sabato, luglio 31, 2004

CONFERENZA AMBASCIATORI: SELVA, BILANCIO POSITIVO

(AGI) - Roma, 30 lug. - A conclusione della Conferenza degli ambasciatori italiani al Ministero degli Esteri, il Presidente della Commissione Esteri della Camera, Gustavo Selva, ha dichiarato: "Il bilancio della 'tre giorni' degli ambasciatori italiani, che si e' svolta alla Farnesina, e' altamente positivo perche' ha consentito un confronto di idee e di esperienze con esponenti del Governo, del Parlamento, della Cultura e del mondo produttivo, utili a mettere a punto il programma di politica estera dell'Italia secondo le indicazioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del Ministro degli Esteri Frattini. Attraverso questi incontri, promossi dal segretario generale del Ministero degli Esteri Ambasciatore Umberto Vattani, si realizza l'obiettivo di fare delle nostre ambasciate nel mondo i centri propulsori e coordinatori di una politica estera, in particolare europea ed atlantica, con obiettivi bilaterali, della politica economica, commerciale e imprenditoriale, della cultura e, in generale, della promozione del 'sistema Italia'". L'iniziativa, giunta alla quinta edizione, si e' ormai affermata come un atto di politica estera al quale ogni capo commissione puo' dare il suo originale contributo di riflessione, di analisi e di proposta, e che deve avere come finalita' l'interesse e l'orgoglio, da parte dei nostri rappresentanti diplomatici, di essere al servizio della Nazionale Italiana". (AGI)

Una rete internazionale collegherà tutte le sedi diplomatiche italiane nel mondo

La più grande struttura di connessione tra pubbliche amministrazioni realizzata in Europa. Raggiungerà ambasciate, consolati, istituti di cultura, Ice, Enit e Camere di commercio

ITporta, 30 luglio 2004
La diplomazia italiana va in Rete. Una enorme ragnatela telematica in banda larga collegherà infatti tutte le sedi diplomatiche e gli uffici pubblici italiani sparsi nei cinque continenti. Ad annunciare l'avvio della realizzazione di una grande infrastruttura telematica globale, destinata non solo alla trasmissione dati ma anche alla fonia (voice Ip), è stato Lucio Stanca, ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, alla Quinta Conferenza degli Ambasciatori d'Italia nel Mondo, alla Farnesina. "Entro il prossimo novembre ci sarà l'aggiudicazione e la stipula del contratto quadro, mentre l'avvio operativo della Rete internazionale della PA italiana è previsto entro l'aprile 2005", ha detto Stanca, ricordando che "il progetto è stato già approvato dal Comitato dei Ministri per la Società dell'Informazione che lo ha finanziato con 45 milioni di euro. I costi dei primi due anni saranno a carico del CNIPA, il Centro nazionale per l'informatica". In particolare, ha spiegato il ministro, "ben 510 sedi in 131 Paesi saranno collegate attraverso questa infrastruttura di rete sicura a larga banda consentendo lo sviluppo di specifici progetti informatici a carattere internazionale, come il voto degli italiani all'estero, l'anagrafe consolare, il progetto dei visti. A beneficiare della connessione dati e fonia, ma anche della videoconferenza, saranno le sedi diplomatiche, ossia ambasciate e consolati, come pure gli istituti italiani di cultura, gli uffici ICE, ENIT e le Camere di Commercio, che così potranno dialogare non solo con l'Italia ma anche tra di loro, con enormi vantaggi". A tale proposito Stanca ha rilevato che "con questo progetto sarà possibile non solo conseguire maggior rapidità ed efficienza nelle relazioni, ma anche razionalizzare gli oneri delle amministrazioni con evidenti risparmi; ad esempio è stata valutata nel 30% l'economia sulla spesa corrente ottenibile attraverso una gestione centralizzata dell'approvvigionamento". Nel suo intervento il ministro Stanca ha sottolineato che "il progetto di Rete Internazionale si inserisce in una più ampia strategia del Governo italiano finalizzata a fare delle tecnologie dell'informazione e comunicazione uno degli strumenti di politica estera". Tra le diverse azioni in corso da parte del ministero per l'Innovazione e le Tecnologie e attuate in stretta collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, c'è l'Iniziativa e-Government per lo Sviluppo, che vede l'Italia impegnata in 18 progetti in 12 Paesi (Albania, Algeria, Bolivia, area dei Carabi, Giordania, Honduras, Iraq, Macedonia, Mozambico, Nigeria, Panama, Uruguay) in concorso con l'ONU, la Banca InterAmericana per lo Sviluppo, la Banca Mondiale e la collegata Gateway Foundation, per proporre nei Paesi in Via di Sviluppo una strategia innovativa di cooperazione internazionale in grado di favorire efficienza e trasparenza nella gestione pubblica, stimolando il "buon governo" e riforme che migliorino le realtà sociali ed economiche locali.

venerdì, luglio 30, 2004

CAMBIA DAL 2008 IL SISTEMA PENSIONISTICO IN ITALIA / ECCO COME

ROMA\ aise\29 luglio 2004 - Nella notte tra mercoledi 28 e giovedi 29 luglio, la Camera dei deputati, nonostante l’acccanito ostruzionismo dell’opposizione, ha approvato in via definitiva la riforma del sistema pensionistico italiano. Cambiano, quindi, i requisiti per andare in pensione d'anzianita' e , dal primo gennaio del 2008 – data di entrata in vigore della riforma- , per lasciare il lavoro sara' necessario aver compiuto 60 anni. Le nuove norme in materia previdenziale prevedono,poi, un super bonus in busta paga per chi, raggiunti i requisiti, decide di restare a lavoro; e il silenzio-assenso per la destinazione del tfr (trattamento di fine rapporto) ai fondi pensione. Entrata in vigore. Dal primo gennaio 2008 si potra' andare in pensione di anzianita' con 60 anni (61 per gli autonomi) piu' 35 di contributi, oppure con 40 anni di anzianita' contributiva a prescindere dall'eta' anagrafica. L'eta' anagrafica sale a 61 anni (62 per gli autonomi) dal 2010; dopo la verifica del 2013 si decidera' se portarla a 62 anni (63 per gli autonomi).Una norma per le donne. Per le donne possibilita' di continuare, anche dopo il 2008, ad andare in pensione con 57 anni piu' 35 di contributi ma con una penalizzazione: il calcolo della pensione interamente col metodo contributivo.Cos’è il superbonus. I lavoratori dipendenti che raggiungono i requisiti per la pensione di anzianita' entro il 31 dicembre 2007 e decidono di restare al lavoro si vedranno versare interamente in busta paga ed esentasse i contributi previdenziali destinati all'inps (32,7%). previsti incentivi anche per chi, avendo raggiunto i requisiti, sceglie di continuare a lavorare part-time.Arriva la certificazione. Coloro che entro il 31 dicembre 2007 avranno maturato i requisiti per l'anzianita' potranno chiedere all'ente previdenziale di appartenenza un certificato che attestera' i diritti acquisiti e, dunque, la possibilita' di andare in pensione in qualsiasi momento, indipendentemente da ogni modifica della normativa successiva alla certificazione.Diminuiscono le 'finestre di uscita'. Dalle quattro attuali scendono a due quelle annuali per accedere alla Pensione di anzianita'. Per i lavoratori dipendenti l'attesa per la pensione, una volta raggiunti i requisiti, va da sei mesi a un anno. Per gli autonomi l'attesa puo' andare da un anno a un anno e mezzo. la norma non si applica ai lavoratori che hanno chiesto la 'certificazione' dei diritti e hanno continuato a lavorare. Rinviata ai decreti delegati la decisione sul numero delle finestre di uscita per chi va in pensione con almeno 40 di contributi.TFR e silenzio-assenso. Il lavoratore avra' sei mesi di tempo dall'entrata in vigore dei decreti attuativi (o sei mesi dall'assunzione per i neo assunti) per decidere se dire no all'uso del suo tfr per la previdenza complementare. in caso contrario il tfr maturando andra' ai fondi pensione.equiparati i fondi pensione. previste regole e controlli comuni per tutte le forme di previdenza complementare, dai fondi chiusi e aperti alle polizze individuali di assicurazione.Un contributo maggiore dalle pensioni d'oro. Introdotto l'aumento dal 3% al 4% del contributo sulle pensioni d'oro tra il 2007 e il 2015.Mobilita': restano le regole attuali. Per i circa 10.000 lavoratori in mobilita' con accordi stipulati prima del primo marzo 2004 sara' possibile andare in pensione anche dopo il 2008 con le regole attuali. le regole attuali sono mantenute anche per i lavoratori che sono stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione prima del 1 marzo 2004.Escluse dalla riforma le forze dell'ordine. I militari e le forze dell'ordine sono escluse, anche dopo il 2008, dalle nuove regole. (aise)

LA MASERATI ENTRA IN AMBASCIATA

MADE IN ITALY 
Il Tridente si avvia a diventare l’automobile di rappresentanza per i diplomatici italiani 
di Nino Sunseri

Libero, 29 luglio 2004 
MILANO - Il primo proprietario del modello blindato è stato il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi cui la vettura è stata portata fin nel cortile di casa da Luca Montezemolo. Poi è toccato a Silvio Berlusconi. Si sono prenotati Gianni Letta, gran ciambellano della Presidenza del Consi­glio e il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Ora la nuova Maserati Quattroporte si prepara a diventare il simbolo viaggiante del made in Italy. Alla Farnesina, infatti, stanno pensando di dotare tutte le nostre ambasciate della nuova vettura. Le feluche italiane si muoveranno in Maserati di­ventando testimonial dell'in­dustria italiana. E non solo a quattro ruote.
Insieme a quell’auto, infat­ti, si muove un’intera struttu­ra di eccellenza. A disegnarla Pininfarina, il più blasonato sarto di automobili esistente al mondo che, proprio con la Quattroporte è tornato a vestire una Maserati dopo un’assenza di cinquant’anni Il motore a 8 cilindri da 4.2 li­tri è fabbricato a Maranello. A poche centinaia di metri il ca­pannone dove viene realizzati la Ferrari di Formula 1, il più potente oggetto a quattro ruote oggi in movimento nel mondo. Gli allestimenti interni sono curati dalla Frau. Sul cofano il Tridente disegnato da Mario Maserati che, pur appartenendo alla fami­glia dei fondatori, non si fece mai avvolgere dalla passione dei fratelli. Era pittore ed artista. Per il suo disegno trasse ispirazione dalla statua del Nettuno che troneggia in Piazza Maggiore a Bologna. Quanto sia importante questa macchina per l’industria italiana ce lo raccontano, per contrappunto, i problemi dei suoi genitori. Fiat a parte c'è Pininfarina che ha messo in cassa integrazione 1.700 dipendenti per i prossimi due anni. C'è la Ferrari che, a dispetto dei trionfi di Schumacher e del forte incremento del fatturato, sta vivendo un anno complicato. A penaliz­zarla la debolezza del dollaro che divora buona parte degli utili realizzati sul mercato Usa, il più importante per il Cavallino. Ma anche i forti investimenti effettuati negli ultimi anni per adeguare il vec­chio stabilimento Maserati di via Ciro Menotti a Modena e lanciare la Quattroporte.


AUTO: MONTEZEMOLO, MASERATI PER GLI AMBASCIATORI ITALIANI

(AGI) - Roma, 29 lug. - Il presidente di Confindustria, Fiat e Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, si augura che gli ambasciatori italiani all'estero possano essere dotati al piu' presto di una Maserati di servizio. L'invito e' stato rivolto da Montezemolo nel suo intervento alla quinta conferenza degli ambasciatori d'Italia in corso alla Farnesina.   "Mi auguro di vedervi presto con una Maserati Quattroporte - ha detto Montezemolo ai diplomatici - perche' questo e' fondamentale quando vedo arrivare i vostri colleghi tedeschi con Mercedes lunghe 8 km... qui ci sono tanti grandi potenziali clienti Maserati - ha aggiunto Montezemolo rivolgendosi al ministro degli Affari esteri, Franco Frattini - e mi auguro che andiamo in questa direzione". (AGI)

FARNESINA: DALL'AUTUNNO SITO UNICO PER AMBASCIATE E CONSOLATI

PRESENTATA NUOVA PAGINA WEB, ON LINE IL NOTIZIARIO DELL'ADNKRONOS

Roma, 29 lug. - (Adnkronos) - Dal prossimo autunno le ambasciate e i consolati italiani nel mondo avranno a disposizione una propria pagina web, con una grafica comune e contenuti per meta' alimentati dal sito centrale del ministero degli Esteri e per meta' con informazioni locali. A presentare i nuovi prototipi di pagina web creati in maniera standardizzata per le nostre sedi diplomatiche e' stato il capo del servizio stampa della Farnesina, Michele Valensise, nell'ambito della Quinta conferenza degli ambasciatori.
''Siamo molto lieti di offrire alla rete diplomatico-consolare, che costituisce la nostra migliore risorsa, uno strumento di lavoro moderno e di grande efficacia, per rispondere al meglio alle crescenti richieste da parte di un pubblico sempre piu' ampio - ha spiegato Valensise - Richieste provenienti da operatori economici, culturali, da cittadini interessati al rilascio di visti e che aumentano esponenzialmente al centro ma anche in tutta la nostra rete di ambasciate e consolati. E' una delle risposte che stiamo dando con grande entusiasmo alla domanda crescente di informazioni e servizi''.
Sul sito figurera' un 'bottone' di ADNKRONOS news, che mettera' a disposizione il suo notiziario nazionale e internazionale e di ADNKRONOS INTERNATIONAL, ha detto il capo del servizio stampa, che ha espresso ''grande soddisfazione per questa importante collaborazione offerta dall'agenzia per il migliore successo della nuova iniziativa della Farnesina''.

CONFERENZA AMBASCIATORI: BERLUSCONI, ITALIA OGGI CONTA DI PIU'

AGI) - Roma, 29 lug. - Rispetto a tre anni fa, l'Italia oggi conta di piu' nel mondo e per questo gli ambasciatori devono avere l'orgoglio di rappresentarla. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha invitato con queste parole il ghota della diplomazia italiana, riunito alla Farnesina per la quinta conferenza annuale, ad abbandonare eventuali complessi di inferiorita', magari sufferti in passato. "Anche voi siate consapevoli del nuovo ruolo dell'Italia", ha detto Berlusconi, "e per questo vi rivolgo una preghiera: 'Abbiate il massimo di orgoglio per il Paese che rappresentate, perche' l'Italia in questi tre anni e' diventata piu' grande'".   Il premier ha raccontato che lui stesso all'inizio del suo mandato si sentiva in soggezione nei contesti internazionali.   "Ai primi Consigli europei avevo un atteggiamento di umilita' -per la verita' ce l'ho ancora- forse eccessivo. Non osavo parlare dopo i grandi", ha detto Berlusconi.

AMBASCIATORI: FRATTINI, E' NATO IL MADE IN ITALY DELLA PACE

(ASCA) - Roma, 29 lug - La politica estera italiana e' statain grado di superare i momenti piu' difficili, e in queimomenti l'Italia e' stata ascoltata. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, chiudendo la V Conferenza degliambasciatori d'Italia, alla presenza del presidente delConsiglio, Silvio Berlusconi, ha tracciato le linee che hannocaratterizzato la politica estera di questo governo. ''Siamostati credibili e creduti e la politica estera del governoBerlusconi ha confermato la via italiana alla pace allastabilizzazione in tutte le aree di crisi, dalla Serbia alKossovo, dall'Afghanistan all'Iraq, dalla Bosnia agli altripaesi dell'area mediterranea'', ha proseguito Frattini. ''Unavia apprezzata e riconosciuta che potrei definire un vero eproprio Made in Italy della pace. Abbiamo ascoltato il graziedell'Onu, il grazie iracheno e afgano, un grazie al popolo eal governo italiano'', ha aggiunto il Capo della diplomaziaitaliana, che rivolgendosi agli ambasciatori riuniti oggialla Farnesina, ha aggiunto: ''Se l'Italia conta di piu'dobbiamo ringraziare voi, che con il vostro impegno, lavostra abnegazione e le vostre iniziative contribuite aportare piu' Italia nel mondo. Il nostro futuro e' nellevostre mani''. Il ministro ha poi sottolineato i due temi chehanno caratterizzato con continuita' l'azione della politicaestera: ''Piu' Europa nel mondo e multilateralismoefficace''. Per il responsabile della Farnesina ''abbiamobisogno di piu' Europa anche nel Consiglio di sicurezzadell'Onu. Il mondo del XXI secolo ha bisogno di istituzioniefficenti in grado di decidere bene. L'Europa e il mondohanno bisogno degli Stati Uniti e gli Stati Uniti non possonofare a meno dell'Europa''. Il ministro Frattini ha confermatola storica amicizia con gli Usa da parte di chi, comel'Italia, non ha partecipato alla guerra in Iraq ma non hafatto mancare il sostegno al popolo iracheno.

giovedì, luglio 29, 2004

Maranzana at the Italian Cultural Institute

By Jessica DawsonSpecial to The Washington Post

The Washington Post, Thursday, July 29, 2004; Page C05
From the look of things, young Italian designer Riccardo Maranzana seems to have taken a tip from Wolfgang Laib or local sculptor Mary Early, both of whom favor using fragrant beeswax in their artworks. Maranzana's wall sculptures, which accompany a show of his furniture at the Italian Cultural Institute, are made from small wood cylinders and blocks pressed together and doused in a translucent gold coating with a flat, waxy cast.
Yet Maranzana's works fail the sniff test. Turns out, in fact, that they're coated in a decidedly manufactured ingredient -- glue. The resulting pieces are a somber lot of natural elements embalmed, as if in amber.
You won't find such dour sentiments in Maranzana's furniture, though. In strong contrast to his artworks, his chairs and tables exude an emphatic liveliness. Likely his studies at Pasadena's Art Center College of Design and the Southern California Institute of Architecture honed his design skills. Now in his early thirties, Maranzana's forte is the domestic objects on view here, many shaped into arthropod-like forms. It's as if a troupe of oversize insects found their way inside the gallery. At nighttime, one suspects, they must wander the building's halls.
Both Maranzana's artworks and his furniture engage repetitive shapes. The art references honeycombs and hives by tethering small stumpy cylinders or blocks of wood one to the next. Many of his chairs, too, incorporate repeated elements of shaped plywood held together by metal brackets and pins. A few pieces are made from solid walnut. The base structure of his "Radial Bed" incorporates 16 leg-like arms issuing from a central disc, as if forming a particularly leggy spider. The metal legs of his "movable legs table" emerge from a pod-like torso. Each has a skeletal quality and an arch to the limbs that feel genuinely buggy.
Just metal and wood slats. But the furniture lives. Maranzana suggests that the objects we live with should be as animated as we are. And the artworks on our walls? Those he'd best leave for others to make.

Riccardo Maranzana: Art & Design at the Italian Cultural Institute, 2025 M St., NW, Suite 610, Monday-Friday, 10 a.m.-4 p.m., 202-223-9800, to Sept. 17.

FARNESINA: FRATTINI, IMPEGNATI A SOSTENERE SISTEMA PAESE

Roma, 29 lug. - (Adnkronos) - Il ministro degli Esteri Franco Frattini ribadisce l'impegno della Farnesina a sostenere la promozione del sistema Italia all'estero. ''La missione tradizionale della diplomazia si arricchisce e si integra attraverso la promozione del sistema delle imprese'', dice Frattini, aprendo i lavori della giornata conclusiva della quinta Conferenza degli ambasciatori italiani nel mondo. E per sottolineare l'impegno a ''un raccordo piu' stretto tra la diplomazia e il sistema imprenditoriale italiano'', il titolare della Farnesina annuncia di avere discusso con il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo la possibilita' di ''mettere un funzionario diplomatico a disposizione'' di viale dell'Astronomia. ''L'obiettivo della nostra strategia di sostegno -ripete Frattini- e' quello di trasformare il Made in Italy in Made by Italy, promuovendo la radicalizzazione delle imprese nel tessuto sociale dei Paesi di accoglienza''. Infine, il ministro degli Esteri rinnova l'invito a ''usare meglio le risorse limitate che abbiamo, attraverso lo snellimento delle procedure, la semplificazione amministrativa e la riduzione dei capitoli di bilancio''.

PIÙ ITALIA NEL MONDO GLOBALIZZATO: INTERVISTA DE IL SOLE 24 ORE AL MINISTRO FRATTINI

ROMA\ aise\28 luglio 2004 - "È tempo di scelte coraggiose e di risposte rapide". Nel suo quartier generale alla Farnesina, dove si svolge in questi giorni la Quinta Conferenza degli Ambasciatori d’Italia, il Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, intervistato dal quotidiano Il Sole 24 Ore, "non ha dubbi sulle cose da fare di fronte alla ridefinizione degli equilibri mondiali, geostrategici ed economici, e all'emergere di nuovi attori sullo scacchiere internazionale.
Scelte coraggiose (anche se dolorose) a partire dalla necessità di ridisegnare la rete diplomatica, vero fiore all'occhiello degli Affari esteri italiani e potenziale valore aggiunto in un mondo scompaginato dalla rivoluzione Internet, ma ancora strutturata sulle esigenze "antiche" degli emigranti italiani e per una "diplomazia che si pensava solo politica e soprattutto cartacea".
Scommettendo anche su più stretti rapporti con la rete delle comunità italiane presenti in tutto il mondo. Risposte rapide, invece, sul fronte della sburocratizzazione dell'apparato e della velocizzazione dei finanziamenti in un campo sensibile quanto strategico come quello della cooperazione allo sviluppo. E ciò in aree calde e prioritarie per la politica estera, dal Mediterraneo e Medio Oriente ai Balcani, là dove l'Italia si gioca un futuro da protagonista sulla scena mondiale.
Tutto ciò anche a supporto del recupero di competitività del Sistema Paese e delle nostre imprese. Con una parola d'ordine: "Più Italia nel mondo". E una consapevolezza: "l'ulteriore ritardo significherà uscire di scena". E i fondi sempre più scarsi? "Farò di tutto per non farli diminuire", controbatte il ministro.
D. Un anno e mezzo a capo della diplomazia italiana. Sono cambiate le sfide per il responsabile della Farnesina?
R. Dopo l'11 settembre lo scenario è totalmente diverso. La prima sfida continua a essere la minaccia terroristica, ormai pervasiva e non più riferita solo al suo nemico tradizionale, gli Stati Uniti. In Spagna ha infatti colpito al cuore l'Europa e ha dato segnali tremendi in Paesi moderati che avevano avviato un'azione di contrasto, dalla Turchia all'Egitto, dal Marocco all'Arabia Saudita. Ed è una sfida tutt'altro che vinta: dopo tre anni lo dimostra l'Afghanistan. La seconda sfida è la costruzione di un'Europa politica nella logica di un'integrazione profonda tra europeismo e atlantismo. Non a caso è uno dei temi guida della Conferenza degli ambasciatori di quest'anno. È infatti un fronte strategico per un Paese come l'Italia, tra i padri fondatori dell'Europa e filoatlantico. Il Paese che ospiterà a Roma a fine ottobre la firma della Costituzione europea. La terza è creare le condizioni per lo sviluppo e una crescita sostenibile in alcune regioni strategiche del mondo, prima fra tutte il Mediterraneo, la Sponda Sud come la Sponda Est. A medio e lungo termine per l'Italia è la missione più importante. Ma c'è anche l'Africa, immenso continente dalle immense emergenze: l'Italia, voglio ricordarlo, per prima ha posto al G8 di Genova il problema di un piano organico per combattere povertà, epidemie ed emarginazione. Quarta ma non ultima sfida: portare più Italia nel mondo. E ciò integrando la missione tradizionale della diplomazia con l'internazionalizzazione del sistema delle imprese e la promozione della cultura funzionale al Sistema Italia. Cultura e impresa sono i nostri due biglietti da visita nel mondo.
D. Ma quanto è competitiva la Farnesina?
R. La Farnesina, ancor prima che la legge sull'internazionalizzazione passasse in Parlamento, è riuscita a varare alcuni strumenti, il più importante dei quali è lo "Sportello unico", l'integrazione sotto il coordinamento del ministero degli Esteri tra rete diplomatica ed enti (Ice, Camere di commercio, Enit) che prima operavano ognuno per sè. È una rivoluzione perché si sono superate gelosie storiche tra ministeri. Ma si fa quello che il mondo delle imprese ci chiede. Noi abbiamo cercato di anticipare, quando ci sarà la legge potranno esserci degli aggiustamenti, ma siccome queste cose più che la legge richiedono un accordo politico, l'importante era affermare il principio e cominciare.
D. Imprese meno critiche che in passato?
R. Promuovere il made in Italy significa accrescere la competitività. Noi come ministero degli Esteri possiamo solo aiutare a farlo perché l'attore principale qui è il sistema delle imprese. In ogni caso siamo favorevoli all'integrazione tra il Mae e il sistema delle imprese.
D. Come?
R. Per la prima volta ho provveduto a distaccare diplomatici presso grandi istituti bancari. Sempre per la prima volta alla Farnesina è stata applicata la legge sulle assunzioni di privati nella Pubblica amministrazione: da 10 mesi due manager provenienti dal sistema bancario lavorano qui con il compito di diffondere la presenza di servizi finanziari all'estero. Ho inoltre assicurato al nuovo presidente Luca Cordero di Montezemolo che entro il 15 settembre distaccherò presso Confindustria un diplomatico di livello elevato per un collegamento diretto tra le due istituzioni. Abbiamo inoltre migliorato la rete telematica e lavorato con i Governi stranieri per migliorare il clima di business per le nostre imprese. Ma ripeto il primo attore sono le imprese che nel mondo globale debbono abbandonare la logica del "made in Italy" per arrivare a quella del "made by Italy".
D. Le sfide, le emergenze, gli impegni aumentano ma i fondi diminuiscono. Un anno fa la protesta dei diplomatici per la scarsità di fondi e l'eccesso di burocratizzazione. È cambiato qualcosa?
R. Moltissimo. Sul fronte della troppa burocrazia nella scorsa Finanziaria abbiamo già introdotto misure di semplificazione procedurale. Nel decreto legge sulla Pubblica amministrazione un articolo modifica il Dpr 18 semplificando le procedure per il personale in fatto di selezione e concorsi interni. Inoltre la Legge di semplificazione approvata due settimane fa in Consiglio dei ministri prevede una norma che delega al Governo la facoltà di adottare una serie di interventi compresa la riduzione drastica, da 10-12 a due soli, dei capitoli di spesa nel bilancio della Farnesina e delle Ambasciate. Era peraltro una delle richieste dei sindacati.
D. E i fondi sempre più scarsi in tempi di tagli generalizzati?
R. Cercheremo di non farli diminuire, anzi farò tutto il possibile per farli aumentare. Sono comunque molto soddisfatto di quanto realizziamo pur con scarse risorse.
D. A che punto è la riforma della Cooperazione allo sviluppo?
R. Indietro, purtroppo, per le diverse posizioni presenti in Parlamento. Invece sono andati avanti gli altri due pilastri: l'internazionalizzazione e la riforma degli Istituti di cultura. Per ovviare al ritardo comunque sto per varare due Dpr per semplificare le procedure di erogazione dei fondi e porre rimedio alla pesantezza burocratica, anche per venire incontro alle grida d'allarme delle Ong.
D. E sul fronte dell'internazionalizzazione?
R. Qui abbiamo innovato la visione culturale della diplomazia. Quando Silvio Berlusconi disse che gli ambasciatori debbono essere esportatori del made in Italy la sinistra italiana disse che voleva trasformarli in piazzisti. Ma oggi gli ambasciatori sono fieri di contribuire all'immagine del Paese all'estero anche ospitando nelle loro residenze la presentazione delle calzature italiane o le ultime Ferrari. Di fronte a risorse scarse, però, s'impongono scelte che io farò. A partire dalla rete diplomatica che va ridisegnata. Non è possibile che in un piccolo e moderno Paese d'Europa ci siano 12 consolati e che in quello di Shanghai ci sia un unico addetto. A partire dalla Cina occorre potenziare là dove non è stato fatto in passato e oggi siamo costretti a inseguire. Oggi l'Europa ha una Costituzione e l'Europa è la nostra grande casa, la proiezione internazionale va fatta quindi soprattutto fuori dai confini europei. E occorre giocare bene il fattore tempo che fa la differenza: arrivare prima degli altri è indispensabile. Il ritardo significa uscire di scena.
D. Quale una potenziale graduatoria delle potenze nel 2025?
R. A condizioni inalterate continuo a vedere gli Usa principale superpotenza seguiti dalla Cina, il Paese che per antonomasia ha abbandonato il suo assetto terzomondista sulla strada dell'economia di mercato. E ritengo che nei prossimi vent'anni altri grandi Paesi come India, Nigeria, Sudafrica e Brasile abbiano un'opzione strategica: diventare come la Cina attori che vogliono concorrere a regolare la globalizzazione o attori che vogliono meramente contrastarla, come avvenuto al vertice di Cancun e nei negoziati commerciali. Nell'uno e nell'altro caso un cartello che esprime qualche miliardo di persone potrà influenzare i destini del mondo.
D. E l'Europa?
R. L'Europa ha una sola strada: l'integrazione politica deve diventare realtà. Tra vent'anni penso a un mondo tripolare: gli Usa da un lato e il polo asiatico Cina-India-Giappone dall'altro. In mezzo potrà esserci l'Europa solo se saprà essere protagonista politica soprattutto nel bacino del Mediterraneo dove c'è un ruolo da giocare.
D. Il futuro dell'Italia?
R. Sono sicuro che rimarrà sulla cresta dell'onda se saprà consolidare il suo ruolo di prim'attore nella Sponda Sud e nei Balcani. E un ulteriore asse nei rapporti con l'Islam lo avremo quando, e non dico se ma quando, la Turchia entrerà nella Ue e la Turchia sa bene che sarà merito anche dell'appoggio italiano". (aise)

mercoledì, luglio 28, 2004

Farnesina: in mostra le ''Eccellenze'' italiane

Roma, 28 lug. - (Adnkronos) - In occasione della quinta Conferenza degli ambasciatori d'Italia, la Farnesina ha messo in mostra anche una ricca serie di ''eccellenze'' italiane. Lo ha fatto confezionando un prodotto multimediale che grandi schermi al plasma ospitano lungo i percorsi della Conferenza. Prima di tutto le grandi imprese italiane e le loro realizzazioni: Eni ed il progetto Blue Stream; Alenia e l'impegno italiano nell'ingegneria spaziale; Robocasa, l'ultima frontiera della robotica, dove Italia e Giappone collaborano per raggiungere le nuove frontiere dell'innovazione.Accanto a progetti e realta' della grande industria italiana i video illustrano poi servizi, attivita' e realizzazioni del ministero degli Esteri: l'Unita' di Crisi; gli interventi nei Balcani, in collaborazione con l'Unesco, per il recupero del patrimonio artistico distrutto: in particolare il ponte di Mostar; La Rondine, infine, la cittadella della pace che unisce cittadini di popoli in guerra alle porte di Arezzo.Un unico capitolo - a sottolineare il carattere di sistema dell'azione italiana - riunisce iniziative quali Genova Citta' della cultura 2004, il padiglione italiano all'Expo di Aichi 2005, le Olimpiadi di Torino 2006 e la candidatura di Trieste all'Expo 2008.Ampio spazio infine a quello che l'Italia fa per promuovere se stessa all'estero, soprattutto attraverso il proprio ineguagliabile patrimonio artistico: i filmati illustrano infatti il restauro del teatro La Fenice di Venezia, l'esposizione ad Aichi del ''Satiro Danzante''. Senza dimenticare le ''grandi opere'' in cantiere: il Mose a Venezia ed il Ponte sullo Stretto.

Frattini preoccupato per i tagli alla Farnesina

Il Messaggero, 28 luglio 2004
ROMA Il ministro degli Esteri Franco Frattini è «preoccupato per l'ulteriore inaccettabile decurtazione dei finanziamenti assegnati al Ministero, in quanto rischia di compromettere irrimediabilmente il delicato equilibrio che siamo riusciti a costruire». Alla quinta Conferenza degli ambasciatori, il ministro ha parlato di «preoccupazione costante per salvaguardare le risorse disponibili, che non sono molte, e probabilmente insufficienti».


Centoquaranta diplomatici al summit del Gusto

Il Messaggero, 28 luglio 2004
Cena ad altissima densità diplomatica alla Città del Gusto. Scenario unico: centoquaranta ambasciatori tutti in una volta e per di più seduti a una tavola dove non si discute di politica internazionale ma il summit si tiene sul made in Italy enogastromico. C’erano quasi tutte le feluche italiane a una delle serate della Conferenza degli ambasciatori d’Italia voluta dal ministro Franco Frattini. Accompagnati dall’ambasciatore Umberto Vattani Segretario generale della Farnesina, e da Giulio Terzi vice Segretario generale della Farnesina, gli ambasciatori sono stati accolti dal direttore di Gambero Rosso Stefano Bonilli, da Bruno Pellegrino, presidente di P.Gusto, e hanno preso posto nella Sala degli eventi. C’erano, tra gli altri, gli ambasciatori Carlo Marsili che rappresenta l’Italia ad Ankara, Franco Mistretta a Beirut, Rocco Antonio Cangelosi all’Unione Europea, Sandro De Bernardin a Tel Aviv, Gianfranco Facco Bonetti a Mosca. E ancora Guido Scalici in missione a Singapore, Guido Walter La Tella ad Addis Abeba, Giovanni Dominedò a Parigi. Hanno gustato la celebre ”passata di ceci con gamberi” di Fulvio Pierangelini e il mitico ”risotto con fiori di zafferano” di Nadia Santini . Presente il top della scena vinicola italiana con Caprai, Antinori, Folonari, Ricasoli. E la Rai con Carlo Sartori e Gianluca Veronesi . La serata è stata organizzata da Fabrizio Mottironi di Buonitalia.



CONFERENZA ALLA FARNESINA

Ambasciatori anche del «made in Italy»

Il Messaggero, 28 luglio 2004
ROMA – E’ una finestra aperta su come cambia la nostra politica estera: più attenzione al «marchio Italia», con valorizza­zione di turismo, cultura, produ­zione italiana. È cominciata ieri alla Farnesina la tre-giorni della quinta "Conferenza degli Am­basciatori". Centoquaranta ambasciatori e capi missione con­vocati a Roma (vengono tutti a proprie spese) per discutere, questa volta, di «Italia ed Euro­pa: sicurezza, solidarietà, competitività». Era questo il tema, ma ovviamente si è parlato subi­to anche di altro. Nel suo discor­so d'avvio, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha indivi­duato 4 "pilastri" su cui si dovrà reggere la nuova diplomazia ita­liana: politica, economia, cultu­ra e comunicazione. Il ministro ha chiesto maggiori risorse, mentre invece c'è«un'ulteriore, inaccettabile decurtazione dei finanziamenti assegnati» alla Farnesina.
Sulla riforma della diplomazia, Frattini osserva che l'aspetto più rilevante e «rendere più assidua, capillare, organica la nostra assistenza a imprendito­ri e imprese». Si è favorito «il passaggio dal made in Italy al made by Italy», dislocando all'estero parti importanti delle attività produttive ma mantenen­do in Italia la fase progettuale di gestione. Il presidente del Senato, Marcello Pera, ha puntato l'in­dice contro la «fibrillazione» delle verifiche nella maggioran­za: «Come può essere ritenuto affidabile un Paese se è politicamente instabile?». Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha parlato di «vocazione storica» dell'Italia «al dialogo con tutti i popoli», e che ci sono tutte le condizioni perché all’estero «si rafforzi l’immagine di un’Italia come partner leale e affidabile». Presente anche Ja­vier Solana, Alto rappresentan­te della Ue per Esteri e Sicurez­za, che ha detto che l'Europa ha la «grandissima responsabili­tà» della sicurezza non solo nei suoi confini ma anche nelle aree di crisi internazionale

INDAGINE CONOSCITIVA SUGLI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA: IL MINISTRO DEGLI ESTERI ASCOLTATO DALLE COMMISSIONI ESTERI E CULTURA DELLA CAMERA

FRATTINI: "FARE DELLA CULTURA UN’ARMA VINCENTE PER RAFFORZARE LE LINEE DI AZIONE DELLA POLITICA ESTERA"
INSODDISFAZIONE VERSO RAI INTERNATIONAL: "LE NOSTRE COMUNITÀ HANNO DIRITTO DI SEGUIRE PROGRAMMI IN CUI SI DIFFONDA LA CULTURA DEL PAESE
"

Inform, 27 luglio 2004
ROMA - "La politica estera e la cultura sono unite da un legame fortissimo.
Il ruolo sempre più centrale che la cultura italiana nel mondo può svolgere
è strumento di integrazione e potenziamento dell’azione di politica
estera.. Ritengo si possa dire che l’Italia, come pochi paesi al mondo,
utilizzi questo straordinario biglietto da visita, rappresentato da
tradizione, storia e cultura che le sono proprie, come arma vincente per
rafforzare la sua politica estera. Questo è il fondamento politico del
potenziamento che, attraverso il disegno di legge, intendiamo realizzare".
Lo ha sottolineato il Ministro degli Esteri Franco Frattini. in Commissioni
III e VII della Camera, riunite in seduta congiunta, nell’ambito
dell’indagine conoscitiva sul ddl di riforma degli Istituti Italiani di
Cultura. Revisione normativa che si inquadra nell’ambito di una riforma
strutturale dell’amministrazione del Mae attraverso precise linee di
azione: potenziamento della diplomazia politica, azione di
internazionalizzazione e promozione del sistema culturale italiano,
strategia di cooperazione allo sviluppo.
"Fare della cultura un’arma vincente per rafforzare le linee di azione
della politica estera e rendere centrale il Ministero degli Esteri, in
ragione del suo ruolo di coordinamento della politica culturale
all’estero". Sono questi i due perni del ddl governativo di riforma degli
IIC. Il Ministro ha evidenziato il ruolo di "cerniera" del Mae, con
raccolta di progetti, idee, proposte e la promozione e la diffusione
attraverso la rete. Obiettivo principe: "Far sì che il messaggio culturale
dell’Italia nel mondo sia capace di arricchire l’azione della politica
estera italiana". Frattini ha inoltre posto l’accento sul mutamento del
concetto di promozione culturale: un cambiamento di prospettiva che porterà
ad affiancare alle tradizionali iniziative (come la promozione della
cultura e della lingua) degli IIC quelle di promozione della scienza
italiana. Nel ddl è infatti previsto il potenziamento della rete degli
addetti e di coloro che saranno preposti alla promozione della ricerca e
della scienza italiana nel mondo. Si punta, ha spiegato Frattini a rendere
più forte l’immagine dell’Italia nel mondo attraverso "l’azione congiunta
della cultura da un lato, e del genio, della fantasia, della capacità,
della ricerca, della scienza e dell’impresa italiana dall’altro". Perché la
promozione culturale aiuta anche la strategia economica, ha lasciato
intendere Frattini: "Il made in Italy si diffonde nel mondo anche perché la
grande valenza culturale della presenza italiana rappresenta un biglietto
da visita capace di rendere più attrattiva e convincente la nostra immagine
non solo nel tessuto culturale, ma anche in quello economico e sociale
degli altri paesi verso cui nutriamo interesse".
Il Ministro non ha mancato di sottolineare il rafforzamento della
promozione della lingua italiana, come pure l’uso dei nuovi mezzi
multimediali di comunicazione, compreso l’insegnamento a distanza della
nostra lingua, nonché l’individuazione di soggetti "con cui svilupperemo
una collaborazione forte nella promozione culturale". L’esempio più
significativo ed esplicito è il sostegno ed il raccordo con l’attività
della "Dante Alighieri" e dei suoi Comitati all’estero. Il Mae assumerà il
ruolo di indirizzo e coordinamento indispensabile per definire le linee
guida, dell’azione culturale, tenuto conto di tutti i soggetti che, in
Italia, promuovono e trasmettono cultura all’estero. Il Ministro ha inoltre
rimarcato la necessità di esercitare un collegamento stretto tra l’azione
delle Ambasciate e quella degli IIC, e di una responsabilizzazione maggiore
del capo della rappresentanza diplomatica o consolare. Si tratta di aspetti
che trovano corrispondenza in alcune innovazioni previste, anche
relativamente alla struttura del sistema finanziario, ha spiegato Frattini,
ricordando che gli IIC "già oggi svolgono con i pochissimi mezzi a
disposizione un’attività egregia", ricorrendo, ad esempio, a
sponsorizzazioni private, "lavoro meritorio che la legge deve quanto meno
incoraggiare". E alcune previsioni contenute nel ddl mirano, proprio a ciò,
contemplando la specifica possibilità di fruire di contributi e
finanziamenti, in primo luogo europei e da parte di fondazioni e
istituzioni culturali pubbliche, nonché da imprese private. Le
sponsorizzazioni per eventi culturali "sono uno degli strumenti che, in
un’epoca di scarsità di risorse, possono permettere comunque il
conseguimento di importanti risultati", ha detto Frattini precisando che
"abbiamo previsto anche modalità specifiche, usuali in altri paesi ma non
da noi - relativamente alla possibilità di versare erogazioni ‘liberali’,
per usare termini giuridici, ovvero donazioni, contributi anche da parte
delle imprese. Il ddl non si occupa solo degli IIC ma intende contribuire
al conseguimento dell’obiettivo "più Italia nel mondo". Che "si può
realizzare attraverso le missioni di pace e la cooperazione allo sviluppo,
ma anzitutto attraverso più cultura italiana, maggior richiamo alla
tradizione culturale del nostro paese nel panorama internazionale". Tenendo
conto però che la domanda di cultura italiana non è identica nelle varie
aree. Una domanda alla quale, ha assicurato Fratttini "siamo già ora in
grado di offrire risposte positive e convincenti". Risposte che
"costituiscano uno dei migliori biglietti da visita per rafforzare
l’autorevolezza dell’Italia in certe regioni", ha ribadito ricordando anche
che, durante il semestre di presidenza Ue, l’Italia ha promosso la nascita
della Fondazione euromediterranea per gli scambi tra le culture e civiltà,
e che sono in atto numerosi progetti culturali in ogni parte del mondo.
Dopo avere auspicato una rapida approvazione del provvedimento che, "al di
là degli schieramenti politici, serve al paese intero, chiunque lo
governi", il Ministro ha espresso un giudizio severo nei riguardi dell’ente
radiotelevisivo pubblico: "Dico senza mezzi termini di non essere
soddisfatto di quanto la Rai fa per la politica estera, né dell’attività di
Rai International, su cui ho raccolto dirette lamentele". Il problema
fondamentale da risolvere è quello "di una scarsa attenzione in materia",
ha detto ricordando di avere avuto incontri con autorevoli esponenti della
Rai "che mi hanno dato rassicurazioni in proposito, ma a quelle
rassicurazioni non sono seguite azioni concrete". "Le nostre comunità
italiane ha rimarcato - hanno il diritto di seguire programmi in cui si
diffonda la cultura del Paese": Programmi che, tuttavia "allo stato
attuale, risultano assenti" ha osservato il Ministro che non esclude un
contatto formale con il Parlamento da dedicare alla comunicazione pubblica
del sistema Italia nel mondo.
Rispondendo poi ad osservazioni dei deputati Spini (Ds); Malgieri (An),
Calzolaio (Ds), Azzolini (Fi), Ranieri (Ds), in merito al problema delle
risorse il Ministro ha osservato che "se non l’aumento quantomeno la
salvaguardia delle risorse attuali, peraltro modeste (si tratta infatti di
17 milioni di euro per gli Istituti di Cultura), mi sembra fondamentale".
Frattini chiede pertanto l’aiuto del Parlamento, affinché non vengano
operati tagli nel settore. Il Ministro ha precisato anche che si sta
"concretamente definendo" il progetto volto alla creazione della fondazione
"Marco Polo" che avrà il compito di promuovere congiuntamente il sistema di
impresa e cultura. Sarà una fondazione con dei "cantieri regionali",
finanziata dalle imprese. I cantieri diverranno luoghi in cui elaborare
idee. "Gli Istituti ha chiarito il Ministro - costituiranno lo strumento
operativo del sistema, ma è nella fondazione che viene individuato il
fattore di centralità, diventando il luogo dove i vari cantieri regionali,
in una sinergia tra imprese e cultura, lanceranno proposte". Compito della
rete degli Istituti sarà di realizzare questo obiettivo. (Simonetta
Pitari-Inform)

I riferimenti del Segnalibro dell'APC:

- ASCOLTATI DALLE COMMISSIONI III E VII I DIRETTORI DEGLI IIC DI BRUXELLES, IL CAIRO, BUCAREST, TOKYO, BUDAPEST, NEW YORK

- IL DIRETTORE GENERALE ANNA BLEFARI MELAZZI ASCOLTATO DALLE COMMISSIONI ESTERI E CULTURA


DIPLOMAZIA: BONIVER, E' ANCORA UN LAVORO AL MASCHILE

(ASCA) - Roma, 27 lug - La diplomazia e' un lavoro ancora
degli uomini. ''Siamo veramente in una situazione
vergognosa'', commenta all'Asca il Sottosegretario agli
Esteri, Margherita Boniver. ''I diplomatici sono pochi in
generale, ma la componente femminile e' solo del 12%'',
aggiunge Boniver e spiega che la situazione penalizza le
donne anche perche' ammesse alla carriera diplomatica solo
nel '77. ''Su 26 ambasciatori di grado, 26 sono uomini. Non
c'e' nemmesno una donna. Sarebbe come dire - commenta il
sottosegretario - che il parlamento italiano sia formato solo
da deputati e senatori uomini''. Tuttavia qualche segnale di
cambiamento, ancora molto debole, si inizia a intravvedere.
''Da quando sono qua io, abbiamo ottenuto una nomina
'rivoluzionaria': per la prima volta nella storia della
Farnesina una donna, Anna Blefari, e' stata nominata dal
ministro Frattini direttore generale del dipartimento per la
promozione culturale''
. Dunque, su 20 direttori generali, 1
finalmente e' donna.
Il sottosegretario Boniver continua: ''Oggi su 130
ambasciatori, che rappresentano l'Italia in 130 paesi, le
donne con funzioni di ambasciatore sono 3 e tutte in posizioi
non centrali. Nessuna in Europa''. Si tratta di Margherita
Costa a Baku in Azerbajgian, Diana Marolla a Wellington in
Nuova Zelanda e Graziella Simbolotti a Muscat in Oman. ''Sono
cifre miserabili rispetto alla carriera diplomatica delle
donne in paesi come l'Australia, la Francia, la Germania'',
sottolinea Boniver.
''In Australia oltre il 50% dei diplomatici sono donne.
Perfino nelle Filippine la meta' dei direttori generali sono
donne''.

martedì, luglio 27, 2004

Farnesina: Frattini, quattro pilastri per nuova diplomazia

Roma, 27 lug. - (Adnkronos) - Quattro pilastri per una diplomazia rinnovata che sia in grado di rispondere adeguatamente alle nuove sfide di politica estera. Il ministro degli Esteri Franco Frattini traccia le linee fondamentali dell'azione italiana, aprendo i lavori della quinta Conferenza degli ambasciatori, e indica nella politica, nell'economia, nella cultura e nella comunicazione i quattro pilastri della ''nuova diplomazia''. ''La nuova politica estera di una diplomazia rinnovata e' essenziale per rispondere adeguatamente e vincere le nuove sfide'', afferma Frattini, spiegando che ''questo imperativo e' stato tradotto in pratica seguendo due linee guida prioritarie''. Da una parte, spiega il ministro, e' stato ''confermato il ruolo centrale della funzione diplomatica per rafforzare l'autorevolezza dell'Italia nel mondo'', e dall'altra parte e' stata ''integrata la missione diplomatica tradizionale, affiancando al momento piu' puramente politico alcune dimensioni nuove (quella economica e quella culturale soprattutto, senza trascurare quella della comunicazione che tutte le deve attraversare), nuove e pero' altrettanto essenziali della nostra azione esterna''.Secondo Frattini, ''l'obiettivo e' stato quello di far convergere questi quattro pilastri in un'azione combinata e coerente, di cui anche la cooperazione allo sviluppo costituisce un momento molto importante, da inquadrare in quella logica di sistema per confrontarci sul scala globale con i sistemi Paese concorrenti''. Per fare dell'economia uno dei pilastri della politica estera italiana, il titolare della Farnesina spiega che ''e' stata ripensata tutta l'azione di sostegno alle nostre imprese, con l'obiettivo di rendere piu' assidua, capillare, organica la nostra assistenza a imprenditori e imprese''. ''Abbiamo lavorato e stiamo lavorando a favorirne l'internazionalizzazione -rivendica Frattini- la ricerca di maggiore competitivita' per affrontare la sfida dei mercati internazionali e assecondare il passaggio dal Made in Italy al Made by Italy''.Dopo aver ricordato quanto ''la simpatia e l'autorevolezza italiane debbano molto alla cultura, il nostro biglietto da visita'', il ministro ribadisce l'importanza del legame tra impresa e cultura. ''L'impresa -afferma Frattini- puo' e deve insegnare alla nostra promozione e diffusione culturale i moduli del suo organizzarsi, fare marketing e comunicazione. La cultura alimenta e insegna all'impresa italiana la creativita', il talento, quella unicita' che ci fa essere ammirati nel mondo''.In proposito, il titolare della Farnesina ricorda che la riforma degli Istituti di cultura attualmente all'esame del Parlamento ''evidenzia l'importanza della promozione anche della scienza, oltreche' delle cultura e della lingua, nella prospettiva di sostenere accanto a quella dell'economia, l'internazionalizzazione della ricerca italiana''.Quanto al pilastro della cultura, secondo Frattini, ''dobbiamo abituarci e utilizzarla ed a considerarla come il 'vestito delle nostre idee e delle nostre azioni'''. In questi giorni, annuncia il ministro, ''vedrete le nuove proposte che riguardano le pagine dei siti internet di ambasciate, consolati e Istituti di cultura''.

lunedì, luglio 26, 2004

DIPLOMAZIA: IL NUOVO RUOLO DI AMBASCIATORI E CONSOLI

Grandi strategie e buon business
di  Alvaro Ranzoni

Panorama, 23/7/2004 
Promuovere l'immagine dell'Italia, sostenere le imprese proiettate all'estero, valorizzare le comunità di emigrati e aprire un dialogo privilegiato con Medio Oriente e Balcani. Così cambierà la vita delle nostre mille feluche.
 Sul mappamondo, grazie alla sua forma a stivale, l'Italia è tra i paesi più riconoscibili. Ma quanto lo è sulla scena politica ed economica internazionale? Ne parlano per tre giorni, dal 27 al 29 luglio, i 134 ambasciatori d'Italia nel mondo convocati alla Farnesina dal ministro degli Esteri Franco Frattini e dal segretario generale Umberto Vattani per la quinta conferenza generale della diplomazia. Si tratta di fare un bilancio dell'ultimo anno e impostare i temi per quello successivo. Nei prossimi 12 mesi i rappresentanti diplomatici lavoreranno su due filoni principali, l'europeismo e l'atlantismo, considerati aspetti compatibili e complementari di una politica le cui radici per l'Italia risalgono all'immediato dopoguerra. La nuova Europa a 25, la necessità di spiegare alle opinioni pubbliche la nuova costituzione europea e il rilancio dei rapporti con gli Stati Uniti saranno gli altri argomenti in discussione. Obiettivo della diplomazia italiana è un'Europa più coesa e autorevole. E forse più di altri l'Italia quest'anno ha spinto per l'estensione, quanto più possibile, del voto a maggioranza in ambito Ue, contro il principio di unanimità, troppo spesso sinonimo di paralisi decisionale. Ma quanto conta l'Italia nel mondo? «Ogni giorno siamo sottoposti a una crescente domanda di Italia, specie nelle aree vicine, Mediterraneo, Medio Oriente, Balcani» dicono alla Farnesina. Nel Mediterraneo i rapporti storici di vicinanza, l'interscambio, gli interessi comuni portano ai diplomatici continue sollecitazioni affinché l'Italia sia interprete a livello europeo e atlantico delle esigenze di quei paesi. Nel Medio Oriente è toccato agli italiani raccogliere le preoccupate sollecitazioni di molti paesi dell'area, quando dopo la guerra in Iraq gli americani hanno cominciato a diffondere l'idea del «grande» Medio Oriente dove promuovere democrazia e sviluppo: «Siamo disponibili, però aiutateci a far capire agli americani che questi modelli non possono essere imposti o preconfezionati: devono essere condivisi». E al G8 di giugno sia il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sia il ministro degli Esteri Franco Frattini sono riusciti a fare diventare questa richiesta linguaggio comune del vertice mondiale. Specie dopo il riconoscimento del diritto di voto, anche la rete diplomatica è più che convinta che le comunità italiane all'estero possono essere una risorsa preziosa per il Paese. Intanto è stata avviata una banca dati sui ricercatori scientifici italiani nel mondo (con i primi 800 nomi). Obiettivo: far loro mantenere comunque un legame con l'Italia. Se per alcuni politici la Cina è un pericolo, per i diplomatici è al contrario una grande opportunità. «Sono oltre 100 milioni i cinesi ricchi attratti dai nostri prodotti di qualità» sottolineano al ministero degli Esteri. E nei giorni scorsi diplomatici, rappresentanti del ministero per le Attività produttive e dirigenti dell'Enit si sono riuniti alla Farnesina per organizzare i flussi turistici, con un occhio particolare per il mercato cinese, dai «pacchetti paese» alle facilitazioni sui visti. Lo stesso per la Russia. Giorni fa, alla vigilia della visita del ministro degli Esteri di Mosca, Serghei Lavrov, Frattini ha riunito i rappresentanti di una trentina tra le maggiori aziende presenti in Russia per fare il punto sulle loro aspettative e farsi interprete con l'ospite delle loro richieste, come lo snellimento delle procedure doganali. Insomma, un nuovo modo di interpretare il mestiere del diplomatico. Berlusconi lo ha ripetuto in questi giorni all'assemblea dell'Abi: «Ambasciatori e consoli hanno come primo compito quello di sostenere le nostre imprese, aumentare le esportazioni dei nostri prodotti e, nei paesi ricchi, favorire gli investimenti stranieri in Italia». Già due anni fa, quando tenne per 11 mesi l'interim degli Esteri, Berlusconi lanciò la direttiva, resa operativa da Frattini, di creare nelle ambasciate gli sportelli unici con Ice e Simest dove le aziende italiane possono ottenere ogni appoggio per una migliore penetrazione in quei mercati. Allora qualcuno arricciò il naso: ambasciatori come piazzisti, si disse. «No, nessuno di noi si sente sminuito. Al contrario, affiancare alla funzione politica una più incisiva azione nei campi economico e culturale è un compito che i diplomatici italiani svolgono con passione e impegno» afferma Michele Valensise, portavoce della Farnesina, sicuro di interpretare i sentimenti dei suoi 1.006 colleghi. Altro che feluche cocktail e ricevimenti: gli ambasciatori sono pronti a diventare i rappresentanti del sistema Italia nel mondo. Certo, il bilancio del ministero degli Esteri è pari ad appena lo 0,32 per cento del bilancio dello Stato. Che diventa lo 0,23 per cento se si tolgono le spese per la cooperazione e gli aiuti ai paesi in via di sviluppo. Troppo poco. Germania, Gran Bretagna, Francia dedicano alle loro diplomazie cifre che possono arrivare fino all'1 per cento dei loro bilanci.



Farnesina: oltre 340 sedi all'estero, piu' di 130 ambasciatori

Roma, 26 lug. - (Adnkronos) - Oltre 340 sedi all'estero, per una rete diplomatico-consolare che e' seconda solo a quella francese: il ministero degli Esteri conta su 123 ambasciate, 116 consolati, 11 rappresentanze permanenti oltre a 93 Istituti italiani di cultura. Gli ambasciatori italiani nel mondo, tra capi missione e rappresentanti permanenti, sono oltre 130, ma tra loro ci sono solo tre donne: Liana Marolla a Wellington (Nuova Zelanda), Graziella Simbolotti a Mascate (Oman), Margherita Costa a Baku (Azerbaigian).Nessuna di loro, pero', ha ancora raggiunto il grado di ambasciatore, il piu' alto della carriera, che 'vantano' in 24 diplomatici su un totale di piu' di 130 ambasciatori di funzione. E neanche fra i ministri plenipotenziari si contano molte donne, appena dieci contro 213 uomini: tra loro, Anna Blefari Melazzi, direttore generale degli Affari culturali della Farnesina, unica donna al vertice di una delle 13 direzioni, e Maria Assunta Accili, capo della delegazione speciale a Taipei.In totale i diplomatici italiani sono 1.024 (di cui 136 donne, pari al 13%, una percentuale che arriva al 24% tra i neoassunti), una cifra di gran lunga inferiore a quella dei nostri partner europei: in particolare, in Germania le 'feluche' sono 1.500, in Francia 1.572, in Gran Bretagna 3.009. A Roma e all'estero, il personale della Farnesina e' composto da 8.056 persone, di cui 5.300 dipendenti di ruolo, 2.244 impiegati a contratto e 512 tra esperti e dipendenti di altre amministrazioni.

ALLA CAMERA, INDAGINE CONOSCITIVA SUGLI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA

ASCOLTATI DALLE COMMISSIONI III E VII I DIRETTORI DEGLI IIC DI BRUXELLES, IL CAIRO, BUCAREST, TOKYO, BUDAPEST, NEW YORK

Inform, 23 luglio 2004
ROMA - Nell’ambito dell’indagine conoscitiva, alla Camera, sugli Istituti
Italiani di Cultura e la loro riforma sono stati ascoltati dalle
Commissioni Esteri e Cultura, riunite in seduta congiunta, i Direttori
degli Istituti di Bruxelles, Il Cairo, Bucarest, Tokyo, Budapest, New York.
L’audizione dei direttori ha fatto seguito a quella del Direttore Generale
per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Mae, Anna Blefari Melazzi
Pialuisa Bianco, Direttore di chiara fama dell’Istituto Italiano di Cultura
di Bruxelles, è stato il primo fra i direttori ad essere ascoltato.
Ricordando come il nostro Paese abbia un patrimonio culturale enorme e
ricchissimo ha sottolineato l’esigenza di "usare il profilo culturale della
nostra nazione come mezzo di penetrazione nel contesto internazionale,
ottenendo, eventualmente, come obiettivo l’approfondimento e
l’ingrandimento della nostra rete linguistica". In quest’ottica "è molto
importante che gli Istituti italiani di cultura siano sedi diplomatiche" ha
detto Pialuisa Bianco auspicando che "qualsiasi intervento legislativo non
trascuri l’importanza per il nostro Paese che, attraverso la rete degli
Istituti di cultura, possa avere questa rappresentatività diplomatica". Il
profilo culturale del nostro Paese, per Bianco, è un elemento strategico.
"Nasce da qui l’idea assai importante che gli Istituti di cultura siano un
perno, cioè i rappresentanti della cultura nazionale all’estero che operano
in armonia con tutte le altre istituzioni diplomatiche poiché,
naturalmente, si segue una medesima strategia", ha precisato Bianco.
Adelia Rispoli, Direttore dell’Istituto Italiano di cultura de Il Cairo, ha
segnalato gli elementi positivi del ddl di riforma degli IIC: il
"fondamentale rafforzamento del ruolo degli Istituti Italiani di Cultura" e
"la loro definizione giuridica di uffici del Ministero degli Affari
Esteri". Altro elemento importante, per Rispoli, è il fatto che si punti
alla formazione e alla professionalizzazione del personale. Rispoli ha
sottolineato poi l’esigenza di valorizzare il made in Italy e il nostro
patrimonio culturale. Per fare ciò è necessario creare i presupposti perché
si realizzi una sinergia tra pubblico e privato e si rafforzi il
collegamento e la collaborazione con le Regioni: a tal proposito, il
Direttore ha invitato ad un maggiore collegamento tra il Mae e le Regioni
per coordinare la promozione culturale regionale all’estero. Rispoli ha
però lamentato che nel ddl governativo non si prevedano cospicui incrementi
di personale: si prevede un aumento dell’organico di 205 elementi, 105 di
ruolo e 100 a contratto per circa 100 Istituti, e "non è gran cosa" ha
commentato Rispoli.
Vito Grasso, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Bucarest, ha
osservato che nel ddl di riforma "non vengono rimossi limiti" della legge
401 Limiti, ha ricordato, che sono evidenziati nelle premesse al testo del
ddl, nel quale si osserva che la 401 "non ha funzionato per l’inadeguatezza
del numero del personale di ruolo, il mancato stanziamento dei
finanziamenti necessari all’attivazione del dispositivo di alcuni articoli
e l’insufficienza dei fondi stanziati sui capitoli destinati al
funzionamento degli Istituti di cultura". Grasso ritiene che "la maggiore
necessità si riscontri per quanto riguarda il personale locale a
contratto", facendo notare che esso ha il vantaggio di costare poco, e che,
soprattutto, è formato da persone ambientate in loco, che parlano la lingua
locale, di solito di buon livello culturale e di preparazione. "Sono
effettivamente la colonna dell’Istituto", ha detto Grasso osservando che
l’Istituto di cultura è principalmente un fornitore di servizi e che la sua
immagine "si costruisca quando si erogano servizi qualitativamente buoni e
quantitativamente sufficienti".
Ha preso poi la parola il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di
Tokyo, Alberto Di Mauro. Il quale, dopo avere esposto alle Commissioni
l’esperienza dell’Istituto che dirige da otto mesi e avere sottolineato
come in Giappone si assista ad un vero e proprio boom della cultura
italiana, ha rimarcato l’esigenza di una politica della cultura italiana
all’estero che consideri "essenziale la diversificazione degli Istituti per
tipologia e per area di operatività". Quanto al ddl di riforma, per Di
Mauro il provvedimento si muove "nella direzione auspicata, sebbene
presenti alcune ombre".
Dante Marianacci, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Budapest,
portando l’esempio dell’attività condotta dal suo Istituto, ha rimarcato
che "non tutto quello che si è fatto e non tutto quello che si fa negli
Istituti Italiani di Cultura è da buttare o riformare, anzi, molte cose
sono andate e stanno andando bene; si deve tenere conto di questo".
Marianacci ha poi posto l’accento sull’importanza di un raccordo tra
cultura umanistica e cultura scientifica, presenti nella nostra grande
tradizione. E ha evidenziato come fino alla legge n. 401 si parlasse della
promozione della cultura ma non della scienza. Una lacuna alla quale la
riforma, "finalmente pone rimedio".
Per Claudio Angelini, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New
York, che ha preso la parola subito dopo Marianacci, il direttore di chiara
fama "non deve essere un luminare universitario bensì un manager culturale"
che porta con sé "un bagaglio di amicizie, conoscenze, contatti e rapporti
che, certamente, possono aiutare il suo Istituto, sia sul piano delle
scelte culturali, sia su quello delle ricerche di uno sponsor".
Riguardo alla proposta di legge di riforma, Angelini ha detto di essere
favorevole all’idea di un consulente scientifico. Per quanto riguarda
l’ipotesi di un funzionario amministrativo che affianchi il direttore, si
detto invece "non del tutto d’accordo". Ad avviso di Angelini "per una
piccola impresa a dimensione familiare, quale è un Istituto di cultura è
sufficiente un contabile".
L’On. Selva, Presidente della III Commissione e della riunione congiunta
della Commissioni Esteri e Cultura, ha espresso soddisfazione per
l’audizione dei Direttori degli IIC, dalla quale "abbiamo tratto spunti in
base ai quali operare sul piano legislativo". Sottolineando che cultura,
arte e della scienza italiane sono un veicolo importante per diffondere la
nostra lingua, Selva ha osservato come ciò rappresenti "il massimo
obiettivo che un Istituto di Cultura si possa proporre". (Simonetta
Pitari-Inform)

I riferimenti del Segnalibro dell'APC:

- IL DIRETTORE GENERALE ANNA BLEFARI MELAZZI ASCOLTATO DALLE COMMISSIONI ESTERI E CULTURA



A PROPOSITO DELL’INDAGINE CONOSCITIVA SUGLI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA

SARACINI (COMITES GRECIA): "NESSUN CENNO ALLE COMUNITÀ ITALIANE ALL’ESTERO"

Inform, 23 luglio 2004
ATENE - Ho letto con attenzione la relazione di Anna Blefari Melazzi,
Direttore generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del
Ministero degli Esteri, alle Commissioni Esteri e Cultura della Camera,
relativa all’indagine conoscitiva sugli Istituti Italiani di Cultura nel
mondo e prendo atto della complessità di gestione di questi enti italiani
all’estero che, nonostante la crescente richiesta di lingua e cultura
italiana, non si sono potuti riorganizzare adeguatamente per una scarsa
elasticità burocratica italiana. Si parla di difficoltà organizzative, di
eventi imprecisi, di come sono distribuiti i finanziamenti e di come c’è
necessità di ristrutturare qualcosa negli IIC, ma da quello che mi sembra
di capire, di proposte effettive nemmeno l’ombra.
Mentre le Scuole italiane sono nominate in qualche parte della relazione,
non si fa un pur minimo accenno ai nostri Comites e a tutte le comunità
italiane sparse per il mondo che, se potessero in qualche maniera usufruire
degli IIC offrendo anche le proprie capacità e esperienze, potrebbero
diventare anche l’anello di collegamento tra la Cultura italiana e i Paesi
che ospitano gli Istituti. ((Angelo Saracini Presidente Comites Grecia)
Inform

PRESENTATA ALLA FARNESINA LA QUINTA EDIZIONE DELLA CONFERENZA DEGLI AMBASCIATORI D'ITALIA

VATTANI "L'ATTENZIONE PER LE NOSTRE COLLETTIVITÀ NEL MONDO È AUMENTATA NEGLI ULTIMI ANNI ANCHE GRAZIE ALL'AZIONE PIÙ DIRETTA E CAPILLARE DELLE  AMBASCIATE E DEI CONSOLATI"

Inform, 23 luglio 2004
ROMA - 140 Ambasciatori, 300 ospiti, 16 relatori, 20 ore di dibattiti, 12
colazioni di lavoro con Ministri di Governo, 4 filmati sulla presenza
dell'Italia nel mondo, 15 pubblicazioni cartacee e 2 cd-rom. Sono questi in
sintesi i numeri della quinta edizione della Conferenza degli Ambasciatori
d'Italia che si terrà alla Farnesina dal 27 al 29 luglio. L'evento, dal
titolo "Italia ed Europa: sicurezza, solidarietà, competitività", sarà
caratterizzato, oltre che dagli interventi del Ministro degli Esteri Franco
Frattini, dalla partecipazione delle maggiori cariche dello Stato - nel
corso del dibattito prenderanno la parola il Presidente della Camera Casini
e quello del Senato Pera- e dei massimi esponenti del Governo. Tra gli
oratori vi saranno infatti il premier Silvio Berlusconi, il Vice Presidente
del Consiglio Gianfranco Fini e il Sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio Gianni Letta. Il dibattito sarà arricchito, oltre che dagli
interventi dei Presidenti delle Commissioni Esteri di Camera e Senato,
Selva e Pastore, anche dal contributo del rappresentante dell'Unione
Europea per la politica estera e la sicurezza comune Xavier Solana, del
Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni Enzo Ghigo e del
Presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo.
Durante la maratona dibattimentale, che avrà una pausa mercoledì 28 quando
il Capo dello Stato riceverà al Quirinale gli Ambasciatori partecipanti al
convegno, verranno analizzate numerose e variegate tematiche, come ad
esempio le nuove sfide dell'Italia sulla sicurezza globale e la pace, la
ricerca di uno sviluppo mondiale equilibrato, l'evoluzione dei flussi
migratori, il futuro dell'Europa allargata, la riforma dell'ONU, la
competitività del sistema Italia e l'internazionalizzazione delle imprese.
In occasione del Convegno sarà inoltre presentato il libro di Stefano Baldi
e Pasquale Baldocci " La penna del diplomatico" Un'accurata pubblicazione
che raccoglie i saggi scientifici, storici e letterari scritti dai
diplomatici italiani dal dopoguerra ad oggi. Tematiche di ampio respiro,
quelle che verranno dibattute dagli Ambasciatori a partire dal 27 luglio,
che il Segretario Generale del Mae Umberto Vattani ha cercato di spiegare
ed inquadrare nel corso di una sintetica ma esaustiva conferenza stampa.
Il Segretario Generale ha evidenziato come questo importante evento
congressuale si ponga in un contesto mondiale caratterizzato dalla
globalizzazione, dalla interdipendenza e dalla competitività. Una realtà,
profondamente diversa dal passato, con cui la diplomazia deve confrontarsi
e dove si affacciano nuove opportunità di sviluppo e difficili sfide
connesse alla sicurezza globale e alla lotta al terrorismo. Vattani ha poi
sottolineato come a tutt'oggi esista una dimensione estera della politica
dove si muovono numerosi soggetti pubblici e privati. Un innovativo
contesto che impone al Mae un duplice impegno finalizzato alla tutela degli
interessi degli italiani all'estero e all'offerta di servizi di
coordinamento per tutti quei soggetti attivi, come i Ministeri, gli enti
locali e le Ong, che operano nel mondo. Quelle strutture insomma che,
insieme alla P.A., al contesto produttivo, alla rete sanitaria e
all'apparato didattico, formano il "Sistema Italia". Una realtà con cui la
diplomazia, che rappresenta la linea avanzata della nostra Nazione, deve
comunicare.
Vattani ha poi ricordato come, nel biennio 2002-2003 il Ministero degli
Esteri si sia adoperato per la sottoscrizione di 275 accordi
internazionali, il soccorso di 450 connazionali all'estero in situazioni di
crisi, la promozione di 3.000 manifestazioni culturali all'estero, il
perfezionamento di 570.000 atti di stato civile ed il rilascio di 850.000
passaporti e di 1.700.000 visti. Una gran mole di lavoro a cui bisogna
aggiungere, oltre alla costante attività presso le organizzazioni
internazionali, l'impegno profuso dal Mae per la cancellazione del debito
dei Paesi più poveri e per l'attivazione all'estero, nell'ambito del
progetto di internazionalizzazione del sistema Italia, di 14 "Sportelli
unici". Strutture pilota dove i diplomatici operano in sinergia con i
funzionari dell'Ice, dell'Enit e delle Camere di Commercio. Il Segretario
Generale, dopo aver illustrato le numerose iniziative culturali promosse
dalla Farnesina nel mondo, ha poi segnalato lo sforzo compiuto dal Mae per
il potenziamento della tutela e dell'assistenza in favore delle comunità
italiane all'estero. "L'attenzione per le nostre collettività nel mondo -
ha spiegato Vattani - è aumentata negli ultimi anni anche grazie
all'azione, più diretta e capillare, delle ambasciate e dei consolati che
hanno fatto crescere il ruolo delle comunità italiane all'estero". Un salto
di qualità che sarà sicuramente supportato anche dall'ingresso
dell'italiano come lingua curricurale in 500 scuole secondarie degli Stati
Uniti. Una innovativo progetto didattico che verrà attivato a partire dal
prossimo anno scolastico. (Goffredo Morgia-Inform)

XXI SECOLO Il dibattito fra gli intellettuali dei due continenti sul primato culturale e politico degli USA

Onu e Nato affacciate sul viale del tramonto

Corriere della Sera, 25 luglio 2004
Unilateralismo o multilateralismo: nell'am­bito del dibattito tra intellettuali europei e statunitensi, pubblichiamo l'intervento di Pialuisa Bianco.

Continua a risuonare come un sinistro rintocco alla sepoltura del multilateralismo il rifiuto del segre­tario generale Kofi Annan di riaprire la rappresentan­za Onu a Baghdad. E la sotterranea minaccia di un rompete le righe, dopo l'unanimismo della risoluzio­ne 1546, ci riporta alla realtà dei fatti. Realtà che tutti fingiamo di ignorare quando ci trinceriamo dietro l'appello al multilateralismo inteso come un conato morale alla concordia, non un pezzo della poli­tica, non una strategia per garantire la stabilità del pianeta nei prossimi decenni. Ammesso che sia sufficiente o anche solo possibile. Può darsi che anche da questo paradosso delle volontà sia necessario uscire per vie paradossali. La politica estera, ancorché globale, vive del tentativo di riallineare i paradossi che essa stessa produce. Ma il mondo, ahimè, non è solo volontà e rappresentazione. Quand'anche fossero messe al passo tutte le discordi volontà che, simulta­neamente e contradditoriamente, si richiamano al multilateralismo. ci resterebbe la sensazione che le esigenze vitali della coesistenza contemporanea non sono state neppure sfiorate.
Col senno di poi, sappiamo che l' Onu, la Nato, l'idea stessa di Europa come unità strategica (inven­zione americana per eccellenza) sono state le forme della coesistenza tardonovecentesca, dopo la sconfit­to del nazismo e prima del collasso dell'Unione So­vietica. La stessa percezione della fine della guerra fredda è un frutto tardivo: non apprezzato nella gioio­sa caduta del muro di Berlino, e quasi patito nella tempestosa esplosione del terrorismo.
Quelle istituzioni sono entrate in crisi contemporaneamente, insieme all'alterata percezione della realtà, da una sponda all'altra de!!'Atlantico scavan­do un fossato tra chi si è sentito in guer­ra e chi ha creduto di poterne restare fuori. Lo scontro sul multilateralismo non è stato altro che questo, sebbene avesse preso la forma impropria di uno scontro tra corifei e sovversivi del diritto internazionale vigente. Qualcosa di analogo accadde tra l'ultimo anno dell'Ottocento e il primo del Novecento, alle soglie di quello che sarebbe diventato “il secolo ame­ricano”. Si sgretolava l'ordine internazionale garantito dallo ius publicum europaeum, ma gli europei erano convinti di celebrarne il trionfo per il solo fatto di richiamarvisi. Avevano i becchini alla porta, ma  non se ne erano accorti», secondo il caustico Carl Schmitt. Fotografia sinistramente attuale, al netto delle diverse circostanze storiche. Fotografa lo spae­samento di quanti pur percependo la tensione struttu­rale delle relazioni internazionali pensano di tratte­nerla nella cornice di una crisi passeggera. Non percepirne le cause profonde, non studiarne gli effetti durevoli ed escogitarne, può essere illusorio. O ipocrita.
Niente è più artificioso, quando sono  in gioco le condizioni della stabilità internazionale, siano queste da creare o da conservare, di uno scontro immaginario tra un polo della forza senza il diritto e un polo del diritto senza la forza. Purtroppo, la piega impressa alla disputa da parte degli Stati che credono di rappresentare il monopolio della legali­tà, è stata proprio questa. Catastrofica per quella comunità euroatlantica da cui sono dipesi per mezzo secolo la stabilità, il benessere e la sicurezza di questo lato del mondo.
Non la nostalgia di una civitas maxima, depositaria della giustizia terrena, ma un pizzico di ethos pa­gano e di adattabilità alle circostanze può riallineare aspettative e risultati. Ci siamo forse dimenticati che la rete multilaterale era stata smagliata da tempo? 
Nel '45 dalla Francia, dall'Inghilterra nel '56 con Suez, dall'Unione Sovietica nel '91. Gli Stati Uniti se ne sono accorti solo nel 2003.
Sarebbe bastato un maggior realismo, la consape­volezza preventiva delle mutazioni storiche, un mag­gior senso del rischio, pur in assenza del vecchio ne­mico che aveva cementato le paure comuni, a evitare che l'illusionismo multilateralista diventasse catastrofe? Che organismi immaginati per rendere meno rischiosa la ricerca dell'equilibrio, sprofondassero nel perbenismo dissimulatorio nel momento del mas­simo bisogno? Nessuno può dirlo con certezza. I fatti sono sempre un miscuglio ambiguo. La storia rivede ragioni e torti, ma non trasforma un fallimento in successo (né viceversa), non è una ricompensa all'in­nocenza e una condanna alla dissimulazione. E d'altra parte un nuovo moralismo su cui impancarsi ser­virebbe a nulla. Serve la prudenza, lo sforzo di non ripetere un precedente passo falso. Senza rimettersi alla sentenza del futuro, che è sempre equa ma tardiva.
Pialuisa Bianco*
*Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles


domenica, luglio 25, 2004

FARNESINA/ AL VIA MARTEDI' CONFERENZA AMBASCIATORI D'ITALIA

Saranno circa 140. Presenti le più alte cariche istituzionali

Roma, 25 lug. (Apcom) - Durerà tre giorni ed è l'evento annuale più importante del mondo diplomatico italiano, con circa 140 ambasciatori attesi e più di venti ore dedicate al dibattito. Si apre martedì alla Farnesina la quinta Conferenza degli Ambasciatori d'Italia, il cui tema sarà quest'anno "Italia ed Europa: sicurezza, solidarietà, competitività". L'appuntamento, che torna dopo l'interruzione dello scorso anno dovuta al semestre di presidenza dell'Unione Europea, è l'occasione per definire alcune linee d'azione prioritarie della politica estera italiana e si articolerà attorno a tre temi principali: europeismo e atlantismo, rapporti con i Paesi vicini dell'Unione europea e competitività del "sistema Italia".
Alla conferenza, che verrà aperta dal ministro degli Affari Esteri Franco Frattini, interverranno i presidenti del Senato Marcello Pera e della Camera Pier Ferdinando Casini, il vicepresidente del Consiglio Giancarlo Fini, l'Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera e la Sciurezza Javier Solana, il capo di Stato maggiore della Difesa, l'ammiraglio Giampaolo Di Paola, il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. Nella giornata di giovedì, in chiusura dei lavori, è prevista anche la presenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. "Abbiamo invitato anche 14 ministri" ha spiegato il segretario generale della Farnesina, ambasciatore Umberto Vattani, illustrando il programma dei tre giorni.
La conferenza si articolerà in tavole rotonde, riunioni plenarie, colazioni di lavoro. Ma l'accento sarà posto sulle nuove sfide che attendono l'Italia: la sicurezza globale (Iraq, Afghanistan); la pace nelle aree di crisi, a cominciare dal Medio Oriente; lo sviluppo equilibrato, tenuto conto della marginalizzazione di un intero continente, l'Africa, i flussi migratori, le epidemie come l'Aids, la malaria, la tubercolosi; l'Europa allargata e dell'Unione europea; il multilateralismo efficace, cioè l'Onu e della riforma dell'Onu e la competitivà del sistema Italia e dell'internazionalizzazione delle imprese. Grande attenzione, in particolare, sarà dedicata proprio a quest'ultimo aspetto. D'altro canto la questione della competitività del nostro Paese all'estero è uno degli argomenti su cui il presidente del Consiglio Berlusconi insiste da tempo.
La Conferenza sarà anche l'occasione per fare un bilancio dell'attività svolta dal ministero degli Affari Esteri. Vattani ha snocciolato alcune cifre: nel biennio 2002-2003 sono stati 275 gli accordi internazionali firmati, 450 gli interventi per i connnazionali all'estero in situazioni di crisi, oltre 600 le visite e riunioni internazionali in Italia e all'Estero a livello di capo di Stato, capo di Governo e ministro degli Esteri, 3.000 le manifestazioni culturali all'estero, 570.000 gli atti di stato civile perfezionati dalle ambasciate o dai consolati, 850.000 i passaporti emessi o rinnovati, 1.700.000 i visti rilasciati.

sabato, luglio 24, 2004

Mala tempora

Il Cosmopolita, 9 luglio 2004
Senz'altro tempi non buoni per la cultura al Ministero degli Esteri. A dire il vero non c'è mai stato niente di che essere allegri: la cultura non fa parte del bagaglio diplomatico italiano, né prima né ora. Ma quando si passa il livello di guardia, come pare sia adesso il caso, non resta che cercare di capire se qualcuno, di fronte a certi fatti, abbia un pur piccolo sussulto di sdegnata reazione.Come è accaduto a Gioacchino Lanza Tomasi, direttore artistico del teatro San Carlo di Napoli, che circa un anno fa non è più voluto tornare a sedere al tavolo della Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura Italiana nel Mondo un organismo con funzioni d'indirizzo e di stimolo per l'attività della competente Direzione Generale presieduto attualmente da Mario Baccini, uno dei quattro sottosegretari impegnati a sostenere Franco Frattini nell'improbo compito di gestire la politica estera dell'Italia. La Commissione nacque ai tempi di Gianni De Michelis, Ministro degli Esteri negli ultimi anni della Prima Repubblica, a lui si deve l'idea del ruolo dei direttori degli Istituti di Cultura di chiara fama: personalità del mondo della cultura, delle arti, delle lettere non necessariamente appartenenti a pubbliche istituzioni, proposti dal Ministro e sanzionati dalla Commissione. L'idea ovviava alle difficoltà infinite di trovare per i nostri principali Istituti dei direttori veramente rappresentativi e all'altezza del compito non facile di promuovere e tenere alto il nostro prestigio culturale con iniziative di elevato profilo. All'inizio, con poche eccezioni, le cose andarono bene: i "chiara fama", noti ed apprezzati per le loro qualità intellettuali e culturali, non mancavano. Vennero scelti personaggi di spicco; alcune nomine, poche a dire il vero, suscitarono reazioni divertite. E le cose sono continuate sostanzialmente su un piano di dignità e di rappresentatività della nostra cultura più che accettabili.La reazione di Lanza Tomasi è restata unica, però. Nessuno ha fatto eco alla sua protesta per la nomina di tale Angela Carpifave, modesta slavista, ignota negli ambienti scientifici qualificatiitaliani ma ben conosciuta dalle autorità russe che hanno digerito con pochissimo entusiasmo la sua nomina facendo allusioni non velate a certe operazioni poco chiare da lei realizzate in passato nella sua veste, del tutto privata, di presidente di una fondazione di studi e cultura russi. Ma è bastato poco tempo di permanenza a Mosca alla Carpifave, dotata a quanto pare di un carattere piuttosto dispotico, per rinverdire gli allori della sua fondazione e mettersi nei guai con tutti: in primis con l'Ambasciatore, quindi con tutti i collaboratori dell'Istituto che hanno inscenato manifestazioni di protesta per chiederne il rientro. Né sono bastate le telefonate frequenti che la signora fa allo stesso Ministro Frattini per raddrizzare una situazione compromessa e che rischia di nuocere ai rapporti italo¬russi almeno in campo culturale. Perdippiù la Carpifave è un assenteista di prima forza: tanto vale, allora, commentano disperati a Mosca, rendere tale assenza permanente.Ma la terribile direttrice di Mosca non è un’ avis rara: assieme a lei sono entrati tramite l'ampia porta della Commissione Nazionale presieduta da Mario Baccini, tanti cari amici degli amici. Per primo un tale Scimia, nominato a dirigere l'Istituto di Cultura di Madrid, profondamente a disagio con qualsiasi manifestazione della cultura, sia essa scritta, parlata o si manifesti tramite delle note musicali o del bel canto. Niente di niente. In compenso ama profondamente la Spagna dopo avervi soggiornato in qualità di funzionario di medio livello di una società telefonica. Ma non pare che questo sentimento basti a giustificarne la nomina se lo stesso Baccini, suo amico per la pelle, stia cercando un modo (che non trova) per por termine alla sua sventurata missione nella capitale spagnola, città che sempre più sviluppa ed accresce la propria vita artistica e culturale con musei nuovi, grandi manifestazioni, mostre, iniziative di ogni genere. Insomma, proprio l’uomo giusto al posto giusto.Simpatico, di gradevole presenza, con buone maniere ed una conoscenza più che discreta della lingua inglese Claudio Angeliní parrebbe essere agli antipodi del semplice Scimia e degno di reggere un altro grande nostro istituto, quello di New York. Ma qui i problemi sono ancora più ardui complessi che a Madrid. Di fronte a grandi centri d'informazione e d’irradiazione culturale di molti paesi europei di pari dimensione ed importanza dell'Italia che lavorano a New York su di una vera scala continentale che tiene appunto conto delle dimensioni statunitensi e della difficoltà di trovare spazio per la diffusione delle rispettive culture, l'Istituto italiano di Park Avenue sembra non aver neppure avvertito il passare del tempo. La sua proiezione era e rimane modestissima. Siamo ancora alla presentazione di personaggi e scrittori segnalati da Roma, d'iniziative di scarso seguito quando non chiaramente provinciali. Insomma, un'Italia dal profilo basso si presenta sul palcoscenico di New York con una veste più che dimessa, casereccia, incerta tra il profilo nazional popolare delle parate per il Columbus Day, e la presentazione di poeti regionali che esaltano la ricchezza e la forza dei rispettivi dialetti dalla deliziosa sede dell'Istituto peraltro non troppo frequentata neppure da Claudio Angelini che mantiene la presidenza della Rai Corporation e non disdegna l'attività giornalista e di corrispondente a beneficio del pubblico italiano. Insomma, un altro personaggio sicuramente eccessivamente ricompensato per le sue passate attività di moderatore in simposi, tavole rotonde, conferenze organizzate dal vulcanico, simpatico Mario Baccini.Pialuisa Bianco, Renato Cristin, Giorgio Ferrara, tale Di Lella sono nomi che dicono poco e che non brillano nel firmamento appannato della nostra cultura d'inizio secolo. Hanno in comune l'appartenenza a scuderie partitiche e l'incarico di Direttori di Cultura; rispettivamente a Bruxelles, Berlino, Parigi e Los Angeles. Di chiara fama non ci pare si possa parlare. Giorgio Ferrara, fratello del direttore de Il Foglio, naviga prudente nelle insidiose acque culturali di Parigi e si dedica a rivisitazioni barocche con l'aiuto della moglie, Adriana Asti, punto di forza delle serate al nostro Istituto. Los Angeles è rimasta per un paio d'anni vacante sino a quando non è stato individuato il dottor Di Lella. Il suo predecessore in pectore, ottenuta la nomina, non aveva mai raggiunto la sede californiana da dove avrebbe dovuto fungere d'antenna per la nostra industria musicale e cinematografica (dì questo signore, milanese amico di Caterina Caselli, si è perso anche il nome).Ma la "politica" culturale del Ministero degli Affari Esteri ha rischiato di naufragare nel ridicolo più completo, prevedibilmente, ancor prima delle nomine di "chiara fama”, durante il famigerato interinato berlusconiano. Allorché tra gli amici degli amici emerse la simpatica figura, così hollywoodiana, così “'mericana”, di Tony Renis. Presto fatto, al Tony occorre dargli un incarico e quale migliore se non quello di ambasciatore di cultura. E così parte una bella lettera a firma del Presidente del Consiglio, allora anche Ministro degli Esteri, indirizzata a Renis che lo proclama appunto ambasciatore della nostra cultura musicale. Ma persino Renis è dotato di una certa dose di senso del ridicolo: non risulta che abbia mai esibito la lettera del suo amico né che si sia scaldato troppo all'ipotesi di un suo incarico a Los Angeles come Direttore di quell'Istituto culturale, onore propostogli dagli imbarazzati funzionari del Ministero su indicazione del premier. Renis ha avuto ragione; con il tempo per lui è maturato un incarico più consono, meglio remunerato e divertente: quello dì direttore artistico del Festival di San Remo.Piero Schiavazzi è una storia a sé. Ci riporta al simpatico Mario Bacciní che concepisce, assieme a questo giornalista della televisione vaticana, una complessa Iniziativa, definita di alta cultura, che dovrebbe esaltare il ruolo dei Papa come "veicolatore augusto" e promotore della lingua italiana. Vengono mobilitati decine d'istituti di Cultura, Ambasciate Nunziature Apostoliche, tipografie, cantanti, artisti sommi, da Cracovia agli Stati Uniti. E' un tripudio di cui non si capiscono scopo e ragioni. Se non quelle del democristianissimo Bacciní che incassa ringraziamenti, riconoscimenti e si propone come grande portavoce anche politico della Segreteria di Stato. Per le esauste casse degli Esteri l'operazione innestata dal dinamicissimo Schiavazzi è un colpo durissimo. Schiavazzi vuole ed ottiene soltanto il meglio, per sé e per il suo progetto di cui resteranno presto null'altro che un mucchi di bei programmi patinati e tante poesiole, invocazioni, appelli: un bel regalo, veramente, per il venticinquennale del Papa. Ma che c'entrava quest'iniziativa, che sa tanto di Restaurazione, con gli Esteri?

venerdì, luglio 23, 2004

IL SEGRETARIO GENERALE DELLA FARNESINA - VATTANI PRESENTA ALLA STAMPA LA QUINTA CONFERENZA DEGLI AMBASCIATORI ITALIANI (27-29 LUGLIO)

ROMA\ aise\23 luglio 2004 -“Le idee portanti dell’attività diplomatica futura emergeranno nel corso di questi tre giorni”. Con queste parole si è concluso l’incontro con la stampa dell’Ambasciatore Umberto Vattani, Segretario generale del Ministero degli Affari esteri, svoltosi questa mattina alla Farnesina per la presentazione della Quinta Conferenza degli Ambasciatori, in programma la prossima settimana, dal 27 al 29 luglio. Tre giorni per fare il punto sui cambiamenti che il mondo sta vivendo, che l’Italia stessa sta vivendo. Così tra i nostri ambasciatori, considerati da Vattani la “linea avanzata del Sistema Paese”, sfileranno anche i protagonisti della vita politica, economica e culturale italiana. I circa 140 Ambasciatori che si riuniranno, confronteranno e racconteranno alla Farnesina, avranno infatti l’opportunità di incontrare molti attori del cosiddetto Sistema Paese. Ad inaugurare la tre giorni sarà proprio il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ma a prendere la parola ci saranno anche: Luca di Montezemolo, Presidente di Confindustria; il Presidente della Camera, Pierferdinando Casini; ben 14 Ministri del Governo Italiano; il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta; il Vice presidente del Consiglio, Gianfranco Fini; tutti i sottosegretari degli Esteri (che saranno impegnati attivamente nella tre giorni); Xavier Solana, Porta voce per gli Affari esteri dell’Unione Europea; i presidenti delle Commissioni affari esteri di Camera e Senato; Piero Tosi, Presidente della Conferenza dei Rettori; Enzo Ghigo, Presidente della Conferenza Stato- Regioni; infine, a chiudere, il 29 luglio per tirare anche le fila degli argomenti trattati, il Capo del Governo, Silvio Berlusconi.Si preannunciano tre giorni intensi, giusta chiusura di un lungo e difficile anno di lavoro. La Conferenza si dislocherà così in 12 sale del Ministero, dalla Sala Mappamondi, alla Sala delle Conferenza Internazionali; 16, saranno i relatori; ben 11 tra riunioni e tavole rotonde, più di 20 ore previste, da dedicare ai dibattiti ed alle discussioni; 12 colazioni di lavoro; circa 300 ospiti invitati; 4 filmati che, come ha sottolineato l’Ambasciatore Vattani con un pizzico di orgoglio, sono stati preparati per questa occasione dai “nostri giovani diplomatici”, che dimostrano di avere molte doti nascoste, oltre la nota preparazione rigorosa che gli si chiede; 15 pubblicazioni cartacee e 2 cd-Rom.Tema di questa V Conferenza degli Ambasciatori è “Italia ed Europa: Sicurezza, solidarietà, competitività”. Il mondo è cambiato, ha evidenziato il Segretario generale, e con esso, l’Italia, ma sono cambiati e sono in via di continua evoluzione anche i compiti che spettano alla nostra rete diplomatico- consolare e quindi ai nostri ambasciatori. Oggi, facciamo i conti con un mondo globalizzato, in cui non esistono quasi più confini. La globalizzazione ha portato elementi positivi ed altri meno, certo più pericolosi, con cui i nostri diplomatici fanno i conti tutti i giorni: il terrorismo e la sicurezza internazionali ma anche la maggiore competitività e con essa grandi opportunità economiche. Da una parte dunque, la diplomazia deve procedere sulla strada del suo ruolo centrale, che è quello dei negoziati e del dialogo; dall’altra però fa i conti con molte novità, come quello di essere punto di riferimento istituzionale per tutti coloro che operano sia in campo economico che in quello culturale all’estero. La Diplomazia, insomma, come linea avanzata del Sistema Paese, che deve essere capace di comunicare non solo fuori dai confini o al di là del Palazzo, ma anche all’interno. E’ importante, secondo Vattani, che ambasciatori, e diplomatici comunichino tra loro, che trovino luoghi di scambio, confronto, co-analisi delle problematiche che quotidianamente li mettono alla prova. Ed ecco il perché della Conferenza, ecco l’entusiasmo e la partecipazione, che non comporta nessuna spesa “extra” per il Ministero e quindi per l’Italia, ogni Ambasciatore coprirà a proprie spese il costo del soggiorno romano. All’ordine del Giorno, direttamente o indirettamente legati al tema centrale della tre giorni: la sicurezza, la pace, lo sviluppo di una globalizzazione equilibrata (Vattani ha parlato nello specifico della condizioni dell’Africa, della sulla lotta alla povertà, alle malattie…), l’allargamento dell’Europa e la Carta costituzionale redatta; ma anche la competitività economica del Sistema Italia. Vattani ha chiarito quanto sia importante per la crescita dell’internazionalizzazione del sistema produttivo presentare e raccontare l’Italia, la sua cultura, il suo Made in Italy, insomma per far crescere l’Italia all’estero economicamente è importante il binomio Diplomazia/Cultura, che ha già portato alcuni frutti come ad esempio l’Italia in Giappone, che nel 2001-02 nonostante il calo commerciale globale, per l’Italia non ha portato nessuna flessione; un progetto similare si sta organizzando con la Cina, in autunno ci porterà in Russia. E’ un modo per rafforzare la nostra immagine ed ecco il perché di ben 200 manifestazioni ed eventi culturali in Occasione della Presidenza Italiana dell’UE; o anche gli oltre 90 eventi organizzati per l’Italia a San Pietroburgo. A rafforzare la nostra immagine, ci aiutano anche le nostre collettività italiane all’estero, con cui la rete diplomatica e consolare vive uno scambio diretto e capillare. A chiusura della presentazione di questa Quinta Conferenza, l’Ambasciatore Vattani ha evidenziato come tra le sfide pratiche che dovranno risolvere i nostri ambasciatori c’è sicuramente quella di “rendere il lavoro più fluido e semplificare le procedure in ogni sede”. (val.gio./aise)

Quinta Conferenza degli Ambasciatori d'Italia

Prenderà il via martedì 27 e per tre giorni affronterà il tema 'L'Italia e l'Europa di fronte alle sfide di fine decennio'

News ITALIA PRESS, 23 luglio 2004
Roma – L'intero corpo diplomatico italiano, 140 capi missione, si riunirà dal 27 al 29 luglio prossimi per la Quinta Conferenza degli Ambasciatori Italiani. Il tavolo di discussione intitolato 'L'Italia e l'Europa di fronte alle sfide di fine decennio' affronterà un tema ogni giorno, concentrandosi sull'attualità politica ed economica. Si inizia martedì 27, analizzando il ruolo dell'Italia nell'Unione Europea e all'interno delle altre organizzazioni internazionali quali, ad esempio, la Nato. Il mercoledì si parlerà del contributo dell'Italia alla stabilizzazione delle aree considerate a rischio, mentre l'ultimo giorno è dedicato all'aspetto economico. Si parlerà delle linee guida per aumentare la competitività del Sistema Italia.
Per il Governo sarà il Ministro degli Esteri Franco Frattini ad aprire i lavori, insieme con il Vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini. Dopo la conferenza stampa di oggi, dalla Farnesina dicono che "aspetteremo lunedì per far conoscere il programma nel particolare. Possiamo solo dire – accennano – che il Ministero degli Esteri monitorerà la conferenza attraverso un sito internet che sarà in rete già da lunedì".
Le uniche fonti ufficiali sono scevre di qualunque particolare e si limitano a ripetere che "la Quinta Conferenza degli Ambasciatori d'Italia si propone di definire alcune linee di azione prioritarie della politica estera italiana intorno all'europeismo e all'atlantismo, ai rapporti con i Paesi vicini dell'Unione Europea e alla competitività del Sistema Italia".
Durante la presentazione ufficiale il Segretario Generale Umberto Vattani ha esordito precisando che "la diplomazia rappresenta la linea avanzata del Sistema Italia, quella che per prima è in contatto con le diverse componenti sociali e istituzionali, e questo incontro rappresenta il momento di comunicazione tra loro e noi". Il Governo aveva investito sugli Ambasciatori le risorse di promozione dell'Italia, e "quest'anno – ha proseguito Vattani – ci sarà una svolta radicale nella nostra attività di supporto, grazie al confronto che avremo col premier Silvio Berlusconi, con i diversi Ministri e con i rappresentanti del mondo economico italiano".
Il Presidente del Consiglio presenzierà alla chiusura dei lavori, mentre l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, Javier Solana parteciperà ai convegni, insieme con il Presidente del Senato Marcello Pera e quello della Camera Pier Ferdinando Casini.
Un nuovo modo d'intendere la diplomazia italiana, così come da tempo fanno i Paesi anglosassoni e si sta preparando a fare la Russia. Una ricetta che, in virtù della capillarità della rete, come hanno sottolineato in conferenza stampa, permette all'Italia di diventare una realtà economica di rilievo in tutto il mondo. Oltre ai tavoli di dibattito, la delegazione diplomatica avrà, mercoledì 28, anche un incontro col Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che riceverà, infatti, gli Ambasciatori al Quirinale. News ITALIA PRESS

PUBBLICATO IL VOLUME “LA PENNA DEL DIPLOMATICO” – A CONFERMA DEL FORTE BINOMIO DIPLOMAZIA-CULTURA

ANCHE UN CAPITOLO SUI SAGGI SULL’EMIGRAZIONE ITALIANA E SUGLI ITALIANI ALL’ESTERO 

ROMA\ aise\23 luglio 2004 - “Diplomazia e letteratura, diplomazia e arte, diplomazia e storia: binomi fortemente qualificanti, in cui l’Italia vanta un primato invidiabile. Da Macchiavelli a Guicciardini (per non tornare ancora più indietro fino a Dante Alighieri) i diplomatici italiani sono stati, in Italia e nel Mondo, all’avanguardia del sistema moderno delle relazioni internazionali e, al tempo stesso, della diffusione della diplomazia come strumento di penetrazione e di mediazione culturale”.Con queste parole l’Ambasciatore Umberto Vattani, Segretario generale della Farnesina commenta l’interessante pubblicazione curata da due diplomatici, Stefano Baldi e Pasquale Baldocci: “La Penna del diplomatico. I libri scritti dai diplomatici italiani dal dopoguerra ad oggi”.“Il Diplomatico - viene evidenziato – nasce con la penna in mano. Rapporti, lettere, analisi, comunicazioni interne lo accompagnano durante tutta la vita professionale. Ma un lato meno conosciuto dei diplomatici è rappresentato dai libri da loro pubblicati”. Memorie e saggi storici (primo tra tutti, con i suoi 60 titoli, Sergio Romano), ma anche romanzi, teatro, poesie e libri di vario genere. Questo saggio presenta e analizza i libri che sono stati pubblicati dai diplomatici dal dopoguerra ad oggi. sono stati esaminati oltre 500 titoli, che disegnano un quadro vasto e variegato. Presente anche un piccolo capitolo dedicato ai saggi sull’emigrazione italiana e gli italiani all’estero: “Una attenzione relativa è stata data a questa tematica dai nostri diplomatici sul piano delle pubblicazioni.Particolarmente sintomatico in questo senso è il dato derivante da una ricerca bibliografica sull’emigrazione italiana condotta su 935 testi. Di questi solo 8 erano stati scritti da diplomatici. Ben poca cosa considerando il numero dei Consolati italiani nel mondo, nella quasi totalità dei casi affidati diplomatici di carriera.Fra i libri che si sono occupati del fenomeno dell’emigrazione in generale, va ricordato Nino Falchi che ha esaminato, nel suo saggio “International Migration Pressures (International Organzation for Migration, 1995)” con quali mezzi e agendo su quali fattori si può positivamente influire sugli attuali fenomeni di movimenti di popolazioni fra gli Stati. Inoltre Giuseppe Cipolloni si è occupato de “Gli emigrati dalla emarginazione alla partecipazione” (Vallecchi,1979).Passando invece a coloro che hanno trattati di specifiche collettività all’estero, va citato Gianni Marocco che con il suo “Sull’altra sponda del Plata.Gli italiani in Uruguay” (FrancoAngeli, 1986), si è proposto di ricostruire le vicende storiche della nostra emigrazione nel paese latino-americano.Anche Gerardo Zampagliene, nella sua variegata produzione letteraria, ha scritto un libro, “Gli italiani in Illawarra” (FrancoAngeli, 1987) che ricostruisce il passato e le tradizioni che caratterizzano la comunità italiana di una particolare regione dell’Australia.Di una comunità numericamente molto limitata si è occupato Stefano Baldi con l’agile saggio su “Italiani in Tanzania, ieri e oggi” (CSER,1994), che costituisce uno dei pochi studi che ricostruiscono le vicissitudini delle piccole comunità italiane in Africa.Va inoltre menzionato Giovanni Germano che ha raccolto nel suo volume, ampiamente illustrato, “Gli Italiani in Canada Occidentale. Come nasce un centro comunitario” (1978), la sua esperienza di Console a Vancouver.Da ricordare anche le ampie ricerche condotte da Ludovico Incisa di Camerana che sono state condensate in due libri “L’Argentina, gli italiani, l’Italia” (SPAI,1998) e “Il Grande esodo. Storia delle migrazione italiane nel mondo” (Corbaccio, 2003). In quest’ultimo, l’autore ripercorre la storia e le caratteristiche degli italiani fuori dall’Italia dal Medioevo ai nostri giorni. Questa prospettiva di lungo periodo permette di ridimensionare lo stereotipo negativo dell’emigrante che ha caratterizzato una parte della nostra emigrazione.Fra i volumi direttamente o indirettamente riconducibili al problema della cittadinanza o dei visti si può ricordare quello di Mario Sica, “Verso la cittadinanza europea” (Le Monnier,1979) oltre al libro di Mario Fridegotto dedicato l’accordo di Schengen”. Questo libro si basa su una ricerca durata diversi anni, attraverso la consultazione di biblioteche specializzate, in particolare quella della Farnesina. “La Penna del diplomatico. I libri scritti dai diplomatici italiani dal dopoguerra ad oggi” (FrancoAngeli Editore - costo: euro 15 - pagine: 160) è stato pubblicato sotto l’egida dell’Istituto diplomatico “Mario Toscano” e con una prefazione del Segretario generale Umberto Vattani, l’indagine contiene anche schede bibliografiche dettagliate per la maggior parte dei volumi individuati, con una breve descrizione del contenuto. Il volume potrebbe risultare, quindi, utile non solo ai ricercatori e agli studiosi di politica internazionale, ma anche a tutti coloro che desiderano conoscere più da vicino il mondo della diplomazia italiana. (v.g./aise)


Farnesina: dal 27 al 29 conferenza ambasciatori, chiude Berlusconi

Roma, 23 lug. (Adnkronos) - Gli ambasciatori italiani nel mondo tornano a riunirsi alla Farnesina dal 27 al 29 luglio prossimi per la V conferenza, che sara' aperta dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, e conclusa dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.''Italia ed Europa: sicurezza, solidarieta', competitivita''': questo il tema scelto per la riunione di quest'anno, ha detto in un incontro con i giornalisti il segretario generale della Farnesina, ambasciatore Umberto Vattani, annunciando la presenza alla conferenza anche del presidente del Senato Marcello Pera, della Camera Pierferdinando Casini, del vicepremier Gianfranco Fini, di 14 ministri, del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo e dell'Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune ed europea Javier Solana.''La diplomazia e' la prima linea avanzata del sistema Paese, che per essere efficace deve essere in contatto con tutte le altre componenti istituzionali e sociali - ha sottolineato Vattani - la conferenza degli ambasciatori rappresenta il momento di comunicazione con quelle componenti''. Ogni giorno della conferenza verra' dedicato ad un tema particolare: si comincia con ''Europeismo e atlantismo'', si prosegue con ''L'azione dell'Italia nelle aree strategiche'', e si chiude con ''Piu' Italia nel mondo''. La sera di mercoledi' 28 i circa 140 capi missione italiani nel mondo verranno ricevuti al Quirinale dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

giovedì, luglio 22, 2004

INDAGINE CONOSCITIVA SUGLI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA ALLA CAMERA

IL DIRETTORE GENERALE ANNA BLEFARI MELAZZI
ASCOLTATO DALLE COMMISSIONI ESTERI E CULTURA


Inform, 21 luglio 2004
ROMA - Nell’ambito dell’indagine conoscitiva sugli Istituti Italiani di
Cultura alla Camera e la loro riforma - sono al vaglio un ddl governativo e
due proposte di legge dei deputati Calzolaio (Ds) e Malgieri (An) - il
Direttore generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del
Ministero degli Esteri, Ministro Anna Blefari Melazzi, è stato ascoltato
dalle Commissioni Esteri e Cultura riunite in seduta congiunta, sotto la
presidenza dell’On. Selva, Presidente della III Commissione. Un’audizione
alla quale è seguita proprio ieri, quella del Ministro degli Esteri Franco
Frattini (Inform ne darà conto in un servizio non appena disponibile il
testo dell’audizione). Nel corso dell’audizione Frattini ha risposto,
fornendo ulteriori precisazioni, ai quesiti e alle osservazioni dei
deputati Spini (Ds-U), Malgieri (An), Calzolaio (Ds-U), Azzolini (Fi),
Umberto Ranieri (Ds-U), Selva (An).
Per quanto riguarda l’audizione di Blefari Melazzi, il Ministro
plenipotenziario ha annunciato di avere disposto a sua volta un’indagine
conoscitiva nell’ambito della Direzione Generale, della quale è a capo da
poco più di quattro mesi. Un’indagine resa necessaria dalla complessità e
dalla diversità delle problematiche delle quali si occupa la Direzione:
dalle scuole italiane, agli IIC, alla cooperazione tecnologica e
scientifica internazionale. Facendo poi riferimento alla riforma della
legge n.401 del 1990, Blefari Melazzi ha sottolineato come essa costituisca
una nuova tappa nel processo di riassetto e di riorganizzazione degli
Istituti Italiani di Cultura. Il rappresentante della Farnesina ha spiegato
come la riforma si renda opportuna e necessaria in seguito a due
"rivoluzioni epocali": quella congiunta delle telecomunicazioni e
dell’informatica e quella della globalizzazione. Processi che, ha
evidenziato Blefari Melazzi, "hanno prodotto un risveglio della
consapevolezza dell’importanza della cultura, quale elemento costitutivo
dell’identità nazionale" e come "come strumento di promozione dell’immagine
nazionale all’estero". Ciò comporta "un ripensamento delle metodologie di
promozione della cultura e un processo di riflessione sull’importanza della
promozione culturale del paese all’estero". Per stare al passo con i tempi.
Anche perché, ha ricordato il Direttore generale, globalizzazione e
rivoluzione informatica hanno generato esigenze diverse nel tradizionale
pubblico degli IIC, contribuendo a fare degli Istituti centri d’attrazione
anche per tipologie di pubblico nuove: i giovani e il mondo degli affari e
dell’impresa.
Una vera e propria "domanda d’Italia" a tutto campo, dunque. Come negli Usa
dove, ha osservato Blefari Melazzi, anche la richiesta di insegnamento
dell’italiano è aumentata a dismisura, tanto che il Mae, d’intesa con il
Ministro per gli Italiani nel Mondo, ha deciso di contribuire
all’attuazione dell’Advanced Placement Programm, che punta a introdurre
l’italiano come lingua seconda nelle scuole superiori americane. Del resto,
l’interesse per la nostra lingua è in aumento in tutto il mondo. Come
dimostra l’indagine "Italiano 2000" dell’Università La Sapienza su incarico
del Mae, dalla quale è emerso che l’italiano è al 4° posto come lingua
studiata all’estero. E’ necessario pertanto investire con un’azione
culturale ampia e qualificata, ha spiegato Blefari Melazzi facendo poi
riferimento anche alla distribuzione attuale degli IIC. "Le ferree leggi
della finanza virtuosa ci impongono, a meno di un aumento delle risorse, di
compensare ogni nuova apertura con la chiusura di un Istituto preesistente.
Una decisione politicamente delicata - ha detto - che spesso è causa di
proteste non solo da parte delle comunità italiane che hanno contatti con
l’Istituto che si è deciso di chiudere, e del pubblico dei frequentatori
dei corsi di lingua e degli eventi culturali, ma anche da parte degli
interlocutori istituzionali del Paese in cui l’Istituto ha sede".
Il Direttore Generale non ha nascosto che le risorse che il ddl destina
alla riforma "sono alquanto limitate e notevolmente inferiori all’ammontare
che l’amministrazione degli esteri, prima del concerto interministeriale,
aveva richiesto". E che tutto ciò "non permette di ipotizzare un
ampliamento sostanziale della rete degli Istituti di cultura". Per quanto
riguarda, invece, la possibilità di aggiornamento della distribuzione
geografica della rete che la renda più rispondente alle mutate esigenze
dell’Italia in materia di relazioni culturali con l’estero, "non è
possibile ipotizzare una drastica trasformazione della rete a brevissima
scadenza". Blefari Melazzi ha comunque osservato che pur nel contesto di
una serie di restrizioni, il progetto di riforma rappresenta comunque "un
passo nella direzione giusta da percorrere". Esso pone inoltre in adeguato
risalto "l’esigenza di efficaci sinergie con regioni ed enti locali che
operano nel settore della promozione all’estero e dispongono di notevoli
risorse finanziarie, anche per evitare sprechi e duplicazioni di iniziative
dovuti a volte alla mancanza di coordinamento e di comunicazione". Lo
stesso progetto di riforma evidenzia l’esigenza di un rapporto sempre più
fecondo degli Istituti con il mondo dell’imprenditoria, "in modo da
convogliare nell’ambito della promozione culturale anche risorse
finanziarie provenienti dal settore privato". Blefari Melazzi ha indicato
quindi le tre esigenze più urgenti da soddisfare per il potenziamento
dell’azione di promozione culturale all’estero: "rafforzamento del
coordinamento al centro, nuovo impulso alle sinergie tra Ministero degli
Affari Esteri, le altre amministrazioni operanti nel settore e soggetti
pubblici e privati, e la dotazione degli Istituti Italiani di Cultura di
maggiori risorse umane e finanziarie".
All’intervento di Blefari Melazzi, sono seguite osservazioni e quesiti dei
membri delle Commissioni. L’On. Selva (An) Presidente della III
Commissione, ha osservato come occorra anche riflettere sulla opportunità
di individuare "modalità più efficienti di gestione e distribuzione dei
mezzi e delle risorse esistenti", affinché "il loro impiego avvenga in modo
molto più organico di quanto non sia accaduto sino ad oggi". Per Selva il
compito degli IIC è di stimolare le iniziative locali e nazionali, che
possono venire da banche, da aziende, da enti, "pur in un quadro in cui
l’indirizzo di carattere generale deve essere fissato dalle istituzioni
pubbliche, Ambasciate e Istituti di cultura, mettendo i direttori di questi
ultimi in una posizione dotata del massimo di autonomia ideativa e
creativa". Le istituzioni, gli organi centrali del Mae dovrebbero, invece,
"svolgere una funzione di assistenza e di aiuto, soprattutto per quanto
concerne gli aspetti di carattere finanziario, perché l’autonomia dei
singoli Istituti appare indispensabile per adattarsi alle condizioni
esistenti ed assorbire le potenzialità locali, diverse da area ad
area".Selva ha infine precisato che obiettivo è realizzare un testo unico
in cui tutte le norme, comprese quelle di carattere finanziario, siano
contenute in un quadro più facile da leggere e capire. "Tale appare lo
scopo forse più importante a cui le Commissioni congiunte dovrebbero
tendere in questa ultima parte della legislatura" ha concluso Selva.
L’On. Spini (Ds) ha chiesto se i recenti provvedimenti che portano tagli
alla spesa - illustrati a Bruxelles da Berlusconi - e che riguardano anche
il MAE investano anche il settore della cultura, e con quali conseguenze.
Riservandosi di fornire risposte più precise, Blefari Melazzi ha auspicato
che i tagli non riguardino il capitolo di bilancio relativo gli IIC,
capitolo che dispone "di pochissimi mezzi", perché già i fondi del 2004
sono stati limitatissimi (dei 900.000 euro disponibili, 700.000 sono
destinati a spese obbligatorie disposte da accordi internazionali).
L’On. Malgieri (An) ha chiesto, tra l’altro, quanto sia stato stanziato
nell’ultimo anno per il funzionamento degli IIC e con quali criteri siano
ripartite le risorse. Sui criteri di ripartizione da parte del Mae della
dotazione finanziaria tra gli IIC Blefari Melazzi ha spiegato che
attualmente la sua Direzione Generale ha l’obbligo di rispettare le
disposizioni normative che vincolano l’Amministrazione ad attribuire agli
Istituti non meno dell’80% del bilancio dell’anno precedente. La
discrezionalità dell’amministrazione si limita quindi al 20% della
dotazione finanziaria attribuita dal Mae nell’ambito del capitolo di
bilancio relativo agli IIC. Il capitolo di spesa è ammontato, quest’anno, a
17 milioni e mezzo di euro: finanziamento medio per Istituto di 189 mila
euro. Tuttavia, ha precisato, alcuni Istituti - quelli che devono svolgere
nelle sedi più importanti un’azione più intensa o quelli che hanno una
circoscrizione molto ampia - devono poter promuovere una fitta serie di
eventi e, quindi, devono avere una dotazione maggiore. Blefari Melazzi ha
inoltre puntualizzato che oltre alle fonti di finanziamento ministeriali,
gli IIC contribuiscono al proprio autofinanziamento. E che 2003, l’importo
totale dell’autofinanziamento è ammontato a 15 milioni di euro: introiti
provenienti essenzialmente dai corsi di lingua organizzati dagli IIC e in
minor misura da donazioni o sponsorizzazioni di aziende private. Gli eventi
prodotti dagli IIC, secondo alcuni calcoli sono stati - nel 2003 - 6000,
secondo altri calcoli 3.500: una discrepanza che dipende dal criterio
adoperato. Per quanto riguarda i corsi, alcune sedi hanno lauti introiti:
in genere, si tratta delle sedi europee e di quella di Tokyo. Gli studenti
iscritti a corsi di italiano sono 75mila, 30mila sono quelli delle scuole
italiane all’estero (statali, bilingue, riconosciute o non riconosciute) e
30mila quelli che seguono corsi di italiano presso le cattedre di
italianistica dove prestano attività i lettori.
L’On. Calzolaio (Ds) ha chiesto conto del ritardo con quale il Ministero ha
presentato il ddl di riforma degli IIC ricordando come nella scorsa
legislatura il Parlamento avesse preso in esame l’idea di una riforma e
come nelle Commissioni riunite della Camera si fosse messo a punto un testo.
Blefari Melazzi ha risposto seccamente di non essere in grado di
rispondere, "non avendo partecipato alla elaborazione del ddl". Il
deputato diessino ha posto quesiti anche in merito al numero e alla qualità
degli IIC, tasti sui quali aveva battuto anche Malgieri, e riguardo
l’organico degli IIC. Infine, ha messo sul tappeto la questione dell’IIC di
Mosca, per il quale vi è un ricorso al Tar. Circa il problema della
reggenza a Mosca, Blefari Melazzi ha precisato che la reggenza deve essere
attribuita dal Direttore dell’Istituto ad uno degli addetti; in caso di
vacanza della sede, ovvero nel caso della non copertura della stessa, la
reggenza, su proposta dell’Ambasciata, viene attribuita dalla sua Direzione
generale e non da quella del personale. Infine, l’On. Laura Cima (Verdi) ha
chiesto di conoscere la quota di personale femminile negli IIC e se esista
qualche norma in materia di pari opportunità che favorisca l’accesso del
personale femminile.Il Direttore Generale si è riservato di approfondire la
questione e di trasmettere le informazioni richieste. (Simonetta Pitari-Inform)

IL SEGRETARIO GENERALE DEL MAE VATTANI PRESENTA LA QUINTA CONFERENZA DEGLI AMBASCIATORI D'ITALIA

ROMA\ aise\21 luglio 2004 - Venerdì 23 luglio, alle ore 11, il Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri, Ambasciatore Umberto Vattani, terrà alla Farnesina una conferenza stampa di presentazione della Quinta Conferenza degli Ambasciatori d'Italia, che si svolgerà a Roma dal 27 al 29 luglio.La Quinta Conferenza degli Ambasciatori d'Italia si propone di definire alcune linee di azione prioritarie della politica estera italiana e si articolerà intorno a tre temi principali: europeismo e atlantismo, rapporti con i paesi vicini dell'Unione europea e competitività del "sistema Italia". (aise) 

mercoledì, luglio 21, 2004

Statali in pensione a 70 anni. Tranne Vattani

Il segretario generale della Farnesina voleva una legge per restare in servizio. Sarà l’unico a lasciare

Dalla nuova legge esclusi diplomatici, prefetti, personale delle Forze armate, della Polizia e del Corpo dei Vigili del Fuoco
di GIANNI DI CAPUA

il Tempo, 21 luglio 2004
BYE BYE Umberto Vattani, il segretario generale della Farnesina andrà in pensione l’anno prossimo. Nonostante tutti i tentativi di restare a galla e rinviare il suo collocamento a riposo. Tentativi che sembrano al momento non essere andati in porto. La sorpresa arriva da Montecitorio: i dipendenti pubblici avranno la facoltà di chiedere all’amministrazione di rimanere al lavoro fino al compimento del settantesimo anno di età, senza però incentivi e con la facoltà della stessa amministrazione di accettare la domanda. Questa mini riforma previdenziale è contenuta in un articolo di un decreto omnibus sulla pubblica amministrazione, il cui iter è cominciato stamani alla commissione Affari costituzionali della Camera. L’articolo è stato aggiunto al Senato al testo originario del decreto ora alla Camera. Esso «dà facoltà ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche», con l’esclusione di alcune categorie, «di richiedere il trattenimento in servizio fino al compimento del settantesimo anno d’età». «In tal caso - prosegue l’articolo - è data facoltà all'amministrazione, in base alle proprie esigenze, di accogliere la richiesta in relazione alla particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambiti, in funzione dell’efficiente andamento dei servizi e tenuto conto delle disposizioni in materie di riduzione programmata del personale». Quest’ultimo passaggio si riferisce a una norma della finanziaria del 2001 che poneva come obiettivo alle amministrazioni pubbliche la riduzione dello 0,5 per cento del personale nei successivi tre anni, mentre la finanziaria del 2003 ha fissato all’1 per cento tale riduzione. Inoltre è previsto che «le amministrazioni possono destinare il dipendente trattenuto in servizio a compiti diversi da quelli svolti». Se poi la domanda viene accolta, la permanenza al lavoro «non dà luogo alla corresponsione di alcuna ulteriore tipologia di incentivi al posticipo del pensionamento né al pagamento dei contributi pensionistici e non rilevano ai fini della misura del trattamento pensionistici». Vengono invece pagati i contributi assicurativi dell’Inail. All’ultimo momento è stata però aggiunta una postilla: sono esclusi dall’applicazione di questa norma il personale della carriera diplomatica (quindi gli ambasciatori come Vattani) e quello della carriera prefettizia, il personale delle Forze armate e delle Forze di polizia, il Corpo dei vigili del fuoco. Il decreto ha iniziato ieri mattina il suo cammino alla Camera, con la relazione di Nuccio Carrara (An) in commissione Affari costituzionali. Nella discussione non si è entrati nel merito della norma sui dipendenti pubblici, ma l’opposizione, ha riferito Carrara, ha protestato per l’eccesso di norme eterogenee contenute nel decreto. Il governo potrebbe quindi «asciugare» il decreto rimandando ad un’altra legge o decreto le norme non urgenti. Il sottosegretario Cosimo Ventucci ha confermato la possibilità di «asciugatura» del decreto ed ha chiarito che sulla norma riguardanti i pubblici dipendenti il governo si rimette alle decisioni della Camera: «In Senato è stata una iniziativa trasversale - ha riferito - ma se a Montecitorio non si trova questo accordo di potrà stralciare la norma e inserirla in un’altra sede, magari un disegno di legge in materia di lavoro e pensioni». Il segretario generale della Farnesina tra un anno e mezzo raggiungerà i 67 anni d’età, dunque sarà in età pensionabile. ma di andare a riposo Vattani non ne vuole sapere e da alcuni mesi si è fatto promotore, nel mondo politico, della sua causa: sta insomma chiedendo di innalzare quel limite ai settant’anni. Una richiesta, va detto, non del tutto campata in aria. Visto che la Camera sta varando un testo che va in quella direzione per tutti gli statali e considerata anche la direzione presa dalla riforma delle pensioni. Palesemente contrario all’ipotesi di una ulteriore permanenza di Vattani alla Farnesina è stato il ministro degli Esteri, Franco Frattini: tra i due non corre un buon sangue. Grande amante dell’arte, soprattutto quella contemporanea, Vattani è stato il promotore e il curatore della collezione della Farnesina: una collezione che viene invidiata all’Italia da molti corpi diplomatici. La sua carriera è stata fulminante, scalando tutti i gradini del Mae (sigla di Ministero degli Affari Esteri). L’unico posto che non ha ottenuto è stato proprio quello di ministro, ma sono in molti a giurare che in realtà conti molto più lui che gli esponenti politici che si sono succeduti negli ultimi anni alla guida del dicastero. Al punto che finanche la riservatissima casta diplomatica si divide in due correnti: vattaniani e non. Se dovesse effettivamente lasciare (sono tutti convinti, tuttavia, che non mollerà sino all’ultimo giorno utile; e oltre) alla Farnesina resterà un Vattani. Anzi, tre: sono infatti nel corpo diplomatico del ras Umberto il fratello e i due figli (uno dei quali è stato anche consigliere diplomatico di un ministro in carica).



Cultura italiana all’estero: tante parole, poche risorse

di Valdo Spini

l’Unità, 21 luglio 2004
Nonostante la sollecitazione costitu­ita dalla presentazione di una proposta di legge del gruppo DS (primo fir­matario Valerio Calzolaio), il governo ci ha messo un sacco di tempo a presentare la sua proposta sulla riforma degli Istitu­ti di Cultura all'Estero. Non è di buon augurio quindi che le Commissioni Esteri e Cultura della Camera siano state chia­mate a discuterne, in prima lettura, solo ora che la legislatura è entrata nella secon­da metà del suo arco di attività. Ieri ab­biamo avuto la possibilità di confrontarci in commissioni riunite con il Ministro Franco Frattini che ha speso buone parole ma non ha certo potuto portare molti fatti.
Non esitiamo a dire che ormai la politica della cultura italiana all'estero è una delle componenti essenziali della politica este­ra tout court e della stessa presenza eco­nomica italiana all'estero. Dispiace allora rilevare che i fondi destinati a questa fun­zione siano assai inferiori a quelli degli altri paesi europei e in generale che lo stesso bilancio degli esteri sia assolutamente sottodimensionato. La prima osservazione da fare al disegno di legge governativo è quindi la seguente. La legge attualmente in vigore,  la n. 401 del 1990 (dell'allora ministro De Michelis), secondo quanto viene detto nelle premesse al disegno di legge governativo non ha funzionato per l'inadeguatezza del numero del personale di ruolo, per la mancata concretizzazione dei finanziamenti necessari all'attivazione dei dispo­sitivi di alcuni articoli e per l'insufficienza dei fondi stanziati sui capitoli di spesa destinati a sostenere il funzionamenti degli Istituti di Cultura. Ma, come ci è stato fatto notare in sede di audizioni degli stessi direttori, il disegno di legge governativo non cambia tale stato di cose. Esso prevede un incremento del perso­nale di ruolo di 105 unità, di cui però ben 70 verranno collocate a Roma presso l’amministrazione centrale. Rimangono quindi 35 unità, ma 15 sono destinate alle ambasciate dove non funzionano gli Istituti di Cultura. Pertanto le unità addi­zionali previste sono in realtà 20. Si parla dell'istituzione di tre nuovi Istituti di Cul­tura, a fronte dell'abolizione di un numero di essi uguale se non addirittura supe­riore.
Analoghe considerazioni valgono per il previsto contingente di personale a contratto, mentre sparisce il previsto piano pluriennale per costruzioni e acquisti di sedi di Istituti.
Il primo dei rilievi da formulare è che, prima di farsi bello con una "riforma" degli Istituti Italiani di Cultura all’Estero, il governo avrebbe dovuto trovare le risorse per fare davvero un salto di qualità nella presenza culturale italiana all’este­ro. Il secondo rilievo è che il testo del governo segue la falsa riga della "novella" legislativa, cioè una serie di astrusi richia­mi a commi e articoli di legge esistenti, invece di procedere ad una riscrittura più organica e trasparente. Infine, il terzo rilievo, è che il progetto si limita a trattare il tema degli Istituti Italiani di Cultura, senza affrontare l’insieme degli strumenti della presenza culturale italia­na all’estero.
Nel testo stesso colpisce la strutturazione pesante e burocratica che viene proposta per la commissione per la cultura italia­na all'estero istituita presso il Ministero: c’è perfino il rappresentante del Ministe­ro dell'Agricoltura! Tutto il contrario di quello che fa la proposta di legge dei DS, che invece delinea una commissione ben più aperta alle istanze culturali della società civile.
La legge 401 introdusse un certo numero di nomine per "chiara fama". Ci furono anche nomine infelici, ma durante la stes­sa prima repubblica non mancarono nomine di personalità di grande rilievo come quelle di Claudio Magris, Paolo Fabbri, Vittorio Strada per non parlare di Furio Colombo. Il governo di centro-destra sembra invece aver fatto scelte molto partigiane, molto legate alla propria area poli­tica. In ogni caso, non è stato attivato su queste nomine un rapporto con il Parlamento, che potrebbe risultare utile in una materia come questa, che coinvolge interessi nazionali di lungo periodo, non solo di maggioranza o di governo.
Nel corso della precedente Finanziaria avevamo proposto un emendamento di piccola spesa per un programma straordi­nario di insegnamento della lingua italiana nei 10 nuovi paesi dell'Unione Euro­pea per un breve periodo di tre anni. E' stato naturalmente respinto.
Questo è solo un esempio di un problema più generale che è il seguente: si dà la priorità per motivi ideologici all’alleggeri­mento delle tasse, o si riesce a capire che ci sono anche spese pubbliche - come quelle della diffusione della lingua italia­na all'estero - che possono essere di soste­gno e di sviluppo? I tagli apportati pro­prio in questi giorni ai capitoli di bilan­cio della Direzione per la promozione e la cooperazione culturale all’estero peg­giorano ulteriormente una situazione già gravemente deficitaria.
L'Italia può registrare con compiacimen­to una domanda di apprendimento della lingua italiana che va ben oltre l'utilità concreta ed immediata dell'italiano stes­so. Il nostro Paese è oggetto di una domanda sempre crescente di cultura, in primo luogo artistica e letteraria, ma non solo.
Varrebbe la pena di sfruttare di più e meglio il grande potenziale rappresentato dalla cultura italiana per la nostra presenza all'estero.



La musica, il cinema e il life style dell'Italia a Singapore

Il prossimo 3 settembre esibizione del chitarrista romano Stefano Gironda nell'ambito del singaporese International Guitar Festival. Dall'8 al 17 ottobre 14ma edizione del Festival del Cinema Europeo

NewsITALIAPRESS , 21 luglio 2004
Singapore - L'Istituto Italiano di Cultura di Singapore ha in programma per il prossimo 3 settembre l'esibizione del chitarrista romano Stefano Grondona. Un appuntamento organizzato nell'ambito del singaporese International Guitar Festival che si svolgerà dall'1 al 5 settembre presso la Victoria Concert Hall. Numerosi gli artisti provenienti da ogni parte del mondo. Grondona eseguirà un repertorio di autori classici.
 "Singapore è un paese molto lontano dall'Italia sia geograficamente sia culturalmente - spiega Luigi Romani, direttore del locale IIC - E' un paese giovane che non ha una profonda tradizione culturale e, a differenza di altri paesi, non ha antichi rapporti con l'Italia. Qui non sono presenti nè cattedre d'italiano nè un comitato Dante Alighieri e l'Istituto di Cultura costitusce l'unico punto di riferimento con l'Italia"
In un Paese in cui vi è un grande afflusso di aziende italiane, l'immagine dell'Italia che viene recepita proviene soprattutto da negozi e da boutiques di famosi stilisti italiani. "Il nostro Istituto cerca di collaborare agli eventi locali di maggior rilievo tra cui i festival musicali e quelli cinematografici - prosegue Romani . Il settore musicale racchiude in sè le caratteristiche della semplicità e dell'immediatezza". Gli altri aspetti che hanno maggior impatto sul pubblico singaporese riguardano le arti visive: film, televisione e design.
Numerose le rassegne organizzate in agosto e settembre. " Sono curate dalle rappresentanze di vari paesi qui a Singapore". Dall'8 al 17 ottobre svolgerà invece la 14.ma edizione del Festival del Cinema Europeo organizzato da un comitato culturale formato da rappresentanze dei paesi del Vecchio Continente." Si tratta dell'unica manifestazione che l'Europa produce a Singapore. Saranno presentati 24 film di 17 paesi dell'Unione". L'IIC italiano presenterà due pellicole di recente produzione: "Il posto dell'anima" di Riccardo Milani e "Due amici" di Spiro Scimone e Francesco Sframeli.  NewsITALIAPRESS


FARNESINA: FRATTINI, APPROVARE LEGGE SU ISTITUTI CULTURA

(AGI) - Roma, 20 lug. - Il disegno di legge di riforma degli istituti di cultura italiana all'estero contribura' a affermare quel concetto di "piu' Italia nel mondo", che secondo il ministro degli Esteri Franco Frattini "non e' uno slogan, ma un obiettivo politico del governo". Il titolare della Farnesina ha sollecitato stamane la commissione Esteri e Cultura della Camera a fare in modo che il Parlamento approvi "rapidamente il provvedimento, che, al di la' degli schieramenti politici, serve al benessere del Paese".   Frattini ha sottolineato che le novita' piu' importanti della proposta governativa risiedono nel potenziamento del ruolo degli istituti nella diffusione della cultura italiana (che non significa solo insegnamento della lingua, ma riguarda anche i campi della scienza e dell'arte), il coinvolgimento delle autorita' locali (Regioni e Comuni) e la possibilita' per gli istituti, che la legge trasforma in "organi del ministero", di godere di finanziamenti privati e autonomia economica.   Secondo Frattini, l'Italia e' pronta a "offrire adeguate risposte alle diverse domande di cultura che provengono dalle varie aree del mondo". Il ministro, infine, collega il ruolo degli istituti di cultura italiana direttamente alla missione diplomatica tradizionale, affermando che "non esiste migliore biglietto da visita per rafforzare l'autorevolezza dell'Italia nel mondo".


martedì, luglio 20, 2004

Farnesina: Frattini oggi a commissioni Esteri e Cultura della Camera

Roma, 20 lug. - (Adnkronos) - Il ministro degli Affari Esteri Franco Frattini interverra' oggi, alle ore 13.15, a un'audizione presso le Commissioni Esteri e Cultura della Camera dei Deputati nel quadro dell'indagine conoscitiva sul disegno di legge di riforma degli Istituti Italiani di Cultura all'estero. Il disegno di legge di riforma ha tra i suoi obiettivi il potenziamento degli Istituti Italiani di Cultura estendendone le aree di operativita' e rafforzando il loro ruolo di coordinamento delle attivita' di promozione della lingua e della cultura italiane all'estero.  

lunedì, luglio 12, 2004

Parla italiano il Superflaiano 2004

A sorpresa, David Grossman finisce terzo nelle preferenze della giuria
di LAURA VALENTINI

Il Messaggero(Abbruzzo), 11 luglio 2004
Parla italiano, anzi siciliano il "Superflaiano" 2004. Il verdetto della giuria ha premiato a il sorpesa Paolo Di Stefano, reporter del Corriere della sera, con ”Tutti contenti”, un classico romanzo di formazione sulla Sicilia, continente letterario della memoria. Il libro edito da Feltrinelli ha fatto molto discutere: qualcuno cia ha letto troppe analogie con "Conversazione in Sicilia" di Elio Vittorini, mentre il giornalista ha sottolineato i suoi rimandi alla nobile recherche proustiana e a "Il fu Mattia Pascal" (giusto a cento anni dall'opera pirandelliana).
Sono comunque una sorpresa i 75 voti raccolti da Di Stefano in una votazione finale che vedeva David Grossman come grande favorito. E invece lo scrittore israeliano è giunto terzo. Grande suspense nella serata di ieri al d’Annunzio, tra stelle e vip. A contendersi il "Superflaiano" erano infatti arrivati tre autori con un punteggio quasi equivalente. Oltre a Di Stefano, David Grossman, che giganteggia per panorama letterario israeliano, con i due romanzi brevi pubblicati da Mondadori sotto il titolo di "Col corpo capisco" - in cui ha riversato vicende di gelosie e tradimenti nel suo stile avvolgente -, contro un algerino emergente con la storia di un terrorista islamico, ovvero Aziz Chouaki con lo spietato "La stella di Algeri, edizioni e/o (per la verità i due si sono incontrati solo la sera poiché Grossman non è intervenuto alla conferenza stampa del mattino). Ebbene i duecento lettori italiani e la giuria presieduta da Jacqueline Risset hanno decretato la vittoria dello scrittore italiano.
Quattro i premi per la sezione italianistica (tutte le opere partecipanti confluiscono in una sezione della biblioteca alla "Farnesina", quale prezioso collage del tributo in tutte le lingue alla letteratura italiana): a Smaranda Bratu Elian dell'istituto di cultura di Bucarest per "Candido e il Leviatano", monografia di Leonardo Sciascia, al decano delle lettere francesi Marcel Schneider per "Le labyrinthe dell'Arioste", a Tibor Szabo per "L'eternità iniziata", ovvero Dante nell'Ungheria del '900, e a Minoru Tanokura che stentava a credere qualcuno avesse letto il suo saggio "Il paradiso di d'Annunzio, il poeta che sognò la guerra" fuori dal Giappone. La serata, presentata come tradizione dallo charme di Daniela Poggi e da Andrea Vianello, con l'ausilio prezioso della verve di Giorgio Albertazzi che ha tributato un piccolo grande omaggio al pubblico, ha visto salire sul palco con l'emozione di sempre personaggi che di premi ne hanno certo già ritirati tanti. Come Gabriele Ferzetti e la comédienne Valeria Valeri. Ed ancora Giuseppe Emiliani, per la rilettura creativa dei classici di Goldoni e Molière; Gioele Dix, che molti hanno applaudito nelle vesti di "Edipo.com", e Laura Marinoni, folleggiante con glamour ne "L'opera da tre soldi". Il pegaso per il musical (nuova sezione dei premi Flaiano) è andato alla bella Serena Autieri, spumeggiante e raffinata in "Vacanze romane", per la critica a Gastone Geron e premi speciali a Michal Docekal e a Maurizio Scaparro, che porta il nostro teatro in Europa. Gianni Minà ha ritirato ieri il suo pegaso per l’opera. Infine i riconoscimenti per la drammaturgia tra i centodiciassette copioni pervenuti: primo premio a Elio Forcella (finalmente un abruzzese! di Atri), autore del singolare "Linea B", ovvero cosa accade a chi rimane chiuso la notte in metropolitana; premio giovani ex aequo tra Maria Francesca De Stefanis per "L'ultima parola è dei pavoni" e Patrizio Cigliano per il copione surreale "Apollo 200". Coppa del presidente della repubblica a Stefano Massini, che ha scritto in endecasillabi (!) "Quel che resta del giorno", ritratto dell'Europa aristocratica di Giacomo Casanova.

sabato, luglio 10, 2004

In convento la sede del comitato danese a favore di Venezia

ISTITUTO DI CULTURA
Ospiterà studiosi e studenti scandinavi in Laguna

di Lorenzo Tomasin

Corriere del Veneto (pagine venete del “Corriere della Sera”), 1 luglio 2004 (pag. 12)
E Amleto sbarcò in laguna: tra i non pochi sodalizi privati che si propongono, in tutto il mondo, di preservare Venezia e i suoi tesori d'arte e di storia, ce n'è uno anche sulle fredde rive dell'Øresund. Si tratta del comitato danese "pro-Venezia", fondato alcuni anni fa da un diplomatico, Troels Munk, e da un architetto esperto nella conservazione dei beni culturali, David Bretton-Meyer, già ispettore reale per gli edifici storici a Copenhagen. Mossi dall'amore per Venezia, i due hanno avviato a partire dal 1997 un'intensa campagna di sensibilizzazione da parte danese e di studi e ricerche in laguna, dove la loro attenzione si è presto concentrata sulla prospettiva di recupero dell'ala del convento di San Michele in isola: una parte del monastero che, non più occupata dai frati francescani, versa in condizioni di abbandono e di degrado sempre più preoccupanti. Dopo una lunga trattativa con i religiosi - che hanno in consegna l'immobile, di proprietà del Comune di Venezia, e con l'Amministrazione cittadina, i Danesi hanno recentemente ottenuto una concessione, ora ratificata dal Consiglio comunale, che spiana la strada verso la costruzione di una nuova Casa danese a Venezia, un centro culturale ideale come luogo di scambio tra i due paesi, che colmerà almeno in parte la lacuna creatasi all'inizio degli anni novanta con la chiusura dell'Istituto di cultura danese a Milano e che ospiterà stabilmente professori, studenti e restauratori danesi impegnati nella salvaguardia di Venezia. L'ala abbandonata del convento di San Michele, dunque, verrà studiata e restaurata interamente a spese del comitato danese "pro-Venezia" (di cui è vicepresidente un veneto, l'imprenditore veronese Francesco Morelli), in cambio della concessione in comodato trentennale da parte del Comune, che consentirà nel giro di pochi anni l'apertura della Casa danese. Grazie all'iniziativa, vivamente caldeggiata anche dall'Ambasciata d'Italia e dall'Istituto di cultura italiano di Copenhagen, la Danimarca si aggiungerà ai non pochi paesi che continuano a scegliere Venezia come sede per la loro rappresentanza culturale in Italia.

giovedì, luglio 08, 2004

ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA - DALLA RUSSIA CON ODIO

di M. Serena Palieri

Programmazione ferma al 2003, ex-agenti Kgb al posto di studiosi e studenti, in fuga il personale trasferito in Ambasciata. Cosa succede lì dove si dovrebbe promuovere la nostra cultura, da quando regna la nuova direttrice di "chiara fama"?

l'Unità, 7 luglio 2004
Andiamo sul sito web dell’Istituto italiano di cultura a Mosca: l’ultima iniziativa di cui si trova traccia è una conferenza sul linguaggio dei cantautori italiani annunciata per il 25 ottobre 2003 presso l’Associazione Dante Alighieri; il bando per borse di studio, invernali ed estive, è quello, chiuso da un pezzo, relativo al 2003-2004; mentre la biblioteca (tremila volumi) e la videoteca (millecinquecento vhs) risultano chiuse «per schedatura». L’Istituto è in sonno? Qualcuno (vedi le testimonianze qui in basso), lo chiama dostoievskianamente «la casa morta».
In compenso fa parlare di sé per altre strade: su “Libero” del 20
giugno scorso la direttrice dell’Istituto Angelica Carpifave accusa l’ambasciatore italiano a Mosca Gianfranco Facco Bonetti di aver affittato la sede a dei trafficanti di liquori e tabacco e di aver incaricato dei sicari della mafia russa di sparare sulla sua macchina. Da parte sua, l’ambasciatore a “Libero” oppone un no comment diplomatico.
Nel disinteresse della Farnesina a Mosca è maturata una situazione degna d’un giallo di Alexandra Marinina? La direttrice insomma, nominata in febbraio 2003 e insediatasi in settembre, è costretta a star barricata dentro l’Istituto e a usarlo come bunker contro le trame del nostro ambasciatore, anziché utilizzarlo per le attività canoniche: corsi di lingua, conferenze, rassegne di cinema, concerti?

Cerchiamo di fare luce in questo giallo. E, anzitutto, mettiamo in fila due dati: l’Istituto di Mosca è anche il primo nel quale il 100% del personale ha aderito a uno sciopero indetto da Cgil-Cisl-Uil il 9 febbraio scorso contro la gestione della stessa neo-direttrice. Ed è un luogo al quale appena possibile la maggioranza del medesimo personale ha detto addio, poi, facendosi trasferire in Ambasciata «per esigenze di servizio».
In quelle stanze la direttrice è barricata quasi da sola, insomma, con la compagnia degli agenti della security privata (ex Kgb) che ha assunto subito dopo essersi insediata.

Dopodiché, come in un vero poliziesco, facciamo un passo indietro.
Chi è Angelica Carpifave? Quando, in occasione della Conferenza mondiale dei direttori degli Istituti di Cultura, primavera 2003, il ministro Frattini annunciò la sua nomina per chiara fama (insieme con quelle del quadro della Telecom, ribattezzato dai colleghi «er canotta», Patrizio Scimia a Madrid, dell’editorialista del “Foglio” Pialuisa Bianco a Bruxelles e dell’apologeta del revisionismo storico di Nolte Renato Cristin a Berlino) di lei fu detto: è autrice del libro intervista col patriarca Alessio II da poco uscito per Mondadori. Chi avesse voluto altri credits, su Internet avrebbe trovato che è «professoressa honoris causa» all’università Statale di Mosca. In realtà la dicitura esatta è: Università Statale e Culturale di Mosca, uno dei diplomifici nati nella Russia degli ultimi anni per fornire di laurea uomini d’affari.

La tornata di nomine fu decisa dalla Commissione Nazionale per la
Promozione della Cultura, riunita il 27 febbraio 2003, col voto
contrario degli unici due esponenti del mondo culturale, Gioachino Lanza Tomasi e l’accademico dei Lincei Gianfranco Chiarotti. E contro la nomina alla sededi Mosca è in esame al Tar il ricorso presentato da un’altra concorrente, Alessandra Latour, architetto, docente all’università veneziana, studiosa dell’urbanistica moscovita, già direttrice per chiara fama dell’Istituto dal 1997 al 1999.

Ma, per saperne ancora di più su Angelica Carpifave, saremmo dovuti andare a scartabellare vecchie annate delle “Izvestija”: in marzo 1999 una giornalista, Maria Averianova, firmava due pezzi in cui raccontava la vicenda dei 546 pezzi preziosi - icone, vasellame, gioielli, abiti, mobili - già della famiglia dello zar Paolo I, di proprietà del museo russo di Pavlosk, arrivati in Italia per la mostra “Splendori della
corte degli zar,” promossa dalla fondazione Helikon, di cui Carpifave era presidente, e tenuta con successo a Roma e Torino; pezzi poi scomparsi per un lungo periodo a Firenze, dove, in teoria, si sarebbe dovuta tenere una terza esposizione; e riottenuti dalle autorità russe solo grazie a un gran lavoro diplomatico. Nell’occasione il Soprintendente di Firenze Antonio Paolucci scrisse all’ambasciatore Spasskiy una lettera in cui manifestava il suo «disagio e imbarazzo» per il comportamento «scorretto e assolutamente inammissibile» della presidente della Fondazione Helikon, auspicando che nessuno, in Russia, le affidasse mai più neppure uno spillo.
E venne fuori, all’epoca, anche un’ altra faccenda strana: prima di metter su la Helikon, la signora s’era inventata una Fondazione Rostropovitch, senonché l’interessato, il Maestro, venutolo a sapere, s’era stupito e aveva spiegato di essere all’oscuro della faccenda (la Fondazione Rostropovitch esiste ancora, è ospitata in un immobile di proprietà del Comune di Roma a piazza Navona 71 e, ulteriore fatto incongruo, Angelica Carpifave ha stabilito lì la propria personale residenza).

Ed eccoci di nuovo nel presente: avete presente quell’auspicio del
Soprintendente Paolucci? I russi lo accolgono e, quando nel 2003 viene a conoscere il nome della nuova direttrice dell’Istituto italiano di Cultura a Mosca, il ministro della Cultura Shvydkoy spedisce due lettere ufficiali alle nostre autorità, spiegando che Carpifave è persona non grata.

Siccome nessuno si degna di dargli una risposta e siccome la neo-direttrice s’insedia a Mosca il 18 settembre, i russi invitano le loro istituzioni culturali a non intessere rapporti con lei.
Siamo nella pazzia: a promuovere la nostra cultura a Mosca è stata delegata una persona alla quale è, per principio, impossibile trattare con i russi.
Pure, la neo-direttrice non demorde. E, come prima cosa, fa quello che ama fare: si ribattezza, comincia a spedire comunicati e inviti in cui si qualifica come «Presidente della Rappresentanza per gli Affari Culturali del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Italiana a Mosca», carica che non esiste ma certo ha una bella enfasi spagnoleggiante.
Dopodiché - risulta dai memoriali preparati dai sindacati in occasione dello sciopero - in diciannove giorni spedisce dodici contestazioni di addebito ai dipendenti dell’Istituto (in tutto alla fine le contestazioni saranno settanta), li manda a sfamare i cani randagi del quartiere, rifiuta di pagare gli stipendi dell’autista, manda una nota di demerito a una funzionaria ricoverata in ospedale per un’ischemia. Costringe gli agenti della «Zao Chop», l’agenzia incaricata di vigilare sulla sicurezza dell’Istituto, a spostare di continuo le macchine parcheggiate sul marciapiede opposto perché è convinta siano autobombe di terroristi ceceni, e, di fronte alle loro resistenze, revoca il contratto. Assume gli ex kaghebisti e anziché far vigilare l’Istituto fa sì che controllino movimenti e posta elettronica dei dipendenti. Poi chiude la biblioteca e la videoteca dell’Istituto - con tremila volumi e millecinquecento vhs sono gli archivi più ricchi della nostra cultura in Russia - perché, dice, a contatto con il personale e con studiosi e studenti libri e cassette s’impolverano e si rovinano. Fa comprare un divano letto e fa dormire in Istituto la sua collaboratrice personale che ha fatto arrivare dall’Italia.
Appena insediata, gode di lunghi periodi - mesi - di ferie.
Si dirà, beghe interne. No, è un terremoto. Ed ecco il versante culturale: in febbraio di quest’anno i giornali registrano la vicenda Magris.
Angelica Carpifave blocca la traduzione di “Un altro mare”, già
concordata con l’editore russo. Lei, lo studioso triestino, in realtà lo chiama «Marchis». Non arriva agli onori delle cronache, invece, la bocciatura che il Direttore generale per la promozione culturale della Farnesina, l’ambasciatore Francesco Aloisi di Larderel, infligge con lettera del 27 gennaio al suo programma per il 2004: non tiene conto delle compatibilità economiche e, in particolare, prevede la traduzione e pubblicazione del famoso libro su Alessio II, che è su «argomento politicamente delicato», scrive l’ambasciatore, mentre, aggiunge, c’è da interrogarsi sull’opportunità che i fondi di un Istituto finanzino opere del direttore dello stesso.
Dopodiché, quanto a cultura, il silenzio. No, Angelica Carpifave annuncia che ha siglato accordi con una miriade di istituzioni italiane prestigiose per il 2004-2005, la Scala, l’Accademia di Santa Cecilia... Noi lanciamo un ballon d’essai a Santa Cecilia: è vero? No, non c’è nessun accordo, risponde l’ufficio stampa dell’Accademia.
Già, ma quelle altre questioni di cui scriveva “Libero”: i
sicari, l’alcol e il tabacco di contrabbando? Sulla sventagliata di mitra sulla macchina non sappiamo. Quanto all’alcol, sembra siano le bottiglie di vino che l’Associazione Enotria teneva per i corsi di degustazione, stipulati in convenzione con l’Istituto nel 2002, in ossequio alla linea della Farnesina che allora, ministro agli Esteri ad interim Berlusconi, era: «meno vecchiume, meno Manzoni, più promozione dell’italian style».
Sicché, il silenzio regna a Mosca. No, non del tutto. Perché il focherello della cultura italiana rimanga acceso nella capitale russa, si danno da fare i dipendenti dell’Istituto transfughi all’Ambasciata. Il 30 giugno «lectura Dantis» con Giorgio Albertazzi, nei prossimi giorni manifestazioni col premio Grinzane Cavour.
Lì, nelle stanze dell’IIC moscovita, il deserto: dal 29 giugno la
direttrice è di nuovo in malattia. Non ha lasciato un rendiconto di cassa.
E ha incaricato della reggenza la dottoressa Stefania Del Bravo.
Peccato non si sia accorta che, in questi mesi, la dottoressa le ha detto addio: da un pezzo non lavora più per lei, è in Ambasciata.

la testimonianza

Kiselev e Gaiduk: «Noi italianisti esclusi da quel castello kafkiano»

Ghennadij Kiselev è il messo della nostraletteratura in Russia: ha tradotto Calvino e Moravia, Lampedusa e Landolfi e, tra i nuovissimi, il Baricco di “Seta” e l’Aldo Nove di “Superwoobinda”. Come giudica la gestione attuale dell’Istituto italiano di cultura di Mosca? «Nell’ultimo anno la vita dell’Istituto è cambiata da così a così. È diventato una roccaforte inespugnabile, oggi è una casa morta». Kiselev è uno degli italianisti moscoviti abituati negli anni a frequentare le stanze del nostro Istituto e che, spiega, sono «esterrefatti» di fronte agli avvenimenti degli ultimi mesi. Lui, dalla nuova direzione, non è mai stato convocato. A fronte del ricordo di anni in cui nelle stanze transitavano Emanuele Severino e Alberto Asor Rosa, Sergio Romano e Saverio Borrelli, oggi l’Istituto gli appare «un castello kafkiano, una fortezza buzzatiana, della quale chi ci ha messo piede mi ha detto che è popolata solo di guardie. Che sorvegliano cosa? Che nessuno entri in biblioteca».
Viktor Gaiduk, altro italianista insigne, membro dell’Accademia delle Scienze, spiega che ciò che sta avvenendo nel nostro IIC «fa ridere tutta Mosca». Poi, sinceramente addolorato, commenta: «Capisce, essere un italianista russo significa volere bene a due paesi, l’Italia e la Russia».
L’Istituto, negli ultimi dieci-dodici anni, spiega, era stato, quanto a vivacità, un modello per gli equivalenti di altri paesi, il Goethe, il Cervantes, il Centre Culturel Français. Nel suo ricordo ci sono «tante serate memorabili».
Attività classica di un italianista è quella di far da tramite tra le Case editrici russe e l’Istituto che ha, tra i suoi compiti, quello di promuovere e patrocinare traduzioni dalla nostra lingua. Anche Gaiduk non è stato interpellato dalla nuova dirigenza. Ora è al lavoro sul rebus linguistico di “Vacca d’un cane” e “Macaoni” di Francesco Guccini: a tradurre in russo la lingua sanguigna e singolarissima del cantautore. «Ma» spiega «non è più un progetto di lavoro. I libri stanno lì, sul mio tavolo: sono diventati dei “livres de chevet”».
m.s.p. spalieri@unita.it

Soc. Dante Alighieri: Oslo, Pestalozza presidente onorario

Oslo, 8 lug. (Adnkronos Cultura) - L'ambasciatore d'Italia a Oslo, Uberto Pestalozza ha espresso all'ambasciatore Bruno Bottai, presidente della societa' "Dante Alighieri", la propria soddisfazione per essere stato designato presidente onorario del comitato della Dante Alighieri di Oslo, in Norvegia. Una nomina che dimostra l'intensa sinergia tra la "Dante" e l'ambasciata d'Italia, un'intesa che ha permesso, grazie anche al prezioso contributo dell'Istituto italiano di cultura, di realizzare numerose iniziative per diffondere la lingua e la cultura italiane.
Tra le attivita' realizzate dal comitato ci sono i corsi di italiano per bambini, realizzati in collaborazione con l'Associazione Giovane Italia e frequentati nel secondo semestre del 2003 da un totale di 36 alunni dai 4 ai 12 anni, e i nuovi corsi di letteratura e di lingua per adulti. Numerose anche le conferenze svolte: Fabrizio Marini, "Cinema italiano: una storia minore"; Marzia Martin, "Come vengono creati i mosaici"; Giordano Bruno Guerri, "Curzio Malaparte: un Arcitaliano"; Andrea Sinigallia, "Cultura dell'alimentazione. Storia, tradizione, gusto. L'Italia riscopre se stessa"; Carlo Pasotto, "Piero della Francesca"; Lorenza Mochi Onori, "Caravaggio e il suo tempo".
L'anno scolastico si e' concluso con una festa per i bambini, arricchita dalla proiezione del film "La gabbianella e il gatto", e con una conferenza sulla gestualita' dei siciliani tenuta da Sebastiano Lombardo. Nel 2004 il comitato di Oslo conta ben 224 soci e recentemente ha eletto come presidente effettivo Marianne Zimmer. La "Dante" norvegese ha anche un sito web: www.danteoslo.org .

Governo, l'esecutivo trova l'accordo

Roma, 7 lug. - (Adnkronos) - A quanto apprende l'ADNKRONOS da ambienti della maggioranza, in queste ore la coalizione di governo avrebbe raggiunto importanti accordi in matearia di legge elettorale, programma economico e riduzione delle tasse, federalismo sociale e rimpasto. In relazione alla legge elettorale, si sarebbe trovato un accordo sul sistema proporzionale di tipo tedesco con sbarramento al quattro per cento. Riguardo al rimpasto, la maggioranza di governo e' orientata a sdoppiare, dopo l'uscita di Giulio Tremonti, il ministero dell'Economia. In particolare, alla guida del Tesoro-Finanze, andrebbe Antonio Martino. Il suo posto, al dicastero della Difesa, sarebbe occupato da Giuseppe Pisanu. Il Bilancio sarebbe affidato a Bruno Tabacci. Mentre ai Trasporti andrebbe Mario Baccini, ed il vice premier Gianfranco Fini andrebbe al ministero degli Esteri. Il responsabile della Farnesina, Franco Frattini, ritornerebbe al ministero della Funzione Pubblica. Non trovano tuttavia conferma le indiscrezioni relative ai nomi dei ministri interessati al rimpasto. Al momento, sugli accordi all'interno della Cdl manca il via libera del segretario dell'Udc Marco Follini. Ci sarebbero tentativi di mediazione per giungere a breve ad un placet del segretario dell'Udc.

mercoledì, luglio 07, 2004

PRESENTATO A WASHINGTON IL PROGETTO PER UN CONVEGNO A BRESCIA DEDICATO AGLI OPERATORI DEI MUSEI DI TUTTO IL MONDO

WASHINGTON\aise\7 luglio 2004 - L'Ambasciatore d'Italia e l'Istituto Italiano di Cultura a Washington hanno ospitato nell'Auditorium dell'Ambasciata una conferenza di presentazione del Congresso Musei Musei.
Dopo il benvenuto del'Ambasciatore d'Italia Sergio Vento, una delegazione di rappresentanti della Città e Provincia di Brescia, nonché della Brixia Expo, ha presentato il programma che il prossimo ottobre 2005 riunirà a Brescia esperti dei Musei di tutto il mondo per condividere esperienze, e creare nuove iniziative per promuovere la cultura nel 21mo secolo.
Al convegno saranno così invitati esperti di tutti i settori della cultura: Architetti, artisti, critici d'arte, designers, managers, informatici, giornalisti, curatori e managers di patrimoni culturali che insieme potranno portare l'arte e la cultura al grande pubblico.
La Brescia Imprenditoriale e la vocazione culturale della città si uniscono cosi per la promozione della cultura globale.
Dopo la conferenza l'Architetto Cesare Maria Casati, Presidente delle edizioni Arca, che pubblica una rivista mensile internazionale di Architettura, Design e Comunicazioni Visuali dedicata a separare le idee dalle mode passeggere, ha spiegato l'iniziativa agli ascoltatori del programma radio Italiano di Washington.
“L'idea – ha sottolineato l’Architetto Casati - è di fare un convegno. Non è niente di particolare, un convegno di tipo scientifico, cioè di dare strutture che rendono facile e possibile il confronto delle idee e dei progetti. Nel campo della medicina e delle scienze avviene continuamente nel mondo, nel campo della cultura non avviene mai.
D. - Non si era mai fatto
R. - No. E' la prima volta, adesso vediamo come rispondono i Musei.
D. - Sarebbe utile a tutti i Musei scambiare idee. Confrontare i loro problemi che magari saranno dello stesso tipo anche se forse in Italia c'è più pubblico ed in America più privato.
R. - Non è tanto il pubblico o privato. I musei ormai debbono portare le collezioni nella strada perché se aspettano che dalla strada entrino nel museo non ci siamo. Ormai sono infrastrutture di tipo culturale come l'Università o l'Ospedale. Il problema è (vedere) se il pubblico che entra capisce quello che vede. Nella maggior parte dei musei del mondo l'unica spiegazione è un cartellino attaccato davanti a un quadro o una scultura ma non basta.
Bisogna fare quello che fanno i musei scientifici. Nei musei d'arte davanti ai quadri bisognerebbe mettere tutti gli strumenti informatici, in modo tale da informare anche dettagliatamente il visitatore.
D. – State pensando anche collegamenti con siti web?
R. - Perché no. L'importante è che davanti a un quadro di Lorenzo Lotto si possa sapere chi è Lotto, cosa ha fatto di altro, dov'era, in che contesto culturale è inserito.
In genere c'è. ribadisco, un freddo cartellino (che dice) che è stato dipinto nell'anno tal dei tali, nel tal’altro posto e basta!
D. - Non è sufficiente?
R. - La gente sa molto di più di come è fatta un automobile, della storia dell'Arte ma non perché non studia Storia dell'Arte ma perché i Media, la Televisione, i Giornali non gli parlano mai di arte o cultura. Mentre prolificano le informazioni di sport, della politica o automobili.
D. - Anche qui da Rai International ci giunge tanto calcio.
R. - Ma c'è anche Rai educational.
D. - Che qui non arriva, certo abbiamo altri canali come Discovery.
R. - Anche noi seguiamo Discovery: è un buon Canale. Bisogna portare Discovery nel museo.
“Musei Musei” si preannuncia, dunque, come l'evento culturale dell'anno. Avrà luogo a Brescia, nel complesso Brixia Expo nell'ottobre del 2005. Potrebbe segnare una svolta importante nella collaborazione fra i musei del mondo e nella relazione dei musei col pubblico. (pino cicala/aise)

Storiografia italiana in Finlandia

Il 14 e 15 luglio a Turku avrà luogo il convegno "Nuove ricerche e tendenze della storiografia italiana"

News ITALIA PRESS, 5 luglio 2004
Turku - In Finlandia, il 14 e 15 luglio, avrà luogo il convegno "Nuove ricerche e tendenze della storiografia italianala: la Roma post-unitaria e la Finlandia". Un'iniziativa organizzata dal Dipartimento di Storia dell'Università di Turku con il patrocinio e il sostegno dell'Accademia di Finlandia e la partecipazione dell'Istituto Italiano di Cultura di Helsinki. Si svolgerà il primo giorno a Hirvensalo, presso Turku, a Villa Rauhala, dependence dell'Università di Turku, e il secondo giorno nella sede principale dell'Università.

Tra i relatori, anche due italiani: Ferdinando Cordova e Lidia Piccioni, docenti del Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea presso l'Università "La Sapienza"di Roma. Vi sarà la partecipazione anche di Luigi De Anna, ordinario dell'Università di Turku come titolare della cattedra di Lingua e Cultura Italiana e redattore del periodico "Settentrione - Rivista di studi italo-finlandesi".

Le relazioni si svolgeranno probabilmente in lingua italiana e inglese. Il convegno sarà centrato sull'analisi delle attuali ricerche storiografiche e avrà come obiettivo la creazione di una rete permanente di studiosi finlandesi che si occupano di storia italiana. "Questo appuntamento spiega Pietro Roselli, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Helsinki - potrebbe inoltre dare inizio a una cooperazione di più lunga durata e a una ripresa dei rapporti tra Italia e Finlandia nel campo storico, relazioni che nel passato hanno avuto come obiettivo l'ambito della storia antica".

In questa occasione, invece, lo sguardo si rivolgerà ai tempi più recenti. I due relatori italiani parleranno entrambi di "Roma capitale in età liberale. L'approccio politico culturale" . Tra le altre tematiche affrontate quella di Elise Garrtzen su "Liisi Karttuenen ele sue reti sociali a Roma 1907-1944", mentre Pirkko Kanare tratterà de"L'italia e la guerra d'inverno della Finlandia". Si esaminerà poi la figura di Giuseppe Mazzini in relazione al suo sogno di Europa e la storia romana nella filosofia di Giambattista Vico. Luigi De Anna parlerà di "Indro Montanelli come fonte di informazione storica sulla Finlandia".

Ferdinando Cordova è autore di lavori relativi alla storia italiana, dall'Unità alla Repubblica. Si è occupato della crisi della democrazia nell'Italia liberale e della nascita del fascismo e ha sviluppato il tema della responsabilità delle classi dirigenti nella formazione dello Stato postunitario e quello della massoneria e dei suoi rapporti con il potere politico. Tra i suoi libri "Democrazia e repressione nell'Italia di fine secolo" (1983) e "Alle radici del malpaese. Una storia italiana" (1994) "Massoneria e politica in Italia. 1892-1908" (1985) e "Agli ordini del serpente verde. La massoneria nella crisi del sistema giolittiano" (1990). Di recente, ha allargato la sua indagine al campo della cultura in età liberale. Una parte dei suoi studi si è poi concentrata sulla Calabria dopo l'Unità. E' presidente dell'Istituto Calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea e dirige la rivista "Giornale di Storia contemporanea".

Lidia Piccioni, laureatasi in Scienze Politiche, a Roma, dal 1993 è ricercatrice presso il Dipartimento di Storia moderna e contemporanea della Facoltà romana di Lettere e Filosofia della "Sapienza". Si è dedicata in particolare allo studio della società urbana e delle trasformazioni del territorio tra Ottocento e Novecento ed alla storia dell'Italia contemporanea con particolare attenzione alla città di Roma. Tra le sue pubblicazioni "San Lorenzo. Un quartiere romano durante il fascismo"( 1984) e "I Castelli romani. Identità e rapporto con Roma dal 1870 a oggi" (1993) "ll tipografo è una bestiaccia che non si assoggetta a nessuna disciplina. Storia, memoria e immaginario dei tipografi romani (1926-1944)" , in "Operai tipografi a Roma 1870-1970", Franco Angeli, Milano 1984. Dal 1998 fa parte del Comitato scientifico della rivista "Giornale di Storia contemporanea". News ITALIA PRESS

Turismo: firmato protocollo intesa per promozione Italia all'estero

Roma, 7 lug. - (Adnkronos) - Un protocollo d'intesa per favorire i flussi turistici verso l'Italia creando una rete diplomatico-consolare che comprenda delegazioni dell'Enit all'estero per sostenere la promozione del turismo del 'Bel Paese' e con conseguente flusso di investimenti diretti dall'estero verso l'Italia. E' quello presentato questa mattina dal ministro alle Attivita' Produttive, Antonio Marzano, il ministro agli Affari Esteri, Franco Frattini ed il presidente dell'Enit, Amedeo Ottavini presso la sede del ministero alle Attivita' Produttive a Roma.
''Oggi mettiamo in campo un gioco di squadra e di sinergie nelle politiche del turismo -ha spiegato Marzano- Un settore di fondamentale importanza per l'intero sistema-paese e che negli ultimi anni ha conosciuto una fase di difficolta', ma per il quali sono previsti immediati cicli positivi. Il terrorismo ha colpito molti settori indirettamente e tra questi sicuramente il turismo ed il settore del trasporto aereo''.
Tra i punti dell'intesa la creazione di guide turistiche adattabili ad ogni realta' dei diversi paesi nei quali verranno distribuite, il coinvolgimento della Rai per la diffusione dell'immagine dell'Italia nel mondo e la realizzazione di azioni mirate per gli italiani di seconda o terza generazione residenti all'estero per alimentare il settore del turismo di 'rientro'.
''L'obiettivo e' quello di far tornare l'Italia leader nel settore del turismo - spiega Frattini - Un protocollo d'intesa che conferma la volonta' di lavorare di concerto e registriamo gia' i primi frutti come gli sportelli unici gia' operativi''.
Grazie all'intesa poi secondo il presidente Ottaviani ''l'Enit potra' continuare a lavorare e fare ancora di piu' nel settore del turismo. Veniamo considerati uno strumento della politica estera del Paese e questo - conclude Ottaviani - conferma la qualita' del lavoro svolto sin qui''. Le 'proposte-paese' per la programmazione delle attivita' promozionali, confluiranno infine in un documento programmatico complessivo a cura di un 'gruppo di referenti' presso la Farnesina, il Map e l'Enit che verra' sottoposto all'attenzione delle Regioni.

Mostre: a Lisbona le opere di Ercole Pignatelli

Lisbona, 7 lug. (Adnkronos Cultura) - Il Museo dell'Acqua di Lisbona, ricavato da uno dei vecchi bacini coperti dell'acquedotto cittadino e vincitore nel 1999 per originalita' e bellezza del Premio internazionale dei Musei, da tempo ha stretti rapporti con l'Istituto italiano di cultura di Lisbona, che lo utilizza per presentare artisti plastici dell'arte contemporanea italiana. Fino al 15 settembre, infatti, il Museo ospita una mostra dell'artista italiano Ercole Pignatelli.
L'artista, con i propri dipinti di grande formato, con le proprie tematiche mitologiche, i propri colori vivissimi, interagenti con le severe e maestose strutture architettoniche dell'ambiente e con i riflessi dell'acqua del bacino, fornisce al visitatore un "colpo d'occhio" complessivo indimenticabile, grazie anche al particolare allestimento di Nuno Pinto Teixeira , promotore e primo artefice della mostra.
L'inaugurazione della mostra si e' svolta alla presenza della direttrice del Museo, del direttore dell'Istituto italiano di cultura di Lisbona, di numerose personalita' della vita artistica locale, tra i quali i direttori di diverse Fondazioni e Musei cittadini.

martedì, luglio 06, 2004

Da Washington, “Tribute to Nino Manfredi (1921-2004)”

Italplanet, 6 luglio 2004
La rassegna, organizzata dal locale IIC, porterà nella capitale americana per tutto il mese di luglio alcuni dei maggiori successi cinematografici del grande attore italiano

A un mese dalla sua scomparsa, l'Istituto Italiano di Cultura di Washington ha deciso di omaggiare la figura di Nino Manfredi attraverso alcune delle pellicole che meglio raccontano la sua storia e – allo stesso tempo – la storia del cinema italiano.

Il primo appuntamento con la rassegna cinematografica "Tribute to Nino Manfredi (1921-2004)" ha avuto luogo lo scorso 1 luglio, con la proiezione di "Pane e Cioccolataia", del 1973, diretto da Franco Brusati, storia di un italiano emigrato in Svizzera. A seguire, il prossimo 8 luglio, "In nome del Papa Re", film storico-drammatico del '77, diretto da Luigi Magni, e ancora, il successivo 15 luglio, "C'eravamo tanto amati", del '78, interpretato da Manfredi insieme a Vittorio Gassman e Stefania Sandrelli, con la regia di Ettore Scola.
Gli ultimi due appuntamenti sono in programma per il 22 e 29 luglio, quando verranno proiettati "In viaggio con Alberto" (1990) di Arthur Joffé, e "Brutti, sporchi e cattivi" (1976), di Ettore Scola.

Nato nel 1921 a Castro dei Volsci (Frosinone), Nino Manfredi, dopo una laurea in giurisprudenza a Roma, ha frequentato l'Accademia d'Arte Drammatica. Il suo esordio è infatti in teatro, al Piccolo di Roma, dove lavora con Eduardo De Filippo e recita con Orazio Costa, che sempre considererà suo maestro. L'esordio televisivo risale invece al 1956, quando compre nello sceneggiato "L'alfiere"; nel 1958 è con Delia Scala fra gli interpeti di "Un trapezio per Lisistrata", mentre l'anno successivo ottiene un clamoroso successo in "Canzonissima", con la celebre macchietta del barista di Ceccano.
Dopo inizi non esaltanti, alla fine degli Anni Cinquanta s'impone pure al cinema: mentre trionfa in teatro, nel '63 con una straordinaria edizione del "Rugantino", ecco allora numerosi suoi successi sul grande schermo: da "La ballata del boia" (1963) a "Made in Italy" (1965), da "Operazione San Gennaro" (1966) a "Straziami ma di baci saziami" (1968), da "Vedo nudo" (1969) a "Nell'anno del Signore" (1969).
Nel frattempo, ha debuttato dietro la macchina da presa con "L'avventura di un soldato", episodio de "L'amore difficile" (1962), tratto dall'omonima novella di Italo Calvino, cui seguiranno "Per grazia ricevuta" (1971) e "Nudo di donna" (1981).
E' tornato, in anni più recenti, al teatro, come autore-regista- interprete in "Viva gli sposi!" (1984) e "Gente di facili costumi" (1988); ma ha continuato a lavorare anche per il piccolo schermo ("Un commissario a Roma", del 1993, e il fortunato "Linda e il brigadiere", del 1997). E' scomparso a Roma il 4 giugno 2004.

sabato, luglio 03, 2004

Baghdad, De Martino nuovo ambasciatore

MANCA SOLO IL GRADIMENTO DELL’ESECUTIVO

Avanti! 30/06/2004
Gian Ludovico De Martino di Montegiordano, attuale incaricato d'affari e rappresentante speciale del nostro Paese a Baghdad, diventerà ufficialmente l’ambasciatore italiano in Iraq. Per annunciarlo – scrive il Velino – Palazzo Chigi aspetta solo il gradimento del governo iracheno. De Martino, 51 anni, laureato in scienze politiche, con alle spalle esperienze in sedi importanti come Londra, Parigi, Mosca e Seul, ottiene dunque il più prestigioso incarico della sua carriera, dopo essere stato nominato ministro plenipotenziario solo due mesi fa. La nomina di Antonio Badini, che sembrava scontata fino a venerdì scorso, è saltata, a quel che si dice, a causa di un mancato accordo all’interno della maggioranza, dovuto principalmente all'opposizione di Alleanza nazionale. Alcune indiscrezioni indicano invece come ragione dello stop le polemiche provocate da talune illazioni circolate nei giorni scorsi, che hanno dipinto Badini come una specie di longa manus di Gianni De Michelis nell’opera di ricostruzione dell’Iraq. Che alla Farnesina serpeggi ancora un certo malumore nei confronti dei diplomatici che sono stati collegati a De Michelis, quando il leader del Nuovo Psi era ministro degli Esteri, lo si sapeva. Ma che questa corrente si sia trasformata in una vera e propria lobby, capace addirittura di porre il veto a una nomina delicata come quella del rappresentante italiano in Iraq, sembra quanto meno eccessivo. In ogni caso, una volta che al Consiglio dei ministri di venerdì era venuta a mancare l’intesa sul nome di Badini, il governo ha preferito rinviare la nomina, che tuttavia, con l'anticipato passaggio di poteri al governo iracheno, si è fatta della massima urgenza. È in quest'ottica, e date le difficoltà di reperire un altro nome di alto livello, che il governo si è orientato verso la conferma di De Martino, il quale garantisce la conoscenza della situazione sul terreno e si è dimostrato più che affidabile in questi anni. Inoltre, la soluzione De Martino consente di evitare un insidioso gioco di nomine che si sarebbe aperto scegliendo un diplomatico già impegnato. Quando infatti sembrava scontata la nomina di Badini, già si era aperta la corsa alla sua successione alla prestigiosa sede del Cairo. Il governo, comunque, è intenzionato ad avere a Baghdad un ambasciatore a tutti gli effetti. Per questo la nomina di De Martino verrà ufficializzata al più presto.

venerdì, luglio 02, 2004

Rai: Giulio Borrelli via da New York

Il corrispondente del Tg1 costretto a lasciare l'incarico. "E' solo scaduto il contratto" risponde la Rai

News ITALIA PRESS, 2 luglio 2004
New York – Giulio Borrelli, corrispondente da New York per il Tg1, è stato rimosso dall'incarico. Sulla sua scrivania ha trovato una lettera che gli comunicava l'interruzione del contratto, ma non specificava la possibilità di nuovi impieghi nell'azienda. Dalla Direzione Generale della Rai non arriva nessuna comunicazione ufficiale, mentre da quella del telegiornale si limitano a dire che al momento non vi sono né conferme né smentite.

Il Consiglio di Redazione del Tg1 ha protestato contro la decisione dei vertici, poiché il provvedimento non è stato motivato, né stato preso consensualmente. "Una protesta immotivata – spiega il capo ufficio stampa della Rai –. Perché non c'è stata quando sono stati sollevati dall'incarico Antonio Caprarica da Londra e Sergio Canciani da Mosca? In tutti e tre i casi – spiega – è scaduto il contratto. Dopo un anno, per i corrispondenti esistono due possibilità: o il rinnovo tacito per due anni; o la comunicazione dell'interruzione del rapporto lavorativo. In questo caso è prassi inviare una lettera nella quale si conferma tale rottura che però – specifica – non è affatto una destituzione. Ora per Borrelli si aprono due ipotesi: o la comunicazione che il contratto da New York è stato rinnovato per due anni, o che l'azienda gli riserverà una mansione differente".

Nonostante le rassicurazioni dell'ufficio stampa, negli ambienti Rai il clima è teso. La brusca interruzione degli incarichi sarebbe dovuta all'appartenenza politica dei giornalisti che non condividono la linea del direttore del Tg1 Clemente Mimun. News ITALIA PRESS

giovedì, luglio 01, 2004

"L'artista" di Romagnoli presentato a New York

L'Istituto Italiano di Cultura di New York presenta il libro "L'artista" Ed. Feltrinelli 2004, dello scrittore italiano Gabriele Romagnoli

News ITALIA PRESS, 30 giugno 2004
New York - Oggi mercoledi 30 giugno presso l'Istituto Italiano di Cultura di New York viene presentato il libro "L'artista" Ed. Feltrinelli 2004, dello scrittore bolognese Gabriele Romagnoli.

Nel romanzo la storia della famiglia Gualandi scorre sullo sfondo dei grandi avvenimenti della storia italiana. Dalla mancata fucilazione del padre nel 1944, nell'appennino forlivese, alla scampata morte del figlio nella Bologna militarizzata del 1977. Una testimonianza di Remo Gualandi, il padre, consente al figlio di capire le dinamiche interne alla sua famiglia. Consente anche di interrogarsi sulla misteriosa figura di un uomo non ben identificato, l'artista. Mistero, fascino ed enigma avvolgono questo personaggio ambiguo e con una doppia natura. L'Artista si chiama Giovanni Raimondo Farné ed è presente in tutti i momenti cruciali della vita dei Gualandi e ad intervallo di anni entra in scena a ogni svolta drammatica. E lascia dietro sé una scia di leggenda.

Gabriele Romagnoli è nato nel 1960 e vive in Medio Oriente. Giornalista e scrittore, è stato inviato per due anni de "La Stampa" negli Stati Uniti e si è occupato della questione della pena di morte. È editorialista de "La Repubblica" e collabora con molte riviste e quotidiani. Ha scritto "Oggetti da smarrire"1994 Panini, "In tempo per il cielo" 1995 Mondadori, "Navi in bottiglia" 1995 Mondadori, "Videocronache" 1997 Mondadori, "Passeggeri" 1998 Garzanti, "Louisiana Blues" 2001 Feltrinelli. News ITALIA PRESS

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