mercoledì 5 settembre 2007

Il Direttore IIC di Varsavia, Giulio Molisani, risponde al Direttore di 'Eureka' Sergio Coggiola

News ITALIA PRESS, 5 settembre 2007
Varsavia - In merito all'articolo Sergio Coggiola: tenere gli occhi aperti sugli IIC ma facendo attenzione a conoscere le diverse realtà nel mondo, pubblicato oggi 5 settembre 2007 su News ITALIA PRESS, interviene da Varsavia Giulio Molisani, alla Direzione dell'Istituto Italiano di Cultura (IIC) di Varsavia, e nel passato all'IIC di Atene, chiamato in causa proprio dall'articolo di Coggiola.
Questa la dichiarazione di Giulio Molisani che riportiamo nella versione integrale.
"Mi sembra che il sig. Coggiola esprima sue considerazioni personali che porta a conoscenza di alcuni organi di stampa italiana per l'estero. Il sig. Coggiola è ovviamente responsabile di quanto afferma. Altrettanto responsabili saranno gli organi di stampa cui si rivolge se decideranno di prendere in considerazione le sue farneticazioni. Ad ogni buon conto segnalo, come per altro ha già fatto correttamente il dr. Zulian sul "L'Italiano", che la magistratura italiana si è già più volte pronunciata sulle vicende ateniesi riferite dal sig. Coggiola, con provvedimenti e motivazioni di cui lui sì, il sig. Coggiola, farebbe certamente bene a documentarsi. Avrebbe così la sorpresa di scoprire che chi aveva il dovere istituzionale di giudicare l'ha pensata in maniera diversa dalla sua, su tutti (e dico: proprio tutti) i particolari e gli argomenti che ora egli va nuovamente blaterando contro di me. Infine si chieda, gentile Direttore, di chi oggi il sig. Coggiola è il portavoce: probabilmente solo di se stesso e degli squallidi personaggi che nomina nel suo scritto" News ITALIA PRESS

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Sergio Coggiola: tenere gli occhi aperti sugli IIC ma facendo attenzione a conoscere le diverse realtà nel mondo

News ITALIA PRESS, 5 settembre 2007
Atene - Sergio Coggiola, Direttore del periodico italiano Eureka di Atene, dal quale lo scorso 3 settembre si era avuta una seria analisi sulla strategia culturale italiana in Grecia e di fatto nel mondo (Appunti di strategia culturale News ITALIA PRESS N° 165 del 3 settembre 2007), interviene oggi rispondendo a un servizio pubblicato dal quotidiano L'Italiano.
Che si debba tenere gli occhi aperti sugli Istituti di Cultura è fuor di dubbio afferma Coggiola. Portare l'esempio dell'ex direttore di Atene, Giulio Molisani che avrebbe subito le "prepotenze" dell'Ambasciatore in Atene, Cavarai, come scrive Antonio Zulian su L'Italiano di martedì 4 Settembre, "per sostenere una tesi di critica alla gestione degli Istituti è sicuramente falso, per cui trovo dunque alquanto infelice la citazione della situazione di Molisani riportata dallo Zulian".
"A questo riguardo posso dire - essendo stato testimone diretto e che ha più volte polemizzato con Molisani, definendo la sua politica culturale come "blob-cultura" - che l'ex direttore di Atene ha sicuramente mancato al suo mandato. E se non fosse stato per la caparbia iniziativa dell'Ambasciatore Cavarai, la cultura italiana sarebbe rimasta confinata a mostre, a concerti, e dibattiti, mi riferisco a quelli organizzati dall'IIC, che andavano deserte. Ricordo che, nel 2005, il pubblico presente per l'inizio dei lavori dell'annuale "Settimana della lingua italiana" era composto da tredici persone, escludendo gli invitati. All'opposto,di fronte alla "pochezza" di Molisani, Cavarai ha dato grande impulso alla nostra visibilità con una eccezionale mostra su Caravaggio, un'altra su Leonardo e poi ricordo la collaborazione con il Museo Goulandris e con il prestigioso Megaron Musiki. E perché non aggiungere che se non fosse stata la testardaggine dello stesso Cavarai (sostenuta da un funzionario di polso, Valerio Bernini), ancora oggi la sede storica dell'Istituto sarebbe ancora un cantiere aperto ai restauri. Molisani, è certo, non ha lasciato un buon ricordo. Per cui teniamo gli occhi aperti, ma almeno documentiamoci, e chiediamoci perché oggi Molisani dirige l'Istituto di Varsavia".

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lunedì 3 settembre 2007

Appunti di strategia culturale

News ITALIA PRESS, 3 settembre 2007
Atene - Non c'è dubbio che Atene abbia fame di cultura. Così come non c'è dubbio che Atene, ci venga perdonata questa presunzione, abbia fame di cultura italiana, perché negli ultimi anni la nostra presenza è stata sporadica e spesso squalificata. Usando le parole del sociologo, Edgar Morin, potremmo affermare che la cultura è un sistema che mette in comunicazione, dialettizzandole, un'esperienza esistenziale ed una struttura costituita.
Il sistema culturale garantisce il possesso di una serie di modelli-guida e di codici, che permettono all'uomo di vivere nel sociale realizzando se stesso: vi sono, cioè‚ delle convenzioni che dobbiamo rispettare, per potere convivere con gli altri, soddisfacendo i nostri bisogni. D'altra parte, però, l'uomo può mutare questo patrimonio acquisito di modelli, può portarvi la sua esperienza personale, cambiandoli. Ciò significa che una politica culturale, per risultare efficace, deve soddisfare sia i singoli, sia le sovrastrutture.
Dunque una politica culturale deve integrare sia la dimensione collettiva, istituzionale (nella sua espressione pubblica e privata), sia quella personale. Occorre quindi una politica culturale integrata, che si avvalga dell'apporto e del coordinamento delle istituzioni, dell'iniziativa privata. Non siamo in errore se sosteniamo che tranne alcune grandi offerte culturali, il nostro nuovo modello socioculturale in Grecia non è stato ancora spiegato alla società ellenica: ci siamo arenati sulla "pizza", sulla "carbonara", su griffe di moda, e poc'altro. In altre parole, oggi all'immagine della nostra cultura si è sostituita, quale palliativo, il relativismo della cultura di massa, in cui tutto viene distorto, contaminato, prosciugato e consumato.
Occorre dunque stimolare con una offerta di alto profilo il pubblico ateniese. Trovare forme comunicative nuove e scindere i ruoli delle nostre istituzioni. All'Istituto, per portare soltanto alcuni esempi, la gestione dell'insegnamento e della diffusione della lingua italiana, l'organizzazione di seminari di incontro tra intellettuali ellenici e italiani.
Purtroppo, nella scorsa stagione l'IIC ha gestito anche eventi di un certo peso organizzativo senza raggiungere tuttavia lo scopo che si era prefisso. Un esempio? Il concerto del violinista Uto Ughi che è andato praticamente deserto. Senza incolpare alcuno, oggi - ed è dimostrato - per organizzare grandi eventi culturali che diano una immagine "forte" del nostro Paese occorrono competenze specifiche che la struttura del nostro Istituto non possiede. Ecco allora il ruolo che dovrebbe assumere l'Ambasciata. Quale? Il ruolo di "garante" di fronte alle istituzioni elleniche e italiane, lasciando alle società specializzate e agli sponsor privati l'organizzazione degli eventi. Questa strategia ha già funzionato, come nel caso della mostra sul Caravaggio. Sergio Coggiola-Eureka/News ITALIA PRESS

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mercoledì 6 giugno 2007

Stolen Callas dress is returned by post

Kathimerini, June 6, 2007
The thief who stole a silk dress worn by opera singer Maria Callas from the Italian Cultural Institute in Athens almost two weeks ago has returned the robe by post.

The institute’s director Melita Palestini told Kathimerini yesterday that a package containing the dress, valued at 100,000 euros, arrived at the center on Friday. “I recognized the material as soon as I opened the package,” Palestini said. “I did not touch it and immediately called the police.”

Palestini said the dress, which was taken away by officers for examination, appeared a little crumpled but not damaged. The robe was worn by Callas at a performance at the Herod Atticus Theater in August 1957 and was part of a collection put on display at the institute to mark the 30th anniversary of the diva’s death.

Palestini said that an ardent admirer of the opera singer probably stole the dress.

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mercoledì 30 maggio 2007

Furto alla mostra veneziana della Callas in Grecia: rubato l'abito immortalato da Castelli nel quadro bruciato con la Fenice

ATENE
di Riccardo Petito

Il Gazzettino, Venezia 30 maggio 2007
«Chi ha compiuto il gesto doveva a mio avviso essere un conoscitore raro della vita della Divina. Infatti, ci sono abiti ben più preziosi all'interno della mostra, di stilisti più noti, come Cristian Dior, e Ives Saint Laurent, ma la scelta è caduta non a caso proprio su questo». Il regista veneziano Bruno Tosi, organizzatore della mostra itinerante dedicata a Maria Callas, commenta così la brutta sorpresa avvenuta lunedì, nel giorno di chiusura della tappa di Atene all'Istituto italiano di cultura, della esposizione di storici cimeli accolta con successo nella patria natale della soprano, patrocinata dal ministero greco per la cultura.

Un giovanotto di trent'anni circa infatti, si è avvicinato in orario serale all'abito bianco di seta, con decorazioni floreali rosse, che la stilista Biki aveva appositamente creato per la Callas nel 1957 e, dopo averlo strappato piano con un piccolo bisturi o una forbicina dalla cornice su cui poggiava, è fuggito rapidamente, eludendo il servizio di sorveglianza. La scena è fortunatamente stata ripresa dalle telecamere, grazie alle quali si è potuta ricostruire la dinamica del furto, avviando le indagini anche su eventuali impronte digitali.

Prosegue Tosi: «È un abito dal valore simbolico straordinario. Non solo è stato indossato dalla Callas alla Mostra del Cinema di Venezia per la serata di gala per Luchino Visconti, ma anche per il ritorno in Grecia dopo anni di suo volontario esilio all'estero. Infine, è stato immortalato dal pittore Silvano Caselli nel ritratto, l'unico per la quale avesse mai posato, esposto al Teatro La Fenice ma che andò distrutto durante il tragico incendio».

Il pittore, tuttavia, l'ha in seguito ridipinto con le fiamme alle spalle della divina. Come sia giunto a Tosi è presto detto: "La Callas lo donò generosamente alla sua governante, Elena Pozzan, che doveva recarsi ad un matrimonio e necessitava di un abito adatto all'occasione. Per la diversità di figura, lo adattò a sé. Quando lo acquisii dalla stessa Pozzan, grazie ad uno stilista, lo feci riportare alle originali fattezze».

Tosi conclude: «Quello di cui sono convinto è proprio la scelta non casuale del furto, l'autore ha compiuto il gesto per un maniacale amore verso la figura della Callas. È vero che l'amore va sempre perdonato, lo invito però a riconsegnare l'abito, affinché possa continuare il suo viaggio attorno al mondo».

La prossima tappa prevista è sempre in Grecia, a Salonicco, dal 6 giugno, in attesa di giungere negli spazi di Ca' Vendramin Calergi, sede del Casinò di Venezia.

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martedì 29 maggio 2007

Rubato un abito della Callas dall'Istituto Italiano di Cultura ad Atene

News ITALIA PRESS, 29 maggio 2007
Atene - Un abito dal valore inestimabile è stato rubato dall'Istituto Italiano di Cultura di Atene; apparteneva alla divina soprano Maria Callas. Ne dà notizia il direttore dell'Istituto che ha denunciato la scomparsa dell'abito alla polizia. Gli inquirenti si dicono convinti che il furto sia avvenuto lo scorso venerdì e che i ladri abbiamo approfittato della chiusura dell'Istituto per le vacanze di Pentecoste.

Proprio in onore della Callas era stata organizzata una mostra che doveva durare due settimane, e che metteva a disposizione dei visitatori abiti e gioielli indossati dal leggendario soprano. La Polizia greca ha informato che visionerà i filmati delle telecamere a circuito chiuso dell'Istituto e che prenderà ogni provvedimento atto a garantire la rapida individuazione dei responsabili e la restituzione della refurtiva. News ITALIA PRESS

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