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Data inserimento in rete: sabato, aprile 20, 2002
Dire è trasgredire: parola di Sgarbi

L'Unione Sarda, 20 aprile 2002
Tra arte e potere non ci sono vie di mezzo: all’artista non resta che prendere il potere o subirlo, cavalcarlo o esserne servo. Perché l’arte è sempre contro il potere: anche quando opera al suo interno. Parola di Vittorio Sgarbi, uno che traffica con l’una e l’altro. Reduce dall’aspra contestazione subita al Salon du livre di Parigi, dai tapiri di Striscia la notizia, dagli sghignazzi delle Iene, ieri pomeriggio il critico ha partecipato a Sassari al convegno Arte e politica: o meglio lo ha riacceso, mettendo a fuoco un tema che nelle relazioni tenute in mattinata era stato appena sfiorato.
Piaccia o non piaccia, senza di lui la mostra delle illustrazioni realizzate da Sironi per il Popolo d’Italia (al collegio Canopoleno) e quella dell’antiquariato sardo (Banca di Sassari, in piazza Santa Maria) avrebbero avuto in sorte un’inaugurazione senza botto.
L’aula magna dell’università, stranamente, non è stracolma. L’eloquio è fluviale, le argomentazioni arroventate, il confine tra riflessione estetica e battaglia politica sottilissimo: «La politica l’ho sempre odiata. Poi è entrato in scena Cossiga due: quello che bombardava il potere da una postazione di massimo potere. Aveva un linguaggio nuovo, era il primo a dire che il re era nudo. Intorno al ’90 dicevano che era pazzo e non se ne poteva parlare bene. Io me ne infatuai: era un elemento di anarchia all’interno delle istituzioni».
Alla faccia di chi, in questi giorni, si preoccupa della sopravvivenza della democrazia italiana, ecco servito un inedito, marinettiano ritratto di Cossiga come statista-artista, se è vero che in arte, per Sgarbi, «il solo modo per dire qualcosa è trasgredire». Trasgressore Giotto, nei confronti del linguaggio artistico bizantino. E trasgressori anche Masaccio e Caravaggio. Ma soprattutto Sgarbi medesimo, che pur avendo scelto la politica non rinuncia all’arte. La esercita, infatti, ma a modo suo: «Quando ho rotto il tapiro in testa all’inviato di Striscia la notizia ho trasportato nella realtà quella che nella finzione cinematografica è da sempre una gag di valore assoluto: la torta in faccia». E non ditegli che un conto è la finzione e un altro la realtà: «Le avanguardie ci hanno insegnato a trasgredire sul serio, mica per finta». Poi ne spara una di quelle che fanno sudar freddo il ministro Urbani: «Fa bene il ragazzino che sfregia il quadro di Matisse perché il professore l’ha obbligato a visitare la mostra, anziché lasciarlo libero di scegliere fra il museo e il bar. In fondo a sfregiare l’arte gliel’ha insegnato Duchamp, quando ha fatto i baffi alla Gioconda».
Sebbene l’arte sia costituzionalmente contro il potere, questo ha bisogno di quella: «Qualsiasi regime ha modo di esistere soltanto nelle rappresentazioni che dà di sé. Anche il regime berlusconiano. C’è una gamma vastissima, nella rappresentazione del potere: dal massimo dell’effimero, come la quella televisiva che può offrire Mediaset, fino al massimo del monumentale, come le piramidi nell’Egitto di Cheope e Micerino». Fra piramidi e tv, c’è spazio per gli artisti. Tutto sta a distinguere arte di Stato e arte di regime, e a capire «perché l’arte di Stato rappresenti un valore e quella di regime un disvalore».
La differenza, spiega Sgarbi, non sta nel tipo di regime, ma nell’atteggiamento che l’artista assume nei suoi confronti. «L’artista di regime - argomenta il critico - è servile, si accomoda al servizio del potere. Utilizza l’arte come mezzo per fare dell’ideologia. Illustra il potere, ma non è in grado di darne una rappresentazione». L’artista di Stato, invece? «È arte al potere».
L’esempio è proprio sotto mano: Mario Sironi. In mattinata, dopo l’introduzione del giornalista Mario Demurtas, moderatore, i saluti del rettore Alessandro Maida, del presidente degli antiquari sardi Luciano Serra e del sindaco Nanni Campus, e una relazione del soprintendente regionale ai Beni Culturali Scarpellini, ne aveva parlato la curatrice della mostra Claudia Gianferrari. Sironi, aveva detto la gallerista e studiosa, è l’artista più significativo del Novecento italiano capace di rendere concreto, nella sua opera, il «moderno progetto mussoliniano, l’ultimo progetto culturale di grande respiro che l’Italia abbia conosciuto: dare vita a una nuova era, un nuovo Stato». Pasquale Chessa, vicedirettore di “Panorama”, aveva annuito: «Le più grandiose realizzazioni artistiche e architettoniche sono venute dai regimi totalitari. Mentre le democrazie, per loro natura, sono refrattarie a ogni forma di dirigismo culturale».
Tutto vero, ammette Sgarbi, preceduto da un bizzarro intervento del regista oristanese Filippo Martinez, ma a patto che si distingua. C’è democrazia e democrazia: «La Francia, per esempio, ha un centre Pompidou, bellissimo, progettato da Renzo Piano. Mentre l’Italia non ha prodotto un centre Andreottì, un centre De Mità, un centre Forlanì: pensavano ad altro». E poi c’è totalitarismo e totalitarismo: «Subito dopo la rivoluzione sovietica - ricorda - l’Urss conobbe un periodo di straordinaria vitalità culturale: Majakowskij, El Lissitzky, Rodchenko furono certamente artisti di Stato, ma non di regime. Invece, morto Lenin, arrivò il periodo di Zdanov: l’unica forma di arte tollerata divenne l’ossequio al potere».
Stesso discorso per Sironi. L’artista (fino alla scelta di allearsi con la Germania) aderì con entusiasmo al progetto del regime fascista. Eppure, giura Sgarbi, è impossibile considerarlo un artista di regime: «Le sue opere sono convincenti perché lui era convinto: non è mai andato dietro Mussolini, è sempre stato davanti. Morandi, davanti al fascismo, preferì ritirarsi in solitudine a dipingere le sue bottiglie: è il Petrarca dell’arte novecentesca. Sironi invece è Dante, cioè l’artista che accetta di lottare con la storia».
Il perfetto pittore di regime, invece, è Guttuso: «Guardate il suo “I funerali di Togliatti”: tutte quelle bandiere rosse saranno belle, per chi vi vede un simbolo di vittoria: ma manca il quadro». La differenza fra Sironi e Guttuso, sottolinea Sgarbi, non sta nel fatto che uno era fascista e l’altro comunista: «Il punto è che Sironi è sempre in forma, Guttuso no. È una questione di forma. Sironi ha vinto la sua lotta contro il potere, Guttuso l’ha persa». C’è poi anche il caso del grande artista che stecca: «Come Picasso in “Guernica”, quadro celebratissimo ma in realtà mancato, non poetico. È propaganda pura. Picasso, artista sublime nel suo periodo blu e rosa, realizza in quel caso un cartellone pubblicitario».
Altri esempi? Uno buono, Duilio Cambellotti: «Andatevi a vedere il suo acquedotto in Puglia: pura arte di Stato». Uno cattivo, proprio l’aula magna dell’università di Sassari. Sgarbi alza lo sguardo ed elenca: «Queste lesenucce, quelle cornicette, gli affreschi con tutti quei personaggi tipicamente sardi. Ecco, questa è proprio arte di regime». Con tanti saluti al padrone di casa, il rettore Alessandro Maida, e agli estimatori Mario Delitala, che guarda caso affrescò l’aula fra il ’28 e il ’30, in pieno periodo fascista. Lo stesso torno di anni in cui, invece, prosperava il «grande artista di Stato Adalberto Libera, il cui capolavoro è senz’altro la casa di Curzio Malaparte a Capri, realizzazione concreta della pittura metafisica di De Chirico». Se i sassaresi si fossero offesi per la stroncatura di Delitala, potrebbero consolarsi visitando, in viale Umberto, di fronte al mercato civico, le deliziose casette popolari progettate proprio da Libera. I cagliaritani, invece, potranno conoscerlo meglio fra qualche mese, come ha annunciato l’assessore alla Cultura Giorgio Pellegrini: «Abbiamo in programma una grossa mostra». Ma prima arriverà Sironi. E mica le illustrazioni esposte a Sassari: a Cagliari la stessa Gianferrari porterà degli oli, e un grosso sponsor privato si sarebbe già fatto avanti. L’appuntamento è fra tre mesi, a luglio.


LO SCONTRO DOPO LE NOMINE NELL´AZIENDA DI VIALE MAZZINI
Berlusconi: non ho ordinato epurazioni alla Rai
«Confermo però che è stato fatto un uso infame e criminoso della Tv»

di Ugo Magri inviato a PORTOFINO

La Stampa, 20 aprile 2002
Silvio Berlusconi si mostra sorpreso. Anziché protestare, dice, a sinistra «dovrebbero fare i salti di gioia: gli ho garantito personalmente che in Rai non ci comporteremo nei loro confronti nel modo in cui loro hanno trattato noi. Più di così...». Nel premier la tentazione di rispondere occhio per occhio era fortissima, come si è capito due giorni fa quando da Sofia ha definito «criminosi» i programmi di Enzo Biagi, Daniele Luttazzi e Michele Santoro. Ma ieri, per quanto Berlusconi abbia precisato di non voler ritrattare «una virgola», si è percepito un cambiamento di toni. Invece di predicare la legge del taglione, il premier s'è richiamato alla morale evangelica: «Al candidato premier della sinistra non faremo quanto loro hanno fatto a me con un comportamento indegno e infame». L'aggiustamento di tiro è spiegato così da Alfredo Biondi, vice-presidente della Camera: «Si capisce al volo che Berlusconi è stato a scuola dai salesiani... Mio nonno mi diceva sempre: quando ci sono loro in giro, non chinarti mai a raccogliere il ventino». Chi da ultimo ne ha sondato gli umori, esclude che il premier reclami davvero la testa degli anchor-man più ostili. «Non ho fatto liste di epurazione», ha dichiarato lui stesso ieri mattina dopo il Consiglio dei ministri. Realisticamente, si fa intendere nel circolo dei collaboratori più stretti, Berlusconi desidera evitare che il futuro sia una replica del passato, che Biagi e Santoro lo tengano costantemente nel mirino dei loro programmi. Che dedichino di nuovo, per esempio, intere puntate ai rapporti tra il Cavaliere e la mafia, come avvenne in campagna elettorale quando, ha insistito ieri il presidente del Consiglio, «ci hanno fatto perdere oltre 17 punti in due mesi, dal 64 al 46 per cento». Insomma, Santoro e Biagi possono restare al loro posto (Luttazzi dalla Rai è già bandito) purché, sussurra chi è vicino al premier, «si diano una regolata». E a patto che chi sta sopra di loro, da Baldassarre a Saccà, tenga gli occhi bene aperti.
E il presidente della Repubblica che reclama più pluralismo? «Sottoscrivo ciò che dice Ciampi», schiva il colpo Berlusconi, «ma diffamare come hanno fatto Luttazzi e gli altri non è informazione». Puntuale, spunta dal cilindro del premier un sondaggio da cui risulterebbe (mancano i dati definitivi) che «il 70 per cento degli italiani sulla Rai è d'accordo con me». E gli attacchi di D'Alema, Fassino, Rutelli? «A me non danno alcun fastidio, visto che si appigliano all'esatto contrario di quanto ho detto». E le critiche giunte perfino dal centro-destra, Giuliano Ferrara in testa? «Per fortuna che esiste ancora la dialettica tra amici»...
Meno tollerante Berlusconi si mostra nei confronti delle bordate straniere, «da quanti sostengono che in Italia c'è un regime autoritario, c'è una dittatura, c'è un'imposizione di uomini a me vicini in certe posizione della cultura... Ma quando mai? Alla Biennale di Venezia», fa notare il premier, «abbiamo appena messo Bernabé che fa parte di tutt'altro ambiente», politico si capisce. Nega di avercela con la Francia e di aver avuto in mente Jospin o Chirac, allorché da Sofia aveva parlato di clown d'oltralpe. «Era un clima scherzoso», assicura, «ho perfino raccontato di quando avevo le fidanzate francesi. Adesso, quando rivedrò mia moglie, mi farà passare i guai...». Li passerà oggi, perché Donna Veronica è attesa nella dimora di Portofino (dove Berlusconi è arrivato ieri accompagnato dal sottosegretario e portavoce Paolo Bonaiuti) per ricevere insieme il primo ministro rumeno Nastase e consorte. Giovedì a Bucarest li aveva invitati a trascorrere un weekend da favola, in quattro e quattr'otto è stata combinata la visita. E tra non molto il Cavaliere ospiterà pure Simeone di Bulgaria, visitato due giorni fa a Sofia. L'ospitalità è l'arma segreta della diplomazia berlusconiana.


«Biagi e Santoro possono restare»
Baldassarre «corregge» Berlusconi dopo l'altolà di Ciampi
Il presidente della Repubblica: «Il pluralismo è alla base della democrazia»

di Gabriele Rizzardi

La Provincia Pavese, 20 aprile 2002
ROMA. Il monito di Ciampi a Berlusconi sulla necessità di garantire l'«autonomia» della Rai dal potere politico e la levata di scudi dell'opposizione in difesa del pluralismo dell'informazione hanno avuto un immediato effetto sui nuovi vertici di viale Mazzini. Dopo un lungo silenzio, con una intervista al quotidiano cattolico Avvenire, Antonio Baldassarre prende le distanze dal diktat del premier. «Le parole di Berlusconi su Biagi e Santoro sono desideri di un politico, che restano confinati a livello politico. Biagi e Santoro» dice il presidente della Rai «possono ovviamente restare». La disponibilità è comunque accompagnata da un invito alla moderazione. Baldassarre riconosce le gradi qualità di Biagi («Lui si identifica nella Rai e la Rai si identifica in lui») ma ricorda che in campagna elettorale ha usato toni «troppo forti».
Baldassarre accusa poi il conduttore di Sciuscià di essere «dimezzato» dalla sua «parzialità» e lo invita a «moderarsi».
La conferma che i due giornalisti possono rimanere in Rai arriva al termine di una giornata scandita dal duro intervento di Ciampi sulle frasi pronunciate da Berlusconi a Sofia e dalla replica del premier, che convoca una conferenza stampa a palazzo Chigi e «conferma» le sue dichiarazioni. L'altolà del presidente della Repubblica al Cavaliere parte dal Quirinale, durante la cerimonia di consegna di alcune medaglie ai benemeriti della cultura: «La qualità delle trasmissioni, garantita dall'alta professionalità dei protagonisti dell'informazione, deve essere assicurata dall'autonomia editoriale che, al pari del pluralismo del sistema radiotelevisivo è elemento fondamentale per la vita di una moderna democrazia». Il messaggio di Ciampi non potrebbe essere più netto: le liste dei giornalisti «sgraditi» e le «epurazioni» non sono ammissibili e la Rai non può ricevere ordini da palazzo Chigi.
Il monito del Quirinale spiazza Berlusconi, che si difende attaccando: «Sottoscrivo quanto detto dal presidente Ciampi ma delle dichiarazioni di ieri non cambio una virgola. Oggi in Italia non c'è un regime, non c'è dittatura, mentre ciò che avvenne sulla Tv pubblica nei due mesi antecedenti le elezioni fu infame». Contro il premier si schierano anche i moderati della maggioranza e opinionisti schierati con il centrodestra come Giuliano Ferrara. A tutti il premier dice: «Non ho fatto liste di epurazione ma ho detto all'opposizione che non faremo a loro ciò che loro hanno fatto a noi. Il centrodestra garantirà che la Rai non sarà usata, come succedeva nella precedente gestione, per attaccare i candidati dell'opposizione alla vigilia delle elezioni».
Berlusconi sostiene che le sue parole rappresentano una «garanzia in più» e dice che certe trasmissioni tv «andrebbero riviste» per far capire bene come sono andate le cose. «Grazie all'uso criminoso della Tv di Stato pagata con i soldi dei cittadini» precisa in conferenza stampa «ci fu una perdita di 17 punti nella fiducia per il candidato di opposizione. Ciò è stato infame». Il premier assicura che, secondo un sondaggio «ancora in corso», quasi il 70% degli italiani è in «sintonia» con il suo pensiero e dedica l'ultima parte della conferenza stampa alle nomine Rai. Il governo ha fatto pressione sul Cda? «Non mi sono affatto interessato di queste nomine» assicura.


IIC Ankara - Agenzia del 19/04/04/02

IIC Ankara: particolarmente intensa nel mese di marzo l'attività promozionale nell'ambito della musica, dello spettacolo e dell'architettura

(Italcult) - Lo spettacolo “Quel delizioso orrore …… Farinelli evirato cantore” di Guido Barbieri e Sandro Cappelletto, prodotto da Torino Spettacoli con Piero Nuti (attore- il vecchio Farinelli), Angelo Manzotti (sopranista-il giovane Farinelli), Rita Peiretti (clavicembalo), Alessandro Peiretti (violoncello), Davide Sanson (tromba) è stato presentato presso il Teatro dell’Università Tecnica del Medio Oriente il primo marzo.
Osannato dal pubblico nel corso della sua carriera, Farinelli si ritrova vecchio e malato, circondato da tanti piccoli oggetti – la lettera, la tabacchiera, ecc. – che gli ricordano il passato. Evocata da questi ricordi la sua voce si materializza accanto a lui e canta le arie che hanno segnato il suo successo.
Piero Nuti ha creato un personaggio di grande forza espressiva, fiero della sua arte sublime, stizzoso verso i nuovi arrivati, drammatico nel ricordo della sua evirazione…… “natura morta in vita”.

In occasione della ricorrenza dei sessantasei anni della fondazione della Facoltà di Lettere, Storia e Geografia dell’Università di Ankara, l'Istituto ha organizzato presso la Sala di Teatro dell’Università, il concerto “Arteteca” del gruppo “Attrazioni Napoletane” formato da Maurizio Palmieri, Francesca Cacciatore, Vincenzo di Mauro e Mauro Calderone e lo spettacolo “C’era una volta il Novecento” con la Regia di Gianfranco Evangelista.
Gli studenti del Dipartimento di Italianistica, coinvolti anche nell’organizzazione dello spettacolo (che rientra nell’ambito del “Progetto Teatro-Università” promosso dal Ministero degli Esteri), hanno recitato brani di Svevo, Calvino, Ginzburg, Montale, Leopardi, Ungaretti, Sereni, Caproni, Rodari, Carmelo Bene e Palazzeschi.

Presso la Sala Ýzmir Sanat di Smirne e presso il Centro di Cultura dell’Università di Hacettepe, la pianista Laura Giordano, Vice Direttore del Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, ha tenuto un concerto su invito dell'Istituto, eseguendo brani di Chopin, Liszt, Respighi, Rota, Malipiero, Albeniz e Gershwin.

In collaborazione con la Facoltà di Architettura dell’Università del Medio Oriente e la Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari, l'Istituto di Cultura ha organizzato una serie di conferenze nell'ambito tematico “Caratteri dell’Architettura Mediterranea: tradizioni culturali italiane e turche a confronto”:
“Per una moderna Architettura Mediterranea”- Prof. Claudio d’Amato, Docente della Facolta’ di Architettura del Politecnico di Bari - (11 marzo);
“Problemi di lettura degli aggregati e dei tessuti urbani mediterranei”- Prof. Giuseppe Strappa, Capo del Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria Civile e dell’Architettura (ICAR) – Politecnico di Bari - (12 marzo);
“Metodologie di lettura del territorio e del paesaggio mediterranei”- Prof. Attilio Petruccioli, Docente della Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari - (13 marzo)
Alle conferenze sono seguiti un seminario su “Progetti di ricerca congiunti tra le Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari e dell’Università Tecnica del Medio Oriente di Ankara: architettura, città, paesaggio” ed il Workshop “Riflessioni sulla riforma urbana e architettonica di Mardin”.

Presso il Centro di Cultura dell’Università di Hacettepe, l’Istituto ha organizzato il 18 marzo un concerto del Mo Massimo Quarta, vincitore nel 1991 del Primo Premio al prestigioso Concorso Internazionale di Violino “Nicolò Paganini” di Genova, primo italiano ad ottenere questo ambito riconoscimento dopo Salvatore Accardo nel 1958. Il pubblico ha festeggiato con grande calore il musicista, accompagnato al pianoforte da una bravissima Stefania radaeli, che ha concesso due bis.

Presso il Centro di Cultura dell’Università di Hacettepe è stato presentato il 25 marzo un concerto jazz di “Larry Franco e la Dixinitaly Jazz Band”, nel quale è stato proposto in chiave jazz un vasto repertorio legato ai classici della Canzone italiana d’Autore, quali “Un sassolino nella scarpa”, “Permettete, signorina”, “Mi va di cantare”, “Polvere di stelle”, “Oh, Baby kiss me”, ecc. (Italcult)


Data inserimento in rete: venerdì, aprile 19, 2002
Farnesina - Agenzia del 19/04/02

IN 5 PROMOSSI AL GRADO DI AMBASCIATORI IN 15 A QUELLO DI MINISTRO PLENIPOTENZIARIO

ROMA \ aise \ Sono cinque i diplomatici che hanno raggiunto oggi , con le deliberazioni del Consiglio dei Ministri, il massimo grado della carriera , quello di Ambasciatore. Si tratta dei Ministri Plenipotenziari di 1a Classe Antonio PURI PURINI, Claudio MORENO, Giuseppe BALBONI ACQUA, Giovanni CASTELLANETA e Antonio BADINI.
Sempre su proposta del Presidente del Consiglio e Ministro degli esteri ad interim Silvio Berlusconi sono stati poi nominati Ministro Plenipotenziario di II Classe i consiglieri di Ambasciata: Emanuele PIGNATELLI, Antonino PROVENZANO, Massimo Andrea LEGGERI, Paolo SANNELLA, Guglielmo ARDIZZONE, Nicola MANDUZIO, Gianni GHISI, Fabio Claudio DE NARDIS, Eugenio D'AURIA, Rosa Anna CONIGLIO in PAPALIA, Roberto BETTARINI, Alessandro CEVESE, Daniele MANCINI, Gabriele CHECCHIA e Giampaolo SCARANTE.


IIC Stoccarda - Agenzia del 19/04/02

‘GIUDICI’ SENZA PATROCINIO AD HEIDELBERG
Nessuna polemica per il mancato patrocinio dell’Ambasciata al Festival di Heidelberg. “Potrebbero averlo ritirato credendo di intravedere rimandi politici”, ma gli organizzatori hanno ritrovato sponsor privati credendo nella proposta artistica

Renato Gabrielli
(News ITALIA PRESS)
Stoccarda – Non godrà quest’anno del patrocinio dell’Ambasciata d’Italia in Germania il festival teatrale di Heidelberg, in programma dal 3 al 5 maggio prossimo, che avrà nell’edizione in allestimento l’Italia come Paese ospite. Il motivo. Ad una delle piece teatrali, quella di Renato Gabrielli attualmente in programmazione al Teatro Stabile di Brescia, dal titolo ‘Giudici’ non è stata riconosciuta la capacità di rappresentare il volto autentico dell’Italia contemporanea, in particolare quella dei Tribunali.
“Del giudizio si sono stupiti alquanto gli organizzatori del festival ed in particolare il suo sovrintendente Gunter Beelitz” osserva l’autore e regista Gabrielli che invita a leggere le ‘note di regia’ che anche sul spiegano come è nata l’opera. “Ho cominciato a pensare a Giudici circa quattro anni fa. Avevo in mente di scrivere una commedia non tanto su Tangentopoli, ma sulla percezione di Tangentopoli nella società italiana, e in particolare nel Vasto Ceto Medio, di cui faccio parte. La ricerca del soggetto non è stata facile. Non mi interessava fare satira politica, portando in teatro parodìe di personaggi pubblici” anzi “ancor meno volevo simulare una vicenda realistica di gente comune coinvolta in storie di tangenti. Molto a proposito, allora, mi è capitato di rileggere una commedia di Aristofane, Vespe”.

“Prima di assegnare il patrocinio dell’Ambasciata ed eventualmente i fondi, che sarebbero venuti dall’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda, è necessario verificare la validità delle proposte che devono essere serie, fondate e trasmettere una immagine veridica del nostro Paese”. Così spiegano dall’Ambasciata d’Italia in Berlino il ritiro del patrocinio ad una manifestazione che comunque avrà luogo
e per la quale gli stesso organizzatori hanno trovato gli sponsor necessari a sopperire la mancanza del già promesso denaro italiano.
“Ottenuto il testo di Gabrielli –spiegano dall’Ambasciata- abbiamo appurato che ne emerge una immagine distorta dell’Italia e non è stata, quindi, ritenuta opportuna la concessione di denaro del contribuente italiano”. Ovviamente non si tratta di un giudizio artistico: “Ciò non significa certamente che l’opera non vada in scena e ottenga il successo che merita, ma che va in scena senza l’impegno delle autorità italiane alla sua promozione”.
E il patrocinio è stato ritirato all’intera rassegna teatrale di cui la piece di Gabrielli fa parte.
”Non è un testo politico contro qualcuno o un dramma a tesi” osserva Renato Gabrielli, che spiega “io non ho neppure avuto rapporti diretti con l’Ambasciata o con l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda, ma solo con il Festival ed i suoi organizzatori. So che sono state addotte sia motivazioni economiche, quali la mancanza di fondi, sia di opportunità della vicenda stessa che viene rappresentata che proporrebbe tesi gratuite e parziali sulla giustizia”. “Non si tratta davvero di un teso con implicazioni politiche” ribadisce Gabrielli “la piece prende spunto dalle Vespe di Aristofane dove un giudice viene chiuso in casa dai parenti affinché non si rechi in tribunale per dei processi politici; e per placarlo gli fanno celebrare un processo ad un cane nella sua stessa abitazione”. Da qui spiega, lo spunto per una commedia comico-grottesca sulla vita contemporanea “in cui un giudice dei nostri giorni viene chiuso in casa dai parenti che gli creano una assurda situazione casalinga nella quale possa sfogarsi”.
Il protagonista, Filippo Cleoni, è un pubblico ministero rimosso dal suo ufficio con l’accusa di gravi irregolarità procedurali che cade in depressione, autoesiliandosi in casa. Su sollecitazione di una psichiatra d’avanguardia, parenti e amici gli allestiscono un tribunale domestico in virtù del quale la sparizione dal frigo di un pezzo di formaggio diviene oggetto di un procedimento mastodontico e kafkiano.
Ribadisce Gabrielli: “Si tratta sì di una vicenda ambientata nella contemporaneità, ma non è assolutamente diretta contro nessuno”. Così, i personaggi non rimandano a nessun personaggio di cronaca italiana: “Sono riconducibili ai cosiddetti ‘tipi’ teatrali. Per intenderci, non ci si può certo trovare affinità con Borrelli e Berlusconi. Tra i personaggi ci sono invece una maniaca della new economy, una psicologa in stile americano, un imprenditore di dubbia moralità”. In sostanza, l’autore e regista non sa spiegarsi il perché del rifiuto a patrocinare la rassegna. “Forse –ipotizza- per eccesso di zelo”. News ITALIA PRESS


IIC Vancouver - Agenzia del 19/04/02

MUSICA E DESIGN PER LA SETTIMANA DELLA CULTURA A VANCOUVER

(News ITALIA PRESS)
Vancouver – Successo e soddisfazione a Vancouver per le tre manifestazioni che l'Istituto Italiano di Cultura di Vancouver ha posto sotto l'egida della IV Settimana della Cultura italiana, indetta dal Ministero dei Beni Culturali dal 15-21 aprile 2002.
Il 15 aprile è stata inaugurata l'anteprima speciale della mostra "Guglielmo Marconi: la sfida transatlantica", realizzata dalla Fondazione Guglielmo Marconi (Pontecchio Marconi) e dall'Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna come parte delle celebrazioni marconiane 2001-2002 (centenario della prima trasmissione radio transatlantica fra Canada e Europa). Per l'anteprima, sono stati esposti al pubblico gli apparati interattivi e gli apparecchi storici marconiani. La mostra completa sara' visibile presso Science World (il museo della scienza di Vancouver) dal 9 maggio al 2 settembre 2002.
L’"Opera with a smile", il concerto-conferenza di Emanuela Marcante (Direttore dell'Ensemble "Il Ruggiero" di Bologna), è stata poi protagonista il giorno seguente con cantanti dell'Opera Ensemble della University of British Columbia. Le proposte della Marcante sono state l'ironia e l'umorismo nell'opera buffa rossiniana. L'evento, tenutosi presso l'Istituto Italiano di Cultura, ha rappresentato una introduzione al nuovo allestimento de "L'Italiana in Algeri" di Rossini che sara' co-prodotto dalla UBC School of Music e dall'IIC di Vancouver e che andra' in scena a Vancouver il 1 e 2 novembre prossimi, sotto la direzione della stessa Marcante, con un cast di giovani cantanti della UBC Opera Ensemble.
Filo conduttore delle manifestazioni della settimana è stata la mostra "Design italiano e Premio Compasso d'Oro - ADI". Visibile fino al 28 aprile è una collezione di pannelli e oggetti di design industriale premiati con il prestigioso riconoscimento negli ultimi 50 anni e curata da Aldo Colonetti e Franco Origoni e realizzata dal CLAC di Cantu'. News ITALIA PRESS


IIC Barcellona - Agenzia del 19/04/02

DE SICA E ZAVATTINI PROTAGONISTI A BARCELLONA

(News ITALIA PRESS)
Barcellona – Una retrospettiva cinematografica in omaggio a Vittorio De Sica e a Cesare Zavattini è stata organizzata per la settimana tra il 16 ed il 21 aprile dall’Istituto italiano di Cultura di Barcellona. Le rappresentazioni sono state inserite in una serie di manifestazioni per onorare la carriera dell’attrice Maria Mercader, catalana, moglie di De Sica, oggi ottantatreene. Numerose le attività per organizzate nella capitale catalana in proposito e la rassegna dei film dei registi italiani rappresentano una parte importante all’interno del programma generale. “C’è stato grande entusiasmo da parte delle autorità locali e da parte del pubblico accorso” spiega il direttore dell’Istituto italiano di Cultura “e sono soddisfatto di poter dire che questa é stata uno degli eventi più importanti che abbiamo potuto organizzare”.
Il programma prevede la proiezione delle pellicole della Mercader, oltre a quelle dirette da De Sica e Zavattini che secondo il direttore hanno riscosso grande successo. I classici dei due registi in proiezione nella capitale catalana vanno da “I bambini ci guardano” a “Sciuscià”, da “Ladri di biciclette” a “Miracolo a Milano” . News ITALIA PRESS


Ciampi: la cultura risorsa strategica della nazione

Roma, 19 apr. (Adnkronos) - ''La cultura è risorsa strategica della Nazione''. Lo ha voluto ribadire il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, nel discorso tenuto nella sala dei Corazzieri al Quirinale per la consegna dei diplomi di prima classe con medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte.
''L'attenzione per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio artistico è cresciuta nelle coscienze - ha osservato Ciampi alla presenza del ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani - i cittadini delle nostre città non ammettono piu' che i loro musei siano chiusi, anche nei giorni festivi; non ammettono che i monumenti versino in condizioni di abbandono; sono orgogliosi dei restauri; sono orgogliosi dei propri scrittori, dei musicisti, di chi fa teatro, danza, cinema''.
Cogliendo lo spunto della medaglia d'oro alla memoria conferita al filosofo tedesco Hans Georg Gadamer e ai suoi stretti rapporti con l'Italia, Ciampi ha sottolineato ''l'identità culturale europea. Specialmente quando siamo fuori dall'Europa, non abbiamo bisogno di definire che cosa sia questa identità, perché la sentiamo e intuiamo in modo immediato. L'identità europea è qualcosa che esiste; ma è anche - ha ammonito il capo dello stato - un patrimonio da valorizzare''. In particolare, Ciampi ha tenuto ad affermare che ''l'Europa unita non significa cancellazione delle lingue e delle culture nazionali, semplicemente perché essere 'sono' l'Europa. Significa studiare di più ciascuno di noi le 'altre' lingue europee, conoscere le altre storie, le altre letterature d'Europa, le città, le tradizioni. Significa costruire percorsi professionali e di studio che prevedano periodo anche lunghi da trascorrere in altri stati d'Europa''.
Oltre al riconoscimento alla memoria per il filosofo tedesco Hans Georg Gadamer (ritirato dall'ambasciatore di Germania Klaus Noibert) i diplomi di prima classe sono andati all'attore regista di teatro Giorgio Albertazzi, al giornalista Piero Angela, all'architetto Lodovico Barbiano di Belgioioso, al sovrintendente Giovanni Carandente. Alla sceneggiatrice Suso Cecchi D'Amico, al musicista Giorgio Gaslini, al fisico Mario Milazzo, al pittore Mimmo Rotella, all'antropologo Tullio Tentori e all'archeologo tedesco Paul Zanker. Inoltre, è stata assegnata l'onorificenza di commendatore a Piero Angela, allo scrittore Vincenzo Cerami e al musicista Nicola Piovani e il titolo di grande ufficiale all'Ordine del merito della Repubblica italiana ai registi Paolo e Vittorio Taviani e alla scrittrice Francesca Sanvitale.


IIC Stoccarda - Servizio del 19/04/02

Il regista Gabrielli smorza la polemica sul suo spettacolo nel dibattito con l’avv. Vittorini e il prof. Bernardi in Cattolica
«Il mio Giudici? Solo una commedia»

di Paola Carmignani

Renato Gabrielli
Giornale di Brescia - Cultura
«La mia è un’opera di natura comica o fantastica, che non pretende di essere altro. Non è un intervento su Tangentopoli, semmai sulla percezione che si è avuta di Tangentopoli nelle famiglie italiane. Da qui il mio stupore per la polemica che l’opera ha suscitato in Germania. "Giudici" non era nato per suscitare polemiche. Se nello spettacolo c’è un messaggio è più di tipo etico che politico». Così il regista Renato Gabrielli, che per il Ctb ha scritto e realizzato «Giudici» (in scena al Teatro S. Chiara fino al 28 aprile) ha commentato il ritiro del finanziamento al Festival di Heidelberg da parte dell’Istituto italiano di cultura di Stoccarda, che non ha gradito il suo testo teatrale e l’immagine dell’Italia che ne esce. Su questo aspetto, Gabrielli ha risposto: «Faccio lo scrittore di teatro e non di depliant turistici», ribadendo che a suo parere è eccessivo parlare di «censura», trattandosi invece di «un tentativo di condizionamento, qualcosa che purtroppo esiste in maniera abitudinaria nei rapporti fra politica e cultura». Il regista, insieme con l’avvocato penalista Piergiorgio Vittorini, è intervenuto ieri all’incontro dedicato al rapporto fra teatro e giustizia, che si è svolto all’Università Cattolica, promosso dall’ateneo di via Trieste in collaborazione con il Ctb. Introducendo l’argomento, il prof. Claudio Bernardi ha enunciato le due domande portanti della discussione, ovvero: qual è la giustizia del teatro? e: quale il teatro della giustizia? Claudio Bernardi ha reagito con vivacità all’affermazione di Gabrielli («Volevo fare solo una commedia»), sottolineando il potere che ha in mano chi convoca un pubblico in un luogo per avere con questo pubblico un incontro, un’«esperienza forte». Molti, naturalmente, i punti di contatto fra i due ambiti - messi in rilievo nel suo intervento dalla prof. Carla Bino - e molti i rischi legati alla "spettacolarizzazione" dei processi. Proprio di questo ha parlato l’avv. Vittorini, che - senza fare riferimenti diretti all’omicidio di Cogne, citato da tutti nel corso del dibattito come esempio - ha affermato che «una serie di indici Auditel equivalgono a indici puntati, che dicono: "Sei stato tu!", mentre il massimo di pubblicità equivale a volte al minimo di informazione». «La proliferazione dei canali televisivi - ha aggiunto il legale bresciano - moltiplica l’effetto di soddisfacimento di un’opinione pubblica, che gode come anticamente avveniva davanti ad un’esecuzione, sentendo di non avere alcuna responsabilità in quello che accade. La pubblicità del processo è una forma di garanzia, ma credo che quello che sta accadendo sotto i nostri occhi vada ben oltre la volontà del legislatore». Piergiorgio Vittorini ha poi chiesto: «Ogni giorno si celebrano decine di migliaia di processi penali, ma perché in un dato momento un processo va di moda e non altri?». Gabrielli ha volutamente limitato le polemiche («Temo le polemiche come queste, perché si fa presto ad essere incasellati...») per concentrare il suo intervento sullo spettacolo «Giudici», ispirato liberamente a «Le Vespe» di Aristofane: «Mi piaceva - ha dichiarato - portare l’argomento giustizia fra le quattro mura di una casa, riprendere il tema di Mani Pulite senza farmi schiacciare dall’attualità, ma concentrandomi sul vissuto della società civile italiana, presentandone alcune "maschere"». A proposito del rapporto fra teatro e giustizia, Gabrielli ha parlato di «un’usurpazione reciproca», ricordando che «c’è una teatralità nel processo, che è anche volontaria», e che «spesso il teatro e il cinema hanno fatto appello ai meccanismi processuali per raccontare le loro storie». Ma la differenza fondamentale - ha chiarito Vittorini - sta nell’esito, dato che «nel caso del teatro tutto si chiude nella coscienza dello spettatore, mentre alla fine della "rappresentazione processuale" c’è una sentenza, che si realizza "nella carne" di chi viene condannato». Quanto all’eco di alcuni casi giudiziari su televisione e stampa, l’avv. Vittorini ha precisato che «certe voci diventano piazza, prepotenza; altre voci si sforzano di diventare forma espressiva in un luogo deputato, lessico regolato, per dare corpo ad un conflitto regolato. Se poi alla fine ci sia giustizia, non so - ha concluso il legale - ma so che nei film i processi hanno sempre un lieto fine, perché in questo modo ci si consola della durezza del vivere quotidiano».


IIC Stoccarda - Servizio del 19/04/02

In Cattolica il dibattito sullo spettacolo del Ctb «Giudici», che si ispira a Tangentopoli e ad Aristofane
Le Vespe pungono ancora
Gabrielli: «Finanziamenti negati. Ma non volevo polveroni»

di Nino Dolfo

Brescia Oggi
«Hanno detto che il mio spettacolo «Giudici» dà una cattiva immagine dell'Italia. Io rispondo che sono uno scrittore di teatro e non di depliant turistici». Così, in modo secco, ma anche senza soffiare sul fuoco, Renato Gabrielli ha risposto alla polemica che da Heidelberg, Germania, è rimbalzata sulle pagine dei giornali italiani, ieri pomeriggio nell'aula magna dell'Università Cattolica, dove il regista è intervenuto nell'ambito di un incontro sul tema «Teatro e giustizia». Suoi correlatori erano l'avvocato del foro cittadino Piergiorgio Vittorini e il docente Claudio Bernardi. Molto rumore per nulla, dunque? Ricapitoliamo. A «Giudici», produzione del Centro teatrale bresciano, testo e regia di Renato Gabrielli, attualmente in cartellone al S. Chiara e invitato al Festival teatrale di Heidelberg, è stato negato il finanziamento di 3.500 euro promesso dall'Istituto italiano di cultura a Stoccarda. L'obstat, o meglio il rifiuto, avrebbe avuto come portavoce Adriana Cuffaro, responsabile dell'ente italiano in terra germanica. Motivo: lo spettacolo conterrebbe sgradite implicazioni politiche con Tangentopoli.
«Ho tentato, è vero - ha detto Gabrielli - un approccio a Tangentopoli, ma in modo che la messinscena non assomigliasse ad un teatro politico comunemente inteso né che fosse tanto meno schiacciata dall'attualità. Del testo di Aristofane, «Le Vespe», cui mi sono ispirato, mi interessava il fatto che riportava il tema della giustizia tra le mura casalinghe. «Giudici» non è uno spettacolo su Tangentopoli, ma sulla sua ricezione all'interno di una famiglia. Quando c'è un processo, scattano le identificazioni con una parte o con l'altra, assistiamo a delle spaccature di opinione. Tutto qui. Io volevo fare solo una bella commedia. Le polemiche mi stupiscono. Non è uno spettacolo nato per sollevare polveroni, anzi non lo merita affatto. Il mancato finanziamento non è una censura, ma solo la negazione di un contributo economico. Uno di quei condizionamenti cui ricorre spesso la politica. Conclusione: «Giudici» andrà lo stesso a Heidelberg senza il contributo dell'Istituto italiano di cultura».
Se il teatro crea dei problemi, vuol dire che serve a qualcosa, ha commentato Claudio Bernardi, notando che teatro e giustizia hanno molti punti in comune, soprattutto oggi in cui la giustizia ricorre alla teatralità nella celebrazione dei suoi processi, fa cioè spettacolo e lo spettacolo si serve a sua volta della forma processo da mettere in scena. In entrambi i casi c'è la medesima liturgia della rappresentazione. Basti pensare a come il cinema americano riadatta i grandi casi giudiziari, basti pensare all'oratoria civile di Marco Paolini, al teatro di Dario Fo. Di contro, un caso come quello di Cogne si svolge davanti al tribunale dell'opinione pubblica.
Tutto è rappresentazione, ha detto Piergiorgio Vittorini. «La parola stessa è qualcosa che sta al posto di un'altra cosa. Come tale, è un falso. La stessa etimologia di avvocato rimanda a qualcuno che è chiamato per qualcun altro, ad una sostituzione. Come tale, per paradosso, potrebbe essere un mentitore. Tutte le civiltà che si basano sulla repressione della parola, sono civiltà che hanno scarsa propensione alle forme processuali garantiste». La differenza tra teatro e giustizia sta nel fatto che alla fine della rappresentazione tutto si risolve nella coscienza dello spettatore, mentre in tribunale si emette una sentenza che ricade sulla carne di chi la subisce. Inoltre, il teatro si riproduce, la giustizia no, anche se i processi possono cambiare esito in secondo grado.
Nel corso del dibattito sono emersi altri argomenti e temi interessanti che hanno dato luogo a confronti. La rappresentazione, ha sostenuto Bernardi, non è fuga dalla realtà, anzi capta le istanze del pubblico per poi modificare l'apparato normativo. Non è sempre così, ha ribattuto Vittorini. La giustizia spettacolo attraverso i canali televisivi, nel suo ricercare l'esecuzione, la confessione del reo («ma la confessione è la più sospetta delle prove»), l'individuazione del colpevole, spesso rivela la nostra ipocrisia. Godiamo di una esecuzione, pensando che non ci appartenga. Lo spettacolo che fa la giustizia è diventato qualcosa che fa audience e che finisce per avere un peso. Una cosa però è la giustizia, altra cosa è pensare che la giustizia sia tutt'uno con il gradimento della maggioranza.


Data inserimento in rete: giovedì, aprile 18, 2002
IIC Stoccarda - Servizio del 18/04/02

Lo spettacolo di Gabrielli (oggi ospite in Cattolica) promosso ad Heidelberg ma bocciato dall’Istituto italiano di cultura
Per «Giudici» sentenza senza appello


Giornale di Brescia
Un «caso», quasi un piccolo giallo internazionale: al centro, lo spettacolo «Giudici» di Renato Gabrielli (in scena fino al 28 aprile al Teatro S. Chiara). A causa sua, a quanto pare, l’Istituto italiano di cultura di Stoccarda ha ritirato il suo finanziamento e la sua collaborazione dall’«Heidelberger Stueckemarkt», il Festival della drammaturgia contemporanea in corso dal 2 all’11 maggio nella città tedesca. Gli organizzatori del Festival lamentano il carattere politico della decisione dell’Istituto italiano di cultura. Ma al proposito la dott. Adriana Cuffaro, responsabile dell’ente, da noi raggiunta telefonicamente, spiega: «Quest’anno decido di iniziare una collaborazione con il Festival di Heidelberg, per far conoscere in Germania la drammaturgia italiana. Per questo, creo un contatto con il Centro Nazionale di Drammaturgia di Milano (Outis), che partecipa alla scelta dei drammaturghi da presentare ed eroga anche al Festival un aiuto economico. I promotori del Festival mi chiedono di cercare una compagnia che non faccia teatro di parola; su questa linea mi muovo tramite l’Outis e selezioniamo alcune proposte. Ma, improvvisamente, non dagli organizzatori del Festival ma da altri, vengo a sapere che era già stata scelta l’opera di Gabrielli. Naturalmente, ci resto un po’ male, poiché quando si collabora ci si dovrebbe almeno informare. Chiedo lumi e mi dicono che non c’è ancora niente di deciso, ma che la scelta è orientata verso "Giudici"». «A questo punto - prosegue la dott. Cuffaro - vado a leggere la sinossi di "Giudici", e mi procuro anche il testo. I nostri Istituti hanno fondi irrisori, e quando diamo un finanziamento dobbiamo accertare che la manifestazione sia davvero significativa ai fini della promozione della cultura italiana negli altri Paesi. Leggo il testo di "Giudici" e, non tanto da responsabile dell’Istituto di cultura, quanto da italiana, il testo non mi piace e non mi piace l’immagine del mio Paese che esce da quella presentazione. Della mia stessa opinione è anche l’ambasciata italiana a Berlino». - Riassumendo, lei s’è trovata di fronte a una scelta fatta da altri... «Vorrei essere chiara: è giusto che un teatro faccia la sua scelta, ma almeno per correttezza potevano informarmene. Diciamo che rispetto agli accordi presi, loro si sono orientati verso tutt’altra via... La cosa importante di tutta questa faccenda però è il collegamento fra l’Outis e il Teatro di Heidelberg; io avevo lavorato in questo senso, dato che il mio compito è anche quello di mettere in contatto le istituzioni dei due Paesi. E allora, che abbiamo lavorato a fare? Mi hanno poi detto che Guenter Beelitz (sovrintendente della rassegna in questione) è in buoni rapporti con Cesare Lievi, di cui Gabrielli è un allievo... Io sulla scelta non ho niente da dire, però non rappresenta le nostre finalità, dunque abbiamo ritirato il nostro contributo, che doveva essere di 3.500 euro». A Brescia intanto Renato Gabrielli sta seguendo le repliche del suo spettacolo, e dichiara: «Di questa storia so solo quello che hanno scritto i giornali, qui e in Germania. Lievi ha invitato i responsabili del Teatro di Heidelberg a vedere una prova di "Giudici". Sono venuti, si sono mostrati interessati e mi hanno invitato alla "tre giorni" sul teatro italiano. Saremo, il 4 maggio, l’unico spettacolo vero e proprio; le altre saranno letture di testi. Quanto a me, sono sereno, perché non penso che il mio testo sia teatro politico. Quello che mi interessa è solo la valutazione artistica dello spettacolo, non altro». Oggi, giovedì, alle 16 Renato Gabrielli dialogherà con l’avv. Piergiorgio Vittorini e il prof. Claudio Bernardi sul rapporto fra «giustizia e teatro», nell’aula magna dell’Università Cattolica, in via Trieste 17; l’ingresso è libero. (p. car.)


IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 18/04/02

IL SOTTOSEGRETARIO BACCINI A STRETTO CONTATTO CON GLI ISTITUTI DI CULTURA
Una collaborazione culturale tra Italia e Usa

(9colonne) NEW YORK - La cultura italiana è stata sempre molto apprezzata all'estero in tutto il Mondo. I veicoli di tale cultura, gli istituti di cultura, appunto, sono fondamentali per la diffusione del patrimonio italiano e per la conoscenza all'estero del meraviglioso mondo riguardante il nostro patrimonio culturale. E gli Stati Uniti sono da sempre, uno dei Paesi che più apprezza e conosce la cultura italiana. Il progetto di una fondazione italoamericana alimentata con fondi privati, per rivitalizzare "il messaggio della cultura italiana nel Nordamerica", e un progetto "global compact" da portare avanti con l'Onu per valorizzare "la globalità solidale": sono due delle idee su cui il sottosegretario agli esteri italiano Mario Baccini ha lavorato, in una missione, di due giorni, a New York. Baccini, che ha la delega fra l'altro per le Americhe e l'Onu e per la cultura, è stato la settimana scorsa a Washington, per consultazioni con l'amministrazione statunitense e per suggellare accordi con le organizzazioni finanziarie internazionali che si occupano di America Latina. L'interesse dei colloqui è accresciuto dalla coincidenza con la crisi dell'Argentina e dai recenti sviluppi della situazione politica in Venezuela. A New York, Baccini ha dedicato la prima giornata della sua visita alle consultazioni culturali, recandosi fra l'altro all'Istituto di Cultura italiano ed anche alla Morgan Library, e la seconda a quelle con l'Onu, dove i contatti erano stati preparati dal rappresentante dell'Italia presso l'Onu, l'ambasciatore Sergio Vento, e dalla sua squadra. Sul fronte culturale il sottosegretario, che è impegnato in una riforma degli istituti di Cultura, si muove partendo dalla convinzione che "la cultura è il petrolio dell'Italia" e che "i giacimenti culturali di cui disponiamo sono la nostra principale e peculiare ricchezza". Secondo Baccini il compito dei 93 istituti di cultura all'estero dev'essere quello di "farsi portavoce del messaggio dell'eccellenza italiana in modo che la nostra politica e le nostre imprese possano trovare all'estero un terreno fertile". Lungi dal fare cultura in prima persona, gli istituti dovrebbero "promuovere quel che già esiste e di cui l'Italia è ricchissima" e i suoi direttori svolgere la funzione di grandi manager e organizzatori. Accanto alla riforma degli istituti di cultura, un'idea che Baccini sta valutando se sviluppare è quella della fondazione, di cui ha già parlato con l'ambasciatore degli Stati Uniti a Roma Mel Sembler, ricavandone un'eco positiva. "Ci servono - spiega Baccini - di iniziative strutturali e non effimere. E, per questo, dobbiamo essere capaci di intercettare finanziamenti privati". Con gli interlocutori all'Onu, Baccini ha invece portato avanti elementi scaturiti dai colloqui, la settimana precedente a Roma, fra il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Si tratta di tradurre in pratica il concetto di "global compact", cioè di una globalità solidale che leghi insieme "profit e no profit" attraverso lo strumento della sussidiarietà. Progetti di tutto rispetto di cui gli istituiti di cultura dovranno farsi carico nell'ottica della maggiore diffusione possibile.


IIC Copenaghen - Agenzia del 18/04/02

ACROBAZIE DI UNA COMPAGNIA BOLOGNESE IN DANIMARCA
Tutto esaurito per le danze acrobatiche della bolognese Compagnia Abbondanza/Bertoni

(News ITALIA PRESS) Copenaghen – Un successo lo spettacolo proposto ieri sera al teatro Kulahu di Lyngby, comune della zona metropolitana copenaghese, dalla compagnia Abbondanza/Bertoni che rappresentava l’Italia in stretta collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen diretto da Sergio Scapin.
“Nelle ore in cui la partita di calcio Danimarca-Israele magnetizzava l’attenzione di tutto il paese verso lo stadio e gli schermi televisivi si registrava il tutto esaurito” osservano dall’Istituto Italiano. Ad attirare tanti ragazzi e i loro genitori è stato lo spettacolo ”Romanzo d’infanzia” di un ensemble di danza conosciuto in Italia e in Europa per le sue performances in cui l’acrobazia infaticabile dei corpi si trasforma improvvisamente in pura poesia.
I bravissimi danzatori si esprimono in questa rappresentazione, oltre che con i loro corpi, con la parola e il canto. “Se è vero che d’amore si può impazzire, è ancora più vero che senza amore si diventa matti o infelici. E che disastro i bambini senza amore!” scrive Letizia Quintavalla, che insieme a Bruno Stori ha curato la regia. “Il lavoro –osservano dall’Istituto- parla infatti del disagio dei figli non ascoltati da genitori assenti, troppo presi dai loro litigi e dal loro narcisismo”. Sulla scena i due danzatori si alternano fra l’essere genitori e figli, alternano il subire e il ribellarsi e fuggire, il tornare e il farsi rapire per sempre, senza ritorni.
“Che è forse l’essenza stessa del vivere” commentano dall’Istituto. Michele Abbondanza, che interpreta Tommaso, un ragazzino esiliato in un collegio per punizione, è stato anche lui per tanti anni relegato in un collegio da dove non è mai fuggito, ma ”sognava le sue gambe correre verso casa”. “E finalmente, dopo tanto tempo, ormai adulto, artista e da pochissimo tempo anche padre, riesce a fuggire. Complice la sua partner, la brava Antonella Bertoni, nella scena la sua sorellina Nina e nella vita la madre del suo bambino”. News ITALIA PRESS


IIC Stoccarda - Articolo del 18/04/04/02

Stoccarda, ritirati i finanziamenti
L’Istituto italiano di cultura nega i soldi al festival che ospita «Giudici» di Gabrielli


Brescia Oggi, 18 aprile 2002
Quello spettacolo non s’ha da fare. «Giudici» sa troppo di Mani pulite. Sarebbe questo il motivo che ha indotto l’Istituto italiano di cultura a Stoccarda a negare i promessi 3.500 euro di finanziamento al festival teatrale di Heidelberg. Almeno così dice il soprintendente teatrale della cittadina tedesca, Günter Beelitz; la notizia è stata anticipata dal «Corriere della sera». Lo spettacolo prodotto dal Ctb è in cartellone al S. Chiara dal 3 aprile. Nessun bresciano a oggi ha avuto nulla da commentare, neanche sul sito www.giudicando.com appositamente realizzato. In due settimane, nulla. Il regista Renato Gabrielli (che ha prodotto lo spettacolo per il Centro teatrale bresciano) si è ispirato a «Vespe» di Aristofane, storia del giudice chiuso in casa dai parenti perchè non si cacci nei guai con i suoi processi «pericolosi». E per tenerlo buono i consanguinei gli organizzano un tribunale casalingo per processare un cane.
Gabrielli legge tutto in chiave contemporanea, ma non cambia molto. Solo, il cane/capro espiatorio diventa un attore di ricerca polacco che accetta la parte di Fido. In tutto questo, l’Istituto di cultura italiano «ha visto delle tesi politiche», affermano i responsabili teatrali di Heidelberg, perciò «ha ritirato i finanziamenti promessi». L’Ambasciata italiana in Germania, invece, smentisce la censura e attribuisce tutto a «scarse disponibilità finanziarie».
Chiamato in causa da «Bresciaoggi», Gabrielli si dice «stupito» dell’atteggiamento dell’Istituto italiano di cultura. «È una posizione che suscita polemica - dice -, su uno spettacolo che non è nato affatto per suscitare polemiche politiche». Il suo «Giudici» è piuttosto «una farsa grottesca sull’Italia di oggi, non un saggio che sostiene tesi». Insomma, «se questi sono i veri motivi che hanno indotto a ritirare i finanziamenti, l’Istituto italiano di Stoccarda non ha ragione».
Ma per Beelitz non ci sono dubbi. «Dopo che abbiamo presentato il programma - ha dichiarato - la responsabile dell’Istituto mi ha spiegato che doveva ritirare il contributo perchè il ministero degli Esteri non era d’accordo con la decisione di presentare "Giudici". Purtroppo non posso che sospettare ragioni politiche da noi inaccettabili». E «se così è - aggiunge Gabrielli - temo che si stia creando un’eccessiva eccitazione intorno a ciò che può sapere di politico».
Ma Beelitz - conferma il regista - ha trovato uno sponsor privato, e lo spettacolo del Ctb andrà in ogni caso a Heidelberg. La troupe bresciana partirà il 4 maggio e starà in Germania per i tre giorni della rassegna «Heidelberg Stueckemarkt».
Oggi, intanto, il regista e l’avvocato Piergiorgio Vittorini parleranno alle 16 di «Giustizia e teatro» nell’aula magna della Cattolica, in via Trieste 17.
mi.va.


IIC Stoccarda - Servizio del 18/04/02

Il caso

LA PIÈCE L’opera teatrale «Giudici» è stata scritta e portata in scena al Teatro stabile di Brescia da Renato Gabrielli (nella foto)
IL FESTIVAL
Il lavoro di Gabrielli è stato prescelto per rappresentare l’Italia al Festival teatrale di Heidelberg, in Germania, che quest’anno vede proprio l’Italia nelle vesti di Paese ospite
LA POLEMICA
L’Istituto italiano di cultura di Stoccarda avrebbe ritirato il patrocinio alla manifestazione tedesca ufficialmente per «scarsa disponibilità finanziaria», ma lo stesso soprintendente della rassegna tedesca ha detto che il motivo è proprio legato ai contenuti di «Giudici»

Parla Renato Gabrielli, autore e regista dello spettacolo teatrale contestato dall’Istituto italiano di cultura di Stoccarda
«Bocciata la mia opera sui giudici? E io la porto in Germania con uno sponsor privato»

di Nunzia Vallini

Corriere della Sera, Lombardia
BRESCIA - Alla voce ufficiale «scarsa disponibilità finanziaria» si aggiunge quella ufficiosa: «censura politica». Ed è caso internazionale. «Giudici», lo spettacolo di Renato Gabrielli prodotto dallo Stabile di Brescia e «bocciato» dall'Istituto italiano di cultura di Stoccarda, parteciperà ugualmente alla rassegna «Heidelberg Stuckemarkt» in calendario nella città tedesca il 4 maggio. Ogni anno la manifestazione contempla un Paese ospite: questo 2002 tocca all'Italia. E in cartellone è contemplato proprio «Giudici» dello Stabile di Brescia messo in forse («per ragioni squisitamente economiche» ribatte l'ambasciata italiana a Berlino) dall'improvviso abbandono della scena da parte dell'istituto di Stoccarda. «Non mancheremo all'appuntamento - conferma l'autore e regista dell'ultimo allestimento del centro teatrale bresciano che parla del solerte giudice emarginato e ridotto ad attore del solo tribunale domestico - ci andremo grazie a uno sponsor privato. Tedesco, ovviamente. Difficile dire che cosa sia successo. Sono stupito. Voglio credere all'infortunio». Renato Gabrielli rifiuta l'accusa di aver fatto «teatro politico». Eppure il soprintendente della rassegna, Guenter Beelitz, ribadisce che è stato proprio «Giudici» a provocare il ritiro del finanziamento dell'Istituto italiano di cultura di Stoccarda, «perché il ministero degli Esteri non era d'accordo con l'opera scelta». Renato Gabrielli ammette che il vento di Tangentopoli non è estraneo alla trama di «Giudici», ma precisa anche che lo spunto per la sua produzione è arrivato diversi anni fa, riflettendo sulla commedia «Le vespe» di Aristofane, con il giudice popolare della fazione democratica rinchiuso in casa dal figlio che vorrebbe guarirlo dalla smania ossessiva di processare. «Giudici è una storia prevalentemente comica e fantastica - si difende il regista - certo, tratta anche i temi dell'Italia di oggi ma in modo comico e grottesco. Non riesco a capire il perché di queste riserve». Dalla sua Renato Gabrielli sfodera le recensioni collezionate dopo il debutto dello spettacolo al Santa Chiara di Brescia, i primi del mese: «Qualcuna anche negativa - ammette - ma tutte hanno affrontato argomenti squisitamente artistici». In tutta questa vicenda c'è comunque il lato positivo della pubblicità gratuita. «Anche questo è un aspetto comico e paradossale - osserva il regista - e a noi, che facciamo proprio teatro comico e paradossale, la cosa va più che bene».



IIC Stoccarda - Agenzia del 17/04/02

POLITIK - Italien verlässt ”Stückemarkt”

(Die Welt) 17 aprile 2002
Der „Heidelberger Stückemarkt“ muss sein Theaterprogramm nach einem politischen Streit mit italienischen Behörden umstellen. Das Italienische Kulturinstitut hat seine Unterstützung für das Theaterforum überraschend zurückgezogen, weil die Veranstalter das zeitkritische Stück „Giudici“ (Richter) als Gastspiel nach Heidelberg einladen wollten. Das Kulturinstitut, das direkt dem Italienischen Außenministerium untersteht, habe telefonische sein bedauern mitgeteilt, hieß es. Das Institut sei „weisungsgebunden“. Auch die italienische Botschaft habe mit Bekanntwerden der Theaterpläne die Zusammenarbeit mit dem „Stückemarkt“ beendet. Die Inszenierung von Renato Gabrielllis „Giudici“ in der Regie des Autors ist nach Angaben der Stadt „eine bittere Farce auf die zunehmende Einflussnahme der Politik auf Rechtsprechung und Gesetzesauslegung in Italien“.

(Traduzione a cura della redazione)
Politica - L’Italia abbandona “Stückemarkt”

(Die Welt) 17 aprile 2002
La rassegna “Stückemarkt” di Heidelberg è costretta a cambiare il proprio programma teatrale a causa di una controversia politica con le autorità italiane. L’Istituto italiano di cultura ha ritirato all'improvviso la sua sponsorizzazione al festival teatrale, poiché gli organizzatori volevano invitare ad Heidelberg, come ospite, lo spettacolo di critica della società attuale “Giudici”. L’Istituto di cultura, che dipende direttamente dal Ministero degli Affari Esteri, avrebbe comunicato per telefono il suo rammarico. L’Istituto è tenuto a seguire “gli ordini dall’alto”, sarebbe stato detto. Anche l’Ambasciata d'Italia dopo che sono stati resi noti i piani del festival teatrale ha cessato la collaborazione con la rassegna “Stückemarkt”. La messa in scena di “Giudici” di Renato Gabrielli, che cura anche la regia, è, secondo quanto riferiscono le autorità cittadine, “una farsa alquanto amara della crescente interferenza della politica nella questioni giuridiche e nella interpretazione delle leggi in Italia”.


IIC Stoccarda - Articolo del 17/04/02

TEATRO L’Istituto di cultura di Stoccarda sospende il patrocinio e il finanziamento al festival di Heidelberg
Gemania, diventa un caso l’opera sui giudici italiani
di Paolo Valentino

Da Berlino replica l’ambasciata: nessuna censura, c’è soltanto scarsa disponibilità finanziaria

Corriere della Sera, 17 aprile 2002

BERLINO- L'Istituto italiano di cultura di Stoccarda avrebbe ritirato il patrocinio e il sostegno finanziario, già assicurato, a un festival teatrale di Heidelberg, perché una delle «pièce» previste in cartellone dagli organizzatori, denuncia una crescente influenza della politica sull'amministrazione della giustizia e l'interpretazione delle leggi in Italia.
Lo affermano i responsabili del teatro della città tedesca, adombrando una sorta di censura politica da parte del governo italiano. Una lettura contestata da fonti dell'ambasciata del nostro Paese a Berlino, secondo cui la ragione principale del ritiro della sponsorizzazione è da ricercarsi «nelle scarse disponibilità finanziarie» delle rappresentanze all'estero, che spingono verso una più severa selezione degli avvenimenti culturali da appoggiare.
Ambienti diplomatici ammettono, tuttavia, che l'opera italiana in programma ad Heidelberg «contiene molte tesi gratuite e prive di fondamento».
La rassegna «Heidelberg Stueckemarkt» ha un bilancio annuale pari a circa 150 mila euro. Di questi, spiega al Corriere il sovrintendente, Guenter Beelitz, «circa 3500 erano già stati promessi per iscritto» dall'Istituto italiano di cultura di Stoccarda.
Inoltre, nello scorso febbraio, Beelitz aveva illustrato il suo progetto anche all'ambasciatore d'Italia a Berlino, Silvio Fagiolo. La manifestazione tedesca ha infatti ogni anno un Paese ospite: l'anno scorso era toccato alla Francia, quest'anno a noi. «Un colloquio molto amichevole», spiega il sovrintendente, secondo il quale il nostro rappresentante si sarebbe impegnato, senza però poter promettere nulla di concreto, a cercare, per quanto possibile, altre forme di contributi per il suo festival.
Quando però Beelitz ha presentato la lista delle opere in cartellone, tutto è cambiato. Nell'elenco era stato infatti inserito «Giudici», un lavoro di Renato Gabrielli, attualmente in programmazione al Teatro Stabile di Brescia. «Una farsa amara sullo stato della giustizia in Italia», dice l'operatore tedesco. Un'altra scelta contestata sarebbe stata quella di far precedere un dibattito sullo stato del teatro in Italia, dal monologo di un mendicante senzatetto, tratto dalla pièce di Giampaolo Spinato, «Da lontano vi uccidono con l'onda». Racconta Beelitz: «Dopo che abbiamo presentato il programma, la responsabile dell'Istituto di Stoccarda mi ha telefonato per spiegarmi che, a causa della decisione di allestire "Giudici", doveva purtroppo ritirare il sostegno e il finanziamento, perché il ministero degli Esteri non era d'accordo con questa nostra scelta».
E aggiunge: «Purtroppo, non posso sospettare altro che ragioni politiche, un'influenza che da noi sarebbe inaccettabile». La decisione italiana, presa all'inizio di aprile, cioè a un mese dall'inizio del festival, avrebbe messo in pericolo l'intero programma dedicato all’Italia. Ma, secondo il sovrintendente, grazie all'intervento di uno sponsor privato sarà possibile andare avanti lo stesso, inclusa la rappresentazione di «Giudici».
Le fonti dell'ambasciata ricordano però che, «alla luce delle attuali difficoltà finanziarie, occorre purtroppo rinunciare a qualcosa nel campo delle sponsorizzazioni culturali». E la «gratuità e la parzialità» delle tesi, sostenute nel lavoro proposto per la rassegna tedesca, non devono essere state d'aiuto.


IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 18/04/02

ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA: PROVE DI CENSURA?

(News ITALIA PRESS) Berlino - Il dibattito sugli Istituti Italiani di Cultura ha assunto toni preoccupanti nel corso dell’ultima seduta della Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all’estero (CNPCIE), tenutasi a Roma il 10 aprile scorso. In seguito alle recenti polemiche sui direttori di “chiara fama” e sulla gestione degli Istituti Italiani di Cultura, il Presidente della Commissione, il Sottosegretario agli Esteri, On. Mario Baccini (CCD), ha ribadito le proprie accuse di “politicizzazione” alle scelte operate dal precedente governo, affermando l’intenzione di operare un’inversione di rotta e di far sì che il controllo governativo sulle iniziative intraprese dagli Istituti divenga più rigoroso. Si sa, le conferenze sulla giustizia in Italia, la proiezione di documentari sulle manifestazioni no global durante il G8 di Genova e analoghe iniziative promosse all’estero non sono piaciute all’attuale governo, tanto che, nel corso dell’ultima riunione, il Sottosegretario ha ribadito la necessità che la CNPCIE si faccia carico, in futuro, del compito di verificare la congruità delle iniziative promosse dagli Istituti con l’immagine che auspicabilmente l’Italia dovrebbe dare di sé, impedendo l’attuazione di quelle considerate incongrue.
Insomma, ci sarebbe un’immagine ufficiale della cultura italiana da propagandare e un'altra o varie altre da escludere in quanto non corrispondenti alla prima. Di discernere l’una dalle altre dovrebbe occuparsi la CNPCIE, istituita, come è noto, dalla legge 401/90 con il compito precipuo di individuare i lineamenti generali degli interventi di promozione della lingua e della cultura italiane all’estero. Secondo questa logica quella che avrebbe dovuto essere una fucina di pensiero di alto profilo (per la presenza in essa di autorevoli personalità in vari campi culturali) e di forte incisività e articolazione programmatica (per la presenza in essa di rappresentanti di vari Ministeri ed Istituzioni competenti) dovrebbe assumere indebiti compiti di censura, improbabili, oltretutto, per un organismo consultivo, quale è appunto la Commissione. Un pasticcio nel pasticcio che sottolinea l’urgenza di serie verifiche e riflessioni sulle politiche di diffusione e di promozione della cultura italiana all’estero.
Elisabetta De Costanzo, consigliere CGIE e CNPCIE /News ITALIA PRESS


IIC Bruxelles - Agenzia del 18/04/02

DOMENICA UN POMERIGGIO DI INCONTRI PER L’EVENTO: ‘LA GRANDE OPERA SCRITTA’

BRUXELLES \ aise \ Nell’ambito della Settimana della Cultura e dell’evento culturale: “Het groot beschrijf / La grande opera scritta”, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura, si terrà domenica 21 aprile 2002, dalle ore 16.30 alle 18.00, un incontro con i poeti Paolo Ruffilli e Leonard Nolens e lettura di poesie in italiano e neerlandese, un incontro con Erri De Luca, “scrittore italiano e napoletano”, presentazione del libro “Montedidio” (ed. Feltrinelli) e della raccolta di poesie “Opera sull’acqua” (it/fr, ed. Seghers, Parigi). Gli incontri si terranno presso il Théâtre de la Place des Martyrs, Martelarenplein 22 Place des Martyrs, a Bruxelles. (aise)

LA SCULTURA DI MICHELANGELO NELLA SETTIMANA DELLA CULTURA DI BRUXELLES

(News ITALIA PRESS)
Bruxelles – E’ stato con la scultura di Michelangelo l’appuntamento di ieri presso l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles. La Conferenza dal titolo «Michelangelo: il genio e l’inquietudine», tenuta dalla professoressa Grazia Agostani, Direttrice della Pinacoteca Nazionale di Palazzo dei Diamanti di Ferrara, ha infatti posto l’attenzione sulle produzioni scultoree del genio barocco.
E’ stato questo il terzo appuntamento di un ciclo iniziato dalla stessa Agostani con che ha Giotto e Donatello e che proseguirà con un quarto appuntamento il 29 aprile prossimo sul tema: “Raffaello, la divina armonia” in collaborazione con la Regione Marche e l’Associazione Marchigiani di Bruxelles.
La conferenza su Michelangelo è una delle iniziative dell’Istituto Italiano di per la settimana internazionale della Cultura. /News ITALIA PRESS


Data inserimento in rete: mercoledì, aprile 17, 2002
IIC Stoccarda - Agenzia del 17/04/02

FESTIVAL DI HEIDELBERG: "GIUDICI" DEBUTTA IN GERMANIA 4 MAGGIO (AGI) - Brescia, 17 apr. - Debuttera' il 4 maggio ad Heidelberg "Giudici", l'opera di Renato Gabrielli che, secondo gli organizzatori del Festival teatrale di Heidelberg avrebbe indotto, per la denuncia dell'influenza della politica sull'amministrazione della giustizia, il governo italiano, tramite l'Istituto di Cultura di Stoccarda, a ritirare il patrocinio e il sostegno finanziario alla rassegna. Secondo quanto riportato da un quotidiano nazionale per il sovrintendente della rassegna, Guenter Beelitz, sarebbe stato lo stesso Ministero degli Esteri ad esprimere disaccordo in merito all'inserimento nella rassegna "Heidelberg Stuckemarkt" dell'opera italiana. La rassegna ha tuttavia trovato uno sponsor privato e "Giudici" debuttera' in Germania il 4 maggio alle 20 presso il Teatro di Heidelberg. "Giudici" ha debuttato in Italia al Teatro Santa Chiara di Brescia lo scorso 3 aprile e rimarra' in cartellone fino al 28 aprile. Renato Gabrielli si e' detto stupito dell'accaduto e si augura che della sua opera non sia stata data una lettura politica. "Mi auguro che non si siano lasciati suggestionare dal titolo - ha affermato - il mio spettacolo e' comico, grottesco. Io non ho mai fatto teatro politico". (AGI) Cli/Pav/Msc


IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 17/04/02

NOMINATI GLI ADDETTI DELL'AREA DELLA PROMOZIONE CULTURALE SULLA LISTA ORDINARIA 2001

(Italcult) La Farnesina ha oggi reso noto i nominativi delle assegnazioni al posto funzione di Addetto presso gli Istituti Italiani di Cultura all'estero. I posti funzione, che erano stati pubblicizzati con la lista ordinaria 2001, saranno prossimamente occupati dagli addetti, in ordine alfabetico: Erica Berra (da Madrid a Città del Messico), Giorgio Campanaro (da Melbourne a Tokyo), Bianca Dionisi (dalla Farnesina al Cairo), Paolo Fazzino (da Parigi a Tunisi), Angelo Pantaleoni (da Città del Messico a Madrid), Giovanna Schepisi (dalla Farnesina a Parigi), Loredana Zanco (da Montreal a Toronto). Ai "neoassegnati" gli auguri della redazione. (Italcult)


IIC Marsiglia - Agenzia del 17/04/02

IL ‘NOIR’ AL FEMMINILE- LA PRESENZA DELLE DONNE SEMPRE PIU’ SIGNIFICATIVA NELL’AMBITO DEL ROMANZO GIALLO- PREVISTE DUE TAVOLE ROTONDE- ORGANIZZATE PER IL 25 E IL 26 APRILE DALL’IIC MARSIGLIA

MARSIGLIA \ aise \ L’Istituto di cultura italiano a Marsiglia, in associazione con il dipartimento d’Italiano della facoltà di lettere di Aix-en-Provence, ha invitato due autrici italiane e tre francesi - a testimonianza della sempre maggiore presenza femminile nell’ambito del romanzo giallo - per un incontro e uno scambio di punti di vista, sui metodi di lavoro, e sullo sguardo degli scrittori sui loro rispettivi paesi. Gli incontri si divideranno in due tavole rotonde, che avranno luogo alla presenza di Gilles De Papps, Massimo Tramonte, Jean Paul Delfino, Claudio Milanesi; la prima si terrà presso il dipartimento di Italiano dell’università di Provenza, giovedì 25 aprile, dalle ore 14.30 alle 17.00; la seconda invece, si terrà presso l’istituto italiano di cultura italiano a Marsiglia, venerdì 26 marzo alle 17.00. In quest’ultima occasione, verrà proiettato il film poliziesco “La mia generazione” di Wilma Labate”, in apertura dell’incontro. (aise)


IIC Bruxelles - Agenzia del 17/04/02

ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI BRUXELLES: UNA CONFERENZA SU ‘MICHELANGELO: IL GENIO E L’INQUIETUDINE’- ESECUZIONE DE ‘I PURITANI’ DI VINCENZO BELLINI

BRUXELLES \ aise \ Nell’ambito della Settimana della Cultura, si tiene oggi, alle ore 20.00, presso la biblioteca dell’Istituto italiano di cultura a Bruxelles (rue de Livourne 38 Livornostraat), la conferenza sul tema: “Michelangelo: il genio e l’inquietudine”, tenuta dalla dottoressa Grazia Agostini, direttrice della Pinacoteca Nazionale di Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Sempre per lo stesso ciclo, avrà luogo, a Liegi, giovedì 18 e sabato 20, alle ore 20.00, un evento musicale organizzato congiuntamente dall’Opéra Royal de Wallonie, e dall’Istituto Italiano di Cultura in Bruxelles, con il patrocinio del Professor Romano Prodi, presidente della Commissione europea, “I Puritani”, di Vincenzo Bellini (versione scenica), eseguito dall’orchestra e coro dell’Opéra Royal de Wallonie. La stessa rappresentazione avrà luogo martedì 23 aprile a Bruxelles, presso il Palais des Beaux Arts, in Rue Revenstein, 23. (aise)


IIC Atene - Agenzia del 17/04/02

Is. It. cultura: mostra di pittura italiana ad Atene

Atene, 17 apr. (Adnkronos) - Si apre oggi a Plaka, Atene presso il museo Frissiras di pittura europea contemporanea 'Odòs Monis Asteriou 3 7 Kydathinaion', la mostra di pittura "Reverenza delle immagini" di Andrea Martinelli.
La mostra, allestita dal museo Frissiras e dall'Istituto italiano di cultura di Atene, verrà inaugurata alla presenza dell'artista e di altre importanti personalità del mondo culturale italiano. Andrea Martinelli è nato a Prato nel 1965, dove vive e lavora. Ha studiato a Firenze. Nel 2001 le sue opere sono state esposte presso il Parlamento Europeo a Strasburgo. La mostra si concluderà il 16 giugno prossimo.


Data inserimento in rete: martedì, aprile 16, 2002
RAI: Nomine; Natale (Usigrai), prevalsa logica appartenenza; 'Il metodo danneggia la Rai e i professionisti nominati'

ROMA, 17 apr - 'La logica dell'appartenenza ha trovato l'applicazione piu` piena'. E' quanto ha affermato Natale dell' Usigrai, secondo il quale 'il vertice Rai ha partorito le nomine componendo un puzzle nel quale le bandierine di partito sono state il criterio-guida delle scelte assai piu` dei progetti editoriali. Il metodo e` pessimo - afferma - e danneggia non solo la Rai, ma gli stessi professionisti nominati, che sono stati considerati pedine multi-uso'. (ANSA).

RAI: Cda vota nomine con maggioranza 'variabile'; Zanda, domani riflettero' su ipotesi dimissioni

ROMA , 16 apr. - Le nomine sono state varate dal Cda Rai sempre a maggioranza ma in alcuni casi il voto ha avuto l' approvazione di consiglieri diversi. Albertoni si e' astenuto sulla Divisione Due e sulla Divisione Radiofonica. In questo caso ha votato a favore Zanda. 'Riflettero' domani su quello che devo fare'. Cosi' Zanda ha commentato le nomine. Per Zanda, infatti, quelle di oggi ''sono nomine che hanno un vizio grave: in una parte vasta c'e' il vizio della politicizzazione'. (ANSA).

Ancora in Corso il Cda, Raidue verso la Lega

Roma, 16 apr. (Adnkronos) - E' ancora in corso il Cda della Rai che sta procedendo alla nomina dei direttori delle principali reti e testate del servizio pubblico, dopo una settimana di intenso confronto all'interno della maggioranza e con l'opposizione. Secondo indiscrezioni dell'ultim'ora i consiglieri starebbero gia' votando i nomi proposti dal direttore generale e si sarebbe trovato un accordo sulla 'griglia' in grado di risolvere l'impasse, con Raidue in area Lega, il Gr ad An insieme al Tg2, la Tgr all'Udc e Raitre e Tg3 all'opposizione. I nomi in pole position per le direzioni sarebbero Fabrizio Del Noce a Raiuno, Clemente Mimun al Tg1, Antonio Marano a Raidue, Mauro Mazza al Tg2, Paolo Ruffini a Raitre, Antonio Di Bella al Tg3, Angela Buttiglione alla Tgr, Bruno Socillo al Gr, Massimo Magliaro alla Divisione 2 (Raitre e Offerte collegate). Magliaro manterrebbe anche la direzione di Rai International.


Farnesina - Agenzia del 16/04/02

BERLUSCONI: Interim Farnesina non sara' breve

ROMA - L'interim alla Farnesina non sara' breve. Lo ha annunciato il premier Berlusconi e riferendosi alle riforme necessarie per quel dicastero ha aggiunto: 'E una cosa che mi costa in termini di tempo e di fatica ma credo che sara' producente'. Berlusconi ha detto inoltre che la firma per l'ingresso della Russia nel gruppo dei 20 paesi nell'ambito Nato ci sara' a Roma il prossimo 28 maggio. 'E' stata superata la guerra fredda - ha detto - Mosca ha scelto l'Europa'. (ANSA).
2002-04-16 - 21:11:00





Data inserimento in rete: lunedì, aprile 15, 2002
IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 22/01/99

STORIA DEGLI ISTITUTI ITALIANI CULTURA ALL'ESTERO: IL CASO OREGLIA

Giacomo Oreglia
L'Italia civile (e acculturata) chiede scusa al prof. Oreglia
di Giorgio Frasca Polar
fonte: http://www.pds.it/parlamento/italia_civile2101.htm

Buvette - 22 Gennaio '99
Le cronache dal Senato riferiscono, come quelle della Camera qualche settimana addietro, di un’altra storia istruttiva, molto istruttiva. E, come quella della Camera, quest’altra storia - per essere gustata, si fa per dire, sino in fondo - va raccontata per filo e per segno, con particolare attenzione alle date e alle forme, alle formali promesse e ai sin qui magri risultati. Fatta questa necessaria premessa, partiamo da un elemento oggettivo e certamente sconosciuto ai più: e cioè che se la nostra letteratura contemporanea è nota e arcipremiata in Svezia, questo si deve in larga misura all’infaticabile opera del prof. Giacomo Oreglia, traduttore tra l’altro di Salvatore Quasimodo ed Eugenio Montale, cui poi - in conseguenza - è andato addirittura il Nobel.

Merito anche dell’infaticabile opera divulgativa del prof. Oreglia? No, al contrario praticamente una colpa, spiega il presidente della commissione Esteri di Palazzo Madama, Gian Giacomo Migone (Ds), nel fare il punto - attraverso una interrogazione al ministro degli Esteri, Lamberto Dini - del caso Oreglia. Attenti dunque all’inizio della storia. Nell’ormai lontano 1983, dopo trentaquattro anni filati di lavoro, il professore Giacomo Oreglia viene convinto a dimettersi dall’Istituto italiano di cultura di Stoccolma a causa - pardon, a pretesto - di una presunta incompatibilità tra il suo ruolo di dipendente pubblico (un dipendente pubblico specialissimo, ma questo lo vedremo in seguito) e la sua funzione di direttore della casa editrice "Italica" da lui fondata. Questa incompatibilità si rivelerà, appunto, del tutto pretestuosa in quanto la casa editrice non aveva e mai ha avuto fini di lucro: unico suo scopo era e resta quello della diffusione della cultura italiana in Svezia e nel nord Europa, con la traduzione e la pubblicazione di molti classici italiani, antichi e moderni.

Ad ogni buon conto il prof. Oreglia aderisce alla richiesta di dimissioni richiestagli dall’ambasciata d’Italia e dallo stesso istituto di cultura, ma ciò a fronte della solenne promessa (attenzione: ci torneremo subito) di una soluzione pensionistica adeguata e rispettosa del lungo periodo di servizio - dal ‘49 all’83 - da lui prestato presso l’ambasciata prima e l’istituto di cultura poi. Ma proprio allora, sedici anni fa, comincia il calvario dell’illustre italianista: un calvario tanto insopportabile per lui quanto inammissibile per chi lo denuncia e, penso, per quanti ora ne leggono.

La pensione? Una promessa al vento. Non se ne parla: si rivelerà una "soluzione impraticabile" perché né gli Esteri (da cui dipendono le ambasciate), né la Pubblica istruzione (cui fanno capo gli Istituti italiani di cultura), né una qualsiasi altra amministrazione pubblica del nostro paese aveva mai corrisposto all’Inps o ad altro ente pensionistico pubblico alcun pur obbligatorio contributo, sia previdenziale che pensionistico, per Giacomo Oreglia. Quando la cosa si risà in Svezia è tutto uno stupore. Ma come, quello ha lavorato per le fortune della letteratura italiana da noi e lo trattano a questo modo? Ora ci pensiamo noi. Da qui a far sì che diversi organismi svedesi si mettano a disposizione del loro amico italiano (così prezioso trait d’union tra due culture tanto lontane e diverse) per offrirgli un ombrello protettivo previdenziale, il passo è breve. Lui ringrazia ma, giustamente, rifiuta ogni aiuto perché ritiene che debitore di una giusta soluzione pensionistica sia lo Stato italiano, e solo lui, ci mancherebbe altro..

Il tempo però passa, e quella agognata soluzione non si trova, o forse non si vuole trovare. Uno spiraglio si apre in questi ultimi Anni Novanta quando, in visita ufficiale in Svezia, il capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro compie un gesto significativo di considerazione e di (almeno simbolica) riparazione nei confronti del prof. Oreglia, conferendogli un’alta onorificenza della Repubblica per i meriti acquisiti proprio con il lavoro tanto bistrattato. E’ un segnale di così evidente attenzione da esser considerato quasi una censura per quanto non è stato fatto sino ad allora, ed un monito a provvedere. E infatti con il ‘96 - sono già passati tredici anni dalle famose dimissioni - si apre uno spiraglio per la soluzione del caso. Per un verso la parziale ricostruzione contributiva (ma solo per gli anni ‘66-’83) consente l’assegnazione al prof. Oreglia se non di una pensione almeno di un vitalizio di circa un milione al mese. E per un altro verso con dei contratti di consulenza tra il professore e l’Istituto di cultura si è cercato di rispondere all’esigenza di garantire all’ormai anziano, illustre italianista risorse economiche certe ("non si vive in Svezia con un milione al mese", nota Migone) in attesa della famosa, adeguata soluzione vitalizia.

E poi che cosa accade? Accade che la ricostruzione ai fini pensionistici del periodo ‘49-’65 cammina così a rilento che non se ne è fatto ancora nulla (ma non c’era una lettera dell’anno scorso di Dini proprio a Migone con un esplicito impegno alla rapida soluzione del caso?); e, ancor peggio, succede che il flusso dei contratti di collaborazione subisce spesso interruzioni ingiustificate, anche di mesi. Ovvero: "Non c’è corrispondenza tra gli impegni assunti per la soluzione del caso Oreglia e la prassi quotidiana che denota disorientamento riacutizza polemica infruttuose e poco rispettose nei confronti di un cittadino italiano che da troppi anni pretende giustizia".

In attesa di un nuovo, più energico e questa volta risolutivo intervento del ministro Lamberto Dini, l’Italia civile (quella che tiene qualche libro in mano, magari delle poesie di Montale) chiede scusa al prof. Giacomo Oreglia.


IIC Vancouver - Agenzia del 15/04/02

UNA VISIONE DELLA MUSICA ITALIANA ‘MENO STEREOTIPATA’
Concerti di Emanuela Marcante all’ICC di Vancouver


(News ITALIA PRESS) Vancouver – All’Istituto Italiano di Cultura di Vancouver serata di parole e musica dedicata all'ironia nelle opere rossiniane, con Il barbiere di Siviglia e L'italiana in Algeri.
Martedì 16 aprile, il pubblico canadese appassionato di melodramma italiano, potrà assistere a un incontro con Emanuela Marcante, Direttore dell’Ensemble “Il Ruggiero” di Bologna, in un concerto con la partecipazione di giovani cantanti della UBC Opera Ensemble.
“L’insieme di concerti che l’ensemble sta realizzando in Canada si inquadrano” spiega la Marcante “all’interno di un percorso musicale che si concluderà in novembre con le serate rossiniane”.
Per l’artista italiana questi concerti in Canada offrono l’occasione per consolidare il rapporto e gli scambi culturali tra l’Italia e il Paese nord-americano”. Soddisfazione esprime la Marcante per il successo di pubblico che la musica italiana riscuote in Canada (pubblico di cui ha già esperienza) e per la qualità del pubblico stesso che, oltre ad essere “sempre più numeroso e sempre più affezionato, si dimostra” spiega l’italiana “in ogni occasione preparato e interessato alla musica italiana”.
I concerti che la Marcante e il suo gruppo intendono proporre hanno anche come obiettivo quello di offrire la musica e la cultura italiana “attraverso meno stereotipi e presentarla, invece, in maniera diversa”.
Il gruppo in concerto martedì sera, si occupa di vocalità, sia barocca che ottocentesca, coniugando la pratica dell'esecuzione allo studio del fraseggio, delle agogiche, e delle variazioni delle testimonianze trattatistiche. News ITALIA PRESS


Data inserimento in rete: domenica, aprile 14, 2002
Thomas Borer, ambasciatore della Confederazione elvetica a Berlino, ha una moglie texana bellissima che ama farsi ritrarre in pose seducenti e un’amante iraniana altrettanto avvenente
Il sexgate del brillante diplomatico svizzero - Le sue abitudini hanno messo in serio imbarazzo il governo che gli ha chiesto di lasciare l’incarico

di Bianca Bellelli

Il Gazzettino, 15 aprile 2002

Ginevra - Anche la tranquilla Svizzera ha - segno dei tempi - il suo "sexgate". Protagonisti: Thomas Borer, quarantaquattrenne brillante diplomatico, ambasciatore della Confederazione a Berlino, e Djamila Rowe, ambiziosa commessa di profumeria di origine iraniana, da lui ricevuta nottetempo nella sede dell'Ambasciata di Berlino in assenza della legittima consorte, la bionda texana Shawne Fielding. Fin qui gli elementi sono quelli di una "pochade" classica: lui, lei, l'amante. Tuttavia, la coppia Borer-Fielding ha ampiamente fatto parlare di sé da quando il Dipartimento Federale degli Affari Esteri (equivalente della Farnesina elvetica) ha nominato lui ambasciatore nell'ambitissima sede di Berlino.
Siamo all'aprile 2001. Borer, appena arrivato in Germania, decide di promuovere il suo Paese e la nuova Ambasciata - tutta vetro e acciaio in una zona dall'architettura altrimenti ottocentesca, vicina al Reichstag - in modo inedito e spettacolare. Permettendo cioè alla rivista scandalistica Max di fotografarne i saloni - una settimana prima dell'apertura ufficiale - con una guida di eccezione: l'ambasciatrice in persona. La moglie Shawne - fisico da serial tv alla Dallas - vi appare ora distesa sul pianoforte a coda, avvolta nella sola bandiera rossa a croce bianca; ora in sala da pranzo, a cavallo di un destriero ed in abito lungo bianco; o ancora nei panni di una cowgirl un po' discinta, con tanto di cappello texano dai colori svizzeri.
L'effetto non manca; l'inaugurazione della nuova Ambasciata, l'11 maggio 2001, richiama tutte le tv tedesche e riempie le cronache dei giornali locali e di quelli elvetici. Ma il DFAE (Ministero Esteri di Berna) chiede spiegazioni per le foto "osé". Shawne Fielding Borer si scusa allora con Joseph Deiss, ministro degli Esteri, ed aggiunge con uno sfoggio di cultura machiavellica: «Ma il fine non giustifica forse i mezzi?».
Poche settimane dopo, eccola di nuovo immortalata dalla "boulevard presse" - così è definita qui la stampa scandalistica - mentre in una discoteca di Berlino promuove il suo Paese d'adozione sulle ginocchia di Klaus Meine, cantante del gruppo rock Scorpio. Il marito fa spallucce: «Siamo moderni, e poi lui è gay».
Cotanta ambasciatrice non poteva certo sfuggire agli organizzatori di Expo.02, l'esposizione di arte moderna che inizierà il 14 maggio a Neuchâtel e altre città svizzere portando, nelle intenzioni, la Confederazione alla ribalta del mondo artistico. Shawne Fielding ne diventa così il testimonial. Al braccio del marito, passa trionfante da un carnevale all'altro, da quello di Aachen (Aquisgrana) a quello di Basilea, sempre travestiti da Guglielmo Tell e signora, con tanto di mela trafitta in testa. La bella Shawne è per l'appunto in missione culturale in Svizzera quando Thomas Borer si abbandona a quei peccatucci subito rilevati dalla stessa "boulevard presse" che ne aveva per mesi fatto il suo eroe. Sbattuto in prima pagina dalla testata Blick, l'ambasciatore esuberante si difende alla Clinton: cioè, negando. Il giorno di Pasqua, il Sonntagsblick gli risponde con un titolone: «Bugiardo!», illustrando le foto dell'amante iraniana "sorpresa" - le foto, confesserà poi lei, erano state organizzate - mentre lascia la sede diplomatica di notte. «Si teme un nuovo caso Mata Hari!», continua il Sonntagsblick. Seguono giorni di maratone televisive sul caso e di confuse spiegazioni di Borer: «La signora Rowe è in cura presso uno psichiatra - insinua - e poi, l'ho ricevuta solo per consolarla di una delusione d'amore. La realtà è che il gruppo editoriale Ringier (editore di Blick e Sonntagsblick) vuole la mia testa».
Due giorni or sono, l'epilogo. Joseph Deiss, ministro degli Esteri, ha chiesto a Borer di lasciare Berlino a fine mese per tornare a Berna. Tuttavia le polemiche infuriano in Svizzera come in Germania. «È un precedente - si dice - la vittoria della stampa scandalistica sulla politica».


IIC Tel Aviv - Agenzia del 15/04/02

La Sicilia - TEL AVIV - Grande successo per Katia Ricciarelli a Tel Aviv, dove quasi tremila spettatori hanno gremito l'Auditorium Mann (il più grande d'Israele) per assistere al concerto di gala del soprano italiano di fama internazionale, che accompagnata dall'Orchestra sinfonica di Gerusalemme, diretta dal maestro Amos Talmon, ha eseguito arie scelte da opere di Verdi, Bellini, Puccini e Rossini.
Organizzato dall'Istituto italiano di cultura e dall'associazione «Music angels», il concerto di gala di sabato sera a Tel Aviv ha segnato il culmine di un'intensa settimana di attività artistiche in Israele della Ricciarelli, che tra martedì e giovedì scorsi ha anche tenuto all'Accademia di musica dell'Università ebraica di Gerusalemme una serie di «master-classes» per i giovani talenti della lirica israeliana.
Al termine del concerto, il pubblico dell'Auditorium Mann - dove si è registrato il tutto esaurito e con le massime autorità locali erano tra gli altri presenti l'ambasciatore d' Italia a Tel Aviv, Giulio Terzi, e il direttore dell'Istituto di cultura, Fortunato Ceraso - ha tributato alla Ricciarelli un caloroso omaggio non solo per la sua applauditissima esibizione, ma anche «per il coraggio dimostrato nell'accogliere l'invito a esibirsi in Israele in questo difficile momento».


Antisemitismo, l’Italia si divide sulla Fallaci
Martino: la scrittrice ha ragione. Andreotti: massimalista. Zevi: è una lucida pasionaria
di Dario Fertilio

Corriere della Sera, 13 aprile 2002
Aveva scritto: «Anche se tutti gli abitanti di questo Pianeta la pensassero in modo diverso, io continuerò a pensarla così». La sfida di Oriana Fallaci, la sua poesia-invettiva in favore degli ebrei israeliani e contro i nuovi antisemiti, si concludeva con questa frase: e si proponeva di scuotere, dividere, provocare. Anche a costo di restare in minoranza. Già ora, almeno a giudicare dalle reazioni che hanno cominciato ad affluire poche ore dopo la pubblicazione dell’articolo su Panorama , il suo obiettivo appare raggiunto. Non che «Oriana alla guerra» si sia ritrovata (come pure quella frase conclusiva sembrava prospettare) sola contro il mondo. Le reazioni alla sua «invettiva» sono state di tono e contenuto diverso, condizionate come è ovvio dalle personalità, dalle varie militanze, dalle formazioni culturali. Né si possono meccanicamente contrapporre uno schieramento «di sinistra» a uno «di destra», quasi che fischi e applausi equivalgano a una scelta politica di campo. Diciamo piuttosto che è utile, per orientarsi, dividere i commentatori in categorie.

IN POLITICA - Ha cominciato Giulio Andreotti, regista per decenni delle strategie italiane in Medio Oriente, a prendere le distanze dalla Fallaci. Criticando il suo «massimalismo ingiusto» il senatore a vita individua l’errore nella scelta in sé di schierarsi da una parte contro l’altra. «Non è una lotta per cui o vince l’uno o vince l’altro, devono vincere tutti e due e bisogna aiutare, specie gli uomini di cultura, a ottenere questo risultato. Sbaglia chi prende una posizione massimalista». Di tono ben diverso le parole del ministro della Difesa Antonio Martino: «Stando ad alcune frasi che ho sentito nella rassegna stampa, credo che abbia ragione». Cauto il presidente della Commissione europea Romano Prodi: «Dobbiamo essere molti vigili sui rischi di rigurgiti di antisemitismo, verso i quali nutriamo gravissime preoccupazioni». Non è tenero il presidente diessino D’Alema: «Mi sembra molto più importante parlare della tragedia di Jenin che della Fallaci». Il presidente dei socialisti democratici, Enrico Boselli, sceglie toni sfumati: «Tutti devono sapere che l’antisemitismo è pura barbarie», osserva, ma non c’è altra via del «dialogo, dialogo, dialogo». Più duro Bobo Craxi, segretario del Nuovo Psi, che critica soprattutto lo spazio concesso dal Tg5 alla giornalista, denunciando «una delle più clamorose pagine di manipolazione dell’informazione in Italia» e «una campagna tambureggiante, squilibrata e financo venata di eccessi fanatici in difesa delle ragioni di Israele».
Altri giudizi politicamente molto severi vengono dal versante di sinistra. Franco Giordano, capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera, ha definito le parole della giornalista «vergognose, perché alimentano l’odio fra le religioni, fanno crescere culture razziste e danno l’alibi alle nefaste e risorgenti culture antisemite». Il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio: «Sono parole che non aiutano il dialogo, la pace, e, certo, non riducono il pericolo di rigurgiti antisemiti». Quanto a Nemer Hammad, rappresentante dell’Anp (Autorità nazionale palestinese) in Italia, critica la «campagna di odio» e aggiunge: «Mi auguro che in Europa si facciano leggi che impediscano manifestazioni di odio anti-arabo, anti-islamico e anti-palestinese».

TRA I RELIGIOSI - Un silenzio diplomatico sembra caratterizzare per ora gli ambienti cattolici ufficiali: Oriana Fallaci, puntando il dito contro L’ Osservatore Romano e i frati della Basilica della Natività di Betlemme, ha smosso acque profonde. Fra le righe si coglie l’indignazione di alcuni, che parlano di «cinismo», e la maggiore cautela di altri che denunciano il rischio di spaccature ideologiche. Monsignor Hilarion Capucci, il più colpito dalle critiche della scrittrice, esce invece allo scoperto: da un lato rinnova «la condanna del terrorismo, che è un cancro e una violenza», ma dall’altro indica la necessità di «sradicarne le radici» e aggiunge in difesa dei palestinesi: «Finché un popolo sarà spogliato dei suoi diritti umani, finché ci sarà occupazione, purtroppo il terrorismo andrà avanti». E anche i francescani della Custodia di Terra Santa accusano: «Dice falsità - commenta il custode-segretario Padre Vincenzo - ma arriverà un momento in cui, se ha un minimo di intelligenza, capirà come stanno le cose». Da Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, viene un riconoscimento all’articolo: «Credo possa contribuire alla necessità di rompere un isolamento e un’aggressività che sta crescendo nei nostri confronti». E l’ex presidente Tullia Zevi: «La Fallaci? E’ una lucida pasionaria». Rimane poi una pregiudiziale politica: «Il riconoscimento dello Stato israeliano a esistere». Pure il portavoce della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, loda le parole «come pietre per scuotere l’indifferenza, il torpore, l’accomodante allineamento a senso unico».

NELLA CULTURA - Sono divisi sia gli scrittori che i giornalisti. Dacia Maraini dichiara che Oriana Fallaci le ricorda un altro scrittore toscano famoso per le sue provocazioni, Curzio Malaparte, «che era solito usare la drammatizzazione». E osserva: «Lei aggiunge i tamburi agli squilli di guerra. C’è bisogno di riflessione, di dialogo e non certo di invettive». Tagliente Giorgio Bocca: «Non riesco proprio a capire come sia possibile prenderla sul serio quando dice simili cose». Entusiasta Ida Magli: «Apprezzo la sua posizione netta e chiara contro ogni forma di antisemitismo, anche camuffato». Subito dopo, però, precisa che il vero problema è la strategia filo islamica e anti-occidentale del Vaticano. E mentre Mentana difende la scelta tutta giornalistica di dedicare gran parte del Tg5 all’articolo della Fallaci, Vittorio Feltri applaude: «Va letto come un pezzo di letteratura inimitabile». Marcello Veneziani è freddo: «Non mi piace né la sindrome della kefiah né quella opposta». E Baget Bozzo chiude serafico: «Brava Fallaci, anche se a forza di invettive rischia di cadere nella routine».