martedì, maggio 31, 2005

Firth honored in Italy

The Washington Times - Rome, Italy, May. 30 (UPI) -- British actor Colin Firth has won Italy's Commander of the Order of the Star of Italian Solidarity award for promoting Italy's image in Great Britain.
The title was created in 1947 to recognize those who rebuilt post-war Italy, the BBC reported Monday. Firth regularly organizes literary events with the Italian Cultural Institute in London.
The actor is also married to Italian producer Livia Giuggioli and is fluent in Italian.
"Italy has become a big part of my life now," Firth said. "I love it. It's a huge blessing. I sort of married a whole family and a whole country.
Firth has starred in hit films including historical romance "Girl With a Pearl Earring" and romantic comedy "Love, Actually." This month, he attended the Cannes film festival launch of his latest movie "Where the Truth Lies," in which he plays a bisexual 1950s entertainer.

lunedì, maggio 30, 2005

Vancouver: i dipinti di Vittoria Chierici

I lavori sono il risultato di un'attenta e puntuale ricostruzione dell'opera leonardesca da parte dell'artista italiana



News ITALIA PRESS, 30 maggio 2005
Vancouver - Potranno essere ammirati fino al 10 giugno i dipinti di Vittoria Chierici, esposti nella mostra intitolata "Leonardo Scomparso" e allestita presso l'Istituto italiano di Cultura di Vancouver. I lavori sono il risultato di un'attenta e puntuale ricostruzione dell'opera leonardesca da parte dell'artista italiana, effettuata attraverso un percorso di immagini e studi grafici eseguiti sulla base di una puntuale indagine compositiva e prospettica.
Vittoria Chierici vive e lavora a Bologna. Si è laureata al DAMS (Discipline Artistiche Musicali Spettacolo) e ha poi frequentato la Columbia University e la School of Visual Arts a New York. Ha iniziato ad esporre a Bologna con il gruppo giovanile degli Enfatisti curati dal critico Francesca Alinovi. Si è trasferita a Milano dove ha incontrato altri giovani artisti con cui ha esposto negli anni Ottanta.
Tornata a New York ha frequentato la New York Film Academy conseguendo il diploma di filmaker. Ha esposto a Londra, a Buenos Aires, a Madrid e a Tokio oltre che in Italia.

I Crodaioli suonano a Salonicco

Il coro sarà diretto dal maestro Bepi De Marzi



News ITALIA PRESS, 30 maggio 2005
Salonicco - L'Istituto Italiano di Cultura di Salonicco organizza per venerdì 3 giugno, in occasione della Festa Nazionale della Repubblica Italiana, presso il Teatro della Società di Studi Macedoni, il concerto del coro di Vicenza I Crodaioli, massima espressione del canto popolare alpino italiano. Il coro sarà diretto dal maestro Bepi De Marzi, unanimemente riconosciuto come straordinario compositore di famosi canti di montagna ed autore esclusivo dei brani eseguiti dal gruppo vicentino.

La manifestazione è organizzata in collaborazione con il Consolato Onorario di Salonicco. I Crodaioli cantano dal 1958. Il loro repertorio, impostato sulle composizioni del famoso maestro Bepi De Marzi, ha superato da tempo i confini nazionali per attirare l'attenzione di molti complessi vocali stranieri sensibili alle storie di ispirazione popolare. La sede del coro è Arzignano, in provincia di Vicenza, la capitale della concia.

I Crodaioli sono sempre stati per questa piccola città tra Vicenza e Verona e per lo spazio intorno, anche una voce critica, "un suono limpido della coscienza", "espressione coraggiosa della vicentinità" come afferma lo scrittore Mario Rigoni Stern. In quarant'anni, continuamente rinnovati nei quattro settori vocali, hanno effettuato più di duemilacinquecento concerti in ogni parte del mondo Hanno realizzato otto incisioni per la Carosello di Milano e pubblicato centocinquanta canti nuovi per le Edizioni Curci di Milano.

Bepi De Marzi vive ad Arzignano, in Provincia di Vicenza, e si considera cittadino del mondo. Direttore del coro I Crodaioli da lui stesso fondato, ha suonato per vent'anni l'organo e il clavicembalo nei Solisti Veneti di Claudio Scimone. Insegnante nel conservatorio di musica di Padova, svolge una intensa attività di giornalista e di narratore. Compositore apprezzato di musica sacra, ha lavorato a lungo con il poeta Padre David Maria Turoldo nell'elaborazione di Salmi liturgici.

Mostre: arriva anche a Chicago la luce di Sandro Sanna

Chicago, 30 mag. (Adnkronos Cultura) - Dopo la tappa di San Francisco arriva a Chicago la personale di Sandro Sanna, intitolata "Tribute to Giuseppe Berto". La rassegna presenta una selezione di opere di grande formato eseguite nell'ultimo decennio dal pittore italiano. Il pubblico entrerà, così, in contatto con il mondo sconosciuto raffigurato nelle opere di Sanna, la cui pittura diviene il luogo di un immaginario astratto, dove prendono corpo e forma i turbamenti e le attese dell'uomo alle soglie del terzo millennio.
Elemento che contraddistingue i suoi lavori è la luce: si tratta di una luce poetica, che negli anni Novanta diventa elemento rivelatore e destabilizzante. La rassegna sarà allestita dal 7 giugno al 15 luglio presso l'Istituto Italiano di Cultura di Chicago.

“Slancio all’impresa culturale con i vecchi e nuovi media”

Drago: “Gli istituti dovranno promuovere il Belpaese”
di Monica Bernini

Avanti!, 30 maggio 2005
ROMA - Dare un nuovo slancio all'internazionalizzazione dell'impresa culturale italiana attraverso i vecchi e i nuovi media. È questa la ricetta espressa dal sottosegretario Giuseppe Drago, in una delle sei tavole rotonde con i direttori di alcuni istituti di cultura italiana e i professionisti dei vari settori della comunicazione nel seminario in corso alla Farnesina dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura.
A parere di Drago la rete mondiale degli istituti di cultura italiana deve ottimizzare "sempre di più le varie sinergie tra i nuovi media e quelli già esistenti: da una parte ha indicato Drago fondamentale resta stare al passo con la rivoluzione tecnologica in atto, dall'altra parte occorre tenere ancora ben più presente i temi e i contenuti che meglio possono fare risaltare l'immagine dell'Italia, al di là degli stereotipi, passato e presente insieme".
Il sottosegretario ha elencato in particolare alcuni degli strumenti più importanti per veicolare "l'italianità e la lingua italiana" nel mondo attraverso gli istituti di cultura "eccellenti pontieri tra l'Italia e i paesi che ospitano", ed ha distinto come i vari strumenti di comunicazione possano veicolare temi, argomenti e aspetti diversi a secondo di un certo specifico proprio del mezzo in discussione. Così per esempio, ha specificato Drago che "la televisione, non certamente quella generalista, ma quella satellitare che può distinguere i canali per tema, potrebbe essere un ottimo strumento per fare conoscere l'attualità politico-sociale dell'Italia nel resto del mondo". Mentre il cinema italiano, "più sottotitolato che doppiato, permetterebbe un approfondimento maggiore su un certo nostro costume storico, a partire da quello del passato (Rossellini, Fellini, Antonioni) senza il quale ci sarebbe più difficile capire il nostro stesso presente" e un certo carattere e stile di vita italiano. Drago ha poi indicato nella promozione del libro italiano, da una parte attraverso "una maggiore traduzione nella lingua del paese di distribuzione", dall'altra attraverso "le versioni bilingue con testo a fronte per i libri di poesia e i cataloghi d'arte", un cavallo di battaglia determinante "per la, diffusione e la difesa della lingua italiana nel mondo".
Infine Drago, parlando della cultura come di "una vera e propria impresa da internazionalizzare perché altamente competitiva" ha concluso indicando il ruolo di internet, "che ci pub ridare anche la radio italiana in una nuova versione e in maniera ancor più universale" lo strumento più potente e più veloce, "ancora tutto da sperimentare", per poter diffondere meglio la quotidianità italiana, ma anche la memoria attraverso "gli archivi elettronici, ricchi di immagini e di parole, come musei virtuali".

Italia a Copenaghen

VENERDÌ 3

il Riformista, 30 maggio 2005
«Novarum» è il titolo della mostra di arte contemporanea che sarà allestita da venerdì prossimo, presso la sede dell'Istituto italiano di cultura di Copenaghen. L'esposizione, curata da Edoardo Di Mauro, è stata realizzata dall'associazione culturale Fusion Arts di Torino e dalla regione Piemonte in collaborazione con l'Istituto italiano di cultura di Copenaghen. «Novarum» presenterà una selezione di artisti per riflettere e confrontare le tendenze dell'arte contemporanea degli ultimi 25 anni

FARNESINA: ILLUSTRATE DA VATTANI LE INDICAZIONI GUIDA DELLA III CONFERENZA DEI DIRETTORI DEGLI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA

“PRESTARE ATTENZIONE ALLE ESIGENZE ED ALLA VALORIZZAZIONE DELLE NOSTRE COMUNITÀ ALL'ESTERO”.
“IN AUSTRALIA LE NOSTRE COMUNITÀ MANTENGONO IL RAPPORTO CON L'ITALIA ATTRAVERSO L'APPRENDIMENTO DELLA LINGUA, LA FREQUENTAZIONE DELLE NOSTRA RETE CONSOLARE E DEGLI ISTITUTI DI CULTURA E LA PUBBLICAZIONE DI GIORNALI IN ITALIANO”


Inform, 30 maggio 2005
ROMA - Presentare il patrimonio classico e il microcosmo della realtà italiana, promuovere le eccellenze scientifiche e il dialogo con le culture locali, curare il livello di insegnamento dei corsi di lingua italiana, prestare attenzione alle esigenze ed alla valorizzazione delle nostre comunità all'estero, sostenere il turismo culturale, incoraggiare la traduzione di autori italiani e la partecipazione alle grandi rassegne nazionali, favorire la diffusione della realtà culturale italiana presso i media locali. Sono queste in sintesi le indicazioni guida che sono emerse dal dibattito della III Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura. Dieci punti fermi, nati da un aperto confronto, che illustrano gli le metodologie e gli obiettivi prioritari del moderno istituto di cultura. La tematiche discusse e le indicazioni emerse nel corso del dibattito sono state illustrate alla stampa da Umberto Vattani. Il Segretario Generale della Farnesina ha ricordato come, aprendo i lavori della seconda giornata, il Vice Ministro per le Attività Produttive Adolfo Urso abbia sottolineato sia l'importanza della cultura ai fini della promozione e della difesa dei nostri interessi nel mondo, sia la necessità di tutelare la proprietà intellettuale dei prodotti tipici italiani. Un problematica, quella della difesa dei marchi e dei prodotti regionali, che è ormai entrata a far parte del negoziato internazionale. Urso ha inoltre evidenziato il positivo beneficio di un'adeguata azione culturale ed informativa, ad esempio finalizzata ad illustrare i mezzi di coltivazione dell'uva pregiata e i tipici metodi di conservazione dei vini italiani, alla diffusione all'estero dei prodotti di alta qualità del nostro Paese. Il dibattito è poi proseguito sia con l'analisi delle possibili sinergie fra quelle realtà culturali, politiche ed economiche che rafforzano l'immagine del nostro Paese nel mondo, sia con l'approfondimento delle attività degli Istituti di Cultura ed in particolare di quelle finalizzate alla diffusione e la difesa dell'italiano all'estero. Un contesto, quest'ultimo, che oggi vede in campo, al fianco degli Istituti di Cultura che comunque devono rappresentare il principale punto di riferimento, le scuole che hanno l'italiano come lingua curriculare e gli Atenei con cattedre di italianistica.
Accanto a questi poli nevralgici vi sono poi tutta una serie di iniziative di altre associazioni volontarie. Una galassia di attività didattiche che, secondo Vattani, andrebbe monitorata al fine di capire con tempestività se tali forme di insegnamento portino effettivamente un capitale linguistico nelle mani di chi ha studiato. In questa ottica si colloca anche il discorso della certificazione. Un titolo che molti studenti desiderano per sancire il completamento del ciclo di studi. "La nostra ambizione - ha proseguito il Segretario Generale del Mae - è quella di accrescere questa platea didattica e di arrivare ad un milione di studenti nel mondo dediti all'apprendimento della lingua italiana". Di contro, secondo quanto auspicato nel corso della conferenza anche dal Pro-Rettore dell'Università di Roma " La Sapienza" Renato Guarini, sarebbe opportuno che gli Istituti Italiani di Cultura favoriscano con la loro azione, volta ad individuare i soggetti di maggiore talento, l'accrescimento del numero degli studenti stranieri in Italia.
"Non possiamo ignorare - ha proseguito Vattani tornando alla tematica della diffusione linguistica - quanto sia importante che l'insegnamento dell'italiano si sviluppi nell'area del Mediterraneo, dove la nostra lingua viene conosciuta anche attraverso la televisione. Mentre in America Latina ed in Europa questo processo divulgativo avanza senza eccessive difficoltà, in Oriente noi dovremo invece compiere dei passi avanti. In questa area potremo comunque trarre vantaggio dalla presenza in Australia delle nostre collettività. Comunità che mantengono il rapporto con l'Italia attraverso l'apprendimento della lingua, la frequentazione delle nostra rete consolare e degli Istituti di Cultura e la pubblicazione di giornali in italiano che sono molto diffusi. E' quindi per noi importante avere in Australia e in Estremo Oriente connazionali , si possono immaginare delle interazioni con loro - che conoscano, data la loro prossimità con le diverse realtà locali, i modi di commerciare, i problemi della fiscalità e degli investimenti dei vari Paesi di quest'area, sicuramente significativa per il nostro futuro".
Durante il dibattito si è inoltre parlato del trasferimento all'estero dei premi letterari, intesi come strumenti di diffusione linguistica, e della promozione dei libri attraverso l'incentivazione delle traduzioni, la partecipazione più incisiva alle fiere internazionali dell'editoria e l'organizzazione di piccole e mirate mostre da collegarsi alle visite dei massimi vertici dello Stato. Per quanto guarda il turismo culturale è stata invece evidenziata la necessità sia di incoraggiare gli autori delle guide a proporre un'immagine più contemporanea e meno stantia dell'Italia, sia di facilitare ed accelerare l'attribuzione dei visti per le personalità culturali di altri Paesi che vogliano visitare l'Italia. Si è inoltre discusso del miglioramento della formazione dei lettori delle varie università e dell'esigenza di rafforzare la penetrazione informativa degli Istituti di cultura. Uno sforzo comunicativo che verrà posto in essere con la realizzazione di un nuovo sito. Un portale degli Istituti di Cultura che attrarrà l'attenzione dei navigatori della rete anche con una nuova veste grafica, interagirà con le altre realtà istituzionali e culturali e consentirà di scegliere, nei Paesi con più idiomi, il linguaggio più idoneo.
Vattani ha infine sottolineato la necessità che gli Istituti Italiani di Cultura siano da una parte molto attenti alle esigenze del nostro Paese, che ha un ruolo importante in Europa, nel Mediterraneo, nei Balcani ed è presente con le sue comunità in America Latina, in Australia e in Estremo Oriente, dall'altra portatori anche di una visione europea. Il Segretario Generale ha poi auspicato una maggiore apertura verso i giovani di tutto il mondo che consenta di far conoscere i capolavori unici del nostro Paese sia ai ragazzi che non possono viaggiare, attraverso l'offerta di supporti audiovisivi ed informatici, sia a coloro che vengono di persona a conoscere le bellezze artistiche dell'Italia. (Goffredo Morgia-Inform)

domenica, maggio 29, 2005

FIRENZE: DOMENICI, CITTA' FONDAMENTALE PER PROMOZIONE CULTURA ITALIANA

(ASCA) - Firenze, 26 mag - Il ruolo fondamentale di Firenze
come veicolo della promozione della cultura italiana nel
mondo. Lo ha ricordato, spiega una nota, il sindaco Leonardo
Domenici alla terza Conferenza dei direttori degli 89
istituti di cultura all'estero
, che si e' aperta stamani alla
Farnesina a Roma, alla presenza del presidente del Senato
Marcello Pera e dei ministri Gianfranco Fini e Rocco
Buttiglione.
Secondo quanto si legge nel comunicato, Domenici, presente
nella sua duplice veste di presidente dell'Anci e di
sindaco di Firenze, ha sottolineato come la citta' sia un
punto di riferimento culturale insostituibile e come il suo
nome e la sua immagine, veri e propri simboli dell'Italia nel
mondo, siano un patrimonio comune da difendere e valorizzare.

Alla Conferenza era presente anche il regista fiorentino
Franco Zeffirelli che ha fra l'altro confermato a Domenici il
prossimo avvio della realizzazione del film 'I fiorentini',
ambientato nella Firenze del Rinascimento. ''Anche questo -
ha sottolineato il sindaco - sara' un formidabile prodotto
culturale per la promozione di Firenze e dell'Italia in tutto
il mondo''.

venerdì, maggio 27, 2005

TERZA CONFERENZA ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA

LE RELAZIONI DEI MODERATORI DELLE TAVOLE ROTONDE E LE CONCLUSIONI DI UMBERTO VATTANI

Inform, 27 maggio 2005
ROMA - Dopo la sessione inaugurale la III Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura è entrata nel vivo con lo svolgimento contemporaneo di sei tavole rotonde. Le risultanze delle discussioni sono poi state illustrate all'assemblea dai moderatori dei vari incontri. La carrellata dei relatori, che è stata coordinata dal sottosegretario agli Esteri Gianpaolo Bettamio, si è aperta con l'intervento del direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa Salvatore Settis che, nel riferire gli spunti emersi dal dibattito sui rapporti degli Istituti di Cultura con le imprese, ha sottolineato la necessità di definire l'Italia con un paradigma che vada al di là degli stereotipi più comuni e proponga un'immagine più attuale e concreta del nostro Paese. Settis ha inoltre posto in evidenza l'esigenza sia di favorire una maggiore presenza delle imprese nelle iniziative cultuali di qualità e dalla ricaduta a lungo termine, sia di presentare la cultura italiana nel mondo nei suoi aspetti storici e di contemporaneità. Il direttore della Normale di Pisa ha infine auspicato il superamento della segmentazione delle risorse pubbliche e private e la sperimentazione di nuove forme metodologiche per gli Istituti di Cultura.
Il presidente dell'Ansa Boris Bianchieri ha invece parlato della tavola rotonda sulla diffusione della cultura italiana. Una realtà comunicativa, quella dei nostri Istituti di Cultura, che nell'immediato futuro sarà sempre più legata all'uso di Internet e potrà avvalersi - la sperimentazione in tal senso è già stata completata - di un modello unico di portale che sarà adattabile alle singole esigenze locali degli Istituti. Biancheri, dopo aver parlato della presenza in rete di testi digitalizzati del Ministero dei Beni Culturali e delle banche dati dei musei che potrebbero essere acquisiti gratuitamente dai siti degli Istituti, ha inoltre auspicato un fattivo intervento di sostegno per la diffusione della fiction e del prodotto televisivo italiano nel mondo, un maggior coordinamento tra Rai Educational e gli Istituti di Cultura e un miglioramento dei rapporti fra Mae e Rai International. Il Presidente dell'Ansa ha infine chiesto adeguate risorse per la traduzione all'estero di opere di qualità e più celerità da parte del Mae nella corresponsione degli incentivi per i piccoli editori che spesso navigano in cattive acque.
La discussione sui progetti e la cooperazione culturale è stata poi illustrata da Maurizio Scaparro che ha auspicato l'eliminazione dal vocabolario italiano delle parole "nicchia" ed "evento". Due vocaboli molto usati che tendono a nascondere la normalità ed il vivere civile di tutti i giorni. In pratica tutte quelle cose che rendono un Paese colto civile ed importante. Il regista ha poi chiesto l'avvio di un fattivo rapporto di squadra fra il Mae, il Ministero dei Beni Culturali, le Regioni e, per quanto riguarda l'insegnamento della lingua italiana all'estero che in alcuni Paesi appare in recessione, il Ministero della Pubblica Istruzione. Nel ricordare il ritardo organizzativo del nostro Paese per quanto riguarda la preparazione delle manifestazioni per l'anno della Cina, Scaparro ha infine evidenziato come nel prossimo futuro la nuova frontiera degli Istituti di cultura sarà la formazione a tutto campo e il trasferimento del sapere.
Nell'illustrare le risultanze dalla tavola rotonda sulla diffusione del nostro linguaggio, l'editorialista del Corriere della Sera Beppe Severgnini ha invece sottolineato come la domanda della lingua italiana, tuttora molto apprezzata dai nostri connazionali, sia dinamica e non generica e non venga supportata da adeguati stanziamenti. Severgnini ha inoltre posto in evidenza l'importanza delle borse di studio - strumenti di promozione linguistica efficaci che lasciano una traccia profonda - e i limiti del progetto Erasmus. Un'iniziativa europea di interscambio scolastico che certamente manda più studenti italiani all'estero di quanti ne giungano nel nostro Paese. Dopo aver valutato la possibilità di inserire un piccolo esame di italiano anche per la concessione della nostra cittadinanza, Severgnini ha auspicato sia la diffusione all'estero della nostra fiction con sottotitoli in italiano, sia una maggiore attenzione per la formazione in loco dei docenti.
Della necessità di fornire maggiori risorse per la promozione culturale ha parlato anche Riccardo Chiaberge, direttore del supplemento culturale del "Sole 24 Ore", che si è in primo luogo soffermato, prendendo spunto dalla tematica della tavola rotonda da lui moderata, sulla prerogativa "pluralistica e polifonica" dell'identità italiana. Una realtà che, come la Chiesa di San Clemente dove ad un tempio pagano si sovrappongono vari luoghi di culto cristiani, nasce dalla stratificazione delle nostre radici culturali. Chiaberge, nel ricordare il costante aumento nel mondo delle persone che parlano le lingue romanze, ha evidenziato l'esigenza di creare un'area della latinità che bilanci in qualche modo le grande diffusione della lingua inglese. Ha poi sottolineato la crescente importanza, ai fini della promozione culturale, sia dei lettori di lingua italiana, sia del saper fare sistema da parte degli Istituti di Cultura. "E' necessaria - ha infatti concluso Chiaberge ribadendo l'importanza di una promozione culturale adeguatamente coordinata da una cabina di regia - una parabola che raccolga tutti gli impulsi provenienti dal mondo culturale italiano per dargli una direzione coerente".
Khaled Fuad Allam, docente di Sociologia dell'Università di Trieste, ha invece affrontato il tema del dialogo fra le culture. Un confronto che, alla luce delle attuali tensioni mondiali, assume connotazioni fondamentali. Il sociologo, dopo aver ricordato che il mondo della globalizzazione è attualmente attraversato da frontiere invisibili tracciate dalle culture, delle lingue e delle religioni, ha sottolineato l'esigenza di ridefinire il concetto classico di diplomazia culturale. "L'identità italiana, una e multipla - ha poi aggiunto Fuad Allam - costituisce il vettore più adeguato alla costituzione di politiche culturali fondate sul dialogo che si misurino con le sfide della modernizzazione". In quest’ottica, secondo il sociologo, sarà inoltre necessario modificare l'attività degli Istituti di Cultura in modo da dare maggiore spazio alla formazione, in pratica alla valorizzazione delle risorse umane. Fuad Allam ha inoltre auspicato, al fine di elaborare nuove e mirate strategie culturali, la convocazione, da parte del Mae, degli "Stati Generali" degli Istituti di Cultura e delle Regioni.
Al termine della sessione le fila conclusive del dibattito sono state tratte dal Segretario Generale della Farnesina Umberto Vattani. Riferendosi all'intervento di Salvatore Settis, ha definito "scorciatoie inaccettabili per una politica culturale" i semplici stereotipi con cui è spesso definita l'immagine dell'Italia nel mondo. Una realtà, quella della nostra cultura, che è invece complessa, non egemonica e si avvale di un substrato che si è sedimentato nel tempo ed è aperto a tutti. Un ampio profilo temporale e tematico che tratta argomenti molto vasti come la lingua, le radici latine e l'enorme patrimonio del diritto romano. Un'eredità giuridica, lo ius romano, che ha definito il senso della famiglia , la relazione del cittadino con il potere e i rapporti contrattuali che innescato la catena della produzione e della ricchezza.
Dopo aver ricordato che gli eventi culturali sono meno effimeri di quelli politici ed economici in quanto rimangono nella memoria più a lungo, Vattani ha ribadito la necessità di trovare il modo di aggregare, intorno alla “triangolazione virtuosa” formata dai Ministeri degli Esteri, dei Beni Culturali e per le Attività Produttive, tutti quei soggetti, anche economici e imprenditoriali, che hanno diritto a partecipare alla straordinaria polifonia della cultura italiana. Per quanto riguarda la relazione di Boris Bianchieri, ha sottolineato la necessità di non dimenticare, a fronte di valutazioni numeriche del flusso informativo mondiale sicuramente non favorevoli all'Europa e all'Italia (2%), l'aspetto qualitativo delle notizie che sicuramente premia il nostro Paese.
Nel convenire che l'invio all'estero di fiction con i sottotitoli in italiano rappresenta un incoraggiamento all'apprendimento della nostra lingua, il Segretario Generale ha ricordato lo sforzo comunicativo degli universitari italiani di Sidney che in collaborazione con il locale Istituto di Cultura hanno realizzato delle storie finalizzate alla diffusione della lingua italiana, ed il successo che stanno riscuotendo nel mondo - l'edizione 2005 del Campiello si terrà in Germania - i nostri premi letterari. Alla riflessione di Scaparro, che si è detto contrario alla definizione di rigidi calendari per gli eventi culturali, Vattani ha risposto sottolineando la comodità di stabilire dei punti temporali certi anche nella programmazione culturale. Sul fronte linguistico, che è stato trattato da Severgnini, il Segretario Generale si è invece soffermato sul grande desiderio di lingua italiana delle giovani generazioni e sul tema della certificazione. Una realtà ancora da approfondire, quella del rilascio dei certificati linguistici, che al momento è affidata a tre università italiane. Oltre alla questione delle alleanze su argomenti comuni come il diritto romano posto da Chiaberge, Vattani ha sottolineato l'esigenza, evidenziata nel corso del dibattito dalla direttrice dell'Istituto di Cultura di Bruxelles Pialuisa Bianco, di dare visibilità e concretezza ad una politica che mostri all'estero la straordinaria complessità di una cultura caratterizzata da una vocazione universale ed aperta al dialogo con le altre realtà umane. Un confronto fra culture, teorizzato anche da Khaled Fuad Allam, non appare limitato dalle cornici territoriali dei Paesi e quindi induce il Mae, il Ministero dei Beni Culturali e quello per le Attività Produttive ad adottare iniziative più calzanti ed efficaci. (Goffredo Morgia-Inform)

LA BASILICATA ALLA "MOSTRA DELLA REGIONI" DI COPENAGHEN: DI SCENA BELLEZZE E RISORSE LUCANE

POTENZA\ aise\27 maggio 2005 - "Nel 2004 quasi 2 mila danesi hanno visitato la Basilicata. E i dati confermano un trend in continua crescita". Così, il Presidente dell'Azienda di promozione turistica della Basilicata, Mario Trufelli, ha commentato i dati statistici sulla presenza di viaggiatori Nord-europei nella regione, durante la "Mostra delle Regioni", svoltasi a Copenaghen dal 17 al 21 maggio scorsi.
Nel corso della conferenza, il Presidente dell'Apt, ha illustrato le bellezze e le risorse lucane, e sono stati proiettati video promozionali della Basilicata, alla presenza di numerosi giornalisti danesi che, già da tempo, si interessano alla regione e alle sue risorse storico-culturali e gastronomiche.
L'evento è stato organizzato nell’ambito della manifestazione "Primavera Italiana" che prevede una serie di incontri a Copenaghen, coordinati dalle Istituzioni italiane presenti in Danimarca (ENIT, ICE, Istituto Italiano della Cultura e Ambasciata d'Italia), con l'obiettivo di promuovere l'Italia e il "made in Italy".
Tra gli invitati, le 64 aziende turistiche dell'offerta italiana, fra cui la Basilicata, che è stata presente nel "Workshop Italia" con tre Consorzi: COAB, Consorzio operatori agrituristici della Basilicata, COTURMET, Consorzio turistico metapontino, e il Consorzio Vulture Melfese "Terre d'Incanto". (aise)

Cultura: Vattani alla Conferenza Direttori Istituti italiani di cultura

Roma, 27 mag. (Adnkronos Cultura) - "L'importanza della cultura ai fini della difesa dei nostri interessi, quali proprietà intellettuali e tutela di determinati prodotti e marchi non brevettati". Lo ha affermato Umberto Vattani, segretario generale della Farnesina, a conclusione della seconda giornata dei lavori della Terza Conferenza dei Direttori degli Istituti italiani di cultura, che si chiuderà domani.

"Va inoltre segnalata una ripresa dei nostri prodotti di qualità, tipici i della nostra tradizione, quali i vini, l'olio di oliva e l'aceto balsamico - ha aggiunto Vattani - Anche dalla discussione di oggi è emerso quanto sia fondamentale la triangolazione virtuosa tra il ministero per i Beni e le Attività culturali, quello degli Affari esteri e quello delle Attività produttive. Un altro punto focale è la diffusione e la difesa della lingua italiana il cui insegnamento risulta essere fondamentale; a tal fine, un'importante ruolo è quello degli istituti italiani di cultura nel mondo, che si devono adoperare per accrescere il numero di studenti stranieri da far venire nelle università italiane, così da ampliare il dialogo con i loro Paesi di provenienza".

"E' quindi importante - ha continuato il segretario generale - che le nostre comunità all'estero mantengano il legame con il loro Paese d'origine grazie anche ad attività che coinvolgono lo studio della lingua italiana. E' compito degli istituti quello di coinvolgere alle diverse iniziative il maggior numero di persone. E' venuto oggi a trovarci un esperto di grafica, che ci ha dato alcuni consigli per un sito che coinvolga le attività degli Istituti italiani di cultura; tale sito dovrebbe avere un aggiornamento continuo, un miglioramento della grafica, così da interagire e da interessare il maggior numero di utenti".
Da questi due giorni di discussione è emerso, su dibattito di tutte le parti interessate, un documento-decalogo in cui sono evidenziati i 10 punti fondamentali che interessano gli istituti italiani di cultura nel mondo; tali punti comprendono: essere microcosmo della realtà italiana, la rappresentazione della vetrina Italia, promozione delle eccellenze scientifiche e tecnologiche, ruolo di ponte tra culture, strumento privilegiato di diffusione dell'italiano, attenzione alle esigenze delle collettività italiane e la custodia della comune eredità culturale, essere centro di raccolta e documentazione della produzione letteraria italiana, essere sostenitore del turismo culturale in Italia, rappresentare uno "specchio" della scena culturale italiana, essere promotore della realtà culturale nazionale presso i media.

Mostre: a Copenaghen l'arte contemporanea dagli anni '80 ad oggi

Copenaghen, 27 mag. (Adnkronos Cultura) - "Novarum" è il titolo della mostra di arte contemporanea che sarà allestita dal prossimo 3 giugno, presso la sede dell'Istituto italiano di cultura di Copenaghen. L'esposizione, curata da Edoardo Di Mauro, è stata realizzata dall'associazione culturale Fusion Arts di Torino e dalla regione Piemonte in collaborazione con l'Istituto italiano di cultura di Copenaghen.
"Novarum" presenterà una selezione di artisti per riflettere e confrontare le tendenze dell'arte contemporanea degli ultimi 25 anni. Saranno, infatti, esposte opere di alcuni tra i più interessanti esponenti delle tendenze artistiche nate dopo la "Transavanguardia", talenti che si sono affermati negli anni '80, come ad esempio: Plumcake, il duo pavese che ha partecipato alla Biennale di Venezia del 1990; Enersto Jannini, presente alla Biennale di Venezia del 1976 e del 1990, recente protagonista di un'ampia retrospettiva presso la Galleria d'Arte Moderna di Gallarate, e rappresentante dell'area della ricerca oggettuale insieme ad Ale Guzzetti, esperto di contaminazioni musicali e collaboratore di Peter Gabriel; Ferruccio D'Angelo, autore che ha rinnovato il linguaggio dell'installazione dell'Arte Povera a Torino e Fathi Hassan, artista egiziano che da oltre vent'anni risiede in Italia, considerato tra i più rappresentativi del suo Paese, e presente alla Biennale veneziana del 1988.
Inoltre, saranno presenti artisti che si sono affermati negli anni '90: Carmine Calvanese, esponente del nuovo oggettualismo italiano; Silvano Tessarollo, artista di grande fantasia che con le sue grandi "cebachromes" e con i suoi assemblaggi oggettuali crea una serie di stereotipi ispirati al cartoon contemporaneo e Vittorio Valente, tra i fondatori del movimento "cracking art".
Infine, si potranno ammirare opere di artisti emergenti quali: Tea Giobbio, fotografa italiana il cui uso del bianco e nero è pretesto per scandagliare interiorità personali e collettive; Roberto Zizzo il cui stile dimostra come la tecnologia digitale è davvero una protesi e un pretesto per enfatizzare la carica di personale creatività, Manuela Corti, Johannes Dario Molinari e Gianluca Rosso, artisti presenti nella sessione di video-arte.
La mostra, che si concluderà il prossimo 8 luglio, sarà aperta al pubblico, con ingresso libero, il lunedì, mercoledì e giovedì dalle 9 alle 16, martedì dalle 9 alle 17 e venerdì dalle 9-14.

LA CULTURA SEMPRE CENERENTOLA

di Massimo Tosti

Il Tempo, 27 maggio 2005
C’è un bene - immateriale nel quale l'Italia non è seconda a nessun altro Paese al mondo, e che non teme la concorrenza di chi lavora a basso costo di produzione: la cultura. Di questo si discute - da ieri e fino a domani -nei saloni austeri della Farnesina, dove è in corso la III Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura. Come vuole il cerimoniale (argomento sul quale la diplomazia è molto sensibile) ad aprire i lavori è stato il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, che ha mirato dritto al cuore del problema. «L'Italia ha oggi, una volta di più l'opportunità di porsi come un termine di riferimento», ha detto. «Potrà farlo con successo se saprà aggiornarsi rimanendo fedele alla sua identità, portando in Europa e nel mondo il proprio patrimonio di cultura (civile, giuridica, letteraria, artistica, scientifica, tecnologica e imprenditoriale) accumulato nel corso dei secoli, ma sempre vivo e attuale. È questo l’importante compito che affidiamo ai nostri Istituti di Cultura». Che sono 89 nel mondo, distribuiti in 60 Paesi diversi.
Un compito fondamentale, intorno al quale ruota non soltanto l’immagine del nostro Paese, ma anche il suo presente e il suo futuro. Perché – è opportuno ripeterlo fino alla noia - la cultura è il nostro petrolio, la risorsa con la quale possiamo vincere le sfide della globalizzazione.
Le intenzioni espresse nella Conferenza (fin dal primo giorno di lavori) sono ottime, lo spirito è costruttivo. Ma ceri raffronti raffronti con altre Nazioni (le più potenti, quelle che non possono insidiare il nostro primato, ma possono intaccare le nostre rendite di posizione) non sono brillanti. Soltanto di venti anni (e fu merito di Gio vanni Spadolini) esiste in Italia il ministero dei Beni Culturali, ma ancora oggi viene spesso trattato come la cenerentola dell'amministrazione pubblica. Quando si prepara la legge finanziaria, i primi tagli del ministro dell'Economia colpiscono regolarmente quel ministero. È quel che fa ogni famiglia quando deve stringere la cinta: si riducono le spese voluttuarie. Ma la cultura non è un lusso, per il nostro Paese. È - e soprattutto potrebbe e dovrebbe essere - il prodotto con il maggiore appeal.
Gli stranieri lo sanno da almeno duecento anni. Quando Napoleone venne in Italia, con la sua Armata, alla fine del XVIII secolo, fece razzia di opere d'arte. E ci fu un celebre scambio di battute fra due statue parlanti di Roma. Marforio domandò a Pasquino: “È vero che tutti i francesi sono ladri?”. Rispose Pasquino: «Tutti no, ma buona parte». Se vogliamo valorizzare il prodotto, non si possono fare le nozze con i fichi secchi. Uno dei moderatori delle tavole rotonde de in corso alla Farnesina, ha ricordato che il British Council ha 250 uffici in 110 Paesi del mondo e un bilancio di 700 milioni di euro l'anno. I nostri Istituti di cultura dispongono di uno stanziamento di 17 milioni di euro l’anno. È vero che sono affiancati da altri organismi (come la Dante Alighieri, in prima fila nella diffusione della nostra lingua all'estero), ma è difficile comunque vincere la guerra con le fionde.
II presidente del Senato Marcello Pera - nella sessione inaugurale della Conferenza - ha posto l'accento su un altro aspetto decisivo, di natura squisitamente politica. Fra i compiti degli Istituti di Cultura dovrebbe esserci - in primo luogo - quello di diffondere e spiegare come è l'Italia di oggi, e come si annuncia quella di domani: come funzionano le nostre istituzioni, come agiscono le nostre imprese. Dal 1990 (per iniziativa legislativa del ministro degli Esteri di allora, De Michelis) dieci direttori degli Istituti sono di nomina governativa, scelti fra personalità di provate attitudini e capacità. Non sarebbe il caso di aumentare questo numero?

La creatività italiana nel mondo globale

Si svolge in questi giorni a Roma la terza Conferenza dei direttori degli Istituti di Cultura all’estero
Fini: “Necessaria una strategia di promozione per la nostra lingua”
di Corrado Vitale

Secolo d’Italia, 27 maggio 2005
La cultura rappresenta per l'Italia una risorsa strategica, soprattutto nell'odierno mondo globalizzato, un mondo sempre più piccolo per l'intensità dei flussi di merci e di informazioni, ma che richiede comunque una conoscenza tra popoli più profonda di quella consentita soltanto dalle relazioni economiche. Di come l'Italia si possa inserire in questo processo grazie alla ricchezza del proprio patrimonio di bellezza e intelligenza si discute nella Terza Conferenza dei direttori degli Istituti di Cultura all'estero che si svolge alla Farnesina fino a domani. «L'Italia di oggi nel mondo»: il ruolo della cultura»: questo il titolo dell'incontro, i cui lavori sono stati inaugurati ieri dal ministro degli esteri, Gianfranco Fini, dal presidente del Senato, Marcello Pera e dal ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione.
Secondo il capo della diplomazia italiana, le politiche culturali, interpretate in modo dinamico ed intelligente, possono «favorire una conoscenza migliore e più ravvicinata dei popoli, possono smussare le più acute divergenze, allentare - almeno in parte - le tensioni originate da percezioni superficiali, quando non del tutto errate, sui rapporti con le altre culture». In questa prospettiva l'Italia, secondo Fini può svolgere un ruolo essenziale, per diverse ragioni: «Per una vocazione universale che è parte integrante della nostra tradizione culturale; per la sua appartenenza ad una più ampia Comunità Europea ed occidentale, di cui l'Italia ha contribuito in modo determinante nel corso dei secoli a plasmare l'identità; per una sua posizione geografica, che la colloca al centro di un 'area di cruciale importanza strategica, crocevia e punto di incontro di civiltà e religioni millenarie». Secondo il titolare della Farnesina, però, la diffusione della cultura italiana nel mondo, come del resto il successo del made in Italy, che ad essa è strettamente legato, dipendono «in misura determinante dalla nostra capacità di valorizzare appieno questo straordinario patrimonio che ci è stato tramandato e di mettere a frutto le sue enormi potenzialità». Ecco perché «non possiamo riposarci sugli allori», ha rilevato ancora Fini. Il ministro degli Esteri italiano ha quindi sottolineato come ci è richiesta in tal senso «una strategia di comunicazione audace ed innovativa, che sappia cogliere il filo di continuità nelle sfere più disparate. E in una strategia di promozione a tutto campo della cultura la lingua occupa un posto centrale: a tutto campo». Fini ha quindi ricordato come il governo italiano si sia «opposto, e continui ad opporsi, ai tentativi di sottrarre alla lingua italiana il rango che le spetta in seno alle istituzioni comunitarie. È il caso di ribadire - ha aggiunto - le nostre ragioni: che non sono quelle di uno sciovinismo fuori luogo e fuori tempo bensì del riconoscimento dell'importanza vitale del pluralismo culturale come tratto distintivo dell'Europa (un'Europa, appunta, unita nella diversità), di cui la lingua è fattore insostituibile».
Il processo di avvicinamento tra popoli non è però esente da ombre. In questo senso Marcello Pera, ha rilevato «la grande crisi di identità che c'è oggi in Europa, soprattutto dal punto di vista di una cultura comune, cosa, ha detto, che spiega le difficoltà nell'approvazione del grande Trattato costituzionale europeo». In questo quadro, dopo il 1989 «l'Italia è cambiata molto». E' cambiato il sistema politico, è cambiato il sistema economico, è anche cambiata la Costituzione, così come è cambiata la sua politica estera. «Insomma - ha esclamato - è cambiato il Paese» e spesso «noi vediamo descrizioni dell'Italia all'estero che non corrispondono allo stato reale delle cose, vediamo addirittura campagne basate sui vecchi stereotipi». E' qui, ha detto Pera, che gli Istituti di cultura devono sforzarsi di fare di più e meglio. Il timore è che limitarsi ad attività, pur molto meritorie, come esposizioni, concerti, spettacoli, significhi limitarsi a illustrare all'estero un'Italia già nota e conosciuta. Il presidente del Senato ha citato ad esempio «quegli eccellenti centri di ricerca in Italia che vorrei fossero meglio presentati all'estero». «Vorrei vedere in sostanza - ha affermato - una politica attiva dei direttori degli Istituti, unita a una loro fierezza nel rappresentare il nostro Paese». E' un'attività, ha concluso Pera, che ha dei costi: «Forse costa più fatica ma se non si fatica ci si diverte poco e si guadagna ancor meno».
Uno sguardo rivolto al futuro e allo sviluppo del sistema della comunicazione lo ha proposto anche il sottosegretario Giuseppe Drago, secondo il quale la rete mondiale degli istituti di cultura italiana deve ottimizzare «sempre di più le varie sinergie tra i nuovi media e quelli già esistenti». Da una parte appare fondamentale stare al passo con la rivoluzione tecnologica in atto, dall'altra parte occorre tenere ancora ben più presente i temi e i contenuti che «meglio possono fare risaltare l'immagine dell'Italia, al di là degli stereotipi, passato e presente insieme». Il sottosegretario ha elencato in particolare alcuni degli strumenti più importanti per veicolare «l'italianità e la lingua italiana» nel mondo attraverso gli istituti di cultura «eccellenti pontieri tra l'Italia e i paesi che ospitano», ed ha distinto come i vari strumenti di comunicazione possano veicolare temi, argomenti e aspetti diversi a secondo di un certo specifico proprio del mezzo in discussione. Così per esempio «la televisione, non certamente quella generalista, ma quella satellitare che può distinguere i canali per tema, potrebbe essere un ottimo strumento per fare conoscere l'attualità politico-sociale dell'Italia nel resto del mondo».

Pera: "Gli istituti di cultura dovrebbero fare di più"

L'APPELLO

Corriere della Sera, 27 maggio 2005
Gli istituti di cultura devono sforzarsi di fare di più. La lavata di capo è arrivata ieri dal presidente del Senato, Marcello Pera. Con garbo, ma senza mezzi termini, la seconda carica dello Stato ha ricordato ai direttori dei nostri centri di cultura all'estero, riuniti ieri alla Farnesina per la III Conferenza, che non possono più limitarsi ad attività, pur meritorie, come esposizioni, concerti o spettacoli. Il timore, ha spiegato Pera, è che questo tipo di manifestazioni finisca per dare un'immagine del nostro Paese sorpassata. «Vediamo descrizioni dell'Italia all'estero - ha detto il presidente del Senato - che non corrispondono allo stato reale delle cose, vediamo addirittura campagne basate sui vecchi stereotipi». Mentre l'Italia, ha fatto notare Pera, «è un Paese che sta cambiando, che cresce in Europa, che vuole contare di più». Ci sono «eccellenti centri di ricerca in Italia che vorrei fossero meglio presentati all'estero» ha chiarito. Infine l'auspicio: «Vorrei vedere in sostanza una politica attiva dei direttori degli istituti, unita a una loro fierezza nel rappresentare il nostro Paese». Forse questo, ha concluso Pera, «costa più fatica, ma se non si fatica ci si diverte poco e si guadagna ancor meno».

Beni culturali, alla Farnesina l'incontro degli 89 direttori di cultura all'estero

Avvenire, 27 maggio 2005
ROMA. Come verrà diffusa domani la cultura italiana nel mondo? Quanto peserà la ricchezza della nostra storia e la creatività del nostro presente? Saranno sperabilmente istituzioni al centro di un triangolo virtuoso di competenze e di risorse (Ministeri degli Esteri, Beni Culturali e Attività produttive); disporranno, forse, di un portale unico in tutto il mondo, con spazi dedicati alle singole realtà locali; continueranno a parlare del nostro passato (Archeologia, storia, arte, musica ecc.), ma offriranno sempre di più una vetrina sul nostro presente. Di questo e di molto altro si parla fino a domani mattina alla Farnesina, dove è in corso la terza Conferenza degli 89 direttori di istituto, insieme a esperti di varie discipline. All'apertura ieri hanno partecipato tra gli altri il ministro degli Esteri Fini, il presidente del Senato Pera, il ministro per i Beni culturali Buttiglione.

Vattani: “Meno burocrati e piagnoni”

Al vertice fra direttori degli Istituti di Cultura all’estero
di Pier Francesco Borgia

il Giornale, 27 maggio 2005
Che cosa hanno il comune il Decameron, il Satiro Danzante e il testamento di Augusto nel tempio romano di Ankara? Sono testimonianze della nostra cultura nel mondo. Soltanto esempi, ma molto significativi di quanto le lingua e l'arte italiana sanno ben rappresentare nel mondo la nostra civiltà. Basti pensare che il romanzo di Boccaccio ha venduto nella sola ex Ddr 17 milioni di copie in una quarantina d'anni; il Satiro Danzante ha mosso e commosso milioni di visitatori in Giappone: mentre il testamento di Augusto ad Ankara è l'unico testo completo che raccoglie l'eredità dell'imperatore romano. Tre esempi della presenza della nostra cultura nel mondo. Una presenza che gli Istituti di Cultura diretti dalla Farnesina hanno il compito di difendere. Per tre giorni (dal 26 al 28 maggio) gli 89 direttori che operano in 60 nazioni sono stati convocati alla Fernesina per fare il punto della situazione.
«Gli istituti di cultura - spiega Umberto Vattani, segretario generale della Farnesina - restano uno degli specchi più sinceri di ciò che l'Italia è stata ma soprattutto di ciò che il nostro Paese sa essere oggi». Ciò che va rafforzato, fa capire Vattani, è la coerenza degli interventi e lo spirito di concorrenza con gli istituti di cultura degli altri Paesi. «Non è un lavoro facile - aggiunge l'ambasciatore - il budget è limitato. Per i nostri istituti lo Stato stanzia 17 milioni di euro l'anno. Poca cosa. Eppure i risultati ci sono».
Nella sessione conclusiva si discuterà quindi l'organizzazione delle risorse. E si dovrà fare ricorso alla nostra proverbiale creatività, rispettando l'identikit ideale del direttore di un istituto di cultura tracciato da Vattani: «Oltre a essere di provata professionalità, deve evitare di essere un burocrate e un piagnone».

giovedì, maggio 26, 2005

III CONFERENZA ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ DALLA VALENZA UNIVERSALE AD UN NUOVO RINASCIMENTO DELLA CULTURA ITALIANA

DOPO LE TAVOLE ROTONDE VATTANI ANNUNCIA I PRIMI PROGETTI PILOTA PER UN’AZIONE CONGIUNTA

ROMA\ aise\26 maggio 2005, ore 20,24 - Sarà presentato domani, nella seconda giornata di lavori della III Conferenza degli Istituti Italiani di Cultura, un progetto di azione congiunta che stabilisca gli standard attraverso i quali gli IIC dovranno operare per la promozione sinergica della cultura italiana all’estero. L’annuncio è stato dato oggi, 26 maggio, ai giornalisti dal Segretario Generale, Umberto Vattani, e dal Direttore Generale per la Promozione e Cooperazione Culturale, Anna Blefari Melazzi, ideatrice di quei progetti pilota che, coinvolgendo inizialmente due o tre Istituti, consentiranno una prima sperimentazione in tal senso.
Intanto oggi, si sono tenute ben sei tavole rotonde per tracciare le linee intorno alle quali tale "formato" dovrà essere redatto e dalle quali sono già emersi alcuni punti condivisi. Ad esporli sono intervenuti i relatori delle stesse tavole rotonde e l’Ambasciatore Vattani.
Vasto il consenso registrato per l’importanza che gli aspetti culturali rivestono nella creazione dell’immagine italiana all’estero, un’immagine ormai lontana dai tradizionali stereotipi e legata soprattutto a quella "straordinaria complessità che si avvale di un sostrato sedimentato nel tempo e perciò aperto a tutti". Come hanno sottolineato il Direttore della Normale di Pisa, Salvatore Settis, ed il Segretario Generale Vattani, la percezione che nel mondo si ha della cultura italiana non è "egemonica", ma "universale e trasversale" ed è ad essa che gli Istituti di Cultura devono fornire un’eco che non sia "effimera", ma "di altà qualità, forte radicamento e lunga durata".
Per raggiungere questo obiettivo e poter competere a livello globale occorre "vincere la segmentazione delle risorse pubbliche e private" e puntare ad un maggior coordinamento. Vattani ha parlato di "triangolazione virtuosa" tra Farnesina e, dunque, Istituti di Cultura, Ministero dei Beni Culturali ed Ice, che rappresentano una sorta di "nucleo duro" attorno al quale possono gravitare in sinergia i satelliti di questa politica: università, centri di ricerca, musei, società, ma anche imprese, sistema economico ed enti locali.
Fondamentale sarà anche la comunicazione, ha evidenziato l’Ambasciatore Boris Bianchieri, che ha auspicato un maggiore coordinamento tra Mae e Rai, una maggiore diffusione all’estero di Premi letterari come il Campiello ed il Grinzane-Cavour ed ha individuato la grande potenzialità delle nuove tecnologie digitali e di internet in particolare, sottolineando l’esigenza di "un portale unico degli IIC". Un’esigenza che sarà presto soddisfatta: il Ministro Blefari ha, infatti, annunciato che, dopo il positivo esperimento di San Francisco, presto sarà realizzato un sito internet degli Istituti Italiani di Cultura, dal quale si potrà poi accedere non solo ai link dei singoli Istituti, ma ad una serie di altri importanti servizi. E, sempre in tema di comunicazione, domani sarà alla Farnesina il grafico Antonio Romano, con il quale i direttori degli IIC ed i vertici del Mae rivisiteranno il logo degli Istituti, rinfrescando "il modo di presentarsi nel mondo della comunicazione".
Ancora una volta, dunque, un "lavoro di squadra", che denota, come ha avuto modo di sottolineare il regista Maurizio Scaparro, "la grande voglia di lavorare" e i positivi "apporti e contributi" non solo dei direttori degli IIC, ma anche della Direzione Generale del Mae. Scaparro ha inoltre proposto di aggiungere un ulteriore tassello alla tanto auspicata triangolazione virtuosa: il Ministero dell’Istruzione, con un fondamentale ruolo di coordinamento nella promozione della lingua italiana e della formazione.
D’altronde la domanda sempre crescente di lingua italiana, sono d’accordo il giornalista Beppe Severgnini e l’Ambasciatore Vattani, è "dinamica e non generica", poiché giunge, da un lato, dall’interesse per lo stile italiano in ogni sua forma e, dall’altro, dalla ricerca di identità degli italiani residenti all’estero. Una domanda richiesta soprattutto dai giovani ed alla quale si può rispondere con una maggiore cooperazione, ma anche con nuove idee e strumenti: le borse di studio, che "lasciano una traccia profonda"; il personale docente, con una maggiore accentuazione della formazione in loco; ancora una volta con internet; ed infine con l’esportazione delle fiction realizzate dalla Rai all’estero, magari senza traduzione, ma in lingua italiana con sottotitoli.
Tanti strumenti e poche risorse, che, secondo Riccardo Chiaberge, direttore del supplemento culturale del Sole24Ore, "vanno sfruttate meglio", anche per rispondere al "rischio di egemonia dell’inglese". Ed anche dove, ha aggiunto, gli istituti riescano a sopperire alla mancanza di finanziamenti, "ancora non fanno sistema". Servono perciò "nuove alleanze", che possono essere messe in atto in Europa prima che nel resto del mondo, per "promuovere una politica della cultura italiana all’estero che ne valorizzi l’identità e le sue stratificazioni", verso quello che Maurizio Scaparro ha definito ed Umberto Vattani ha rilanciato come "nuovo rinascimento" italiano.
E proprio la promozione della cultura rappresenta per il sociologo Khaled Fuad Allam un binario fondante del dialogo tra culture e civiltà, un dialogo ormai inevitabile e nella costruzione del quale si situa il ruolo degli Istituti Italiani di Cultura. Crollata "la dimensione territoriale", torna infatti la vocazione universale della nostra cultura, la cui capacità storica di dialogare, specie nel Mediterraneo, non può cadere per mancanza di strumenti adeguati alla nuova realtà geopolitica. Non a torto, ha affermato Vattani, "Fuad Allam ha qualificato come "diplomazia culturale" quella che l’Italia propone a livello multilaterale e bilaterale". Per completare il quadro occorrerebbe forse, come ha suggerito ancora Fuad Allam, convocare gli Stati Generali di tutti quelli che in Italia e all’estero si occupano di promozione della cultura, "per evitare sfilacciamenti ed invece dare più efficacia e coerenza al lavoro d’insieme".
Una proposta, quest’ultima, accolta favorevolmente dai vertici della Farnesina, nella cui intenzione la riunione odierna doveva porsi come "vero e proprio laboratorio delle idee". E domani queste idee saranno raccolte nella definizione di una "via comune" per la promozione della cultura italiana nel mondo. (r.aronica\aise)

III CONFERENZA ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ ITALIA PAESE DALLE MOLTEPLICI RISORSE

IL DIRETTORE SCIOLA RACCONTA ALL’AISE LA SUA ESPERIENZA A CAPO DELL’ISTITUTO DI CRACOVIA

ROMA\ aise\26 maggio 2005, ore 20,13 - "Indicazioni e strumenti, anche finanziari, ma con la consapevolezza che il nostro è un Paese dalle molteplici risorse": questo è quanto il Direttore dell’Istituto di Cracovia, Giovanni Sciola, si aspetta dalla III Conferenza degli Istituti Italiani di Cultura, apertasi oggi, 26 maggio, alla Farnesina (vedi AISE del 26 maggio 2005 h.13.50).
A colloquio con l’Aise, Sciola ha infatti dichiarato che "laddove le risorse non ci sono al centro, talvolta è facile trovarle in periferia: Regioni, comuni, provincie italiane non hanno al momento una politica estera, ma hanno una fortissima proiezione esterna, quindi molto spesso è possibile trovare in queste sedi quei contributi di idee e anche materiali che andiamo cercando".
Ma occorre ingegnarsi anche in loco per trovare modalità e strumenti d’azione. "La nostra sfida è ovviamente quella di promuovere la cultura italiana all’estero, ma le realtà in cui ogni Istituto opera sono diverse e bisogna perciò declinare il messaggio, l’interlocutore, capire quali proposte portare e a chi", ha sottolineato Giovanni Sciola. "Ci sono Paesi in cui il legame profondo con l’Italia impone una sfida di più alto livello ed altri nei quali la conoscenza dell’Italia è minore ed è già importante mettere sul piatto quello che è l’insieme del nostro Sistema Paese".
Il caso della Polonia è, poi, molto particolare, poiché, come evidenziato oggi dal Ministro Buttiglione durante il suo saluto in apertura dei lavori (vedi AISE del 26 maggio 2005 h.16.47), il legame culturale tra Italia e Polonia è molto profondo ed affonda le sue radici, ha ricordato il Direttore Sciola, nella presenza della Regina Bona Sforza a Cracovia con la sua Corte nel XV secolo, passando poi per il reciproco aiuto durante i due Risorgimenti nazionali: "i polacchi sono venuti a combattere in Italia per la nostra unificazione ed i garibaldini sono andati a lottare per l’unità e l’indipendenza della Polonia nel 1863: in ogni città polacca c’è una via Francesco Nullo, per ricordare il comandante di questa spedizione. Senza dimenticare il ruolo delle truppe polacche nella seconda guerra mondiale per la liberazione di Cassino, Ancona, Bologna,…". Ovviamente, ha aggiunto Sciola, "il percorso è lungo e passa inevitabilmente dalla figura di Giovanni Paolo II, per snodarsi attraverso uno scambio fittissimo dal punto di vista non solo letterario, ma anche degli scambi di popolazione e della presenza industriale".
La Fiat è presente in Polonia sin dal 1929, esempio di "un marcato tessuto di presenza industriale italiana di vario livello", con cui l’Istituto lavora e coopera in sinergia e "non solo per la banale richiesta di sponsorizzazione di eventi". Così a settembre si aprirà a Cracovia una mostra sul design automobilistico, che l’Istituto ha organizzato nella convinzione che sia un’occasione per offrire "il proprio supporto a quell’idea di made in Italy come stile italiano, che certamente esiste e che non sempre è adeguatamente valorizzato".
La strategia politica che guida l’IIC di Cracovia, come molti altri Istituti della rete diplomatica italiana, coinvolge dunque anche la presenza economica e produttiva degli italiani in Polonia. "Certo, le competenze sono del tutto diverse da quelle dei Consolati o delle Camere di Commercio", ha precisato Giovanni Sciola, "ma, se è vero che cultura va concepita in un’accezione più ampia, allora tutto, almeno dal punto di vista della proposta, è di nostra competenza". È quanto ha auspicato oggi anche il Presidente del Senato Marcello Pera (vedi AISE del 26 maggio 2005 h.18.35) ed è quanto ha ribadito Sciola all’Aise: "certamente non è facile, ma la sfida è proprio lì: come rendere all’estero il senso di un’Italia in trasformazione".
Per gli Istituti di Cultura si tratta, in definitiva, "di individuare e far capire cosa stia succedendo a 360° e credo che buona parte degli Istituti già operi in tal senso. Bisogna continuare a farlo nel modo migliore, in rapporto con tutte le altre realtà del Sistema Italia che operano sia nei Paesi di accreditamento, sia in Italia con una forte proiezione esterna".
"Dopo anni di esperienza all’estero, la mia riflessione – ha concluso Giovanni Sciola – è che l’aspettativa che si ha nei confronti del nostro Paese è ovunque molto alta e noi dobbiamo rispondere a questa aspettativa". (r.aronica\aise)

III CONFERENZA ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ IL DIRETTORE DI NEW YORK ANGELINI ALL’AISE: MOMENTO FAVOREVOLE PER LA CULTURA ITALIANA

- IL NOSTRO È UN OBIETTIVO AMBIZIOSO E POSSIBILE

ROMA\ aise\26 maggio 2005, ore 18,59 - Questo è un momento molto favorevole per la cultura italiana e l’obiettivo che il Ministero degli Affari Esteri e con esso gli Istituti Italiani di Cultura si propongono, quello di promuovere la nostra cultura all’estero, è non solo ambizioso, ma possibile. È quanto in sostanza ha dichiarato il direttore dell’Istituto di New York, Claudio Angelini, all’Aise, a margine della III Conferenza degli Istituti Italiani di Cultura, apertasi oggi, 26 maggio, alla Farnesina (vedi AISE del 26 maggio 2005 h.13.50).
Da poco più di un anno a capo dell’Istituto di New York, ma già negli Stati Uniti otto anni fa come corrispondente della Rai, Angelini ci ha raccontato la sua esperienza personale.
"La nostra è una cultura di primissimo ordine ed è perciò chiaro che il nostro impegno per la sua promozione non può che essere totale. È un impegno certo non facile, ma non è impossibile", perché, per lo meno negli Usa, "l’interesse per la nostra cultura è fortissimo". E per cultura, ha precisato Angelini, si può intendere non solo l’arte e la letteratura del passato ed ultimamente dei giovani contemporanei, il made in Italy, la gastronomia, la moda. "L’America ha una cotta per l’Italia e per la nostra lingua, che sarà stata un po’ tartassata in Europa, ma nelle scuole superiori e nelle università americane ha superato il tedesco ed il francese ed è oggi, dopo l’inglese e lo spagnolo, la lingua più studiata".
A settembre partirà poi l’accordo Advancement Placement Program, firmato lo scorso anno tra i governi dei due Paesi, grazie allo sforzo congiunto della Signora Matilda Cuomo e del Ministro italiano Tremaglia. un accordo reso possibile, secondo il Direttore dell’Istituto di New York, "da un fatto chiave: la nostra lingua piace perché è considerata bella, è considerata la lingua della cultura" ed è la terza lingua parlata negli Stati Uniti d’America, nonostante "la nostra comunità non sia folta come quella di lingua inglese e quella latino-americana", seguita, ma secondo alcuni studiosi addirittura preceduta, dal latino. Molti studenti e professori americani, ma anche giuristi ed avvocati, "usano più spesso il latino di quanto non si faccia in Italia".
A fronte di quanto auspicato dal Presidente del Senato durante il suo intervento alla Conferenza (vedi AISE del 26 maggio 2005 h.18.35), Claudio Angelini ha poi dichiarato di condividere quanto "Pera ha provocatoriamente auspicato" e, dunque, la necessità di "proporre non solo cose del passato, ma anche cose del presente, sociologicamente rilevanti", ma ha aggiunto: "la richiesta che ci giunge a New York riguarda soprattutto la grande cultura del passato. E questa è una domanda che non possiamo ignorare, anche perché proporre la cultura del passato significa creare le premesse per offrire la cultura del presente". L’Istituto di Cultura di cui è a capo Angelini sta già portando avanti questa politica. "Abbiamo raggiunto un accordo con un’importante casa editrice americana, la Random House, per una nuova pubblicazione de I Promessi Sposi del Manzoni, tradotti in passato piuttosto male e passati per questo praticamente inosservati". Ed ora, mentre si comincia a lavorare alla traduzione dell’opera, giungono altre richieste, che riguardano stavolta nuovi scrittori italiani quali Margaret Mazzantini ed Erri De Luca. "Vuoi vedere che Manzoni dia la volata anche al presente?".
"D’altra parte – ha proseguito Angelini – in questi anni sono stati riscoperti il Purgatorio e il Paradiso della Divina Commedia, sinora meno noti ed apprezzati dell’Inferno. E l’interesse è tale che Dante è considerato oggi da molti studiosi più importante di Shakespeare, che, quanto meno sul piano della lingua, è più affine alla maggioranza inglese che vive in Usa".
Si tratta, quindi, per il Direttore dell’Istituto, di "un momento molto favorevole. L’importante è non perdere l’occasione". Ecco perché Angelini ha sollevato nuovamente la questione dell’APP, che, a suo parere, "ha un solo problema: perché l’italiano arrivi ad essere una lingua di serie A nelle high school devono esserci professori qualificati, ma al momento ce ne sono pochi. Questo problema può e deve essere risolto, non solo reclutando docenti dall’Italia, ma anche attraverso gli stessi studenti americani che studiano l’italiano". E qui entrerebbero in ballo gli Istituti di Cultura, che "dovrebbero esaminare questi eventuali professori e certificare la loro preparazione".
Di idee e volontà ce ne sono molte. Bisognerà ora capire se tali propositi troveranno risposta nella politica del Governo e negli strumenti che questo metterà a disposizione della rete culturale italiana all’estero. Claudio Angelini è ottimista: le risorse non sono molte, si sa, "ma noi possiamo anche accontentarci di poco". E l’esperienza dell’Istituto di New York, dove accanto al Direttore c’è uno staff di "funzionarie abilissime e solerti", lo dimostra. "Spendendo lo stesso badget, siamo passati più o meno da un evento al mese ad un evento al giorno". Il segreto? "Imparare a risparmiare" e creare "i giusti collegamenti con le istituzioni locali": a New York, ad esempio, l’IIC ha organizzato una mostra sul Rinascimento con il Metropolitan Museum, una su Boccioni con il Guggenheim ed una su Modigliani con il Jewis Museum, con settimane di approfondimento a corollario di tali iniziative.
"Cio dimostra che, in fondo, anche con pochi soldi – ha concluso Claudio Angelini – riusciamo lo stesso a fare qualcosa di buono". (r.aronica\aise)

III CONFERENZA ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ ORGOGLIOSI DELLA NOSTRA RETE: L’INTERVENTO DELL’AMBASCIATORE VATTANI

A ZEFFIRELLI LA MEDAGLIA DELLA COMMISSIONE NAZIONALE PER LA PROMOZIONE DELLA CULTURA ITALIANA ALL’ESTERO

ROMA\ aise\26 maggio 2005, ore 18,47 - "La presenza di Ministri, sottosegretari e autorità a questo appuntamento dimostra quanto sia sentita da parte nostra sia la sfida della crescente frammentazione delle identità culturali in mondo globalizzato, ma anche la trasformazione straordinaria che avviene anche al di fuori delle nostre frontiere". Così l’ambasciatore Umberto Vattani ha esordito nel suo intervento alla III Conferenza dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura apertasi questa mattina a Roma sottolineando quanto "consideriamo importante il vostro lavoro". Una considerazione dimostrata anche dal fatto che per la prima volta è stata preparata una pubblicazione che raccoglie informazioni sulla carriera e sulle attività di ciascun direttore. "Siamo molto orgogliosi – ha sottolineato Vattani – di questa rete e dell’importanza che svolgono i nostri IIC". Una conferenza che, ha aggiunto Vattani, deve essere punto di partenza per una riflessione a tutto campo sul ruolo e sulle strategie degli IIC "promotori della nostra identità culturale e della nostra lingua", e sui rapporti con altri enti e istituzioni che operano all’estero che promuovono il sistema-Italia. Proposito dichiarato di questa tre giorni è dunque quello di preparare un decalogo di cose che gli IIC non devono mai dimenticare di fare. "Abbiamo degli obiettivi molto ambiziosi – ha concluso Vattani – ma per raggiungerli useremo tutti gli strumenti di azione a nostra disposizione".
Il momento celebrativo della giornata è stato la consegna al regista Franco Zeffirelli definito dal sottosegretario agli Esteri, Giampaolo Bettamio, come "personalità artistica di straordinario livello" di una medaglia assegnatagli dalla Commissione Nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero.
Un artista, ha sottolineato Bettamio, fautore di una "straordinaria parabola artistica" che molto ha fatto per la diffusione della cultura italiana ed europea. Un riconoscimento che Zeffirelli ha definito "defunto" spiegando che non vuole essere, come alcuni suoi colleghi, uno che passa il tempo a celebrare i fasti del passato e lucidare trofei, ma che, al contrario, sente di poter dare ancora molto. Come già fatto la scorsa settimana all’ambasciata americana in occasione della assegnazione di due borse di studio a lui dedicate, Zeffirelli ha di nuovo criticato una cultura che troppo bada al politically correct e che, così facendo, ha perso una grande parte della sua vitalità. Un regista che ha dedicato la maggior parte dei suoi film a personaggi non italiani e che ha mostrato di gradire di più il riconoscimento ricevuto dalla regina Elisabetta "perché ho servito più la causa anglosassone che italiana".
Sulla considerazione che si ha di lui come artista ancora in grado di dare e dire qualcosa l’ha infine rassicurato il Ministro Buttiglione che ha sottolineato come quello di oggi sia "un riconoscimento che ti sia di sprone per i successivi passi della tua carriera". (m.c.\aise)

III CONFERENZA ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ FATE DI PIÙ E MEGLIO: IL MONITO DEL PRESIDENTE DEL SENATO PERA

ROMA\ aise\26 maggio 2005, ore 18,35 - Fate di più e meglio. È stato molto diretto e sferzante l’intervento che il Presidente del Senato, Marcello Pera, ha rivolto oggi ai direttori degli Istituti italiani di cultura riuniti a Roma.
Un intervento con cui Pera ha evidenziato quanto tradizionale e poco utile sia, a suo parere, muoversi sui canali tradizionali della promozione di un’Italia "già nota" e quanto ancora si possa fare per valorizzare un paese in fermento come il nostro.
Per il presidente del Senato, più che bilanci e recensioni e stato dei lavori, la conferenza dovrebbe focalizzarsi sulla definizione di un nuovo ruolo e di una nuova strategia degli Istituti di cultura.
Pur riconoscendo l’importanza delle attività degli IIC da lui definite "decisamente istituzionali" e della diffusione dell’italiano come strumento per "accedere al nostro patrimonio culturale" Pera ha ribadito più volte che, oggi, sarebbe in difficoltà a comprendere cosa significhi "promuovere la cultura italiana" perchè, si chiede, "qual è la specificità della cultura italiana oggi?" domanda che non trova risposta neanche in ambito europeo tanto che, sostiene Pera, "se il proposito di Monnet" ciò ripartire dalla cultura e non dall’acciaio e dal carbone per costruire l’Europa, "si fosse avverato non sono sicuro che saremmo arrivati al livello di oggi". Perché "dopo la grande crisi di identità, il grande sconcerto, la grande ricerca di orientamenti non mi sembra che, dal punto di vista di una cultura identitaria europea, abbiamo fatto dei passi in avanti". Una considerazione che "forse – ha aggiunto Pera - spiega anche in parte le difficoltà del processo di unificazione europea e le difficoltà che sta incontrando la ratifica del trattato costituzionale".
In questo quadro, c’è un posto anche per gli Istituti di cultura e per definirne i contorni, il presidente del Senato è tornato al 1989, data spartiacque in cui crollò il dualismo Usa-URSS e che segnò l’inizio di vari cambiamenti a vari livelli per tutti. L’Italia, in particolare, "ha un ruolo europeo e un peso internazionale diverso da quello che aveva prima, che gli era stato assegnato naturalmente dalla sua collocazione geopolitica". Abbiamo un nuovo sistema politico, il bipolarismo, abbiamo nuovi partiti e anche, in parte, una nuova costituzione. Avevamo uno stato che era centrale e ora non lo è più. È cambiato il sistema economico e sociale, quello universitario e, anche se con fatica, della ricerca. "È cambiato il nostro ruolo politico" ha aggiunto Pera sottolineando come gli eventi mondiali abbiano cambiato la nostra politica estera tradizionale. Insomma, "abbiamo un paese diverso, anche rispetto al suo assetto, che non risponde più agli stereotipi di prima" ma, si chiede il Presidente del Senato, "chi all’estero descrive questi cambiamenti del paese?Chi fa un’analisi obiettiva, spassionata, laica di tutti questi cambiamenti?" Perché descrivere i cambiamenti costituzionali e sociali "è rappresentare la cultura italiana all’estero" è contrapporre ai vecchi stereotipi, attacchi e campagne diffamatorie un Paese cambiato, che si evolve.
Esattamente qui subentrano gli IIC: trovando gli strumenti più adatti per portare fuori dai confini della penisola la nuova realtà italiana. basta mostra, rassegne, e concerti, iniziative che "rappresentano un’Italia già conosciuta: l’Italia del suo spettacolo, del suo paesaggio, della sua musica", ma che lasciano sfuggire un’altra Italia, quella che "sta cambiando, crescendo, che si sta integrando nell’Europa, che vuole contare di più sul piano internazionale". Per esportare questa Italia, suggerisce Pera, "servono molti incontri della comunità culturale italiana con la comunità culturale locale, molti dibattiti, conferenze, analisi comparative. Questo lo potete fare". Per il presidente del Senato il mondo sa molto poco di come funziona il nostro Paese. "Questo – si chiede ancora – non è uno strumento per presentare la nuova Italia? I cambiamenti, politici, costituzionali, sono cambiamenti di cultura in un senso molto lato, ma molto profondo".
Non siamo secondi a nessuno. Dobbiamo essere consapevoli dei nostri limiti, ma anche della nostra grandezza. Basta, ammonisce Pera, con certe "atmosfere da stato di minorità", e basta con questi bruschi passaggi "dal sentimento della minorità a quello dell’arroganza". Quello che bisogna fare è "far valere la funzione della propria immagine, riconoscere i propri meriti, non temere confronti e discutere alla pari".
"È questo aspetto – ha ribadito Pera - , questa presentazione della nuova Italia che si sta fortemente muovendo vorrei verla sottolineata di più dagli IIC che ritengo lo strumento migliore a questo scopo, se non altro quello meno politicizzato per poterlo fare".
"Per i miei prossimi viaggi all’estero – ha aggiunto - mi piacerebbe non solo vedere qualche bella mostra o sentire qualche bel concerto, o partecipare a un ricevimento, ma anche vedere una politica attiva di quei direttori rispetto ai paesi in cui operano. E anche una fierezza – ha sostenuto - di rappresentare un paese e una cultura che non ha da temere confronti". Dunque meno cerimonie, ma più attività utili all’Italia. Cambiamento che "sarebbe anche più divertente per voi. Forse costa un po’ più di fatica, e forse per questa fatica in più le risorse non sono completamente adeguate, ma, signori, se non si fatica e non ci si adopera e non si hanno obiettivi e non si fatica per raggiungerli, nella vita – ha concluso Pera - ci si diverte poco e si guadagna ancora meno". (m.cipollone\aise)

III CONFERENZA ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ L’IDENTITÀ CULTURALE ITALIANA E IL BILINGUISMO PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO

AL CENTRO DELL’INTERVENTO DEL MINISTRO BUTTIGLIONE

ROMA\ aise\26 maggio 2005, ore 16,47 - "La cultura è il primo modo nel quale noi presentiamo all'estero il nostro Paese. La cultura non è qualcosa che esiste per sempre una colta per tutte: ogni nuova generazione ne ridefinisce i confini, la propria memoria e il proprio sentimento di appartenenza, e questo, in momenti di transizione come quello presente, è un lavoro particolarmente difficile e complesso". Una ragione in più per esprimere un "forte e convinto riconoscimento del ruolo che i nostri istituti di cultura hanno nel mondo, unito alla comprensione per le difficoltà nelle quali molte volte vi trovate ad operare". Così Rocco Buttiglione, Ministro per i Beni e le Attività Culturali, ha salutato questa mattina i direttori degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo riuniti a Roma fino al 28 maggio nella III Conferenza a loro dedicata.
Nel suo intervento, Buttiglione ha voluto sottolineare quanto sia stato e sia ancora importante il ruolo della nostra cultura nella definizione di identità nazionali di altri Paesi. Prendendo ad esempio il caso di Venezia e della repubblica di San Marco, il ministro ha ricordato come "oggi l'espansione del sistema economico culturale politico italiano nel mondo, dopo la caduta della cortina di ferro, in larga misura riprende le vie che furono a suo tempo le vie della grande repubblica di San Marco ricostruendo le tappe quello che era allora l'impero veneziano: i Balcani, il Danubio oltre questi l'estremo oriente". Un'eredità veneziana che "ci offre l'occasione di straordinari scambi culturali e ci fa sentire non estranei, ma partecipi anche di un processo di costruzione di identità nazionali che sta avvenendo in questi paesi".
L'area balcanica-danubiana, infatti, ha da "ricostruire una memoria storica per ridefinire un'identità" e, ha aggiunto Buttiglione, "il rapporto con l'Italia è fondamentale anche per la costruzione della loro identità storica". Un'area che corrisponde a "circa metà dell'allargamento avvenuto nell'Ue". Cosa abbiamo da offrire noi in quest'area? Per Buttiglione da "una legislazione di alta qualità per quanto riguarda la protezione dei beni culturali" alla nostra esperienza nel settore dei restauri fino alla archeologia, elemento "fondamentale nella costruzione delle identità" l'Italia ha molto da dare.
E da dire. La lingua italiana, ha proseguito Buttiglione, deve essere valorizzata, affiancata dalla promozione del latino, veicolo della nostra cultura, ma oggi è anche fondamentale promuovere e sostenere il bilinguismo. Soprattutto per la seconda e la terza generazione di emigrati. "Abbiamo avuto un enorme fenomeno migratorio che non può non avere un effetto anche sul tema della lingua" ha detto Buttiglione. "In Germania, ad esempio, abbiamo un problema drammatico: far imparare il tedesco alla II generazione di emigrati, cosa forse più importante di apprendere l'italiano, se vorranno restare lì, fare carriera, frequentare una scuola tedesca". Il bambino esposto a due influenze linguistiche, ha spiegato il Ministro, "le può padroneggiare ambedue, ma ha dei tempi di apprendimento diversi e ha bisogno di sostegni diversi di quelli al bambino esposto ad una sola influenza linguistica. Ove questo non venga tenuto a mente - ha ammonito - c'è il rischio forte che il bambino non apprenda bene nessuna delle due e che finisca nelle scuole differenziali, escluso fin dall'inizio dalla possibilità di un primo sviluppo delle sue risorse umane". Conoscere l'italiano e apprendere la lingua del Paese di residenza è, per gli emigrati, l'unico modo per "non essere in bilico tra due mondi. Sapere due lingue - ha ribadito Buttiglione - aiuta ad avere maggiori possibilità di inserimento. Non saperne nessuna significa essere condannati a pencolare tra due mondi senza essere di casa in nessuno dei due". Una questione, ha precisato Buttiglione, sui cui "dovremmo agire a livello europeo perché non è un problema solo nostro".
Ad oggi, ci si muove in un quadro locale, nazionale ed europeo e noi "dobbiamo partecipare alla formazione di una comune politica della cultura in Europa" ha sottolineato il ministro ricordando i due "pilastri" indicati di recente dal presidente francese Chirac, fondamento della politica culturale europea. "Il primo era la eccezione culturale, per cui i beni culturali non sono beni come tutti gli altri, sono beni cui è legata una coscienza e un'identità. Per questo politiche di sostegno alle identità culturali attraverso la gestione dei beni culturali non possono essere vietate. Il secondo concetto - ha aggiunto - è l'esigenza di costruire un'industria culturale europea: non possiamo pensare di difendere le nostre identità nazionali contro una superficiale americanizzazione se noi non siamo capaci di collegare fra loro in una unità, di costruire un mercato interno europeo della cultura garantendo che le nostre convinzioni culturale su esso abbiamo libera circolazione".
"Dobbiamo pensarci - ha sottolineato il Ministro - non solo come un paese che deve farsi conoscere, ma che ha un grande patrimonio all'interno delle altre culture con le quali dialoghiamo, patrimonio - ha aggiunto rivolgendosi direttamente ai direttori degli IIC - che è compito vostro ravvivare, richiamare alla memoria, rendere produttore di frutti nuovi e fecondi nel tempo".
"Nel passato - ha concluso Buttiglione - ho avuto modo di veder con quanta passione e con quanta energia e saggezza voi svolgete le vostre funzioni a volte con grandi difficoltà, ma penso anche con grandi soddisfazioni personali. E di questo vi ringrazio". (ma.cip.\aise)

III CONFERENZA ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ CGIL CISL UIL: "UNA VETRINA SUL NULLA"

ROMA\ aise\26 maggio 2005, ore 14,53 - "Una kermesse auto-celebrativa fondata sul nulla". Così Cgil, Cisl e Uil hanno definito la III Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, in corso a Roma da oggi fino al 28 maggio. (vedi AISE del 26 maggio, ore 13.50)
"Di cosa parleranno i Direttori che raggiungeranno Roma a spese degli Istituti e vi soggiorneranno a spese del Ministero?", si chiedono Cgil Cisl e Uil.
"Di niente". Questa la risposta fornita dalle tre associazioni, "primo, perché non saranno loro gli attori. Anche se un loro curriculum verrà distribuito agli intervenuti, in una elegante cartellina il cui contenuto rappresenta tutto ciò si vuole far credere sia la nostra "diplomazia culturale", e non è. Certo, ognuno di loro ha inviato un contributo che, rivisto ed elaborato, sarà "base di discussione" per le tavole rotonde. Certo, alle tavole rotonde ognuno di loro avrà occasione di esporre idee, problemi, proposte. Peccato che, a quanto risulta, le sale che le ospiteranno, per problemi di spazio, non potranno ospitare pubblico!".
"Secondo – proseguono - perché non c'è nulla di nuovo: bloccata la tanto annunciata riforma della L. 401, restano solo le vecchie, note magagne che, con il tempo e una gestione anche della normalità che fa acqua da tutte le parti, sono diventate baratri. Ma ai 320 invitati saranno presentati dati, statistiche, resoconti accuratamente confezionati con lo scopo di presentare una immagine positiva che è ben lontana dalla situazione di fatto, negli Istituti come al Ministero".
Tra le critiche che i tre sindacati muovono all’organizzazione della Conferenza, il fatto che "gli Addetti alla promozione culturale in servizio presso il Ministero non solo non sono stati invitati alla Conferenza, ma non potranno nemmeno parteciparvi "in sordina", a causa della mancanza di spazio. Stessa sorte è stata riservata ai Sindacati". E non finisce qui: "agli Addetti alla promozione culturale, personale specializzato per formazione professionale o accademica, vengono tendenzialmente assegnate mansioni di carattere esecutivo e comunque non finalizzate ad acquisire o approfondire il tipo di professionalità che sarà poi richiesta all'estero. Inesistente, tra l'altro, qualsiasi forma di serio aggiornamento".
Situazione grave anche negli IIC, proseguono Cigl Cisl e Uil, secondo le quali "attualmente il personale in servizio all'estero è di circa 150 unità, fra Direttori e addetti: ciò significa una media poco superiore a una persona e mezza per Istituto, con oltre 20 Istituti dove opera una sola persona di ruolo; inoltre, al termine delle nuove assegnazioni, risulteranno vacanti 8 posti di Direttore e 47 di Addetto".
"La mancata copertura dei posti – precisano ancora - è determinata dalle necessità di contenimento della spesa pubblica? Solo in teoria, perché a fronte di tale situazione sembra aver preso definitivamente piede il ricorso alla nomina di "esperti", con assegno di sede sensibilmente più sostanzioso rispetto a quello degli addetti". Su questo ultimo argomento è dura la posizione delle associazioni, che criticano la discrezionalità affidata al Ministro per l’elezione di tali figure.
A tal proposito i sindacati citano "il caso di Tunisi, dove un esperto scientifico, figura difficilmente reperibile fra le professionalità del Ministero, è stato inspiegabilmente rimosso e al suo posto è stata nominata una "esperta" culturale. A Tunisi, va sottolineato, operano già un direttore di carriera e un addetto. Era necessario? Si, se c'erano amicizie da soddisfare". O quello "di San Pietroburgo, dove non viene messo in pubblicità alcun posto né di direttore né di addetto ma viene nominato un "esperto" culturale che, di fatto, fa funzioni di Direttore di Istituto. Però, guarda caso, non viene invitato alla Conferenza dei Direttori. Come a dire: sappiamo benissimo chi sono, si accontentino di quello che guadagnano!"
"Il discorso – concludono Cigil Cisl e Uil - potrebbe poi proseguire con quello che si dovrebbe fare, e non si fa, per cercare di svolgere con efficacia i compiti istituzionali. Le possibilità di agire a costo zero non mancherebbero". (aise)

La difficile partita dell'Italia

di Beppe Severgnini

Corriere della Sera, 26 gennaio 2006
Sole a picco sulla Prospettiva Nevskji, dove turisti carichi di pacchetti si scontrano con russi pieni di preoccupazioni. Le ragazze di Pietroburgo guardano negli occhi: gli italiani si spaventano o s'innamorano. Un giorno i nostri architetti venivano qui a costruire regge e conventi; adesso arriva la camera di commercio di Bari a piazzare abiti da sposa, ma è dura. La Fiat ha messo in macchina l'Unione Sovietica; ormai vende poche centinaia di automobili in tutta la Russia. In tutto il mondo siamo assediati dal basso (i cinesi, gli indiani) e schiacciati dall'alto (tedeschi, americani, scandinavi). Bisogna inventarsi qualcosa.
Il Ministero degli Esteri ha ragione quando scrive che siamo una "superpotenza culturale" e "questa dimensione s'afferma sempre più come una componente fondamentale della nostra politica estera". Certo,"bisogna vendere l'aspirazione alla qualità della vita, bellezza, benessere, che distingue nel mondo lo 'stile italiano'". Resta una domanda: come?
Rinunciando a proporci come un paese tecnologicamente avanzato? E perché mai? Una cosa non esclude l'altra. In Russia, per esempio, già esportiamo ingegneri milanesi che, a venticinque anni, costruiscono gasdotti per l'isola di Sakhalin; direttori d'orchestra baresi che tengono testa ai colleghi russi; slaviste siciliane che abitano in case dostojevkiane piene di rumori e pazzi. Siamo bravi in tutto, quando vogliamo. Siamo - credete a uno che ha girato tanto - graditi dovunque. Perché siamo una nazione (ancora) ricca che ha conservato un talento dei popoli poveri: non guardiamo la gente del mondo. La vediamo.
La questione diventa: come usare questi talenti? Come trasformare questa capacità d'attrazione in un'offerta commerciale? Riempiendo di lussuosi negozi le vie pacchiane dei nuovi ricchi del mondo? Non basta. Bisogna inventarsi nuovi prodotti e impacchettare bene quelli vecchi: come la lingua (che non è solo lo strumento della memoria, ma la lingua dell'arte, del piacere e degli affari). Per far questo, occorrono due cose. In patria, dobbiamo capire cosa sta succendendo là fuori; fuori, dobbiamo ricordare d'avere una patria, e imparare a lavorare insieme.
Continuo a leggere il documento del Ministero: "Il successo della nostra azione dipende da una stretta collaborazione tra gli strumenti di cui dispone il Ministero degli Esteri e quelli delle altre strutture pubbliche (quali il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, l'ICE, l'ENIT, le Regioni, gli Enti locali), e del settore privato...". Provate a fare i conti: sono centinaia di soggetti, che spesso agiscono all'insaputa uno dell'altro, o in aperta competizione (credevo che guerra fredda fosse finita: finché non ho visto i rapporti di certi Istituti del Commercio Estero con alcuni Consolati, e di alcuni Consolati con certi Istituti di Cultura).
Settimana scorsa ero a Mosca per un convegno del British Council (250 uffici in 110 Paesi del mondo, 700 milioni di euro di bilancio). Anche gli inglesi litigano tra loro, ogni tanto. Ma riescono a lavorare insieme. Possiamo farlo anche noi (anche se abbiamo solo 89 Istituti in 60 Paesi). Basta non metterci a filosofeggiare se il vino è un prodotto commerciale o culturale. Perché altrimenti non lo promuove né l'ICE né l'Istituto, e poi parte la solita delegazione regionale, che arriva all'aeroporto e chiede dove sono le ragazze.
Oggi, a Roma, c'è la Terza Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, dove condurrò una tavola rotonda affollata come una partita di football americano. Speriamo lo spirito sia lo stesso. Noi italiani, insieme, per giocarci questa partita difficile. Ricordando che gli avversari menano, e il tempo passa.

Farnesina: prima giornata III Conferenza Direttori Istituti di Cultura

Roma, 26 mag. (Adnkronos) - Si e' svolta oggi alla Farnesina la prima giornata della III Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura dedicata a ''La cultura italiana: obiettivi e strumenti''. La sessione inaugurale e' stata aperta dagli interventi del Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri On. Gianfranco Fini, del Presidente del Senato Sen. Marcello Pera e del Ministro per i Beni Culturali On. Rocco Buttiglione.

Alla sessione inaugurale ha fatto seguito un ampio dibattito, articolato in sei tavole rotonde dedicate ad approfondire altrettanti aspetti di rilievo dell'azione culturale italiana all'estero. La prima tavola rotonda, moderata da Riccardo Chiaberge, ha discusso del significato che oggi riveste l'identita' culturale italiana. La seconda, moderata da Khaled Fouad Allam, ha esaminato il ruolo degli Istituti di Cultura come promotori di dialogo tra le culture. La terza, moderata da Beppe Severgnini, si e' soffermata sulle prospettive della lingua italiana nel mondo d'oggi.

Nella quarta tavola rotonda, che ha avuto come moderatore Maurizio Scaparro, e' stato dibattuto il ruolo delle grandi rassegne e dei progetti di cooperazione per promuovere la cultura italiana e intensificare i rapporti con gli altri Paesi. La quinta tavola rotonda, moderata da Boris Biancheri, ha analizzato le modalita' di utilizzo degli strumenti di diffusione della cultura italiana tra cui Internet, il sistema radio-televisivo, l'editoria e la carta stampata.

La sesta tavola rotonda, moderata da Salvatore Settis, e' stata dedicata al rapporto tra gli Istituti di Cultura e le altre componenti del sistema Italia, con particolare riguardo al sostegno che l'azione culturale puo' dare alla promozione di un'immagine moderna del nostro Paese.

Dal dibattito sono emerse - e riportate in sessione plenaria - indicazioni e suggerimenti utili per consolidare e migliorare l'efficacia dell'azione di promozione culturale svolta dal Ministero degli Esteri e dalla rete degli Istituti di Cultura.

III CONFERENZA ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA/ OGGI PIÙ CHE MAI ABBIAMO BISOGNO DI CULTURA: IL SALUTO DEL MINISTRO FINI

ROMA\ aise\26 maggio 2005, ore 13,50 - Ripartire dalla cultura, punto di riferimento delle identità nazionali e bussola che guida in un mondo che cambia a ritmi vertiginosi. Questo il pensiero con cui questa mattina il Ministro degli Affari esteri, Gianfranco Fini, ha aperto alla Farnesina la III Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura. Un appuntamento, che negli approfondimenti, così come nelle discussioni sui programmi promozionali che caratterizzeranno la tre giorni romana, non può prescindere da un dato di fatto, cioè che "oggi più che mai abbiamo bisogno di cultura" così come indicò uno dei Padri fondatori dell'Europa contemporanea, Jean Monnet che, ricorda Fini, "riconobbe che, se avesse potuto, avrebbe fatto ripartire la costruzione europea non dal carbone o dall'acciaio, ma dalla cultura".
Una risorsa "particolarmente preziosa per l'Italia che - ha aggiunto il Ministro degli Esteri - ha la fortuna di poter far leva su un retaggio nobile e ricco come pochi altri", di cui dobbiamo andare orgogliosi, certo, ma che non può essere oggetto solo di una "vanagloriosa esaltazione di italianità fine a sé stessa". Vietato riposare sugli allori, dunque: cultura e made in Italy vanno valorizzati, ha esortato Fini, affinché possano essere messe a frutto le "straordinarie potenzialità del patrimonio che ci è stato tramandato" sia dentro che fuori i confini nella consapevolezza, ha aggiunto, che "alla promozione della nostra cultura all'estero va assegnato un posto di primissimo piano nella politica di relazioni internazionali dell'Italia". A questo sono chiamati a collaborare gli istituti di Cultura così come tutte le comunità italiane all'estero "risorse e realtà importanti ed attive dei Paesi in cui hanno trovato ospitalità e quindi nostri alleati nelle iniziative di promozione".
Interpretare in modo dinamico ed intelligente le politiche culturali, ha sostenuto Fini, significa "favorire una conoscenza migliore e più ravvicinata dei popoli, smussare le più acute divergenze, allentare le tensioni originate da percezioni superficiali, quando non del tutto errate, sui rapporti con le altre culture". La cultura ponte fra mondi diversi, dunque, cui l'Italia può svolgere un ruolo essenziale perché siamo portati al dialogo "vocazione universale parte integrante della nostra cultura", perché facciamo parte di una più ampia comunità europea di cui siamo stati fondatori e promotori, e perché, inoltre, siamo geograficamente al centro di un crocevia e punto d'incontro tra varie civiltà. Al raggiungimento di questi obiettivi sono chiamati a collaborare gli Istituti di cultura nel mondo, pur nella consapevolezza che i fondi sono limitati e che "non sarebbe realistico aspettarsi che i vincoli ai quali siamo sottoposti possano allentarsi". Serve, allora, ha esortato il Ministro, "uno sforzo di adeguamento, in parte già da tempo avviato" sfruttando anche le nuove tecnologie "fattore di moltiplicazione della efficacia della nostra azione". Nuovi strumenti per una nuova comunicazione che da faccia da trait d'union tra le richieste e le esigenze del mondo di oggi e il "lascito glorioso dei grandi del passato" e che non può prescindere dalla promozione della lingua italiana nel mondo. Difendere l'italiano in sede europea non è stata una manifestazione "di sciovinismo fuori luogo e fuori tempo", ma l'affermazione del "riconoscimento dell'importanza vitale del pluralismo culturale come tratto distintivo dell'Europa di cui la lingua è un fattore insostituibile". In questo pluralismo, "le caratteristiche della domanda di italiano nel mondo - ha evidenziato Fini - attraversano una fase di importante cambiamento che dischiude opportunità preziose". Per coglierle serve uno "sforzo sinergico" che vede in prima linea non solo gli istituti di cultura, ma anche le scuole i lettori, le università e i Comitati della Dante Alighieri.
La sinergia è stata più volte richiamata da Fini per sottolineare come quello culturale non sia un ambito che opera da solo, ma che concorre con scienza e impresa al conseguimento di obiettivi comuni. Perché "una maggiore, e migliore, conoscenza dell'Italia di ieri e di oggi - ha sottolineato il titolare della Farnesina - è anche funzionale alle nostre attività economiche e imprenditoriali. Esiste una continuità oggettiva - ha aggiunto - tra la nostra produzione industriale e il grande patrimonio di idee e di creatività artistica nel nostro Paese che va sottolineato e che deve costituire un cardine della nostra azione".
Questo il ruolo dell'Italia e della cultura italiana nel mondo: continuare ad essere una "fucina e un luogo di incontro e dialogo fruttuoso tra culture diverse, un laboratorio dello spirito europeo, ispirazione e motore di un progetto di integrazione che, proprio in questi giorni, è in prossimità di delicati banchi di prova". Concetti ribaditi anche ieri, nel breve incontro tra Fini e il neo premier iracheno, Jawari, con cui, ha detto il Ministro "ho riscontrato piena convergenza nel sottolineare come la cultura delle diversità, come il rispetto delle reciproche tradizioni, debba essere sempre e comunque essere inteso non come presunzione di superiorità, ma al contrario, come orgoglio di un’identità che cresce nel momento stesso in cui si confronta con altre identità".
Affrontare con successo questo processo, questa crescita, ha concluso Fini, dipenderà dalla capacità che avremo di "aggiornarci rimanendo fedeli alla nostra identità, portando ovunque il nostro patrimonio, accumulato nel corso dei secoli, ma sempre vivo e attuale". (m.cipollone\aise)

Farnesina: il grazie di Fini a Vattani, da luglio presidente dell'ICE

Roma, 26 mag. - (Adnkronos) - Il ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha espresso oggi ''il suo sincero e fraterno ringraziamento'' al segretario generale della Farnesina, ambasciatore Umberto Vattani, che a luglio lascera' la carriera diplomatica e andrà a ricoprire la carica di presidente dell'Istituto per il commercio con l'estero (Ice). ''L'appuntamento di oggi rappresenta il coronamento di una lunga carriera - ha detto Fini, parlando della terza Conferenza dei direttori degli Istituti di cultura italiani all'estero fortemente voluta da Vattani, che si è aperta questa mattina alla Farnesina - In vista del nuovo e altrettanto autorevole incarico che andrà ad assumere, è un dovere non solo mio, ma di tutto il ministero e di tutte le persone che l'hanno conosciuto, esprimere un sincero e fraterno ringraziamento per il lavoro svolto dall'ambasciatore''.

Italia: ripartiamo dalla cultura

Ha preso il via oggi, a Roma, la terza edizione della Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura

News ITALIA PRESS, 26 maggio 2005
Roma – Si è aperta oggi, a Roma, la terza Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura (IIC). I grandi obiettivi della manifestazione saranno approfondire i rapporti tra promozione culturale e ricadute economiche e commerciali e dare nuovo slancio alla promozione della cultura italiana, creando sinergie con altri importanti protagonisti del "Sistema Italia ", quali l'ICE, l'ENIT, le Camere di Commercio e la Confindustria.

L'evento, che si concluderà il prossimo 28 maggio, è stato inaugurato dal Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri, Gianfranco Fini. "La Conferenza – ha esordito – offre lo spunto per una riflessione che vada al di là del mero aggiornamento di strategie e programmi promozionali. Una riflessione che approfondisca il ruolo della cultura nell'Italia di oggi nel mondo. Come punto di partenza, un dato di fatto: oggi più che mai, abbiamo bisogno di cultura". Se ne mostrava consapevole già uno dei Padri Fondatori dell'Europa contemporanea, " quel Jean Monnet che riconobbe che, se avesse potuto, avrebbe fatto ripartire la costruzione europea non dal carbone o dall'acciaio, ma dalla cultura. Ripartire dalla cultura, dunque ".

Il Ministro degli Affari Esteri ha poi sottolineato come " la consapevolezza del proprio patrimonio di identità, di cultura costituisce un determinante punto di riferimento. E' una risorsa particolarmente preziosa per l'Italia, che ha la fortuna di potere far leva su un retaggio nobile e ricco come pochi altri. Aggiungo però subito che non possiamo limitarci ad una vana gloriosa esaltazione di una italianità fine a se stessa ".

La diffusione della cultura italiana nel mondo dipende " in misura determinante dalla nostra capacità di valorizzare appieno questo straordinario patrimonio che ci è stato tramandato, di metterne a frutto le sue enormi potenzialità. Non possiamo riposarci sugli allori ". Anche per questo "all'azione di promozione della nostra cultura all'estero va assegnato un posto di primissimo piano nella politica di relazioni internazionali dell'Italia ".

L'efficacia della preziosa "azione di raccordo cui gli IIC sono chiamati dipende in primo luogo dalla più ampia capacità di irradiazione delle Rappresentanze Diplomatiche. Ma è altrettanto evidente la peculiarità degli strumenti ai quali è possibile attingere nel campo culturale ".

La Conferenza di Roma si propone di raggiungere il superamento di una visione settoriale dell'attività degli IIC, grazie allo sviluppo e al rafforzamento dei rapporti con i settori di punta dell'economia italiana; l'approvazione di un "decalogo" che indichi alcune linee guida valide per tutti gli IIC ; e la definizione di un segno identificativo comune , che renda riconoscibili gli Istituti nelle realtà in cui operano.

"Le tematiche più importanti – secondo Claudio Angelini, direttore del'IIC di New York – sono quelle della lingua italiana e dei rapporti con le case editrici all'estero . Si tratta di un argomento su cui stiamo lavorando molto, e che sta dando anche buoni frutti". Anche la lingua italiana negli Stati Uniti vive una fase propizia. "Si tratta di un momento di grazia – conferma Angelini – l'italiano ha superato il tedesco e il francese ed ora è la terza lingua dopo inglese e spagnolo . Piace perché è una bella lingua, è la lingua della cultura: ma tutto il 'made in Italy' piace, dalla cultura al cibo, dalla moda alla lingua. Fino a pochi anni fa non era così, alcuni italo-americani si vergognavano anche ad avere un cognome italiano ".

Ezio Peraro, direttore dell'IIC di Salonicco, è scettico verso l'utilità di un appuntamento di questo genere. "Le due esperienze precedenti – spiega - fanno pensare in negativo. Come è stata organizzata? Ci ascolteranno? Ciò che diremo sarà fatto? In passato c'è stato molto cerimoniale, molta pomposità, ma pochi ascoltavano veramente ciò che chi opera sul campo diceva. Quest'anno l'agenda è molto fitta, non vogliamo teoria ma solo cose concrete ".

La situazione in Grecia è oggi particolarmente positiva . "Siamo in una situazione privilegiata – sottolinea Peraro – sia per la diffusione dell'italiano sia per l'interesse per la cultura: tutto ciò che facciamo ha una buona accoglienza, e c'è soddisfazione a fare gli eventi. La lingua italiana è una delle lingue più studiate dopo l'inglese , alla pari con francese e tedesco, anche se essendo lo studio un bene voluttuoso molte famiglie non sempre possono spendere per queste attività ".

Priorità della conferenza dovrà essere, per il direttore di Salonicco, lo sviluppo di una maggiore collaborazione " tra centro e periferia , bisogna organizzare meglio il centro, sento l'esigenza di una casa madre più operativa, di una riforma in senso molto imprenditoriale ".

Lillo Guarneri, direttore dell'IIC di San Paolo, è sicuro che la conferenza " sarà molto utile, un modo di scambiarci informazioni sui problemi delle varie aree e dei vari istituti. Nel programma della Conferenza uno degli aspetti più rilevanti a mio avviso è il discorso sulla cooperazione con ICE, Enit, ecc., una strada da battere sempre di più " .

Il Brasile è " la quinta cultura più avanzata al mondo, è un Paese in cui dovremmo investire molto: ha simpatia per l'Italia, sia per la cultura sia per la lingua, entrambe molto bene accette. Quest'anno si è registrato un incremento dell'attività culturale e della lingua, avremo 2.800-2.900 allievi in un anno ai corsi di lingua ".

Il futuro della cultura dipenderà dalla rete degli IIC nel mondo, sostiene Pialuisa Bianco, direttore dell'ufficio di Bruxelles. "La nostra è una struttura preziosa e ramificata – sottolinea – una vera rete diplomatica, ed essere all'altezza è complesso , richiede senso strategico e doti manageriali ".

Il grande tema da affrontare per Bianco è "come far sì che l'uso della lingua non sia limitato ai cultori della materia, ma possa essere usato come strumento di perfezionamento. E' una strategia vincente adottata a Bruxelles, nei settori architettura, design, archeologia. L'uso della lingua italiana deve essere un gradino di perfezionamento professionale ".

L'italiano non è e non può essere " una lingua della comunicazione universale, ha un bacino d'utenza ristretta: dobbiamo individuare settori, anche le nicchie, che sappiano sostenere tale richiesta. Sono convinta che la nostra valenza culturale possa essere il mezzo per la diffusione della lingua e non viceversa , come invece succede per l'inglese ".

Ma qual è il ruolo dell'Italia e della cultura italiana nel mondo? A questa domanda ha risposto oggi anche il Ministro Fini, che ha sottolineato come "l'Italia, nella sua lunga storia, è stata ed è fucina e luogo di incontro e dialogo fruttuoso tra culture diverse; l'Italia è stata anche, nella sua storia più e meno recente, laboratorio dello spirito europeo, ispirazione e motore di un progetto di integrazione che proprio in questi giorni è in prossimità di delicati banchi di prova". L'Italia ha oggi, una volta di più, l'opportunità di porsi come un termine di riferimento. " Potrà farlo con successo se saprà aggiornarsi rimanendo fedele alla sua identità, portando in Europa e nel mondo il proprio patrimonio di cultura accumulato nel corso dei secoli, ma sempre vivo e attuale. E' questo l'importante compito che affidiamo ai nostri Istituti di Cultura ".

Claudio Scimone dirige a Damasco

L'esibizione si è svolta nel centro Dar Al Assad per l'arte e la cultura

News ITALIA PRESS, 26 maggio 2005
Damasco - Si è tenuto ieri sera a Damasco, nell'ambito delle relazioni culturali tra Italia e Siria, un concerto dell'Orchestra dei Solisti Veneti, diretta dal suo fondatore, il maestro Claudio Scimone. L'esibizione si è svolta nel centro Dar Al Assad per l'arte e la cultura, organizzata dall'Istituto Italiano di Cultura, con l'alto patronato del Ministro della Cultura siriano Mahmoud al Sayed. I Solisti Veneti hanno eseguito un programma composto di opere di Albinoni, Vivaldi, Paganini, Tartini e Rossini .

Fondati da Claudio Scimone net 1959 a Padova, i Solisti Veneti hanno tenuto oltre 4000 concerti in più di cinquanta Paesi dall'Europa agli Stati Uniti, dal Giappone all'Australia, dalla Russia all'America Latina. Partecipano regolarmente ai più importanti festival mondiali, fra cui il Festival di Salisburgo a cui sono stati invitati ininterrottamente dal 1965. Sono stati insigniti dei più importanti riconoscimenti mondiali sia nel campo del concerto che nel campo del disco, quali il Grand Prix du Disque de l'Académie Charles Cros di Parigi (4 volte), il Grammy di Los Angeles, il Grand Prix de l'Académie du Disque Lyrique, la Elisabeth Memorial Medal di Londra, il Premio Caecilia della critica belga, il Premio della critica discografica italiana e numerosi altri.

Da molti anni i Solisti Veneti organizzano, in collaborazione con tutte le più importanti istituzioni ed enti pubblici del Veneto il "Veneto Festival" al fine di diffondere i valori artistici e culturali della civiltà e della musica veneta.

Farnesina: Pera, promuovere l'immagine dell'Italia all'estero

Roma, 26 mag. (Adnkronos Cultura) - "La conoscenza della lingua italiana permette agli altri Paesi di avere accesso all’Italia". Ha affermato Marcello Pera, Presidente del Senato, in occasione della Terza Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura in corso a Roma presso la Farnesina, dal titolo "L’Italia di oggi nel mondo: il ruolo della cultura", che proseguirà fino a sabato 28 maggio.
"E’ molto importante che ci si impegni per la promozione dell’immagine del nostro Paese e del nostro sistema produttivo – ha aggiunto Pera - Per fare ciò dobbiamo presentare al resto del mondo la politica culturale italiana, che è molto cambiata, così come l’Italia stessa, negli ultimi anni. Gli istituti italiani di cultura, oltre a manifestazioni come esposizioni e concerti, devono promuovere incontri, dibattiti, conferenze e analisi comparative tra le comunità italiane e le comunità del luogo. Quella di oggi – ha concluso il Presidente del Senato – è un’Italia in continua evoluzione e movimento verso una politica culturale di comunione e di dialogo tra i popoli".

Farnesina: Fini, promozione cultura fondamentale per politica estera

Roma, 26 mag. - (Adnkronos) - Rilancio della cultura come uno degli strumenti fondamentali della politica estera italiana: a sottolineare la necessità di assegnare "un posto di primissimo piano" alla promozione della nostra cultura all'estero è stato il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, aprendo alla Farnesina i lavori della terza conferenza dei direttori degli Istituti di cultura italiani. In questa strategia di promozione, secondo Fini, la lingua occupa ''un posto centrale'': è per questo che il Governo italiano ''si e' opposto e continua ad opporsi ai tentativi di sottrarre alla lingua italiana il rango che le spetta in seno alle istituzioni comunitarie''.
Premesso che la cultura è una risorsa particolarmente preziosa per l'Italia, e che "è doveroso andare orgogliosi della qualità di un retaggio che il mondo giustamente ci invidia'', il titolare della Farnesina ha avvertito come tuttavia ''non possiamo limitarci a una vanagloriosa esaltazione di una italianità fine a se stessa". "'La diffusione della cultura italiana nel mondo, come del resto il successo del Made in Italy che ad essa è strettamente legato - ha osservato il ministro - dipendono in misura determinante dalla nostra capacità" di valorizzare appieno questo straordinario patrimonio che ci è stato tramandato, di metterne a frutto le sue enormi potenzialità. Non possiamo riposarci sugli allori''.
Di qui il monito di Fini a interpretare ''in modo dinamico e intelligente le politiche culturali'', in modo da ''favorire una conoscenza migliore e più ravvicinata dei popoli, smussare le più acute divergenze, allentare, almeno in parte, le tensioni originate da percezioni superficiali, quando non del tutto errate, sui rapporti con le altre culture''. Per il raggiungimento di questi obiettivi ''la rete culturale italiana all'estero offre un apporto indubbiamente primario'', ha riconosciuto il titolare della Farnesina, sottolineando la necessità di ''uno sforzo di adeguamento,in parte già da tempo avviato, e una strategia di comunicazione audace ed innovativa''.
Tornando a parlare della difesa della lingua italiana, Fini ha voluto ribadire che ''le nostre ragioni non sono quelle di uno sciovinismo fuori luogo e fuori tempo, bensì del riconoscimento dell'importanza vitale del pluralismo culturale come tratto distintivo dell'Europa, di cui la lingua e' fattore insostituibile''.
''L'Italia ha oggi, una volta di più, l'opportunità di porsi come un termine di riferimento -ha concluso il suo intervento il ministro, parlando davanti ai direttori degli 89 istituti di cultura italiani distribuiti in 60 paesi - Potrà farlo con successo se saprà aggiornarsi rimanendo fedele alla sua identità, portando in Europa e nel mondo il proprio patrimonio di cultura accumulato nel corso dei secoli, ma sempre vivo e attuale. E' questo l'importante compito che affidiamo ai nostri istituti di cultura''.

Farnesina: Buttiglione, cultura prima immagine dell'Italia all'estero

Roma, 26 mag. (Adnkronos Cultura) - "La cultura è la prima immagine che offriamo all'estero del nostro Paese". Lo ha affermato, oggi, Rocco Buttiglione, ministro per i Beni e le Attività Culturali, in occasione della Terza Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, in corso a Roma presso la Farnesina.
"E' di grande importanza che l'Italia non rimanga estranea alla ricostruzione identitaria dei Paesi dell'aerea balcanico-danubiana entrati in Europa - ha aggiunto Buttiglione - Possiamo offrire in ambito culturale diverse specialità: oltre ad una legislazione per la tutela dei beni culturali di qualità, siamo leader nell'arte del restauro e ricopriamo una posizione altamente competitiva nel settore dell'archeologia. Dobbiamo, quindi, partecipare alla formazione di una politica culturale comune in Europa, fondata sulla conservazione dei beni culturali, da non considerarsi semplice merce, e basata sulla costruzione di un'industria culturale europea. Abbiamo quindi bisogno - ha concluso il ministro - di una direttiva europea che ci indichi quale orientamento seguire per una politica culturale in Europa.

Esce in Norvegia "Non ti muovere"

L'autrice sarà presente a Oslo per il lancio del libro

News ITALIA PRESS, 25 maggio 2005
Oslo - Esce domani nelle librerie norvegesi, con il titolo "Ikke rør deg", il romanzo di Margaret Mazzantini "Non ti muovere" , premio Strega nel 2002, già tradotto in numerose lingue. La traduzione è pubblicata dalla Gyldendal, una delle più antiche e prestigiose case editrici del Paese. L'autrice sarà presente a Oslo per il lancio del libro.
Margaret Mazzantini ha esordito nel 1994 con il romanzo "Il catino di zinco", premio Selezione Campiello e premio Opera Prima Rapallo-Carige, a cui hanno fatto seguito "Non ti muovere" e nel 2002 "Zorro", un monologo scritto per il marito, l'attore e regista Sergio Castellitto.
L'Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con la casa editrice Gyldendal, ospiterà nella sua sede un incontro con Margaret Mazzantini e Hilde Sophie Plau, l'attrice norvegese che ha curato la traduzione di "Non ti muovere". Nella serata letteraria, la scrittrice e la traduttrice leggeranno alcune pagine del romanzo in lingua italiana e norvegese.

Farnesina: Drago, media necessari a internazionalizzare cultura italiana

Roma, 26 mag. - (Adnkronos) - Internazionalizzazione dell'impresa culturale italiana attraverso i vecchi e i nuovi media. Il sottosegretario agli Esteri Giuseppe Drago, introducendo una delle sei tavole rotonde con i direttori di alcuni istituti di cultura italiana e i professionisti dei vari settori della comunicazione su ''La cultura italiana nel mondo: obiettivi e strumenti'', ha focalizzato il suo intervento sul tema specifico degli strumenti di diffusione, sottolineando come la rete mondiale degli istituti di cultura italiana debba ottimizzare sempre di piu' le varie sinergie tra i nuovi media e quelli gia' esistenti.
Da una parte, ha indicato Drago, fondamentale resta stare al passo con la rivoluzione tecnologica in atto, dall'altra parte occorre tenere ancora ben piu' presente i temi e i contenuti che meglio possono ''fare risaltare l'immagine dell'Italia, al di la' degli stereotipi, passato e presente insieme''. Drago, elencando alcuni degli strumenti piu' importanti per veicolare ''l'italianita' e la lingua italiana'' nel mondo attraverso gli istituti di cultura, ''eccellenti pontieri tra l'Italia e i paesi che ospitano'', ha distinto come i vari strumenti di comunicazione possano veicolare temi, argomenti e aspetti diversi a secondo di un certo specifico proprio del mezzo in discussione.
Cosi' per esempio, ha specificato Drago, ''la televisione, non certamente quella generalista, ma quella satellitare che puo' distinguere i canali per tema, potrebbe essere un ottimo strumento per fare conoscere l'attualita' politico-sociale dell'Italia nel resto del mondo''. Mentre il cinema italiano, ''piu' sottotitolato che doppiato, permetterebbe un approfondimento maggiore su un certo nostro costume storico, a partire da quello del passato (Rossellini, Fellini, Antonioni) senza il quale ci sarebbe piu' difficile capire il nostro stesso presente'' e un certo carattere e stile di vita italiano.

Italiano nel mondo: Dante e il made in Italy

Attraverso gli istituti di cultura si fa marketing, al via la terza conferenza degli istituti Italiani Dante Alighieri
di Redazione (redazione@vita.it)

Vita.it 26/05/2005
Con il via alla terza Conferenza degli Istituti italiani di cultura, alla Farnesina si e' aperta la riflessione su come migliorare la proiezione culturale dell'Italia nel mondo. Una proiezione, ha sottolineato il ministro degli Esteri Gianfranco Fini, a cui '''va assegnato un posto di primissimo piano nella politica di relazioni internazionali''. E tra gli strumenti da mettere in campo un posto rilevante spetta alla societa' Dante Alighieri, una rete di 416 sedi all'estero e 80 in Italia che si e' appena data un nuovo volto, piu' in linea con l'approccio di una cultura che dialoga con l'economia e fa da traino a tutto il Sistema Italia. La settimana scorsa la Dante Alighieri ha presentato il nuovo logo, un giglio in movimento, e ha firmato un'alleanza con l'Ice per promuovere l'insegnamento dell'italiano nel mondo. Il primo banco di prova sara' rappresentato da un corso di insegnamento dell'italiano a distanza, dalla formazione linguistica di dirigenti e quadri locali nei Balcani e dai corsi di lingua per i funzionari reclutati dall'Ice in Cina. L'aggancio al Commercio estero puo' anche contribuire a colmare il gap di risorse rispetto alla concorrenza. Se i 180 milioni di euro che la Germania eroga al Goethe Institut sono inarrivabili, si punta ad avvicinare almeno l'Istituto Cervantes spagnolo che eroga un milione di euro a ciascuna delle sue 60 sedi. Oggi la Dante Alighieri riceve dallo Stato un milione e 400 mila euro l'anno a cui si aggiungono 20 milioni reperiti grazie alle sponsorizzazioni e alle iscrizioni (arrivate quasi a 200mila).

Farnesina: a Zeffirelli medaglia d'oro Commissione promozione cultura

Roma, 26 mag. - (Adnkronos) - Stamattina, alla Farnesina, durante la seduta inaugurale della terza riunione dei direttori degli Istituti di cultura, il regista Franco Zeffirelli e' stato insignito della medaglia d'oro della Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all'estero. Tra le motivazioni del riconoscimento, il sottosegretario agli Esteri Giampaolo Bettamio, responsabile cultura della Farnesina, ha evidenziato gli alti meriti artistici del maestro Zeffirelli, che ne fanno uno dei piu' eminenti ambasciatori del genio italiano ed europeo.
Riferendosi al discorso pronunciato dal presidente del Senato, Marcello Pera, il sottosegretario ha illustrato una visione innovativa del ruolo dei direttori degli Istituti, la cui funzione, secondo Bettamio, deve sempre piu' svincolarsi dai vecchi schemi per divenire centro di propulsione dell'industria culturale italiana. Nelle parole di Bettamio: ''Il direttore dell'Istituto di Cultura e' destinato ad essere, nella visione del Governo, manager della promozione culturale''.

mercoledì, maggio 25, 2005

FARNESINA: DOMENICI (ANCI), OFFRIAMO FATTIVA COLLABORAZIONE

(ASCA) - Roma, 25 mag - ''La rete dei comuni italiani e' a
disposizione della Farnesina e degli Istituti di cultura per
promuovere l'immagine del paese e partecipare attivamente a
progetti strategici''. Cosi' Leonardo Domenici, sindaco di
Firenze e presidente dell'Anci, auspica una ''fattiva
collaborazione'' con il Mae. Domenici ha parlato a margine
della III edizione della Conferenza dei direttori degli
Istituti di cultura italiani, alla Farnesina.

Istituti di cultura per rilanciare il made in Italy

di Massimo Tosti

Il Tempo, 25 maggio 2005
GLI ISTITUTI italiani di cultura (89 nel mondo, distribuiti in 60 diversi Paesi) rappresentano uno dei principali canali per la diffusione nel mondo dell'immagine del nostro Paese. Una vetrina - fondamentale - della voce principale (anche se non sempre quantificabile in termini economici) delle nostre esportazioni: la cultura. Che è arte, storia, archeologia, ma anche musica, letteratura, teatro, cinema.
I.'Unesco attribuisce all'Italia il 60 per cento del patrimonio culturale mondiale (e anche questa è una voce difficilmente certificabile), e il nostro Paese è sicuramente l'unico ad aver avuto una presenza costante sul palcoscenico globale in oltre venticinque secoli di storia. «E oggi - dice il segretario generale del ministero degli Esteri, ambasciatore Umberto Vattani - viviamo una fase di nuovo umanesimo: lo stile italiano è ammirato in ogni angolo della terra». Vattani ha presentato ieri il programma della III conferenza dei direttori degli Istituti italiani di cultura, che si terrà (da domani a sabato) a Roma.
«Obiettivo della Conferenza - si legge in un comunicato (formale nel tono, ma esaustivo nel contenuto) - è un rilancio dell'attività culturale quale componente essenziale della politica estera italiana. In un momento storico caratterizzato da rapide trasformazioni e dalle nuove sfide della globalizzazione e della rivoluzione digitale, si discuterà sulle prospettive della promozione della cultura e della lingua italiana all'estero, e sul contributo dell’Italia, all'intensificazione del dialogo tra le culture».
Con un occhio anche alle nuove tecnologie e agli strumenti di comunicazione più innovativi. il direttore generale per la promozione e la cooperazione culturale della Farnesina, Anna Blefari, ha annunciato che si sta lavorando per la realizzazione di un portale della cultura su Internet, che dovrebbe "fare sistema" con tutti i siti culturali già esistenti nel nostro Paese (musei, gallerie, ma anche regioni, province, comuni). E Dio sa quanto un’iniziativa del genere può aiutare la promozione del prodotto Italia.
Si è parlato molto, in questi ultimi mesi, di un indebolimento della lingua italiana nel mondo (in conseguenza della decisione, poi rientrata, del presidente della Ue, Barroso, di cancellare il nostro idioma dalle conferenze stampa dell'Unione). La realtà - per fortuna - è molto diversa dalle ripicche burocratiche: i nostri Istituti di cultura all'estero hanno gestito, nell’ultimo anno, 6.182 corsi di italiano, con un totale di 74.931 iscrizioni. Soltanto negli Stati Uniti, 630 scuole inedie o superiori hanno accettato di inserire l'italiano fra le lingue curriculari.
La domanda è in continua crescita; l’offerta, purtroppo, incontra ancora qualche difficoltà, soprattutto per ragioni di bilancio. Gli Istituti (e i loro direttori) hanno organizzato, nel 2004, 5.419 eventi culturali. Ma devono fare i conti con la politica della lesina. Nel bilancio dello Stato figurano 17 milioni di curo come stanziamento annuo per la loro attività (destinati a coprire anche le spese di affitto, le utenze, e quant'altro occorre per il loro funzionamento). Molto poco, se si ragiona sul fatto che la cultura è il volano del turismo verso l’Italia e del credito che godiamo in tutto il pianeta come Paese di prima classe.

L'immagine Italia promossa all' estero da cinquemila eventi

ISTITUTI DI CULTURA
di Antonello Cherchi

Il Sole 24 ore, 25 maggio 2005
ROMA Sono stati 5.419 gli eventi organizzati lo scorso anno dagli 89 istituti italiani di cultura sparsi in 60 Paesi del mondo. Un modo per far conoscere la storia e la realtà dell'Italia attraverso la diffusione della lingua, la traduzione di opere letterarie e scientifiche, l'allestimento di mostre, l'assegnazione di borse di studio, i contatti con le altre istituzioni straniere, in primo luogo le università. Di tutto questo si parlerà da domani a Roma, nel corso della conferenza dei direttori degli istituti italiani di cultura.
Il programma. Si tratta del terzo appuntamento del genere (i primi due si sono svolti nel 2000 e nel 2003), che questa volta ha come obiettivo, oltre al bilancio dell'attività svolta, anche il rilancio della cultura come componente essenziale della politica estera italiana. Lo ha sottolineato Umberto Vattani, segretario generale della Farnesina, che ieri ha presentato il programma della "tre giorni", la quale prevede alcune sessioni plenarie e varie tavole rotonde: dalla promozione del libro alla diffusione della lingua italiana, dai rapporti degli istituti con le imprese e gli altri soggetti del Sistema Italia alla collaborazione con le università.
«Gli istituti di cultura - ha commentato Vattani - sono come immensi specchi: riflettono ciò che l'Italia è stata, è e sarà, ma allo stesso tempo riflettono anche la realtà del posto in cui si trovano. La bravura è fare in modo che riflettano bene».
Un compito non facile e per il quale le risorse non sono tante, perché la somma complessiva a disposizione è di 17 milioni di euro l'anno. Con un finanziamento medio di poco più di 191mila euro, ogni istituto deve fare tutto: pagare il personale, organizzare le attività, far funzionare le sedi. Un aiuto arriva dalle sponsorizzazioni e dai corsi di lingua, che in alcune realtà consentono anche di raddoppiare il budget statale.
Vattani non ha nascosto l'esiguità delle risorse, ma ha sottolineato che anche con quelle somme si può fare un egregio lavoro perla cultura italiana. Un peso significativo lo rivestono i direttori degli istituti, che dal '90 percorrono una carriera ad hoc all'interno della Farnesina. Dieci di loro possono, invece, essere individuati dal ministro degli Esteri fra persone di chiara fama.
Il bilancio. I dati da cui partire per leggere l'attività degli istituti di cultura sono quelli del 2004. Lo scorso anno sono stati organizzati 5.419 eventi (esposizioni, concerti, spettacoli teatrali, rassegne cinematografiche, conferenze); allo stesso tempo gli istituti hanno messo a disposizione del pubblico, con un servizio di prestito gratuito, le biblioteche, che conservano oltre 870mila volumi.
Un posto particolare lo occupano i corsi dell'italiano, lingua che sta conoscendo un momento di espansione. Nel 2004 gli istituti hanno gestito 6.182 corsi, rivolti agli stranieri e ai connazionali, con quasi 75mila iscrizioni. E questo grazie alla rete scolastica all'estero, articolata in 168 scuole italiane e 106 sezioni di italiano presso istituti dei Paesi ospite.

Gli “ambasciatori”? Fanno miracoli

Come ci presentiamo all’estero
Domani la tre giorni alla Farnesina: corsi di lingua e sponsor suppliscono alle poche risosrse
di OLIVIERO LA STELLA

Il Messaggero, 25 maggio 2005
Gli "ambasciatori" della cultura italiana si riuniranno per tre giorni a Roma, alla Farnesina, per definire come promuovere all'estero - nei 60 Stati in cui operano - l’immagine del nostro Paese e soprattutto come farlo con i pochi soldi a disposizione. Si tratta della terza Conferenza dei direttori degli Istituti italiani di Cultura, che sarà aperta domani dal ministro degli Esteri Gianfranco Fini e dagli interventi del presidente del Senato, Marcello Pera, e del ministro per i Beni e le Attività culturali, Rocco Buttiglione.
Gli ottantanove istituti, ha detto ieri Umberto Vattani segretario generale della Farnesina - durante un incontro con i giornalisti, «rappresentano degli specchi con il compito di riflettere ciò che sono state e ciò che sono oggi la cultura e la creatività italiane». «Un compito arduo - ha aggiunto - perché va svolto senza distorsioni e secondo una coerenza complessiva». Ed è appunto per individuare temi e linee d'azione comuni che è stata convocata la Conferenza. Nell’ambito di essa si svolgeranno sei tavole rotonde, su questi argomenti: "L’identità culturale dell’Italia"; "Gli istituti di Cultura promotori di dialogo fra le culture"; "L’italiano lingua viva e di cultura"; "Rassegne e progetti di cooperazione culturale"; "Strumenti di diffusione della cultura italiana"; "Rap-porti con le imprese e con altri soggetti del sistema Italia".
La mattinata di sabato sarà dedicata al tema più dolente, le risorse. Dolente perché si tratta di fare le nozze con i fichi secchi. Come ha spiegato Anna Blefari, direttore generale della Promozione e cooperazione culturale, gli stanziamenti assegnati agli 89 istituti non superano i 17 milioni di euro annui. In media 180.000 euro per ogni sede. «Detratte le spese fisse - ha aggiunto l’alto dirigente del ministero degli Esteri - alle attività culturali va appena il 20 per cento». La Germania destina alla rete dei Goethe Institut somme dieci volte superiori.
Tuttavia, con i corsi di lingua a paga-mento e con le sponsorizzazioni alcuni istituti riescono a raddoppiare le risorse a disposizione. Fortunatamente la lingua italiana vive nel mondo, in questi ultimi anni, un momento di popolarità (e a questo proposito Anna Blefari ha ricordato che 630 scuole medie statunitensi l’hanno inserita nei programmi come disciplina curriculare); pertanto in molti istituti ci si ingegna a organizzare corsi per ogni esigenza e ogni interesse: così in Cina, anche per affiancare e favorire il progetto di cooperazione di cui parliamo in questa stessa pagina, sono stati realizzati corsi d'italiano specifici per studiosi di restauro e di storia dell’arte.
In sostanza, per promuovere la creatività italiana con pochi soldi è d'obbligo essere creativi.

martedì, maggio 24, 2005

Farnesina: da giovedì terza Conferenza direttori Istituti di cultura

Roma, 24 mag. (Adnkronos) - L'Italia rilancia la propria politica culturale come uno degli strumenti fondamentali dell'azione di politica estera: da giovedì a sabato saranno riuniti alla Farnesina per la loro terza Conferenza i direttori degli 89 Istituti italiani di cultura all'estero, chiamati a promuovere un'immagine moderna e aggiornata del nostro Paese nel mondo, in coordinamento con le ambasciate, i consolati e tutte le altre articolazioni del ''sistema Italia''.

Si tratta di ''un'occasione unica per tentare di dare una risposta univoca alla domanda su quale sia la politica culturale italiana'', ha commentato l'ambasciatore Umberto Vattani, segretario generale della Farnesina, presentando l'evento, che sarà aperto dal ministro degli Esteri Gianfranco Fini e, sempre il 26, vedrà gli interventi anche del presidente del Senato Marcello Pera e del ministro per i Beni culturali, Rocco Buttiglione. ''Gli Istituti di cultura sono come degli immensi specchi che riflettono quello che l'Italia e' stata e quello che sarà - ha sottolineato Vattani - e allo stesso tempo riflettono quello che c'e' nel posto in cui si trovano. La difficoltà è quella di riflettere bene'', anche tenuto conto delle esigue risorse a disposizione.

Per la politica culturale, infatti, ha detto in un incontro con i giornalisti il direttore generale degli Affari culturali della Farnesina, Anna Blefari Melazzi, il bilancio e' di appena 17 milioni di euro, il che equivale a una media di circa 180mila euro per ognuno degli 89 Istituti di cultura italiani sparsi in 60 Paesi. Fortunatamente, a questa cifra si aggiunge quella delle sponsorizzazioni e quella derivante dai corsi di italiano, per cui ''i fondi a disposizione quasi raddoppiano''.

Con questi soldi, secondo il segretario generale della Farnesina, gli Istituti di cultura ''fanno veramente i miracoli'' e, considerato che difficilmente nel breve periodo aumenteranno, quello che si può fare ''e' un lavoro di squadra'' perché tutte le componenti del 'sistema Italia' ''agiscano in modo sinergico''.

Dopo la sessione inaugurale di giovedì mattina, la Conferenza intitolata ''L'Italia di oggi nel mondo: il ruolo della cultura'' si articolerà in una serie di tavole rotonde dedicate al tema del dialogo fra le civiltà, la promozione della lingua italiana, i progetti di cooperazione culturale. La giornata si concluderà con un incontro dei direttori degli Istituti alla Facoltà di architettura de La Sapienza.

Venerdì mattina, ai lavori incentrati sul tema degli Istituti di cultura come centri di promozione e cooperazione culturale interverrà il vice ministro per le Attività produttive, Adolfo Urso, mentre nel pomeriggio si parlerà, tra l'altro, della promozione del libro italiano e dei premi letterari e della creazione di un sito unificato degli Istituti. La sessione conclusiva della Conferenza, il 28 mattina, sarà dedicata al tema dell'organizzazione e delle risorse degli Istituti, agli aspetti di gestione e alla semplificazione amministrativa.

Letteratura: a Copenaghen incontro con la scrittrice Elena Gianini Belotti

Copenaghen, 24 mag. (Adnkronos) - Si terrà giovedì 26 maggio alle ore 19 presso la sede dell’Istituto italiano di cultura di Copenaghen, l’incontro con una delle protagoniste della saggistica e della letteratura italiana dei nostri tempi, la scrittrice italiana Elena Gianini Belotti.
L’autrice parlerà del “Percorso di una scrittrice fra saggistica e narrativa” facendo riferimento ai temi che negli ultimi trent’anni ha trattato nei suoi lavori, relativi alle varie fasi della vita di una donna. Con la sua esperienza educativa con i bambini in età prescolare, avviata fin dagli anni ’60 dirigendo il Centro Nascita Montessori, Elena Gianini Belotti fece scalpore in Italia nel 1973 pubblicando il saggio “Dalla parte delle bambine”, in cui affermava che la formazione del ruolo, le differenze di carattere fra maschio e femmina, non sono dovuti a fattori innati, ma sono il risultato di condizionamenti sociali e culturali subiti nel corso dello sviluppo dell’individuo. La sua tesi è che questi condizionamenti provocano una situazione sfavorevole al sesso femminile.
Sulle stesse tematiche ha scritto anche diversi romanzi, come ad esempio “Pimpí Oselì” (1995), dove racconta la storia della crescita di una bambina, fra gli anni ‘30 e l’inizio della guerra, in un’Italia segnata dalla retorica fascista e dalla devozione bigotta, il tutto visto attraverso gli occhi acuti e l’intelligenza della piccola Cecilia. Nel 2004 ha vinto il Premio Super Grinzane Cavour per la narrativa italiana e nello stesso anno anche il prestigioso Premio Major con il suo ultimo libro “Prima della quiete. Storia di Italia Donati”, ispirato ad una vicenda realmente accaduta in cui si racconta l’itinerario coraggioso e doloroso di una giovane maestra elementare, nell’Italia contadina del Secondo Ottocento.

L'Algeria torna a studiare l'italiano

Un esperimento-pilota è attualmente in corso in cinque licei della capitale e due istituzioni scolastiche della città di Blida

News ITALIA PRESS, 24 maggio 2005
Algeri - Continua l'impegno del Ministero degli Affari Esteri per la diffusione della cultura e della lingua italiana nel mondo. In Algeria, dopo circa un trentennio di interruzione, è stato avviato il rilancio dell'insegnamento dell'italiano nelle scuole. L'iniziativa, avviata dall'Ambasciatore italiano in Algeria, Giovan Battista Verderame, a seguito della ratifica dell'accordo culturale italo-algerino, è entrata nella sua fase operativa nel novembre dello scorso anno e si è articolata con una serie di incontri e di consultazioni, condotti dall'addetto culturale dell'Ambasciata, con il Ministero dell'Educazione. Nel corso di questi incontri sono stati concordati i contenuti, le modalità e i metodi di intervento.

Un esperimento-pilota è attualmente in corso in cinque licei della capitale e due istituzioni scolastiche della città di Blida - un liceo e un Istituto di educazione secondaria. In questo progetto sono stati impiegati sette insegnanti, di cui cinque presentati dall'Istituto di Cultura e due direttamente nominati dal Ministero dell'Educazione. Il piano d'insegnamento, che comprende un volume di circa sessanta ore per trimestre in ciascuna scuola, è, per il momento, di carattere extracurricolare e riguarda 300 allievi nei sette istituti prescelti dal Ministero dell'Educazione.

Il rappresentante del Ministero dell'Educazione, che sta monitorando con particolare attenzione i primi risultati dell'esperienza didattica in corso, ha raccolto reazioni molto positive nelle scuole interessate, dove l'inserimento della lingua italiana, oltre ad avere un impatto straordinario, è avvenuto con modalità rapidissime. Questo grazie anche all'appoggio subito offerto dai capi d'Istituto. Molte sono state le immediate richieste d'ampliamento dei corsi e di estensione dell'iniziativa ad altri Istituti.

Da questo pilota dovrà scaturire un progetto di formazione di regolari programmi d'italiano nei licei algerini, basato sull'esperienza didattica degli allievi e dei docenti coinvolti nella sperimentazione. Il Ministro dell'Educazione ha mostrato un vivo apprezzamento per l'iniziativa, che ripropone su larga scala l'insegnamento della lingua italiana a livello secondario in Algeria, confermando così la disponibilità del suo Ministero ad estendere, già nel 2006, tale insegnamento presso alcuni Licei dell'Est Algerino - ad Annaba e a Constantine. L'iniziativa, che sarà monitorata dall'Istituto Italiano di Cultura e sostenuta con l'impiego di opportuni sussidi didattici, riveste un'importanza prioritaria per le relazioni culturali italiane con il Paese ospite e costituisce, inoltre, l'evento più significativo per la diffusione della lingua e della cultura italiana in Algeria verificatosi negli ultimi decenni.

lunedì, maggio 23, 2005

Oslo critica l'arte italiana

Bonito Oliva si trova a Oslo per l'inaugurazione di una mostra sulla Transavanguardia italiana nel Museo di Kistefos

News ITALIA PRESS, 23 maggio 2005
Oslo - Achille Bonito Oliva, uno dei più carismatici critici d'arte italiani in materia di arte moderna, ha parlato oggi nella sede del Museo nazionale per l'Arte, l'Architettura e il Design di Oslo sulle problematiche dell'arte nel terzo millennio.

Presente a Oslo per l'inaugurazione di una mostra sulla Transavanguardia italiana nel Museo di Kistefos, Bonito Oliva è ospite del Museo Nazionale di Oslo e dell'Istituto Italiano di Cultura. Oliva, che è anche docente di Storia dell'Arte Contemporanea nella Facoltà di Architettura dell'Università di Roma La Sapienza, è autore di alcuni dei principali testi sullo sviluppo dell'arte contemporanea e, nel 1993, è stato Curatore Generale della 45.ma Biennale di Venezia.

A Oslo un incontro dedicato ai Sassi di Matera

(9colonne)19 maggio 2005 OSLO - "I Sassi di Matera: da vergogna a orgoglio nazionale": si intitola così l'incontro previsto per il 24 maggio, alle 18.30, presso l'Istituto italiano di cultura di Oslo. La conferenza sarà tenuta dall'antropologa Mia Finrud Di Tota. L'Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con Galleri Norske Grafikere, ha invitato per l'occasione due grafici da Matera, Vittorio Manno e Angelo Rizzelli, a presentare le loro opere a Oslo dal 19 maggio al prossimo 12 giugno. Mia Finrud Di Tota terrà la propria conferenza alla presenza degli artisti, che esporranno le loro grafiche e proietteranno un video girato nel laboratorio della Grafica di via Sette Dolori, situato nei Sassi di Matera, che sono stati inseriti nella Lista dell'Unesco come luoghi appartenenti al Patrimonio dell'Umanità nel 1993, quando si diede inizio ad una grande opera di restauro. I Sassi sono scavati nei fianchi di una gravina, dove per millenni l'acqua ha esercitato la sua azione erosiva sulla roccia calcarea, e dove gli uomini nel corso del tempo hanno costruito un'intera città nella roccia partendo da queste grotte. Oggi Matera è una città moderna, edificata sulla piana sovrastante la gravina, dove però i Sassi sono rimasti come uno storico palcoscenico teatrale.

sabato, maggio 21, 2005

LA LINGUA ITALIANA A RISCHIO E IL PREDOMINIO DELL'INGLESE: È ANCHE COLPA NOSTRA

di EGIDIO TODESCHINI

SCHAAN\ aise\20 maggio 2005 - L'allarme è suonato all'inizio dell'anno e quasi simultaneamente in Svizzera ed in Italia: l'italiano è a rischio. Diversi i segnali. Nella Confederazione si era registrato, a livello scolastico inferiore e superiore, un calo di studenti tale da spingere alla riduzione dei corsi e all'abolizione, totale o parziale, delle cattedre d'Italianistica nel Politecnico federale di Zurigo e nelle Università di Neuchâtel e Basilea. Nella Penisola era arrivato, allarmante, l'annuncio che la Commissione europea aveva abolito la nostra lingua dalle conferenze stampa quotidiane, tranne i mercoledì.
La reazione fu immediata, benché accompagnata da qualche, immancabile, spunto polemico. In terra elvetica, o meglio, in Ticino, si diede vita a tutta una serie di manifestazioni e di prese di posizioni che però ebbero un risultato relativo - potremmo definirlo nullo - visto che non si arrivò né ad interpellanze né a proposte realizzabili. E forse anche perché, come fu denunciato a suo tempo, si trascurò, per un malinteso spirito nazionalistico, l'apporto che dà alla diffusione e al mantenimento del nostro idioma la comunità italiana residente in Svizzera. A favore della quale il nostro Stato devolve, per i corsi di lingua e cultura nazionale, qualcosa come 10 milioni euro.
Sta di fatto che riduzioni e soppressioni di cattedre universitarie sono rimaste; a livello scolastico inferiore continuano a decrescere le iscrizioni ai corsi di italiano (sembra che stia prendendo piede lo spagnolo, oltre all'inglese); perfino nel Governo federale, nel 2005, non è stata rispettata la regola, fin qui seguita, di tutelare le minoranze linguistiche nella Cancelleria del Consiglio, alla cui direzione ora figurano solo personaggi di origine e lingua svizzero-tedesca. Il che, sia detto per inciso, ha scatenato, per fortuna, le proteste del ministro Couchepin.
In Italia le cose sono andate lievemente meglio. Per una volta, le polemiche non sono state sterili e le proteste della Farnesina hanno sortito l'effetto voluto, cioè il ritorno dell'italiano nelle conferenze stampa di Bruxelles. Si è dato da fare anche il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), supportando l'Accademia della Crusca (alla quale si deve, tra l'altro, il primo Vocabolario edito in Europa. Era il lontanissimo 1612 e nessun'altra nazione aveva uno "strumento" linguistico del genere!). Il CNR ha stanziato anche un milione e mezzo di euro per finanziare 139 progetti di studio sul valore storico e culturale della nostra lingua.
Un esito positivo si è registrato pure in Svizzera ove, per la prima volta dopo 10 anni, siamo tornati ad essere "Ospiti d'onore" al Salone Internazionale del Libro, tenutosi nel marzo scorso a Ginevra. Senza contare l'imponente mostra "La dolce lingua", trasferita per tre mesi da Firenze a Zurigo (al Landesmuseum), con l'intento di mettere in evidenza e far meglio conoscere, anche ai nostri connazionali, l'apporto culturale dell'italiano nella letteratura, nella lirica, nel commercio, nel diritto, nelle istituzioni bancarie, perfino nell'arte culinaria.
Tanto attivismo e poi il problema è stato comunque rimosso, come se il nostro idioma fosse ormai fuori pericolo. Invece, purtroppo, non è così. E la colpa è anche nostra, oltre che delle Istituzioni, delle burocrazie internazionali e dell'Unione Europea. Certo, possiamo contestare a Berlusconi la sua famosa frase con la quale sostenne, anni fa, che "il futuro dell'Italia poggia su tre "I": inglese, internet ed industria". Aveva dimenticato la quarta, forse la più importante, l'italiano, certamente il migliore interprete della nostra identità nazionale, della italica cultura, della storia, della religione e dell'influenza su altri popoli, europei e non.
Certo, dobbiamo chinare il capo di fronte all'espandersi dell'inglese, particolarmente sintetico e sempre più diffuso che, sia pure a ritmi più lenti, sta declassando anche il francese ed il tedesco. Certo, una lingua vive se sa assimilare e far propri quei termini lessicali che rispondono all'evoluzione dei tempi e della società, che esprimono concetti, idee e beni nuovi, che meglio si adeguano alle esigenze di sintesi e d'internazionalizzazione imposte dalla globalizzazione.
Ma ascoltiamoci parlare. O prendiamo un giornale e sfogliamolo. Nel nostro linguaggio, scritto e parlato, troviamo di tutto, dall'abuso di parole straniere, facilmente sostituibili con termini italici, ad ogni sorta di storture fonetiche spesso dettate solo da incuranza. Vi reperiamo una noiosa ripetizione di vocaboli, che contrasta con la ricchezza del nostro idioma; una sfilza di errori grammaticali e sintattici da fare inorridire. Perfino inesattezze di battitura che un banale correttore può farci evitare. Vi leggiamo segni di punteggiatura messi giù, come si suol dire, con il colabrodo, dove vanno vanno; e neologismi, magari insulsi, che ubbidiscono solo alle leggi del conformismo e del protagonismo.
In altre parole, continuiamo a bistrattare la nostra lingua, forse per ignoranza, di certo per mancanza di senso civico. Il che avviene nelle comunità italiane all'estero, ed è comprensibile, anche se non sempre giustificabile, ma pure in Italia, per bocca o negli articoli dei cosiddetti "intellettuali". Gli stessi che, 5 anni or sono, non pensarono di dover divulgare la notizia, apparsa solo su giornali stranieri, di due riconoscimenti elargiti all'Italia: uno da Londra, ove si proclamò Dante Alighieri "poeta del millennio"; l'altro da Parigi, ove si riconobbe alla nostra lingua il merito di essere "la più classica e la più universale". E ciò dovrebbe bastare ad indurci a rispettarla di più.
(egidio todeschini\aise)

venerdì, maggio 20, 2005

CULTURA: ROMA, III CONFERENZA ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA

Roma, 20 mag. (Adnkronos Cultura) - Il 26, il 27 e il 28 maggio si terrà, presso la Farnesina, la Terza Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, dedicata al tema "L'Italia di oggi nel mondo: il ruolo della cultura". La conferenza riunirà i responsabili degli 89 istituti, distribuiti in sessanta paesi, chiamati a promuovere l'immagine del nostro paese all'estero, con la collaborazione delle ambasciate, dei consolati e di tutte le altre articolazioni del "Sistema Italia". Alla sessione inaugurale parteciperanno Gianfranco Fini, ministro degli Esteri e vice presidente del consiglio, Marcello Pera, presidente del senato, e Rocco Buttiglione, ministro per i Beni e le Attività Culturali.

Obiettivo della conferenza è il rilancio dell'attività culturale, componente essenziale della politica estera italiana. In un momento storico caratterizzato da rapide trasformazioni e dalle nuove sfide della globalizzazione e della rivoluzione digitale, si discuterà sulle prospettive della promozione della cultura e della lingua italiana all'estero, e sul contributo dell'Italia all'intensificazione del dialogo tra le culture. Il 26 maggio si svolgerà, inoltre, una serata dedicata ad alcuni grandi progetti culturali, che si terrà presso la Facoltà di Architettura dell'Università "La Sapienza", a partire dalle ore 19.45.

La 'terza volta' degli IIC

La conferenza riunirà i responsabili degli 89 istituti, distribuiti in sessanta Paesi

News ITALIA PRESS, 20 maggio 2005
Roma - Il 26, il 27 e il 28 maggio si terrà, presso la Farnesina, la Terza Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, dedicata al tema "L'Italia di oggi nel mondo: il ruolo della cultura". La conferenza riunirà i responsabili degli 89 istituti, distribuiti in sessanta Paesi, chiamati a promuovere l'immagine dello Stivale all'estero, con la collaborazione delle Ambasciate, dei Consolati e di tutte le altre articolazioni del "Sistema Italia".

Alla sessione inaugurale parteciperanno Gianfranco Fini, Ministro degli Esteri e vice presidente del Consiglio; Marcello Pera, presidente del Senato, e Rocco Buttiglione, Ministro per i Beni e le Attività Culturali. Obiettivo della conferenza è il rilancio dell'attività culturale, componente essenziale della politica estera italiana. In un momento storico caratterizzato da rapide trasformazioni e dalle nuove sfide della globalizzazione e della rivoluzione digitale, si discuterà sulle prospettive della promozione della cultura e della lingua italiana all'estero, e sul contributo dell'Italia all'intensificazione del dialogo tra le culture.

Il 26 maggio, in particolare, si svolgerà una serata dedicata ad alcuni grandi progetti culturali, che si terrà presso la Facoltà di Architettura dell'Università "La Sapienza", a partire dalle ore 19.45.

FOREIGN MINISTRY: HEADS OF CULTURE INSTITUTES TO MEET MAY 26

(AGI) - Rome, May 18 - The directors of the Italian Institutes of Culture will meet on May 26 in Rome for a conference dedicated to "Italy in the World Today: the Role of Culture." This is the third meeting for the heads of the 89 institutes, present in 60 countries, called to promote Italy's image. The two previous meetings took place in 2000 and 2003. The inaugural session of the meeting, in the international conference hall of the ministry, will see participation by FM Gianfranco Fini; Senate speaker Marcello Pera and Cultural Heritage Minister Rocco Buttiglione. The goal of the conference is the "relaunch of cultural activity as an essential party of the Italian foreign policy." After the inaugural session, there will be a plenary session entitled "Italian Culture in the World: Goals and Tools," which will be followed by five round table discussions destined to discus themes in different sectors: Italy's cultural identity and dialogue between cultures; the spread of Italian as a language of culture; projects of cultural cooperation; tools to spread Italian culture. (AGI)

martedì, maggio 17, 2005

Cultura: Roma, al Quirinale accordo tra ICE e società Dante Alighieri

Roma, 17 mag. (Adnkronos Cultura) - "Sono particolarmente lieto di dare avvio alla Settimana della cultura dopo aver assistito ad un accordo tra due importanti istituzioni, che uniscono le proprie energie per l'integrazione e il rafforzamento della lingua italiana nel mondo". Ha affermato Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica, dopo la firma dell'accordo quadro di partenariato tra l'ICE (Istituto Nazionale per il Commercio Estero) e la società Dante Alighieri.

"La cultura italiana - ha aggiunto il presidente Ciampi - è un importante risorsa per il nostro sistema economico in un momento di seria difficoltà di crescita. Bisogna quindi investire maggiori risorse per la diffusione di tale patrimonio perché con l'insegnamento e la diffusione della lingua italiana aumenteranno i consumatori all'estero dei nostri prodotti. In tale contesto - ha continuato Ciampi - è per me una gioia consegnare i primi diplomi del corso di laurea in Lingua e cultura italiana per stranieri, erogato dal consorzio Icon".

Tale accordo è stato firmato in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi di prima classe con medaglia d'oro ai Benemeriti della Cultura e dell'Arte, tra i quali: Pupi Avati, Vincenzo Cerami, Dante Ferretti, Arnaldo Pomodoro, ed il generale Ugo Zottin.

"Oggi è il momento in cui l'Italia si raccoglie attorno ai protagonisti della sua scena culturale - ha sottolineato Rocco Buttiglione, ministro per i Beni e le Attività culturali - La genialità degli italiani è sempre stata quella di mettere insieme lingua ed economia, lavoro e bellezza. E' su tale base che i Beni culturali rappresentano uno strumento per prendere coscienza della nostra identità. È possibile affermare che tutto ciò che è Made in Italy è sinonimo di qualità, perché il nostro Paese ha enormi potenzialità che vanno dal cinema fino alla metodologia innovativa d'investigazione per il nostro patrimonio culturale".

I contenuti della convenzione siglata oggi alla presenza del Presidente Ciampi, prevedono un programma didattico sulla formazione linguistica destinata a borsisti e operatori stranieri, la preparazione linguistica dei dipendenti degli uffici Ice all'estero e la valorizzazione dei sistemi educativi a distanza. In tal senso, l'intesa tra le due istituzioni costituisce la prima tappa di una forma inedita di alleanza tra cultura e impresa, che vedrà protagonisti gli operatori commerciali che diffondono e promuovono il prodotto italiano all'estero. Una prima fase operativa è prevista in ambito balcanico con la costituzione di cattedre universitarie e sostegni a lettori di italiano, operanti in Bosnia Erzegovina a carattere multimediale. Inoltre, saranno avviati corsi di lingua italiana per operatori della Pubblica amministrazione, previsti nell'ambito delle legge 84 del 2001, per l'internazionalizzazione della piccola e media impresa in 7 Paesi balcanici.

"L'accordo stipulato oggi tra noi e l'Ice vedrà impegnate entrambe le istituzioni in un programma di diffusione della cultura e del sistema produttivo italiano nel mondo - ha spiegato l'ambasciatore Bruno Bottai, presidente della Dante Alighieri - Sono migliaia gli addetti ai lavori che, quotidianamente svolgono il delicato compito di mediatori commerciali per la diffusione del nostro prodotto all'estero; è a loro che l'assistenza linguistica offerta dalla Dante Alighieri permetterà di raggiungere gli obiettivi fissati, dando l'opportunità di rivolgersi direttamente nella lingua di Dante. Tale formazione - ha continuato Bottai - riguarderà l'aggiornamento linguistico e culturale, e la didattica secondo le indicazioni contenute nei parametri stabiliti dal Consiglio d'Europa nel quadro comune europeo di riferimento delle lingue".

"La missione di oggi è di grande attualità perché pone l'attenzione verso tutto quello che c'è d'italiano nel mondo - ha spiegato Beniamino Quintieri, presidente dell'Ice - Una maggiore conoscenza della lingua italiana favorisce la diffusione e una migliore collocazione dei prodotti del Made in Italy. Risulta quindi evidente l'interesse nella nostra istituzione di promuovere la lingua italiana all'estero, affinché il personale qualificato che lavora con le nostre imprese conosca anche la nostra lingua e le nostre tradizioni. Tale progetto - ha concluso - opererà soprattutto nei nuovi mercati dei Paesi dell'Est".

sabato, maggio 14, 2005

Emilio Vedova in 'cartello' a Toronto

La mostra, in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura di Chicago e di Los Angeles, è accompagnata da catalogo e manifesto

News ITALIA PRESS, 13 maggio 2005
Toronto - L'Istituto Italiano di Cultura di Toronto ospiterà - dal 15 giugno al 12 agosto - una mostra di pitture, disegni, incisioni e tecniche miste di Emilio Vedova, uno degli artisti italiani più noti a livello internazionale. Negli anni Quaranta, giovanissimo e autodidatta, Vedova aderisce con Birolli, Morlotti, Guttuso e Vittorini al movimento anti-novecentista Corrente e in seguito al Fronte Nuovo delle Arti; negli anni Cinquanta realizza opere che lo collocano tra i massimi esponenti europei dell'informale.
La sua felice collaborazione con il compositore veneziano Luigi Nono inizia con la messa in scena di Intolleranza e si conclude con Prometeo nel 1984. Sino alla fine degli anni Settanta e lui sperimenta una grande varietà di nuove tecniche e formati e negli anni Ottanta partecipa alle prime grandi antologiche.
La mostra, in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura di Chicago e di Los Angeles, è accompagnata da catalogo e manifesto e viene inaugurata sotto gli auspici del Console Generale d'Italia a Toronto.

venerdì, maggio 13, 2005

Settimana cultura al via da lunedi'

(ANSA) - ROMA, 12 MAG - Comincera' lunedi' la VII edizione della settimana della cultura, che coinvolgera' tutte le regioni italiane con oltre 2.000 appuntamenti.
L'offerta prevede ingressi gratis a musei e siti archeologici statali, visite guidate in ville e musei di solito chiusi, percorsi didattici, iniziative per disabili. Nel 1985, quando fu istituita la settimana della cultura, l'affluenza nei musei e nei siti archeologici fu di 12 milioni di visitatori l'anno; nel 2004 l'affluenza e' salita a 33 milioni.

giovedì, maggio 12, 2005

L'Italiano a Zurigo 2005

Una manifestazione organizzata da Centro di Studi Italiani, Società Dante Alighieri Casli, Liceo P. M.Vermigli, Liceo Artistico, Scuola Casa d'Italia e il giornale La Pagina

News ITALIA PRESS, 12 maggio 2005
Zurigo - E' organizzata da Centro di Studi Italiani, Società Dante Alighieri Casli, Liceo P. M.Vermigli, Liceo Artistico, Scuola Casa d'Italia e il giornale La Pagina la manifestazione fissata per sabato 21 maggio con il titolo "L'Italiano a Zurigo 2005". Nel corso dell'appuntamento si parlerà di "Il Libro, la Lingua, la Scuola, i Giovani, il Teatro", nel corso di una tavola rotonda che ha ricevuto il patrocinio del Consolato Generale d'Italia in Zurigo, la partecipazione del Comites e la collaborazione dell'Istituto di Romanistica dell'Università di Zurigo.

Il programma prevede, subito dopo l'apertura dei lavori, un incontro sul tema "Non italiano, non svizzero, ma cittadino del mondo: l'appartenenza culturale come nomadismo globale", i cui relatori saranno Franco Narducci, Cristiano Caltabiano e Federica Volpi. Alle 18, invece, per l'Incontro con l'Autore, sarà presentato il volume di Michelo Loporcaro, 'Cattive notizie. La retorica senza lumi dei mass media italiani' (Feltrinelli, 2005). Con l'autore interverrà Paolo d'Achille, dell'Università di Roma.

Parallelamente, 'L'italiano a scuola' sarà un incontro di lavoro dei docenti di italiano nelle scuole svizzere e italiane, mentre 'I bambini pensano, i bambini sanno ancora provare meraviglia' permetterà ai presenti di incontrare e confrontarsi con la scrittrice di fiabe Maria Grazia Corradi, che in questa occasione leggerà alcuni brani tratti da Mariannina nelle valli incantate e altre fiabe tra terra e mare.

Per la serata, invece, è prevista la rappresentazione di 'Nessuno è perfetto', commedia brillante in due atti con canti e balli di Tiziana Caputo e Carlo Bossi. A cura degli studenti del Liceo P. M. Vermigli e per la regia di Filippo Impellizzeri.

mercoledì, maggio 11, 2005

Belgrado ricorda "La vita e l'opera di Carlo Michelstaedter”

Carlo
Michelstaedter


Lo scrittore goriziano al centro di una serata letteraria all'IIC serbo

News ITALIA PRESS, 10 maggio 2005
Belgrado – L'Istituto Italiano di Cultura di Belgrado propone la figura di uno scrittore goriziano. Con una conferenza in calendario per il prossimo giovedì 12 maggio sarà il professor Valerio Cappozzo a illustrare "La vita e l'opera di Carlo Michelstaedter".

Michelstaedter (Gorizia, 1887-1910) fu poeta e filosofo, suicida a 23 anni. La sua tesi di laurea "La persuasione e la rettorica" si può considerare la sua opera maggiore a cui affianca saggi, racconti e poesie. Oltre l'amore per la filosofia e la poesia, nutrì molto interesse per il disegno, la pittura e la matematica. Dopo una parentesi di vita a Firenze, farà ritorno a Gorizia nel 1905. Ha scritto molto, sperimentando diversi generi letterari ma mantenendo sempre un punto fermo: il rapporto tra individuo, vita e morte.

Cappozzo, laureato in Filologia e Critica dantesca all'Università "La Sapienza" di Roma, si occupa di letteratura e critica letteraria. Ha pubblicato un saggio sull'opera grafica di Carlo Michelstaedter (Les Cahiers d'Histoire de l'Art, n.2). I suoi studi stanno inoltre affrontando la letteratura dei condannati a morte, con particolare attenzione a Dante Alighieri e Primo Levi. Sta conseguendo il Ph.D in Italian Studies all'Indiana University.

INDIMENTICABILE CONCERTO DI UTO UGHI PER IL 50° ANNIVERSARIO DELL'IIC DI MONACO DI BAVIERA

MONACO DI BAVIERA\ aise\10 maggio 2005 - Venerdì 29 aprile, l'Ufficio Culturale del Consolato Generale d'Italia/Istituto di Cultura di Monaco di Baviera ha presentato un indimenticabile concerto di Uto Ughi, uno dei più importanti violinisti dei nostri tempi, presso la Carl-Orff-Saal del Gasteig.
Questo entusiasmante concerto, offerto ad un pubblico di oltre settecento persone, ha voluto celebrare due importanti ricorrenze: il cinquantesimo anniversario della firma degli accordi italo-tedeschi per il reclutamento della manodopera italiana in Germania e il cinquantesimo anniversario della fondazione dell'Ufficio Culturale del Consolato Generale d'Italia/Istituto di Cultura di Monaco di Baviera.
Il concerto si è svolto in onore del Dott. Francesco Politi, il primo fondatore dell'Istituto Italiano di Cultura, noto filologo, germanista e italianista, che ha dedicato molte delle sue energie, in particolare nel difficile periodo del Dopoguerra, per avvicinare la cultura italiana a quella tedesca.
Arrivato a Monaco di Baviera nel 1953, con l'incarico, da parte del Ministero degli Affari Esteri, di fondare l'Istituto Italiano di Cultura, Politi guadagnò in poco tempo la simpatia e la stima di artisti, di scrittori e di scienziati bavaresi. Fu autore di una importante "Collana di Studi Italiani", di approfonditi studi su Pirandello, Carducci, Goldoni e Dante, nonché di mirabili traduzioni di Petrarca e di Michelangelo.
In apertura di serata i figli del fondatore, Marco e Alessandro Politi, hanno voluto ricordare la figura del padre e la sua grande passione per le culture italiane e tedesche.
Marco Politi, vaticanista del quotidiano "La Repubblica" ha ringraziato sentitamente il Dott. Francesco Scarlata, Console Generale d'Italia, e il Dott. Francesco Jurlaro, Addetto Culturale del Consolato Generale d'Italia e Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura, per aver reso possibile la realizzazione dello straordinario evento.
La Baviera ha voluto riservare ampia attenzione ad entrambi gli anniversari, basti pensare che "Aviso", la rivista di arte e di scienze, edita dal Ministero Bavarese della Scienza, dell'Arte e della Ricerca è stato interamente dedicato a questi temi, anche con la consulenza dell'Ufficio Culturale del Consolato Generale d'Italia di Monaco di Baviera / Istituto di Cultura.
Il concerto ha preso il via con la Sonata in Sol minore "Il trillo del diavolo" di Giuseppe Tartini, è proseguito con la "Partita n. 2 in re minore" di Johann Sebastian Bach e la "Sonata in la maggiore" di Caesar Franck. Per concludere sono stati eseguiti l'"Introduzione e il rondò capriccioso" di Camille Saint-Saens.
Al termine Uto Ughi, che durante il concerto si avvaleva della collaborazione artistica del maestro Carlo Alessandro Specchi al pianoforte, fuori programma, ha incantato la platea con la "Carmen" di Bizet.
L'illustre violinista ha eseguito il suo programma con uno Stradivari del 1701, dal quale non si separa mai, caratterizzato da un suono caldo dal timbro scuro, ribattezzato "Kreutzer", dal nome del violinista a cui Beethoven aveva dedicato la famosa Sonata.
Uto Ughi, autentico erede della più grande tradizione violinistica italiana, suona oggi in tutto il mondo accompagnato dalle più importanti orchestre sinfoniche come la Boston Symphony Orchestra, la Philadelphia Orchestra, la New York Philarmonic, la Whashington Symphony Orchestra con la direzione di maestri del calibro di Celibidache, Colin Davis, Leitner, Pretre, Rostropovich, Sinopoli, Metha e molti altri.
Oltre ad essere profondamente attivo in ambito musicale, Uto Ughi si impegna in prima persona per la salvaguardia del patrimonio artistico nazionale, per esempio tramite la fondazione del festival "Omaggio a Venezia", finalizzata alla raccolta di fondi per il restauro dei monumenti della città lagunare. Nel 1997 ottiene dal Presidente della Repubblica l'onorificenza di "Cavaliere di Gran Croce" per i suoi meriti artistici. (aise)

domenica, maggio 08, 2005

"Paolo il danese", presentato il libro all'Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen

(ANSA)- COPENAGHEN 8 MAGGIO – È una figura eccezionale quella che ci descrive lo scrittore italo-danese Thomas Harder nel suo libro “Paolo il Danese” appena uscito in Danimarca. La storia si svolge ai tempi di Hitler e narra di un giovane convertito al cattolicesimo che dalle vesti di monaco benedettino passa in Italia a quelle di prete e comandante partigiano per finire dopo la guerra come agente di diversi servizi segreti alla ricerca di ex capi nazisti.
Presentando il proprio libro a Copenaghen, all’Istituto Italiano di Cultura, Thomas Harder ha raccontato di essersi imbattuto in questa figura durante una visita a Parma in cui aveva partecipato ad una celebrazione dei veterani della Guerra di Liberazione. Alcuni fra i sopravvissuti avevano conosciuto Paolo il danese a cui è intitolata anche una strada della città. Perché questo Paolo, il cui nome in realtà era Arndt Paul Lauritzen, era stato un valoroso combattente partigiano che aveva participato alla Liberazione di Parma a capo della brigata Julia dovendo compiere delle scelte difficili fra la propria vocazione religiosa e la necessità di indossare le armi e uccidere il nemico. Incuriosito dalla particolarità di questo suo connazionale Harder decise allora di compiere una paziente ricerca d’archivio che lo ha portato in Danimarca e negli altri paesi in cui Lauritzen aveva vissuto: l’Italia, il Lussemburgo, la Germania, la Svezia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Ha rintracciato e intervistato i sopravvissuti compagni d’arme e i familari del prete partigiano finendo con l’appassionarsi alle vicende che lo conivolsero e alla sua epoca.
La carriera religiosa era iniziata nel 1933 quando il diciottenne Arndt Paul Lauritzen decise di entrare nel convento benedettino di Clervaux in Lussemburgo avviando presto una doppia vita col dare aiuto ai profughi tedeschi che fuggivano dal nazismo nascente. In seguito divenne ufficiale dell’esercito danese, partecipò alla resistenza nel suo paese e si trasferì a Roma dove studiò teologia e si fece prete. In questa veste divenne partigiano nell’Italia settentrionale decidendo però poco dopo di dover gettare la tonaca e in seguito di sposare la staffetta partigiana Rosita. Stabilendosi in diversi paesi, fra cui l’Italia, la Germania e la Danimarca dopo la guerra Lauritzen condusse apparentemente una tranquilla vita di uomo d’affari punteggiata tuttavia da aspetti oscuri che lo collocano come collaboratore dei servizi segreti britannici, italiani e danesi. In tutto questo percorso emerge il ritratto di un uomo che aveva in sé una profonda religiosità improntata di misticismo e quindi di rifiuto delle armi, e insieme una forza fisica e morale che ne fanno una figura divisa ma fermamente decisa a combattere il nazismo.
“Paolo il Danese” racconta dunque la storia di un personaggio affascinante, ma il pregio del libro sta nella profonda conoscenza che Thomas Harder ha dell’Italia e della sua storia. Come ne scrive in una recensione il settimanale danese Weekend Avisen, “Harder fa emergere il mondo di ieri dispiegando il suo talento di narratore impegnato e dotato di capacità prospettiche anche nella sua intelligente e comprensiva descrizione del ruolo e dei dilemmi della Chiesa Cattolica di allora, sia in Danimarca che altrove, e in qualità di reporter delle battaglie di liberazione della zona attorno a Parma, rende attuali e vivi gli aspetti crudeli ed esaltanti di quel conflitto ... La storia del mondo in una goccia d’acqua, per di piú con le qualità del romanzo d’avventure, e le sfide d’un racconto morale sono arte difficile. Che qui è riuscita”.

venerdì, maggio 06, 2005

«Non sapete difendere la vostra lingua»

Il linguista Claude Hagège attacca governo e Accademia della Crusca
Al via la Fiera del Libro di Torino.
di Cristina Taglietti

Corriere della Sera, 6 maggio 2004
TORINO - «La lingua? È un affare politico. Difendere l’italiano dovrebbe essere compito dei vostri governanti. Certo, ci vorrebbe anche una pressione più forte degli intellettuali, dei linguisti. Che cosa fa l’Accademia della Crusca in Italia? Esiste ancora?». La domanda, provocatoria, viene da Claude Hagège, linguista del Collège de France che ieri a Torino ha inaugurato l’iniziativa Lingua Madre con una lectio magistralis dal titolo «Le lingue del Mediterraneo. La diversità linguistica come patrimonio dell’umanità». Un intervento dedicato a quelle lingue che lo studioso definisce «l’Europa dell’Europa», cioè il cuore più autentico della comune identità europea.

Hagège è uno strenuo difensore della pluralità degli idiomi, e nel suo ultimo libro, «Morte e rinascita delle lingue» (Feltrinelli, 2002), ha denunciato il fatto che ogni anno nel mondo scompaiono 25 lingue, più o meno una ogni quindici giorni. Tendenza che, si calcola, in cento anni, porterà al dimezzamento delle cinquemila lingue parlate attualmente. Un rischio che l’italiano, il francese e gli altri idiomi europei non corrono, purché si faccia qualcosa di concreto. «Più che una difesa è necessaria un’offensiva - ha detto Hagège in un’intervista che ha preceduto la lezione -. L’imperialismo linguistico anglo-americano ha raggiunto livelli insopportabili in Europa, anche perché parliamo di un idioma il cui contesto di riferimento è più di tipo commerciale che culturale».

E se gli studiosi di casa nostra sembrano non temere troppo lo strapotere dell’inglese, come è emerso in un altro incontro che si è tenuto ieri a Torino, intitolato «Dove va l’italiano» («fantalinguistica» ha definito Gianluigi Beccaria le previsioni apocalittiche di chi pensa che ci siano i barbari alle porte, preferendo sottolineare il segno di vitalità insito nell’assimilazione di termini stranieri), Hagège è convinto invece della necessità di una battaglia più decisa in favore delle lingue nazionali: «Non si tratta di difendersi, ma di passare all’offensiva, come fa la Francia. Indubbiamente è più facile per le lingue che hanno una vocazione internazionale per motivi politici, culturali o militari. La dominazione del francese e dell’inglese, fatta, nel corso dei secoli, anche con le armi, assicura loro una vocazione paneuropea che naturalmente per lo spagnolo e l’italiano non è possibile».

E infatti in Europa l’italiano arranca: proprio due mesi fa l’Unione Europea ha escluso la nostra lingua da tutte le conferenze stampa dei commissari, ad eccezione di quelle che si tengono il mercoledì, cancellando l’italiano dal gruppo ristretto delle lingue stabili dell’Unione a cui continuano ad appartenere l’inglese, il francese e il tedesco. Una tendenza contro la quale ieri il governo, tramite l’avvocatura di Stato ha dato un segnale di opposizione impugnando davanti al Tribunale di primo grado delle Comunità europee due provvedimenti della Commissione che prescrivono che «gli avvisi di vacanza di posti di livelli superiore» riservati ai candidati esterni siano pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea solo in tedesco, inglese e francese.

E se Claudio Gorlier si augura che i nostri politici che usano parole straniere almeno le pronuncino in modo corretto, Hagège richiama la Crusca a interventi più duri, sul modello dell’Académie française che «e questo è un paradosso, è nata proprio su imitazione della Crusca, diventando, nel tempo, un organismo molto più importante nella difesa della purezza del francese, dove infatti termini ed espressioni inglesi sono molto limitati». Una critica alla nostra istituzione che il suo presidente, Francesco Sabatini, respinge. «La differenza tra Italia e Francia è basata su ragioni storiche precise - dice -. L’Académie Française è da sette secoli un organo dello Stato: prima la presiedeva il re, poi il presidente della Repubblica. In Italia la Crusca è un organo consultivo che cerca di evitare gli interventi diretti. Ciò che ha pregiudicato il suo operato è stato anche il fascismo, quando la difesa dell’italiano era diventato uno strumento della politica autarchica.

Da quindici anni a questa parte, comunque, l’Accademia ha preso in mano un po' più saldamente la questione linguistica. Esiste una rivista, La Crusca per voi , diffusa in circa 12 mila copie, che dà un forte contributo alla diffusione di un italiano corretto. E poi svolgiamo un’azione di forte sensibilizzazione sul governo e sulle autorità, come è accaduto nel caso dell’eliminazione della nostra lingua nelle conferenze dell’Unione Europea. Certo noi non abbiamo dalla nostra il braccio armato dello Stato che, peraltro, in certi momenti, può essere molto negativo».

Se Hagège non si spinge fino a dire che dovremmo imparare da Parigi, è tuttavia convinto che la battaglia per la difesa del francese possa servire anche all’Italia nell’offensiva contro «l’imperialismo linguistico anglo-americano». Ma pure su questo Sabatini ha qualche riserva: «Tutti vogliamo difendere le lingue nazionali, ma quella di Hagège è (o finora è stata) una difesa della lingua di una sola nazione alla quale vorrebbe chiamare le altre. Non si può disconoscere la necessità che ci sia una lingua mondiale, e questa non può che essere l’inglese. Le lingue nazionali sono da considerare tutte sullo stesso piano, con importanza diversa sui diversi scacchieri. Ma una lingua franca ci dev’essere, altrimenti si rischia di fare come quei piloti francesi che volevano comunicare con la torre di controllo nella loro lingua, non riuscendo ad atterrare da nessuna parte».

giovedì, maggio 05, 2005

Vattani nominato alla presidenza dell’Ice

Il Mattino, 5 maggio 2005
Con il sì della commissione Attività produttive della Camera (21 voti favorevoli e 9 astenuti), Umbero Vattani è stato nominato alla presidenza dell'Ice. Era stato lo stesso Vattani - nelle vesti di segretario generale della Farnesina - a firmare un anno fa per il ministero degli Esteri la convenzione con Attività produttive e con Ice per l'istituzione dello sportello unico.

lunedì, maggio 02, 2005

A Tripoli, una conferenza sui restauri del complesso archeologico romano

A spasso... tra i fori imperiali

News ITALIA PRESS, 2 maggio 2005
Tripoli - "I Fori Imperiali: la memoria dell'antico, tra distruzioni, sbancamenti, guerre e ricostruzioni": è questo il titolo della conferenza che si svolgerà all'Istituto Italiano di Cultura di Tripoli. L'appuntamento è per domani, 3 maggio, con la presenza dell'archeologa Silvana Rizzo, Direttore scientifico del Progetto Fori Imperiali, Coordinatore presso il Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Si parlerà del grande progetto per il restauro di uno dei siti archeologici più importanti d'Europa, e al tempo stesso un progetto urbanistico e di rimodellamento di un'area antica al centro di una moderna metropoli. Lavori in corso da alcuni anni, si fa sempre appello alla comunità scientifica per contributi di ipotesi e suggerimenti innovativi.
La conferenza prevede anche la proiezione del video del documentario prodotto dall'Istituto Luce dal titolo "La via dei Fori Imperiali".

Ferrara, ambasciatore di cultura

Il regista italiano eletto presidente del Forum degli Istituti a Parigi
di Franco Manzoni

Corriere della Sera, 1 maggio 2005
Un «Italien», uomo di teatro e cinema, vince a Parigi. E per l'Italia è un momento di gloria. Giorgio Ferrara, nato a Roma nel 1947, che dal 2004 dirige l'Istituto italiano di cultura nella capitale francese, è stato infatti eletto presidente del Forum, che riunisce tutti i 38 direttori degli istituti di cultura presenti a Parigi e che organizza ogni anno circa duecento manifestazioni. Allievo di Luca Ronconi nella regia e spronato da Luchino Visconti a fare pure l'attore, Giorgio Ferrara nascondeva in famiglia la propensione a esibirsi in palcoscenico. La nonna materna era un'ottima pianista, il padre Maurizio, personaggio di spicco dell'aristocrazia comunista, scrisse un musical in versi con lo pseudonimo di «Anonimo italiano», e il più giovane fratello Giuliano fin da piccolo cercava di trovare lo spazio a lui più consono sulle scene affollate della politica di casa nostra. Per di più Giorgio sì è scelto per moglie la straordinaria e simpatica Adriana Asti, una delle migliori attrici italiane. E proprio lei, la compagna della vita, Ferrara ha voluto dirigere nei film «Un cuore semplice» del 1977, con cui Giorgio vinse il David di Donatello, e «Tosca e altre due» del 2002. In teatro la coppia Asti-Ferrara si è ritrovata anche nel campo interpretativo, dando vita ai due coniugi protagonisti de «Le sedie» di Eugène Ionesco. In questi mesi all'istituto italiano di cultura - che ha sede a Parigi in rue de Varenne 50 e vanta la biblioteca «Italo Calvino» di circa 40 mila volumi riguardanti tutti i di-versi aspetti della nostra cultura -, Giorgio Ferrara sta proponendo un nuovo spettacolo da lui diretto e scritto da Corrado Augias e Vladimiro Polchi: «Aldo Moro. Une tragedie italienne», la cronaca dettagliata del più tragico rapimento a scopo politico del dopoguerra in Italia.

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