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Data inserimento in rete: sabato, luglio 14, 2001
IIC Copenaghen - DANIMARCA: IST. ITALIANO CULTURA SELEZIONA GIOVANI TALENTI

Copenhagen, 13 lug. (Adnkronos) - Sarà il "Copenhagen Opera Festival", nella sua prima edizione, ad aprire le porte verso una carriera internazionale a un gruppo di giovani cantanti d'opera. Al Forum di Copenaghen, dal 23 agosto al 1 settembre saranno messe in scena Il Rigoletto e la Tosca con la partecipazione di cantanti affermati e di fama internazionale, come il baritono Giorgio Zancanaro, e dell'orchestra e coro della Filarmonica di Roma. I ruoli minori saranno interpretati dai giovani cantanti che avranno superato una selezione.
L'Istituto Italiano di Cultura, che ha attivamente collaborato a questa nuova iniziativa, ha messo a disposizione il proprio auditorium per la selezione, che avrà luogo il 29 luglio. I cultori di musica operistica certamente ricordano che fu proprio all'Istituto Italiano di Cultura di Atene che Maria Callas incontrò per la prima volta il pubblico in un'occasione simile a questa. Sicuramente qualche giovane cantante, prima della prova, rivolgerà un pensiero alla grande soprano dedicandole, come usa in teatro, un gesto scaramantico. "Il nostro scopo principale non è quello di rappresentare un'opera, ma è quello di aiutare i giovani cantanti", ha dichiarato il baritono Brian Dan, l'ideatore e l'animatore del Festival, aggiungendo di essere sicuro che, ancora una volta, nella sala di un Istituto Italiano di Cultura possa nascere una nuova stella del melodramma. Per chi volesse saperne di più è a disposizione un sito Internet: www.operafestival.dk.


Data inserimento in rete: giovedì, luglio 12, 2001
IIC La Valletta - IIC Malta - SUCCESSO DELLA CULTURA ITALIANA A MALTA

Nella “Giornata della Dante”, il consueto appuntamento culturale organizzato dagli oltre 500 comitati della Dante, ciascuno nella propria città, sparsi nei cinque continenti

(News ITALIA PRESS, 12 luglio 2001) Si è svolta con grande successo, presso l’istituto Italiano di Cultura a La Valletta, la “Giornata della Dante”, il consueto appuntamento culturale organizzato dagli oltre 500 comitati della Dante, ciascuno nella propria città, sparsi nei cinque continenti, che operano continuamente per la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo.
All’incontro, promosso dal Comitato dante Alighieri locale, presieduto dal cav. Alfred Spiteri, che ha espresso grande soddisfazione per il buon esito dei corsi di italiano, sono intervenuti l’Ambasciatore d’Italia a Malta, Giancarlo Riccio, ed il Direttore dell’Istituto di Cultura Rosanna Cravenna, che ha offerto, in collaborazione con l’Alitalia, un biglietto aereo di andata e ritorno Malta – Roma.
Durante la manifestazione hanno avuto luogo una conferenza di Sandro Caruana sul tema “Mezzi di comunicazione e input italiano a Malta” e la lettura dei temi di due studenti, molto apprezzata dai presenti.
News ITALIA PRESS



Piani Paese, è pronta la seconda “griglia”
Il Presidente della IV Commissione del Cgie fa il punto sulla situazione dei Piani Paese.
IIC Istituti italiani di cultura

ROMA - La domanda di lingua e cultura italiana nel mondo va aumentando sempre più, per questo occorre investire sempre in maniera più consistente nel settore; ma tuttora permangono delle ambiguità di fondo: è quanto ha ricordato all'ultima Assemblea plenaria del Cgie il presidente della IV Commissione, Padre Graziano Tassello, il quale ha fatto anche il punto sulla situazione dei Piani Paese. «Dai Piani che sono pervenuti alla nostra Commisione - ha spiegato Tassello - si evince che la richiesta di lingua e cultura italiana nel mondo è sempre più grande, ed in questo gli italiani residenti all'estero possono svolgere un ruolo fondamentale. Oggi le nostre comunità sono mature, coscienti del proprio ruolo, integrate nelle comunità in cui vivono». Dunque «l'insegnamento dell'italiano deve diventare un veicolo culturale e di sempre maggiore integrazione». Dinanzi a questo scenario, ha però ricordato Tassello, restano delle zone d'ombra: «La strategia culturale oggi è al servizio delle guerre commerciali, la domanda di italiano è più forte laddove sono forti i rapporti commerciali con il nostro Paese. L'Italia a questo punto deve domandarsi quale immagine di sé voglia esportare, quale è stato l'investimento fin qui compiuto per la diffusione linguistica». Quanto ai Piani Paese, poi, Tassello ha rilevato come «da essi dovrà emergere la nostra strategia culturale che accompagni l'evoluzione da immigrati a protagonisti, fermo restando il rispetto per le identità di tutti». Tuttavia fino ad ora «le risposte giunte dai Piani Paese non sono state omogenee: a fronte di Piani ricchi e dettagliati, altri hanno invece fornito lavori decisamente scarni». Oggi, dopo la realizzazione della "prima griglia" dedicata ai corsi di lingua e cultura, è pronta la "seconda griglia": «Essa contiene sia domande specifiche, che diamo modo di descrivere puntualmente ciascuna realtà, sia domande 'aperte', per lasciare spazio alla creatività di tutte le forze sociali in campo». Quali siano queste forze sociali per Tassello è chiaro: «Cgie e Comites, ma anche sindacati della scuola, i genitori degli allievi, gli enti gestori dei corsi, i membri di origine italiana eletti localmente». In questo modo «I Piani Paese saranno la cartina al tornasole della capacità di proposta dei singoli Comites e delle comunità locali». Il primo riscontro formale è atteso per il 15 ottobre, data in cui dovranno essere consegnate alla Commissione le prime bozze da esaminare; entro il 15 dicembre, infine, il rapporto finale dovrà essere consegnato alle Direzioni per gli Italiani all'Estero e per le Politiche culturali del Ministero degli Esteri.
9colonne, 12 luglio 2001



Editrice FILEF (12 luglio 2001)

ESTRATTO DEL DOCUMENTO (BOZZA) PER LA CONFERENZA STATO-REGIONI-CGIE

IIC Istituti italiani di cultura – Riforma degli IIC: “la cultura deve potersi affermare in tutte le sue sfumature e varietà locali trovando negli Istituti di Cultura modificati e potenziati uno strumento di coordinamento di questa diffusione”.

Preparato da: Aldo Aledda (Coordinamento Regioni), Annita Garibaldi (CGIE), Franco Narducci (CGIE), Elio Carozza (CGIE)


In considerazione dell’intreccio di competenze e della complessità di interventi facenti capo a diverse istituzioni centrali e territoriali sembra opportuno che la presente materia, individuata in termini di “interventi a favore delle comunità italiane all’estero e di valorizzazione della presenza italiana all’estero” venga regolamentata da una legge di principio da parte dello Stato italiano e in modo il più possibile omogeneo dalle singole legislazioni regionali ipotizzando anche la costituzione di un Fondo Sociale per l’assistenza e la formazione che si avvalga del contributo dello Stato e delle Regioni e preveda la presentazione e la realizzazione di progetti nel quadro di tali politiche. In questo contesto andrebbero affrontate alcune riforme indispensabili per realizzare una migliore presenza italiana all’estero, come la riforma del CGIE cui dovrebbe trovare maggiore spazio la componente regionale e degli Istituti di cultura che dovrebbero essere caratterizzati anche da una maggiore incidenza delle collettività italiane.

La lingua e la cultura italiana rimangono il campo privilegiato d’azione perché attraverso esso in qualche modo si veicolano i contenuti dell’azione di promozione dell’italianità nel mondo. Esse non vanno intese in modo limitativo e restrittivo in quanto non possono esaurire le infinite espressioni dell’italicità che possono andare anche oltre l’uso specifico della lingua e delle modalità culturali ufficialmente codificate nel nostro paese. Tuttavia ad esse va data una particolare attenzione, soprattutto alla lingua che rimane lo strumento principale di approccio ai nostri valori. Ne vanno potenziate le istituzioni che la diffondono all’estero e, soprattutto, va curato l’inserimento agli alti livelli delle università straniere. Viceversa la cultura deve potersi affermare in tutte le sue sfumature e varietà locali trovando negli Istituti di Cultura modificati e potenziati uno strumento di coordinamento di questa diffusione, possono trovare spazio ufficialmente anche le singole espressioni regionali.



Data inserimento in rete: mercoledì, luglio 11, 2001
IIC Istituti italiani di cultura - CGIE/ APPROVATA ALL'UNANIMITA' LA RACCOMANDAZIONE n.1 DELLA C.N.P.C.I.E. (COMMISSIONE NAZIONALE PER LA PROMOZIONE DELLA CULTURA ITALIANA ALL'ESTERO)

ROMA\aise\11 luglio 2001 E' stato approvata all'unanimità dall'Assemblea Plenaria del Cgie la seguente raccomandazione:
SENTITO
Il resoconto dei propri rappresentanti nella C.N.P.C.I.E., e in particolare il contenuto del rapporto al Parlamento (legge 401/90, articolo 4, comma 2, lettera e) relativo all'anno 2000 presentato alla Commissione suddetta dal Vice-Presidente, Prof. Puglisi, nel corso della riunione del 28.06.2001,
CONOSCIUTO
1. Che la legge 401/90 (articolo 3, comma 1, lettera g), prevede che tale rapporto venga presentato unitamente alla relazione annuale del Ministero degli Affari Esteri al Parlamento,
2. Che la legge 401/90 (articolo 4, comma 2, lettera b) include fra le finalità della C.N.P.C.I.E. la formulazione di pareri sugli obiettivi predisposti in materia di promozione e di diffusione della lingua e della cultura italiane all'estero dai soggetti previsti dalla legge stessa e, in particolare, dal Ministero degli Affari Esteri, da altre Amministrazioni dello Stato, da Regioni e da enti ed istituzioni pubblici,
3. Che compito precipuo della C.N.P.C.I.E. (401/90, articolo 4, comma 2) è la programmazione delle iniziative concernenti la materia suddetta, anche collaborando alla preparazione delle conferenze periodiche generali dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura, indette periodicamente dal MAE per aree geografiche (401/90 articolo 3, comma 1, lettera d),
RILEVATO
1. Che il rapporto della C.N.P.C.I.E. al Parlamento relativo all'anno 2000 è stato presentato disgiuntamente dalla relazione suddetta del MAE, senza rendere possibili verifiche concernenti lo stato dell'arte dell'interazione funzionale fra la C.N.P.C.I.E. e il MAE, prevista dalla legge, né una visione complessiva e comparata dei progetti e delle attività,
2. Che, dal punto di vista dei contenuti, il rapporto della C.N.P.C.I.E. presenta il lavoro svolto come "approfondimento" di singoli temi, senza che emergano risultati consistenti corrispondenti alle finalità previste dalla legge (401/90, articolo 4, se non per quanto concerne, in parte, l'ambito dell'editoria, maggiormente vincolato, del resto, dalle scadenze previste dalla normativa concernente questo settore,
3. Che, per quanto concerne argomenti di specifico interesse del CGIE, il tema dei comitati di cooperazione culturale non è stato "approfondito", bensì discusso in linea di principio, concordando sull'opportunità di rendere in futuro vincolante l'istituzione degli stessi presso gli IIC, mentre la problematica delle scuole italiane all'estero è stata toccata solo tangenzialmente, (considerazioni analoghe sullo spessore dell'"approfondimento" segnalato nel rapporto valgono, peraltro, anche a proposito di altri temi),
4. Che in difformità con quanto previsto dalla legge (401/90, articolo 4, comma 2, lettera d) la Commissione non è stata coinvolta nella elaborazione di indicazioni programmatiche in preparazione della recente conferenza dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura d'area nordamericana (New York, 20-23 maggio 2001), pur partecipando ad essa, come è stato comunicato a posteriori, il Vicepresidente, Prof: Puglisi,
Che, sulla base del rapporto presentato dal Vicepresidente, come pure sulla base dell'esperienza maturata dai rappresentanti del CGIE nella Commissione, le attività svolte dalla C.N.P.C.I..E. appaiono complessivamente frammentarie e solo sporadicamente conformi alla finalità generale di impostazione e programmazione delle attività di promozione e di diffusione all'estero della cultura e della lingua italiane,
CHIEDE
Al MAE e al Ministero per gli Italiani nel Mondo che si provveda a garantire il funzionamento della C.N.P.C.I.E. secondo lo spirito e la lettera della legge, sia per quanto concerne le finalità della Commissione, sia per quanto concerne il rispetto delle disposizioni e delle modalità di funzionamento previste.(aise)


IIC Toronto - COMITATO DI COLLABORAZIONE CULTURALE DELL'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA COSTITUITO A TORONTO

TORONTO \ aise \ 11 luglio 2001 L'Istituto Italiano di Cultura a Toronto ha tenuto, in data 28 giugno 2001, con la partecipazione del Console Generale Francesco Scarlata, la prima riunione del neocostituito Comitato di Collaborazione Culturale, previsto dalla Legge Riforma degli Istituti Italiani di Cultura e interventi per la promozione della cultura e della lingua italiana all'estero (L. 401/90 art. 9). Il Comitato svolge un'importante funzione consultiva per le attività degli Istituti di Cultura. Sono chiamati a farne parte a titolo onorario - su proposta formulata dal Direttore dell'Istituto di Cultura e approvata dall'autorità diplomatica competente per territorio (nel caso di Toronto, il Console Generale) - esponenti culturali dei paesi ospitanti particolarmente interessati alla cultura italiana, nonché qualificati rappresentanti delle comunità di origine italiana. (aise)




IIC Istituti italiani di cultura - Straordinaria diffusione della figura de Sica all’estero

I CENTO ANNI DI VITTORIO DE SICA A RAI INTERNATIONAL

La puntata odierna di “Un’ora con voi” si occuperà del centenario dalla nascita dell’attore-regista

(News ITALIA PRESS, 11 luglio 2001) A cento anni dalla nascita, Vittorio De Sica è una delle figure del cinema italiano più conosciute all’estero. Le sue immagini hanno fatto il giro del mondo, consacrandolo come uno dei più grandi protagonisti delle migliori stagioni del cinema italiano. Per capire quanto sia realmente diffusa la fama di De Sica all’estero, la trasmissione odierna radio di Rai International “Un'ora con voi”, ha invitato tra i suoi ospiti Manuel De Sica, il figlio di Vittorio, affermato musicista e compositore di colonne sonore. Il conduttore della trasmissione, Giuseppe Carrisi, chiederà a Manuel di chiarire i confini della popolarità all’estero di Vittorio De Sica, portando un dato sorprendente: contro i 5000 siti internet italiani dedicati all’attore, esistono in rete bel 14.800 siti in lingua straniera che gli rendono omaggio.
Accanto alla visibilità “on line” del nome e della figura di De Sica, l’attore è protagonista di un cospicuo numero di manifestazione presso vari Istituti Italiani di Cultura nel mondo in collaborazione con l’Associazione Amici di Vittorio De Sica, fondata da Manuel: in Francia, Belgio, Spagna, Grecia, Inghilterra, Germania, Canada, Marocco e Stati Uniti, per citarne alcune.
Di Vittorio De Sica (1901-1974) la trasmissione Rai ricorderà i principali lavori sia come attore che nelle vesti di regista: da “Sciuscià” a “I bambini ci guardano”, da “La Ciociara” a “Pane, amore e fantasia”. Insieme agli ospiti (Gina Lollobrigida; Giuliano Montaldo, presidente di Rai Cinema; Claudio Fava, critico cinematografico e Marco Bechis, regista) si parlerà di come nella sua tecnica recitativa confluirono le migliori espressioni della “rivista” italiana: il macchiettismo cinico di Ettore Petrolini, l'accorata mimica di Angelo Musco, le pantomime di Fregoli. Da questa arte popolaresca, Vittorio De Sica apprese gli elementi di un'interpretazione semplice e comunicativa, ma al tempo stesso profonda e acuta, diventando il più importante protagonista del neorealismo.
News ITALIA PRESS



Data inserimento in rete: martedì, luglio 10, 2001
Corriere della Sera, 10 luglio 2001 - Esteri

NORVEGIA PARADISO TERRESTRE O QUASI
IIC Oslo - L'opinione del filosofo siculo-romano Giuliano Compagno, addetto dell'Istituto italiano di Cultura di Oslo
Francobolli profumati e tanto petrolio: il 56% dei cittadini rifiuta l'Unione europea

DAL NOSTRO INVIATO
OSLO - Basterebbe annusare una cartolina per capire che non arriva da un Paese sconquassato da grossi grattacapi: sa di rose. Della varietà «Heidekoenigin» e «Old master», per la precisione. Sebbene, come ammette rammaricata la direttrice del servizio informazioni delle Poste, Elisabeth Gjoelme, la fragranza dei francobolli non sia riuscita a riprodurre fedelmente l'essenza floreale originale. Bisognerà farsene una ragione. Anche perché, adesso, l'unica nazione al mondo, oltre alla Svizzera, che si preoccupi di profumare la corrispondenza, ha ricevuto l'imprimatur ufficiale dell'Onu: è la Norvegia il paradiso terrestre secondo il rapporto sullo sviluppo umano del 2001.
Un Eden di poco più di quattro milioni di abitanti.
Qui si vive meglio e si muore più tardi, si studia tanto e si lavora tutti. C'è la salute e c'è anche il denaro. Il Nobel della bella vita trasloca quest'anno dal nuovo al vecchio continente. Dal Canada alla Norvegia. Ma resta comunque sempre a nord del mondo. Anche se all'altro emisfero, in Australia, è stato assegnato il secondo posto in classifica. Sole, spiaggia e mari caldi non sono bastati a scalzare la limpidezza dei fiordi e della pubblica amministrazione, la perseveranza dell'inverno e dello studio, la qualità del petrolio e dell'assistenza sanitaria che fanno della Norvegia la reginetta del pianeta. O il «Kuwait della Scandinavia», per mutuare la definizione scelta dal Times di Londra, che loda un po' acidamente «l'oculatezza luterana» con cui l'emirato vichingo amministra il suo patrimonio.
I norvegesi già lo sapevano, tanto che di mese in mese cresce l'opposizione nazionale all'eventuale matrimonio con l'Europa. Fino a un anno fa non voleva saperne il 41 per cento: l'ultimo sondaggio della Sentio-Norway Statistic, nei giorni scorsi, certifica che il fronte del no è già arrivato al 56,7 per cento. «La diffidenza è dovuta alle evidenti difficoltà interne dell'Unione europea» ipotizza Olga Listhaug, docente di Scienza della politica all'Università di Trondheim.
E forse anche alla consapevolezza che nessun vantaggio economico compensi la qualità della vita conquistata. Un'indagine Ac-Nielsen individua le tre priorità dei norvegesi: istruzione, salute e interventi sociali a favore dei giovani e degli anziani. Soltanto dopo si potrà pensare a ridurre le tasse. Esattamente ciò che predicano i laburisti. Strano però che i sondaggi pre-elettorali della Norks Gallup diano in netto vantaggio i conservatori (34,5 per cento contro il 22 per cento degli avversari), il cui programma elenca gli stessi obiettivi, ma in ordine inverso. Il mistero si scioglierà all'apertura delle urne, a settembre.
Può darsi, però, che il Nirvana scandinavo soffra di qualche altra contraddizione sfuggita alle analisi dell'Onu. Con un invidiabile reddito individuale di 65 milioni di lire l'anno, il norvegese paga 12 mila lire un chilo di pane, 4.800 lire un biglietto del tram e quasi 4 milioni al mese 100 metri quadri in affitto a Oslo. Dove per entrare in auto si sborsa ogni volta un pedaggio di oltre tremila lire, anche se si è residenti.
«Oslo è la seconda città più cara al mondo, dopo Kobe, in Giappone - spiega l'addetto commerciale dell'ambasciata italiana, Luisa Alberini - Il costo della vita qui è così alto che gli stessi norvegesi approfittano del fine settimana per andare a fare la spesa oltre frontiera, in Svezia. Il governo, per frenare questo pendolarismo commerciale, ha dimezzato l'Iva sui generi alimentari a partire dall'inizio di luglio, ma ancora non se ne avvertono i benefici nei supermercati».
Certo ci sono problemi più gravi nel mondo: soltanto 44 abitanti su cento della Sierra Leone, laggiù a fondo classifica, hanno accesso ai servizi sanitari essenziali, mentre in Norvegia nessuno è escluso.
Neanche i duemila italiani residenti fra i fiordi: «Abbiamo un accordo di reciprocità. Con un dettaglio - puntualizza Luisa Alberini - Qui esiste una franchigia di 1.500 corone all'anno, circa 360 mila lire, che secondo il governo norvegese tutti gli abitanti possono permettersi per le cure mediche. Lo Stato interviene solo per le spese successive.
Ma quella cifra è virtuale e va almeno triplicata, perché nessuno specialista applica le tariffe riconosciute dallo Stato e la differenza è a carico del paziente». I pregi dell'assistenza sanitaria si fanno sentire nel caso di operazioni chirurgiche o altri interventi molto costosi: «Sono gratuiti nelle strutture pubbliche, dove però c'è una lista d'attesa. Dovuta non alla mancanza di posti, ma di personale». A medici e infermieri italiani che vogliano trasferirsi in Norvegia, l'ufficio immigrazione fa ponti d'oro.
Il che conferma il lusinghiero punteggio assegnato dall'Onu al mercato del lavoro norvegese: la disoccupazione è molto sotto il 4 per cento. A fine maggio cercavano lavoro 55.100 norvegesi, 4.400 meno dell'anno scorso. Nella regione intorno a Oslo, l'Akershus, solo l'1,1 per cento della popolazione attiva è senza impiego. Manodopera non richiesta è in arrivo negli ultimi mesi dall'Europa dell'est. Da marzo, da quando la Norvegia si è decisa a entrare nell'area di Schengen, le richieste di asilo politico sono aumentate del 40 per cento: mille nuovi rifugiati solo in giugno. Gli ultimi, 169 bulgari, sono arrivati a Oslo l'altro ieri. Più che protezione, cercano lavoro. L'invasione preoccupa le autorità e rafforza le convinzioni antieuropeiste di un popolo che preferisce aiutare i bisognosi a casa loro. La Norvegia è in testa alla classifica della generosità e guida la lista dei Paesi donatori. E, soprattutto, mediatori. Si adopera più degli Stati Uniti per la pace in Medio Oriente, negozia gli accordi in Sri Lanka come in Sudan.
Ma quando accoglie gli stranieri, la Norvegia non li dimentica: un centinaio di bambini e ragazzi fra i 7 e i 16 anni, quasi tutti figli di immigrati, hanno abbandonato le scuole di Oslo, l'anno scorso. E immediatamente sono iniziate le ricerche come per qualunque scolaro norvegese, i cui genitori devono preavvertire il preside di qualunque assenza superiore ai 14 giorni. Non per nulla il governo investe il 7,7 per cento del prodotto interno lordo nelle spese di istruzione. Ma dei risultati, non è del tutto convinto, all'Istituto culturale italiano di Oslo, il giovane filosofo siculo-romano Giuliano Compagno: «A 12 anni i norvegesi parlano perfettamente l'inglese, ma sono deboli in tutte le altre materie. Ho fatto un test su figli di amici. Alla domanda su quale fosse la capitale della Spagna, mi hanno risposto Hellas, che è in Grecia. E quando ho chiesto quanti abitanti ha Oslo, uno mi ha risposto venti milioni e l'altro 15 mila. Vivere in Norvegia? Non è male, soprattutto per la gastronomia. E' un Paese fondato sulle regole, ma non sa far fronte alle eccezioni. Fra un anno me ne vado. La mia prossima meta sarà, per reazione, una nazione anarchica. La Romania, per esempio». I primi della classe sono sempre un po' noiosi. Elisabetta Rosaspina.


IIC Amsterdam - I BELLUNESI E LE DUE ITALIE
Da "Storie del tempo non perduto" di Claudio Chelli, Marsilio Editori, 2001, Collana "Gli specchi Marsilio" (www.marsilioeditori.it)

Venti anni fa una piccola impresa, un gruppo di lavoratori bellunesi chiamati dal direttore dell'Istituto italiano di cultura di Amsterdam Sintic (anche lui bellunese), venne a lavorare per ristrutturare la sede di quel nostro istituto. Erano uomini semplici e schietti, pieni di buon senso e di buona volontà. Mi sembrò che rappresentassero bene quell'Italia che tutti vorremmo.
Finiti i lavori fu inaugurata la nuova sede dell'Istituto cultura e per l'occasione vennero ad Amsterdam alcuni operatori bellunesi che avevano aiutato a organizzare la riuscita operazione. Così volli invitare tutti quei bravi connazionali nella mia residenza e il ricordo di quella sera fu fissato su un foglio di provincia da uno sconosciuto cronista. Quell'articolo fu una spontanea testimonianza che, non solo mi fece piacere, ma mi sembrò anche una involontaria risposta a tutti coloro che non perdono occasione per screditare i nostri uffici all'estero.
Ed ecco il testo del breve articolo.

Da "Bellunesi nel mondo", marzo 1980
Le due Italie

Anche se ormai non fa più notizia, ogni mattina la stampa ci riserva la consueta dose di scioperi, di assenteismo, di vandalismo, di mafia, di violenza, di attentati... (quasi che ciò rappresenti la realtà quotidiana della vita e del lavoro in Italia).
A rincarare la dose, ancora, sentiamo di scandali, di bustarelle, di sofismi politici, di giochi di potere,... insomma ci appare un distacco che sembra totale tra chi ci dovrebbe rappresentare e i nostri reali bisogni ed interessi.
E' proprio questa l'italia? (La "i" minuscola non è un errore del proto).
E ora un po' di cronaca:
Amsterdam febbraio: nel cuore del centro storico lungo uno dei famosi canali su cui si affacciano le caratteristiche case olandesi strette e lunghe con i timpani che si riflettono sull'acqua, c'è "l'Istituto Italiano di Cultura". (Direttore il prof. Mario Sintich, istriano, ma ormai naturalizzato bellunese, di Sospirolo, come la moglie, e diviso tra la sua attività di operatore di cultura e il non meno nobile, lo dichiara proprio lui, amore per un impervio "toco" di terra ad Orzes).
Sul canale ora si sente cantare in italiano, anzi talora in «belumat». Sono infatti in corso importanti lavori di restauro, affidati ad una impresa italiana, bellunese (Renato Mosena di Zoldo).
Si tratta di un intervento delicato; lavorando su vecchie strutture gli imprevisti sono all'ordine del giorno e i problemi sono tanti.
Ma anche agli occhi attenti degli olandesi non sfugge l'efficienza e la capacità dei nostri operai.
Insomma, una volta di più il lavoro italiano all'estero fa bella figura;
Continua la cronaca:
Martedì 5 febbraio al termine della giornata un Ford targato BL si sposta da Amsterdam a l'Aia.
Infatti l'Ambasciatore d'Italia Claudio Chelli, dimostrando una particolare sensibilità (ahimé non tanto comune) sia sul piano umano che su quello politico, ha invitato tutti a cena e a trascorrere con lui la serata.
E' stato un incontro simpaticissimo, grazie ad un'accoglienza tanto calorosa che ha fatto superare quel po' di imbarazzo e di soggezione che è naturale, ma che si è subito sciolto anche per merito della presenza gentile dell'Ambasciatrice, di una cena raffinata, di un profumato vino d'Italia, del fuoco scoppiettante nel camino.
Insomma, ci è parso di essere di un'altra Italia (con la "I" maiuscola stavolta) e, anche se una viola non fa primavera e qualcuno ci penserà irrimediabili sentimentali, permetteteci di voler credere in questa Italia.
A.A.N.