientati" per ottenere migliori performance è su di essi che bisogna intervenire, evitando le analisi sommarie.
Il ruolo del nostro patrimonio culturale per la promozione dell'immagine dell'Italia nel mondo è importantissimo, come ha ben evidenziato il ministro Frattini sul Sole 24 Ore del 22 maggio. Alle parole del ministro Frattini vorrei aggiungere che oltre al made in Italy "light", cioè la moda, il design, i film, che sono certamente prodotti di esportazione, ma che vengono sempre più fabbricati lontano dall'Italia, e la cui competitività nel medio periodo non è sostenibile, bisognerebbe tornare a valorizzare anche il made in Italy "heavy", basato sulla conoscenza, sulla cultura scientifica, sulla tecnologia. Non dimentichiamo che il "marchio" Italia comprende anche Natta e i polimeri, Marconi e la radio, la Rai e i suoi programmi di anni fa, e così via.
Agli Iic spetta il compito di diffondere la conoscenza della lingua e della cultura italiana, anche in contatto con le imprese che vendono prodotti culturali; ma il mondo è cambiato, chiunque può andare su internet e documentarsi, occorre concentrarsi su percorsi e strategie diverse. Gli Iic oltre ad essere "diffusori" di cultura devono essere anche "broadcaster" di cultura, sfruttando i mezzi tecnologici di oggi, e "concentratoRi" di cultura, organizzando anche contatti tra i nostri scienziati e il Paese ospitante, in modo da poter "drenare" cultura scientifica e tecnologica dall'estero verso l'Italia. Su questo versante occorre sottolineare che molto è stato fatto, e Viale non può ignorarlo: abbiamo una rete primaria di 90 Iic op erante in 6o Paesi, ma abbiamo anche una rete secondaria di attività svolte da Ambasciate e Consolati che con pochi mezzi copre vaste aree geografiche come l'Asia e la zona del Golfo Persico, con il ricorso ai moderni mezzi di diffusione.
Dobbiamo tuttavia sgombrare il campo da due belle illusioni: che si possano ridurre i costi, e che sia possibile migliorare il "brand" Italia, senza migliorare il "prodotto". L'Istituto Cervantes spagnolo, portato ad esempio da Viale, ha un finanziamento di 70 milioni annui contro i 21 dei nostri Istituti. Pur tra indubbie difficoltà, gli Iic costituiscono un punto di riferimento reale e concreto per la diffu-sione della nostra cultura umanistica e scientifica, come ben sa chi vive all'estero, e ad essi molto deve la promozione dell'Italia nel mondo. Sono tanti i direttori di Istituto che a risorse limitate fanno corrispondere risultati eccellenti. Si abbia allora il coraggio di ammettere che il peggioramento del brand corrisponde a un peggioramento del Paese reale, e si riparta da lì, ben consci che una riforma è buona se riesce a interpretare le esigenze reali che il sistema richiede in un quadro definito di politica estera del nostro Paese. La diplomazia culturale deve allora riacquistare il ruolo primario che le spetta e deve riuscire a veicolare quei messaggi e quei valori propri della tradizione culturale italiana.
* Vicepresidente della III commissione Affari esteri della Camera
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Il Mae punta sulla cultura per una diplomazia 'soft'
News ITALIA PRESS, 26-06-2008
Roma - Franco Frattini ha tenuto per sé la delega alla Cultura. Un fatto insolito, che si spiega, però, nell'idea del ministro: puntare sulla cultura come strumento per una "diplomazia soft".
Lo hanno dichiarato il direttore generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari Esteri Gherardo La Francesca, nonchè il consigliere del ministro per le Politiche Culturali Francesco Accolla.
Insieme, hanno presentato ieri le nuove iniziative del Mae. "E' il segno importante di un grande interesse che porterà, sono sicuro, a sviluppi notevoli" ha detto La Francesca.
Accolla ha ribadito che il ministro Frattini "crede negli Istituti Italiani di Cultura come avamposti politici ed è in linea con il ministro Bondi sul fatto che vadano ripensati nella direzione della valorizzazione. L'idea che Frattini ha del direttore di un Istituto Italiano di Cultura è quella di un intellettuale manager che sappia 'vendere' la cultura italiana nel mondo".
Obiettivi "da raggiungere anche attraverso la sinergia tra ministeri", sottolinea Accolla. Idealmete in partenza proprio oggi, con l'inaugurazione a Il Cairo della mostra "Artisti arabi tra Italia e Mediterraneo". La collezione d'arte della Farnesina si arricchisce, inoltre, di una nuova sezione dal titolo "Experimenta" che, per la prima volta, porterà nella sede romana del ministero anche i più recenti linguaggi artistici.
"La Farnesina in questo modo vuole sostenere concretamente la creatività di giovani autori. A spingerci in questa direzione è la consapevolezza che arte e cultura costituiscono uno dei canali più potenti ed efficaci attraverso i quali l'Italia si presenta al mondo" comunica in una nota ufficiale il Ministro Frattini.
Si tratta, si spiega, di un "tentativo concreto di utilizzare al meglio lo strumento culturale a fini politici", spiega il direttore generale Gherardo La Francesca.
"Artisti arabi tra Italia e Mediterraneo" mette a confronto opere realizzate da artisti italiani, egiziani, libanesi e siriani. Lo scopo è quello di evidenziare influenze reciproche e punti d'incontro. "Facilitare il dialogo - spiega La Francesca - perché quando c'è la consapevolezza di una radice e di una storia comuni diventa più facile anche discutere di argomenti diversi". Si tratta di una mostra itinerante, che rientra nel pacchetto "Convergenze mediterranee".
La collezione d'arte della Farnesina vanta oltre 240 opere, e ha dato vita alla mostra itinerante partita da Sarajevo e già ospitata in sei Paesi dell'Europa Orientale e a Lima. Si concluderà a Guadalajara dopo aver toccato 11 Paesi. La collezione si arricchisce ora di una nuova sezione, dedicata alle ultime generazioni di artisti, 82 in tutto, rappresentativi dell'Italia, da nord a sud.
Da oggi, fino al 28 giugno, le nuove opere della sezione "Experimenta" saranno allestite al IV piano del MAE. Le si potrà visitare anche la sera del 5 luglio, in una sessione speciale dell'iniziativa "Farnesina Porte aperte".
Anche "Experimenta" darà vita ad una mostra itinerante in tutto il mondo in occasione dei grandi appuntamenti d'arte, come le biennali. "Si tratta di un portale per la cultura che sarà l'organo di informazione informale dell'attività istituzionale", ha spiegato Francesco Accolla.
"Una 'macchina' in attivo che funziona grazie ai 21 milioni di finanziamento pubblico ma che, stando ai dati del 2007, ha incassato ben 23 milioni attraverso corsi di formazione, di lingua italiana e sponsorizzazioni dirette o indirette realizzando, al contempo, 7 mila eventi in 114 Paesi, visitati da 8 milioni e mezzo di persone e protagonisti di 8.500 articoli sulla stampa di tutto il mondo e di oltre 2 mila ore di trasmissione radiotelevisiva", ha commentato Gherardo La Francesca. E Accolla ha concluso: "Questo significa che con la cultura si può anche guadagnare". News ITALIA PRESS
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lunedì 23 giugno 2008
Per esportare cultura servono fondi
Discussionidi Giovanni Puglisi
Il Sole 24 Ore, 22 giugno 2008
Circa dieci anni fa un convegno, ben riuscito, alla Farnesina ebbe come titolo «La cultura italiana all'estero è politica»: per quel tempo l'affermazione apparve azzardata, oggi la cosa sarebbe del tutto normale. Eppure l'oggetto centrale del quel convegno costituisce ancor oggi ragione di polemiche (l'ultima, sollevata domenica scorsa da Riccardo Chiaberge), qualche volta a buon diritto, molte volte fuori luogo. Non ritengo infatti che sia mai il caso di sollevare polemiche in modo indistinto sulla rappresentanza culturale italiana all'estero. Sarebbe ingiusto per quanti, con senso di responsabilità, al centro e in periferia, si impegnano nella loro attività professionale; sarebbe demotivante per tutti coloro che in questi anni hanno cercato - con risultati apprezzabili, se confrontati con le difficoltà e, spesso, le distrazioni della politica economica - di reagire all'ineluttabilità della sorte o del momento avversi.
Il nostro Paese, infatti, non è grande e rispettato nel mondo perla sua stabilità economica e monetaria o per le sue scelte in materia di ricerca e innovazione tecnologica (investiamo in questi settori meno di alcuni Paesi in via di sviluppo!), bensì per il suo patrimonio culturale, storico-artistico, paesaggistico-culturale,
sia materiale che immateriale. È di qualche giorno fa la notizia che a Parigi, su due posti in palio, l'Italia è stata eletta al Comitato Intergovernativo per il Patrimonio Immateriale dell'Unesco con 77 voti, superando Cipro e la Norvegia, entrambi a 49 voti (quest'ultima alla fine ha preferito ritirarsi). Eppure le voci - e non solo - sulla riduzione degli investimenti in cultura, formazione e ricerca nel nostro Paese sono sempre più insistenti: ogni taglio finanziario li penalizza prima e più che qualsiasi altro settore della vita produttiva -giacché di produzione comunque si tratta. Gli Istituti di cultura all'estero non fanno eccezione, anzi a fronte di una competizione internazionale sempre più serrata sono, quanto meno, sempre fermi là dove li abbiamo lasciati l'anno precedente.
Più risorse finanziarie e umane, maggiore qualità, maggiori, energie appositamente reclutate, piuttosto che "riqualificate" da altre professionalità pur rispettabili, darebbero una vitale boccata d'ossigeno al sistema: come, forse, una legislazione rinnovata e più adeguata sarebbe necessaria per un'offerta culturale al passo con l'invadente "globalizzazione": occorre però fare attenzione a non buttare l'acqua con tutto il bambino. Oggi il sistema, con tutti i suoi difetti e nonostante le sue innegabili pecore nere, produce risultati degni di rispetto, se solo si considera - per esempio - che le entrate per corsi di lingua italiana organizzati all'estero da Istituti di cultura hanno largamente superato nel 2007 il significativo ammontare 15 milioni di euro. La coscienza dei propri problemi - e anche dei propri difetti - non si può, né si deve mai spingere fino al disfattismo: i successi all'Unesco dopo tutto debbono darci il coraggio e l'orgoglio della nostra identità, riconosciuta e apprezzata nel mondo, anche per merito di chi professionalmente se ne occupa alla Farnesina, negli Istituti di Cultura, nelle Ambasciate, negli organismi internazionali. Si, la cultura italiana all'estero è politica, e oggi più che mai.
Ma occorre anche selezionare meglio il personale addetto ai nostri Istituti, troppo spesso «riqualificato» da altri mestieri. Solo la qualità ci rende vincenti.
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venerdì 20 giugno 2008
L’ON. DI BIAGIO (PDL) SUGLI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA: NON GENERALIZZIAMO E RISPETTIAMO CHI FA BENE IL SUO LAVORO
"Ho seguito con attenzione la polemica nata dalla pubblicazione dell’articolo di Riccardo Chiaberge sul Sole 24 ore relativa ai presunti dipendenti "fannulloni" degli Istituti italiani di cultura all’estero. Se è vero che in ogni organizzazione lavorativa c’è chi potrebbe rendere maggiormente, mi pare fuorviante attaccare l’intera categoria dei dipendenti come "gente super pagata che lavora poco" per poi salvare, soltanto alla fine, le cosiddette "eccezioni" nelle persone dei "funzionari colti e volenterosi che fanno onore al nostro Paese"". È quanto dichiara l’on. Aldo Di Biagio, il deputato del PdL, commentando l’articolo pubblicato sul supplemento domenicale del quotidiano il Sole 24 ore del 15 giugno scorso. (vedi AISE del 18 giugno h. 19.29)
"Ci sono – ha proseguito Di Biagio - molti addetti culturali e contrattisti preparati che operano al meglio in condizioni di esigue risorse economiche, sopperendo allo scarso numero di personale, e che meritano quindi di essere tutelati e sostenuti".
"Certo – ha concluso il deputato del PdL – c’è da sperare che la segnalazione arrivata dal giornalista Chiaberge, possa servire da incentivo a chi lavora all’estero per rendere maggiormente efficace e produttiva la rete di promozione culturale del made in Italy".
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mercoledì 18 giugno 2008
I fannulloni della cultura italiana all'estero
di Riccardo ChiabergeSe rischiamo di essere estromessi dagli europei di calcio, come ci piazzeremo nelle Olimpiadi dell'arte e della creatività? L'equivalente della squadra azzurra, in questi campi, è la rete degli Istituti italiani di cultura. Sono ben 88 sparsi in altrettante città di tutti i continenti, da Tirana a Caracas. Dovrebbero essere un punto di riferimento per i nostri connazionali all'estero e una piattaforma di lancio per scrittori, artisti, cantanti.
Ma non fanno bene né l’uno né l'altro mestiere. I dieci istituti più importanti, come Londra, New York o Parigi, sono retti da direttori «di chiara fama» che restano in carica da due a quattro anni. Alcuni si mostrano all’altezza della loro fama, altri no. Ma procurano comunque un danno limitato. Il vero problema è il personale, gli «addetti culturali» e i «contrattisti» che lavorano (o dovrebbero lavorare) alle loro dipendenze.
Gli addetti culturali (due o quattro per ogni sede, di cui molti ex-professori d’inglese o tedesco delle scuole medie in soprannumero, presi in carico dalla Farnesina e spediti nel mondo), per lo più sanno poco della cultura del loro paese e meno ancora del paese in cui si trovano, ma vengono pagati come superesperti (otto-diecimila euro al mese) e si comportano da impiegati statali. Il direttore di un importante istituto racconta di aver convocato una riunione un pomeriggio alle 16,30 con due suoi «addetti» e questi dopo 25 minuti si sono alzati, perché era finito il loro orario giornaliero: «Se no facciamo straordinari e poi ce li deve dare come recupero». Il contratto prevede 36 ore e 17 minuti la settimana di presenza. Ogni minuto in più va a sommarsi al già cospicuo «monte ferie» (42 giorni se la sede è «disagiata», cioè extraeuropea: come se stare a Tokio o a New York comportasse disagi tremendi).
Alcuni di questi signori girano il mondo da vent’anni, cinque anni a Londra, cinque a Buenos Aires, e magari non parlano nemmeno la lingua del posto. Sono i Rom della cultura, un’emergenza per l’erario che il ministro Brunetta dovrebbe affrontare con la stessa «tolleranza zero» che si usa per i campi nomadi. Poi ci sono gli stanziali, legati indissolubilmente a una sede finché morte non li separi: chiamati «contrattisti», sono impiegati che guadagnano circa la metà degli «addetti». Molti sposano indigeni o indigene e si fanno una famiglia in loco, perdendo ogni legame con la lingua e la cultura d’origine. Se gli nomini Ozpetek, Saviano o Cattelan, sgranano gli occhi: loro sono rimasti fermi ai tempi di Pavese e Sofia Loren. Molti non si prestano nemmeno più a fare gli interpreti, ruolo che cedono volentieri ai giovani locali, disposti a lavorare 10-12 ore al giorno per mille euro mensili.
Ci sono per fortuna le eccezioni, funzionari colti e volonterosi, che fanno onore al Paese. Ma devono remare controcorrente in un oceano di mediocrità e di fannullaggine. E i direttori non hanno nessun potere di promuoverli, come non ne hanno di licenziare gli ignoranti. Così, invece di esportare il made in Italy artistico e letterario, diffondiamo nel mondo due prodotti tipicamente nostrani: la burocrazia e l’incultura.
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giovedì 12 giugno 2008
L’Italia un brand da difendere all’estero
Il Sole 24 ore, 12 giugno 2008
Perché in questi giorni vi è una grande prcoccupazione nel mondo industriale per i fatti di Napoli? Perché, oltre alle ragioni che sono comuni a tutti i cittadini responsabili del nostro Paese, vi è quela addizionale del grave danno che sta creando all'immagine dell'Italia all'estero e all'export dei nostri prodotti? Come si evidenzia dalla fotografia dei rifiuti a Napoli, pubblicata in prima pagina sul New York Times. Ed è dei giorni scorsi la notizia che il famoso serial «Sex and the City» non utilizzerà più le griffe italiane. Sarà un caso. Certo, però, che di casi così se ne cominciano a osservare.
Recentemente «Futurebrand» ha pubblicato il nuovo indice sui brand Paese (Country Brand Index). L'Italia dalla prima posizione del 2005 è passata alla terza nel 2006 fino alla quinta enl 2007. I fatti di Napoli ppossono diventare il catalizzatore di un ulteriore indebolimento dell'immagine Italia, inizíato con vari fenomeni come il declino economico, l'invecchiamento della popolazione, il pessimismo diffuso, il collasso dei servizi pubblici - Alitalia e Fs in testa - lo scandalo dei vini adulterati, il degrado di parte dei nostri beni culturali e ambientali.
Perché è così rilevante l'immagine del nostro Paese per la fortuna dei nostri prodotti e perché questi fenomeni sono così devastanti per essa? Perché fino a poco tempo fa il potenziale compratore medio estero associava all'Italia una serie di caratteristiche positive come la qualità della vita, il gusto per il bello, la gioia di vivere, la creatività, la freschezza e la spensieratezza. Questo modello mentale dell'italianità derivava da vari fattori, dalla nostra storia artistica e dalle caratteristiche umane, culturali e ambientali del nostro Paese fino alla tipologia dei prodotti esportati, soprattutto di quelli di alta gamma.
Ogni volta che il nostro compratore estero si avvicinava a una merce italiana, automaticamente scattava in lui il collegamento psicologico con il modello dell'italianità. E se la tipologia della merce era coerente con questo modello, come nel caso dell'abbigliamento, dell'arredamento e dell'alimentare, la sua propensione all'acquisto era più forte.
Come ogni rappresentazione mentale, però, anche quella dell'italianità non è irreversibile, ma si nutre di conferme continue. Se queste diminuiscono e se in più divengono salienti nella mente del compratore episodi dal forte impatto emozionale, che esaltano qualità opposte, come quelle della crisi dei rifiuti, allora il modello mentale si deteriora. E l'acquirente diventa meno attratto dal made in Italy. Oggigiorno questo è il rischio per le nostre imprese. Come fare a neutralizzarlo? Nel breve termine sembra irrealistico pensare di risolvere le molte crisi in atto. Bisogna allora tentare di neutralizzare i messaggi devastanti dei media stranieri su ciò che avviene nel nostro Paese con un'azione decisa di marketing del brand Italia all'estero. Finora gli strumenti utilizzati hanno fallito questo obiettivo.
Gli Istituti Italiani di Cultura, pur se da anni sottoposti alla critica e insoddisfazione di tutti, non sono mai riusciti a emulare iniziative di altri Paesi come il British Council, il Goethe e il Cervantes. Non riescono né a svolgere il compito tradizionale di pubblicizzare il meglio della nostra cultura umanistica, né ad assumere ruoli più moderni come la promozione della cultura italiana in senso allargato, dal design industriale alla moda all'architettura allo stile di vita fino alla cultura materiale e immateriale delle varie identità territoriali.
Manca all'estero un vero ambasciatore dell'espressione estetica del nostro Paese che sappia contrastare i messaggi di bruttezza e desolazione che arrivano dall'Italia e vengono veicolati dai media locali. Manca all'estero un regista della diffusione del binomio cultura e prodotto italiano, anche per la scarsa attività della maggior parte degli Istituti del Commercio estero. Dall'epoca del ministro Gianni De Michelis, vent'anni fa, fino agli impegni del ministro Franco Frattini, (evidenziati nella lettera in risposta a un articolo di Salvatore Carrubba pubblicata sul Sole-24 Ore del 22 maggio) si parla, periodicamente, di riforma radicale degli Istituti. Alcuni studi hanno mostrato anche la strada da seguire: riduzione delle sedi e concentrazione delle risorse in quelle più strategiche per l'immagine dell'Italia; presenza di manager della cultura, di esperti di marketing territoriale e di fond raising, controllo di gestione e valutazione dei risultati; integrazione con le organizzazioni imprenditoriali, camerali e turistiche.
Forse i cambiamenti richiesti potrebbero essere, però, troppo profondi per essere sopportati dall'attuale configurazione organizzativa. Troppo forte potrebbe essere l'inerzia e la path dependance istituzionale per consentire una seria riforma. In questo caso sarebbe auspicabile l'esternalizzazione delle loro funzioni in un'agenzia esterna creata dalla collaborazione pubblico privato e la contemporanea realizzazione nelle principali città del mondo di iniziative simili alla Casa Italia che aprirà prossimamente, a Shanghai, promossa dalla Triennale di Milano con alcune importanti aziende italiane, che amplia la fortunata esperienza "Spazio Design" di Tokyo.
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venerdì 23 maggio 2008
Franco Frattini: “Cultura, il rilancio passa dagli Istituti”
Il piano del ministro degli EsteriROMA - Il Sole 24 Ore, 22 maggio 2008
Gentile direttore,
mi permetta di intervenire brevemente nel dibattito stimolato da Salvatore Carrubba dalle colonne del Sole 24 Ore del 16 maggio, al quale ha voluto partecipare, animandolo, l’amico e collega ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi. Bene ha fatto Carrubba e altrettanto bene Bondi nel sottolineare che la cultura non dev’essere strumento delle élite per creare consenso, così come non dev’essere, credo, il recinto che protegge il giardino delle «anime belle» dalla contaminazione della vita. La cultura è generosità, condivisione, ha sempre a che fare con la vita e con le persone. Carrubba pone l’apparentemente semplice domanda: a che serve la cultura? Mi viene da rispondere altrettanto semplicemente: a vivere meglio. A capire più a fondo il senso della vita e del nostro essere al mondo, a esprimerlo, a renderlo evidente in una forma: un quadro, una parola, un gesto.
Sia Carrubba che Bondi hanno poi scritto che compito della cultura è difendere l’identità, lo sottoscrivo. Senza dover diventare elemento di chiusura, la nostra identità culturale va custodita e rafforzata, perché soltanto chi è consapevole di sé è pronto al dialogo con l’altro. Di contro, debbo dire che certa accondiscendenza relativista mi pare sempre più il rovescio scialbo della stessa medaglia dell’intolleranza.
Ma passo rapidamente alla parte dei discorsi di Carrubba e Bondi che più mi riguardano e che mi chiamano in causa nel ruolo di ministro degli Affari esteri.
Non mi sfugge, va da sé, il ruolo politico che ha la cultura: proprio nell’etimo di politica, di governo della cosa pubblica, insomma, la cultura e in particolare la cultura italiana è un formidabile strumento di sviluppo e insieme di promozione complessiva del nostro Paese nel mondo. L’idea di affidare alla cultura il compito di promuovere - accanto all’immagine - anche l’impresa italiana ha caratterizzato la mia precedente responsabilità alla Farnesina sotto l’impulso del Presidente Berlusconi, al quale prima di tutto si deve il nuovo indirizzo di una diplomazia italiana al servizio dello sviluppo del Paese.
Ma il gemellaggio cultura-sviluppo economico non è solo funzionale ai protagonisti italiani del mercato. È vitale per la stessa cultura, la cui produzione e promozione sempre di più ha bisogno di risorse private. Ed è anche vitale, soprattutto se sarà capace di portare il meglio della cultura d’impresa proprio nell’ambito della promozione e della produzione culturale: il che significa - certo rifuggendo da ogni tentazione di Minculpop - non rinunciare però all’idea di inserire nel pluralismo della produzione qualche idea forte, omogenea, capace di essere il "segno" di un piano della comunicazione italiana anno dopo anno. Il che significa utilizzare di più i prodotti - farli circolare - e realizzare nello stesso tempo economie di scala e caratterizzazioni di un’immagine italiana altrimenti abbandonata alla dispersione delle tematiche e delle risorse.
Proprio in funzione di queste rinnovate esigenze, ha ragione Bondi nel richiamare il tema e il ruolo degli Istituti italiani di cultura all’estero.
Agli Istituti spetta il compito e l’ambizione di poter essere la macchina della lingua e dello stile italiano, del made in Italy. Sono a tal punto d’accordo con il suo richiamo dall’aver deciso di trattenere nella mia diretta responsabilità la delega per la cultura. Soprattutto per portare a compimento in questo ciclo legislativo - sono certo con il concorso dell’opposizione - una nuova legge sugli Istituti (a oltre 20 anni dalla legge di Gianni De Michelis) capace di modernizzarne il ruolo e di farne la vera punta di lancia di una «voglia di Italia» che molti segnali ci dicono mai sopita. Al contrario in ripresa, come dimostra la crescente richiesta di iscrizioni ai corsi di lingua italiana in tutto il mondo.
Io stesso mi sono battuto a Bruxelles - il cui Istituto deve tornare al rango che gli spetta - perché le nostre imprese, e Confindustria in particolare attraverso il braccio scientifico della Luiss, prendessero per mano il sogno di una scuola italiana nella capitale d’Europa. Idea simbolo di una ritrovata voglia italiana di ripresa, di orgoglio e, soprattutto, di coraggio. (Franco Frattini *- Il Sole 24 Ore, 22 maggio 2008 )
*Ministro degli Affari Esteri
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giovedì 13 dicembre 2007
LA FARNESINA PER GARIBALDI: UN BILANCIO DEL 2007 IN ATTESA DELLE MANIFESTAZIONI DEL PROSSIMO ANNO
La realizzazione di un intenso calendario di eventi, destinato a protrarsi nel 2008, è stata possibile grazie alla collaborazione con il Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita dell’eroe italiano e con importanti istituzioni culturali del nostro Paese.
La mostra su "Giuseppe Garibaldi tra storia e mito", inaugurata a Palazzo Pitti dal Presidente della Repubblica il 24 maggio scorso, è stata promossa dal Ministero in collaborazione con il Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi. L’esposizione ha riunito opere di elevato pregio artistico, provenienti dalla Pinacoteca di Brera, dal Museo del Risorgimento di Milano, dalle collezioni di palazzo Pitti e della fondazione Spadolini, nonché cimeli di straordinario interesse.
Una selezione della mostra, realizzata, per la sua presentazione all’estero, dalla Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale della Farnesina, è stata già proposta al pubblico americano, presso gli Istituti Italiani di Cultura di New York, dal 20 settembre al 12 ottobre, e di San Francisco, dal 29 ottobre al 30 dicembre.Inoltre la Direzione Generale per la Promozione Culturale ha affidato a una delle più moderne espressioni delle nostre arti contemporanee, il fumetto, il compito di raccontare la vicenda dell’Eroe dei Due Mondi. L’esposizione "Garibaldi disegnato" ha riunito opere a colori che illustrano dieci episodi salienti della vita dell’Eroe dei due Mondi realizzate da 21 dei più conosciuti artisti del fumetto, da Hugo Pratt a Milo Manara, da Vittorio Giardino, a Ivo Milazzo, a Roberto Perini.
L’esposizione, inaugurata presso la Farnesina il 21 luglio scorso in occasione di "Farnesina Porte Aperte" e integrata dalla produzione di un pregevole volume realizzato con la Direzione generale per gli Italiani all’Estero, è stata successivamente riprodotta presso dodici Istituti Italiani di Cultura.
La collaborazione del Ministero degli Affari Esteri con il Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi e con Rai Educational ha poi consentito la realizzazione di una puntata speciale del programma "La Storia siamo noi" e una speciale programmazione cinematografica è stata curata per Nizza, città natale dell’Eroe, insieme con la Cineteca Nazionale di Roma e la Cineteca di Milano.
Insomma una ricca serie di manifestazioni, 187 eventi in 39 Paesi diversi, è stata curata dalle Rappresentanze diplomatico-consolari e da singoli Istituti Italiani di Cultura, testimoniando l’impegno del Ministero degli Esteri per garantire alle celebrazioni la necessaria rilevanza e l’adeguata visibilità confermando così l’universale influenza del "mito di Garibaldi". (aise)
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venerdì 16 novembre 2007
Video » Un istituto italiano di cultura su Second Life
Guarda il video :
http://www.adnkronos.com/IGN/Video/?vid=1.0.1559708988
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giovedì 15 novembre 2007
CULTURA: A ROMA I DIRETTORI DEGLI ISTITUTI ITALIANI ALL'ESTERO
In programma da oggi sino al 17 novembre la riunione sara', dunque, un occasione importante di confronto tra gli otto Direttori, in qualita' di rappresentanti delle varie macroareee geografiche, ed alti esponenti del mondo politico, autorita' del Ministero nonche' qualificati opreratori del mondo della cultura italiana. Un appuntamento nel quale, dunque, si individueranno iniziative concrete nella direzione della promozione del "contemporaneo", sia in termini contenutistici sia metodologici.
Da un lato, infatti, la promozione della cultura italiana nel mondo puntera', senza tralasciare ambiti "classici", su arte moderna e contemporanea, moda, architettura, design testimonianze efficaci dell'ecccellenza del "Made in Italy"; dall'altro l'azione di promozione culturale stessa si avvarra' non solo della rete di Istituti di Cultura Italiani all'estero e delle sedi diplomatico-consolari dislocate in ben 108 Paesi, ma anche delle piu' moderne tecnologie e di "economie di scala", permettendo la circuitazione di grandi eventi culturali in piu' location.
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"LA CULTURA È ENERGIA RINNOVABILE": AL VIA ALLA FARNESINA LA IV RIUNIONE DEI DIRETTORI DEGLI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA
Una conferenza stampa iniziata con un ritardo "di buon auspicio", perché più a lungo del previsto si è protratto questa mattina l’incontro tra i direttori degli IIC e il vice ministro Intini. La riunione, appuntamento ormai periodico del Ministero, è proseguita nel pomeriggio e si protrarrà sino a sabato, 17 novembre, per una tre giorni intensa e costruttiva, hanno sottolineato Intini e La Francesca, volta a fare il punto sulle strategie di promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo.
Che la cultura sia un "asset essenziale" per il nostro Paese e per la politica estera italiana emerge evidente dallo slogan che accompagna quest’anno la riunione: "La cultura è energia rinnovabile". Lo ha ribadito ancora una volta Intini, che ha definito il nostro patrimonio culturale "unica vera fonte di energia rinnovabile, che anziché esaurirsi, moltiplica nel tempo le sue potenzialità". Ma non sempre politica e Istituzioni lo hanno compreso. "L’Italia è come un imprenditore che finora ha sfruttato questa eccezionale risorsa solo per una piccola parte", ha osservato il vice ministro.
La Farnesina invece ha già da tempo avviato un "nuovo corso" e, al termine di questi tre giorni di riunione, sarà stato possibile non solo valutare l’efficacia degli sforzi sin qui messi in atto, ma anche definire un più chiaro "processo di revisione e rilancio" della politica culturale italiana nel mondo.
Negli ultimi due anni, dalle riunioni d’area preparatorie di questa IV riunione, è infatti emersa con chiarezza la domanda di un nuovo modello di promozione culturale, che, senza mai dimenticare la dimensione storica della nostra cultura, quella che Intini ha definito "il nostro di più", metta però l’accento sul contemporaneo: dall’arte al design, dall’architettura allo spettacolo. È quello che chiedono oggi a gran voce i "manager" della nostra promozione culturale all’estero.
Per dare adeguate risposte a tali istanze la Farnesina sa di dover abbandonare un "approccio artigianale" per adottarne uno "imprenditoriale", fatto di priorità e strategie ben definite e concrete, hanno assicurato Intini e La Francesca, entrambi consci di avere a disposizione limitati finanziamenti – 20milioni di euro l’anno per la promozione culturale in tutto il mondo non sono senza dubbio molti – ma anche una rete culturale, fatta di 90 Istituti e 63 Rappresentanze, che non ha eguali ed ha conquistato negli anni un forte radicamento nelle realtà dei Paesi in cui è presente.
Occorre dunque applicare ai nuovi progetti culturali il principio delle "economie di scala", ad esempio con la circuitazione di grandi eventi. Bisogna realizzare "il minor numero di iniziative possibili in un unico Paese, favorendo piuttosto pochi grandi eventi che coprano più sedi", ha spiegato il direttore generale La Francesca, ricordando che tale modalità d’intervento è in atto già da tempo con la circuitazione della Collezione d’Arte Contemporanea della Farnesina che, presentata negli anni scorsi in Asia, sta ora concludendo il proprio tour nei Paesi dell’est Europa e approderà nel 2008 in Sud America.
Il nuovo piano di revisione e rilancio della promozione culturale non potrà non sfruttare le risorse offerte alle tecnologie innovative. Ecco perché si deve puntare a mostre "leggere", che possano essere distribuite in tutto il mondo su un semplice supporto tecnologico, ad esempio un cd, per poi essere stampate localmente. Si realizzeranno così iniziative "forse di minor profilo", ha sottolineato La Francesca, ma con un evidente risparmio ed il non secondario pregio della "simultaneità". Anche in questo caso la Direzione Generale non ha perso tempo e già in occasione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo ha portato, con questa metodologia, la mostra "Il mare di Salgari" in oltre 30 Istituti Italiani di Cultura.
Si pensa infine a sviluppare "pacchetti d’area" in grado di portare la lingua e la cultura italiana anche in aree in cui non sono finora presenti IIC. Seguendo questo principio è stata organizzata la mostra "Italian style: dressing body and daylife", inaugurata lunedì scorso a Doha, in Qatar, dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "La mostra", ha spiegato il direttore La Francesca, "fa parte di un pacchetto di due iniziative che, con costi bassissimi, si irradieranno nella zona del Golfo, laddove non abbiamo Istituti Italiani di Cultura, ma dove la cultura italiana non può non essere presente".
La Farnesina punta anche agli accordi di cooperazione. "Stiamo lavorando ad una serie di intese operative", specie con Rai International, ma anche con la Dante Alighieri, con la quale si prevede la realizzazione di un cd per imparare la lingua italiana da distribuire nelle edicole, e le Università italiane, ha spiegato il vice ministro Intini, che ha poi anunciato la firma ieri di un accordo di collaborazione per la promozione culturale all’estero tra il Ministero dei Beni Culturali, il "produttore di eventi", e il Ministero degli Affari Esteri, "il distributore di eventi".
Lo stesso Ministero per i Beni Culturali ha offerto una versione digitalizzata del Cenacolo di Leonardo da Vinci per l’Istituto Italiano di Culturale virtuale di Second Life. Un’altra scommessa vinta dalla Farnesina, prima Istituzione nel mondo ad investire sulla piattaforma digitale. "Un nostro piccolo primato", ha commentato La Francesca, che ad un "costo irrisorio" registra oggi ottimi risultati con "parecchie decine di migliaia di visitatori", numerose partnership – come quella con la Fondazione New York, che lì ha esposto la mostra "The most beautiful avatar" – e, perché no, anche un corso sperimentale di lingua e cultura italiana. È quello realizzato insieme all’Università per Stranieri di Siena, presente oggi in conferenza stampa proprio attraverso Second Life, in una una sorta di video-conferenza virtuale.
Nella Sala Conferenze Internazionali della Farnesina, accanto al vice ministro Intini e al direttore generale La Francesca, erano presenti oggi, fisicamente però, anche 8 direttori in rappresentanza delle varie macroaree geografiche in cui si divide la rete degli Istituti Italiani di Cultura: Giuliana Dal Piaz di Buenos Aires, per l’America Latina; Gabriella Fortunato di Damasco, per l’Africa e il Medio Oriente; Dante Arnaldo Marianacci di Budapest, per parte dell’Europa dell’Est e della Russia; Maria Mazza di Amburgo, per l’Europa del centro-nord; Elio Traina di Barcellona, per il resto dell’Europa; Ezio Peraro di Sofia, per la penisola balcanica e la Turchia; Paolo Sabatini di Shanghai, per il sud-est asiatico, il Giappone e l’Oceania; e Francesca Valente di Los Angeles, per l’America del Nord.
Proprio la direttrice Valente è intervenuta, in qualità di portavoce di tutti i suoi colleghi, per illustrare caratteristiche, compiti e modalità di azione degli IIC. "Dirigere un Istituto Italiano di Cultura non è un mestiere, ma una vocazione", ha osservato, definendo quale sia il "delicato compito" della nostra "diplomazia culturale". Delicato perché non può essere ridotto unicamente ad un se pur "straordinario strumento di promozione culturale". Gli IIC devono interagire con le Istituzioni locali, coinvolgendo in un processo virtuoso l’intero Sistema Italia presente sul territorio. Ma soprattutto l’opera dei nostri Istituti all’estero è fondamentale per "l’inserimento dei connazionali in loco". Non si può infatti dimenticare che "il pubblico degli IIC consta di tre componenti": quella locale, quella italiana e quella degli oriundi, ossia gli italiani di seconda, terza e anche quarta generazione verso i quali, ha evidenziato la Valente, "svolgiamo una missione particolarmente importante" per "il recupero e la salvaguardia della loro identità storica".
Una visione della missione degli IIC che non poteva non trovare d’accordo l’on. italovenezuelana Mariza Bafile, che, presente alla conferenza stampa, ha anzi auspicato una "svolta" nell’azione della promozione culturale all’estero. "Gli Istituti Italiani di Cultura si facciano promotori in Italia della cultura italo-estera", che rappresenta un "mondo ricco e variegato". Gli IIC potrebbero essere un "luogo d’incontro delle culture che esprimiamo noi italiani all’estero", un luogo, ha concluso, in cui "questo patrimonio potrebbe essere valorizzato e fatto conoscere anche all’Italia".
Chissà che il suggerimento dell’on. Bafile non maturi in questi tre giorni di riunione alla Farnesina, dove i direttori degli IIC incontreranno e si confronteranno con alti esponenti del mondo politico – i presidenti della Commissione Esteri e Cultura della Camera, Umberto Ranieri e Pietro Folena, ma anche diversi rappresentanti del MiBAC – e della Farnesina – dopo il segretario generale Giampiero Massolo e gli stessi Intini e La Francesca, il vice ministro Franco Danieli - e con qualificati esponenti del mondo della cultura italiana, nel campo del cinema, della musica, del teatro, della danza, della promozione della lingua e dei media. (raffaella aronica\aise)
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IV Conferenza dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura
INFORM - N. 213 - 15 novembre 2007
ROMA - “Questo appuntamento ci consente di verificare l’efficacia dei nostri sforzi e di mettere in luce come la Farnesina abbia dato vita ad un nuovo corso e ad una riforma dal basso dell’attività degli Istituti di Cultura. Ci stiamo impegnando per fornire alla rete degli Istituti il giusto prodotto da vendere e da distribuire. Dobbiamo sapere che la cultura italiana è un’energia rinnovabile, ma anche un grande motore per le altre eccellenze della nostra Italia. La cultura, la politica l’economia si tengono strettamente per mano e vanno avanti di pari passo”. Lo ha detto il vice ministro degli Esteri Ugo Intini nel corso della presentazione alla stampa della quarta Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo che oggi ha preso il via alla Farnesina con l’incontro fra gli otto direttori, scelti dai loro colleghi in rappresentanza delle macroaree geografiche in cui si suddivide la rete, e il presidente della Commissione Esteri della Camera Umberto Ranieri. I direttori sono inoltre stati ricevuti dal ministro degli Esteri Massimo D’Alema. Previsto anche un incontro con il vice ministro degli Esteri Franco Danieli. La tre giorni di lavoro, che si concluderà sabato 17 novembre, cercherà di approfondire varie arie tematiche, legate alla promozione culturale, linguistica e informativa (arte antica. moderna e contemporanea, cinema, musica, teatro e danza), e di portare avanti una dettagliata analisi dell’uso delle nuove tecnologie da parte degli Istituti di Cultura.
“Oggi utilizziamo molto di più le nuove tecnologie - ha spiegato Intini dopo aver ricordato che per la promozione culturale sono a disposizione solo 20 milioni di euro - e stiamo lavorando per passare da una fase artigianale, nella produzione dei nostri avvenimenti culturali, ad una fase industriale che, attraverso la creazione di un’economia di scala, consenta innanzitutto di promuovere grandi eventi in grado di essere circuitati fra i nostri Istituti dislocati nei vari paesi. Dobbiamo puntare - ha aggiunto - ad una forte programmazione dal centro e ad un efficace coordinamento della rete, perché adesso ciascuno va per conto proprio. E visto che il made in Italy vive di cultura, anche l’imprenditoria privata dovrebbe fare la sua parte”. Intini ha annunciato la firma, da parte del ministero degli Affari Esteri e del ministero per i Beni Culturali, di un’intesa volta a rafforzare la produzione delle iniziative culturali per l’estero. Fra i progetti in via di realizzazione segnalati dal vice ministro la creazione di corsi d’italiano su Cd da distribuire all’estero insieme ai quotidiani stranieri (al programma collabora la Dante Alighieri) e l’attivazione di un unico sito per tutti gli Istituti di Cultura , denominato “Indire”, che consentirà una panoramica delle attività portate avanti in 108 paesi e conterrà materiale didattico per l’insegnamento della lingua italiana.
Della circuitazione degli eventi ha parlato anche il direttore generale per la Promozione Culturale Gherardo La Francesca che ha sottolineato come al momento questa strategia - la collezione d’arte contemporanea della Farnesina a fine anno partirà per il Sud America - stia risultando vincente. Un’azione culturale, quella del Mae, che si orienta anche verso la realizzazione di mostre leggere, distribuite su Cd e stampate in loco dai vari Istituti di Cultura, che possono essere esposte in contemporanea da più sedi. Sono inoltre in via di realizzazione “pacchetti d’area” che consentano di portare le nostre iniziative culturali in territori, come i paesi del Golfo o l’Asia Centrale, dove non sono presenti gli Istituti Italiani di Cultura. Di estrema importanza anche la distribuzione agli Istituti di materiale televisivo che può essere trasmesso sui canali locali dei vari paesi. “L’Italia è il primo paese al mondo - ha aggiunto La Francesca - che ha aperto un Istituto di Cultura virtuale su Second Life, la comunità tridimensionale presente su Internet. Il servizio offre agli studenti di tutto il mondo la possibilità di ammirare le nostre opere d’arte e di frequentare corsi di lingua interattivi”.
“Gli Istituti italiani di Cultura - ha affermato direttore dell’IIC di Los Angeles Francesca Valente che ha parlato in qualità di portavoce degli otto rappresentanti delle varie aree - concorre con il paese ospitante al processo d’integrazione e all’inserimento dei nostri connazionali nelle società di residenza. Il pubblico dell’Istituto è formato da cittadini del nostro paese che per vari motivi risiedono temporaneamente all’estero, dalla comunità locale del paese ospitante e infine dagli emigrati italiani di seconda, terza e quarta generazione, tuttora consapevoli del retaggio culturale dei loro antenati. Nei confronti di questi ultimi - ha spiegato la Valente - la missione dell’Istituto è particolarmente importante e consiste nel curare, da un lato, la loro integrazione nel contesto locale, e dall’altro il recupero e la salvaguardia della loro identità storica”. La Valente ha ricordato che il direttore dell’Istituto deve pianificare a breve e lungo termine l’azione del suo ufficio, cercare di portare sempre a compimento i progetti intrapresi, documentare meticolosamente la propria attività culturale, promuovere adeguata informazione e fornire occasioni e luoghi d’incontro per le nostre comunità all’estero.
Dopo il saluto del presidente della “Dante Alighieri” Bruno Bottai, che ha dato un giudizio positivo sull’opera di rilancio della promozione culturale intrapresa dal Ministero degli Esteri, la deputata dell’Ulivo Mariza Bafile, eletta nella ripartizione Sud America, ha evidenziato come a volte il lavoro degli Istituti italiani di Cultura sia più rivolto alle comunità locali, piuttosto che alle nostre collettività. Due realtà che invece hanno eguale importanza. “A mio avviso - ha proseguito la Bafile - gli Istituti italiani dovrebbero trasformarsi in un luogo d’incontro delle culture espresse dagli italiani all’estero. Troppo spesso infatti in questi uffici non c’è conoscenza delle eccellenze artistiche culturali che esprimono le nostre comunità. Questo impedisce anche di far arrivare nel nostro Paese l’eco di quanto costruisce positivamente il meticciato fra le culture italiane e quelle locali. Un mondo molto ricco, quello della cultura italo-estera, che invece gli Istituti dovrebbero valorizzare e far conoscere all’Italia”. (Goffredo Morgia - Inform)
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lunedì 22 ottobre 2007
L'italiano ora si studia in 3D su Second Life
Il Messaggero - ROMA (22 ottobre) - Tutti sui banchi per una lezione di lingua italiana. Anzi no, meglio dire tutti in rete perché la grammatica ora si può imparare in aule virtuali, come quelle di Second Life. L'Istituto italiano di Cultura virtuale ha organizzato la seconda lezione sperimentale di italiano, in collaborazione con l'Università per stranieri di Siena.
L'appuntamento è su Second Life, martedì 23 ottobre, a partire dalle 15.30. Lo "slurl" da utilizzare è http://slurl.com/secondlife/Eup/230/150/48, oppure si può effettuare una ricerca all'interno di Second Life con: edit>search>"istituto">teleport". Per un'ora si potranno ascoltare docenti di lingua italiana e i partecipanti potranno intervenire, comunicando tramite la chat-line o in modalità voice, attraverso l'utilizzo di cuffie e microfoni.
Inoltre, agli alunni sarà offerta una seduta d'eccezione: le riproduzioni tridimensionali delle sedie dell'architetto Alessandro Mendini. Grazie alle società Panebarco e Nergal, autrici del sito www.web-3d.it, all'Istituto italiano di Cultura virtuale ci sarà un'anticipazione in 3D delle sedie della mostra “The Italian way of seating” che sarà allestita a Hong Kong in occasione del “Business of design week”, dal 15 novembre al 16 dicembre. L'esposizione, organizzata da Maria Clelia Mazzanti, proseguirà, poi, in Asia per tutto il 2008.
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giovedì 27 settembre 2007
Ad un mese dalla scomparsa di Luciano Pavarotti l'Italia organizza una serie di eventi commemorativi in tutto il mondo

News ITALIA PRESS, 26 settembre 2007 - Roma – Il ministro degli Affari Esteri, Massimo D'Alema, ha reso noto che l'Italia si sta preparando a celebrare la scomparsa del grande tenore Luciano Pavarotti con una serie di concerti, mostre cinematografiche, retrospettive fotografiche ed altri eventi commemorativi sparsi per tutto il mondo. La serie di iniziative inizierà il 6 ottobre, esattamente un mese dopo la scomparsa del tenore a causa di un cancro al pancreas. Le città coinvolte saranno Lima, Budapest, Copenhagen, Lione, Montevideo e Nuova Delhi. Inoltre un film che ripercorre i momenti salienti della carriera dell'artista, realizzato dalla "RAI", è stato distribuito in 90 istituti di cultura italiani nel mondo in modo che si possa diffondere la conoscenza di questo grande artista che è stato capace di far apprezzare la lirica e l'opera al grande pubblico.
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venerdì 7 settembre 2007
Zulian: "Coggiola, sugli IIC bisogna ragionare in altri termini"
di Antonio Zulian
Italia chiama Italia, 6 settembre 2007
Non vorrei che questa mia venisse interpretata come una risposta polemica alle obiezioni mosse dal signor Coggiola al mio precedente articolo. Niente affatto, è solo un ulteriore contributo alla discussione complessiva concernente l’andamento –patetico – che in questi ultimi tempi ha coinvolto gli Istituti Italiani di Cultura all’estero, anche se, ad onor del vero, certe stramberie ne sono sempre successe.
Caro Coggiola, molti altri casi di “eliminazioni” ingiuste potrei raccontarle, a proposito di Direttori. Ma anche di giuste. Insomma, un Direttore non sempre piace a tutti, anzi spesso capita che piaccia a chi ha la stessa tessera di partito o di sindacato, anche se questo sindacato, il più delle volte la Cgil, non guarda in faccia proprio nessuno. “Elimina” anche un suo tesserato, se è il caso, ovvero, se il suo sloggiamento gioca a favore del discorso politico complessivo. In specie se chi è al governo vuole sistemare qualcuno di particolarmente caro. Ma il nocciolo della questione è questo: non è con processi sommari ed epurazioni che si migliora lo stato degli Istituti in parola. A meno che non si voglia fare di questi Istituti qualcos’altro di particolarmente misterioso; oppure, che della Cultura vera e propria si voglia fare uno specchietto per le allodole . Mi segue? Dunque, per migliorare la situazione, dicevo, esistono anche altre armi: ad esempio, l’attenzione al rispetto delle norme, la formazione, le competenze del personale. Se i fini sono trasparenti, vedrà che anche l’azione amministrativa sarà trasparente. Una griglia di valutazioni dei funzionari –che ricordiamo, non si tratta di dirigenti soggetti a spoil-system - forse dovrebbe partire da una valutazione generale dello stato dell’istituzione, delle sue potenzialità, che dovrebbero essere comunicate al funzionario in partenza, con aggiunti i desiderata dell’amministrazione a riguardo della sede in cui il funzionario si reca.
Lei mi fa notare, Coggiola, che l’Ambasciatore di Atene, a proposito di differenza del prodotto offerto dall’Istituto allora guidato dal Dr. Molisani, offriva la mostra di Caravaggio ecc. mentre il Direttore solo conferenze e via dicendo. Insomma, robetta. Ma ha chiesto all’Ambasciatore quanto ha speso per i suoi prodotti, di quali collaborazioni in alto loco ha goduto? E ha chiesto poi al Dr. Molisani quanto personale aveva, che tipo di corsi organizzava, quanto spendeva per la sede e quanto gli passava lo Stato per le sue manifestazioni? Si sarebbe accorto delle incredibili pagliacciate di cui il nostro Stato è capace. E ai cui danni il popolo italico deve continuamente por rimedio, pagando profumatamente doppioni e triploni che non servono a nulla se non a mettere i bastoni tra le ruote a quel povero diavolo di Direttore che, mal protetto magari, o con scarsa tessera in tasca, riceve certamente un lauto stipendio, ma santo Iddio… Lo vogliono sempre spostare, lo vogliono. Per fare posto al Coccolo di casa, naturalmente. Ci siamo capiti? Orbene, l’invio all’estero dei Direttori d’Istituto dovrebbe essere sottoposto a dei criteri che attualmente mancano; quelli di nomina, ad esempio, che prescindono spesso da competenze (addirittura da quelle linguistiche), e che spesso autorizzano partenze improvvise al di fuori delle liste ufficiali. Perché succede questo?
Non conosco personalmente il Dr.Molisani, ma so per certo che su di lui venne emesso un giudizio abbastanza sommario e prevenuto. Tuttavia, mancando a lei e a me determinati elementi circa le reali possibilità del Molisani e dell’Ambasciatore di cui mi parla, non posso emettere un giudizio. Come non lo può emettere lei, caro Coggiola. So soltanto, però, che l’amministrazione mancò alla propria correttezza, quando scelse di non concedergli, senza alcuna valida giustificazione, il trasferimento richiesto. Ma ripeto, non è con la delazione e gli attacchi sistematici che si cura un’istituzione. Se su un funzionario si hanno dei dubbi, si deve procedere con chiarezza e con obiettività. Ma si deve anche, credo, guardare alla sua situazione di partenza, cioè alle competenze che ha, i risultati raggiunti in base al suo budget. Ma soprattutto, a questo esame deve procedere qualcuno che conosca l’attività del funzionario, qualcuno che non sia coinvolto nei problemi della sede, e che non abbia alcun interesse al di fuori di quello dell’amministrazione. Che come lei sa, possiede le armi della sanzione e del richiamo. Cui però i dipendenti possono rispondere ai termini di legge.
Coggiola, le pongo una domanda e concludo: per quale ragione, se la gestione Molisani era così cattiva, il ministero scelse di negargli il trasferimento –al termine dei 5 anni di servizio- anziché procedere ad una sanzione?
Per sua conoscenza e quella di tutti i nostri incliti lettori, oggi ad Atene siede la compagna di un ministro della carriera diplomatica in pensione, già Direttore generale delle Culturali. Ho quindi motivo di credere che la nuova Direttrice non avrà problemi analoghi a quelli del predecessore. Ne conviene?
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martedì 4 settembre 2007
Occhi aperti sugli IIC all'estero
di Antonio Zulian
Italia chiama Italia, 4 settembre 2007
Ho approfittato di questo periodo di vacanze per ficcare un po’ il naso sugli strani movimenti che avvengono all’interno degli Istituti Italiani di Cultura all’estero (IIC), movimenti che, naturalmente, vengono decisi dalla Direzione Generale delle Culturali in quel Ministero degli Esteri che, oggi come non mai, si dà tanto da fare per allontanare certi Direttori dagli IIC per sostituirli con altri di proprio gradimento. Così, su due piedi, e senza per nulla badare ai tempi legittimi di permanenza di questi Direttori o al loro operato concreto.
E’ certo altresì che di questi tempi sia di moda, presso la citata Direzione Generale, dare ascolto più alla voce di qualche impiegatello furbetto e magari bene ammanigliato, che al Direttore stesso. Voglio dire che, semplicemente, basta che egli faccia sapere a “chi di dovere” che il suo Direttore non gli va a genio, per fargli fare presto fagotto. Ma dove siamo arrivati?
E’ ormai noto il caso dell’attuale Direttrice dell’IIC di Zurigo, in allontanamento per decreto del Ministro degli Esteri D’Alema; in verità, per espresso volere del signor Giangi Cretti e del Senatore Micheloni, “illustri rappresentanti del mondo dell’emigrazione locale”. Pazzesco! Come se il destino di tutti gl’italiani della Svizzera dipendesse dal volere e dagli umori di quei due.
Ma i capi d’accusa che riguarderebbero l’attuale (e speriamo ancora per molto tempo) Direttrice , quali sono, in che consistono? I capi d’accusa sono gli stessi per i quali la sentenza arbitrale del 7-04-2007 ha dato alla Direttice in questione piena ragione e assoluzione. E guarda caso, l’accusa era partita da una sua impiegata.
Ma D’Alema, naturalmente, e con lui anche la parrocchietta di umili segugi, ha fatto orecchie di mercante, cioè, se n’è strafottuto. Ci preoccupano inoltre anche altri casi simili avvenuti di recente, che non possono non suscitarci dei sospetti particolari, e del tutto degni dell’operato di questo governo incapace, pappone e maldestro. Pressioni incredibili, rimozioni forzate e di dubbia legittimità si susseguono. Volete degli esempi illuminanti? Eccoli: Il Dr. Angelo Carrere, Direttore dell’IIC di Tripoli, è stato spinto alle dimissioni anticipate dalle accuse, non provate, del suo personale e dell’Ambasciata. Poi c’è il caso della Dr.ssa Luciana Rocca, Direttrice dell’IIC di Praga, la quale lotta da oltre un anno -sotto la protezione della polizia ceca – per allontanare un contabile riconosciuto colpevole di sottrazione di fondi ai danni dello Stato Italiano, e poi incarcerato dalla locale polizia su denuncia della sola Direttrice. Per inciso, la signora Rocca è stata abbandonata dalla nostra Amministrazione Esteri, che anzi – attraverso l’Ispettorato Generale del Ministero – aveva colmato di lodi il contabile, reo di quanto sopra.
E non è finita. Analogo, e altrettanto recente, il caso del Direttore dell’IIC di Atene, Dr. Angelo Molisani, “perseguitato” dall’Ambasciatore in Atene per i primi cinque anni del suo mandato, e che si vedeva perciò negare il suo trasferimento in altra sede. Solo una successiva sentenza con procedura d’urgenza, a lui favorevole, permetteva al Direttore medesimo di essere finalmente trasferito ad altro Istituto, quello di Varsavia.
Ma altrettanto singolari, e gravissimi, risultano i silenzi amministrativi nei confronti degli Addetti e impiegati degli istituti, autori di dichiarazioni infamanti contro i loro Direttori e mai perseguiti, benché in sede giudiziaria riconosciute prive di fondamento.
Certo, non escludo che nel corpo di questa categoria di Direttori ci siano anche gli ideologizzati (tanti, purtroppo), i fannulloni e gl’incapaci, o gl’imbroglioni. Io stesso ne ho conosciuti un paio, e io stesso sono finito in tribunale col risultato di averne fatto cacciare via uno tra i più negletti. Non ignoro che in giro vi siano le pecore nere, ma tra tanta disponibilità di Direttori, suona strano, assai strano che di questi tempi così decisivi per le sorti di questo governo, si colpisca proprio chi a certe pressioni non cede, e tutti coloro che non intendono affatto che il loro Istituto di Cultura si possa trasformare in un qualcos’altro di non pertinente, e dove operazioni di ogni tipo diventerebbero possibili. Forse che non si è parlato, a proposito di voto all’estero, di “voto informatico” ?
Ecco, noi crediamo che questo tipo di Istituto si presti benissimo a quel tipo di voto. Specialmente se i loro Direttori, d’accordo con i propri impiegati, vi si barricheranno dentro al momento opportuno per verificare, diciamo, se i collegamenti telematici con le vari anagrafi d’Italia, hanno dato i frutti sperati. Spetta quindi alla politica riprendersi i parametri di valutazione dell’operato dei suoi singoli funzionari, ad essa il compito di stabilirne l’onestà e l’efficacia. Il tutto nel rispetto di quelle stesse leggi che nel corso degli anni la politica medesima ha promosso e votato. Non spetta di certo solo a D’Alema e compagnia strusciante, questo compito morale e civile che ci riguarda tutti, nessuno escluso. Perciò occhio a quanto succede negli IIC all’estero. La battaglia è appena cominciata.
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sabato 9 giugno 2007
ANCHE GLI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA PARTECIPERANNO ALLE GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2007
Il Ministero degli Affari Esteri, infatti, ha aderito assieme al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali all’iniziativa che ricorre anche quest’anno, in base all’impegno assunto fin dal 1991 dal Consiglio d’Europa di incentivare e rafforzare il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra i Paesi europei.
Su tutto il territorio nazionale saranno, dunque, organizzate iniziative che riassumono e valorizzano i contenuti della cultura e del patrimonio italiano, offrendo inoltre l’accesso gratuito in tutti i suoi luoghi della cultura: musei, gallerie, monumenti e aree archeologiche.
Lo slogan scelto dall’Italia è per quest’anno "Le grandi strade della Cultura: un valore per l’Europa". Con questo tema si intende sollecitare, in ogni regione, l’organizzazione di manifestazioni e attività di collaborazione con quei Paesi europei che abbiano avuto una influenza importante nella formazione culturale del nostro Paese o presso i quali il ruolo delle tradizioni, dei movimenti, degli artisti italiani sia stato significativo. Una strada dunque che colleghi il nostro Paese all’Europa, alla ricerca sia di quanto ci sia di comune con le altre nazioni sia di quanto costituisca la nostra unicità.
Il patrimonio culturale diventa in tal modo il più importante veicolo per diffondere la conoscenza delle radici e della cultura dei Paesi europei: un ponte tra individualità e universalità, tra passato e futuro.
Sul territorio nazionale sono state coinvolte Regioni e Province autonome, il Ministero dell’Istruzione e il Ministero dell’Università e della Ricerca nonché altre istituzioni culturali a carattere pubblico e privato. All’estero, invece, saranno attivi gli Istituti Italiani di Cultura. (aise)
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mercoledì 30 maggio 2007
CORRADO AUGIAS PRESENTA AD HARVARD I SUOI "SEGRETI DI ROMA"
Ne "I segreti di Roma" Augias ripercorre i 27 secoli della storia di Roma in quella che è stata definita la più completa esplorazione della città eterna mai pubblicata. Augias, che è uno dei più noti ed apprezzati scrittori italiani, descrive la storia della città con la stessa precisione e la stessa passione che avevano caratterizzato le sue prime "cronache" su Parigi, New York e Londra, presentando così la definitiva biografia di una città che ha condizionato la civiltà occidentale attraverso i secoli.
Il libro, dunque, evidenzia nel dettaglio un gruppo di figure storiche "equivoche" come Lucrezia Borgia, la cui dubbia reputazione fa parte della storia di una famiglia al cui interno si sarebbero verificati incesti e delitti.
Dalle violente origini dell’ascesa di Romolo al Rinascimento, "I segreti di Roma" svela segreti che hanno modellato la città senza che nessuno ne fosse a conoscenza, tanto che Umberto Eco, autore e critico culturale universalmente noto, ha definito il libro di Augias come "una serie di storie che mi hanno fatto riscoprire la città eterna".
È dunque uno studio sulla capitale italiana che non ha precedenti e che, come una conversazione accattivante, porta il lettore sulle mura aureliane, ma anche al ghetto, passando per Caravaggio e per la Domus Aurea di Nerone. E poi ancora Gramsci, Pasolini, e gli scandali dei Cenci e Casati.
Ovunque, poi, Augias fa riferimenti all’arte, all’architettura e alla letteratura. Nel libro anche una speciale sezione fotografica. "I segreti di Roma" è sicuramente la magnum opus della vasta carriera di Augias, un volume essenziale non solo per capire la storia di Roma, ma anche per comprendere la società contemporanea.
Famoso autore e giornalista che ha trascorso la sua vita tra l’Italia e Parigi Londra e New York dove ha lavorato come corrispondente per L’espresso e la Repubblica, Augias è autore di numerosi libri. Ricordiamo, tra gli altri, "I segreti di Parigi" (1966), "Il viaggiatore alato: Vita di Amedeo Modigliani" (1998), "I Segreti di New York", e "I segreti di Londra", tutti pubblicati da Mondadori. Augias è anche un noto giornalista e autore televisivo.
Secondo Alexander Stille, autore, giornalista nonché docente di Giornalismo alla Columbia "I segreti di Roma è un intelligente, approfondito tour di Roma in cui l’autore, passando agilmente dal passato al presente, spostandosi tra quartieri, monumenti, e citando libri e film, offre una ricca e godibile descrizione della città più bella del mondo".
Cinzia Dal Maso su Il Sole 24 Ore ha scritto che "Augias ci mostra l’anima nascosta di Roma. I suoi segreti non sono solo aneddoti curiosi, ma riesce a descrivere, attraverso i suoi racconti, lo spirito, le emozioni e il sudore di 2700 anni di storia".
Per Leonardo Colombati, de Il Giornale, Augias "indossando il famoso cappello di Indiana Jones, con un piccone in mano, Augias scava nella parte più profonda di Roma con sorprendenti e affascinanti risultati". (aise)
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martedì 29 maggio 2007
NUOVA TAPPA DI PIZZA ITALIANS CON BEPPE SEVERGNINI ALL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI CRACOVIA
La città polacca rappresenta l’ultima in ordine di tempo delle oltre 60 "pizze" finora realizzate, nate quasi per caso, su iniziativa del giornalista Servegnini, che, dal forum "Italians", spiega: "Pochi mesi dopo l'apertura del forum "Italians" (3 dicembre 1998), dovevo andare a Londra per lavoro. Due lettori l'hanno saputo, e mi hanno scritto: se hai una sera libera, vieni a prendere una pizza con noi? Ho risposto: volentieri, vediamo se s'aggiunge qualcun altro. Morale: ci siamo trovati in 120, e abbiamo preso un'intera pizzeria di Soho".
"In otto anni", prosegue Severgnini, "le pizze sono diventate 62" e ovunque "hanno prodotto conoscenze, lavoro, amicizie, coppie, figli e altre cose che il conduttore di un forum non può e non deve sapere".
Tante le città toccate da questo girovagare: "nel 1999, la 2ª Pizza Italians tocca una città immensa: si compone di cinque distretti, è stata fondata dagli olandesi e ha per simbolo una statua donata dai francesi. La 3ª pizza avviene in una città europea, dove l'Europa è un'industria: un abitante su tre è straniero. Poi ci ritroviamo nell'"Atene d'America", quindi in vista delle Olympic Mountains: nulla a che fare con la Grecia, però".
"Le pizze numero 6 e 7, - prosegue - estate 2000, sono organizzate nelle due capitali della Guerra Fredda. Vivace l'8ª pizza, in una città europea che ha reso celebri due italiani: uno per aver ricostruito una piazza, l'altro per essere crollato dopo una testata sul petto. L'anno si chiude negli Usa, in occasione della non-elezione del Presidente: la prima città era in origine una missione francescana sull'oceano, la seconda si chiamava Yerba Buena".
Il 2001 "si apre in due città britanniche. La prima ospita la Walker Art Gallery, la seconda Witworth Art Gallery: ma i turisti italiani preferiscono andare allo stadio (Anfield, Old Trafford). Seguono una città americana, celebre per il loop, il "cappio" formato dalla metropolitana sopraelevata, e una fascinosa capitale europea il cui nome significa "stagno nero". La 15ª pizza avviene nel principale mercato europeo dell'oro, la 16ª alla foce del fiume Vantaa: gli Italians arrivano anche dalla località vicine (Tapiola, Espoo) e, nonostante la temperatura, lasciano i figli all'aperto in carrozzina".
"Il 2002", racconta ancora il giornalista italiano, "è tranquillo: si parte nella culla della Dichiarazione d'Indipendenza americana, si continua per una località argentina nota per la bellezza della frutta e delle donne, si prosegue per la terza città dell'America Latina, terra di tango e pallone. La 20ª pizza tocca una città dell'Europa meridionale un po' giù di morale, nonostante il bel calcio e il bel canto. Nel 2003 il popolo della pizza si riunisce in una città europea celebre per una torre, e circondata da una periferia di 280 comuni; in un'altra circondata da un Ring; e in una terza, in Sudamerica, circondata e basta: l'area urbana ha 18 milioni di abitanti, e le città limitrofe formano "l'Abc dei Santi".
"Il 2004 si chiude in Asia, con la 30ª pizza, in una megalopoli sull'oceano, chiamata "Maximum City". Prima d'arrivarci, però, passiamo in altre sei città: sulla Vistola, davanti al Tago, sotto il Licabetto, oltre i Dardanelli, lungo l'Amstel e sulla baia di Biscayne". Severgnini definisce il 2005 un anno "impegnativo": "visito una città svizzera di 43.276 abitanti (iniziale: L), un gioiello mitteleuropeo (1.165.581, P), due gemelle scozzesi (448.400 e 577.100, E e G), un porto spagnolo (1.582.738, B). Non contento, sperimento pizzerie nella città di Dostoevskij (SP), presso una grande base navale sul Pacifico (SD), nella patria di Totò e della pizza medesima (N), nella capitale col Djurgarden (S), nella casa della Bmw (M), presso la Casa di Dürer (N), vicino alla Banca Centrale Europea (F), dalle parti di un noto casinò mediterraneo (M), non lontano dal Prado (M). Basta? No. Prima della fine dell'anno, la Pizze Italians toccano un porto dell'Asia che, fino a pochi anni prima, stava in un altro Paese (HK); l'esplosiva città del Bund (S); la megalopoli con Quezon City e un inquinamento da primato (M). Siamo a 47 pizze, e si va avanti". Il suo diventa quasi un gioco e prosegue nel 2006 a partire da "una città di fiume che un secolo fa era rivale di Vienna (B), prosegue nel luogo futuristico celebre per la Vela e la Palma (D), festeggia la 50esima pizza appena oltre il Brennero (I). Incontro poi italiani sulla sponda nord del Rio de la Plata (M), nella sede del Social Forum (PA), nella città spaziale sul Planalto Central (B). Seguono due pizze mediorientali: una nella città nata da Giaffa, autonoma dal 1923 (TA); l'altra è stata attaccata di recente da nord (H). Ai tempi delle crociate, si chiamava Caiffa. Siamo a 55 pizze".
Arriva l'estate, si torna in Europa. "Per il LX anniversario della Repubblica Italiana ci troviamo nell'ansa del fiume Aare (B). Durante i Mondiali di Germania, siamo nella città di Italia-Ghana, a lungo legata all'Inghilterra (H). Quindi, ancora America: pizza nello Stato più verde degli Usa (V) e nella città (T) "etnicamente più diversificata del mondo" secondo l'Unesco (400.000 italiani!). Poi, complice un libro, due antiche università coi muri coperti dall'edera: una del 1746 nel New Jersey (P), l'altra del 1701 nel Connecticut (Y). Ultima tappa, per adesso, Nairobi". Era il 25 novembre scorso, e nel frattempo si sono aggiunte nuove recenti tappe: il 9 maggio Tampere, il 13 Tallinn, il 15 Riga, sino ad arrivare a Cracovia, dove Severgnini sarà, come detto, il 6 giugno, per poi spostarsi in Lussemburgo, il 17 giugno, e a Düsseldorf, il 19 giugno. (aise)
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sabato 26 maggio 2007
BENI CULTURALI: RUTELLI VISITA LA SOCIETA' DANTE ALIGHIERI
Roma, 26 mag. 2007 - Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Il ministro per i Beni e le Attivita' Culturali Francesco Rutelli ha visitato oggi la sede centrale della societa' Dante Alighieri in Palazzo Firenze, a Roma, in occasione della seconda delle tre giornate culturali promosse dalla ''Dante'', coincisa con l'inaugurazione della mostra di Tamara Triffez e con il Consiglio Centrale della Societa'. Dopo aver visitato la mostra dei piani editoriali della ''Dante Alighieri'', il vice presidente del Consiglio, guidato da Bruno Bottai, presidente della Societa' Dante Alighieri, ha visitato l'esposizione della Triffez, ''La via reale''. Nel corso del Consiglio Centrale, al quale hanno preso parte gli alti vertici della ''Dante Alighieri'', tra cui il presidente Bottai e i vicepresidenti Gianni Letta e Alberto Arbasino, e' stato annunciato che la Fiat ha scelto la societa' Dante Alighieri per insegnare la lingua italiana ai propri operai impegnati per la costruzione della nuova ''Cinquecento'' in Polonia, dove la ''Dante'' e' attualmente presente a Cracovia e Katowice, e messo in risalto la crescente e proficua collaborazione della ''Dante'' con il ministero degli Affari Esteri in ambito di diffusione della lingua e della cultura italiane all'estero.
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LINGUA ITALIANA: MAE E SOCIETA' DANTE ALIGHIERI INSIEME PER LA PROMOZIONE
Gherardo La Francesca, Direttore Generale per la promozione e la cooperazione culturale del Ministero degli Affari EsteriRoma, 26 mag. 2007 (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Societa' Dante Alighieri, ministero degli Affari Esteri, ambasciate e Istituti Italiani di Cultura: una collaborazione fondamentale per intraprendere un'azione di valorizzazione della lingua e della cultura italiane nel mondo, soprattutto in determinate aree geografiche. Questa l'opinione di Gherardo La Francesca, direttore generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del ministero degli Affari Esteri, intervenuto a Palazzo Firenze in occasione della tavola rotonda ''Beni culturali, editoria e promozione dell'italiano nel mondo'', promossa dalla societa' Dante Alighieri.
"L'Italia e' il primo Paese al mondo per la ricchezza del proprio patrimonio culturale - ha dichiarato Gherardo La Francesca - ed e' necessario intraprendere azioni comuni per definire strategie nuove di valorizzazione e promozione della nostra cultura all'estero". Il direttore generale si e' poi soffermato sul tema della Certificazione in lingua italiana, sottolineando la necessita' di attribuirle una maggiore rilevanza dal punto di vista curricolare.
Al dibattito hanno preso parte anche l'ambasciatore Francesco Aloisi de Larderel, consigliere emerito della societa' Dante Alighieri, e Loredana Cornero, segretaria generale della Comunita' Radiotelevisiva Italofona, che hanno sottolineato l'importanza delle nuove tecnologie nella diffusione della lingua e della cultura italiane nel mondo. Presente anche e il poeta e scrittore Davide Rondoni che si e' soffermato sulla ''giovinezza'' dell'italiano, "lingua ricca di contenuti che alimentano una tensione morale ed estetica, mantenendola vitale e piena di risorse".
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venerdì 25 maggio 2007
"MIRACOLO" ALLA FARNESINA: GINO MAROTTA ALLA PRESENTAZIONE DEL NUOVO PIANO DEL MAE PER PROMUOVERE L’ARTE ITALIANA ALL’ESTERO
Gino MarottaROMA\ aise\ 25 maggio 2007 - "Il fatto che la promozione culturale sia una priorità ed una carta preziosa per il Paese e per la diplomazia italiana è un concetto ormai acquisito". Ma che oggi tale promozione abbia un più chiaro obiettivo strategico e che questo guardi soprattutto alla valorizzazione dell’arte contemporanea o, meglio, della "creatività moderna", questo lo ha annunciato stamattina il Direttore Generale per la Promozione Culturale della Farnesina, Gherardo La Francesca, in un incontro organizzato alla Nuova Fiera di Roma, in occasione del Forum PA.
"Nuove strategie per la promozione culturale, con particolare riferimento alla circuitazione delle mostre" era il tema intorno al quale si è svolta la conferenza, che, non a caso, ha visto la presenza, tra gli altri, di Lorenzo Canova, co-curatore assieme a Calvesi della Collezione d’Arte Contemporanea della Farnesina, e di Renato Miracco, che da tempo ormai collabora con il Ministero proprio per portare le mostre organizzate dalla Direzione generale anche all’estero. Ma soprattutto era presente oggi, accanto a loro, Gino Marotta, uno degli artisti che più ha contribuito con i suoi importanti prestiti ad arricchire la Collezione.
È stato Marotta, che, vale forse la pena sottolinearlo, è uno dei più grandi rappresentanti dell’arte italiana del XX e del XXI secolo, a denunciare "l’indigenza culturale della classe politica italiana, senza distinzione di schieramenti, dal dopoguerra ad oggi". Troppo a lungo, ha sottolineato il Maestro, critici e politici si sono macchiati di "analfabetismo culturale", hanno assistito alla "colonizzazione culturale degli Stati Uniti, dimenticando quanto l’Italia ha insegnato agli americani". E così oggi un artista come Rauschenberg, americano di nascita, certo, ma formatosi in Italia negli anni in cui la Scuola di Piazza del Popolo era un "santuario internazionale" intorno al quale gravitavano artisti di ogni angolo del mondo, "può vendere i suoi quadri a 9 milioni di euro ed io no", perché "non ho il mio Paese dietro le spalle".
L’Italia, insomma, può e deve recuperare il suo primato culturale. Marotta ne è convinto e pure la Direzione generale del Ministero degli Esteri, l’unico tra i dicasteri, ha aggiunto emozionato il Maestro, che "ci sta aiutando", perché ha compreso che "all’arte italiana deve essere riconsegnata quella dignità che merita".
Sironi, un "gigante". Il futurismo, un movimento che non può essere messo da parte solo perché associato al fascismo: ad esso si deve "una rottura artistica e ideologica" che non ha precedenti nel XX secolo. Certo, ha detto ancora Marotta, "abbiamo perso la guerra" ed anche l’arte ne ha pagato le conseguenze, "questo va detto", ma è ora di "toglierci l’anello dal naso", di guardare avanti. Ed è quello che la Farnesina, con la sua Collezione e la sua strategia di promozione dell’arte italiana all’estero, sta facendo con passione.
"Le idee camminano sulle gambe delle persone e senza Umberto Vattani tutto questo oggi non ci sarebbe stato", ha voluto ricordare questa mattina un emozionato Marotta. Si deve infatti proprio all’allora Segretario generale Vattani la creazione, nel 2001, della Collezione d’Arte Contemporanea della Farnesina, che raccoglie oggi, grazie alla formula del comodato d’uso temporaneo, una selezione di opere del Novecento italiano degna delle più importanti sedi museali: Afro, Balla, Boccioni, Burri, Carrà, De Chirico, Guttuso, Paladino, Plessi, Sironi, Vedova e, naturalmente, Marotta, solo per citarne alcuni.
Da subito, non appena è partita questa avventura, il Ministero degli Esteri ha colto ogni occasione per far conoscere questo patrimonio anche al di fuori del ristretto ambito degli addetti ai lavori e del territorio nazionale. Negli ultimi anni le opere più significative della Collezione sono state presentate alla Triennale di Milano, a Venezia, e poi in India, Giappone e nei Balcani. Sempre utilizzando quello strumento unico della nostra diplomazia che è la rete all’estero degli Istituti Italiani di Cultura.
Il nuovo piano strategico del Mae intende valorizzare il loro potenziale, per renderli sempre più protagonisti "qualificati e autorevoli" della promozione della cultura italiana all’estero. Per questo, ha spiegato La Francesca, nei mesi scorsi è stato avviato un primo ciclo di otto incontri con altrettanti direttori di Istituti, ai quali è stato chiesto quali siano i settori ritenuti "prioritari" per ulteriori iniziative di promozione. E la risposta, ha detto il direttore del Mae, "è stata univoca": all’estero aumenta la domanda di "contemporaneità". Ciò non vuol dire, ha precisato, dimenticare "tradizione e cultura antica", ma anzi creare un "nesso" tra quel passato ricco e unico che caratterizza la nostra storia e "ciò che siamo ancora in grado di fare", in due parole la "creatività moderna". Questo è "l’obiettivo strategico che ci siamo posti e al quale vogliamo rivolgere il nostro sguardo", spaziando dall’arte al design all’architettura e, perché no, alle nuove tecnologie.
È un obiettivo ambizioso per realizzare il quale, ha ammesso La Francesca, sarebbe auspicabile poter disporre di ulteriori risorse, ma intanto occorre ottimizzare quelle esistenti ed applicare anche alla rete diplomatica un concetto economico di scala: quello della "efficienza".
L’efficienza si tramuta a sua volta in "circuitazione". È questa la parola magica della promozione culturale italiana all’estero: "la circuitazione consente infatti di realizzare eventi di maggior impatto, ripartendone i costi fissi su diverse sedi". L’esperienza maturata in questi ultimi anni dimostra che si tratta di una scelta vincente: vi sono al momento 12 mostre in fase di circuitazione e, accanto ad esse, il "caso esemplare" dell’esposizione che, partita il 4 maggio scorso, porterà in circa 20 Paesi un centinaio di opere della Collezione d’Arte della Farnesina.
Vincente è anche l’idea, portata avanti da Renato Miracco e già realizzata in diverse occasioni, che la circuitazione non debba essere "statica" bensì "dinamica", che cioè ogni mostra si debba confrontare con la realtà locale, mostrando così l’influenza che anche nel codice contemporaneo possiede l’arte italiana.
Le sfide del futuro non si possono però affrontare senza fare i conti con le nuove tecnologie ed in special modo con Internet. Per questo nel piano strategico della Direzione generale per la Promozione Culturale hanno trovato spazio due importanti e, in un certo senso, rivoluzionarie iniziative.
La prima è stata presentata oggi dal regista Stefano Scialotti, cui si deve la "direzione artistica" del nuovo sito www.collezionefarnesina.com: una vera e propria visita guidata nella Collezione che si dipana tra i corridoi e le sale della nostra diplomazia. Il sito internet è stato studiato per far sì che l’accesso alla collezione da parte del visitatore generi un "impatto razionale", prima, con la mappa delle opere, e un "impatto emotivo", poi, con dei brevi video che le illustrano. Solo allora chi lo vorrà potrà anche consultare più consistenti approfondimenti ipertestuali.
È sempre su internet e precisamente all’interno della nuova piattaforma informatica di "Second Life" che la Farnesina ha aperto, prima istituzione pubblica nel mondo, un Istituto di Cultura virtuale, che, a costi estrememente contenuti - pochissime centinaia di euro -, in meno di due mesi ha conquistato 13mila visitatori ed ha già ricevuto due importanti proposte di collaborazione, grazie alle quali è stata inaugurata proprio oggi la nuova struttura architettonica che accoglie, sempre virtualmente, la sede dell’Istituto.
Si tratta pur sempre di "una vetrina di eventi reali", ha spiegato Enrico Vattani, figlio di Umberto anch’egli alla Direzione generale del Mae. E lo ha ribadito Gherardo La Francesca: "non si può sostituire la realtà concreta con quella virtuale". Quanto accade on line è, dunque, un riflesso di ciò che è stato già realizzato nel mondo dagli Istituto Italiani di Cultura e dalla rete diplomatico-consolare. Ma presto, ha aggiunto La Francesca, lo spazio italiano su "Second Life" potrebbe trasformarsi in un elemento di supporto, ad esempio, per l’insegnamento della lingua italiana o in un luogo di incontro e di scambio tra i direttori dei 90 Istituto italiani sparsi nel mondo. Gli sviluppi possibili sono tanti e tutti "nel segno della incisività".
Forse ha ragione Gino Marotta. È stato lui oggi a definire quello compiuto dal Ministero un "miracolo". E a nulla è servita la gentile ritrosia del Direttore generale La Francesca, per il quale "promuovere l’arte e la cultura italiana all’estero è solo il nostro mestiere. È il nostro lavoro" ed è un "lavoro facile perché abbiamo alle spalle un patrimonio immenso che poche culture possono vantare". Eh no! Marotta non ha mollato: "sono convinto, è un miracolo", ha ribadito sorridendo e a quel punto ha sorriso anche La Francesca. Al termine dell’incontro non ho saputo resistere all’occasione di stringere la mano ad un grande artista qual è Marotta. Poi, salutandolo, gli confessato: "è come ha detto lei, è un miracolo". (raffaella aronica\aise)
FARNESINA: PIU' TECNOLOGIA PER PORTARE CULTURA IN ITALIA
(ITnews) 25 maggio 2007 - Roma - La domanda di cultura italiana all'estero è un «fenomeno in crescita» e al pubblico occorre dare risposte al passo con le nuove tecnologie informatiche, «utilizzando al meglio le infinite potenzialità del Web».
È questa la strada che il direttore generale della Farnesina per la promozione della cultura del Bel Paese nel mondo, Gherardo La Francesca, ha intrapreso con convinzione, come illustrato oggi nell'ambito del Forum della Pubblica Amministrazione in corso a Roma.
C'è a disposizione una rete estesa e qualificata composta da 90 Istituti di cultura più 66 rappresentanze diplomatiche consolari che propone più di 9mila eventi l'anno in 108 Paesi. Ma, per far funzionare al meglio questo complesso meccanismo, «un approccio più industriale» diventa un imperativo. Solo così - osservano gli addetti ai lavori - sarà possibile una più efficiente circolazione degli eventi - a cominciare dalle mostre, passando per le sfilate di moda fino ai concerti - ed ad una riduzione dei costi
Nata qualche mese fa come realtà sperimentale, quando i costi di ingresso si aggiravano intorno a poche centinaia di euro, oggi il primo Istituto italiano di cultura interattivo sul sito 'Second Lifè è già una realtà che funziona, con al suo attivo 13mila visitatori. «I risultati raggiunti sono incoraggianti», ha osservato La Francesca spiegando che «Second Life» è una «grande vetrina» che utilizza tecniche sviluppate per i videogiochi affiancandole alla straordinaria potenzialità della realtà tridimensionale. (fonte Ansa)
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FORUM P.A.: FARNESINA PRESENTA NUOVE STRATEGIE PER PROMOZIONE CULTURALE
Gherardo La Francesca, Direttore Generale per la promozione e la cooperazione culturale del Ministero degli Affari EsteriRoma, 25 mag. (Adnkronos) - Rispondere alla richiesta sempre crescente di arte contemporanea, ma anche di design e architettura italiana che viene rivolta ai nostri istituti di cultura all'estero, con l'organizzazione di mostre che tocchino diversi paesi. E anche con un uso sempre piu' sofisticato delle nuove tecnologie, come prova la recente apertura del nostro istituto di cultura virtuale su Second Life, citta' virtuale dove e' gia' possibile visitare alcune delle mostre organizzate dalla Farnesina. Sono queste le linee portanti delle nuove strategia per la promozione culturale, illustrate dal Direttore generale per la promozione e la cooperazione culturale del ministero degli Esteri, Gherardo La Francesca, intervenuto oggi ad un convegno sull'argomento al Forum della Pubblica Amministrazione.
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giovedì 24 maggio 2007
ANTOLOGIE GUIDE CULTURALI E MATERIALI DIDATTICI: LA SOCIETÀ DANTE ALIGHIERI PRESENTA I SUOI PIANI EDITORIALI
La presentazione si svolgerà all’interno di una "tre-giorni" in programma da domani 25 maggio alla presenza dei rappresentanti delle Istituzioni e dei delegati degli oltre 500 Comitati della "Dante" dell’Italia e dell’estero.
Il piano editoriale verrà realizzato a partire da quest’anno e prevede due sezioni: Letteratura e Cultura Italiana e Lingua e Didattica. Il progetto intende contribuire, con la prima sezione alla diffusione di testi letterari e culturali rivolti agli italiani e agli stranieri e con la seconda a fornire strumenti didatticamente adeguati per l’insegnamento/apprendimento della lingua italiana nel mondo. La prima sezione sarà composta dalle Collane Anniversari, Antologie, Classici e Itinerari della Dante - I Luoghi dell’identità italiana, Museo, Saggi; la seconda dalle Collane Didattica, Juniores e Insegnare.
I lavori, come detto, inizieranno domani alle 10.30 con gli interventi dell’Ambasciatore Bruno Bottai, Presidente della Società Dante Alighieri, del Consigliere Paolo Peluffo, Capo Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di Ettore Pietrabissa, Direttore Generale Arcus, di Giuseppe Patota, Responsabile Scientifico PLIDA, di Silvia Giugni, Responsabile Piani Editoriali, di Lucilla Pizzoli, Responsabile Progetto "Museo Sì" e di Paola Manfroni, Direttore Creativo McCann Erickson. Seguiranno le letture carducciane introdotte da Alberto Casadei, docente all’Università di Pisa, eseguite dagli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica "Silvio D’Amico" con la regia di Giuseppe Bevilacqua.
Nel pomeriggio, a partire dalle 16, avrà luogo una Tavola Rotonda presieduta dal Ministro Plenipotenziario Gherardo La Francesca, Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari Esteri, sul tema "Beni culturali, editoria e promozione dell’italiano nel mondo", alla quale prenderanno parte l’Ambasciatore Francesco Aloisi de Larderel, Consigliere Emerito della Società Dante Alighieri, Attilio Brilli, Ordinario di Letteratura Anglo-Americana presso l’Università di Siena-Arezzo, Loredana Cornero, Segretaria Generale della Comunità Radiotelevisiva Italofona e il poeta e scrittore Davide Rondoni.
Sabato 26 maggio alle 10 verrà inaugurata in Palazzo Firenze, alla presenza di Claudio Strinati, Soprintendente al Polo Museale Romano, la mostra dell’artista belga Tamara Triffez, "La Via Reale", un’esposizione di circa 25 scatti realizzati durante la Settimana Santa del 2005-2006 in Sicilia e dedicati alla profonda tradizione popolare dell’isola. La mostra, visibile fino all’8 giugno, sarà arricchita dalla riproduzione permanente di un DVD fotografico che ripercorre in 100 immagini tutto il lavoro compiuto dall’artista. Seguirà la visita guidata dalla prof.ssa Francesca Corsi a Palazzo Altemps.
Nel pomeriggio, a partire dalle 16 con il coordinamento di Alessandro Masi, Segretario Generale della "Dante", Luca Serianni, Marco Veglia e Lucio Villari presenteranno le iniziative promosse dalla Società Dante Alighieri per l’anno carducciano e introdurranno le letture degli allievi dell’Accademia "Silvio D’Amico".
L’ultima giornata dei lavori, prevista per domenica 27 maggio, sarà caratterizzata dall’Assemblea dei soci della "Dante Alighieri" con l’esposizione di bilanci e progetti da parte dei rappresentanti dei Comitati italiani ed esteri della Società . Nel pomeriggio si svolgerà un concerto di musica jazz. (aise)
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mercoledì 16 maggio 2007
Come rilanciare la promozione della cultura italiana nel mondo
Gherardo La Francesca, Direttore Generale per la promozione della cultura italiana all’estero al Ministero degli Affari Esteri(ANSA) – COPENAGHEN, 15 MAGGIO – In un mondo in rapido mutamento gli Istituti Italiani di Cultura hanno molte nuove opportunità per rilanciare la promozione della cultura e della lingua italiana all’estero. Come riorganizzare il lavoro? Come utilizzare le nuove tecnologie e come accrescere la promozione culturale limitando le spese? Se ne è discusso oggi a Copenaghen nel corso di una riunione fra i direttori degli Istituti di Cultura dell’area nord europea.
“L’Italia è il paese più ricco dal punto di vista della cultura e le potenzialità sono enormi”, ha detto all’Ansa il Ministro Plenipotenziario Gherardo La Francesca, Direttore Generale per la promozione della cultura italiana all’estero al Ministero degli Affari Esteri. Uno dei problemi affrontati è stato quello di una maggiore circolazione delle iniziative fra i diversi paesi in modo da renderle più ampiamente fruibili al pubblico e di ridurne le spese. “Non possiamo più permetterci il lusso di fare cose esclusivamente programmate per una sede – dice il ministro La Francesca – e ci stiamo muovendo con molta determinazione in alcuni settori prioritari, come l’arte contemporanea, il design o l’architettura, con operazioni a larghissimo raggio”. Un esempio è la mostra che espone 100 opere tratte dalla collezione della Farnesina. È partita da Sarajevo il 4 maggio scorso e girerà per due anni per l’Europa orientale, il Sud e il Nord America. Ma di primaria importanza è il maggiore ricorso da parte degli Istituti Italiani di Cultura alle nuove tecnologie. Ad esempio si stanno creando dei blog per metterli in collegamento continuo in modo da potere annotare gli eventi più interessanti per farli girare nella stessa area del mondo. Ancora più significativo è il ricorso al second life il sistema web tridimensionale che consente all’utente di partecipare ad un evento a distanza e in prima persona. “L’Italia è il primo paese al mondo ad aver aperto un Istituto Italiano di Cultura virtuale, second life – ci dice il ministro La Francesca – In questo momento viene esposta una mostra, inaugrata a Calcutta con opere di pittori emergenti italiani e di pittori emergenti indiani. Poi girerà per altri stati acquisendo la componente culturale del luogo. I risultati d’utilizzo di questo strumento, che è costato una cifra irrisoria, sono evidenti: abbiamo già superato i 10 mila visitatori, provenienti da tutto il mondo”.
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lunedì 14 maggio 2007
"CINQUANT’ANNI DI MODA ITALIANA" SBARCA IN RUSSIA: LA MOSTRA PATROCINATA DAL MAE FA TAPPA NEL PAESE DEGLI ZAR
Una mostra che ha portato nei musei istituzionali delle principali città del mondo le creazioni dei protagonisti della moda italiana, permettendo non solo di conoscerne storia ed evoluzione artistica, ma anche di promuovere con essa, tutti i settori di eccellenza del made in Italy.
Allestita presso l’area culturale del "Petrovsky Passage", "Cinquant’anni di moda italiana" sarà inaugurata oggi alla presenza di autorità italiane e russe tra cui la signora Roya Surdo, moglie dell’Ambasciatore d’Italia a Mosca Vittorio Surdo. L’esposizione di inserisce nell’ambito del "Chereshnevy Les" il Libero Festival delle Arti che ogni anno realizza "Bosco dei Ciliegi" con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Mosca e dell’Istituto Italiano di Cultura.
In scena le maggiori griffe di Alta Moda e prêt-à-porter: Giorgio Armani, Renato Balestra, Laura Biagiotti, Brioni, Mariella Burani, Roberta di Camerino, Helietta Caracciolo, Enrico Coveri, Etro, Fendi, Salvatore Ferragamo, Gianfranco Ferrè, Alberta Ferretti, Max Mara, Sorelle Fontana, Irene Galitzine, Gattinoni, Genny, Gucci, Krizia, La Perla, Ermanno Scervino, Lancetti, Litrico, Antonio Marras, Gai Mattiolo, Missoni, Prada, Lorenzo Riva, Fausto Sarli, Schuberth, Luciano Soprani, Trussardi, Valentino, Versace, Lucia Odelscalchi.
La storia e i protagonisti del made in Italy raccontati attraverso un’esposizione grafica; a partire dalla nascita della gloriosa alta moda nel 1950, fino ad arrivare ai nostri giorni. Come pure attraverso la proiezione di filmati ed un percorso creativo di capi storici esposti su manichino artistico Bonaveri: quale testimonianza dello stile per cui ognuno di loro si è affermato. Inoltre una serie di oggetti particolari: creazioni inedite dei maestri dell’accessorio e del bijou. Tutto inserito in un allestimento curato dall’Architetto Paolo Gabrielli e proiettato a rappresentare sia il percorso progressivo della moda italiana; che gli spazi autonomi di ricerca di ciascuno stilista.
"Cinquant’anni di moda italiana" prosegue un itinerario iniziato a Città del Messico nel 1997 e portato avanti in America Latina: Bogotà (Istituto Italiano di Cultura - 1998), Brasilia (Ambasciata d’Italia - 1999), San Paolo (Complesso Culturale Julio Préstes - 1999), Rio de Janeiro (Museo Belas Artes - 1999), Niteroi (Università Unipli - 1999), Curitiba (Museo Memorial - 1999), Montevideo (Istituto Italiano di Cultura - 2000), Antigua Guatemala (Casa Santo Domingo - 2001), Panama (Sede Figaltex - 2001), Lima (Museo d’Arte Italiana - 2001). Quindi l’Europa: Lione (Museo dei Tessuti e delle Arti Decorative – 2003), Anversa (Koningin Fabiolazzal – 2003). Inoltre l’estremo Oriente: Tokyo (Odakyu Museum - 2001), Seoul (Korean Institute of Design – 2002), Tianjin (Italian Business Park - 2002), Hanoi (Hotel Melià – 2002), New Delhi (Ambasciata d’Italia – 2002), Mumbai (Tata Theatre – 2002), Kolkata (Victoria Memorial Museum – 2003); Kuala Lumpur (National Art Gallery – 2004); Hong Kong (International Finance Centre – 2005); Jakarta (Gedung Arsip Nasional – 2005); Taipei (Taipei Fine Arts Museum – 2006).E ora finalmente l’Europa dell’Est.
Tutto il materiale in esposizione è stato gentilmente messo a disposizione da ogni singolo stilista; tranne alcune creazioni date in prestito da privati collezionisti, come l’abito da sera in raso pesante di Schuberth (1950), fotografato anche sull’Enciclopedia della Moda (Elsa De Giorgi); l’abito e soprabito in broccato oro (1958) sempre di Schuberth (Mariella Giurato Sacchi). Modelli rappresentativi del connubio nel tempo tra moda e cinema come l’abito talare delle Sorelle Fontana, indossato prima da Ava Gardner (1956) e poi riproposto per Anita Ekberg nel film "La Dolce Vita" di Fellini (1960); il famoso "Pyiama Palazzo" di Galiztine, segno dei tempi, che Claudia Cardinale portava ne "La Pantera Rosa" (1963). Inoltre il prezioso abito-bustier creato da Luciano Soprani per Jacqueline Bisset ed indossato nel film "Orchidea Selvaggia" (1988). L’abito in tulle di Prada con ricami in paillettes-oro indossato dall’attrice Cate Blanchett (2000). Lo smoking firmato Litrico indossato da Rossano Brazzi (1958) e quello realizzato da Brioni per l’invincibile "007-James Bond" alias Pierce Brosnan nell’ultimo film "Die Another Day" (2002). E poi l’inconfondibile Valentino con Fausto Sarli: maestri dell’Haute Couture. La forza dello stile e della personalità degli stilisti italiani immediatamente riconoscibile ed espressa attraverso abiti-simbolo: il tipico taglio maschile di Giorgio Armani con il suo smoking da donna "Regimental" completamente ricamato in oro e blu (1991); il "paillettato" grande e colorato nell’abito "urlo di donna" di Enrico Coveri (1997); l’abito "Bottiglietta" di Gattinoni in paillettes e jais (1991). La magia dei tessuti e lo stile fortemente etnico di Etro (2000); l’inconfondibile abito "Bambola" di Laura Biagiotti in cachemire e taffettà (2002); l’irriverenza del genio ribelle Moschino espressa nella miriade di reggiseni in pizzo nero applicati sul vestito da sera (1988); l’amore per il lusso e lo sfarzo di Versace con il suo abito di cristalli Swarovski (1998/99). La moda legata a doppio filo con la cultura attraverso l’abito "Carmen" di Renato Balestra, dedicato a Maria Callas (1996); oppure quelli ispirati alle opere di Picasso con Lancetti (1986/87). Ed ancora il bon-ton couture di Lorenzo Riva con l’abito da sposa creato per la Principessa Bianca d’Aosta (1995) e la preziosità nei ricami e nei dipinti a mano di Gai Mattiolo. Infine lo stile inconfondibile di Gucci, creato da Tom Ford; quello sofisticato di Gianfranco Ferrè, la femminilità sottolineata dall’estro di Mariella Burani, la sensualità di Genny, il "put together" di Missoni, il plissè di Krizia, la leggerezza di Alberta Ferretti e la "Madonna Nera" venerata dai minatori sardi di Antonio Marras (1998). L’inedita ed inimitabile lavorazione della pelliccia Fendi e la maestria di Trussardi nell’uso delle pelli. Fino ad arrivare agli accessori legati a personaggi celebri: la prima trousse tonda creata da Helietta Caracciolo per Jacqueline Kennedy (1975), la collana indossata da Nancy Reagan e gli orecchini realizzati per Hillary Clinton. Poi la "Bagonghi" di Roberta di Camerino tra le preferite da Grace Kelly (1959); i sandali indossati da Madonna nel film "Evita", fedeli riproduzioni di quelli creati per Evita Peròn da Salvatore Ferragamo; assieme alle ballerine modello Audrey Hepburn di "Vacanze Romane".
Per questo nuovo circuito dell’Est Europeo, parteciperanno per la prima volta tre griffes di eccellenza per la moda italiana. Ermanno Scervino con la sua moda inconfondibile tra opulenza e romanticismo. La limited edition di La Perla creata per celebrare i 50 anni del marchio.
Infine il taglio sartoriale dei "capi spalla" Max Mara con il suo prezioso Montgomery dorato. Con queste anche il lusso del gioiello design di Lucia Odescalchi. Dopo Mosca, "50 anni di moda italiana" sarà a San Pietroburgo, quindi a Kiev, in Ucraina, proseguendo poi il suo circuito nelle principali città dell’Europa orientale. (aise)
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giovedì 26 aprile 2007
DAL CRUI E DALLA FARNESINA NUOVO BANDO PER IL TIROCINIO DI STUDENTI UNIVERSITARI PRESSO LA RETE DIPLOMATICO-CONSOLARE
Oggi è stato pubblicato il secondo bando 2007, che consentirà in totale a 618 studenti delle Università italiane di svolgere il loro tirocinio all’estero: 181 sono gli studenti previsti per le Ambasciate, 140 per i Consolati, 101 per gli Istituti Italiani di Cultura; 58 per le Rappresentanze Diplomatiche e 138 negli uffici romani della Farnesina.
Il "Programma di tirocini del Ministero degli Affari Esteri" rappresenta un'importante iniziativa che avvicina il mondo accademico e il mondo del lavoro, nella fattispecie quello della diplomazia e delle relazioni internazionali, offrendo a laureandi e neo-laureandi la possibilità di effettuare un periodo di formazione presso il Ministero, le sue rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari, le rappresentanze permanenti presso le organizzazioni internazionali e gli Istituti di Cultura.
L’obiettivo è l'acquisizione di una conoscenza diretta e concreta del mondo del lavoro, in particolare dell'attività svolta nell'ambito delle competenze del Ministero, al fine di completare o favorire il percorso formativo universitario dello studente o di agevolare le scelte professionali dei neo-laureati. I tirocinanti potranno quindi approfondire la loro personale formazione, e al tempo stesso sperimentare la realtà lavorativa, comprendendo logiche e sistemi di relazioni proprie del mondo produttivo.
Destinatari del programma sono laureandi e neo laureati di vecchio e nuovo ordinamento, esclusivamente di cittadinanza italiana, da non oltre 18 mesi, di tutte le Università che aderiscono al programma. Gli studenti potranno presentare le candidature alle proprie Università fino al 7 maggio. Queste effettueranno poi una preselezione, seguita da una seconda valutazione da parte sia del Ministero sia della Fondazione Crui. Il periodo di formazione e lavoro durerà 3 mesi, dal 17 settembre al 17 dicembre, con la possibilità di essere esteso fino a 4. (aise)
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venerdì 6 aprile 2007
ROMA: LA CAPITALE GUARDA AL MONDO ATTRAVERSO GLI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA
"Con 151 rappresentanze estere, tra Istituti Italiani di Cultura, consolati e ambasciate che svolgono un'intensa attivita' culturale in 108 paesi, possiamo davvero fare affidamento su una rete eccezionale - ha dichiarato il direttore generale La Francesca - una grande potenzialita' da sfruttare al meglio per diffondere un'immagine di Roma, e quindi dell'Italia, che da una parte affonda le proprie radici nella storia e nella tradizione, dall'altra dimostra una grande vivacita' tutta contemporanea". Il Memorandum siglato oggi, che segue la Dichiarazione d'Intenti sottoscritta nel 2002 dal ministero degli Affari Esteri e il sindaco di Roma, prevede la promozione all'estero, attraverso la rete degli istituti Italiani di Cultura, dei progetti e degli eventi organizzati dall'assessorato e, nello stesso tempo, impegna l'amministrazione capitolina a favorire la realizzazione a Roma degli eventi promossi all'estero dalla direzione generale e dagli Istituti di Cultura.
Inoltre, l'accordo definisce, per il 2007/2008, un calendario di mostre ed eventi culturali del comune di Roma che le due istituzioni si impegnano a promuovere all'estero.
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giovedì 22 marzo 2007
Da Amsterdam solidarietà a 100 contrattisiti italiani in USA
News ITALIA PRESS, 21 marzo 2007 Amsterdam - Silvia Terribili, contrattista presso IIC Amsterdam, iscritta CGIL, ex-coordinamento CGIL-Esteri, interviene sul caso dei 100 contrattisti italiani negli Stati Uniti che rischiano di dover pagare per la seconda volta le tasse -già versate allo Stato Italiano- allo stato americano (Ferrigno: 100 famiglie italiane in USA a rischio News ITALIA PRESS N° 53 del 16 marzo 2007 - La Farnesina costringe i propri dipendenti negli USA ad evadere il fisco poi li abbandona nelle grinfie dell'I.R.S. News ITALIA PRESS N° 53 del 16 marzo 2007 e Parlano le 100 famiglie italiane in USA che rischiano di finire sul lastrico News ITALIA PRESS N° 54 del 19 febbraio 2007).
"Vorrei intervenire per sostenere la causa dei 100 contrattisti italiani di consolati e ambasciate statunitensi ingiustamente trattati come evasori fiscali e abbandonati a se stessi, dopo aver servito fedelmente le istituzioni italiane per decine di anni. Chiedo a tutti i colleghi della categoria contrattisti di consolati , ambasciate e istituti di cultura nel mondo la massima solidarietà con questi nostri colleghi" dice Silvia Terribili.
La Terribili dice di condividere la posizione dell'Onorevole Marco Fedi, quando il parlamentare dice "Vi è una responsabilità, molto limitata, del personale a contratto e delle rappresentanze sindacali che hanno trascurato – non sappiamo per quale ragione – un aspetto rilevante della propria situazione contrattuale in rapporto al fisco". Tuttavia, sempre rifacendomi a quanto afferma l'Onorevole Fedi: "Vi è una responsabilità ben più grave e pesante delle amministrazioni dello Stato che dovrebbero informare sui contenuti delle Convenzioni e, alla firma del contratto, verificare che il cittadino/contribuente/lavoratore sia a conoscenza degli obblighi fiscali previsti dalle Convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni e non prediliga a fini di "entrate" la ritenute alla fonte".
Prendo atto, dice Silvia Terribili, "che sinora sembra si sia mobilitato a livello parlamentare solo il SICIS MAE per tutelare questi nostri colleghi in gravi difficoltà, che cosa sta facendo la CGIL? Auspico un'azione incisiva della CGIL volta a chiedere che il MAE e il MEF provvedano a risarcire il fisco americano delle entrate IRPEF dovute in base alla legislazione americana e contestualmente arrivare ad una convenzione bilaterale Italia-USA che renda impossibili tali inaccettabili incongruenze strutturali. Un cittadino italiano che lavora per istituzioni italiane all'estero non può pagare l'IRPEF due volte. Questo principio e diritto elementare deve essere garantito dallo stato italiano". News ITALIA PRESS
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sabato 10 marzo 2007
Internet: Farnesina apre Istituto Italiano di Cultura virtuale su 'Second Life'
Una parte della mostra, curata dal Prof. Lorenzo Canova - co-curatore, insieme a Maurizio Calvesi, della Collezione d'arte italiana contemporanea della Farnesina - sara' esposta a Mumbai il 25-28 marzo prossimo all'interno della grande rassegna sull'audiovisivo in India, ''Frames''; successivamente e' destinata a proseguire New Delhi e successivamente, per una circuitazione in altriPaesi dell'Asia.
L'Istituto di cultura virtuale, ospitera' successivamente altri eventi espositivi che il Ministero degli Esteri sta lanciando per la circuitazione in varie aree geografiche ed in vari settori. Svolgera' pertanto una funzione di ''vetrina'' dell'azione della Direzione Generale per la Promozione Culturale, centro direzionale di 90 Istituti Italiani di Cultura nel ''mondo reale'' i quali quotidianamente operano per la promozione della cultura italiana all'estero, organizzando oltre 9000 eventi l'anno. Ad essi si aggiungono 61 Rappresentanze diplomatiche e culturaliin aree dove ad oggi non sono presenti Istituti di cultura, per un totale di 108 Paesi in tutto il mondo. La piattaforma di Second Life consentira' di dare nuovo slancio alla promozione della creativita' italiana soprattutto nei settori dell'arte contemporanea, del design, dell'architettura e del patrimonio culturale.
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