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Data inserimento in rete: sabato, maggio 25, 2002
Cavaliere, non molli la Farnesina
Serve ancora il ministro degli Esteri? Serve una diplomazia vecchio stile autonoma e indipendente da Palazzo Chigi? Stando alle recenti esperienze, si direbbe di no.
di GIULIANO FERRARA

Panorama - Articolo del 24/05/02
Serve ancora il ministro degli Esteri? Serve il ministero degli Esteri? Silvio Berlusconi ha soffiato come un ciclone sulla Farnesina, e ora queste domande apparentemente surreali hanno improvvisamente un senso, sono diventate incredibilmente pronunciabili. Dopo alcuni mesi di sofferente collaborazione con Renato Ruggiero, che era il distillato dell'alta burocrazia diplomatica, il premier e il suo ministro si separarono all'inizio di quest'anno.
Berlusconi alla Camera disse: «Di comune accordo».
Ma non era vero, e la formula giusta sarebbe stata: «Di comune disaccordo». Comunque si separarono. E bruscamente, dopo mille rinvii di una pratica divorzile e tra i veleni di un attacco concentrico contro il «ministro bipartisan» tutelato dall'establishment e dall'opposizione, ormai inviso ai pezzi grossi della maggioranza.
Perché è successo?
Al momento sembrava (e lo scrivemmo un po' tutti) che la ragione del fattaccio risiedesse nell'immaturità europeista della nuova classe dirigente, nel disagio di fronte alle campagne di stampa e d'opinione che dall'estero puntavano su Berlusconi per scardinare la stabilità italiana, con l'aggiunta del padanismo leghista molto esigente, per usare un eufemismo, con l'Europa detta «forcolandia».
E magari anche per responsabilità di Ruggiero, troppo innamorato del suo legame speciale con l'establishment, le opposizioni, il Quirinale che mirava alla continuità europeista classica della politica di Roma. Ma non era vero o era vero solo in parte.
La questione era un'altra. Il capo del governo non capiva come mai fosse possibile un'autonomia della Farnesina rispetto alle responsabilità di coordinamento e di guida effettiva, rapida, continua e sistematica della politica estera da parte del suo non formale responsabile, l'inquilino di Palazzo Chigi.
Uomo pratico, nel bene e nel male, Berlusconi si assunse una tremenda responsabilità, non esente dal massimo rischio, e ricorse a un interim presidenziale che fu subito giudicato uno scandalo.
Ancora oggi alla Farnesina in molti contano i giorni che separano le feluche dalla fine dell'odioso interim, dalla restituzione alla diplomazia di una sua autonomia corporativa, e tradizionale, rispetto alla stretta politica che è imposta in questi mesi dalla completa identificazione personale di politica estera e politica generale del governo, nella figura del primo ministro e ministro degli Esteri ad interim.
E ogni volta la conta resta delusa. Berlusconi ci gioca perfino sopra
, con una punta di malizia, rinviando e rinviando il momento opportuno per la nomina di un ministro a pieno tempo e a pieno titolo. Dice che ci siamo, poi dice che non ci siamo, che bisogna aspettare la riforma aziendalistica dell'apparato diplomatico commissionata a consulenti esterni di grido, sposta sempre in avanti con finto candore la data del suo abbandono.
Nel frattempo si è innamorato della politica estera, ha piegato il dossier alle sue esigenze e ai suoi metodi, ha inanellato una serie di successi obiettivi (tra cui la sponsorizzazione italiana del grande accordo Nato-Russia che suggella la fine della guerra fredda).
E chissà a che cos'altro pensa, questo «fool» fortunato che ci è toccato come primo ministro: forse gli ambasciatori politici? Forse Franco Tatò a Berlino, nel paese dove l'ex capo dell'Enel ha lavorato con successo per la ricostruzione dell'apparato economico e industriale?
Un'invasione di imprenditori nelle ambasciate più importanti? Il terrore corre sul filo e sconvolge uno degli apparati migliori di cui il Paese dispone, ma certo non tra i più inclini alle modernizzazioni, alle riforme, alle soluzioni di continuità.
Se la vogliamo prendere a ridere, ridiamone serenamente. Tanto le cose sono andate piuttosto bene, e c'è gloria per tutti salvo i soliti piagnoni e qualche osservatore dilettante o disonesto.
Ma c'è invece di che riflettere sul serio sulla cosa. Se la Farnesina diventasse, dopo essere stata il regno dell'ambiguità politica per decenni, un dipartimento diplomatico gestito da un junior minister, alle dirette dipendenze della presidenza del Consiglio, che cosa succederebbe?
Succederebbe, pensano alcuni, che saremmo soltanto più simili ai modelli inglese, francese e tedesco di governabilità e pubblica amministrazione. Visto che Dominique de Villepin regge il Quai d'Orsay direttamente per conto di Jacques Chirac, ed era il suo segretario generale all'Eliseo.
E l'autonomia operativa di un Jack Straw è pari a zero, date le attribuzioni in politica estera del premier inglese. Così in Germania, dove la notevole caratura e l'autonomia politica di Joschka Fischer fanno a pugni con il progetto di Gerhard Schröder: rendere il ministero degli Esteri una dépendance della cancelleria, in particolare per gli affari europei.
È chiaro il problema. La politica è ormai politica estera. I poteri sovranazionali sono cresciuti a dismisura. Esistono spazi commerciali, giudiziari, della concorrenza e del mercato, oltre che naturalmente monetari, quasi per intero delegati a decisioni «estere».
Il vecchio ministro che condivide con il premier le responsabilità potrebbe risultare alla fine una sopravvivenza premoderna in una nuova organizzazione dei poteri dello Stato.


Data inserimento in rete: venerdì, maggio 24, 2002
IIC Aten - Agenzia del 24/05/02

Mostra: pittura italiana all'is. it. di cultura di Atene

Atene, 24 mag. (Adnkronos) - "Reverenza delle immagini". E' questo il titolo della mostra di pittura di Andrea Martinelli esposta presso il Museo Frissiras di Pittura Europea Contemporanea di Atene che si concluderà il 16 giugno prossimo. La mostra, realizzata dall'Istituto italiano di cultura di Atene e dal Museo Frissiras, in collaborazione con l'ambasciata d'Italia ad Atene, è stata inaugurata alla presenza dell'artista e di altre importanti personalità del mondo culturale italiano.
Andrea Martinelli è nato a Prato nel 1965, dove vive e lavora ed ha studiato a Firenze. Nel 2001 le sue opere sono state esposte anche presso il Parlamento Europeo a Strasburgo.



- Articolo del 24/05/02

Guiderà la Farnesina almeno per tutto il 2002, con il sì degli alleati. Ciampi contro l’interim di legislatura
Il Cavaliere resta agli Esteri, magari con Tatò e Vattani

Contrasti tra Marzano e Tremonti, Maroni punterebbe ad avere per sé il ministero delle Attività produttive
di Sergio Rizzo

Corriere della Sera, 24 maggio 2002
ROMA - Non ci sarà alcun rimpasto di governo. Né Silvio Berlusconi ha intenzione di lasciare ad altri il ministero degli Esteri. E’ stato lo stesso presidente del Consiglio, all’assemblea di Confindustria, a mettere fine alle voci. Motivando così la sua permanenza ad interim alla Farnesina: “Non si può pensare di cambiare continuamente, lo vedo anche nella politica estera”, ha detto, facendo risalire anche ai frequenti cambi dei governi e dei ministri degli Esteri lo scarso peso internazionale dell’Italia. Ma c’è anche un’altra ragione. Ed è la riforma della diplomazia, che deve “sostenere la nostra economia in tutti i Paesi del mondo”, ha spiegato Berlusconi in serata alla trasmissione televisiva Porta a Porta . Due società specializzate stanno ora lavorando alla riforma, e soltanto quando questo progetto sarà avviato “non mi sacrificherò più in questo doppio incarico”, ha detto il premier. Senza escludere di poter mantenere l’ interim almeno per tutto il 2002. A spingere perché Berlusconi non molli la Farnesina sono soprattutto i colonnelli di Forza Italia, restii a mettere in discussione gli equilibri di governo con gli altri partiti della coalizione. Fatto inevitabile nel momento in cui si dovesse aprire la partita degli Esteri. E non è solo questo.
Significativo è anche il segnale che arriva da uno dei suoi più ascoltati consiglieri. Giuliano Ferrara scrive su Panorama che il premier, quasi costretto a gennaio a prendere il posto del dimissionario Renato Ruggiero (il quale sarebbe sulla via del ritorno alla banca d’affari americana Salomon Smith Barney di cui era vicepresidente), si è “innamorato della politica estera”. Inanellando “una serie di successi obiettivi, tra cui la sponsorizzazione italiana del grande accordo Nato-Russia”.
Certamente il ruolo di ministro degli Esteri ha ridato smalto all’immagine internazionale di Berlusconi, offuscata dalle critiche della stampa anglosassone. Al punto da avergli fatto incassare anche il riconoscimento dell’opposizione, nel caso della soluzione del problema dei palestinesi di Betlemme. Lo stesso vicepremier Gianfranco Fini ha affermato ieri che “con l’interim a Berlusconi il nostro Paese in questi ultimi mesi ha un ruolo di primissimo piano”, aggiungendo che “la nomina del nuovo ministro degli Esteri non è all’ordine del giorno”.
Il problema è che la Farnesina costa tempo e fatica. Così sta riaffiorando l’idea di nominare due sottosegretari forti. Il primo con il compito di governare la macchina diplomatica: potrebbe essere l’ex segretario generale Umberto Vattani. Il secondo con l’incarico di gestire il delicato processo di riforma: missione che sembra tagliata su misura per l’ex amministratore delegato dell’Enel Franco Tatò.
Ma quanto potrebbe andare avanti così? La situazione è certamente anomala, per l’impegno che richiede. Soprattutto il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi non vuole sentire parlare di un interim di legislatura. Prima o poi una soluzione andrà quindi trovata.
Già, ma quale? Forse Franco Frattini, come il ministro dell’Economia Giulio Tremonti si era lasciato sfuggire? Oppure Antonio Marzano, che fino a un paio di mesi fa sembrava in pole position ? Certamente la candidatura del ministro delle Attività produttive pare oggi indebolita. Dopo le nomine nelle società di Stato (da cui è stato totalmente escluso) il suo rapporto con Tremonti, il ministro più vicino a Berlusconi, è sempre più ruvido. Come testimoniano i sempre più frequenti contrasti in Consiglio dei ministri. E il suo ministero, per giunta, è stretto d’assedio dalla Lega nord. Ci punta Roberto Maroni, che non considera politicamente redditizio il ministero del Lavoro. Così, se e quando ci sarà, il rimpasto potrebbe rivelarsi anche per Marzano più insidioso del previsto.


- Articolo del 24/05/02

Il premier a “Porta a porta” si scontra con Castagnetti sul bilancio del primo anno di governo. «Nessun litigio nella Cdl, gli alleati cercano visibilità»
«Niente rimpasto, tempi lunghi per gli Esteri»
Berlusconi: non ha senso cambiare ministri che hanno fatto esperienza. Prima la riforma della Farnesina

Il Messaggero, Venerdì 24 Maggio 2002
ROMA - «Escludo un rimpasto nella maniera più assoluta». Ad escludere cambiamenti nella compagine di governo è stato ieri Silvio Berlusconi durante la trasmissione "Porta a Porta". Il presidente del Consiglio sembra voler quindi metter fine alle voci girate anche all’interno dell’esecutivo, su possibili cambi che sarebbero dovuti avvenire insieme alla nomina del nuovo ministro degli Esteri. Il presidente del Consiglio ha spiegato di non averci mai pensato e ha dato tutta la colpa ai giornalisti «che seguono il teatrino della politica» la responsabilità del tanto parlare che si è fatto sulla possibilità di un sostanzioso ricambio nella squadra di governo.
Tempi lunghi anche per l’arrivo del nuovo inquilino della Farnesina. Berlusconi ha spiegato a Bruno Vespa di avere «un motivo preciso per restare agli Esteri. Si tratta della riforma della nostra diplomazia. I diplomatici italiani dovranno sostenere la nostra economia in tutti i paesi del mondo e una volta che la riforma sarà avviata non mi sacrificherò più in questo doppio incarico». Berlusconi ripete anche da Vespa la frase del "Lavura de la Maduna" e di difende da chi lo critica per la citazione sacrilega ricorrendo alle sue zie suore. «Mi criticano? Ma la direbbe anche una suora... Si attaccano proprio a tutto».
Per il premier la puntata di "Porta a Porta" è scivolata via tranquillamente sino a che si è discusso di politica estera. Quando Vespa ha tirato fuori la famosa scrivania dove più di un anno fa venne firmato il contratto con gli italiani e ha introdotto il bilancio di un anno di governo è cominciata più di una scintilla tra il premier e il capogruppo della Margherita Pier Luigi Castagnetti. Quest’ultimo ha rivendicato ai governi precedenti, «e non solo all’attuale» il ruolo che l’Italia ha in Europa ricordandogli l’uscita dall’aula che fece il centrodestra quando si votò con il governo Prodi la finanziaria che ci permise l’ingresso nell’euro. Immediata la replica del premier: «Guardi che la Gran Bretagna è protagonista in Europa anche se non è entrata nell'Euro...». E Castagnetti: «Perchè lo ha scelto la Gran Bretagna. Pensa che Prodi sarebbe diventato Presidente della Commissione Ue senza il nostro ingresso nell'Euro?». Berlusconi sottolinea la compattezza della maggioranza anche quando si parla della nuova legge sull’immigrazione che, assicurà, berrà approvata subito dopo le amministrative. Inoltre, a proposito di Lega e immigrati la parola xenofobia è «una parola caricata di significato negativo. Non significa "odio per lo straniero", ma letteralmente "paura dello straniero"», ha spiegato il premier.
Un nuovo scontro con Castagnetti c’è stato quando Vespa ha introdotto il tema delle grandi opere. Berlusconi e il ministro Lunardi hanno spiegato che in questo primo anno sono state sbloccate opere per 30 mila miliardi, e hanno annunciato che entro il prossimo anno i cantieri aperti arriveranno ai 50 mila miliardi di lire. Castagnetti ha obiettato la mancanza di stanziamenti in finanziaria e l’assenza di grandi opere per il Sud.
Al limite del battibecco il botta e risposta sul tema dell'ordine pubblico con Berlusconi che ha sciorinato dati sulla riduzione dei reati, e il capogruppo della Margherita che ha ribattuto invitando il premier a «distinguere i fatti dalle opinioni», fornendo dati del tutto diversi secondo i quali invece i reati della criminalità sono in aumento, anche se a giudicare dai dati dell’Osservatorio di Pavia gli organi di stampa stranamente non ne fanno cenno. «Si sa, sono un nuovo tiranno ed esercito una terribile censura sui giornali che sono per il 70 per cento della sinistra», ha ribattuto innervosito Berlusconi. «Lo ammetta, Cavaliere, governare è più difficile che fare propaganda», ha concluso ironico il capogruppo della Margherita.
La puntata si è conclusa su toni decisamente più pacati solo grazie all’ingresso in studio di Mariano Apicella, il cantante napoletano che il premier ha portato come "testimonial" e al quale ha fatto cantare "È meglio 'na canzone" e "a gelusia" che, come ha riferito lo stesso premier, non solo è autobiografica, ma «dedicata» a sua moglie Veronica.


- Agenzia del 24/05/02

«Farnesina: ma che fretta c’è?»
DALL'INVIATO A BRUXELLES


Il Mattino, 24 maggio 2002
Un nuovo ministro degli Esteri? Non c'è alcuna urgenza. Gianfranco Fini approva la linea berlusconiana su Farnesina e rimpasto. «La reductio ad unum - ha detto ieri in una pausa dei lavori della Convenzione - ha reso il governo italiano più forte e credibile. Se c'è un dato che caratterizza questa fase è proprio il protagonismo della nostra politica estera. È costretta a riconoscerlo persino l'opposizione. Dunque, non c'è alcuna fretta di cambiare».
Subito dopo le dimissioni di Ruggiero, Fini si era schierato per il passaggio di testimone a un politico e non a un tecnico. Oggi il vicepremier è più prudente anche su questo punto: «Berlusconi ha detto e ripetuto che nominerà un nuovo ministro degli Esteri dopo che avrà portato a termine il progetto di riforma della Farnesina. Mi pare che la discussione sul politico o il tecnico sia, a questo punto, superata. Berlusconi sceglierà chi potrà meglio gestire la riforma». E se non c’è fretta per la fine dell’interim, tanto meno Fini sente la necessità di un rimpasto. Anzi, ieri ha detto che del rimpasto proprio «non c’è bisogno». «Siamo al governo da undici mesi. Siamo largamente oltre la sufficienza come rendimento. E se il governo rende bene, il merito non può che essere dei suoi ministri. Quindi, perché cambiare?»


Agenzia del 24/05/02

Ds: nasce notiziario. Fassino, "Una decisione azzeccata"
www.dsonline.it/partito/aree/italianinelmondo/

Roma, 21 mag. (Adnkronos) - "Il lancio di una nuova iniziativa è sempre un motivo di soddisfazione. Nel caso di questo notiziario telematico mensile dei DS all'estero lo è per almeno due motivi. Il primo è che esso prosegue una nobile tradizione di stretta comunanza della sinistra storica dapprima con il mondo dell'emigrazione e poi in generale con gli italiani all'estero". Ad affermarlo è il segretario dei Ds Piero Fassino, nell'editoriale pubblicato sul primo numero del notiziario dei democratici di sinistra per gli italiani all'estero.
"Dall'organizzazione dei treni speciali per tornare a votare in occasione delle elezioni politiche generali agli spazi dedicati a queste realtà nell'ambito delle Feste nazionali dell'Unità, il nostro partito ha sempre avuto nel cuore della sua iniziativa politica spazio per i nostri connazionali che per necessità o scelta vivevano all'estero - aggiunge Fassino, sensibile a queste tematiche in quanto sottosegretario agli Esteri con delega per l'emigrazione durante il governo Prodi -. Quando per la prima volta siamo andati al governo nel 1996 ci siamo subito impegnati con entusiasmo - mi è capitato l'onore di farlo in prima persona come sottosegretario agli Esteri - nell'elaborazione della legge per il voto degli italiani all'estero, che è poi stata definitivamente approvata con il concorso di quasi tutte le forze politiche all'inizio di questa legislatura, mentre come ministro per il commercio con l'estero ho sempre riservato un'attenzione particolare a questo tema in occasione dei miei numerosissimi viaggi di lavoro fuori d'Italia. E' un tema fondamentale per la nostra nazione - continua -, perché solo se essa è unita nei suoi principi fondamentali e in tutte le sue componenti può essere davvero forte e autorevole nel mondo: è per questo ragionamento che ho voluto incontrare - appena eletto segretario all'ultimo congresso del partito a Pesaro lo scorso novembre - tutti i delegati DS che venivano dall'estero, e per questo è stata fatta la scelta di inserire nella nuova Direzione non solo il responsabile del settore, ma anche il segretario dei DS in Europa. La scelta dello strumento telematico - ed è il secondo motivo di soddisfazione - è inoltre una decisione azzeccata: la sua rapidità, diffusione e facilità di accesso non possono che rendere più stretti questi legami. E ciò non può che far bene alla sinistra e all'Italia in generale".


- Agenzia del 23/05/02

CGIL CISL UIL
DOVE STA ANDANDO LA FARNESINA?
LETTERA APERTA AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI ON. BERLUSCONI


Roma, 23 maggio 2002
Signor Ministro,
con lettera del 6 maggio u.s., le scriventi OO.SS. Le chiedevano, con urgenza e sulla scorta dell’impegno da Lei preso il 20 febbraio 2002, un incontro al fine di verificare tutte quelle tematiche che avevano formato oggetto delle riunioni precedenti.
A tutt’oggi, queste OO.SS. non hanno ancora avuto alcuna risposta; per contro e puntualmente, negli ultimi tempi, invece i giornali riportano notizie di “riforme della Farnesina” in dirittura di arrivo ed in attesa della sola approvazione in Consiglio dei Ministri.
L’approccio pragmatico, da Lei manifestato, che prevedeva, con cadenza quindicinale, il coinvolgimento delle forze sindacali nella fase di analisi e studio di possibili ipotesi per la “riforma”, nonché di ricerca di soluzioni ai problemi contenuti nella piattaforma sindacale unitaria sottoposta alla Sua attenzione, era stato positivamente recepito da queste OO.SS.
Spiace constatare che a distanza di tempo non solo non si sia dato spazio a possibili contributi di parte sindacale, ma che l’unico incontro concesso dalle Ditte di consulenza si sia risolto in una informativa “generalistica” che, nella sua vaghezza, ha sollevato più dubbi di quanti ne abbia chiariti.
Alla luce di quanto sopra queste OO.SS si chiedono e Le chiedono a che punto sia la “riforma” e quali risposte saranno date alle istanze avanzate nella piattaforma unitaria e pertanto, ribadiscono la necessità di un incontro urgentissimo.
Cordialmente
CGIL CISL UIL


Data inserimento in rete: giovedì, maggio 23, 2002
IIC Montevideo - Agenzia del 23/05/02

GRANDE ATTIVITA' ALL'ISTITUTO DI CULTURA
Uruguay: moda, design e cinema

(9colonne) MONTEVIDEO - Il Direttore della Cinemateca Uruguaya Hugo del Carril, ha assegnato al Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Montevideo Dr. Manenti, il Premio del Pubblico del Festival Internazionale del Cinema del mese scorso per il film di Giuseppe Tornatore "La leggenda del pianista sull'oceano" del 1998. La cerimonia è stata un'occasione per presentare il folto programma del 2002 dell'Istituto. Fra l'altro possiamo citare grandi appuntamenti come La Moda e il Design, una mostra attraverso l'abile ricostruzione di vestiti d'alta moda di epoche remote come il Rinascimento. O l'imminente presenza nella sala Balzo di Montevideo dell'Ensamble Italiano di Fiati o il Quartetto Prometeo il 10 Giugno prossimo. Il maestro Filippo Gamba sarà, sempre alla Sala Balzo il giorno 12 luglio mentre il Maestro Andrea Lucchesini si presenterà il 24 agosto. Martedi' 10 settembre il concerto di Ars Trio. Da citare specialmente la presenza dell'indimenticabile Bobby Solo nel teatro Ballroom del Radisson a settembre l'Orchestra Regionale della Toscana diretta dal Maestro Salvatore Accardo nel Teatro Plaza. Poi il ciclo di concerti del Professore Julio Cesar Huertas con musica di diversi compositori italiani, l'Ensamble Galzio di Roma, il Jazz Tour e il XVI Festival Internazionale di Organo dell'Uruguay con la partecipazione del Maestro Massimo Nosetti. "Fin de semana italianisimo": così è chiamato un evento culturale. I colori della bandiera italiana hanno sventolato con forza lo scorso week end nel centro VIP dell' America Latina, Punta del Este con la presenza, fra l'altro, di Fred Bongusto. La Direttrice dell'Associazione Dante Alighieri Renata Gerone ha tenuto una conferenza sul tema "La storia siciliana attraverso i suoi monumenti". Il famoso fotografo uruguaiano di origine italiana Julio Testoni, ha presentato una mostra di foto dell'Italia, mentre un conosciuto cantante delle comunità italiane dell'Uruguay e Argentina, Adriano Mori, ha fatto diversi show.


- Articolo del 23/05/02

«Mi pagano i lettori, non il premier»
Intervista ad Andrea Camilleri a cura di Salvo Fallica

L'Unità, 23.05.2002
PALERMO «Tanto rumore per nulla. I giornali della destra mi attaccano sul fatto che guadagnerei soldi con Berlusconi, criticandolo. Una serie di falsità assolute. In realtà nel mio ultimo testo non vi è nessun attacco al premier, e cosa più importante, non sono pagato da Berlusconi, ma dalla Mondadori che mi dà una percentuale sui libri venduti. Mondadori guadagna con i miei scritti. Li vuole, per profitto, mica per beneficienza». Il celebre scrittore Andrea Camilleri, non ci sta e rompe il suo silenzio. Decide di intervenire sulle polemiche politiche suscitate dal suo ultimo libro La paura di Montalbano. Spiega: «I giornalisti di Libero hanno preso un granchio, un abbaglio. Hanno smarrito l’oggetto della polemica. Nel libro non vi sono attacchi al premier, e non perché il commissario Montalbano abbia cambiato idea. Lui è un uomo di sinistra. Già ne La Forma dell’acqua, il primo romanzo su Montalbano parlavo di ministri, di sottosegretari, per certi provvedimenti legislativi, e si trattava di un altro periodo storico, vi era un governo di colore diverso. Questo non vuol dire che Montalbano sia un qualunquista. Percepiscegli errori che compiono quelli di sinistra, come si suol dire ‘li coglie in castagna’. Mentre critica la disastrosa politica del centrodestra».
Hanno suscitato polemiche i riferimenti a sottosegretari e ministri...
«Se loro vedono delle allusioni, mie le spieghino. Ho sempre attinto a fatti di cronaca quotidiana, ma rielaborandoli in maniera fantasiosa e letteraria. E ontinuerò a farlo. Quello che mi dà fastidio è leggere falsità assolute, quali Berlusconi paga Camilleri. La Mondadori, mi dà semplicemente quello che mi spetta. Sul libro che pubblico per loro percepisco per i diritti d’autore il 15%. Più correttamente mi pagano i lettori. La Mondadori non fa altro che attuare un trasferimento di soldi. Mi dà un anticipo: se il mio libro non vende, lo restituisco. Se le vendite superano le previsioni, mi dà un conguaglio. Le persone gradiscono i miei libri e li comprano. Se guadagno un miliardo con un libro, è solo il 15% dei loro proventi. Molti miliardi, dunque, vanno alla Mondadori, che è di Berlusconi. Tanto è vero che vengono a cercare i miei libri. Ed io glieli do volentieri, perché possiede una grande distribuzione e ha un mercato che altre case editrici non hanno».
Qual è il suo giudizio sull’autonomia della Mondadori?
«Secondo me, continua ad avere una sua linea di indipendenza. E lo fa perché ne trae profitto, mica le case editrici sono istituzioni di beneficienza. A differenza dei giornalisti di Libero, del Foglio, del Giornale,, io non prendo soldi da Berlusconi, ma dai lettori. Finiamola con questo equivoco, sul quale ci marciano in troppi».
Nel libro vi sono riferimenti ai fatti di Napoli ed al G8?
«No. Come non c’è il riferimento a Berlusconi. Quelli di Libero scrivono male e cose inesatte. In quell’articolo su di me, hanno compiuto errori elementari. Citano la pagina sulla questione della pubblica sicurezza. Ed allora, dov’è l’attacco a Berlusconi? Se viene scritto che la polizia deve fare il suo dovere, dove sta l’attacco? Le vicende di Napoli e Genova, non si intrecciano con il testo. Nel racconto vi è una discussione fra il questore e Montalbano, su come stare più vicini alla gente».
Polemiche strumentali?
«Ovvio. Se uno piglia un giornale come La Stampa dell’altro ieri , che certo non è un giornale di sinistra, trova due notizie ‘una appresso all’altra’, che se le avesse impaginate così un quotidiano di estrema sinistra, si sarebbe parlato di una provocazione. La prima: due carabinieri nei guai per aver ottenuto favori sessuali da una prostituta clandestina. La seconda: due poliziotti accusati di aver pestato a morte, un tossicodipendente. Che vogliamo fare? O si fa finta che queste cose non accadano, o le mele marce, che vi sono ovunque, vanno eliminate. Per i miei romanzi e racconti, lo ribadisco, traggo anche spunto dalle vicende di cronaca. Che rielaboro in maniera originale sul piano narrativo. È la libertà della scrittura, della letteratura».
Ne La Paura di Montalbano vi è però un riferimento ad un ministro?
«In questo caso specifico, sì. Il riferimento è a Lunardi, il quale ha detto che con la mafia bisogna convivere. Lo stesso Libero, a dimostrazione delle polemiche pretestuose cui accennavo, l’ha definita una frase infelice. Fuori dall’eufemismo si tratta di una affermazione gravissima. Allora, o Lunardi parla a vanvera, ma non credo, perché non mi permetto di mettere in dubbio la sua intelligenza, o realmente ha detto quello che pensava con buona pace di Falcone e Borsellino e di tutti quelli che con il loro sacrificio hanno dato un reale contributo alla lotta contro la mafia. Lunardi chiarisca il suo pensiero, una volta per tutte».
Molti hanno lanciato l’allarme sulla caduta di tensione nella lotta alla mafia..
«È un errore usare questo termine. Se ci sono delle leggi da votare, che “volenti o nolenti” , oggettivamente per la commissione antimafia, offrono delle aperture piuttosto vaste alle possibilità di intervento mafioso, questo è assai più che una caduta di tensione, è uno sfascio. Ha ragione Violante, non possono commemorare Falcone e Borsellino e tutte le decine di persone coraggiose che si sono ribellate alla mafia e per questo sono morte, politici che lavorano a disegni di legge che oggettivamente possono favorire l’intervento mafioso. E in modo legale: questo è grave e preoccupante!»


- Articolo del 23/05/02

Il Sottosegretario agli Esteri, On. Mario Baccini

Onorevoli Segreti
E il berlusconide zittì gli ambasciatori
di Francesco Verderami

Sette, 23 maggio 2002
Era la terza volta che riuniva i diplomatici, e in cuor suo confidava che i problemi fossero stati risolti, che finalmente il progetto potesse avviarsi senza ulteriori ritardi. Sebbene non avesse frequentato prima di allora quel palazzo austero e silenzioso, conosceva i tempi della Farnesina perché conosceva i tempi della politica, e dunque aveva accettato i precedenti rinvii come un fedele accetta la lentezza dei riti liturgici. Ma appena l'incontro ebbe inizio il novello sottosegretario agli Esteri mostrò segni d'inquietudine, perché avvertì nelle felpate obiezioni dei funzionari la ruvida stretta di un canapo, e ritenne che ci fosse un solo modo per liberarsi da quella presa: «Mo' ve lo dico in francese. M'avete rotto er c... La seduta è sciolta, andate a parlare con i vostri capi e trovate una soluzione in tempi stretti. Ci rivediamo domani alla stessa ora». Pare che da quel giorno non ebbe più bisogno di esprimersi in lingua straniera.
D'altronde Mario Baccini è conosciuta nel Palazzo come persona mite e conciliante, la cui educazione democristiana, unita ai suoi natali, ha prodotto un modello particolare, a metà strada tra il generone romano e il dirigente politico di seconda fila, e perciò disincantato quanto volenteroso, amabile quanto determinato, mai spocchioso ma neppure dimesso. Qualche volta vanitoso, come quando tappezzò tutta Roma di manifesti elettorali la cui grandezza fece impallidire quelli di Silvio Berlusconi, che si giovò persino dei suo slogan: «Baccini. Una scelta di campo». Anche negli anni più bui il dirigente del Ccd ha proseguito senza cedimenti, come sorretto da una fede incrollabile che non confida nella resurrezione ma prevede l'immortalità, «e noi siamo gli highlander della politica» diceva all'indomani della vittoria dell'Ulivo nel '96, quando nessuno gli prestava ascolto, perché sembrava che il Polo fosse condannato alle fiamme dell'opposizione per l’eternità.
«Noi siamo gli highlander», e al pari di quegli eroi senza età è apparso alla Farnesina dopo la vittoria del centro-destra nel 2001, senza mai pronunciare parole di troppo. Ogni tanto attraversa il Transatlantico ostentando sotto braccio una cartellina in pelle nera con il suo nome stampato in corsivo, segno inconfessabile di emulazione dei leader, che al momento è anche suo ministro agli Esteri. Per il resto non c'è traccia di protagonismo, e quando venne accusato di voler licenziare alcuni direttori degli Istituti italiani di cultura all'estero perché sgraditi al governo del Cavaliere, prese a prestito un vocabolario non suo per difendersi da quella «cultura elitaria che usa i toni aggressivi dell'irrazionalismo antidemocratico. Personalmente, mi sento invece vicino alla gente». Difatti si trovò a suo agio quando propose Alberto Sordi "ambasciatore della cultura italiana nel mondo». Ed è ovvio che si identifichi nell’attore che ha saputo rappresentare i vizi e le virtù del Paese, in fondo è con uno spirito gioviale e diretto che riesce a conquistare gli interlocutori durante le sue visite internazionali, e ci sarà un motivo se il presidente socialista cileno Ritardo Logos, deluso per non aver potuto incontrare il Papa nel suo viaggio a Roma, gli ha chiesto di intercedere per lui presso la Santa Sede. Chissà, come Sordi interpreterebbe Baccini, chissà come racconterebbe la storia di un sottosegretario che torna da un viaggio in Nicaragua con un set di valigie di coccodrillo color viola.


IIC Bruxelles - Agenzia del 23/05/02

LE OPERE DI MIMMO PALADINO IN MOSTRA ALL’IIC- BRUXELLES

BRUXELLES \ aise \ Si concluderà il 18 agosto prossimo la mostra di disegni di Mimmo Paladino, inaugurata al Museo d’Ixelles e organizzata con la collaborazione dell'Istituto Italiano di Cultura in Bruxelles. I duecento disegni originali dell’artista campano - che Achille Bonito Oliva aveva, negli anni ‘80, collocato, assieme a Sandro Chia, Francesco Clemente e Enzo Cucchi, nell’ambito della Trans-avanguardia - sono stati espressamente realizzati per illustrare la nuova edizione dell’Iliade e dell’Odissea di Diane de Selliers, l’editrice franco- belga di libri d’arte, e della Casa editrice Le Lettere di Firenze per l’edizione italiana. (aise)


IIC Parigi - Agenzia del 23/05/02

Is. It. Cultura: Machiavelli e la questione della tirannide a Parigi

Parigi, 23 mag. (Adnkronos) - "Machiavelli e la questione della tirannide". E' questo il titolo della tavola rotonda che si terrà oggi presso l'Istituto italiano di cultura di Parigi. La tavola, organizzata dall'istituto italiano di cultura di Parigi in collaborazione con il "Centre d'Histoire de la Philosophie Moderne", avrà lo scopo di definire la posizione di Machiavelli nei confronti della tirannide, una questione centrale per valutare lo sconvolgimento che Machiavelli fece subire alle categorie politiche antiche, medievali e rinascimentali. La riflessione e il dibattito si svilupperanno intorno a tre saggi di recente pubblicazione : "Tyrannie et tyrannicide de l'Antiquité à nos jours" di Mario Turchetti, "Machiavel: le Prince et le nouvel art politique" di Yves Charles Zarka e Thierry Ménissier e "Machiavel, la politique et l'histoire" di Thierry Ménissier. Parteciperanno all'incontro Enzo Baldini, Cristina Ion-Lévy, Thierry Ménissier, Silvio Suppa, Mario Turchetti e Yves Charles Zarka.


Danieli e Toia (Margherita) criticano l’«esibizione» della bimba a palazzo Chigi «Felici, ma niente speculazioni»

Brescia Oggi, Giovedì 23 Maggio 2002
«Soddisfazione» per la conclusione della vicenda della piccola Meriem, ma anche un invito a non usare un minore per «speculazioni elettorali». Così i senatori della Margherità Franco Danieli e Patrizia Toia, entrambi ex sottosegretari agli Esteri, hanno accolto la notizia del rientro in Italia della piccola Meriem e della madre Michela . Danieli, vicepresidente della commissione esteri del Senato, ha criticato il fatto che una minore sia stata «esibita» in una conferenza stampa a palazzo Chigi. Danieli ricorda però come il dramma delle sottrazioni internazionali dei minori italiani sia un problema che deve vedere tutti uniti: «quando arrivai alla Farnesina i casi noti erano 83».
Danieli ricorda di essersi occupato di un analogo caso, quello di Erica, la ragazzina rifugiata per mesi nella nostra ambasciata in Kuwait:«Le disposizioni, allora, furono di inventare un nome convenzionale ed evitare qualsivoglia ripresa fotografica o televisiva. Gli interessi dei minori - conclude - devono prevalere su tutto sempre e comunque. Anche sulle ragioni elettorali».
Dello stesso parere la senatrice Patrizia Toia, secondo la quale lo «sfrenato esibizionismo di Berlusconi non non si ferma neppure davanti a una bambina ed al rispetto che si deve all'infanzia». Per l'esponente della Margherita, il ritorno di Meriem in Italia rappresenta naturalmente «una soddisfazione per tutti: si è combattuta e da parte di tanti di noi una giusta battaglia». Per Toia è stato fatto «solo il nostro dovere come Paese per far rispettare i diritti di una minore, ma nessuno di noi ha il diritto di esibirla come un trofeo per la propria vanagloria».
«Il ritorno di Meriem a casa è una vittoria della sensibilità femminile ed è per me una grande gioia»: è il commento della senatrice della Margherita Cinzia Dato, che aveva scritto alla moglie di Berlusconi, Veronica Lario, per sensibilizzarla sulla vicenda.


IIC Ankara - Agenzia del 04/05/02

La Nuova Compagnia di Canto Popolare ospite dell'Ist. It. di Cultura di Ankara

(Italcult) Lo scorso 13 maggio, in occasione del XIX Festival Internazionale della Musica di Ankara, l’Istituto Italiano di Cultura ha presentato la Nuova Compagnia di Canto Popolare nello spettacolo “La voce del grano – Un musical dell’Italia del Sud” con la regia di Corrado Sfogli, la direzione artistica di Fausta Vetere e il coordinamento di Gianni Lamagna.
Sulle sponde del Mediterraneo si sono intrecciate e fuse molteplici civiltà. L’Italia, protesa al centro di questo mare, e’ stata terra di incessanti scambi, di guerre, di transiti, di commercio, di creatività. Il nostro Sud, in particolare, ha accolto e fatti propri miti e riti che, partendo dalla Grecia e dall’Oriente, si sono poi diffusi in tutta Europa.
“La voce del grano” e’ un concerto-spettacolo che porta in scena queste feste popolari, questi riti che ripropongono una memoria storica, densa di arcani significati.
Gli incalzanti ritmi musicali, dalle forti risonanze mediterranee, hanno riscosso l’entusiastico apprezzamento del numeroso pubblico presente, anche grazie alla partecipazione allo spettacolo di eccezionali artisti come Alfio Antico, il Trio Archè e i Danzatori di Ruana, diretti dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare, importante punto di riferimento per la musica popolare italiana. (Italcult)


IIC New York - Agenzia del 23/05/02

Toscana: lo stile toscano all'Is. it. cultura di New York

New York, 22 mag. (Adnkronos) - "The Tuscan Lifestyle". E' questo il titolo del volume presentato presso l'Istituto italiano di cultura di New York, da una delegazione della regione Toscana. Il volume, realizzato dalla Regione con la collaborazione dell'Istituto Italiano per il Commercio con l'Estero (ICE), rappresenta lo "stile toscano" del vivere ma anche del fare, anzi, del "saper fare", nella sua stretta correlazione con luoghi, storia e tradizione. I testi sono stati realizzati da Pierfrancesco Listri, le foto di interni toscani, allestiti con i prodotti di oltre 60 imprese toscane del settore articolo da regalo e complemento di arredo, sono invece di Linea Show. Il libro, pubblicato dalla casa editrice La Mandragora, è stato curato da Artex, centro per l'artigianato artistico e tradizionale della Toscana.
Sono stati numerosi i visitatori dell'iniziativa a cui hanno partecipato personalità del mondo del design, della progettazione, della distribuzione, della stampa e della cultura a dimostrazione dell'immagine positiva che la Toscana ha all'estero e, soprattutto, negli Stati Uniti. Relatori ed organizzatori dell'iniziativa, realizzata nell'ambito dell'International Contemporary Furniture Fair, sono stati l'assessore regionale toscano alle Attività produttive Ambrogio Brenna, l'assessore al Turismo, commercio e terme Susanna Cenni, il direttore dell'Istituto italiano di cultura Paolo Riani ed i rappresentanti dell'ufficio Ice di New York.


Data inserimento in rete: mercoledì, maggio 22, 2002
Italiani all'estero: al via il notiziario telematico dei Ds

Roma, 22 mag. (Adnkronos) - Si intensifica il lavoro di rafforzamento e coordinamento dei Ds con la Comunità italiana che vive e lavora fuori dai confini nazionali.
Dopo la nomina a responsabile nazionale per gli italiani all'estero di Gianni Pittella, deputato europeo, che affianca Norberto Lombardi, coordinatore dei Forum per gli Italiani nel Mondo, sono nati i Coordinamenti regionali per l'emigrazione del Nord, Centro e Sud Italia, nasce il sito dei "Ds all'estero" (www.dsonline.it/partito/aree/italianinelmondo/). Nato come area di lavoro del sito ufficiale dei Ds, nella sezione del Dipartimento Esteri, al suo interno i visitatori potranno trovare varie sezioni dedicate all'approfondimento politico dei temi dell'emigrazione e integrazione all'estero, notizie di agenzia, documenti politici e interventi di responsabili e simpatizzanti del partito di tutto il mondo. Tra le altre cose, (le rubriche che giungono direttamente dal Gruppo Ds al Parlamento Europeo, un contenitore legislativo e una sezione di link, nonché i riferimenti delle organizzazioni del partito nel mondo), il sito dedica anche una sezione all'agenda politica.
Per chi voglia essere direttamente aggiornato sulle notizie più importanti è attiva una mailing list alla quale ogni visitatore può iscriversi e ricevere direttamente per e-mail gli aggiornamenti e le iniziative più rilevanti.
Altro strumento di comunicazione e riflessione politica è il notiziario telematico Ds/Cittadini del mondo. Un vero e proprio giornalino con rubriche fisse, come L'Osservatorio legislativo o Emigrazione/Immigrazione, nonché articoli di esponenti del partito e di cittadini che vorranno dare il loro contributo alla discussione sui problemi degli italiani all'estero. Il notiziario può essere scaricato gratuitamente dal sito dei Ds all'estero e verrà inviato direttamente agli iscritti alla mailing list. Sul primo numero, oltre a un articolo del Responsabile Ds per la comunicazione, Gianni Cuperlo, vi è anche un editoriale firmato dal Segretario Fassino.


IIC Copenaghen

Agenzia del 22/05/02
Nuovo concorso indetto dall’Istituto Italiano di Copenaghen
Italiano… perché?


Per leggere l'agenzia, cliccare qui di seguito: Notiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 98 - Anno VIII, 22 maggio 2002

Agenzia del 21/05/02
Is.It. cultura Copenaghen: concorso "L'italiano perché?"

Copenaghen, 21 mag. (Adnkronos) - "L'italiano perché?". E' questo il titolo del concorso indetto dal ministero degli Esteri italiano in collaborazione con l'Accademia della Crusca e con il co-patrocinio del ministero per gli Italiani nel mondo, in occasione della II Settimana della lingua italiana nel mondo che si svolgerà dal 14 al 19 ottobre prossimi. Il bando di concorso sarà distribuito attraverso gli Istituti italiani di cultura e sarà riservato a studenti universitari di italiano. L'Istituto italiano di cultura di Copenaghen ha invitato i partecipanti a spedire ed eventualmente rivolgersi per ulteriori informazioni a: Claudia Membola, Romansk Institut - Kbh Universitet Njalsgade 80, trappe 17, 2. Etage 2300 København S. e-mail: membola@hum.ku.dk; Francesco Caviglia, Romansk Institut - Aarhus Universitet Jens Chr. Skousvej 5 8000 Aarhus C e-mail: romfrc@hum.au.dk
Gli studenti universitari interessati a concorrere sono invitati a redigere, in forma libera, un elaborato che dovrà sviluppare i seguenti punti: qual è e come si è formata l'immagine che hai dell'Italia; quali sono le principali ragioni dell'interesse per l'Italia, la sua cultura e la sua lingua; come prevede il candidato di utilizzare le conoscenze acquisite nei corsi di italiano. L'elaborato dovrà constare di un minimo di 3 e di un massimo di 5 cartelle dattiloscritte (cioè tra 7000 e 10.000 caratteri, spazi inclusi) e dovrà essere inviato entro il 30 giugno 2002 su carta (e, possibilmente, anche per posta elettronica) ad uno dei due lettori di italiano sopraindicati. La selezione finale, da parte della commissione incaricata, avverrà entro il 10 ottobre 2002 ed i vincitori saranno proclamati nel corso della Settimana della Lingua italiana. La borsa di studio potrà essere utilizzata nell'arco del 2003, in un periodo da stabilire compatibilmente con gli impegni degli interessati e delle università che li accoglieranno.


Data inserimento in rete: martedì, maggio 21, 2002
IIC Istituti italiani di cultura - Articolo del 21/05/02

Lingua e Commercio
L’italiano, uno strumento per l’economia
di Federico Guiglia

Il Giornale, 21 maggio 2002
Il vertice di Madrid tra l'Unione europea e i Paesi dell'America latina ha riproposto per l'Italia quel ruolo che per cinquant'anni aveva sottovalutato e talvolta addirittura ignorato: il ruolo di interlocutore speciale nelle relazioni sempre più strette tra Vecchio e Nuovo Mondo, e in particolare fra l'Europa mediterranea a il suo corrispettivo, anche geografico, del Mercosur (l'area che comprende Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay). Il caso vuole che perfino la foto ufficiale del summit da poco concluso abbia immortalato quattro presidenti a colloquio (Aznar, Berlusconi, Chirac e Prodi) di cui ben due italiani, e sia pure con diversi incarichi istituzionali.
Ma il caso vuole anche che mai come in queste settimane si sia sviluppata la tesi di una «nuova Farnesina» , diplomatica e commerciale insieme, al punto che il nostro governo guarda al modello canadese del «Ministero degli Affari esteri e del Commercio internazionale», ovvero a quella moderna sintesi tra «politica politica» e politica economica che ormai rappresenta la chiave vincente e comune alle diplomazie dei più grandi Paesi industriali.
Perciò in questo contesto può essere utile indicare uno strumento che non è stato ancora approfondito come meriterebbe nel dibattito in corso: lo strumento della lingua. Ia «riforma strutturale» che si sta studiando per la Farnesina può finalmente valorizzare ciò che i governi del passato per sciatteria, provincialismo o semplice stupidità hanno snobbato; il valore anche commerciale e non solo culturale che può avere la lingua italiana.
Secondo una fresca e illuminante ricerca dell'Università La Sapienza di Roma, la nostra lingua è da tempo fra il quarto e il quinto posto nel mondo come quantità di studenti stranieri che la richiedono. Basta del resto rivolgersi agli Istituti italiani di cultura all'estero o alle quasi quattrocento sedi della Dante Alighieri, quasi sempre promosse o gestite da italianisti stranieri, per avere conferma del costante balzo in avanti della nostra lingua.
Per questo il governo non deve avere remore nel sollecitare un'attenzione particolare per l’italiano a quei Paesi - e i quattro del Mercosur fanno proprio al caso nostro - i quali a loro volta sollecitano un rapporto speciale con l’Italia in campo economico. Perché, per fare un semplice e facile esempio, le domande sul foglio per il visto d ingresso in Argentina non vengono scritte anche in italiano, oltre che in spagnolo e in inglese come già avviene? Recenti studi, tra l’altro, indicano che l’italiano continui a essere scolasticamente più richiesto dello stesso inglese fra gli alunni di Buenos Aires.
E poi il nostro Paese sostenga, finalmente, l'insegnamento dell'italiano che già esiste ma non sempre resiste come meriterebbe da quelle parti. E’ di questi giorni l’appello, accorato, rivolto alle nostre autorità istituzionali da parte di decine di professori che risiedono in Uruguay. Laggiù la lingua italiana fa parte del programma d'istruzione pubblica dal 1941. Sessantuno anni dopo, i docenti denunciano il rischio (per il 2003) che l'italiano da materia di studio obbligatoria, passi a esser facoltativa. E non certo per un atteggiamento pregiudiziale del governo uruguaiano, se si pensa che nel corso della conferenza-stampa. conclusiva del viaggio di Ciampi a Montevideo, lo scorso anno, lo stesso presidente della Repubblica, Jorge Batlie, sfoggiò di proposito un accettabilissimo italiano coi giornalisti (e l’allora suo collega argentino, Fernando De La Rúa, si vanta a sua volta d'aver studiato l’italiano a scuola).
L'Italia batta un colpo a Montevideo per farsi sentire in America latina.
f.guiglia@tiscalinet.it


IIC Praga - Agenzia del 21/05/02

Arte italiana e barocco ceco insieme in mostra
Opere italiane e ceche nell'esposizione allestita a Praga


Praga – Si è aperta ieri a Praga la mostra 'I Fiorentini: l'arte all'epoca dei Medici' : quadri a olio, disegni, incisioni, grafiche in 'stile fiorentino' eseguiti a Firenze e in Toscana, ma anche opere di artisti toscani all'epoca ospiti della capitale ceca.
La mostra, che ha raccolto una grande quantità di opere provenienti da musei cechi, e' stata organizzata dalla Galleria nazionale con la collaborazione dell'Istituto italiano di cultura. Obiettivo dell'esposizione è mostrare come l'arte dei maestri fiorentini e toscani dal Cinquecento fino al Settecento abbia avuto notevole incidenza sulla nascita del barocco ceco.
A impreziosire la mostra un arazzo proveniente dalla collezione dei Medici raffigurante l'allegoria di Firenze e di Siena con al centro lo stemma dei Medici: l'opera è stata prestata dal senato italiano, che, per l'occasione ha inviato a presenziare all'inaugurazione anche una sua delegazione. News ITALIA PRESS


IIC Bruxelles - Articolo del 06/05/02

Dopo Bruxelles, a Vevier la mostra realizzata dall'Istituto Italiano di Cultura
Albano Vitturi in Belgio


L'Arena di Verona, 6 maggio 2002




- Agenzia del 21/05/02

Le ambasciate «al servizio» delle nostre imprese. E a ruota il nuovo ministro
Esteri, in arrivo la riforma


Il Gazzettino - Roma
Giugno dovrebbe essere decisivo per la Farnesina: per metà mese si prevede infatti l'arrivo all'approvazione del Consiglio dei ministri del disegno di legge sulla riforma del Ministero degli Esteri, per renderlo più in linea con le esigenze di promozione dell'economia italiana. Con il completamento della riforma da lui stesso promossa, Silvio Berlusconi è pronto a cedere l'interim: possibile quindi che in quel periodo arrivi anche la nomina del nuovo ministro degli Esteri, carica per la quale è spuntato il nome dell'ex ambasciatore a Washington Boris Biancheri accanto a quelli di Franco Frattini e Antonio Marzano.
Il disegno di legge di riforma - appena una decina di articoli - si ispira al modello canadese e prevede l'accorpamento nella direzione Affari economici della Farnesina dell'ex ministero per il Commercio con l'Estero, ovvero di tre direzioni attualmente dipendenti dalle Attività produttive.
L'accorpamento riguarderà anche i 104 uffici Ice (Istituto per il commercio con l'estero) che confluiranno nelle 133 sezioni commerciali delle ambasciate italiane nel mondo. Giugno sarà anche mese di nomine per alcune importanti ambasciate. In scadenza ci sono Parigi (favorito Giovanni Domeninedò, attuale direttore generale del personale) e Madrid, subito dopo verranno Pechino e la Nato. Il valzer di poltrone va collegato a quello atteso per dopo l'estate, quando si dovrà scegliere il successore a Washington di Ferdinando Salleo, che va in pensione. Questa nomina potrebbe scatenare un complesso giro in cui non è escluso rientrino anche Sergio Vento (rappresentante permanente all'Onu), Silvio Fagiolo (ora a Berlino) e persino l'attuale segretario generale della Farnesina, Giuseppe Baldocci.
A fine luglio, poi, la riforma e il riassetto della Farnesina saranno al centro della quarta Conferenza degli ambasciatori italiani nel mondo che riunirà al Ministero i responsabili di 118 ambasciate e 12 rappresentanze permanenti.


- Articolo del 19/05/02

IL PREMIER Berlusconi è sollecitato da alcuni organi di stampa a dimettersi da Ministro degli Esteri.

Il Tempo, domenica 19 maggio 2002
Quello che è strano è che il Presidente del Consiglio dice l'ovvio quando ricorda che in tutti i Paesi occidentali la politica estera la dirige - nei contenuti - il leader. È ovvio ma non è ascoltato. È ancora più strano il fatto che la politica estera del governo si è imposta per una sua caratterizzata fisionomia. Le stesse opposizioni, al dunque dei documenti votati in Parlamento, concordano con l'iniziativa di Palazzo Chigi. Pochi uomini politici italiani sono citati all'estero come statisti: De Gasperi, che fece uscire l'Italia dalla sconfitta bellica per farla approdare alla Nato, alle Nazioni Unite, e fu uno degli artefici della costruzione dell'Europa Unita; Fanfani, che propugnò una attiva politica di decolonizzazione soprattutto dei Paesi del Maghreb e, presiedendo la XXª Assemblea delle Nazioni Unite, propose negoziati per la cessazione delle ostilità in Vietnam; Craxi che portò l'Italia nel G7, il gruppo leader della politica mondiale.
È troppo presto per affermare che Silvio Berlusconi ha ottenuto il riconoscimento del ruolo di statista, però non si può negare che in un solo anno la sua politica ha registrato numerosi successi. Il primo lo si ricava dalle vittorie elettorali dei partiti di centrodestra in Europa. La demonizzazione delle carenze democratiche ed etiche della maggioranza è stata respinta dagli elettori italiani e da quelli degli altri Paesi europei che, nel corso dell'ultimo anno, sono andati a votare, felici - anziché spaventati - di dar vita in casa loro alla formula politica per lo sviluppo, la solidarietà e la sicurezza che Berlusconi ha proposto per contratto agli italiani.
Il secondo successo è stato rappresentato dal fattivo impegno italiano in Europa: una politica basata sull'idea della Federazione di stati-nazione. L'avvicinamento tra Blair e Berlusconi e il riposizionamento dell'Italia nel suo posto naturale di grande Paese fondatore dell'Europa sono stati la logica conseguenza di una politica innovativa. Il terzo successo è rappresentato dal ruolo che l'Italia ha svolto per il coinvolgimento della Russia nelle scelte di politica di difesa dell'Occidente. Il Vertice che si terrà a Roma il 28 maggio testimonia il ruolo chiave che il nostro Paese ha esercitato nei rapporti con Washington, gli altri alleati e Mosca. Il quarto e più evidente successo è l'ultimo in ordine di tempo e riguarda la costretta europeizzazione della soluzione alla crisi israelo-palestinese. La difficoltà di Gran Bretagna, Francia e Germania ad accettare uno solo dei tredici palestinesi attualmente «ospiti» a Cipro, la dice lunga sul grave errore che Berlusconi avrebbe commesso accettando di far carico all'Italia della soluzione di un problema che, nonostante le legittime sollecitazioni del Vaticano, non poteva che essere europea.
A fronte di tutti questi successi Berlusconi viene sollecitato da diversi parti politiche e dalla stampa a dimettersi da Ministro degli Esteri, prima di aver portato a termine la riforma del ministero. Viene il dubbio che non si obbietti alla politica ma si cerchi di boicottare la riforma della Farnesina. Una riforma che è invece urgente. Le grandi imprese private la politica di penetrazione all'estero se la fanno per conto loro, mentre le piccole e medie imprese affrontano maggiori difficoltà. A chi dà fastidio che l'Italia, come il Canada, l'Australia, la Francia, la Germania, si occupi assieme di commercio estero e di relazioni internazionali? Storia vecchia: ai conservatori le novità non sono mai piaciute.


- Articolo del 21/05/02

LA RIFORMA DELLA FARNESINA

Il Tempo, martedì 21 maggio 2002
LA RIFORMA del Ministero degli Esteri continua a stimolare speculazioni, fantasie, desideri. Ora si vocifera della nomina di qualche ambasciatore da scegliere fra uomini di industria privata e pubblica, magari a riposo. Non è un'idea nuova. Viene da certa prassi americana e, in misura ridotta, francese. Gli ambasciatori statunitensi «politici» sono dei signori che avendo sostenuto, soprattutto finanziariamente, l'elezione del Presidente, senza aver però concorso a cariche parlamentari o politiche, gli chiedono «in premio» una «residenza» di ambasciatore più che un'ambasciata, la quale in effetti vien poi guidata per tutti gli aspetti tecnico-diplomatici dal vice, un diplomatico di carriera di cui il Dipartimento si fida.
Nonostante notevoli eccezioni - basti ricordare la signora Clare Booth Luce, ambasciatore a Roma negli anni Cinquanta; George Bush, rappresentante dell'Onu nei primi anni Settanta - non pare che tali nomine siano molto gradite a Foggy Bottom perché questi ambasciatori creano spesso problemi di coordinamento e di esecuzione rapida delle istruzioni nonché problemi legati all'ambientamento, spesso personalizzato e poco funzionale. D'altra parte, «grandi» ambasciatori americani furono di carriera come George Kennan e Thomas Pickering a Mosca. L'esperienza francese in materia di ambasciatori «politici» non sembra meno problematica. Anche perché il giornalista o l'accademico nominato ambasciatore non ha in genere la modestia dell'omologo americano e si crede davvero un diplomatico. Per non andare lontano, qualche esperienza a Palazzo Farnese non sembra sia stata delle migliori, specie se paragonata all'attuale prestigiosa missione dell'ambasciatore Blot, proveniente dalla Carrière. A imitazione degli Stati Uniti, i Paesi dell'America Latina hanno non solo ambasciatori, ma anche funzionari diplomatici fuori ruolo. Naturalmente tale fenomeno è di misura ridotta per i grandi Paesi, come il Brasile o l'Argentina, ma generalizzato per i piccoli. Cosa anche comprensibile perché non hanno un'amministrazione pubblica forte e ben selezionata. Per certe repubbliche, cosiddette delle banane, si tratta di posti appetibili cui la fazione dominante non vuole rinunziare. Le grandi diplomazie, a cominciare da quella Vaticana, per passare alla britannica, alla spagnola, quelle che riescono a far contare i rispettivi governi e Paesi più di quanto non lo sarebbero per se stessi, sono tutte affidate a funzionari di carriera.
Come i nostri, si tratta di gente selezionata in un difficile concorso, che conosce perfettamente due o più lingue straniere e che continua a frequentare corsi di perfezionamento, stage in «grandi» scuole, industrie e amministrazioni straniere, affinati in lunghe e varie esperienze diplomatiche, per passi successivi, da impegnativi incarichi consolari a difficili negoziati economici e politici; pronti a passare dalla diplomazia bilaterale a quella multilaterale. Se si venisse alla conclusione che le ambasciate più prestigiose potrebbero essere precluse alla Carriera, scadrebbe sicuramente il numero e il livello degli aspiranti diplomatici.


Data inserimento in rete: lunedì, maggio 20, 2002
IIC Francoforte - Agenzia del 20/05/02

Pinocchio e le immagini della fantasia
È approdata al Kindermuseum di Francoforte la Mostra internazionale d'illustrazione per l'infanzia, partita da Sàrmede, in provincia di Treviso, e in giro per vari continenti.

Francoforte - A Sàrmede, comune della provincia di Treviso, sono stati in tanti ad affollare le sale di Casa dei Carraresi per l'edizione trevigiana della 19a Mostra internazionale d'illustrazione per l'infanzia svoltasi a marzo sotto l'egida della Fondazione Cassamarca.
Una tradizione, quella di Sàrmede, che si ripete da anni e in cui la cittadina rinnova, come ha sottolineato il sindaco, Pierina Dal Cin, la sua vocazione ad essere presente nel panorama internazionale delle manifestazioni relative all'arte, alla letteratura, al teatro, al cinema, alla musica rivolte ai piccoli. La Mostra ha visto le espressioni artistiche e culturali di diversi Paesi, laboratori per insegnanti e bambini, le Fiere del Teatro, rassegne teatrali per piccoli e grandi, con Pinocchio a fare la parte del leone. Qui il celeberrimo burattino di legno, creato dalla fantasia di Collodi, era atteso da tempo e non ha potuto non risconstrare un grande successo.
Il mondo di Pinocchio è stato raffigurato da artisti provenienti da venti diverse nazioni, cosicché Sàrmede è stata un vero e proprio 'paese dei balocchi'. Lo stesso si ripropone la città di Treviso a Francoforte: al Kindermuseum, fino al 16 giugno, si avrà infatti la possibilità di visitare la mostra, prender parte a rassegne teatrali con l'attrice Elettra De Salvo (il 12 maggio e il 9 giugno) e a laboratori didattici in alcune scuole della città e di Offenbach. Un vero esercizio per la fantasia e per la creatività per grandi e piccoli, proposto dalla città di Treviso in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura, per offrire un confronto interculturale tra artisti dell'illustrazione intesa non come immagine a servizio di un testo, bensì come protagonista nel mondo dell'arte figurativa e di grande valore artistico.
Ciò si colloca nello spirito proprio della manifestazione, già svoltasi a Barcellona e in India e che andrà anche nelle più importanti capitali dell'America Latina. In Germania toccherà anche Monaco, ma Francoforte è una tappa fondamentale "perché è un punto di riferimento, a livello nazionale, per questo Paese e poi perché abbiamo una forte comunità trevigiana rappresentata dai gelatieri e da vari imprenditori. Da qui la volontà di continuare a lavorare in tandem con loro e con i veneti qui presenti ", ha affermato Luca Zaia, Presidente della Provincia di Treviso. Che ribadisce l'impegno verso il tema del fanciullo, "caro alla politica sociale della nostra provincia".
Un messaggio, questo, a quanti visiteranno la mostra. Qui ci si troverà di fronte ad un mondo colorato, mistilingue, affollato di immagini, un bazar dove è un piacere girare, fermarsi, stupirsi e ridiventare bambini. Una festa dell'immaginazione in cui vale la pena tuffarsi. Anche per i grandi. Sabrina Bianchett/ Corriere d'Italia – News ITALIA PRESS


Berlino: per tre giorni capitale dei Veneti d’Europa - Dal 7 al 9 giugno la città tedesca ospiterà i delegati delle comunità venete sparse nel vecchio continente che parteciperanno alla Conferenza d’area promossa dalla Regione. Le anticipazioni e il programma dei lavori.

(Veneti nel Mondo/Inform n. 98, 19 maggio 2002)
VENEZIA - E’ stato predisposto il programma dei lavori della Conferenza dei Veneti d’Europa che si svolgerà a Berlino da venerdì 7 a domenica 9 giugno prossimi, presso l’hotel Holiday Inn Berlin Esplanade. L’atteso appuntamento, promosso per la seconda volta dalla Regione Veneto nel nostro continente (la prima Conferenza dei Veneti d’Europa si tenne nel 1999 in Lussemburgo), avrà come sede la capitale della Germania, paese nel quale la presenza veneta è particolarmente numerosa, ma anche città simbolo di una comunità europea che si sta sempre più allargando, dopo l’abbattimento dei confini tra est e ovest.
Come da prassi consolidata, dopo la cerimonia d’apertura e il saluto delle autorità, la giornata d’esordio di venerdì, prevede la relazione introduttiva dell’assessore veneto alle politiche dei flussi migratori, Raffaele Zanon, che fornirà elementi di riflessione e approfondimento per i partecipanti al meeting. Quattro le tavole rotonde programmate per affrontare altrettanti temi di grande attualità per le comunità venete all’estero. Lo stesso giorno dell’apertura si parlerà di "Essere veneti in Europa per fare sistema nel mondo della globalizzazione": il dibattito, al quale parteciperanno Dino De Poli, presidente Nuova Unaie e Utrim, Mario Moretti Polegato, console onorario di Romania, oltre a un rappresentante dell’Unione Europea, saranno coordinati da Enrico Cavaliere, Presidente del Consiglio Regionale del Veneto.
Sabato la prima tavola rotonda sarà dedicata a "Mobilità e migrazioni nell’Europa dei popoli": presiederà Oscar De Bona, presidente dell’Unione Regionale delle Province Venete, e interverranno Franco Narducci, segretario Generale del C.G.I.E., Barbara John, responsabile dell’ufficio stranieri del Senato di Berlino, Sandro Cattacin, docente all’università di Neuchatel (CH) e Gian Paolo Sardos Albertini, presidente dell’Associazione dei discendenti degli esuli giuliano-dalmati. Comunicazione multimediale e rappresentanza sociale: problemi e prospettive" è il titolo del successivo
confronto, coordinato da Bruno Zoratto, presidente della Commissione Informazione del C.G.I.E. Interverranno Luigi Bacialli, direttore de "Il Gazzettino", Massimo Magliaro, direttore di Rai nternational e Luciano Segafreddo, direttore de "Il Messaggero di Sant’Antonio", edizione italiana per l’estero.
L’ultima tavola rotonda della giornata avrà come tema i "Diritti di cittadinanza nell’Europa del 2000: formazione e lavoro - sicurezza sociale". La presiederà Maurizio Facincani, presidente dell’Anci Veneto e vi parteciperanno Ubaldo Lonardi, assessore alle politiche del lavoro e alle attività produttive della Provincia di Padova e Giorgio Santini, Segretario Nazionale Cisl.
Nel pomeriggio è prevista la costituzione dei tre gruppi di lavoro (comunicazione; cultura e diritti di cittadinanza; mobilità e globalizzazione), i cui lavori proseguiranno nella giornata conclusiva
di domenica.
La Conferenza si chiuderà in mattinata, con la presentazione dei documenti finali e la relazione conclusiva dell’assessore Raffaele Zanon. Hanno finora assicurato la loro presenza l’on. Mirko Tremaglia, ministro per gli Italiani all’estero, l’on. Adolfo Urso, vice ministro alle attività produttive e Silvio Fagiolo, ambasciatore d’Italia a Berlino.
L’appuntamento di Berlino sarà preceduto il 24 maggio dall’ultima delle tre pre-conferenze previste, quella di Timisoara, in Romania. Dato, però, il carattere particolare della presenza Veneta in questo Paese, l’incontro avrà caratteristiche diverse rispetto a quelli precedenti svoltisi a Padova e a Bruxelles. Sarà una delegazione regionale, guidata dall’assessore Zanon, a incontrarsi con le rappresentanze istituzionali ed economiche rumene, per discutere su alcuni temi proposti da operatori economici veneti in Romania, temi che saranno poi ripresi durante la Conferenza di Berlino.
(Veneti nel Mondo/Inform)


IIC Vienna - Agenzia del 20/05/02

Is. it. cultura: mostra fotografica sulla Callas a Vienna

Vienna, 20 mag. (Adnkronos) - "Callas per sempre (1923-1977)". E' questo il titolo della mostra fotografica che verrà inaugurata il prossimo 19 giugno presso l'Istituto italiano di cultura di Vienna.
La mostra, realizzata dal Centro Herbert von Karajan in collaborazione con l'Istituto italiano di cultura di Vienna, celebra il 25.mo anniversario della morte di Maria Callas. Saranno esposte le fotografie sugli anni italici della Callas, che appartengono alla collezione privata di Giancarlo Tanzi, e si potrà assistere ad un filmato sugli aspetti più significativi della sua carriera. Agli ammiratori la Callas ha infatti lasciato una eredità inestimabile: nel 1965 incise in esclusiva per la casa discografica EMI la "Tosca" con Giuseppe di Stefano e la direzione di Victor De Sabata. Con Herbert von Karajan Maria Callas incise invece i ruoli di "Madame Butterfly" e di Leonora nel "Trovatore" di Giuseppe Verdi.
Esiste infine un leggendario frammento della "Lucia di Lammermoor" di Donizetti diretta da H. Von Karajan, ripresa al Teatro La Scala a Berlino nel 1955. In occasione della mostra la EMI produrrà un Cd "Callas per sempre", con una scelta di arie famose.





IIC Budapest - Agenzia del 20/05/02

L' Ist. Ital. di Cult.di Budapest presenta il programma
UMBRIA-BUDAPEST 21 maggio - 14 giugno 2002


(Italcult)
Martedì 21/05
Ore 17.00: Sbandieratori di Gubbio
Giardino del Museo Nazionale (Múzeum krt. 14-16 – 1088 Budapest). In caso di pioggia l’esibizione si svolgerà nel Salone dell’Istituto Italiano di Cultura /IIC/.
Le origini degli Sbandieratori dì Gubbio risalgono al 1435. L'attuale Gruppo Sbandieratori si è costituito nel 1969 e in
trentadue anni di attività ha eseguito oltre 1000 manifestazioni in tutto il mondo, visitando 35 nazioni ed esibendosi davanti ad oltre 50 milioni di persone, valorizzando e promuovendo le tradizioni italiane ed in particolare umbre.
Organizzazione: Sbandieratori di Gubbio.

Mercoledì 22/05
Ore 16.00 Inaugurazione della mostra:
Due capolavori del Perugino, maestro di Raffaello.

La mostra sarà aperta dal 22 maggio al 14 giugno con il seguente orario: tutti i giorni, escluso il lunedì,
dalle 10 alle 17
Museo di Belle Arti (Hösök tere – Budapest XIV. – Tel.: 3632675)
Una eccezionale esposizione di due preziose opere su tavola di Pietro Vannucci detto il Perugino (1445-1523). L’adorazione dei Magi e L’Arcangelo Gabriele dal polittico di Sant’Agostino testimoniano un momento importante del grande rinascimento italiano.
Organizzazione: Soprintendenza per i Beni Architettonici, il Paesaggio, il Patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico dell’Umbria. Regione dell’Umbria Sevizio Musei e Beni culturali

Giovedì 23/05
Ore 16.00 Inaugurazione mostra: Il Senso del Classico - Ceramiche umbre del Rinascimento e dello Storicismo
La mostra sarà aperta dal 23 maggio al 14 giugno con i seguenti orari tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle ore 10 alle ore 18
Museo di Arti Applicate (Üllöi út 33-37 – 1091 Budapest– Tel: 4565100).
Le quaranta maioliche in mostra provenienti da Deruta, Gualdo Tadino, Gubbio e Orvieto, i centri umbri di antica tradizione ceramica, documentano due momenti storici di massimo sviluppo dell'arte ceramica umbra. Seppure diversi tra loro, li unisce un filo comune che è una sensibilità estetica spinta verso il recupero di un mondo precedente e antico, percepito come "classico". Per la storia della ceramica, invece, mentre la stagione rinascimentale segna l'avvio di innovazioni tecnologiche che rivoluzionano le soluzioni estetiche, come nel caso del lustro, la ripresa storicista tra Otto e Novecento si caratterizza per il recupero revivalistico delle grandi glorie trascorse e rappresenta quasi una reazione alla nascente industrializzazione. Ma, entrambi, rappresentano nelle diverse epoche le espressioni più autentiche e originali della ceramica umbra.
Organizzazione: Provincia di Perugia. Servizio Attività Culturali Artistiche e Sportive Ufficio Promozione Eventi e Gestione Centri Espositivo Museali con la collaborazione dei Comuni di Deruta, Gualdo Tadino, Gubbio ed Orvieto

Martedì 28/05
Ore 20.00 Film: Francesco giullare di Dio
Regia: Roberto Rossellini Anno: 1950 - Durata: 90'
Sala Cinema dell’IIC
Il soggetto del film, tratto dai "Fioretti" del santo e dalla "Vita di Frate Ginepro", fu scritto da Rossellini assieme a Federico Fellini. Truffaut definì questo film "una meditazione sulla gioia perfetta".Il misticismo qui appare venato da una vena comica e popolare immediata: il santo è un ragazzo entusiasta della propria gioventù, di cui sa contagiare i suoi compagni.
Organizzazione: Cineteca di Stato ungherese

Mercoledì 29/05 Ore 20.00
Film: Fratello Sole, Sorella Luna
Regia: Franco Zeffirelli - Anno: 1971 - Durata: 137'
Sala Cinema dell’IIC
Girato da Zeffirelli, nel 1971, su un soggetto scritto assieme a Suso Cecchi D'Amico e a Lina Wertmuller. La storia si svolge attorno al 1200 nel territorio umbro e racconta la vita di Francesco dagli anni spensierati della gioventù alla guerra contro Perugia, dalla crisi religiosa fino all'arrivo a Roma alla corte di Papa Innocenzo III. Il film è stato girato per lo più nelle città e nelle campagne umbre: a Castelluccio di Norcia, a Norcia, sul Monte Ventoso, nella Rocca Maggiore d'Assisi, alla Cascatadelle Marmore, nel Palazzo dei Consoli di Gubbio. Regione dell’Umbria
Organizzazione: Servizio Attività Culturali e Spettacolo con la collaborazione dell’Istituto Cinematografico dell’Aquila “La lanterna Magica”

Giovedì 30/05
Ore 19.00 Film: Francesco
Regia: Liliana Cavani - Anno: 1989 - Durata: 155'
Sala Cinema dell’IIC
Nel 1989 Liliana Cavani tornò al soggetto francescano con il quale aveva esordito nella regia cinematografica 23 anni prima.
Interpretato da Mickey Rourke, il santo assume connotazioni cristologiche distanti dall'agiografia tradizionale. Ambientato in un' Umbria fosca e ventosa, il film si svolge nel 1226 quando, morto Francesco, le sue vicende vengono raccontate a turno da alcuni suoi compagni, tra cui c'è Chiara.
Organizzazione: Regione dell’Umbria. Servizio Attività Culturali e Spettacolo con la collaborazione di Istituto Luce s.p.a di Roma

Lunedì 03/06
Ore 17.30: L’ Editoria in Umbria: volumi in esposizione
(Atrio dell’Istituto di Cultura /IIC)
La mostra presenta una panoramica sulla piccola ma significativa editoria umbra che vanta antiche
tradizioni storiche e punte di alta qualità professionale.
Organizzazione: Regione dell’Umbria - Servizio Attività Culturali e Spettacolo Sezione Editoria
Ore 18.00: Serata dedicata a Sandro Penna
Relatore: Prof. Arnaldo Colasanti, Prof. Luigi Tassoni
Letture a cura di Roberto Biselli

Sala Conferenze dell’Istituto Italiano di Cultura /IIC
Sandro Penna è nato a Perugia nel 1906 ed è morto a Roma nel 1977.
L’omaggio al poeta umbro tra i più grandi del secolo, vuole raccontare l’uomo che, come scrive Cesare Garboli, ”è il solo poeta del ‘Novecento che abbia dato voce, nella nostra lingua, a ciò che viene prima, molto prima non dico della mitologia, o della retorica, ma della civiltà, della realtà del moderno”.
Organizzazione: Regione dell’Umbria Servizio Attività Culturali e Spettacolo
con la collaborazione della Provincia di Perugia

Mer. 05/06
Ore 20.00 Concerto Sia laudato…
Gruppo vocale “armonioso incanto" Perugia; Ensemble “Orientis partibus” Assisi

Voce recitante: Roberto Biselli
Direttore: Franco Radicchia
Sede: Basilica di Santo Stefano
Un percorso nella poesia e nel canto devozionale Umbro del XIII secolo come punto d’incontro tra ambito religioso, profano e tradizione orale.
Organizzazione: Sagra Musicale Umbra

Giovedì 06/06
Ore 16.00 Conferenza: Il tardogotico a Perugia a proposito di un ciclo di affreschi del primo quattrocento nel Museo di Belle Arti a Budapest.
Relatore: Prof. Francesco Federico Mancini

Presso la Sala Dorica del Museo di Belle Arti
Il Museo di Belle Arti di Budapest conserva un importante ciclo di affreschi provenienti da un palazzo del centro storico di Perugia. Attribuiti al pittore orvietano Cola Petruccioli ( ma più probabilmente del figlio Policleto) gli affreschi, staccati nel 1894 e pervenuti dopo varie vicissitudini al Museo di Budapest, raffigurano immagini di Vizi e Virtù. Furono realizzati tra il 1416 e il 1424, durante gli anni del governo aristocratico di Braccio da Montone.
Organizzazione: Regione dell’Umbria - Servizio Musei e Beni Culturali

Venerdì 07/06
Ore 18.00 Presentazione del volume: Il Palazzo Trinci di Foligno a cura di G.Benazzi e F.F. Mancini (Quattroemme editore)
Relatore: Prof. Francesco Federico Mancini

Sala Conferenze dell’Istituto Italiano di Cultura /IIC/
Il volume indaga a tutto campo il grande complesso monumentale, inquadrandolo nel vivace contesto storico della città di Foligno tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento. L’attribuzione degli affreschi delle sale monumentali a Gentile da Fabriano e alla sua équipe (ipotesi suffragata dalla scoperta di documenti) conferisce al palazzo un ruolo di primo piano nel quadro delle vicende artistiche e culturali del Tardogotico europeo.
Organizzazione:
Regione dell’Umbria
Servizio Attività Culturali e Spettacolo
Sezione Editoria

Venerdì 7/06, sabato 8/06, domenica 9/06
Ore 10-18 Workshop della Ceramica umbra
Incontro con gli operatori Salone al piano terra del Museo di Arti Applicate
Presentazione delle più significative produzioni della ceramica Umbra, saranno presenti i responsabili commerciali delle aziende esportatrici interessati a sviluppare rapporti di partenariato sia commerciale che produttivo, con operatori Ungheresi.
Durante la manifestazione sarà inoltre possibile, attraverso una postazione telematica, visitare virtualmente la Showroom "Made in Umbria" nella quale espongono le più importanti Aziende del settore moda, articoli da regalo, agroalimentare e abbigliamento.
Organizzazione: Regione dell’Umbria Servizio Internazionalizzazione delle imprese Promozione dell’Artigianato e della Cooperazione

Martedì 11/06
Ore 20.00 La prova di un’opera seria
Farsa in atto di Giulio Artusi, musiche di Francesco Gnecco Direttore artistico: Maestro Michelangelo Zurletti
Salone al piano terra dell’IIC
Il Teatro lirico sperimentale “ A. Belli” di Spoleto presenta la farsa comica di Giulio Artusi musicata all’inizio dell’Ottocento da Francesco Gnecco “ La prova di un’opera seria “. L’operina che ebbe particolare successo in Italia e all’estero è una satira sui personaggi teatrali del melodramma ottocentesco attraverso il meccanismo del Teatro nel Teatro.
L’allestimento sarà curato da Paolo Baiocco mentre la direzione musicale sarà del Maestro Andrea Certa che oltre ad
interpretare al pianoforte l’opera dirigerà il quartetto d’archi dell’orchestra. Interpreti saranno i cantanti vincitori del concorso di canto di Spoleto del 2001 – 2002. Sono programmate due recite.
Organizzazione: Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”

Mercoledì12/06
ore 20.00
Concerto vocale
Direttore artistico: Maestro Michelangelo Zurletti Sala Conferenze ed atrio del I piano dell’IIC
Presso il Centro Culturale Italiano di Szeged
Il Teatro lirico sperimentale“ A. Belli” di Spoleto presenta i suoi cantanti concerto. In programma celebri arie dal repertorio operistico italiano.
Organizzazione: Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”

Gio. 13/06
ore 15-18:
"Workshop turistico - Incontro con gli operatori"
Sala Conferenze ed atrio del I piano dell’IIC
Incontro tra gli operatori turistici ungheresi della domanda e quelli turistici ed agrituristici umbri dell’offerta. Durante il
workshop sarà possibile degustare le produzioni tipiche umbre.

Organizzazione: Azienda di Promozione Turistica dell’Umbria.
In concomitanza con il workshop turistico, esposizione delle produzioni agroalimentari umbre a denominazione di origine e degustazione dei prodotti stessi.
Organizzazione: Regione dell’Umbria - Servizio Sviluppo rurale sostenibile


Data inserimento in rete: domenica, maggio 19, 2002
- Uno sciopero proclamato dai sindacati
di d. c.

La Stampa, 19 maggio 2002
SAVONA. Agitazione in vista per i dipendenti delle Agenzie fiscali e Dpf. Per il tre giugno Cgil, Cisl, Uil, Unsa-Salfi hanno organizzato a Roma il primo sciopero nazionale con manifestazione davanti al Palazzo del governo. Le organizzazioni sindacali invitano tutte le strutture territoriali ad attivarsi per coinvolgere i lavoratori del settore. Motivo: la Corte Costituzionale ha annullato le procedure relative ai corsi di riqualificazione professisonale del personale finanziario. Si chiede l´intervento del governo allo scopo di trovare una soluzione «politica» che tenga conto dei diritti di chi si è già riqualificato e le aspettative di chi ancora deve farlo. Il rischio è di corsi inutili. Fiorenzo Timori, delegato della Fps-Cisl della dogana di Savona, spiega: «Senza commentare la sentenza, questo sindacato non ha mai condiviso la decisione assunta a suo tempo dall´amministrazione che ha costretto personale già qualificato a sottoporsi a riqualificazioni inutili e dannose. Si trattava di corsi-burletta».



- Palazzo della Consulta
(Italcult) Si trascrive qui di seguito la sentenza di illegittimità costituzionale dei corsi di riqualificazione indetti dalla Pubblica Amministrazione. La sentenza n. 194 è stata pronunciata dai giudici della Consulta il 16 maggio 2002.(Italcult)

SENTENZA N. 194
ANNO 2002

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori:

- Massimo VARI Presidente
- Riccardo CHIEPPA Giudice
- Gustavo ZAGREBELSKY
- Valerio ONIDA
- Carlo MEZZANOTTE
- Guido NEPPI MODONA
- Piero Alberto CAPOTOSTI
- Annibale MARINI
- Franco BILE
- Giovanni Maria FLICK
- Francesco AMIRANTE

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 22 della legge 13 maggio 1999, n. 133 (Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale), promosso con ordinanza emessa il 18 ottobre 2000 dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio sui ricorsi riuniti proposti dalla Dirstat-Finanze (ora Dirpubblica) contro la Presidenza del Consiglio dei ministri ed altre, iscritta al n. 451 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 24, prima serie speciale, dell’anno 2001.

Visti l’atto di costituzione della Dirstat-Finanze (ora Dirpubblica) nonché l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nell’udienza pubblica del 12 marzo 2002 il Giudice relatore Piero Alberto Capotosti;

uditi l’avvocato Michele Lioi per Dirstat-Finanze (ora Dirpubblica) e l’Avvocato dello Stato Giuseppe Stipo per il Presidente del Consiglio dei ministri.


Ritenuto in fatto


1. - Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, con ordinanza del 18 ottobre 2000, depositata il 7 febbraio 2001, solleva questione di legittimità costituzionale dell’art. 22 della legge 13 maggio 1999, n. 133 (Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale), in riferimento agli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione, nonché, implicitamente, all’art. 136 della Costituzione.

2. - La questione è stata sollevata nel corso del giudizio avente ad oggetto due ricorsi proposti dalla Dirstat-Finanze (ora Dirpubblica), in persona del legale rappresentante pro tempore, il quale ha agito anche in proprio, aventi ad oggetto l’annullamento di alcuni atti -decreti del Ministero delle finanze e decreti direttoriali- concernenti le procedure di riqualificazione per il personale del Ministero delle finanze ai sensi dell’art. 3, commi 205, 206 e 207, della legge 28 dicembre 1995, n. 549 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica).

2.1. - Il Tar, in linea preliminare, dopo avere affermato la propria giurisdizione, espone che i ricorrenti eccepiscono l’illegittimità costituzionale dell’art. 3, commi 205, 206 e 207 della legge 28 dicembre 1995, n. 549, nel testo modificato dall’art. 22 della legge n. 133 del 1999, nella parte in cui sono state sostanzialmente confermate le procedure selettive previste dal testo originario dall’art. 3, comma 206 lettera b), della legge n. 549 del 1995 ed i corsi di riqualificazione per il personale del Ministero delle finanze, con riserva del settanta per cento dei posti vacanti al personale in servizio alla data del 31 dicembre 1998, realizzando in tal modo una cooptazione verso l’alto di questi ultimi dipendenti, nonostante non abbiano svolto, neppure di fatto, mansioni superiori.

Il giudice a quo deduce che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 1 del 1999, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dei commi 205, 206 e 207 dell’art. 3 della legge n. 549 del 1995, nella parte in cui "prevedevano la sostituzione del concorso pubblico con procedure selettive interne, in assenza di esigenze di rilevanza costituzionale che consentissero la deroga alla regola del concorso pubblico". L’art. 22 della legge n. 133 del 1999 ha modificato queste ultime norme, stabilendo che, con le procedure selettive da esse previste, può "essere coperta unicamente una aliquota dei posti vacanti determinata nella misura del 70 % nelle qualifiche interessate dalle procedure medesime".

2.2. - Il Tar deduce che l’art. 22 della legge n. 133 del 1999 si porrebbe in contrasto con il principio secondo il quale la regola del pubblico concorso per l’assunzione del personale alle dipendenze della pubblica amministrazione sarebbe derogabile esclusivamente entro i limiti richiesti dall’esigenza di garantire il buon andamento dell’amministrazione, ovvero altri principi di rango costituzionale. A suo avviso, la sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 1999 avrebbe infatti riferito la regola del concorso anche all’accesso ad una qualifica funzionale superiore, in quanto quest’ultimo costituirebbe una forma di reclutamento, che richiede un selettivo accertamento delle attitudini non restringibile ai soli dipendenti dell’amministrazione.

Secondo il rimettente, l’art. 22 della legge n. 133 del 1999 "non fa altro che confermare le procedure già previste dalla precedente normativa di cui alla legge n. 549/95" e, quindi, "nella sostanza viola il giudicato costituzionale confermando disposizioni dichiarate illegittime".

Inoltre, "la modifica legislativa", prevedendo una procedura selettiva interna e l’attribuzione a soggetti estranei all’amministrazione soltanto del 30 % dei posti disponibili, si porrebbe in contrasto con i principi costituzionali di concorsualità (art. 51 Cost), di parità di trattamento (art. 3 Cost.) e di buon andamento ed imparzialità dell’amministrazione, garantiti dalla scelta dei più meritevoli (art. 97 Cost.).

Infine, la norma, stabilendo che i dipendenti dell’amministrazione finanziaria possono partecipare ai corsi di riqualificazione anche qualora non abbiano svolto, neppure di fatto, mansioni superiori, violerebbe gli artt. 3, 51 e 97 Cost., poiché realizzerebbe una ingiustificata disparità di trattamento in danno di quanti non lavorano già alle dipendenze della p.a., permettendo l’accesso alla qualifica superiore da parte dei dipendenti i quali non solo non hanno svolto le relative mansioni, ma sono anche privi del titolo di studio per essa richiesto.

3. - Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente infondata.

Secondo la difesa erariale le procedure di riqualificazione in esame consistono in una prova scritta, il cui superamento è condizione per l’ammissione al corso di riqualificazione, al termine del quale è prevista una prova teorico-pratica, allo scopo di accertare il possesso da parte del candidato della professionalità richiesta per la qualifica di riferimento. I criteri informativi delle prove e delle modalità di stesura dei questionari oggetto delle prove selettive sono stati elaborati da un gruppo di studio nominato con decreto ministeriale; le materie dei corsi e gli specifici percorsi formativi, in riferimento ai diversi profili professionali, sono stati anch’essi stabiliti con decreto ministeriale, sulla scorta delle proposte formulate da un apposito gruppo di lavoro. Le procedure di riqualificazione, a suo avviso, non determinerebbero una automatica progressione ad una qualifica superiore, ma realizzerebbero una adeguata selezione, assicurando la funzionalità degli uffici, la crescita personale e professionale dei cittadini nell’ambito del luogo di lavoro e la partecipazione dei lavoratori all’organizzazione ed al progresso della società.

L’interveniente deduce, infine, che la deroga alla regola del pubblico concorso sarebbe giustificata e che sarebbe altresì ragionevole la previsione in virtù della quale il possesso di una determinata anzianità nella qualifica immediatamente inferiore a quella oggetto del concorso costituisce un requisito alternativo rispetto al titolo di studio.

4. - Nel giudizio innanzi alla Corte si è costituita la Dirpubblica (già Dirstat-Finanze), facendo proprie le argomentazioni svolte dal Tar e chiedendo l’accoglimento della questione.

Nelle memorie depositate in prossimità dell’udienza pubblica la parte insiste nel sostenere che la norma impugnata riprodurrebbe quella già dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte e che l’ammissione alla procedura di riqualificazione, anche in mancanza del titolo di studio richiesto per l’accesso alla qualifica superiore, purché il dipendente vanti una certa anzianità di servizio nella qualifica inferiore, sarebbe irragionevole, in quanto quest’ultimo elemento sarebbe inidoneo a dimostrare il possesso della professionalità necessaria per l’attribuzione della qualifica più elevata. Inoltre, a suo avviso, la riserva del 70 % dei posti in favore dei dipendenti realizzerebbe una ingiustificata disparità di trattamento rispetto agli aspiranti che possono accedervi esclusivamente mediante una ordinaria procedura concorsuale.

5. - All’udienza pubblica l’Avvocatura generale dello Stato e la parte costituita hanno insistito per l’accoglimento delle conclusioni rassegnate nelle difese scritte.


Considerato in diritto


1 - La questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio con l'ordinanza indicata in epigrafe ha ad oggetto l'art. 22 della legge 13 maggio 1999, n. 133 (Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale), il quale -con il comma 1 lettere a), b) e c)- ha modificato i commi 205, 206 e 207 dell'art. 3 della legge 28 dicembre 1995, n. 549 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), che disciplinano la copertura del 70% dei posti disponibili nelle dotazioni organiche dell'amministrazione finanziaria per i livelli dal quinto al nono, mediante apposite procedure di riqualificazione riservate al personale appartenente alle qualifiche funzionali inferiori, e con il comma 2 ha fatto salvi gli atti e i procedimenti già adottati.

Secondo il giudice rimettente, la norma impugnata "non fa altro che confermare le procedure già previste dalla precedente normativa di cui alla legge n. 549 del 1995", dichiarata illegittima da questa Corte con la sentenza n. 1 del 1999, cosicché la stessa norma, in quanto riproduttiva di disposizioni già dichiarate costituzionalmente illegittime, "nella sostanza viola il giudicato costituzionale". Inoltre "la modifica legislativa" censurata, prevedendo una procedura selettiva interna per il conferimento di una qualifica funzionale superiore e stabilendo che soltanto il 30% dei posti disponibili possono essere attribuiti a coloro che non sono già dipendenti dell'amministrazione finanziaria, derogherebbe ingiustificatamente alla regola del pubblico concorso, che riguarderebbe anche la fattispecie in esame, ponendosi così in contrasto con i principi costituzionali della parità di trattamento (art. 3 della Costituzione) e di buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione (art. 97 della Costituzione).

Infine la norma censurata, disponendo che i dipendenti possono partecipare ai corsi di riqualificazione, anche se non hanno svolto, neppure di fatto, mansioni superiori, violerebbe, sotto altro profilo, gli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione, ponendo in essere una ingiustificata disparità di trattamento in danno di quanti non lavorano già alle dipendenze dell'amministrazione, consentendo inoltre l'accesso alla qualifica superiore da parte di dipendenti i quali non solo non abbiano svolto le relative mansioni, ma siano anche privi del titolo di studio richiesto per la qualifica stessa.

2. - In via preliminare va precisato che il thema decidendum deve essere propriamente individuato -in base alle puntualizzazioni contenute nella motivazione dell'ordinanza di rimessione nella quale si dichiarano non manifestamente infondate le "dedotte questioni di legittimità costituzionale" relative all'art. 3, commi 205, 206 e 207 della legge n. 549 del 1995- nella disciplina dei corsi di riqualificazione recata appunto dal suddetto art. 3, commi 205, 206 e 207 (modificato quest’ultimo, ma in modo non rilevante, dall’art. 88 della legge 21 novembre 2000, n. 342) della stessa legge, così come risulta dopo la "modifica legislativa" introdotta dall'art. 22 della legge n. 133 del 1999. Ed è pertanto sul testo così risultante, nonché sul comma 2 del citato art. 22, che va condotto il presente scrutinio di legittimità costituzionale.

3. - Nel merito, la questione è fondata.

Si deve innanzi tutto osservare che molteplici sono le modifiche introdotte dall’art. 22 della legge n. 133 del 1999 alla disciplina in esame; in particolare si segnalano la riduzione dei posti riservati ai dipendenti dell'amministrazione finanziaria (art. 3, comma 205), l'esclusione di una progressione per saltum e l'impossibilità di esercitare, subito dopo l'ammissione al corso e sia pure in via provvisoria, le funzioni connesse alla qualifica superiore (art. 3, comma 207). Tali modifiche escludono pertanto, per il loro contenuto innovatore ed anche per l'intento dichiarato nel corso dei lavori preparatori della legge di recepire i principi stabiliti dalla citata sentenza n. 1 del 1999, che la disciplina denunciata possa essere considerata confermativa delle precedenti disposizioni dichiarate illegittime, superandosi così la prospettata censura di violazione del giudicato costituzionale. Ma tuttavia non valgono ad evitare gli altri profili di censura incentrati sulla violazione degli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione.

Nella disciplina delle procedure di riqualificazione in esame permangono ancora, nonostante le modificazioni introdotte, alcune lesioni dei principi costituzionali in materia di organizzazione dei pubblici uffici. In particolare va ricordato che, secondo la consolidata giurisprudenza costituzionale, il passaggio ad una fascia funzionale superiore comporta "l'accesso ad un nuovo posto di lavoro corrispondente a funzioni più elevate ed è soggetto, pertanto, quale figura di reclutamento, alla regola del pubblico concorso" (cfr. per tutte: sentenza n. 320 del 1997, sentenza n. 1 del 1999), in quanto proprio questo metodo offre le migliori garanzie di selezione dei soggetti più capaci. Il pubblico concorso è altresì un meccanismo strumentale rispetto al canone di efficienza dell'amministrazione, il quale può dirsi pienamente rispettato qualora le selezioni non siano caratterizzate da arbitrarie forme di restrizione dei soggetti legittimati a parteciparvi; forme che possono considerarsi non irragionevoli solo in presenza di particolari situazioni, che possano giustificarle per una migliore garanzia del buon andamento dell’amministrazione.

L'art. 22, comma 1 lettera a), della legge n. 133 del 1999, nel riformulare il comma 205 dell'art. 3 della legge n. 549 del 1995, non ha però reso la norma conforme a questi principi. Ed infatti, anche se ha escluso che la totalità dei posti vacanti nelle dotazioni organiche delle varie qualifiche prese in considerazione sia attribuita all'esito di corsi di formazione professionale, ai quali sono abilitati ad accedere soltanto i dipendenti dell'amministrazione, riserva tuttavia ancora ad essi la totalità dei posti messi a concorso, pari a gran parte dei posti disponibili, per di più prevedendo una quota riservata che appare incongruamente elevata, così da realizzare una duplice, sostanziale elusione dei principi enunciati. Né, oltre tutto, all’epoca risultava bandito il concorso pubblico per la residua parte dei posti, mentre è noto che il modello concorsuale richiede che la selezione avvenga con criteri tali "da prevedere e consentire la partecipazione anche agli estranei, assicurando così il reclutamento dei migliori", e a tale modello si deve ricorrere anche per scongiurare "gli effetti distorsivi" che il criterio dei concorsi interni può produrre (sentenza n. 313 del 1994), attraverso forme di surrettizia reintroduzione dell'ormai superato sistema delle carriere, in contrasto con il canone del buon andamento dell'amministrazione (sentenza n. 333 del 1993).

La previsione, nella disciplina censurata, non già di un concorso pubblico con riserva dei posti, bensì di un concorso "interno", riservato ai dipendenti dell'amministrazione per una percentuale dei posti disponibili particolarmente elevata -e per di più incongrua in quanto stabilita in mancanza di giustificazioni diverse da quelle già valutate negativamente nella sentenza n. 1 del 1999 - appare pertanto irragionevole e si pone in contrasto con gli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione.

3.1. - Neppure le altre modifiche introdotte dall'art. 22 della legge n. 133 del 1999 alla disciplina recata dal citato art. 3 della legge n. 549 del 1995 riescono a superare le ulteriori denunce di illegittimità costituzionale prospettate nell'ordinanza di rimessione.

A questo proposito, va innanzi tutto osservato che, sebbene sia stata esclusa la previsione di una progressione per saltum, prima prevista per una delle qualifiche, risulta ancora attribuita al criterio dell'anzianità una funzione già censurata nella sentenza n. 1 del 1999, in quanto "del tutto abnorme". In realtà è proprio sul criterio dell'anzianità che sono fondate sia la riserva ai dipendenti della indicata percentuale dei posti disponibili, sia l'ammissibilità del conseguimento della qualifica superiore, anche in mancanza del titolo di studio prescritto. Ed infatti, dato che non è stata modificata la censurata genericità di contenuti della prova scritta di ammissione al corso, quest'ultima non appare idonea a garantire, di per sé, una seria verifica dei requisiti attitudinali, nonché ad evitare una sorta di automatico e generalizzato scivolamento verso la qualifica superiore.

La previsione, inoltre, che le materie del corso sono fissate con decreto ministeriale (art. 3, comma 206 lettera d) della legge n. 549 del 1995, come modificato dall'art. 22, comma 1 lettera b) della legge n. 133 del 1999) e che all'esito del corso i candidati sono sottoposti ad una prova di carattere teorico-pratico, soltanto indicata come "prova d'esame" (art. 3, comma 206 lettera e), come modificato dall'art. 22, comma 1 lettera b) della legge n. 133 del 1999), non consente di superare, in mancanza di ulteriori e più puntuali criteri, il fondato dubbio già formulato da questa Corte nella citata sentenza n. 1 del 1999 in ordine alla "idoneità di un tale modo di selezione a consentire una seria verifica della professionalità richiesta" dalle qualifiche considerate.

In definitiva, il complesso delle modifiche introdotte dalla norma impugnata non appare adeguato a rendere le procedure di riqualificazione in esame compatibili con i principi costituzionali. Va pertanto dichiarata l'illegittimità costituzionale dei commi 205, 206 e 207 -quest'ultima norma in quanto logicamente ed inscindibilmente connessa con le prime due- dell'art. 3 della legge n. 549 del 1995, così come modificati dall'art. 22, comma 1 lettere a), b) e c) della legge n. 133 del 1999. Va altresì dichiarata l'illegittimità costituzionale del comma 2 del citato art. 22 della medesima legge n. 133 del 1999, in quanto anche esso logicamente ed inscindibilmente connesso con le norme precedentemente indicate.

PER QUESTI MOTIVI

LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, commi 205, 206 e 207 della legge 28 dicembre 1995, n. 549 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), come modificato dall'art. 22, comma 1, lettere a), b) e c) della legge 13 maggio 1999, n. 133 (Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale);

dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 22, comma 2, della medesima legge 13 maggio 1999, n. 133.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 maggio 2002.

Massimo VARI, Presidente

Piero Alberto CAPOTOSTI, Redattore

Depositata in Cancelleria il 16 maggio 2002.