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Data inserimento in rete: sabato, maggio 04, 2002
Tre giorni di studio sul tema: "La fortuna della mediazione". Parlando anche di Pavese e Levi
Cacciari, Ceronetti, Magris confronto con la cultura tedesca

di MARINA PAGLIERI

Repubblica, 4 maggio 2002
Torino - La «Deutsche Akademie fur sprache und dichtung» è nata a Darmstadt il 28 agosto del 1949, nel 200 anniversario della nascita di Goethe, per rappresentare in Germania e all'estero la migliore letteratura tedesca. Tra i suoi intenti, quello di rivalutare gli scrittori che subirono la repressione del nazismo, pubblicando testi dimenticati dopo il 1945. Ogni anno l'Akademie organizza convegni in diversi paesi europei: quest'anno tocca per la prima volta all'Italia, e in particolare a Torino.
Da giovedì scorso e fino a stasera, in collaborazione con l'Archivio di Stato, sono in corso in vari luoghi della città dalla sede dell'Archivio all'Accademia delle Scienze, dal Turin Palace Hotel al Goethe Institut - incontri di scrittori italiani e tedeschi sul tema «La fortuna della mediazione». E stamane alle 10 nella Sala dei Mappamondi dell'Accademia delle Scienze verrà conferito il Premio Friedrich Gundolf per la mediazione della cultura tedesca nel mondo al filosofo Massimo Cacciari. Docente di Estetica all'Università di Venezia, già sindaco della città, Cacciari è autore di numerosi saggi e studi dedicati alla cultura di lingua tedesca, a partire da «Krisis. Saggio sulla crisi del pensiero negativo da Nietzsche a Wittgenstein», del 1978, a libri più recenti, come «Geofilosofia dell'Europa». L'opera di mediazione di Cacciari è consistita anche nella traduzione e cura di testi di scrittori di lingua tedesca, da Hugo von Hofmannsthal a Walter Benjamin, da Georg Simmel ad Adolf Loos.
Oltre a Cacciari verrà premiata nella Sala dei Mappamondi per la sua attività di traduttrice anche Gisela Perlet, studiosa di letteratura nordica che rinunciò in passato al lavoro retribuito presso il suo editore in segno di protesta per un'edizione delle opere del filosofo Kierkegaard non accettata nella Repubblica Democratica Tedesca. La giornata prosegue con l'intervento di Ruth Kluger, docente di Germanistica all'Università di California, deportata a dodici anni a Theresienstadt e Auschwitz, sulla «Presenza di Primo Levi». Seguiranno gli studiosi Imre Kertész su «L'Olocausto come cultura» e Michael Kruger su «Cesare Pavese, poeta torinese».
Stasera presso il Goethe Institut l'ultimo appuntamento: alle 19 è in programma un incontro di letture cui prenderanno parte tra gli altri il germanista Claudio Magris, gli scrittori Guido Ceronetti e Paola Capriolo, oltre a vari autori e studiosi tedeschi, da Herta Muller a Wilhelm Genazino ad Harald Hartung.
Il convegno che si era aperto giovedì con un intervento del politologo Gian Enrico Rusconi su «Cultura e politica in Italia» - ha visto anche la partecipazione del poeta e scrittore Wolfgang Hilbig, insignito proprio in questi giorni dall'Akademie del Premio Georg Buchner, la più prestigiosa onorificenza letteraria tedesca.


IIC Bruxelles - Agenzia del 24/04/02

I PURITANI DI VINCENZO BELLINI IN BELGIO CON L’OPERA DI WALLONIE, LA SOCIETE PHILHARMONIQUE E L’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI BRUXELLES
SOPRANO STEFANIA BONFADELLI STELLA BELLINIANA A BRUXELLES
GRANDE SUCCESSO PER EDIZIONE DEI 'PURITANI'

(ANSA) - BRUXELLES, 24 APR - Applausi e ovazioni per Stefania Bonfadelli protagonista di un'edizione de “I 'Puritani'' che ha mietuto sei pieni successi all’Opera di Liegi, in versione scenica, e al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles in versione concertante.
Il coronamento e' giunto ieri sera, nel prestigioso Palais des Beaux-Arts della capitale belga, dove l'opera di Vincenzo Bellini e' stata eseguita in forma di concerto, con l'attenzione di pubblico e critica focalizzata su voci e interpretazioni. Pubblico entusiasta soprattutto per la soprano veronese che ha dato voce ad una commovente Elvira, la protagonista che impazzisce per un amore tradito. La sua avvenenza, peraltro, aveva ben reso anche visivamente il personaggio della giovane ''vezzosa'' nella versione scenica delle cinque serate di Liegi.
Molto apprezzato, sebbene ieri sera non sembrasse al pieno delle sue possibilita' vocali dimostrate fra l'altro a Torino, Firenze, Parma, e' stato il baritono Vittorio Vitelli nel ruolo di Riccardo, capo dei Puritani e spasimante respinto. Aurturo, il riamato co-protagonista, e' stato interpretato in maniera molto convincente da un beniamino del pubblico locale, il tenore belga Marc Laho. Sul podio un altro italiano, il maestro milanese Giuliano Carella, gia' guida di grandi voci come quelle di Domingo, Caballe', Cura, Ricciarelli, Alagna, e in queste serate al suo debutto con l'orchestra dell'Opera Royal della Vallonia.
La serie di rappresentazioni ha avuto il patrocinio del presidente della Commissione europea Romano Prodi ed e' stata organizzata in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, che quest'anno aveva gia' fatto leva sulla seduzione della cantabilita' di Bellini promuovendo un'applaudita edizione della Norma.
La Bonfadelli, nata artisticamente col prestigioso concorso ''Mattia Battistini'' di Rieti, e' attualmente impegnata in un ciclo di ''Cosi' fan tutte'' di Mozart (nel ruolo di Despina) diretto a Tokyo e a Vienna da Seiji Ozawa e Riccardo Muti. Il baritono Vitelli e' atteso a Genova per interpretare Escamillo nella Carmen, a Bologna per una Boheme e al San Carlo di Napoli per un'altra edizione dei Puritani. Tra i progetti del maestro Carella, spicca una Tosca all'Arena di Verona. (ANSA)


Data inserimento in rete: venerdì, maggio 03, 2002
- Agenzia del 03/05/02

Farnesina: Rivolta (FI), puntare sul 'sistema Italia'

Roma, 3 mag. (Adnkronos) - Grande ''apprezzamento'' per l'articolo sulla riforma alla Farnesina scritto da Giuseppe Baldocci oggi sul Corriere della Sera, perche' ''denota che la Farnesina, nella persona del segretario generale, cioe' la figura piu' alta, è in linea con quanto dichiarato dal presidente del Consiglio, e ministro degli esteri ad interim, Silvio Berlusconi''. Cosi' commenta, parlando con l'Adnkronos, Dario Rivolta, vice presidente della commissione Esteri della Camera: "La lettera pubblicata oggi dal Corriere della Sera in cui il segeretario generale sottolinea come i diplomatici italiani abbiano accolto con ''convinta apertura la sfida postaci'' dalla proposta di un ''rafforzamento del nostro ruolo a promozione e difesa degli interessi economici e commerciali italiani all'estero''.
''Credo che vada sottolineato quello che dice Baldocci, cioe' che tutte le iniziative finora prese siano state svolte a livello personale - ha aggiunto il responsabile Esteri di Forza Italia riferendosi al fatto che il segretario generale sottolinea come i diplomatici italiani ''non da oggi'' sono dedicati a questo rafforzamento ma senza una ''logica di sistema'' - e cio' che manca e' il concetto di Sistema Italia''. ''Ed e' li' che si deve intervenire'' secondo l'esponente di Fi, ricordando che la Farnesina si sta gia' muovendo in questo senso, inserendo, per esempio, nella formazione dei giovani diplomatici vincitori dell'ultimo concorso un periodo di stage in imprese ed altre realta' produttive del paese.


- Articolo del 03/05/02

La riforma del ministero degli Esteri: sinergie tra pubblico e privato, promozione degli interessi economici, esigenza di finanziamenti aggiuntivi
La nuova Farnesina: come far correre la diplomazia nell’era globale

di GIUSEPPE BALDOCCI*

Corriere della Sera, 03/05/02 pag.12
Molto è stato detto, anche di recente, sulla necessità di adeguare il Ministero degli Esteri all’evoluzione delle realtà internazionali. Si tratta di creare una “nuova Farnesina”, trovando risposte adeguate a due priorità: come imprimere maggiore efficacia agli strumenti a disposizione del governo per l’azione di politica estera e come fare fronte ad una competizione ad ampio raggio - e senza “reti di protezione” - nel contesto di una globalizzazione irreversibile e crescente. Si deve al Presidente del Consiglio, anche nella sua veste di ministro degli Esteri, l’iniziativa di promuovere una riforma incisiva ed ambiziosa, suscettibile di introdurre nella tradizione diplomatica italiana un valore aggiunto che possa essere quantificato anche in termini di risultati e di giusti ritorni. La Farnesina ha già affrontato, da ultimo nel triennio 1999-2001, un mutamento atteso da oltre trent’anni delle sue strutture e della carriera diplomatica. Sono state, fra l’altro, istituite cinque Direzioni Generali a base geografica per rendere più stringente e coordinata la nostra azione nelle singole aree di intervento, le carriere sono state riordinate secondo criteri di maggiore razionalità, l’aggiornamento tecnologico è stato spinto all’avanguardia della Pubblica Amministrazione italiana. Ci troviamo ancora nella fase di definitivo assestamento di una riforma che ci si è preoccupati, per ragioni di contenimento della spesa pubblica, di realizzare a costo zero. Occorre, tuttavia, ora compiere un passo ulteriore: aggiornare la prospettiva dei diplomatici italiani, valorizzare la professionalità del Ministero, sollecitare nel contempo - ed è qui la principale novità - un cambio di mentalità corrispondente all’evolversi dei tempi: per questo, abbiamo accolto con convinta apertura la sfida postaci, con l’obiettivo di conseguire un ulteriore rafforzamento del nostro ruolo a promozione e difesa degli interessi economici e commerciali italiani all’estero. Si tratta di una sfida che tende a mettere a fuoco un nuovo, più efficace, sistema di sinergie fra le varie entità titolari di competenze in un settore, quello economico e del sostegno alle imprese all’estero, di cui riconosciamo da sempre la primaria importanza, per lo stretto collegamento con l’espansione della nostra economia, l’incremento della competitività, la crescita dell’occupazione.
I diplomatici italiani si sono non da oggi dedicati a tale compito, anche se più sulla base di situazioni individuali che in una logica di sistema: è, quindi, proprio quest’ultima che dobbiamo consolidare. E ve ne sono le premesse poiché, per formazione, tradizioni, confronto costante con le migliori diplomazie straniere, la diplomazia italiana ha sempre cercato di inquadrare in questa logica di sistema tutti i settori nei quali ha operato e, nel cui contesto, le è stato spesso richiesto di svolgere il non facile compito di sintetizzare esigenze talvolta opposte e confliggenti.
La “nuova frontiera” che ci viene ora indicata si colloca, quindi, su di un terreno ricettivo e fecondo.
Per questo l’Amministrazione ha predisposto testi innovativi che attendono solo il varo legislativo: l’apertura delle Ambasciate e dei Consolati all’apporto delle migliori professionalità, provenienti non solo dall’ambito della Pubblica Amministrazione ma anche dall’esterno, che siano disponibili a prestare la loro opera nei settori per i quali sono più qualificati, rafforzando i nostri uffici diplomatici e creando vere e proprie strutture specialistiche, destinate ad operare con la guida dei nostri ambasciatori e con il concorso di tutte le professionalità della Farnesina; l’istituzionalizzazione di forme di collaborazione tra il pubblico ed il privato, riuniti in apposite “fondazioni” operanti in Italia e all’estero, per l’organizzazione di grandi manifestazioni di promozione culturale, come quella recente, ben riuscita, di “Italia in Giappone 2001”; l’assegnazione ai nostri rappresentanti diplomatici - e apposite istruzioni stanno per essere diffuse in merito - di precisi obiettivi di promozione economico-commerciale degli interessi italiani, sul cui adempimento riferire puntualmente, nella consapevolezza - ed è qui la novità - della responsabilità diretta dei nostri ambasciatori per quanto attiene la loro efficace esecuzione; un aggiornamento della professionalità dei diplomatici fino ai gradi più elevati; la nuova Farnesina avrà bisogno, per fare fronte ai compiti che il governo intende affidarle, certamente di finanziamenti aggiuntivi, che troverebbero giustificazione anche negli attesi ritorni di ordine economico, ma anche di uno sforzo di formazione del suo personale: un piano, a tale ultimo riguardo, è già pronto e andrà a confluire in quello più generale, in corso di elaborazione al Ministero per la Funzione Pubblica.
I nostri diplomatici, a tutti i livelli, sono d’altronde abituati da tempo a riassumere in sé, nella loro attività e professionalità, l’insieme degli aspetti nei quali si articola l’azione esterna dello Stato, che si onorano di rappresentare tutto intero. Poiché non è forse inutile ricordare che la funzione di ambasciatore non si improvvisa: essa è il risultato finale di una professionalità che si costruisce giorno per giorno, nell’arco di una carriera impegnativa, difficile e dalle molteplici esperienze; una funzione che, non per caso, è affidata, in tutti i principali Paesi europei, a professionisti della diplomazia collaudati, selezionati all’inizio della carriera con rigorosi esami di concorso, che abbiano accumulato nel tempo la cultura del servizio delle istituzioni e del perseguimento dell’interesse nazionale.
* Segretario Generale del Ministero Affari Esteri


IIC Francoforte - Agenzia del 03/05/02

Intervista con Marcella Continanza, presidente dell’Associazione Donne e Poesia
A Francoforte, le oblique magie della cultura lucana
Il prossimo 28 maggio, l’Istituto Italiano di Cultura di Francoforte ripercorrerà il suo percorso letterario


(News ITALIA PRESS) Francoforte – La storia di un amore, quello per le parole che prendono vita sulla carta ed emozionano, fino alle lacrime o rubando un sorriso. Sarà la vicenda che, il prossimo 28 maggio, l’Istituto Italiano di Cultura di Francoforte ricostruirà presso la Biblioteca Stadtbucherei della città, ripercorrendo l’intera opera letteraria di Marcella Continanza, presidente dell’Associazione Donne e Poesia “Isabella Morra” di Francoforte e direttrice di “Clic”, il giornale delle donne italiane in Germania. Quattordici opere, passando da “Le oblique magie”, primo romanzo dell’autrice sulla condizione femminile, proseguendo per “Il giorno pellegrino”, dedicato alla storia di una giornalista e “Venezia come”, antologia dedicata al capoluogo veneto visto dagli occhi di poeti e scrittori, fino al recente “Passo a due voci”, romanzo d’amore in versi.

Scrittrice, poetessa, giornalista. Come è nata la sua vocazione per la scrittura?

La mia passione comincia sin da bambina, quando mi dilettavo a comporre poesie e favole. Andavo a rifugiarmi sui tetti della mia casa per ammirare le montagne di Roccanova e prediligevo la compagnia dei più anziani, che mi raccontavano le storie magiche della Lucania, terra di miti e vicende appassionanti. La mia era una famiglia aristocratica nel paese: mio padre era insegnante, mio zio farmacista, mia nonna contessa. Sin da piccola, ho respirato a pieni polmoni la cultura della mia famiglia, abbracciando l’ottimismo di una madre napoletana e il rigore morale di un padre lucano. I suoi genitori, quindi, hanno contribuito alla sua formazione culturale e umana. In maniera determinante. Mio padre adorava la Lucania, che amava definire “terra aspra e selvaggia”. Mia madre invece era una femminista convinta, che non ha mai rinunciato a firmarsi con il cognome da nubile. Mi ha trasmesso valori fondamentali per la mia carriera successiva, senza partecipare a cortei, ma semplicemente con la sua testimonianza quotidiana. Sono stata educata alla libertà, alla democrazia, all’onestà. Quando ci siamo trasferiti a Castellamare, la mia passione per la poesia si è tramutata nell’aspirazione al giornalismo. Dal momento che nei dintorni si consumavano gli incontri internazionali del Cinema di Sorrento, intorno ai 16 anni ho cominciato a redigere le mie prime interviste, che vennero pubblicate sulle pagine di “Tribuna Illustrata”. Poi, per quindici anni, ho lavorato presso il Quotidiano della Provincia di Como, fino a diventare capo-servizio Cultura per il Diario di Venezia. Dopo essermi dedicata quasi interamente al mondo della cultura, mi sono così accostata a quello della cronaca e delle grandi inchieste. A quel punto, ho capito che la vocazione dei giornalisti deve anche essere quella di battersi per la propria fede, contro le prevaricazioni sociali, perché se non c’è giustizia, non c’è libertà. E ad un certo punto la sua attenzione si è rivolta al mondo del cinema, dove la sua intraprendenza ha varcato traguardi fondamentali. Esattamente. Mio padre si era trasferito a Brescia per dedicarsi al giornalismo cinematografico. Seguendo le sue orme, sono diventata direttrice della rivista mensile “Vietato fumare”. Trentamila copie alla prima uscita, sessantamila il secondo mese. Con jeans e scarpette da tennis, andavo a parlare con tutti i più importanti produttori cinematografici, entrando a far parte di un circuito scintillante e patinato: frequentavo il laboratorio svizzero di Jean Luc Godard, Carlo Lizzani mi chiedeva parere sui suoi film. I migliori critici scrivevano per la mia rivista, piena di immagini e di recensioni sui film più importanti dell’epoca.

Come è avvenuta la frattura con l’Italia e il suo passaggio all’emigrazione?

Quando la rivista venne venduta, ho sentito il bisogno di concedermi un momento di pausa. L’anno precedente avevo visitato Francoforte, dove abitava mio fratello, e per recuperare un rapporto con lui, impedito fino a quel momento dai miei mille impegni, ho deciso di fargli compagnia per un po’. Sono venuta in Germania per una sorta di esilio intellettuale, un anno sabbatico. Mi sono innamorata a tal punto di Francoforte da dedicarle la prima guida in italiano, frutto delle mie visite a Musei, parchi e luoghi più suggestivi della città. Giravo per le strade, parlavo con la gente. Ho cominciato a scrivere per il “Corriere d’Italia”, pur continuando a pensare la mia permanenza come qualcosa di transitorio. In realtà, l’anno di riflessione si è trasformato in una vita. In Germania, forse ricordando gli insegnamenti impartiti da sua madre, ha sviluppato una forte sensibilità nei confronti della condizione femminile. Dopo aver continuato a collaborare con il Corriere per otto anni, mi sono messa in proprio, fondando “Clic”, il giornale delle donne italiane in Germania. Mi sono dedicata anima e corpo alle questioni dell’emigrazione e ho capito che quelle donne, con le loro storie da raccontare e con la generosità nel cuore, erano le persone più belle e vere che potessero capitarmi. Ha cominciato a risvegliarsi la mia vena poetica e, osservando la vita che mi circondava ogni giorno, ho steso nuovi componimenti. Paola Rinaldi / News ITALIA PRESS


IIC Lisbona - Agenzia del 02/05/02

TANTI COMMENTI ELOGIATIVI PER LE MANIFESTAZIONI DELLA "IV SETTIMANA DELLA CULTURA"
Grande successo in Portogallo per la l'arte italiana


(9colonne) LISBONA - La proiezione della "IV Settimana della Cultura" indetta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (15-21 aprile) si è estesa anche al Portogallo, tramite numerosi eventi che hanno visto l'Istituto Italiano di Cultura di Lisbona in qualità di organizzatore diretto o di partner di prestigiosi centri culturali locali. Le iniziative hanno investito i settori del teatro, delle arti figurative e del design (quest'ultimo anche in considerazione dell'anno tematico dedicato alla moda e al design dalla Commissione Nazionale per la Promozione Culturale del Ministero degli Affari Esteri). Il teatro italiano ha partecipato alla settimana con due rappresentazioni: l'opera "La tempesta di Shakespeare" presentata dal "Teatro delle Briciole" di Bologna presso il Centro Cultural de Belén e "L'Isola di Alcina" , messa in scena dal "Teatro delle Albe" di Ravenna presso la fondazione "Culturgest". La prima delle due opere, destinata principalmente a un pubblico infantile e giovanile, ha riscosso un successo significativo, con un pieno quotidiano di spettatori durante le sue 14 repliche avvenute tra l'11 e il 21 aprile. Destinata invece ad un pubblico adulto e di avanguardia la seconda, inserita in un programma di iniziative molto vasto dedicato a "L'Europa e le migrazioni" nato dalla collaborazione tra la Culturgest stessa, il nostro Istituto di Cultura, il Goethe Institut, il Brithish Council, l'Istituto Franco-Portoghese, l'Istituto Cervantes e l'Istituto Ibero- Americano Finlandese. Un programma denso di avvenimenti musicali, cinema, tavole rotonde e conferenze, esposizioni fotografiche, iniziative in campo linguistico, che proseguirà fino a tutto ottobre per illustrare realtà e problematiche dell'emigrazione storica e di quella attuale. In campo artistico invece sono stati tre gli eventi posti sotto l'egida della "Settimana". La mostra collettiva "Pittura Clandestina", ospitata presso l'Istituto di Cultura. Un gruppo di artisti con vari decenni di attivitá alle spalle unitisi recentemente a Roma in gruppo-movimento di ricerca. La mostra personale del pittore barese Matteo Masiello, inaugurata in Istituto il giorno 18 e tuttora in corso, che ha riscosso un grande successo di critica e di pubblico, guadagnandosi anche articoli elogiativi nelle pagine culturali di alcuni quotidiani, che hanno posto in evidenza la grande capacità tecnica e l' inventiva del Maestro. Infine, la mostra di arte e design "Interni Italiani. Dialoghi d'arte in 8 stanze", organizzata in collaborazione con la prestigiosa Società di Belle Arti di Lisbona e presentata presso la sua sede. Una mostra originalissima, ideata dall'Arch. Walter Vallini, curata dai critici Edoardo di Mauro e Paolo Olivari, prodotta da Arte 2000.NET, che prevede una "piazza italiana" centrale circoscritta da otto "interni" curati dai designers Guglielmo Berchicchi, Gregorio Spini, Sandro La Spada, L. Agnoletto-M. Rusconi Clerici, Walter Vallini e dagli studi One Off e M.A.T. e ospitanti oggetti di design e opere di 8 artisti contemporanei: Corrado Bonomi, Antonia Ciampi, Carmine Calvanese, Tea Gobbio, Marco Fioramanti, il rimpianto Mercurio, Marco Porta e Vittorio Valente.


IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 02/05/02

L'ESPONENTE DS HA VISITATO LE COMUNITA' ITALIANE
Gianni Pittella in Germania

(9colonne) BERLINO - La Germania è al centro delle politiche italiane per le comnunità italiane in Europa. La comunità di cittadini italiani residenti all'estero in Germania, infati, è tra le più grandi d'Europa e raggruppa alcune decine di migliaia di esponenti. Per questo motivo l'attenzione verso le comunità del grande paese europeo è molto alta. L'onorevole Gianni Pittella, responsabile nazionale dei DS per gli italiani nel Mondo, ha tenuto una serie di incontri con la comunità italiana in Germania. Gianni Pittella si è soffermato con preoccupazione sulle azioni poste in essere dal Governo italiano nel campo delle attività culturali all'estero. Secondo l'esponente diessino, accanto alle ruvide tentazioni normalizzatrici del sottosegretario Baccini, che ha cercato di mettere il bavaglio agli Istituti di cultura di Londra, Bruxelles e Parigi, si registrano piccoli atti, la cui mediocrità consiglierebbe la non curanza, se non esprimessero un segnale involutivo allarmante. "Ho appreso", continua Pittella "che il Console generale di Francoforte ha invitato gli italiani alla festa del 25 aprile, scrivendo nella lettera di convocazione, per ben due volte: festa della "liberazione", cioé ponendo tra virgolette la parola in minuscolo". "Pare - ha detto ancora l'esponente dei Ds - che la stessa corona di fiori da deporre sulla lapide del Paluskirche debba essere acquistata con il contributo dei dipendenti e contrattisti dell'Istituto di cultura". "Sono misure - ha concluso Pittella - che si accompagnano ad altri fatti: i films in proiezione sono stati preventivamente visionati e, se del caso, autorizzati; al festival teatrale di Heidelberg è stato negato il Patrocinio". "Il malcelato intento - ha voluto puntualizzare l'sponente dei Democratici di Sinistra - di normalizzazione rispetto a chi non concepisce la cultura senza libertà, sottolinea Pittella, "delinea un quadro allarmante verso cui la nostra azione di denuncia sarà forte e decisa"". Per l'esponente diessino la politica messa in atto dal governo italiano, insomma, non sarebbe quella di vitalizzare le comunità italiane resienti all'estero ma quella di "controllarle" per poter avere un maggior riscontro sia a livello elettorale che a livello governativo. La questione, però, va analizzata anche alla luce della recenti modifiche in chiave elettorale e societaria inerenti le comunità italiane che vivono oltreconfine.


Data inserimento in rete: giovedì, maggio 02, 2002
IIC Bruxelles - Agenzia del 02/05/02

Albano Vitturi espone a Bruxelles
Nuovo appuntamento belga per il pittore italiano


(News ITALIA PRESS) Bruxelles – Una mostra antologica dell’artista italiano Albano Vitturi é stata organizzata dall’Istituto italiano di Cultura di Bruxelles e dal Collège des Bourgmestre et Echevins de la Ville de Verviers.
Le opere del pittore veneto contemporaneo “che tratta concordemente un paesaggio come figura e i personaggi come paesaggio” (secondo la definizione del critico d’arte Manlio Brusatin) giungono per la seconda volta nella capitale belga, in seguito al successo della prima esposizione realizzata nello scorso marzo presso l’Istituto Italiano di cultura.
Inaugurata ufficialmente oggi, la mostra gode del patrocinio dell'Assessorato alla Cultura della Città di Verona.
Nella sede del Musée des Beaux-Arts di Bruxelles i quadri dell’artista italiano saranno esposti al pubblico fino al 9 giugno 2002.


IIC Tokyo - Agenzia del 02/05/02

L’ITALIA SBARCA A TOKIO CON 10 FILM- LA KERMESSE PATROCINATA DAL MAE

TOKIO \ aise \ Da oggi, giovedì 2 maggio, fino a martedì 7, si terrà a Tokio la seconda edizione del Festival del Cinema italiano. Sono dieci i film selezionati e che verranno proiettati durante la kermesse: “La parola amore esiste”, di Mimmo Calopresti, “Santa Maradona” di Marco Ponti, “Rosa Tigre” di Tonino De Bernardi, “Fuori dal mondo” di Giuseppe Piccioni, “La via degli Angeli” di Pupi Avati, “L’estate di Davide” di Carlo Mazzacurati, “La Carbonara” di Luigi Magni, “Pasolini, la ragione di un sogno” di Laura Betti, “Non è giusto” di Antonietta De Lillo e, infine, “Il mio viaggio in Italia” di Martin Scorsese. Patrocinata e finanziata dal ministero degli Esteri e dal ministero dei Beni e delle Attività Culturali, organizzata con la collaborazione del più grande quotidiano giapponese (“Asahi Shimbun”), di Italia Cinema e dell’Istituto italiano di Cultura a Tokio, la rassegna ha avuto anche l’appoggio dell’Ambasciata d’Italia, della Fondazione Italia- Giappone, della Japan Foundation, della Film Commission Torino Piemonte e della Regione Piemonte (per la quale sono presenti in rassegna ben tre registi: Calopresti, Ponti e DE Bernardi). (aise)



IIC Washington - Agenzia del 02/05/02

I ricercatori italiani a Washington si incontrano in Ambasciata
La mappatura della presenza scientifica italiana nella città obiettivo dell’incontro


(News ITALIA PRESS) Washington - Importante iniziativa dell’Ambasciata italiana a Washington. L’addetto scientifico Giorgio Einaudi ha invitato i giovani ricercatori che stanno lavorando a vario titolo nella Grande Washington. Nell’auditorium della nuova Ambasciata giovani scienziati ed affermati professionisti si sono dati appuntamento per discutere sulla proposta di creare una banca dati che consenta di avere una mappatura delle presenze scientifiche italiane negli Stati Uniti. Ma soprattutto permetta alle imprese italiane di focalizzare quelle professionalità che potranno rivelarsi utili al loro rientro in Italia.
L’incontro, al quale ha partecipato l’Ambasciatore italiano a Washington Ferdinando Salleo che ne è stato il convinto promotore, è stata l’occasione per un franco scambio di opinioni, molte delle quali all’insegna dello scontato riferimento alla Madre Patria che dei propri figli meritevoli, che si sono sobbarcati anni di esperienze ed approfondimenti tecnici e dottrinari all’estero sembra disinteressarsi del tutto. La maggior parte dei ricercatori italiani presenti in America è pagata da fondi USA. L’iniziativa dell’ Ambasciata italiana di Washington mira a creare un tessuto di comunicazione tra scienziati ( e successivamente artisti ed esponenti delle arti liberali) ed i settori industriali interessati. All’interno di queste iniziative, sarà avviata la creazione di una pagina web, strumento dinamico di ricerca tra una sponda e l’altra dell’Atlantico.
Al termine del seminario si è tenuto un concerto della soprano Alessandra Rezza accompagnata al piano dal maestro Giovanni Reggioli. Più di seicento ospiti hanno affollato la grande “piazza” dell’edificio, ed hanno salutato con applausi prolungati gli interpreti. Il concerto, organizzato da Martin Stiglio direttore dell’Istituto italiano di Cultura, ha dimostrato quanto la struttura della nuova Ambasciata italiana si presti magnificamente ad ospitare non solo mostre ma anche selezionate manifestazioni musicali. Oscar Bartoli / News ITALIA PRESS


Data inserimento in rete: mercoledì, maggio 01, 2002
CLAUDIA CARDINALE
«Giovani, difendete la cultura, non votate per gli estremisti»


Il Messaggero, Mercoledì 1 Maggio 2002
PARIGI - «Ora i francesi dovranno fare il mea culpa... hanno accusato noi italiani, ma il nostro governo di centrodestra non ha niente a che vedere con questa situazione incredibile!»: Claudia Cardinale, l’attrice italiana che abita a Parigi, invita a votare Chirac in funzione anti-Le Pen, ma critica i francesi. Perché, secondo Claudia Cardinale, la Francia si ritrova con il ballottaggio Chirac-Le Pen alle presidenziali? «Perché nessuno è andato a votare, non so bene perché, forse per colpa dei sondaggi. L'insicurezza tema dominante? Io vivo a Parigi e vedo che la polizia è sempre dovunque...». Applaudita dalle migliaia di parigini presenti al raduno di centinaia di artisti, ieri mattina, davanti al Centro Pompidou, Claudia (in compagnia di Henri Salvador, sempre giovane nonostante i suoi 85 anni, il compositore Jean-Michel Jarre, il regista Constantin Costa-Gavras, l'attrice Andrea Ferreol e Laetitia Casta), rivolge un appello ai giovanissimi: «Ai tanti ragazzi che vogliono votare Le Pen, dico, riflettete! Pensate alla cultura. Io sono qui prima di tutto per difendere la cultura».


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Data inserimento in rete: martedì, aprile 30, 2002
IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 30/04/02

Sironi a Londra

(News ITALIA PRESS) Londra - Giovedì l’Ambasciatore Francesco Aloisi de Larderel, Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari Esteri, inaugurerà a Londra, presso la sede della prestigiosa Estorick Collection, la mostra “Mario Sironi, disegni inediti, 1914-1920” curata da Renato Miracco e Roberta Cremoncini.
La mostra, promossa dal Ministero degli Affari Esteri e dalla Estorick Collection, raccoglie quaranta disegni di Sironi, mai esposti prima d’ora, che il collezionista Eric Estorick acquistò nel 1948, quando fece visita a Sironi nel suo studio milanese. La grande ammirazione di Eric Estorick per Sironi è documentata dalla ricca collezione di opere del grande artista presente nella mostra permanente della Estorick, la più importante della Gran Bretagna dedicata all’arte italiana del Novecento, con capolavori degli artisti del movimento futurista, come Balla, Boccioni, Carrà, Severini, Russolo, oltre ad importanti opere di Modigliani, Campigli e De Chirico.
La mostra londinese, accompagnata da un catologo di 80 pagine, curato da Roberto Miracco e Roberta Cremoncini, resterà aperta presso la Fondazione Estorick (Northampton Lodge, Islington) fino al 9 giugno. Si trasferirà poi negli Stati Uniti.


Protagonista, ma discreto
Da politologo di rincalzo a fondatore di Forza Italia. Ora Urbani fa il ministro, ma non dimentica il suo ruolo di paciere.

di BRUNO VESPA

Panorama 26/4/2002
Ci voleva Jean-Marie Le Pen per far sorridere insieme Giuliano Urbani e Vittorio Sgarbi. Per far parlare il primo del «maggiore suicidio politico degli ultimi anni compiuto dalla sinistra», di «suicidio frutto dell'incultura». Per far prevedere al secondo «l'emigrazione di Tabucchi e Camilleri in Belgio, l'unico paese ormai che possa ospitarli». A farli sembrare insomma fratelli-gemelli invece che fratelli-coltelli.
Mai, infatti, Urbani avrebbe accettato di andare ai Beni culturali con una figura geniale, ma incompatibile con tutti, talvolta perfino con se stesso, come Vittorio Sgarbi, se non avesse sperato di raggiungere la luce che intravedeva in fondo al tunnel: la presidenza della Rai.
Vi si era preparato con scrupolo molti mesi prima delle elezioni politiche ed era pronto per questo a non entrare nel governo. Parlando con qualcuno del ramo, lo sorprendeva per la perfetta conoscenza del mondo internazionale dei media, per le sue coraggiose idee di riforma, per la passione di chi vuole parlare col lupo come San Francesco e dimostrare a tutti che anche il lupo può convertirsi. Ma Silvio Berlusconi, che pure ha cercato di tener duro sul suo nome fino all'ultimo istante, sapeva che difficilmente avrebbe vinto quella partita e allora persuase il recalcitrante Giuliano a prendersi i Beni culturali, dopo aver rinunziato a ministeri di minor fascino, ma di maggior prestigio, nell'attesa vana che il cavallo di viale Mazzini nitrisse finalmente per lui.
Non è possibile che vada alla Rai un deputato in carica, si disse, e soprattutto il fondatore di Forza Italia. Perché nove anni fa Urbani è stato per Berlusconi quel che il Battista fu per il Signore e Cimabue per Giotto. Il destino e la storia avrebbero forse portato comunque il Cavaliere nel palazzo dei principi Chigi. Ma fu Urbani a indicargli la strada. Da politologo liberale, aveva scarsissima udienza in televisione, dove lo chiamavamo a occupare uno strapuntino nei grandi dibattiti sull'eurocomunismo degli anni Settanta, accanto a Paolo Spriano che rappresentava la cultura comunista, a Gabriele De Rosa e Pietro Scoppola che si dividevano quella cattolica, a Massimo Salvadori che parlava per i socialisti, a Giuseppe Galasso che veniva per i repubblicani. Il liberale Urbani s'alternava al grande liberale Rosario Romeo, ma allora il suo partito oscillava tra il 2 e il 3 per cento e pochi gli badavano. Ma se a Roma era poco ascoltato, Urbani trovava notevole udienza tra i grandi industriali del Nord.
Così, quando la legge elettorale maggioritaria consegnò nell'estate del '93 tutti i grandi comuni alla sinistra (la sinistra, badate, perché i democristiani ancora pensavano di poter correre da soli), lui andò dall'avvocato Agnelli e gli disse che solo se le forze moderate, magari turandosi il naso come aveva fatto una volta Indro Montanelli per votare Dc, si fossero messe insieme, avrebbero potuto battere i rossi. Agnelli l'ascoltò con divertita attenzione: ma non poteva patrocinare certo la resistenza moderata lui che guidava un gruppo «governativo» per eccellenza, e dunque costretto a fiancheggiare il potere pro tempore, portasse il nome di Mussolini piuttosto che quello di Occhetto.
«Perché non ne parla a Berlusconi?» gli suggerì l'Avvocato, con l'aria di chi pensava che solo uno scapestrato parvenu potesse mettersi in quell'impresa. Urbani lo fece e nacque Forza Italia con quel che ne è seguito.
Da allora, dopo la prima vittoria elettorale, Urbani si è ritagliato con discrezione il ruolo di padre della Patria. Non come lo fece Spadolini e come lo farebbe Fisichella, abituati a infilarsi tra le coltri sperando di sentirsi sfiorare dal piedino di Cavour. Ma come un punto di riferimento per Berlusconi, e talvolta anche per l'opposizione, nei momenti gravi. Fu vicepresidente di Massimo D'Alema quando ci si illuse di poter riformare la Costituzione con la Bicamerale. E quando Aldo Brancher convinse il Cavaliere che era necessario riprendere i contatti con Umberto Bossi, una mattina d'inverno fu Urbani a infilarsi una specie di colbacco sulla testa e a raggiungere Gemonio per riannodare fili tagliati brutalmente da un pezzo.
Quando Renato Ruggiero fu congedato dalla Farnesina, molti pensarono a Urbani per la successione. Il professore avrebbe fatto a Sgarbi uno scherzo magnifico: al suo posto sarebbe potuto andare Domenico Fisichella e l'incontro tra Sgarbi e il padre di An avrebbe meritato una visione privata a pagamento. Ma il ministro degli Esteri vive più fuori di casa che in casa e Urbani fu colto da un accesso di pigrizia.
Resterà dunque a occuparsi delle bellezze d'Italia, alternando la pace e la guerra col suo geniale e inquieto sottosegretario e guardandosi bene dal firmargli una delega, come un bravo papà che ogni giorno chiede al figlio dissipatore come spende la paghetta.


Sgarbi: "ci vogliono i privati"
Dal Giappone torna la polemica su Isozaki e gli Uffizi. Il sottosegretario ai Beni Culturali sottolinea ancora una volta la necessità di affidarsi ai privati per la conservazione dei patrimoni artistici.


Il Nuovo, 30 aprile 2002
TOKYO - Vittorio Sgarbi, in Giappone per inaugurare un museo dedicato alle opere dello scultore italiano Giuliano Vanci, non perde occasione di sottolineare la necessità che nei musei pubblici entrino i privati. ''Che le opere di uno scultore contemporaneo tuttora nel pieno dell'attività come Giuliano Vangi siano state acquistate da un mecenate privato e giapponese come la famiglia Okano - ha detto oggi a margine dell'inaugurazione nella città di Mishima del museo Vangi - dimostra che l'ingresso dei privati nella conservazione del patrimonio artistico è determinante. Vorrà pur dire qualcosa se in Italia gli unici musei che vanno bene sono quelli in mano a privati come Palazzo Grassi a Venezia o il Museo Guggenheim a Firenze''.
Il sottosegretario ha polemizzato con gli esponenti della sinistra, come l'ex ministro dei beni culturali Giovanna Melandri o il critico d'arte Calvesi, che parlano di ''svendita ai privati dei beni artistici posseduti dai musei pubblici''. ''Non si vuole svendere un bel nulla - ha risposto il ministro - L'ingresso dei privati nei musei pubblici mira invece a creare iniziative e nuove opportunità, a non conservare soltanto il passato ma a costruire per il futuro''.
Sgarbi ha precisato che ''ovviamente non è facile in Italia, forse per la sovrabbondanza di beni artistici, trovare privati come la famiglia Okano in Giappone, che investono miliardi in un'impresa culturale anche perché convinti di ottenere profitti grazie al gran numero di visitatori nel loro museo. In Italia i privati devono fare i conti con una realtà diversa. Ma resta comunque questa la strada da percorrere e lo faremo''.
Il sottosegretario ha poi detto che in questa visita ''non si incontrerà'' con l'architetto giapponese Arata Isozaki, vincitore del concorso per la costruzione della nuova uscita della Galleria degli Uffizi di Firenze, ma al centro di una controversia per una serie di modifiche al suo progetto sollecitate da Sgarbi.
''No, stavolta non ho alcuna intenzione di parlare con Isozaki - ha affermato il sottosegretario - E comunque il caso ora è chiaro: lo stesso contratto dei lavori firmato nel marzo dello scorso anno prevede che il committente, in questo caso il Comune e i sovrintendenti ai beni museali di Firenze, possa chiedere eventuali modifiche. Prima il sovrintendente era Lolli Ghetti che era entusiasta del progetto Isozaki, ora c'è Valentini che è più critico. Andranno quindi fatte le modifiche indicate dal committente''.


IIC New York - Agenzia del 30/04/02

Italiani all'estero: ruolo dell'Italia in Europa all'Is. it. cultura di New York

New York, 30 apr. (Adnkronos) - Si è svolto il 29 aprile presso l'Istituto italiano di cultura di New York, un dibattito con i parlamentari italiani Pietro Folena, Brutti, Bartolozzi, Pessina, realizzato dal Forum per gli Italiani nel Mondo di New York, in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura di New York, sulla costruzione della nuova Europa e sul ruolo dell'Italia in questo processo.
Il dibattito è stato moderato dall'inviato per La Nazione, Il giorno e Il Resto del Carlino, Giampaolo Pioli. Una discussione di alto livello sul futuro dell'architettura istituzionale europea, pur nella notevole diversità di opinioni emerse fra centro-destra e centro-sinistra, le quali ricalcano le due grandi tendenze presenti in Europa fra i fautori di un maggiore ruolo degli stati e coloro, come le forze di centro-sinistra europee, che propugnano un processo più di tipo federalista. Al termine dell'incontro si è svolta una cena organizzata dal Forum presso il ristorante italiano di "ultima generazione" Serafina Downtown, a cui hanno partecipato i membri del Forum, gli speaker e alcuni ospiti, fra i quali anche il professor Giovanni Consolo ed alcuni giornalisti, come Andrea Mantineo, direttore di America Oggi.


IIC Lisbona - Agenzia del 30/04/02

Is. It. cultura: standing ovation per Riccardo Muti al Teatro di Lisbona

Lisbona, 30 apr. (Adnkronos) - Si è svolto lo scorso 29 aprile presso il Teatro Coliseo di Lisbona il concerto dell'Orchestra della Scala diretta dal maestro Riccardo Muti. Il direttore al suo arrivo è stato accolto dal direttore dell' Istituto italiano di cultura di Lisbona. Erano presenti al concerto anche l'ambasciatore Michele Cosentino ed il presidente della Repubblica Portoghese, Jorge Sampaio. Al concerto vin erano circa quattromila persone che hanno tributato a Riccardo Muti e all'Orchestra un calorosissimo apprezzamento obbligandolo a fine concerto a ripresentarsi ripetutamente in scena per ottenere un'autentica "standing ovation" finale. Il presidente Sampaio, grande estimatore della musica italiana, si è complimentato personalmente in camerino con il maestro Muti. A fine concerto Muti ha partecipato ad un pranzo in Ambasciata con personalità locali della cultura e alla delegazione del comune di Milano guidata dall'assessore alla Cultura Salvatore Carruba, presente a Lisbona per alcuni incontri ufficiali.



Istituti italiani di cultura - Agenzia del 30/04/02

Is. It. cultura: crescita studenti stranieri per i corsi di lingua italiana

Roma, 30 apr. (Adnkronos) - E' stata effettuata un'indagine commissionata dal ministero degli Esteri, secondo la quale gli studenti che frequentano i corsi di italiano organizzati dagli Istituti italiani di cultura sparsi in giro per il mondo sono aumentati del 38 per cento tra il 1995 e il 2000.
La ricerca non spiega i motivi di questa crescita inattesa, ma sicuramente questo è un segnale della vitalità della lingua italiana, così ricca e così trascurata, e che cinquantamila studenti stranieri rappresentano altrettanti potenziali lettori in più per l'editoria italiana.



Data inserimento in rete: lunedì, aprile 29, 2002
IIC Tel Aviv - Agenzia del 29/04/02

Dall'Egitto alla Toscana, tra musica e arte
Intervista a Daniel Schinasi, artista italo-egiziano fondatore del Neofuturismo


(News ITALIA PRESS) Tel Aviv - Nato 69 anni fa ad Alessandria d'Egitto, ma di origini toscane, Daniel Schinasi è considerato il fondatore del Neofuturismo, e da quasi 50 anni rappresenta uno dei grandi nomi dell'arte contemporanea di matrice italiana. Alcune delle sue opere sono state esposte in queste settimane presso l'Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv. L'esposizione, che è stata presentata con il titolo "L'Umanesimo Neofurista di Daniel Schinasi", si proponeva di fare il punto sulla più recente produzione artistica del pittore, con un corpus di opere che sembrano confermare appieno la ricerca stilistica cominciata nel 1955.
Perfezionista instancabile, raramente soddisfatto del risultato del proprio lavoro, Schinasi sceglie di stimolare concretamente e con forza la sensibilità e la coscienza critica di un mondo la cui realtà è spesso ingannevole: rappresentando il movimento e la trasformazione delle forme nello spazio ribadisce il suo rifiuto ad ogni punto morto, quasi a "mettere in azione l'ingranaggio stesso dell'esistenza" (Andrè Verdet).
Maestro Schinasi, ci può parlare della sua personale, allestita in queste settimane presso l'Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv?
Sono diversi anni che vengo ad esporre in Israele: la prima volta risale al 1972, in seguito a uno scambio avvenuto tra Livorno e una città israeliana, insieme ad artisti sia italiani che israeliani. La successiva risale invece al 1978, frutto di un incontro culturale tra artisti e pittori toscani e israeliani. Più di recente, nel 1998, è stata invece organizzata una mia personale presso il Centro Culturale Italiano di Haifa, dove sono stati esposti miei disegni, mentre tre anni fa, nel 1999, un'altra mia personale è stata allestita al "U. Nahon", il museo d'arte italo-ebraico di Gerusalemme. In ogni caso, il mio rapporto con lo Stato di Israele è stato sempre costante: l'anno scorso, a Peshawa, ero l'ospite d'onore, in rappresentanza dell'Italia, di un festival internazionale di pittura.
Diverse le tematiche che ho affrontato nelle mie opere, tra cui la vita e il lavoro in campagna, ma sono presenti anche alcuni ritratti dedicati a noti personaggi italiani della musica e dello sport. Tra i cinque grandi pannelli esposti, tengo particolarmente a citare il grande trittico intitolato "Omaggio alla Danza, alla Musica e all'Opera", dedicato in particolare modo alla "Madama Butterfly" di Puccini, e ora esposto presso la New Israeli Opera di Tel Aviv; ma anche la grande tela intitolata "La Speranza", che sarà poi collocata presso la Clinica Ortopedica di Pisa.
Per quanto riguarda invece la sua vita? Qual è il suo legame con l'Italia?
Io sono nato ad Alessandria d'Egitto, come i miei genitori, ma i miei bisnonni erano originari della Toscana, più precisamente di Livorno. Oggi vivo a Nizza, in Francia, ma, in ogni caso, per circa due mesi all'anno, torno in Toscana, dove, nei pressi di Volterra, ho un'abitazione e uno studio. Tengo però a dire che sono molto legato all'Italia - al punto che ho solo la cittadinanza italiana - e, soprattutto, mi considero italiano a tutti gli effetti: infatti, dopo che i miei antenati sono emigrati in Egitto, ancor prima dell'Unità d'Italia, io sono stato il primo della mia famiglia a decidere di ritornare in Italia, per conoscere la terra delle mie origini.
Lei si dichiara il fondatore del Neofuturismo, un movimento artistico che si rifà molto alla cultura italiana, in particolare modo al Rinascimento. Può dirci qualcosa di più in merito?
Il Movimento Neofuturista è un movimento nato nel '70, fra Milano e Parigi, e che ha fatto molto parlare e scrivere - anche se naturalmente è meno noto del Futurismo, che ha avuto più ampia diffusione. E' un movimento che riabilita l'uomo, ponendolo al centro della civiltà e della storia; e, insieme, rimette in primo piano l'uomo che lavora con le mani, a contatto con la natura, in campagna. Allo stesso tempo, la mia arte si può anche considerare "internazionale e cosmopolita", una dimostrazione contro la guerra così come contro la violenza, il terrorismo, l'oppressione.
Molte sue opere sono ritratti di famosi musicisti italiani del passato, come Verdi o Mascagni. Ma come nasce questo connubio tra musica e arte?
Mia figlia è musicista: io conoscevo già un po' l'opera, ma è stata lei ad introdurmi più profondamente in questo ambito, offrendomi la possibilità di conoscere meglio la vita e la musica dei grandi compositori del nostro passato. E' così che è nata questa mia passione di fare ritratti di grandi musicisti italiani, come appunto Verdi, Mascagni, Puccini, Giordano, Bellini.
E per quanto riguarda invece il suo "Omaggio a Fausto Coppi"?
Io sono sempre stato un grande appassionato di sport, e, in gioventù, ho anche gareggiato in diverse discipline. A vent'anni, però, ho scoperto la pittura, e questa mia grande passione mi ha alla fine portato ad abbandonare via via lo sport, che ora seguo però ancora da spettatore.
Dopo Tel Aviv, quali sono i suoi progetti?
Ho in programma una mostra a Castagneto Carducci, che sarà allestita tra luglio e agosto. Poi sono previste una mostra a Cecina, e quindi una a Pisa. In Francia, invece, c'è il progetto di una mostra a Marsiglia, ma questo già per l'anno prossimo. Ghileana Galli / News ITALIA PRESS


IIC Toronto - Agenzia del 29/04/02

Italiani all'estero: Folena, Brutti e Lombardi visitano italiani dell'Ontario

Toronto, 29 apr. (Adnkronos) - È iniziata da Toronto la visita presso le comunità italiane in Canada Pietro Folena e Massimo Brutti, rappresentanti dei Democratici di sinistra e Norberto Lombardi, coordinatore del Forum per gli italiani nel mondo.
Lo scorso 22 aprile, infatti, i parlamentari accompagnati da Gino Bucchino, vice segretario continentale del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all'Estero), hanno visitato il provveditorato delle scuole cattoliche dell'area del Niagara, dove hanno incontrato il direttore del provveditorato, Angelo Di Ianni, che ha esposto i problemi dell'insegnamento della lingua e cultura italiana. La delegazione italiana ha anche fatto visita ad una scuola della zona. Dopo un incontro con il console generale Francesco Scarlata e il direttore dell'Istituto italiano di cultura Carlo Coen, dedicato prevalentemente alle questioni della promozione culturale della comunità italiana, hanno partecipato ad un'assemblea presso la sala del Columbus Center. Durante i lavori dell'assemblea, dopo la presentazione di Bucchino, l'introduzione di Brutti ed il saluto del vice console Zanini, si è discusso sulle questioni legate alla vita politica italiana, alle difficoltà che in Canada si profilano per il voto per corrispondenza, al recupero della cittadinanza, al persistente ritardo delle trasmissioni dirette di Rai International, all'assegno sociale e a molti altri problemi della comunità. L'incontro è stato chiuso da Pietro Folena.
Il 23 aprile i parlamentari italiani hanno invece interloquito per circa due ore con gli ascoltatori di radio CHIN su diversi aspetti della situazione italiana e sui punti di maggiore sensibilità per la vita comunitaria di Toronto. Un momento di particolare intensità si è avuto quando in diretta è intervenuto Michael Di Biase, da poche ore primo sindaco italiano di Vaughan, la città a maggiore concentrazione di cittadini di origine italiana dell'Ontario. Dopo una visita in Consolato, la delegazione ha incontrato il deputato federale Mario Sergio e i consiglieri comunali di Toronto Maria Angimeri e Joe Pantalone, tutti nati in Italia. Gli incontri della delegazione in Ontario si è conclusa con la visita al Centro Scuola, che organizza corsi di lingua e iniziative culturali per decine di migliaia di ragazzi di origine italiana.
Brutti, Folena e Lombardi hanno espresso il sincero compiacimento per i livelli di diffusione e di integrazione raggiunti dalle attività linguistiche e culturali in Ontario.


IIC Lima - Agenzia del 29/04/02

25 APRILE / LA RESISTENZA ITALIANA RICORDATA A LIMA DALLA NOSTRA COMUNITA’- INGLESI (ASSOCIAZIONE ITALIA2MILA): L’IDEA DELL’EUROPA USCITA IERI DALLA GUERRA SI RAFFORZA CON LA COSTITUZIONE DI DOMANI

LIMA \ aise \ Il nuovo direttivo dell’Associazione Italia2mila, presieduta da Gianni Vaccaro, con l’appoggio dell’Istituto Italiano di Cultura (gestito dal professore Nadir Morosi) di Lima hanno commemorato - il 25 aprile - il 57º anniversario della Liberazione presso i locali dell’Istituto. Pur essendo una ricorrenza civica ufficiale in Italia e giorno festivo in Perù, è soltanto la seconda volta che si ricorda pubblicamente questo avvenimento. Quest’anno in più è stata data disposizione di dichiararlo giorno festivo all’interno dellamabasciata e delle sue dipendenze. La cerimonia si è svolta alla presenza dell’Ambasciatore, dottor Sergio Busetto, della sua consorte Annalisa e di suo padre – l’ex onorevole per Padova Ingegnere Busetto -, del presidente del Comites Giovanni Defendi, funzionari della sede diplomatica e numerosi membri della nostra collettività. "Lungi da me – ha detto l’ambasciatore – l’intenzione di addentrarmi in una analisi politico-storiografico di quei tragici tempi, tra il 1943 ed il 1945. Non avrei né titolo, né capacità. E’ mia intenzione invece svolgere alcune considerazioni su taluni caratteri distintivi della lotta di liberazione, su taluni aspetti incontrovertibili e – credo - comunemente accettati". "Primo, se è fuori dubbio che la Resistenza ha contribuito alla sconfitta del nazismo e del fascismo ed alla instaurazione di un nuovo e moderno sistema democratico è pur vero che questa straordinaria vittoria non è stata appannaggio di una sola “parte”. …. L’unità antifascista è stata via via costituita da componenti idealmente diverse che vanno dalle posizioni dei partiti Comunista e Socialista a quelle del Partito di Azione, della Democrazia Cristiana e del Partito Liberale". L’ambasciatore ha poi ricordato il contributo dei militari e delle donne alla liberazione italiana. (aise)