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Data inserimento in rete: giovedì, ottobre 25, 2001
IIC Istituti italiani di cultura - LA PROTESTA DEI CONTRATTISTI DEGLI IIC IN GERMANIA

Stipendi fermi al 1990 e scarse possibilità di carriera

(News ITALIA PRESS, 25 ottobre 2001) I contrattisti impiegati dal Ministero degli Affari Esteri negli Istituti Italiani di Cultura (IIC) in Germania sollevano in questi giorni una forte protesta, chiedendo un adeguamento degli stipendi, fermi all’ultima riforma di legge, datata 1990.
Partendo dalla considerazione che sono più di 400 i dipendenti del Ministero degli Affari Esteri impiegati negli Istituti Italiani di Cultura (IIC) e che a loro è affidato il compito di rappresentare la cultura italiana e l’Italia nel mondo, i contrattisti in Germania ricordano che il personale degli IIC costituisce una risorsa umana responsabile di tenere alta la cultura italiana nel mondo, alla quale vengono destinate esigue dotazioni, con le quali devono essere realizzati programmi di vasto respiro. In una nota ufficiale il coordinamento dei contrattisti degli IIC di Germania ricorda che le difficoltà quotidiane sono innumerevoli anche, per le oggettive difficoltà linguistiche ed amministrative alle quali bisogna dare a breve termine una risposta per poter offrire agli interessati alla cultura italiana un programma concorrenziale ed attuale.
Gli impiegati a contratto degli IIC sottolineano inoltre che si tratta di personale particolarmente qualificato, in grado di comprendere e collegare la cultura e le istituzioni di almeno due paesi e molte volte in possesso di almeno tre lingue; l’italiano, la lingua del paese ospitante e quella veicolare. Un impiegato esecutivo (ad esempio una segretaria, naturalmente bilingue) non raggiunge in Germania neppure la soglia stabilita dal governo federale per la povertà di una famiglia con due figli. La protesta dei contrattisti si concentra non solo sugli stipendi, fermi da oltre 10 anni, ma anche sulle scarse possibilità di carriera all’interno della struttura.
Nell’aprile dell’anno scorso era stato approvato un decreto legge (103/2000) per un nuovo inquadramento contrattuale di tutti gli impiegati a contratto di rappresentanze diplomatiche, consolari e di IIC all’estero. Obbiettivo della nuova regolamentazione l’equiparazione per Paese di gruppi di dipendenti del Ministero degli Affari Esteri con analoghe mansioni. I trattamenti retributivi degli impiegati degli IIC, in molti casi, erano di oltre il 30% inferiori. Gli impiegati di ambasciate e consolari hanno infatti percepito negli anni addietro aumenti periodici e i frutti della contrattazione a livello ministeriale, essendo inquadrati nel CCNL del ministero. Alla verifica dei fatti, data imperativa per l’applicazione del decreto è stata il 12 maggio di quest’anno, si sono raccolti frutti molto magri dell’auspicata perequazione.
Il 6 ottobre scorso si è svolta a Francoforte sul Meno una riunione di coordinamento di contrattisti di alcuni IIC europei. Gli impiegati presenti hanno discusso di molti argomenti, non solo delle ingiustizie più pesanti e palesi; di politiche del personale, di orari di lavoro, di produttività sul posto di lavoro, di mansioni svolte (riconoscimento per mansioni superiori), di carichi di lavoro, di garanzie di finanziamento dei capitoli di spesa per le retribuzioni, della gestione del fondo unico di amministrazione, delle discriminazioni sulla base della nazionalità ormai escluse dalle norme comunitarie. Questo incontro ha rappresentato l’avvio di un ampio dialogo propositivo tra i contrattisti degli IIC che dovrebbe allargarsi alle organizzazioni sindacali e ai rappresentanti dell’Amministrazione.
I contrattisti in Germania esprimono infine soddisfazione per il “Programma del Ministero degli affari esteri per gli Istituti Italiani di Cultura” presentato dall’onorevole Mario Baccini, sottosegretario alla Cultura del MAE, nel quel si ribadisce “che la politica dei nostri IIC è un elemento importante di politica estera e noi pensiamo che la cultura sia un veicolo non solo della civiltà italiana ma anche uno strumento all‘ avamposto della grande vocazione che l’Italia ha nel mondo e questa è una posizione che vogliamo portare avanti”. News ITALIA PRESS


IIC Oslo - ITALIANI IN NORVEGIA: POCO NUMEROSI, MA VIVA PRESENZA E PONTE TRA LE DUE CULTURE

(News ITALIA PRESS, 25 ottobre 2001) I Reali di Norvegia, in questi giorni in Italia in occasione del V Forum Italo-Norvegese rappresentano anche la piccola ma importante comunità italiana nel Paese. Sono, secondo l’anagrafe consolare di Oslo, 2.307. Secondo i dati Aire 21.649.
Gli italiani di seconda generazione e i loro figli che vivono e lavorano in terra scandinava non sono numerosi rispetto ad altre comunità d’origine italiana nella stessa Europa, tuttavia sono riusciti e riescono a coltivare e far amare la cultura italiana agli svedesi. Ciò si verifica a vari livelli.
Accanto, infatti, ad una esterofilia che investe, nel caso dell’Italia, vari ambiti che vanno dalla cucina –non scontatissimo-, all’arte, alla moda, alla lingua, ci si accorge come risvolti non manchino in favore dei rapporti commerciali.
”La lingua è un legame molto importante con la cultura italiana” sottolinea Kristian Blucher, giovane di origine italiana che lavora in una azienda di import-export di Bergen, sede di Vice Consolato onorario e di una comunità italiana attiva e riconoscibile. “L’italiano viene scelto con sempre meno sorpresa come terza lingua e non mancano gli iscritti ai corsi di lingua presso il locale Istituto di Cultura”.
Un Paese geograficamente e culturalmente piuttosto lontano, ma le cui giovani generazioni nutrono interesse verso l’Italia, anche grazie agli arrivi costanti dall’Italia di professionisti che a vario titolo operano in Norvegia ed alimentano la circolazione di una viva italianità. “Siamo orgogliosi della nostra cittadinanza per lo più doppia” ed “anche del successo che stanno avendo i rapporti commerciali tra aziende italiane e norvegesi. News ITALIA PRESS


IIC Oslo - CONFRONTO DELLE ESTETICHE MUSICALI DI ITALIA IN NORVEGIA

(News ITALIA PRESS, 25 ottobre 2001) Dopo la serata nello scorso inverno dedicata al Luciano Berio, l’analisi delle nuove estetiche musicali è ripreso presso l’Istituto Italiano di Cultura di Oslo ad opera dell’Associazione Ny Musikk. L’incontro ha focalizzato l’attenzione sui temi del confronto tra le estetiche musicali norvegese e italiana, condotto sui temi della riflessione contemporanea. Si è discusso innanzitutto delle specificità della cultura musicale italiana degli anni ’60 in relazione al contesto politico, ovvero in che misura l’anelito a una ricerca del nuovo e del moderno ebbe a scontrarsi con un’ideologia concentrata sul rapporto tra fruizione dell’opera e tradizione. Nell’affrontare tali quesiti, saranno avviati parallelismi con lo stato della ricerca musicologia nella Norvegia di quegli anni. Inoltre, si è parlato della componente tecnica e delle sue influenze sullo sviluppo delle sonorità, ma anche di alcune nozioni divenute centrali nel dibattito recente, come quella dell’ascolto. L’ascolto colto in relazione sia al silenzio sia all’attenzione. Non è esclusa dall’esame anche la dimensione religiosa dell’ascolto.
Parola e musica si sono alternati nella successione di idee e suoni, come quelli creati dalla maestria di musicisti della levatura del siciliano Salvatore Sciarrino. Questi è una figura indipendente nell’ambito della musica contemporanea. È conosciuto per le sue invenzioni sonore e per una perfezione formale che deriva della sua coscienza acuta del fenomeno temporale. Sciarrino ha il suo posto tra quelli che hanno aperto uno spiraglio nella cultura ufficiale, riscoprendo la poesia del suono, del silenzio e del soffio umano. News ITALIA PRESS


Data inserimento in rete: martedì, ottobre 23, 2001
IIC Copenaghen - GRANDE SUCCESSO PER BELLINI A COPENAGHEN
Mostra e concerto per il bicentenario della nascita

News ITALIA PRESS, 23 ottobre 2001 - Copenaghen – Grande successo ha avuto l’iniziativa organizzata in occasione del secondo secolo della nascita di Vincenzo Bellini dall’Istituto Italiano di Cultura di Cpenaghen: una conferenza accompagnata da musica concertistica presso l’Auditorium e la Galleria Dell’Istituto Danese, che si è svolta da breve tempo a beneficio degli amanti della musica italiana in Danimarca.
Conferenziere d’eccezione è stato l’esperto belliniano Olimpio Musso, che ha inaugurato la serata celebrativa con un intervento sul tema Ah! non credea mirarti - si presto estinto, o fiore", ovvero un’attenta analisi di alcune tematiche della Sonnambula di Bellini.
A seguito della conferenza ha avuto luogo il concerto con arie belliniane, organizzato dall'Associazione Belcanto di Copenaghen.
A termine della serata si è tenuta l’inaugurazione della mostra bibliografico-documentaria "Bellini compositore europeo", un’opera espositivo-comunicativa che terrà compagnia ai cittadini della capitale danese fino alla fine di ottobre. News ITALIA PRESS


Data inserimento in rete: lunedì, ottobre 22, 2001
IIC San Francisco - MONTANELLI, TANTO DI CILINDRO

(News ITALIA PRESS, 22 ottobre 2001) Con la mostra commemorativa "Indro Montanelli, maestro di lingua", l'Istituto italiano di cultura a San Francisco ha reso omaggio venerdi' sera al giornalista toscano scomparso l'estate di quest'anno.
La cerimonia, promossa dal Ministero degli Affari Esteri e dalla Fondazione Corriere della sera, si e' tenuta nell'ambito della "prima settimana di promozione della lingua italiana nel mondo".
Materiale dell'esibizione sono alcune fotografie e articoli memorabili di Montanelli. Dalle cronache di guerra, agli editoriali seri e semiseri, dagli spunti polemici ai commenti mondani, si rileggono in rassegna cinquant'anni di sapido giornalismo.
Poiche' al Corsera, casa storica di Montanelli, manca un corrispondente dalla West-coast, e' stata la concorrenza a fare gli onori. L'inviato di Repubblica, Federico Rampini, davanti a una sessantina di presenti, ha avuto il compito non facile di spiegare in breve, con riferimenti culturali che fossero d'aiuto anche ai non esperti in politica italiana, passioni e posizioni politiche di Montanelli. Rampini lo ha paragonato a giornalisti come Walter Lippmann, William Safire, o il Peter Arnett prima maniera (anche lui corrispondente di guerra). I suoi pregi maggiori? Ironia, chiarezza di stile e indipendenza. I suoi maestri di stile? Hemingway, Prezzolini e Collodi. Leggendo Montanelli, gli studenti di lingua italiana hanno a disposizione uno strumento testuale di tutto rispetto, e possono capire perche' l'espressione 'liberale conservatore", che in inglese suona alquanto strana, abbia invece senso in italiano. Nicola Cipani / News ITALIA PRESS


Iniziativa articolatasi in un ampio ventaglio di studi, seminari, mostre, letture/recite teatrali, laboratori, dibattiti e conferenze

IIC Melbourne - L’ITALIANO, “LINGUA VIVA” ANCHE IN AUSTRALIA
Appena conclusa la “Settimana della lingua italiana” dell’Istituto di Cultura a Melbourne

(Il Globo – News ITALIA PRESS, 22 ottobre 2001) L’annunciata “Settimana della lingua italiana”, organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura a Melbourne sotto il patronato del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi si è conclusa venerdì scorso, 19 ottobre, con una tavola rotonda in videoconferenza sul tema “L’insegnamento dell’italiano nella scuola australiana”, collegata col Ministero degli Esteri e l’Accademia della Crusca, alla quale hanno partecipato: il prof. Giorgio Campanaro (direttore dell’Istituto Italiano di Cultura), il prof. John Hajek (Università di Melbourne), Umberto Martinengo (CoAsIt), Ferdinando Colarossi (VATI), dott.ssa Renata Summo O’Connor e dott.ssa Mirna Cicioni (Università Monash), prof. John Gatt-Rutter (Università La Trobe).
La “Settimana” era stata inaugurata presso la sede in South Yarra dell’Istituto di Cultura lunedì 15, con una presentazione generale del prof. Campanaro e la dichiarazione d’apertura ufficiale da parte dell’ambasciatore d’Italia in Australia, il dott. Dino Volpicelli. Oratore d’onore per l’occasione, l’ex primo ministro australiano ed ambasciatore all’UNESCO Gough Whitlam, il quale, introdotto dal rappresentante speciale del Victoria per l’Italia ed ex governatore statale Sir James Gobbo, ha intrattenuto l’uditorio con una brillante dissertazione su presenza fisica, lingua e cultura degli italiani in Australia negli ultimi due secoli, con l’aggiunta di coloriti aneddoti e reminiscenze dei lunghi contatti personali con l’Italia e la sua gente e profili dei familiari di Giuseppe Garibaldi (per via del figlio emigrante Ricciotti) vissuti e nati in Australia, oltre che di illustri italo-australiani (fra i quali il deputato federale Lazzarini dal quale egli stesso ereditò la rappresentanza parlamentare del collegio elettorale di Werriwa, a Sydney). Ha tenuto, fra l’altro, a ricordare una duratura “traccia italiana” in Australia ignorata dai più: l’importante stazione radio di Sydney “2GB” fu fondata, e ne porta ancora le iniziali, col nome di Giordano Bruno, omaggio di liberi pensatori sotto la Croce del Sud al celebre filosofo e letterato libertario bruciato vivo dalla Santa Inquisizione a Roma nel 1600. L’indirizzo di ringraziamento a Gough Whitlam è stato pronunciato dal presidente della “Dante Alighieri” di Melbourne, Thomas Hazell.
Hanno fatto seguito gli interventi sull’evoluzione della lingua italiana e sulla sua presenza in Australia e nel mondo, degli accademici: prof. J. Gatt-Rutter (Università La Trobe), dott.ssa Mirna Cicioni (Università Monash); L. Ancilli e B. Mascitelli (Swinburne University of Technology). Presenti fra gli ospiti ufficiali, oltre all’ambasciatore Dino Volpicelli e consorte ed a Gough Whitlam, anche il nuovo console generale d’Italia per il Victoria e la Tasmania, dott. Francesco Calogero.
Dopo le “bustine di Minerva” di Gough Whitlam, il noto giornalista della ABC George Negus, venuto ancora alla ribalta col suo recente libro “The world from Italy, Football, Food and Politics”, ha aggiunto sale e pepe agli ingredienti del palinsesto della “Settimana della lingua italiana nel mondo” per il segmento riservato agli italiani visti dall’Australia.
Per sua ammissione, Negus ha sottolineato che il suo libro è un’opera semiseria e ha lasciato al pubblico il dubbio se scrivere il libro sia stato un alibi per trascorrere nove mesi in Italia oppure se il soggiorno italiano abbia spinto l’autore a scrivere “The world from Italy”.
Una visione la sua, parziale, dettata dall’occasione, scritta di getto, non decantata e neanche verificata in altri momenti. Negus ha spiegato di aver voluto catturare dei momenti, per lui significativi, dell’esperienza italiana condivisa con la sua famiglia, e ha dato quindi uno spaccato della sua quotidianità a S. Giovanni Valdarno.
Nella sua brillante presentazione, con molta autoironia, ha passato in rassegna, sfatandoli, luoghi comuni sugli italiani, gli italiani visti dai non italiani.
In un crescendo di aneddoti che hanno scatenato ilarità, ha dato cadenze con quella grande professionalità di colui che è avvezzo da anni ad affrontare situazioni in pubblico, ha modulato fraseggi per uscirsene con quello che è stata la sintesi di una definizione su ciò che dell’Italia viene invidiato da tutti i non italiani. Negus ha posto l’accento infatti su quello che è la sua grande invidia e ciò che gli italiani, diversamente dagli altri, hanno innata l’ “accettazione dell’imperfezione“, segno di una avanzata fase di maturità.
Negus ha scavato cercando di capire le ragioni che spingono gli italiani ad essere ipercritici nei confronti del loro Paese. Pregio raro, ha affermato lo scrittore-giornalista e che per osmosi vorrebbe che si potesse trasferire ai suoi connazionali.
Con successive scoppiettanti battute, Negus ha concluso il suo intervento, rispondendo poi al pubblico e generosamente concedendosi anche dopo i tempi previsti.
E’ stata poi la volta del Prof. Piero Genovesi (La Trobe University) che ha fatto il quadro dell’italiano nell’esperienza dell’emigrazione.
A conclusione della serata, Pino Bosi, con voli pindarici sulla diaspora culturale, si è poi concentrato su “L’emigrante ignoto”, una compilazione, da un’idea di Santo Aiello, di “esistenze nell’emigrazione”.
La serata di mercoledì 17 ottobre all’Istituto Italiano di Cultura è stata interamente dedicata ad un programma di recitazione sul tema “L’italiano e l’arte della parola”. L’attrice ed animatrice teatrale italiana Elettra de Salvo, una delle personalità ospiti d’onore della “Settimana”, ha compiuto, attraverso la lettura scenico-musicale di brevi brani di letteratura italiana e straniera, accompagnata dall’arpista e flautista Daniel Brace, un “escursus” attraverso poeti e narratori, dai classici ai contemporanei, visivamente allegandoli ad una serie di cartoline illustrate.
Hanno fatto seguito due attori dell’ “Italian Drama Company”, Rosemarie De Martino e Mimmo Mangione, nella presentazione di una delle scene conclusive di “Filomena Marturano” di Eduardo De Filippo. E’ stata, quindi, la volta della lettura e recitazione di tre brani di altrettante commedie di Nino Randazzo, da parte di artisti della “Compagnia Teatrale Italo-Australiana”, con introduzione di Franco Miotti: Tony Cuomo (“Il pane e le rose”); Mario Mori e Merita Fittipaldi (“Gli amici mi aspettano”); Maria Irwin, Pino Lamberti, Merita Fittipaldi (“Andata e ritorno”).
La dott.ssa Cecilia Andorno, autorevole linguista dell’Università di Pavia, è intervenuta nella serata di giovedì 18 ottobre sul tema “L’italiano nel tempo”, riportando i risultati delle ricerche compiute negli ultimi anni in ambito accademico sull’evoluzione della nostra lingua. Gli studi linguistici dedicati all’italiano hanno avuto infatti da circa un ventennio, sia in Italia che all’estero, una nuova fioritura, portando alla compilazione di nuove grammatiche e vocabolari, oltre che di pubblicazioni specializzate dedicate a particolari aspetti del repertorio. L’Italia è passata, nel corso del XX secolo, da una esclusiva dialettofonia, con l’italiano ristretto all’uso scritto delle classi acculturate, a un bilinguismo diffuso italiano-dialetto di tipo diglottico - ovvero con una specializzazione di uso fra italiano (usato nelle situazioni formali e ufficiali e nella scrittura) e dialetto (usato nell’oralità informale e famigliare) -, per approdare infine a una situazione di bilinguismo “dilalico”, ovvero con contesti d’uso parzialmente sovrapposti fra le due lingue a disposizione: per la maggioranza degli italiani, la lingua italiana copre oggi infatti tutta la varietà delle situazioni comunicative, da quelle più formali a quelle più informali, mentre il dialetto, oltre che nei contesti famigliari, può essere occasionalmente usato, almeno in certe regioni, anche in situazioni formali. Per quanto riguarda l’italiano, questo rapido allargamento dei confini d’uso e del numero di parlanti, distribuiti ora su tutte le classi sociali, ha inevitabilmente prodotto una rapida evoluzione del sistema linguistico e ancor più delle sue norme d’uso. Il lessico, nel corso dell’ultimo secolo, si è notevolmente espanso soprattutto sui versanti della terminologia tecnica e quotidiana, che l’italiano - lingua prevalentemente destinata a usi letterari o professionali per avvocati, commercianti - non possedeva; questa terminologia è venuta per formazione interna di neologismi su base greco-latina, ma anche grazie a prestiti e calchi da altre lingue europee, o ancora dai dialetti. Anche le norme d’uso della grammatica sono andate modificandosi, portando a una tendenza all’uso di una sintassi più semplice e di una morfologia più ridotta (pensiamo a forme come costui, egli). Lo stile della lingua scritta, soprattutto per influenza della scrittura giornalistica - che si può considerare come il nuovo modello che si impone al parlante medio -, si è allontanato da certa magniloquenza e aulicità tipica della prosa precedente, e si è orientato da un lato a una maggiore concisione e semplicità, a una ripresa di certi modi del parlato un tempo banditi, dall’altro alla ricerca dell’ironia, dello stile arguto, “brillante”, ricco di metafore e allusioni. La lingua italiana, insomma, non appare in crisi, ma in rapida evoluzione, il che è quanto ci si può aspettare da una lingua “viva”. Il Globo – News ITALIA PRESS