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Data inserimento in rete: venerdì, giugno 22, 2001
IIC Amburgo - ITALIA! CINEMA! AD AMBURGO

Da oggi al 1° luglio la quarta edizione del festival dedicato al cinema italiano


(News ITALIA PRESS, 22 giugno 2001) Inizia oggi ad Amburgo il festival "Italia! Cinema!", che fino al 1 luglio proporrà nella città tedesca una rassegna di film italiani di recente produzione. Giunto alla quarta edizione, il festival rappresenta una delle poche possibilità di vedere film italiani in Germania. Il mercato tedesco è infatti dominato dalla produzione hollywoodiana, e se si escludono eccezioni come "Pane e tulipani", rimasto l'anno scorso per diverso tempo in cartellone, sono pochissimi i titoli italiani che usufruiscono di una regolare distribuzione nazionale. Uno di questi è il film "Le fate ignoranti", che forte degli ottimi incassi in Italia e dai consensi ricevuti nel festival di Berlino sarà presentato dal regista Ferzan Ozpetek e dal protagonista Stefano Accorsi questa sera, all'inaugurazione della manifestazione.
Tra gli altri film presentati in calendario, in ordine di presentazione, "La via deli angeli", "Metronotte", "Sangue vivo", "Come te nessuno mai", "Il partigiano Johnny", "Una lunga lunga lunga notte d'amore", "La lingua del santo", "Giorni dispari", "Preferisco il rumore del mare", "Rosa e Cornelia", "Placido Rizzotto".
Il festival è organizzato dall'associazione culturale Made in Italy, dall'Istituto di cultura italiana di Amburgo e dal Dipartimento di cultura e spettacolo di Roma.
News ITALIA PRESS






Data inserimento in rete: giovedì, giugno 21, 2001
News ITALIA PRESS - N°120, Anno VIII, Giovedì 21 giugno 2001

IIC Zurigo - ALLA RISCOPERTA DELL'UMANESIMO LATINO IN SVIZZERA
Identificare le influenze dell'Umanesimo Latino in Svizzera, presenti nelle più diverse attività umane: questo uno degli obiettivi del convegno di Zurigo

(News ITALIA PRESS) "Da genti diverse hai formato una sola patria" : è all'insegna di questa frase, pronunciata da Rutilio Namaziano, alto magistrato di origine gallica, nel 416 d.C., che si esprimono il significato e l'insieme di valori a cui si vuole guardare con la riscoperta dell'Umanesimo Latino: spirito di apertura, di pace, di fratellanza, di solidarietà fra i popoli.
E, proprio a questi valori e alla loro valorizzazione, guarderà il Convegno internazionale di studi "L'Umanesimo Latino in Svizzera: aspetti storici, linguistici, culturali", che si terrà a Zurigo il prossimo 20 ottobre, affrontando il tema delle influenze dell'Umanesimo Latino nella Confederazione Elvetica.
Il Convegno, organizzato della Fondazione Cassamarca di Treviso in collaborazione con il Centro di documentazione e di formazione sull'emigrazione CSERPE di Basilea e il Centro di Studi Italiani di Zurigo, intende, prima di tutto, sensibilizzare il mondo universitario svizzero ai valori e alle prospettive dell'Umanesimo Latino, e incentivare l'insegnamento della lingua italiana in ambito scolastico e accademico; ma anche trasmettere conoscenze, problematiche e concetti relativi all'italofonia e al patrimonio culturale legato al mondo latino, incentivando e diffondendo linee di ricerca sull'Umanesimo Latino in Svizzera, e affermando una visione latina della società nel settore della politica, dell'economia, dei rapporti sociali; scopo finale sarebbe inoltre la formazione, nell'ambito della Confederazione Elvetica, di un gruppo di lavoro permanente legato al tema dell'Umanesimo Latino.
Allo stesso tempo, si intende però mettere anche in luce i forti vincoli che l'influenza latina ha sviluppato in questioni ed espressioni specifiche dell'uomo contemporaneo, come la politica e l'economia, la musica e il teatro, la letteratura e il cinema, le arti e l'architettura. Punto centrale della seconda parte della manifestazione sarà poi il contributo delle lingue neolatine alla produzione culturale e artistica della Confederazione, e l'analisi del patrimonio culturale introdotto in Svizzera dalla diaspora migratoria italiana a partire dalla seconda metà dell'Ottocento.
L'iniziativa vedrà la partecipazione di studiosi e istituzioni culturali svizzere e italiane che da anni svolgono un'attività di ricerca in questo campo - tra questi, spiccano i nomi di Dino De Poli, Presidente della Fondazione Cassamarca di Treviso, e di Vincenzo Cappelletti, Vice-Presidente dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana di Roma: proprio la partecipazione di studiosi di entrambi i Paese vuole essere uno stimolo all'applicazione di criteri globali e comparati nella trattazione in campo scientifico di queste tematiche, premessa indispensabile per una approfondita conoscenza reciproca, proprio a sottolineare il carattere unificante che quel sistema di valori che a buon titolo si richiama all'Umanesimo Latino ancora oggi esercita nelle moderne società.

News ITALIA PRESS

News ITALIA PRESS - N°120, Anno VIII, Giovedì 21 giugno 2001

UMANESIMO LATINO IN SVIZZERA: "UN'ALTA ESPRESSIONE DI CONSAPEVOLEZZA EUROPEA"

Intervista al Professor Vincenzo Cappelletti, Vice-Presidente dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani

(News ITALIA PRESS) Si svolgerà il 20 ottobre 2001, a Zurigo, il primo Convegno internazionale di studi "L'Umanesimo Latino in Svizzera: aspetti storici, linguistici, culturali": un appuntamento di grande importanza culturale, che affronterà il tema delle influenze dell'Umanesimo Latino nella Confederazione Elvetica, e vedrà la partecipazione di studiosi e professori universitari provenienti da Università svizzere e italiane. Tra i relatori ci sarà anche il professor Vincenzo Cappelletti, Vice-Presidente dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana di Roma, il quale ritiene che questo convegno sia "un'alta espressione di consapevolezza europea", attraverso cui affermare "la prerogativa dell'Europa in questo quadro di dialogo mondiale delle civiltà e delle culture, che deve avvenire non cancellando le differenze, ma stabilendo una dialettica tra le varie posizioni".

Professor Cappelletti, può illustrarci prima di tutto l'importanza e il significato di questa giornata di studi?
Ha un significato, secondo me, di primaria importanza: noi, attraverso questa e altre analoghe iniziative, affermiamo la prerogativa dell'Europa in questo quadro di dialogo mondiale delle civiltà e delle culture, che deve avvenire non cancellando le differenze, ma stabilendo una dialettica tra le varie posizioni. L'Umanesimo è una nostra prerogativa, la convinzione che vi sia nell'uomo una facoltà di produrre verità, di intuire la sostanza dell'essere, del mondo, e quindi questo convegno è un'alta espressione di consapevolezza europea.

Dal 15 al 20 ottobre 2001 si terrà la "Settimana della Lingua Italiana nel Mondo": è un caso che questi due appuntamenti si sovrappongano?
Direi che non è un caso. Il pensiero viaggia con le lingue che lo hanno veicolato nella cultura umana, e la lingua italiana - come figlia primogenita del latino, imbevuta della lingua greca - è un fondamentale veicolo di europeità in questo momento. E' una lingua che va vissuta fuori delle ridondanze retoriche in senso vivo, aperta anche, direi, a tanti apporti e a tanti innesti: è una lingua che ha ritrovato la sua movenza snella, schietta, efficace. La sovrapposizione di questi due appuntamenti non è un caso, è una congiunzione, credo anche voluta dagli organizzatori; credo anche che interverremo, anche se gli apporti del comitato organizzatore sono in corso di precisazione. Bisogna salvare le lingue, ma non solo l'italiano: ne muoiono decine all'anno, lingue che non sono giunte ad esprimere grande culture, ma è un fenomeno a cui bisogna stare attenti. Una lingua che muore è sempre un impoverimento. Ma l'italiano, il tedesco, il francese, l'inglese, il castigliano, il portoghese sono gli organi primari dell'Europa: a queste lingue non possiamo rinunciare.

Quali sono i valori per il futuro che si intendono trasmettere con la "riscoperta" dell'Umanesimo Latino?

Direi una tradizione di cultura filosoficamente impostata e vissuta, compresa la cultura scientifica. Inoltre si intende riportare la cultura a quella consapevolezza del proprio muoversi entro la verità, segnare il passaggio della cultura dal pragmatismo alla speculazione, alla filosofia. E dietro tutto questo muoversi di parole - Umanesimo, lingue, etc. - c'è una convinzione di impianto filosofico, cioè del dialogare con la verità, stando dentro la verità.

Quindi l'Umanesimo Latino può essere anche riconosciuto alla base dell'unità europea, come unione di una base culturale comune?
Su questo vanno convergendo tutte le culture nazionali. L'Europa capisce che questa strada del pensiero, del pensiero - come diceva il mio grandissimo predecessore Giovanni Gentile - come "atto puro", che la mente dell'uomo compie, è la strada maestra: l'Europa è questo insomma!

Visto anche il titolo del convegno che si è tenuto lo scorso mese di aprile in Belgio - "L'Umanesimo Latino in Belgio. L'eredità dell'Umanesimo nell'emigrazione" -, quale ritiene che sia il ruolo dei nostri connazionali nel mondo nell'ambito di questa iniziativa? Ritiene che ci possa essere - e ci sia stato - da parte di queste comunità, un contributo nella diffusione di questi fondamenti culturali?
Io direi proprio di si. Naturalmente sono state scritte molte pagine folcloristiche - a volte anche un po' sciocche - sull'emigrazione. Ma l'emigrazione è anche emigrazione intellettuale, che asseconda la cultura - sia essa americana, inglese o tedesca - con cui essa viene in contatto: anche questa è emigrazione. L'emigrante ha portato attraverso il proprio linguaggio vissuto, nel linguaggio della propria sofferenza, nel linguaggio del proprio stile di vita, questa sapienza che viene dalla filosofia. La filosofia ha una sorella - o figlia - che è la sapienza, la saggezza, la vita plasmata in senso sorridente anche quando il sorriso viene dalla sofferenza.

Ghileana Galli/ News ITALIA PRESS


Data inserimento in rete: mercoledì, giugno 20, 2001
BERLUSCONI CONFERMA: VOTO E CULTURA AL CENTRO DELL'IMPEGNO PER I CONNAZIONALI ALL'ESTERO
Istituti Italiani di Cultura

Confermato dalle dichiarazioni programmatiche presentate alle Camere, il Governo Berlusconi ha nella propria linea di intervento un particolare interesse per la concretizzazione del voto all'estero ed una sensibile attenzione per la diffusione della cultura italiana attraverso gli Istituti di Cultura.
Ed il premier non ha mancato di sottolineare l'importanza dell'Istituzione di un Ministro per gli Italiani nel mondo. Un intervento sintetico, che ha ricondotto ai due assi portanti dell'iniziativa italiana a favore dei connazionali all'estero: la realizzazione di un diritto ed il collegamento sul piano culturale. con i milioni e milioni di oriundi italiani all'estero.(Italian Network, 20 giugno 2001)

IIC Washington - LIBRI/ PRESENTATO A WASHINGTON 'AN ITALIAN IN AMERICA' DI BEPPE SEVERGNINI

WASHINGTON\aise\20 giugno 2001 Beppe Severgnini noto giornalista (è stato corrispondente in America per il giornale "La Voce"), ha presentato presso l'ambasciata d'Italia a Washington, la versione inglese di "un italiano in America" (An italian in America) il best seller appena pubblicato in questa versione da Rizzoli. Il libro che è il racconto dell'anno in cui Severgnini visse negli Stati Uniti, a Georgetown, il quartiere di Washington più caratteristico e, nel contempo, meno tipicamente americano, già grande successo in Italia, verrà presentato domani a New York. Alla presentazione di oggi, organizzata in collaborazione con l'Istituto di Cultura italiano e la casa editrice Rizzoli, hanno invece partecipato: Alice Leccese Powers, che ha curato il libro 'Italy in Mind', e Finlay Lewis, giornalista, corrispondente dalla Casa Bianca per il Capley News Service e l'ambasciatore d'Italia negli Stati Uniti Ferdinando Salleo. (aise)


IIC Amsterdam - EXPERIMENTUM MUNDI ALL'HOLLAND FESTIVAL 2001

L'pera di musica immaginistica di Giorgio Battistelli partecipa al Festival presentata dall'Istituto

(News ITALIA PRESS, 20 giugno 2001) Nell'ambito dell'Holland Festival 2001, l'Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam promuove Experimentum Mundi di Giorgio Battistelli e dei suoi artigiani, un'opera di musica immaginistica basata su testi estratti dall'Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, opera collettiva in 17 volumi, pubblicata a Parigi tra il 1751 e il 1722. L'Enciclopedia nacque come progetto di traduzione della Cyclopedia (1728) di Chambers, che aveva riscosso successo in Inghilterra e poi in Europa; affidata dall'editore Le Bréton a Diderot, fu da questi trasformata in un'opera completamente nuova, a cui collaborarono le maggiori personalità intellettuali del tempo: Rousseau, Voltaire, ma soprattutto il coordinatore d'Alambert che lavorò con Diderot alla direzione. Experimentum Mundi propone l'idea di una sistematica del sapere fondata sulle conoscenze esistenti, sui principi reali della natura.
L'esibizione della compagnia diretta da Battistelli è prevista presso lo Stadsschouwburg dal 22 al 24 giugno. I sedici artigiani che formano il gruppo sono Alfredo Sannibale e Gianni Sannibale (maestri bottai), Silvio Tamburi e Alberto Casini (maestri falegnami), Marcello Di Palma (maestro pasticcere), Antonio Innocenzi e Aldo Sardilli (maestri selciaioli), Ciro Paudice e Aldo Battistelli (maestri muratori), Fabio Sannibale e Edoardo Progiani (maestri fabbri-ferrai), Miro Carpineti e Oberdan Carpineti (maestri arrotini), Fernando Carpineti (maestro scalpellino), Sergio Leandri e Guido Salusti (maestri calzolai), Nicola Raffone (maestra percussionista). Le cinque voci femminili sono di Matilde Berdini, Paolo Calcagni, Ida Sarnibale, Annarita Severini e Elvira Tamburi. Willem Nijholt è la voce recitante.
News ITALIA PRESS



Data inserimento in rete: martedì, giugno 19, 2001
IIC Lubiana - A LUBIANA LA SCENOGRAFIA ITALIANA DI FRIGERIO

Si inaugura oggi a Lubiana la mostra Frigerio - Scenografo italiano

(News ITALIA PRESS, 19 giugno 2001) A Lubiana, in occasione del Decennale dell'Indipendenza Slovena, s'inaugura oggi presso la Galleria Nazionale la mostra Frigerio - Scenografo italiano. Frigerio è uno dei più grandi scenografi italiani. È noto che sono stati gli architetti e i pittori scenografi italiani a diffondere in Europa dal XVIII secolo il principio del realismo poetico, che risulta efficace anche nelle ricerche contemporanee. Sulla scorta di tale passato Frigerio affascina e a influenza il gusto attuale.
Frigerio è famoso per le sue scintillanti ed originali scenografie. È lui a curare la scelta figurativa che caratterizza l'ambiente del Festival di Sanremo. È lui a ideare l'atmosfera che avvolge molte mostre in Italia e all'estero. Tra i suoi ultimi lavori l'allestimento della mostra su Cleopatra presso la Fondazione Memmo di Roma.
All'inaugurazione prendono parte il Ministro della Cultura Sloveno, Andreja Rihter, il Direttore della Cooperazione Culturale del Ministero Italiano Francesco Aloisi de Lardero e l'Ambasciatore d'Italia Norberto Cappello.
La mostra, aperta sino al prossimo settembre, è stata organizzata dal Dr. Giorgio Ursini de l'Union des Theatres de l'Europe in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura in Slovenia, il Museo del Teatro e la Galleria Nazionale.

News ITALIA PRESS



IIC Amsterdam - LA CONFIGURAZIONE DINASTICA NEL RINASCIMENTO: UN CONVEGNO ACCADEMICO SUL LEGAME TRA ARTE E POTERE

AMSTERDAM\ aise\19 giugno 2001 - Mercoledì 20 giugno a Groningen, in Olanda, si svolgerà un interessante e dotto convegno sulla "Configurazione dinastica nel Rinascimento italiano". L'incontro organizzato dalla Facoltà di storia dell'arte e dell'architettura della città, in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam vedrà la partecipazione di una folta rappresentanza di accademici italiani e olandesi. Nel corso della giornata di studio è inoltre in programma la premiazione del miglior testo dell'anno di storia dell'arte pubblicato in italiano e messo a disposizione, come ogni anno dall'Istituto Italiano di Cultura. Molte opere d'arte dell'Italia premoderna (rimanendo una 'festa' - nel campo dell'architettura, pittura, letteratura e musica) rappresentano la genealogia della classe locale al potere). Queste storie genealogiche non sono tuttavia delle ricostruzioni storiche di fatto attendibili. Con queste opere d'arte coloro che commissionavano un lavoro (un familiare o un'istituzione) volevano far valere la loro autorità e giustificandola agli occhi dello spettatore. La realtà storica la' dove era necessario veniva modificata e addirittura travolta. Esempi noti di questo genere sono gli affreschi di Giorgio Vasari nel Palazzo Vecchio a Firenze e la grande produzione adulatoria relativa alla famiglia De' Medici; gli affreschi nel Palazzo dei Dogi a Venezia e quelli nella Sala Regia nel Palazzo Vaticano.(aise)

IIC Londra - L'ITALIA LONDINESE - ALLA TATE LA NOSTRA ARTE POVERA

LONDRA\ aise\19 giugno 2001 - Due sono i grandi appuntamenti londinesi pensati per rilanciare in Europa la nostra Arte Povera, movimento tutto italiano nato a metà degli anni Sessanta, la cui potenza innovatrice evidentemente non si è ancora esaurita. A prendere l'iniziativa è stato l'Istituto Italiano di Cultura londinese diretto da Mario Fortunato che, alla fine dello scorso mese, ha dato avvio alla mostra "Beyond Infinity. Arte Povera after Arte Povera" curata dallo Studio Bocchi di Roma che vanta in catalogo un'introduzione firmata da Achille Bonito Oliva. A seguire è stata niente meno che la Tate Modern che ha inaugurato "Zero to Infinity: Arte Povera 19621972", curata da Frances Morris, Kathy Halbreich, Richard Flood, Francesco Bonami e realizzata col supporto del nostro Ministero degli Affari Esteri. Nelle grandi sale della nuova Tate sono ben 146 le opere esposte, mentre, decisamente più modesta, è l'entità dell'esposizione ospitata dall'Istituto Italiano di Cultura, in Belgrave Square, che mettendo in mostra 36 opere ripercorre la straordinaria stagione degli anni Settanta spingendosi anche oltre, dal Mappamondo di Boetti alla Cera su cartone di Zorio, passando per Pascali di cui sono esposti sedici disegni.
La rassegna della Tate che chiuderà i battenti il 19 agosto, dedicata all'Arte Povera in Italia dal 1960, presenta una serie di lavori incentrati sul tema dell'azzeramento dell'arte: un esempio sono gli achrome di Manzoni, le superfici bianche di Castellani, i quadri-scultura di Lo Savio, gli specchi di Pistoletto, fino ad arrivare alle opere povero-concettuali di Paolini, Zorio, Fabro, Anselmo, Boetti, Calzolari, Gilardi e Kounellis. L'esposizione prende avvio dalle mostre di Michelangelo Pistoletto a Torino e di Pino Pascali a Roma nel 1962-63, considerate antesignane del movimento che ha preso vita ad opera di Germano Celant nel 1967, quando la fortunata definizione apparve per la prima volta in occasione di una mostra da lui organizzata alla Galleria La Bertesca di Genova. In quell'occasione furono presentati i lavori di Paolini, Boetti, Fabro, Prini, Kounellis e Pascali, solo in seguito, invece, sotto alla stessa etichetta, saranno presentate le opere di Marisa e Mario Merz, Pistoletto, Calzolai, Anselmo, Zorio e Gilardi.
La volontaria regressione ad un reale "primario" che privo di condizionamenti storici e culturali si presenti basato esclusivamente su semplici dati di fatto, costituisce l'urgenza etica ed artistica dei protagonisti dell'Arte Povera. Nel 1967, infatti, Celant individua due sole scelte nell'ambito di un "contesto dominato dalle invenzioni e dalle imitazioni tecnologiche: o l'assunzione (la cleptomania) del sistema, dei linguaggi codificati ed artificiali, nel comodo dialogo con le strutture esistenti, ...oppure, all'opposto, il libero progettarsi dell'uomo. Là un'arte complessa, qui un'arte povera, impegnata con la contingenza, con l'evento, con l'astorico, col presente [...], con l'uomo "reale" (Marx), la speranza, diventata sicurezza, di gettare alle ortiche ogni discorso visualmente univoco e coerente,... l'univocità appartiene all'individuo e non alla sua immagine e ai suoi prodotti".
Ma, in sostanza, cosa s'intendeva per arte povera? Di certo l'uso di materiali quali legno, carta, pietra, oggetti di recupero, poi un ritorno ad uno stato di naturalità che ridesse un valore originario al nostro sentire. Persino elementi d'uso comune possono esser letti sotto una luce inedita, pensiamo all'opera "Bachi da setola" di Pascali dove l'artista impiega gli scovoli degli spazzoloni in plastica giocando con l'ambiguità del linguaggio. Inoltre, continua Celant, c'è anche "una scoperta della tautologia estetica, il mare è acqua, la stanza è un perimetro, d'aria, il cotone è cotone, il mondo è un insieme impercettibile di nozioni, l'angolo è la convergenza di tre coordinate, il pavimento è una porzione di mattonelle, la vita è una serie di azioni". A puntualizzare al meglio, a trent'anni di distanza, quell'esperienza artistica rivoluzionaria, è Achille Bonito Oliva che in catalogo tenta di riannodare l'arte italiana degli ultimi decenni, quella che si cimenta nei nuovi campi della tecnica e dell'immagine, alle grandi linee della tradizione che va dal Rinascimento fino ai nostri giorni. Il trade union, secondo il critico, è la tensione verso la forma, "intesa come capacità di trasfigurazione della materia e di approdo allo svelamento di un senso interno, ...filo rosso capace di dare identità all'immagine italiana".
La curiosità per la materia, si esplicherebbe attraverso la sperimentazione di tecniche e materiali così come avevano fatto i futuristi, e si muoverebbe ai limiti di un immaginario 'altro', metafisico. Allo stesso tempo non si può prescindere dall'assunto leonardesco che definisce la pittura cosa mentale "capace di trasfigurare l'occasione puramente iconografica".
Le mostre londinesi, quindi, tentano di indagare le complesse implicazioni concettuali legate all'espressione Arte Povera, ad oggi ancora di forte attualità, non rinunciando all'aspetto politico ed ideologico che era alla base della produzione poverista e che oggi attrae il pubblico europeo. Gli artisti, oggi come allora, secondo le dichiarazioni rese da Pascali in occasione della contestatissima Biennale di Venezia del 1968, "sono sempre stati vittime della politica". (Daniela Falasca/ aise)