giovedì, gennaio 13, 2005

Salieri, la tomba dimenticata

Il compositore sepolto a Vienna, lontano dai grandi della musica
La tomba di Salieri: chi si dovrebbe prendere cura della sua gestione? Il Comune di Vienna o l’Istituto italiano di cultura a Vienna?
DAL NOSTRO INVIATO
Pierluigi Panza

Corriere della Sera, 11 gennaio 2005
VIENNA — Metropolitana blu, fermata Zentralfriedhof. Un strada vuota, un muro, un cartello che indica la fine della municipalità di Vienna.
I documenti assicurano che la salma di Antonio Salieri, il musicista della “Europa riconosciuta” con cui è stata riaperta la Scala di Milano il 17 dicembre scorso, il compositore che «testimonia l'importanza raggiunta dalla musica italiana del Settecento nel mondo» (il presidente Carlo Azeglio Ciampi) e che «deve essere riabilitato perché ha dato onore al nostro Paese» (il maestro Riccardo Muti), è sepolta qui.
Quando morì, alle otto di sera del 7 maggio 1825 nella sua casa in Seilergasse, dopo due tentativi di tagliarsi la gola, Salieri venne dapprima tumulato nel cimitero di Matzleinsdorf, e solo successivamente trasportato nel cimitero centrale di Vienna. E quando morì, l'anziano Salieri (era nato a Legnago nel 1750) aveva raggiunto l'incarico più prestigioso tra i compositori di corte sotto gli Asburgo: quello di maestro della Cappella di corte. Ed era formalmente in pensione a stipendio pieno da meno di un anno. Per lui, oltre a Lorenzo Da Ponte e a Giovan Battista Casti, aveva scritto un libretto anche il grande poeta cesareo (cioè dell'imperatore) Pietro Metastasio, che però a sepolto con onore nella cripta della Michaelkirke davanti alla Hofburg, e la cui tomba è in restauro in vista delle celebrazioni mozartiane del 2006.
E Salieri?
Entriamo nel Zentralfriedhof e chiediamo in guardiola una guida delle tombe famose. Ma il cimitero non dispone di una guida. Allora chiediamo al custode se sa dove è sepolto Salieri. Vuoto assoluto. “Il musicista italiano”, chiediamo noi! E alla parola musicista tutto cambia ... Ah! I musicisti...”, e salta fuori una mappa con l'indicazione di dove sono sepolti i grandi del pentagramma.
Si trovano al centro del cimitero, poco oltre la grande chiesa e la spianata dove sono sepolti presidenti della Repubblica austriaca. Qui c'è una piazzetta verde con in mezzo un monumento che ricorda Mozart (non è sepolto qui perché il suo corpo andò disperso). Tutti intorno ci sono le tombe dei grandi: Beethoven, che fu allievo di Salieri, e poi Brahms, Strauss e tutti gli altri. Ma di Salieri non c'è traccia.
Per fortuna il vecchio usciere che sta a un'altra porta del cimitero sa qualcosa di più. Ci sono dei sepolti famosi anche lungo il muro di cinta afferma, proprio dietro la zona degli uffici.
Dunque si passano gli uffici, i bagni, la zona più dimessa, si costeggia il vecchio muro, si super l'area riservata agli ortodossi e si trovano delle tombe allineate al muro E qui, tra gli altri, scopriamo quella di Salieri.
Non un giardinetto davanti, non un cero, non un fiore. Solo una grande pietra sormontata da un piccolo obelisco il cui unico elemento decorativo, una cetra, è abraso. E una lapide con una iscrizione di cui si legge a malapena un nome: “Anton Salieri”. Il resto è cancellato. Ma con un po' di fatica lo si riesce a ricostruire. Dice così:
“Anton Salieri, nato il 19-8-1750 morì come K.K. Maestro della Cappella di corte il 7-5-1825. Riposi tranquillo. Gli venga data l'eternità. In eterna armonia è ora immerso il suo spirito. Così come parlava in toni magici, che ora egli sia portato nell'eterno incantesimo”.
La tomba fu rinnovata nel 1846 (quindi dopo il fatidico 1830 quando Puskin pubblicò l'opera in cui si lasciava intendere che Salieri avesse assassinato Mozart) e successivamente nel 1903. E così oggi si trova in queste condizioni: isolata, sbiadita, abrasa, dimenticata.
Chi si dovrebbe prendere cura della sua gestione? Il comune di Vienna o l'Istituto italiano di cultura a Vienna? Oppure è il Ministero per gli italiani all'estero che dove occuparsi anche di tenere in ordine le sepolture dei nostri morti celebri in terra straniera? Di quelli cioè che - sono parole del presidente della Repubblica e del nostro più celebre direttore d'orchestra - «hanno fatto onore al nostro Paese».

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