venerdì, dicembre 31, 2004

'Oceano Mare' in scena a Copenaghen

Dal 15 gennaio al 2 febbraio, l'opera di Baricco sarà messa in scena dalla compagna Cantabile 2 del bolognese Nullo Facchini, residente in Danimarca dal 1984

News ITALIA PRESS, 31 dicembre 2004
Copenaghen – In scena con "Oceano Mare" al teatro Kanonhallen di Copenaghen. Con il patrocinio dell'Istituto Italiano di Cultura in Danimarca va in scena lo spettacolo tratto dal romanzo omonimo di Alessandro Baricco, messo in scena dal teatro Cantabile 2 di Vordingborg, per la regia di Nullo Facchini dal 15 gennaio al 2 febbraio.

La compagnia teatrale ha realizzato un innovativo adattamento dell'opera dello scrittore piemontese ispirata al tragico naufragio della fregata Medusa, nel 1816, dove 150 cadetti affamati ricorsero all'omicidio e al cannibalismo nel futile tentativo di sopravvivere. Il pubblico è quindi invitato in una sperduta stazione climatica situata lungo la costa.

Nelle sette stanze della locanda Almayer si intrecciano storie di naufragi, brutali omicidi, amori spezzati. Sette stanze per altrettanti personaggi spesso misteriosi, a volte buffi, che sognano, aspettano o cercano qualcosa dopo aver incontrato il mare, elemento caratterizzante e onnipresente in tutte le loro storie.

Diretto da Nullo Facchini, il cast è largamente composto da attori locali fra cui spiccano quattro bambini e il ferrarese Paolo Nani, fondatore dell'omonima compagnia "Paolo Nani Teater" dove ha prodotto, diretto e interpretato "Aliens - C'è vita sulla terra?", in collaborazione con lo stesso Facchini.

Tra il 1995 e il 2002 Paolo Nani ha portato i suoi spettacoli in Finlandia, Norvegia, Svezia, Danimarca, Germania, Belgio, Inghilterra, Irlanda, Francia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Svizzera, Spagna, Italia, Croazia, Grecia, Islanda, Groenlandia. Dal canto suo, l'attore e regista bolognese Nullo Facchini ha fondato la sua compagnia nel 1980 e dal 1984 si è trasferito in Danimarca, allargandola ad attori provenienti da tutto il mondo. Attualmente, opera a Vordingborg - dal 1991 - dove ha fondato anche una scuola di recitazione e un festival biennale.

martedì, dicembre 21, 2004

Fini: rimuovete la professoressa

Panorama, 20 dicembre 2004
Già il primo approccio non era stato dei più gradevoli. A mezzanotte, nell’hotel che l’ospitava a Mosca in occasione del vertice con Vladimir Putin, il vicepremier Gianfranco Fini fu costretto a subire una lunga filippica dalla direttrice dell’istituto italiano di cultura, Angela Carpifave. L’indomani, il 20 ottobre scorso, manifestando tutto il suo imbarazzo per quell’incontro notturno all’ambasciatore in Russia, Gianfranco Facco Bonetti, Fini scoprì un altro arcano: la controversa Carpifave, che tanto imbarazzo aveva provocato in Russia al governo italiano con i suoi litigi, si vantava apertamente di essere una protegée del presidente di Alleanza nazionale. A quel punto Fini non ci ha visto più e ha chiamato al telefono Franco Frattini, ex ministro degli Esteri, che già aveva intenzione di intervenire: «Guarda Franco che io la professoressa Carpifave non la conosco affatto» spiegò il vicepremier. «Rimuovila pure». Frattini non ne ebbe il tempo dovendo trasferirsi a Bruxelles. E così è toccato allo stesso Fini, diventato nel frattempo ministro degli Esteri, revocare l’8 dicembre l’incarico.

Lisbona, appuntamento a gennaio

L'omaggio "Tra parole e musica: la musica italiana del Secolo XXº, tra tradizione e rivoluzione" si è avvalso dell'eccezionale partecipazione di Paolo Pinamonti


News ITALIA PRESS, 21 dicembre 2004
Lisbona - Si è tenuto ieri, presso il Teatro Nazionale dell'Opera São Carlos di Lisbona, un omaggio a colui che è unanimemente considerato uno dei principali compositori del XXº secolo, Luigi Dallapiccola. L'iniziativa, nata dalla collaborazione tra il Teatro São Carlos e l'Istituto Italiano di Cultura di Lisbona, si ricollega idealmente al grande omaggio offerto al musicista nei giorni scorsi (10-12 dicembre) nella sua città di adozione, Firenze, su iniziativa del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l'Università degli Studi e il Comune di Firenze, la Regione Toscana.

L'omaggio "Tra parole e musica: la musica italiana del Secolo XXº, tra tradizione e rivoluzione" si è avvalso dell'eccezionale partecipazione di Paolo Pinamonti, attuale Direttore Artistico del Teatro São Carlos e , in passato, de La Fenice; del Maestro Mario Ruffini, musicologo e direttore d'orchestra, nonchè il maggior studioso attuale di Dallapiccola; del Maestro Zoltan Peskó, noto Direttore d'Orchestra.

Le avvincenti presentazioni delle tre personalità si sono avvalse di diverse interruzioni musicali eseguite con maestria dai giovani musicisti italiani Silvia Tarozzi e Marco Padovani , apprezzatissimi dal pubblico che riempiva completamente il grande Salone Nobile del São Carlos.

Per l'Istituto Italiano di Cultura di Lisbona si è trattato dell'ultimo evento organizzato nel corso del 2004 e il suo Direttore, Giovanni Biagioni, ha dato appuntamento a tutti per gennaio con tre nuove importanti iniziative nate dalla collaborazione con altrettante rilevanti istituzioni culturali portoghesi: il ciclo di otto film del regista Mario Martone; lo spettacolo di danza contemporanea "30% Pinocchio" concepito e diretto dal ballerino fiorentino Jean Paul Bucchieri e interpretato dalla Compagnia "Oblivion" e il concerto di musica jazz offerto da nomi quali Enrico Rava , Gianluca Petrella, Stefano Bollani, Ares Tavolazzi e Roberto Gatto, presso la Fondazione Culturgest. News ITALIA PRESS

lunedì, dicembre 20, 2004

Farnesina: firmata convenzione per certificazione conoscenza italiano

Roma, 20 dic. - (Adnkronos) - E' stata firmata alla Farnesina, nel quadro delle iniziative promosse dal ministero degli Esteri per la promozione della lingua e cultura italiana all'estero, una nuova Convenzione-quadro per la certificazione della conoscenza dell'italiano attraverso gli Istituti Italiani di Cultura.

La Convenzione è stata sottoscritta, alla presenza del segretario generale del ministero degli Esteri, ambasciatore Umberto Vattani, dal direttore generale per la Promozione e Cooperazione Culturale Anna Blefari Melazzi, dal rettore dell'Università per Stranieri di Perugia Stefania Giannini, dal pro-rettore dell'Università di Roma Tre Mario Morganti e dal pro-rettore dell'Università per Stranieri di Siena Marina Benedetti.

La Convenzione rafforza la collaborazione, già avviata nel 1993, tra la Farnesina e le tre Università titolari di accreditati sistemi di certificazione di conoscenza dell'italiano. L'intesa fissa un quadro giuridico unitario per la certificazione attraverso gli Istituti di Cultura sulla base del ''Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue'' del Consiglio d'Europa.

venerdì, dicembre 17, 2004

L’attivismo di Fini travolge il dicastero

di Barbara Alessandrini

L'Opinione, 17 dicembre 2004
L’insediamento di Gianfranco Fini alla Farnesina ha sortito l’effetto di un macigno caduto nelle tranquille acque di uno stagno. Il fatto è che come accade sempre negli avvicendamenti, il successore viene preceduto dalla sua fama. E così è accaduto anche al nuovo ministro degli Esteri cui diplomatici e funzionari non hanno mai attribuito una particolare vocazione al lavoro indefesso. La sua passione per le immersioni, i viaggi e in generale per il tempo libero, insomma, sono entrate nelle stanze della Farnesina, ben prima di lui. Facendo sì che, a partire dall’intero corpo diplomatico fino alle segreterie del dicastero, nessuno si aspettasse dal neo ministro la capacità di immergersi anche in situazioni diverse dalle profondità marine di Pantelleria o del Mar Rosso.

Invece Fini non ha fatto a tempo a mettere piede alla Farnesina che, nello stupore generale, si è gettato a capofitto nel suo lavoro di coordinamento degli Affari Esteri. Promovendo il lavoro di squadra a tutti i livelli e convocando continue riunioni con i sottosegretari e lo staff. E non sottraendosi mai agli impegni in prima persona.
Oltretutto, incredibile a dirsi, questo nuovo corso non sembra dispiacere affatto a chi lavora in uno dei ministeri più ingessati del nostro paese e che forse intravede nell’efficienza di Fini una nuova occasione di valorizzazione.

Italy's PM is urged to step in over kirk

SAM HALSTEAD

Edinburgh Evening News, Thu 16 Dec 2004
ITALIAN prime minister Silvio Berlusconi was today urged to intervene in a row over a crumbling church in the heart of the Old Town.

Heritage watchdogs have demanded the flamboyant premier and media mogul order work to begin on the restoration of Blackfriars Church, which is owned by the Italian government.

The boarded-up former United Presbyterian church in Blackfriars Street, just off the Royal Mile, has lain empty for more than a decade.

The Italian government has discussed plans to turn the building into a £2 million home for the Italian Cultural Institute, featuring a small art-house cinema, restaurant and multi-media library.

Its vision included using the centre to host major exhibitions by contemporary Italian artists. But heritage watchdogs have grown increasingly concerned at the lack of action and have now demanded answers from the Italian prime minister.

David McDonald, director of the Cockburn Association, today said he had written to the Italian premier about the state of the C-listed structure.

"I am gravely concerned about the worsening disrepair," he said.

"As a civic trust, the Cockburn Association would welcome the Italian government’s immediate clarification on how it intends to secure the building’s long-term future.

"I’m confident this matter can be resolved with the Italian prime minister’s positive intervention."

Royal Mile resident Alex Neilson, who has also written to the Italian premier, said the state of Blackfriars Church was a disgrace. The 42-year-old photographer said: "

I suspect that this empty building is now seen by the Italian government as a simple property investment.

"It is now time for Edinburgh City Council to buy this property back."

City-based artist and theatre director Richard Demarco owned Blackfriars Church between 1986 and 1993. He spent around £40,000 on restoration work before selling it to the Italian government.

Mr Demarco described the building as "close to his heart". He said: "I sold it to make sure the building was in the hands of a proper institution. For some reason, because of a change of government, their money and commitment has ceased."

Richard Alexander, owner of the neighbouring Spoon cafe, added: "If this was a church in the centre of Rome, this would not happen."

The church, which has a Gothic frontage and is listed on the Scottish Civic Trust’s buildings at-risk register, was built by Robert Morham in 1871.

A spokesman for the Scottish Civic Trust added: "Unfortunately, there is no mechanism for the local authority to force a landowner to do something with their land. All they can do is make sure the building is wind and watertight."

No-one from Mr Berlusconi’s office in Rome or the Italian Consulate in Melville Street was available to comment today.

A city council spokesman said: "While there is no specific obligation on the owner of a listed building to maintain it, there are statutory powers available to planning authorities and the Scottish Executive to take action where listed buildings have deteriorated."

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I riferimenti del Segnalibro: Will church have a future in Buddhism?

giovedì, dicembre 16, 2004

DALLA VISITA DEL PRESIDENTE CIAMPI IN CINA AD UN PORTALE DEL MAE

IL SITO REALIZZATO DAL MIUR DEDICATO AL TEMA "STUDIARE IN ITALIA"
(www.study-in-italy.it/)

ROMA\ aise\16 dicembre 2004 - Il Ministero degli Affari Esteri, in occasione della visita del Capo di Stato, Carlo Azeglio Ciampi, in Cina ha attivato un Portale, cui si aggiunge la creazione di un sito, realizzato dal MIUR e dedicato al tema "Studiare in Italia".
Il sito, progetto del Miur, realizzato in collaborazione CIMEA, della Fondazione Rui e CINECA, è uno strumento informativo rivolto agli studenti che intendono frequentare programmi e corsi di un certo livello in Italia, pre e post laurea.
Tra le informazioni fornite dal sito, le istituzioni promotrici dei corsi, appartenenti al settore universitario e non; procedure di ammissione; programmi di studio; gradi universitari; qualificazioni non universitarie (diplomi accademici); servizi di welfare; informazione sui vari Paesi.
Sul portale sono altresì presenti link ad altri siti, per ulteriori e maggiori informazioni su argomenti specifici.
La scelta dell'Italia come luogo di studio, è legata alla posizione geografica e ai contatti diretti che il Paese ha con le principali aree etniche e culturali della vecchia Europa (neo-Latina, Germanica e l'aerea slavo balcanica), e, allo stesso tempo con Paesi del Nord Africa e con il mondo della civiltà arabo islamica.
Di conseguenza, anche se tutt'ora ancorata alla civiltà europea e occidentale, l'Italia può essere considerata un legame naturale tra quei Paesi africani e asiatici che, confinanti nell'area del Mediterraneo, hanno condiviso eventi storici e culturali lungo il corso dei secoli.
La cultura italiana è profondamente radicata nelle antiche civiltà greche e romane che fiorirono sulla penisola per oltre un millennio e lasciarono la loro impronta in opere d'arte, nel sistema legislativo e nelle tradizioni.
Dall'età moderna, l'Italia ha sviluppato una sua propria civiltà, una combinazione interessante di tradizioni e innovazioni, stimolate dall'influenza della fede cristiana. Il Paese è divenuto la culla di arti visive, musica, poesia, letteratura. Allo stesso tempo, l'Italia ha promosso lo sviluppo del pensiero filosofico moderno, della scienza e della ricerca e ha avviato la stabilizzazione delle prime università, tra le più antiche del mondo: l'Università degli Studi di Bologna e l'Università degli Studi di Napoli Federico II.
Tra i programmi italiani, merita una certa menzione, Erasmus Mundus, che permette a studenti appartenenti e non alla Comunità Ue di frequentare master di alta qualità e di ottenere un riconoscimento.
Subito dopo la seconda Guerra mondiale, l'Italia ha compiuto un enorme sforzo per recuperare le proprie energie morali e le proprie risorse economiche, ricostruendo infrastrutture, promovendo letterarietà ed educazione a tutti i livelli, garantendo opportunità politiche ed educative a tutti gli strati della società, incentivando il progresso scientifico e l'innovazione tecnologica, stabilendo relazioni importanti di cooperazione politica culturale ed economica con tutti i Paesi entro e fuori l'Europa.
Negli ultimi anni, l'Italia ha avuto un ruolo importante nella promozione dell'istruzione: l'Italia è infatti uno dei quattro Paesi che per primo si è impegnato a creare la cosiddetta "European Area of Higher Education", dando così vita a quella riforma, conosciuta come "Processo di Bologna", adottata poi da tutta Europa.
Oggi l'Italia è tra gli 8 Paesi più industrializzati del Mondo. Accanto ad alcune grandi aziende, statali e pubbliche, ha sviluppato una rete di piccole e medie imprese, ha promosso enti scientifici e incentivato la ricerca applicata in un numero crescente di campi: dalla biologia all'ICT, dalla medicina alla fisica. (aise)

mercoledì, dicembre 15, 2004

Farnesina: firmata convenzione con osservatorio giovani editori

Roma, 15 dic. - (Adnkronos) - La direzione generale per la Promozione e Cooperazione Culturale del ministero degli Esteri e l'associazione ''Osservatorio Permanente Giovani-Editori'' hanno firmato una Convenzione per lo sviluppo all'estero del progetto ''Il quotidiano come strumento di conoscenza della società italiana all'estero e di formazione di una coscienza civile europea''.
L'iniziativa, che sarà avviata nel gennaio 2005, prevede la distribuzione e la lettura in classe di alcuni fra i più importanti quotidiani italiani e stranieri e riguarderà i corsi di lingua e cultura italiana tenuti presso gli Istituti Italiani di Cultura e presso gli Istituti scolastici italiani e stranieri con sezione italiana, operanti in Gran Bretagna, Francia, Spagna e Germania. Complessivamente saranno coinvolte quaranta istituzioni, con la partecipazione di circa duemila studenti. Il progetto rappresenta un'estensione sperimentale all'estero dell'iniziativa ''Il quotidiano in classe'' che è stata avviata con successo in Italia cinque anni fa dall'Osservatorio.

La lettura comparata dei giornali europei intende promuovere la conoscenza della società italiana all'estero e favorire la formazione di una coscienza civile europea fra le giovani generazioni. Analogamente a quanto avviene in Italia l'iniziativa prevede, oltre alla lettura dei quotidiani, specifiche proposte formative per i docenti coinvolti, l'organizzazione di seminari e lo svolgimento di incontri sul tema della lettura dei giornali con la partecipazione di giornalisti.

I risultati dell'iniziativa saranno valutati anche nella prospettiva di una sua eventuale trasformazione in un progetto europeo.

Palazzo Italia, parte la sfida di Berlino

Una sede prestigiosa sorgerà alla Porta di Brandeburgo: è la risposta a Francia e Spagna
LA CULTURA ALL'ESTERO Calano studenti e traduzioni dalla nostra lingua in Germania. E Madrid ci sorpassa

di Fertilio Dario

Corriere della Sera, 10 dicembre 2004
DAL NOSTRO INVIATO BERLINO - La nostra cultura all' estero riparte dalla Germania. E affida le sue sorti a «Palazzo Italia», prototipo di molti altri simili, destinati a Mosca, Pechino, New York. Di che si tratta? Di una sede nuova di zecca sul viale Unter den Linden, a due passi dalla porta di Brandeburgo. Qui tra un anno e mezzo, dopo il restauro, sorgerà in stile rinascimentale il primo, ambizioso «sportello unico del made in Italy», destinato a ospitare contemporaneamente mostre, rappresentazioni, eventi culturali e commerciali. Un progetto pilota per gli altri «Palazzi Italia» già programmati nel resto del mondo. Una riscossa annunciata dalla discesa in campo della Fiera di Milano e della finanziaria statale Simest, con l' appoggio del ministero degli Esteri: hanno costituito una società e acquisito l' intero stabile sul celebre viale berlinese, nella nuova sede si metterà alla prova il progetto di collaborazione tra Istituto italiano di cultura in Germania e Confindustria. Il disegno del resto è lì, a provare che non si tratta di un sogno: suggestivo e spettacolare, quanto basta per imporsi all' immaginazione del pubblico tedesco. Ma anche rispettoso della storia: le parti distrutte dai bombardamenti negli anni Quaranta saranno ricreate in vetro e inserite nella struttura, con rimandi tra passato e presente. E così, con questo taglio avveniristico, l'Italia si prepara a celebrare nel 2005 il cinquantesimo anniversario del trattato italo-tedesco, che regolamentava l' impiego dei lavoratori italiani per la ricostruzione in Germania. L' obiettivo era stato, allora, quello di regolare l' afflusso degli emigranti in modo che non fosse indiscriminato e caotico, ma ripartito per aree di attività e settori geografici. Erano anni epici. I nostri lavoratori si concentravano al binario numero 11 della stazione di Monaco, dopo aver viaggiato la notte e il giorno precedente lungo la linea del Brennero. E di là, afferrando le loro mitiche valigie chiuse con lo spago, frastornati dai chilometri che già li separavano da casa (in Sicilia, in Puglia o nel Veneto), gli emigranti si issavano in carrozza per affrontare l' ultimo tratto verso l' ignoto: Wolfsburg, per la Volkswagen, Stoccarda per la Mercedes, il bacino della Ruhr per la chimica e la siderurgia. Oppure, i più fortunati, si fermavano a Monaco con la Bmw, quando non si spostavano di cittadina in cittadina come muratori. E Berlino? In quegli anni l' ex capitale appariva lontana, semidistrutta, rinserrata all' interno di uno Stato ostile, l' inaccessibile Ddr. Pochi lasciavano il nostro Paese per trovare lavoro e stabilirsi nell' ex capitale, e pochi sono ancor oggi: non più di 16 mila su un totale di 600 mila residenti in Germania, la più grande comunità italiana all' estero dotata di passaporto. Nel frattempo sono sparite le valigie di cartone, l' ignoto si è trasformato quasi in cortile domestico, e nonostante l' evidente freddezza di gran parte della stampa e degli intellettuali tedeschi verso il governo italiano in carica, i nostri lavoratori hanno salito molti gradini nella scala del prestigio. Potrebbero essere loro, dunque, gli italiani di Germania, i naturali ambasciatori della nostra cultura, e della lingua di Dante, in un momento di forte competizione internazionale. Sfida ambiziosa, che deve tener conto anzitutto della particolare mentalità berlinese, portata all' anticonformismo, a un gusto per l' eccesso e la trasgressione, e quindi incline ad apprezzare la provocazione culturale, e in genere tutto quel che sa di avanguardia. Ma l' Italia è anche altro: e allora si deve diversificare l' offerta. Così si muove Renato Cristin, filosofo husserliano, da meno di un anno nominato «per chiara fama» alla direzione dell' Istituto di cultura di Berlino, con funzioni di coordinamento per la Germania. Da un lato puntando su avanguardia e sperimentazione, come di recente con la mostra di Fabrizio Plessi: la sua «flotta di Berlino» fatta di barche pendenti dal soffitto, con video di color rosso fuoco installati dentro alle chiglie, in un' aura di visionarietà veneziana, ha colpito nel segno. Dall' altro, promuovendo grandi eventi in cui i due Paesi possano identificarsi: ed ecco le tre settimane dedicate a De Gasperi nel cinquantenario della morte, accostato ad Adenauer come padre fondatore dell' Europa. «C' è spazio per artisti e i politici, ma anche per stilisti, cuochi, designer, musicisti - spiega Renato Cristin - però quel che conta davvero è l' idea di una forte identità italiana, qualcosa di cui si possa essere orgogliosi e in cui ci si possa identificare». Il motto insomma, è: convinciamo e motiviamo anzitutto il popolo degli italiani di Germania, quindi bussiamo con più forza alle porte tedesche. Ecco perché l' Istituto di cultura allarga il ventaglio delle offerte: alcune di taglio popolare, come una rassegna di cucina italiana selezionata da Edoardo Raspelli o gli incontri sulla musica leggera e lo spettacolo affidati a Mogol e, più avanti, ad Arbore; altre molto impegnative, come la mostra su Matteo Ricci, il celebre padre gesuita che a cavallo del XVI e XVII secolo introdusse la cultura europea alla corte dei Ming, che si aprirà in febbraio a Roma, al Vittoriano, per approdare dopo qualche mese a Berlino. E qui sta la scommessa: affermare l' idea di una cultura italiana legata al mondo del lavoro, in cui le imprese non solo sponsorizzino, ma partecipino alla realizzazione di un evento. Così, il prossimo anno è prevista a Berlino una mostra sul design automobilistico, sostenuta dalla Fiat, e l' istituzione del premio letterario Campiello Germania, filiazione diretta di quello italiano voluto dagli industriali veneti. Come il fratello maggiore, il Campiello Germania selezionerà una cinquina fra le opere tradotte in tedesco e pubblicate negli ultimi due anni, riservando riconoscimenti speciali agli editori e ai traduttori germanici. E meno male che si corre ai ripari, perché in campo editoriale tira una brutta aria: in pochi anni sono diminuite le traduzioni di opere italiane in tedesco. Resistono, certo, le corazzate chiamate Eco, Magris o Camilleri, ma gli altri autori hanno vita difficile. «Certo esiste una crisi del mercato editoriale in Germania, - spiega il direttore - perché anche qui si legge di meno e le sovvenzioni per chi traduce sono diminuite. Ma bisogna anche prendere atto di una recessione tutta italiana». E intanto suonano altri campanelli d' allarme: calano gli studenti di italianistica (ancora intorno ai 200 mila nelle università, ma appena 45 mila nelle scuole inferiori), si contraggono anche le cattedre (del 10 per cento in pochi anni), si registra il sorpasso spagnolo ormai avvenuto e l' avanzata russa nell'insegnamento della lingua. La riscossa partirà da Berlino? Per riuscire, bisognerà scrollarsi di dosso un handicap. L'Istituto di cultura oggi è ospitato all'interno della monumentale, risorta ambasciata voluta da Hitler come dono al Paese alleato dell'Asse e progettata nel '38 da un allievo dell'architetto Speer. Poi abbandonata per decenni e inaugurata solennemente l' anno scorso alla presenza di Ciampi. Ma proprio perché confinata in una zona diplomatica poco frequentata dai berlinesi, lontana dai centri commerciali e dai ritrovi, non riesce a competere con le sedi centralissime, e sfavillanti, del Centre Français o del Cervantes. E' il momento di reagire, con il «Palazzo Italia» e tutto il resto. Il mondo degli Istituti italiani di cultura, adesso, guarda a Berlino. Dario Fertilio (1 - continua)

lunedì, dicembre 13, 2004

COPENHAGEN/Nell’Istituto italiano di cultura

L’olio d’oliva pugliese conquista i danesi
Degustazione del nostro extravergine
L'occasione l'ha fornita la «settimana dei sapori italiani» promossa dal
Consorzio nazionale degli olivicoltori con Soleil 2000



La Gazzetta del Mezzogiorno, 13 dicembre 2004
Nei giorni scorsi si è parlato di olio extra vergine pugliese anche in Danimarca. L'occasione l'ha fornita l'accorsato svolgimento di una «settimana dei sapori italiani» - promossa dal Consorzio Nazionale degli Olivicoltori con Soleil 2000 ed il patrocinio dell'ICE e dell'Istituto Italiano di Cultura - che ha avuto il suo momento cruciale nella presentazione e successiva degustazione di extra vergini italiani nella sede dell'Istituto, messa a disposizione dalla direttrice dott. Angela Trezza.
Omaggio autorevole e significativo all'olio di Puglia è stato reso, con ampiezza di dettagli documentali, dal direttore dell'Associazione Produttori di Olio della Toscana, Giampaolo Cresti. Il noto tecnico ha illustrato le qualità dell'olio extravergine attraverso tre produzioni caratteristiche - la toscana, la siciliana e la pugliese - mettendo fra l'altro in risalto, prima della degustazione, le loro peculiarità organolettiche: nel caso dell'olio pugliese, il particolare aroma mandorlato che, insieme al pizzicorino in gola, diventa una sorta di garanzia d'origine, oltre che una prerogativa per il suo uso in cucina ed a tavola. Già perché perché comincia ad essere sempre più diffusa la tendenza ad utilizzare oli extravergine diversi a seconda del piatto da cucinare o da presentare freddo ad una clientela dal gusto più raffinato.
Ne hanno fatto esperienza immediata i numerosissimi presenti nella grande sala dell'Istituto Italiano di Cultura di Copenhagen, che si è trasformata per l'occasione in una affollata vetrina del buon gusto, nella quale l’olio extravergine della Puglia ha avuto il suo giustificato tributo di apprezzamento, specialmente da parte del più che incuriosito pubblico danese. (pas. sat.)

domenica, dicembre 12, 2004

Tutti i premi di Impresa e Cultura 2004

Il Giornale dell'Arte, dicembre 2004
Palermo. Giunto alla sua ottava edizione, il Premio Impresa e cultura 2004 (il concorso nazionale nato nel 1997 su iniziativa di Bondardo Comunicazione, rivolto alle imprese che «scelgono di intervenire con continuità e creatività nel campo della cultura») è stato assegnato al Gruppo Ermenegildo Zegna. Il gruppo tessile piemontese è stato segnalato grazie all’iniziativa «Oasi Zegna», progetto di tutela, valorizzazione e promozione di un’area montana del biellese di particolare valore ambientale e paesaggistico, con la motivazione di «aver realizzato una innovativa ed efficace sintesi tra cultura, cultura d’impresa e responsabilità sociale». Tra le 130 candidature giunte da tutta Italia, la giuria presieduta dall’ambasciatore Umberto Vattani ha selezionato altri otto premiati per i diversi settori: Basf, Berloni, Abet Laminati, Banca di Credito Cooperativo di Cambiano, Castello di Ama, Montblanc, Tdk Marketing Europe GmbH, Aboca. Menzioni speciali all’azienda palermitana Feedback, e due riconoscimenti fuori concorso (novità di questa edizione) per l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles e la Fondazione Parco della Musica di Roma.

venerdì, dicembre 10, 2004

Cultura: domani inaugurazione mostra su D'Annunzio a Varsavia

L'Aquila, 10 dic. (Adnkronos) - Si terra' domani alle ore 11 presso i locali dell'Istituto italiano di cultura di Varsavia l'inaugurazione della mostra 'Gabriele D'Annunzio e la tradizione dell'alto artigianato d'Abruzzo'. Lo ha reso noto l'assessore regionale abruzzese alla Cultura Bruno Sabatini che ha promosso l'iniziativa.

''In Polonia si tenne un'importante prima teatrale della 'Figlia di Iorio' -ha spiegato l'assessore- di cui si conserva ancora oggi il manoscritto della traduzione polacca, realizzata dalla poetessa e scrittrice Maria Konopnicka''. D'Annunzio fu tra i primi scrittori italiani della fine dell''800 ad essere conosciuto ed apprezzato in terra polacca. La mostra costituira' l'occasione per presentare al pubblico polacco le tradizioni culturali regionali anche quelle enogastronomiche nonche' l'ultima dimora del poeta e la straordinaria ricchezza degli oggetti che vi sono conservati. L'esposizione restera' aperta fino al 20 dicembre.

L’inglese ci seppellirà

Tra dieci anni metà mondo parlerà come Blair. E l'italiano? Ecco come va difeso.
di DINA D'ISA

Il Tempo, venerdì 10 dicembre 2004
TRA DIECI anni, nel 2015, metà della popolazione terrestre parlerà inglese ed un terzo lo studierà come lingua straniera. Parola di un autorevole studio del British Council, un rapporto intitolato «The Future of English» (Il futuro dell'inglese). L'autore è David Graddol, che da venticinque anni lavora nel dipartimento di lingue della Open University. Afferma, Graddol, dal «tempio» linguistico di Edimburgo, che fra dieci anni due miliardi di persone studieranno l'inglese mentre tre miliardi lo parleranno. Il francese invece vivrà un progressivo declino internazionale, il tedesco sarà parlato come lingua straniera da un numero crescente di persone, in particolare in Asia. Entro il 2050, però, anche l'inglese subirà un arresto ed il numero di studenti della lingua scenderà da due miliardi a 500 milioni, assestandosi su questa cifra.
La ricerca di Graddol ha preso in considerazione le stime dell'Unesco e le politiche governative dei vari paesi in materia di istruzione, le proiezioni demografiche ed i dati sulla mobilità internazionale degli studenti. «La popolazione mondiale sta diventando sempre più poliglotta e l'inglese è solamente uno dei tanti idiomi che si studiano negli altri Paesi», ha aggiunto lo studioso, precisando che anche il cinese, l'arabo e lo spagnolo sono in forte ascesa.
In questo quadro la lingua italiana non viene neppure citata, quasi venisse abbandonata nell'oblio delle lingue morte. Qual è, allora, il futuro dell'italiano scritto e parlato?
«Non credo che la lingua italiana perderà colpi – risponde il professor Alessandro Masi, segretario generale della Dante Alighieri - La nostra lingua farà sempre parte di una nicchia forte tra le lingue di cultura, sarà comunque la lingua più rappresentativa al mondo e difficilmente sarà una lingua morta. Il nostro compito è di difendere l'identità culturale dell'italiano come veicolo nel mondo di arte e cultura. Sarebbe sbagliato mettersi a fare competizione sui piani settoriali, come il commerciale - ad esempio - perché la nostra è la lingua degli angeli e del più grande patrimonio artistico mondiale: l'italiano è amato da chi ama la cultura e l'Italia ha un potere artistico enorme che in molti ci invidiano. Non a caso, l'Imperatore Carlo V diceva che parlava francese con le donne, tedesco con i cavalli, ma con gli angeli usava l'Italiano».
L'invasione dell'inglese rischia di minare pure le altre lingue europee, fatte salve però lo spagnolo e il tedesco. Tuttavia, Claudio Magris, scrittore e docente di letteratura tedesca, appare scettico: «Qualche anno fa si diceva che con il disgelo dei ghiacciai l'Olanda sarebbe stata sommersa - spiega Magris - Ma, per fortuna, le cose non sono andate così. Sono tanti gli eventi che possono intervenire a mutare dei processi in corso. Resta il fatto che nella comunicazione, oggi, l'inglese ha la supremazia, come l'aveva nel Settecento il Francese. L'Italiano resta la lingua vettoriale della cultura europea: questo non fermerà il primato dell'inglese, ma potrebbe esserci un doppio primato. Sarebbe patetico reagire in modo difensivo e diventare anti-inglesi. Credo che si accentuerà sempre più la differenza tra comunicazione ed espressione: una cosa è parlare ai convegni di patologie cardiache e un'altra cosa è scrivere un romanzo in una lingua bella come l'italiano».
Il poeta Mario Luzi rimane molto sorpreso del fatto che «uno studio del genere ignori la lingua del nostro Paese. Anzi, negli ultimi anni, l'italiano ha camminato molto nel mondo ed è in ascesa, anche secondo alcuni studi fatti dall'Accademia della Crusca di Firenze, ai quali partecipai qualche anno fa. Certo, il potere politico dell'inglese è enorme, ma esiste pure gente con un certo tipo di cultura che studia l'italiano nel mondo. E' forte, comunque, il pericolo per l'Umanità che l'italiano venga accantonato, mentre il latino ha resistito nel suo disuso e ancora viene usato per semplificare delle questioni che potrebbero creare dei malintesi. L'italiano, al contrario, dalla sua non ha che la bellezza e la duttilità della lingua stessa, diffondendo cultura musicale ed artistica nel mondo. E', però, privo di strumenti politici. Ma anche l'inglese è a rischio, come tutte le lingue, perché la formula vincente, oggi, è quella tecnologica: si usa sempre più la sigla piuttosto che la parola».

giovedì, dicembre 09, 2004

ISTITUTI CULTURA: FINI REVOCA INCARICO A DIRETTRICE MOSCA

(AGI) - Roma, 9 dic. - Il ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha firmato il decreto di revoca dell'incarico di direttrice dell'Istituto italiano di cultura a Mosca per Angela Carpifave.
La notizia e' stata confermata da fonti della Farnesina, che spiegano come si fosse creata una situazione di "incompatibilita' ambientale" che aveva gia' indotto l'ex ministro Franco Frattini ad avviare la procedura per la rimozione della nota russista, autrice del libro "Conversazioni con Alessio II".
La Carpifave, che potra' presentare ricorso ai tribunali amministrativi, e' stata per mesi al centro di un acceso confronto con l'ambasciatore italiano a Mosca e con il personale dell'ambasciata e dello stesso istituto. Dopo il suo arrivo nel settembre 2003, nominata per "chiara fama", c'e' stata infatti un'escalation di tensioni culminate in un inedito sciopero del personale dell'istituto e in varie ispezioni disposte dal Ministero. Lei si e' sempre difesa affermando di aver trovato un ambiente ostile e poco incline al lavoro.

mercoledì, dicembre 08, 2004

Nuovo giro di poltrone, An resta a guardare

Dopo Bettino un altro Craxi (Bobo) potrebbe tornare al governo, ma tra i socialisti è guerra
In arrivo sei sottosegretari, Forza Italia non vuole cedere spazi: «Fini ha già avuto gli Esteri». Un leghista alla Farnesina
di GIANNI DI CAPUA

On. G.Drago On. F. Provera

Il Tempo, mercoledì 8 dicembre 2004
IL GIORNO decisivo dovrebbe essere domani. Silvio Berlusconi tornerà a Roma e potrebbe decidere di completare il giro di poltrone e dichiarare quindi chiusa la partita del rimpastino. L’ultimo capitolo che ancora manca è la nomina di sei nuovi sottosegretari, anche se è probabile qualche sorpresa come la scelta di un viceministro. Al momento lo schema prevede due nuovi sottosegretari per Forza Italia, altrettanti per la Lega e uno per l’Udc. Forse un viceministro per i Repubblicani, mentre il Nuovo Psi è alle prese con uan guerra interna che potrebbe risolversi con un nulla di fatto. Devono essere riempite, infatti, le cinque caselle vuote da tempo più quella lasciata libera da Mario Baccini trasferitosi alla Funzione pubblica. Non sono stati scelti i successori di Vittorio Sgarbi ai Beni culturali, Carlo Taormina agli Interni e Stefano Stefani alle Attività produttive.
C’è poi il caso di Raffaele Costa, che sin dal primo giorno dell’insediamento del governo, nel giugno 2001, rinunciò alla carica di viceministro, dicendo no alla proposta di fare il numero due di Roberto Maroni al Welfare. A questo si aggiunge la vicenda del leghista Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alle Infrastrutture per qualche ora, che venne mandato a presiedere la commissione Bilancio della Camera per volontà dell’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
La partita più dura è quella del Viminale. Il posto che è stato di Carlo Taormina vede in lizza tre esponenti di Forza Italia. In pole position c’è Isabella Bertolini, che già aspirava al posto di portavoce del partito ma venne esclusa all’ultimo momento a vantaggio di Isabella Gardini. In corsa c’è anche Luigi Vitali, capogruppo in commissione Giustizia e Francesco Nitto Palma, che ha un passato da magistrato alla Procura di Roma. Per i Beni culturali non dovrebbero esserci problemi per Ferdinando Adornato, presidente della commissione Cultura della Camera, anche se salgono le quotazioni di Battista Caligiuri che ha lasciato il coordinamento della Calabria.
Sembra tutto deciso anche in casa Udc, dove al posto di Baccini dovrebbe andare Giuseppe Drago, deputato siciliano vicino a Follini e vicecapogruppo alla Camera del partito. Ma alla Farnesina potrebbe essere nominato anche un leghista. O meglio, il Carroccio chiede di avere un proprio rappresentante (nel caso il candidato sarebbe Fiorello Provera, presidente della commissione Esteri del Senato). Per i due posti certi (Attività produttive al posto di Stefani e alle Infrastrutture al posto di Giorgetti), gli uomini di Bossi hanno tre candidati Gian Paolo Gobbo, segretario della Lega Nord-Liga Veneta, nonchè sindaco di Treviso; Roberto Cota, presidente del Consiglio regionale piemontese; Enrico Cavaliere, presidente del Consiglio regionale Veneto.
Non c’è nessuna poltrona disponibile per An. «Hanno già avuto Fini agli Esteri», dicono collaboratori del premier. anche se a via della scrofa si sperava di sistemare almeno un sottosegretario. Per esempio con Silvano Moffa, molto sostenuto dall’ala romana del partito, oppure per Salvatore Tatarella, eurodeputato e fratello dell’indimenticabile Pinuccio.
Più complicata la partita per Repubblicani e Socialisti. Per i primi, è possibile che arrivi una promozione a viceministro, forse per Francesco Nucara, attuale segretario del partito e sottosegretario all’Ambiente. Nel Nuovo Psi invece è in corso un ballottaggio da Bobo Craxi e Mauro de Bue che potrebbe risolversi con un nulla di fatto per entrambi. Nel senso che il segretario Gianni De Michelis potrebbe decidere di non spaccare il partito, non avere un nuovo sottosegretario e puntare direttamente alla presidenza di qualche società pubblica o di qualche ente. Per questo l’ex ministro degli Esteri ha chiesto di avere un ministero. Che non avrà.


martedì, dicembre 07, 2004

Peluffo nuovo Vice Presidente della Dante

La nomina è avvenuta con voto unanime del Consiglio Centrale della massima istituzione impegnata per la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo

News ITALIA PRESS, 7 dicembre 2004
Roma - Dal 5 dicembre Paolo Peluffo, Consigliere per la stampa e l'informazione del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, è il nuovo Vice Presidente della Società Dante Alighieri. Con voto unanime del Consiglio Centrale della massima istituzione impegnata per la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo, è stato nominato il quarto nuovo Vice Presidente e riconfermati gli altri tre Vice Presidenti, Gianni Letta, Donna Marella Agnelli e Alberto Arbasino.

Erano presenti alle votazioni anche Giuseppe De Rita, la giornalista Barbara Palombelli e i Direttori Generali del Ministero degli Affari Esteri, Anna Blefari-Melazzi e Salvatore Italia. La notizia è stata trasmessa al Consigliere Peluffo, in viaggio in Cina con il Presidente Ciampi.

Peluffi era entrato nella "famiglia" della Dante già lo scorso mese di maggio a seguito della sua nomina a consigliere centrale. "La scelta del sua nuova carica di vice presidente è dovuta principalmente all'intensificarsi dei rapporti tra la Società Dante Alighieri e il Quirinale", spiega Pier Paolo Conti, responsabile dell'ufficio stampa della Dante. Lo scorso marzo, per esempio, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha inaugurato presso la Galleria degli Uffizi a Firenze la prima grande mostra sulla lingua italiana ideata dalla Società. "La collaborazione è proseguita giorno dopo giorno fino a sfociare nella consegna dei diplomi di lingua da parte del Presidente Ciampi. Il Quirinale ha inoltre messo a disposizione della nostra Società 20 borse di studio".

domenica, dicembre 05, 2004

Come avevamo annunciato: via la Carpifave dall’Istituto di Cultura di Mosca

di Maria Serena Palieri

l'Unità, 4 dicembre 2004
Come avevamo annunciato, via da Mosca Angelica Carpifave: Fini ha firmato il provvedimento di rientro per la direttrice dell'Istituto Italiano di Cultura della capitale russa. Il neo-ministro alla Farnesina ha dato seguito alla delibera della Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura Italiana che - come avevamo scritto - nella riunione del 18 novembre scorso, presieduta dall’allora sottosegretario agli Esteri Baccini, aveva approvato a maggioranza la revoca dell'incarico. Si chiudono così i quindici mesi più drammatici e stravaganti di gestione dell'Istituto di Mosca: Angelica Carpifave ha la possibilità di ricorrere al Tar contro la decisione del ministero, ma il suo soggiorno moscovita per ora è chiuso. Le motivazioni addotte per la rimozione riguardano soprattutto la situazione amministrativo-contabile dell’Istituto segnalata nei mesi scorsi dalle ispezioni dei funzionari. Una situazione creatasi nell’ambito di un china di strane concessioni della stessa Farnesina nei confronti della direttrice: e questa è la vicenda che, nonostante la decisione d'oggi, resta da chiarire. La direttrice, per esempio, attaccandosi a un cavillo della legge 401 che regola gli Istituti di Cultura, aveva ottenuto l’incarico di nominare lei – anziché com’è prassi il ministero - il direttore dell'Istituto di San Pietroburgo, dopodiché la nomina non l’ha mai fatta e ha bloccato così in questi quindici mesi ogni attività della sede sanpietroburghese. Ha avuto via libera per assumere dipendenti di fiducia, bodyguard e una contabile, con dei contratti da consulente destinati a esperti in discipline culturali. E quindici giorni dopo l’entrata in servizio era già in ferie, col nulla osta della Farnesina.
Se sono questi alcuni dei «dettagli» su cui si appoggia il provvedimento di revoca, è ancora più grave - tra il personale dell’Istituto girava un aggettivo, «allucinatorio» - il quadro generale della nomina e dell'attività della direttrice insediata a Mosca per «chiara fama». Dichiarata persona non grata dal governo russo per la famosa faccenda delle icone prestatele dal museo di Pavlovsk per una mostra e fattele restituire, dopo mesi, a forza, Angelica Carpifave in quindici mesi è poi entrata nel Guinness per altri meriti: ha denunciato l'ambasciatore italiano per aver trasformato l’Istituto in deposito di alcolici clandestini e per averle fatto mitragliare la macchina (denunce che non hanno avuto corso giudiziario perché il fatto non sussisteva), ha collezionato il primo sciopero con adesione al 100% del personale di un Istituto, la fuga in massa dello stesso personale nelle stanze dell’ambasciata, ricorsi alla Corte dei Conti, una lettera aperta dei maggiori italianisti moscoviti a Berlusconi, un paio di interrogazioni parlamentari del centrosinistra e perfino una del centrodestra. In compenso, ha chiuso i corsi di lingua italiana e ha sigillato biblioteca e videoteca perché sennò libri e video «si impolveravano».
I quindici mesi più folli della vita dell’Istituto moscovita si chiudono. Resta il mistero chi spinse per questa nomina, e chi e perché alla Farnesina ha chiuso gli occhi in questi cinque trimestri? Il «chi» secondo i boatos andrebbe cercato nello stesso partito del nuovo ministro, An. Il «perché» sembra assai complicato: si dice «storie di massoneria», si dice «no, semplici affari». E queste saranno le verità che, ci scommettiamo, non sapremo mai.

I riferimenti del Segnalibro:

- La cultura italiana a Mosca ha un'ambasciatrice romana. Il Giornale, 27 marzo 2003
- La festa triste degli istituti di cultura, l'Unità, 9 maggio 2003
- Sempre caro mi fu quell’Istituto, l'Espresso, 16 ottobre 2003
- Istituto Italiano di Cultura di Mosca: oltre le regole, Il Cosmopolita, 27 febbraio 2004
- Istituti di cultura, l'Unità, 3 giugno 2004
- Istituti italiani di cultura - Dalla Russia con odio, l'Unità, 8 luglio 2004
- Salta la riunione sulle nomine dei direttori, l'Unità, 28 luglio 2004
- L'Istituto di Cultura di Mosca, la Repubblica, 27 agosto 2004
- Mosca, istituto di cultura in crisi "La direttrice danneggia l'Italia", la Repubblica, 22 agosto 2004
- La direttrice dell'IIC di Mosca annuncia ricorso alle vie legali contro gli italianisti russi che hanno scritto a Berlusconi, aise, 13 ottobre 2004
- Gli intellettuali russi all'attacco dell'Istituto italiano di cultura, la Repubblica, 13 ottobre 2004

Fini sostituisce la professoressa Angela Carpifave

Il Caso

Mosca, salta la direttrice dell'Istituto di cultura
di Vincenzo Nigro

Il "licenziamento" avviato da Frattini viene ratificato dal nuovo ministro

la Repubblica, 3 dicembre 2004
ROMA - Angela Carpifave, la direttrice dell'Istituto italiano di cultura a Mosca, verrà sostituita. Gianfranco Fini ha firmato il decreto di revoca, l’iter burocratico durerà ancora qualche settimana e la professoressa potrà fare ricorso ai tribunali amministrativi contro la decisione del ministro. Ma la decisione "politica" è stata presa: il nuovo ministro degli Esteri ha revocato la sua fiducia alla rappresentante della cultura italiana in Russia.
Il caso-Carpifave era diventato un groviglio difficilmente risolvibile, per mille motivi. Ma, prima di infilarsi nel groviglio, bisogna segnalare un paradosso sublime: per mesi, durante il suo braccio di ferro con la Farnesina guidata da Franco Frattini, la professoressa Carpifave aveva goduto di una protezione leggendaria. Quella del leader di Alleanza nazionale. Qualcuno dice che fosse una protezione millantata dalla Carpifave stessa, per il tramite di un altissimo dirigente del ministero. Ora è proprio Gianfranco Fini che, a pochi giorni dall'ingresso al ministero, firma il decreto di revoca, già sapendo che la dinamica professoressa non mancherà di rendergli la vita difficile. Fini tra l'altro approva una decisione che era stata preparata da Frattini, dopo mesi di indecisione che avevano ridicolizzato definitivamente l’istituzioni stessa degli Istituti di cultura.
Ricapitoliamo: in pochi mesi di servizio all’Istituto di Malyj Kozlovslcyj, la professoressa Carpifave riesce a polarizzare contro di sé i dipendenti dell'Istituto, l'ambasciatore d'Italia, gli altri funzionari dell'ambasciata. E fin qui potrebbe trattarsi di beghe, invidie, gelosie tutte tra italiani: fastidiose ma comprensibili. Nel tempo però il contrasto con il personale sfocia nel primo sciopero mai organizzato in un Istituto di cultura contro un direttore. Poi il contrasto con l'ambasciatore si trasforma in tre ispezioni del ministero per verificare la correttezza del lavoro della professoressa.
Il tutto però diventa pesante quando contro la Carpifave iniziano a schierarsi pezzi importai del mondo della cultura e dell’università russa. La Carpifave aggredisce verbalmente il regista Nikita Mikhailkov sostenendo che se ha avuto il Leone d'Oro a Venezia lo devo solo a una persona, la Carpifave medesima. Un gruppo di italianisti arriva a scrivere una lettera aperta a Berlusconi e Putin durante una delle visite del premier italiano a Mosca. Gli intellettuali russi chiedono a Berlusconi di «trovare un altro candidato alla direzione dell’Istituto», insistono perché «si ponga fine a uno stato di cose assurde e offensive per l’Italia e la Russia».
Alle accuse la professoressa ribatte con forza: minaccia denunzie penali e civili contro chi ha scritto l’appello a Berlusconi e Putin.
E mobilita gli intellettuali che la rispettano a sua difesa. Nei giorni scorsi il regista Andrej Konchalovskij ha scritto una lettera a quattro quotidiani italiani - tra cui Repubblica - per difendere con forza la direttrice: «Conosco la professoressa Carpifave, sono stato da lei in Istituto, ho visto una ricca biblioteca e una videoteca molto interessante, che sono in fase di formazione grazie ai suoi sforzi (...) so con quanti sforzi sta lavorando la signora Carpifave e la sua ristrettissima squadra di collaboratori. Negli ultimi tempi sono venuto a conoscenza di fatti che mi costringono a pensare che questa campagna contro la signora Carpifave ha un orientamento criminale, come ad esempio le minacce fisiche, e addirittura un’aggressione con gravi conseguenze fisiche». Il commento della Farnesina a questa lettera è definitivo: la professoressa Carpifave verrà sostituita. Protesterà e si difenderà per ottenere giustizia, ma questa volta a sua difesa non potrà invocare il capo di Alleanza nazionale.

sabato, dicembre 04, 2004

FARNESINA: GLI OBIETTIVI DI FINI

Al gran valzer degli ambasciatori
di Stefano Vespa

Panorama, 3 dicembre 2004
Riforma dell'Onu, ingresso della Turchia nella Ue, dopoguerra in Iraq, trattative di pace fra israeliani e palestinesi. E le nomine di diplomatici in città strategiche. Questa l'agenda del nuovo ministro degli Esteri.

Una forte impronta politica ma nessuna rivoluzione nell'organigramma: saranno queste le caratteristiche del mandato di Gianfranco Fini al ministero degli Esteri. Il vicepresidente del Consiglio è il primo titolare della Farnesina dal curriculum tutto politico dopo oltre dieci anni. Per trovarne un altro bisogna risalire al democristiano Emilio Colombo nel primo governo Amato del '92. Da allora hanno ricoperto l'incarico personaggi di alto livello ma dalle storie diverse: gli economisti Beniamino Andreatta e Antonio Martino, i tecnici Lamberto Dini, Susanna Agnelli, Renato Ruggiero, il grand commis Franco Frattini.

Fini, sebbene nei suoi tre anni da vice-premier abbia scelto di non nominare un consigliere diplomatico, arriva a un traguardo ambizioso non digiuno di politica estera. Ha avuto molti incontri nei 23 viaggi all'estero organizzati appoggiandosi all'ufficio del consigliere diplomatico di Palazzo Chigi, l'ambasciatore Gianni Castellaneta, che lo ha anche accompagnato nelle trasferte più delicate: in Israele nel 2003, recentemente in Egitto. Che il presidente di An non farà rivoluzioni alla Farnesina lo dimostra la sola nomina finora decisa: quella di Giampiero Massolo a capo di gabinetto, il più stretto consigliere del ministro.

Nello stesso tempo, Fini vuol mandare un segnale: la sua sarà una gestione di forte indirizzo politico e con i ruoli ben distinti. Il messaggio è per il segretario generale del ministero, l'ambasciatore Umberto Vattani, al quale c'è chi rimprovera qualche invasione di campo durante la gestione Frattini. E il 23 e 24 novembre Vattani non era né al Consiglio affari generali dell'Unione Europea, a Bruxelles, né al vertice di Sharm el-Sheikh sull'Iraq.

Dopo gli anni trascorsi per accreditare An come un partito democratico di destra, decisivo è stato il ruolo di Fini come rappresentante del governo nella Convenzione europea che ha stilato la nuova costituzione. «Un'esperienza molto positiva» commenta con Panorama Lamberto Dini, oggi vicepresidente del Senato e ministro degli Esteri negli anni dell'Ulivo. «Ascoltando esponenti di governi e parlamenti ha cambiato posizione: da euroscettico a protagonista. Ormai è considerato un valido interlocutore: ha fatto molta strada e sarà un buon ministro».

Durante i lavori della Convenzione Fini ha ascoltato i consigli dei diplomatici, che amano definirsi servitori dello Stato, senza guardare alla casacca del ministro di turno. E si dà per scontato che le nomine previste nel 2005 saranno all'insegna del merito. Andranno in pensione gli ambasciatori di alcune sedi prestigiose. Si comincerà con Parigi, dove al posto di Giovanni Dominedò (in scadenza a maggio) è favorito Ludovico Ortona, direttore generale per le Americhe. Quindi Washington: Sergio Vento lascerà a giugno e sembra certo che gli succederà Gianni Castellaneta.
Il consigliere diplomatico del presidente del Consiglio è in pole position per anzianità e per il ruolo strategico svolto in questi anni, in particolare durante l'interim di Silvio Berlusconi alla Farnesina. Pur potendo concorrere anche alla segreteria generale (Vattani andrà in pensione nel dicembre 2005), gli Usa paiono per lui la destinazione più probabile. Torneranno utili gli ottimi rapporti personali con il presidente George W. Bush e con il segretario di Stato, Condoleezza Rice.

Il 1° agosto scadrà il mandato di Silvio Fagiolo, ambasciatore a Berlino, che potrebbe essere sostituito da Antonio Puri Purini, il consigliere diplomatico del Quirinale. Nel 2005, per scadenza del mandato quadriennale dei titolari, si libereranno anche le sedi di Mosca e di Buenos Aires (coperte rispettivamente da Gianfranco Facco Bonetti e da Roberto Nigido) e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) a Parigi, dove fino a settembre sarà Francesco Olivieri. Ma in questi casi è troppo presto per il totonomine. Entro il primo semestre 2005 dovrebbe anche essere sostituito Gianludovico De Martino a Baghdad.

Massolo, ministro plenipotenziario cinquantenne rispettato da tutta la struttura, era alla direzione generale Affari politici multilaterali, che si occupa tra l'altro della riforma dell'Onu. Fini dovrebbe sostituirlo con Giulio Terzi, vicesegretario generale ed ex ambasciatore in Israele. Due piccioni con una fava: un segnale distensivo a Vattani, sponsor di Terzi, scegliendo nello stesso tempo un diplomatico vicino ad An. Un'area nella quale i nomi sono pochissimi: per esempio Paolo Faiola, segretario generale dell'Istituto italo-latinoamericano, e Giuseppe Deodato, direttore generale della Cooperazione.

I sindacati interni sono speranzosi. «C'è stata una pluriennale politica di disincentivazione delle risorse umane e finanziarie» lamenta il ministro plenipotenziario Giovanni Maria Veltroni, presidente del Sndmae, principale sindacato dei dipendenti. «È indispensabile almeno la semplificazione amministrativa delle sedi all'estero, regolata da regi decreti del 1923 e 1924. Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge il 16 luglio: si stringano i tempi». Eugenio D'Auria, responsabile carriera diplomatica della Cgil esteri, invita Fini «a riprendere la linea di Berlusconi: la Farnesina al centro del Paese. Una rete capillare è ridotta al lumicino: anche a Legge finanziaria approvata è possibile trovare risorse».

Ed ecco i temi centrali della politica estera: riforma del Consiglio di sicurezza Onu, ingresso della Turchia nell'Ue (Fini è d'accordo), crisi irachena e Medio Oriente, oltre all'attuazione dell'allargamento dell'Europa a 25.
«Il punto cruciale è guadagnarsi la fiducia di tutti i colleghi europei» sottolinea Dini. Dopo essersi schierato a favore di Israele, Fini ha accettato l'invito del ministro degli Esteri palestinese Nabil Shaath a visitare i Territori. Su molti di questi scacchieri sarà importante il buon rapporto con gli Usa. Fini parla solo francese, ma quella lingua la conosce bene anche Condoleezza Rice, nuovo segretario di Stato americano.

giovedì, dicembre 02, 2004

Il presidente Ciampi nomina Follini e Baccini ministri

Accettate dal capo dello Stato le dimissioni di Mazzella

(ANSA) - ROMA, 02/12/2004 - 19:07 - Il presidente Ciampi ha accettato le dimissioni del ministro Mazzella e ha nominato Follini e Baccini ministri senza portafoglio. Secondo quanto previsto dal 'rimpasto' di governo dal premier Berlusconi, Follini avra' il ruolo di vice-presidente del Consiglio e Baccini si occupera' della Funzione Pubblica. Baccini cessa, pertanto, dalla carica di sottosegretario di Stato agli Affari esteri. I due esponenti dell'Udc hanno poi hanno prestato giuramento nelle mani del Presidente Ciampi.

"ITALVILLE": GLI SCRITTORI ITALIANI EMERGENTI ALL’ISTITUTO DI CULTURA DI WASHINGTON

WASHINGTON\ aise\1 dicembre 2004 - Una tavola rotonda si terrà all’Istituto Italiano di Cultura di Chicago, mercoledì 8 dicembre, alle ore 18, in occasione della presentazione di "Italville, Italian Contemporary Prose and Poetry".
Il lavoro è un’antologia di brevi racconti e poesie scritte da giovani scrittori e poeti italiani emergenti che meritano un pubblico internazionale. L’antologia, che include giovani autori quali Niccolò Ammanniti, Edoardo Albinati, Luigi Ballerini e Valentino Zeichen, è edita da Lorenzo Pavolini, direttore della casa editrice Nuovi Argomenti e collaboratore di Radio3 Rai.
La versione in inglese dell’opera, pubblicata da Barry Callaghan's Exile Editions, è stata tradotta da Larry Garner, Antonino Mazza, Thomas Simpson, Ann Snodgrass, Anthony Shugaar e Paul Vangelisti.
Con la pubblicazione di "Italville - Italian contemporary prose and poetry", l’Istituto Italiano di Cultura continua la sua tradizione opera di promozione della traduzione di importanti lavori di autori noti in Italia, ma ancora sconosciuti ai più all’estero, incoraggiando così la consapevolezza dei nuovi sviluppi nella letteratura contemporanea italiana.
L’evento è organizzato in collaborazione con Nuovi Argomenti e gli Istituti Italiani di Cultura di London, New York, Washington DC, San Francisco, Los Angeles, Toronto e New Delhi. (aise)

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