martedì, novembre 30, 2004

Copenhagen scopre gli interni italiani

Un'iniziativa resa possibile grazie alla preziosa collaborazione con la Regione Piemonte, che nell'ambito delle tre serate inaugurali presenterà prodotti enogastronomici tipici piemontesi

News ITALIA PRESS, 30 novembre 2004
Copenhagen - "Interni Italiani", la rassegna progettata da Walter Vallini, in collaborazione con Edoardo Di Mauro, e dedicata alla promozione dell'arte e della creatività italiane, approda a Copenhagen. Dopo le tappe di Lisbona, Praga e Berlino, questa edizione - organizzata dall'Associazione Culturale Fusion Arts di Torino e realizzata in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura di Copenhagen - si presenta ampliata nell'estensione temporale, da dicembre 2004 a maggio 2005, e negli intenti programmatici.

Il concetto di "creatività allargata", implicito al progetto di "Interni Italiani", si estende oltre all'arte contemporanea e al design oggetto delle precedenti edizioni, alla sartoria d'autore, alla videoarte, all'enogastronomia, quest'ultima con degustazione di prodotti tipici piemontesi nell'ambito delle tre serate inaugurali.

La prima mostra, che si inaugura il 2 dicembre, è a cura di Walter Vallini e si intitola "Oggetti luminosi & dialoghi incrociati". Il motivo dell'allestimento è l'interpretazione, da parte degli artisti e dei designer presenti, del tema della luce, fisicamente presente ed empaticamente sentito nei Paesi nordici. Volendo rappresentare uno spaccato significativo di inizio millenio, vengono presentati autori diversi per curriculum, modalità espressiva e provenienza geografica . In particolare, saranno presentate le opere di Emiliano Cavalli Design & Craft workshop, Luciano Gaglio, Carlo Giuliano, Gumdesign, Ale Guzzetti, Raffaele Iannello, Lucifero, Simone Micheli, Vallini & Valente.

Nel giardino dell'Istituto sarà esposto un abito luminescente, originale installazione di Amleto Amelio e Walter Dang. Inoltre nell'ambito dell'esposizione verrà presentato il video di Gianluca Rosso "L'idea è sublime e lontana", ideale colonna sonora dell'evento. La manifestazione proseguirà ad aprile con la mostra "Il ritorno della sartoria d'autore" curato da Walter Dang, dedicato agli indipendenti della moda con collezioni ispirate all'arte, alla cultura e al teatro italiano. Una ricerca condotta per pezzi unici, esplorando le dimensioni del pret-à-porter e dell'alta moda.

Ultimo evento a maggio con la mostra di arte contemporanea italiana "Novarum" a cura di Edoardo Di Mauro. Viaggio attraverso le principali tendenze artistiche nate dopo la 'Trans-Avanguardia' negli ultimi 25 anni; la mostra avrà una speciale sessione dedicata alla video-arte.

lunedì, novembre 29, 2004

70 mq italiani per Vilnius

Amplia la sua sede l'Istituto Italiano di Cultura di Vilnius

News ITALIA PRESS, 29 novembre 2004
Vilnius - L'Istituto Italiano di Cultura di Vilnius inaugura l'ampliamento della sede con una nuova sala espositiva di 70 mq, una mediateca, due ulteriori aule e uffici più spaziosi e confortevoli. L'Istituto occupa attualmente l'intero primo piano del palazzo storico noto come 'Alumnatas', collocato nella medesima strada che costeggia da un lato l'edificio dell'Università di Vilnius e dall'altro il palazzo presidenziale nel centro storico della città.

L'edifico costruito nel 1622 fu inizialmente un seminario e successivamente venne utilizzato dall'Università. Le diverse aggiunte e i rifacimenti subiti nel corso dei secoli non hanno tuttavia modificato di molto la struttura originaria del palazzo e il cortile quadrangolare, ancora oggi circondato da arcate aperte su tre lati che si innalzano su tre piani.

Dal 10 gennaio 2000 è la sede dell'Istituto Italiano di Cultura e grazie all'acquisizione dei nuovi locali avrà un'estensione di ca.600 metri quadrati. In questa occasione, verrà presentata la mostra "L'edilizia laica del '900 a Bologna nelle immagini di Franco Franceschi" . Franco Franceschi è nato a Bologna e ha maturato le sue esperienze professionali, oltre che nella sua città, dove ha avuto uno studio attivissimo, a Milano e Parigi. Ora divide il suo tempo fra Bologna e lunghi periodi nella campagna toscana a ricaricarsi di energia. Ha pubblicato sulle principali testate e ha lavorato alle campagne stampa di aziende italiane leader del settore.

Da alcuni anni si dedica alla ricerca pura da cui ha tratto materiale per la mostra, che inaugura la Nuova Sala Espositiva dell'Istituto Italiano di Cultura di Vilnius, sul tema "linee architettoniche dell'edilizia laica del '900 a Bologna" e una Castellina in Chianti intitolata "Metropolis" sul cosiddetto 'popolo della notte'. Ha iniziato a fotografare professionalmente nel reportage sociale e di viaggio, per poi passare, alla fine degli anni Settanta, alla foto di moda e in particolare allo studio si soggetti femminili.

Le sue immagini fanno parte di collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero. La monografia sull'architettura laica bolognese ha ricevuto quest'anno un premio speciale dalla giuria di Orvieto Fotografia. Nel corso della serata, l'esemble di madrigalisti del coro 'Brevis' diretti da Gintautas Venislovas e Darius Stabinskas viola da gamba eseguiranno magrigali di compositori italiani del '500 e '600. E tra il 3 e l'8 dicembre, l'Istituto Italiano di Cultura - in collaborazione con il Cinema Lietuva di Vilnius - presenta 'La notte del cinema italiano' con il pluripremiato film di Marco Tullio Giordana 'La meglio gioventù'.

San Francisco: rassegna dedicata a Michelangelo Antonioni

San Francisco, 29 nov. (Adnkronos) - L'istituto Italiano di Cultura di San Francisco, in collaborazione con il Museo Michelangelo Antonioni di Ferrara e la Videoteca del dipartimento di Musica e Spettacolo dell'Università di Bologna, presenta "Composizioni /Scomposizioni: arte e cinema di Michelangelo Antonioni". Si tratta di una retrospettiva cinematografica dedicata al regista ed una mostra delle sue opere selezionate tra le "Montagne incantate". Il programma della manifestazione prevede, dal 3 dicembre al 7 gennaio 2005, "Arte e cinema di Michelangelo Antonioni"; dal 3 all'11 dicembre, retrospettiva cinematografica dedicata al regista ; dal 3 dicembre al 7 gennaio 2005, mostra "Montagne incantate".

"L'operazione delle Montagne incantate consiste tutta nell'ingrandimento. È l'ingrandimento che svela in dettaglio una materia invisibile nell'originale". Con queste parole Michelangelo Antonioni descrive il suo complesso progetto artistico che, analogamente a "Blowup", consiste nell'ingrandimento fotografico di matrici pittoriche di ridotte dimensioni. Rese pubbliche dalla Biennale di Venezia nel 1983, le "Montagne incantate" sono attualmente conservate presso il Museo "Michelangelo Antonioni" di Ferrara.

domenica, novembre 28, 2004

Italy lends restoration expertise to China's monuments

By Bruce Johnston in Rome

News telegraph, 27/11/2004
Italy has been chosen to spearhead the restoration of China's two greatest cultural treasures, the Great Wall and the Forbidden City.

Speaking on the sidelines of a conference in Rome, the fine arts minister Giuliano Urbani said that the restoration of sections of both monuments would be "handled and co-ordinated" by Italy's Central Restoration Institute. Large parts of the Great Wall - more than 2,000 miles long and said to be the only man-made structure visible from space - are understood to have fallen into serious disrepair.

Much the same applies to the Forbidden City, the sprawling imperial palace built during the Ming and Qing dynasties, which extends over 150 acres and contains 9,999 buildings. It is listed as a world heritage site by Unesco. Work is expected to begin in the Throne Room, which is said to be seriously distressed by damp.

Talks between Beijing and the Italians have apparently been in progress for two years.

The Italian institute, a respected state body founded in 1939, has recovered a wealth of treasures in Italy, a country that, according to Unesco, contains half of the world's art.

Among its more extraordinary successes was putting back together fragmented frescoes from the ceiling of the basilica of St Francis in Assisi. The frescoes had exploded into tens of thousands of pieces in the 1997 earthquake.

Thanks to the institute's highly regarded professional courses in Rome, courses for 68 restorers from China's 18 provinces have recently begun at the Chinese National Research Centre in Beijing, under the institute's supervision. Those Chinese restorers who will be working with Italian experts on the Great Wall and the Forbidden City are also being given separate specialist training.

The restoration of the monuments is to be discussed in detail next month during a visit to China by the Italy's president, Carlo Azeglio Ciampi.

The work should start to show results by 2007, the year before Beijing hosts the Olympic Games.

venerdì, novembre 26, 2004

Sydney: Giuliano Montagna presenta il suo libro

Sidney, 26 nov. (Adnkronos) - L'Istituto Italiano di Cultura di Sydney ospiterà giovedì 2 dicembre, sotto l'egida del Consolato Generale d'Italia di Sydney, l'Istituto Italiano di Cultura e la Società Dante Alighieri di Sydney, la presentazione in lingua italiana del libro di Giuliano Montagna "Mio padre Giovannino Guareschi. Dal Po all'Australia inseguendo un sogno".
Nato a Parma nel 1933, fino a che sua madre non sposa Arnaldo Montagna, Giuliano Montagna cresce tenendo nascosto a tutti di essere figlio naturale del celebre scrittore e giornalista Giovannino Guareschi. Per realizzare il sogno della sua vita, quello di diventare un giornalista come suo padre, Montagna abbandona gli studi commerciali e lascia la patria per recarsi ad Adelaide, e in seguito a Sydney, dove diventerà direttore del quotidiano "La Fiamma".
La notizia inaspettata della morte del padre, nel 1968, lo spinge a rivelare la vera identità del genitore. Nel 2002 decide di tornare definitivamente a Parma e nel 2004 pubblica "Mio padre Giovannino Guareschi", che gli vale il Primo Premio Mario Soldati per la sezione Giornalismo e Critica, ricevuto il 23 ottobre 2004 a Torino. Nel suo libro Montagna racconta il suo personale dramma, quello di un figlio mai ufficialmente riconosciuto dal padre naturale, della sua tensione nello scoprire e conoscere il proprio genitore, attraverso i suoi scritti, le vignette e i ritagli di giornale che parlano di lui. A queste vicende personali fanno da sfondo le "due patrie" dell'autore: l'Emilia Romagna e la lontana Australia.

Grenoble: si presenta nuova versione de "La bottega del caffè"

Grenoble, 26 nov. (Adnkronos) - Saranno due capolavori di Goldoni i protagonisti dei prossimi eventi organizzati dall'Istituto Italiano di Cultura a Grenoble: il primo dicembre, alle ore 18.30, Gérard Luciani presenterà una nuova versione bilingue della commedia "La bottega del caffè", edito dalla famosa casa editrice francese Gallimard, e introdurrà "La Locandiera", che sarà poi rappresentata il 9 dicembre.
Sebbene queste due commedie rappresentino personaggi tratti dalla media borghesia veneziana e benché siano vicine nel tempo, "La bottega del caffè" è stata scritta nel 1750, "La Locandiera" nel 1752, hanno solo un tratto in comune. Entrambi sono, infatti, fedeli al loro titolo: "La bottega del caffè" si concentra intorno ad uno dei locali più di moda, in quei tempi, in Italia. "La Locandiera" presenta Mirandolina, proprietaria di una pensione di famiglia, giovane donna indipendente in una società dominata dal sesso maschile.

giovedì, novembre 25, 2004

A Copenaghen il cinema italiano di oggi

La rassegna si apre il 3 dicembre con "Il Ballo a Tre passi" di Salvatore Mereu

News ITALIA PRESS, 25 novembre 2004
Copenaghen - Aprirà nei prossimi giorni in Danimarca l'occasione per verificare le capacità di sette autori italiani, sia giovani che già affermati, con sette film che verranno proiettatti fra il 3 e il 12 dicembre alla Cineteca di Copenaghen. Questa rassegna, realizzata dall'Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen, in collaborazione con l'Associazione Made in Italy e la Cineteca Nazionale danese, offre una piccola ma selettiva selezione di film che rispecchiano le caratteristiche del cinema italiano di oggi: ci sono film che seguono la tradizione della commedia all'italiana o del cinema di protesta, e ci sono film innovatori nella forma e nel linguaggio, ma sempre con l'intento di portare lo spettatote alla riflessione sulla vita nella società contemporanea.

La rassegna si apre il 3 dicembre con "Il Ballo a Tre passi" di Salvatore Mereu, suddiviso in quattro episodi in cui le stagioni della vita scorrono con il fluire del tempo, fra i paesaggi poco conosciuti, all'interno della Sardegna. Segue "Il Posto dell'Anima" (2002) di Riccardo Milani, dove la chiusura di una multinazionale e il licenziamento di tutti gli operai sconvolge il paese vicino. Alle lotte che ne conseguono si intrecciano le vicende personali e familiari .

"La Rivincita di Natale" (2003) di Pupi Avati narra invece di una partita a pocker giocata da un gruppo di amici che si incontrano dopo 17 anni. Il tempo ne ha cambiato l'aspetto fisico ma non la voglia di rivalsa che avevano vissuto anni prima, in un'altra terribile partita una notte di Natale. "L'amore ritorna" (2003), di Sergio Rubini, parla di un attore quarantenne molto affermato che una grave malattia costringe a una lunga degenza in ospedale. E' un'occasione per riscoprire parti di sé e degli altri che la sua vanità gli aveva fatto trascurare.

"La Spettatrice" (2003), di Paolo Franchi, racconta la storia di Valeria, una ragazza giovane e solitaria che, affascinata da Massimo, il suo vicino di casa, decide di cambiare città e lavoro pur di seguirlo. Lì incontra una donna più matura, Flavia, che è la compagna di Massimo, e una serie di eventi portano i tre su una nuova strada. "Da Zero a Dieci" (2002), di Luciano Ligabue, narra di quattro amici che decidono di organizzare un incontro a Rimini con quattro ragazze con cui avevano trascorso un weekend vent'anni prima. Trascorreranno insieme tre giorni divertendosi, ma anche provando emozioni, suscitando confessioni e ricordi.

"A Luci Spente" (2004), di Maurizio Ponzi, si svolge nel 1943, durante il fascismo, nel corso delle riprese di un film, "Redenzione", prodotto con il sostegno del Vaticano. L'attrice protagonista accetta la parte che le viene proposta perché il regista è un antifascista. Nel corso delle riprese si assiste alle vicende dei componenti del cast, al loro essere o non essre legati al fascismo.

mercoledì, novembre 24, 2004

Italiano: nasce osservatorio su diffusione lingua all'estero

Siena, 24 nov. - (Adnkronos) - Un osservatorio sulla diffusione della cultura italiana all'estero nel futuro dell'Università per Stranieri di Siena, con l'auspicabile concorso di tutte le istituzioni interessate. E' quanto sostenuto dalla professoressa Lucia Strappini dell'Università per Stranieri di Siena nel corso della conferenza stampa di presentazione del primo Convegno Internazionale di Studi L'Italianistica in America Latina, in calendario da domani fino al sabato al Santa Maria della Scala.

''Al momento non esiste una stima aggiornata dei libri italiani più tradotti all'estero, né dei film o delle rappresentazioni teatrali italiane più conosciute - ha dichiarato Lucia Strappini - le ricerche condotte finora in questo campo non ci dicono abbastanza''. In cantiere, c'è dunque, un progetto ambizioso che punta alla produzione di una documentazione accurata e puntuale sulla presenza e diffusione della cultura italiana in tutti i suoi aspetti.

Con il convegno, che sara' inaugurato domani a Siena, si comincia a discutere dell'America Latina, per poi proseguire con il monitoraggio di altre aree geografiche. In particolare verranno mostrati i dati relativi all'indagine condotta sull'Argentina dal Centro di Eccellenza della Ricerca Osservatorio permanente dell'italiano diffuso fra stranieri e delle lingue immigrate in Italia della stessa Università, unico in Italia specializzato in materie linguistiche e realizzata da Alejandro Patàt, docente di Letteratura Italiana presso l'Universita' di Buenos Aires, che ha precisato ''quello che stupisce è il dato sulle motivazioni. Gran parte degli studenti d'italiano che ho intervistato, spera di lavorare con ditte italiane''.

Sono dunque cambiate nel tempo le ragioni che spingono gli studenti all'estero ad imparare la nostra lingua. Se in passato era principalmente l'origine italiana di molte famiglie argentine a condizionare la scelta della seconda lingua, oggi è l'investimento professionale a fare da traino. Al convegno parteciperanno fra gli altri Alfonso Berardinelli e Tullio De Mauro.

In Piazza Duomo sarà inoltre esposta l'unità mobile di ricerca dell'Osservatorio permanente dell'italiano diffuso fra stranieri e delle lingue immigrate in Italia, unico esemplare in Italia. Il camper che grazie ad una tecnologia molto sofisticata registra il parlato, è stato recentemente impiegato per una ricerca sulla presenza di insegne in lingua in uno dei quartieri più multietnici di Roma, l'Esquilino.

Il convegno è organizzato dall'Università per Stranieri di Siena con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, dell'Istruzione, Università e Ricerca, degli Italiani nel Mondo e dei Beni e Attività Culturali. Ed è realizzata con la collaborazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, Comune di Siena e Istituto Italo-Latinoamericano.

martedì, novembre 23, 2004

Italiano: in Argentina è la seconda lingua più studiata

Siena, 23 nov. - (Adnkronos) - L'italiano in Argentina è la seconda lingua più studiata. A sostenerlo è un'indagine condotta dal Centro di Eccellenza della Ricerca Osservatorio permanente dell'italiano diffuso fra stranieri e delle lingue immigrate in Italia dell'Università per Stranieri di Siena e realizzata da Alejandro Patát, docente di letteratura italiana presso l'Universita' di Buenos Aires. I risultati della ricerca, pubblicata con il titolo ''L'italiano in Argentina'', saranno presentati per la prima volta a Siena da giovedi' 25 a sabato 27 novembre al primo Convegno Internazionale di Studi su L'Italianistica in America Latina.

L'iniziativa, gode del patrocinio dei quattro ministeri degli Affari Esteri, dell'Istruzione, Università e Ricerca, degli Italiani nel Mondo e dei Beni e Attività Culturali. E' realizzata con la collaborazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, Comune di Siena e Istituto Italo-Latinoamericano. Dal quarto posto nel mondo, in America Latina la nostra lingua conquista il podio, diventando le seconda lingua più studiata in Argentina.

Qui sono, infatti, 4.510 i corsi di italiano attivati per un totale di 77.533 studenti, contro i 41.719 degli Istituti Italiani di Cultura di tutto il mondo, censiti da Italiano 2000. L'eccezionalità del caso argentino è dimostrata dai dati sulle propensioni. Se come prima lingua l'inglese si conferma al primo posto, come seconda lingua l'italiano si assicura l'80% delle preferenze.

I corsi di lingua italiana così distribuiti tra la popolazione - rivolti a 12.016 bambini, 30.238 adolescenti e 29.462 adulti - si confermano come l'attività fondamentale di tutte le agenzie formative al vaglio dell'indagine. Scuole, associazioni, Istituti di Cultura Italiana nel Mondo e Comitati della Dante Alighieri escluse le Università.

Sorprende il dato relativo agli studenti con meno di 18 anni che risultano essere il 53% degli iscritti ai corsi. Il dato circa le nuove generazioni, anche se da considerare alla luce della ripresa obbligatorietà dello studio dell'italiano nelle scuole argentine dal 1985, è, infatti, estremamente confortante ed in aumento. Ciò evidentemente non toglie peso ai corsi per adulti che continuano a rappresentare il 47% del totale. In questi casi, però, cresce la domanda di specializzazione: più corsi d'italiano settoriale, di grammatica e traduzione, di preparazione alla certificazione e di conversazione a scapito dell'italiano generale.

Accanto ai corsi di lingua figurano i corsi di cultura italiana, tra i patrimoni più importanti dell'insegnamento dell'italiano in Argentina. Basta pensare che il 7% degli allievi termina il proprio
percorso formativo con un quadriennio dedicato interamente alla cultura. Il caso argentino è solo uno dei tanti che saranno oggetto di riflessione durante il convegno senese, al quale prenderanno parte professori, traduttori, critici, scrittori italiani, brasiliani, messicani e cubani.

Numerosi gli interventi programmati, tutti tesi a tracciare un quadro complessivo dello ''stato di salute'' della nostra lingua nei paesi dell'America Latina. Nella mattinata della giornata inaugurale di giovedì 25 novembre, Tullio De Mauro (Università ''La Sapienza'' di Roma) interverrà su ''Lo spazio linguistico nell'Italia contemporanea'', Riccardo Campa (Università per Stranieri di Siena, Istituto Italo-Latinoamericano) su ''Profilo storico della cultura italiana'' e Hugo Beccacece (direttore del supplemento culturale di ''La Nación'') su ''Presenza della cultura italiana sui giornali e le riviste italiane''. Nelle successive sessioni del convegno sono previsti complessivamente oltre 40 relatori.

domenica, novembre 21, 2004

Fini, primo giorno di lavoro alla Farnesina

AGLI ESTERI
Abito blu e cravatta, giro tra gli uffici e incontri. Massolo sarà il suo capo di gabinetto
di Maurizio Caprara


Corriere della Sera, 21 novembre 2004
ROMA - I suoi collaboratori evitano di specificare se è stato per scaramanzia, ma come suo primo giorno di scuola da ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha scelto il sabato, invece del venerdì nel quale chi è superstizioso «non comincia l’opra e l’arte». Ieri, alle 9.30, il vicepresidente del Consiglio e presidente di Alleanza nazionale si è presentato nello scatolone di marmo bianco del Foro Italico che è la sede il ministero. Abito blu con cravatta, al posto del giubbotto con camicia dal colletto sbottonato che qualche sabato fa indossava al congresso degli italiani espulsi dalla Libia nel 1970. Sotto le tele del Vanvitelli con paesaggi di campagna del nuovo ufficio, il primo colloquio di Fini è stato con Umberto Vattani, il segretario generale della Farnesina. Un quarto d’ora. Il secondo con il capo di gabinetto uscente, Cesare Ragaglini. Un quarto d’ora. Il terzo con il capo di gabinetto entrante, Giampiero Massolo. Venti minuti. Un altro con il capo ufficio stampa, Pasquale Terracciano, confermato nella carica.
La Farnesina non è un luogo arcano quanto il Cremlino in era sovietica, ma i piccoli segnali della prima giornata del nuovo ministro forniscono elementi su come potrebbe essere la gestione successiva a quella di Franco Frattini. Domani, salvo imprevisti, Vattani non sarà al fianco di Fini quando il suo esordio ufficiale da capo della diplomazia avverrà all’estero con un tour de force che lo porterà di mattina a Bruxelles, al Consiglio affari generali dell’Unione europea, e di sera a Sharm el Sheik, alla conferenza sul’Iraq. Nessuna legge impone la presenza del segretario generale, ma avendo rappresentato il Paese all’Ue ed essendo il coordinatore della realizzazione della politica estera italiana, Vattani poteva esserci. A quanto risultava ieri, non partirà.
La nomina di Massolo nel ruolo di «uomo-filtro» che prepara incontri internazionali e ha la regia dei rapporti con i vari uffici è un altro segno del messaggio che Fini intende dare. Finora direttore generale degli Affari politici del ministero, 50 anni, misurato, paziente, ma non «farnesauro», Massolo è un uomo delle istituzioni, benvisto tra i colleghi senza essere alla testa di una cordata. A Palazzo Chigi è stato consigliere diplomatico aggiunto di Ciampi e capo della segreteria di Berlusconi. Al ministero, capo ufficio stampa di Dini e vicesegretario generale.
E’ come se Fini avesse detto: ciascuno al suo posto, il segretario generale stia nella casa madre, il primo che promuovo è un giovane (a 50 anni, alla Farnesina, si è ragazzi) non schierato. Io faccio il ministro, non cerco supplenze o tutele. Se cambio, è nella tradizione.
Naturalmente, era la giornata di ieri. Il futuro dirà se l’approccio verrà confermato. Nel palazzo che, come ricorda con malizia Francesco Cossiga, fu ideato per essere sede del Partito nazionale fascista, la Cgil ha appena vinto le elezioni per la rappresentanza del personale non diplomatico. Fini si è limitato a esplorare il primo piano. Per due ore, i direttori generali per Integrazione europea, Ferdinando Nelli Feroci, e Medio Oriente, Riccardo Sessa, gli hanno esposto i temi in esame a Bruxelles e in Egitto. Entrato al ministero con una valigetta, è uscito con due. Dentro, i dossier sulle riunioni di domani da studiare oggi. Per il debutto, aveva con sé il portavoce Salvatore Sottile (resta a Palazzo Chigi, ma con una stanza alla Farnesina) e Francesco Proietti Cosimi, capo segreteria particolare. Paolo Napolitano guiderà l’ufficio legislativo. Le altre nomine, più avanti.

sabato, novembre 20, 2004

Profondo Nord – La lingua italiana viaggia nel mondo

di Luigi G. De Anna

Il Secolo d’Italia, 20 novembre 2004
Sto mettendo in ordine gli appunti e le note relative alla settimana della lingua italiana, che si celebra in tutto il mondo nella seconda metà di ottobre oramai da qualche anno. Si tratta di un'ottima iniziativa, propagandata dalla direzione generale delle relazioni culturali del ministero degli esteri per diffondere la lingua italiana all'estero. Devo confessare che, come tutti coloro i quali hanno professionalmente a che fare con la cultura, ho sempre nutrito una certa diffidenza nei confronti della burocrazia ministeriale. Non sempre giustificata, devo ammettere. Infatti, nonostante ogni ministero abbia dovuto stringere la cinghia, l'opera di diffusione della cultura italiana all'estero ha subito in misura non drammatica dei tagli imposti ai bilanci. La filosofia, finalmente, è quella giusta: investire nel campo della cultura vuol dire promuovere non solo la medesima, ma anche altre attività molto importanti.
Vi farò un esempio, che ogni diplomatico che ha lavorato presso la legazione italiana di Helsinki potrà confermare: quando la politica estera si fa spinosa, citerò il caso del famoso prosciutto di Parma opposto dal nostro primo ministro alla renna marinata finlandese per giustificare la scelta di Parma come sede dell'importante agenzia alimentare dell'Unione europea, il colloquio diventa, tra i politici, più difficile. Ebbene, se uno di questi politici conosce la lingua italiana, tutto diviene più semplice. E non perché i nostri diplomatici che devono trattare con i politici locali non sappiano l'inglese, ma perché la conoscenza dell'italiano, lingua comunque non di grande comunicazione, comporta l'interesse, anzi, spesso l'amore nei confronti del nostro paese. Non è un mistero, e Pietro Lonardo, validissimo ambasciatore d'Italia in Finlandia all'epoca della vexata quaestio politico-alimentare lo potrà confermare, che i rapporti italo-finlandesi, giunti al colore rosso per via del prosciutto e della renna, non arrivarono al punto di rottura proprio per questa simpatia di base che alcuni importanti uomini politici finlandesi nutrono nei confronti del nostro paese, una simpatia che passa, molto spesso, attraverso proprio la conoscenza e lo studio della nostra lingua. Citerò il caso dell'ex presidente dei parlamento finlandese, Riitta Uosukainen, che gentilmente risponde alle mie lettere in italiano, non vergognandosi affatto degli eventuali errori di congiuntivo, oppure l'ex primo ministro Paavo Lipponen, il quale in un'intervista si gloriò di avere addirittura antenati italiani (secondo una ricerca genealogica discenderebbe dal re ed imperatore Berengario, albero molto fronzuto il suo, evidentemente). Citerò ancora l'ex ministro Jari Vilén, ma ce ne sarebbero molti altri.
In altre parole: diffondere la lingua italiana vuoi dire non soltanto diffondere la nostra cultura, ma anche allargare le sfere della simpatia istintiva (e duratura) nei nostri confronti. E solo Dio sa quanto questo sia utile di questi tempi, quando l'Italia soffre all'estero di una serie piuttosto nutrita di pregiudizi dovuti alle campagne fatte contro Berlusconi. Questo andare insieme della lingua e della simpatia che essa suscita per il paese dove si parla è privilegio delle lingue ingiustamente definite "minori": Le maggiori vanno imparate per ragioni pratiche e nessuno si sognerà di sentire particolare simpatia per Inghilterra o America per il solo fatto di parlarne la lingua. Ma chi conosce l'italiano in Finlandia, o il finlandese in Italia (pare che tra i nostri politici Giovanni Malagodi lo parlasse) proprio per aver dedicato tempo e passione all'apprendimento di uno strumento non proprio di prima necessità, guarderà con particolare simpatia anche al popolo che la parla, comprerà i suoi prodotti, viaggerà come turista, si farà insomma propagatore di un messaggio positivo nei confronti di quel paese di cui, magari con una certa fatica, ha appreso la lingua. Ecco perché è utile investire nella lingua italiana. Ecco perché, intelligentemente, il ministero degli Esteri sta puntando sul fatto che l'opera di propaganda riguardante l'italiano deve diventare fatto globale, in un'epoca di globalizzazione. La settimana della lingua italiana diviene quindi veicolo prezioso di quest'opera di propaganda. E gli effetti si vedono proprio qui da me in Finlandia, dove molti studiano la nostra lingua. Soprattutto colpisce l'invasione delle parole italiane nel campo dei brand cioè dei nomi di marchi commerciali. Non solo ai prodotti gastronomici, di abbigliamento, di arredamento vengono dati nomi italiani, ma anche moltissimi esercizi pubblici qui hanno nomi italiani.
Nella mia città abbiamo un negozio di abbigliamento "Donna", un barbiere "Capelli" e naturalmente un ristorante "Taverna romana". Oramai non ci sono più limiti alla conquista italiana del mercato lessicale. Vicino casa mia c'è un negozio che si chiama "Bella Cosa". E un pornoshop. Da noi avremmo usato un'espressione più cruda. Ma i finlandesi sono, notoriamente, persone delicate.

Nasce l’Europa unita. Dei giornali

L’iniziativa dell’Osservatorio: i quotidiani italiani entrano nelle scuole estere
di Andrea Garibaldi


Corriere della Sera, 20 novembre 2004
ROMA - Dal prossimo gennaio i giornali quotidiani entrano in 40 Istituti italiani di cultura, scuole italiane, scuole internazionali con sezione italiana in Gran Bretagna, Francia, Spagna e Germania. Quali giornali? Il Corriere della Sera, innanzitutto, e il Sole 24 ore e il Quotidiano Nazionale, vale a dire il più autorevole quotidiano italiano, il più diffuso quotidiano economico europeo e un importante testata di cronaca e politica interregionale. Poi, in ciascun paese si aggiungerà un grande giornale, El Mundo in Spagna, Le Monde in Francia, Frankfurter Allgemeine in Germania, The Times in Gran Bretagna. L'iniziativa è dell'«Osservatorio permanente giovani-editori», che da cinque anni porta nelle scuole italiane i quotidiani. Stavolta, con la collaborazione del ministero degli Esteri. Ieri mattina nella sede della Stampa estera, in via dell'Umiltà a Roma, accanto ad Andrea Ceccherini, presidente e animatore dell'Osservatorio, c'era Franco Frattini, ministro degli Esteri fino a giovedì, vice presidente della Commissione europea da ieri. Frattini ha seguito e promosso il progetto dei quotidiani nelle scuole in Europa come titolare della Farnesina e ha assicurato che nel suo nuovo incarico darà ancora maggiori incentivi. «Sono i giovani - ha detto - la base della crescita di una coscienza europea. E la crescita di una coscienza europea passa attraverso la cultura e la buona informazione».
Cosa portano con sé i quotidiani nelle scuole? Innanzitutto tengono legata la scuola alla realtà del mondo. E c’è un effetto positivo anche per i quotidiani. «Negli ultimi dieci anni - ha detto Andrea Ceccherini - in Europa i giornali hanno perso il dieci per cento dei giovani lettori. Noi vogliamo effettuare il riavvicinamento. Allo stesso tempo, poiché l’Osservatorio tiene sotto controllo gli effetti dell’inserimento del quotidiano in classe, segnaleremo come i quotidiani possono andare meglio incontro agli interessi dei giovani».
L’altro aspetto è il contributo che la frequentazione tra studenti e giornali può dare all’integrazione europea. «Oggi - ha detto Ceccherini - stiamo parlando di un progetto pilota. Ma l’obiettivo più grande è l’allargamento a tutti i paesi della comunità. Venticinque quotidiani dei venticinque paesi dell’Unione nelle scuole e negli Istituti di cultura di tutta Europa». E Frattini si è impegnato a convincere gli altri commissari e i governi dell’importanza di questa operazione. «L’Unione Europea - ha detto Ceccherini - non si esaurisce nell’arida politica della moneta. A questo punto bisogna formare gli Europei».
I risultati del progetto pilota, preparato con Anna Blefari, direttore, alla Farnesina, per la promozione e la cooperazione culturale all’estero, saranno esaminati a maggio nel corso del convegno «Crescere tra le righe», che viene organizzato ogni anno dall’Osservatorio a Bagnaia, presso Siena. L’Osservatorio giovani-editori è nato nel 2000 a partire da un dato: negli ultimi venti anni in Italia i giornali hanno perso oltre un milione di lettori. Così, da allora, in oltre 38 mila classi di istituti superiori i docenti dedicano un’ora di lezione alla settimana alla lettura del Corriere, di un quotidiano regionale e, nelle ultime classi, del Sole . I giornali portano a scuola l’attualità e gli studenti chiedono ai giornali come vorrebbero che fossero, permettono agli editori e ai giornalisti di mantenere un contatto importante con il futuro.

Parla italiano e capirai il mondo, il via da Bruxelles

Una ricerca dell’Istituto di cultura in Belgio per verificare le possibilità di diffusione della lingua. E potenziarne l’uso internazionale
DAL NOSTRO INVIATO Ottavio Rossani

Corriere della Sera, 20 novembre 2004
BRUXELLES - Che ne sarà della lingua italiana in Europa? Quale strategia dovrà essere adottata nei prossimi anni per facilitare la sua diffusione? Bruxelles è un centro d'osservazione importante, perché grazie alla presenza di istituzioni internazionali ed europee, uffici commerciali, filiali di industrie e multinazionali, presenta un panorama variegato di possibili utenti della lingua italiana nei vari settori in cui il Paese eccelle, come il design, l'archeologia, le arti visive, la moda, eccetera.
L'Istituto italiano di cultura, da circa un anno diretto da Pia Luisa Bianco, si è dato un tempo abbastanza lungo per verificare l'esistente e per programmare interventi, con l'obbiettivo di far aumentare l'apprendimento della lingua in Europa. Per questo motivo l'Istituto ha incaricato la società di ricerche demoscopiche Optem di eseguire un'indagine a tappeto in Europa, dopo le 80 manifestazioni d’ottobre sulla «Lingua italiana nel mondo». Il progetto è sostenuto dal ministero degli Esteri, dalla Fondazione Corriere della Sera, dall'Istituto dell' Enciclopedia italiana, dall'Accademia Belgica e dalle università di Anversa e di Lovanio.
«La città di Bruxelles - dice Pia Luisa Bianco - pullula di atelier di designer italiani, di filiali di aziende produttrici, di centri culturali e istituzioni politiche, di professionisti italiani a capo di uffici commerciali e di manager di multinazionali che parlano italiano. A metà del prossimo anno disporremo del risultato della ricerca, e già nel dicembre successivo potremo partire con i primi interventi strategici. Ma ci siamo dati un tempo lungo, cioè fino al 2010, per verificare eventuali modifiche e adattare le strategie successive».
«Alla base del progetto c'è la convinzione che si debba ribaltare il metodo applicato da altri Paesi come Gran Bretagna, Francia o Spagna - aggiunge Pia Luisa Bianco -. Dobbiamo offrire cioè occasioni culturali, dimostrazioni di ciò che produce l'Italia in ogni settore, che diventano anche fenomeni culturali, e "costringere" chi è interessato ai prodotti culturali italiani ad apprendere la nostra lingua per capirli al meglio. Solo un esempio: il 23 prossimo presenteremo l'evento "Poeti, guerrieri e vini italiani", in cui la lettura di ventidue poeti e scrittori da Catullo ad oggi accompagnerà la degustazione di ventidue famosi vini italiani».
Il progetto è stato presentato nella sede dell'Istituto (rue de Livourne 38), con la partecipazione di alcuni tra gli italianisti europei più autorevoli, come Serge Vanvolsem (università di Lovanio), Dieter Vermandere (università di Anversa), Nathalie Baidak, Walter Geerts (Anversa).
«Le lingue inglese e spagnola, che ogni anno acquisiscono novità linguistiche dai Paesi anglofoni e ispanici - ha detto Vanvolsem - si diffondono e sono sempre più vive e dinamiche. Il francese, che si irrigidisce nella purezza della tradizione, lentamente invecchia. Questo ci deve far riflettere sulle strategie da adottare per diffondere l'italiano. Il ministero degli Esteri ha accreditato circa 400 testate giornalistiche nel mondo: una qualche funzione linguistica la svolgeranno o no?».
«Oggi l'inglese è la lingua globale, che permette a tutti i popoli di capirsi, e sempre più lo sarà - afferma Sergio Romano, membro del comitato scientifico con ingegneri, imprenditori, storici, economisti, artisti, oltre che linguisti e letterati -. Ogni Paese dovrà prevedere due lingue obbligatorie: quella locale e l'inglese, senza sperare di capovolgere i rapporti. Si deve fare uno sforzo per diffondere l'italiano, ma non si pensi che possa sostituirsi all'inglese».

Scusi, Lei parla italiano?

Promosso dall'Istituto Italiano di cultura di Bruxelles, è stato presentato il progetto L'italiano in Europa 2000-2010, un'analisi qualitativa sull'impiego effettivo della lingua italiana nel cuore del continente


News ITALIA PRESS, 19 novembre 2004
Bruxelles – Presentato oggi presso l'Istituto Italiano di cultura di Bruxelles, il progetto di ricerca L'italiano in Europa 2000-2010 intende porsi come uno studio inedito dell'uso della lingua italiana in Belgio. Realizzato in collaborazione con la Fondazione Corriera della Sera, l'Istituto della Enciclopedia italiana, l'Academia belgica e le cattedre di italiano delle Università di Anversa, Lovanio e Lovanio Nuova, l'Italiano in Europa 2000-2010 si configura come un'indagine demoscopica incentrata sull'utilizzo dell'italiano in quattro specifici settori: il comparto economico, commerciale e finanziario, quello delle istituzioni internazionali, il settore culturale e quello dell'insegnamento.

"Lo studio spiega Donatella Cannova che per l'Istituto Italiano di cultura di Bruxelles è coordinatrice del progetto - si pone essenzialmente come un'indagine di natura qualitativa, laddove le precedenti analisi in materia hanno avuto una dinamica quantitativa". I più recenti studi relativi alla diffusione delle lingue europee attribuiscono all'italiano un ruolo marginale. Obiettivo del progetto di studio promosso dall'Istituto Italiano di cultura è dimostrare invece come Bruxelles, epicentro multilingue e sede di tutte le rappresentanze nazionali e multinazionali che a vario titolo dialogano con il mercato e le istituzioni europee, costituisca invece una realtà in cui la presenza dell'italiano è più importante di quanto non appaia dalle indagini territoriali condotte a livello di analisi comunitarie.

"In sostanza – prosegue la Cannova – lo scopo dell'indagine, che verrà commissionata ad una società specializzata in indagini demoscopiche, è quello di disegnare delle piste strategiche di diffusione della lingua che rispondano alle reali esigenze di un pubblico specifico, che non è solo, come erroneamente si è portati a pensare, quello degli accademici e degli studenti di lingua, ma che comprende un panorama assai più vasto di persone che per ragioni professionali o altro tipo di relazioni, è in contatto con la lingua italiana".

In effetti se molti studi testimoniano come a livello continentale, e non solo, l'insegnamento dell'italiano è cresciuto, non esiste ancora alcuna indagine tesa a specificare come parallelamente sia cresciuto anche l'uso concreto della lingua negli scambi commerciali e culturali. In questo senso Bruxelles, e più in generale il Belgio, rappresentano un osservatorio privilegiato per misurare il rapporto tra la presenza economica e culturale dell'Italia e la diffusione dell'italiano in Europa, in virtù delle straordinarie combinazioni linguistiche che, per la presenza delle istituzioni governative europee, quotidianamente si realizzano.

L'indagine verrà condotta avvalendosi di un questionario al quale verranno sottoposte circa 50 individui che ogni giorno si trovano ad utilizzare l'italiano o comunque ad avere contatti con persone che parlano l'italiano; individui che appartengono ai quattro settori individuati preventivamente. "Il dato che a mio avviso è opportuno sottolineare – argomenta Dieter Vermandere, docente di lingua italiana presso l'Università di Anversa e membro del Comitato di direzione del progetto - è soprattutto la composizione del Comitato scientifico del quale fanno parte, oltre a docenti e linguisti, anche personalità del mondo economico, di quello giuridico e di quello istituzionale".

I dati che verranno raccolti da gennaio a giugno del prossimo anno, saranno quindi valutati ed elaborati dello stesso Comitato scientifico, per essere disponibili presumibilmente a partire da ottobre 2005. Il quadro che ne verrà fuori dovrebbe quindi costituire una sorta di mappa che permetterà di studiare specifiche strategie di promozione dell'italiano nei vari settori coinvolti.

Ma chi usa l'italiano oggi in Belgio? "A livello accademico – spiega Vermandere parlando della sua esperienza personale – un cambiamento significativo si è avuto con la recente riforma universitaria che, rispetto a quanto avveniva in passato consente di combinare, nel proprio piano di studi, le lingue di ceppo romanico con quelle di ascendenza germanica. In precedenza ciò non era possibile e l'italiano, così come lo spagnolo, pagava l'accostamento al francese, da sempre riconosciuta come prima lingua". Il problema principale secondo il docente di lingua italiana all'Università di Anversa rimane però quello della percezione che della lingua italiana esiste in Belgio.

"Se su scala europea l'italiano rappresenta la quarta o la quinta lingua per numero di parlanti – ricorda infatti Vermandere – è necessario sottolineare come, per il Belgio, l'Italia rappresenti un partner commerciale più importante della Gran Bretagna o degli Stati Uniti. Eppure gli studenti che si accostano allo studio della lingua italiana lo fanno ancora principalmente per amore del patrimonio storico e culturale del Paese, e non perchè la percepiscano invece come uno strumento utile anche a livello professionale".

Piuttosto scettico sull'effettivo impiego dell'italiano nelle dinamiche di tutti i giorni appare invece Irnerio Seminatore, che nella capitale belga coordina la direzione scientifica e la gestione delle risorse umane dello IEPRI (Institut Europèen de Prospectives et Relations Internationales). "Quello che mi sembra constatare – racconta infatti Seminatore – è il progressivo avanzamento dell'inglese nei territori un tempo d'elezione per il francese. Di conseguenza non saprei dire chi oggi in Belgio utilizzi effettivamente l'italiano.E' vero – conclude il dirigente dell'IEPRI – che gli scambi commerciali tra il Belgio e l'Italia sono intensi, ma al di là di quella che può essere l'attività degli importatori di prodotti agroalimentari, credo che le grandi aziende italiane che operano in Belgio comunichino quasi esclusivamente in inglese ".

Una nota infine merita di essere spesa per i numerosi italiani, circa 180 mila, che risiedono nel Paese. "Paradossalmente – illustra la situazione Ditmar Vermandere – è proprio nei territori valloni e francofoni del sud, dove più intensa è stata l'emigrazione italiana, che si registra una progressiva evanescenza nell'uso dell'italiano". News ITALIA PRESS

venerdì, novembre 19, 2004

L’italiano in Europa: progetto sulla diffusione della lingua

LO STUDIO

Corriere della Sera, 19 novembre 2004
Una ricerca per conoscere la diffusione dell’italiano in Belgio, il Paese che ospita le grandi istituzioni dell’Unione. L’iniziativa che verrà presentata oggi, condotta dall’Istituto di Cultura diretto da Pialuisa Bianco, in collaborazione con la «Fondazione Corriere della Sera», vuole misurare il rapporto tra la presenza economico-culturale dell’Italia e la diffusione della nostra lingua in Europa .

I riferimenti del Segnalibro: L’Italia ha inventato tre quarti del linguaggio occidentale. Ora deve raccoglierne i frutti di Pialuisa Bianco, Corriere della Sera, 3 febbraio 2004

"L'ITALIANO IN EUROPA. 2000-2010": L’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI BRUXELLES PROMUOVE UNA RICERCA SULLA DIFFUSIONE DELLA LINGUA ITALIANA

BRUXELLES\ aise\18 novembre 2004 - "L'italiano in Europa. 2000-2010" è il progetto di ricerca che sarà presentato domani, 20 novembre, all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles.
In collaborazione con la Fondazione Corriere della Sera, l’Istituto della Enciclopedia Italiana, l’Academia Belgica e le cattedre di italiano delle Università di Anversa, Lovanio e Lovanio Nuova, l’IIC ha promosso un’indagine che, per la prima volta con un metodo scientifico, punterà a scoprire la diffusione e l’uso che si fa dell’italiano.
Dagli studi effettuati nell’ultimo decennio, la posizione della nostra lingua risultava del tutto marginale. Ora vi sono dei risultati che indicano un incremento dell’insegnamento dell’italiano, ma non ce ne sono altre che ne confermino l’accresciuto utilizzo.
Si vuole dunque procedere ad una ricerca sfruttando l’eccezionali peculiarità di Bruxelles, un epicentro multilingue, sede di tutte le rappresentanze nazionali e multinazionali che interloquiscono a vario titolo con il mercato e le istituzioni europee. In questa città, infatti, si muove ed opera una sfaccettata élite internazionale che ha bisogno di utilizzare l'italiano come chiave di accesso a specifici settori culturali e produttivi (design, architettura, restauro e conservazione di beni culturali, musica e teatro lirico ecc) oltre quelli ovvi (diplomatici, militari, bancari ecc).
Dunque rappresenta una realtà dove la presenza dell'italiano è sicuramente più importante di quanto non appaia in indagini di tipo territoriale in cui non è possibile estrapolare il dato relativo alla Capitale d'Europa.
A ciò si aggiunge la particolare situazione linguistica del Belgio, con tre lingue nazionali intrecciate alla presenza di una vasta comunità internazionale e multilingue.
Questa indagine, dunque, potrà chiarire se vi è o no un rapporto biunivoco fra la presenza effettiva dell'Italia sul mercato economico/culturale e la diffusione concreta dell'italiano negli stessi settori.
La ricerca dovrà quindi fornire una mappa realistica dell'effettiva presenza dell'italiano nei settori di ricerca indicati, che dovrebbe permettere in seguito di studiare specifiche strategie di promozione dell'italiano nei vari campi: economico-commerciale-finanziario, istituzioni internazionali (tutti gli organismi di emanazione dell'Unione Europea e internazionale), culturale e insegnamento ("promozione sociale", l'università e le scuole per traduttori e interpreti).
Il comitato scientifico che valuterà la mappa disegnata dall'indagine sarà costituito di studiosi di diversa estrazione. Non solo letterati e linguisti, ma economisti, sociologi, ingegneri, grandi manager sapranno fornire una interpretazione dei dati adatta alle sfide contemporanee e ci aiuteranno a portare alla luce una fotografia il più nitida possibile. (aise)

I paradossi di Brancati a Berlino

A 50 annni dalla morte, la Germania ricorda lo scrittore
Dal nostro corrispondente P. Val.

Anna Proclemer

Corriere della Sera, 17 novembre 2004
BERLINO — Sarebbe piaciuto a Vitaliano Brancati, il recital di brani tratti dalle sue opere che sua moglie, Anna Proclemer, ha tenuto l'altra sera a Berlino, nella sede della vecchia e nuova ambasciata d'Italia. Lui, che scelse l'ironia e il paradosso per descrivere il vuoto morale della dittatura fascista, avrebbe goduto nel vedere l'architettura littoria dell'edificio voluto da Albert Speer far da scenario alle pagine gustose e graffianti de Il Bacio, racconto del 1937 in cui il personaggio del Sovrintendente è ispirato a Mussolini.
Cominciate nella capitale tedesca, le manifestazioni per il cinquantenario della morte dello scrittore siciliano, proseguiranno fino al 27 novembre prossimo e toccheranno tutte le più importanti città della Germania. A organizzare l'evento, è stato l'Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera, grazie all'iniziativa del professor Andrea Piazza, in collaborazione con gli Istituti di Berlino, Colonia e Francoforte. Gaetano Sardo, assessore alla Cultura del Comune di Catania, città d'adozione di Brancati, ha assicurato il suo contributo finanziario all'iniziativa.
«Viaggio attraverso Brancati» è il titolo del recital della signora Proclemer, che dopo Berlino sarà a Colonia, Heidelberg, Magonza, Passau e Monaco. Ancora, una retrospettiva di film, sceneggiati dallo scrittore o ispirati ai suoi libri, è in programma in tutte le città coinvolte, con proiezioni negli Istituti italiani di cultura, nelle università e in sale del circuito commerciale.
Infine, a Berlino, la compagnia del Teatro Instabile mette in scena La Governante, la commedia che Brancati scrisse proprio per la Proclemer e che fu proibita dalla censura fin oltre gli anni Cinquanta.

Dopo Fini un rimpasto-contagocce?

ANSA) - ROMA, 18 NOV - Fini ministro degli Esteri e poi, magari tra una settimana, un rimpasto col contagocce per aprire la porta del governo all'Udc. Marco Follini vicepremier e Mario Baccini ministro delle Politiche europee, con Buttiglione alla Funzione Pubblica al posto di Mazzella. E' il progetto che,secondo ambienti di FI e An, dovrebbe suggellare l'intesa raggiunta nella notte tra Berlusconi e Fini. Quanto all'Udc, resta su una posizione di attesa, ma indica come priorita' l'intesa sul fisco.

giovedì, novembre 18, 2004

Fini da oggi alla Farnesina, qualche giorno per il fisco

Concluso in nottata il lungo vertice a Palazzo Chigi
(ANSA) - ROMA, 18 NOV - Fini alla Farnesina gia' in giornata. Progressi importanti verso l'intesa sulla riforma fiscale, con un primo taglio Irpef gia' dal 2005. Sarebbe questo il risultato del lungo vertice notturno a palazzo Chigi tra Berlusconi e Fini, con il ministro Siniscalco e il vice ministro di An Baldassarri. Il presidente del Consiglio e il leader di An avrebbero chiuso cosi' una giornata molto difficile per la Cdl, che li ha visti contrapposti sul tema del fisco nell'incontro di questa mattina.

mercoledì, novembre 17, 2004

EDITORIA: IL 'QUOTIDIANO IN CLASSE' SBARCA ALL'ESTERO

FRATTINI PRESENTA PROGETTO A STAMPA ESTERA

(ANSA) - ROMA, 17 NOV - Venerdì 19 novembre, nella sede della Stampa Estera a Roma, alle ore 12.30, il Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini e il Presidente dell'Osservatorio permanente giovani-editori Andrea Ceccherini presenteranno alla stampa il progetto "il quotidiano, strumento di conoscenza della società italiana all'estero". Il progetto - si rileva alla Farnesina - prevede la distribuzione agli Istituti Italiani di Cultura e agli Istituti scolastici italiani e internazionali con sezione italiana in Gran Bretagna, Francia, Spagna e Germania, di alcuni tra i più importanti quotidiani italiani e stranieri perché vengano letti in classe. Esso rappresenta un'estensione all'estero dell'iniziativa "il quotidiano in classe" che già da alcuni anni è stata avviata con successo in Italia. Il progetto ha come obiettivo "quello di promuovere la conoscenza della realtà e della società del nostro Paese tra le giovani generazioni dell'Unione e di contribuire alla formazione di una coscienza civile europea". I giornalisti e cine-foto-operatori interessati ad assistere all'evento sono pregati di inviare le proprie richieste all'Associazione della Stampa Estera (tel. 06/675911 fax 06/67591262). (ANSA).

Copenaghen: "graduation" italiana dei neolaureati

Oltre ai ventuno neolaureati, hanno preso parte alla cerimonia il corpo accademico al completo del Dipartimento di Italianistica e gli iscritti all'Associazione dei Laureati in Italiano


News ITALIA PRESS, 17 novembre 2004
Copenaghen - Si è svolta nei locali dell'Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen la cerimonia della "graduation" dei neolaureati in lingua e letteratura italiana presso l'Università della città. L'evento è stato organizzato dall'Istituto Italiano di Cultura in stretta collaborazione con il Dipartimento di Italianistica dell'Università di Copenaghen e con l'Associazione danese dei laureati in italiano.

Oltre ai ventuno neolaureati, hanno preso parte alla cerimonia il corpo accademico al completo del Dipartimento di Italianistica e gli iscritti all'Associazione dei Laureati in Italiano, un'ottantina di persone in tutto. Nel suo indirizzo di saluto l'Ambasciatore d'Italia, Roberto Di Leo, ha voluto ricordare la testimonianza di un professore di italianistica alla Copenhagen Business School, Iørn Korzen, da lui recentemente insignito dell'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine della Stella della Solidarietà italiana, che dapprima scoraggiato ad intraprendere gli studi di italianistica per le scarse prospettive di occupazione, ha poi invece ottenuto brillanti risultati che l'hanno portato al conseguimento dell'importante incarico accademico.

Dopo la consegna del diploma di laurea con la lettura del titolo della tesi ed una breve presentazione della medesima da parte dei relatori, il direttore dell'Istituto, Angela Trezza, ha consegnato ai neolaureati un attestato di socio onorario dell'Istituto di Cultura. La cerimonia è quindi proseguita con la degustazione di prodotti enogastronomici tipici italiani ed è stata allietata da intermezzi musicali a cura del teatro OM, collegato all'Odin Teatret diretto da Eugenio Barba.

"ITALVILLE": L'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI CHICAGO PROMUOVE ALL'ESTERO UN'ANTOLOGIA DI AUTORI EMERGENTI ITALIANI

CHICAGO\ aise\17 novembre 2004 - L'Istituto Italiano di Cultura di Chicago ha organizzato per il 18 dicembre prossimo una tavola rotonda dedicata alla presentazione di "Italville, poesia e prosa italiana contemporanea".
Si tratta di un'antologia di racconti e poemi, scritti da giovani ed emergenti autori italiani, meritevoli di un pubblico internazionale. Tra questi, Niccolò Ammanniti, Edoardo Albinati, Luigi Ballerini e Valentino Zeichen.
L'antologia, a cura di Lorenzo Pavolini, edita da Exile Editions e tradotta da Larry Garner, Antonino Mazza, Thomas Simpson, Ann Snodgrass, Anthony Shugaar e Paul Vangelisti, rientra nelle attività dell'Istituto Italiano di Cultura per la promozione e la traduzione di testi importanti di autori conosciuti in Italia ma ancora poco noti all'estero.
La presentazione dell'antologia è realizzata in collaborazione con Nuovi Argomenti, di Roma e l'Istituto Italiano di Cultura di Londra, New York, Washington, San Francisco, Los Angeles, Toronto e New Delhi. (aise)

Prime nomine forse già domani Spunta il nodo dei governatori

L’ipotesi di dare il via libera solo ai leader di An e Udc, le ambizioni di Baccini, Urso e Micciché
di Paola Di Caro

Corriere della Sera, 17 novembre 2004
ROMA - «La verità? E’ che la maggioranza deve stare insieme per forza, lo sanno Berlusconi, Fini, Follini e Bossi. Ma il collante ancora non si è trovato...». A sera, dopo l’ennesima giornata passata sull’orlo di una crisi di nervi collettiva, un autorevole esponente della Cdl descriveva così lo stato dei rapporti nel centrodestra. «Non c’è alcun accordo, ancora. Non per oggi. Domani, chissà», azzardava a sua volta un ministro azzurro annusando l’aria che tira a palazzo Chigi. Nessuno insomma si sbilancia, e però tutti sanno che ieri qualcosa di importante è avvenuto: Silvio Berlusconi ha, come commentano da palazzo Chigi, «consolidato» il buon rapporto con la Lega e ottenuto il via libera alla promozione di Fini a ministro degli Esteri e all’ingresso di Follini come vice premier. La conseguenza? Che il Cavaliere ha non solo deciso di rendere pubblica l’intesa raggiunta con Bossi, ma vuole anche realizzarla al più presto. Con ogni probabilità, al prossimo Consiglio dei ministri, previsto per domani.
Il premier sa che il Quirinale chiede una decisione celere sulla Farnesina, che non può restare scoperta in un momento delicato come questo, con la conferenza internazionale sull’Iraq prevista la prossima settimana a Sharm El Sheik. E sa, Berlusconi, che prima si chiude il tormentone rimpasto, meglio è. Così la tentazione è quella di intervenire già in Consiglio dei ministri con le due nomine cruciali per sbloccare l’ impasse nella quale è impantanata la maggioranza, e poi rimandare a un secondo momento tutti gli altri nodi.
Ma un passaggio come questo non è indolore, ed è soprattutto piuttosto complesso. Nell’attesa di capire se oggi si terrà davvero il sospirato vertice di maggioranza in ballo da giorni, sul tavolo ci sono almeno tre problemi. Il primo è quello dell’Udc: è vero che Marco Follini ha ormai dato la sua sostanziale disponibilità all’ingresso al governo, perché - come ha spiegato ai suoi replicando indirettamente a Violante che gli consigliava di non salire su una barca destinata ad affondare - «proprio quando dalla nave lanciano un sos bisogna raccoglierlo, con un obiettivo: arrivare tranquilli al porto delle elezioni del 2006 per vincerle». E però, precisano da via Due Macelli «è chiaro che, se entra Follini, entra pure Baccini».
Il premier ha presente la richiesta, non la sottovaluta, tant’è che le voci dell’ultima ora danno per probabile il siluramento di Mazzella alla Funzione Pubblica per fare spazio all’uomo delle tessere nel Lazio. Ma ecco il secondo problema: un rimpasto che va oltre il Fini-Follini, prevede altre compensazioni. Per Forza Italia, Miccicchè aspira apertamente alla promozione a ministro di un Bilancio scorporato dall’Economia (e se Siniscalco viene «dimezzato», dicono gli azzurri, tanto meglio). C’è poi Adolfo Urso da accontentare per An, pure lui con una promozione da vice a ministro e con deleghe da sottrarre alle Attività Produttive di Marzano, col quale è arrivato ormai ai ferri corti. Tanti movimenti, che qualcuno in FI teme «Ciampi non faccia fare senza un Berlusconi-bis» che il premier non vuole nemmeno sentire nominare.
Infine c’è il terzo problema, quello della Lega. Lo stesso Berlusconi ha ieri dato ufficialità alla richiesta del Carroccio di una regione del Nord, dicendosi disponibile ad esaminare una candidatura «vincente». Di qui, la ridda delle ipotesi, con la più suggestiva che prevede Giulio Tremonti o al posto di Galan in Veneto o addirittura di Formigoni in Lombardia. Ma a una sostituzione dei due uscenti in FI credono poco: «Sarebbe ben difficile giustificarlo...», dice un big del partito. E un collega, più diretto: «In Lombardia Formigoni è intoccabile, e in Veneto, dove la battaglia è già difficile, se muovi Galan perdi». Quindi, sussurra un uomo molto vicino al premier, potrebbe trattarsi di un ballon d’essai , di una richiesta che gli stessi leghisti sanno irricevibile. Ma che può essere utile, come si usa in politica, ad aprire un credito da esigere su altri terreni.

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Il vicepremier pronto al debutto: sarò in Egitto
di Maria Latella

ROMA - Forse si è scaricato tutto in quell’impercettibile tremito delle mani. Forse l’ha convogliata lì, l’emozione repressa in questi giorni di attesa. Ieri sera, prendendo la parola alla Camera, l’algido Fini ha replicato a Violante con insolita passione. Con emozione, quasi. Sarà stato per questo, che, alla fine, è scattato l’applauso intenso dei banchi del centro destra? Sarà stato per questo, o perché, sotto sotto, la maggior parte dei deputati della Cdl tifa per Fini alla Farnesina, non foss’altro per chiudere l’ennesimo tira e molla che sfibra il governo? Da ieri, comunque, la classica incertezza berlusconiana sospesa sulla promozione del vicepremier agli Esteri sembra approdata alla decisione finale. C’è stato, è vero, un ultimo falso movimento, una notizia planata da Bruxelles ieri pomeriggio: «Agli Esteri vogliono mandare Formigoni». Quando gliel’hanno riferita Gianfranco Fini si trovava nei suoi uffici di palazzo Chigi. L’ha ascoltata ma senza grande partecipazione emotiva. Aveva già parlato con Berlusconi, in visita a Bossi nella clinica svizzera: «Gianfranco, abbiamo trovato l’accordo».
Con ben altra partecipazione il vicepremier aveva seguito, nei giorni scorsi, le audizioni di Franco Frattini davanti alla "giuria" europea. Lì sì che voleva essere informato nel dettaglio su come stava andando l’"interrogatorio". Perché fino all’ultimo non si può esser mai sicuri di niente, e se Frattini non fosse piaciuto, in Europa, allora sì, Farnesina addio.
Per questo il vicepremier ha imposto ai suoi il massimo autocontrollo. Fino a ieri pomeriggio. Da ieri, dalla visita di Berlusconi a Bossi, le cose sembrano sbloccate, talché anche Gianni De Michelis si augura che «ora tutti, alla Farnesina e anche fuori, diano una mano a Gianfranco Fini. È in gioco l’immagine del Paese». Sarebbe già fissato, pertanto, il giorno del giuramento: sabato mattina, nelle mani del presidente Ciampi e davanti al benedicente premier Silvio Berlusconi. Prima non si può fare: venerdì il ministro uscente, Franco Frattini, consumerà la cerimonia degli addii alla Farnesina, nella stessa giornata Berlusconi volerà all’estero per un impegno ufficiale e Fini affronterà la direzione di An per il discorso finale. Dovrà convincere i suoi che affidare il partito alla trojka Alemanno, La Russa, Matteoli - in rigido ordine alfabetico - non equivale a ratificare la triplice partizione correntizia. Dovrà convincerli che non sarà, come pure non pochi in An temono, «la balcanizzazione del partito».
Nessuno, e men che meno lui, Gianfranco Fini, sottovaluta la svolta storica rappresentata dal suo arrivo alla Farnesina. Come dicono i suoi, più o meno sorridendo, «è dai tempi di Ciano che uno dei nostri non siede su quella poltrona». E, come per tutte le cose molto attese, fino all’ultimo c’è stata fibrillazione.
Siamo a venerdì scorso e al ministro degli Esteri in pectore vengono proposte due questioni sulle quali decidere subito: lunedi 22 novembre, a Sharm el Sheikh, il presidente egiziano Mubarak ospita una conferenza internazionale sul Medio Oriente alla quale partecipano anche i ministri europei. Chi rappresenterà l’Italia? E chi rappresenterà il Paese nella riunione a Bruxelles prevista per la medesima data? Fini viene consultato come è normale che accada a chi è sul punto di succedere a Franco Frattini. E in questa veste decide. Sharm el Sheikh sarà la sede del suo debutto. «Alla conferenza sul Medio Oriente andrò io» spiega il vicepremier ai suoi interlocutori. A Bruxelles, come già accadeva con Frattini quando gli impegni internazionali si accavallano, volerà invece il sottosegretario agli Esteri Antonione. La relativa semplicità con cui i primi impegni ufficiali cominciano ad essere affrontati ha una sua spiegazione: è vero che la settimana scorsa niente era stato ancora ufficializzato e anzi tutti, a partire da Berlusconi e dallo stato maggiore, sostenevano che prima andava definita la partita delle tasse e poi si sarebbe pensato al resto, ma in privato Silvio Berlusconi l’aveva già detto ai più fidati: «Sarà Fini il nuovo ministro degli Esteri».
Sicché, per Fini è stato del tutto normale incontrare in via riservata l’ambasciatore alla Nato Moreno o il segretario generale della Farnesina Vattani. Normale che i sottosegretari agli Esteri si presentassero a lui. Lui li ha rassicurati: «Sono abituato a lavorare in modo collegiale». Incontri, annusamenti che tra domenica e lunedì sono di colpo sembrati troppo precoci. Da Macherio, Berlusconi faceva sapere di essere molto nervoso e molto preoccupato e a Roma, intanto, tornava a farsi strada l’ipotesi di Martino agli Esteri, con Fini dirottato alla Difesa. Depistaggi, disinformacija, come si diceva ai tempi dell’Urss? Per due giorni, il vicepremier è tornato a immergersi nel silenzio più assoluto. Fino alla telefonata di Berlusconi dalla clinica di Lugano: «Gianfranco ci siamo, abbiamo trovato l’accordo». Ieri sera anche Mirko Tremaglia, il ministro per gli italiani all’estero che da tempo prepara l’accoglienza alla Farnesina, ha mollato un po’ della sua scaramantica cautela: «L’ho guardato negli occhi e aveva l’aria di essere contento».

martedì, novembre 16, 2004

Salonicco, 'Arlecchino... e madre fame'

L'Istituto Italiano di Cultura di Salonicco ospita, venerdì 19 novembre, uno spettacolo della compagnia Teatro Ricerche

News ITALIA PRESS, 16 novembre 2004
Salonicco - Sarà la Sala Manifestazioni dell'Istituto Italiano di Cultura di Salonicco a ospitare, venerdì 19 novembre, lo spettacolo che la compagnia Teatro Ricerche metterà in scena con il titolo 'Arlecchino... e madre fame', diretto da Mario Gallo e interpretato dallo stesso regista insieme a Alessandro Parise, Cristiano Leopardi e Rosalba Bataglia. La rappresentazione, che ripropone una delle figure più note della commedia dell'arte, viene presentata nell'ambito del progetto "La Commedia dell'Arte: tradizione e innovazione", programma di formazione teatrale rivolto a insegnanti greci.

Il Teatro Ricerche è un sodalizio culturale che produce e promuove in Italia e all'estero l'arte teatrale italiana, dalle origini alle nuove contaminazioni europee e dell'est asiatico. Negli ultimi anni, ha organizzato progetti teatrali volti all'approfondimento della tradizione della commedia dell'arte e a una sua possibile evoluzione nella società contemporanea attraverso l'applicazione dell'antica tecnica della commedia a nuove forme teatrali, figurative, letterarie e musicali del Novecento.

Con 'Arlecchino... e madre fame' Mario Gallo riprende e attualizza il tema della fame attraverso l'uso del linguaggio teatrale della Commedia dell'Arte. La fame è intesa con un duplice significato: è fame di cibo, un problema ancora oggi non risolto, ma è anche metaforicamente fame di cultura, di espressione: entrambe alimentano malessere, violenza, squallore nell'animo umano, tormentano e non lasciano spazio per comunicare. Arlecchino capisce che, per superare questo problema e sopravvivere, deve imparare a convivere con il sistema politico, sociale ed economico del suo tempo , mantenendo comunque la propria dignità e non trascurando i suoi sogni, la comunicazione con gli altri e l'amore.

I personaggi che ruotano intorno a lui sono i sentimenti che si trovano all'interno di ogni uomo: amore, odio, invidia. Tutti i sentimenti alla fine vengono riequilibrati da Arlecchino, che riesce a trovare un compromesso positivo con la vita: da una parte sopravvivere, attraverso la convivenza con la società e il potere, dall'altra vivere, riuscendo a esprimere se stesso. La scelta di utilizzare la Commedia dell'Arte ha un senso artistico, per la possibilità di espressione che offre, e anche culturale, riferito alle radici del teatro italiano. News ITALIA PRESS

Corsi: parte quello "Telematico in lingua e cultura italiana"

Roma, 16 nov.(Adnkronos) - Al via l'apertura delle iscrizioni al "Corso di laurea telematico in Lingua e Cultura italiana" impartito dal Consorzio interuniversitario IcoN, Italian Culture on the Net. Al momento dell'iscrizione, possibile attraverso il portale internet www.italicon.it, sarà consentito, tra le altre cose, fare domanda di una tra le borse di studio messe a disposizione dall'istituzione interuniversitaria.

Venti sono le borse di studio ICoN annuali, a copertura totale delle quote di immatricolazione per l'iscrizione con tutorato, riservate a cittadini residenti in America Latina, Africa, Albania, Bielorussia, Bosia-Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Lettonia, Lituania, Macedonia, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Moldava, Repubblica Slovacca, Romania, Russia, Serbia, Slovenia, Turchia, Ucraina, Ungheria. Altre venti, le borse annuali a copertura parziale delle quote di immatricolazione, al I^ anno accademico in autoapprendimento, riservate a cittadini residenti all'estero; venti borse annuali sono destinate, invece, a campani e siciliani all'estero, e loro discendenti, per l'iscrizione al I^ anno con tutorato.

Dieci sono le borse annuali, per lombardi residenti all'estero, e loro discendenti, per l'iscrizione al I^ anno con tutorato; sette, quello delle borse annuali per lucani, e loro discendenti, per l'iscrizione al I^ anno con tutorato residenti in: Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Panama, Perù, Stati Uniti, Sudafrica, Svizzera, Uruguay, Venezuela.

CAMERA: PROSEGUE L'INDAGINE CONOSCITIVA SUGLI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA

ASCOLTATO IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ITALIANA PER L'UNESCO GIOVANNI PUGLISI



Inform, 15 novembre 2004
ROMA - Continua presso le Commissioni Esteri e Cultura della Camera,
riunite in seduta congiunta, l’indagine conoscitiva sugli Istituti italiani
di cultura all'estero. Questa volta è stato ascoltato il Presidente della
Commissione italiana per l'Unesco Giovanni Puglisi che si è in primo luogo
soffermato sulle difficoltà, le incongruenze ed i dati positivi che
emergono dal lavoro della Commissione nazionale per la promozione della
cultura italiana all'estero. L'organo clou dell'impianto della nostra
politica culturale nel mondo in cui egli ricopre, ormai da otto anni,
l'incarico di vice presidente.
Puglisi, dopo aver ricordato che la Commissione nazionale potrà agire con
efficacia solo se verrà mantenuta una concreta funzione di raccordo e
programmazione fra le diverse istituzioni preposte alla promozione della
cultura italiana all'estero e se saranno effettuate congrue valutazioni sui
risultati conseguiti, ha sottolineato come nei progetti di riforma in esame
la suddetta Commissione rischi di essere "ipertrofizzata" dall'eccessivo
coinvolgimento di nuove strutture. Un organismo troppo ampio e numeroso,
oltre ad avere bisogno di maggiori risorse per le missioni ed i
trasferimenti, porrebbe indiscutibili problemi d’ordine pratico che non
consentirebbero il regolare svolgimento delle riunioni. Secondo Puglisi, al
di là delle esigenze economiche e funzionali, ottimi risultati potranno
comunque essere ottenuti riconducendo la Commissione nazionale entro i
confini dell'attuale normativa, naturalmente apportando dovute integrazioni
volte ad assicurare una migliore funzionalità d'insieme.
Per quanto riguarda la questione dei Direttori degli Istituti di chiara
fama, dal vice presidente della Commissione nazionale è stato invece
sottolineato come a tutt'oggi l'80 per cento del personale preposto alla
promozione della cultura italiana all'estero sia stato assunto con
reclutamento "idoneativo". Una procedura che, a differenza dei concorsi
dedicati dove emergono soggetti più motivati e professionali, non determina
valutazioni di merito adeguate e quindi influisce negativamente sulla
qualità complessiva del sistema. "Ritengo - ha precisato Puglisi auspicando
il varo di una legislazione che a livello universitario crei un varco
selettivo per i laureati interessati a questa realtà - che i Direttori
degli Istituti italiani di cultura ed il personale in genere addetto a tali
strutture debbano essere reclutati con concorsi mirati e in secondo luogo
che debba essere incoraggiata, all'interno dei sistemi formativi
dell'istruzione superiore, come ad esempio le Università, ogni forma di
canalizzazione diretta alla formazione di personale dedicato".
Puglisi ha poi sottolineato come l'esperienza dei Direttori di chiara fama,
una definizione datata e da cambiare, non abbia ottenuto fino ad oggi,
fatte salve alcune importanti eccezioni, risultati particolarmente
brillanti. Una realtà negativa, attribuibile alla responsabilità dei
soggetti coinvolti ed al mancato funzionamento del processo selettivo, che
potrebbe essere superata attraverso la creazione di veri e propri
"ambasciatori della cultura". Soggetti specifici che agirebbero per
progetti mirati e in sinergia con gli Istituti di cultura, ma che non
avrebbero il compito di gestirli. "Se invece il Parlamento dovesse decidere
per il mantenimento della quota riservata - ha proseguito auspicando che in
futuro la scelta politica dei Direttori di chiara fama non prevalga sul
criterio della qualità e della professionalità - io spero che non si
incrementi il numero dei direttori nominati, perché della Commissione
nazionale per la promozione della cultura italiana all'estero dieci già
sono molti". Puglisi ha chiesto che per tutti i Direttori, di nomina e di
ruolo, vengano introdotte delle valutazioni a posteriori sull'efficacia
dell'operato che permettano, attraverso la parametrazione dello stipendio
al risultato ottenuto, l'eventuale definizione di una quota incentivante.
Ha poi sottolineato l'esigenza di porre al centro della nostra strategia
culturale per l'estero, e quindi sotto la competenza della Commissione
nazionale, le figure dei lettori e degli addetti scientifici che al momento
si trovano alle dirette dipendenze dei Consoli. Due cariche che
testimoniano con le loro denominazioni una netta categorizzazione del
sapere estranea alla nostra storia culturale, ma funzionale ai fini della
ripartizione delle competenze ministeriali.
Nell'auspicare che la scelta degli addetti culturali presso le sedi
sprovviste di Istituto avvenga su motivazioni di merito e non per logiche
di anzianità, Puglisi ha infine ribadito la necessità, anche alla luce di
quanto fanno altri Paesi come la Francia, la Spagna e la Germania. di un
serio incremento delle risorse umane e finanziarie - in questo ambito
sarebbe inoltre auspicabiile il potenziamento della Direzione Generale per
la Promozione culturale della Farnesina - per lo sviluppo della cultura
italiana all'estero. (Goffredo Morgia-Inform)


I riferimenti del Segnalibro:
Indagine conoscitiva sugli IIC: ASCOLTATI GLI EX DIRETTORI DEGLI ISTITUTI DI TUNISI, BUCAREST E NEW YORK

Indagine conoscitiva sugli IIC: ASCOLTATI I DIRETTORI DEGLI IIC DI BRUXELLES, IL CAIRO, BUCAREST, TOKYO, BUDAPEST, NEW YORK

Indagine conoscitiva sugli IIC: ASCOLTATO IL DIRETTORE GENERALE ANNA BLEFARI MELAZZI

lunedì, novembre 15, 2004

Musica: Oslo, omaggio di Roberto Turrin a Luigi Dallapiccola

Il Maestro Roberto Turrin
Oslo, 15 nov. (Adnkronos) - In occasione del centenario della nascita di Luigi Dallapiccola (1904-1975), il pianista Roberto Turrin si esibirà, mercoledì 17 novembre, presso il Norges Musikkhogskole, in un concerto dal titolo "Il '900 italiano ed il pianoforte: dalla generazione dell'80 a Luigi Dallapiccola". L'Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con il Conservatorio di musica di Oslo, organizza questo straordinario concerto per rendere omaggio alla memoria del grande maestro.
Sotto la guida del maestro Luciano Gante, Roberto Turrin si è diplomato con lode al conservatorio "G. Tartini" di Trieste. Dopo aver vinto premi e ottenuto riconoscimenti in diversi concorsi pianistici noti a livello internazionale, ha intrapreso l'attività concertistica come solista. Nel corso della sua carriera, si è esibito in Italia e all'estero ed ha all'attivo incisioni radiofoniche e televisive per la RAI e per la televisione di Stato Bielorussa.
Roberto Turrin è, attualmente, docente di pianoforte presso il conservatorio "N. Piccinni" di Bari. E' stato invitato a tenere corsi sulla letteratura italiana per pianoforte del '900 presso importanti enti musicali e ha più volte collaborato con la Illinois University di Chicago, la De Paul University e con il San Diego Music College in California.

domenica, novembre 14, 2004

L'opportunità della Farnesina

Nuovo ministro, quale politica estera
di Stefano Folli

Corriere della Sera, 14 novembre 2004
Di tutti i ministeri, quello che ha più bisogno di un titolare, nonché di una certa serena continuità, è forse il ministero degli Esteri. Perciò il nostro augurio è che la nomina del successore di Franco Frattini avvenga in tempi rapidi, senza quei vuoti di potere che in passato sono stati sanati con l’«interim» del presidente del Consiglio e che oggi, nell’impossibilità di un’altra gestione provvisoria, sarebbero solo ferite all’immagine dell’Italia.
Sarà Gianfranco Fini il nuovo ministro? Tutto fa pensare di sì, ma nella politica italiana nulla è scontato; soprattutto quando ci sono di mezzo gli impossibili equilibri della coalizione di governo. Nell’ipotesi probabile che si tratti del presidente di Alleanza nazionale, la novità non è da sottovalutare. Per la prima volta nella storia ormai decennale del bipolarismo romano, il capo della Farnesina sarebbe anche il leader della seconda forza della maggioranza, depositario quindi di un peso politico considerevole. Finora la politica estera era affare esclusivo del premier, che ne affidava l’esecuzione a un funzionario d’alto livello. Da domani potrebbe trattarsi di una responsabilità condivisa, almeno sotto il profilo generale. Qualcosa di simile a ciò che accade in Germania con Schröder e Fischer.
È una condizione che accresce il potere, ma anche la responsabilità del ministro. Non perché esistano linee divergenti fra Palazzo Chigi e Farnesina, ma per la buona ragione che si attende dal nuovo titolare, in virtù del suo ruolo nazionale, un’impronta specifica. Il che è tanto più vero all’indomani delle elezioni presidenziali americane. La vittoria di Bush è stata un balsamo per l’amico italiano, ma ora, passata l’euforia, si deve decidere qual è il nostro interesse. A noi sembra che consista in primo luogo nel favorire una maggiore comprensione fra gli Stati Uniti e l’Europa. In un secondo tempo nell’incoraggiare una seria iniziativa americana in Medio Oriente, adesso che Arafat non è più un ostacolo o un alibi. In ogni caso, ci sono speranze che il secondo mandato di Bush apra margini d’azione significativi per chi, come l’Italia, ha giocato per tre anni la parte dell’alleato fedele e irreprensibile. Fino alla tragedia di Nassiriya e oltre. Adesso si tratta di afferrare le novità, in un certo senso di anticiparle. Perché l’alternativa sarebbe una condizione statica e inutilmente subalterna. Al contrario, la solitudine degli Usa - come l’ha definita il Wall Street Journal - può essere lenita anche dalle buone relazioni con l’Italia. Un Paese che grazie al vincolo con l’Unione Europea, si presenta a Washington come un interlocutore affidabile e un prezioso canale verso l’Europa di Bruxelles.
Tutto facile, quindi, per i nuovi interpreti della nostra politica estera? Al contrario, tutto molto difficile. Proprio perché le cose sono in movimento, sbagliare qualche mossa può essere pericoloso. Ci vogliono sensibilità ed esperienza per rivolgersi in modo credibile all’amministrazione americana e allo stesso tempo per essere ascoltati dagli alleati europei.
Se l’Italia vuole continuare a essere un Paese cerniera, i suoi governanti devono sapere che la strada è in salita. Se viceversa vogliono un’altra politica estera, devono dimostrare la capacità di immaginarne una e di spiegarla al Paese. Quello che certo non aiuta è la tendenza all’approssimazione. Sono le piccole grandi gaffe come quella commessa l’altro giorno proprio dal candidato numero uno alla Farnesina a proposito della delegazione italiana ai funerali di Arafat.
Una sola cosa non possiamo permetterci ed è una perdita di prestigio agli occhi dei nostri partner e alleati. Non possiamo dare l’impressione, per altro falsa, che questa è la solita «Italietta» confusionaria di sempre. È bene che il nuovo ministro lo tenga a mente, nel varcare il portone della Farnesina.

An Italian gala finds the way to a man's heart

BY CHRIS WHITEHEAD STAFF REPORTER

Chicago Sun-Times, November 12, 2004
What better way to display fabulous jewelry than to have half-naked women in body paint stroll through a packed ballroom? That seems to have been the thinking at the gala thrown last week for "Tuscany in Chicago," a 10-day tourism and investment initiative promoting Tuscany, sponsored in part by the Italian Trade Commission.

The jewelry was designed by names so big even I recognized a couple -- Giorgio Armani, Dolce & Gabbana, Ferragamo -- and created by Tuscan goldsmiths. And by looking the models over very carefully, I managed to see some of it.

Food, too: Six courses, each featuring white truffles -- yes, dessert was truffle-ized -- and 14 different wines (although only five made it my way, which is probably just as well).

Why? Tuscany wants our money. It has land, it has skilled craftsmen (those goldsmiths and something like 2,000 shoemakers) and advanced technology. Want to expand your business? Think Italy.

Or go for a vacation. They're OK with that, too.

Meanwhile, although "Tuscany in Chicago" is over, there's an exhibit of historic Tuscan photos at the Italian Cultural Institute, 500 N. Michigan, through Dec. 15.

venerdì, novembre 12, 2004

Berlino ricorda Brancati, 50 anni dopo

L'Istituto Italiano di Cultura di Berlino dedica, lunedì, un appuntamento al grande scrittore siciliano

News ITALIA PRESS , 12 novembre 2004
Berlino - A cinquant'anni dalla scomparsa di Vitaliano Brancati, l'Istituto Italiano di Cultura di Berlino dedica, lunedì, un appuntamento al grande scrittore siciliano. Si intitola "Viaggio attraverso Brancati" e intende rendere omaggio sin dalle sue prime battute allo scrittore attraverso una lettura dalle sue opere , da tempo annoverate tra i classici della letteratura italiana del XX secolo.

Alla base della scrittura satirica di Brancati c'è la poetica del comico e la distorsione della psiche umana, caratteristiche con cui lo scrittore ha saputo offrire una rappresentazione drammatica dell'universo piccolo borghese e una satira della società nell'era fascista. Brancati è stato inoltre uno dei più illustri rappresentanti del Liberalismo laico e illuminato di cui il pensatore e politico Benedetto Croce era portavoce.

A leggere dei passi della sua opera ci sarà Anna Proclemer, una delle maggiori attrici di teatro italiane. Trentina, ha debuttato a Roma agli inizi degli anni Quaranta recitando proprio in una pièce di Brancati, con cui si è legata in matrimonio nel 1946. Particolamente significativa è stata la sua collaborazione con gli attori Vittorio Gassman e Giorgio Albertazzi, insieme ai quali ha scritto pagine prestigiose nella vita del teatro italiano.

Vitaliano Brancati nasce a Pachino nel 1907. Nel 1942 giunge al successo con "Don Giovanni in Sicilia", il romanzo che per primo rivela la sua acutezza nell'indagine e nella satira di costume. Partendo dall'analisi delle condizioni politiche (il fascismo) e sociali (il gallismo...) di una provincia siciliana, nascono pagine di commossa e universale umanità . Accanto ai racconti di "Il vecchio con gli stivali" (1945) e al romanzo "Il bell'Antonio" (1949), va anche citato il teatro ( "Don Giovanni involontario", "Raffaele", "La governante", e il romanzo postumo incompiuto "Paolo il caldo").

La manifestazione è stata organizzata in collaborazione con l'Istituto Italiano di Monaco di Baviera e l'Assessorato alla Cultura e alle politiche giovanili di Catania. News ITALIA PRESS

GOVERNO/ MARONI: COSA CENTRA FORMIGONI CON LA FARNESINA?

"Non sta a me nominare ministero Esteri"

Milano, 12 nov. (Apcom) - "No, cosa centra Formigoni con il ministero degli Esteri?". Così il ministro del Welfare Roberto Maroni ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se nel corso dell'incontro che si è svolto questo pomeriggio con il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, si fosse discusso anche del posto lasciato vacante al ministero degli Esteri da Franco Frattini. Maroni, che dopo aver pronunciato la frase su Formigoni ha aggiunto un "ops" ed ha proseguito dicendo: "Non sta a me nominare il ministro degli Esteri".

Cinema: Istituto di cultura di Bruxelles inaugura rassegne regionali con E. Romagna

Bruxelles, 12 nov. - (Adnkronos/Aki) - Al via, a Bruxelles, un'importante stagione cinematografica nel segno delle diverse realta' regionali e della diffusione della cultura italiana all'estero. ''Cinema NordSudEstOvest'' - questo il titolo della rassegna - si aprira' oggi, nel teatro dell'Istituto Italiano di Cultura, con la proiezione del film ''Rivincita di Natale'' di Pupi Avati. Sara' il primo di una serie di 11 film dedicati al regista bolognese e alla sua terra d'origine, che saranno proiettati ogni sera fino a domenica 21 novembre.
La rassegna, organizzata dall'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, con Sintesi Europa e Cinecitta' Holding, e' peraltro il frutto di una nuova e significativa collaborazione tra l'Istituto, che ha per obiettivo la promozione della nostra cultura in Belgio, e 12 Regioni italiane che hanno proposto i film che meglio le rappresentavano, contribuendo anche alle spese per portarli in Belgio.
Questo ''regionalismo'', messo in risalto dal titolo stesso della rassegna, sara' il filo conduttore della manifestazione, in programma fino all'estate del 2005. Si tratta infatti, sottolinea l'Istituto Italiano di Cultura, di un'iniziativa a tutto campo a favore del cinema italiano, visto da tutti i punti di vista.
Il calendario completo dei film e' in ancora in fase di preparazione, ma al momento e' gia' stata annunciato un'altro ciclo di film d'autore, dopo quello di Pupi Avati, dedicato alla regista romana Lina Wertmuller.
Il primo giorno della rassegna, oggi, coincidera' poi con un altro importante appuntamento sull'universo del cinema italiano. Sempre all'Istituto Italiano di Cultura, infatti, sara' presentata l'esposizione ''Cinema Italia - parte II'' del pittore Natino Chirico. I suoi dipinti e gessetti colorati, che ritraggono i piu' celebri volti italiani del grande schermo, sbarcano per la prima volta a Bruxelles e rappresentano il proseguimento ideale dell'esposizione che nel 1998, alla Galleria Monogramma di Roma, l'artista calabrese consacro' a Vittorio de Sica, Eduardo e Toto'.

giovedì, novembre 11, 2004

DA DOMANI A ROMA MOSTRA DEL FOTOGRAFO ALGERINO LAZHAR MANSOURI

Al Museo Pigorini, finanziata da Ministero degli Esteri

Roma, 11 nov. (Apcom) - Nei giorni in cui l'Algeria celebra il cinquantesimo anniversario dell'inizio della sua indipendenza, il Ministero degli Affari Esteri e l'Osservatorio del Mediterraneo partecipano, venerdì 12 novembre alle ore 18:00, presso la Casa delle Letterature in Piazza dell'Orologio, a Roma, alla conferenza stampa di presentazione della mostra di fotografie dell'artista algerino Lazhar Mansouri: "L'Algeria di Lazhar Mansouri". E' quanto si apprende da fonti della Farnesina.

La mostra, finanziata dalla Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari Esteri, potrà essere visitata presso il Museo Pigorini di Roma dal 2 al 12 dicembre 2004. Un evento culturale inserito nell'ambito delle manifestazioni organizzate dal Ministero per "Sponde 2004": l'incontro politico-culturale sul dialogo euro-mediterraneo che si svolgerà dal 2 al 5 dicembre 2004 presso la Farnesina, l'Auditorium - Parco della Musica e la Città del Gusto.

Prenderanno parte alla conferenza stampa di domani, il Prof. Mohamed Aziza, Coordinatore dell'Osservatorio del Mediterraneo, insieme ai rappresentanti delle Istituzioni e delle Associazioni che hanno contribuito alla realizzazione dell'iniziativa: la Provincia e il Comune di Roma, la Aiwa, Associazione Donne Italo-Arabe, con la Vice Presidente Jasmine Reguieg, consorte dell'Ambasciatore della Repubblica di Algeria a Roma, e l'Associazione Pro Elvetia, che ha contribuito al recupero dell'archivio storico dell'artista.

La mostra, costituita da 114 immagini fotografiche, fonde tradizioni locali e memoria dei grandi artisti europei del ritratto. Una storia sospesa tra ispirazione e sapiente artigianato, quella di Mansouri, che dal 1959 al 1985 fotografò, nel suo studio ricavato sul retro di una bottega di barbiere, centinaia di famiglie algerine che volevano farsi scattare una foto ricordo. Accanto al piano puramente artistico, questa mostra offre dunque al visitatore un eccezionale documento umano e antropologico e offrirà lo spunto per una riflessione su un paese che, a cinquant'anni dalla conquista della propria indipendenza, rimane un "caso" di grande importanza politica, culturale e letteraria.

Torna l’«asse sociale» con An e Udc Forza Italia attacca i ministri tecnici

Canta vittoria il duo Fini&Follini. Siniscalco nel mirino degli azzurri

Il Tempo, giovedì 11 novembre 2004
SODDISFAZIONE in An e nell’Udc per l’intesa notturna sulla riforma fiscale in calce alla quale campeggia idealmente la firma dei partiti di Fini e di Follini, accanto a quelle di Siniscalco e del «mediatore», il leghista Roberto Calderoli. Una riforma sottoscritta, dopo una faticosa opera di convincimento messa in campo dagli alleati e dal ministro dell’Economia, anche da Silvio Berlusconi che certo non ha poi alzato il calice per il brindisi finale. Il premier si è infatti trovato praticamente solo nel difendere la validità di una riforma poi piegata sia dalla forza dei numeri (mostrati a più riprese da Siniscalco), sia dall’esigenza della collegialità. Prima del passo indietro Berlusconi avrebbe tentato, evidentemente senza successo, di convincere gli interlocutori (se non mi fate tagliare le tasse subito mi fate perdere la faccia). E gli azzurri se la sono presa, e molto, per lo slittamento del taglio che, dopo la martellante campagna del premier, suona come una sonora sconfitta gravida di conseguenze in termini elettorali. Nel mirino degli azzurri soprattutto i ministri tecnici: «Con l’uscita di Frattini ormai l’unico politico vero nel governo è Pisanu», commenta uno di loro. Nel mirino c’è anzitutto Siniscalco che avrebbe «imbrogliato» Berlusconi. «Quando ha accettato l’incarico si era assunto l’impegno con Berlusconi di ridurre le tasse, poi invece ha fatto di testa sua», hanno detto molti deputati di Forza Italia, rimpiangendo Tremonti. A qualcuno non è neanche piaciuto che Berlusconi abbia piegato la testa. «Doveva insistere e portare la riforma in aula chiedendo la fiducia», ha aggiunto un altro parlamentare che, con il dente avvelenato contro gli alleati, ha chiosato: «Tanto questi senza Berlusconi dove vanno?».
Non è sfuggita poi la risposta stizzita di Renato Brunetta che alla richiesta di un commento sulla intesa di questa notte ha detto di rivolgersi direttamente al ministro Siniscalco.
Intanto per ora hanno fatto centro An e Udc. «Sul fisco abbiamo preso la strada giusta», ha detto Marco Follini per il quale «occorreva fissare delle priorità, ovvero partire dalla famiglia e dall’impulso alle imprese»: un «percorso ragionevole ed equilibrato». Appagato anche il partito del vice premier. «Fini mi ha detto che è soddisfatto, che si è praticamente vicini alla chiusura», ha riferito Ignazio La Russa, al quale ha unito la propria soddisfazione anche Gianni Alemanno che ha visto premiata la propria linea volta a privilegiare la famiglia e le imprese. Sollevato il ministro dell’Agricoltura anche per la non sovrapposizione tra fisco e rimpasto che avrebbe invece incoraggiato speculazioni su ipotetici baratti.
Ora che si è chiusa, o quasi, la pratica-fisco, la Cdl però dovrà affrontare in tempi brevi il nodo rimpasto. Berlusconi ha ufficializzato la candidatura di Fini alla Farnesina ma ha detto anche molto di più: i cambiamenti nella squadra di governo non saranno limitati agli Esteri. Resta però l’altolà: nessuno immagini che l’approdo sia un Berlusconi-Bis.
Follini, sottoposto ad un incessante pressing, avrebbe dato la sua disponibilità ad entrare nel governo come vice premier, ma a patto che si passi al «termidoro» e che con lui faccia il suo ingresso nella squadra anche Baccini (il siciliano Drago potrebbe sostituirlo alla poltrona di sottosegretario agli Esteri). E dopo le parole di Berlusconi ha ripreso quota anche la promozione di Urso che si prepara ad annunciare la sospensione di tutte le sue missioni all’estero per protesta contro il ministro Marzano.

martedì, novembre 09, 2004

Viet Nam, Italy push for greater cooperation in culture and education

11/09/2004 -- 16:59(GMT+7)
Ha Noi, Nov. 9 (VNA) - Viet Nam and Italy will work together to encourage the teaching of the language of one country in the other and promote cultural understanding in their respective countries.

This was agreed in a document relating to the Viet Nam-Italy culture and education cooperation programme for the 2004-07 period that was signed by the Vietnamese Ministry of Education and Planning and the Italian Foreign Ministry in Ha Noi on Tuesday.

Italy will consider the possibilities of granting material support and training teachers for Viet Nam's educational establishments in the teaching of the Italian language.

In another move, an Italian culture institute will be established in Ha Noi as soon as possible to coordinate activities in the teaching of the Italian language and the promotion of Italian culture.

Following their commitments in the document, the two countries will also carry out cultural cooperation programmes, including those on the organisation of exhibitions and artistic activities, and the exchange of information on their festivals, anniversaries and major cultural events.

The two countries also agreed to support cooperation and exchange programmes between the State and private organisations in a wide range of areas, covering film making, archives, libraries, publishing, the preservation of cultural heritage, TV and radio broadcasting, sport, youth's activities, tourism, human rights, copyrights and other relating rights.

In Italy, the Centre for Viet Nam Study, ONLUS, of the Italian Association of Languages in the city of Turin will continue to introduce the Viet Nam culture to Italians through the organisation of artistic performances and music galas, the translation and publication of Vietnamese books, tourist programmes, education and training, and the showcase of fine art handicraft products.-Enditem

Vietnam, Italy ink cultural and education co-operation agreement


Voice of Viet Nam - Hanoi, Vietnam
The Vietnamese Ministry of Education and Training and the Italian Ministry of Foreign Affairs signed an agreement on a cultural and education co-operation programme for the 2004-07 period in Hanoi on Tuesday.

Under the agreement, the two countries will exchange exhibitions, art performances and provide support information on organising festivals and great cultural events.

The two countries will also support co-operation and exchange programmes between the State and private organisations in various areas, such as film making, archives, libraries, publishing, the preservation of cultural heritage, TV and radio broadcasting, sports, youth activities, tourism, human rights, copyright and other relating rights.

Vietnam and Italy will promote linguistic and cultural promulgation. Italy will consider granting material support and training teachers for Vietnam's educational establishments for the teaching of Italian and establish an Italian Cultural Institute in Hanoi.

Meanwhile, the ONLUS Centre for Vietnamese Study, under the Italian Language Association in Turin, are introducing Vietnamese culture to Italy through a wide range of activities, including art performances, music, libraries, archives, publishing, tourism, education and training.

Così il Faroese parla Italiano...

Il dizionario è stato compilato da Gianfranco Contri, nativo di Riolunato

News ITALIA PRESS, 9 novembre 2004
Riolunato - E' stato presentato a Riolunato, sull'Appennino Tosco-Emiliano, il Dizionario Faroese-Italiano, compilato da Gianfranco Contri e pubblicato di recente nelle Isole Føroyar con il sostegno dell'Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen. Introdotti dal sindaco Giancarlo Cargioli, hanno partecipato alla giornata il rettore dell'Università delle Føroyar Malan Marnersdóttir, il docente Eyðun Andreassen anche lui dell'Università faroese, Jørgen Stender Clausen dell'Università di Pisa, Gianna Chiesa Isnardi dell'Università di Genova, Cesare Pitto e Loredana Farina dell'Università della Calabria e la studiosa di culture nordiche Luciana Vagge Saccorotti.

Nell'occasione, alla LALEO - Libera Accademia delle Lingue Europee ed Orientali di Santa Severina (Crotone), sono state offerte cinque borse di studio a cittadini faroesi che intendano seguire corsi di lingua italiana. In futuro, sono previste presentazioni del dizionario in altre località italiane, in occasione delle quali si coglierà l'opportunità per parlare non solo della lingua ma anche della cultura e in generale delle Isole Føroyar.

Il dizionario faroese-italiano, il primo fra le due lingue, comprende circa 15.000 lemmi. La lingua faroese è la lingua parlata nelle Isole Føroyar, l'arcipelago posto nell'Oceano Atlantico settentrionale fra Norvegia, Scozia e Islanda, e territorio autonomo del Regno di Danimarca . I parlanti complessivi ammontano a circa 60.000, dei quali 48.000 abitanti nelle isole e gli altri emigrati all'estero, soprattutto in Danimarca e negli altri Paesi nordici.

Il dizionario è concepito principalmente come primo approccio con la lingua faroese per i visitatori italofoni nelle Føroyar, ma è utilizzabile anche dai numerosi faroesi in viaggio, studio o vacanza in Italia . Gli abitanti delle isole Farøyar stanno dimostrando negli ultimi anni un grande interesse per la Penisola anche sotto il profilo turistico. Ne è testimonianza anche il fatto che prossimamente sarà attivato un collegamento aereo tra la capitale, Torshavn, e la città di Perugia.

Laureato in Storia presso l'Università di Bologna, Gianfranco Contri, nato e residente a Riolunato, ha iniziato a lavorare al progetto del dizionario faroese-italiano sin dal 1995, quando ottenne una borsa di studio annuale dal Ministero della Cultura danese per frequentare il Dipartimento di Lingua e Letteratura Faroese dell'Università delle isole Føroyar. Intervallando soggiorni in Italia, in cui ha insegnato in provincia di Modena e soggiorni nelle isole Føroyar, ha vissuto ininterrottamente dal 1999 al 2004 nella capitale faroese Tórshavn per completare il dizionario, che gli è valso l'attribuzione - il 16 settembre scorso - del premio letterario faroese "M.A. Jacobsensen". News ITALIA PRESS

lunedì, novembre 08, 2004

Governo: Tremaglia, nuovo ministro esteri promuova italianita'

Istanbul, 8 nov. (Adnkronos) - Il nuovo ministro degli Esteri ''dovrà sempre tenere presente l'esigenza di promuovere la politica dell'italianità, il che vuol dire una politica al di sopra delle parti e dei partiti''. Il ministro per gli Italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, delinea all'ADNKRONOS un 'promemoria' per il futuro ministro degli Esteri. E sottolinea la necessità di instaurare una proficua ''coabitazione tra i due ministeri'' secondo una linea di ''rispetto delle deleghe''.

''Se le cose vanno regolarmente, se non ci saranno alchimie, la designazione potrà avvenire già domani sera. Si è parlato di Fini, per me l'indicazione si poteva fare automaticamente nel momento in cui Frattini è stato designato alla Ue''. Il prossimo titolare della Farnesina ''non dovrà dimenticarsi degli italiani all'estero, del grande apporto morale, politico ed anche economico che possono fornire''.

Nei confronti dei connazionali che vivono all'estero dovrebbero, per Tremaglia, essere studiate ''facilitazioni ed agevolazioni, ad esempio per quanto riguarda la vendita dei beni dello Stato. Gli investimenti degli imprenditori italiani all'estero verso l'Italia dovrebbero essere agevolati''. Allo studio del ministero per gli Italiani nel mondo anche una 'carta di servizi' turistica con sconti su aerei, treni, musei e alberghi per favorire il 'turismo di ritorno' dei milioni di italiani che vivono fuori dai confini. In dirittura d'arrivo una convenzione con la Rai volta a ''far conoscere le attività e le iniziative degli italiani all'estero con spazi all'interno dei maggiori programmi televisivi di approfondimento''.

Quanto ai rapporti con la Farnesina, a giudizio di Tremaglia è ''naturale prendere atto che esiste il ministero degli Italiani nel mondo''. ''Chiedo il rispetto delle deleghe così come appaiono dal decreto con il quale sono stato nominato ministro. Per essere ancora più chiaro, nel momento in cui assume operatività il ministero degli Italiani nel mondo, non ha più senso l'attuale collocazione della direzione generale per gli Italiani all'estero del ministero degli Esteri'', osserva Tremaglia, secondo il quale la struttura dovrebbe essere trasferita presso il ministero per gli Italiani nel mondo.
L'obiettivo di Tremaglia è promuovere ''la coabitazione tra i due ministeri sotto il profilo politico, economico e culturale'' con il sostegno comune ''ad un sistema Italia all'estero che rappresenta una risorsa che non può essere ignorata'', forte di 395 parlamentari di origine italiana nel mondo, 70 Camere di commercio all'estero, 101 Uffici di commercio, 99 Istituti di cultura italiana e 390 testate giornalistiche.

Venezia forma i Lettori di italiano all'estero

I Lettori rimarranno insieme per tutta la settimana nel campus dell'Isola di San Giorgio

News ITALIA PRESS, 8 novembre 2004
Roma - E' iniziato questa mattina, nell'Isola di San Giorgio Maggiore, il corso di formazione destinato a trentasei Lettori del Ministero degli Affari Esteri (MAE) italiano prima che questi raggiungano le singole sedi a loro assegnate. E' la prima volta che la formazione dei Lettori, "figure fondamentali nella diffusione sempre crescente dell'italiano nel mondo", viene affidata alla Ca' Foscari, ed è la prima volta che, al termine del corso, si prevede una continuazione on line per i mesi successivi.

I Lettori rimarranno insieme per tutta la settimana nel campus dell'Isola di San Giorgio, dove le lezioni saranno tenute da formatori del Laboratorio ITALS del Dipartimento di Scienze del Linguaggio dell'Università Ca' Foscari ed esperi del MAE e del MIUR (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca). Alla realizzazione del corso ha contribuito finanziariamente la Fondazione Cassamarca , nell'ambito del suo pluriennale impegno nella promozione e nella diffusione dell'italiano all'estero.

Il corso si svolgerà dal 9 al 12 novembre a Venezia e si completerà in un laboratorio on line, a cui i corsisti avranno accesso attraverso il portale Itals (www.itals.it ). I temi trattati durante le lezioni, e successivamente approfonditi su web, costituiscono le coordinate teorico-pratiche essenziali per la didattica dell'italiano impartito agli stranieri : le aree di interesse più propriamente linguistico (Linguistica tipologica; Varietà e usi dell'italiano; Linguaggi settoriali dell'italiano) verranno integrate con quelle più specificatamente legate alla didattica (Teorie dell'apprendimento di una lingua straniera; La competenza linguistica e letteraria in italiano; La valutazione e la certificazione, Tecnologie Glottodidattiche; Analisi dei materiali didattica), allo scopo di fornire un quadro di riferimento omogeneo e finalizzato al contesto istituzionale in cui i docenti si troveranno a operare.

Baccini: stanchi di fare i candidati

Parla il Sottosegretario agli Esteri dell’UDC, da tempo in procinto di una promozione ministeriale
“Certi alleati parlano di donarci il sangue ... macché, questo è un monocolore azzurro”
intervista
di Amedeo la Mattina

La Stampa, 8 novembre 2004
Qui non se ne può più. E se non ne posso più io che dopo il rimpasto potrei fare il ministro, figuriamoci la gente normale...». Mario Baccini, sottosegretario agli Esteri dell'Udc e in procinto di promozione, sfoga tutta la sua frustrazione per l'eterna «verifica» che travaglia il centrodestra: «Poi ci si meraviglia che si arrivi magari a un accordo, ma tutti spompati e poco credibili di fronte agli elettori. Sento cose da pazzi, alleati che parlano di donarci il sangue... ma se questo governo è un monocolore azzurro! Di che cosa stiamo parlando?».
Ma Berlusconi vorrebbe limitarsi a sostituire Frattini con Fini alla Farnesina. Mentre la Lega chiede una vicepresidenza se a questa carica viene chiamato anche Follini. Come se ne esce?
«Intanto, il ministro lo farò se deciderò di accettare, cosa che non è scontata. E comunque lo deciderò insieme al mio segretario Follini. Io posso rimanere a fare il sottosegretario agli Esteri. Voglio però capire come si possono affrontare le regionali e le politiche se si continua a misurare tutto con il bilancino dei partiti. Non possiamo appellarci all'unità della coalizione se poi applichiamo il manuale Cencelli. Se questi sono i nostri amici, non abbiamo bisogno di nemici...».
Ce l'ha con i leghisti? Pensa che Berlusconi stia utilizzando i veti della Lega per chiudere la partita del rimpasto con la sola nomina di Fini a ministro degli Esteri?
«Mi riferisco a tutti, perché siamo stanchi di questo valzer. Se non c'è una volontà di coinvolgimento reale, allora ne prenderemo atto. l problemi li affronteremo dove ci sarà consentito affrontarli: se saranno in Parlamento, li affronteremo in Parlamento».
Il ministro Matteoli dice un no esplicito ad una vicepresidenza leghista. Lei è d'accordo?
«Il problema non è la vicepresidenza della Lega, ma è convincere Follini a fare il vicepresidente. Ecco su questo non si può innestare il manuale Cencelli: è un'offesa all'intelligenza non solo del nostro partito di tutti gli elettori dell'Udc. La Lega, a differenza dell'Udc, ha tre ministeri di grandissimo peso politico. E non si tratta di contare quanti sono i ministeri, ma quello che contano nella vita politica e sociale del paese. Questo mi sembra un monocolore di Forza Italia. C'è una Lega che è rappresentata bene e poi c'è il problema di un maggiore adeguamento del peso di An e dell'Udc. Sento parlare di donazioni di sangue, ma qui nessuno è proprietario di qualcosa, perché tutto quello che abbiamo è il frutto di una campagna elettorale fatta da tutti, compresa l'Udc».
Senta e Buttiglione cosa farà nel governo?
«Non è un problema dell'Udc: Buttiglione è una risorsa. E' stato candidato dalla maggioranza alla commissione europea, ci è stato spiegato che questo incarico valeva tre ministeri... Per quanto mi riguarda, Buttiglione può fare tutto».
C'è, però, agitazione nell'Udc: si parla di scissioni, di Buttiglione che potrebbe dar vita ad un altro partito; il segretario dell'Udc siciliano, Raffaele Lombardo, è andato a Milano alla manifestazione di Buttiglione e Ferrara. Cosa sta accadendo?
«Sta accadendo che Follini sta facendo benissimo il segretario del partito: è la garanzia per ridare slancio all'Udc. Sta preparando un congresso che farà emergere una classe dirigente impermeabile e omogenea alla linea politica del partito. Ci sono due questioni sul tappeto: vogliamo una legge proporzionale e rilanciare l'idea di un'Assemblea costituente, per la prossima legislatura. Due cose che non vanno fatte esclusivamente dentro una maggioranza, ma ricercando un consenso in Parlamento che è sovrano. Per il resto, ci sono degli amici che fanno parte del-1'Udc, ci sono più anime e articolazioni. L'importante che tutto accada all'interno del partito. Buttiglione, dopo la vicenda della commissione europea, si è caratterizzato su alcune tematiche che si intrecciano con la linea del partito».
Dunque, nessun rischio scissione?
«Non vedo il pericolo. Poi se c'è chi vuole andare, non fa una scissione, fa un'altra scelta. Le scissione sono le spaccature verticali di un partito. Ci sono delle diverse opinioni che noi vogliamo portare nelle sedi congressuale: questo dibattito non può durare in eterno sulle pagine dei giornali».
E appello di Bondi e Adornato per fare in Italia il Ppe?
«E' un'iniziativa superata: abbiamo difficoltà a discutere di assetti di governo e ci mettiamo a parlare di partiti unici?».

venerdì, novembre 05, 2004

MOSTRE: ROMA, BACCINI PRESENTA QUELLA DEDICATA A DE NITTIS

Giuseppe De Nittis, Colazione in giardino (1883)

Roma, - 5 nov. (Adnkronos Cultura) - La Fondazione Foedus, presieduta da Mario Baccini, inaugura il 13 novembre al Chiostro del Bramante, con la mostra "De Nittis. Impressionista italiano", un fitto calendario di appuntamenti culturali in Italia e all'estero. L'esposizione antologica e retrospettiva dedicata ad uno dei più interessanti pittori italiani della fine dell' '800 resterà aperta fino al 27 febbraio."Per lungo tempo - ha spiegato Mario Baccini - ho accarezzato il proposito di organizzare una mostra delle opere di Giuseppe De Nittis. Ho voluto che l'iniziativa venisse realizzata solo dopo aver riunito tutti gli ingredienti necessari per la sua riuscita: un numero di opere tali da offrire un panorama completo dell'attività di questo straordinario artista, ai più sconosciuto, e un luogo prestigioso e affascinante per accoglierle, come il Chiostro del Bramante".

Fini minaccia le dimissioni e ha gli Esteri

Verso una veloce soluzione il rimpasto, sbloccato ieri con la destinazione di Frattini dalla Farnesina alla Commissione Ue
di FABRIZIO DELL’OREFICE

Il Tempo, 5 novembre 2004
SONO da poco trascorse le 17 quando Silvio Berlusconi arriva a Bruxelles al palazzo di Justus Lipsius, dove si svolge il Consiglio europeo. Appena nella hall qualcuno dello staff gli passa un telefono cellulare. «Ascolta - fa il premier - se tu mi dai l’ok su quel nome, io vado avanti in tutto il resto». Pochi minuti dopo il Cavaliere comunica al presidente della commissione europea Josè Barroso che il posto di vicepresidente e commissario a Libertà, Giustizia e Sicurezza che spetta all’Italia sarà coperto da Franco Frattini. Che prende così la poltrona che è stata per qualche giorno di Rocco Buttiglione e nel contempo lascia quella di ministro degli Esteri. È il segnale di una schiarita all’interno della maggioranza. Non è ancora l’accordo finale, che però almeno è più vicino. Ai giornalisti che gli chiedevano se Fini va ora alla Farnesina «liberata» da Frattini, il Cavaliere poteva rispondere raggiante e un po’ sibilino: «Wait and see (aspettate e vedrete, ndr), tempo al tempo».
Determinante è stata un’azione concentrica di An condotta soprattutto da Gasparri e La Russa, sempre protagonisti quando tra Fini e Berlusconi si vedono fulmini e bisogna far tornare il sereno. Il primo ha chiamato Berlusconi e gli ha detto chiaro e tondo: «Guarda Silvio, Gianfranco fa sul serio. Ci ha detto che in questa condizione il 13 novembre, per quando è convocata la Direzione del nostro partito, annuncerà l’uscita del governo. Noi ovviamente lo seguiremo, se va via lui andiamo via anche noi. Il governo sarebbe finito». Berlusconi ha capito che non era più il caso di fare tatticismi.
Nelle stesse ore La Russa, prima con un faccia a faccia dopo la trasmissione «Porta a Porta», poi con una serie di telefonate, ha «gentilmente» convinto Giulio Tremonti, suo vecchio amico, a farsi da parte. A non continuare a insistere per la poltrona di commissario europeo. Così, Berlusconi aveva la strada spianata per nominare Frattini commissario europeo e allo stesso tempo dava il via libera a Fini agli Esteri. Il leader di An, che resterebbe numero due nel governo, si sente già nel ruolo e avverte: «Il vicepremier già si occupa di politica estera: non credo che, nell’eventualità ci fosse l’impegno nuovo, sarà qualcosa del tutto nuovo». E quando gli viene chiesto della sua probabile promozione, risponde secco come il Cavaliere: «Tempo al tempo».
Restano non pochi nodi da risolvere a questo punto nel governo. Innanzitutto il problema principale, almeno per il premier, è Marco Follini. Il presidente del consiglio vuole chiudere un accordo unico e decisivo per le sorti del governo. Un accordo che lo porti alla fine della legislatura senza altre fibrillazioni. Quindi è necessario l’ingresso del leader dell’Udc come vicepremier. Ma Follini non ha ancora sciolta la riserva. Ci sono troppe tensioni nel suo partito, soprattutto tra i siciliani, gli azionisti di riferimento del suo partito. Poi c’è la componente Cdu, vicina a Rocco Buttiglione (a cui il premier ha detto: «Torna in ufficio a lavorare e stai tranquillo»), che è pronta a dare battaglia. Poi c’è Mario Baccini, il sottosegretario agli Esteri che aspetta la promozione a ministro. Follini vuole ottenere il massimo possibile.
C’è poi la Lega, che in questa nuova condizione si sente indebolita. E avanza timidamente la candidatura di Tremonti di nuovo al governo come terzo vicepremier.
Ancora, ci sono poi casi marginali, come Adolfo Urso che attende da un anno e mezzo la promozione a ministro. Oppure i soliti ministri tecnici sempre in bilico perché nel mirino di qualche politico che vorrebbe farli fuori. Infine qualche casella di sottosegretario da sistemare.
Si vedrà. C’è ancora qualche giorno, non a caso sia Berlusconi che Fini lo invocano. La nuova commissione Barroso sarà ufficialmente presentata il 15 novembre, il 17 dovrebbe ottenere il voto finale. A quel punto, se non ci saranno stati ulteriori colpi di scena, Frattini automaticamente decadrà da ministro degli Esteri e il premier potrebbe iniziare il giro di valzer nel suo governo.
Nel frattempo il centrodestra si vedrà martedì per un vertice che servirà a mettere a punto un accordo politico. La schiarita c’è stata. E si sentirà anche sulle tasse dove An sta per mollare la presa visto che sembra aver raggiunto l’obiettivo principale che è la Farnesina. Sembra anche prendere corpo l’ipotesi delle tre aliquote Irpef e un contributo di solidarietà forte per chi ha redditi alti. Ci sarà anche una limatura sull’Irap, in modo da venire incontro alle richieste degli industriali. Ma il clima nuovo è riscontrabile ancora nelle parole di Fini: «L’Irap è l’oggetto della discussione all’interno della maggioranza, ma sono fiducioso», dice il vicepremier, che intanto difende le scelte di Berlusconi dagli attacchi degli industriali: «Ciò che ha sostenuto il presidente Montezemolo non corrisponde al vero: noi non tagliamo gli investimenti ma puntiamo alla riforma fiscale solo riducendo la spesa». Per poi annunciare un accordo in tempi brevi. Forse brevissimi.

giovedì, novembre 04, 2004

Ue: Frattini il commissario italiano al posto di Buttiglione

Lo ha confermato Barroso, leader europei approvano
04/11/2004 - 19:21

(ANSA) - BRUXELLES, 4 NOV - E' Franco Frattini il commissario italiano nella nuova commissione Ue. Lo ha annunciato formalmente il presidente designato Barroso. Frattini sara' vice presidente della Commissione e commissario responsabile per la giustizia, liberta' e sicurezza, ha reso noto Barroso. I leader europei hanno gia' approvato la nuova commissione presentata da Barroso, secondo quanto si apprende da fonti diplomatiche.

RIPARTE ALLA CAMERA L'INDAGINE CONOSCITIVA SUGLI ISTITUTI ITALIANI DI CULTURA

ASCOLTATI GLI EX DIRETTORI DEGLI ISTITUTI DI TUNISI, BUCAREST E
NEW YORK

OPINIONI DIVERGENTI DI LUCIO GODI E DI FURIO COLOMBO SUI RAPPORTI CON LE
COMUNITÀ ITALIANE


Inform, 3 novembre 2004
ROMA E’ ripresa alla Camera dei Deputati l'indagine conoscitiva sugli
Istituti italiani di cultura all'estero. Dalle Commissioni Affari Esteri e
Cultura, riunite in seduta congiunta, sono infatti stati ascoltati tre ex
Direttori di Istituti che hanno operato in Paesi molto diversi fra loro e
di varia collocazione geografica. La discussione si è aperta con la
riflessione dell'ex direttore dell'Istituto italiano di cultura di Tunisi
Lucio Godi che ha sottolineato come a tutt'oggi i nostri Istituti siano
ostacolati nella loro azione sia dalla costante incertezza che caratterizza
l'entità ed i tempi d'erogazione degli stanziamenti ministeriali, sia
dall'incessante avvicendarsi del personale alla competente Direzione
Generale del Mae che non permette quella continuità di rapporti necessaria
alla puntualizzazione degli indirizzi complessivi. Da Godi è stato inoltre
auspicato l'inserimento nella nuova proposta normativa di un'esatta
definizione del personale del settore. Uomini e donne che, pur dipendendo
direttamente dal Mae, spesso si trovano in una situazione di "limbo".
Rispondendo alle domande dei deputati Valerio Calzolaio (DS), Valdo Spini
(DS), Saverio Vertone (Comunisti Italiani) e Claudio Azzolini (FI) sul
ruolo dei Direttori di chiara fama, sullo sviluppo culturale del nostro
Paese, sul numero degli Istituti di Cultura e sui rapporti con le
collettività all'estero Godi ha in primo luogo sottolineato come spesso la
presenza dei dirigenti di chiara fama sia stata avvertita dalla categoria
alla stregua di un'intrusione. L'ex Direttore, dopo aver ricordato la
necessità di valutare al meglio il rapporto fra gli "istituti pilota" e le
varie sezioni periferiche, si è poi soffermato sul rapporto con le nostre
collettività all'estero "Da parte mia - ha spiegato Godi - ho maturato
esperienze nell'America Latina: in quelle aree, oltre al non risolvibile
problema delle distanze, ve n’è un altro rappresentato dal rapporto con le
comunità italiane residenti. Tra le problematiche dell'istituto, in tale
ipotesi, vi è infatti anche il difendersi dalle intrusioni della
collettività italiana. In termini brutali questa è la situazione".
Della scarsezza dei finanziamenti ministeriali ha parlato anche l'ex
Direttore dell'Istituto di Cultura di Bucarest Salvatore Mastropasqua che
ha inoltre ricordato come i ritardi nell'erogazione dei fondi spesso si
riflettano negativamente sulla stessa programmazione culturale
dell'istituto. Mastropasqua si è poi soffermato sulla necessità di non
limitare, ad esempio vietando il licenziamento dei dipendenti incapaci, le
tanto pubblicizzate prerogative manageriali dei direttori e di non
dimenticare, soprattutto quando si chiede a queste strutture di trovare
sponsorizzazioni private per le iniziative culturali, i variegati contesti
in cui operano gli Istituti. A causa di specifiche chiusure da parte dei
Governi d'accoglienza e dell'agguerrita concorrenza di manifestazioni che
offrono allo sponsor maggiore visibilità non tutti gli istituti di cultura
posso infatti utilizzare questo tipo di autofinanziamento. Rispondendo al
quesito, sollevato da Calzolaio, sull'opportunità di legare di anno in anno
la promozione culturale a tematiche specifiche come la gastronomia o la
moda italiana, Mastropasqua ha poi sottolineato come questa strategia abbia
dato vita ad una fattiva collaborazione fra gli Istituti di Cultura e gli
uffici dell'ICE. Una sinergia che ha permesso di organizzare manifestazioni
dai risvolti culturali e commerciali.
E' stata poi la volta dell'ex Direttore dell'Istituto italiano di cultura
di New York Furio Colombo che ha in primo luogo posto in evidenza il
carattere "ornamentale", spesso attribuito agli Istituti di cultura, e la
fatuità degli indirizzi programmatici che, in questo ambito, variano
costantemente ponendo di volta in volta al centro dell'attenzione, senza
tenere conto della preparazione del personale e dell'esiguità dei fondi, o
la diffusione della cultura o l'insegnamento della lingua italiana. Una
fluttuazione decisionale che per Colombo non va però attribuita ai
dirigenti del Mae, ma alle contrastanti prese di posizione dell'esecutivo
politico.
Dopo aver ribadito l'esigenza di valutare il fenomeno della
sponsorizzazione rispetto ai vari contesti del Paese ospitante, Colombo si
è detto convinto che occorra decidere finalmente, e per un determinato
numero di anni, che cosa debbano essere con esattezza gli Istituti italiani
di cultura. nel lodare i suoi collaboratori dell'Istituto della grande mela
e gli eccellenti Dipartimenti di Italiano della New York University,
Columbia University, Hunter College e City College, ha quindi evidenziato
come negli Stati Uniti, mancando un accordo tra i due paesi dal punto di
vista fiscale, si possa insegnare l'italiano solo gratuitamente. Ha inoltre
illustrato i contenuti della proposta di legge, da lui presentata nel
giugno del 1998, in cui si chiedeva la costituzione di una struttura per il
coordinamento degli Istituti di cultura italiani nel mondo - un ente con a
capo un personaggio di chiara fama ed in diretta connessione con il Mae ed
i Ministeri dei Beni Culturali e dell'Istruzione - e la presentazione
dell'elenco delle iniziative alla stampa ed alle Commissioni Esteri e
Cultura di Camera e Senato. In pratica un vero e proprio Dipartimento di
cultura italiana all'estero che eliminerebbe la segretezza che, sebbene non
voluta, ancora oggi circonda l'attività degli Istituti di cultura.
Per quanto poi riguarda i rapporti con la comunità italiana, a differenza
di Lucio Godi, da Furio Colombo è stato evidenziato come questo contatto lo
abbia arricchito e spinto a collaborare, nella sua successiva veste di
deputato, con l'attuale Ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia
per la piena inclusione dei nostri connazionali all'estero. "Questa
comunità di New York - ha proseguito Colombo - ha rappresentato per me una
grande occasione sia perché avevo già studiato autori come Pascal D'Angelo,
che negli anni venti era divenuto da "spaccapietre" il principale poeta
americano di quel tempo, sia perché potei venire a contatto con il
Presidente della Società di poesia americana Joseph Tusiani. Un luminare ed
un punto di riferimento della cultura americana che scriveva i suoi poemi
in latino, in dialetto del Gargano ed in uno splendido inglese…”.
“Poter beneficiare della sua presenza - ha proseguito Colombo ricordando
anche il grande successo di pubblico ottenuto con la recitazione dei versi
di Dante da parte di Roberto Benigni - e leggerne le poesie in inglese e in
italiano, ha rappresentato un evento straordinario, grazie al quale è stato
possibile attrarre una quantità di italiani ed americani che non avevano
mai messo piede nell'Istituto". Colombo ha infine ricordato la fruttuosa,
scambievole ed intelligente collaborazione messa in atto dall'Istituto di
cultura con gli uffici dell'Ice. (Lorenzo Zita-Inform)

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COMMISSIONI RIUNITE
III (Affari esteri e comunitari)
e VII (Cultura, scienza e istruzione)
S O M M A R I O
INDAGINE CONOSCITIVA:
Indagine conoscitiva sugli Istituti italiani di cultura all’estero.
Audizione di ex direttori di Istituti italiani di cultura all’estero (Svolgimento e conclusione)

INDAGINE CONOSCITIVA

Martedı` 26 ottobre 2004. — Presidenza del vicepresidente della III Commissione Umberto RANIERI.

La seduta comincia alle 10.10.


Indagine conoscitiva sugli Istituti italiani di cultura
all’estero.

Audizione di ex direttori di Istituti italiani di cultura
all’estero.
(Svolgimento e conclusione).

Umberto RANIERI, presidente, propone che la pubblicita` dei lavori sia assicurata anche mediante impianti audiovisivi a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l’attivazione.
Introduce, quindi, l’audizione.

Intervengono sui temi oggetto dell’audizione Lucio GODI, gia` direttore dell’Istituto italiano di cultura di Tunisi, Salvatore MASTROPASQUA, gia` direttore dell’Istituto italiano di cultura di Bucarest, e Furio COLOMBO, gia` direttore dell’Istituto italiano di cultura di New York.

Intervengono quindi per porre quesiti e formulare osservazioni i deputati Saverio VERTONE (Misto-Com.it), Valerio CALZOLAIO (DS-U), Claudio AZZOLINI (FI) e Valdo SPINI (DS-U), cui rispondono Lucio GODI, gia` direttore dell’Istituto italiano di cultura di Tunisi, Salvatore MASTROPASQUA, gia` direttore dell’Istituto italiano di cultura di Bucarest, e Furio COLOMBO, gia` direttore dell’Istituto italiano di cultura di New York.

Umberto RANIERI, presidente, ringrazia gli intervenuti e dichiara conclusa l’audizione.

La seduta termina alle 11.20.

Berlino: Giampaolo Talani in dodici dipinti

Dodici opere dell'artista toscano

- Giampaolo Talani -
" l'uomo che parte "
olio su tavola - cm 70x60 - 2003


News ITALIA PRESS, 3 novembre 2004
Berlino - Apre venerdì 12 novembre, a Berlino, la mostra di Giampaolo Talani. Ospitato dall'Istituto Italiano di Cultura (IIC) della città tedesca, Tafani 'racconterà' la sua esperienza di affermato artista toscano con un forte legame con la città di Firenze.

Giampaolo Talani rappresenta oggi uno degli autori più significativi del panorama artistico italiano. E' stata proprio la curiosità ad averlo indotto a sperimentare varie tecniche artistiche, tra cui l'incisione e la pittura a fresco di cui, tra i contemporanei, è uno dei più profondi e quotati conoscitori. Le sue opere sono presenti in prestigiose collezioni sia in Italia che all'estero, negli Stati Uniti in particolare, dove la sua pittura è molto apprezzata.

In questa sua esposizione, Talani propone in dodici dipinti di grandi dimensioni le tematiche più significative della sua poetica. Con i suoi muri graffiti, le sue ombre sole, i suoi uomini pieni di interrogativi e il mare salmastro sempre presente, Talani racconta e suggerisce le mille storie di un uomo , spesso da solo con se stesso, con i suoi dubbi, le sue paure, le sue domande ed i suoi errori. News ITALIA PRESS

Quella Svezia dalle 'Iniziali' italiane

Arriva in Svezia lo spettacolo di teatro multimusicale contemporaneo "Iniziali - BCGLF" di Giorgio Barberio Corsetti e Giovanni Lindo Ferretti

Corsetti & Ferretti
Iniziali BCGLF
Regia Giorgio Barberio Corsetti, testi Giovanni Lindo Ferretti


News ITALIA PRESS, 4 novembre 2004
Stoccolma - Verrà presentato domani, su iniziativa dell'Istituto Italiano di Cultura 'C.M. Lerici' di Stoccolma e presso la Kulturhuset, una delle istituzioni culturali più importanti della Capitale svedese, lo spettacolo di teatro multimusicale contemporaneo "Iniziali - BCGLF" di Giorgio Barberio Corsetti e Giovanni Lindo Ferretti.

Il progetto nasce dal materiale poetico e sonoro di Ferretti e dal visionario talento di Corsetti per trasformarsi in una ricerca sul senso delle emozioni e dei momenti più preziosi della vita attraverso i temi dell'amore, dei viaggi, delle voci e dello stato d'animo. La straordinaria opera d'arrangiamento delle canzoni di Lindo Ferretti, scavata dalle coinvolgenti proiezioni di Corsetti e mescolata alle sonorità elettroniche di Gianni Maroccolo, consentirà al pubblico svedese di compiere un imprevedibile viaggio, dal centro alla periferia, per riportarlo al nucleo più genuino delle origini .

Lo spettacolo, che ha riscosso i più vasti consensi di pubblico e di critica nell'ambito del "Romaeuropa Festival 2003" e che sarà replicato il 6 e 7 novembre, è frutto di una collaborazione congiunta tra l'Istituto di Cultura, la Kulturhuset, l'Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, l'ATER-Associazione Teatrale dell'Emilia-Romagna e l'ERT Emilia-Romagna Teatro Fondazione. News ITALIA PRESS

Libri: Folco Quilici all'Istituto Italiano di Cultura di Barcellona

Barcellona, 4 nov. (Adnkronos) - Folco Quilici, giornalista ferrarese con la passione per la natura e l'avventura, nonché celebre regista di documentari, ha trasferito nel suo ultimo lavoro letterario "Las serpientes de Melqart" il suo bisogno di sentirsi a stretto contatto con l'ambiente, con il mondo dell'uomo e degli animali. Tra i suoi documentari piu' famosi "Sesto Continente", vincitore del Premio Speciale alla Mostra del Cinema di Venezia del 1954, "Ultimo Paradiso" scritto con Ennio Flaiano, premiato con l'Orso d'Argento al Festival di Berlino nel 1956 e "Oceano". Il volume "Las serpientes de Melqart", tradotto da Jorge Rizzo ed edito da Rocaeditorial, sarà presentato, dallo stesso autore, al pubblico di Barcellona mercoledì 10 novembre alle ore 19,30 presso la sede dell'Istituto Italiano di Cultura della capitale catalana.


mercoledì, novembre 03, 2004

From Italy to la dolce vita in Scotland

by CALUM MACDONALD

The Herald, November 03 2004
They trekked across Europe in their thousands to escape the poverty, drought and hunger in their homeland and start a new life in Scotland.
Desperately poor, many made their way on foot, following roads and paths from the heart of Italy to the Channel ports.
On All Soul's Day yesterday, more than a century after the first waves of mass migration, Scots-Italians gathered to honour their forefathers and have their contribution to Scottish life officially recognised.
A civic reception on an unprecedented scale involving 650 Scots-Italians was held in Glasgow, home of the third largest Italian community in the UK. It was preceded by a celebratory Mass conducted by Mario Conti, the Archbishop of Glasgow, in St Andrew's Cathedral.
Italians first began settling in Scotland in large numbers in the 1880s when Italy's land could no longer feed its burgeoning population and people in rural Italy were forced to migrate to survive.
Today there are 10,000 Italian nationals registered at the Italian consulate in Edinburgh and at least 40,000 Scots of Italian descent.
Liz Cameron, lord provost of Glasgow, who is a fluent Italian speaker, paid tribute to the cultural, economic and social impact Italians have made since settling in Scotland.
Mrs Cameron said: "I love Italy, the language, the food and most importantly the people.
"However, the bond the Italian community has with Glasgow is much stronger and stretches over many years."
She was joined by Archbishop Conti and Dr Andrea Macchioni, the consul general of Italy in Edinburgh, at what was the largest gathering of the Scots-Italian community in a generation.
The foundations of Scotland's Italian immigrant population were largely laid by three groups in the 1880s: the figurinai from Lucca, the Ciociaria and the picinisci, both from the province of Frosinone.
The figuirina trace their origins back to the statuette makers of Lucca province and, more often than not, the town of Barga, from where a large proportion of Glasgow's Italian community comes.
On arrival in Scotland they became itinerant craftsmen and peddlers.
The Ciociaria came from a background of street entertaining and food selling and carved out careers in catering in Scotland, mostly in cafes, ice cream parlours and fish and chip shops.
The picinisci, who originally were associated with the arts, modelling and wig-making, were responsible for establishing hairdressing salons and barber shops.
In 1928 a college of Italian hairdressers was opened in Glasgow.
Between 1890 and 1914 Scotland's Italian community grew from 750 to 4500, but the flow was stemmed in 1905 when the Aliens Order was adopted into law, which although a reaction against the numbers of refugees arriving from eastern Europe, also had the effect of reducing the number of Italian immigrants. Nevertheless, firm roots had already been formed and in the early twentieth century Scotland's Italian community was flourishing.
In 1891 the Societa di Mutto Soccorso was set up to provide business loans for Italians. Glasgow had it's own Italian language newspaper in 1908, La Scozia, and the Societa Dante Alighieri, a cultural institute, was formed.
In just over a century Italians have deeply influenced Scottish life, from the hairstyles people wear to the food they eat.
A number of leading Scots-Italians, including Elish Angiolini QC, the solicitor-general for Scotland and Linda Fabiani MSP, attended the civic reception in Glasgow last night.
Dr Macchioni said: "Italians in Scotland are one of the best examples of successful integration. There are groups in every town and city. This is because Italians and Scots have common traditions of hospitality, generosity and respect."

RENOWNED SCOTS-ITALIANS
David Rizzio – Served as musician and counsellor to Mary, Queen of Scots, before he was murdered in 1556.
Charles Edward Stuart – Otherwise known as Bonnie Prince Charlie, he was born in Rome in 1720.
Lord Charles Forte – The hotelier and entrepreneur was born in 1908 in Monforte Casalaticco and built up his international hotel chain from the ice cream shop owned by his parents in Alloa.
Leopoldo Guiliano – Arrived in Scotland in the 1880s and by the turn of the twentieth century was the wealthiest Italian in the country, owning 60 cafes and shops.
Jonny Moscardini – Born in 1897 in Falkirk and injured fighting in the trenches on the Western Front. His parents, who owned a chip shop in Ayrshire, sent him to Italy to convalesce. Moscardini was chosen for the Italian national football side and scored seven goals in nine appearances.
Alberto Morrocco – Portrait painter, was born in Aberdeen in 1917.
Sir Eduardo Paolozzi – Abstract sculptor, born in Leith in 1924.
Peter Capaldi – Actor, writer and director from Glasgow. His short film entitled Franz Kafka's It's a Wonderful Life won a Bafta and an Oscar.
Dario Franchitti – Racing driver from Edinburgh, married to Holywood actress Ashley Judd.
Tom Conti – The Paisley-born actor has appeared in numerous television dramas and films, including Shirley Valentine.
Richard Demarco – Artist, actor, producer, director, lecturer, writer and co-founder of the Traverse Theatre in Edinburgh.
Daniela Nardini – An actress daughter of the famous Nardini's ice cream empire in Largs, she starred in the television drama This Life.

Italian role in Scotland honoured

BBC News, Wednesday, 3 November, 2004, 10:56 GMT
More than 650 members of Glasgow's Italian community have celebrated the contribution made by generations of Scottish Italians to the city.
An event held on Tuesday evening is believed to have been the largest gathering of the Scots Italian community for more than a generation.

Roman Catholic Archbishop of Glasgow Mario Conti and city Lord Provost Liz Cameron hosted the event.

It began with a celebratory Mass, followed by a civic reception.

The Lord Provost said the bond the Italian community has with Glasgow "stretches over many years".

She said: "The real testament of their integration into the Glasgow family is the fact that this huge gathering of Scots-Italians is the largest for more than a generation.

'Sizeable community'

"Most Scots-Italians can trace their lineage directly back to the mass migration of the 1890s where their forefathers escaped famine, drought and poverty in their homeland for a better life in Scotland.

"However, it wasn't until the Great War that a sizeable Italian community, over 4,000 in fact, began to emerge in Scotland, with Glasgow housing the third largest community in Great Britain."


Archbishop Conti said: "After discussion with the new Consul General of Italy, Dr Andrea Macchioni, I felt it would be appropriate to hold a Mass for the Italian community, offering them a long-overdue opportunity to come together, recalling their roots but also recognising their contribution to this city."
Other guests present included Dr Andrea Macchioni, Consul General of Italy, The Solicitor General for Scotland Elish Angiolini QC and Linda Fabiani MSP, along with representatives from the Italian Cultural Institute.

Screenwriter Sergio Casci, who celebrated the Scots-Italian connection in his Bafta-nominated film American Cousin, said it is an important part of modern culture.

He said: "When you speak to a lot of Scots, especially Scots of a certain age, and ask them where they first met their husbands and wives, chances are they met them in an Italian ice cream shop.

"In the early 60s, late 50s, that is where young folk used to go."

martedì, novembre 02, 2004

WAITING LAND: IL GRUPPO ITALO-TEDESCO LORMA MARTI IN MOSTRA A COPENAGHEN

COPENAGHEN\ aise\2 novembre 2004 - Dal 5 novembre al 5 dicembre, presso la Galleria RACA di Copenaghen, in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura, si terrà la mostra Waiting Land, con l'installazione di pilastri, filmati, immagini ed elementi archetipici che provengono dall'osservazione di paesaggi e costruzioni nella regione italiana della Calabria.
Autore del progetto è il gruppo Lorma Marti, composto da due archietti, la tedesca Karen Lohrmann e l'italiano Stefano de Martino, che vivono e lavorano fra Berlino e Roma.
Con le ricerche svolte in Calabria, Lorma Marti si propone di descrivere l'osservazione di aspetti marginali di un territorio in attesa di qualcosa che sta fra i valori ideali, le ambizioni, le aspirazioni, i sogni e le possibili realizzazioni concrete. Assumendo il ruolo di osservatori, Lorma Marti utilizzano vari mezzi, non mostrano una documentazione, ma si concentrano su indizi che descrivono una realtà sociale e urbana.
I due architetti autori del progetto Waiting Land, hanno formato il Lorma Marti nel 2000 avviando un lavoro per l'osservazione di quanto è evidente e di quanto è trascurato, due elementi che trovano strettamente correlati. In questi quattro anni hanno esibito diversi lavori in Germania e in Italia ed il prossimo appuntamento è questo di Copenaghen alla Galleria RACA, Gl. Kongevej 37, dove la mostra verrà inaugurata il 5 novembre tra le ore 17 e le 21. (aise)

Gianfranco Fini alla Farnesina?

di Monica Zornetta

Il Gazzettino, 2 novembre 2004
Gianfranco Fini alla Farnesina? È un'ipotesi «infelice, anzi assolutamente disastrosa». A pronunciare, o meglio, a vergare queste parole in una lettera aperta pubblicata oggi sul quotidiano "Il riformista" è il senatore Francesco Cossiga che, pur sottolineando le qualità umane di Fini («è certamente un gran bravo ragazzo»), invita il premier Silvio Berlusconi («ti supplico, da patriota repubblicano») a non affidargli il ministero degli Esteri. Secondo l'ex presidente della Repubblica, il vice premier appartiene «a una tradizione e a una famiglia politica che, più a torto che a ragione, non è ancora pienamente accettata né in America né in Europa» e questo, ne è convinto il senatore a vita, assumerebbe un significato ancora maggiore se il vincitore delle elezioni americane fosse John Kerry.
L'ex delfino di Giorgio Almirante, poi, sarebbe «palesemente del tutto digiuno di politica estera, perché per intendersi di politica estera - precisa Cossiga - non basta viaggiare spesso. A parte la mia grandissima stima per Almirante e il mio rispetto, proprio perché antifascista e liberal, per i 'ragazzi di Salò', nel mio piccolo ho fatto quel che ho potuto per lo "sdoganamento democratico" di An». Nonostante questo, «per vastissimi ambienti politici e culturali americani ed europei, per molti governi dei due continenti - e cita quello tardo-gollista e neolaicista di Chirac e quello socialdemocratico nazionale della Germania di Schoreder - Gianfranco Fini è il leader di un partito per molti soltanto erede della tradizione fascista del ventennio e della Repubblica Sociale Italiana, alleata politica e militare della Germania nazista. E questo sarebbe certamente il giudizio anche dell'amministrazione americana» sempre che alla Casa Bianca dovesse arrivare Kerry». Nella stessa lettera il presidente emerito della Repubblica suggerisce inoltre a Berlusconi di non affidare l'Istruzione a Buttiglione, per le conseguenze che questa nomina potrebbe avere.

Libri: Amsterdam, Roberto Alajmo presenta "Cuore di madre"

Amsterdam, 2 nov. (Adnkronos) - In occasione della traduzione olandese dell'opera "Cuore di madre", libro vincitore del Premio Campiello 2003, l'Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam ha organizzato per il 5 novembre, alle ore 20.30, un incontro con l'autore siciliano Roberto Alajmo. Lo scrittore sara' presentato da Vincenzo Lo Cascio, professore di Linguistica Italiana.

Il libro, un noir duro e grottesco, ambientato in Sicilia, narra la vicenda di Cosimo Tumminia che ripara biciclette nel paese di Calcara. Ma il suo negozio e' sempre deserto perche' Cosimo ha fama di portare sfortuna e quindi nessuno lo frequenta e neanche lo saluta. La solitudine in cui vive Cosimo convince alcuni delinquenti ad usarlo come complice per realizzare un rapimento: gli lasceranno in casa un bambino rapito, torneranno a riprenderlo dopo aver ottenuto il riscatto e gli daranno una bella ricompensa. Ma Cosimo e i rapitori non hanno fatto i conti con la madre del giovane, che ama, spia e controlla il figlio Cosimo.

lunedì, novembre 01, 2004

Rimpasto, per Buttiglione non c’è posto

Il Tempo, 1 novembre 2004
Difficile che possa conservare la delega alle politiche comunitarie. Polemica la Lega
DELLA candidatura di Frattini al posto di Buttiglione per la Commissione europea si parla ormai come di una certezza, e alla pari nei Palazzi della politica viene dato l'ingresso di Fini alla Farnesina. Ma queste «certezze» si inseriscono in un quadro ancora molto fluido, che fino all'ultimo minuto non avrà connotati definiti. C'è la variabile Follini, ad esempio. Il segretario dell'Udc, da sempre restio ad assumere incarichi di governo, questa volta non sembra possa resistere al pressing per un suo impegno diretto. Ma sul tavolo della Cdl non c'è solo il problema della sostituzione di Frattini. Le distanze sulla Finanziaria e in particolare sulla riforma del fisco restano. Il ministro Gianni Alemanno ribadisce ancora oggi che per An le aliquote fiscali vanno riviste, ma che occorre farlo premiando le fasce più deboli. «No a una riforma fiscale - dice - con il doppio difetto di essere iniqua dal punto di vista sociale e, se spalmata su tutti gli scaglioni, troppo debole».
Un'idea speculare a quella del premier, convinto che siano proprio le fasce di reddito più alte a dover essere interessate dalla riforma se si vuole rilanciare gli investimenti e i consumi. Tuttavia, lo spazio per un'intesa lo indica lo stesso Alemanno, quando giudica praticabile la riduzione a tre delle aliquote Irpef, più un contributo di solidarietà per i redditi più alti. La stessa ipotesi già prospettata da Berlusconi. Ma c'è ancora da tradurre l'idea in cifre. Non è solo la necessità di un'intesa sul fisco che impegna il presidente del Consiglio, che oggi dovrebbe incontrare lo stato maggiore della Lega, innervosita dalle trattative in corso da cui si è sentita tagliata fuori. Non basterà infatti sostituire Frattini con Fini per considerare chiuso il capitolo rimpasto. C'è il problema di Buttiglione, che è difficilmente immaginabile nel suo attuale dicastero dopo lo scontro avuto al Parlamento europeo. Ma è anche difficile prevedere una soluzione che non includa un altro Udc, Mario Baccini, che da tempo è in predicato per un ministero. Maurizio Gasparri ha respinto l'obiezione leghista, secondo la quale con questo rimpasto si finirebbe con il premiare i meno fedeli all'alleanza: «La politica non prevede premi di fedeltà con relativi bollini».
La Lega però non appare per nulla persuasa. Se l’altro giorno ha protestato Maroni, ieri è stato il turno di Calderoli, che ha ribadito l'ostilità anti-Ue del Carroccio, corroborata dalla vicenda Buttiglione, e che soprattutto ha ammonito Berlusconi a non ricercare «compromessi al ribasso». Tuttavia non sembra siano le resistenza della Lega a rappresentare il maggior ostacolo al rimpasto di governo. Il timore è che se si dovessero fare tutti gli spostamenti giudicati utili e necessari, sarebbe difficile presentarlo al Quirinale come un semplice rimpasto, mentre si sa benissimo che il premier non vuole neanche sentir parlare di crisi e di Berlusconi bis.

GOVERNO: GASPARRI, SU TAGLIO TASSE E FINI A FARNESINA AN E' CONCORDE

Roma, 1 nov. - (Adnkronos) - ''Meno tasse per tutti e piu' attenzione a chi ha meno soldi. Questa e' la posizione di tutta An sulla riforma fiscale''. Cosi' come ''non esistono spaccature sulla possibilita' che Fini diventi ministro degli Esteri''. E ''sono certo che un accordo si riuscira' a raggiungere facilmente anche con gli altri partner''. E' quanto afferma all'ADNKRONOS il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, in merito alle discussioni in corso nella Cdl sulla riduzione delle tasse.


Mussolini: Esteri, no al turista subacqueo

Il Messaggero, 1 novembre 2004
Alessandra Mussolini ha criticato, pur senza nominarlo direttamente, Gianfranco Fini, indicato come possibile candidato alla Farnesina.«Cambiare quattro volte il ministro degli Esteri in tre anni - ha detto - significa compromettere l’immagine dell’Italia nel mondo. Non entro nel merito di chi andrà a ricoprire l’incarico. Tuttavia, il nome che circola non ha alcuna esperienza in politica estera e conosce il mondo solo da turista sommozzatore». Per la Mussolini «al peggio non c’è mai fine».






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