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Data inserimento in rete: sabato, maggio 18, 2002
Diplomatici-manager, il premier vuole il «modello canadese»

Il Corriere della Sera, 18 maggio 2002
Il «modello canadese» è diventato una sorta di linea guida per quanti stanno studiando le varie ipotesi di riforma della Farnesina e viene ormai immediatamente tradotto con una semplice formula: un accorpamento delle funzioni di promozione degli interessi economici e commerciali italiani presso il ministero degli Affari Esteri. Il «modello canadese» richiamato ieri da Berlusconi viene essenzialmente citato per definire la necessità di promuovere e sostenere le imprese italiane all'estero. E questo potrebbe concretarsi attraverso degli accorpamenti. Più in dettaglio, spiegano quanti stanno lavorando a questa fase di studio e di analisi, si tratterebbe, in sostanza, di accorpare l'Ice (Istituto per il Commercio Estero) e quel che resta del ministero del Commercio estero alla Farnesina. L'Ice, infatti, ha attualmente un'autonomia gestionale ed è sotto la tutela del Commercio estero. Da soggetti distinti passerebbero quindi a divenire una sola cosa, se passasse il cosiddetto «modello canadese».


Statali, agitazioni negli uffici dopo la sentenza della Consulta che boccia le promozioni ottenute con corsi di formazione
Finanze, sindacati sul piede di guerra
A rischio in media 50 al mese, si attende un segnale dal governo
di LUCA CIFONI

Il Messaggero, Sabato 18 Maggio 2002
ROMA — Cinquanta euro al mese: circa quindicimila dipendenti delle Finanze rischiano di perdere, in media, una cifra di questo genere dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha giudicato illegittimi i corsi di formazione grazie alla quale gli stessi lavoratori hanno conseguito la promozione. La stima è di fonte sindacale: è chiaro che la decurtazione dello stipendio non è immediata né automatica, ma il rischio non è nemmeno del tutto teorico, visto che la bocciatura della Consulta è totale è senza appello, e cancella quindi i meccanismi hanno fatto scattare l’aumento.
Di certo gli interessati sono preoccupati: ieri negli uffici finanziari di Roma ci sono state agitazioni e addirittura mini-scioperi spontanei. E sono molti i dipendenti di questo settore (l’ex ministero delle Finanze) che si vedono minacciati nella busta paga: quindicimila quelli che il corso lo hanno già fatto e quindi sono stati promossi, più o meno altrettanti quelli che lo stanno facendo e puntano quindi ad un’analoga maggiorazione retributiva. Se poi per analogia la bocciatura dovesse allargarsi alle procedure simili adottate in altre pubbliche amministrazioni, potrebbero risultare potenzialmente colpite centinaia di migliaia di persone.
Sul piede di guerra i sindacati, che ora chiedono un intervento del governo. Con l’obiettivo di conseguire un risultato minimo: l’assicurazione che la bocciatura della Corte si applichi solo al futuro, e siano quindi "salvate" le posizioni di chi ha già avuto l’avanzamento di carriera. «Lunedì mattina abbiamo in programma un incontro a Palazzo Chigi su altri argomenti - spiega Salvatore Bosco, segretario generale della Uil Pubblica amministrazione - ma certamente porremo con forza questo problema al governo». Dall’esecutivo, e in particolare dal ministero della Funzione pubblica, finora non sono venuti segnali.
Cgil, Cisl e Uil hanno già proclamato per il 3 giugno uno sciopero dei lavoratori delle Finanze e delle agenzie, e preannunciato ulteriori iniziative se non arriveranno risposte. Il periodo è particolarmente caldo: i mesi di maggio e giugno sono quelli delle dichiarazioni dei redditi, con un maggiore afflusso di pubblico negli uffici, e maggiori carico di lavoro per i dipendenti. Molti degli interessati dalla sentenza lavorano nei centri di servizio, strutture decisive per il funzionamento della macchina fiscale. Non si può escludere quindi che alla fine ci siano conseguenze sui processi di lavorazione, e disagi per gli utenti. Tra l’altro questa notizia si aggiunge ad altri motivi di nervosismo che circolano da tempo in questo corposo segmento della pubblica amministrazione: ad esempio il riaffacciarsi di voci su una possibile fine del modello agenzie (anche in seguito alla nascita della società Patrimonio spa che in qualche modo si sovrappone all’Agenzia del Demanio).
Ma accanto all’allarme e alla preoccupazione con cui la sentenza è stata accolta dagli interessati, c’è anche la pur composta soddisfazione di chi quel pronunciamento aveva sollecitato: è la Dirpubblica, sindacato che rappresenta funzionari e dirigenti, che non avevano mai digerito il nuovo sistema di avanzamento professionale, introdotto negli anni scorsi.
«Siamo consapevoli che si apre un problema enorme, e non vogliamo certo far perdere soldi a nessuno - precisa il segretario Giancarlo Barra - ma questa sentenza sanziona un sistema inaccettabile, ed incolpa l’amministrazione che ha fatto finta di niente, pur sapendo dei rischi di incostituzionalità». Come uscirne? «Ora bisogna trovare una soluzione che riapra le carriere di tutti, dagli uscieri ai dirigenti generali; a quel punto si possono definire anche forme di salvaguardia nei confronti di chi ha avuto le promozioni».


Data inserimento in rete: venerdì, maggio 17, 2002
SENTENZA DELLA CONSULTA
Statali, stop a 40 mila promossi
di Pie. P.

Il Messaggero, Venerdì 17 Maggio 2002
ROMA — Una sentenza della Corte costituzionale sconvolge le regole — e le buste paga — del pubblico impiego. I giudici della Consulta hanno giudicato illegittima la cosiddetta “riqualificazione professionale". Cioè quella norma che negli ultimi anni ha portato la promozione a circa 40 mila impiegati pubblici. I quali hanno superato un concorso interno e sono stati inquadrati nella qualifica superiore, ricevendo un aumento retributivo. La norma bocciata consentiva alle amministrazioni di riservare al personale interno il 70% dei posti disponibili in un concorso pubblico. Un sistema che serviva a sanare, tra l’altro, l’antica piaga del mansionismo: in tutti gli uffici dello Stato e degli enti locali ci sono persone costette a svolgere mansioni superiori a quelle previste dalla loro qualifica. La Corte costituzionale, però, ha condannato il meccanismo perché il concorso pubblico offre «le migliori garanzie di selezione dei soggetti più capaci» solo quando le selezioni «non siano caratterizzate da arbitrarie forme di restrizione dei soggetti legittimati a parteciparvi».
I sindacati si sono mobilitati. In particolare alle Finanze, ministero da dove era partito il ricorso e dove i beneficiati dalla riqualificazione sono ben 15 mila. «Chiediamo al ministro Frattini — dice Rino Tarelli della Cisl — di sancire che i diritti acquisiti siano fatti salvi. Del pronunciamento della Corte si deve prendere atto, ma per il futuro». Anche perché altrimenti si creerebbero di colpo 40 mila nuovi mansionisti. Il 3 giugno i dipendenti delle Finanze sciopereranno. E Cgil, Cisl e Uil sono pronti a paralizzare le entrate dello Stato se la questione non sarà risolta.


Statali in carriera, è sciopero contro la Consulta

Il Sole 24 ore, Venerdí 17 Maggio 2002
In sciopero contro la Corte costituzionale. Non è piaciuta ai sindacati del pubblico impiego la sentenza della Consulta che ha detto "basta" ai finti concorsi pubblici, mettendo un freno ai passaggi di livello senza selezioni effettive e aperte a tutti gli interessati. Non è piaciuta la volontà di mandare in soffitta gli automatismi che non fanno perno sulla professionalità. È così sciopero contro il tentativo di stringere i freni sulle procedure «blindate» che premiano esclusivamente chi sia già pubblico dipendente, lasciando tutti gli altri alla finestra. È sciopero contro una sentenza che boccia le procedure di riqualificazione del personale dell'amministrazione finanziaria varate con l'obiettivo di riservare ai dipendenti di fascia inferiore il 70% dei posti disponibili per i livelli superiori. Una proporzione eccessiva per la Consulta che non ha esitato a censurare le norme che hanno dato vita alla distorsione. Cruciale il punto nel quale si equipara il passaggio a una funzione superiore all'accesso a un vero e proprio nuovo posto di lavoro, con funzioni più elevate, e da sottoporre alla regola generale del pubblico concorso. È sciopero, infine, perché a rischio ci sono sicuramente tra i 15 e i 20mila lavoratori dell'amministrazione finanziaria che hanno beneficiato nel corso degli ultimi anni del meccanismo e che dovranno ritornare alla casella di partenza. Tra l'altro, anche in altri ministeri la procedura sembra diventata prassi abituale. Ma ora ci pensa il sindacato a rimettere in riga quei giudici che osano pensare che vada premiato il merito e perseguita l'efficienza.


Dipendenti pubblici Due sentenze della Consulta

Gazzetta del Sud, 17 maggio 2002
ROMA – Le procedure di riqualificazione del personale dell'amministrazione finanziaria varate con l'obiettivo di riservare ai dipendenti di fascia inferiore il 70% dei posti disponibili per il livelli superiori (dal quinto al nono) sono illegittime. E anche la disciplina del 1993 che prevedeva, tra l'altro, il licenziamento dei dirigenti pubblici che non hanno conseguito gli obiettivi della gestione è da ritenersi incostituzionale. Con due sentenze depositate ieri, la Corte Costituzionale ha bocciato alcune norme riguardanti la pubblica amministrazione. Nella sentenza 194, scritta dal giudice Piero Alberto Capotosti, la Consulta ha dichiarato l'art. 22, comma 2, della legge n.133 del 1999 lesivo «dei principi costituzionali in materia di organizzazione dei pubblici uffici», e si è richiamata a sue precedenti sentenze sul passaggio a fasce funzionali superiori: si tratta – viene ricordato – dell'accesso «ad un nuovo posto di lavoro» e come tale è soggetto «alla regola del pubblico concorso», che offre «le migliori garanzie di selezione dei soggetti più capaci» quando «le selezioni non siano caratterizzate da arbitrarie forme di restrizione dei soggetti legittimati a parteciparvi; forme che possono considerarsi non irragionevoli solo in presenza di particolari situazioni, che possono giustificarle per una migliore garanzia del buon andamento dell'amministrazione». Nell'altra sentenza (n. 193, scritta da Riccardo Chieppa) la Consulta ha preso in esame l'originaria disciplina sui dirigenti pubblici che non abbiano conseguito gli obiettivi della gestione. Secondo la Corte Costituzionale, la norma (art. 20 comma 9 del decreto legislativo 29/1993, come modificato dal decreto legislativo 470 del 1999) è illegittima per eccesso di delega, in quanto la legge 421/1992 non prevedeva anche l'ipotesi del licenziamento.


IIC Mosca - Agenzia del 17/05/02

Is.it.cultura: design italiano a Mosca

Mosca, 17 mag. (Adnkronos) - SI inaugurerà il prossimo 23 maggio a Mosca presso il Museo di Architettuta "Sciusev", la mostra di opere di design dell'architetto italiano Massimo Scolari. L'esposizione, realizzata dall'Istituto Italiano di cultura di Mosca e dal Museo di Architettura di Mosca, offre la possibilità di ammirare le opere più belle dell'architetto.
Massimo Scolari è stato fino al 2001 professore ordinario di Disegno all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Ha insegnato alla Cornell University, alla Cooper Union e all' IAUS di New York, alla Harvard University, al Royal College of Art di Londra, alla Technische Universitat di Vienna e alla Royal Danish Academy di Copenhagen. Infine Scolari è redattore delle riviste "Controspazio", "Lotus", "Casabella" ed ha diretto la collana di architettura della Franco Angeli Editore e la rivista di arti, letteratura e musica "Eidos".


- Agenzia del 17/05/02

IL CASO
E Sgarbi annuncia: «Nessuna autonomia Il Museo Egizio deve gestirlo lo Stato»
di c.f.

Corriere della Sera, 17 maggio 2002
«Il Museo Egizio di Torino va chiuso, per poi restaurarlo e magari ampliarlo». La dichiarazione di Vittorio Sgarbi prende la scena, rubando i riflettori al presidente del Senato, Marcello Pera, la seconda carica dello Stato che ieri mattina ha partecipato all’inaugurazione della Fiera del libro di Torino. Al tavolo delle autorità nella multisala cinematografica appena inaugurata al Lingotto erano in molti, dal ministro della cultura della Generalitat della Catalunya, Jordi Vilajoana al presidente degli editori svizzeri, Libero Casagrande. Assieme al direttore editoriale della Fiera, Ernesto Ferrero, al segretario, l’onorevole Rolando Picchioni, sedevano il sindaco della città, Sergio Chiamparino ed Enzo Ghigo, presidente della Regione Piemonte nonché della Fondazione per il libro, la musica e lo spettacolo. E proprio nei suoi confronti il sottosegretario ai Beni culturali ha iniziato una scherzosa schermaglia: «Fin che vivo Ghigo non avrà il Museo Egizio, nessuna autonomia, perché quella galleria è un patrimonio dell’umanità ed è perciò lo Stato che deve occuparsene». Attualmente il Museo è commissariato a causa della non ottemperanza alle norme anti incendio, possono entrarvi soltanto cento persone alla volta.
Sgarbi ricorda tutta la gente che arriva da lontano e non riesce a entrare, parla di «un’avarizia di spazi che ora impedisce al Museo di espandersi», ricorda la difficoltà a raggiungerlo, lamenta la mancanza di parcheggi. «Se fosse in un’altra città - aggiunge - sarebbe più comodo, ma sta in questa meravigliosa Torino dove è nata l’Unità d’Italia. Perciò i problemi dell’Egizio non si risolvono certo con l’autonomia. Il Museo siamo tutti noi. A Torino c’è l’Archivio di Stato: è un buon esempio di come lo Stato basti a se stesso ed è un uomo di Stato che ci vorrà, un uomo che sia anche un manager capace di gestirlo, come succede alla Biennale di Venezia». La soprintendente dell’Egizio, Anna Maria Roveri Donadoni, è avvertita, può darsi sia ora di preparare le valige. «Torino - assicura Sgarbi - sarà nella mente delle persone non solo la città della Fiera, della Fiat, della Juventus, ma anche del Museo Egizio».


- Agenzia del 17/05/02

In scadenza gli incarichi a Parigi, Madrid, Pechino. A novembre cambio della guardia a Washington
Farnesina, grandi manovre per le poltrone più importanti
Nessuna conferma sulla nomina a Berlino dell’ex amministratore delegato dell’Enel Franco Tatò
di S.C

Corriere della Sera, 17 maggio 2002
ROMA - Nell’attesa che Silvio Berlusconi nomini un nuovo ministro degli Esteri, le acque della Farnesina si vanno progressivamente agitando in vista di importanti nomine ambasciatoriali legate al calendario dei prossimi mesi. La prima sede a liberarsi sarà Parigi, con l’andata in pensione, a fine maggio, di Federico Di Roberto. I candidati possibili sono molti, ma i favori del pronostico vanno a Giovanni Dominedò, già consigliere diplomatico di Francesco Cossiga al Quirinale.
Poi sarà la volta di Madrid. L’incarico di Paolo Pucci di Benisichi è stato prorogato fino alla fine di giugno, quando scadrà la presidenza europea della Spagna. Anche qui sono molti gli aspiranti, con i nomi di Maurizio Moreno e di Marcello Spatafora che ricorrono più degli altri.
Nei mesi seguenti verrà il turno di Pechino, dove oggi c’è Paolo Bruni, della Nato dove è rimasto Amedeo De Franchis dopo il mancato passaggio all’Onu, e forse di Washington. Proprio il destino dell’ambasciata nella capitale americana è al centro di un crescendo di voci e di ipotesi, per la sua evidente importanza, ma anche perché ad esso potrebbe collegarsi una serie di altre nomine.
L’attuale ambasciatore Ferdinando Salleo ha avuto una conferma nell’incarico che scade a fine novembre, e le grandi manovre, che la sede di Washington sempre innesca, non hanno atteso di sapere se ci sarà una nuova proroga. Una delle «anticipazioni» che rimbalzano nei Palazzi romani vedrebbe Franco Tatò, fresco ex amministratore delegato dell’Enel e molto stimato da Berlusconi, prossimo ambasciatore a Berlino. Silvio Fagiolo andrebbe allora all’Onu al posto di Sergio Vento, e questi diventerebbe Segretario generale della Farnesina, mentre l’attuale capo della diplomazia italiana Giuseppe Baldocci traslocherebbe alla volta di Washington.
Il complesso schema ha ricevuto alcune smentite e nessuna conferma. Si può tra l’altro rilevare che la nomina di Tatò sarebbe la prima di un non diplomatico dopo i precedenti dell’immediato dopoguerra, e introdurrebbe una novità molto in voga in America, ma senza riscontri nelle diplomazie europee. E’ noto inoltre che Giuseppe Baldocci non ha fretta di lasciare il suo attuale incarico di Segretario Generale, e che a Sergio Vento non dispiacerebbe semmai l’ambasciata di Washington.
Il rebus resta così in attesa di soluzione, e resta soprattutto aperta la questione della nomina del nuovo ministro degli Esteri. Una scuola di pensiero riteneva che Silvio Berlusconi avrebbe posto fine al suo «interim» prima delle amministrative del 26 maggio, ma i giorni a disposizione sono ormai contati. Se la decisione giungesse invece all’indomani delle elezioni, potrebbe sorgere il problema di un più ampio rimpasto di Governo con Alleanza Nazionale che chiederebbe contropartite se alla Farnesina andasse un esponente di Forza Italia (favorito Frattini, in apparente ribasso Marzano e Urbani). Forse per questo è tornata in auge l’ipotesi di un ministro tecnico, nella persona dell’ex ambasciatore Boris Biancheri, che fu già candidato alla Farnesina prima della nomina di Renato Ruggiero. Non escluso anche uno spostamento di Letizia Moratti dalla Pubblica Istruzione, mentre sembra più difficile che Giulio Tremonti lasci il Tesoro.
In definitiva, Berlusconi non ha ancora fatto vedere le sue carte. Ma anche lui dovrà tener conto del calendario, se si andrà a dopo le amministrative: dopo il vertice Nato-Russia del 28 maggio a Pratica di Mare, di cui il Presidente del Consiglio va giustamente orgoglioso, ci saranno in giugno i due G8 in Canada: prima quello dei ministri degli Esteri, e qualche giorno dopo quello dei Capi di Stato e di Governo. Berlusconi vorrà andare a entrambi?


Data inserimento in rete: giovedì, maggio 16, 2002
IIC Mosca - Agenzia del 16/05/02

Le foto di Elisabetta Foscari a Mosca

Mosca - Una personale di Elisabetta Foscari, fotografa di 'Vogue' è stata inaugurata in questi giorni a Mosca nel Museo dell'Architettura della capitale russa. Si tratta principalmente di ritratti realizzati nello stile ''still-life''.
Tra le opere esposte un ritratto della duchessa di York, Sarah Ferguson, quello di Matilda Marcello, figlia del duca di Medina, quello della nobildonna venezuelana Cristina Newmann.
La presenza aristocratica caratterizza la produzione dell'artista italiana che mostrerà la sua produzione al pubblico moscovita, organizzata dall'Istituto italiano di cultura in Russia e dal Museo di Architettura di Mosca. La formazione internazionale dell'artista, ha portato le sue opere già in tutto il mondo: un percorso iniziato a Monaco di Baviera, proseguito a New York e infine l'approdo in Florida, con uno sguardo sul Messico. News ITALIA PRESS


IIC Tokyo - Agenzia del 16/05/02

ITALIA- GIAPPONE / 3000 CARTOLINE ILLUSTRATE DA RAGAZZI GIAPPONESI PRESTO IN MOSTRA

ROMA \ aise \ Trecento cartoline da esporre in Italia, ancora non si sa dove. Si tratta di un’iniziativa che il nostro paese ha promosso in Giappone, e consiste in un concorso tra studenti di elementari e medie giapponesi, per disegni di cartoline illustrate. "Le 3000 cartoline scelte dalla giuria del concorso costituiscono una visione di estremo interesse dell’immaginario che i ragazzi giapponesi hanno dell’Italia" ha detto il direttore dell’Istituto di cultura italiano a Tokio Silvio Marchetti, che ha anche precisato che entro la fine dell’anno verrà realizzata in Italia un’esposizione delle trecento cartoline, con tanto di relativi cataloghi. Al concorso dal titolo “Alla ricerca dell’Italia” hanno partecipato 25 mila studenti di 2.565 scuole. E’ stato organizzato dall’Ente nazionale per il turismo (Enit), dall’Istituto italiano di cultura a Tokio, dall’associazione nazionale giapponese di etegami, dall’Alitalia e da Italia Tours. I primi tre classificati, tutte ragazze, hanno ottenuto un viaggio premio in Italia per sé e per un genitore. (aise)


Data inserimento in rete: mercoledì, maggio 15, 2002
IIC Bruxelles - Agenzia del 15/05/02

Dal sito Veneti nel Mondo: http://www.regione.veneto.it/videoinf/periodic/nuovo/57/vitturi.htm
anno VI - numero 5 - maggio 2002

Tavolozze veronesi in mostra a Verviers

La prima mostra antologica dell’artista veneto Albano Vitturi sarà visitabile fino al prossimo 9 giugno al Musée des Beaux Arts della città vallona di Verviers (Belgio) dopo aver fatto tappa per circa un mese nelle sale dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles.


"Penso di trovare il consenso unanime nel dedicare idealmente questo evento artistico ai primi italiani emigrati in questa zona industriale del Belgio, che all’inizio del secolo scorso sono arrivati qui per lavorare e che hanno costruito, pietra dopo pietra, questo grande edificio di vita comune, di lavoro, di integrazione con le donne e gli uomini di questa città e di questa regione".
Sono le parole con le quali Sira Miori, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura in Bruxelles, ha presentato al folto pubblico la mostra dedicata ad Albano Vitturi allestita nelle sale del Musée des Beaux Arts di Verviers, per iniziativa dello stesso Istituto, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Verona, del Comitato Albano Vitturi e della municipalità della cittadina vallona.
L’esposizione aveva già ottenuto un grande successo di pubblico a Bruxelles, dove, lo scorso marzo, aveva fatto da cornice al convegno internazionale "Sguardo sulla lingua e la letteratura italiana all’inizio del terzo millennio".
Verviers, capitale belga della lana, a pochi chilometri da Liegi e Charleroi, oltre alla mostra ospiterà in questo periodo un vero e proprio programma di manifestazioni dedicate al nostro Paese: concerti, incontri culturali e persino una manifestazione sportiva di richiamo internazionale come il Giro d’Italia, che qui farà tappa.
Tornando alla mostra, sono 55 le opere esposte del pittore veronese, nato nel 1888 e morto all'età di ottant'anni. Un artista ancora poco conosciuto in patria, ma che sta ottenendo un riconoscimento postumo in queste regioni del centro Europa, dove emigrarono nel secondo dopoguerra anche molti nostri corregionali. Oggi le tele di Vitturi, con le immagini di Verona, del Garda, delle colline venete, di Chioggia, riportano in questi luoghi un po’ di Veneto, terra qui tutt'altro che sconosciuta, essendo molte le famiglie originarie della nostra regione stabilitesi in quest'area.
Vitturi è stato un artista aperto alle influenze che provenivano nei primi decenni del 1900 dalle avanguardie delle correnti artistiche mitteleuropee, contribuendo con le sue opere ad animare la vita culturale di Verona. Tra il 1920 e il 1940 fondò, infatti, assieme ad Angelo Zamboni, Guido Farina e Orazio Pigato, il "Gruppo veronese dei quattro". Partecipò a diverse edizioni della Biennale di Venezia, dove ebbe modo di conoscere la pittura di Cèzanne, dalla quale venne colpito e attratto. E seppur schivo e solitario, Vitturi fu uomo particolarmente attento agli accadimenti storici e culturali dell’epoca ma anche alle vicende individuali del vivere quotidiano.
Un "pittore laico", come è stato definito da Sira Miori, che produsse anche molte opere a soggetto religioso come il San Sebastiano, San Francesco, Il giardino dell’Eden, Il ritorno del figliol prodigo, tutte esposte nel Musée des Beaux Arts, e "la sua produzione - ha concluso la stessa Miori - appare oggi come una delle più incisive esperienze della pittura religiosa del Novecento italiano". Molte delle opere di Vitturi ospitate a Verviers sono inedite e testimoniano la creatività di un’artista che seppe trasporre nelle sue tele l’ansia, l’inquetudine, la solitudine non di uomo, ma di tutta una società. Nature morte, scene di guerra, spiagge, figure religiose, uomini soli, che i colori vivaci e brillanti di quest’artista veneto hanno saputo trasformare comunque in poesia.


- Articolo del 15/05/02

Berlusconi a Bucarest
di Luciano Cossetto

Il Piccolo di Trieste
Non molti sanno che si accede alla carriera diplomatica dopo aver superato un concorso molto duro e dispendioso per chi non sta a Roma. Poi, l’assegnazione a una sede estera vantaggiosa sul piano economico e di prestigio è un terno al lotto.
All’estero infine c’è l’incubo, dopo un certo numero di anni, dell’avvicendamento. Bisogna tornare alla Farnesina, senza indennità di sede, con uno stipendio da impiegato statale e molto spesso senza più casa.
Orbene, l’ultima uscita del Cavaliere e attualmente ministro degli Esteri è datata Bucarest. Dove il Cavaliere incontrando la nostra ambasciatrice le ha detto: «Gentile signora, posso fare qualcosa per lei?». E la signora, alla scadenza del mandato: «Ma si, veramente... se potessi rimanere ancora a Bucarest per qualche tempo...» Ma signora, certamente! Un anno, due anni?». «Ma no, mi basterebbero sei mesi...».
Allora il Cavaliere disse al segretario: prenda nota. Fra la costernazione di tanti funzionari anche di rango della nostra sede diplomatica esterefatti di fronte a un favoritismo così smaccato e di poco stile.


Data inserimento in rete: martedì, maggio 14, 2002
I MISTERI D'ITALIA: IL CASO "ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI BRUXELLES"

IIC Bruxelles - Agenzia del 14/05/02

ZACCHERA (AN) IN POLEMICA CON L’IIC DI BRUXELLES: UN’INTERROGAZIONE A TREMAGLIA: ‘PERCHE’ LA DIRETTRICE HA RIFIUTATO UN PROGRAMMA PROPOSTO DA ‘L’ALTRA SICILIA’?’

ROMA \ aise \ L’onorevole Marco Zacchera, responsabile esteri di Alleanza nazionale, ha rivolto una interrogazione a risposta scritta a Mirko Tremaglia, ministro per gli Italiani nel mondo. Premettendo che "… persino nella legge di riforma (n. 401 del 22 dicembre 1990) degli Istituti Italiani di Cultura si prevede una forma di collaborazione costante fra le Associazioni italiane presenti sui territorio e gli istituti italiani di Cultura presenti nei Paesi di forte emigrazione", e constatato che "da quando a dirigere l’istituto di Cultura a Bruxelles è la professoressa Siria Miori, sia le attività dell’Istituto che quelle dei vari Enti ospitati nell’istituto stesso hanno una chiara colorazione politica"; "considerato che l’esistenza di questo clima sta rendendo grave danno all’immagine culturale italiana in Belgio ed ai rapporti con le locali istituzioni, che pretenderebbero una presenza culturale di livello e meno politicizzata" e considerato "quante sono le iniziative realizzate negli ultimi 12 mesi dall’istituto e quante quelle fatte dall’associazione SINTESI, quali sono le motivazioni culturali che hanno obbligato l’Istituto ad accogliere i progetti di detta associazione, a quanto ammonta il costo finanziario sostenuto dall’Istituto per la realizzazione delle singole iniziative". (aise)

L'On. Marco Zacchera - Cliccare qui: Profilo personale e professionale dell'On. Marco Zacchera

La nuova legge Bossi-Fini in discussione alla Camera
La sinistra si oppone
Clandestini, finisce l’era del buonismo

di Gianluca Savoini

La Padania, 15 maggio 2002
La nuova legge sull’immigrazione, elaborata da Umberto Bossi in collaborazione con Gianfranco Fini, è da ieri in discussione alla Camera. L’obiettivo del governo, come rileva la relatrice di Forza Italia Isabella Bertolini, è quello di coniugare la capacità di ospitare chi viene in Italia per lavorare al rigore contro l’immigrazione clandestina. Una filosofia di base, questa, contestata dall’opposizione, che invece ritiene “inutili e in alcuni casi dannose” le norme previste dalla Bossi-Fini. Peraltro la Cdl non nasconde il fatto che l’immigrazione rappresenti “una necessità per lo sviluppo produttivo e per il mantenimento dei livelli di protezione sociale” del paese, ma al tempo stesso intende fermare l’ingresso clandestino in Italia. Da qui, ad esempio, il decreto sull'impiego delle navi della Marina Militare, adottato dal governo su pressione della Lega Nord, per il controllo e la lotta all’immigrazione clandestina via mare. E sempre in questo ambito va inserita anche l’espulsione con effetto immediato e con accompagnamento alla frontiera dell’extracomunitario privo di documenti di identità, anche in presenza di un ricorso dello stesso straniero. (omissis)
"Possibile la schedatura degli immigrati”
Marco Zacchera, responsabile esteri di An, sostiene che è possibile “schedare gli immigrati” con procedure e mezzi sicuri e rispettosi della privacy. Per questo, Zacchera ricorda di aver presentato un’interrogazione il 21 marzo scorso. Il parlamentare, che sottolinea “l'estrema difficoltà” per le forze di polizia per accertare l’identità di chi arriva in Italia, propone “la dotazione di un semplice apparecchio, già operativo, portatile”, che, sostiene Zacchera, “procede all’identificazione grazie ad un confronto delle impronte digitali elettronicamente memorizzate, collegabili ad una memoria centrale”. Il rappresentante di An garantisce “l'assoluta certezza nel riconoscimento di persone dentro e fuori l’Italia, sia a posti di blocco che a valichi di frontiera, per ogni necessità amministrativa, nell’assoluto rispetto della privacy, poichè le impronte non compaiono mai sui documenti cartacei e quindi accessibili, per la creazione di una maggiore sicurezza per tutti i cittadini”. (omissis)

(INFORM - N. 20 - 29 gennaio 2002) ROMA - E' l'on. Marco Zacchera, responsabile del dipartimento Esteri di AN, a rappresentare ufficialmente Gianfranco Fini e Alleanza Nazionale al Congresso dell'Associazione mondiale dei partiti conservatori che si tiene a Washington dal 30 gennaio al 2 febbraio.
I lavori, aperti dai rappresentanti del Partito Repubblicano USA, vedono la presenza di decine di delegazioni straniere e lo svolgimento di una serie di relazioni e dibattiti sui più diversi aspetti dell'economia mondiale e dei rapporti tra l'Europa e gli altri continenti, con una speciale attenzione alla crisi in Medio Oriente e alla lotta al terrorismo dopo gli attentati dell'11 settembre. Alla serata di gala, giovedì 31, è prevista la presenza del Presidente George W. Bush, con un discorso sugli sviluppi della situazione internazionale. Tra i relatori numerosi ministri ed esponenti di varie nazioni e partiti del mondo, oltre che dell'Amministrazione americana.
"E' certo un appuntamento importante - ha commentato Marco Zacchera - anche perché è la prima volta che Alleanza Nazionale viene invitata ufficialmente a partecipare ai lavori di questo Congresso mondiale". (Inform)

Seduta n. 115 del 13/3/2002
AFFARI ESTERI
Interpellanze:


I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
la legge n. 401 del 1990 («Riforma degli Istituti italiani di cultura all'estero») all'articolo 14, commi 6 e 7, disciplina le nomine dei direttori d'Istituto prevedendo che 10 sedi vengano assegnate a personalità di «chiara fama» del mondo culturale, esterne all'«Area di promozione culturale» del Ministero degli affari esteri, e specifica che la durata del contratto di nomina è biennale ed è rinnovabile per altri due anni;
secondo quanto riportato da numerose testate, giornalistiche (l'Espresso del 21 febbraio 2002; il Sole 24 Ore del 24 febbraio 2002; l'Unità del 9 marzo 2002) il Governo, nella persona del titolare degli affari esteri, si preparerebbe a sostituire dieci direttori «di chiara fama» ai vertici dei più prestigiosi Istituti italiani di cultura (Parigi, Bruxelles, Londra, Berlino, New York, Los Angeles, Pechino ed altri), in alcuni casi anche prima della scadenza del loro mandato, come nel caso della dottoressa Sira Miori, direttrice della sede di Bruxelles, o dell'architetto Paolo Riani della sede di New York, perché rei di aver promosso iniziative culturali filoprogressiste;
il Governo, a mezzo del proprio rappresentante con la delega agli Istituti italiani di cultura all'estero il sottosegretario Mario Baccini, smentisce la «caccia alle streghe» e respinge l'accusa che si tratterebbe di attacchi di tipo punitivo giustificando gli avvicendamenti ai vertici degli Istituti nel quadro di un'operazione di riforma in cui gli stessi dovranno trasformarsi in ambasciatori di cultura intesa in senso più lato, «non più autocelebrativa bensì veicolo di valori ed iniziative italiane in grado di creare il terreno necessario ad una maggiore penetrazione economica e commerciale dei nostri prodotti e delle nostre imprese. Ad esempio la Farnesina ha già attivato contatti con la Confindustria e con le imprese connesse al mondo della moda e del design» (Il Tempo del 26 febbraio 2002);
il disegno di legge di riforma degli istituti italiani di cultura all'estero, al vaglio del Ministro ad interim degli affari esteri, opera la completa ridefinizione della loro missione: non più ambasciatori della storia, antica e contemporanea, della lingua e delle arti italiane, ma promotori dell'immagine e del made in Italy anche in funzione degli interessi economico-commerciali delle aziende italiane. La cultura intesa dunque sotto una nuova ottica: come prodotto industriale da esportare e promuovere all'estero alla stregua di un qualsiasi bene economico;
il nuovo cambio di rotta il Governo lo ha già esternato nel corso dell'intervista rilasciata dal sottosegretario Baccini al quotidiano Il Mattino il 7 marzo 2002 in cui affermava: «Il nostro lavoro mira a creare un raccordo nuovo e proficuo tra gli Istituti italiani di cultura, le imprese ed il mondo accademico italiano per diffondere all'estero quanto di buono e bello c'è e si produce in Italia». E per realizzare ciò, dopo dieci anni dal varo della legge n. 401 del 1990, ha deciso di affidare alla Commissione nazionale della cultura presieduta dallo stesso sottosegretario l'elaborazione delle linee guida e gli indirizzi culturali che dovranno essere seguiti in futuro dai direttori degli Istituti di cultura all'estero. Una «cabina unica di regia» è la strategia decisa dal Governo per dirigere la presenza della nostra cultura all'estero -:
se non ritenga che attribuendo un ruolo più manageriale ai direttori degli istituti italiani di cultura all'estero, che non dovranno essere più esperti e personalità di «chiara fama» ma funzionari provenienti dai ruoli ministeriali, si trasformerà la diplomazia culturale alla stregua di quella politica a mera cinghia di trasmissione della politica economica del Governo;
se non ritenga che la cultura, piuttosto che piegarsi alle logiche di mercato, debba rappresentare la più alta espressione delle diverse sensibilità artistiche dando anche voce alle diversità ideologiche e spirituali che un paese, che si definisce libero, sa e deve poter esprimere in qualsiasi parte del mondo.
(2-00273)
«Armando Cossutta, Rizzo, Bellillo».

CGIE BELGIO: CHIESTA LA CONFERMA DEL DIRETTORE DELL'IIC

Bruxelles, 12 mar. - (Adnkronos) - Con una lettera inviata ai ministeri degli Esteri e per gli Italiani nel Mondo, al presidente del Senato e della Camera come del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, i rappresentanti del CGIE per il Belgio, Epifanio Guarneri, Stefano Tricoli, Giuseppe Piccoli, Elio Carozza, chiedono "fermamente che la professoressa Sira Miori, dirigente di carriera a seguito di pubblici concorsi, rimanga alla guida del nostro Istituto di Cultura di Bruxelles, continuando l'azione di promozione della lingua e della cultura italiana già così ottimamente iniziata".
Infatti, secondo la notizia riportata da alcuni giornali italiani, la professoressa sarebbe in procinto di essere sostituita, al suo posto andrebbe "ad un direttore eufemisticamente definito "esperto" (quale esperienza avrebbe degli Istituti di Cultura???), certo Arturo Diaconale ex direttore dell'Opinione".
Confermano, inoltre, "la loro stima e il pieno sostegno all'ottima azione di promozione linguistica e culturale italiana iniziata e finora svolta dalla professoressa Miori, pur essendo la stessa costretta ad operare in un contesto molto difficile e poco dignitoso, per carenza di personale e per irrisoria sovvenzione ministeriale". (Adnkronos)

Lettera dei Consiglieri CGIE per il Belgio ai Presidenti di Camera e Senato e al Ministro per gli Italiani nel mondo
Sira Miori resti a Bruxelles
Consiglio Generale degli Italiani all’estero

Consiglieri per il Belgio
Bruxelles, 9 marzo 2002

Al Ministro degli Affari Esteri
Al Ministro per gli Italiani nel Mondo
Al Sottosegretario agli Affari Esteri
On. Mario Baccini
e p.c.
Al Presidente del Senato
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Consiglio Generale degli Italiani all'Estero

I sottoscritti rappresentanti del C.G.I.E. per il Belgio evidenziano di aver appreso con grande rammarico e con viva preoccupazione la notizia riportata dalla stampa di una possibile sostituzione dell'attuale Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles professoressa Sira Miori - direttore di carriera a seguito di pubblici concorsi e nominata appena un anno fa - per attribuzione della sede ad un direttore eufemisticamente definito "esperto" (quale esperienza avrebbe degli Istituti di Cultura???), certo Arturo Diaconale ex direttore dell'Opinione.
Abbiamo conosciuto le ragioni di questa ventilata sostituzione da alcuni giornali nazionali e europei quali: "Il Sole 24 Ore" del 24 febbraio, "Il Tempo" del 5 marzo, "Il Mattino" e "El Pais" dell'8 marzo e da varie agenzie di stampa nazionali ed estere riportanti dichiarazioni attribuite al sottosegretario agli Esteri Mario Baccini che non corrispondono a verità in merito alla manifestazione culturale della presentazione del libro-intervista "L'eredità scomoda" di Gian Carlo Caselli, Antonio Ingroia e Maurizio De Luca, avvenuta presso il nostro Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles lo scorso 9 ottobre 2001. Alcuni di noi erano presenti e possono testimoniare che, contrariamente a quanto affermato da Baccini, non c'è stata nessuna "polemica sulla giustizia in Italia", né è stato nominato nessun politico italiano - né passato né presente - durante le tre ore di dibattito. Si è essenzialmente parlato del problema della lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, nei Paesi dell'Unione Europea, tematica di scottante attualità dopo le stragi dell'11 settembre scorso.
I sottoscritti evidenziano quindi la loro stima e il pieno sostegno all'ottima azione di promozione linguistica e culturale italiana iniziata e finora svolta dalla professoressa Miori, pur essendo la stessa costretta ad operare in un contesto molto difficile e poco dignitoso, per carenza di personale e per irrisoria sovvenzione ministeriale.
Esprimono altresì il loro apprezzamento per il notevole programma di manifestazioni culturali - di elevato livello - realizzate soprattutto grazie all'intensa e proficua collaborazione con le istituzioni culturali belghe ed europee con sede a Bruxelles e su tutto il territorio belga, che sostengono la maggior parte dei costi di realizzazione.
Si citano, fra gli altri, i concerti verdiani con i festivals delle Fiandre e di Wallonie, i concerti di musica barocca italiana o la Norma di Bellini, realizzati al Palais des Beaux Arts de Bruxelles, ma anche all'Opera di Gent e di Anversa, alla presenza di più di duemila spettatori ad ogni rappresentazione. Recentissima, e molto aprezzata dal pubblico e dalla stampa, è stata la prima presenza di uno stand del nostro Istituto di Cultura alla 32a Fiera del Libro di Bruxelles (70.000 visitatori!), con libri di narrativa, poesia, saggistica e libri d'arte di diverse case editrici italiane, ma anche con interventi di scrittori di alto livello come Claudio Magris e Giuseppe Conte.
Un punto ci preme rilevare: tutte le iniziative culturali del nostro Istituto sono sempre state aperte a tutti, italiani, belgi, europei e quasi sempre gratuite. Numerose sono state le manifestazioni organizzate con la collaborazione delle nostre Associazioni italiane in Belgio.
Premesso questo, e in qualità di rappresentanti degli Italiani in Belgio in seno al Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, ci preme sottolineare quanto segue, in merito al disegno di legge governativo di riforma dei nostri Istituti Italiani di Cultura, di imminente presentazione, secondo quanto annunciato dal sottosegretario Baccini:

1. - la Cultura italiana è un bene di tutti gli Italiani e chi la gestisce e la promuove deve possedere, come requisito essenziale, la professionalità, la buona conoscenza delle lingue, oltre ai requisiti intellettuali e morali, per rappresentarci degnamente e correttamente;

2. - la professionalità è una garanzia per lo svolgimento di un'azione culturale super partes, nel rispetto della Costituzione e delle leggi che sanciscono, fin dal 1940 (!), l'autonomia operativa e finanziaria dei nostri Istituti di Cultura;

3. - in merito più specificatamente ad una sede delicata e strategica, come quella di Bruxelles, i sottoscritti ritengono indispensabile l'autonomia di detta sede dirigenziale.

Sgombriamo quindi il campo dalle vecchie "chiare fame" - che il sottosegretario Baccini dice di voler cancellare - a meno che non si tratti di intellettuali la cui "chiara fama" sia indiscutibilmente e universalmente riconosciuta, ma anche e soprattutto da "esperti" adibiti a "progetti speciali" sotto il controllo dell'Ambasciata", che lo stesso sottosegretario Baccini sembra voler inserire nel suo disegno di legge di riforma, poiché sappiamo che nulla cambierebbe: sarebbe una riforma ad hoc, per collocare qualche "uomo o donna del potere", espressione di "chiari appoggi politici o di gruppi finanziari", come scrive Alfredo Cattabani su "Il Tempo" del 5 marzo.

Ribadiamo quindi la nostra convinzione a sostegno della professionalità e di un'azione culturale super partes da parte dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura, che, nel caso della sede dirigenziale di Bruxelles, deve giustamente espletarsi in tre direzioni e realtà diverse:

a) a livello comunitario, dove si impone un quotidiano confronto con i Centri culturali dei Paesi U.E., con cui l'Istituto Italiano già collabora per la realizzazione di iniziative comuni - in un consorzio di Istituti Culturali Europei - anche se con organici e mezzi finanziari vergognosamente impari rispetto a Alliance française, Goethe Institut, Instituto Cervantes, British Council ecc. Questo confronto e questa collaborazione assumeranno sempre più importanza ed è quindi indispensabile, per un Paese fondatore della Comunità Europea come l'Italia, parteciparvi con parità di risorse umane e finanziarie;

b) a livello bilaterale, per una proficua azione culturale bilaterale, in considerazione del fatto che il Belgio è un paese trilingue, in cui la Comunità italiana vive e lavora quotidianamente a contatto delle tre Comunità: francese, fiamminga e germanofona.

c) per la nostra Comunità italiana, affinché possa mantenere le radici e l'identità italiana nel futuro contesto europeo.

Per queste ragioni ribadiamo l'indispensabilità della presenza a Bruxelles, capitale non solo del Belgio ma anche dell'Unione Europea, di un direttore di carriera, con chiari requisiti professionali, documentati da concorsi pubblici che svolga un'azione equilibrata e che conosca i problemi della convivenza in un Paese, in cui il rispetto delle identità linguistiche e culturali e il dialogo con le stesse, costituiscono la condizione essenziale per organizzare una proficua attività culturale, basata sulla mediazione, sul confronto, sulla collaborazione tra le entità linguistiche e culturali diverse, in cui è inserita la Comunità italiana.

E nell'ambito del contesto europeo di Bruxelles e dell'Europa di domani, il nostro Istituto Italiano di Cultura dovrà anche svolgere e facilitare l'incontro tra i nostri connazionali, i cittadini belgi e di altre Comunità, favorendo non solo l'integrazione europea, ma anche il dialogo interculturale, oggi più che mai indispensabile per una convivenza pacifica dei popoli oltre che per una legittima conservazione e valorizzazione della loro identità linguistica e culturale d'origine.

Per tutte le ragioni sopra esposte, chiediamo fermamente che la professoressa Sira Miori, dirigente di carriera a seguito di pubblici concorsi, rimanga alla guida del nostro Istituto di Cultura di Bruxelles, continuando l'azione di promozione della lingua e della cultura italiana già così ottimamente iniziata.

Restiamo in attesa di assicurazioni in merito a questa nostra richiesta.
Epifanio GUARNERI
Stefano TRICOLI
Giuseppe PICCOLI
Elio CAROZZA


- Articolo del 14/05/02

Il presidente di McDonald’s Italia è il candidato al Ministero degli Esteri. «Ma non posso accettare»
“Berlusconi mi vuole alla Farnesina”
di Rinaldo Gianola

l’Unità, 14 maggio 2002
Milano «Silvio Berlusconi mi ha chiesto di diventare ministro degli Esteri. Mi dispiace, ma per il momento ho dovuto rifiutare questa offerta».
Chi parla non è un ministro, non è un parlamentare, non è un uomo di Forza Italia, né di Alleanza Nazionale né tantomeno della Lega di Bossi. Non è un ambasciatore, non è un politico. E' un imprenditore. L'uomo al quale il presidente del consiglio voleva, forse vuole ancora, affidare la responsabilità di condurre la politica estera del Paese si chiama Mario Resca, nato a Ferrara, laureato alla Bocconi, giramondo e oggi presidente e amministratore delegato della McDonald's Italia.
Sì, avete letto bene. Il signor McDonald's può diventare ministro degli Esteri della nostra cara Repubblica. Perche Resca? E' chiaro che Berlusconi, nella sua logica aziendale, possa decidere di portare uomini d'impresa in politica, anzi, di più, nella conduzione di importanti responsabilità di governo. Ma, anche se non abbiamo pregiudizi su Resca, ci chiediamo come possa pensare di assumere una carica così impegnativa come la guida del ministero degli Esteri.
Scusi Resca, le piace l’offerta la proposta di Berlusconi e, in caso affermativo, perché non può accettare? «Certo che mi fa piacere la proposta del presidente del Consiglio, e mi farebbe piacere anche dargli una mano in questo momento. Ma non passo accettare, i miei amici della McDonald's negli Stani Uniti mi hanno pregato di non lasciare l'impegno che ho assunto con loro da molti anni». Resca, forse, non è ancora un personaggio notissimo, di quelli da copertina per intenderci, nel mondo dell'industria. Ma è un uomo importante, molto importante. Uno di quelli che contano.
Berlusconi - «ci diamo del lei» assicura - si fida di lui. Resca è entrato nel consiglio di amministrazione della Mondadori, casa editrice del capo del governo. E proprio ieri il ministro dell’Economia ha indicato Resca come nuovo consigliere di amministrazione dell’Eni, la più ricca e la più internazionale delle imprese italiane. Se non andiamo errati in passato proprio Resca ha preso aree dell’Agip (Eni) sulle autostrade e ha costruito dei ristoranti fast-food. Non sappiamo davvero se Resca possa fare il ministro degli Esteri, certo non gli mancano il coraggio e la volontà. Non sappiamo nemmeno se sia di destra, se sia di Forza Italia o chissà che altro. In questo non ci viene incontro. «Ma cosa vuole, io sono sempre andato d'accordo con tutti, con il sindaco Rutelli, con Bassolino che mi chiedeva di aprire i ristoranti a Napoli perché così si creavano socialità e occupazione. Facendo impresa voglio solo fare qualche cosa di buono per il mio Paese. E così se potessi dare una mano a Berlusconi …». E allora? Forse la partita della Farnesina non è del tutto chiusa, ma non possiamo insistere.
Mario Resca è un tipico prodotto dell’imprenditoria italiana. E anche se oggi i suoi panini, il suo marchio, l’organizzazione del lavoro, lo stile di vita proposto dell'impresa americana sono oggetto di critiche e attacchi feroci, Resca si muove con la stessa decisione che aveva da giovanissimo a Ferrara, la sua città d’origine.
Figlio di una famiglia socialista, studente e laureato alla Bocconi con una borsa di studio, nelle sua vita professionale ne ha fatte di tutti i colori ed è comprensibile che il suo attivismo abbia impressionato anche un ipercinetico come Berlusconi.
Il capo di McDonald’s in Italia, in successione, ha fatto il giornalista, il banchiere alla Chase Manhattan Bank, è stato alla Fiat e poi per quindici anni ha guidato la Egon Zehnder, società di “cacciatori di teste” con ramificazione mondiale. E’ stato anche nei consigli di amministrazione della Rcs Corriere della Sera, della Lancome, del gruppo Versace, di Sambonet e Kenwood.
Dal 1995 si è imbarcato nell’avventura di McDonald’s in Italia, proprio quando gli americani si stavano ritirando da un mercato ritenuto troppo difficile. Oggi il re del panino occupa in Italia 16.500 addetti, più altri 4000 nell’indotto. Lavora come molte imprese nazionali, da Cremonini a D’Amato. Non sta mai fermo. E’ un adrenalico del lavoro, se potesse aprirebbe ristoranti tutti i giorni. Berlusconi vorrebbe affidargli la riforma della Farnesina, chissà come la prenderebbero gli ambasciatori?
Forse Resca non assumerà questo incarico, forse lo lascerà al suo collega dell’Ibm Elio Catania. Altrimenti ci toccherà un Frattini qualsiasi.


IIC Montevideo - Agenzia del 14/05/02

A MONTEVIDEO VENERDI’ LA PRIMA SERATA DELLA STAGIONE CONCERTISTICA DI ‘LATINA 2002’

MONTEVIDEO\ aise\ - A partire da venerdì 17 maggio, comincerà, la stagione concertistica organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura con la sua partecipazione a "Latina 2002". Venerdì toccherà all’Ensemble Italiano di Fiati, che suonerà appunto nella Sala Balzo dell’IIC, appuntamento alle 19:30. altro imminente appuntamento, sempre nell’ambito di Latina 2002 è per il 19 maggio, ancora una volta toccherà all’Ensemble Italiano di Fiati, questa volta però l’esibizione avverrà presso il Teatro Macció di San José, sempre alle 19:30.
Gli appuntamenti successivi saranno : 10 giugno - Quartetto Prometeo –IIC- Montevideo - Sala Balzo - 19:30; 16 giugno - Quartetto Prometeo - Teatro Macció (San José ), 19:30; 12 luglio, Filippo Gamba, IIC- Montevideo - Sala Balzo - 19:30; 2 agosto, Quartetto Schumann – IIC-Montevideo, Sala Balzo, 19:30; 24 agosto, Andrea Lucchesini, IIC- Montevideo - Sala Balzo - 19:30; 10 settembre, Ars Trio, IIC- Montevideo, Sala Balzo - 19:30; 11 ottobre, Orchestra Regione Toscana diretta da Salvatore Accardo - Cine Plaza di Montevideo. (aise)

IIC Ankara - Agenzia del 14/05/02

RICCA DI EVENTI QUESTA PRIMAVERA DELLA CULTURA AD ANKARA

ANKARA\ aise\ - Ricca di eventi la stagione culturale dell’IIC di Ankara. Già, ieri 13 maggio, l'Istituto Italiano di Cultura di Ankara e la Sevda-Cenap And Müzik Vakfý in occasione del XIX Festival Internazionale di Musica di Ankara hanno presentato nella Sala di concerto del Ministero della Pubblica Istruzione-Beþevler lo spettacolo La voce del grano. Un Musical dell'Italia del Sud. Interpretato dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare.
Mentre è per giovedì (16 maggio) l’appuntamento con la chitarra classica. Sempre attraverso la guida dell’IIC, in collaborazione con l'Associazione di Chitarra dell'Università Tecnica del Medio Oriente, si terrà presso il Centro della Cultura e dei Convegni dell'Universitòìà Tecnica del Medio Oriente Sala "Kemal Kurdaþ", il concerto di chitarra classica del M° Emanuele Segre (musiche di S. L. Weiss, D. Scarlatti, M. Giuliani, M. De Falla, H. V. Lobos, I. Albeniz).
Un po’ più in là, invece, la mostra fotografica Sicilia Archeologica II: le monete dello Stretto di Messina. Allestita in occasione del XXIV Simposio Internazionale di Scavi, di Ricerche e di Archeometria l’esposizione, curata della Prof. Sebastiana Lagona, potrà essere visitata presso la Sala delle Esposizioni del Museo Archeologico delle Civiltà Anatoliche-Ulus. Anche questo evento è stato organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura in collaborazione, come è evidente, con Il Museo Archeologico delle Civilta' Anatomiche.
Il soprannominato XXIV Simposio Internazionale di Scavi, di Ricerche e di Archeometria si svolgerà dal 27 al 31 maggio, presso la Sala Conferenze della Biblioteca Nazionale. La ‘cinque’ giorni è stata organizzata dal Ministero della Cultura della Repubblica (Turca Direzione Generale dei Monumenti e dei Musei). (aise)

IIC Zurigo - Agenzia del 14/05/02

CINEMA- FAVOLE E MUSICA I PROSSIMI APPUNTAMENTI CULTURALI DI ZURIGO

ZURIGO\ aise\ - All’insegna del cinema i prossimi appuntamenti culturali organizzati dal Centro di Studi Italiani di Zurigo. In collaborazione con i Comitati di Olten e Zurigo della Società Dante Alighieri verranno proiettati infatti nel corso del mese di maggio 5 film che proveranno a disegnare e raccontare la figura del giovane nel cinema italiano. Titolo della Rassegna, che si svolgerà nella sede del Centro è, infatti, ‘Giovani Ritratti’.
I primi due film sono stati già proiettato gli scorsi 7 maggio e 14 maggio, si è trattato de I Vitelloni (1953) di Federico Fellini e de Il posto (1961) di Ermanno Olmi. Il prossimo appuntamento utile è martedì 21 maggio con Il sorpasso (1962) di Dino Risi. Ricordiamo poi per martedì 28 maggio, Ecce Bombo (1978) di Nanni Moretti; martedì 4 giugno Verso Sud (1992) di Pasquale Pozzerese. Mentre imminente, per domani mercoledì 15 maggio, è in programma la rappresentazione teatrale Bella e la Bestia. La famosa ed amata favola di Jean-Marie Leprince de Beaumont verrà rappresentata dal gruppo "Il Carretto" di Lucca, regia di Maria Grazia Cipriani, scenografia di Graziano Gregari, presso il Theater am Stadtgarten di Winterthur, Theaterstr. 4. Sempre domani gli amanti della musica potranno assistere, nell’Aula del Liceo Artistico di Zurigo, ad un Concerto per pianoforte del maestro Giuseppe Andaloro organizzato dal C.S.I. in collaborazione con il Comitato per il Festival Internazionale "Settimane Musicali di Stresa", con la Società Dante Alighieri in Zurigo e con l'Associazione Amici del Liceo Artistico. (aise)

IIC Montreal IIC Vancouver - Agenzia del 14/05/02

GLI APPUNATMENTI DI MONTREAL E VANCOUVER

MONTREAL\ aise\ - Giovedì, 23 maggio presso Istituto Italiano di Cultura di Montreal si terrà un interessante Conferenza sulla Divina Commedia. A ‘tenere banco’ sarà un grande esperto della letteratura Dantesca e figlio d'arte per quanto riguarda la letteratura italiana, il filologo Federico Sanguineti. La conferenza, in lingua italiana, sarà introdotta dalla proiezione del cortometraggio Enthusiasmos, una ricostruzione per il cinema del I canto della Divina Commedia.
Mentre a Vancouver il 15 maggio verrà proiettato Ghetto, il cuore della memoria nell’ambito del XIV Festival Internazionale del Cinema Ebraico di Vancouver. Il documentario, prodotto dalla televisione svizzera in lingua italiana, e' diretto da Matteo Bellinelli. Una serata al cinema e', invece, il titolo di un evento, in calendario per giovedì 16 maggio organizzato congiuntamente dall'Istituto Italiano di Cultura e dall'Alliance Française di Vancouver, che comprende la proiezione di un film italiano contemporaneo e la degustazione di un piatto tipico della tradizione italiana. (aise)

IIC Parigi - Agenzia del 14/05/02

ARTE- TEATRO E UN SEMINARIO SCIENTIFICO I PROSSIMI APPUNTAMENTI

PARIGI\ aise\ - Presso la sede dell’Istituto Italiano di Cultura domani, mercoledì 15 maggio, si terrà una conferenza nell’ambito del Ciclo L'Arte ritrovata. Tema centrale sarà Il Giudizio Universale di Luca Signorelli, di cui parlerà Giusi Testa dell’Istituto Centrale del Restauro.
Luca Signorelli nacque a Cortona tra il 1445 e il 1450. Forse fu allievo, di certo si formò sulle opere di Piero della Francesca. Fu vicino agli allievi del Verrocchio, l'artista fiorentino presso cui si educarono il Perugino e Leonardo. Alcuni suoi quadri sono presenti nelle massime gallerie del mondo, come gli Uffizi, la National Gallery a Londra, il Louvre (Adorazione dei magi). Nella Cappella di S. Brizio, nel Duomo di Orvieto, lavorò tra il 1499 e il 1502 ad un imponente ciclo di affreschi, tra cui spicca il Giudizio Universale. E su questo capolavoro infine restaurato che verte l’incontro parigino affidato all’autorevole specialista.
Mentre giovedì, sempre presso le sale dell’Istituto sarà la volta del Ciclo Solo Italiano. Toccherà al teatro di Valeria Magli in Coco e le altre.
Valeria Magli è una personalità unica nel teatro italiano. Attrice e ballerina, sa perfettamente servirsi dei mezzi più sofisticati della tecnologia visuale. In questo spettacolo ci propone un itinerario personale tra alcune "femmine eccentriche" della Parigi primo Novecento: Sarah Bernhardt, Colette, Anaïs Nin, Coco Chanel. Un percorso tra moda, letteratura, sport e avventure amorose, nelle parole delle protagoniste o dei loro amici, Jean Cocteau, Aldo Palazzeschi, Paul Morand. Nello spettacolo si susseguono immagini proiettate e danze, tra una partita di tennis e un bagno nell'azzurro, tra la fine tragica di Isodora Duncan e il bilancio esistenziale in forma di monologo di Chanel.
La settimana si chiuderà con una giornata di studi: la Giornata franco-italiana, Nanoscienza e nanotecnologie. Questo incontro ha lo scopo di favorire la cooperazione bilaterale tra la Francia e l'Italia su un argomento che entra nel "VI° Programme Cadre de recherche de la Communauté Européenne" mondialmente considerato come un settore strategico in pieno sviluppo. Ad aprire sarà l’intervento di A. Brun (Direction de la Technologie - Min. de la Recherche); a seguire: F. Grasso (Consigliere scientifico dell'Ambasciata d'Italia a Parigi), J.-L. Robert (Direction de la Recherche - Min. de la Recherche) e F. Toigo (Presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica della Materia). Tra i presenti ricordiamo: A. Barone (Univ. di Napoli Federico II), G. Bastard (E.N.S. Parigi), C. Delalande (Directeur du Laboratoire de Physique de la Matière Condensée, E.N.S.), R. Paletto (s.r.) (Presidente di STMicroelectronics-Italie). La giornata è stata organizzata dall'ufficio scientifico dell'Ambasciata d'Italia a Parigi, in collaborazione con la "Direction de la Recherche", la "Direction de la Technologie du Ministère de la Recherche" e l'A.F.I.R.I.T. (aise)


GIOVEDÌ SI APRE LA FIERA DEL LIBRO AL LINGOTTO. PER LA PRIMA VOLTA ARRIVA IN FORZE LA DESTRA DOPO ANNI DI LAMENTI E DI RANCORI
di Pierluigi Battista

La Stampa, 14 maggio 2002
SONO finiti gli anni del lamento di destra. Da lustri ormai la Fiera del libro di Torino (un tempo Salone) veniva accompagnato dai mugugni e dalle proteste di una cultura politica genericamente etichettata come «di destra» incline a immaginare la kermesse come il luogo deputato, la vetrina, l´ambito privilegiato della «egemonia culturale della sinistra». Da anni, con una puntualità inesorabile, si deplorano, citando alla rinfusa, lo «squilibrio», la «parata della sinistra», la «dittatura dell´establishment culturale», «l´emarginazione della destra». Anni e anni di minoritarismo, di presenze catacombali, di rancori e di risentimenti. Ma la Fiera del Libro che verrà inaugurata giovedì prossimo mette la parola fine a polemiche annose e ripetitive. E´ il Salone delle scelte bipartisan, il regno librario della par condicio, l´apoteosi dell´equilibrio, il trionfo del bilanciamento istituzionale tra le migliaia e migliaia di volumi esposti. Naturalmente, le voci maligne parleranno di un clima condizionato dalla presenza al governo dello schieramento di centro-destra. Gli ultras dell´infinito conflitto lamenteranno chissà quali cedimenti e compromissioni. Ma basta ricordare cos´è accaduto nelle precedenti edizioni della Fiera che hanno coinciso con le vittorie berlusconiane per capire che il nesso non è poi così automatico. Nel `94, addirittura, il Salone torinese si trasformò in una chiassosa tribuna della «nuova resistenza» a Berlusconi. L´anno scorso, il centro-destra aveva appena vinto le elezioni e nelle sale del Lingotto venne messo in scena lo sconforto della sinistra all´indomani della disfatta: un clima tra il melanconico e il crepuscolare che certo non avrebbe lasciato immaginare il tripudio girotondista che di lì a qualche mese avrebbe elettrizzato l´intelligencjia della sinistra, sfociato nelle giornate campali del Salone del libro parigino, tra invettive e lanci di pomodori. Scorrendo invece il fittissimo programma della prossima Fiera, spulciando tra le innumerevoli iniziative che punteggeranno le giornate torinesi, spiccano inziative, presentazioni e dibattiti che segnalano una nuova atmosfera ecumenica, del tutto sconosciuta nelle edizioni precedenti. Marcello Pera, come presidente del Senato, taglierà il nastro della manifestazione torinese. Ma, appena svolto il compito istituzionale, si recherà nel padiglione della Rizzoli per testimoniare il suo sostegno all´Abbandono di Fiamma Nirenstein, il libro che denuncia l´intossicazione antisemita che sta nuovamente inquinando l´Europa e mette sotto accusa lo sbilanciamento filo-palestinese della stampa occidentale. E´ prevista «una conversazione» con Vittorio Sgarbi sul «tempo dell´arte», la presentazione del libro di Marcello Veneziani sulla cultura di destra edito da Laterza. E non mancherà uno spazio dedicato alle Foibe, le stragi negate degli italiani della Venezia Giulia e dell´Istria, ispirato al libro mondadoriano di Gianni Oliva. «Destra», come è ovvio, è un´etichetta puramente di comodo e largamente imprecisa. Ma l´attenzione a temi e personaggi politicamente scorretti cui nel tempo non è stata prestata la minima allusione, come è appunto quello delle «foibe», testimonia la caduta dell´ostracismo ai danni di figure e persone non particolarmente cari alla cultura di sinistra. Se quindi viene invitato lo scrittore Tahar Ben Jelloun, avversario di ogni accentuazione polemica anti-islamica nella guerra al terrorismo, ampio spazio viene però dedicato a Samuel Huntington, che ha analizzato le asprezze dello «scontro di civiltà» divenendo bersaglio privilegiato degli attacchi «buonisti» e una sessione di studio viene assegnata al «coraggio di Oriana Fallaci» a cura del Centro Pannunzio. Ci sarà Javier Cercas, autore di un romanzo, I soldati di Salamina, che rivisita con spregiudicatezza e con equanimità i furori della guerra civile di Spagna e che mette in evidenza giudizi non propriamente lusinghieri nei confronti del mito letterario e politico di Garcia Lorca (peraltro lodato in un convegno torinese a cura della casa editrice Guanda, lo stesso editore italiano di Cercas). Ci sarà Franco Cardini, ma non è una novità alla Fiera del libro. Accanto a Veltroni e Chiamparino, un dibattito Marsilio sull´«amministrazione delle metropoli» vedrà la presenza del sindaco di centro-destra di Milano Gabriele Albertini. Non mancherà la presenza degli assessorati alla cultura delle Regioni governate dal centro-destra, a cominciare dalla Calabria e dalla Sicilia. Verrà presentato il libro mondadoriano sulla «globalizzazione» di Paolo Del Debbio, uno studioso che nei primi anni del berlusconismo si è molto impegnato sulla ricerca delle compatibilità tra la cultura cattolica e la cultura del mercato. Accanto ai consueti appuntamenti della rivista MicroMega ci sarà spazio per la rivista della Luiss Ventunesimo secolo, diretta da Gaetano Quagliarello e di esplicita matrice culturale liberale. Con una scelta che difficilmente sarebbe stata presa a cuor leggero negli anni dell´«egemonia culturale della sinistra», è stato invitato a presentare un libro dedicato a Mario Scelba (di Vincenzo La Russa, editore Rubbettino) un esponente di spicco della Dc siciliana come Calogero Mannino accanto a Emanuele Macaluso e Alfredo Canavero. Un´attenzione «pluralista» che negli anni precdenti non risulta fosse così ovvia e scontata. Segnale e simbolo della chiusura di una stagione in cui le culture che più hanno sofferto della maggiore visibilità delle presenze inequivocabilmente «di sinistra» percepivano la Fiera torinese come uno spazio ostile. Anche per la festa dei libri c´è sempre una prima volta.


IIC Zurigo - Agenzia del 14/05/02

A ZURIGO RIEVOCATA LA FIGURA DI FELTRINELLI, EDITORE E RIVOLUZIONARIO

(Italcult) Il 14 marzo 1972 veniva trovato a Segrate, nei pressi di Milano, ai piedi di un traliccio dell’alta tensione, il corpo di Giangiacomo Feltrinelli, un grande idealista e uno dei personaggi più importanti nel panorama culturale dell’Europa negli anni della guerra fredda ma anche uno degli intellettuali più scomodi dell’Italia del dopoguerra.
A trent’anni dalla sua morte, il dicastero della cultura della città di Zurigo ha voluto rievocarne la figura con una mostra molto curata e documentata accompagnata da altre iniziative collaterali, per le quali si è avvalso della collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura in Zurigo (meglio noto come Centro di Studi Italiani).
Da tempo la città di Zurigo aveva in programma di allestire, in un museo cittadino, un’esposizione letteraria dedicata a Milano. L’idea si è definita e concretizzata dopo la pubblicazione, un anno fa, della versione in tedesco della biografia di Giangiacomo Feltrinelli, realizzata dal figlio Carlo, oggi direttore delle edizioni Feltrinelli, il quale, per l’occasione, ha messo a disposizione gli archivi del padre.
La mostra, curata da Sibylle Gut e Francesca Tommasi, ripercorre cronologicamente la vita e l’opera dell’editore con testi, fotografie, lettere, video e manoscritti.
All’inaugurazione, il 14 marzo 2002, erano presenti, oltre alle più importanti personalità cittadine e agli organizzatori, il Sindaco di Zurigo Josef Estermann, Inge Schönthal Feltrinelli, lo scrittore italiano Alberto Arbasino, gli editori francese e tedesco della Feltrinelli Christian Bourgois e Klaus Wagenbach, i quali hanno ricordato l’editore sottolineandone la figura di intellettuale “attuale nella sua radicalità” e di “uomo non italiano ma internazionale, a tutto tondo”.

Mostra: Giangiacomo Feltrinelli: Verleger und Revolutionär (Giangiacomo Feltrinelli: editore e rivoluzionario)
Museo Strauhof di Zurigo, dal 15 marzo al 26 maggio 2002

Manifestazioni collegate all’evento e realizzate con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura in Zurigo
. Martedì 21 maggio, 20.00 incontro con Gioacchino Lanza Tomasi, figlio adottivo dell’autore del Gattopardo e con Nunzio La Fauci, ordinario di Linguistica italiana all’Università di Zurigo che parleranno del “Caso del Gattopardo”
Literathurhaus der Museumgesellschaft, Limmatquai, 62 - Zurigo

. Mercoledì 22 maggio, 18.00 proiezione del film di Luchino Visconti „Il Gattopardo“ nella versione restaurata.
Università di Zurigo – Aula K02-F-174, Rämistrasse 71 – Zurigo (Italcult)


Data inserimento in rete: lunedì, maggio 13, 2002
IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 13/05/02

Direttori degli Istituti italiani di cultura all’estero ospiti di Elena Bonelli

(Italcult) La RAI International ha affidato alla cantante Elena Bonelli la conduzione di “Notturno Italiano” a partire dal 14 maggio 2002. Ospiti della trasmissione saranno i direttori degli Istituti italiani di cultura all’estero, attraverso interviste telefoniche che saranno mandate in diretta radiotelefonica.
I direttori saranno invitati a riferire sui prodotti culturali italiani più richiesti all’estero, sui programmi musicali svolti dagli Istituti, sui gusti degli Stranieri per il Prodotto artistico Italiano, sul genere di musica italiana più richiesta, sull’interesse per la lingua italiana ecc.
E’ a disposizione 24 ore su 24 il numero verde 800050371 per quanti all’estero desiderino chiedere di prendere parte al programma o per lasciare impressioni, richieste, suggerimenti o per richiedere, come molti amano fare, dei brani musicali.
La trasmissione è in diretta notturna dalle 00.30 alle 06.00 del mattino ora italiana.
Ai direttori è stato anche richiesto di segnalare nomi di persone italiane che lavorano nel settore della musica e del teatro nel paese di accreditamento (organizzatori, musicisti, direttori artistici di eventi culturali e musicali che riguardano l’Italia, la sua musica ed arti varie) che potranno essere presenti quali ospiti nel programma.

Elena Bonelli ha recentemente partecipato con la sua voce solista alla realizzazione, per iniziativa della Farnesina e con l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, di un compact disc con l’Inno di Mameli in sette versioni, che sarà spedito dal Ministero degli esteri alle Ambasciate, ai Consolati e ai Comitati degli italiani all'estero (Comites), anche per diffonderlo presso le nostre collettività nel mondo.
Sempre per il Ministero degli Affari Esteri, Elena Bonelli ha realizzato con la regia di Gigi Oliviero la videocassetta “Napoli. Ná", che è stata distribuita a tutti gli Istituti Italiani di Cultura. In “Napoli.Ná!” attori, musicisti, ballerini, personaggi e comparse danno vita ad un musical che racconta Napoli e la canzone napoletana dal ‘200 a oggi.
Elena Bonelli può essere contattata al seguente indirizzo:
bonellishow@tin.it (Italcult)


IIC Rabat - Agenzia del 13/05/02

Ciampi: tre giorni di visita di stato in Marocco
Al centro dei colloqui le valutazioni sugli assetti politici del Mediterraneo

Roma- Inizia domani la tre giorni in Marocco del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Il Presidente arriverà domani a Rabat, sede di una delle più antiche monarchie del nord Africa, ed in serata sarà immediatamente ricevuto dal Re Mohammed VI, per il rituale pranzo di stato.
Il protocollo diplomatico proseguirà mercoledì con la visita del presidente alle tombe dei sovrani marocchini, quindi si svolgerà a porte chiuse l'incontro politico con l'attuale Re. Dopo l'incontro con Mohammed VI, il Presidente della Repubblica Italiana incontrerà il Primo Ministro El Youssufi , il Presidente della Camera dei Rappresentanti Radi e il Presidente della Camera dei Consiglieri Oukacha.
Al centro dei colloqui con i massimi dirigenti politici marocchini ci saranno le relazioni diplomatiche e la situazione geopolitica interna allo scacchiere del Mediterraneo, dove l'Italai ed il Marocco sono oggi due delle pedine più importanti. Proprio al Mediterraneo sarà inoltre dedicato il discorso accademico che Ciampi terrà nella giornata di giovedì all'Accademia del Regno del Marocco, intervento che avrà come titolo la formula progettuale "Quale Mediterraneo vogliamo". Al termine della visita il presidente Ciampi si recherà all'Istituto Italiano di Cultura per visitare la mostra "Paesaggi antichi del Marocco: ricerche archeologiche italo-marocchine", e per incontrare la collettività italiana presente nel Paese. News ITALIA PRESS


IIC Damasco - Agenzia del 134/05/02

'Il cinema italiano al femminile': una rassegna a Damasco

Damasco – L'Istituto italiano di cultura di Damasco ha organizzato una rassegna cinematografica dal titolo 'Il cinema italiano al femminile'.
Si apre domani nella capitale siriana e propone al pubblico siriano appassionato di cinema italiano una serie di film diretti da donne.
La realizzazione della manifestazione è stata possibile grazie alla collaborazione tra l'istituto italiano e l'ente siriano del cinema, nell'ambito delle iniziative promosse dal Ministero degli Affari Esteri per la diffusione della lingua e della cultura italiane. La rassegna sarà patrocinato dal Ministro della cultura siriano, Najwa Kassab Hassan, e dall'ambasciatore d'Italia a Damasco, Laura Mirachian.
Sei le pellicole italiane in rassegna: si tratta di film di recente produzione dalle registe Cecilia Calvi, Cristina Comencini, Wilma Labbate, Roberta Torre, Isabella Sandri e Lina Wertmuller.
Ospite d'onore dell'inaugurazione, che si terrà domani nella sala cinematografica dello Cham Palace Hotel di Damasco, sarà la regista italiana Lina Wertmuller. La presenza della regista proseguirà poi inSiria con la sua partecipazione anche alla quarta edizione del Women's Art Festival di Aleppo. News ITALIA PRESS


- Articolo del 13/05/02

E il console-imprenditore già c’è, Moretti Polegato
di R. Mo.

Corriere Economia, 13 maggio 2002
Se il presidente della Repubblica Iliescu vuole concertare un'iniziativa diplomatica, telefona a lui; e al cronista italiano che lo intervista, si raccomanda di salutargli «il console Moretti Polegato». Se il premier Nastase vuole consiglio su una procedura di privatizzazione, chiede a lui. In aprile Romano Prodi e il ministro degli Esteri Mircea Geoana si sono incontrati a Venezia per discutere della futura adesione della Romania alla Ue. E chi ha officiato l'incontro? Sempre lui. «Ci vuole un diplomatico-imprenditore, per scavalcare i riti delle ambasciate e andare al sodo», dice di sé. Mario Moretti Polegato incarna l'immagine delle imprese italiane in Romania. La incarna due volte: perché con la sua Geox è stato il precursore della delocalizzazione, trasferendo progressivamente a Timisoara una buona quota della produzione con 1.400 addetti; e perché ha assunto un ruolo guida della penetrazione economica italiana nel Paese, tanto da aprire una sede diplomatica ad Asolo dove è console generale di Romania. Un accreditamento diplomatico e imprenditoriale repentino quanto la crescita della Geox. Polegato andava di corsa, nel senso che stava correndo, quando sette anni fa provò a bucare le suole delle scarpe da ginnastica, ché gli sudavano i piedi. E di corsa lui, ultimo rampollo di una famiglia di enologi e viticoltori, fondò l'azienda della «scarpa che respira», divenuta oggi una multinazionale da 5 mila addetti, presente in 51 Paesi al mondo, con tassi di crescita del 60% l'anno e un fatturato di 210 milioni di euro previsto nel 2002. Prima degli altri intuì il nuovo business della Romania, diventandone referente politico e imprenditoriale, affine, con quel suo temperamento sbrigativo e un po' naif, alla latinità balcanica dei Carpazi. «Molti fattori - racconta - hanno contribuito a fare di Timisoara un caso economico oggetto di studio al mondo: il basso costo del lavoro, l'assenza di criminalità organizzata, una certa affinità culturale con l'Italia. Ma i mezzi di trasporto sono stati determinanti. Oggi la Romania è collegata con una miriade di aeroporti del Nord, il che non è avvenuto per altri Paesi dell'Est. Quando cadde l'aereo Verona-Timisoara convinsi subito le autorità rumene a sostituire i vecchi velivoli Antonov russi con moderni Boeing. Ecco, credo che per favorire una massiccia cooperazione economica ci volesse un console-imprenditore. E in ciò il nuovo corso annunciato da Berlusconi per la Farnesina, con un ruolo anche economico delle sedi all'estero, ha tutto il mio consenso». Per il futuro, Polegato crede siano già maturi i tempi per «clonare» Timisoara in altri distretti rumeni, come Iliescu e Nastase chiedono all'Italia. «La Romania - dice - ci vede come un modello di sviluppo e protegge i nostri investimenti. Così le imprese italiane sono già in una fase nuova: costruiscono nuove fabbriche ad alta tecnologia, pensano a scuole di formazione, puntano su settori nuovi. Ma le nostre imprese sono frammentate. Stanno ognuna per conto proprio, mentre avrebbero bisogno di una voce unica per fare lobby».


Data inserimento in rete: domenica, maggio 12, 2002
IIC Istituti italiani di cultura - Articolo dell' 11/05/02

Cultura, in un anno solo promesse
Scuola, ricerca, università. In questi settori si sono prodotte polemiche e sostanziali passi indietro

di Cesare De Seta

La Repubblica, 11 maggio 2002
Tra due giorni il governo Berlusconi compie un anno: anniversario ben più significativo dei fatidici cento giorni che avrebbero dovute rivoltare come un guanto l'Italia. Di acqua ne è scorsa sotto i ponti e non à azzardato, né pretestuoso entrare nel merito di alcuni ambiti della politica governativa. Mi soffermerò sulla scuola di ogni ordine e grado, sulla ricerca, sui beni culturali.
La signora Moratti con il suo progetto per una nuova scuola non ha convinto in esordio neppure alcuni dei suoi colleghi di governo, poi - forte della copertura piena del presidente - è andata avanti per la sua strada con una determinazione che designa un carattere forte, ma un'inclinazione al dialogo con la controparte pressoché nulla. La controparte - ché tale non dovrebbe essere è costituita dai destinatari del suo progetto, ovvero gli studenti, i docenti, gli organi di governo della scuola. La signora non li ha convinti e, unico Ministro della Pubblica Istruzione nella storia della Repubblica, si è conquistata un plebiscitario No. Non mi riferisco ai girotondi intorno al ministero e alla perdurante mobilitazione di massa in città piccole e grandi contro la sua riforma (fatto politico importante certo, ma non decisivo), quanto piuttosto all'unanime voto negativo del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione: su 74 membri solo un voto contrario e quattro astenuti. Tutti comunisti, Madame? O questa sua riforma è un rospo che nessuno è disposto a digerire?
Entrare nel merito sarebbe troppo lungo, ma una cosa è certa: la riforma Moratti azzera le poche e consolidate conquiste della scuola pubblica per favorire un disegno di restaurazione in piena regola. Detto in pillole, per necessità di sintesi, elargizioni al ceti più abbienti, mortificazione delle aspettative di chi meno ha. Basti la scelta a 13 anni del percorso didattico e formativo per capire a quale destino sono avviati i figli di operai, contadini, guardie giurate e barellieri.
Saliamo la scala dell'istruzione: università e politica della ricerca. Praticamente c'è il blocco di qualunque provvidenza economica in questa settore vitale per ogni paese sviluppato: quel Quintino Sella del ministro Tremonti non ha sentito ragioni. Con severità ha tagliato, tagliato. La stessa riforma Moratti si farà a costo zero: ma quale riforma, quale che sia, si fa senza denari? Contrariamente alle promesse del governo i fondi per la ricerca sono pesantemente decurtati: l'Italia spende l'1% del Pil, i paesi sviluppati il 2 o 2,5 % e alcuni anche di più. Le responsabilità di questo stato di fatta vengono da lontano e sarebbe poco degno attribuirle tutte a Berlusconi: ma lui, che vuol far dell'Italia un paese competitivo come Mediaset, dovrebbe sapere che senza ricerca e con un'università in uno stato vegetativo si finisce nel sottosviluppo. Al Cnr nel 2001 sono state bloccate tutte le assunzioni: scienziati in Italia e all'estero, tra i quali alcuni premi Nobel, hanno detto che il blocco dei finanziamenti dei progetti più significativi e la fuga di cervelli in atto è un'emorragia dalle conseguenze incalcolabili per lo sviluppo del paese. Infatti, nonostante le gravi difficoltà dell'università a cui si è data un'autonomia farsesca siamo ancora capaci di formare ricercatori competitivi sul mercato del lavoro. Ma i migliori sistematicamente emigrano all'estero.
Quale sia la filosofia mercantilista del governo lo si comprende anche da taluni indizi: agli Istituti italiani di Cultura all'estero - altra istituzione in grave crisi da tempo, ma ora minacciata da un inopinato e scandaloso dirigismo da Repubblica delle Banane - sono state date direttive perché si occupino di moda e design. Non di Fermi, Pirandello o Giotto si parli - no, piuttosto di Fiorucci e Foppapedretti. Rispettabili imprenditori che sanno fare cose degne e venderle assai bene senza il volano degli Istituti all'estero.
Veniamo ai beni culturali: apriti Sesamo. Sono stato incredulo testimone delle orazioni del Ministro
Giuliano Urbani e dello stesso Presidente del Consiglio al convegno promosso dall'Associazione per le Dimore 5toriche: sodalizio di privati che, con lodevoli sforzi, tengono in piedi beni immobili di valore storico-artistico senza che i governi abbiano fatto molto per venire incontro alle loro necessità. Urbani ha espresso nobili concetti sul patrimonio del Paese, ha ringraziato i sodali, poi si è fermato per creare suspense e ha detto che non era lui a dover dare buone notizie; testualmente "ubi maior minor cessat". Il maior era ovviamente il Cavaliere, che di lì a poco è giunto in tripudio di applausi: Berlusconi ci ha detto che era la prima volta che entrava in Palazzo Colonna (sic!), che gli italiani ambiscono a essere "proprietari non proletari" e altre amenità. La "buona novella"? E' stata rimandata alle disponibilità della finanziaria! Applausi scroscianti... Insomma aria fritta, avrebbe detto quello spirito arguto di Ernesto Rossi. Dopo qualche glomo il Ministro Urbani ha replicato presentando la Settimana della Cultura e il bilancio, se non radioso confortante del suo dicastero: investimenti per 4004 miliardi di lire, cui vanno aggiunti i 300 miliardi dei fondi del lotto, per un totale di oltre 7000 miliardi di lire. Un investimento, leggermente superiore rispetto all'anno scorso, ha detto. Giovanna Melandri ha subito replicato, mostrando che il suo successore ha il naso lungo come Pinocchio: i fondi sano diminuiti in assoluto e le risorse per i restauri ridotte del 15%: capitolo delicatissimo quest'ultimo a cominciare dalla splendida e disastrata Reggia di Caserta per la quale il Ministero ha uno studio di fattibilità redatto da una Commissione nazionale che ho presieduto (sei mesi di lavoro a costo zero) che è stato gettato nella "mondezza". Ma i casi dei restauri non partiti o fermi fanno una bella lista che è inutile sciorinare. Concludendo: questo governo per la scuola, la ricerca, l'università e i beni culturali ha prodotto troppe parole e infinite polemiche: facendo regredire ulteriormente la stato delle cose con una determinazione insolente per chiunque crede che questi settori siano vitali per l'Italia e per ogni paese che vuole dirsi moderno.


La Provincia mette in mostra il fascismo
L'arte del Ventennio esposta a Palazzo Valentini per indagare il rapporto fra cultura e regime. Un'iniziativa di grande valore che rischia però di riaprire lo scontro sul revisionismo.
di Alessandro Calvi

Il Nuovo (Roma in tasca), 12 maggio 2002
ROMA - L'arte e l'architettura del ventennio fascista si mettono in mostra. Sono 250, tra progetti architettonici, quadri, riviste, volumi d'epoca e documenti, le opere di grandi artisti dell'epoca, come Carrà, Soffici e Balla, esposte da domani alle Piccole Terme Traianee di Palazzo Valentini per l'esposizione "Ritratto di un'idea" organizzata dalla Provincia di Roma.
Alla base dell'esposizione, che segue quella analoga sull'Unione Sovietica, l'idea di "documentare la produzione artistica e il dibattito architettonico nel periodo fascista - come spiega l'assessore alla Cultura Paola Guerci - esaminando le opere pubbliche o comunque concepite per esprimere concetti e sentimenti cari all'ideologia del regime". L'obiettivo è dunque quello di indagare il rapporto fra artisti e regime fra il 1922 e il 1942.
"Anche durante gli anni Trenta e soprattutto per merito del ministro Bottai - dice il presidente della provincia Silvano Moffa - non si tratterà di proporre un'arte di Stato ma molti artisti sosterranno l'importanza di un'arte che rappresenti l'ideologia fascista". In questo contesto, secondo Moffa, si avranno contributi di artisti sostenitori dell'ideologia fascista e di artisti servitori del potere. "E' nell'interesse dei regimi totalitari promuovere l'arte che è comunicazione ed efficace strumento di celebrazione - aggiunge la curatrice, Rossana Bossaglia - Considerata l'indipendenza dei nostri artisti in Italia non è mai esistita un'arte di Stato ma un'arte variata che corrispondeva ai sentimenti di indipendenza degli artisti".
Ferma restando la committenza pubblica di molta produzione culturale dell'epoca, che però più che col regime va identificata con lo Stato, gli artisti del Ventennio sarebbero dunque stati molto più liberi di quanto normalmente si afferma. Proprio questa conclusione potrebbe però innescare una nuova polemica. "Questa mostra si inserisce nel percorso già iniziato che si chiama revisionismo storico - puntualizza la Guerci - e che sarebbe più opportuno chiamare approfondimento". Una considerazione, questa, che all'indomani delle roventi polemiche che hanno animato la Capitale in occasione del 25 aprile, rischia di offuscare non soltanto il dibattito sul rapporto fra regime e cultura ma lo stesso valore che indubbiamente riveste la mostra di Palazzo Valentini.
Ritratto di un'idea, arte e architettura nel Fascismo
11 maggio-21 luglio 2002
Palazzo Valentini - Piccole Terme Traianee
Via IV novembre
da martedì a domenica
Ore 10-19


Oggi a Salso
Liliana Cosi presenta il balletto per l'Europa


GAZZETTA DI PARMA, 12 maggio 2002
Grazie all'assessorato alla cultura del Comune di Salsomaggiore, la Compagnia Balletto Classico di Liliana Cosi e Marinel Stefanescu presenta oggi alle 17 al Teatro Nuovo Omaggio all'Europa - L'Europa e la sua cultura coreutica.
Lo spettacolo su musiche di autori come Delibes, Kaciaturian, Liszt, ha le coreografie di Marinel Stefanescu, e con Liliana Cosi che presenterà ogni brano evidenziandone il carattere.
In sintonia con il particolare momento storico che i Paesi d'Europa stanno vivendo, i due artisti sono convinti che l'arte, e soprattutto lo spettacolo, può divenire un veicolo che aiuti la conoscenza dei diversi modi d'espressione artistica di ogni nazione. Il balletto in particolare ha questo dovere, essendo un'arte tipicamente europea, nata proprio nel suo centro, alla corte francese nel 1500 col contributo di grandi maestri italiani, e in seguito arricchita dalle forme di danze popolari di altri Paesi del grande continente europeo.
L'Omaggio all'Europa che si darà al Teatro Nuovo di Salso cercherà di mettere in luce tutto questo, attraverso elementi storici e didattici dalla viva voce di Liliana Cosi, che arricchirà il tutto con la sua straordinaria esperienza di grande ballerina classica; per poi svelarne la proiezione universale del balletto classico, quale espressione di armonia e di bellezza, elementi comuni a tutte le culture, attraverso i brani danzati dai solisti della Compagnia di Balletto Cosi-Stefanescu.
Questo spettacolo si inserisce in un profondo e capillare lavoro culturale, portato avanti da più di due decenni dai fondatori della Compagnia che credono nella necessità vitale, per la nostra epoca, di promuovere una nuova «cultura del bello».


SPECIALE - Vincitori e vinti - Le nuove strategie degli antiberlusconiani
Eutanasia di un'opposizione

Definendolo illegittimo farebbero solo un favore al governo. Ecco perché Fassino & Co. devono rassegnarsi ad attaccare il premier solo quando è necessario. Senza più pregiudizi.
di BRUNO VESPA

Panorama, 10/5/2002
L'uscita di Ruggiero dal gabinetto sembrava un colpo mortale per la credibilità del governo Berlusconi. Si scoprì, invece, che le indiscutibili qualità personali del ministro ne avevano fatto il gestore autonomo e insindacabile di una branca vitale dell'amministrazione. Con la progressiva integrazione europea, gli Esteri dormono nello stesso letto con l'Interno, la Giustizia, la Difesa, l'Economia, l'Industria. Perfino con la Cultura, alla luce di quanto accadde al Salone del libro di Parigi.
Quante volte Roberto Castelli ha verificato che i funzionari della Farnesina marciavano su binari diversi dai suoi e perfino opposti? Adesso il binario è unico, potrà piacere o non piacere, ma gli stessi funzionari che con Ruggiero avevano preso alcune posizioni conflittuali col resto del governo, oggi le hanno spontaneamente cambiate.
Eppure, la politica estera, biglietto da visita di un gabinetto, non figura nei cinque punti del «contratto con gli italiani» che Berlusconi ha firmato a Porta a porta cinque giorni prima delle elezioni del 13 maggio 2001 e che ha indicato come modello ai candidati sindaci della Casa delle libertà per le elezioni del 26 maggio 2002, incontrandoli lunedì 6 maggio. Lì si parla di tasse, di pensioni, di opere pubbliche. Berlusconi sa che verrà giudicato sullo stato di avanzamento di quei programmi e che alla fine della legislatura non potrà più dire: ma noi abbiamo trovato un buco imprevisto di 25 o 35 mila miliardi. Peggio per te, gli diranno gli elettori. Ci hai promesso le pensioni minime a un milione. Ci hai promesso che non avremmo pagato in imposte più di un terzo del nostro reddito e che fino a 200 milioni avremmo pagato addirittura meno di un quarto. Ci hai promesso che avresti realizzato le colossali opere pubbliche di cui il Paese ha bisogno e che erano state bloccate da pastoie burocratiche e soprattutto dalla presenza dei Verdi nella coalizione di centrosinistra. Bene, dove sta tutto questo?
Perciò Berlusconi s'illumina quando gli dicono che si è aperto un cantiere e sta sempre col fiato sul collo del ministro Pietro Lunardi, perciò s'incupisce quando gli spiegano che tanti vecchietti ancora non hanno fatto la domanda per l'integrazione pensionistica, perciò ha chiesto a Giulio Tremonti di dare al più presto un segnale di riduzione fiscale nella linea promessa in campagna elettorale. Perciò Berlusconi era allegro il giorno in cui l'Istat gli ha fatto sapere che nell'ultimo anno i posti di lavoro sono aumentati di 400 mila unità. («Ne dobbiamo aggiungere un milione 100 mila per arrivare alla quota promessa di un milione e mezzo di nuovi lavoratori in cinque anni»).

Quando il segretario di Stato americano Colin Powell lo ha chiamato per due volte, martedì 7 maggio, nella sua veste di ministro degli Esteri pro tempore, Silvio Berlusconi ha rivisto gli scenari classici degli anni Settanta: l'Italia in balia dei servizi segreti stranieri, gli israeliani che davano la caccia ai terroristi palestinesi e questi che rispondevano dirottando aerei. Non c'era una nuova Sigonella alle viste, poiché stavolta erano gli Stati Uniti a chiederci di ospitare i 13 palestinesi destinati all'esilio dagli accordi tra Yasser Arafat e il governo israeliano. Ma a Mario Calabresi che lo intervistava per La Stampa di mercoledì 8 maggio Gianfranco Fini mostrava il dossier con le biografie dei 13: terroristi di prima qualità, niente da dire.
È immaginabile che una volta in Italia i 13 si dedichino a opere di volontariato servendo alle mense della Caritas? Non è immaginabile. Non è scontato piuttosto che essi cerchino di scappare, chiamati dalle esigenze del mestiere, e che i servizi segreti israeliani facciano di tutto per ammazzarli prima? Perché l'Italia dovrebbe essere teatro di tutto questo? Siamo forse l'ospitale pattumiera dell'Occidente? Siamo il Paese che in nome di rapporti di antica solidarietà generalista (amici degli arabi, amici degli israeliani) è destinato a caricarsi la croce del Cireneo? Perché invece non chiamare in causa l'intera Unione Europea per dividere il peso della decisione e dell'eventuale ospitalità? Lascia perdere, Silvio, ha detto Fini a Berlusconi. Non se ne parla, Colin, ha ripetuto Berlusconi a Powell.

Sono rari, tuttavia, i momenti in cui Berlusconi non è felice di farsi carico dei problemi della Farnesina, il ministero in cui ha deciso di restare «fino a quando non ne avrò completata la riforma» e fino a quando non avrà deciso se farsi sostituire da Franco Frattini, come è possibile, o da Antonio Marzano e se questo piccolo rimpasto ne produrrà un altro più vasto. Nessuno, quando il 5 gennaio Renato Ruggiero fu congedato dalla Farnesina, immaginava che dopo quattro mesi la politica estera del governo non sarebbe stata più messa sostanzialmente in discussione in Europa (chi parlerà ancora di Umberto Bossi dopo le vicende francesi e olandesi?) e che l'8 maggio l'infaticabile ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Mel Sembler, approfittasse di una visita a Torino per dire alla Stampa che con questo governo si lavora benissimo e che Berlusconi ha avuto un ruolo cruciale nello stabilire il nuovo patto dell'Occidente con Vladimir Putin.