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Data inserimento in rete: sabato, luglio 20, 2002
- Agenzia del 19/07/02

Alla Farnesina ne sono certi Il 24 l’annuncio del ministro

Il Tempo, venerdì 19 luglio 2002
L'INTERIM di Silvio Berlusconi alla Farnesina sembra essere veramente arrivato al capolinea: il premier, che si congederà dai suoi colleghi ministri degli Esteri dell'Ue lunedì prossimo a Bruxelles, dovrebbe annunciare il nome del nuovo capo della diplomazia italiana in occasione della Conferenza degli ambasciatori, che si aprirà il 24 a Roma. In attesa del d-day e con l'identikit del nuovo ministro ormai pronto, alla Farnesina serpeggia un solo timore: che l'arrivo di un ministro politico possa preludere a una nuova fase di cordate.
E poi, si osserva in ambienti del ministero, «le cordate rischiano di dividere, rendendo più difficile la realizzazione della riforma».
È solo questo, dunque, che preoccupa i diplomatici, non certo i cambiamenti e il rinnovamento che si preannunciano alla Farnesina con il progetto di riforma del ministero che il presidente del Consiglio e ministro ad interim, Berlusconi, presenterà la prossima settimana alla Conferenza degli ambasciatori. Gli stessi diplomatici sono tra l'altro consapevoli che un ministro cosiddetto «tecnico», che a loro non sarebbe certo dispiaciuto, avrebbe avuto il limite di non essere forse abbastanza forte per «contrattare» il bilancio del ministero o nei rapporti con gli altri colleghi.


IIC Parigi - Agenzia del 19/07/02

COSTUME/ MODA 2002: TRA ITALIA E FRANCIA/ TRE INCONTRI A PARIGI ORGANIZZATI DALL'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA

PARIGI\ aise\ - Italia e Francia sono i paesi leaders della moda internazionale, ma presentano caratteristiche assai diverse. L'Istituto Italiano di Cultura a Parigi organizza tre incontri, tra ottobre e dicembre 2002, sulla situazione della moda in questi due paesi. Perché questi tre incontri? Perché la moda tra Francia e Italia è diventata un universo gigantesco (dalla concentrazione dei marchi in holdings ai negozi concepiti come megastores) che influenza gran parte degli altri settori del consumo. Questo universo è in continuo movimento: e questa sua incessante metamorfosi ci affascina e ci sfugge, ci persegue e ci seduce. É questo dunque il momento di farsi delle domande e, perché no, di chiedersi se qualcuno conosce le riposte. Le buone, naturalmente. Ecco le date dei tre incontri: 3 ottobre 2002 alle ore 18 : Dov'è la creatività oggi, a Milano o a Parigi?; 6 novembre 2002 alle ore 18 : Abbiamo ancora voglia di vestirci?; 4 dicembre 2002 alle ore 18 : Quale sarà il futuro della comunicazione nella moda? (aise)


Data inserimento in rete: mercoledì, luglio 17, 2002
- Agenzia del 17/07/02

Farnesina: forse annuncio ministro a conferenza ambasciatori

Roma, 17 lug. - (Adnkronos) - A una settimana dalla quarta Conferenza degli ambasciatori italiani nel mondo in programma alla Farnesina, sembra ormai avere un volto il nuovo ministro degli Esteri, il cui nome potrebbe anche essere annunciato in quella sede dal presidente del Consiglio e titolare della Farnesina a interim Silvio Berlusconi. E l'identikit del nuovo ministro - che alcuni vorrebbero 'tecnico', altri 'politico' - lo si compone avendo ben presenti quali sono i pilastri di quella riforma della Farnesina che il premier presenterà agli ambasciatori mercoledì prossimo.
Il modello al quale Berlusconi guarderebbe con maggiore interesse - frutto del lavoro delle società di consulenza Kmpg e Deloitte - è quello cosidetto 'canadese', dove esiste un ministero degli Esteri e del Commercio internazionale che, nell'ottica del governo, è proprio quello di cui il sistema Italia avrebbe bisogno. Nel senso di rafforzare la proiezione economica del nostro Paese, affidando agli ambasciatori il ruolo di moderni manager, in grado di coordinare tutti gli uffici del sistema Italia all'estero (ambasciata, uffici Ice, Camera di Commercio). L'unica differenza rispetto al Canada è che mentre nel Paese nordamericano ci sono due ministri per un unico ministero, da noi il titolare resterebbe uno solo, con un vice delegato al Commercio con l'estero.
E nell'ottica dell'integrazione tra due ministeri, la persona 'giusta' non potrebbe che essere qualcuno che
conosce molto bene la macchina pubblica, perché dovrebbe far funzionare due sistemi che finora hanno viaggiato parallelamente. Ma soprattutto, tenuto conto del ruolo sempre più di primo piano assunto dal presidente del Consiglio nel definire le linee e le strategie della politica estera, qualcuno che sia in totale sintonia con il premier nella gestione e nell'applicazione dei suoi indirizzi.
Senza sottovalutare, tra l'altro, l'importanza di un 'gradimento' da parte degli alleati americani ed europei. Intanto, lunedì prossimo a Bruxelles è previsto il primo Consiglio affari generali della presidenza danese, al termine del quale Berlusconi potrebbe congedarsi dai suoi colleghi dei Quindici.


- Agenzia del 17/07/02

Farnesina: riunione commissione promozione cultura all'estero

Roma, 17 lug. - (Adnkronos) - Si riunisce oggi al ministero degli Esteri, sotto la presidenza del sottosegretario Mario Baccini, la commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all'estero. Si tratta della quinta riunione della commissione dall'inizio dell'anno (da aggiungere a quelle dei diversi gruppi che si sono riuniti dieci volte in sette mesi), ''testimonianza evidente - si legge in una nota - del ritmo serrato degli impegni del nuovo organismo che, nato nel 1990, viene ora rilanciato in una prospettiva di sviluppo e promozione della presenza culturale italiana nel mondo''.


LA PAROLA D´ORDINE E´ «BASTA CON I PIAGNISTEI». MA C´E´ CHI ACCUSA: SI PREMIANO SOPRATTUTTO I «RICICLATI» DELLA SINISTRA
Intellettuali di destra, l´ora del mugugno
Al convegno di An affiora il disagio dei «delusi dalla vittoria»


La Stampa, 17 luglio 2002
ROMA DICE Fini: «la destra rifugge dalla tentazione di irregimentare la cultura». Detto, fatto. Giordano Bruno Guerri si presenta al convegno sulla cultura di destra organizzato da Maurizio Gasparri senza giacca e con una vistosa camicia multicolore. Giacché la sala è nel perimetro del Parlamento, la regola parlamentare esige la giacca. Ma lo sregolato e non irreggimentabile Guerri, nel nome della libertà tout court e della libertà d´abbigliamento in particolare, non accetta il diktat, gira i tacchi e se ne va. Gasparri approva (Guerri, non l´occhiuta regola della giacca). Segno dei tempi. Come l´irriverente imitazione di Mussolini, atteggiamento marziale e postura mascelluta, che Giorgio Albertazzi regala all´uditorio di Alleanza Nazionale. Prendere in giro il duce, addirittura. E con Gasparri che addita al pubblico ludibrio i «"neo"fascisti», molesti neofiti che vanno a proporre alla destra al governo fiction apologetiche del Ventennio, e dice di apprezzare talmente tanto Nanni Moretti da augurarsi che venga fuori un «Moretti di destra». Ad avercelo, naturalmente. Ma non si sa mai quale talento possa uscire dai luoghi un tempo bui dell´ex «cattiverio». «Cattiverio», per indicare il recinto chiuso della destra emarginata che fu, è la definizione che Gennaro Malgieri, direttore del Secolo d´Italia e relatore del convegno, mutua da Pietrangelo Buttafuoco, che nel pensatoio della cultura della destra italiana ha esortato gli astanti a farla finita con «il piagnisteo», l´eterno lamento su quanto la destra sarebbe stata emarginata, discriminata, negletta, eccetera eccetera. Ma nell´ex «cattiverio» sono diventati così poco inclini all´«irreggimentazione» esclusa da Gianfranco Fini che l´ala dura e pura della cultura di destra, quella che lamenta l´«identità perduta» (o, non identica ma analoga, «la perdita dell´anima») della destra di governo non si è sentita a suo agio in questo convegno in cui invece di assestare colpi al morettismo, ci si augura nientemeno che la destra partorisca un Moretti tutto suo. Per esempio Fausto Gianfranceschi, molti libri letti e scritti alle spalle, una lunga milizia alle pagine culturali del destrorso Tempo, articola il suo sofferto j´accuse contro una classe dirigente di Alleanza Nazionale che preferisce Guerri (assente perché senza giacca) e addirittura Giovanni Minoli a intellettuali di destra doc come Claudio Quarantotto, autore tra l´altro di una celeberrima intervista a Giuseppe Prezzolini, oppure a Marcello Veneziani. Il quale, assicura Gasparri, è stato invitato ma è impossibilitato a intervenire causa attuale viaggio in Messico. L´allusione tuttavia a Veneziani non è innocua, visto che i giornali lo avevano dato per papabile nel posto attualmente occupato da Minoli: Rai Educational. Ma nel convegno della cultura di destra si giura e si ribadisce che la destra non è a caccia di posti e prebende e che la fine della «discriminazione» non deve significare arrembaggio ai posti occupati dalla sinistra. Ma gli «esclusi» rumoreggiano, o quanto meno mugugnano. Mugugnano, per esempio, quando Franco Bernabé, presidente della Biennale voluto dal governo di centrodestra eppure difficilmente etichettabile come destrista della prima ora, scavalca a destra Malgieri che a sua volta aveva tessuto l´elogio del sinistro Mitterrand per la legge sull´«eccezione culturale» che avrebbe dovuto sbarrare la strada all´odiato americanismo culturale anti-europeo. Non mugugnano quando il presidente della Rai Antonio Baldassarre vellica i sentimenti dell´uditorio lanciandosi in un affondo contro i manuali di storia di sinistra e dichiara che il suo unico, grande errore è stato quello di aver favorito, nel tempo che fu, la promozione universitaria del predecessore Roberto Zaccaria. Approvano desolati le parole di Massimo Pini, anima di una casa editrice di ispirazione socialista come la SugarCo, che spiega ai presenti come i premiati, sinora, siano piuttosto gli intellettuali di sinistra che si fanno riciclare dalla destra in qualità di «tecnici». Dicono, Malgieri e Fini per primi, che non vogliono creare una nuova «egemonia» che sostituisca quella di sinistra (lo avevano già detto, con parole identiche, gli intellettuali del «Manifesto» di Dell´Utri). Reclamano la fine di ogni «emarginazione». Se poi però si sentono dire da Buttafuoco che il gesto culturale più eclatante del centrodestra è stato finora il tentativo di censura delle Rane di Aristofane non la prendono bene. «La cultura non deve avere aggettivi», dice Ignazio La Russa. Ma la cultura della destra non è granché allegra. E allegra non è solo un aggettivo.


Alleanza nazionale “ascolta” per un Progetto Italia
Cultura di destra, dubbi amletici
di Roberto Schena

La Padania, 17 luglio 2002
Una punta di invidia verso la cultura di sinistra e la sensazione che la cultura di destra, nonostante la piena legittimazione a entrare nella stanza dei bottoni, che resti composta da “figli di un dio minore”. Per dirla chiara, come ha affermato ieri Gasparri in un grande convegno organizzato da Alleanza nazionale, la destra «non riesce ad avere i suoi Nanni Moretti». Il complesso di inferiorità rispetto l’altro schieramento, da parte dei politici di An, traspare senza mezzi termini. Più sicuri del fatto loro sembrano invece gli intellettuali, che non si fanno scrupoli di appellarsi a grandi nomi come Nietzsche, Evola, De Benoist, ma senza riscuotere l’entusiasmo dei politici presenti, che evidentemente hanno altre esigenze e vedono la realtà in modo diverso. Ma pochi sembrano accorgersi della frattura, nel convegno tenuto ieri a Roma da Alleanza nazionale, a palazzo Marini, avente per titolo “La destra ascolta. Idee e cultura per un progetto Italia”. Proposito coraggioso, si dirà. Peccato che siano state eluse, forse, le domande più importanti. Infatti: che cosa connota, oggi, la cultura di destra o, viceversa, quella di sinistra? E dove si colloca, tra questi grandi schieramenti storici, la cultura federalista? Se alla prima domanda qualche risposta, magari in altre sedi, si è tentato di dare una risposta, la seconda non ha avuto interpreti. I vertici di An, con centinaia di artisti, scrittori, critici d’arte, musicisti, giornalisti, saggisti, pittori, politologi, docenti universitari sanno in partenza che non è più tempo di “manifesti”. Sanno che devono soprattutto ascoltare. “Castore e Polluce”, alias il presidente dei deputati di Ignazio La Russa e il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri si sono soffermati sulla necessità di evitare ad altri e a se stessi “esclusioni”, “epurazioni” come quelle patite a lungo per colpa del gruppo egemonico, costituito ancora dai cattolici di sinistra e dalla sinistra stessa. Già, ma come? L’esempio è infelice. «Vorrei avere tutti i Nanni Moretti di destra che non ha avuto la nomenklatura che li ha aiutati a crescere», ha affermato Gasparri. «Il nostro compito è rimuovere le barriere, pretendere di esserci senza fare liste di proscrizione o di esclusione. Ma come esiste nella politica, la destra deve essere rappresentata anche nel mondo culturale italiano». Secondo Gasparri, Nanni Moretti «è un regista bravo, di cui vedo i film. Chissà quanti ragazzi di destra hanno preso in mano un super 8 ma poi non hanno avuto alle spalle un’intellighenzia che li ha aiutati a crescere. Io penso a tutti quei “militi ignoti della cultura”, ai poeti senza editori, ai registi senza produttori: il nuovo millennio deve vedere una presenza della destra nella cultura». Il ministro si è accorto che «dobbiamo pensare anche alla cultura popolare perché serve anche questa». Rispetto al passato e alla storia italiana Gasparri ha chiesto che «certi argomenti siano affrontati con la serenità necessaria come hanno fatto tanti storici. Non c'è bisogno oggi di esibire chincaglierie o mercanzie per dimostrare l'appartenenza alla nostra area politica». Insomma: buttiamo definitivamente gagliardetti e fasci littori, diamine, «anche noi qualche libro ce lo siamo letto». Infine, Gasparri avverte un pericolo: «Si può vincere per un fatto carismatico, ma poi si rischia con la risacca di tornare indietro. Bisogna invece mettere radici salde per non essere figli di un dio minore. Se uno è di destra non deve più essere discriminato, se poi vale va avanti, altrimenti va via». Carmelo Briguglio, della destra sociale di An, dà un giudizio sul convegno: «un’iniziativa necessaria, ma non sufficiente, il tentativo, comunque, è stato lodevole». Nota che è rimasta «esclusa l’area della cultura di destra che si ispira al pensiero sociale», quella per cui sono stati «dimenticati i giovani», così come si è notata, afferma Briguglio «l'assenza degli emergenti e degli operatori della cultura, a cominciare dalle case editrici che pubblicano libri non allineati». E qui mette il dito nella piaga: in quelle case editrici la nostalgia è ancora forte, la stessa che i dirigenti del partito devono cancellare. Da parte sua, Briguglio sottolinea invece l’attività della fondazione “Nazione-nazioni”, della quale è fra i fondatori, e l'iniziativa dei “salotti popolari”, realizzati in varie città, per «mettere in rete questa Italia reale, nel rapporto costante e sempre più stretto tra attualizzazione del Dna della destra e cultura del radicamento, valorizzando nomi, idee e luoghi frutto del territorio». A confondere le acque si è messo anche Enzo Palmesano, già capo del servizio politico del quotidiano di An “Secolo d’Italia” e autore del documento di condanna dell’antisemitismo, dell’antisionismo e delle leggi razziali approvato al congresso di Fiuggi. La cultura di destra, dice, «non esiste, come è dimostrato anche dal convegno di oggi». Secondo Palmesano, va constatato «che nessun intellettuale degno di questo nome, a parte coloro che sono stati fascisti fin da ragazzi, si sente attratto da An. È una questione di profondo significato politico - conclude Palmesano - la mancata analisi delle responsabilità del fascismo e della Repubblica di Salò nella persecuzione e nello sterminio degli ebrei, le posizioni xenofobe e razziste», che sarebbero aggravate addirittura dalla legge Fini-Bossi sull'immigrazione, «la scivolata del presidente di An sui maestri gay, tengono lontani i poeti e gli scrittori, gli attori e registi, perché la cultura è libertà, provocazione, frontiere, intelligenza». Gianfranco Fini, preso da altri impegni, manda una lettera: «Non abbiamo bisogno né di intellettuali organici, né di bastian contrari per professione», dice. «La Casa delle Libertà è tale innanzi tutto se rifugge dalla volontà di irregimentare, a sostegno dell’azione governativa, le espressioni del mondo accademico e culturale». C’era bisogno di dirlo?


- Agenzia del 17/07/02

Buttiglione insiste: rimpasto necessario

Il Mattino online, 17 luglio 2002
Serve un rimpasto di Governo. Lo ribadisce il ministro per le Politiche Comunitarie Rocco Buttiglione che chiede che alla Farnesina sieda un politico ma precisa che su questo problema «non ci sarà alcun braccio di ferro» all'interno della maggioranza E sottolinea che un vertice di maggioranza per ora non ci sarà, ma «al di là dei vertici una discussione è sempre utile». Nel tracciare l'identikit del prossimo inquilino della Farnesina il ministro auspica che sia «un uomo di assoluta fiducia del capo dell'Esecutivo, visto che è il premier a fare la politica estera di un Governo, e che sia responsabile nei confronti dell'opposizione».


IIC New York - Agenzia del 17/07/02

CULTURA/ PRESENTATI ALLA FARNESINA I QUATTRO GIOVANI ARTISTI VINCITORI DEL PREMIO NEW YORK

ROMA\ aise\ - Matteo Basilè, Chiara Carocci, Marta dell’Angelo e Sara Rossi. Questi i nomi dei quattro giovani artisti vincitori del Premio New York. Il Premio New York è un concorso, istituito dalla Direzione Generale per la promozione e la Cooperazione Culturale della Farnesina in collaborazione con l’Italian Academy (Columbia University) ed il locale Istituto Italiano di Cultura, che mette a disposizione di giovani e promettenti artisti italiani borse di studio con cui poter lavorare presso l’Italian Academy. I quattro emozionati, forse un po’ imbarazzati, artisti sono stati presentati con tutti i crismi e le regole della ‘ribalta’ mercoledì mattina nella elegante Sala delle Conferenze internazionali della Farnesina. Davanti ad un folto pubblico di addetti ai lavori, studiosi, collezionisti, critici d’arte e giornalisti i ‘quattro’ sono stati presentati, da una coppia lavorativa che in quest’ultimo anno ha fatto molto, il Sottosegretario Baccini, responsabile delle Attività culturali, e l’Ambasciatore Francesco Aloisi de Lardarel, Direttore Generale per la promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari Esteri. Presenti in Sala anche l’ideatore della Premio e della Collezione d’arte della Farnesina l’Ambasciatore Umberto Vattani e il prof. David Freedberg, Presidente della Commissione giudicatrice. (aise)


Data inserimento in rete: martedì, luglio 16, 2002
- Agenzia del 12/07/02

Un ministro di nome Franco
La nomina del giovane titolare della Funzione pubblica appare inevitabile. Piace a Ciampi e a Berlusconi. Ma ha anche uno sponsor d'eccezione.
di RENZO ROSATI

Panorama, 12/7/2002
Il decreto di nomina è già pronto a Palazzo Chigi, attende di essere portato per la firma al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
La prudenza è ovvia, ma se non ci saranno obiezioni dal Colle, ostacoli dagli alleati, intoppi dell'ultima ora, sarà Franco Frattini, 45 anni, il nuovo ministro degli Esteri.
Regista dell'operazione, Gianni Letta, da sempre convinto di tre cose: grande attenzione ai suggerimenti di Ciampi, che chiede una conclusione in tempi certi dell'interim di Silvio Berlusconi alla Farnesina; necessità di un giro di nomine rapido e circoscritto per evitare le insidie del rimpasto; infine la stima personale per Frattini, gran conoscitore della nomenklatura e della macchina dello Stato, giudicato adatto per guidare l'avvio della riforma del ministero degli Esteri che partirà assieme alla nomina del ministro.
È proprio il rafforzamento di Letta a Palazzo Chigi a facilitare il passaggio di consegne alla Farnesina. Il sottosegretario alla Presidenza ha pilotato con autorevolezza la firma del Patto per l'Italia, riuscendo a mettere d'accordo non solo Cisl, Uil e Confindustria, ma altre 32 sigle imprenditoriali e sindacali, e tra queste alcune (Lega Coop, Confesercenti e Cna) legate strettamente ai Ds. Un dettaglio notato dagli addetti ai lavori e che depotenzia non poco il no della Cgil di Sergio Cofferati.
Al ministero del Welfare di Roberto Maroni riconoscono questo ruolo: «Il playmaker è stato Letta» dice il sottosegretario Maurizio Sacconi.
Letta ha anche contribuito a chiudere sul nascere un caso che sembrava costar caro a Frattini: quelle sue dichiarazioni («Credo che tocchi a me»), riportate dalla Repubblica, e che hanno fatto arrabbiare sia Berlusconi sia Ciampi. Il primo sempre più orientato alla tolleranza zero verso i ministri dalla lingua lunga; il secondo al quale compete la nomina su proposta del premier.
Così hanno ripreso a girare ipotesi alternative: dai ministri Giuliano Urbani (Beni culturali) e Antonio Marzano (Attività produttive) ai diplomatici in congedo Boris Biancheri (presidente dell'Ansa) e Luigi Guidobono Cavalchini, ex capo di gabinetto di Lamberto Dini. Fino a Umberto Vattani, ambasciatore presso l'Unione Europea, già segretario generale e artefice della prima grande riforma che tra l'altro è valsa alla Farnesina il recentissimo riconoscimento della Corte dei conti come ministero più efficiente e informatizzato (tutte le rappresentanze all'estero e il 90 per cento dei dipendenti sono collegati in rete).

Vattani è tenuto in grande considerazione al Quirinale, a Palazzo Chigi e anche dentro An. In particolare Gianfranco Fini, come rappresentante del governo nella Convenzione che riformerà l'Ue, ha imparato ad apprezzarne collaborazione e competenza. Nell'avvicendamento è certo che Vattani avrà un ruolo. Che, se non la poltrona di ministro, potrebbe essere quella di sottosegretario tecnico al posto di Roberto Antonione, il quale tornerà a occuparsi di Forza Italia. Oppure, in ogni caso, vedrà rafforzare il proprio potere come diplomatico di fiducia del governo sulle questioni di struttura interna della Farnesina e sullo scacchiere europeo.
Fronte che sta divenendo quello principale man mano che si avvicinano il semestre di presidenza italiano (seconda metà del 2003, ma già nei sei mesi precedenti e poi in quelli successivi l'Italia farà parte della trojka di governi che rappresenteranno l'Ue), la conclusione dei lavori della Convenzione, la ridistribuzione di poteri tra governi e Commissione di Bruxelles.
E soprattutto l'allargamento ai 10 nuovi paesi dell'Est: che per evitare l'ingovernabilità comporterà un nuovo meccanismo di decisione nel quale gli stati più forti (tra i quali l'Italia) si faranno sponsor e portavoce dei più piccoli. Frattini resta però in pole position per la nomina che dovrebbe essere formalizzata a inizio agosto, dopo la conferenza degli ambasciatori del 24, 25 e 26, seguita da quella dei consoli. Una kermesse che segnerà la partenza della nuova struttura della Farnesina. Nella quale confluirà il ministero del Commercio estero, guidato da Adolfo Urso, di An, uomo di fiducia di Fini. Urso manterrà il rango di viceministro e di fatto sarà il numero due politico del dicastero. La riforma, ispirata al modello canadese che individua aree e strategie politico-economiche, riguarderà anche l'Ice, l'Istituto del commercio estero: per i cui rappresentanti sono previsti selezioni di merito, incentivi ai migliori e soprattutto l'atteso riconoscimento dello status diplomatico.
Ma né Palazzo Chigi, né tantomeno Berlusconi rinunceranno a fare politica estera. Secondo lo schema di tutte le cancellerie europee (senza contare la Casa Bianca), l'ufficio del consigliere diplomatico Gianni Castellaneta verrà ampliato al rango di consiglio per gli affari internazionali. Con uno staff diviso anch'esso per aree geografiche la cui missione sarà di fornire al premier i dossier per i summit internazionali, di valutare l'operato della diplomazia e naturalmente di collaborare senza sovrapposizioni con la nuova struttura della Farnesina. Altra novità che consiglia la nomina di un ministro politico piuttosto che tecnico.

Le pratiche in sospeso non finiscono qui. Frattini, per compiere il salto, deve vedere approvata dalla Camera, in via definitiva, la legge sul conflitto d'interessi. Un testo che ha personalmente messo a punto e migliorato, ascoltando l'ala dialogante dell'opposizione e soprattutto i suggerimenti del Quirinale. Altra cosa che gli ha valso l'apprezzamento di Ciampi.
Poi si tratterà di nominare un sostituto alla Funzione pubblica, ministero al quale fanno capo 4 milioni di dipendenti statali e di enti collegati. I successori potrebbero essere il sottosegretario Learco Saporito, di An, o Rocco Buttiglione, del Biancofiore, ministro delle Politiche comunitarie (le cui funzioni verrebbero riassorbite nella Farnesina).
È certo invece che finirà a Palazzo Chigi la delega più delicata finora in mano a Frattini: quella per i servizi segreti. Andrà a Gianni Letta.


IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 15/07/02

Fondazione Cassa di Risparmio di Pescara e Ministero degli Affari Esteri per la lingua e cultura italiana all'estero
Si punta a incrementare la frequenza di corsi universitari e post-universitari da parte di studenti di origine abruzzese e a incentivare la traduzione all'estero degli scrittori ed economisti abruzzesi più rappresentativi

Roma - Accordo tra la Fondazione Cassa di Risparmio di Pescara (Caripe) e il Ministero degli Affari Esteri per la realizzazione di iniziative congiunte di diffusione della lingua e della cultura italiana all'estero.
Per il Ministero ha firmato il Direttore generale per la promozione e la cooperazione culturale, Francesco Aloisi, e per la Fondazione Caripe il Presidente Nicola Mattoscio. Si punta a incrementare la frequenza di corsi universitari e post-universitari presso l'Università "G. D'Annunzio" di Chieti - Pescara da parte di studenti stranieri, specie di origine abruzzese; a incentivare la traduzione all'estero degli scrittori ed economisti abruzzesi più rappresentativi; a favorire la produzione di documentari sulle varie realtà abruzzesi da distribuire all'estero.
Saranno sostenute, inoltre, le istituzioni abruzzesi - dall'Associazione Flaiano al Centro Studi Dannunziani - impegnate a far conoscere nel mondo le tradizioni culturali della Regione. Ministero e Fondazione, inoltre, collaboreranno con il Premio Flaiano per l'organizzazione di convegni internazionali finalizzati soprattutto a valorizzare i rapporti culturali tra i paesi adriatici.


IIC Helsinki - Agenzia del 13/07/02

A Helsinki (Finlandia) cresce la collaborazione tra la “Dante Alighieri” e le istituzioni culturali locali

ROMA - Si intensificano ulteriormente ad Helsinki i rapporti tra il Comitato della “Dante Alighieri”, l’Istituto Italiano di Cultura, l’Università, il Centro Scientifico “Heureka” e la Cineteca finlandese. Una collaborazione che ha per fine la diffusione della lingua
e della cultura italiane in Finlandia e che permette alla “Dante” locale di raggiungere, con le proprie attività, un vasto pubblico anche
studentesco.
Molto intensa, nel 2001, è stata anche l’intesa del Comitato di Helsinki con le Università italiane, in particolare con quelle di Venezia, di Siena, di Parma, di Torino, di Bologna, di Trieste e con “La Sapienza” di Roma, che si sono dimostrate disponibili ad inviare in Finlandia alcuni professori che hanno tenuto diverse conferenze di carattere artistico, letterario, storico e didattico.
In occasione della “Prima settimana della lingua italiana”, inoltre, è stata organizzata una serata dedicata all’affascinante tradizione del canto sardo, arricchita dall’esibizione musicale di Gavino Murgia.
Anche e soprattutto ai giovani, quindi, è destinato l’impegno del Comitato della “Dante Alighieri” di Helsinki, che può contare, come ormai da più di dieci anni, sulla collaborazione delle principali istituzioni culturali finlandesi. (Infoprm)


Data inserimento in rete: lunedì, luglio 15, 2002
- Agenzia del 15/07/02

Farnesina: Fassino, Berlusconi fa ministro solo il mercoledì

Roma, 15 lug. - (Adnkronos)- ''In politica estera abbiamo una situazione paradossale: c'è un presidente del Consiglio che vuol fare il ministro degli Esteri con qualche incontro al vertice un giorno alla settimana, vedendo qualche big del mondo. Berlusconi va alla Farnesina solo il mercoledì...''. Ospite del filo diretto con Radio Radicale, il segretario dei Ds, Piero Fassino, torna a chiedere a Silvio Berlusconi di accelerare i tempi per la nomina del suo successore alla Farnesina.
''La politica estera - avverte il leader della Quercia - va gestita anche quotidianamente. Io so cosa significa. Ci sono i grandi vertici con Bush e Putin e qui naturalmente ci va il premier. Ma esiste pure una quotidianità fatta di relazioni, azioni, incontri, iniziative che non vedo fare, perché il ministro degli Esteri non esiste. O meglio, c'è solo il mercoledì - ironizza Fassino - Berlusconi va alla Farnesina il mercoledi', poi tolto questo giorno, il dicastero rimane senza ministro. E questo non e' il massimo per un grande paese come il nostro''.