ITALCULT - Servizio sperimentale non ufficiale
Notiziario online dedicato agli Istituti italiani di cultura all'estero
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Data inserimento in rete: sabato, marzo 16, 2002
IIC Londra - Istituto di cultura di Londra: l'altra campana
Corriere della Sera - Italians con Beppe Severgnini - http://ricerca.corriere.it/solferino/severgnini/02-03-06/08.spm
Gentile Severgnini,
sono una sua lettrice, assidua soprattutto nei lunghi periodi in cui risiedo all'estero, perché trovo che la sua rubrica rappresenti bene l'eterogeneità del carattere degli italiani. Non le ho mai scritto, un po' per mancanza di tempo, e un po' perché, essendo considerata una "Don Chisciotte" della nostra epoca, prendo a cuore spesso e volentieri le ingiustizie che si presentano nella vita di tutti i giorni. Non sono riuscita però a lasciare la penna nel cassetto leggendo le lettere da lei ricevute sul caso "Fortunato" (4 marzo) e, pur avendo seguito dall'inizio questa vicenda, sembra giunto il momento di chiarire alcuni punti, a mio parere basilari.
1- Il dott. Fortunato, non contento di essere stato così "fortunato" da occupare un posto che forse qualcun altro con la fama più "chiara" della sua avrebbe avuto diritto a occupare, non ha esitato a usare qualsiasi mezzo, compreso quello della presunta omosessualità, per restare attaccato alla poltrona. Peccato che in tutto questo suo agitarsi, abbia dimenticato di dire che il suo contratto, ottenuto anche per conoscenze politiche, valeva due anni e che quindi già era stata messa in bilancio una sua probabile sostituzione (cambio di governo a parte).
2- Siamo tutti contenti che l'Istituto di cultura di Londra abbia avuto un'attività frizzante e degna di ammirazione ma, bisognerebbe forse dire anche per dovere di cronaca, che sia l'Istituto in questione, che lo stesso "chiara fama" che lo dirige, possiedono una disponibilità finanziaria (budget e stipendio personale) di gran lunga superiore a quello di altri istituti di cultura e dei loro direttori. Eppure anche in altri istituti sparsi nel mondo si registrano mirabili attività e autorevoli lettere di lode da parte dell'intellighenzia locale, che la stampa e gli stessi lettori, naturalmente tenuti all'oscuro, non menzionano.
Non sono contraria ai "chiara fama", purché lo siano veramente, e dimostrino di avere più merito dei "normali" direttori che da 20-25 anni cercano di far fare bella figura al nostro Paese avendo a disposizione un'esiguità di fondi francamente ridicola. Sono contraria invece a usare il pubblico ignaro solo per pubblicizzare il proprio dovere e conservare una poltrona "avuta in regalo".
Con simpatia,
Marina Guadalupi, orchidea48@hotmail.com


IIC Londra - Il peccato e l'Istituto
Corriere della Sera - Italians con Beppe Severgnini - http://ricerca.corriere.it/solferino/severgnini/02-03-04/01.spm
Buongiorno Beppe,
faccio parte della schiera degli Italians silenziosi e, sebbene ti segua sin dalla nascita della rubrica, non ho mai avuto il coraggio di scriverti perché mi sembra sempre di non avere argomenti abbastanza interessanti e/o intelligenti e/o divertenti rispetto a quelli degli altri. Qualche giorno fa mi è capitato di leggere un articolo sul quotidiano inglese "The Observer" riguardante l'appello che un gruppo di intellettuali inglesi (tra i quali ci sono nomi molto noti: Ian McEwan, Harold Pinter, Doris Lessing) guidati dall'attore Colin Firth. Hanno pubblicato un intervento in difesa di Mario Fortunato, il direttore dell'Istituto italiano di cultura a Londra. Fortunato, pur avendo svolto un ottimo lavoro e aver risollevato le sorti dell'Istituto, fatto universalmente riconosciuto da tutti, sembra non verrà riconfermato a metà del suo mandato perché non in linea con il nuovo governo italiano (oltre che di idee tendenti a sinistra è dichiaratamente omosessuale). Vista la tua famigliarità con il mondo anglosassone mi piacerebbe sapere cosa ne pensi di questa faccenda e magari avere ulteriori approfondimenti. Inoltre vorrei un tuo parere anche riguardo la risposta pubblicata sul Foglio che mi sembra francamente piuttosto schiocca e arrogante (sostanzialmente: gli inglesi pensino ai fatti loro).
Con molta stima,
Maria Romeo, nespola28@hotmail.com

L'argomento è delicato: ho conosciuto Mario Fortunato quando sono stato nuovamente ospite, in ottobre, dell'Istituto Italiano di Cultura di Londra (ci ero stato anche con direttori precedenti come Sandro Vaciago e Benedetta Bini). Ma sono arrivate diverse lettere sulla questione - una la pubblico qui sotto - e non sarebbe molto nobile cestinare tutto e tirarsi indietro. Penso questo, cara MR. Mario Fortunato ha fatto un buono lavoro. Non si raccolgono firme di quel peso, altrimenti (non in Inghilterra). Anch'io mi sono reso conto che nell'Istituto tirava aria frizzante (non era così col predecessore, Villari). Se Fortunato rimanesse un altro po', sarebbe meritato. Personalmente, sarei contento. Ma c'è un ma. E se non lo ricordassi l'interessato - che è un ragazzo intelligente - potrebbe pensare che il mio sia solo un generico complimento. La sua nomina era arrivata per "chiara fama" - e questo, con tutta la simpatia, mi sembra un po' eccessivo (non era nemmeno un esperto di cose anglosassoni). La verità è che si era trattato di una nomina politica, come tante altre. Con la differenza che, quella volta, la politica aveva scelto bene. Fortunato magari non aveva i titoli, ma aveva la buona volontà e le idee: e le ha fatte fruttare. Questo peccato originale è stato usato dal nuovo potere: che, famelico (come se non più del precedente), vuole seggiole e poltrone. Tutto qui. Spero che Mario legga questa mia risposta e, se ha voglia, si faccia vivo. Magari mi convincerà che sbaglio, ma non credo. Beppe Severgnini



IIC Londra - L'istituto italiano di cultura di Londra

Corriere delle Sera - Italians con Beppe Severgnini - http://ricerca.corriere.it/solferino/severgnini/02-03-04/02.spm
Caro Bsev,
il direttore dell'istituto italiano di cultura di Londra (che lei Severgnini ha frequentato in diverse occasioni) Mario Fortunato sta, molto probabilmente, per essere rimosso dall'incarico dopo soli due anni. L'istituto, durante la sua direzione, ha conosciuto un periodo felice che non ha precedenti nella storia di questi vecchi elefanti che si trascinano stanchi ormai da decenni in attesa che una mano pietosa ponga fine alla loro sofferenza. Un periodo, quello di Mario Fortunato, in cui la nuova cultura italiana si è fatta prepotentemente largo nel palcoscenico della vita culturale londinese coinvolgendo non solo intellettuali di grosso calibro ma anche gente comune che, sino ad allora, ben si era guardata dall'addentrarsi nelle ragnatele dell'edificio di Belgrave Square. Mario Fortunato ha presentato agli inglesi ed a tutta la comunità internazionale che si ritrova a Londra il volto nuovo dell'Italia che pensa, produce arte ed ha dimostrato che, dopo Dante e Goldoni, c'è ancora dell'altro da conoscere di noi. Molti intellettuali, autori, attori e gente qualunque si sono mossi per evitare lo scandalo della rimozione di Fortunato la cui unica colpa, ci viene il sospetto, pare sia quella di non essere allineato con l'attuale governo. Il Guardian, l'Observer e l'Indipendent hanno dedicato ampio spazio all'enorme successo delle numerose iniziative portate avanti da Fortunato. Io che vivo in GB da 20 anni posso assicurarle che questo non succede spesso. Mi piacerebbe sentire una voce a difesa di Fortunato, del futuro della promozione della cultura italiana in GB e quindi della percezione che gli Inglesi hanno di noi, anche su Italians. Lei che ne pensa? M. Pompei, Inca@Cgil.fsnet.co.uk



FRIULI VENEZIA GIULIA: COLLABORAZIONE CON LA FARNESINA

Trieste, 15 mar. - (Adnkronos) - Consolidamento del rapporto fra regione Friuli Venezia Giulia e ministero degli Esteri, per consentire al Friuli, in stretto collegamento con il Governo centrale, di perseguire in modo più incisivo la sua attività nel campo dei rapporti internazionali. Queste sono le basi di coordinamento e collaborazione che sono state poste oggi durante un incontro fra il presidente della regionen Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo e una delegazione di alti funzionari del ministero, guidata dal ministro plenipotenziario Luigi Napolitano. fra la regione Friuli e la Farnesina.
"Per la sua storia e la sua collocazione geopolitica - ha spiegato Tondo - il Friuli-Venezia Giulia vuole continuare ad avere un ruolo importante nei rapporti internazionali, con riferimento particolare ai paesi dell'Est, recuperando la sua specialità nel contesto di una nuova macroregione europea".
Il ministero degli Esteri ha infatti costituito una Unità per le Regioni ed un ufficio con il compito di aiutare e coordinare l'attività internazionale dei Governi regionali, mettendo a disposizione anche la propria rete diplomatico-consolare.
All'incontro hanno partecipato anche Alessandro Colautti, portavoce del presidente Tondo e consigliere della Finest, e funzionari dei diversi settori regionali interessati (ufficio di Gabinetto, servizi autonomi per i Rapporti internazionali e per i Corregionali all'estero, direzioni Affari europei e Viabilità e Trasporti).


Data inserimento in rete: venerdì, marzo 15, 2002
IIC Vancouver - 50 ANNI DI STORIA DEL DESIGN ITALIANO A VANCOUVER
I vincitori del "Premio Compasso d'Oro ADI" in una mostra antologica in Canada

(News ITALIA PRESS, 15 marzo 2002) Vancouver – Sta per essere inaugurata la mostra “Il Compasso d’oro”, riservata al design italiano, che si svolgerà a Vancouver dal 22 marzo al 28 aprile prossimi, organizzata in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura (IIC) di Vancouver.
I visitatori della mostra potranno vedere gli oggetti di design italiano premiati negli ultimi 50 anni con il prestigioso riconoscimento "Premio Compasso d'Oro ADI", il primo e più autorevole premio europeo del settore, organizzato dall’Associazione per il Disegno Industriale (ADI) a Cantù, in provincia di Como, dal 1954.
Il comitato scientifico dell’ADI provvede a realizzare ricerche e approfondimenti da cui nascono mostre itineranti come quella di Vancouver, che dal 1996 portano selezioni di oggetti della Collezione storica in ogni parte del mondo.
Curatori della mostra sono l’architetto Franco Origoni e Aldo Colonetti, che parteciperanno anche ad una tavola rotonda con esperti del settore italiani e canadesi alla presenza di Andrea Cancellato, Direttore del Centro Legno Arredo di Cantù (CLAC). News ITALIA PRESS


IIC Parigi - DISCUSSIONS ON ART IN PARIS
A meeting on Leonardo Da Vinci’s “The Last Supper” in Paris

(News ITALIA PRESS, 15 marzo 2002) Paris – A meeting dedicated to Italian art is being planned for March 20th at the Italian Cultural Institute in Paris. The meeting will focus on Leonardo Da Vinci’s “The Last Supper”. The debate will take place thanks to a slide show prepared by Giovanni Romano, Professor of Art at the University of Turin. Leonardo da Vinci, “the ducal engineer” in Milan during the times of Ludovico il Moro, was a genious in various fields of science and art: from physics to architecture and anatomy. During his seven years in this position, he completed various splendid masterpieces, including “The Last Supper” (1495-97) in the refectory of the convent of Santa Maria delle Grazie in Milan. Critics from all corners of the world and from all periods defined this fresco as a masterpiece that was a gift for the eyes as well as for the mind. Professor Romano will elaborate this subject during his presentation. The Italian Cultural Institute, in collaboration with the Società Dante Alighieri of Paris, has organized a series of such meetings to promote Italian art and culture. News ITALIA PRESS



IIC San Francisco - PEOPLE FROM TUSCANY IN SAN FRANCISCO
The Italian Cultural Institute in San Francisco dedicates a show to Tuscan emigrants

(News ITALIA PRESS, 15 marzo 2002) San Francisco - San Francisco is organizing a show in honor of Tuscans. The show is being sponsored by the Italian Consulate General in San Francisco, the Region of Tuscany, the Associazione Lucchesi nel Mondo, as well as in collaboration with the Italian Cultural Institute Cooperation and the National Shrine of Saint Francis of Assisi. Starting on April 12th until April 27th, paintings, letters, newspapers, passports and other precious documents will be exhibited in a show entitled “Gente di Toscana” in memory of the personal and collective history of Italian emigrants. This show highlights their perseverance in facing a difficult separation from their homeland and their enterprising spirit in having to undertake various forms of labor in order to adapt to the culture of this so-called new world. These are people who, in spite of their decision to live abroad, maintained close ties with their homeland in Tuscany by handing down customs and traditions from generation to generation. This show is a tribute to the courage of Tuscans and of all Italians who, during the 19th and 20th centuries, crossed the ocean in search of a better life. News ITALIA PRESS



IIC Washington - DIRECTOR MARINA BIANCHI IN WASHINGTON
The Italian Cultural Institute organizes a meeting with the Italian director

(News ITALIA PRESS, 15 marzo 2001) Washington - The Italian Cultural Institute of Washington hosted director Marina Bianchi yesterday, to speak of her new American venture. Bianchi is, in fact, now busy in the US capital to plan a project concerning the staging of Giuseppe Verdi's "Un Ballo in Maschera" at the Washington Opera. The meeting focused on Bianchi's talking about her work experience with director Liliana Cavani, with whom she collaborated on various operas, including "La Traviata" at the Scala in Milan. This meeting was part of a series of weekly appointments with Italian personalities organized by the Washington D.C. Italian Cultural Institute. News ITALIA PRESS


IIC Istituti italiani di cultura - AFFARI ESTERI/ IL SOTTOSEGRETARIO BONIVER A LONDRA RISPONDE ALLE DOMANDE SULL’ ‘IPOTETICO’ PROGETTO DI RIFORMA DELLA RETE DEGLI IIC NEL MONDO

LONDRA\aise\ 14 marzo 2002 - “Non ho il piacere di conoscere Mario Fortunato, ma una persona che riesce a farsi firmare un appello dalla crema della crema degli intellettuali inglesi merita di stare a Londra 90 anni”. A dirlo è stata Margherita Boniver, Sottosegretario agli affari Esteri, in merito alla questione del rinnovo dei contratti dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura, e nella fattispecie parlando di quello a Londra, Mario Fortunato appunto. La dichiarazione del Sottosegretario della Farnesina è avvenuta ieri (mercoledì 13 marzo) nel corso di un incontro al ‘Business Club’ della capitale britannica con esponenti della comunità degli affari italiana nella city e giornalisti. La domanda e la risposta, sono nate in seguito alla firma da parte di numerosi intellettuali, tra i quali Salman Rushdle, di un documento in cui la comunità si appellava affinché Mario Fortunato fosse riconfermato alla guida di uno dei più prestigiosi IIC, quello di Londra appunto. Sulla questione Margherita Boniver ha tenuto a precisare che è in atto uno studio nell’ambito di un ampio progetto di riforma delle Ambasciate, e che potrebbe, poi coinvolgere anche gli IIC. “Attualmente – ha evidenziato la Boniver – vi sono diverse decine di Istituti culturali italiani, parecchi dei quali soffrono però di una carenza di risorsa strutturale. Quindi si è immaginato, però non è stata ancora presa una decisione, anche di sfoltire questo vasto numero, magari incorporandoli dentro le ambasciate”. “Poi – ha aggiunto chiudendo il discorso – c’è la questione del mandato che adesso due anni rinnovabili. Pensiamo che due anni siano troppo pochi. Si può immaginare un mandato di 4- 5 anni, magari non rinnovabile, ma non è stata presa una decisione definitiva”. (aise)


Data inserimento in rete: giovedì, marzo 14, 2002
IIC Oslo - INTENSE GIORNATE IN NORVEGIA PER LA SCRITTRICE DACIA MARAINI ORGANIZZATE DALL'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA

OSLO\ aise \ 14 marzo 2002 - Tre giornate fitte di impegni hanno caratterizzato la visita di Dacia Maraini in Norvegia, organizzata dall'Istituto Italiano di Cultura in Oslo. Oltre cento persone hanno assistito al pubblico incontro della scrittrice con i suoi numerosi lettori ed estimatori norvegesi e con la comunità italiana. Una presenza e una partecipazione che hanno favorito un dibattito di alto profilo, incentrato sulla funzione degli scrittori e degli intellettuali, nonché sul ruolo della donna nella moderna società italiana. Di Dacia Maraini erano sinora state tradotte in norvegese tre opere: da L'età del malessere (Premio Formentor 1963), a Le Donne del Mare, al recente e celebre La lunga vita di Marianna Ucrìa, un milione di copie vendute in ventidue paesi del mondo. A questi volumi se n'è ora aggiunto un quarto, la traduzione della commedia La terza moglie di Mayer, recentemente rappresentata con grande successo al Teatro Parenti di Milano. La pubblicazione del testo della Maraini ha inaugurato la Collana "Parole italiane in Norvegia", un'iniziativa editoriale che l'Istituto Italiano di Cultura in Oslo ha deciso di attuare al fine di contribuire fattivamente alla conoscenza e alla distribuzione di alcune importanti opere letterarie italiane ancora inedite in lingua norvegese. Nella sua presentazione del volume, l'Ambasciatore d'Italia Mochi Onory di Saluzzo scrive che l'impegno editoriale dell'Istituto di Cultura, che proprio ora festeggia i suoi 50 anni di vita, "risponde a un'illustrazione della nostra letteratura in Norvegia, e della sua traduzione", nell'intento di "promuovere una sorta di ponte, non solo culturale, ma umano, tra i due paesi." (aise)


IIC Istituti italiani di cultura - Gli istituti di cultura anti-italiana all'estero di Sandro Iacometti
L'opinione, 14 marzo 2002 - Per leggere l'articolo, cliccare qui (documento in formato PDF, 1 pag., 55 KB)


IIC Istituti italiani di cultura - Baccini: "La crisi è colpa della sinistra"
Il Mattino, 14 marzo 2003 - Per leggere l'articolo, cliccare qui (documento in formato PDF, 1 pag., 30 KB)


IIC Istituti italiani di cultura - Istituti sotto tiro - Scende in campo l'Europa di Tommaso Debenedetti
Il Mattino, 14 marzo 2002 - Per leggere l'articolo, cliccare qui (documento in formato PDF, 1 pag., 86 KB)


IIC Istituti italiani di cultura - Cultura italiana all'estero: una garbata polemica

(Corriere della Sera, 14 marzo 2002)

Ho letto il convincente articolo di Claudio Magris pubblicato qualche giorno fa sul Corriere in cui si denunciava il supposto tentativo del nostro attuale sottosegretario agli Esteri Mario Baccini di non confermare alcuni direttori degli Istituti italiani di cultura perché sgraditi all’attuale governo guidato da Silvio Berlusconi. Non mi è sfuggito il garbo di Magris che anziché lanciarsi in un’invettiva ha preso tutte le cautele e ha scritto: «Non si può basare alcuna polemica su voci di corridoio». Questo modo cortese non ha tolto niente alla sua denuncia ma aggiunto qualcosa - anche se non ce n’era necessità - al suo stile.Vittorio Pastore, Roma

Caro signor Pastore,
le sue parole, immagino, saranno molto gradite a Magris (al quale ha replicato proprio il sottosegretario di Stato agli Esteri Mario Baccini con la lettera pubblicata più sotto). Ma lo sono, ancor più, per me. Da tempo vado scrivendo che sarebbe il caso di usare maggior garbo ed esibire minori certezze in questo genere di polemiche. Ho il sospetto che in materia di Istituti di cultura le cose stiano, purtroppo, nei termini denunciati da Magris. Qui, però, mi preme di mettere in risalto le forme cautelative nelle quali lo scrittore ha avvolto la sua polemica. Non sono, le sue, forme retoriche. Sono qualcosa di più. Tant’è che lei, signor Pastore, non è stato l’unico tra i lettori ad averle notate. Perciò suggerirei a tutti di seguire l’esempio di Magris. Anche per evitare eccessi che possono ritorcersi contro il polemista troppo infuocato. Un esempio? Sull’ultimo numero dell’«Indice», un apprezzato storico di sinistra, Nicola Tranfaglia, è tornato sulla vicenda del catalogo sulla mostra capitolina «Roma 1948-1959». «Il Ministero dei Beni culturali ha preteso, a mostra ormai in procinto di essere inaugurata, l’inserimento di interviste a esponenti del centro-destra e di un articolo sulla cultura neofascista di quegli anni», ha denunciato Tranfaglia. «Quel che colpisce in maniera negativa», ha poi aggiunto, «è l’immediato piegarsi del Consiglio di amministrazione dell’ente alle richieste del governo». Strana ricostruzione.
Un ex dirigente repubblicano, passato poi ai Ds e adesso - per conto della sinistra - consigliere di amministrazione del Palaexpò che ha organizzato la mostra in questione, Adolfo Battaglia, ha inviato tempo fa all’ Unità (quotidiano di cui Tranfaglia è collaboratore) una versione dei fatti che nessuno ha poi contestato. In essa raccontava che fu quel Consiglio di amministrazione presieduto da Luigi Zanda ad accorgersi di come il primo catalogo presentato dai curatori conteneva «uno squilibrio clamoroso»: «C’era, giustamente, un ampio e sfaccettato esame dei contributi dati alla vita di quel decennio dal mondo comunista», ha scritto Battaglia, «ma mancava ogni esame dei contributi forniti da due entità non esattamente indifferenti: il mondo cattolico e il mondo della cultura laica e liberaldemocratica; e mancava inoltre il ruolo della destra che in quegli anni non fu scarso».
Per la precisione la destra romana degli anni Cinquanta compariva nel catalogo soltanto attraverso tre fotografie: la prima ritraeva la festa della befana del Msi; le altre due, Achille Lauro in mutande.
Che fare? Il Consiglio , senza subire nessuna pressione dal ministro Giuliano Urbani, decise - sempre secondo la ricostruzione di Battaglia - di affidare a Giovanni Russo, un notissimo giornalista che nel dopoguerra scriveva per il Mondo di Mario Pannunzio e poi sul Corriere , il compito di intervistare Giulio Andreotti e Tullio Gregory (che siano loro gli esponenti del centrodestra di cui parla Tranfaglia?) l’uno sull’esperienza cattolica e l’altro su quella laica. E anche, sì, Fausto Gianfranceschi per raccontare cos’era stata per lui che l’aveva conosciuta la destra romana. Io non so se le cose siano andate come ha scritto Adolfo Battaglia. Ma se è stato così, forse Tranfaglia dovrebbe chiarirsi con lui e con Zanda. E prendere meglio la mira quando scaglia le sue frecce. Paolo Mieli


Segue replica del Sottosegretario di Stato agli Esteri, Mario Baccini

ISTITUTI DI CULTURA - L'azione dei direttori


Il Corriere ha pubblicato il 10 marzo un articolo di Claudio Magris sugli Istituti Italiani di Cultura, riferendosi a presunte «rimozioni» di alcuni direttori di Istituti di Cultura.
L'autore cita come modello positivo i Goethe-Institut. Concordo ed assocerei al Goethe anche il British Council: entrambi sono indipendenti dai governi. Questa indipendenza, però, si fonda su due presupposti: il primo è costituito dalle notevoli risorse finanziarie erogate proprio dai governi; il secondo è l'esclusivo utilizzo di personale appartenente ad una specifica carriera della promozione culturale, dotato di autonomia tecnica e manageriale. In Germania e in Gran Bretagna non esistono, come in Italia, direttori cosiddetti di «chiara fama».
La situazione che l'attuale governo italiano ha ereditalo è profondamente diversa. I fondi destinati agli Istituti sono irrisori: la maggior parte non ha personale a sufficienza e le attività sono ridotte al minimo.
Il mio impegno è, attraverso un serio progetto di riforma, di rilanciare la promozione culturale, reclamando più fondi e rivitalizzando le strutture esistenti a cominciare dalla Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura Italiana all'Estero, un forum pluralista che raccoglie i rappresentanti dello Stato, delle Regioni, degli Enti Locali, della società civile, e naturalmente delle massime istituzioni culturali del Paese.
Quando Magris ipotizza un dirigismo dello Stato e diktat governativi per imporre agli Istituti linee culturali e «interpretazioni autentiche» su cosa sia cultura e cosa no, si riferisce, evidentemente, alle raccomandazioni che, né io né il Governo, ma la Commissione, nella sua autonomia decisionale e propositiva garantita dalla legge, ha elaborato ed inviato agli Istituti. Francamente non riesco a vedere alcuna illiberalità nei suggerimenti avanzati da illustri accademici della Crusca o fini intellettuali come Gioacchino Lanza Tommasi, Ignazio Baldelli, Giovanni Puglisi o Adriano La Regina, per citarne alcuni.
La Commissione persegue il pluralismo culturale, cercando di far arrivare la voce della società civile, in ogni sua espressione, agli Istituti, che sono chiamati a rappresentare l'Italia all'estero, in piena autonomia progettuale, gestionale ed amministrativa. La Commissione ha quindi indetto degli «Anni tematici» non per «imporre» delle attività ai direttori, ma semplicemente per creare una cornice operativa che aiuti gli Istituti nella promozione di aspetti di eccellenza della cultura italiana, offrendo loro strutture comuni e la possibilità di beneficiare della visibilità che la centralità dell’Amministrazione può garantire.
Mi sembra contraddittorio invocare da una parte il pluralismo culturale, e predicare dall’altra il ritorno ad una cultura elitaria e accademica, usando i toni aggressivi e sprezzanti dell'irrazionalismo antidemocratico. Magris cita Nietzsche e Goebbels, io preferisco ricordare l'Imperatore d'Austria Francesco Giuseppe, che amava definirsi «il primo funzionario dell'Impero», con ciò rivendicando il rigore e lo spirito di servizio che ciascun funzionario pubblico o che ricopra cariche pubbliche dovrebbe avere.
Sono convinto che la maggior parte dei direttori condivide questa affermazione, sulla base del consenso da essi apertamente espresso alle iniziative della Commissione.
Bisogna infine ricordare che ai direttori non si chiede, come Stalin, di scrivere romanzi su ordinazione, quanto piuttosto di essere del buoni organizzatori e divulgatori della nostra cultura.
Ciò vale sia per quelli di carriera, funzionari selezionati mediante pubblico concorso secondo criteri analoghi a quelli adottati dal Goethe Institut o dal British Council, sia per i direttori di «chiara fama», dieci illustri personalità che il Ministro degli Esteri può nominare nelle sedi più prestigiose. Questi ultimi hanno un contratto biennale rinnovabile, al massimo, per altri due anni. Il rinnovo non é né automatico né scontato, come dimostrano i casi in cui non è stato accordato dai precedenti governi anche di centro﷓sinistra. Certamente un mancato rinnovo crea delusioni e può spingere a riscoprire una cultura paludata e a dichiarare guerra alla cultura reale della gente, che si esprime anche attraverso uno stile di vita «made in Italy».
Ci sono voluti due secoli, e il contributo di antropologi ed etnologi, per liberarci da una visione elitaria, aristocratica (ed eurocentrica) dell'espressione culturale che qualcuno cerca oggi di far rivivere.
Personalmente mi sento vicino alla gente comune, che rappresento in Parlamento ed al Governo, armato non di pistole (né vere, né ad acqua), ma solo della mia fiducia nella democrazia e nella tolleranza.
Mario Baccini
Sottosegretario di Stato agli Esteri



IIC Istituti italiani di cultura - IS. IT. DI CULTURA: ARTE ITALIANA AL MUSEO DI MONTREAL

Montreal, 14 mar. - (Adnkronos) - Si svolgerà dal 25 aprile al 4 agosto prossimi presso il Museo delle Belle Arti di Montreal in Canada, una mostra di grande interesse per l'arte italiana 'Da Raffaello a Tiepolo'. Si tratta di 43 capolavori della pittura italiana provenienti dal Museo delle Belle Arti di Budapest; la mostra infatti riunisce opere delle principali botteghe d'arte italiane, dal quindicesimo al XVII secolo, realizzate da grandi maestri quali Lorenzo Monaco, Sassetta, Filippo Lippi, Raffaello, Tiziano, Sebastiano del Piombo, Tintoretto, Veronese, Bernardo Strozzi, Annibale Carracci, Bernardo Bellotto e Giovan Battista Tiepolo.
I quadri, di differenti formati rappresentano temi molto diversi che vanno dalle opere religiose, ai ritratti e ai soggetti mitologici.
La mostra organizzata dal museo di Belle Arti di Budapest per il Museo di Belle Arti di Montreal, in collaborazione con l'Istituto Italiano di cultura di Montreal rappresenterà un'occasione unica per poter ammirare i capolavori di un'importante collezione europea, raramente mostrati in Nord America.




Data inserimento in rete: mercoledì, marzo 13, 2002
IIC Istituti italiani di cultura - Contrappunto – Scusi dov’è l’Italian Council?
di Pietro Corsi

Il Sole 24 Ore, 3 marzo 2002 - C'è un parallelo bizzarro tra le sorti degli Istituti Italiani di Cultura (IIC) e il suolo d'Italia: ci se ne occupa solo in caso di polemiche o di disastri, per poi attendere la prossima polemica o il prossimo disastro perché Salomoni e Savonarola intervengano con accorate denunce o filosofico scetticismo. Per fortuna, i terremoti che scuotono gli IIC - e solo quelli diretti da personale non appartenente al ministero degli Esteri, i cosiddetti "chiara fauna", si badi bene – provocano poche vittime, e poco danno alle vittime stesse. Chi ne soffre maggiormente è quell'entità impalpabile e difficilmente quantificabile che si chiama "credibilità", e che in paesi con una certa tradizione di civiltà amministrativa e culturale costituisce un elemento importante per valutare l'interlocutore, decidere se fargli credito o invitarlo a ripassare un altro giorno.
l responsabili politici e amministrativi della Farnesina dichiarano o fanno dichiarare ai soliti bene informati che le sostituzioni in atto, o solo ventilate, di alcuni direttori rispondono a nuovi criteri strategici che farebbero degli IIC dei dinamici propulsori della cultura (?) italiana, capaci di portare a casa commesse di abiti griffati, scarpe di coccodrillo e vagoni di prodotti del design italiano. Visto che tutto è cultura, tanto vale andare al sodo, in attesa delle spaghettate "al dente" ... In altre parole, le sostituzioni in atto non discenderebbero affatto da un concetto arcaico di regime, cui oggi si dà il nome di spoil system. Molti diplomatici e qualche politico hanno pur fatte
delle vacanze all'estero, e, sanno bene che il solo sospetto che gli IIC siano appendici funzionali del Governo in carica - di destra o di sinistra che sia - finirebbe per affossare definitivamente istituzioni mal finanziate e cronicamente infestate da vezzi di presenzialismo festaiolo. Si parla ovviamente dell'effetto che tale orientamento produrrebbe in paesi con i quali vale la pena confrontarsi, che sono poi quelli dai quali ci si attendono le commesse miliardarie di cui sopra.
Ciò che più fa impressione nelle polemiche degli ultimi giorni è che nessuno sembra porsi la domanda di cosa sia un IIC, cosa ci sia dentro: insomma, cosa faccia per tutti i santi giorni dell'anno in attesa della prossima sfilata di moda. In un gran numero di capitali del mondo, siete sicuri che al British Council c'è una biblioteca che funziona, informazioni dettagliate sulla vita culturale del Regno Unito, borse di lingua e bandi per borse di studio. Il cittadino medio (il consumatore, per intenderci) di quella capitale - studente o turista potenziale, insegnante o commerciante, giornalista o scrittore - sa che è lì che deve andare per saperne di più. Cinque o sei giorni la settimana, per dodici mesi l'anno. Questa è la funzione primaria, la cinghia di trasmissione che garantisce una presenza qualificata, efficace, attendibile. La base sulla quale costruire alleanze con le grandi istituzioni culturali del Paese ospite, stabilire dei canali di comunicazione non soggetti a cambi di governo o di direttore. Se non si riesce a creare un'immagine di continuità e di affidabilità, tanto vale affidarsi a ben più costose e forse fruttuose campagne pubblicitarie. Tanto vale affittare sale di lussuosi alberghi e vendere lì borsette e vestiti. Come se fosse il design italiano ad avere bisogno della cultura, e non gli IIC di un'immagine culturale.


IIC Istituti italiani di cultura - Cosa si fa negli "Italian Council" - A cura di Francesco Aloisi de Lardarel, Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale ministero degli Affari Esteri
Il Sole 24 ore, 10 marzo 2002 - Per leggere l'articolo, cliccare qui (formato PDF, 2 pagg., 78 KB)


IIC Istituti italiani di cultura - ISTITUTI Carriere senza politica
Perché le sedi italiane di cultura all'estero devono avere la massima autonomia
di Claudio Magris

Corriere della Sera, 10 marzo 2002 - Per leggere l'articolo, cliccare qui (formato PDF, 1 pag., 253 KB)


IIC Washington - A DOCUMENTARY ON NEW ITALIAN EMIGRANTS IN NEW YORK
The Italian Cultural Institute of Washington and FIERI for “Italoitaliani”

(News ITALIA PRESS, 13 marzo 2002) Washington - A project entitled "Italoitaliani" will be officially inaugurated today, March 13th, in Washington. This project has been organized by the Italian Cultural Institute of Washington in collaboration with the Washington D.C. branch of FIERI (http://www.fieri.org/ ), one of the most important Italian-American cultural associations. The project consists of a video-documentary that illustrates the experiences and daily life of the new generation of Italian who have emigrated to the United States.This new generation was born in Italy, but influenced by American music, films, art shows, and television programs, leading to an easier and total integration with American culture. For this and other reasons, they are very different from their predecessors concerning their motivations, problems, ambitions, and above all prospects.This document, which will be analyzed and commented by viewers, is the work of directors Marina Catucci and Daniele Salvini, members of the Fuoricampo Cinematographic Study and Research Center and New York correspondents for Radio Città del Capo. News ITALIA PRESS


IIC San Paolo - CUATRO VEZES CLAUDIA CARDINALE

(News ITALIA PRESS, 13 marzo 2002) Brasília – Acontece esta semana em São Paulo a mostra “Quatro vezes Claudia Cardinale”. Será uma apresentação dos principais filmes que fizeram a carreira da atriz italiana, cobrindo o período entre 1959 e 1989. A promoção é do Centro Cultural Banco do Brasil, que durante o mês de março está homenageando as mulheres com espetáculos que abordem o universo feminino ou através da exibição dos trabalhos de mulheres famosas. A homenagem do CCBB à Claudia Cardinale, que está sendo feita em conjunto com o Instituto Italiano de Cultura de São Paulo, foi motivada pela sua coragem diante das diversidades que a vida lhe apresentou e pelo talento inegável, que a fez receber o prêmio especial, no último Festival de Berlim, pelo conjunto de sua obra. O programa que se estende até o dia 17 inclui os filmes “Golpe dos Eternos Desconhecidos” de Nanni Loy, “A Moça com a Valise” de Valerio Zurlini, “O Leopardo” de Luchino Visconti, Palma de Ouro no Festival de Cannes de 63 e “Inverno de 54” de Denis Amar. Sibeli Rebêlo / News ITALIA PRESS


Data inserimento in rete: martedì, marzo 12, 2002
IIC Copenaghen - IIC-DANIMARCA - MAURIZIO MAGGIANI PRESENTA I SUOI ‘RACCONTI PER COPENAGHEN’ INTERAMENTE DEDICATI ALLA CAPITALE DANESE

COPENAGHEN\ aise\12 marzo 2002 - Mercoledì 20 marzo lo scrittore Maurizio Maggiani presenterà all’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen Racconti per Copenaghen, intreccio di narrazioni in parole e immagini dedicato alla capitale danese. Dell’happening faranno parte l’inaugurazione di una mostra fotografica in analogico e digitale realizzata dallo scrittore in collaborazione con Paola Polito, e la presentazione in anteprima del racconto Il giorno dell’Assunzione, ispirato a una precedente visita copenaghese.
Durante la sua visita in Danimarca, Maggiani terrà anche una conferenza per la Dante Alighieri di Odense nei prestigiosi locali della Brandklædefabrik e una lezione agli studenti di italianistica dell’Università di Copenaghen, che stanno seguendo un corso monografico sulla sua produzione letteraria.
Su invito dell’Istituto di Cultura è previsto un pranzo di rappresentanza con alcuni editori locali per promuovere la traduzione dei volumi di Maggiani, dopo il grande successo che la sua produzione letteraria ha avuto in un grande Paese confinante, la Germania, che Maggiani visiterà a fine aprile, ospite dell’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo. Anche questa manifestazione è il frutto della stretta collaborazione che si è instaurata - sotto gli auspici degli Ambasciatori d’Italia di Copenaghen e di Berlino - tra gli istituti di cultura di Copenaghen e di Amburgo, idealmente uniti da un ponte virtuale che attraversa il Mar Baltico.
Maurizio Maggiani è nato a Castelnuovo Magra (La Spezia) nel 1951. Nel 1995 ha vinto il Premio Viareggio e il Campiello con il romanzo Il coraggio del pettirosso. Nel 1999 ha vinto il Premio Alassio e il Premio Stresa per la Narrativa con il romanzo La regina disadorna.
Uomo dai tanti mestieri prima dell’approdo alla letteratura, Maggiani viene da Castelnuovo Magra, “dalla piccola terra che i romani hanno voluto chiamare Apua”, un mondo di contadini e cavatori di Garfagnana che lo scrittore ha spesso rievocato nella propria opera letteraria, anche recentemente. È infatti del 2000 la riflessione memoriale sul rapporto della gente d’entroterra, di civiltà fluviale e appenninica, con il mare, nel volume autobiografico in prosa e immagini a sua cura Un contadino in mezzo al mare, struggente viaggio a piedi lungo le rive da Castelnuovo a Framura, nel Levante ligure. Infelicemente trapiantato in tenera età alla Spezia, lo scrittore, la cui vita attuale “appartiene ad altri luoghi” (Genova), ha fatto dell’origine contadina una sorta di mito personale, rivisitato con partecipe e sofferto lirismo - come nel fortunatissimo romanzo d'esordio, màuri, màuri (1989).
Ambientato alla Spezia è anche Vi ho già tutti sognato una volta (1990), rivisitazione di una giovinezza trascorsa senza sviluppi e occasioni, con risentimento e tristezza, sullo sfondo conservatore di una vita di provincia urbana sentita come prigione.
Meno apertamente autobiografico e con maggiori ambizioni architettoniche, Il coraggio del pettirosso (1995) è valso a Maggiani i prestigiosi premi per la narrativa “Viareggio- Rèpaci” e “Il Campiello”. Romanzo storico, metaromanzo e romanzo di formazione, Il coraggio è ambientato in epoca fascista ad Alessandria d’Egitto, tra una comunità di esiliati anarchici Apui. Di un dialogo a distanza tra due luoghi è costituito anche La regina disadorna, (1998), sulla fine della modernità.
Maggiani, che è anche giornalista del quotidiano “Secolo XIX” polemicamente attento alle mutazioni politiche e sociali italiane, sta lavorando attualmente a una raccolta di racconti d’amore, per i tipi dell’editore Feltrinelli. (aise)


La battaglia dell’amore di Maurizio Maggiani

[Il Secolo XIX, 10.3.2002] È l’ultimo fronte, il più avanzato, il più ardito, forse quello decisivo. Stalingrado, le Ardenne, il Piave. Chi avrà vinto questa battaglia avrà vinto la guerra. Il fronte è troppo avanzato, ritirarsi in buon ordine sarà impossibile. Molto più avanti dell’articolo 18, più avanti ancora del conflitto di interessi, delle rogatorie internazionali, di ogni altra cosa. Mai, che io sappia, la moderna pratica della politica si era lanciata così avanti.
La battaglia dell’amore.
Naturalmente a stabilire il fronte è stato l’onorevole Berlusconi. Come sempre. Il pomeriggio della manifestazione dell’Ulivo in San Giovanni, al cospetto di un’alta rappresentanza degli industriali del paese, così si è espresso: “la sinistra pratica una politica dell’odio, noi dell’amore. E gli Italiani alla lunga sanno scegliere tra odio e amore”. Lo ha fatto con grande solennità, in modo che le sue parole fossero chiare e ben comprese. Ripetendole, immagino, per la necessità di imprimerle bene in testa alla categoria imprenditoriale che, tra i molti meriti che possiamo attribuirle, non comprende forse quello dell’arditezza di pensiero. Ripetendole, immagino ancora, per assaporare egli stesso tutta l’estensione dei toni e dei significati.
Love, love, love. Ti amo fratello. All you need is love.
Nella carriera di uomo d’affari e di politico del presidente del Consiglio, l’aspetto più spettacolare non è l’invenzione, ma l’inventiva: una straordinaria capacità di utilizzare le invenzioni altrui, tutto ciò che è già lì, a disposizione di un’intelligenza attenta e curiosa.
Nella sua indefessa lotta contro la sinistra, il comunismo e il giacobinismo, una delle sue più grandi vittorie è stata la spoliazione della sinistra delle sue parole “magiche”, le grandi evocatrici. Lo ha potuto fare con grande facilità perché la sinistra di quelle parole non sapeva più cosa farsene, intenta com’era a mandare a memoria quelle della destra. Così, mentre la sinistra parlava di bilancio, pareggio, moderazione, tagli e guerra, il futuro presidente invocava la rivoluzione, la libertà, il cambiamento, la pace, il nuovo. Sono sinceramente convinto che molti italiani, ne siano stati coscienti o no, siano stati influenzati in modo decisivo dalle parole “magiche” che il Cavaliere ha saputo usare con ammirevole disinvoltura. La politica è linguaggio, soprattutto linguaggio. Tale e quale la vita. Si possono vivere vent’anni sotto un dominio ingiusto, disponibili a negare l’evidenza delle cose soggiogati dalla potenza delle parole del capo. Come vent’anni si possono vivere con un uomo, o una donna, disposti a negare l’evidenza dei loro tradimenti in virtù delle parole d’amore che ci riservano.
Amore, appunto. Uno straordinario spostamento in avanti del fronte politico. E il presidente ci è tornato su all’amore, un giorno via l’altro. Per comprovare la sua amicizia con “quel signore” come il cancelliere tedesco chiama l’onorevole Bossi, si è espresso con le seguenti parole: “per cenare e discutere con lui ho rinunciato ai miei lunedì d’amore”. Sappiamo, per bocca sua, del presidente la cosa più intima: prima che le fatiche del governo glielo impedissero, ogni lunedì era solito godere degli onesti piaceri coniugali. Sappiamo dell’altro ancora. Sappiamo che il presidente ha convinto della strategia amorevole “quel signore”. Se aveste avuto la pazienza, e lo stomaco, di seguire il congresso della Lega, io li ho avuti, avreste ascoltato “quel signore” e i suoi più fidi collaboratori usare spesso la parola amore, prima e dopo le più orribili e invereconde espressioni di “colore”.
Ma perché l’amore? Perché valicare le pulsioni pubbliche per irrompere nelle pulsioni interiori?
Una risposta ce l’ha data Benigni l’altra sera. Benigni è l’unico politico orientato a sinistra che di linguaggio e comunicazione ci capisca. Di che cosa ha parlato Benigni, con quali argomenti ha risposto alle aggressioni annunciate? Con cosa ci ha più sorpreso, disorientandoci, portandoci altrove, all’altro capo del mondo della volgarità, dalla stupidità? Beh, ci ha parlato di amore. È così straordinariamente convincente l’amore come oggetto di parola che si è verificato il miracolo di diciotto milioni di italiani che ascoltano rapiti una cantica del Paradiso dantesco. Spero che vi rendiate conto dell’enormità della cosa. La Divina Commedia! Uno dei suoi passi più difficili, pura teologia, in una lingua incomprensibile dalla stragrande maggioranza degli odierni parlanti in italiano!
Se, e credo che sia così, Benigni voleva fare una straordinaria kermesse anti berlusconiana, ha avuto il suo colpo di genio: il Paradiso dantesco contro i lunedì dell’amore. Non c’è battaglia.
Le piazze d’Italia si riempiono con una cadenza straordinariamente regolare e fitta di uomini e donne che stanno riprendendosi molte cose che la sinistra ha lasciato per strada. Le parole, ad esempio. Ma soprattutto la responsabilità, l’individualità dell’impegno, la generosità personale e, sì, l’amorevolezza. Amorevolezza per la vita civile, per la vita degli uomini, per la vita dell’universo intero. Ciò che dicono e pensano è meglio e di più del piuttosto rozzo “fate l’amore non fate la guerra” con cui il sottoscritto ha esordito, sedicenne, nell’impegno politico. Ma non è troppo diverso. Viviamo un’epoca della storia tra le più cruente, crudeli e infamanti della dignità umana. Chi tra i cittadini, i giovani cittadini, ha davvero disponibilità all’azione politica e sociale, sente che deve mettere in gioco la propria sensibilità personale. Amorevolezza, solidarietà, sensibilità, contro cinismo, insensibilità, ipocrisia. Orrori dello spirito da cui la sinistra non è affatto risparmiata e che, in definitiva, sono gli errori, i peccati, che risultano imperdonabili. [Il Secolo XIX, 10.3.2002]


IIC Bruxelles - I CONSIGLIERI DEL CGIE CONTRO LA SOSTITUZIONE DEL DIRETTORE DELL'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA

BRUXELLES\aise\12 marzo 2002 - "I sottoscritti rappresentanti del C.G.I.E. per il Belgio evidenziano di aver appreso con grande rammarico e con viva preoccupazione la notizia riportata dalla stampa di una possibile sostituzione dell'attuale Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles professoressa Sira Miori - direttore di carriera a seguito di pubblici concorsi e nominata appena un anno fa - per attribuzione della sede ad un direttore eufemisticamente definito "esperto" (quale esperienza avrebbe degli Istituti di Cultura???), certo Arturo Diaconale ex direttore dell'Opinione."
Inizia così la lettera scritta dai consiglieri del CGIE del Belgio, Epifanio Guarneri, StefanoTricoli, Giuseppe Piccoli e Elio Carozza contrari alla possibile sostituzione dell'attuale Direttore dell'Istituto italiano di cultura di Bruxelles, professoressa Sira Miora. La lettera, che contiene il loro "rammarico" e la loro "viva preoccupazione" per questo possibile cambiamento, è stata inviata al Ministro degli Affari Esteri, Silvio Berlusconi, al Ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia e al Sottosegretario agli Affari Esteri On. Mario Baccini. "Abbiamo conosciuto le ragioni di questa ventilata sostituzione - continuano i consiglieri - da alcuni giornali nazionali e europei quali: "Il Sole 24 Ore" del 24 febbraio, "Il Tempo" del 5 marzo, "Il Mattino" e "El Pais" dell'8 marzo e da varie agenzie di stampa nazionali ed estere riportanti dichiarazioni attribuite al sottosegretario agli Esteri Mario Baccini che non corrispondono a verità in merito alla manifestazione culturale della presentazione del libro-intervista "L'eredità scomoda" di Gian Carlo Caselli, Antonio Ingroia e Maurizio De Luca, avvenuta presso il nostro Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles lo scorso 9 ottobre 2001. Alcuni di noi erano presenti e possono testimoniare che, contrariamente a quanto affermato da Baccini, non c'è stata nessuna "polemica sulla giustizia in Italia", né è stato nominato nessun politico italiano - né passato né presente - durante le tre ore di dibattito. Si è essenzialmente parlato del problema della lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, nei Paesi dell'Unione Europea, tematica di scottante attualità dopo le stragi dell'11 settembre scorso.
I sottoscritti evidenziano quindi la loro stima e il pieno sostegno all'ottima azione di promozione linguistica e culturale italiana iniziata e finora svolta dalla professoressa Miori, pur essendo la stessa costretta ad operare in un contesto molto difficile e poco dignitoso, per carenza di personale e per irrisoria sovvenzione ministeriale. Esprimono altresì il loro apprezzamento per il notevole programma di manifestazioni culturali - di elevato livello - realizzate soprattutto grazie all'intensa e proficua collaborazione con le istituzioni culturali belghe ed europee con sede a Bruxelles e su tutto il territorio belga, che sostengono la maggior parte dei costi di realizzazione.
Si citano, fra gli altri, i concerti verdiani con i festivals delle Fiandre e di Wallonie, i concerti di musica barocca italiana o la Norma di Bellini, realizzati al Palais des Beaux Arts de Bruxelles, ma anche all'Opera di Gent e di Anversa, alla presenza di più di duemila spettatori ad ogni rappresentazione. Recentissima, e molto apprezzata dal pubblico e dalla stampa, è stata la prima presenza di uno stand del nostro Istituto di Cultura alla 32a Fiera del Libro di Bruxelles (70.000 visitatori!), con libri di narrativa, poesia, saggistica e libri d'arte di diverse case editrici italiane, ma anche con interventi di scrittori di alto livello come Claudio Magris e Giuseppe Conte.
Un punto ci preme rilevare: tutte le iniziative culturali del nostro Istituto sono sempre state aperte a tutti, italiani, belgi, europei e quasi sempre gratuite. Numerose sono state le manifestazioni organizzate con la collaborazione delle nostre Associazioni italiane in Belgio.
Premesso questo, e in qualità di rappresentanti degli Italiani in Belgio in seno al Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, ci preme sottolineare quanto segue, in merito al disegno di legge governativo di riforma dei nostri Istituti Italiani di Cultura, di imminente presentazione, secondo quanto annunciato dal sottosegretario Baccini:
1. - la Cultura italiana è un bene di tutti gli Italiani e chi la gestisce e la promuove deve possedere, come requisito essenziale, la professionalità, la buona conoscenza delle lingue, oltre ai requisiti intellettuali e morali, per rappresentarci degnamente e correttamente;
2. - la professionalità è una garanzia per lo svolgimento di un'azione culturale super partes, nel rispetto della Costituzione e delle leggi che sanciscono, fin dal 1940 (!), l'autonomia operativa e finanziaria dei nostri Istituti di Cultura;
3. - in merito più specificatamente ad una sede delicata e strategica, come quella di Bruxelles, i sottoscritti ritengono indispensabile l'autonomia di detta sede dirigenziale.
Sgombriamo quindi il campo dalle vecchie "chiare fame" - che il sottosegretario Baccini dice di voler cancellare - a meno che non si tratti di intellettuali la cui "chiara fama" sia indiscutibilmente e universalmente riconosciuta, ma anche e soprattutto da "esperti" adibiti a "progetti speciali" sotto il controllo dell'Ambasciata", che lo stesso sottosegretario Baccini sembra voler inserire nel suo disegno di legge di riforma, poiché sappiamo che nulla cambierebbe: sarebbe una riforma ad hoc,
per collocare qualche "uomo o donna del potere", espressione di "chiari appoggi politici o di gruppi finanziari", come scrive Alfredo Cattabani su "Il Tempo" del 5 marzo. Ribadiamo quindi la nostra convinzione a sostegno della professionalità e di un'azione culturale super partes da parte dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura, che, nel caso della sede dirigenziale di Bruxelles, deve giustamente espletarsi in tre direzioni e realtà diverse:
a) a livello comunitario, dove si impone un quotidiano confronto con i Centri culturali dei Paesi U.E., con cui l'Istituto Italiano già collabora per la realizzazione di iniziative comuni - in un consorzio di Istituti Culturali Europei - anche se con organici e mezzi finanziari vergognosamente impari rispetto a Alliance française, Goethe Institut, Instituto Cervantes, British Council ecc. Questo confronto e questa collaborazione assumeranno sempre più importanza ed è quindi indispensabile, per un Paese fondatore della Comunità Europea come l'Italia, parteciparvi con parità di risorse umane e finanziarie;
b) a livello bilaterale, per una proficua azione culturale bilaterale, in considerazione del fatto che il Belgio è un paese trilingue, in cui la Comunità italiana vive e lavora quotidianamente a contatto delle tre Comunità: francese, fiamminga e germanofona.
c) per la nostra Comunità italiana, affinché possa mantenere le radici e l'identità italiana nel futuro contesto europeo. Per queste ragioni ribadiamo l'indispensabilità della presenza a Bruxelles, capitale non solo del Belgio ma anche dell'Unione Europea, di un direttore di carriera, con chiari requisiti professionali, documentati da concorsi pubblici che svolga un'azione equilibrata e che conosca i problemi della convivenza in un Paese, in cui il rispetto delle identità linguistiche e culturali e il dialogo con le stesse, costituiscono la condizione essenziale per organizzare una proficua attività culturale, basata sulla mediazione, sul confronto, sulla collaborazione tra le entità linguistiche e culturali diverse, in cui è inserita la Comunità italiana.
E nell'ambito del contesto europeo di Bruxelles e dell'Europa di domani, il nostro Istituto Italiano di Cultura dovrà anche svolgere e facilitare l'incontro tra i nostri connazionali, i cittadini belgi e di altre Comunità, favorendo non solo l'integrazione europea, ma anche il dialogo interculturale, oggi più che mai indispensabile per una convivenza pacifica dei popoli oltre che per una legittima conservazione e valorizzazione della loro identità linguistica e culturale d'origine. Per tutte le ragioni sopra esposte, chiediamo fermamente che la professoressa Sira Miori, dirigente di carriera a seguito di pubblici concorsi, rimanga alla guida del nostro Istituto di Cultura di Bruxelles, continuando l'azione di promozione della lingua e della cultura italiana già così ottimamente iniziata. Restiamo in attesa di assicurazioni in merito a questa nostra richiesta.(aise)


IIC Budapest - IIC-UNGHERIA- BUDAPEST TEATRO E MUSICA -I PROSSIMI APPUNTAMENTI CULTURALI

BUDAPEST\ aise\12 marzo 2002 - Decismente raffinati i prossimi appuntamenti dell’Istituto Italiano di Cultura di Budapest. E’ in programma per domani (mercoledì 13 marzo) un interessante serata dedicata a Giuseppe Marotta a cent'anni dalla nascita. La serata cercherà attraverso il ricordo e l’analisi dell’opera marottiana Un modo di leggere Napoli. Nel corso dell’ìncontro si esibiranno, inoltre, gli attori Italo Celoro e Ferenc Lengyel, che saranno accompagnati dal pianista Carmine Bello.
Un’altra serata dedicata alla letteratura italiana del XX secolo. Il 28 marzo, infatti si parlerà di Ennio Flaiano - un grande scrittore italiano misconosciuto. Anche per questo appuntamento è stata prevista l’esibizione di due attori, Paolo Bonacelli e Ferenc Lengyel, accompagnati da un latro talentuoso pianista Bence Darvas.
Sarà tempo di musica, invece, il prossimo 17 marzo. presso l’Istituto Italiano di cultura di Budapest si svolgerà infatti un concerto, organizzato nell’ambito dell’Edizione 2002 de ‘Concerti del Festival di Primavera di Budapest’. Al concerto è prevista la partecipazione del Complesso di percussioni "Amadinda", che sarà diretto da James Wood. Tutti i concerti del Festival sono, comunque, organizzati grazie al sostegno dell'Istituto Italiano di Cultura. (aise)


IIC Istanbul - IIC-TURCHIA-ISTANBUL - LA XIV EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL CORTO AD APRILE – DOMANI UN CONCERTO DI MUSICA CLASSICA

ISTANBUL\ aise\12 marzo 2002 - Si svolgerà, dal 4 al 10 aprile, a Istanbul la XIV edizione del Festival Internazionale del Cortometraggio, organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura in collaborazione con l’Associazione Culturale dei Fotografi e Cineasti della città turca. Le proiezioni avverranno nelle Sale dell'Istituto Italiano di Cultura e del Centro Culturale Francese. L'Italia partecipa con i seguenti corti: Amami, Ciccio Colonna, Il Bacio, La Contessa, Terzo e Mondo. Mentre più imminente, il concerto di Laura Giordano, che si terrà domani alle 19.00 (mercoledì 13 marzo), presso la Sala dell’Istituto. La pianista suonerà musiche di Chopin, Respighi e Albeniz. (aise)



IIC Bruxelles - I girotondi sbarcano all'estero: tappa a Londra e Bruxelles
di Alfio Bernabei

[L'Unità, 12 marzo 2002] Bruxelles - I girotondi varcano i confini e approdano a Bruxelles. Il “Comitato per l’Ulivo” della capitale Belga ha infatti promosso, per mercoledì 20 marzo, dalle 13 alle 13.30, un girotondo delle libertà intorno all’ambasciata d’Italia (28, rue E. Claus). «Si definiscono “Casa delle Libertà” – spiega il comunicato con il quale il Comitato invita al girotondo – ma le libertà le stanno davvero mettendo a rischio tutte! Dal momento del suo insediamento il governo Berlusconi non ha infatti operato che per proteggere gli interessi di pochi privilegiati, dimenticando le promesse fatte al paese e limitando sempre più i diritti di tutti i cittadini italiani con un crescendo impressionante». «Dopo i sistematici attacchi all’ordine giudiziario – continuano gli ulivisti di Bruxelles – allo statuto dei lavoratori ed al sistema dell’informazione, i nuovi fronti sono l’Europa e la cultura»
I rappresentanti dell’opposizione al Parlamento europeo ritengono inaccettabili le recenti parole ed i consueti atteggiamenti anti-europeisti degli esponenti del governo e del presidente del Consiglio.
Come, «estremamente preoccupante e vergognoso» viene giudicato l’attacco mosso agli istituti italiani di cultura, con la rimozione di vari direttori d’istituto, compreso quello di Bruxelles, «segnale di un chiaro disegno politico di normalizzazione delle attività di tali istituti, le cui attività saranno d’ora in avanti finalizzate alla diffusione di una “cultura” rappresentativa del governo e non del Paese». Con queste premesse il ramo europeo dell’Ulivo invita tutti i cittadini a mobilitarsi in favore del superiore diritto di libertà d’espressione. Per informazioni sull’iniziativa è a disposizione l’e-mail: ulivobxl@email.it