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Data inserimento in rete: sabato, luglio 27, 2002
IL PREMIER CHIUDE L´INCONTRO CON LE FELUCHE, «UN NUOVO APPUNTAMENTO FRA TRE MESI»
La promessa di Berlusconi agli ambasciatori


La Stampa, ROMA, 27 luglio 2002
NON so quanto durerà ancora l´interim, ma vi garantisco che resterò al vostro fianco per tutti i quattro anni della legislatura. Non vi abbandonerò. Arrivederci a novembre per un primo bilancio sull´avvio dei cambiamenti». Sono le 20,30 quando Silvio Berlusconi si congeda «a porte chiuse» - senza telecamere, senza cronisti - dai 123 ambasciatori che per tre giorni hanno discusso i problemi della diplomazia italiana nella loro IV Conferenza: «Ma si potranno permettere un altro viaggio a proprie spese?», interrompe da fine diplomatico il segretario generale della Farnesina, ambasciatore Giuseppe Baldocci. «Mi sembrerebbe davvero eccessivo», replica il presidente del Consiglio: la prossima missione a Roma dei 123 responsabili delle nostre ambasciate, diversamente da quella appena conclusa, sarà a carico dell´amministrazione. Berlusconi - che implicitamente ha fatto sapere di voler restare almeno altri 3 mesi alla Farnesina - non baderà a spese perchè le discussioni di questi giorni gli hanno riproposto il valore del modello Publitalia e l´opportunità di verificarne i meriti nella gestione della nostra diplomazia: «Uno dei motivi del successo di Publitalia», dice agli ospiti, «è stato lo staff meeting che organizzavamo tutti i lunedì per esaminare insieme l´andamento della settimana. A novembre faremo lo stesso: verificheremo insieme il progetto di riforma e il modo di realizzarla. Sarà un lavoro duro, mandatemi i vostri suggerimenti, magari per e-mail». Non è stato soltanto l´inatteso sostegno alla trasferta dei capi missione (i loro stipendi, diversamente da credenze diffuse, non sono paragonabili a quelli dei manager di pari livello nel settore privato) a coagulare consensi intorno al ministro degli Esteri ad interim. Le relative freddezze del primo giorno - la delusione per il mancato annuncio della riforma del ministero, rinviata per mancanza di fondi - hanno lasciato spazio a valutazioni positive che erano in molti, ieri sera, a confermare. E non soltanto perchè, accogliendo la richiesta dell´ambasciatore Marcello Spatafora, Berlusconi ha annunciato che solleciterà subito a Tremonti un primo stanziamento in favore della diplomazia pari, almeno, alle spese sostenute per l´organizzazione del G8 genovese. La soddisfazione dei nostri diplomatici è diffusamente argomentata. Intanto, il ministro-presidente ha riaffermato la centralità degli ambasciatori - ai quali dovranno rispondere gerarchicamente tutti i responsabili delle agenzie economiche e commerciali all´estero - e quella della Farnesina, verso la quale graviteranno a Roma le stesse agenzie e quasi certamente il Commercio con l´Estero oggi collegato alle Attività produttive. In secondo luogo, notano i nostri diplomatici, Berlusconi ha riconosciuto la necessità di aumentare le risorse per la diplomazia italiana, che dallo 0,57% del pil (1985) sono scese allo 0,30 di quest´anno. «E´ stato un piacere sentirsi finalmente dire che siamo in trincea e sottoequipaggiati, che ci servono nuovi mezzi», è il commento di uno di loro. In terzo luogo, si nota, la riforma è stata rinviata ma non accantonata: «Stiamo andando nella direzione giusta, meglio farla con calma e meditarla nei dettagli». Un punto particolarmente sensibile, quest´ultimo, per molti delegati alla IV Conferenza: «Temevamo che le agenzie di consulenza ci scavalcassero, invece Berlusconi ha riaffermato il valore del nostro contributo», confessa un diplomatico. Anche il sindacato più diffuso alla Farnesina, lo Sndmae, è soddisfatto: «Ben vengano i tempi supplementari se si costruiranno assieme le azioni per andare in gol assieme», nota il suo segretario Enrico De Agostini, che apprezza anche l´impegno a fornire alle ambasciate una maggiore autonomia nella gestione delle risorse. Dopo il vulcanico esordio di lunedì, ieri il presidente del Consiglio ha soprattutto ascoltato, preso appunti, rassicurato. Il Berlusconi-manager ha prevalso sul Berlusconi-ministro, con i suoi consigli sulla necessità di rafforzare il ruolo delle banche nei Paesi di più alta penetrazione per le nostre imprese o sull´urgenza di creare riferimenti concreti per la piccola e media industria. Senza rinunciare alla pennellata di colore, beninteso. Durante i lavori, quando ha picchiato il pugno sulla spalla di Baldocci che aveva sollecitato un´ambasciatrice a chiudere l´intervento: «Ma sono cose importanti, sono importanti», diceva continuando a colpirlo. E al momento della «Foto di famiglia», prima dei saluti: è sceso dal palco, ha aperto le braccia come un direttore d´orchestra e ha puntato il dito: «Non facciamoci riconoscere, e lei si allacci quel gilet».

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POLITICA
DIETRO LE QUINTE
Berlusconi agli ambasciatori: ghe pensi mi, troverò i soldi per la Farnesina
Il ministro degli Esteri ad interim dà appuntamento entro novembre
di Maurizio Caprara

Corriere della Sera, 27 luglio 2002
ROMA - Alla fine della conferenza degli ambasciatori che aveva già aperto con fare da conduttore televisivo, Silvio Berlusconi non ha resistito alla tentazione di proporre alla Farnesina il suo modello aziendale. Davanti ai diplomatici riuniti a porte chiuse, prima del pranzo in programma a Villa Madama ha citato Publitalia e ha chiuso i lavori così: «Il nostro segreto è stato che ogni soluzione a un problema trovata da ciascun dipendente veniva dibattuta. Lo facevamo tutti i lunedì. Entro novembre ci rivediamo». Un modo per dire: continuiamo a discutere e a volorizzare gli esempi migliori, innescheremo una forma di emulazione capace di avvicinarci ai successi voluti. Non ha specificato se gli ambasciatori li rivedrà da ministro degli Esteri ad interim, il presidente del Consiglio. All’inizio del discorso aveva assicurato che il suo rapporto con il ministero continuerà per l’intera legislatura, anche con l’arrivo di un suo successore. Ma novembre diventa un’altra data da tener presente nel rebus sulla durata dell’interim cominciato nel gennaio scorso dopo le dimissioni di Renato Ruggiero. Da ricordare, non da considerare un punto fermo. Questi mesi e gli ultimi giorni hanno fornito due certezze: che gli annunci sulla durata possono essere tranquillamente smentiti e che a Berlusconi fare il ministro degli Esteri piace. Fino a quando, forse, lo sa soltanto lui.
«Vado in vacanza, si fa per dire. E con me viene Giulio Tremonti. Glielo chiedo io di dare più soldi alla Farnesina», ha informato nella sala delle Conferenze internazionali il presidente-ministro. Si riferiva al fine settimana, in Sardegna. L’impegno a spingere il ministro dell’Economia e strizzare il bilancio dello Stato per tirar fuori un po’ più di fondi da destinare alla diplomazia gli serviva per ridurre le preoccupazioni dei diplomatici. Mercoledì si sono sentiti rinviare a data indefinita la promessa riorganizzazione del ministero. Da allora hanno il timore opposto a quello di uno scossone, il sospetto di poter essere dimenticati.
Ci teneva il Cavaliere, a rassicurarli. E’ bastato che il segretario generale della Farnesina, Giuseppe Baldocci, rivolgesse una domanda sulla inattesa conferenza di novembre. Come faranno gli ambasciatori a pagarsi un’altra volta il viaggio per Roma dalle rispettive sedi? Risposta del Cavaliere: «Mi porto Tremonti, nel weekend. Se dice di no, ghe pensi mi».
Brezza di Brianza, nella sala e tra i corridoi marmorei della Farnesina. Giandomenico Magliano, direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo, si era sintonizzato talmente tanto sul nuovo clima che nell’elogiare la «cultura risultato» aveva tracciato un bilancio positivo sul proprio settore e aveva affermato: «Parlano i fatti. Ne cito solo sette». Sette. Una frase accolta da una corale risata.
Berlusconi, del resto, ne aveva deliberatamente suscitate altre. Umberto Vattani, il rappresentante presso l’Unione europea, che non manca mai di sottolineare il proprio appoggio al presidente del Consiglio, si era premurato di far notare di più il suo intervento portandosi una serie di diapositive. Ha proiettato i quadri che farà esporre a Bruxelles, in una rassegna intitolata Europalia, durante il semestre di presidenza italiana dell’Ue. Quando è comparsa una Venere nuda, Berlusconi lo ha interrotto: «Ambasciatore, comincia a preoccuparmi». Risate. Poi l’ex segretario generale della Farnesina è stato riabilitato. «Vattani, devo darle atto che ha recuperato», ha commentato Berlusconi a intervento finito. «Buttano giù la pasta», ha detto a un altro ambasciatore per sollecitarlo a parlare di meno.
E’ stato Marcello Spatafora, direttore generale per la Cooperazione economica, a passare al Cavaliere una delle palle più facili. La sua tesi: per far funzionare meglio la Farnesina occorre un piccolo segnale, un aumento dei fondi pari a quelli per il G8 più una direttiva di Palazzo Chigi volta a convincere le altre amministrazioni ad accettare una sinergia con gli Esteri. Una direttiva è molto meno del disegno di legge che il governo avrebbe dovuto presentare se la riorganizzazione annunciata fosse arrivata in porto. Berlusconi: «Spatafora ci ha dato coraggio». E giù elogi ai diplomatici, la promessa di semplificare i bilanci di ambasciata come vuole lo Sndmae, il sindacato, l’impegno a ridurre «l’eccessiva burocraticità» che costringe a zig zag tra le norme per comprare «le matite». Poi, tutti a tavola.


Sotto la Farnesina Niente
di Gian Giacomo Migone

L'Unità online, 27 luglio 2002
Non è stato «solo» il presidente della Repubblica a fare le spese della disinvoltura con cui l’onorevole Berlusconi ha gestito la conferenza degli ambasciatori conclusa ieri.
Secondo un detto classico della diplomazia, chi tratta i propri ambasciatori come dei lacché, rischia di avere dei lacché come ambasciatori. Chi conosce e ammira da anni la diplomazia italiana nelle sue espressioni più alte è certo che ciò non avverrà, malgrado gli sforzi in tal senso - consapevoli o meno - del loro ministro degli Esteri ad interim. Piuttosto vi è da chiedersi quanto tempo occorrerà perché Paese e Parlamento, nelle loro rispettive maggioranze, comprendano che, accanto ai gravissimi problemi politici e di democrazia posti dal governo e dal suo capo, vi è anche quello della loro incapacità tecnica di governare.
Oltre un centinaio di ambasciatori sono stati convocati a Roma (peraltro a loro spese) per discutere con il loro ministro e con i dirigenti ministeriali obiettivi e strumenti della politica estera italiana.
Malgrado i loro sforzi, essi sono, invece, stati utilizzati per costituire un palcoscenico di cartapesta ai fini di annunci che non hanno avuto luogo. Silvio Berlusconi ha dovuto confessare pubblicamente di non essere in grado di designare il proprio successore per problemi interni alla sua coalizione di governo; di presentare il proprio progetto di riforma del ministero a cui è preposto, nemmeno nella forma minimale dell'accorpamento al suo interno delle competenze per il commercio e la promozione dell'economia italiana all'estero; di invertire la tendenza a ridurre le risorse disponibili a tale scopo che rasentano il ridicolo, anche in confronto a paesi ben più piccoli come l'Olanda (una tendenza, corre ammetterlo per onestà politica ed intellettuale, in atto dal 1993).
E scusate se è poco. Ma se ciò non fosse sufficiente per valutare la gravità della situazione in cui versa la nostra politica estera, basterebbe ascoltare le parole misurate con cui il presidente della Commissione esteri del Senato, Fiorello Provera (Lega Nord), denuncia altri problemi che, non da oggi (ripetiamolo, anche per rispetto di un avversario politico che dà prova di serietà e di coraggio) affliggono la Farnesina. Oltre alla mancanza di mezzi finanziari adeguati, Provera critica «le difficoltà burocratiche che rallentano l'azione delle ambasciate», i criteri non meritocratici che hanno ispirato «alcune nomine anche recenti», l'insufficienza e gli squilibri che caratterizzano la rete consolare di fronte ai suoi compiti nella nuova fase, una cooperazione allo sviluppo priva di strategia, da tempo prevalentemente imperniata sul settore multilaterale e che non usa a sufficienza «le risorse del volontariato, delle Regioni e anche del risparmio privato, modellato in modo da “non dare ai ricchi dei paesi poveri”».
Di fronte a questi problemi, antichi e nuovi, che cosa offre il ministro degli Esteri ad interim, se non autoincensamenti così infondati da risultare grotteschi alla luce delle cronache del mondo intero (il nostro Paese è «più rispettato e considerato nel mondo»), affermazioni che privano di autorità anche il suo successore virtuale, battute superficiali (gli Istituti di cultura - dico di cultura - si occupino del «Made in Italy» piuttosto che di Manzoni) quando non servono a mettere in berlina chi, invece, merita rispetto (i fatidici gilet!)?
Tuttavia è buona norma di chi intenda esercitarsi nella critica o svolgere il proprio ruolo di opposizione affrontare nel merito i principali interrogativi all'ordine del giorno. Passiamoli rapidamente in rassegna, rinviando i particolari ad altra occasione.
1. È urgente la nomina del ministro degli esteri, non solo per le carenze dell'attuale titolare, ma per l'intensità e la frequenza degli impegni tra i responsabili della politica estera dei principali paesi. Basti pensare alla poltrona vuota alla riunione preparatoria del G8, (passata sotto silenzio da quasi tutta la stampa italiana, e dai principali responsabili dell'opposizione).
Il ruolo internazionale prevalente dei capi di governo non cancella quello dei ministri. Tale vuoto è aggravato dalla scarsa esperienza e rappresentatività degli attuali sottosegretari. Per concludere, la mancanza di un responsabile apicale indebolisce la diplomazia italiana. Essa resto lo strumento indispensabile di una politica estera che non si esaurisce nei pranzi dei capi di stato e di governo che tanto emozionano Silvio Berlusconi. Non so se sia perfida o maldestra la battuta con cui Xavier Solana, alto rappresentante della politica estera e di difesa europea, viene in soccorso a Berlusconi (fatto di per sé umiliante): «Nulla in contrario» al cumulo delle due cariche, dice Solana, «ci sono premier che fanno anche i ministri delle Finanze, come in Lussemburgo». Un amichevole suggerimento finale. Sarebbe meglio che il presidente non massacrasse in anticipo il suo successore virtuale, come è avvenuto per Frattini e come rischia di avvenire con Marzano e con eventuali altri candidati.
2. È vero. Le risorse a disposizione della Farnesina sono del tutto insufficienti. La doppia carica dell'attuale ministro avrebbe dovuto servire almeno a porre rimedio ad una tendenza alla continua riduzione delle risorse. Malgrado ciò, perdurano sprechi a cui chi chiede mezzi maggiori dovrebbe porre rimedio. Mali tipici della pubblica amministrazione come squilibri di organico che penalizzano sportelli che devono far fronte alle richieste del pubblico, come i consolati più esposti alla pressione immigratoria, a favore di collocazioni più comode o meno scomode. Vi sono attività che poco hanno a che vedere con la promozione della cultura italiana e il rafforzamento delle radici degli italiani all'estero. Ad esempio, molte delle scuole italiane all'estero, per non parlare di buona parte dei corsi per gli italiani all'estero, potrebbero essere sostituiti da un lavoro di formazione di insegnanti di italiano, anche con risparmio di denaro pubblico.
3. Ci sono riforme urgenti che non richiedono interventi legislativi o società di consulenza, ma mezzi e volontà politica, come la revisione delle reti delle ambasciate e dei consolati, da rafforzare e riequilibrare. In ciò abbiamo fallito, come centro-sinistra, soprattutto per eccesso di timidezza nei confronti di una burocrazia allora pessimamente guidata (da Umberto Vattani). La riforma Biancheri, peggiorata da Vattani, è stata deformata dalla concentrazione di risorse umane nella segreteria generale a scapito delle istituende direzioni geografiche. Cosa ne pensano l'attuale segretario generale, Giuseppe Baldocci, e il suo ministro? Tutto ciò in attesa che le società di consulenza risolvano il problema reale, ma superficialmente posto, della promozione economica.
Non mi stupirei se il ritardo nella presentazione della riforma con la «R» maiuscola fosse dovuta alla scarsa disponibilità dell'onorevole Marzano e del suo ministero a «mollare» le competenze recentemente acquisite sul commercio con l'estero. D'altra parte, anche la Farnesina deve imparare a non gestire con sufficienza le prerogative che rivendica (commercio estero, cultura, cooperazione allo sviluppo) come, invece, dimostra la rarità delle promozioni dei funzionari operanti in questi settori. Diciamo la verità: noi non siamo stati capaci di convincerla di tutto ciò in cinque anni di governo. È improbabile che ci riesca il presidente operaio, date le difficoltà che incontra a gestire se medesimo, nella sua doppia qualità di presidente del consiglio e ministro degli Esteri.


SERGIO ROMANO
di LANFRANCO PALAZZOLO

Il Tempo, sabato 27 luglio 2002
L’Ex ambasciatore Sergio Romano è convinto che della riforma degli Farnesina si parlerà sempre meno perché non ci sono i fondi per realizzarla e ritiene che Silvio Berlusconi faccia bene a restare alla Farnesina.

Ambasciatore Romano, il capo del Governo ha annunciato come capo della diplomazia italiana la riforma della Farnesina ed ha caratterizzato questo cambiamento chiedendo un maggior supporto delle ambasciate al sistema economico. Come giudica questa impostazione?
«Non è una richiesta impropria. Le ambasciate sono sempre state sollecitate a sostenere la penetrazione italiana nei paesi in cui sono accreditati. Le ambasciate di tutti i paesi svolgono questo compito dall’inizio del secondo dopoguerra. Lo hanno fatto anche quelle italiane. Mi sembra che Berlusconi sostenga la necessità di farlo in modo più sistematico e che non ritiene sufficiente il modo in cui questo compito sia stato assolto finora. Il passaggio di competenze dal ministero del Commercio con l’Estero a quello degli Esteri era chiaro. A questa riforma Berlusconi ha dato un’enfasi eccessiva, legata al suo desiderio di lasciare una traccia al Ministero degli Affari esteri. Ma credo che questa riforma si sia inceppata».
In Italia i fondi che vengono destinati al Mae sono pari allo 0,3% del Pil. Le pare troppo poco?
«Credo che il ministero dell’Economia non abbia più fondi per iniziative di questo genere. Mi pare che la cosa sia evidente. Una riforma di questo genere non si può fare a costo zero e Berlusconi lo sa. L’Italia ha un corpo diplomatico che è la metà di quello francese. Un maggiore impegno sul fronte del sostegno alle aziende richiede più mezzi, maggiore addestramento del personale. Credo che più ad una riforma assisteremo a dei ritocchi di tipo organizzativo».
Come pensa che saranno accolte queste modifiche?
«Non le posso dire il clima che regna dentro il Mae, ma credo che tutti i ministeri sono legati alle loro abitudini e quando qualcuno dice di voler cambiare tutto c’è un po’ di riluttanza. Ma credo che sentiremmo parlare sempre meno di questa riforma».
Quindi questa è un’occasione persa?
«Se lei guarda i bilanci dei ministeri italiani che hanno una proiezione esterna (Esteri, Beni culturali e Difesa) lei si accorgerà che tutti hanno un bilancio che è meno della metà di quello dei paesi europei comparabili economicamente con l’Italia. L’Italia spende poco per proiettarsi fuori dal suo paese. Questa è la realtà. L’Italia è un paese che ha spese interne molto discutibili per ridistribuire risorse e per creare consenso. Questi bilanci resteranno insufficienti se non verrà fatto qualche aggiustamento sulla spesa pubblica».
Berlusconi resta agli Esteri. Cosa ne pensa?
«Il capo del Governo ha spiegato che se al ministero degli Esteri arrivasse un nuovo inquilino questa situazione cambierebbe gli equilibri di Governo e ci sarebbero rivendicazioni da parte degli alleati della coalizione. La lezione che possiamo trarne è che il sistema italiano è pessimo e che il capo dell’esecutivo non ha quei poteri che ha un qualsiasi altro capo del Governo di un paese comparabile come la Gran Bretagna ad esempio».


Data inserimento in rete: venerdì, luglio 26, 2002
Istituti cultura: Baccini, confermato direttore Londra

Roma, 26 lug. - (Adnkronos) - Il governo ha rinnovato il contratto di Mario Fortunato alla guida dell'Istituto italiano di cultura a Londra, per la cui conferma, nei mesi scorsi, si erano mobilitati numerosi intellettuali britannici, da Salman Rushdie a Harold Pinter. Lo ha annunciato il sottosegretario agli Esteri Mario Baccini, che nei giorni scorsi ha avuto un colloquio in proposito con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Il contratto di Fortunato, scaduto il 31 maggio, era stato messo in forse nei mesi scorsi, quando si era lasciato intendere che il governo avrebbe potuto decidere di non rinnovare il mandato a un personaggio nominato dal precedente esecutivo di centro sinistra.
Nel colloquio con Berlusconi, alla vigilia della Conferenza degli ambasciatori, Baccini aveva anche spiegato i suoi intendimenti ''sulla strategia di riforma dei 93 Istituti italiani di cultura, per adeguarli agli obiettivi del governo'' e renderli maggiormente in grado di sostenere la sfida della promozione della cultura italiana all'estero.
''La mia è l'unica riforma possibile. Il provvedimento è pronto, a settembre cercherò di stringere i tempi, che sono ormai maturi per riformare gli Istituti di cultura'', ha affermato il sottosegretario, ricordando che il suo progetto avrebbe dovuto essere inserito in quello più ampio della riforma della Farnesina ma, considerato l'annuncio di un rinvio, adesso potrà andare avanti per conto proprio. Per quanto riguarda l'Istituto di cultura di Mosca, dove nelle settimane scorse si era dimessa per motivi di salute Marina Doria Zuliani, Baccini - che stamattina alla Farnesina ha avuto un incontro con gli ambasciatori delle Americhe, area geografica di sua competenza - Baccini ha detto che ''si stanno esaminando i curriculum dei possibili candidati e nelle prossime settimane indicheremo il nuovo direttore''.


- Agenzia del 26/07/02

Farnesina: al via ultima giornata Conferenza ambasciatori

Roma, 26 lug. - (Adnkronos) - Con le tavole rotonde sulle priorità italiane nelle varie aree geografiche, presiedute dai sottosegretari agli Esteri, Margherita Boniver, Alfredo Mantica, Roberto Antonione e Mario Baccini, si sono aperti questa mattina alla Farnesina i lavori della giornata conclusiva della quarta Conferenza degli ambasciatori. Per le 13 sono previste colazioni di lavoro con 5 ministri: Antonio Marzano, titolare delle Attività produttive, Franco Frattini, della Funzione Pubblica, Rocco Buttiglione, ministro per le Politiche comunitarie, Enrico La Loggia, ministro per gli Affari regionali, Mirko Tremaglia, ministro per gli Italiani nel mondo. I lavori proseguiranno nel pomeriggio con le tavole rotonde sul tema: ''l'Italia e l'Europa sulla scena mondiale: sicurezza e governo della globalizzazione'', alle quali è previsto l'intervento del ministro per l'Innovazione e le tecnologie, Lucio Stanca, e del viceministro per le Attività produttive, Adolfo Urso.
La conferenza degli ambasciatori si concluderà, dopo l'esposizione della sintesi dei risultati fatta dal segretario generale della Farnesina, ambasciatore Giuseppe Baldocci, con l'intervento del presidente del Consiglio e ministro degli Esteri ad interim, Silvio Berlusconi. Che alle 20,30 offrirà agli ambasciatori un pranzo a Villa Madama.




LA RICHIESTA

Ambasciatori e riforme: «Cominciate almeno a semplificare i bilanci»
Si cita Borges: viaggio per vedere se i luoghi corrispondono a ciò che è scritto nei libri
di Maurizio Caprara

Corriere della Sera, 26 luglio 2002
ROMA - Nella seconda giornata della conferenza degli ambasciatori italiani, il fastidio, le sopracciglia aggrottate, le risatine e i mugugni in sede appartata di tanti diplomatici per le parole di Silvio Berlusconi su Alessandro Manzoni lasciano il posto a un discorso forbito e conciso. «E’ inutile andare a raccontare Manzoni, forse è meglio scegliere qualcosa che possa avere attinenza con qualche interesse economico di qualche nostra impresa», aveva detto il ministro ad interim , mercoledì, parlando dei compiti degli istituti tenuti a diffondere all’estero la cultura del nostro Paese. E Silvio Fagiolo, considerato una delle menti più fini della diplomazia, ambasciatore a Berlino, interviene la mattina dopo citando Jorge Luis Borges, lo scrittore argentino: «Borges spiegava: viaggio soltanto per vedere se i luoghi reali corrispondono a quelli descritti nei libri». Nessun tono bellicoso, niente ricerca di scontri. Ma un messaggio chiaro: la funzione della cultura a vantaggio degli affari e dell’esportazione richiede tempi lunghi, non sempre c’è un collegamento automatico tra l’offerta di un prodotto nazionale come il sapere, spesso antico, e risultati immediati. Insomma, la cultura non andrebbe compressa con un’impostazione nella quale più d’uno ha intravisto tracce di spot pubblicitari.
Due ciuffoni di capelli brizzolati divisi da una riga su una testa che ha curato per il governo italiano la preparazione della conferenza di Maastricht, 64 anni, occhialoni, doppiopetto grigio, una carriera che lo ha portato a lavorare nell’ufficio di gabinetto di Giulio Andreotti fino a diventare capo di quello di Lamberto Dini, Fagiolo è, anche fisicamente, un alieno rispetto all’antropologia berlusconiana. La sua proposta, comunque, equivale a una mediazione. Fuori dalla conferenza, a un collega, cita un professore di Chicago, Blom, che scrisse The closing of American mind : per lui il complimento più gradito era stato quello di un allievo che lo definiva il miglior agente turistico per come lo aveva spinto a conoscere l’Europa. Insomma: la cultura può aiutare gli affari, ma senza rinunciare al valore di investimento di lungo periodo delle opere antiche.
Sembrava parlare a nome di tanti, Fagiolo. Nella sua risposta indiretta al Cavaliere c’è un po’ la fotografia dei rapporti tra due entità diverse che si annusano a vicenda da sei mesi: Berlusconi e la diplomazia. Dopo che il presidente-ministro ha rinviato la riorganizzazione del ministero, alcuni hanno tirato sospiri di sollievo, parecchi invece temono che la Farnesina verrà trascurata.
Per paradosso Enrico De Agostini, il presidente del sindacato più forte tra i diplomatici, il Sndmae, ha superato Berlusconi nella richiesta di logiche aziendali. «Se mancano i soldi per una riforma, smantellando vincoli burocratici si possono liberare risorse non utilizzate», dice. «Il bilancio del ministero ha 510 capitoli, quello di un’ambasciata un centinaio. Significa che se a un ambasciatore servono matite, ma ha soldi solo sul capitolo gomme, rimarrà senza e comprerà le gomme per evitare che la somma relativa sia ridotta l’anno seguente. Come in un’azienda, il bilancio di un’ambasciata va reso un capitolo solo», sostiene De Agostini, 38 anni. Uno non scandalizzato per Manzoni: da primo segretario, ad Abu Dhabi, al posto dei cocktail per promuovere l’Italia preferiva i concerti rock.


FARNESINA / GLI STATI GENERALI DEL 24 LUGLIO
Ambasciatore porta pena
Diplomatici sì, ma irritati. E decisi a dar battaglia. Al Cavaliere e alla sua Riforma del ministero degli Esteri
di Primo Di Nicola

L'Espresso online, 25.07.2002
Gli ambasciatori italiani? Sono sul piede di guerra: «Non staremo lì con il fucile spianato», rivela uno di loro, «ma certo peseremo le sue parole». Con chi ce l'hanno le nostre feluche? Con il presidente del Consiglio e ministro degli Esteri ad interim Silvio Berlusconi. Convocati dal segretario generale della Farnesina, Giuseppe Baldocci, gli ambasciatori si ritroveranno a Roma il 24 luglio per la loro quarta conferenza. Proprio l'occasione che il Cavaliere ha scelto per presentare la Grande Riforma del ministero degli Esteri. Ma se - al di là degli annunci - non otterranno presto quanto da anni chiedono per risolvere i problemi del loro lavoro, stavolta anche gli ambasciatori più prudenti sembrano pronti a dare battaglia.

Non si annuncia come una passerella trionfale per il Cavaliere, perciò, il meeting che si svolgerà nella sala delle conferenze della Farnesina. Tre giorni di lavoro, 10 ministri impegnati (tra gli altri, Tremonti, Marzano e Martino), approfondimenti dedicati a grandi temi come la riforma del ministero, la promozione delle imprese e della nostra cultura, l'Europa e la globalizzazione. Questioni importanti che stanno a cuore anche ai nostri diplomatici, ma le loro aspettative vanno oltre. Berlusconi ha preso e tenuto in questi mesi il ministero con lo scopo dichiarato di riformarlo.

Archiviare la vecchia figura dell'ambasciatore-burocrate dedito soprattutto ai cerimoniosi riti della rappresentanza, formare diplomatici-manager capaci di promuovere all'estero il sistema delle imprese: questi gli slogan del Cavaliere. Come raggiungere lo scopo? Varando appunto la mitica riforma. Ma invece di investire della questione i diplomatici, il Parlamento e le competenti commissioni, il Cavaliere si è affidato a due società di consulenza, Kpmg e Deloitte, che dopo aver scandagliato le procedure ministeriali, ascoltato dirigenti e diplomatici, ha prodotto un rapporto adesso sul suo tavolo.

Le soluzioni proposte? Essenzialmente due: rifarsi al modello canadese con l'accorpamento alla Farnesina di tutte le strutture di promozione commerciale provenienti dal disciolto ministero del Commercio estero e ora, sotto la guida del viceministro Adolfo Urso, parcheggiate alle Attività produttive; oppure, lasciare le cose come stanno, limitandosi a rafforzare il loro coordinamento. La cosa curiosa, a pochi giorni dall'apertura della Conferenza, è che, sebbene si conosca la sua propensione per il modello canadese, il Cavaliere non ha ancora operato la sua scelta. Ma se anche l'avesse fatta, ciò non lo metterebbe comunque al riparo dai malumori del corpo diplomatico. Cosa vogliono infatti gli ambasciatori? Con quale stato d'animo si preparano al raduno?

Anzitutto, nonostante i messaggi tranquillizzanti dei vertici ministeriali, le feluche sono offese. Nessuno esce allo scoperto, ma il loro è un vero cahier de doléances. Avrebbero preferito per esempio partecipare direttamente all'elaborazione della riforma piuttosto che sottoporsi all'esame dei consulenti; vedere riconosciuto il lavoro che già oggi svolgono per il sistema delle imprese invece che trovarsi dipinte sui giornali come vecchi arnesi. Poi c'è il punto cruciale delle risorse, sia finanziarie che di personale, e quello della burocrazia. «Non si possono fare le nozze con i fichi secchi», spiega un alto diplomatico. Circa 120 ambasciate e altrettanti consolati sparsi per il mondo, 12 rappresentanze permanenti, 3 delegazioni speciali e 93 istituti italiani di cultura anch'essi sotto la supervisione delle feluche: un sistema complesso che deve anche provvedere ai servizi per gli oltre 4 milioni di connazionali all'estero. E per questo quanto si investe? Appena lo 0,28 per cento del bilancio statale, contro il 2,23 del Canada, l'1,24 della Francia, l'1,02 degli Usa. Per non parlare delle pastoie burocratiche che privano gli ambasciatori dell'adeguata autonomia finanziaria: senza l'autorizzazione ministeriale è impossibile persino acquistare una fotocopiatrice (e ci vogliono anche più di tre mesi per ottenerla). «Per carità, la Grande Riforma va bene», conclude amaro uno dei nostri diplomatici, «ma da un ministro-imprenditore come Berlusconi ci saremmo aspettati anche la soluzione di questi problemi. Invece, nonostante al ministero operi da tempo anche un gruppo di lavoro permanente per la semplificazione amministrativa, non ha fatto nulla nei mesi scorsi. E soprattutto non sembra voler prendere impegni per il futuro».


Dietro il rinvio l'ipotesi di un rimpasto che certo non piace a Palazzo Chigi
Il Cavaliere e l'interim infinito

All'apertura dei lavori della Conferenza degli ambasciatori, Berlusconi fa sapere che la nomina del ministro degli Esteri slitterà di «qualche mese», se non di più
di Stefania Podda

Liberazione, 26 luglio 2002
Sarà che piuttosto che ripensare gli equilibri della irrequieta maggioranza e affrontare un rimpasto, ha preferito rendere quasi definitivo il provvisorio. Sarà che ci ha preso gusto e che due ribalte rendono più di una, pure prestigiosa. Fatto sta che l'interim di Silvio Berlusconi agli Esteri - conseguenza dell'uscita di scena, tra le polemiche, di Renato Ruggiero - non si è concluso ieri come volevano voci insistenti e come sperava il candidato più accreditato alla successione, Franco Frattini. E, nonostante il termine fosse stato perentoriamente fissato dallo stesso presidente per la fine di luglio, non si concluderà nemmeno in tempi rapidi. Lo stesso Cavaliere, nell'annunciare la sua permanenza alla Farnesina, si è ben guardato stavolta dal fare previsioni.
Così, chi si aspettava che Berlusconi annunciasse il nome del futuro titolare del ministero degli Esteri dal podio della Conferenza degli ambasciatori, che si aperta ieri a Roma, è rimasto deluso. Il presidente del Consiglio ha dedicato alla questione l'ultimo passaggio di un lungo discorso: «Presiedo un governo di coalizione e nella coalizione non sono ancora maturate le condizioni per esprimere il nome del nuovo ministro». Per l'annuncio, se arriverà, bisognerà attendere «qualche mese», forse di più: «Non so se sarà ancora un tempo in più», aggiunge il Cavaliere. Unico dato nuovo, la notazione che il futuro ministro sarà comunque un politico e soprattutto che, onde evitare il ripetersi dell'affaire Ruggiero, «sarà in strettissimo contatto con il presidente del Consiglio che - sottolinea - è il primo responsabile della politica estera di ogni democrazia occidentale». Il che rende quasi scontata la nomina del fido Frattini, anche se lo condanna a una lunga anticamera visto che l'ipotesi che circola in Transatlantico - quella di affidare il ministero della Funzione pubblica ad Alleanza nazionale - scontenta gli alleati. E l'ultima cosa che il Cavaliere vuole è un rimpasto, sia pure mini. D'altronde nella veste di ministro part-time, ma comunque sotto i riflettori della politica internazionale, inquadrato dalle telecamere a scambiarsi pacche sulle spalle con Bush e Putin - anzi il "caro George" e il "caro Vladimir" -, Berlusconi si trova perfettamente a suo agio e rivendica i meriti di questi sei mesi di interim. Come, ad esempio, il cordiale rapporto con la Russia di Vladimir Putin di cui l'Italia caldeggia l'ingresso nell'Unione europea: «Quando incontrai Putin - racconta - pensai che dietro l'aria burbera da agente del Kgb c'era una scorza umana».

Ma la quarta Conferenza degli ambasciatori doveva essere l'occasione anche per presentare la famosa riforma del ministero, annunciata con enfasi all'indomani dell'addio di Ruggiero. In questi mesi Berlusconi, provocando i mugugni dei vertici della diplomazia, ha affidato a due società di consulenza, la Deloitte e la Kpmg, lo studio di un progetto ad hoc. In realtà la tanto sbandierata ristrutturazione non ci sarà. Per la prosaica ragione che, come peraltro facevano notare da tempo alla Farnesina e come è stato suo malgrado costretto ad ammettere Berlusconi, non ci sono i soldi. Lo 0,3 per cento del bilancio statale destinato al ministero degli Esteri non basta a realizzare le velleità berlusconiane e nemmeno la finanza creativa di Tremonti può supplire alla mancanza di fondi: «Riforma - spiega Berlusconi - è parola più di moda ma le riforme non si fanno con i fichi secchi e al momento le casse pubbliche non versano in buone condizioni». Non che questo scoraggi il Cavaliere che alla parola riforma sostituisce quella di "riorientamento". Verso cosa? Basta una frase per farsi un'idea sulla Farnesina che Berlusconi vagheggia: «Piuttosto che raccontare Manzoni, gli istituti di cultura farebbero meglio a raccontare qualcosa di più attinente alla promozione delle imprese italiane e della nostra economia».

Battuta infelice che fa scuotere la testa agli sconsolati ambasciatori che prendono appunti. Le feluche, che sono arrivate a Roma con un corposo cahier de doléances, paventano la loro progressiva trasformazione in una sorta di agenti di comercio dediti in primis alla promozione del "sistema Italia". E visto che la sponsorizzazione delle imprese italiane all'estero dovrà essere la nuova priorità, ecco in arrivo un manager che potrebbe anche essere preso dal mercato. Il suo compito sarà quello di fare da collante tra le imprese e i terminali delle diplomazie mentre resta in piedi l'idea di una fusione con l'ex ministero per il Commercio estero, ora delle Attività produttive. Altro che Manzoni.


«Agli Esteri arriverà un ministro di prestigio» Ciampi «sposa» la riforma della Farnesina. «Gli ambasciatori aiutino l’economia italiana»
Berlusconi conferma di voler continuare l’interim. «Spero che maturino le condizioni politiche, ma sono felice di restare»
di STEFANO VESPA

Il Tempo, venerdì 26 luglio 2002
SILVIO Berlusconi si augura che maturino in fretta le condizioni politiche per nominare «un ministro degli Esteri di prestigio», ma se ciò non dovesse accadere rapidamente è «assolutamente felice» di continuare nell’interim degli Esteri.
Il presidente del Consiglio ha ripetuto ieri sera al Quirinale, dove Ciampi ha ricevuto i 123 ambasciatori italiani nel mondo, quanto sostenuto il giorno prima alla Conferenza in corso alla Farnesina. Ma con un di più, che non si sa quanto possa aver fatto piacere al Capo dello Stato: «Con passione e con entusiasmo — ha detto — sono lieto, nonostante anche i tuoi continui inviti alla individuazione di un nuovo ministro degli Esteri, di continuare ad aggiungere al mio lavoro di presidente del Consiglio questo lavoro alla Farnesina, che spero di non aver portato avanti indegnamente nei mesi che mi hanno visto impegnato».
Berlusconi, nel citare i «continui inviti» del Quirinale, ha confermato la garbata pressione che il presidente della Repubblica sta effettuando da molte settimane perché la vicenda arrivi a conclusione, ma per ora sembra andare per la sua strada e certamente da settembre il tema diventerà caldo, anche perché nella maggioranza (le cui divisioni sono state ammesse da Berlusconi «con sincerità») il pressing si farà sentire.
Il premier ha voluto sottolineare pubblicamente il desiderio di mantenere un ottimo rapporto con il Quirinale: «Siamo qui per ascoltare il tuo messaggio che accogliamo con cuore aperto». Ciampi, aggiunge Berlusconi, «che rappresenta benissimo l’unità del Paese», «in ogni occasione con i suoi interventi indica a tutti noi una strada in cui ci riconosciamo completamente». Un riferimento indiretto al recente messaggio alle Camere sul pluralismo nell’informazione.
Dal canto suo, il Capo dello Stato «sposa» la riforma della diplomazia come la vuole Berlusconi. Gli ambasciatori, infatti, non devono solo rappresentare un Paese «culla della civiltà moderna», ma anche «una delle grandi potenze economiche del tempo presente», dunque sostenere l’economia italiana. Ciampi ha anche invitato i diplomatici a curare particolarmente la propria preparazione. «La Farnesina deve consolidare il rinnovamento operativo nella continuità della politica estera» ha detto ricordando che occorreranno maggiori mezzi e una formazione professionale adeguata». La preparazione dei nostri diplomatici è ottima, ma le relazioni internazionali sono sempre più complesse e occorre adeguarvisi. La presidenza europea nel secondo semestre 2003 secondo il presidente della Repubblica «chiamerà l’Italia a dare nuovamente prova di affidabilità, responsabilità, mediazione costruttiva». Insomma, «un momento cruciale» perché per l’ultima volta l’Ue sarà nella veste attuale.


IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 25/07/02

Il MAE ed il sistema Paese: strategia integrata fra cultura, economia e politica

(NIP) Roma – Si è svolta questa mattina, presso la Sala delle Conferenze Internazionali alla Farnesina, nel corso della Conferenza degli Ambasciatori d'Italia, la sessione plenaria dal tema: "Il Ministero degli Affari Esteri e il sistema Paese: sostegno alle imprese, promozione della cultura, valorizzazione dell'apporto dei cittadini italiani all'estero ".
Vi hanno partecipato, oltre agli ambasciatori italiani di tutto il mondo, rappresentanti delle Regioni, del mondo imprenditoriale, del sistema bancario ed esponenti della società civile. In un'ottica di approccio mirato alle singole aree e ai singoli Paesi, la promozione della cultura, della lingua e della scienza italiana diventa pertanto un essenziale strumento di politica estera per incentivare il dialogo tra i popoli e promuovere il "sistema Paese" come realtà dinamica e all'avanguardia nel mondo.

"La cultura italiana nelle sue varie espressioni – ha sottolineato l'ambasciatore Francesco Aloisi de Lardarel nel suo intervento – e con una particolare attenzione alla creatività contemporanea, viene oggi promossa nel mondo attraverso la rete dei 93 IIC. Negli ultimi tempi, per migliorare la metodologia di analisi e di selezione dell'offerta sono state affinate le modalità di raccordo con il sistema nazionale – continua l'Ambasciatore – anche attraverso una rete di accordi con Regioni, Province e Comuni ".

Sul fronte della promozione linguistica si registrano segnali confortanti: l'italiano si va affermando come lingua di cultura, ma anche come lingua degli affari in stretta correlazione con il processo di internazionalizzazione della nostra economia. La promozione all'estero della ricerca e della tecnologia, tema anche questo affrontato oggi, fa parte a pieno titolo della diplomazia culturale in quanto strumento di affermazione dei settori più avanzati della nostra cultura scientifica con ricadute positive in termini economici e commerciali.
In una diplomazia moderna gli ambasciatori sono sempre più impegnati nella rappresentanza dei molteplici interessi di cui i diversi attori del sistema Italia sono portatori nel mondo. Ciò richiede una visione complessiva e coerente di politica estera nazionale in cui le azioni settoriali devono essere inserite, oltre a sensibilità e aggiornamento costante su una varietà di temi, in primo luogo di natura economica e culturale. Giulia Scacco/News ITALIA PRESS


IIC Chicago - Agenzia del 26/07/02

Il primo aviatore italiano all'IIC di Chicago
Pilota transoceanico De Pinedo in mostra all' O'Hare International Airport

Chicago – L'Istituto Italiano di Cultura di Chicago ha nel proprio calendario l'organizzazione di un evento di puro carattere storico-fotografico dal 3fino al 27 settembre all'O'Hare International Airport.
La mostra fotografica nasce a seguito del successo della mostra dal titolo "Wings of Italy", che è stata presentata al Daley Center ed all'Istituto Italiano di Cultura durante lo scorso mese di maggio.
Quella che si terrà all'aeroporto in settembre, sarà l'esposizione di 53 rare foto d'epoca che illustreranno lo storico volo del primo aviatore italiano che ha raggiunto gli Stati Uniti. Il pilota transoceanico Francesco De Pinedo, arrivò a Chicago il 15 maggio del 1927, rivaleggiando la fama di successo di Charles Lindberg.
Questa mostra è stata inaugurata al Museum of Transportation di St. Louis per proseguire per Kansas City, Houston, Milwaukee, Denver, Springfield e Pueblo. News ITALIA PRESS


IIC Vilnius - Agenzia del 26/07/02

“Quartetto Carlo Actis Dato” a Vilnius
L'Istituto Italiano di Cultura in Lituania organizzerà l'evento musicale

Vilnius – L'Istituto Italiano di Cultura con sede in Lituania a Vilnius, organizzerà e seguirà un evento musicale che vedrà protagonista il Quartetto di Carlo Actis Dato, ed avrà luogo proprio nella città di Vilnius dal 20 fino al 22 di settembre. Gli elementi che compongono il quartetto sono un sax tenore e baritono, un clarinetto ed un basso.
Il Quartetto, prende il nome dal suo leader Carlo Actis Dato, che fin dagli anni '70 si é dedicato all'attività concertistica e discografica, registrando fino ad ora la bellezza di 50 dischi, di cui la metà registrati come leader o co-leader.
Carlo Actis Dato, secondo i più blasonati referendum indetti dai critici della rivista "Musica Jazz", e dall'americana "Cadence", risulta da ormai molti anni ai vertici delle classifiche tra i musicisti italiani e per i propri gruppi, i cui "vinile" hanno ottenuto ottime recensioni dalle riviste specializzate di tutto il mondo. News ITALIA PRESS


Data inserimento in rete: giovedì, luglio 25, 2002
Farnesina: Berlusconi In Cdm Spiega Rinvio a Frattini

(ASCA) - Roma, 25 lug - La questione Farnesina nel corso del Consiglio dei Ministri di questa mattina formalmente non e' stata affrontata. Il rinvio della nomina del nuovo ministro degli Esteri, pero', secondo quanto si apprende, e' stato al centro di un faccia a faccia tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il ministro della Funzione Pubblica, Franco Frattini. Quest'ultimo, pochi minuti prima che la riunione dell'esecutivo prendesse il via, si e' avvicinato al premier per chiedergli chiarimenti su quanto e' avvenuto ieri. Il cavaliere lo avrebbe allora tranquillizzato spiegandogli che lo slittamento della nomina non sara' di lungo periodo. ''Non ti devi preoccupare - sarebbe stato il discorso fatto da Berlusconi a Frattini - per quel posto penso sempre a te. Ho voluto prendere un po' di tempo per evitare problemi nella coalizione. Ma presto torneremo a esaminare la situazione''. Il cavaliere avrebbe poi sottolineato al ministro della Funzione Pubblica che sul cambio alla Farnesina ci sarebbero state diverse pressioni dai partner e all'interno di Forza Italia. Secondo quanto si apprende, inoltre, oggi ci sarebbe stato anche un colloquio telefonico tra lo stesso Frattini e l'ex ministro dell'Interno, Claudio Scajola.

Farnesina: Franceschini, Prova 'Muscolare' Di Berlusconi?

(ASCA) - Roma, 25 lug - ''Si e' sbagliato o e' una gravissima prova muscolare?''. Questo l'interrogativo rivolto al Presidente del Consiglio da Dario Franceschini (Margherita), a proposito della mancata nomina del ministro degli Esteri. ''Berlusconi - afferma Franceschini in una nota - ha bisogno urgente di farsi dare ripetizioni oltre che di galateo anche di diritto costituzionale. In una sola giornata prima diserta le Camere mentre discutono il messaggio inviato dal Capo dello Stato, facendo evidentemente capire di avere cose piu' importanti da fare in quel momento, poi, davanti agli ambasciatori 'comunica' al Presidente della Repubblica di non avere intenzione di nominare un nuovo ministro degli Esteri nonostante gli 'inviti' da lui ricevuti!''. ''Qualche costituzionalista del Polo puo' spiegare a Berlusconi che l'art.92 della Costituzione prevede che i ministri siano nominati dal Presidente della Repubblica e non dal Presidente del Consiglio, cui spetta solo il compito di proporli?''.


- Berlusconi: grazie presidente Ciampi tu indichi la strada; 'Alla Farnesina o una nomina di prestigio o felice di restare'

(ANSA) - ROMA, 25 LUG, ore 19:53 - Berlusconi ha ringraziato Ciampi perche' indica a tutti la strada. Ed ha ribadito che alla Farnesina o si fa una nomina prestigiosa o resta lui. Questa sera al Quirinale, durante l' incontro di Ciampi con il mondo diplomatico italiano, si e' rivolto al presidente, dandogli sempre del tu: 'siamo qui per ascoltare il messaggio di chi rappresenta benissimo l'unita' del Paese'. Il premier ha ribadito di essere 'assolutamente felice di continuare' a guidare la Farnesina 'se non matureranno le condizioni per una nomina di un ministro di prestigio'.


IIC Istituti italiani di cultura - Agenzie del 25/07/02

Farnesina: al via seconda giornata Conferenza ambasciatori

Roma, 25 lug. - (Adnkronos) - Con la sessione dedicata a ''Il ministero degli Esteri e il sistema Paese: sostegno alle imprese, promozione della cultura, valorizzazione dell'apporto dei cittadini italiani all'estero'' si è aperta questa mattina alla Farnesina la seconda giornata di lavori della quarta Conferenza degli ambasciatori.
All'incontro, tra gli altri, partecipano il presidente della Conferenza delle Regioni, Enzo Ghigo, il presidente dell'Abi, Maurizio Sella, il segretario generale della Fondazione Civita, Gianfranco Imperatori.
Per le 13 sono previste cinque colazioni di lavoro separate con gruppi di ambasciatori, presiedute da altrettanti ministri: il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, parlerà della cooperazione internazionale nei controlli all'immigrazione clandestina, il ministro della Difesa, Antonio Martino, degli strumenti di lotta al terrorismo, il ministro delle Politiche agricole, Giovanni Alemanno, della riforma della Pac, il ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani, della promozione culturale del nostro Paese all'estero, e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti del sostegno alla promozione del sistema Paese all'estero.
Nel pomeriggio, alla Farnesina, arriveranno il vice presidente del Consiglio, Gianfranco Fini, e il vice presidente della Convenzione europea, Giuliano Amato, che parleranno de ''L'Italia nell'Ue: il contributo italiano alla riforma delle istituzioni, la preparazione del semestre di presidenza''.
Quindi, alle 18.30, gli ambasciatori saranno ricevuti al Quirinale dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.

Farnesina: Cannata, maggiore collaborazione tra Università e Ministero

Roma, 25 lug. (Adnkronos) - "E' forte la domanda d'Italia nel mondo poiché il nostro Paese rappresenta un'identità autentica su tutto il globo".
Ad affermalo è il vice presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane Giovanni Cannata, intervenuto questa mattina ai lavori della quarta Conferenza degli ambasciatori d'Italia in corso a Roma presso la Farnesina.
Cannata si è soffermato sul tema di fondo dell'incontro: "Riformare ed innovare l'esperienza della cultura italiana nel mondo significa lavorare in collaborazione tra le Università italiane, il ministero del Commercio Estero e la Farnesina. Il nostro sistema di lavoro infatti, ha come obiettivo principale la valorizzazione degli elementi di differenziazione della cultura italiana rispetto agli altri Paesi. La collaborazione tra queste tre istituzioni deve raggiungere livelli ottimali attraverso la promozione culturale ed economica. Le università italiane, che rappresentano uno dei punti fondamentali per l'innovazione della diffusione della cultura nel mondo, hanno bisogno del sostegno del ministero degli Esteri per quanto riguarda il processo di internazionalizzazione del sistema universitario, che si trova a combattere in un mercato della formazione dove la concorrenza diventa sempre più agguerrita. Bisogna quindi, utilizzare le seguenti strategie per poter affrontare la concorrenza e far penetrare la cultura all'estero mediante la razionalizzazione della mobilità degli studenti e dei ricercatori; la valorizzazione del capitale italiano all'estero, rappresentato anche dalla nostra antica emigrazione; la crescita della nostra presenza in quei paesi in via di sviluppo dove svolgiamo una funzione di catalizzatori". Simona PESARINI

Farnesina: Imperatori, la cultura per diffusione dell'Italia nel mondo

Roma, 25 lug. - (Adnkronos) - "La cultura rappresenta il grande motore di diffusione e promozione dell'Italia nel mondo. Noi tutti dobbiamo sempre esaltarla e soprattutto dobbiamo valorizzare maggiormente il lavoro di coloro che la diffondono nel mondo".
Lo ha affermato il segretario generale della Fondazione Civita e vice presidente della Fondazione Italia in Giappone Gianfranco Imperatori, intervenuto ai lavori della seconda giornata della quarta Conferenza degli ambasciatori d'Italia dedicata a ''Il ministero degli Esteri e il sistema Paese: sostegno alle imprese, promozione della cultura, valorizzazione dell'apporto dei cittadini italiani all'estero''.
"E' necessario - ha spiegato Imperatori - realizzare dei progetti in grado di promuovere l'attività culturale italiana all'estero attraverso metodologie tutte 'made in Italy'. La cultura italiana rappresenta un soggetto ed un prodotto finito pronto per essere esportato. Il patrimonio culturale italiano, dal mio punto di vista, è sempre legato comunque, all'intrattenimento. Diventa quindi obiettivo fondamentale delle ambasciate e degli Istituti italiani di cultura offrire all'estero un'attività turistica diversa ed integrata. Le strategie di promozione e diffusione della cultura che potrebbero essere sviluppate sono tre: omologazione del lavoro delle università straniere che si occupano di ricerca culturale con quelle italiane; valorizzazione delle professionalità in modo da poterle offrire agli altri Paesi; promozione del patrimonio culturale italiano anche attraverso il settore multimediale". Simona PESARINI

Farnesina: Berlusconi, inutile raccontare Manzoni all'estero

Roma, 25 lug. - (Adnkronos) - ''E' inutile raccontare Manzoni. Sarebbe meglio occuparsi di qualcosa che abbia attinenza con gli interessi delle nostre imprese e della nostra economia''. Silvio Berlusconi parla del futuro della diplomazia italiana alla conferenza degli ambasciatori nel mondo. Il presidente del Consiglio indica le missioni che i nostri ambasciatori dovranno svolgere all'estero.
''Bisogna esportare all'estero il nostro 'made in Italy''', sottolinea più volte il premier, dando cosi' maggiore supporto al sistema economico e favorendo le imprese che lavorano nel mondo. Avvicinato dai cronisti al termine della prima giornata della conferenza degli ambasciatori nel mondo, Berlusconi precisa il senso delle dichiarazioni rilasciate durante il suo intervento sulla missione della diplomazia italiana all'estero, a cominciare dal ruolo degli istituti di cultura.
''Ho sentito che c'erano delle perplessità sulla mia affermazione sul Manzoni. Io sono un estimatore del Manzoni - sottolinea il premier- tanto è vero che ero conosciuto per i troppi pezzi a memoria che sapevo dei 'Promessi sposi' e di tutte le poesie manzoniane. L'ho citato, perché si cita sempre un amico e non un nemico. L'ho citato perché ho avuto notizia di una manifestazione che è costata parecchi soldi e ha ottenuto un seguito molto limitato. Nel mio intervento io ho voluto indicare la necessità di fare delle scelte che incontrino l'interesse nei paesi dove si tengono questo tipo di manifestazioni cosi' che magari siano attinenti anche a fattori economicamente utili''.
Pensa anche a possibili manifestazioni all'estero su prodotti alimentari tipici, come il parmigiano reggiano?, lo provoca un giornalista. ''E perché no? Purché queste manifestazioni riguardino la qualità e la tradizione della cucina italiana nei secoli, ad esempio'', replica pronto il presidente del Consiglio che torna a parlare del Manzoni. ''In ogni caso, intendiamoci - assicura - ben venga il Manzoni! Del resto io ho fatto anche accademia filodrammatica e saprei recitarlo. Per me andrebbe benissimo...''.
In apertura del suo discorso, Berlusconi ha rivolto parole di apprezzamento al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, scherzando sulla premura che riserva alla sua salute. ''Il dottor Letta è molto attento e a volta pensa che io non abbia autonomia e che abbia bisogno di un supporto di liquidi - afferma indicando la bottiglia d'acqua poggiata sul tavolo, ma io mi picco di avere una autonomia di almeno due-tre ore...''.


- Agenzia del 25/07/02

ESTERI/ CONFERENZA DEGLI AMBASCIATORI/ NELLA SECONDA SESSIONE PLENARIA SOSTEGNO A IMPRESE E CULTURA/ CERUTTI: PIU' COLLABORAZIONE TRA IMPRENDITORI E AMBASCIATE PER SALVAGUARDARE A LIVELLO CENTRALE LA POLITICA ECONOMICA ESTERA/ SELLA: SI’ ALLA RAZIONALIZZAZIONE DELLE STRUTTURE ALL’ESTERO

ROMA\ aise\ - "È assolutamente urgente rafforzare la cooperazione e la collaborazione tra il sistema imprenditoriale italiano e le ambasciate nel mondo. Da soli non si fa nulla. È importante rafforzare il collegamento per adeguare la nostra capacità di essere presenti nel mondo, sul mercato". È quanto affermato dal consigliere di Confindustria incaricato della promozione del sistema produttivo nel mondo, Giancarlo Cerutti, intervenuto alla IV Conferenza degli Ambasciatori d'Italia, in corso alla Farnesina, che ha visto nella seconda giornata di lavori un confronto tra diplomatici, rappresentanti del mondo produttivo e culturale dedicato al sostegno alle imprese, alla promozione della cultura italiana e alla valorizzazione dell'apporto dei cittadini italiani all'estero. Il presidente dell'Associazione Bancaria Italiana (Abi), Maurizio Sella, ha invece dato il suo appoggio al progetto di riforma del ministero degli Esteri, annunciato ieri dal premier, Silvio Berlusconi. Un piano che vede gli organi consolari maggiormente impegnati nel sostegno delle imprese italiane all'estero. (aise)

FARNESINA/ CONFERENZA AMBASCIATORI/ LA POLEMICA DEI DS: IL DISCORSO DI BERLUSCONI E’ LA RIPROVA DEL FALLIMENTO DEL GOVERNO IN POLITICA ESTERA

ROMA\ aise\ - "Il discorso di Silvio Berlusconi alla quarta Conferenza annuale degli Ambasciatori italiani è la riprova del fallimento e della vacuità delle promesse e degli annunci che il Governo ha fatto in materia di politica estera". Lo afferma la responsabile Ds per la politica estera, Marina Sereni. "Ad un anno dall'entrata in carica del Governo, l'Italia - unico Paese europeo - continua a ritrovarsi senza un Ministro degli Esteri a tempo pieno. E così, a quanto pare, continuerà ad essere. Questa situazione sta recando gravi danni all'immagine e alla capacità di politica estera del nostro Paese". "Berlusconi ha spiegato che gli equilibri interni alla coalizione non permettono all'Italia di essere degnamente rappresentata nel Mondo e non permettono di avere una guida ad un ministero-chiave come quello degli Affari Esteri."
"Anche la tanto sbandierata riforma della Farnesina si è risolta, così come in tanti altri casi, in un nulla di fatto". (aise)


IIC Istituti italiani di cultura IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PROPONE UNO SCENARIO NUOVO PER LA DIPLOMAZIA ITALIANA
«Manzoni? Meglio il Made in Italy»

La Stampa, 25 luglio 2002
ROMA Insomma, basta con questa mania di esportare i Promessi Sposi in giro per il mondo, sbuffa il presidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri ad interim. In futuro anche gli Istituti italiani di cultura dovranno darsi il loro bel da fare per esportare il Made in Italy: "E´ inutile raccontare Manzoni. Sarebbe meglio si occupassero di qualcosa che abbia attinenza con gli interessi delle nostre imprese e della nostra economia". Nella sala delle riunioni internazionali alla Farnesina, Silvio Berlusconi inaugura la quarta Conferenza degli ambasciatori d´Italia. Parla a braccio, e come spesso gli riesce, tiene magnificamente la scena. Per metà statista, per metà team leader (a tratti sembra di essere tornati ad una convention di Publitalia) traccia uno scenario nuovo per la diplomazia italiana, fatta di «manager», «business links», «development directors» e «autostrade» per aiutare il commercio italiano nel mondo. Un bel progetto, firmato da due grandi agenzie, la Deloitte e la KPMG. Ma alla fine, Berlusconi ha dovuto riconoscere che purtroppo la riforma «non si può fare con i fichi secchi». Dunque non sarà cosa imminente, con buona pace di don Lisander. (In serata il premier ha corretto il tiro: «Io sono un estimatore di Manzoni. Del resto io ho fatto accademia filodrammatica e saprei recitarlo. Ben venga Manzoni»). In effetti alla Farnesina sono ormai alla miseria: appena il 0,30 per cento del bilancio dello Stato (era il doppio fino a pochi anni fa). Ma anche senza soldi, insiste Berlusconi, si può fare molto. E lui lo ha dimostrato in questi mesi che ha vissuto da ministro degli Esteri. Quando si è affacciato sulla scena internazionale era rimasto francamente «offeso», anzi «addolorato» per come l´Italia veniva maltrattata da Francia, Germania e Gran Bretagna. Ma in breve tempo, grazie ad un abile mix di politica «propositiva» e di cordialità personale, c´è stato «un salto di qualità» nei rapporti con le grandi potenze europee. «Il loro sentimento è cambiato. Oggi contiamo per quello che siamo. L´Italia è più rispettata». I risultati concreti si sono visti. La nuova intesa tra Berlusconi e Putin ha portato «allo sposalizio della Federazione russa e l´Occidente», «all´abbandono di ogni destino orientale» da parte di Mosca. Insomma, il clima lassù nell´aria rarefatta dei grandi vertici, è quasi di festa: «Vidi il Presidente degli Stati Uniti abbracciare il premier giapponese. E noi in mezzo a tutto questo...» Verso Est l´Italia già comincia a contare più degli altri. Comincia a crearsi «una zona d´influenza». Per Paesi come la Bulgaria, la Romania e altri l´Italia «è ormai il Paese di riferimento». soprattutto perché «siamo un Paese a loro più simpatico». Tutto questo però non basta. Non bastano la simpatia, la cordialità, le belle intenzioni, i buoni progetti. E´ ora di «riorientare la filosofia» della nostra politica estera affinché sia «di supporto al Sistema Italia». Per favorire le imprese ma anche per promuovere l´immagine del Paese all´estero. E non solo «cultura e lingua» come si è fatto finora, ma stimoli concreti per aiutare il nostro turismo. E´ un punto dolente. In poco tempo le presenza straniere in Italia sono scese da 112 milioni a 80 milioni mentre in Spagna la tendenza è stata inversa: sono passati da 66 milioni a 111 milioni. «Eppure la Spagna non offre tutte quelle attrattive che offre l´Italia». Vicino a lui il "ministro degli Esteri" dell´Unione Europea Javier Solana, ospite d´onore e spagnolo doc, non ha fatto una piega. Al di là dei vertici e della nuova immagine italiana nel mondo, un risultato concreto dopo questi sei mesi di duro lavoro alla Farnesina comunque c´è stato: «Sono ingrassato di dieci chili», ha confessato Berlusconi alla platea di ambasciatori e dignitari. Per poi concludere: "Dieci chili di benessere, di sicurezza, di libertà". Insomma, evviva il Team Italia. E mannaggia ai fichi secchi.


IIC Istituti italiani di cultura Il capo del governo rassicura i diplomatici con una barzelletta e promette: comprerò una collezione di gilet

Il Cavaliere: basta raccontare Manzoni. Poi precisa: lo cito come amico
di Maurizio Caprara

Corriere della Sera, 25 luglio 2002
ROMA - Sulla riorganizzazione del ministero degli Esteri, la sua bandiera da quando in gennaio sostituì Renato Ruggiero ricorrendo all’ interim , Silvio Berlusconi ha compiuto una frenata. Si è comportato come chi fa di necessità virtù: vista la difficoltà di nominare adesso il successore preferito per la Farnesina senza pagare un prezzo agli alleati, ha cercato di apparire disponibile verso quanti, dai sindacati dei diplomatici a settori del Parlamento, lamentavano di non essere stati consultati abbastanza sui cambiamenti. Non avrei mai deciso senza ascoltare il vostro parere, ha sostenuto il presidente del Consiglio nella parte serale a porte chiuse della conferenza degli ambasciatori. Soltanto in un momento, ieri, gli è scappato il freno.
«È inutile andare a raccontare Manzoni, forse è meglio scegliere qualcosa che possa avere attinenza con qualche interesse economico di qualche nostra impresa», ha detto il ministro ad interim nella seduta pubblica. Stava parlando degli Istituti italiani di cultura all’estero, tutti da vincolare, a suo giudizio, a finalità «più ravvicinate agli interessi di promozione economica del Paese».
Un certo disappunto dei diplomatici gli è arrivato all’orecchio. Deve aver immaginato le proteste e i sarcasmi dell’opposizione, di vari intellettuali. Morale: Berlusconi ha colto l’occasione del primo contatto con i giornalisti per correggere il tiro e togliere dal mirino l’autore dei Promessi sposi : «Io ero conosciuto per i troppi pezzi a memoria che sapevo di Alessandro Manzoni. L’ho citato perché si cita un amico, non un nemico... Ben venga: ho fatto l’Accademia filodrammatica, saprei anche recitarlo».
Del «riorientamento» della diplomazia, così lo ha definito, suggerito dalle società di consulenza Deloitte e Kpmg ingaggiate mesi fa, Berlusconi ha esposto soltanto alcune linee generali. Potenziare le Camere di commercio come punto di contatto tra imprese in cerca di opportunità all’estero e ambasciate. Assumere «un business development director , un manager dotato di grande capacità di promozione», da scegliere tra i capi degli uffici Ice o nel «libero mercato» e da mettere in azione con una «dipendenza gerarchica» dagli ambasciatori. Formare squadre di privato e pubblico, dette team -Italia, «chiamando Cavalieri del lavoro e imprenditori di provata esperienza che possano per alcuni anni promuovere la nostra economia». Esempi: «L’Associazione Italia-Cina guidata benissimo da Romiti e quella che guida Umberto Agnelli per il Giappone». L’accorpamento del Commercio estero alla Farnesina? Se ne riparlerà in futuro.
A questo quadro, che non si configura come una minaccia per la diplomazia, il segretario generale Giuseppe Baldocci ha risposto augurandosi continuità nella direzione politica della Farnesina. Berlusconi, che di Baldocci prese in giro in gennaio l’abituale gilet , ha ricambiato informando che di panciotti ne vuole una collezione. E a porte chiuse ha lasciato capire, con una barzelletta, di non sentirsi vincolato ai consulenti. Due tori vedono un gruppo di mucche bellissime oltre un recinto. Partono per andare a montarle. Uno dei due, saltando, rimane impigliato per una parte preziosa del corpo. Il fortunato che va ad amoreggiare gli dice: «Allora tu farai il consulente».


IIC Istituti italiani di cultura LA CONFERENZA DEGLI AMBASCIATORI
di ALMERICO DI MEGLIO

Il Mattino Online, 25 luglio 2002
L’annuncio più atteso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è giunto a metà discorso ed ha mandato delusi quanti ritenevano che il nome del nuovo responsabile degli Affari esteri - e non la riforma della Farnesina - costituisse la «notizia» del giorno. Ma questa quarta Conferenza degli ambasciatori d’Italia che si è aperta ieri a Roma (si concluderà domani con una cena di lavoro, Berlusconi a capotavola, e sarà seguita dal «conclave» dei consoli lunedì e martedì prossimi) entrerà forse nella storia della Farnesina perché segnerà l’avvio della «grande riforma» della nostra diplomazia. Una riforma di cui si parla da tempo - dal crollo dell’Unione Sovietica e dal conseguente rapido sviluppo del mercato globale - e che sarà imperniata sull’accorpamento del Commercio con l’estero (che, guidato dal viceministro Adolfo Urso, fa attualmente parte del dicastero delle Attività produttive) con il ministero degli Esteri. La Farnesina, in altre parole, si adegua ai tempi per sostenere il Sistema Italia in un mercato planetario sempre più competitivo e in un contesto poltico internazionale che vede ormai confondersi geoeconomia e geostrategia. Una riforma modellata su quella canadese (del 1982) e sull’esperienza offerta dagli Usa e dagli altri grandi Paesi europei (Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna) e ch’è stata accelerata da alcuni fattori: le dimissioni di Ruggiero con l’interim al presidente del Consiglio; la prossima presidenza italiana dell’Ue (nel secondo semestre dell’anno prossimo) durante la quale potrebbero celebrarsi la riforma dei Trattati di Roma (le conclusioni dei lavori della Convenzione che sta elaborando la futura «costituzione» dell’Ue, più vicina al modello confederale che federale) e l’allargamento dell’Unione all’Est; la rinnovata sfida per la conquista di un seggio tra i membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza delle nazioni Unite per il biennio 2007-2008.
La diplomazia al servizio dell’economia, «Gli istituti di cultura farebbero meglio a raccontare meno Manzoni e qualcosa di più attinente alla promozione degli interessi economici dell'Italia», ha sottolineato Berlusconi ai responsabili delle 118 ambasciate e delle 12 rappresentanze permanenti italiane sparse nel pianeta che, con le loro 133 sezioni commerciali e assieme alle Camere di commercio (66 operanti all’estero), dovranno sostenere le 180 mila imprese italiane che operano anche di là dalle frontiere (per il 93% di dimensioni medio-piccole, hanno vieppiù bisogno del sostegno, politico e d’intelligence, di Roma), ma anche attirare investimenti. Ecco perché il legame tra Palazzo Chigi e Farnesina dovrà essere fortissimo e speciale. Se si saprà chi - un «politico» - sostituirà Berlusconi «tra qualche mese» o forse più, fin d’ora si può esser certi che - come ha sottolineato il premier - il futuro responsabile del dicastero «sarà in strettissimo contatto con il presidente del Consiglio, il quale è il primo responsabile della politica estera di ogni democrazia occidentale».
Il presidente del Consiglio non ha nascosto le difficoltà di quest’azione di graduale «riorientamento» degli Affari esteri («riforma è parola più di moda ma le riforme non si fanno con i fichi secchi e al momento le casse pubbliche non versano in buone condizioni»). In cuor suo, forse avrebbe desiderato proclamare una «rivoluzione alla Farnesina», almeno una più spedita e radicale riforma. Ma i mezzi oggi non lo consentono. Pesano la scoperta del «buco» di bilancio e l’11 settembre che, dopo la congiuntura internazionale, ha rallentato il rilancio dell’economia mondiale ponendo la sicurezza in cima alle priorità dell’Occidente. La Farnesina finora ha ricevuto poco dai governi (appena lo 0,27% del Pil, la Germania il 2,36% del «suo» Pil, il Canada il 2,21%, la Spagna l’1,41%). Resta la soddisfazione - ha sottolineato però il premier - di aver rotto il «direttorio» dell’Ue formato da Parigi, Berlino e Londra («Nei miei primi incontri internazionali avevo avvertito una considerazione verso il mio Paese che mi aveva quasi offeso, ma lavorando nel modo giusto ora l’Italia è più rispettata e considerata») e di aver avvicinato Nato e Mosca con l’obiettivo di portare la Russia nell’Ue. Javer Solana, l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue non ha battuto ciglio.


Per un contenzioso con la Farnesina fa pignorare la sfera di Pomodoro
CONSULENTE IN CAUSA CON IL MINISTERO

Il Giornale di Brescia, 25 luglio 2002

ROMA - È stata sorprendentemente pignorata la «sfera» bronzea di Arnaldo Pomodoro, la celebre scultura che dal 1968 campeggia nel piazzale davanti al Ministero degli esteri, al punto da diventarne poi simbolo, dopo la sua iniziale destinazione all’Expo di Montreal. Il provvedimento è stato emesso (secondo quanto si legge nella copia di un verbale siglato dalla sezione Lavoro della Corte d’appello di Roma e inviata ad alcuni organi di stampa), a seguito del ricorso presentato da Fabio Rovis, funzionario esperto della Cooperazione allo sviluppo che in passato ha lavorato per la Farnesina. Il pignoramento è avvenuto - si spiega nel verbale diffuso agli organi di stampa dal legale di Rovis - in seguito al mancato pagamento da parte della Farnesina di 44.014,12 euro a Fabio Rovis, un geologo che in passato ha lavorato per il ministero a contratto in qualità di esperto per l’ufficio cooperazione allo sviluppo. Rovis il 6 giugno scorso aveva ottenuto una sentenza favorevole per il pagamento da parte della Farnesina della somma richiesta. Non avendo provveduto al pagamento della somma risarcitoria, l’ufficiale giudiziario ha notificato il verbale di pignoramento al Ministero degli esteri. Interpellata sull’argomento, la Farnesina ha precisato che il provvedimento cautelativo rientra in una vertenza giudiziaria avviata vari anni fa in relazione a una controversia di lavoro. Si tratta di un procedimento - si precisa alla Farnesina - che oppone da tempo un ex esperto a contratto all’amministrazione degli esteri, la quale negli anni scorsi non gli rinnovò il contratto scaduto. L’avvocatura dello Stato, che nella causa difende il ministero, ha già chiesto la sospensione della sentenza anche e soprattutto in attesa di conoscere le sorti dell’appello. La decisione della corte è attesa per la prossima settimana. L’opera di Pomodoro - creata per rappresentare l’arte e la poesia italiana all’Esposizione Universale di Montreal del 1967 - è dedicata al «lavoro italiano nel mondo» e si identifica, quindi, con l’impegno degli italiani che rappresentano il Paese all’estero. La scultura nel ’98 è stata restaurata nel quadro delle iniziative avviate dal Ministero degli e steri per il risanamento e una maggiore valorizzazione dell’area circostante la Farnesina.


IIC Sydney - Agenzia del 24/07/02

Is. It. Cultura: mostra fotografica sui musei fiorentini a Sydney

Sydney, 24 lug. (Adnkronos) - Si concluderà il prossimo 26 luglio la mostra fotografica "Impossible Gaze (Sguardo impossibile)" di Jo-Anne Duggan allestita presso l'UTS Gallery dell'Università di tecnologia di Sydney.
La mostra organizzata dall'Istituto italiano di cultura di Sydney è un'esplorazione culturale e visiva dei musei fiorentini. Il lavoro dell'artista evoca l'atto visivo in sé stesso, concentrandosi su frammenti di oggetti ed immagini sovrapposte a decorazioni di pareti e soffitti; lo spettatore infatti, sposta la sua attenzione sugli spazi posti fra le opere d'arte storiche.
Le fotografie gigantesche e colorate rappresentano tutta la cultura visiva storica dell'Italia. Le fotografie principali sono state riprese nelle gallerie di Palazzo Pitti, del Museo Nazionale del Bargello e della Galleria degli Uffizi. La mostra è intitolata 'Sguardo impossibile' proprio perché le fotografie riproducono qualcosa che è impossibile ammirare in questi musei a volte a causa del costante flusso di visitatori che ostruiscono il campo visivo dello spettatore, a volte a causa dei tempi ristretti a disposizione del visitatore.


IIC Sydney - Agenzia del 24/07/02

Is. It. Cultura: mostra fotografica sui musei fiorentini a Sydney

Sydney, 24 lug. (Adnkronos) - Si concluderà il prossimo 26 luglio la mostra fotografica "Impossible Gaze (Sguardo impossibile)" di Jo-Anne Duggan allestita presso l'UTS Gallery dell'Università di tecnologia di Sydney.
La mostra organizzata dall'Istituto italiano di cultura di Sydney è un'esplorazione culturale e visiva dei musei fiorentini. Il lavoro dell'artista evoca l'atto visivo in sé stesso, concentrandosi su frammenti di oggetti ed immagini sovrapposte a decorazioni di pareti e soffitti; lo spettatore infatti, sposta la sua attenzione sugli spazi posti fra le opere d'arte storiche.
Le fotografie gigantesche e colorate rappresentano tutta la cultura visiva storica dell'Italia. Le fotografie principali sono state riprese nelle gallerie di Palazzo Pitti, del Museo Nazionale del Bargello e della Galleria degli Uffizi. La mostra è intitolata 'Sguardo impossibile' proprio perché le fotografie riproducono qualcosa che è impossibile ammirare in questi musei a volte a causa del costante flusso di visitatori che ostruiscono il campo visivo dello spettatore, a volte a causa dei tempi ristretti a disposizione del visitatore.


Data inserimento in rete: mercoledì, luglio 24, 2002
- Agenzia del 24/07/02

FARNESINA: BERLUSCONI, INTERIM ANCORA QUALCHE MESE; RIFORMA DIFFICILE

(AGI) - Roma, 24 lug. - Silvio Berlusconi ha annunciato che terra' l'interim degli Esteri ancora per "qualche mese". "Il nostro e' un governo di coalizione e dentro questa coalizione non sono ancora maturate condizioni per la nomina di un nuovo ministro", ha spiegato il presidente del Consiglio aprendo alla farnesina i lavori della quarta conferenza degli ambasciatori d'Italia. Il presidente del Consiglio intende procedere a un "riorientamento" della Farnesina, consapevole che "riforma e' parola piu' di moda ma le riforme non si fanno con i fichi secchi e al momento le casse pubbliche non versano in buone condizioni". E' stato lo stesso presidente del Consiglio e ministro degli Esteri ad interim a ridimensionare la portata dei cambiamento che intende portare nella diplomazia nel suo intervento di apertura della quarta Conferenza degli ambasciatori d'Italia. "Mi rendo conto che ci sono state lacune e manchevolezze che rendono difficile il lavoro di chi e' in trincea", ha detto Berlusconi alludendo alle scarse risorse destinate alla diplomazia, appena lo 0,3% del Pil.


Farnesina: Baccini al concerto di Muti a Ground Zero

Roma, 24 lug. - (Adnkronos) - Il sottosegretario agli Esteri Mario Baccini, ha presenziato ieri sera a New York, in qualità di rappresentante del Governo italiano, ad un concerto diretto dal maestro Riccardo Muti al Lincoln Center e a Ground Zero in memoria delle vittime degli attentati dell'11 settembre.
Muti ha diretto un'orchestra di oltre 200 elementi, formata da musicisti delle massime istituzioni europee, da musicisti americani e dal coro filarmonico della Scala di Milano.
La manifestazione si è svolta con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio. La presenza del sottosegretario Baccini ha confermato gli eccellenti rapporti bilaterali che intercorrono fra Italia e Stati Uniti, in un momento storico che vede i due Paesi fianco a fianco nella lotta al terrorismo.
Al termine del concerto, Baccini si è complimentato con i musicisti, rivolgendo parole di grande apprezzamento al maestro Muti, e ha ringraziato calorosamente gli organizzatori per l'ottima riuscita dell'evento.




COMMERCIO I diplomatici dovranno essere in grado di ...

Corriere della Sera, 24 luglio 2002
COMMERCIO I diplomatici dovranno essere in grado di sostenere le attività di promozione del made in Italy all’estero
EFFICIENZA
La riforma mira a colmare un deficit esistente rispetto ai nostri principali partner nella promozione degli interessi commerciali, pur confermando il ruolo centrale della rete diplomatico-consolare
NUOVE SFIDE
L’attuazione del progetto, che il governo prevede necessiti di tempi lunghi, dovrebbe rimodulare la missione della Farnesina sulle nuove sfide che si stanno profilando

La nuova diplomazia

FARNESINA Al ministero degli Esteri verrebbero accorpate funzioni e competenze che ora spettano al ministero delle Attività produttive
L’ICE
Gli uffici dell’Istituto per il commercio estero (Ice) dovrebbero essere coordinati dal ministero degli Esteri
LE IMPRESE
Al «centro», la Farnesina, si vuole affiancare una «periferia» forte, con ambasciatori-manager che coordinano le attività di sostegno delle imprese all’estero

Riforma della Farnesina, Ice e ruolo degli ambasciatori

DIPLOMAZIA (ANCHE) D’IMPRESA

di FABRIZIO ONIDA

La conferenza annuale di ambasciatori e consoli si apre oggi alla Farnesina in un clima di vera suspense (mediatica?) sui reali contenuti della riforma che dovrebbe ridare alla diplomazia un ruolo cardine per la promozione e il sostegno del commercio e degli investimenti esteri. Numerosi sono gli interrogativi da sciogliere. Le competenze del viceministro del Commercio estero (cui spetta anche la vigilanza sull’Ice, appunto l’Istituto per il commercio estero) confluiranno in quelle del ministero degli Esteri o ci si limiterà a un «coordinamento» con l’attuale ministero delle Attività produttive?
Gli uffici esteri dell’Ice, con piena copertura diplomatica, diventeranno le trade commission entro cui lavoreranno addetti e assistenti commerciali, diplomatici e non?
E sarà possibile l’assunzione di esperti dall’esterno, come avviene nella generalità degli altri Paesi?
Verranno posti dei paletti circa le iniziative di «politica estera» condotte dalle Regioni dopo la riforma federalista della Costituzione (Roberto Formigoni docet )?
Dopo l’intensa produzione legislativa che negli ultimi 12 anni ha toccato tutti gli enti pubblici del settore (Ice, Sace, Simest, Finest, Informest) nonché le Camere di Commercio, ben venga l’annuncio, contenuto nel recente Documento di programmazione economica e finanziaria, di un Testo unico del commercio estero e della «messa a sistema degli enti» alla luce dei nascenti «sportelli regionali» per l’internazionalizzazione. Una cosa però resta essenziale: il nuovo assetto uscito dalla riforma deve assolvere al suo compito principale, quello di essere utile alle imprese e alle loro organizzazioni proiettate sui mercati esteri. E per fare questo non c’è che una strada: definire con chiarezza e senza ambiguità «chi deve fare cosa» tra i rappresentanti diplomatici e le altre organizzazioni, a cominciare dall’Ice.
Ahimè, non dimentico che quando nel 1997 (terza riforma legislativa dell’Ice in 8 anni) l’iniziale bozza del governo Prodi contemplò una «dipendenza funzionale» degli uffici esteri dell’Ice dalla rete diplomatico-consolare, proprio allo scopo di ridurre le duplicazioni e dare una copertura più forte al
made in Italy , ci fu una levata di scudi da parte di moltissime lobby pubbliche (Mincomes, sindacati del pubblico impiego, personale dell’Ice, partiti di maggioranza e di opposizione) e private (associazioni industriali e artigiane, consorzi). Tutti temevano un’eccessiva intromissione della cultura diplomatica tradizionale nel disegno dell’attività promozionale a favore delle piccole e medie imprese, area da tempo riservata ai propri rappresentanti. Entrò così nella legge 68 del 1997 una formula diluita e contorta, che contribuì più a deteriorare che a migliorare i rapporti a livello istituzionale tra Farnesina e Commercio Estero (mentre per fortuna i rapporti «sul terreno» erano e sono già oggi spesso discretamente cooperativi). Andranno valorizzate congiuntamente le competenze rispettive del personale diplomatico e dell’Ice. Il primo, senza abdicare al ruolo insostituibile di appoggio alla politica estera classica, deve farsi maggior carico di quelle funzioni di raccolta di informazioni macroeconomiche e settoriali (anche ricorrendo a competenze esterne) e di copertura e protezione istituzionali di cui ha fortissimo bisogno un ceto ampio e crescente di aziende italiane fortemente internazionalizzate, non solo esportatrici ma anche investitrici, di grande, media e talora piccola dimensione. E’ il caso di partecipazione a grandi commesse, discriminazione commerciale, offerte di alleanze produttive, segnali anticipatori di mercato.
L’Ice a sua volta deve continuare a rispondere alle esigenze, spesso meno sofisticate ma molto concrete, del nostro tipico sistema assai frammentato di imprese e consorzi. Senza esaurirsi però in compiti di routine organizzativa, prevalentemente legati ad attività fieristiche e a diffusione di informazioni generiche (come le famose «liste dei nominativi degli importatori»), coltivando invece un patrimonio di conoscenze tecnico-commerciali, di contatti e di informazioni riservate. Patrimonio prezioso da riversare sulle imprese onde favorirne un efficace ingresso e una tenuta competitiva in mercati spesso difficili, dove l’affermazione del made in Italy è tutt’altro che una passeggiata.
Ultima nota: il ministero dell’Economia deve possibilmente concorrere a evitare un caso di «nozze coi fichi secchi»: ha forse senso che, al di là di tanti buoni propositi, l’Italia spenda per la propria politica estera (al netto del militare) meno dello 0,3% del bilancio pubblico, contro quote tra l’1 e il 2,3% di Paesi come Francia, Germania, Spagna e Canada (a proposito di modello canadese...)?


AGLI ESTERI SERVE ANCORA BERLUSCONI
di GIUSEPPE SCANNI

Il tempo, 24 luglio 2002
SI APRE oggi la quarta Conferenza degli ambasciatori, fortemente voluta dall'allora segretario generale della Farnesina, e attualmente rappresentante italiano presso la Ue, Umberto Vattani. Alla presenza dell'ospite d'onore Javer Solana, alto rappresentante dell'Unione Europea per la politica estera e di sicurezza comune, il Presidente Berlusconi illustrerà le linee guida del rinnovamento del Ministero degli Esteri, i suoi obiettivi e le risorse necessarie per realizzare il complesso piano che prevede la definizione certa del ruolo dell'Italia nel mondo, il sostegno alle imprese, la promozione della cultura, la valorizzazione dei cittadini italiani all'estero.
Il progetto di riforma di Silvio Berlusconi è ambizioso: far diventare manager gli ambasciatori, restituendo alla «carriera» il prestigio politico di «consiglieri» della Repubblica. In sette mesi il presidente del Consiglio non ha fatto sentire la mancanza del dimissionario Renato Ruggiero, conseguendo risultati di tutto rispetto: dalla riaffermata presenza italiana nel Mediterraneo e in Medio-Oriente alla conclusione spettacolare dell'ingresso «politico» della Russsia nella Nato, dalla difesa del ruolo italiano di Romano Prodi Presidente della Commissione alla difesa di interessi nazionali nell'Unione, dal rafforzamento dell'alleanza italo-statunitense a un ruolo attivo nella preparazione della nuova Costituzione europea.
Un lavoro intenso, quello del capo del governo, che ha potuto contare sul suo personale carisma e sull'aiuto, a differenza di quanto scritto o dichiarato dal sindacato dei diplomatici, il Sindmae e dalla Cgil-Esteri, di diplomatici di valore come gli ambasciatori Castellaneta, Spatafora e Domenidò.
I due sindacati degli Esteri si lamentano per una scarsa consultazione? Forse perché la riforma non piace ad alcuni diplomatici. Ai conservatori piace poco cambiare stile di vita. Il nome, neanche sussurrato, dell'on. Franco Frattini alla guida della Farnesina è degno di ogni rispetto. Appare tuttavia difficile che l'on. Berlusconi non possa non tenere conto che il passaggio del Commercio con l'Estero, attualmente sovrinteso dal Ministero delle Attività produttive, alle dipendenze degli Esteri non crei problemi all'interno non solo della coalizione, ma anche di Forza Italia. E Berlusconi ha dimostrato di non essere quel «dittatore» che è stato dipinto da opposizioni irresponsabili, ma un fior di democratico. L'esperienza insegna che ogni riforma realmente incisiva ha bisogno al suo debutto di una mano forte e autorevole che la guidi.
Il bilancio degli Esteri all'interno del bilancio generale dello Stato è esiguo, appena lo 0,28%, contro l'1,24 della Francia, l'1,02 degli Usa, il 2,23 del Canada. Riforme a costo zero non esistono. Chi potrà convincere Tremonti ad allargare i cordoni della borsa, se non Berlusconi? L'idea forte di Berlusconi è, oltre al modello canadese, quello di allargare i confini - come accade dappertutto nel mondo occidentale - dell'ufficio del Consigliere Diplomatico di Palazzo Chigi, che dovrebbe divenire l'ufficio del Consigliere per le Relazioni Internazionali del Presidente. Le piccole gelosie di carriera di alcuni direttori generali, che magari non sono stati promossi ambasciatori, potranno essere superate nell'avvio della riforma senza la mano forte di Berlusconi?
A settembre si voterà in Germania e si modificherà, probabilmente, l'attuale maggioranza tedesca. Si aprirà l'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Questioni che sicuramente il capo del Governo ha bene in mente. E che non sono irrilevanti per l'Italia.
___________
LA QUARTA Conferenza degli Ambasciatori che si apre oggi alla Farnesina non passerà senza lasciare il segno.

Il segno di Berlusconi: la riforma del ministero degli Esteri, cui durante il suo lungo interim il presidente del Consiglio ha fatto sempre riferimento, come un impegno primario, accanto a iniziative di grande successo in campo internazionale. Ci siamo dunque. Il ministero degli Esteri accorperà il dipartimento per il Commercio estero, oggi nel ministero delle Attività produttive, vigilerà sull’Istituto per il Commercio Estero (Ice) e su tutti gli altri enti che operano all’estero nel settore economico-commerciale.
Lo chiamano modello Canadese, ma senza voler far torto ai nostri amici dalle Giubbe Rosse, è quello che da tempo si fa quasi dappertutto anche se con ordinamenti e procedure diverse. Inghilterra e Germania hanno posto sotto il rigido controllo del Foreign Office e dell’Auswertiges Amt tutti gli uffici all’estero che si occupano di economia e commercio; in Francia, la parte economica fa capo al ministero delle Finanze, ma uffici e enti commerciali all’estero dipendono dagli ambasciatori e dai consoli. Insomma, se c’era qualcosa da fare per migliorare il funzionamento degli strumenti di politica estera, era proprio questo accorpamento di enti e uffici che affiancheranno il lavoro strettamente politico delle Rappresentanze diplomatiche e consolari mirando, per vie diverse, a un unico scopo: difendere gli interessi nazionali anche se in una prospettiva europea.
Una riforma del genere è facile enunciarla, ma sta di fatto che per oltre cinquanta anni i pur timidi accenni di qualche alto esponente della nostra diplomazia sulla convenienza di meglio coordinare gli strumenti della nostra politica estera non furono raccolti dalla dirigenza politica preoccupata in genere di garantire equilibri interni consolidati (e vale per tutti ricordare gli insistenti tentativi del grande ambasciatore Roberto Gaia, nei primi anni Settanta Segretario Generale del ministero). Berlusconi, con la consueta caparbietà, sembra ci sia riuscito: da messaggio mediatico, la riforma sta diventando concreta realtà. E quale migliore occasione che annunciarla, e farne subito discutere, ai centotrenta ambasciatori riuniti in conferenza?
Dalle grandi linee, bisognerà passare ai provvedimenti concreti e graduali, perché ci saranno decine di piccoli e grandi problemi; procedure da varare e sperimentare; questioni di personale da risolvere. Bisogna evitare che la confluenza di tanti funzionari agli Esteri si traduca in uno scadimento qualitativo del personale o in assurdi rimescolamenti di ruoli e carriere.
Infine, e non è poca cosa, bisogna trovare i mezzi finanziari per attuare una riforma effettivamente orientata a vantaggio della proiezione economica dell’Italia all’estero.
Tutto questo sarà compito del prossimo ministro degli Esteri che dovrà essere messo in grado di condurre a buon fine la riforma, quindi politicamente forte anche se fedele al Presidente del Consiglio che a sua volta avrà tempo per dedicarsi a due essenziali compiti: guidare il governo e la maggioranza. Altrimenti è meglio che nomini un presidente del Consiglio ad Interim.


OGGI PARLERÀ AGLI AMBASCIATORI RIUNITI A ROMA
La tentazione del premier «Resto un po´ alla Farnesina»

Il Cavaliere l´ha spiegato ai suoi eurodeputati: «Non è il momento di toccare la squadra di governo, non voglio un rimpasto adesso»


La Stampa, 24 luglio 2002
ROMA SILVIO Berlusconi ha una tentazione: mantenere l´interim della Farnesina almeno un altro po´ di tempo. Una tentazione che in questi sette mesi al ministero degli esteri si è via via rafforzata. Perchè quel ruolo, il compito di guidare la politica italiana fuori dai confini nazionali lo ha affascinato fin dall´inizio. Una tentazione che ora, in concomitanza con l´Assemblea generale degli Ambasciatori e dei consoli, è saltata di nuovo fuori. Per oggi, infatti, tutti si attendono un primo annuncio di un cambio della guardia alla Farnesina. Da settimane, alleati e non, osservatori e diretti interessati, aspettano proprio questo appuntamento per conoscere il nome del nuovo ministro degli Esteri. Ma, con ogni probabilità non arriverà. Il Presidente del consiglio, infatti, ieri sera con gli eurodeputati di Forza Italia e della Casa delle libertà è stato chiaro: «Per ora non voglio toccare la squadra». Qualcuno ha anche notato come l´annuncio fosse stato fatto il giorno in cui Ciampi, che da tempo lo esorta a scegliere definitivamente il nuovo ministro, ha inviato alle Camere un messaggio sul pluralismo e la libertà di informazione. Insomma, tra oggi e venerdì il Cavaliere dedicherà il suo tempo a illustrare alle feluche riunite al gran completo la riforma della Farnesina. Un disegno, sul modello canadese, per dare più spazio al made in Italy e per far lavorare insieme il ministero degli Esteri e quello per il Commercio con l´estero. Ma al comando vuole rimanerci lui. «Io - ha spiegato ai parlamentari forzisti di Strasburgo - il rimpasto non lo voglio. Non voglio toccare gli equilibri che si sono formati». Insomma, a meno che in queste ore il premier non cambi idea, l´interim lo vuole mantenere. L´idea di dover fare i conti con le eventuali richieste dei partner di governo - di An, della Lega e dell´Udc - per un riequilibrio nell´esecutivo, proprio non riesce a digerirla. «Aspettiamo che tutto sia più tranquillo - è il suo ragionamento - avviamo la fase due del governo. Ad agosto, in Sardegna, incontrerò tutti i ministri e i leader e farò il punto della situazione». Un modo per far capire che il capitolo Farnesina si riaprirà dopo l´estate. Anche per consentire al nuovo ministro di presentarsi tempestivamente in Parlamento e non di rimanere nell´anonimato per oltre un mese visto che tra pochi giorni il Parlamento chiude i battenti. In via del Plebiscito hanno studiato la mossa ormai da qualche giorno. Non a caso, anche lunedì scorso al vertice europeo dei ministri degli Esteri, il Cavaliere ha aggirato le domande dei giornalisti sull´argomento con un «chiedetelo al capo del governo, io sono solo il ministro degli Esteri...». Una frase che faceva intuire quanto fosse affezionato a quel ruolo. In questo quadro, inoltre, si inseriscono anche i malumori di alcuni alti dirigenti della Farnesina. Da qualche giorno, nei corridoi del «cubo di marmo» vicino allo Stadio Olimpico, dopo l´agitazione dei mesi passati le feluche hanno cominciato a riflettere sui rischi connessi al dopo-Berlusconi. In primo luogo una perdita di visibilità per tutta l´amministrazione, una drastica discesa dell´efficienza di coloro che fino ad ora hanno voluto mettersi in mostra con il presidente del consiglio e soprattutto il pericolo che un uomo come Franco Frattini scegliesse una cordata di «esterni» al ministero. La candidatura dell´attuale ministro della Funzione pubblica rimane comunque in pole position. Per Berlusconi, il suo nome è in cima alla lista. E ci rimarrà fino a settembre. Certo, non si può nemmeno escludere che dal cilindro esca fuori anche un tecnico. Una carta che sicuramente metterebbe al riparo Palazzo Chigi dalle richieste di rimpasto degli alleati. Ma che probabilmente scontenterebbe l´establishment della Farnesina e riproporrebbe i dubbi legati alle esperienze dei precedenti «tecnici». Ed allora, ripete Berlusconi ai suoi collaboratori, tanto vale mantenere l´interim e, come accade in tutti i paesi che contano, guidare la politica estera da capo del governo. Come fa Chirac in Francia, Bush negli Stati Uniti e Blair in Gran Bretagna. E non a caso nella sua agenda è improvvisamente ricomparso un appuntamento che sembrava destinato a scomparire: il vertice Onu sull´alimentazione che si terrà il prossimo 2 settembre in Sud Africa. Un evento che, a quanto pare, il Cavaliere non vorrebbe più perdere.


IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 04/07/02

ASSEMBLEA PLENARIA CGIE - DOCUMENTAZIONE
Ordine del Giorno n. 3 (Istituti Italiani di Cultura)

Inform n. 146 del 22 luglio 2002
La IV Commissione Tematica del CGIE, in considerazione dell’importanza che
le politiche di promozione della lingua e della cultura italiane all’estero
hanno per le collettività italiane nel mondo,
RIBADISCE
- il ruolo che i rappresentanti delle comunità di connazionali
all’estero debbono rivestire, quali interlocutori degli Istituti Italiani
di Cultura;
- il ruolo consultivo del CGIE in merito alla programmazione ed alla
realizzazione di tali politiche;
- CHIEDE
- che i rappresentanti delle le collettività italiane nel mondo
fungano da polo di riferimento costante per le iniziative
linguistico-culturali;
- che al CGIE vengano trasmesse con regolarità e con tempestività
documentazioni in possesso delle Amministrazioni dello Stato Italiano (in
particolare dell’area culturale) e progetti di legge concernenti la
promozione culturale, affinché il Consiglio sia messo in grado di svolgere
il ruolo consultivo assegnatogli dalla legge, esprimendo proposte e pareri.
Su questo sfondo, la IV Commissione tematica, sentita la relazione dei
rappresentanti del CGIE nella Commissione Nazionale per la Promozione della
Cultura Italiana all’Estero (CNPCIE),
SOLLECITA
il coinvolgimento delle collettività italiane all’estero nella prossima
Settimana della Lingua Italiana nel Mondo (14-19 ottobre 2002) e nelle
iniziative in via di programmazione per l’anno tematico 2003 sulle “Culture
regionali”.
Ritenendo che tanto il documento sulle funzioni e sulle responsabilità dei
Direttori degli IIC, stilato dal Gruppo ad hoc della CNPCIE (presentato il
14.06.02), quanto le Conclusioni Operative tratte dalla DGPCC dal lavoro
del Gruppo ad hoc su Lingua ed Editoria della CNPCIE (presentato il
24.06.02) contengano elementi dai quali è desumibile il riferimento a
profili di riforma della normativa in materia in possesso della DGPCC,
CHIEDE
- che tali profili di riforma vengano trasmessi al CGIE affinché esso
possa svolgere il proprio ruolo consultivo;
- che ai summenzionati documenti della CNPCIE non venga attribuita
una valenza operativa, in particolare laddove essi fanno riferimento a
principi e a procedure che esulano dalla normativa vigente, toccando temi
ancora in corso di dibattito nell’ambito delle ipotesi di riforma
legislativa in materia.


Data inserimento in rete: martedì, luglio 23, 2002
IIC Edimburgo - Agenzia del 23/07/02

EDIMBURGO - GIANNI DESSÌ INTORNO AL PARSIFAL

EDIMBURGO\ aise\ - La Mostra Intorno al Parsifal che Gianni Dessì espone all'Istituto di Cultura di Edimburgo dal 13 agosto al 6 settembre, ha il suo centro nei 33 disegni a tempera su carta preparatori per la scenografia del Parsifal che, con la direzione artistica di Claudio Abbado e la regia di Peter Stein, rappresenta senza dubbio l'evento più importante dell'Edinburgh International Festival. A questo nucleo si affiancano le foto di scena che ne illustrano la realizzazione.
Due pitture su muro espressamente realizzate per l'occasione nello spazio dell'Istituto Italiano di Cultura completano la mostra, sottolineando quell'aspetto più propriamente legato alla ricerca artistica da cui l'esperienza del Parsifal muove.
Gianni Dessì e' una delle figure di maggiore spicco del panorama artistico italiano che, venuto alla ribalta nei primi anni '80, insieme a quel gruppo di artisti definito Nuova Scuola Romana, propone una pittura come "luogo culturale" dell'esperienza artistica, lontana sia dal citazionismo che dai compiacimenti di tanto post-moderno.
La mostra e' accompagnata da un catalogo con testi di Danilo Eccher, Lóránd Heghyi e Brian McMaster. (aise)

IIC Sydney - Agenzia del 23/07/02

L'UNIONE EUROPEA DALL'EURO ALL'AMPLIAMENTO E AL RUOLO DELL'ITALIA’
UN COPNVEGNO TENUTO DAL PROF GIUSEPPE SCHIAVONE


SIDNEY\ aise\ - L'Istituto Italiano di Cultura e la University of Sydney Italian Studies Association hanno organizzato il seminario L'Unione Europea dall'Euro all'ampliamento e al ruolo dell'Italia, che Giuseppe Schiavone terrà questa sera (martedì 23 luglio) presso la sede dell’IIC di Sydney.
Giuseppe Schiavone si è laureato nel 1961 in Scienze Politiche presso l'Università di Roma, dove ha anche iniziato la sua carriera accademica. E' attualmente docente di Legge delle Organizzazioni Internazionali e Presidente dell'Area Comunitaria Internazionale ed Europea presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione (SSPA), a Roma. E' anche Presidente dell'Istituto di Studi Europei "Alcide de Gasperi" di Roma e Presidente dell'Institut Robert Schuman pour l'Europe (IRSE), ad Avignone, France.
Ha tenuto numerosi seminari sugli aspetti legali ed istituzionali del sistema delle Nazioni Unite e sui problemi del commercio e dello sviluppo globale presso istituzioni pubbliche e private, sia in Italia che all'estero, ed è membro del comitato di reclutamento di diplomatici e funzionari pubblici internazionali. La sua principale area d'interesse è l'analisi della struttura e delle attività delle maggiori organizzazioni internazionali, con particolare riguardo agli accordi per l'integrazione regionale in Europa, Asia ed America Latina e del dialogo tra l'Unione Europea e l'Asia nei settori politico, economico e della sicurezza.
I suoi primi lavori di ricerca hanno trattato del principio di non discriminazione e di come esso viene incarnato dalle norme del GATT, la prediletta clausola nazionale, i negoziati commerciali multulaterali, le relazioni economiche tra oriente e occidente e la cornice istituzionale e le attività del Comecon. Ha pubblicato molti libri, soprattutto in inglese, ed ha contribuito con alcuni capitoli a circa 20 libri, oltre ad aver scritto oltre 40 articoli su riviste accademiche. (aise)


Farnesina: al via il 24 la Conferenza degli ambasciatori

Roma, 22 lug. - (Adnkronos) - Alla presenza dell'ospite d'onore Javier Solana, alto rappresentante dell'Unione Europea per la politica estera e di sicurezza comune, il presidente del Consiglio e ministro degli Esteri ad interim Silvio Berlusconi (che, nell'occasione, dovrebbe annunciare il nome del nuovo capo della diplomazia italiana) aprirà mercoledì i lavori della quarta Conferenza degli ambasciatori italiani nel mondo, cui seguirà, il 29 e 30, la seconda Conferenza dei consoli.
Si tratta di appuntamenti ''attesi e dovuti'', sottolineano al ministero, tutt'altro che di routine, come dimostra la partecipazione di massa di rappresentanti del governo, ma anche del mondo economico e imprenditoriale e degli enti locali. L'attesa delle feluche si concentra non solo sul nuovo nome del ministro, ma anche sul progetto di riforma della Farnesina che Berlusconi illustrerà ai diplomatici, la cui ratio sta nella più efficiente promozione degli interessi economico-commerciali dell'Italia all'estero. Dieci i ministri che hanno confermato la loro presenza agli 'stati generali' della nostra diplomazia (Pisanu, Martino, Tremonti, Marzano, Buttiglione, Frattini, Alemanno, Urbani, La Loggia, Tremaglia), con i quali gli ambasciatori avranno altrettante colazioni di lavoro per discutere dei temi di maggiore rilievo nei settori di loro competenza. Senza dimenticare l'intervento del vice premier Gianfranco Fini, nella sua veste di rappresentante del governo alla Convenzione Ue, previsto per giovedì 25, su ''L'Italia e l'Ue: il contributo italiano alla riforma delle istituzioni, la preparazione del semestre di presidenza''.
Per tre giorni, i 123 ambasciatori e gli undici rappresentanti permanenti italiani presso le organizzazioni internazionali discuteranno linee e obiettivi della politica estera, avendo ben presenti due scadenze prioritarie per il nostro Paese: la presidenza dell'Ue nel secondo semestre del 2003 e la campagna per l'elezione dell'Italia come membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel biennio 2007-2008, dopo il risultato fallimentare dello scorso anno.
La quarta Conferenza degli ambasciatori - fortemente voluta dall'allora segretario generale della Farnesina e oggi ambasciatore all'Ue Umberto Vattani - cade ''in un momento particolare della vita del ministero, sul quale, più che mai, ci sono stati i riflettori puntati'', a seguito delle dimissioni di Renato Ruggiero e dell'interim assunto da Berlusconi, osservano fonti diplomatiche. In questi sette mesi, ''la struttura ha dimostrato di essere forte, di essere in grado di continuare a fare il proprio lavoro anche in assenza di un referente politico con cui potersi confrontare quotidianamente''.
Da sottolineare, poi, l'attenzione con cui il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi guarda al ruolo della nostra diplomazia, attenzione e riconoscimento che trova conferma nell'incontro che il capo dello Stato avrà giovedì sera al Quirinale con gli ambasciatori.
Gli 'stati generali' della nostra diplomazia si apriranno mercoledì alle 16 con l'intervento del presidente del Consiglio Berlusconi, cui seguiranno quelli dei presidenti delle commissioni Esteri di Camera e Senato, Gustavo Selva e Fiorello Provera, e di Solana. La prima sessione plenaria sarà quindi dedicata alle ''Linee guida del rinnovamento del ministero degli Esteri-obiettivi e risorse'', con l'intervento del segretario generale Giuseppe Baldocci.
Giovedì mattina si parlerà de ''Il ministero degli Esteri ed il sistema Paese: sostegno alle imprese, promozione della cultura, valorizzazione dell'apporto dei cittadini italiani all'estero'': previsti, tra gli altri, gli interventi del presidente della Conferenza delle Regioni, Enzo Ghigo, del presidente dell'Abi, Maurizio Sella, del presidente della Fondazione Civita, Gianfranco Imperatori.
Alle 13 le prime cinque delle dieci colazioni di lavoro tra i ministri e gli ambasciatori: alla Farnesina arriveranno il ministro dell'Interno Beppe Pisanu, dell'Economia, Giulio Tremonti, della Difesa, Antonio Martino, delle Politiche agricole, Giovanni Alemanno, dei Beni culturali, Giuliano Urbani. Nel pomeriggio, prima di salire al Quirinale, gli ambasciatori ascolteranno l'intervento di Fini sulle tematiche europee.
Venerdì mattina, la Conferenza si aprirà con le tavole rotonde sulle priorità italiane nelle varie aree geografiche, alla presenza dei quattro sottosegretari di competenza. Quindi, alle 13, le colazioni di lavoro con il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, della Funzione pubblica, Franco Frattini, delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, degli Affari regionali, Enrico La Loggia, e degli Italiani nel mondo, Mirko Tremaglia.
Nel pomeriggio, dopo le tavole rotonde sul tema ''L'Italia e l'Europa sulla scena mondiale: sicurezza e governo della globalizzazione'', il segretario generale farà una sintesi dei risultati della Conferenza, prima di lasciare la parola per l'intervento di chiusura al presidente del Consiglio.


Altri problemi? Farnesina, il successore non si vede

La Provincia Pavese, 23 luglio 2002
BRUXELLES. A giorni il prossimo ministro degli Esteri e la fine dell'interim di Berlusconi? Forse, ma chissà, non è detto: il termine indicato del 24-25 luglio sembra anzi già superato. Nemmeno a Bruxelles, infatti, il premier ha svelato alcunché su chi, come e quando potrebbe diventare il nuovo titolare della Farnesina. A Roma prosegue il toto-nomina: in pole position resta Frattini, ma il tam-tam politico segnala che anche l'ipotesi di un tecnico non può dirsi tramontata ed i nomi che circolano sono ancora quelli di alcuni ambasciatori in attività e di altri a riposo.
Al suo arrivo a Bruxelles, ieri Berlusconi è stato accolto con una raffica di domande, tra le quali quella se Bruxelles sarebbe stata l'ultima riunione Ue a cui partecipa in questa veste. Ma il premier ha dribblato la domanda sorridendo: «Chiedetelo al presidente del Consiglio - ha ammiccato - io sono qui solo come ministro degli Esteri». Il pressing è proseguito nel pomeriggio, dopo la riunione. «Come ha salutato gli altri ministri, si è già congedato o ha detto arrivederci?» gli è stato chiesto, senza maggior fortuna. E infine: «Pensa di partecipare alla prossima riunione dei ministri degli esteri Ue, in Danimarca a fine agosto?» Ultimo sorriso e replica finale: «Questa è una domanda insidiosa, non rispondo».


Berlusconi ai colleghi di Bruxelles: "Arrivederci"
Farnesina, s'allungano i tempi per la nomina del ministro
di RICCARDO DE PALO

Il Messaggero, Martedì 23 Luglio 2002
ROMA - Sarà presentato durante la quarta Conferenza degli ambasciatori e dei consoli d’Italia, che si apre domani alla Farnesina, il grande progetto di riforma della diplomazia italiana. Lo ha annunciato da Bruxelles lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, secondo il quale esiste «un’esigenza di riorientamento» del settore. Ma la Conferenza potrebbe non essere anche la sede prescelta per rivelare il nome del nuovo ministro degli Esteri. Berlusconi non ha voluto rivelare, almeno per il momento, quando lascerà la leadership ad interim della diplomazia. Questo, secondo il premier, non sarebbe infatti importante: «L’importante - ha affermato Berlusconi - è fare una grande politica guardando all’Europa, avere creatività, saper individuare delle soluzioni che altri non propongono».
Slitta, dunque, la nomina il cui annuncio, previsto per l’inizio di agosto, sembrava ormai certo? Berlusconi non lo dice apertamente, ma intanto - dopo il vertice di ieri a Bruxelles - saluta con un «arrivederci» i capi delle diplomazie. Il prossimo summit è fissato per il 30 agosto in Danimarca e Berlusconi non risponde a chi gli chiede se sarà presente: «Chiedetelo al presidente del Consiglio, io sono qui solo come ministro degli Esteri».
Come successore, Franco Frattini resta in pole position. Ma, probabilmente, il premier continuerà a dirigere la Farnesina fino a quando la riforma del ministero sarà ormai avviata. «C’è da aggiungere alla missione della diplomazia - ha dichiarato Berlusconi - anche quella di diffondere la cultura italiana e difendere i diritti dei cittadini e delle imprese, dando maggiore spazio e incisività alle politiche di sostegno del sistema economico italiano». Anche per questo durante gli “stati generali" della diplomazia, questa settimana, saranno presi in esame temi quali il sostegno alle imprese, la promozione della cultura e la valorizzazione dell’apporto dei cittadini italiani all’estero. Il programma dei lavori prevede inoltre molte colazioni di lavoro separate, ognuna con un ministro responsabile del settore di competenza e con i vari rappresentanti diplomatici, per approfondire le priorità che potranno emergere, Paese per Paese.
La riforma, ha ricordato Berlusconi, «richiederà tempo ed investimenti». Anche se questi ultimi - ha messo le mani avanti il premier - saranno difficilmente disponibili, a causa «del deficit che pesa sull’Italia». L’idea di presentare nei dettagli la riforma proprio al ministero degli Esteri, e non ai parlamentari, che discutono la proposta del governo, ha causato qualche malumore da parte dell’opposizione. «E’ l’ennesima scorrettezza verso il Parlamento», ha detto il Verde Marco Boato.
La politica dei singoli Stati europei è sempre più legata a decisioni prese collegialmente. E non a caso interverrà durante i lavori l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, lo spagnolo Javier Solana. «L’Europa - afferma Berlusconi - deve diventare sempre di più un soggetto politico». Il che non è esattamente la «realtà» attuale.


IIC Edimburgo - Agenzia del 22/07/02

IIC-SCOZIA/ LA DENUNCIA DEL COMITES DI EDIMBURGO AL MINISTRO TREMAGLIA PER LA SITUAZIONE DI DEGRADO ED ABBANDONO DELLA FUTURA SEDE DELL’ISTITUTO

EDIMBURGO\ aise\ - "È con un sentimento di stima che le scriviamo questa lettera, nella quale vorremmo esprimere la nostra profonda preoccupazione per un problema che nella nostra Circoscrizione Consolare sta durando da parecchi anni e sta influenzando negativamente l’immagine dell’Italia in questo paese". In tal modo il Comites di Edimburgo, in Scozia, attraverso una lettera indirizzata al Ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, ha preso posizione riguardo alla questione dell’edificio che avrebbe dovuto diventare la sede dell’Istituto Italiano di Cultura della città. Situato in Blackfriars Street, al centro di Edimburgo e a pochi metri dal nuovo Parlamento scozzese, tale costruzione fu acquistata dallo Stato italiano quando Ministro degli Esteri era Gianni De Michelis, ma nonostante lo Stato italiano abbia speso migliaia di sterline per la sua ristrutturazione, lo stabile versa ancora in condizioni di totale abbandono. (aise)


IIC Parigi - Agenzia del 22/07/02

IL DIRETTORE DEL NIF CHIEDE ALL’AMBASCIATORE D’ITALIA IN FRANCIA UNA CONFERENZA SULLA STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

PARIGI\ aise\ - Nel numero di questa settimana del periodico on line “Notiziario degli Italiani in Francia" il suo direttore Giancarlo Gallani ha inviato una Lettera aperta al Gentile Ambasciatore d'Italia a Parigi Dr. Federico Di Roberto per chiedere che venga fatta una conferenza sulla stampa italiana in Francia ed all’estero. "L'Istituto Italiano dI Cultura di Parigi – scrive Gallani - del quale non è possibile negare l'efficacia e l'interesse ha, purtroppo, alcune lacune. Oggi mi limiterò a parlare di quelle relative ai rapporti con gli organi di stampa italiani creati, stampati e diffusi in Francia. Mi rivolgo a Lei sapendo che l'IIC sviluppa i suoi programmi in collaborazione, o sotto il controllo, dell'Ambasciata d'Italia; tra l'altro, questa informazione, meriterebbe di essere meglio conosciuta. Desidero presentarLe una proposta che potrebbe essere utile alla comunità italiana e francese, utile alla cultura ed alla democrazia e che potrebbe essere realizzata in altri nazioni. (…)". (aise)


Data inserimento in rete: lunedì, luglio 22, 2002
Berlusconi lascia la carica assunta ad interim dopo le dimissioni di Ruggiero
Farnesina, mercoledì la nomina del nuovo ministro degli Esteri


L'Unione Sarda, 22 luglio 2002
ROMA Berlusconi si prepara a lasciare il ministero degli Esteri. Il nome del nuovo capo della diplomazia italiana dovrebbe essere annunciato mercoledì quando alla presenza di Javier Solana, alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera e di sicurezza comune, il presidente del Consiglio aprirà mercoledì i lavori della quarta Conferenza degli ambasciatori italiani nel mondo, cui seguirà, il 29 e 30, la seconda Conferenza dei consoli.
Si tratta di appuntamenti “attesi e dovuti’’, sottolineano al ministero, tutt’altro che di routine, come dimostra la partecipazione di massa di rappresentanti del governo, ma anche del mondo economico e imprenditoriale e degli enti locali. L’attesa delle feluche si concentra non solo sul nuovo nome del ministro, ma anche sul progetto di riforma della Farnesina che Berlusconi illustrerà ai diplomatici, la cui ratio sta nella più efficiente promozione degli interessi economico-commerciali dell’Italia all’estero.
Dieci i ministri che hanno confermato la loro presenza agli stati generali della nostra diplomazia (Pisanu, Martino, Tremonti, Marzano, Buttiglione, Frattini, Alemanno, Urbani, La Loggia, Tremaglia), con i quali gli ambasciatori avranno colazioni di lavoro per discutere dei temi di maggiore rilievo nei settori di loro competenza. Senza dimenticare l’intervento del vice premier Gianfranco Fini, nella sua veste di rappresentante del governo alla Convenzione Ue, previsto per giovedì 25, su ’“L’Italia e l’Ue: il contributo italiano alla riforma delle istituzioni, la preparazione del semestre di presidenza’’.
Per tre giorni, i 123 ambasciatori e gli undici rappresentanti permanenti italiani presso le organizzazioni internazionali discuteranno linee e obiettivi della politica estera, avendo ben presenti due scadenze prioritarie per il nostro Paese: la presidenza dell’Ue nel secondo semestre del 2003 e la campagna per l’elezione dell’Italia come membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel biennio 2007-2008, dopo il risultato fallimentare dello scorso anno.
Intanto Vittorio Sgarbi si candida proprio a ricoprire la carica di capo della Farnesina e non vede rivali alla sua altezza. Sgarbi ha detto che «i rapporti con Berlusconi sono tali per cui non posso pensare di essere stato allontanato dal Governo per fare il suo consigliere culturale. L’ unica cosa che posso fare per lui - ha aggiunto - è il ministro degli Esteri». Gli altri candidati? «Sono tutti inferiori a me. Urbani agli Esteri - ha sostenuto Sgarbi - sarebbe un pataccaro come è ai Beni culturali. Frattini? È un ragazzo grazioso, ma non credo che dal punto di vista della intelligenza politica, del peso elettorale e della capacità possa andare bene». Per l’ obbedienza, certo, ha proseguito Sgarbi, «vanno meglio Frattini e Urbani, ma per il resto non vedo rivali. E d’altronde - ha concluso - chi ha viaggiato più di me?»


IIC Istituti italiani di cultura - Agenzia del 22/07/02

(Italcult) MOBILITA’ VERTICALE INTERNA NELL’AREA FUNZIONALE C
PASSAGGIO DALLA POSIZIONE C/2 ALLA POSIZIONE C/3 AREA DELLA PROMOZIONE CULTURALE

GRADUATORIA FINALE DEGLI IDONEI, pubblicata il 19 luglio 2002

CANDIDATO PUNTEGGIO

1 CARPENITO Amelia 71,60
2 LELLI Annamaria 65,80
3 PAVESIO Luisa 64,90
4 DAL PIAZ Giuliana 64,10
5 REPETTO Margherita 63,40
6 TRISCARI ILARDO Teresa 62,90
7 CAMPANARO Giorgio 62,20
8 BRUSTOLONI Gabriele 62,00
9 SPANO Chiara 61,80
10 RAMOGIDA Lidia 61,50
11 VOLTA Luigi 61,40
12 FAZZINO Paolo 60,70
13 ORLANDONI Ornella 60,50
14 STIGLIO Marten 59,70
15 ARDUINI Carlo 59,40
16 GIANCOLA Gruber Giovanna 59,10
17 GRILLO Felicetta Wanda 59,00
17 OLIVETI Laura 59,00
19 GILARDI Massimo 58,80
20 VENEZIANI Fulvia 58,70
21 FORTUNATO Gabriella 58,50
22 BELLOTTO Bruno 58,40
23 LELLA Maria 57,90
24 MEZZASALMA Marina 57,80
25 MATTIOLI Giorgio 57,60
26 CERVONE Annunziata 57,20
27 ZACCARIN Giuseppina 56,90
28 COPPOLA Ciro 56,80
29 TOFFOLO Claudia 56,50
30 FOGLIA Pia Angela 56,40
31 PALESTINI Melita 56,30
32 MAZZONE Angelo 55,70
33 CAIANI Ester 55,60
33 CRAVENNA Rosanna 55,60
33 ZECCHIN Luigino 55,60
36 SABBADIN Anacleto 53,90
37 DI CIO’ Amalia 53,30
38 PIOVANO Rubens 53,20
39 BIAGIONI Giovanni 52,80
40 BENCIVENGA Clara 52,50
40 COSENZA Antonio 52,50
42 GIANNOTTI Gina 52,20
43 LEVI LIUZZI Miriam 51,60
44 CUFFARO Adriana 50,50
44 DI MARCO Annamaria 50,50
46 MARRAZZA Americo 50,30
47 ROMANI Luigi 50,20
48 CORSO Angelo 49,90
49 BERRA Erica 49,70
50 BUSETTI Bruno 49,00
51 RISI Rosino 48,10
(Italcult)




L'occasione sarà l'apertura della quarta Conferenza degli ambasciatori italiani nel mondo
Cambio della guardia alla Farnesina
Il nome del nuovo ministro sarà annunciato mercoledì da Berlusconi

di Mimmo Tornabuoni

Libertà, quotidiano di Piacenza, 22 luglio 2002
Roma - Silvio Berlusconi aveva promesso che, prima delle ferie, sarebbe stato nominato il nuovo ministro degli Esteri. Ora, per l'annuncio del cambio di guardia alla Farnesina c'è anche la data: mercoledì prossimo. Alla presenza dell'ospite d'onore, Javier Solana, alto rappresentante dell'Unione Europea per la politica estera e di sicurezza comune, Silvio Berlusconi aprirà mercoledì i lavori della quarta Conferenza degli ambasciatori italiani nel mondo, cui seguirà, il 29 e 30, la seconda Conferenza dei consoli. Si tratta di appuntamenti «attesi e dovuti», sottolineano al ministero, tutt'altro che di routine, come dimostra la partecipazione di massa di rappresentanti del governo, ma anche del mondo economico e imprenditoriale e degli enti locali. L'attesa delle feluche si concentra non solo sul nuovo nome del ministro, ma anche sul progetto di riforma della Farnesina che Berlusconi illustrerà ai diplomatici, la cui ratio sta nella più efficiente promozione degli interessi economico-commerciali dell'Italia all'estero. Dieci i ministri che hanno confermato la loro presenza agli stati generali della nostra diplomazia (Pisanu, Martino, Tremonti, Marzano, Buttiglione, Frattini, Alemanno, Urbani, La Loggia, Tremaglia), con i quali gli ambasciatori avranno altrettante colazioni di lavoro per discutere i temi di maggiore rilievo nei settori di loro competenza. Senza dimenticare l'intervento del vice premier, Gianfranco Fini, nella sua veste di rappresentante del governo alla Convenzione Ue, previsto per giovedì 25, su «L'Italia e l'Ue: il contributo italiano alla riforma delle istituzioni, la preparazione del semestre di presidenza».




La Farnesina vara gli ambasciatori-manager
Mercoledì Berlusconi annuncia il nuovo ministro e illustra la riforma che rivoluzionerà la diplomazia

Oggi a Bruxelles l’ultimo impegno del presidente del Consiglio alla riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione
di S.V.

Il tempo, 22 luglio 2002
SI APRE una settimana decisiva per la nostra politica estera che avrà il suo culmine mercoledì 24 quando Silvio Berlusconi annuncerà il nome del nuovo ministro degli Esteri, quasi sette mesi dopo le dimissioni di Renato Ruggiero. In ballo un politico, Franco Frattini, e due tecnici, gli ambasciatori Umberto Vattani e Boris Biancheri.
Sette mesi di interim per il presidente del Consiglio che oggi, a Bruxelles, parteciperà per l’ultima volta alla riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione europea, la prima sotto la presidenza danese. I temi principali saranno la crisi in Medio Oriente e le riforme istituzionali che dovrà elaborare la Convenzione europea presieduta da Giscard d’Estaing, oltre all’allargamento dell’Unione, ma si discuterà anche dei Balcani (area in cui l’Italia è ampiamente presente) con una relazione dell’Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza, Javier Solana.
In Italia l’attesa è tutta per la presentazione della riforma della Farnesina, alla quale Berlusconi ha lavorato negli ultimi mesi e che ufficialmente costituisce uno dei motivi di un interim così lungo.
Mercoledì si aprirà la quarta conferenza degli ambasciatori italiani nel mondo, presenti Solana, una decina di ministri e numerosi rappresentanti del mondo economico e imprenditoriale e degli enti locali. Berlusconi ha più volte detto che vuole cambiare il volto della nostra politica estera aggiungendo ai tradizionali compiti dei diplomatici quelli di «rappresentanti» della nostra economia, incentivando scambi e investimenti. L’appuntamento durerà tre giorni e sono diversi i momenti più importanti di un programma molto ricco: mercoledì pomeriggio l’intervento del segretario generale della Farnesina, Giuseppe Baldocci, sulle linee guida del rinnovamento; giovedì pomeriggio quello del vicepremier, Gianfranco Fini, che in qualità di vicepresidente della Convenzione parlerà proprio del ruolo italiano sulle riforme e dei programmi per il semestre di presidenza italiana, previsto per la seconda parte del 2003. Venerdì pomeriggio la chiusura affidata a Berlusconi.
Come detto, il presidente del Consiglio vuole degli ambasciatori-manager per sostenere maggiormente il made in Italy all’estero. Secondo lo scenario indicato dai consulenti Deloitte e Kpmg lo schema della diplomazia canadese sarebbe quello meglio rispondente alle nostre esigenze. Alla riforma è interessato anche il ministero delle Attività produttive al quale, con la riforma Bassanini, è stato accorpato il vecchio ministero per il Commercio con l’Estero. Le competenze di quest’ultimo (che alle Attività produttive ha Adolfo Urso come viceministro) passerebbero alla Farnesina.
L’ambasciatore avrebbe il compito di coordinare il lavoro dei vari uffici che sostengono le imprese all’estero, vigilando su di essi. Bisognerà vedere all’atto pratico quali difficoltà incontrerà la riforma perché i sindacalisti mettono le mani avanti. Dice ad esempio Enrico De Agostini, presidente del Sndmae, storico sindacato del Ministero: «Il bello di questa riforma sta nel fatto che si è finalmente capito che il core business sta in periferia e che dunque devono essere le ambasciate e i consolati il fulcro delle attività all’estero. Ma se questo fulcro deve funzionare meglio bisogna che si investano più risorse perché non esistono vere riforma a costo zero». Attualmente, si sottolinea, gli Esteri assorbono solo lo 0,30 per cento del bilancio dello Stato, una cifra molto inferiore a quelle degli altri Paesi.


ESTERI / Mercoledì il premier presenta la riorganizzazione
Farnesina, Berlusconi verso l’addio

di Maurizio Caprara

Corriere della Sera, 22 luglio 2002
ROMA - Se non cambierà idea, e darà seguito all’annuncio di voler lasciare l’ interim entro i «primi di agosto», oggi a Bruxelles nel Consiglio degli affari generali dell’Unione europea Silvio Berlusconi parteciperà alla sua ultima riunione internazionale da ministro degli Esteri. Per la successione alla Farnesina sono risalite le quotazioni dell’attuale ministro della Funzione pubblica Franco Frattini, ma la lista delle ipotesi da tener presenti fino alla decisione definitiva sul posto lasciato in gennaio da Renato Ruggiero resta lunga. Gli altri pronostici sono ruotati intorno alla designazione di un politico - a cominciare da Antonio Marzano o Giuliano Urbani o Gianni Letta - oppure un tecnico, che potrebbe essere scelto tra Umberto Vattani, Boris Biancheri, il consigliere diplomatico di Palazzo Chigi Gianni Castellaneta, Luigi Guidobono Cavalchini o un mister X finora fuori dalla visuale. Considerato che i tempi possono influire sulla decisione, non vanno trascurati. Se non ci sarà ora un’accelerazione, che il Quirinale auspicava da mesi, e il nome del nuovo capo della diplomazia verrà fuori in occasione del Consiglio dei ministri del 2 agosto, si porrà un problema. Non c’è un obbligo di dedicare una seduta di Camera o Senato alla nomina del prossimo ministro degli Esteri. Difficilmente però passerebbe sotto silenzio l’assegnazione di una delle più importanti cariche di governo che escludesse fino a settembre una forma di passaggio parlamentare. Più ci si inoltra in agosto, più si pone il problema.
Per scrutare nel futuro della Farnesina, un appuntamento di rilievo è la quarta Conferenza degli ambasciatori. Il presidente del Consiglio, che sul programma figura anche come ministro, la aprirà dopodomani illustrando, nelle linee generali, il suo progetto di riorganizzazione della diplomazia per cui ha chiesto suggerimenti alle società di consulenza Deloitte e Kpmg. Tra giovedì e venerdì interverranno Gianfranco Fini e dieci ministri.
Lo studio delle due società si basa sul modello canadese. Tradotto in italiano, comporterebbe lo spostamento del ministero del Commercio estero dalle Attività produttive alla Farnesina, senza immettere il personale nella carriera diplomatica. Agli Esteri si rafforzerebbero le direzioni generali territoriali (Asia, Africa, e così via). Quelle tematiche (Promozione culturale, e altre) avrebbero funzioni di supporto. Nelle ambasciate, con l’assunzione dall’esterno di una nuova figura di addetto commerciale entrerebbero esperti vicini alle aziende.
Dietro le quinte, la Lega preme affinché Berlusconi realizzi il proposito di nominare ambasciatori imprenditori vicini al governo. Lo farà ora? Per i diplomatici non sarebbe un incentivo ad appoggiare la riorganizzazione.