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Data inserimento in rete: sabato, aprile 06, 2002
IIC Istituti italiani di cultura - Articolo del 06/04/02

La Polemica
Istituti di cultura, attacchi strumentali

di Gianpiero Gamaleri

Il Tempo, 6/4/2002 - Quando gli intellettuali di sinistra discutono un argomento, si tratta di un «utile dibattito». Quando invece questa stessa cosa viene fatta da esponenti della Casa delle Libertà, si tratta di un «attentato alla democrazia». Un'ennesima prova di questo doppiopesismo si è avuta nella vera e propria campagna giornalistica che sì è scatenata nei giorni scorsi a proposito degli Istituti italiani di cultura all'estero, quella novantina di istituzioni, dipendenti dal nostro Ministero degli Esteri, che dovrebbero rappresentare in altrettanti paesi l'intelligenza, la creatività italiana nel mondo e nella nostra intraprendenza nel campo dell'industria culturale.
Vittima di questi attacchi è stato il sottosegretario agli Esteri Mario Baccini, che ha avuto il solo torto di sostenere l'idea degli «anni tematici», vale a dire di un programma di questi istituti che, nell'autonomia dei loro rispettivi direttori, punti però su alcune idee-forza capaci di mettere al passo l'Italia con la presenza culturale a livello internazionale delle nazioni più avanzate. Ciò si inserisce, del resto, nel richiamo fatto anche recentemente dal presidente Berlusconi nel suo intervento al congresso di AN di Bologna; cambiare la missione del nostro corpo diplomatico e delle nostre istituzioni all'estero, potenziandone la capacità di sostenere i nostri interessi non solo politici ma anche economici e culturali. Torna alla mente un'intuizione di Marshall McLuhan che fin dagli anni '60 aveva coniato lo slogan «la cultura come business». Noi ci arriviamo solo ora grazie a un chiara indirizzo del governo.
Ma di che cosa dovrebbero trattare questi anni tematici? La proposta è quella di sottolineare temi come quelli della moda, del design e delle tradizioni regionali. Sono argomenti su cui istituzioni culturali sinora amministrate dalla sinistra - le varie biennali, triennali, quadriennali e via dicendo - avrebbero fatto a botte, per assicurarsene l'esclusiva. Sono i campi in cui l'Italia eccelle, quelli in cui manifesta in sommo grado la sua creatività e l'attitudine a trasformarla in beni di consumo capaci di attrarre larghe fasce di pubblico, all'interno come all'estero. Eppure il solo fatto di non essere stato il centro sinistra a scodellare questo uovo di Colombo lo porta oggi a organizzare girotondi attorno agli istituti e alle sedi diplomatiche. Lo scopo di queste manifestazioni ha però ben poco di ideale. Mira, anche in questo campo, a frenare l'innovazione, contrastando ogni ipotesi ad essa collegata di valutare l'idoneità dell'attuale personale degli istituti ad assumere questa nuova missione, che non è più fatto soltanto di quartetti di musica classica, di presentazione di libri, di salotti di intellettuali, di riunioni di cinofili: tutte cose apprezzabili ma che devono inserirsi nei nuovi progetti.
Gli attacchi sono di basso profilo, avvilendo ad esempio su l'Unità un tema come quello della moda a sfilate di biancheria intima, con reggipetti e mutandine succinte, e confondendo in malafede la valorizzazione del nostro patrimonio culturale, il più importante del pianeta, come distribuzione di depliant turistici sotto il titolo capzioso: «istituti di cultura svendonsi».
È questo un ulteriore fronte su cui il confronto tra progetti del Governo e opposizione della sinistra ha una discriminante molto chiara: la volontà di innovare, riformare, stare al passo con i paesi più progrediti contro una resistenza, un freno che si risolve nella conservazione dell'esistente e nella difesa strenua di posizioni di privilegio precedentemente accaparrate. Ma anche su questo versante la chiarezza dei propositi renderà evidente alla pubblica opinione da che parte stanno la ragione e lo sviluppo.


IIC Istituti italiani di cultura - Articolo del 06/04/02

Cultura, quando la missione è l'estero - Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna: così funzionano gli Istituti "degli altri"
Gli attacchi del governo a quattro dei nostri direttori "di chiara fama" accendono l'attenzione su queste istituzioni: qual è il loro compito?

di Nikola Harsch

L'Unità, 6/4/2002 - Mentre il governo Berlusconi sta cercando di liberarsi di alcuni degli intellettuali e organizzatori culturali di "chiara fama" che dirigono istituti italiani di cultura all'estero, considerati scomodi perché promuoverebbero delle attività "troppo di sinistra", gli istituti stranieri in Italia seguono tutta un'altra filosofia.
Il programma degli istituti italiani prevede per il 2002 il tema moda e design, mentre nel 2003 motto dell'anno saranno le "tradizioni e culture regionali". La logica che sta dietro la scelta dei temi è questa: meno diplomazia (se ne occupa il Presidente/Ministro Esteri da solo) e più affari. L'effetto è che la polemica contro i piani del governo è arrivata a tal punto che i "disobbedienti" di Berlino hanno organizzato un girotondo intorno all'istituto italiano, per protestare contro quella che considerano una censura alla pluralità culturale.
E gli istituti stranieri in Italia, invece? Se si vuole procedere a un paragone, bisogna anzitutto tenere conto del fatto che esistono due diversi modelli per queste istituzioni culturali, Il primo, è l'istituto come organo del governo, cioè direttamente sottoposto al Ministero degli Esteri. Come appunto, per esempio, gli istituti italiani. Il recando modello è quello delle associazioni giuridicamente indipendenti che hanno un contratto, come rappresentanti all'estero, con il loro governo e che vengono finanziate in gran parte con i fondi dello Stato.
Gli Istituti Cervantes di Cultura Spagnola sono organizzati in modo simile quelli italiani. Miguel Albero, direttore del l'Istituto Cervantes a Roma, racconta però che a lui non è mai stato chiesta di qual partito era, altrimenti non avrebbe neanche accettato l'incarico. Sottolinea che, nonostante l'istituto sia sottoposto ai Ministeri degli Esteri e della Cultura, lui è libero di offrire una grande varietà di proposta culturali e che non ha mai avuto problemi con il governo spagnolo a proposito delle iniziative. La filosofia dell'istituto, che esiste dal `91 e che ha tre sedi in Italia (Milano, Roma, Napoli), è quella di inserire la cultura spagnola, ma anche quella latino-americana, nei vari spazi delle città che li ospitano. A Roma, per esempio, si organizzano delle serate di cinema spagnolo al cinema Pasquino e delle serate di letteratura spagnola alla Casa della Letteratura, quindi non nel "ghetto spagnolo" dell'istituto ma in luoghi frequentati anche da italiani. Secondo Miguel Albero è questo il modo migliore per adempiere al compito specifico di diffondere all'estero la cultura spagnola e ispanoamericana.
Anche gli istituti francesi dipendono totalmente dal governo. I direttori vengono nominati dal Ministero degli Affari Esteri, in accordo con le ambasciate, e hanno dei contratti di una durata massima di 4 anni. Patrick Talbet, consigliere culturale dell'ambasciata francese a Roma, sostiene, però, che i direttori hanno una grande libertà di proporre delle attività culturali che rispecchiano la cultura francese contemporanea. Talbot racconta anche che nell'81, quando Mitterand fu eletto presidente per la prima volta dopo vent'anni di governo di destra, si creò una situazione simile a quella italiana. Visto che il governo era cambiato, venivano cambiati anche i direttori degli istituti di cultura. Fu un processo logico, osserva, dato che questi sono degli organi del governo. Ma tutto ciò avvenne in modo naturale, passo dopo passo, senza grande chiasso.
A questo punto, però, bisogna chiedersi se è giusto che degli istituti di cultura dipendano totalmente dal loro governo. I direttori degli istituti non vengono scelti a caso, ma perché hanno una certa fama che gli dà la legittimità di occupare questi posti: i loro meriti culturali prescindono dal fatto che venga eletto un nuovo governo.
Passiamo, ora, al secondo modello di istituto. Il direttore del "Goethe" di Roma, Michael Kahn-Ackermann, sottolinea che il Goetheinstitut, a differenza degli istituti italiani, francesi e spagnoli, è un'associazione indipendente dal governo. Il contratto con il governo regola il finanziamento, effettuato con i fondi del Ministero degli Esteri, ma, d'altra parte, assicura anche assoluta autonomia al programma culturale. Il Goetheinstitut promuove numerose attività: mostre, cinema e incontri con gli scrittori tedeschi. Ora si sta decisamente orientando verso la collaborazione con gli altri istituti di cultura in Italia, visto che ormai siamo tutti europei e oltre a creare un dialogo tra due nazioni abbiamo bisogno di unirci tutti quanti. Quando è stato concluso il contratto tra l'istituto e il governo tedesco, alla fine degli anni Sessanta, era considerato molto importante che gli istituti tedeschi di cultura all'estero fossero indipendenti dal governo, vista la situazione storico-politica della Germania. Nonostante l'indipendenza dal governo, il contratto obbliga l'istituto alla collaborazione con le ambasciate e, in casi eccezionali, l'ambasciatore potrebbe arrivare a impedire iniziative che costituiscano un grave pericolo per l'immagine della Germania all'estero.
Anche al British Council, che rappresenta la Gran Bretagna in 110 paesi del mondo, è un'organizzazione indipendente, pur ricevendo una parte significativa del suo budget dal governo britannico. Richard Alford, direttore del British Council a Roma, sottolinea che l'istituto non è uno strumento di propaganda per il governo britannico, ma piuttosto un'istituzione che cerca di favorire una relazione aperta tra la Gran Bretagna e gli altri paesi. L'istituto punta, come quello tedesco, una parti colare attenzione sull'Europa e promuove molte attività in collaborazione con altri istituti di cultura in Italia (per esempio è stato organizzato a Roma un convegno internazionale sull'educazione interculturale nelle scuole in Europa).
A proposito della libertà del suo istituto, Richard Alford dice che il governo britannico ha fiducia nelle attività del British Council e anche se si creano delle discussioni su certe iniziative, "siamo una democrazia".
Ed è questa la cosa più importante Non è possibile che gli istituti italiani debbano fare da cinghia di trasmissione per la politica economica del governo. Sono istituti di cultura. E, anche se sono organi di governo, dovrebbero restare liberi di proporre tutta la gamma della cultura italiana, visto che anche l'Italia è una democrazia.
"Il British Council in Italia è impegnato nella promozione e diffusione della conoscenza delle arti in Gran Bretagna. L'obiettivo è quello di far percepire la varietà e lo spessore di una società multiculturale attraverso la promozione della creatività e della mobilità di artisti, autori, attori ed altri professionisti": recita così lo statuto dell'istituto britannico. Tradizionalmente la rete del "British" svolge un lavoro di "alfabetizzazione" degli stranieri alla lingua inglese. Ma, a scavare nei suoi programmi, si scopre che si muove sul terreno della ricerca scientifica tra un accordo, per esempio, con il nostro Murst. E funge da centro di organizzazione culturale: a Napoli, per esempio, la mostra in corso di Julian Germain, in varie città italiane i prossimi incontri con lo scrittore Tim Parks. C'è posto, sì, anche per il design: ma, anziché piazzare marchi industriali, il British Council milanese propone in questi giorni i lavori degli studenti dell'Università di Northumbrla.
"L'Istituto Cervantes è l'istituzione ufficiale spagnola… oggi è la più estesa organizzazione mondiale dedicata all'insegnamento dello spagnolo": così recita, invece, lo statuto iberico. Il Cervantes, il cui scopo principe quindi resta la diffusione della lingua, ha sostituito nel '94 il cinquantennale Istituto Español de Cultura.
"I centri del Goethe Institut inter Nationes in Italia favoriscono informazioni, contatti, interscambio e collaborazione fra l'Italia e la Germania in settori fondamentali della cultura …" recita lo statuto tedesco. Oltre ai corsi di lingua, i Goethe tradizionalmente offrono rassegne di cinema, mostre, incontri con scrittori.
Clicca su:
http://www.goethe.de/it/rom/itindex.htm
http://www.britishcouncil.it/ita/index.htm
http://www.cervantes.es/internet/centros/roma.html
http://www.france-italia.it/ita/culture/culture_01.htm


Data inserimento in rete: venerdì, aprile 05, 2002
IIC Washington - Agenzia del 06/04/02

Domani in tivù - L’enigma rivelato dell’uomo di ghiaccio

(Il Giornale di Vicenza) - Roma. Il giallo dell'uomo di ghiaccio sarà svelato, domani domenica, sulle tv di decine di Paesi in Europa, in Asia e in America Latina, da Discovery Channel (in Italia, il programma andrà in onda alle 20). « Ultimate Guide: Iceman » è un documentario di un'ora realizzato per Discovery Channel da Brando Quilici: presentato nell'auditorium dell'Ambasciata d'Italia di Washington, per iniziativa dell'Istituto di Cultura italiano, ha ricevuto, da un folto pubblico, una calorosa accoglienza. Alla proiezione, erano presenti, fra gli altri, responsabili di Discovery Channel (Steven Manuel e Maurice Paleau), Quilici e Alex Susanna, direttore del Museo di Archeologia di Bolzano, dove Oetzi, l'uomo di ghiaccio, è custodito e reso accessibile al pubblico.
Il documentario, che negli Stati Uniti è stato proiettato il 25 marzo, esamina varie ipotesi sulla vita e, soprattutto, la morte di Oetzi, ne esclude alcune e ne privilegia altre, giungendo a una conclusione precisa con una tecnica quasi da film giallo: l'uomo di ghiaccio morì di morte violenta, ucciso da una freccia, e ingaggiò una lotta con un coltello per difendersi.
Il documentario si basa sui più recenti studi su Oetzi, una mummia vecchia di 5.300 anni e naturalmente conservata, ritrovata una decina d'anni or sono, nel settembre del 1991.
Quilici, ha detto lo stesso produttore al pubblico americano, sta già preparando un seguito: sarà pronto fra un anno e fa sperare in nuove rivelazioni.


Data inserimento in rete: giovedì, aprile 04, 2002
IIC Caracas - Agenzia del 05/04/02

UTO UGHI IN CONCERT IN CARACAS
The Italian Cultural Institute in Caracas has organized a violin concert for May

(News ITALIA PRESS) Caracas – Violinist Uto Ughi , accompanied by Maestro Alessandro Specchi, will perform a concert organized by the Italian Cultural Institute(IIC) in Caracas. The concert will take place on May 27th at the Teatro Teresa Carreño.
Uto Ughi was born in Busto Arsizio in the province of Varese and demonstrated enormous talent from when he was just a child. When he was just seven years old, he awed audiences by performing Bach’s Chaconne from the second Partita and a few of Paganini’s Caprices. At the age of 12, critics already considered him to be an artistically and technically mature concert violinist.
This Lombard violinist always performs with his two priceless violins: a 1744 Guaneri del Gesù and a 1701 Stradivarius, which has been nicknamed Kreutzer after the violinist to which Beethoven dedicated his famous Sonata.
Ughi’s talent, which he perfected through advanced studies with George Enescu, has brought him to perform around the world with some of the most important international symphonies. He has performed as a soloist under such conductors as Rozhdestvenskj, Rostropovich, Sinopoli e Mehta. News ITALIA PRESS


IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 04/04/02

ITALIANI ALL’ESTERO / DUE INIZIATIVE PARLAMENTARI DEI DS: COMITES E ISTITUTI DI CULTURA

ROMA \ aise \ Il Gruppo Ds-l’Ulivo per iniziativa di Valerio Calzolaio ha presentato alla Camera due importanti proposte di legge che interessano gli italiani all’estero. La prima riguarda la riforma della legge sui Comites, che riveste carattere di urgenza per l’esigenza di cogliere i tempi del rinnovo previsti per la primavera del 2003. Il disegno di legge innesta sull’impianto della legge esaminata per ben tre volte dai due rami del Parlamento nella scorsa legislatura una serie di modifiche rivolte a rafforzare l’autonomia, il peso e le capacità operative dei Comites. La seconda proposta è relativa alla riforma degli Istituti italiani di cultura, importanti strumenti di promozione della cultura italiana nel mondo. Questa proposta di legge cade nel vivo delle recenti polemiche avanzate da esponenti governativi sulla sostituzione di alcuni direttori messi in discussione per iniziative considerate politicamente non corrette. Il disegno di legge mira a riorganizzare gli Istituti di cultura sulla base della loro autonomia scientifica, programmatica e organizzativa. A tal fine viene ipotizzata la creazione, presso il Ministero degli Affari Esteri, di un dipartimento per la cultura, la lingua e l’immagine dell’Italia nel mondo. Questo Dipartimento è diretto da un dirigente e da un Consiglio di amministrazione ed è assistito da un comitato scientifico composto da alte personalità della vita culturale, scientifica e pedagogica del Paese. (aise)


IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 04/04/02

(Italcult) Si riporta qui di seguito il testo del progetto di legge di iniziativa parlamentare, DISPOSIZIONI IN MATERIA DI RIORGANIZZAZIONE DEGLI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA ALL'ESTERO, presentato dall'On. Valerio Calzolaio (Dem.-Sin.-Ulivo), i cui punti salienti possono essere così riassunti:
- istituzione di un Dipartimento per la cultura, la lingua e l'immagine dell'Italia nel mondo presso il Ministero degli Affari Esteri;
- i direttori degli Istituti di Cultura sono designati dal Capo del Dipartimento e sono scelti tra:
1) il personale di ruolo del Ministero degli Affari Esteri, inquadrato nei ruoli dell'APC alla data di entrata in vigore della legge, in base alla valutazione del lavoro svolto e dei risultati raggiunti;
2) personalità di "chiara fama", al di fuori dei ruoli e dei concorsi, scelte sulla base di piani triennali di missione. Il numero dei posti disponibili per i "chiara fama" e le relative sedi vengono stabiliti in base a piani di organizzazione del Dipartimento;
3) vincitori di concorsi pubblici.
Detti incarichi direttivi hanno la durata di tre anni e possono essere rinnovati una sola volta per ulteriori tre anni.
- Riduzione del numero degli IIC e potenziamento degli IIC di importanza strategica;
- Nomina di addetti culturali di ruolo e onorari presso Ambasciate e Consolati Generali dove non ci sono IIC;
- Inquadramento del personale degli IIC, salvo gli addetti onorari, nelle locali strutture diplomatiche. (Italcult)

XIV LEGISLATURA
CAMERA DEI DEPUTATI
PROGETTO DI LEGGE - N. 2209
d'iniziativa dei deputati
CALZOLAIO, SERENI, SPINI
Iniziativa Parlamentare: On. Valerio Calzolaio (Dem.Sin.-Ulivo)
Cofirmatari : On. Marina Sereni (Dem.Sin.-Ulivo), On. Domenicantonio Spina Diana (Forza Italia)

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI RIORGANIZZAZIONE DEGLI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA ALL'ESTERO

Presentata in data 22 Gennaio 2002; annunciato nella seduta n.85 del 23 Gennaio 2002

RELAZIONE
Onorevoli Colleghi! - Gli Istituti italiani di cultura all'estero rappresentano l'immagine, la storia, la cultura di tutti i secoli, antica e contemporanea, la lingua del nostro Paese. Essi sono dunque agenzie di estrema rilevanza, la cui attività influenza la percezione dell'identità e dell'immagine italiana, toccando tutti gli aspetti della presenza italiana nel mondo, anche nei settori non direttamente connessi con la cultura. Sugli Istituti italiani di cultura all'estero ricade dunque la responsabilità di formare e diffondere l'immagine italiana, in un mondo di comunicazioni che si orienta in misura molto grande sulla qualità dell'immagine. A tale fine gli Istituti devono essere sostenuti con una ridefinizione della loro missione ed un sistema di connessioni con il Paese (la sua struttura sia istituzionale che culturale), adeguatamente ricca e articolata. Si propone che sia costituito a tale fine, presso il Ministero degli affari esteri, un Dipartimento per la cultura, la lingua e l'immagine dell'Italia nel mondo. La costituzione del Dipartimento, in luogo della già esistente Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale dovrà assolvere alla necessità di dare personalità ben distinta, e chiara autonomia di funzione e missione, al punto di raccordo, progettazione e pianificazione di tutta l'attività culturale italiana all'estero.
Il capo del Dipartimento potrà essere scelto in base alla chiara fama, al più alto livello di competenza culturale e professionale, anche al di fuori della carriera direttiva del Ministero degli affari esteri. La sua designazione dovrà essere presentata, per un parere, alle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Il capo del Dipartimento è assistito da un consiglio di amministrazione composto da sette membri nominati dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro degli affari esteri, dai Ministri per i beni e le attività culturali, dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Egli è affiancato da un comitato scientifico costituito da non meno di tre e non più di cinque componenti scelti fra le più note personalità della vita culturale, artistica, scientifica e pedagogica del Paese. Essi sono nominati sentito il parere delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Il personale degli Istituti italiani di cultura all'estero potrà essere scelto, sulla base di un concorso per titoli, fra il personale in servizio presso i Ministeri degli affari esteri, dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per i beni e le attività culturali e delle attività produttive Potranno partecipare allo stesso concorso per titoli i docenti di ruolo delle scuole di ogni grado della Repubblica. I titoli per la partecipazione al concorso sono indicati nel bando del concorso stesso, restando comunque titolo indispensabile il diploma di laurea, valutato anche in base al punteggio conseguito. E' anche possibile assumere personale in loco per contratto.
I direttori degli Istituti italiani di cultura all'estero saranno designati dal capo del Dipartimento che ne sottoporrà la nomina al consiglio di amministrazione. Essi saranno scelti fra il personale attualmente nei ruoli del Ministero degli affari esteri - Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale, in base alla valutazione del lavoro svolto e dei risultati raggiunti negli incarichi del precedente livello. Inoltre, essi potranno essere scelti fra il personale selezionato in base ai concorsi sopra indicati ed a concorsi e ruoli precedenti alla data di entrata in vigore della legge; potranno essere designati, altresì, al di fuori dei citati percorsi funzionali, "per chiara fama".
Il responsabile e il consiglio di amministrazione, sulla base di materiali e indicazioni forniti dal comitato scientifico, formuleranno un piano triennale di "missione" per gli Istituti italiani di cultura all'estero nelle diverse aree del mondo. E' evidente che tale missione non potrà essere identica a New York e Nuova Delhi, e che i piani dovranno tenere fortemente conto della dislocazione storica e ambientale, della presenza e consistenza delle comunità italiane e di emigrati italiani, nonché degli interessi italiani nell'area. Il piano triennale, che comporta anche conseguenti criteri di selezione del personale scelto per titoli e di quello scelto per "chiara fama", sarà oggetto di presentazione mediante audizione del responsabile del Dipartimento, alle Commissioni competenti dei due rami del Parlamento. E' prevista anche la nomina di un Comitato per il coinvolgimento degli utenti e delle associazioni.
E' evidente e necessaria una riduzione del numero degli Istituti italiani di cultura all'estero, per rafforzarne la visibilità e l'efficacia di azione in alcune sedi strategiche. La presente proposta di legge affida tale compito al lavoro critico e organizzativo ed alla competenza del costituendo Dipartimento, del suo capo, del suo consiglio di amministrazione e del comitato scientifico che lo affianca. Allo stesso modo la presente proposta di legge demanda al lavoro di ricerca, inchiesta, dibattito e decisione del Dipartimento la questione (che non può essere decisa in linea generale e una volta per tutte) del rapporto fra attività di rappresentazione e diffusione della cultura italiana nel mondo e attività di insegnamento della lingua. Vi sono infatti legami, tradizioni, impegni e ragioni molto diversi fra Paese d'origine e Paese ospite, che di volta in volta possono consigliare l'orientamento delle risorse in direzione dell'uno, dell'altro impegno o di entrambi. Si evita in tale modo di dare per scontato che tutti possano fare tutto dovunque, come si è sostenuto impropriamente in passato, provocando carichi insostenibili e molti errori.
Il personale degli Istituti italiani di cultura all'estero e i rispettivi direttori (sia di ruolo che scelti per "chiara fama") sono inquadrati, dal punto di vista amministrativo, nelle locali strutture diplomatiche, e dovranno coordinarsi con esse, tenendo conto che la rappresentanza legale della Repubblica italiana spetta comunque all'ambasciatore o al diplomatico più alto in grado sul posto. Ma dal punto di vista dei programmi, dei criteri e della organizzazione del lavoro, gli Istituti e chi li rappresenta, ricevono istruzioni e programmi dal Dipartimento e ad esso rendono conto con rapporti semestrali. In caso di contestazione o disaccordi sul posto, il capo della delegazione diplomatica ha la responsabilità immediata della decisione. Egli dovrà informare al più presto il Dipartimento della sua decisione, motivando le ragioni e proponendo la soluzione alla situazione contestata. A sua volta il capo dell'Istituto italiano di cultura all'estero offrirà al consiglio di amministrazione del Dipartimento le sue ragioni documentate e si atterrà alla decisione finale del consiglio stesso. Poiché, con le decisioni di riduzione del numero degli Istituti, molte sedi resteranno scoperte, la presente proposta di legge propone l'istituzione dell'addetto culturale, che in alcune sedi di ambasciata e consolari potrà divenire il punto di riferimento delle attività culturali italiane, con le seguenti caratteristiche:

a) gli addetti culturali saranno scelti dalle stesse liste e con le stesse caratteristiche del personale degli Istituti italiani di cultura all'estero;

b) essi avranno una dipendenza organica dall'ambasciata o dal consolato, ma un rapporto di coordinamento e comunicazione diretta (quanto ai programmi) con il Dipartimento;

c) è prevista, in condizioni che saranno proposte dal Dipartimento e decise dal Ministro degli affari esteri, l'istituzione di posizioni di addetto culturale onorario. Si tratta di posizioni non retribuite ma formalmente annunciate e riconosciute dalla delegazione diplomatica italiana; tali addetti saranno scelti fra esperti di cultura italiana di provata reputazione sul posto e sotto la diretta responsabilità del rappresentante diplomatico italiano. Ciò consentirà il costituirsi di utili legami con le istituzioni culturali del Paese ospite che si occupano di lingua e cultura italiana (università, centri di studi superiori, istituzioni scolastiche) in modo competente e ad un livello apprezzabile.

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

1. E' istituito presso il Ministero degli affari esteri il Dipartimento per la cultura, la lingua e l'immagine dell'Italia nel mondo, di seguito denominato "Dipartimento". Il Dipartimento assolve al compito di organizzare, guidare e coordinare l'attività culturale italiana all'estero. Il capo del Dipartimento è scelto in base alla chiara fama ed al più alto livello di competenza culturale e professionale, anche al di fuori della carriera direttiva del personale del Ministero degli affari esteri.
2. Il Ministro degli affari esteri sottopone la designazione del capo del Dipartimento, con la documentazione e i titoli relativi, al parere delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, e alla approvazione del Consiglio dei ministri.

Art. 2.

1. Il capo del Dipartimento è assistito da un consiglio di amministrazione, che presiede. Tale consiglio è composto da sette membri. Essi sono nominati, rispettivamente, uno dal Presidente del Consiglio dei ministri, uno dal Ministro degli affari esteri, uno dal Ministro per i beni e le attività culturali e due dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, dei quali uno in rappresentanza del settore dell'università e della ricerca. Due componenti sono indicati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e dal Consiglio generale degli italiani all'estero, di cui all'articolo 17 della legge 18 giugno 1998, n. 198.
2. Il capo del Dipartimento è altresì assistito da un comitato scientifico composto da non meno di tre e non più di cinque componenti scelti fra le più note personalità della vita culturale, scientifica e pedagogica del Paese. Essi sono nominati dal capo del Dipartimento, sentito il parere delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Art. 3.

1. Il Dipartimento definisce l'organizzazione, le attività e l'organico degli Istituti italiani di cultura all'estero, decidendo, in base ai programmi generali ed alle risorse disponibili, il numero e la dislocazione di tali Istituti. Predispone altresì modi diversi di operare per la cultura, la lingua e l'immagine italiane nei luoghi del mondo in cui il Dipartimento non può valersi della presenza di Istituti italiani di cultura.

Art. 4.

1. Il personale degli Istituti italiani di cultura all'estero è scelto, mediante un concorso per titoli, fra il personale in servizio presso i Ministeri degli affari esteri, dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per i beni e le attività culturali e delle attività produttive. Può partecipare allo stesso concorso per titoli il personale docente di ruolo di tutti i gradi di insegnamento nelle scuole della Repubblica. I titoli per la partecipazione al concorso sono indicati nel bando, restando comunque titolo indispensabile il diploma di laurea, valutato anche in base al punteggio conseguito.

Art. 5.

1. Gli istituti italiani di cultura all'estero, per lo svolgimento delle proprie attività e previa autorizzazione del Dipartimento, possono assumere personale a contratto, anche di cittadinanza non italiana, entro il limite massimo di settecento unità, da adibire a mansioni di concetto, esecutive ed ausiliarie.
2. Il personale a contratto, di cui al comma 1, assunto con le modalità in uso per i contrattisti delle rappresentanze diplomatiche e consolari, è parificato a questi ultimi dal punto di vista normativo e retributivo.
3. Per ulteriori specifiche esigenze gli Istituti italiani di cultura all'estero possono utilizzare, nei limiti dei rispettivi bilanci, personale aggiunto a contratto rispetto al contingente di cui al comma 1, previo parere dell'autorità diplomatica locale e autorizzazione del Dipartimento.
4. Gli Istituti italiani di cultura all'estero, d'intesa con il Dipartimento, organizzano corsi di formazione ed aggiornamento del personale di cui al comma 1.

Art. 6.

1. I direttori degli Istituti italiani di cultura all'estero sono designati dal capo del Dipartimento, che ne sottopone la nomina al consiglio di amministrazione, sentito il parere delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Essi sono scelti fra il personale di ruolo del Ministero degli affari esteri, che, alla data di entrata in vigore della presente legge, fa capo alla Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale del medesimo Ministero, in base alla valutazione del lavoro svolto e dei risultati raggiunti nei precedenti incarichi. Sono scelti, altresì, fra il personale selezionato in base ai concorsi di cui all'articolo 4.
2. Il capo del Dipartimento può proporre al consiglio di amministrazione, sentito il parere delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, i nomi di candidati scelti, al di fuori dei ruoli e dei concorsi, per chiara fama. Il numero dei posti disponibili per tali nomine e le relative sedi sono preventivamente stabiliti dal consiglio di amministrazione, sentito il parere motivato del comitato scientifico, in base ai piani di organizzazione del Dipartimento.
3. Tutti gli atti relativi ai concorsi, alle selezioni per chiara fama, alla designazione, alle nomine ed ai richiami in sede del personale di cui al presente articolo sono pubblici.

Art. 7.

1. Il capo del Dipartimento e il consiglio di amministrazione, sulla base delle indicazioni e delle proposte del comitato scientifico, formulano un piano triennale di missione per gli Istituti italiani di cultura all'estero nelle diverse aree del mondo. I piani devono tenere conto della dislocazione storica e ambientale dei centri italiani di cultura, della presenza e consistenza delle comunità di lingua e di origine italiana, e degli interessi italiani nell'area. I piani devono, altresì, tenere conto dei piani-Paesi elaborati dai comitati degli italiani all'estero e dal Consiglio generale degli italiani all'estero, in collaborazione con le autorità diplomatiche e consolari.
2. Il piano triennale di cui al comma 1, che comporta conseguenti criteri di selezione del personale scelto per concorso e di quello scelto per chiara fama, è comunicato alle competenti Commissioni parlamentari dei due rami del Parlamento.
3. La durata delle nomine di cui agli articoli 4 e 6 non può essere inferiore alla durata del piano triennale, salvo ragioni che sono accertate e rese pubbliche dal consiglio di amministrazione del Dipartimento. Gli incarichi direttivi possono essere rinnovati una sola volta, ovvero per la durata del successivo piano triennale.
4. Il piano triennale comprende altresì la ridefinizione del numero e della dislocazione degli Istituti italiani di cultura all'estero, nonché la eventuale riduzione del numero delle sedi, al fine di definire e dare maggiore prestigio agli Istituti di importanza strategica. Il piano triennale definisce, altresì, la missione degli Istituti in merito alla distribuzione di risorse fra gli interventi per la diffusione della cultura e per l'insegnamento della lingua italiana.

Art. 8.

1. Nell'ambito di ciascun Istituto italiano di cultura all'estero è costituito un comitato di partecipazione con lo scopo di coinvolgere gli utenti e le associazioni culturali e di rappresentanza della comunità nella scelta, nell'impostazione e nella realizzazione delle iniziative. Il comitato è nominato, previa ampia consultazione, dal direttore dell'istituto, che sceglie i componenti tra le associazioni presenti localmente, con particolare considerazione per quelle espresse dalla comunità di origine italiana, tra gli utenti impegnati nella vita dell'Istituto e tra i rappresentanti degli enti e delle istituzioni culturali locali. Il comitato concorre allo sviluppo dell'attività dell'Istituto e può avanzare proposte e pareri in ordine alla definizione dei programmi triennali e annuali delle iniziative dal medesimo promosse.

Art. 9.

1. Il Dipartimento può proporre al Ministro degli affari esteri la nomina di addetti culturali presso le ambasciate di consolati generali in Paesi in cui non vi siano, o abbiano cessato di funzionare, Istituti italiani di cultura all'estero. Gli addetti sono scelti dalle stesse liste e con le stesse caratteristiche e criteri del personale degli Istituti italiani di cultura all'estero, ad esclusione delle nomine per chiara fama.
2. Le nomine di cui al comma 1 sono approvate con le stesse modalità utilizzate per le nomine del personale degli Istituti italiani di cultura all'estero.

Art. 10.

1. E' prevista, nelle situazioni ed alle condizioni individuate dal capo del Dipartimento e dal consiglio di amministrazione e approvate dal Ministro degli affari esteri, l'istituzione della posizione di addetto culturale onorario presso ambasciate e consolati generali in cui non sia possibile operare attraverso le modalità indicate dall'articolo 9.
2. L'addetto di cui al comma 1 è scelto fra gli esperti locali di cultura e lingua italiane di riconosciuto valore e di provata reputazione nelle istituzioni culturali del luogo. Egli può essere cittadino italiano o cittadino del Paese ospite; svolge una funzione consultiva, indicando gli interventi e le iniziative culturali e linguistiche da effettuare nell'area, e realizzandoli di volta in volta dopo specifica indicazione del capo della delegazione diplomatica italiana all'estero, sentito il Dipartimento, senza oneri o competenze economiche.

Art. 11.

1. Il personale degli Istituti italiani di cultura all'estero, sia di ruolo che nominato per chiara fama, e gli addetti culturali, salvo l'addetto di cui all'articolo 10, sono inquadrati, dal punto di vista amministrativo e contabile, nelle locali strutture diplomatiche. Essi sono tenuti a coordinarsi con tali strutture tenendo conto che la rappresentanza legale della Repubblica spetta all'ambasciatore o al diplomatico più alto in grado nel luogo in cui opera l'Istituto italiano di cultura all'estero o in cui l'addetto culturale svolge le sue funzioni.
2. Dal punto di vista dei programmi, dei criteri, della organizzazione del lavoro e dei relativi bilanci preventivi e consuntivi, gli Istituti italiani di cultura all'estero e chi li rappresenta, nonché gli addetti culturali, nei luoghi in cui essi operano, ricevono istruzioni relativamente alla loro complessiva attività dal Dipartimento. Ad esso inviano proposte di programmazione e di intervento che devono essere approvate dal Dipartimento insieme ai bilanci; al Dipartimento essi rendono conto tramite rapporti semestrali.
3. In caso di contestazione o dissenso sul posto, il capo della delegazione diplomatica italiana ha la responsabilità immediata della decisione. Egli è tenuto comunque ad informare al più presto il capo del Dipartimento, motivando le ragioni del dissenso e proponendo la soluzione della situazione contestata. A sua volta il direttore dell'Istituto italiano di cultura all'estero o l'addetto culturale espone al capo del Dipartimento le sue ragioni documentate e si attiene alla decisione finale del consiglio di amministrazione del Dipartimento.

Art. 12.

1. Il Dipartimento predispone, entro tre mesi dalla sua istituzione, apposite norme per disciplinare i rapporti tra il Dipartimento stesso e gli Istituti italiani di cultura all'estero, nonché lo svolgimento delle attività, le prerogative del personale assunto in loco e ogni altra questione attinente alle attività degli Istituti medesimi. Tali norme sono approvate con decreto del Ministro degli affari esteri.

Art. 13.

1. Tutti gli atti relativi alla conduzione dell'attività di presentazione e diffusione della cultura e della lingua italiane all'estero sono pubblici e sono accessibili a chi ne faccia richiesta nei modi indicati con regolamento adottato dal Ministro degli affari esteri ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Per ciascun anno di lavoro il Dipartimento provvede alla pubblicazione di un annuario delle attività per la diffusione della cultura, della lingua e della immagine italiane all'estero. L'annuario fornisce una relazione su tutti gli aspetti e le funzioni del Dipartimento, i piani proposti, i programmi svolti, gli organici del personale, le specifiche competenze di ogni funzionario in ciascun Istituto italiano di cultura all'estero, nonché i rapporti dei direttori degli Istituti e degli addetti culturali sul lavoro svolto ed i programmi in preparazione nelle diverse aree del mondo. L'annuario contiene, altresì, un rapporto sullo stato dell'insegnamento della lingua italiana, le opinioni espresse dal comitato scientifico sulle diverse questioni nel corso dell'anno, le ragioni delle nomine e delle revoche delle nomine stesse ed il rapporto annuale del capo del Dipartimento.


IIC Salonicco - Agenzia del 04/04/02

La "vera storia" del Capitan Corelli raccontata all'Istituto italiano di cultura di Salonicco dal giornalista Mario Cervi, ex direttore del Giornale.

(Italcult) Venerdì 5 aprile 2002, alle ore 20.00, presso l’Istituto Italiano di Cultura, si terrà una conferenza intitolata La vera storia del Capitan Corelli ovvero una rivisitazione storica della guerra di Grecia del 1940-43.
L’idea di approfondire dal punto di vista storico la genesi di una guerra tanto inaspettata quanto assurda è nata dal recente successo internazionale del film “Il mandolino del Capitan Corelli” che ha riproposto in termini di grande spettacolarità, ma di scarsa aderenza storica, uno dei fatti più drammatici e vergognosi della seconda guerra mondiale: la strage di Cefalonia (9000 morti) compiuta dai soldati tedeschi a danno dei militari italiani, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
La presenza dei soldati italiani in Grecia negli anni 1940-43 viene spesso rievocata da quanti sono stati testimoni di quegli anni, ma mai con ostilità. Gli italiani infatti, pur essendo stati inviati da una dittatura a conquistare un Paese amico, si sono fatti apprezzare per la loro umanità e simpatia, sia nel periodo in cui erano invasori e ancora di più quando collaborarono con la resistenza greca nella lotta di liberazione.
Il conferenziere invitato è Mario Cervi, uno dei massimi esponenti del giornalismo italiano, storico e autore di una “Storia della Guerra di Grecia”, saggio con cui, valendosi di una ricca documentazione originale tratta dagli archivi storici, ricostruisce le fasi salienti della guerra italo-greca del 1940-43.
Come prologo della conferenza sarà proiettata su grande schermo una eccezionale intervista esclusiva che Amos Pampaloni, il “vero” Capitan Corelli, ha voluto dalla sua casa di Firenze dedicare al pubblico greco e in particolare agli amici dell’Istituto di Cultura di Salonicco.
Questo grande vecchio di 92 anni, superstite della strage di Cefalonia, amico della Grecia da una vita, stupisce per la vivacità dei suoi ricordi, per il calore dei suoi sentimenti e per la lucidità dei suoi giudizi. (Italcult)


IIC Beirut - Agenzia del 04/04/02

NASCE L’ASSOCIAZIONE DEI LIBANESI LAUREATI IN ITALIA
Iniziativa dell’Istituto Italiano di cultura

(News ITALIA PRESS) Beirut – Nasce l’associazione dei libanesi laureati in Italia. A promuovere il primo incontro, che si terrà sabato 6 aprile presso l’ambasciata italiana a Beirut, è l’istituto italiano di cultura all’estero. Nicola Firmani, Direttore dell’Istituto e addetto culturale dell’ambasciata, spiega che: “l’idea è venuta perché associazioni del genere ci sono in tutto il mondo e per riunire coloro che hanno imparato una professione in Italia e che magari abitano nello stesso palazzo senza saperlo. Il fine è quello di creare un’occasione di incontro per presentare le attività e le iniziative dell’ambasciata italiana e favorire il dialogo fra Italia e Libano”.
Osserva, infatti Firmani: “Speriamo che da questi incontro scaturiscano occasioni di collaborazione e di amicizia”. Da un primo censimento dovrebbero essere 500 i laureati in Italia e circa la metà è attesa ai lavori di sabato prossimo. ”Questa –ribadisce il Direttore- non è una manifestazione elitaria, riservata a quanti si sono laureati in Italia, ma anche a coloro che non hanno portato a termine gli studi”.
Da una prima analisi dei diplomi, i libanesi in Italia hanno in prevalenza conseguito lauree in ambito scientifico, come medicina, farmacia, ingegneria o architettura, e in minore numero risultano i laureati in materie umanistiche. L’associazione dei “laureati” libanesi in Italia, non avrà obblighi di iscrizione. Quanto ai programmi sociali, spiega il Direttore dell’Istituto: “Faremo circa tre incontri annuali per informare tutti i soci delle attività dell’ambasciata e per favorire contatti con l’Italia. Non escludiamo che questa potrebbe essere un volano per lo sviluppo di affari fra imprese libanesi e italiane, ma non è l’obiettivo principale. Lo scopo della riunione, cui parteciperà anche l’ambasciatore Giorgio Cassini, è quello di fare incontrare persone che hanno avuto alle spalle un’esperienza nel nostro paese per utilizzare al meglio le potenzialità che l’Italia ha contribuito a formare”. News ITALIA PRESS


IIC Istanbul - Agenzia del 04/04/02
TURCHIA: CINEMA ITALIANO ALL'IS. IT. DI CULTURA DI ISTANBUL

Istanbul, 4 apr. - (Adnkronos) - Si apre oggi presso la Sala Teatro dell'Istituto italiano di cultura di Istanbul in Turchia, il XIV Festival Internazionale del Cortometraggio. La manifestazione, realizzata dall'Istituto italiano di cultura di Istanbul in collaborazione con l'Associazione culturale dei Fotografi e Cineasti di Istanbul (IFSAK), si concluderà il 10 aprile prossimo. Le proiezioni avverranno nelle Sale dell'Istituto Italiano di Cultura e nel Centro Culturale Francese. L'Italia parteciperà con i seguenti corti: Amami, Ciccio Colonna, Il Bacio, La Contessa, Terzo e Mondo.


Farnesina - Elzeviro del 04/04/02
Elzeviro Diplomazia italiana
Cultura e tradizione il nostro passaporto

di Giancarlo Lunati

Corriere della Sera, 4 aprile 2002

Chi ha viaggiato per il mondo promuovendo prodotti italiani ha certamente frequentato le nostre ambasciate e i nostri consolati all'estero; e non sempre è stato aiutato nel suo lavoro, anche se l'accoglienza era inappuntabile. Qualche volta si notava addirittura un certo fastidio di ambasciatori e consoli nel trovarsi coinvolti in operazioni commerciali. Cosicché dal fastidio dell'interlocutore derivava una punta d'irritazione in chi s'impegnava sul mercato mondiale per allargare spazi e conquistare nuove quote.
Queste vicende alcuni di noi le hanno vissute sulla propria pelle. Ma al ritorno a casa, riflettendoci su, ci si diceva che comunque ciascuno deve svolgere al meglio il proprio compito e che, probabilmente, quello dei diplomatici era un mestiere diverso. Anche se alcuni di loro, rappresentanti di altri grandi Paesi, erano più simili a dirigenti commerciali che a funzionari in feluca e spadino. Cosa pensare dunque? Gli Usa, per esempio, vendono se stessi attraverso tutti i canali disponibili, e infatti l'immagine degli Stati Uniti d'America è quella di una grande struttura produttiva, la maggiore del mondo, paradigma per tutti d'impegno e di sfida, di sviluppo industriale e di creazione di ricchezza.
L'Italia è nota al mondo per diverse e più antiche ragioni, anche se la sua vivacità produttiva è tutt'altro che marginale. Chi la rappresenta all'estero ne deve certamente tener conto. L'immagine del nostro Paese è però molto diversa da quella di altre importanti realtà industriali. Quella più pervasiva e diffusa è legata alla sua tradizione culturale e artistica. Lo straniero che viene in Italia e vuol conoscerla viaggia per città d'arte e musei, ritornando in patria senz'altro arricchito spiritualmente. Tutto cambia, è ovvio, e oggi l'Italia esprime anche al vertice politico un carattere di aggressività nuovo e insolito: probabilmente siamo all'inizio di un cammino che punta ad altri valori, poco coltivati in passato.
Quante volte ci siamo detti che la nostra storia imprenditoriale poco aveva ricevuto da quello spirito dell'etica protestante che ha sempre esaltato la creazione della ricchezza come un segno della grazia divina! E quante volte ce ne siamo rammaricati!
Ma guardiamo al presente ed esaminiamo la situazione. Ci sono già stati, nella seconda metà del secolo scorso, grandi industriali, come Adriano Olivetti, che portarono nel mondo un'immagine più variegata e complessa della penisola, fatta anche di prodotti eccellenti tecnicamente oltre che belli artisticamente, tant'è che alcuni di essi, ben ricordati, compaiono in importanti musei quale quello dell'arte moderna di New York. Lo stesso industriale coinvolgeva, per la costruzione delle proprie fabbriche, in Italia o in Sudamerica, grandi e famosi architetti. L 'immagine del nostro Paese balzava, così, nuova e contemporaneamente radicata nel suo tradizionale culto della bellezza.
I nostri diplomatici hanno una formazione umanistica, che non dev'essere trascurata, rappresentando valori ancora sentiti ovunque. Anche l'alto «civil servant» inglese, non dimentichiamolo, ha una cultura radicata nella miglior tradizione europea, a partire dalla classicità greco-romana. Va da sé che un ambasciatore italiano, in questo terzo millennio, non .potrebbe e non dovrebbe comportarsi come persona che si trova a disagio tra
gli imprenditori e a proprio agio solo tra politici, scrittori e artisti. Tuttavia dovrebbe sempre ricordare che nelle capi tali estere rappresenta un Paese che ha dato al mondo una parte sostanziale dell'attuale civiltà e che spesso viene ora vilipeso per la cattiva nomea procuratagli dalli pur minima percentuale di quanti hanno esportato fuori dai confini pessimi comportamenti e costumi.
Se dunque il nostro Paese vuole esprimere all'estero il meglio di sé non dovrebbe mai dimenticarsi di rappresentare tuttora una componente primaria della civiltà e della cultura mondiale. Vorremmo perciò ambasciatori d'alto livello culturale, aperti al nuovo e consapevoli di essere esponenti di una realtà complessa, vorremmo cioè il meglio che il nostro Paese possa esprimere, dunque non degli snob infastiditi, ma neppure dei commessi viaggiatori.


IIC Zurigo - Agenzia del 04/04/02

IS. IT. CULTURA: 'DECAMERON' DI BOCCACCIO A ZURIGO

Zurigo, 4 apr. - (Adnkronos) - Si apre oggi il ciclo delle lezioni sul "Decameron" di Boccaccio presso l'Università degli Studi di Zurigo.
Il seminario intitolato "Lectura Boccaccii Turicensis", è stato organizzato dall'Istituto italiano di cultura di Zurigo e dal 'Seminario di Romanistica' dell'università di Zurigo. Le lezioni che si concluderanno il 25 aprile prossimo saranno tenute da italianisti e docenti universitari dei più importanti atenei europei, come M. Picone, L. Rossi e S. Zatti.




Data inserimento in rete: mercoledì, aprile 03, 2002
IIC Parigi - ITALIAN PAINTERS IN PARIS
From April 28

(News ITALIA PRESS, 3 aprile 2002) Paris – An artist from the region of Friuli will soon have an exhibit in Paris. Cesare Serafino, an inhabitant in the small, medieval town of Spilimbergo will be one of the protagonists of a show that will be inaugurated on April 28th at the Maison de l’Italie in Paris.
This French show will take place in an exposition space where thousands of international students arrive to study and share their experiences every year. The same show will surely then move on to such important cities as London, Madrid, and Malta.
The show was organized through a collaboration of the “Erasmo da Rotterdam” social-cultural circle in Spilimbergo, the Consulate General of Italy, the Italian Cultural Institute, the Friends of Friuli Association, and another three Parisian institutes.
Other Italian artists will be exhibiting in France during the same period, including Emilio Vedova, Piero Dorazio, Enzo Brunori, and Vittorio Sopracase.
In addition to this Parisian appointment, in recent months the activities of the Erasmo da Rotterdam in Spilimbergo have included numerous cultural events that resulted in interesting shows like the individual exhibit of artist Piero Dorazio, and the international show of mail-art that dominated the month of January in the French capital. Exclusive
News ITALIA PRESS


IIC Toronto - MARCO POLO ALL'IS. IT. DI CULTURA DI TORONTO

Toronto, 3 apr. - (Adnkronos) - "Storia - Marco Polo e l'incontro dell'Oriente con l'Occidente". E' questo il titolo del simposio internazionale su Marco Polo che si svolgerà dal 25 maggio al 1 giugno prossimi nell'ambito del Congresso delle Social Sciences, organizzato dall'Università di Toronto, l'Humanities Centre, in collaborazione con l'Istituto italiano di cultura di Toronto ed il Consolato generale d'Italia in Canada. La manifestazione prevederà sia studi sugli scritti del viaggiatore veneziano, sia sulla percezione reciproca dell'Occidente e dell'Oriente.
Il simposio sarà accompagnato da due mostre: una di antichità asiatiche presso il Royal Ontario Museum di Toronto e la seconda di carte geografiche, manoscritti e libri presso la Fisher Rare Book Library di Toronto. Saranno inoltre proiettati alcuni film ispirati ai viaggi e ai racconti di Marco Polo.




IIC Rio de Janeiro - UNA SETTIMANA DEDICATA ALL’ARTE – PROTAGONISTA ACHILLE BONITO OLIVA

RIO DE JANEIRO\ aise\ 3 aprile 2002 - Una Settimana, quella che si sta svolgendo con la collaborazione dell’IIC di Rio in Brasile, tutta dedicata e concentrata sull’Arte Contemporanea. Oggi, 3 aprile, infatti è stata inaugurata, presso il Museu Nacional de Belas Artes, la mostra Azzurro Amazzonia, curata dal noto studioso e critico dell’arte degli ultimi decenni Achille Bonito Oliva. L’esposizione, che chiuderà i battenti il 3 maggio, è costituita da 30 quadri di Antonio Pedretti e 30 foto di Arthur Omar, tutte dedicate alla visione, che i due artisti hanno dell’Amazzonia e dei colori che la contraddistinguono.
Domani, 4 aprile, sarà la volta del Gruppo 63 e la nuova avanguardia, di cui parlerà professor Giorgio Patrizi, dell'Università "La Sapienza" di Roma. Torneranno ad essere protagonisti Bonito Oliva e la mostra da Lui curata, il prossimo 10 aprile, sempre presso il Museu Nacional de Belas Artes (sede espositiva della mostra Azzurro Amazzonia, con una Conferenza dello studioso L'arte oltre il 2000. (aise)


IIC Bratislava - CINEMA E MUSICA CLASSICA I PROSSIMI DUE APPUNTAMENTI CULTURALI

BRATISLAVA\ aise\ 3 aprile 2002 - Cinema e musica classica i prossimi appuntamenti di aprile dell’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava (Repubblica Slovacca). Lunedì 8 aprile verrà infatti proiettato presso il cinema Mladost in piazza di Hviezdoslav 14 SUD, il film diretto da Gabriele Salvatores, e interpretato da Silvio Orlando e Francesca Neri.
Ciro, Elia, Michele e Munir, quattro disperati disoccupati, irrompono nel seggio elettorale di un paesino del Sud perché hanno deciso di far sentire la loro protesta. Essi vogliono una casa e un lavoro, in questa zona dove impera l'onorevole Cannavacciuolo, boss politico locale e losca figura legata alla camorra, la cui faccia è stampata su tutti i manifesti che tappezzano il paese. I quattro scoprono che le schede sono truccate, quindi decidono di non mollare e si ritrovano chiusi nel seggio: sono assediati in questo luogo senza uscita dal boss, dai carabinieri e dalla Tv pronte a riprendere il sensazionale fatto di cronaca che nel frattempo è accaduto all'interno della scuola che funge da seggio elettorale. Infatti i quattro disperati hanno messo in atto un sequestro, dapprima involontario, della figlia del boss politico e di un suo occasionale accompagnatore. Ricordiamo anche la bella Colonna Sonora del Gruppo napoletano 99Posse.
Martedì 9, invece, presso il Foyer della Filarmonica slovacca si terrà il concerto Musica Aeterna. Il direttore artistico dell’evento, Peter Zajícek ha pensato ad una esibizione raffinata e colta con Pietro Antonio Locatelli, con Introduzione teatrale n. 2 in Fa magg. e l’Introduzione teatrale n.6 in Do magg.; Francesco Bartolomeo Conti per la Sinfonia in Si bemolle; Francesco Maria Veracini, Concerto in Sol min. per violino, archi e basso continuo; Francesco Geminiani, Concerto grosso in Do magg. op.7 n.3 e Concerto grosso in Do min. op.7 n. 5; Antonio Lotti, Sì sì v'intendo, cantata per soprano, archi e basso continuo e Sinfonia in Re magg. dell'opera Alessandro Severo. (aise)


Data inserimento in rete: domenica, marzo 31, 2002
Come misurare le parole (degli altri)
Strettatamente Personale
di Enzo Biagi

Corriere della Sera, prima pagina, 1 aprile 2002 - Il governo auspica che gli scrittori e gli intellettuali italiani, specialmente se vanno all’estero, evitino, per amor di patria, di essere troppo critici, o magari anche moderatamente severi, col proprio Paese, per rispetto anche al vecchio principio per cui i panni sporchi si lavano in famiglia. E soprattutto, come si dice adesso, con riguardo per la «privacy», che è diventata parola ormai di uso corrente, come «soft» o «derby»: vuol dire rispetto della vita (e anche della morte) degli altri. Circolarono a suo tempo beate visioni di Jacqueline Kennedy nuda tra le frasche di un isolotto greco; venne rivelato che anche per Fausto Coppi esistevano diversi tipi di cotta; fu scandalo quando un rispettabilissimo onorevole comunista, dopo anni di carcere, incontrò una compagna che però era già sposata.
Ma va detto che da noi le vicende sentimentali rivelate, più o meno, dalla stampa, non hanno un potere deflagrante come nei Paesi protestanti. Noi ci occupiamo di più di quello che i politici fanno di giorno che di ciò che combinano dopo cena.
Adesso Berlusconi ha fatto sapere ai suoi ministri che debbono stare zitti: anche perché è lui il grande comunicatore. O parlare solo di quello che è di loro competenza (chi sa quanti silenzi), e se appositamente interpellati. Dio ha dato la parola agli uomini; il Cavaliere, ai suoi, gliela ha tolta.
Non l’ho visto, ma mi hanno detto che anche al Maurizio Costanzo Show lo spettacolo lo ha diretto lui, come sempre, da principale interprete. Non mi sorprende e con qualche imbarazzo, mi consenta, come dice spesso, di citarmi: tanto tempo fa scrissi che, se avesse una puntina di tette, farebbe anche l’annunciatrice.
È vero che tutti ci guardiamo con simpatia, ma forse lui esagera. Si sa che i suoi autori prediletti sono Dostojevskij e Tommaso Moro; ma a considerare certi atteggiamenti (vedi l’episodio delle scarpe, tolte per dimostrare l’altezza) si direbbe invece che si è fatto su «Beautiful».


Peste&corna
Ma chi minaccia la libertà di pensiero in questa Italia?

Il Giornale di Vicenza, Domenica 31 Marzo 2002 - Avete letto sui giornali, sentito alla radio, visto in tivù quello che è successo al Salone del libro di Parigi. Avete letto, sentito e visto le dichiarazioni della ministra francese della Cultura, Catherine Tasca, figlia di quell’Angelo che nel 1929 fu espulso dal Pci perché in odore di antistalinismo. I nostri cugini d’Oltralpe, quelli almeno che militano nella sinistra, non potevano offrire uno spettacolo più vergognoso e squalificante. Perché ce l’abbiano tanto con l’Italia del Cavaliere è difficile capirlo. E ancora più difficile è capire perché ce l’abbiamo tanto i loro colleghi e nostri connazionali che pubblicano con la Mondadori e sputano sentenze, intrise di veleno, dai piccoli schermi di Mediaset. Bersaglio: il bieco Cavaliere arcoriano. La signora, o signorina, Tasca che non abbiamo il piacere di conoscere, sa benissimo - e, se non lo sa, si dimetta dalla carica che ricopre - che Berlusconi non è Mussolini, né Peron, né Pinochet. Lo sa lei e lo sanno i suoi amici, sodali e cantori italiani che temono di vedere confiscata la propria libertà. Una libertà di cui fanno il peggiore uso, sputando fiele sul centrodestra, colpevole di aver vinto democraticamente le elezioni.
Quello che scrivono queste «voci contro il regime» in bellicosi pamphlet nessuno oserebbe stamparlo e diffonderlo in una dittatura. Ce n’è capitato sotto gli occhi e sotto mano uno, edito dall’Unità, il cui titolo è tutto un programma. Un gran brutto programma, cui avremmo fatto volentieri a meno: «Non siamo in vendita». Sentite cosa esce dall’ugola di una di queste voci: «La trasfromazione progressiva della Repubblica in un governo padronale di azienda, la tendenza visibile dello stesso governo a fagocitare ogni ente o istituto concorrente nel campo primario dell’informazione e dell’espressione (radio, televisione, editoria) e la maggior parte della variopinta fabbrica della ricchezza e del consenso (pubblicità, assicurazioni, eccetera)... tutto ciò rende anche troppo motivato il tema di questo confronto (un ennesimo Forum antiberlusconiano, nda )».
Ma come si fanno a pensare, a dire, a scrivere simili baggianate? Come si fa a manipolare così disinvoltamente la verità? Come si fa ad accusare il governo - un governo liberamente eletto - di volere aziendalizzare la res publica ? Come sì fa ad accusare il premier di mettere sotto tutela, aggiogandola al carro del Polo, l’informazione? Come si fa?
E’ passato quasi un anno dal 13 maggio, quando la Casa delle libertà mise ko l’Ulivo, sloggiandolo dal Palazzo, e la Rai, ente pubblico e che i cittadini finanziano con il canone, è ancora nelle mani della sinistra. Qualcuno ha toccato Santoro? Qualcuno ha silurato Biagi? Qualcuno ha licenziato Freccero? E allora, che balle ci venite a raccontare? Qualcuno impedisce al Corriere della Sera di scrivere ciò che vuole? Alla Stampa di pubblicare cronache ed editoriali? Qualcuno ha messo la mordacchia alla Repubblica o all’ Espresso ? Qualcuno impedisce al direttore de l’Unità di lanciare invettive contro il mostro brianzolo?
E ancora: qualcuno ha impedito a quaranta registi (uno più, uno meno) di filmare l’oceanica adunata cofferatiana al Circo Massimo? Qualcuno ha strappato le bandiere del milione e passa di dimostranti? Polizia e carabinieri hanno sparato sulla folla, hanno arrestato pacifici cittadini rei di applaudire il segretario generale della Cgil? Non è successo niente e, per dirla con il profeta, tutto lascia presagire che niente succederà.
La signora, o signorina, Tasca e i nostri intellettuali al Dom Perignon e al caviale Beluga si disingannino, non si facciano illusioni. Martiri, in questa Italia del centrodestra, non diventeranno mai. Nessuno minaccia la loro libertà di pensiero e d’espressione. L’unico rischio che corrono è quello di farsi ridere dietro (e anche davanti). Di non farsi prendere sul serio dalle persone serie. E, Dio non voglia, di non farsi più leggere. E non solo perché le cose che scrivono non stanno né in cielo né in terra. Ma anche perché troppo spesso le scrivono più con i piedi che con la penna. Le loro grida di allarme e di dolore hanno un solo scopo: pubblicitario. Nessuno vuole soffocarle, ma se chi le lancia tacesse, le sue opere potrebbero cadere nell’oblio. E nell’oblio restare. Ma per fortuna c’è il Cavaliere. Maledetto e benedetto.


E Oriana querela il recensore

Avvenire, 31 marzo 2002 - Oriana Fallaci avvierà un'azione legale contro il settimanale «Famiglia Cristiana", per un articolo ritenuto «ingiurioso, diffamatorio, gravemente offensivo» nei suoi confronti. Tutto nasce da un intervento di Fulvio Scaglione sul best seller della Fallaci, «La Rabbia e l'Orgoglio» (Rizzoli), pubblicato dal settimanale il 20 febbraio scorso. Nella recensione - intitolata «La Jihad alla Fiorentina» - si definiva il pamphlet come «esile, irritante e tutto sommato sciocco», aggiungendo che a comprare il libro sarebbero cittadini di «un'Italia infingarda e smidollata». Contro tutta questa serie di affermazioni, Oriana Fallaci ha deciso di citare in giudizio «Famiglia Cristiana» tramite i suoi avvocati italiani, dichiarandosi amareggiata dal fatto di essere stata accusata dal settimanale di esibizionismo ed egocentrismo, nonostante il fatto che da oltre un decennio viva autoreclusa nella sua casa di New York. Intanto continua il successo editoriale di «La Rabbia e l'Orgoglio», che, secondo i dati diffusi da Rizzoli, ha già venduto 820 mila copie, rimanendo saldamente in testa alle classifiche librarie da metà dicembre. Intanto si preparano le traduzioni previste prossimamente in Spagna, Francia, Portogallo, Olanda, Germania e Stati Uniti.