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Data inserimento in rete: sabato, aprile 13, 2002
IIC Amburgo - Agenzia di aprile 2002

GERMANIA- AMBURGO: LA TRILOGIA TEDESCA DI LUCHINO VISCONTI

"La caduta degli dei" (1969), "Morte a Venezia"(1971) e "Ludwig"(1973): sono questi i tre film che compongono la famoso trilogia tedesca diretta dal regista italiano Luchino Visconti. Lavori importanti che oltre a restituire un recente periodo storico (l'ascesa nazista e il periodo bellico) indagano sull'assenza di valori di una classe (l'alta borghesia) sempre più in declino.
Le proiezioni si svolgono al Caffè Letterario di Amburgo (ore 19) e sono organizzate dall'Istituto Italiano di Cultura nell'ambito dell'iniziativa "Incontri Cinema del Martedì" curata dalla Dott.ssa Elisabetta Olivieri.
Il primo film in programma è "La caduta degli dei" (il 5 aprile) segue "Morte a Venezia" (il 26) e chiude questa mini-rassegna "Ludwig" (il 7 maggio).


IIC Tel Aviv - Agenzia del 12/04/02

ISRAELE: KATIA RICCIARELLI INSEGNA IL BEL CANTO

(News ITALIA PRESS) Tel Aviv - Si è concluso ieri a Givat Ram una serie di tre seminari di perfezionamento in canto operistico per i giovani talenti della lirica israeliana. L’iniziativa fa parte del nuovo programma di scambi culturali tra Italia e Israele, messo a punto da Fortunato Ceraso, recentemente nominato direttore dell’Istituto di Cultura Italiana a Tel Aviv con la collaborazione dell’Accademia di Musica dell’Università Ebraica di Gerusalemme a Givat Ram.
I seminari hanno avuto un docente di eccezione nella persona del soprano Katia Ricciarelli, nota in tutto il mondo come una delle più sensibili interpreti dell’opera italiana.
Ai seminari hanno partecipato studenti che hanno compiuto il corso di Baccalaureato e si preparano per l’ottenimento del Master in canto operistico.

L’iniziativa dell’Istituto si concluderà Sabato, 13 Aprile, quando Ricciarelli e alcuni dei nuovi diplomati terranno un concerto di musica operistica presso l’Auditorum Mann di Tel Aviv con l’accompagnamento dell’Orchestra Sinfonica di Gerusalemme diretta da Amos Talmon.
“Spero che la musica possa dare un piccolo contributo a lenire le ferite di questo paese” ha dichiarato la Ricciarelli a News Italia Press. Nessia Laniad / News ITALIA PRESS


IIC Budapest - Agenzia del 12/04/02

LA IX FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI BUDAPEST – LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ORGANIZZATA DALL’IIC

ROMA\ aise\ - Dopo Parigi, l'Italia sarà ospite d'onore anche alla Fiera Internazionale del libro di Budapest, che si inaugurerà il prossimo 18 aprile alla presenza del Presidente della Repubblica Ungherese Ferenc Mádl. L'organizzatore della partecipazione italiana è Giorgio Pressburger, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura in Ungheria, il quale ha presentato un programma che vede la presenza di Claudio Magris, Ernesto Ferrero, Cesare Garboli, Rosetta Loy, Alain Elkann, Enrico Brizzi, Ugo Cornia, Renzo Rosso, Isabella Bossi Fedrigotti, e degli editori Adelphi, Bompiani, e/o, Einaudi, Feltrinelli, Mondadori, Rizzoli, Rubettino e Sellerio. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Ministero degli Affari Esteri, l'Istituto Nazionale per il Commercio Estero e l'Associazione Italiana Editori hanno fornito il loro appoggio finanziario e organizzativo. (aise)



Data inserimento in rete: venerdì, aprile 12, 2002
L’invettiva di Oriana nel nome di Israele
La Fallaci su “Panorama” si scaglia contro i “nuovi antisemiti” che appoggiano i palestinesi
di Dario Fertilio

Corsera 12.04.2002 pag.6 -
“Io trovo vergognoso”: tre parole ripetute nove volte. Così, dal primo all’ultimo, iniziano i capitoli dell’invettiva pronunciata da Oriana Fallaci contro i sostenitori del terrorismo palestinese. Una requisitoria in piena regola dunque, ma a suo modo anche una poesia: perché la dichiarazione d’amore per la causa degli ebrei israeliani è immediata, totale, frutto di passione più che di logica politica. È questa invettiva-poesia, violenta e indomabile, di cui il Corriere pubblica la prima parte, il pezzo forte del numero di Panorama oggi in edicola. Ancora lei, Oriana Fallaci, dopo “La Rabbia e l’Orgoglio” che ha sconvolto regole e aspettative del mercato editoriale; dopo il racconto di quella decisione fatale con cui ha rotto il suo lungo silenzio e si è gettata nella mischia; lei, che ora scuote le certezze del “pacifismo-conformismo” cui dichiara guerra.
La durezza del linguaggio è la stessa delle volte precedenti: uno squillo da battaglia, appena temperato dalla pietà per le vittime. In più, tuttavia, c’è una presa di posizione netta e inequivocabile, quasi una dichiarazione di fede collocata a poche righe dalla fine: “Sto con Israele, sto con gli ebrei”. E così lo scritto sembra proporsi come ideale ultimo capitolo de “La Rabbia e l’Orgoglio”, del quale pronuncia la parola conclusiva.
Fra i nuovi antisemiti, colpevoli di approvare o addirittura esaltare il terrorismo dei kamikaze palestinesi, Oriana Fallaci mette coloro che hanno partecipato ai cortei più violentemente anti-israeliani, e fra essi (pur senza nominarlo) monsignor Capucci, vescovo cattolico di rito melchita immortalato dalle telecamere al fianco dei manifestanti; gli studenti filo- palestinesi presenti nelle università di tutta Europa; quei membri del premio Nobel tentati di togliere il riconoscimento per la pace a Shimon Peres, confermandolo invece all’ambiguo Arafat; e poi le reti della Rai, accusate di usare pesi e misure diversi per le vittime arabe e per quelle ebraiche; il quotidiano vaticano, anch’esso di parte; e naturalmente i fiancheggiatori del terrorismo islamico, particolarmente nemico della stampa libera occidentale.
C’è poi un’equazione, destinata a mandare su tutte le furie la sinistra italiana: i “buonisti, i progressisti, i comunisti, i pacifisti, i cattolici anzi i cristiani” più violentemente anti-israeliani sono “il nuovo fascismo, il nuovo nazismo”.
Proprio in nome del “contributo dato dagli ebrei alla lotta antifascista” la Fallaci condanna moralmente gli applausi ai rappresentanti dell’Olp, e tra le colpe del campo progressista mette anche il sentimento di paura che si va diffondendo fra gli ebrei, che in varie città europee non si sentono più al sicuro. Perché non basta invocare la “pace” per garantire la sicurezza: anzi, il “pacifismo” che equivale a “conformismo” assolve “da una parte sola l’odio e la bestialità”. Dietro al paravento di quella parola, “pace”, sarebbe anzi in corso un’operazione moralmente riprovevole e mistificatoria: quella di aizzare “gente confusa, o ingenua, o intimidita” e, approfittando della sua vulnerabilità, di imbrogliarla, corromperla, riportarla “indietro di mezzo secolo”, al tempo cioè delle persecuzioni antisemite con “la stella gialla sul cappotto”.
Uno dei passi più duri, nella sua poesia-invettiva, Oriana Fallaci lo riserva ad Arafat: giudicato una “nullità” che si atteggia a guerriero senza aver partecipato a una sola battaglia, che ha fatto fallire i negoziati di Camp David, che dopo aver addestrato i terroristi tedeschi negli anni Settanta, oggi si dedicherebbe ai “baby-kamikaze”. “Eppure - commenta amaramente - tanti italiani lo amano, sì. Proprio come amavano Mussolini. Tanti altri europei, lo stesso”.
Così Oriana Fallaci fa la sua scelta di campo, e con lei il settimanale “Panorama”. Nel numero che accompagna l’articolo di Oriana Fallaci appare tra l’altro un editoriale che invita a partecipare il 15 aprile all’Israele- day; un reportage sulla offensiva militare israeliana; un’opinione di Fiamma Nirenstein sul ruolo di Sharon nella difesa dei cittadini israeliani; un impietoso ritratto di Arafat visto da vicino e soprattutto lo scoop sui finanziamenti di Saddam Hussein all’intifada (quantificati in “un milione di dollari”).
Ma certo è la scelta della Fallaci, è “Oriana che va alla guerra” a lasciare il segno.
Tanto più che il suo viaggio non prevede ritorno: “Anche se tutti gli abitanti di questo pianeta la pensassero in modo diverso, io continuerò a pensarla così”.
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La scrittrice contro l’antisemitismo
“Io, Oriana Fallaci trovo vergognoso...”


Corsera 12.04.2002 pag.1
Dopo "La Rabbia e l'Orgoglio", torna Oriana Fallaci. Pubblichiamo la prima parte di un ampio articolo, dal titolo "Sull'antisemitismo, che appare sul numero di "Panorama" oggi in edicola.

di ORIANA FALLACI

Io trovo vergognoso che in Italia si faccia un corteo di individui che vestiti da kamikaze berciano infami ingiurie a Israele, alzano fotografie di capi israeliani sulla cui fronte hanno disegnato una svastica, incitano il popolo a odiare gli ebrei. E che pur di rivedere gli ebrei nei campi di sterminio, nelle camere a gas, nei forni crematori di Dachau e Mauthausen e di Buchenwald e di Bergen-Belsen eccetera, venderebbero a un harem la propria madre. Io trovo vergognoso che la Chiesa Cattolica permetta a un vescovo, peraltro alloggiato in Vaticano, uno stinco di santo che a Gerusalemme venne trovato con un arsenale di armi ed esplosivi nascosti in speciali scomparti della sua sacra Mercedes, di partecipare a quel corteo e piazzarsi a un microfono per ringraziare in nome di Dio i kamikaze che massacrano gli ebrei nelle pizzerie e nei supermarket. Chiamarli “martiri che vanno alla morte come a una festa”.
Io trovo vergognoso che in Francia, la Francia del Liberté-Egalité-Fraternité, si brucino le sinagoghe, si terrorizzino gli ebrei, si profanino i loro cimiteri. Trovo vergognoso che in Olanda e in Germania e in Danimarca i giovani sfoggino il kaffiah come gli avanguardisti di Mussolini sfoggiavano il bastone e il distintivo fascista. Trovo vergognoso che in quasi tutte le università europee gli studenti palestinesi spadroneggino e alimentino l’antisemitismo. Che in Svezia abbiano chiesto di ritirare il Premio Nobel per la Pace concesso a Shimon Peres nel 1994, e concentrarlo sulla colomba col ramoscello d’olivo in bocca cioè su Arafat. Trovo vergognoso che gli esimi membri del Comitato, un Comitato che (a quanto pare) anziché il merito premia il colore politico, abbiano preso in considerazione la richiesta e persino di esaudirla. All’inferno il Premio Nobel e onore a chi non lo riceve.
Io trovo vergognoso (siamo di nuovo in Italia) che le Televisioni di Stato contribuiscano al risorto antisemitismo piangendo solo sui morti palestinesi, facendo la tara ai morti israeliani, parlando in modo sbrigativo e spesso in tono svogliato di loro. Trovo vergognoso che nei loro dibattiti ospitino con tanta deferenza i mascalzoni col turbante o col kaffiah che ieri inneggiavano alla strage di New York e oggi inneggiano alle stragi di Gerusalemme, di Haifa, di Netanya, di Tel Aviv. Trovo vergognoso che la stampa scritta faccia lo stesso, che si indigni perché a Betlemme i carri armati israeliani circondano la Chiesa della Natività, che non si indigni perché nella medesima chiesa duecento terroristi palestinesi ben forniti di mitra e munizioni ed esplosivi (tra loro vari capi di Hamas e Al-Aqsa) siano non sgraditi ospiti dei frati (che poi dai militari dei carri armati accettano le bottiglie di acqua minerale e il cestino di mele). Trovo vergognoso che, dando il numero degli israeliani morti dall’inizio della Seconda Intifada (quattrocentododici), un noto quotidiano abbia ritenuto giusto sottolineare a gran lettere che nei loro incidenti stradali ne muoiono di più. (Seicento all’anno).
Io trovo vergognoso che l’ Osservatore Romano cioè il giornale del Papa, un Papa che non molto tempo fa lasciò nel Muro del Pianto una lettera di scuse per gli ebrei, accusi di sterminio un popolo sterminato a milioni dai cristiani. Dagli europei. Trovo vergognoso che ai sopravvissuti di quel popolo (gente che ha ancora il numero tatuato sul braccio) quel giornale neghi il diritto di reagire, difendersi, non farsi sterminare di nuovo. Trovo vergognoso che in nome di Gesù Cristo (un ebreo senza il quale oggi sarebbero tutti disoccupati) i preti delle nostre parrocchie o Centri Sociali o quel che sono amoreggino con gli assassini di chi a Gerusalemme non può recarsi a mangiar la pizza o a comprar le uova senza saltare in aria. Trovo vergognoso che essi stiano dalla parte dei medesimi che inaugurarono il terrorismo ammazzandoci sugli aerei, negli aeroporti, alle Olimpiadi, e che oggi si divertono ad ammazzare i giornalisti occidentali. A fucilarli, a rapirli, a tagliargli la gola, a decapitarli. (Dopo l’uscita de La Rabbia e l’Orgoglio qualcuno in Italia vorrebbe farlo anche a me. Citando versi del Corano esorta i suoi “fratelli” delle moschee e delle Comunità Islamiche a castigarmi in nome di Allah. A uccidermi. Anzi a morire con me. Poiché è un tipo che conosce bene l’inglese, in inglese gli rispondo: “Fuck you”).


IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 12/04/02

(Italcult) Queste le sedi dirigenziali e per chiara fama degli Istituti italiani di cultura all'estero che in data 5 aprile 2002 la Direzione Generale del Personale del Ministero degli Affari Esteri ha confermato ai sindacati, in base all'art. 8 del Regolamento 392/95 ("Regolamento recante norme sull'organizzazione, il funzionamento e la gestione finanziaria ed economico-patrimoniale degli istituti italiani di cultura all'estero"):

Art. 8 - (Funzioni di coordinamento di area)

1. Il Ministro degli affari esteri, previo parere favorevole della
Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura Italiana
all'Estero di cui all'art. 4 della legge 22 dicembre 1990,
n. 401, puo' attribuire, con proprio decreto, funzioni di
coordinamento delle iniziative promozionali degli istituti
operanti in una determinata area geografica ai direttori con
qualifica di dirigente superiore o di primo dirigente del ruolo
dirigenziale degli esperti per la programmazione culturale
all'estero nonche' ai direttori nominati ai sensi dell'art.
14, comma 6, della legge 22 dicembre 1990, n. 401.

2. L'area geografica alla quale si applica il coordinamento di cui
al presente articolo puo' comprendere anche Paesi diversi da
quello nel quale ha sede l'istituto al cui direttore e' stato
conferito l'incarico di cui al comma 1 del presente articolo.


PROPOSTA SEDI DIRIGENZIALI:

Amsterdam
Stoccolma
Il Cairo
Seoul
Tokyo
New Delhi
Chicago
Città del Messico
Buenos Aires

PROPOSTA SEDI CHIARA FAMA:

Parigi
Londra
Berlino
Bruxelles
Madrid
Mosca
Pechino
New York
Los Angeles
San Paolo


Data inserimento in rete: giovedì, aprile 11, 2002
Farnesina - Articolo dell'11/04/02

PROLUNGATA ANOMALIA AL DICASTERO DEGLI ESTERI
Di fronte ai drammi del mondo può bastarci il Made in Italy?

di Filippo di Robilant

La Stampa - LA crisi israelo-palestinese ha avuto il merito, se non altro, di riaccendere i riflettori sull´anomalia di Berlusconi agli Esteri, un interim che si prolunga senza alcuna giustificazione politicamente accettabile e che finirà col sottolineare le difficoltà del governo di trovare una personalità che, oltre al physique du rôle e alla conoscenza di una qualche lingua straniera, abbia anche le capacità per svolgere degnamente l´alto compito. In quest´atmosfera, resa ancora più surreale dall´attesa degli studi delle società di consulenza incaricate per migliorare l´efficientismo, più che l´efficacia, della Farnesina, vale la pena fare alcune osservazioni circa l´inadeguatezza di una politica estera mirata unicamente a favorire l´export da una parte e il turismo in Italia dall´altra.
Va detto, anzitutto, che collocare gli interessi economici al centro dell´azione diplomatica non è una dottrina rivoluzionaria. Azione politica ed interessi economici sono da sempre strettamente intrecciati giacché i primi sono il mezzo per raggiungere i secondi. Ma quando gli interessi economici prevalgono, travolgendo l´agenda politica, l´umanità raramente ci guadagna. In questo senso, alcune derive hanno marcato anche gli ultimi lustri di politica estera italiana. La prima è l´esperienza della cooperazione allo sviluppo. Non solo ha generato malcostume a livello interno, dando vita ad un filone tutto suo di Mani pulite, ma anche a livello esterno, con l´esportazione di prodotti presso popolazioni che, per cultura o posizione geografica, non ne facevano uso. La seconda è esemplificata dalla crisi balcanica, dove si suppone che l´inclinazione filoserba dell´Italia fosse dovuta, tra l´altro, ad interessi economici legati alla presenza di grandi gruppi industriali nell´ex Jugoslavia. Così non pochi leader locali, potenziali alternative democratiche ai Tudjman e ai Milosevic, sono rimasti soli a consumarsi come ceri sull´altare della realpolitik. Il terzo caso è quello recente dell´Airbus, dove un calcolo meramente contabile ha prevalso su di una visione politica di più ampia portata, quella della politica estera e di difesa comune. Avendo l´Unione europea scartato il modello dell´Europa à la carte, non si capisce come uno Stato membro possa sottrarsi all´ultimo perché non ne vede più la convenienza finanziaria. E che sarà delle iniziative etiche come la creazione di una Corte penale permanente o la moratoria universale sulla pena di morte, bandiere tenute alte in questi anni dall´Italia ma obiettivamente incompatibili con le esigenze dell´export? Entrambe le iniziative sono osteggiate da paesi con mercati enormi, basti citare Cina e Stati Uniti. Siamo pronti a compromessi sulle questioni morali e di civiltà, cui Berlusconi fa spesso riferimento quando evoca il predominio della cultura occidentale, pur di esportare i nostri prodotti? Mentre gli scenari internazionali di oggi impongono scelte politico-istituzionali epocali, Berlusconi risponde con il Made in Italy, come se non avesse imparato nulla dagli eventi di Genova, dalla tragedia dell´undici settembre, dalla crisi israelo-palestinese la quale, come si è visto, non può essere affrontata solamente dalla visuale economicistica di un fantomatico Piano Marshall. Alla diplomazia occorrono due gambe per camminare: oltre alle priorità economiche ha bisogno anche di un disegno politico.


IIC Istituti italiani di cultura - Articolo dell'11/04/02

La Settimana della Cultura Alla quarta edizione per la prima volta si svolgerà anche all'estero

(Gazzetta del Sud) - ROMA – Oltre 700 miliardi di vecchie lire investiti nel 2002, «un impegno finanziario leggermente superiore a quello dello scorso anno, nonostante i tagli alla spesa», e insieme la consapevolezza che «si deve fare di più»: è il bilancio tracciato ieri dal ministro Giuliano Urbani alla presentazione della Settimana della Cultura. Alla quarta edizione, dal 15 al 21 aprile, la Settimana si svolgerà per la prima volta anche all'estero, in paesi come Canada, Argentina, Portogallo, Libano (attraverso gli istituti italiani di cultura) e, come sempre, permetterà di entrare gratis in tutti i musei e siti statali, con visite guidate e percorsi spesso non aperti al pubblico, ma anche di andare al cinema pagando il biglietto a prezzo ridotto, 4,50 euro. «Sono 2.472 le iniziative previste in tutto l'anno – ha ricordato Urbani – e l'ammontare degli investimenti è di 404 miliardi delle vecchie lire, cui vanno aggiunti i circa 300 miliardi dei fondi del Lotto. In totale, si arriva a oltre 700 miliardi: un impegno finanziario superiore leggermente rispetto all'anno scorso, pur in presenza dei dolorosissimi tagli alla spesa, resi necessari dallo stato delle finanze pubbliche». Ma la Settimana è anche «l'occasione per ricordare – ha detto ancora Urbani – che l'Italia continua a destinare a questo settore risorse insufficienti rispetto alle necessità. Se è vero che siamo il Paese con il più ricco patrimonio artistico del mondo, come ci riconoscono tutte le fonti anche internazionali, siamo anche quello che destina meno risorse alla tutela, conservazione e valorizzazione di questo patrimonio, rispetto agli altri Paesi occidentali. La questione va posta al governo, al Parlamento e a tutti i cittadini italiani: bisogna lavorare a un meccanismo in grado di accrescere gradualmente le risorse, per fronteggiare la sfida di essere italiani, che è un privilegio ma anche una responsabilità».


IIC Lisbona - Agenzia dell'11/04/02

DIALOGO TRA ARTE E DESIGN ITALIANI IN MOSTRA A LISBONA
Inaugurata la Mostra: Dialoghi d’arte in 8 stanze, 8 designer per 8 artisti

(News ITALIA PRESS)
Lisbona – “Interni Italiani” è il titolo della mostra organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona e prodotta da Arte2000.net nell’ambito della IV Settimana della Cultura promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali in occasione dell’anno tematico della moda e del design promosso dal Ministero degli Affari Esteri.
La Mostra, curata da Edoardo di Mauro e Walter Vallini, si pone il duplice obiettivo di valorizzare la creatività italiana all’estero e compiere un’analisi del rapporto intercorrente tra le arti visive tradizionalmente intese e i molti risvolti nel design e nell’intero universo delle cosiddette “arti applicate”.
Mostra “Interni Italiani” nasce da un’idea di Marco Fioramanti, del recentemente scomparso artista siciliano Mercurio e dell’Architetto Walter Vallini che ne ha curato l’allestimento attraverso la proposta di una “piazza” centrale sulla quale si affacciano otto “interni” contenenti opere e ambientazioni di artisti e designer.
Si pongono a confronto otto artisti italiani contemporanei del calibro di Corrado Bonomi, Antonia Ciampi, Carmine Calvanese, Tea Giobbio, Marco Fioramanti, Mercurio, Marco Porta, Vittorio Valente con altrettanti esponenti del design italiano, da Guglielmo Berchicci, a One Off, Gregorio Spini, M.A.T. Studio, Sandro La Spada, Nucleo, L.Agnoletto-M.Rusconi Clerici, e lo stesso Walter Vallini.
L’obiettivo che si raggiunge, osservano dall’Istituto Italiano di Cultura è “un dialogo fecondo ed altamente simbolico dello spirito autentico della creatività italiana, mantenendo separati i confini tra le due discipline”. News ITALIA PRESS


IIC istituti italiani di cultura - Agenzia dell'11/04/02

VISITA DI JOHANNES RAU IN ITALIA / ZORATTO SCRIVE AI GIORNALI ITALIANI: APPELLO AL PRESIDENTE TEDESCO: INTERVENGA PER UNA SOLUZIONE DEL PROBLEMA DELL’INTEGRAZIONE DEGLI ITALIANI IN GERMANIA

STOCCARDA \ aise \ Alla vigilia della visita del presidente tedesco Johannes Rau in Italia, il consigliere Cgie di Stoccarda ha rivolto un appello alle testate italiane perché si realizzi una campagna di sensibilizzazione nei confronti del presidente tedesco a favore di una concreta e seria integrazione dei bambini italiani nelle scuole tedesche. Zoratto ha scritto ai direttori dei giornali, ricordando che "In Germania attualmente vivono e lavorano oltre 700 mila italiani", che "oltre 20 mila sono i ristoratori italiani che hanno fatto cambiare le abitudini gastronomiche dei tedeschi, che vestono italiano e richiedono, vogliono ed apprezzano la cultura italiana, nonostante l'assenza totale degli Istituti di cultura italiani". (aise)


IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia dell'11/04/02

Logo per l'Anno Tematico 2002/2003 Moda e Design

(Italcult) La Farnesina ha diramato in questi giorni il logo, realizzato da autore ignoto, per l'Anno Tematico 2002/2003 Moda e Design, che gli Istituti italiani di cultura all'estero sono invitati ad utilizzare sul materiale informativo e promozionale inerente alla moda e al design italiani. (Italcult)




IIC Zurigo - Agenzia dell'11/04/02

FELTRINELLI, EDITORE E RIVOLUZIONARIO

(Italcult) Il 14 marzo 1972 veniva trovato a Segrate, nei pressi di Milano, ai piedi di un traliccio dell’alta tensione, il corpo di Giangiacomo Feltrinelli, un grande idealista e uno dei personaggi più importanti nel panorama culturale dell’Europa negli anni della guerra fredda ma anche uno degli intellettuali più scomodi dell’Italia del dopoguerra.
A trent’anni dalla sua morte, il dicastero della cultura della città di Zurigo ha voluto rievocarne la figura con una mostra molto curata e documentata accompagnata da altre iniziative collaterali, per le quali si è avvalso della collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura in Zurigo (meglio noto come Centro di Studi Italiani).
Da tempo la città di Zurigo aveva in programma di allestire, in un museo cittadino, un’esposizione letteraria dedicata a Milano. L’idea si è definita e concretizzata dopo la pubblicazione, un anno fa, della versione in tedesco della biografia di Giangiacomo Feltrinelli, realizzata dal figlio Carlo, oggi direttore delle edizioni Feltrinelli, il quale, per l’occasione, ha messo a disposizione gli archivi del padre.
La mostra, curata da Sibylle Gut e Francesca Tommasi, ripercorre cronologicamente la vita e l’opera dell’editore con testi, fotografie, lettere, video e manoscritti.
All’inaugurazione, il 14 marzo 2002, erano presenti, oltre alle più importanti personalità cittadine e agli organizzatori, il Sindaco di Zurigo Josef Estermann, Inge Schönthal Feltrinelli, lo scrittore italiano Alberto Arbasino, gli editori francese e tedesco della Feltrinelli Christian Bourgois e Klaus Wagenbach, i quali hanno ricordato l’editore sottolineandone la figura di intellettuale “attuale nella sua radicalità” e di “uomo non italiano ma internazionale, a tutto tondo”.
Il titolo della mostra è "Giangiacomo Feltrinelli: Verleger und Revolutionär" - Museo Strauhof di Zurigo, dal 15 marzo al 26 maggio 2002.

Manifestazioni collegate all’evento:
Mercoledì 17 aprile, 20.00 Carlo Feltrinelli presenta la biografia del padre nella versione in lingua tedesca “Senior Service” alla Literathurhaus der Museumgesellschaft, Limmatquai, 62 – Zurigo
Manifestazioni realizzate con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura in Zurigo:
Martedì 21 maggio, 20.00 - incontro con Gioacchino Lanza Tomasi, figlio adottivo dell’autore del Gattopardo e con Nunzio La Fauci, ordinario di Linguistica italiana all’Università di Zurigo che parleranno del “Caso del Gattopardo” alla Literathurhaus der Museumgesellschaft, Limmatquai, 62 - Zurigo;
Mercoledì 22 maggio, 18.00 - proiezione del film di Luchino Visconti „Il Gattopardo“ nella versione restaurata all'Università di Zurigo – Aula K02-F-174, Rämistrasse 71 – Zurigo (Italcult)


Data inserimento in rete: mercoledì, aprile 10, 2002
IIC Copenaghen - Agenzia del 10/04/02

IST. IT. COPENAGHEN: GRUNDTVIG2 UNISCE STUDENTI ITALIANI E DANESI

Copenaghen, 10 apr. - (Adnkronos) - Studenti adulti dell'Istituto Tecnico Commerciale "Chironi" di Nuoro, del liceo HF-C Efterslaegten di Copenaghen e dell'Istituto Komvux "Kronborg" di Malmö (Svezia), si sono incontrati presso l'Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen.
L'iniziativa ricade all'interno del progetto europeo di partenariato "Grundtvig2", di durata biennale. Tra i presenti, la madrina del progetto, Maria Giacobbe, scrittrice nuorese residente in Danimarca da oltre trent'anni, cui il direttore dell'Istituto di Cultura, Sergio Scapin, ha rivolto un caloroso saluto, ricordandone l'attività di giornalista, scrittrice, traduttrice e saggista.
Infatti, Maria Giacobbe ha recentemente ricevuto il "Journalist Prize" per avere favorito lo scambio interculturale tra i due paesi. Utilizzando l'italiano come lingua veicolare, e in misura minore l'inglese, il progetto di partenariato intende organizzare "un'esperienza di incontro e di elaborazione culturale tra gli studenti adulti dei tre paesi partecipanti: Italia, Danimarca, Svezia", ha dichiarato la dott.ssa Tore, docente dell'Itc Chironi di Nuoro e referente del progetto. "Ciò si realizza attraverso la conoscenza, l'apprezzamento e la promozione del proprio territorio", ha aggiunto. E' prevista la produzione di testi letterari, la partecipazione a seminari di lettura e scrittura creativa, utilizzando materiale autentico, opuscoli turistici, articoli e brani letterari tratti dai romanzi di Maria Giacobbe.
Quasi tutte le attività avverranno in rete, anche attraverso la costruzione di un sito web, con un approccio metodologico che porrà l'accento sul processo di costruzione della propria conoscenza e sull'autonomia di chi apprende. "Dal confronto delle idee e dalla pluralità di pensiero ne deriverà un risultato comune e condiviso", ha spiegato la dott.ssa Tore, "in cui le diversità costituiranno una fonte di ricchezza culturale".


IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 10/04/02

DS / RIFORMA COMITES E ISTITUTI DI CULTURA: ILLUSTRATE ALLA STAMPA DUE PROPOSTE DI LEGGE DI INIZIATIVA DEL GRUPPO DS- ULIVO

ROMA \ aise \ Una proposta di riforma della legge sui Comites è stata presentata lo scorso 22 gennaio alla Camera: porta la firma di vari parlamentari del gruppo Ds- Ulivo, primo tra i quali, Valerio Calzolaio. Assieme a Norberto Lombardi, coordinatore per il partito dei Forum per gli Italiani nel mondo, l’onorevole Calzolaio ha presentato oggi alla stampa la proposta, spiegando i motivi dell’iniziativa: "Un’accelerazione su questa materia era necessaria, perché per il 2003 i Comites dovranno essere rieletti secondo nuove regole". In pratica, ha aggiunto, nelle precedenti legislature si era già ampiamente discusso su un altro testo, che era giunto a un passo dall’approvazione. Per questo non sono concessi ulteriori ritardi, secondo i Ds, che a titolo di provocazione hanno presentato, sempre lo scorso 22 gennaio, anche un’altra proposta di legge, quella sulla riforma degli Istituti italiani di cultura. (aise)


IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 10/04/02

DS: DUE PROPOSTE DI LEGGE PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO
di Simona PESARINI

Roma, 10 apr. - (Adnkronos) - Riforma dei Comites (Comitati per gli italiani all'estero) e degli Istituti italiani di cultura. Sono questi gli argomenti delle due proposte di legge presentate dai Democratici di sinistra nell'ambito di una conferenza stampa tenuta presso la Camera dei Deputati da Valerio Calzolaio, deputato parlamentare dei Ds, e Norberto Lombardi, coordinatore dei Forum per gli italiani nel mondo.
"Nelle due proposte - spiega Norberto Lombardi - vi sono molti aspetti innovativi che tengono conto delle esigenze delle nostre comunità all'estero. Siamo partiti dalla riforma della legge sui Comites che è la più urgente, in previsione dei rinnovi previsti per la primavera del 2003. Nella proposta vi è una serie di modifiche rivolte a rafforzare l'autonomia, il peso e la capacità operativa dei Comitati degli italiani all'estero, come l'affermazione della competenza dei Comites in tutte le materie escluse quelle bilaterali, in modo che essi diventino i soggetti fondamentali della legge; l'attribuzione della facoltà di raccolta delle esigenze, dei bisogni e delle proposte delle comunità italiane all'estero per la realizzazione dei Piani Paese; l'obbligatorietà della presenza degli oriundi e quote minime per le donne ed i giovani all'interno dei Comitati; limite dei mandati per garantire un ricambio nelle rappresentanze ufficiali dei Comites; la quadruplicazione dei finanziamenti da uno a quattro milioni di euro; sperimentare, nelle prossime elezioni, il voto per corrispondenza previsto dalla legge ordinaria sul voto per gli italiani all'estero".
"Noi come gruppo parlamentare - afferma l'onorevole Valerio Calzolaio, primo firmatario delle due proposte di legge - consideriamo queste due proposte di legge i tasselli rilevanti per la riforma del ministero degli Esteri e per il rilancio della politica estera italiana. La riorganizzazione degli Istituti italiani di cultura all'estero rappresenta un importante strumento di promozione della cultura italiana nel mondo. Il disegno di legge mira a riorganizzare gli Istituti sulla base della loro autonomia scientifica, programmatica ed organizzativa. A tal fine viene ipotizzata la creazione, presso il ministero degli Esteri, di un dipartimento per la cultura, la lingua e l'immagine dell'Italia nel mondo, diretto da un dirigente e da un consiglio di amministrazione ed assistito da un comitato scientifico composto da alte personalità della vita culturale, scientifica e pedagogica del Paese. Le nostre proposte rappresentano una spinta in più per riprendere il percorso già intrapreso da tempo dal nostro gruppo parlamentare".


IIC Beirut - Agenzia del 10/04/02

LOMBARDIA PROTAGONISTA DELLA SETTIMANA ITALIANA A BEIRUT
La Provincia di Pavia, i suoi prodotti agroalimentari, i suoi chef in vetrina in Libano insieme alle danze e musiche delle corti rinascimentali italiane

(News ITALIA PRESS) Beirut – Si inaugura il 13 aprile prossimo, presso l’Hotel Le Vendome Intervontinetal di Beirut, la “Settimana Culturale e Culinaria Italiana” promossa dall’Istituto Italiano di Cultura in Libano e l’Ambasciata Italiana in collaborazione con la Provincia di Pavia e ICE. Fino al 17 aprile i prodotti dell’agroalimentare pavese e la cultura italiana rinascimentale si proporranno all’attenzione di pubblico e importatori libanesi.
La scelta della Provincia di Pavia nasce dal consolidato rapporto fra le istituzioni della città lombarda e di Beirut che hanno già in passato sperimentato scambi a livello culturale, commerciale e giovanile. Non a caso lo stesso Presidente della Provincia di Pavia, Silvio Beretta, sarà presente alla inaugurazione della manifestazione. E da Pavia arriveranno anche lo chef Mario Musoni ed il Maître Sommelier Fabio Guido Sforza che proporranno al pubblico libanese una scelta di piatti tipici pavesi, accompagnati da vini italiani di prestigio, sulla scorta di prodotti alimentari importati direttamente per l'occasione “e a già arrivati” osservano dall’Istituto Italiano di Cultura. Anche la scelta dell’Hotel Le Vendome Intervontinetal non è casuale. Italiano è, infatti, il Direttore Generale è italiano Renzo Cavagliotti.
In concomitanza con la settimana culinaria, si inaugurerà una settimana culturale italiana, con la partecipazione dell'Ensemble Musicale cremonese "La Rossignol", diretto dal Maestro Domenico Baronio, che terrà quattro concerti di musica e danze rinascimentali nelle principali città libanesi.
La manifestazione, come ricorda il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Nicola Firmani, sarà anche una occasione per offrire un saluto speciale all’Ambasciatore Giuseppe Cassini. News ITALIA PRESS


IIC Montreal - Agenzia del 10/04/02

IS. IT. DI CULTURA: LA DIVINA COMMEDIA IN CANADA

Montreal, 10 apr. - (Adnkronos) - Si svolgerà il 27 maggio prossimo presso l'Istituto italiano di cultura di Montreal in Canada una conferenza su "Federico Sanguineti e la Divina Commedia". Sanguineti è un esperto filologo della letteratura Dantesca e figlio d'arte per quanto riguarda la letteratura italiana.
Il testo della "Divina Commedia", l'opera del sommo poeta da tutti venerata, della quale purtroppo non esiste nessuna copia autografa, ma solo versioni successive trascritte da amanuensi, è stata riscritta da Federico Sanguineti, professore di letteratura italiana all'Universita di Salerno. Sanguineti nella sua riscrittura si è basato su 580 manoscritti contenenti almeno un'intera cantica sul totale degli 827 che, sparsi per il mondo, contengono quantità di versi della "Commedia". In questo suo percorso di ricostruzione il filologo intende accompagnare il lettore verso la scoperta di un'opera nuova.
La conferenza, realizzata dall'Istituto italiano di cultura di Montreal con la collaborazione del consolato d'Italia a Montreal e del ministero degli Esteri, si terrà in lingua italiana e sarà introdotta dalla proiezione del cortometraggio 'Enthusiasmos', una ricostruzione per il cinema del I canto della Divina Commedia di Carla Vittoria Rossi, alla presenza della regista.


Gli amministratori della Lega Nord devono difendere le tradizioni della famiglia e dell'educazione
Cultura: risorsa strategica per l'identità locale
di Ermanno Serrajotto - Assessore regionale alla cultura e all’identità veneta


La Padania (10 aprile 2002) - Il recente congresso federale è stato certamente uno dei momenti più importanti per ritornare sui temi che sono strategici per il movimento della Lega Nord, in quanto rappresenta il collegamento tra i vertici del movimento, la militanza e la società esterna. In quella sede ho posto all’attenzione del dibattito come obiettivo dell’azione politica quello di stimolare la crescita culturale del cittadino appartenente a una società consapevole del proprio passato, dove la famiglia sia punto di riferimento e luogo di trasmissione di esperienza e di sapere. Se questo è l’obiettivo, la storia e la cultura locale risultano essere lo strumento funzionale al raggiungimento della meta. Consapevoli quindi del ruolo fondamentale assunto dalla valorizzazione della storia e dalle tradizioni locali all’interno del processo di miglioramento della società è necessario che gli uomini e le donne della Lega Nord, sia che rivestano il ruolo di Amministratori (sindaci, assessori e consiglieri) sia che svolgano un ruolo di militanza, sviluppino azioni funzionali al rafforzamento e alla divulgazione di questa identità, promuovendone la conoscenza e sottolineandone la valenza. È un impegno questo del quale dobbiamo tutti farci carico. Questa nostra società, proiettata a cercare il benessere economico, rischia di perdere di vista i valori e gli aspetti strategici quali la conoscenza del proprio passato. Lo sforzo che dobbiamo fare ora noi, come movimento politico, è proprio quello di riportare al centro dell’attenzione la comunità, la famiglia, i bisogni e soprattutto i valori quali il saper essere cittadino con le proprie responsabilità e con i propri diritti. Il nostro impegno è quello di difendere una identità molto forte, fatta di tradizioni dove la famiglia – fino a qualche lustro fa numerosa e di tipo patriarcale– è la protagonista, in assoluto. La famiglia ha sempre costituito l’elemento sociale fondante in cui imparare dal vivo lo spirito di solidarietà e rispetto degli altri. Queste restano ancora oggi caratteristiche dell’identità delle genti padane. I rischi della società contemporanea sono anche quelli connessi all’affermarsi di forme di falsa aggregazione sociale ad esempio: i grandi centri commerciali, le multisale cinematografiche, le sale da bingo e le grandi discoteche. Ci troviamo di fronte a luoghi fisici dove si concentrano tante persone ma dove vengono a mancare le condizioni per conoscersi, per confrontarsi e condividere il comune patrimonio culturale, la ricchezza di sensibilità, emozioni ed esperienze che ciascuno ha e potrebbe comunicare agli altri in ambienti più adatti. Non è possibile infatti nessun confronto tra le moderne sale del bingo e la vecchia tombolata in famiglia o con gli amici, un’esperienza di calore umano che le giovani generazioni rischiano di non trovare più. Oggi purtroppo c’è molta solitudine e questo perché si sono venuti confondendo i luoghi del consumismo, del business, delle mode, dell’esteriorità con quelli della vera aggregazione, della vera comunicazione, del vero stare assieme. Ecco perché è così importante non dimenticare, non lasciarsi sopraffare da modelli imposti ma riscoprire le radici della nostra identità e della nostra cultura. Ecco perché la Lega Nord, e a maggior ragione chi riveste ruoli da amministratore pubblico, deve proporre, sul tema della cultura locale, delle azioni che mirano sia a conoscere gli aspetti peculiari della comunità, sia alla valorizzazione della comunità locale all’interno di se stessa ma anche all’esterno presso le altre comunità, sia all’inserimento del valore della comunità locale nel mondo della scuola proponendo dei percorsi formativi che siano di aggiornamento per gli insegnanti e di conoscenza per gli studenti. Tutto questo serve ed è fondamentale per creare un filo conduttore tra passato presente e futuro e proprio con l’intento di seguire questo filo conduttore che in Regione Veneto ho attivato alcune azioni che si sviluppano su diversi fronti: creare stabili rapporti con le istituzioni che a livello regionale svolgono ruoli strategici per lo sviluppo culturale della collettività, utilizzando strumenti quali gli accordi di programma, convenzioni e programmi di intervento. Per quanto riguarda il mondo della scuola è opportuno che gli amministratori pubblici riescano a dialogare con gli insegnanti, la dirigenza, i presidi per inserire all’interno dei piani dell’offerta formativa, processi di autonomia nella trasformazione della scuola. Processi che sappiano collegare la scuola ai bisogni del territorio e realizzare una scuola che offra oltre ai saperi tradizionali anche i saperi che appartengono alla cultura locale. È strategico per il raggiungimento dell’obiettivo, che ci sia una sinergia e un percorso condiviso a tutti i livelli. È necessario quindi che l’azione degli amministratori sia supportata da quella dei militanti che devono stimolare con una pressante richiesta alle istituzioni (scuole, teatri, biblioteche) la predisposizione di percorsi sulla storia e sulla cultura locale, chiedendo sia spettacoli e conferenze sul tema, sia l’inserimento di questi percorsi nei programmi scolastici. Il leghista può essere l’amministratore che fornisce proposte culturali ma anche il militante che le chiede e quindi, se i leghisti giocano il doppio ruolo, alla fine è naturale che, per la legge della domanda e dell’offerta, queste proposte (intese come azioni che permettono la valorizzazione della conoscenza della cultura locale) vengano fornite automaticamente in tutte le comunità. Fondamentale risulterà quindi il gioco di squadra tra militanti, amministratori locali e parlamentari della Lega Nord per tutelare, promuovere e difendere la cultura locale e l’identità dei popoli. L’essere al governo oggi per la Lega Nord diventa quindi strategico proprio in quest’ottica di intervento a più livelli. Mi pare che un’immagine che riesce a sintetizzare e rappresentare efficacemente il ruolo che il passato e le tradizioni rivestono all’interno della vita dell’individuo sia quella di paragonare il nostro modo di esistere a quello di un bambino portato sulle spalle del padre, l’ampiezza della visione del bambino non è merito della sua autonoma altezza, bensì anche dell’altezza di colui che lo porta; nello stesso modo noi vediamo non tanto sulla base di quello che abbiamo autonomamente sperimentato e conosciuto, quanto su quella dell’esperienza che ci è stata trasmessa e tramandata dai nostri genitori e frutto delle tante generazioni che ci hanno preceduto. Oggi più che mai si sente la necessità di una forte difesa del mondo culturale padano; le particolarità e gli interessi di cui è portatore chi vive nel movimento politico rendono sempre più importante l’azione di difesa ad oltranza della nostra cultura locale, della diffusione delle nostre tradizioni e della valorizzazione di quei contenuti che millenni di storia hanno sedimentato, formando l’identità che ci caratterizza e ci rende unici.


CIAMPI: ''L'ITALIANO E' LA LINGUA DELLA LIBERTA'''

Firenze, 10 apr. - (Adnkronos) - L'italiano è la lingua della pace e della cultura e al tempo stesso è anche ''un elemento fondante dell'unita' della nostra Patria''. Lo ha sottolineato il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel suo discorso a Firenze in occasione della visita all'Accademia della Crusca.
''Molte delle lingue europee si sono costituite come espressioni della capitale di uno Stato, imposta talora attraverso la forza delle armi'', ha detto Ciampi. ''L'italiano, invece, è la lingua di un libro, la 'Divina Commedia', divenuto riferimento per i letterati di tutta Italia, dal nord, al centro, al sud, alle isole. La lingua di un poeta, Dante - ha evidenziato il presidente - ha unificato la gente italiana nel crogiuolo di una medesima cultura, poi di una nazione.
La lingua italiana, pertanto, è stata strumento di cultura straordinario. L'idioma di Dante Alighieri - ha ricordato ancora Ciampi - ha ''la capacita' di rinnovarsi per aderire alla realtà in continuo divenire e che, al tempo stesso, sa esprimere passioni, sentimenti e stati d'animo informe immutate''. Il capo dello Stato ha quindi rimarcato ''il particolare circolo virtuoso che si è instaurato tra la vita complessiva del nostro Paese e la vitalità della lingua. Nel suo intervento, davanti al fior fiore dei linguisti italiani, riuniti nella storica sede della Crusca, nella Villa Medicea di Castello, Ciampi ha affermato di sentirsi emozionato per l'onore che gli è stato riservato. ''Amo la lingua italiana. Avverto l'orgoglio di averla ereditata come mia lingua per nascita''.
Quindi ha sottolineato che l'italiano è lingua di cultura in Europa e nel mondo, veicolo della nostra civiltà. Una lingua che entra nell'animo dello straniero che ad essa si avvicina e che spesso se ne innamora - ha proseguito Ciampi - perché la sente capace, forse più di ogni altra, di esprimere con compiutezza, per la sua struttura e per la sua musicalità, sentimenti e stati d'animo''.
Ciampi ha poi espresso il ''fermo convincimento dell'importanza di custodire, di studiare, di far conoscere la lingua italiana''.
Nel suo excursus storico su come l'idioma di Dante Alighieri si sia affermato nella coscienza collettiva nazionale nel corso dei secoli, il presidente della Repubblica ha osservato che ''la lingua italiana è stato strumento di cultura straordinario''. ''E' una lingua che ha la capacità di rinnovarsi per aderire alla realtà in continuo divenire e che, al tempo stesso, sa esprimere passioni, sentimenti e stato d'animo in forme immutate''.
Il capo dello Stato ha notato, inoltre, che ''per molti aspetti la lingua italiana fu l'Italia'' nel lungo periodo che precedette ''il decisivo risveglio del primo Ottocento'', ovvero prima dell'avvio del Risorgimento. Avviandosi verso la conclusione del suo intervento, Ciampi ha richiamato gli studiosi anche a ''ripensare alla funzione socialmente aggregante della lingua'', perché è' ''un modo per ripercorrere le tappe della storia della nostra Patria: una Patria che ha saputo superare i confini angusti del nazionalismo per costruire la ''fratellanza tra tutti i popoli dell'Europa, e, per l'Europa, dell'Umanità", come ci ha insegnato Mazzini''.
Ciampi, infine, si è soffermato sulla difesa delle lingue nazionali europee, difesa che ''non è - e non vuole essere - un atto di campanilismo. La cancellazione delle identità culturali renderebbe passivi e dunque meno liberi. Le differenze di lingua, di costumi, di tradizioni sono elemento di forza e di vitalità della cultura europea''.


Data inserimento in rete: martedì, aprile 09, 2002
Intellettuali
È un regime? Sì, no, forse
Il giudizio da dare sul governo Berlusconi divide il mondo della cultura di sinistra. Ed è polemica

di Enrico Arosio

L'Espresso Online, 04.04.2002

Stefano Liebman, professore ordinario di Diritto del lavoro all'Università Bocconi, ha ricevuto da Marco Biagi l'ultima e-mail due giorni prima che fosse assassinato. Avevano discusso l'autonomia dell'intellettuale dalla politica, e Biagi aveva difeso la sua indipendenza scientifica anche in collaborazione con un governo non amico, esposto al dissenso dell'opposizione e della piazza. Liebman, 49 anni, milanese, un signore pacato ed elegante, sposato con tre figlie, ne è ancora turbato. Ma prova sdegno per le dichiarazioni di alcuni esponenti del governo sugli intellettuali irresponsabili e incendiari. Sulle anime doppie e i cattivi maestri. Sui terroristi «figli delle proteste sindacali», come ha detto Umberto Bossi. «Il ruolo dell'intellettuale», risponde Liebman, «non può essere quello del pompiere. E il tentativo della maggioranza di collegare l'assassinio di Biagi col clima di conflitto politico è ignobile speculazione».

Biagi e Liebman insegnavano la stessa materia. Si conoscevano da 26 anni. Il secondo ne parla come di «un fratello maggiore». Vacanze insieme a Parigi, viaggi di studio in Giappone, le riunioni internazionali di comparatisti sul diritto del lavoro. «Marco soffriva nel sentirsi accusato di tradimento», continua: «Ma non era certo per sete di potere che aveva accettato di collaborare col ministro Maroni. Credeva in un disegno riformatore impostato con Tiziano Treu durante i governi dell'Ulivo. In una modernizzazione del mercato del lavoro che fosse proponibile anche al nuovo governo. A ragione o a torto».

Com'è lontana Parigi, in queste parole. Lo spirito eccessivo di Parigi. "La nascita dell'intellettuale italiano", ha titolato il "Nouvel Observateur" del 27 marzo il suo dossier sul nuovo engagement, sulla neo-resistenza in astio al Cavaliere. Paternalistico: possiamo dirlo? E quella domanda ossessiva agli autori italiani del Salon du livre: c'è da temere il fascismo lì da voi? Il povero Claudio Magris ha risposto che comprendeva le inquietudini transalpine ma temeva si trasformassero in una «sorta di coquetterie petulante e sbagliata». Il siciliano Andrea Camilleri, che ha votato Pci per una vita, è sbottato: «Il fascismo? S'il vous plaît! Io ho 76 anni e l'ho conosciuto, il fascismo». Stessa reazione da Mario Rigoni Stern da Asiago, un einaudiano storico, che ha sgranato gli occhi: «Ragazzi, non scherziamo».

Ma sono proprio i ragazzi a far polvere. Sapete cos'ha scritto su "Le Monde" (25 marzo) la trentaduenne Silvia Ballestra, narratrice de "La guerra degli Antò" e biografa di Joyce Lussu, promossa politologa per zelo o per errore? «Si può tranquillamente parlare di fascismo, e non soltanto perché il potere si ritrova nelle mani di una persona sola, populista e molto arrogante; basta guardare la barbarie dei fatti di Genova: la sospensione dei diritti civili nel cuore dell'Europa, la polizia che spara e uccide...». E Giorgio Agamben, filosofo, vecchio amico di Toni Negri? "Le Monde" ripubblica un suo sfogo del '94 in cui tratteggia «il peggiore dei regimi», «la falsificazione sistematica della verità», il rischio di aberrazioni, compreso quello di «nuovi campi di concentramento».

Incendiari o pompieri? Difficile stupirsi che il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani parli della «doppia vigliaccheria» degli scrittori italiani che infangano il Paese «farneticando sul fascismo». O che Francesco Cossiga, Vittorio Sgarbi e l'ex terrorista Oreste Scalzone convergano in ardita partouze nel chiamare in causa, sulla cultura dell'odio, Nanni Moretti e i girotondi. Non sarà che per eccesso di buona volontà democratica, l'intellettuale italiano talora orini fuor del vaso? Si può dissentire dal modello Berlusconi senza (uno) parlare di regime, (due) farsi dare del terrorista dal governo o (tre) del «demagogo ripugnante» da Ernesto Galli Della Loggia? Le risposte a "L'Espresso" sono diverse. Un giurista come Guido Rossi, grande avvocato d'affari, si scalda: «Non è vero che le parole creino il pericolo della deriva terroristica. Il moderate-i-toni è un falso problema. I toni della politica sono già pesanti. Bossi, un ministro, in due occasioni ravvicinate ha definito fascista e stalinista l'Unione europea. Ha forse portato il terrorismo a Bruxelles?».

Stranamente gli si avvicina il creativo Oliviero Toscani, che con Rossi ha davvero poco in comune: «Gli intellettuali fanno il loro mestiere. Hanno il diritto di non omologarsi, di sovvertire le regole. Il vero estremista è sempre lui, il Berlusconi, che dà del comunista a tutti. Il rischio che corriamo è la censura nelle nostre teste, e quindi il linguaggio della mediocrità». Respinge al mittente anche Gianni Cuperlo, responsabile della comunicazione politica dei Ds: «L'equazione tra la critica anche forte degli intellettuali e la violenza eversiva è volgare e inaccettabile. Non c'è un nuovo fascismo, ma un governo che esprime tratti di illiberalità. Strumentalizzare il delitto Biagi, come hanno fatto Berlusconi e alcuni ministri, è segno di subcultura politica. Ricordo che Berlusconi definì "un regolamento di conti all'interno della sinistra" l'assassinio di Massimo D'Antona».

In queste settimane gli intellettuali italiani vivono un'elettricità come non si ricordava da anni. Pacati accademici che firmano appelli su "l'Unità" per la libertà d'informazione. Il vecchio liberale Paolo Sylos Labini che, dopo il coming out al Palavobis, lancia l'appello "Opposizione civile" coinvolgendo la sinistrissima astrofisica Margherita Hack e il bourgeois gentilhomme Cesare Garboli. Francesco Pardi, appartato geografo di Firenze, che non si divertiva tanto dall'epoca dei primi baci al liceo. La fragile poetessa Patrizia Valduga che firma per Cofferati a difesa dello Statuto dei lavoratori. Commenta con ironia un intellettuale cattolico, il direttore dell'"Avvenire" Dino Boffo: «Da un lato si sente dire: cattivi maestri. Mi pare un'espressione superata, nella cultura massmediale di oggi. Io vedo piuttosto molti snob dal giudizio facile che dai cocktail parigini dipingono una loro Italia che non esiste nella realtà. I Tabucchi, i Fo, i Vattimo ne danno una lettura muscolare e deformante».

Forse il Salon di Parigi, dove prevalgono i narratori sui saggisti (con le conseguenze semantiche che ne derivano) è stato sovraesposto. Non sarà un caso che in questi giorni hanno evitato di pronunciarsi sull'attualità alcuni personaggi di vera rilevanza internazionale, da Roberto Calasso a Pietro Citati. Il politologo Gian Enrico Rusconi è tornato da un periodo di docenza a Berlino e racconta: «Quando il settimanale "Stern" ha pubblicato l'analogia Berlusconi-Duce, con un sarcastico gioco fotografico, mi son detto: basta. Non è serio. il "Tagesspiegel", primo quotidiano di Berlino, mi ha dato 400 righe per negare quell'equazione. Anche una dittatura mediatica non è un regime neofascista. Il fenomeno è serio, ma ben al di qua di una certa soglia simbolica. A Berlino», conclude Rusconi, «si è meno brillanti che a Parigi, ma più rispettosi».

Un altro scrittore che ha scelto il silenzio è Sebastiano Vassalli, che a maggio pubblicherà da Einaudi il racconto "Dux". «Parigi non mi è mancata», dice: «Tutto ha preso una dimensione eccessiva. L'anomalia italiana esiste, non ci piove. Ma ne verremo fuori. In Europa ci amano come buffoni, ha osservato Arbasino. Ma io aggiungerei, con Marinetti, che in Italia abbiamo molte canaglie ma pochi stupidi. Non è l'imbottimento dei cervelli degli italiani via etere ad aver portato al governo quel signore. Lo schiamazzo internazionale mi sembra grottesco e umiliante». Vassalli, nell'Italia bipolare, propone un terzo polo, «quello della dignità».


IIC Istituti italiani di Cultura - Agenzia del 09/04/02

CTIM: LA DESTRA RINNOVI L’ATTENZIONE PER GLI ITALIANI NEL MONDO
I 30 delegati del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo presenti ai lavori di Alleanza Nazionale nei giorni scorsi a Bologna invitano la destra a lavorare con attenzione ai mutati problemi degli italiani all’estero

(News ITALIA PRESS) Bologna – I 30 delegati del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo (CTIM) presenti ai lavori di Alleanza Nazionale nei giorni scorsi a Bologna hanno elaborato un documento con il quale rinnovano l’impegno a trasformare la “importantissima vittoria politica della Destra italiana anche in consenso elettorale, oltre a realizzare una autentica sintesi al servizio di tutta l’Italianità che vive ed opera nel mondo”.
”In questo momento favorevole che vede la Destra italiana componente essenziale del Governo” rilevano i delegati “bisogna indirizzare la nostra attenzione verso le varie situazioni e categorie che vanno tutelate, valorizzate e coinvolte”.
L’azione va condotta innanzitutto rafforzando l’appoggio alle istituzioni e i soggetti che già operano in favore degli italiani nel mondo. “Riaffermiamo la centralità del CGIE e dei Comites, legali rappresentanti delle nostre collettività le cui leggi istitutive devono essere urgentemente riformate” evidenziano dal CTIM ricordando inoltre come “Particolare attenzione va riservata alla rete diplomatico-consolare che in molti Paesi è carente; vanno aiutate concretamente le oltre trecentonovanta testate giornalistiche, le centinaia di radio private e televisioni, Rai International; e richiamati gli Istituti di Cultura al ruolo istituzionale e corretto di autentici promotori (e non gestori) di cultura unitamente alle nostre comunità”.
Non solo. Si ribadisce dal CTIM “Vanno rifondati gli Istituti di Commercio Estero, perché si adeguino alle tante novità in movimento, potenziando le Camere di Commercio italiane che devono diventare cabina di regia nelle singole realtà; e vanno valorizzati trecentoventi parlamentari di origine italiana, sindaci, magistrati, amministratori ed imprenditori che hanno sangue italiano ed operano in tutti i continenti”.
Lavorare in favore e con gli italiani nel mondo, hanno osservato i delegati del CTIM a Bologna significa guardare a queste categorie con attenzione “approfondire e studiare le loro esigenze, capire le loro necessità, per andare oltre e provocare dei cambiamenti di rotta, affinché i tanti problemi che gli italiani all’estero hanno vengano risolti e non rinviati”.
E per farlo “bisogna finalmente e definitivamente attuare l’informazione di ritorno, creando così un ponte permanente fra le due Italie”. Mezzo privilegiato per ottenere ciò è riconosciuta la informazione di ritorno con la quale si “collegheranno i "due mondi", costituendo tra loro un rapporto concreto che farà nascere collaborazione e cooperazione ovunque, facendo crescere in dimensioni planetarie le imprese economiche italiane nei vari Paesi del mondo e la conoscenza in Italia di una realtà che per l’opinione pubblica è ignorata e sconosciuta”.
Insomma, rilevano i 30 delegati esteri del CTIM appartenenti ad AN “Si tratta di un vero e proprio "fattore Italia" nello sviluppo dei rapporti internazionali su scala mondiale, che va sostenuto, tutelato ed incrementato”. News ITALIA PRESS


IIC New York - Agenzia del 09/04/02

L’ITALIA REINTEPRETATA DA ANGEL ORENSANZ
‘Italian Installations and Interventions: 1994-2001’ è il titolo della personale allestita in queste settimane a New York

(News ITALIA PRESS) New York – Uno spagnolo trapiantato a New York ma dal cuore italiano: così si potrebbe in breve descrivere la figura di Angel Orensanz, eclettico artista che ha fatto dell’Italia la sua seconda patria. E proprio al suo decennio trascorso in giro per il Bel Paese sono dedicate le oltre trecento opere che saranno esposte fino al prossimo 17 aprile presso l’Angel Orensanz Foundation Center for the Arts di New York sotto la comune definizione di “Italian Installations and Interventions: 1994-2001 – An Exibition of Photography, Video, Digital Works, Drawings and Sculptures”.
Per la prima volta il pubblico americano potrà vedere alcuni dei più significativi lavori a firma dell’artista ispano-americano, tangibile esempio di come Orensanz sia riuscito a sviluppare un'integrazione discorsiva di grande potenza e fascino tra la sua arte e i siti urbani più significativi della penisola italiana. Le sue opere nascono, infatti, dal diretto contatto con gli spazi fiorentini come con quelli veneziani, senza per questo tralasciare città forse meno note al pubblico americano, ma pur sempre di sicura suggestione, come Bari, Pavullo, Rocca Farnese, Messina o Caserta. Nella città campana ha, per esempio, realizzato “Miglio d’oro”, un sentiero in cemento, successivamente coperto di terra e con incisioni di segni e figurazioni di varia significanza, arcaica e contemporanea. Non mancano inoltre video e fotografie, che testimoniano la sua fervente attività “sul campo”.
La mostra, curata dal prestigioso scrittore d’arte Thomas Mc Evilley con la collaborazione di un gruppo di art directors residenti in Italia guidati da John T. Spike, è inoltre coprodotta dall’Istituto Italiano di Cultura di New York. News ITALIA PRESS


IIC Pechino - Agenzia del 09/04/02

QUATTRO APPUNTAMENTI MUSICALI IMPORTANTI CON IL VIRTUOSISMO DI MICHELE CAMPANELLA

PECHINO\ aise\ - Quattro appuntamenti importanti con la musica e la cultura organizzati dall’Istituto Italiano di Cultura in Cina, a Pechino dal 1986 con il nome di Ufficio culturale dell’Ambasciata d’Italia. Protagonista delle quattro serate Michele Campanella (Teatro dell'Opera di Ulaanbaatar, Ulaanbaatar, 9 aprile 2002, ore 19:00; Tianqiao Theatre, Pechino, 12 aprile 2002, in collaborazione con l'Orchestra Sinfonica Nazionale di Cina; Tianqiao Theatre, Pechino, 13 aprile 2002, ore 19:30; Xinghai Concert Hall, Canton, 15 aprile 2002, ore 20:00).
Considerato internazionalmente uno dei maggiori virtuosi e interpreti lisztiani, Michele Campanella ha affrontato in oltre 35 anni di attività molte tra le principali pagine della letteratura pianistica. L'Accademia "F. Liszt" di Budapest gli ha conferito il Gran Prix du Disque nel 1976, nel 1977 e nel 1998, quest'ultimo per l'incisione "Franz Liszt - The Great Transcriptions, I-II" edita dalla Philips.
Spiccano tra gli ultimi importanti traguardi l'esecuzione integrale dei concerti di Beethoven e Mozart e l'esecuzione integrale delle Variazioni di Brahms.
Formatosi alla scuola pianistica napoletana di Vincenzo Vitale, Michele Campanella è un artista di temperamento assai versatile. Questa sua caratteristica lo ha portato ad avvicinare autori quali Clemente, Weber, Busoni (Premio della Critica Discografica Italiana 1980 per le incisioni con la Fonit Cetra), Rossini, Brahms e Liszt, di cui ha recentemente inciso le Parafrasi, prima registrazione di un'importante serie dedicata all'opera lisztiana.
La sua discografia comprende incisioni per etichette quali Emi (Ravel), Philips (Liszt, Saint-Sa?ns), Foné (Chopin), PYE (Liszt, Ciajkowskij), Fonit Cetra (Busoni), Nuova Era (Ciajkowskij, Liszt, Musorgskij, Balakirev), Musikstrasse (Rossini) e P&P (Brahms, Liszt, Scarlatti).
Ha suonato con le principali orchestre europee e statunitensi, collaborando con direttori quali Claudio Abbado, Gianluigi Gelmenti, Eliahu Inbal, Charles Mackerras, Zubin Metha, Riccardo Muti, Georges Prêtre, Esa-Pekka Salonen, Wolfgang Sawallisch, Thomas Schippers, Hubert Soudant, Christian Thielemann. E’ frequentemente invitato in paesi quali Australia, Russia, Gran Bretagna, Cina, Brasile, Argentina ed è ospite regolare dei festival internazionali di Lucerna, Vienna, Praga, Berlino e Pesaro (Rossini Opera Festival). E’ poi al fianco di Salvatore Accardo e Rocco Filippini quali partner ideali per affrontare i capolavori della musica da camera.
Si dedica con passione all'insegnamento: è titolare della cattedra di pianoforte all'Accademia Chigiana di Siena ed ha fondato i corsi di perfezionamento a Villa Rufolo di Ravello. è ideatore e organizzatore dei "Concerti dell'Università" presso gli atenei di Napoli e Catanzaro.
Recentemente è stato insignito del prestigioso riconoscimento della Fondazione Premio Napoli e della Fondazione "Guido e Roberto Cortese".
Il programma musicale che verrà eseguito da Campanella è stato da lui scritto e presentato per il pubblico ‘cinese’: “Nella produzione Schumanniana la variazione non ha la parte preponderante che avra' nell'estetica brahmesiana, ne' raggiunge le vette beethoveniane delle Opere 109, 111 e 120 (per rimanere al pianoforte). Dopo un tentativo giovanile (Op.5),gli studi sinfonici sono l'unico capolavoro scritto in forma di variazione, dove il termine "variazione" viene saggiamente mescolato al termine "studio", peche' non ci siano troppi vincoli formali per il compositore.
In questa occasione, tra la quinta e la sesta variazione, ascolterete anche i cinque studi, pubblicati postumi, che Schumann preferi' escludere dalla variazione pubblicata, forse perché troppo lontani dal solco della tradizione. Ma proprio queste creazioni contengono le pagine più straordinarie del ciclo, pagine di delirante poesia, che conservano ancora intatta la magia dell'improvvisazione geniale”. “Ciò che Schumann non potè mai approvare del talento di Franz Liszt – racconta - fu proprio la sua particolare propensione a comporre temi famosi fosse Mozart, Mendelssohn, Verdi, Rossini, Wagner, Schubert, Beethoven o Bach. Ma questa sua mirabolante capacità di calarsi nella musica altrui, comprenderne le ragioni profonde, trovarvi una misteriosa e cangiante sintonia, fu all'origine del suo successo mondiale e della sua leggenda. Alla luce della storia, naturalmente, il capitolo delle "parafrasi" non rimane il più importante del catalogo lisztiano, anzi, alla lunga esso ha creato attorno all'autore molti pregiudizi. Comunque alcuni brani, riletti oggi, - sostiene in conclusione il Maestro - con un gusto che ha saputo recuperare pezzi di storia che sembravano perduti (mi riferisco al gusto fine Ottocento), mostrano una fortissima tempra, un'energia che ci fa immaginare quale fenomeno fosse Liszt alla tastiera e nel caso di "Aida" qualcosa in più: una profetica comprensione del suono e delle atmosfere che da esso sarebbero nate pochi anni dopo, sotto le mani di Debussy. Un'intuizione geniale che apre le porte ad una nuova generazione di musicisti, oltre il Romanticismo”. (aise)

IIC Sydney - Agenzia del 09/04/02

VENERDI’ LA PRIEZIONE DI ‘EMIGRANTI’ IL FILM DOCUMENTARIO PRODOTTO DA RAITRE E L’INCONTRO CON L’AUTORE

SIDNEY\ aise\ - Venerdì, 12 aprile 2002, ore 19.00 verrà proiettato a Sidney (Five Dock RSL Community Club 66 Great North Road, Five Dock) Emigranti il film documentario prodotto da RAITRE per la serie La Grande Storia, al termine è inoltre in programma un incontro con l'autore, Roberto Olla, e Silvia Greco, che ha condotto le ricerche in Australia. Emigranti è un film documentario prodotto da RAITRE per la serie La Grande Storia. E' stato trasmesso, in Italia, in prima serata nel mese di ottobre 2001 ed è stato replicato, sempre in prima serata, lo scorso febbraio. In Italia ha avuto oltre cinque milioni di spettatori.
Emigranti narra la grande emigrazione dall'Italia verso le Americhe, l'Australia e gli altri continenti, dagli ultimi decenni del 1800 fino ai giorni nostri. Un secolo e mezzo di storia raccontato attraverso le storie di tanti emigrati. Scopriamo così, nelle esperienze personali dei singoli, gli elementi universali dell'emigrazione, come le discriminazioni razziste, l'isolamento dalla madre patria, il rischio di trovarsi senza diritti o cittadini di serie B. Elementi che portano l'emigrazione italiana ad essere un archetipo dell'emigrazione in genere e che aiutano a comprendere meglio i recenti flussi migratori che, impreparata, la Penisola sta vivendo.
Emigranti è stato realizzato dopo due anni di intensa ricerca di materiali d'archivio originali e inediti, dai National Archives degli Usa, alla Cinemateca Brasilera, all'Istituto Luce italiano, agli Screensound australiani, solo per citare alcuni dei 20 archivi consultati. (aise)

IIC Parigi - Agenzia del 09/04/02

PROSEGUE IL CICLO I CONCERTI DELL’ISTITUTO QUESTA SERA CON MATHIEU DUPOUNY – DOMANI LA PRESENTAZIONE DI GOLDONI AD AVIGNONE

PARIGI\ aise\ - Per il Ciclo I concerti dell'IIC di Parigi, Mathieu Dupouy ed clavicembalo terrà un concerto questa sera (9 aprile). Nato nel 1977, Mathieu Dupouy entra al "Conservatoire national supérieur de musique de Paris", nel 1996. Nel 2000, comincia il ciclo di perfezionamento e studia con Pierre Hantaï, Christophe Coin e Olivier Baumont. Nel 1999, riceve al concorso "Prazké jaro" di clavicembalo di Praga i premi del più giovane finalista e del migliore interprete di musica contemporanea. Allo scopo di ritrovare la polivalenza che era quella dei musicisti dei XVII° e XVIII° secoli, egli si consacra parallelamente alla pratica del clavicordo, del pianoforte e dell'organo barocco, e al repertorio contemporaneo di clavicembalo. Il programma di questa sera propone un viaggio attraverso due secoli di musica napoletana. Le opere di Giovanni de Macque, Carlo Gesualdo, Rinaldo dell'Arpa, Scipione Stella, Francesco Lombardo dimostrano tutte un gusto tipicamente napoletano: audacie armoniche e cromatismo che si ritrovano nella musica di Domenico Scarlatti (anche lui in programma), misto di influenze della sua patria di adozione, la Spagna.
Mentre per domani (mercoledì 10 aprile) si svolgerà la Presentazione dello spettacolo Goldoni ad Avignone: progetto di una messinscena, di Jean-Louis Benoît (Direttore del "Théâtre de la Criée" di Marsiglia).
Il direttore del Festival d'Avignone 2002, Bernard Faivre d'Arcier; ha invitato il regista Jean-Louis Benoît ad allestire la "Trilogia della villeggiatura" di Carlo Goldoni nel suggestivo scenario del Cloître des Carmes. Il regista ha accettato di anticipare i criteri del lavoro, con cui propone ad un nuovo e diverso pubblico il capolavoro a suo tempo allestito (1982) da Giorgio Strehler con la "Comédie Française" al "Théâtre de l'Odéon" di Parigi. (aise)

IIC Montreal - Agenzia del 09/04/02

IL RITORNO DI BRUNO CANINO E DEL SUO PIANFORTE

MONTREAL\ aise\ - L'Istituto Italiano di Cultura ha organizzato in collaborazione con l'École Musicale dell'Università di Montreal e Radio Canada per il ritorno di un interprete di eccezione Bruno Canino e il suo pianoforte.
Nuovamente a Montreal, Bruno Canino ha accettato di offrire un recital con un programma di musiche di Mozart, Beethoven, Boulez, Poulenc e Debussy per il prossimo venerdì, 12 aprile, ore 20.00 presso la Salle Claude Champagne dell’Università de Montreal 220, avenue Vincent d'Indy
Bruno Canino è un pianista eccezionalmente dotato che ha debuttato sulla scena internazionale grazie ai numerosi concorsi di cui è stato vincitore. Dopo aver intrapreso una carriera straordinaria, sia come solista sia in coppia, con grandi interpreti quali il flautista Severino Gazzelloni e i violinisti Salvatore Accardo e Uto Ughi. Il suo repertorio è tra i più vasti e comprende non solo opere del periodo classico, ma anche quelle dei romantici dando poi molto spazio alla musica contemporanea. Innumerevoli le sue tournée in Europa, in America e in Asia e le sue partecipazioni ai grandi festival musicali, che hanno contribuito a fare di lui uno dei pianisti italiani più conosciuti ed apprezzati all'estero. Attivo anche come compositore, il Maestro Canino è autore di un concerto per orchestra da camera premiato alla biennale di Parigi. (aise)


Data inserimento in rete: lunedì, aprile 08, 2002
IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 08/04/02

FARNESINA: GAMALERI, SU ISTITUTI DI CULTURA

Roma, 8 apr. - (Adnkronos) - Gli ''attacchi'' della sinistra alle proposte del sottosegretario agli Esteri Mario Baccini sugli Istituti italiani di cultura all'estero sono frutto di ''doppiopesismo'' e di una ''difesa strenua di posizioni di privilegio''. A sostenerlo, in un articolo che verrà pubblicato domani su ''Il Tempo'', è Gianpiero Gamaleri.
Baccini, afferma Gamaleri, ''ha avuto il solo torto di sostenere l'idea degli 'anni tematici'. Un'idea che ''si inserisce, del resto'' nel progetto di Berlusconi di ''cambiare la missione del nostro corpo diplomatico e delle nostre istituzioni all'estero, potenziandone la capacità di sostenere i nostri interessi non solo politici ma anche economici e culturali''. ''La proposta - spiega - è quella di sottolineare temi come quelli della moda, del design e delle tradizioni regionali. Sono argomenti su cui istituzioni culturali sinora amministrate dalla sinistra (la varie biennali, triennali, quadriennali e via dicendo) avrebbero fatto a botte per assicurarsi l'esclusiva. Eppure il solo fatto di non essere stato il centro sinistra a scodellare questo uovo di Colombo lo porta oggi a organizzare girotondi attorno agli Istituti e alle sedi diplomatiche'', aggiunge Gamaleri ricordando il titolo dell'Unità che annunciava: ''Istituti di cultura svendonsi''.
Per Gamaleri, quindi, quello degli Istituti di cultura è ''un ulteriore fronte su cui il confronto tra progetti del governo dell'opposizione ha una discriminante molto chiara: la volontà di innovare, riformare, stare al passo con i Paesi più progrediti contro una resistenza, un freno che si risolve nella conservazione dell'esistente''.


IIC Bruxelles - Articolo del 19/03/02

Direction de l'Institut menacée à Bruxelles, comme celles de Londres, Paris et Berlin
Berlusconi veut promouvoir sa culture

Nouveau cri d'alarme, première manifestation à l'étranger, ce mercredi à Bruxelles : Berlusconi entend reprendre en main les Instituts italiens de la Culture. Quitte à en révoquer les directeurs qui refusent de servir sa politique. JEAN-PAUL COLLETTE

(LE SOIR, 19/3/2002)
Bruxelles - La culture est incontestablement un des atouts majeurs de l'Italie à l'étranger. Un de ses ambassadeurs, dont la voix porte avec une crédibilité certaine. Et cette réalité ne pouvait échapper au gouvernement Berlusconi, avide de contrôler image et information.
Aussi, depuis que les célèbres Instituts italiens de la Culture lui ont apparu trop inféodés à la gauche en général, ou trop engagés dans la critique de l'actuelle majorité, il n'a pas hésité à engager une épreuve de force qui ressemble de plus en plus à une chasse aux sorcières.
Désormais, plusieurs directeurs ou directrices de ces « Istituti » sont dans le collimateur, dont celle de Bruxelles, Sira Miori, à qui le gouvernement reproche d'avoir organisé en octobre un débat autour du juge Giancarlo Caselli, coauteur d'un ouvrage (« L'eredità scomoda », « L'héritage inconfortable ») très sévère pour le pouvoir berlusconien.
La menace n'est pas un fantasme : elle a été ouvertement exprimée voici peu par le sous-secrétaire d'Etat aux Affaires étrangères, Mario Baccini, dans une interview au journal napolitain « Il Mattino ». Son attaque visait non seulement la directrice de l'institut bruxellois, mais aussi ses homologues de Londres, Paris et Berlin.
Le reproche tient en quelques mots : ces Instituts n'ont pas promu comme ils l'auraient dû une image positive de l'Italie, ils ont au contraire donné la parole à des intellectuels hostiles à son gouvernement. Nous sommes en train de réorganiser entièrement le système de promotion de la culture italienne dans le monde, expliquait le sous-secrétaire d'Etat Baccini au « Mattino ». Nous voulons que l'Italie ne soit pas seulement objet d'estime et de sympathie, mais aussi d'amabilité. Et nous voulons moins de culture de salons. Un programme que l'opposition de gauche et les intellectuels mobilisés depuis quelques mois pour la défense des libertés de culture et d'information dénoncent comme inspiré par la même « vision » que celle tracée par Berlusconi en personne pour la diplomatie : la promotion, sinon la vente du « made in Italy », la diffusion du message officiel.
Tout autre chose que la mission jusqu'à maintenant dévolue aux « Istituti » ! Les directeurs des plus importants de ceux-ci sont d'ailleurs pour la plupart des intellectuels de gauche d'une grande renommée, qui ont jusqu'ici joui d'une large indépendance.
Outre Sira Miori à Bruxelles, le directeur de l'Institut italien de Londres, Mario Fortunato, est menacé, malgré le soutien (ou à cause de lui ?) que lui ont apporté Umberto Eco, Harold Pinter, Doris Lessing et autres Salman Rushdie.
A Paris, il est reproché au directeur de l'Institut de ne pas avoir défendu le gouvernement italien contre les attaques de la ministre de la Culture Catherine Tasca et d'avoir favorisé la présence, au Salon du Livre, d'auteurs clamant que la démocratie est en danger dans leur pays.
A Berlin, l'Institut a organisé la projection de films dénonçant la « gestion » des violences du sommet de Gênes. Dans ces Instituts, tempête le sous-secrétaire d'Etat Baccini, on a accueilli des attaques contre notre gouvernement. Dans des lieux officiels, avec l'argent des contribuables !
Baccini se défend pourtant de projeter des mutations ou des licenciements : Les contrats de dix directeurs de « grande réputation », parmi lesquels Fortunato, viennent à échéance après deux ans, et il n'y a aucune obligation de les renouveler.
L'affaire des Instituts est venue gonfler l'inquiétude des milieux culturels italiens et doper leur récente mobilisation pour un réveil de la gauche. Celle-ci, de son côté, a senti l'opportunité d'un nouveau et vrai combat politique, ajouté à ceux qu'elle livre à Berlusconi sur les terrains de la RAI, de la justice, des conflits d'intérêts...
Le climat est celui d'une normalisation, alerte ainsi le député Gianni Pittella, le responsable des Italiens de l'étranger au sein des DS, Démocrates de Gauche, principal parti de l'Ulivo d'opposition. En avertissant que ce combat lui-même est dangereux : Il est fou de s'engager sur ce terrain. La culture n'a pas de patrons.
La manifestation de ce mercredi à Bruxelles, devant une ambassade à laquelle les organisateurs reprochent sa lâcheté, devrait servir de test. De la capacité de l'Ulivo à mobiliser sur ce thème à l'étranger. Mais aussi, peut-être, du risque de voir couvrir le cri d'alarme par des éclats: en Italie même, Alleanza nazionale, le partenaire postfasciste de Berlusconi, commence à s'énerver contre les défenseurs des Instituts. Et ses correspondants belges promettent de répondre à la farandole...·


Data inserimento in rete: domenica, aprile 07, 2002
IIC Istituti italiani di cultura - Editoriale del 07/04/02

Politica Estera: il Tragicomico Gioco dell’Interim
di Furio Colombo

(L’Unità, 7 aprile 2002)
Deve essere imbarazzante per il famoso letterato italiano, che siede a tavola nella bella casa francese e vorrebbe conversare solo di romanzi e di argenteria, sentirsi proporre all'improvviso citazioni di Vattimo, Tabucchi o Sanvitale. Le ha pubblicate “Le Monde”. Parlano dello stato delle cose in Italia. Inevitabile la domanda che segue: «E lei che cosa pensa? ». Poiché in Francia tutti coloro che hanno un qualsiasi rapporto, anche marginale con le cose del mondo sanno che l'Italia è una parte rispetto a tutto il resto dell'Europa, la vera domanda che il nostro letterato sente nelle parole dei suoi ospiti è questa: «E tu come mai non hai notato niente, non hai avuto niente da dirci o da spiegarci mentre così tanti voci in Europa si interrogano sul percorso improvvisamente deviato della democrazia italiana? » L'imbarazzo è grande. Come fa il letterato a dire «non è vero niente» del più grande e sfacciato e sbandierato conflitto di interessi del mondo? Come fa a dire «non ho notato niente di strano», nel Paese che ha il 2,2 per cento di immigrazione, dove gli imprenditori implorano manodopera ma un partito apertamente secessionista è al governo, con tre ministri chiave (uno alla Giustizia) e pretende che una nave sgangherata che sta forse avvicinandosi alla Sicilia venga presa a cannonate in alto mare?
Potrà cavarsela con un accenno agli eccessi e alle demagogie di alcune teste calde, nel Paese in cui quattromila (quattromila) giudici pubblicano un messaggio di allarme sui giornali e lo fanno a pagamento, sapendo che altrimenti le loro ragioni saranno lasciate cadere o messe a pag. 39, in brevi riassunti, per non irritare il governo?
Il nostro interlocutore vorrebbe parlare di saggi e romanzi.
Ma difficilmente potrà sfuggire alla domanda che solo in apparenza sembra specialistica e che ormai tutti, anche i passanti, si fanno in Europa: perché l'Italia non ha un ministro degli Esteri?

E’ la domanda chiave. Provare a rispondere costringe a spiegare, a rivelare tutto. Non c'è un ministro degli Esteri perché quello che c'era, un uomo competente e rispettato, si ostinava a rappresentare l'Italia con decoro. Andava licenziato perché era un ingombro. Come mai? La risposta è che non è facile impedire la collaborazione internazionale fra giudici su gravi reati, come intende fare il governo di Berlusconi, sotto gli occhi di un normale ministro degli Esteri. Non è immaginabile far rientrare dall'estero capitali sospetti di tutti tipi e di tutte le provenienze se siede alla Farnesina un ministro che ha anche competenza economica. Non è pensabile che chi tiene sotto stretto controllo tutte le televisioni e gran parte dell'editoria in Italia, progetti anche di intrufolarsi negli affari tedeschi per controllare punti cruciali della comunicazione mediatici di quel Paese. E' naturale che il Cancelliere tedesco dica che «da un Paese amico c'è da aspettarsi un minimo di separazione fra potere economico e la responsabilità politica».

Ma tutto questo, come il rifiuto di sottoscrivere il mandato di cattura europeo, la decisione di impiantare una politica dell’immigrazione che offende i principi base della dignità democratica (diritti umani, diritti civili, accoglimento dei profughi che chiedono diritto d'asilo), tutto ciò non si può fare se c'è un regolare ministro degli Esteri, titolare di una propria reputazione, se quella reputazione non è in vendita. Dunque c'era un ministro degli Esteri. C'era e aveva intenzione di comportarsi da persona normale che vede, capisce e dice le cose che non si possono fare o accettare per salvare l’immagine italiana.
C'era e si aspettava un sostegno dei media del suo Paese che non ha mai avuto.
C'era e contava su segni di fermezza politica che avrebbero potuto esserci anche all'interno dello schieramento di Centro-destra, ma non ci sono stati.
C'è stato un bel silenzio, un bel vuoto. E lo hanno licenziato in modo maleducato. Hanno affermato, per esempio, che il suo era «un contratto a termine», una bugia improvvisata di cui nessuno - a parte questo giornale e una parte dell'opposizione - ha osato chiedere conto a chi la stava dicendo.
I nostri concittadini europei (che non sono «estero» da quando esiste l'Unione e la moneta unica, e qualcuno dovrebbe avvertire di ciò i letterati irritati per «la brutta figura all'estero») hanno notato subito che, liquidato un ministro degli Esteri, non se ne è nominato un altro.
E' cominciata la stagione, un po' comica e un po' tragica, detta «dell'interim».
Che vuol dire tre cose:
Primo, un penoso stravolgimento della funzione degli ambasciatori e degli istituti di cultura che, d'ora in poi, saranno valutati secondo la capacità di vendere prodotti. La cosa è risibile, ma viene definita «rivoluzione copernicana» dal titolare «ad interim» . E se avete qualcosa da dire contro questa deliberata negazione e umiliazione della funzione diplomatica italiana nel mondo, il presidente-ministro «ad interim» e proprietario di quasi tutti i media italiani, incarica subito il suo personale settimanale politico di dire che «si assiste ogni giorno allibiti all'esibizionismo de "l'Unita"», e che il giornale «coltiva premuroso i difetti peggiori per un pugno di copie in più, un calcolo spregiudicato e cinico che fa leva sulla disperazione narcisistica di un gruppetto di intellettuali tristi». Segno che avete toccato il punto giusto della questione.
Secondo, i grandi eventi internazionali sono trattati come pranzi e cocktail, il ministro «ad interim» arriva, se arriva, troppo tardi, sbadato, distratto, disinformato e si occupa esclusivamente delle quattro battute che fanno l’evento mediatico. Non un segno, neanche marginale, di una presenza, un contributo, di un peso italiano in qualunque vicenda. Per non incorrere nel giudizio di condanna dei media che lui controlla, nessuno si sogna dire che le apparizioni di Berlusconi per un caffé di mezzanotte, durante gli incontri degli altri ministri degli Esteri (che nel frattempo lavorano e fanno valere il peso dei rispettivi governi e Paesi e opinioni pubbliche) significano che l'Italia non c’è e non conta niente.
Terzo, in uno dei momenti più drammatici e difficili nella storia contemporanea (fra l’11 settembre e la guerra intorno a Israele) l'Italia non ha alcuna politica estera, alcuna presenza nel mondo. Non dà alcun segnale di un proprio contributo nell'area che più di tutte ci riguarda, il Mediterraneo e il Medio Oriente.
Non ha niente da dire, niente da fare, non un so: segno di partecipazione originale alla vira politica della comunità internazionale. Non una idea o una proposta.
Una prova paurosa di dilettantismo e incapacità personale, professionale, politica. Assenza di dignità e vuoto di lavoro è quanto resta nel cratere di una politica estera italiana che non esiste più.
La parte libera della nostra opinione pubblica non fingerà di non saperlo e continuerà a dirlo, non tanto per denunciarlo (la fatale latitanza dell'Italia nelle questioni del mondo è ormai una notizia pubblica largamente conosciuta) quanto per negare ostinatamente al capo del governo e padrone tutti i media il furto di libertà che sta realizzando. Lo fa attraverso il prevalente silenzio e l'interventismo mirato dei suoi dipendenti, ad ogni tentativo di rompere l'omertà.