venerdì, luglio 29, 2005

Veneto, assessore De Bona: “E’ sempre maggiore l’attenzione ai corregionali nel mondo”

(9colonne)29 luglio 2005 - VENEZIA - Nominato assessore ai Flussi migratori dopo le elezioni dello scorso aprile, Oscar De Bona conferma pienamente il dinamismo che caratterizza la Regione Veneto in fatto di iniziative per i corregionali nel mondo. Anche perché, come l'assessore stesso ricorda, il Veneto è la regione italiana con il più alto numero di emigrati: sono ben 3 milioni e 190 mila i veneti oggi presenti in ogni parte del mondo. "Questo - afferma De Bona - fa sì che la Regione sia da sempre vicina ai Veneti, e lo confermiamo anche con le iniziative in programma per il 2005. Innanzitutto i corregionali all'estero possono contare su una serie di normative che comprendono anche le agevolazioni per coloro che vogliono tornare. Tra i prossimi impegni, il rinnovo della Consulta dei Veneti nei Mondo decaduta in seguito alle elezioni dello scorso aprile. Secondo la legge, il rinnovo deve avvenire entro sei mesi, per cui in ottobre dovremmo avere i nominativi che andranno a costituire la Consulta che lavorerà per i prossimi cinque anni". Numerosi saranno anche gli incontri con le comunità all'estero in collaborazione con i Comites e i Cava, presenti in ogni paese, e con il Cgie. "Stiamo in questo momento predisponendo un incontro con le comunità venete in Sud Africa, già deciso lo scorso anno, e poi - continua l'assessore De Bona - organizzeremo altri eventi in collaborazione con le associazioni, gli Istituti di cultura ed importanti realtà italiane, questo perché intendiamo fare visite che abbiamo un seguito anche su altre problematiche".
L'assessore ricorda anche il successo degli Sportelli informativi, due operativi in Argentina e alcuni nelle province venete, che rappresentano ottimi strumenti di orientamento nel mondo del lavoro per i veneti all'estero, inoltre, grande seguito hanno i corsi di perfezionamento della lingua italiana. "Ma dietro ogni nostra iniziativa - tiene a precisare l'assessore - c'è sempre il prezioso lavoro delle associazioni, come i Bellunesi, i Padovani, i Trevigiani nel mondo, proprio questi ultimi collaborano con la Regione per l'organizzazione dei corsi di perfezionamento della lingua italiana che si svolgono tramite internet". E per le associazioni, la Regione conferma l'adeguato sostegno finanziario, come è stato fatto per l'associazione Polinesiani nel mondo per la costruzione di una Casa a Porto Viro (Rovigo) destinata ad accogliere iniziative culturali, ma anche a fungere da sede logistica ed operativa per i gruppi che visitano il territorio. Considerato il patrimonio che il Veneto possiede all'estero, rappresentato dalle nuove generazioni, De Bona sottolinea la grande attenzione verso questi corregionali. "Continueranno gli scambi per i giovani oriundi, ragazzi tra i 18 e i 25 anni, attivi all'interno delle associazioni all'estero. Per accedere a questa iniziativa, i giovani devono avere una discendenza entro la terza generazione. Ma per mantenere sempre saldo il rapporto tra la comunità veneta e quella all'estero, il progetto prevede anche che i giovani veneti vadano nei Paesi di forte emigrazione a conoscere i loro coetanei. Ad esempio, grazie ad alcune associazioni, un gruppo di giovani veneti si recherà in Cile e in Argentina, come scambio dopo che i loro coetanei sono stati in Veneto".
Una proposta, quella di realizzare scambi, e quindi incontri e conoscenze tra i veneti in Italia e quelli all'estero, venuta da Luigi Pallaro, veneto doc, attualmente vicesegretario del Cgie per l'America Latina, e molto attivo nel mondo dell'associazionismo veneto, come ricorda l'assessore. Iniziative per i giovani, ma senza dimenticare gli anziani. "Per loro - afferma Oscar De Bona -abbiamo in programma viaggi e soggiorni nella nostra regione. Sono interventi molto apprezzati, perché in genere si tratta di veneti che non tornano da decine di anni; per la Regione è un'occasione per ripagare queste persone che molto hanno dato al Veneto". Ma l'obiettivo dell'assessore è quello di coinvolgere tutto il "Sistema Veneto" nelle iniziative destinate alle comunità all'estero. "Ho già scritto a tutti i Comuni del Veneto per una ricognizione dei gemellaggi con l'estero per una mappatura che ci permetta di lavorare in maniera più efficace, rafforzando alcune iniziative magari anche con risparmi economici. Tra l'altro, il coinvolgimento delle associazioni di categoria, consentirà di mettere in rete tutta una serie di iniziative che le Camere di Commercio organizzano a livello mondiale, con l'obiettivo di coinvolgere le comunità ed ottenere maggiori risultati. Nel mondo - sottolinea al riguardo l'assessore - abbiano centinaia di migliaia di veneti che non vedono l'ora di essere coinvolti per vendere il made in Italy, veneti che rappresentano un mercato importantissimo".
Ma il prossimo, significativo appuntamento della Regione che vede protagonisti i veneti nel mondo sarà l'insediamento della nuova Consulta. "Questo avverrà a novembre - annuncia De Bona - nello stato del Rio Grande do Sul, in occasione delle celebrazioni dei 130 anni dell'emigrazione italiana in Brasile. Accanto all'insediamento della Consulta, organizzeremo un meeting, cui parteciperanno giovani imprenditori veneti che incontreranno i loro colleghi, e che coinvolgerà anche il mondo universitario. Inoltre, poco prima dell'insediamento della Consulta, il 10 novembre a Venezia ci sarà una grande cerimonia dove sarà presente il governatore del Rio Grande do Sul e una decina di sindaci, in tutto circa 130 persone". "Il Veneto - conclude De Bona - è l'unica regione in Italia a partecipare attivamente alle celebrazioni dei 130 anni dell'emigrazione italiana in Brasile".

giovedì, luglio 14, 2005

“Dopo Barcellona alziamo la guardia - Gli istituti italiani sono troppo esposti”

INTERVISTA
Il sottosegretario agli Esteri Bettamio: “Probabile la pista anarchica”
di Claudia Marin

Il Giorno, il Resto del Carlino, La Nazione, 14 luglio 2005
ROMA – “Adesso è più urgente che mai mettere a punto un’efficace strategia di difesa a favore di tutte le sedi di rappresentanze diplomatiche italiane all’estero. Per questo il ministro degli Esteri Fini ha convocato per domani una riunione con noi sottosegretari, in cui discuteremo delle misure più idonee a tutelare queste sedi”. All’indomani dell’esplosione che ha colpito l’Istituto italiano di cultura di Barcellona, Giampaolo Bettamio, sottosegretario agli Esteri con delega agli Istituti di cultura fa il punto sullo stato di rischio in cui versano le rappresentanze italiane. E sottolinea che l'ordigno esploso martedì scorso in Catalogna rappresenta “un episodio che deve spingerci ad alzare la guardia per dotare i nostri organismi all’estero delle opportune misure di sicurezza». L'attentato di Barcellona si inserisce in un quadro di tensione contro le nostre ambasciate ben noto alla Farnesina. “E adesso che la minaccia si è fatta tangibile – commenta Bettamio - diventa prioritario correre ai ripari. A prescindere da qual sia la matrice di questo atto intimidatorio» .
La pista anarchica sembra finora la più accreditata. Come valuta questa ipotesi?
“In un primo momento ho pensato che si trattasse di un episodio direttamente riconducibile all’ondata di terrorismo internazionale che sta bersagliando l'Europa, vista la loro logica di scegliere un punto focale dove concentrare gli attacchi e poi disseminare in paesi limitrofi aggressioni di minore importanza. L’ipotesi anarchica si è fatta strada in un secondo momento e mi sembra la più probabile. Si tratta comunque di un’ipotesi preoccupante, vista la forte solidarietà che intercorre tra gli anarchici di vari paesi”.
Adesso anche gli Istituti italiani di cultura diventano obiettivi sensibili. Perché?
“Perché sono l'emblema della cultura italiana e del suo patrimonio. Certo non abbiamo precedenti in tale senso; ma più che interrogarci sul perché dell’accaduto, dobbiamo interpretare l'episodio di Barcellona alla luce delle nuove esigenze di protezione”.
Crede che la tutela degli Istituti italiani di cultura debba essere la stessa di cui godono le ambasciate?
“Finora la protezione delle Ambasciate è stata distinta da quella degli Istituti di di cultura perché questi ultimi non si erano mai dimostrati appetibili dal terrorismo. Ma adesso le cose devono cambiare. Se in Italia ci occupiamo di proteggere i tesori delle città d’arte, all’estero sono gli Istituti che vanno tutelati. E' questo il problema che porrò in evidenza durante l’incontro di domani”.
Quali misure di sicurezza ritiene più urgenti per la tutela delle nostre rappresentanze?
“Le telecamere sono il minimo che si possa fare, ma se il terrorista lancia oggetti da lontano non bastano. Bisogna anche istituire un turno di vigilanza assidua, supportata da occhi magnetici, attorno all’edificio. L’obiettivo è contrapporci al pericolo che conosciamo, cioè ordigni che vengano depositati all’ingresso degli istituti. Ma naturalmente non ci fermeremo qui».

Esplosione Barcellona, trovata valigetta

ANSA: (ANSA) - MADRID, 14 LUG - La polizia di Barcellona, la settimana scorsa, aveva trovato una valigetta con un manuale in italiano su come fabbricare bombe. La notizia e' stata diffusa oggi dal quotidiano La Vanguardia. Un portavoce della polizia nazionale ha detto di aver ricevuto in consegna la valigetta, contenente anche un meccanismo ad orologeria e materiale elettrico. Sembra dunque rafforzarsi la pista anarchica nell'esplosione di una caffettiera-bomba davanti alla sede dell'Istituto italiano di cultura.

mercoledì, luglio 13, 2005

Spagna, attentato anti-italiano

«Moka-bomba» esplode davanti al nostro Istituto di cultura a Barcellona: muore un cane poliziotto

Il console italiano a Barcellona, Franco Giordano, parla con i giornalisti

Il Giornale di Brescia, 13 luglio 2005
BARCELLONA - Una caffettiera-bomba è esplosa ieri davanti alla sede dell’Istituto italiano di cultura a Barcellona ferendo lievemente un agente ma uccidendo un cane labrador che aveva toccato col muso l’ordigno. La polizia ha detto di stare indagando a 360 gradi e di non escludere alcuna pista, ma fonti dell’investigazione e lo stesso delegato del governo regionale Joan Rangel hanno indicato che si sta privilegiando la pista anarchica. Scritte per la liberazione di anarchici italiani erano infatti apparse sulla stradina dove sorge l’Istituto, nel centro del capoluogo catalano, dopo che il mese scorso alcuni membri del movimento erano stati arrestati in Italia e a Barcellona dove ci sono state manifestazioni. La caffettiera, la prima moka mai usata come bomba, era stata riempita di esplosivo nella parte bassa dove di solito è contenuta l’acqua. Era stata avvistata fuori del portone dell’Istituto, che sorge in una stradina di rimpetto della Casa di Italia che ospita anche il liceo, poco prima delle 8 di mattina dal bibliotecario. Questi insospettito dai fili che fuoriuscivano dalla macchinetta, che aveva scorto attraverso i vetri del portone, aveva avvertito subito la polizia. Immediatamente era intervenuta un’unità antiterrorismo insieme agli artificieri ed ai vigili del fuoco. Quando il cane, un labrador di nome Pretto, avvicinandosi dall’esterno ha dato uno strattone al guinzaglio toccando la caffettiera questa è esplosa uccidendolo sul colpo. Il corpo dell’animale è stato proiettato a diversi metri di distanza contro il muretto interno del cortile della palazzina che ospita l’Istituto dove si tengono in questa stagione alcuni corsi estivi. L’agente che lo teneva a guinzaglio è rimasto ferito non gravemente da alcune schegge alle gambe e al fianco e la polizia ha reso omaggio, in un comunicato, all’« addestramento e all’alto grado di disciplina» del cane che «in una situazione di crisi col suo lavoro ha evitato lesioni più gravi al suo addestratore». «Ho visto il corpo del cane, col cranio sfondato e il dorso squarciato» ha detto alle agenzie il console italiano a Barcellona, Franco Giordano, spiegando che la bomba ha infranto i vetri del portone danneggiando anche la parte in legno ma lasciando intatto il cancello di ferro esterno. Giordano ha seguito passo passo gli eventi ed ha avuto colloqui col capo della polizia della Catalogna e con il delegato regionale Rangel. Nel pomeriggio si è recato all’ospedale per visitare il poliziotto ferito le cui condizioni non destano preoccupazione. Un messaggio è stato trasmesso all’agente dall’ambasciatore d’Italia Amedeo de Franchis. Giordano ha spiegato che l’Istituto, al pari delle autorità consolari, non aveva ricevuto alcuna minaccia. Ma in giugno il consolato aveva comunque tenuto una riunione sulla sicurezza cui avevano preso parte anche dipendenti dell’Istituto. La polizia sembra privilegiare la pista anarchica, anche se non scarta a priori altre possibilità. Il tipo di ordigno e il fatto che sia stata scelta una caffettiera peraltro con una fuoriuscita di fili che pareva un avvertimento in se stesso, rendono improbabili ipotesi di terrorismo internazionale. E anche dell’Eta che proprio ieri ha fatto esplodere quattro piccoli ordigni in Biscaglia preavvertendo prima, come al solito, il quotidiano basco Gara. Gli investigatori ritengono che l’ordigno fosse a pressione e sia esploso dopo essere stato toccato dal cane. Il luogo dove si trovava, invisibile dalla strada, non conforta infatti l’ipotesi di un telecomando mentre la tempestività della detonazione esclude un timer.

«Quell'ordigno poteva uccidere»

Il direttore: non avevamo avuto minacce, solo scritte sui muri
PARLA ENNIO BISPURI: TENSIONE DA VENTI GIORNI

INTERVISTA
di Gian Antonio Orighi

La Stampa, 13 luglio 2005
ENNIO Bispuri, classe 1943, romano, da cinque anni direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Barcellona, è stato testimone oculare dell'attentato
Ci racconti che cosa è successo?
«Sono arrivato in auto all'Istituto alle 8,15. Ed ho trovato il bibliotecario Silvano Ferrari, l'uomo che si è accorto dell'ordigno, che mi ha detto di parcheggiare più indietro del solito perché aveva visto davanti alla porta della biblioteca una grande caffettiera e la cosa l'aveva insospettito».
Perché?
«La moka era collegata ad un orologio con dei fili. Dava quindi l'idea o di una cosa molto seria o di uno scherzo. Abbiamo subito chiamato la polizia. Prima è arrivata una pattuglia con due agenti, che hanno fatto un sopralluogo ed hanno ritenuto che la caffettiera andasse investigata. Cosi loro stessi hanno chiamato un'altra volante che è arrivata dopo 10 minuti accompagnata da un cane».
E allora?
«La polizia ci ha fatto spostare tutti dal Pasaje de Méndez Vigo, dove si trova l'Istituto di Cultura. E dopo 5 minuti abbiamo sentito un boato di proporzioni enormi, un botto tremendo che si è senti-o a chilometri di distanza. Notevole la potenza dell'ordigno: è andata completamente distrutta la porta della biblioteca, che è metallica».
Quante persone c'erano all'Istituto?
«Da noi lavorano tredici persone più i professori. Ma a quell'era non c'era ancora nessuno perché d'estate apriamo i battenti alle 9. A mio avviso, la bomba voleva uccidere, perché appena il cane ha toccato con il muso la caffettiera, è saltato in aria. E l'agente che lo temeva per il collare, al suo fianco, è rimasto ferito e poi è stato portato all’ospedale in ambulanza».
C'è chi dice che avete ricevuto parecchie minacce.
« Parecchie no Ogni tanto scritte in italiano sui muri, una ventina di giorni fa. Poi qualche telefonata molesta che mi hanno riferito. Ma né io né l'Istituto siamo mai stati minacciati né abbiamo avuto fastidi di nessun genere».
Che ipotesi fate, in mancanza di una rivendicazione?
«Si parla di pista anarco-insurrezionalista, qui tutti lo sussurrano ma non c'è nessuna prova».

Explosion at Italian cultural institute in Barcelona injures policeman

CBC News, 04:12 AM EDT Jul 13
MADRID, Spain (AP) - A small, rudimentary bomb exploded Tuesday outside the Italian Cultural Institute in Barcelona, injuring a policeman and killing a bomb-sniffing dog, the Italian Embassy and Spanish officials said.

The Interior Ministry's top official in Barcelona, Joan Rangel, said police did not rule out any hypothesis but the main one was that the blast was the work of local supporters of the anti-establishment movement in Italy.

Italian Embassy spokesman Filippo La Rosa declined to comment on that possibility.

He said that even though the bomb was small and homemade, the blast amounted to "an action of terror. What kind of terror, we do not know." He said the embassy had received no warning or claim of responsibility.

La Rosa said staff at the institute called police when they arrived for work and found a suspicious object - a metal coffee pot with wires coming out of it - on the steps leading into the building.

The explosion occurred while a bomb-sniffing dog guided from a distance by a policeman was examining the device, police said.

"We heard a loud boom and nothing else," said Josep Maria Gimo, who works in a bank near the cultural institute. "It was obvious that it was a bomb."

Police said in a statement that the explosion destroyed the institute's metal door, caused slight injuries to the policeman's arm and side and killed the Labrador dog instantly, blowing the animal five metres away.

Rangel said the blast may stem from arrests of anarchist suspects in Italy.

In late May, Italian anti-terrorism officers arrested five suspected anarchists in pre-dawn raids as part of a probe of bombing attacks that included a booby-trapped package opened by former European Commission chief Romano Prodi in 2003. Prodi was not injured.

Graffiti was painted on a wall outside the cultural institute reading "freedom for Italian prisoners" and a circle with the letter A, the symbol for anarchism.

The nearby Casa de Italia, a social club for Italians living in Spain, has received threats for some time, the Spanish news agency Efe said, quoting an unnamed official at the club.

La Rosa said he could not confirm threats were received.

Italian anarchists are frequently blamed for setting off small explosive devices and sending letter bombs in their country. The explosions usually do not cause serious damage or injuries.

The most prominent recent episode was a series of letter bombs sent to European officials in December 2003. Italian police have said they had evidence of links between Spanish, French and Italian anarchists

Bomba all’Istituto di cultura italiano

Barcellona, ferito un artificiere salvato dal cane anti-esplosivo morto durante la verifica della caffettiera-ordigno

Il Tempo, mercoledì 13 luglio 2005
MADRID — Una caffettiera-bomba è esplosa ieri davanti alla sede dell'Istituto italiano di cultura a Barcellona ferendo lievemente un agente ma uccidendo un cane labrador che aveva toccato col muso l'ordigno. La polizia ha detto di stare indagando a 360 gradi e di non escludere alcuna pista, ma fonti dell'investigazione e lo stesso delegato del governo regionale Joan Rangel hanno indicato che si sta privilegiando la pista anarchica. Scritte per la liberazione di anarchici italiani erano infatti apparse sulla stradina dove sorge l'Istituto, nel centro del capoluogo catalano, dopo che il mese scorso alcuni membri del movimento erano stati arrestati in Italia e a Barcellona dove ci sono state manifestazioni. La caffettiera, la prima moka mai usata come bomba, era stata riempita di esplosivo nella parte bassa dove di solito è contenuta l'acqua. Era stata avvistata fuori del portone dell'Istituto, che sorge in una stradina di rimpetto della Casa di Italia che ospita anche il liceo, poco prima delle 8 di mattina dal bibliotecario. Questi insospettito dai fili che fuoriuscivano dalla macchinetta, che aveva scorto attraverso i vetri del portone, aveva avvertito subito la polizia. Immediatamente era intervenuta un'unità antiterrorismo insieme agli artificieri ed ai vigili del fuoco. Quando il cane, un labrador di nome Pretto, avvicinandosi dall'esterno ha dato uno strattone al guinzaglio toccando la caffettiera questa è esplosa uccidendolo sul colpo. Il corpo dell'animale è stato proiettato a diversi metri di distanza contro il muretto interno del cortile della palazzina che ospita l'Istituto dove si tengono in questa stagione alcuni corsi estivi. L'agente che lo teneva a guinzaglio è rimasto ferito non gravemente da alcune schegge alle gambe e al fianco e la polizia ha reso omaggio, in un comunicato, «all'addestramento e all'alto grado di disciplina» del cane che «in una situazione di crisi col suo lavoro ha evitato lesioni più gravi al suo addestratore». «Ho visto il corpo del cane, col cranio sfondato e il dorso squarciato, e una striscia di sangue, forse perchè la polizia ha trascinato il corpo dell'animale scagliato a diversi metri di distanza dall'onda esplosiva», ha detto il console italiano a Barcellona, Franco Giordano, spiegando che bomba ha infranto i vetri del portone danneggiando anche la parte in legno ma lasciando indenne il cancello di ferro esterno. Giordano ha spiegato che l'Istituto, al pari delle autorità consolari non aveva ricevuto alcuna minaccia diretta che potesse far sospettare un rischio specifico di sicurezza. Ma nel giugno scorso il consolato aveva comunque tenuto una riunione sulla sicurezza cui avevano preso parte anche dipendenti dell'Istituto. La polizia sembra privilegiare la pista anarchica, anche se non scarta a priori altre possibilità. Il tipo di ordigno, assolutamente artigianale, e il fatto che sia stata scelta una caffettiera peraltro con una fuoriuscita di fili che pareva un avvertimento in se stesso, rendono improbabile qualsiasi ipotesi di terrorismo internazionale.

martedì, luglio 12, 2005

Spagna: Marsili traccia mappa Istituti italiani di cultura sparsi nel mondo

Roma, 12 lug. (Adnkronos) - Un ordigno rudimentale e' esploso questa mattina, come ha confermato la Farnesina, di fronte all'Istituto italiano di cultura di Barcellona, ferendo un agente di sicurezza e dilaniando il cane addestrato a fiutare esplosivi inviato sul posto dopo la segnalazione di una bomba da parte di una telefonata autonoma. Sono 89 gli Istituti italiani di cultura nel mondo, sparsi su tutti e 5 i continenti, in numero variabile nelle diverse nazioni.

''La gran parte dei centri e' in Europa -spiega all'ADNKRONOS Mauro Marsili, responsabile, presso il ministero degli Esteri degli Istituti di cultura e della promozione culturale italiana all'estero - dove se ne concentrano anche piu' d'uno per nazione: sono 7 in Germania e 6 in Francia, mentre in Spagna, dove e' esploso l'ordigno, sono due, a Barcellona e Madrid. Ma abbiamo centri anche in aree piu' 'giovani' dal punto di vista dell' interesse culturale dell'Italia -sottolinea Marsili- come l'Asia e l'estremo Oriente in particolare''.

Gli Istituti italiani di cultura sono nati nel 1926, e da allora si sono lentamente sviluppati e diffusi nel mondo. L'ultima normativa che li disciplina e' la legge n.401 del 1990, che ha sancito la loro attivita' come centro principale per la promozione della cultura italiana all'estero. I centri, come sottolinea Marsili, rivolgono le loro attivita' a tutti i cittadini, in particolare a quelli dello stato ospitante, e non vanno confusi come poli di svago e di aggregazione per la comunita' italiana all'estero.

Varia e imponente la programmazione: ''Nel 2004 abbiamo organizzato oltre 5.500 eventi in tutto il mondo -afferma il responsabile degli Istituti- Si va dallo spettacolo teatrale alla rassegna cinematografica, dal concerto jazz a seminari, conferenze, incontri. Promuoviamo anche la ricerca scientifica, tecnologica e archeologica. Un'altra attivita' importante -dice ancora Marsili- e' la prestazione di servizi, come ad esempio le biblioteche aperte al pubblico, di cui alcune di grande prestigio come quella di Parigi, o i corsi di lingua italiana, che comprendono anche la certificazione del grado di conoscenza raggiunto''.

Gli Istituti sono finanziati interamente dal ministero degli Esteri. I direttori, secondo la legge n. 401, hanno una certa autonomia nella programmazione (sempre pero' sotto la supervisione dell'ambasciata competente) e possono anche reperire risorse in loco, da parte di privati. Il dirigente dell'Istituto e' un funzionario del ministero. ''Provengono da una carriera ad hoc -spiega Marsili- propria dell'area della promozione culturale: non fanno parte quindi della carriera diplomatica''.

Si fa eccezione pero' per 10 istituti, gestiti da direttori cosiddetti 'di chiara fama': essi sono scelti direttamente dal ministro degli Esteri per particolari competenze nel campo culturale o per la profonda conoscenza del luogo in cui svolgeranno l'incarico. Sono solitamente inviati in sedi di prestigio, tra cui, attualmente, Londra, Berlino e New York. La sede fisica degli istituti puo' essere, cosi' come per le ambasciate, di proprieta' dello Stato italiano o in affitto.

Barcellona, forse anarchica la bomba contro l'Istituto italiano di cultura

Nell'esplosione è rimasto ferito un gendarme spagnolo ed è morto un cane-poliziotto addestrato per le operazioni di disinnesco. L'ordigno rinvenuto sulle scale dall'addetta alle pulizie

La sede dell'IIC di Barcellona

Barcellona, 12 lug. - (Adnkronos/Ign) - Un'esplosione si è verificata all'Istituto Italiano di Cultura a Barcellona questa mattina alle 8.05. La deflagrazione nell'edificio, situato in via Mendez Vigo, è stata causata da una bomba esplosa durante i tentativi di disinnesco. Un artificiere è rimasto ferito ed è morto il cane-poliziotto che toccando l'ordigno, composto secondo l'agenzia di stampa 'Europa Press' da una caffettiera piena di esplosivo, ha causato la deflagrazione. Un portavoce del governo regionale della Catalogna aveva in un primo momento parlato di un ''incidente''. L'artificiere investito dall'esplosione ha riportato lievi ferite al braccio e al costato. Sulla matrice dell'attentato sembra prevalere la pista anarchica. Un portavoce di ''Casa Italia'' ha confermato che l'ente - la cui competenza spetta al ministero degli Affari Esteri - ha ricevuto ripetute minacce negli ultimi giorni da parte di non meglio precisati gruppi anarchici. 'Liberta''', con la 'A' racchiusa in un cerchio, e' una delle scritte - chiaro riferimento alla simbologia anarchica - dipinte in bianco da ignoti 'graffitari', negli ultimi giorni, sulle pareti esterne dell'edificio dell'Istituto italiano di cultura a Barcellona, in via Me'ndez Vigo.

Intanto si e' saputo che il governo catalano aveva gia' allertato, nei giorni scorsi, il Consolato italiano a Barcellona, segnalando l'intensificarsi di attivita' legate a gruppi anarchici nella citta'. Lo ha detto il delegato del governo della Catalogna Joan Rangel, confermando cosi' che erano state ricevute minacce specifiche dall'Istituto italiano di cultura di Barcellona, dove stamani e' esploso l'ordigno rudimentale. ''E' la prima ipotesi alla quale stiamo lavorando'', ha detto Rangel, aggiungendo che nei giorni scorsi erano state segnalate dalla polizia ''maggiori attivita' di questi gruppi anarchici''. ''Per fortuna l'impiegato dell'istituto ha agito con cautela e ci ha avvisati'', ha affermato Rangel, raccontando che e' stata l'addetta delle pulizie a scoprire per prima la caffettiera-bomba, richiamando l'attenzione del contabile dell'ente, giunto piu' tardi.

ESPLODE DURANTE CONTROLLI BOMBA A CENTRO ITALIANO CULTURA, FERITO UN AGENTE, DILANIATO CANE IMPIEGATO PER FIUTARE ESPLOSIVO

(AGI/EFE) - Barcellona, 12 lug. - Un ordigno e' esploso nella sede dell'Istituto italiano di cultura di Barcellona. La bomba rudimentale era stata lasciata sulle scale dell'edificio e ha ferito lievemente un artificiere della polizia spagnola. Un cane addestrato a fiutare l'esplosivo e' stato dilaniato dalla deflagrazione. Gli agenti erano stati avvertiti del ritrovamento di un oggetto sospetto. (AGI) Uba 120955 LUG 05

Spagna. Barcellona, esplosione a centro italiano di cultura, 1 ferito

RaiNews24, Barcellona, 12 luglio 2005
Un ordigno è esploso nella sede dell'Istituto italiano di
cultura di Barcellona
. La bomba rudimentale era stata lasciata
sulle scale dell'edificio e ha ferito lievemente un artificiere
della polizia spagnola. Un cane addestrato a fiutare l'esplosivo
è stato dilaniato dalla deflagrazione. Gli agenti erano stati
avvertiti del ritrovamento di un oggetto sospetto.
Va tuttavia detto che in una prima dichiarazione un portavoce
del governo locale catalano aveva parlato "di un probabile
incidente".
Fonti del consolato italiano a Barcellona precisano che
l'esplosione è avvenuta fuori dalla sede dell'Istituto di
Cultura e che per il momento non c'è stata alcuna
rivendicazione.
El Pais, dal canto suo, scrive invece che l'ordigno potrebbe
essere stato collocato da un gruppo di sinistra per "protestare
contro la detenzione di alcuni giovani anarchici italiani".
La Farnesina sta verificando le notizie provenienti dalla
Spagna.

venerdì, luglio 08, 2005

Diciotto mesi on line

Il Cosmopolita, 7 luglio 2005
A diciotto mesi dalla sua messa in rete, la rivista informatica della CGIL Esteri, www.IlCosmopolita.it ha presentato, martedì 5 luglio presso la sede della Stampa Estera di via dell’Umiltà di Roma, il suo primo anno e mezzo di attività, che ha visto un successo crescente, registrando nel terzo semestre della pubblicazione un numero di visite – in provenienza da tutte le parti del mondo con la prevalenza, sorprendente solo di primo acchito, degli Stati Uniti – doppio rispetto a quello del primo anno. La partecipazione alla conferenza stampa del responsabile Esteri dei DS, Luciano Vecchi, del Segretario Generale uscente Umberto Vattani, del Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo dimostrano come la CGIL Esteri e la sua rivista on line siano considerati importanti interlocutori e venga loro riconosciuto un valore propositivo e di stimolo.“Spirito critico” della Farnesina, negli anni la CGIL Esteri si è guadagnata attenzione e rispetto negli ambienti della addetti ai lavori, estendendo la propria azione al di là dell’ambito puramente sindacale per guardare ai problemi – di strutture, risorse ma anche di impostazione – che, in maniera sempre più grave negli ultimi anni, affliggono la nostra politica estera in un’era caratterizzata dalle sfide della globalizzazione da un lato e dalla situazione politica interna che ha stravolto molti dei punti portanti della azione internazionale dell’Italia.
Il Cosmopolita arriva sulla scia di altre storiche iniziative della CGIL Esteri, da Farnesina Democratica a Pace e Guerra. Nel corso degli ultimi 18 mesi Il Cosmopolita ha fornito un punto di vista da insider ma non convenzionale sugli eventi che hanno caratterizzato un periodo dalla straordinaria importanza internazionale: dalla guerra in Iraq alle vicissitudini della Costituzione Europea; dall’emergere della Cina alla globalizzazione, evidenziando l’importanza del quadro di riferimento internazionale per gli interessi primari del paese ed analizzando le ragioni profonde ed i rimedi di quella che ritiene essere una sempre più grave inadeguatezza del Ministero degli Esteri (ed in particolare della Cooperazione allo Sviluppo) a gestire i processi ad esso connessi.

TEORIA E PRATICA NELLA CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO ARCHITETTONICO/ INZIATIVA DELL'IIC DI HAIFA IN SAN GIOVANNI D'ACRI

HAIFA\ aise\7 luglio 2005 - Mercoledì 6 luglio si è svolto in Acco (l'antica San Giovanni d'Acri), all'interno della fortezza crociata, una giornata di studi sulla teoria e sulla pratica nella conservazione del patrimonio architettonico, con particolare riferimento ai progetti di restauro urbanistico previsti in quella città.
L'evento - propedeutico all'imminente apertura del Corso di Laurea in Conservazione dei Monumenti Storici presso il Western Galilee College di Acco - è frutto della cooperazione tra quest'ultima istituzione accademica, la Municipalità di Acco e l'Istituto Italiano di Cultura di Haifa. La giornata è stata aperta dagli interventi di Shimon Lankry (Sindaco di Acco), Shuka Dorfman (Israel Antiquities Authority), David Harari (Old Acre Development Company), Lea Stienmatz (Israel land Authority), Prof. Arza Ron (Rettore del Western Galilee College di Acco), Edoardo Crisafulli (Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Haifa). Quest'ultimo, nel suo intervento, ha messo in luce l'importanza del patrimonio architettonico di San Giovanni d'Acri per l'Ambasciata italiana in Israele. L'ultima capitale dell'antico regno crociato in Terra Santa fu anche un'importantissima sede commerciale e politica per le quattro repubbliche marinare italiane, le quali, nel Medioevo, vi costruirono quartieri fortificati che ricalcano alcuni motivi della tradizione architettonica italiana coeva.
L'IIC di Haifa ha invitato, come ospite d'onore alla giornata di studi, il Prof. Giorgio Croci, docente nella Facoltà di Ingegneria (corso di restauro dei monumenti) dell'Università La Sapienza di Roma, nonché Presidente della commissione per l'analisi e il restauro strutturale dell'eredità architettonica per l'ICOMOS (organizzazione non governativa, cui aderiscono esperti e studiosi di conservazione dei luoghi e dei monumenti storici). L'intervento del Prof. Croci ha preso le mosse da una disamina storica sulla teoria della conservazione del patrimonio architettonico, per poi soffermarsi sull'impiego di tecnologie contemporanee e tradizionali nella conservazione dei monumenti (tra gli esempi citati: le mura di Gerico, risalenti all'ottavo millennio avanti Cristo, l'architettura classica greca, l'architettura romana, il Rinascimento).
Nel suo intervento il relatore italiano ha trattato, in particolare, del Brunelleschi (cupola di Santa Maria del Fiore) e di Michelangelo (Basilica di San Pietro), suscitando un forte apprezzamento ed interesse da parte dei numerosi accademici e studiosi israeliani che hanno partecipato all'evento. L'IIC di Haifa, che è Sezione culturale dell'Ambasciata italiana in Israele, ha organizzato di recente due seminari sui quartieri genovese, veneziano e pisano. Sono previste altre attività future, finalizzate a far conoscere la stratificazione storica della presenza italiana in San Giovanni d'Acri, e a valorizzare il fondamentale apporto di studiosi ed esperti italiani nel campo della conservazione dei beni architettonici.(aise)

giovedì, luglio 07, 2005

In Slovenia si balla una “Tarantella storta”

In Concerto Antonello Paliotti e il suo trio

News ITALIA PRESS, 7 luglio 2005
Lubiana – Sarà una "Tarantella storta" quella che domani, 8 luglio, verrà presentata dall'Istituto Italiano di Cultura in Slovenia, nell'ambito del Festival Lent. Protagonisti tre musicisti italiani: Antonello Paliotti alla chitarra e chitarra "battente", Michele De Martino al mandolino e mandola, Giovanni Nigro al violoncello e Raffaele Filaci alle percussioni.
Il programma del concerto comprende composizioni originali ed elaborazioni di musica tradizionale del Sud d'Italia, elaborate dallo stesso Paliotti per una formazione di tipo cameristico.
Il concerto "Tarantella storta" ripropone l'omonimo disco di Paliotti, fatto di mediterraneità, sonorità acustica, tarantelle, serenate e altri brani della quotidianità. Si tratta di una maniera di "svecchiare" l'arte popolare e tradizionale, accostando elementi di classicità con quelli della tradizione popolare, trascinando ei suoi tentativi anche il resto del Mediterraneo, con echi arabo-andalusi.
Ma protagonista rimane Napoli e l'espressionismo musicale del mosaico mediterraneo.

mercoledì, luglio 06, 2005

L' Area dei Provvedimenti Calibrati (APC)

Il Cosmopolita, 4 luglio 2004
In un editoriale di qualche mese fa veniva evidenziata – nell'ambito di una analisi della Legge Finanziaria - la posizione di marginalità e irrilevanza cui sembra essere avviato il MAE, in netto contrasto con le aspirazioni ad un ruolo di centralità cui aveva dato luogo il grande progetto di riforma. Si tratta di un processo che coinvolge pesantemente anche il settore della Promozione Culturale cui la riforma, e una folta massa di magniloquenti dichiarazioni, sembrava avessero assegnato una funzione cruciale nell'ambito della politica estera italiana, definita ad effetto diplomazia culturale, facendone la chiave di volta della proiezione all'estero del "Sistema Italia".
La realtà è un'altra. Anzi, sono due. Una è quella che si svolge sotto i riflettori e si regge su trionfalismi e personalismi di varia natura, passerelle di illustri personaggi e pubblicazioni patinate, mostre d'arte faraoniche e costose come cattedrali nel deserto. Un gioco di specchi in cui ciò che conta è ciò che appare, l'opera di un abile illusionista. Se ne è avuto un saggio di recente, con una Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura trasformata da strumento di lavoro ad assise celebrativa.

Poi c'è la realtà di tutti i giorni.. Che è fatta di risorse finanziarie insufficienti – eppure in certi casi, ma solo in certi casi, magicamente inesauribili; di decisioni assunte quasi giorno per giorno; di assenza di collegamenti organici non solo con istituzioni esterne, ma anche con altri settori del MAE, quali ad esempio le Direzioni Geografiche. Una realtà in cui non solo non è ancora stata avviata una riflessione approfondita sulla distribuzione geografica degli IIC, per molti versi inadeguata rispetto alle profonde modificazioni geopolitiche avvenute e in corso, ma è anche di là da venire l'applicazione di strumenti oggettivi di verifica dell'efficacia dell'attività svolta.
Una realtà infine, ed entriamo in un ambito più propriamente sindacale, in cui la gestione del personale è caratterizzata da improvvisazione e discrezionalità.Per quanto riguarda l'improvvisazione, un solo esempio, significativo: nell'ottobre 2003 entrano in servizio ventotto addetti, assunti con un concorso pubblico mutuato dal concorso diplomatico e indetto allo scopo di far fronte ad una dichiarata carenza di personale con specifico profilo professionale. Richiesta la conoscenza di almeno due lingue straniere, laurea, ovviamente, e una approfondita preparazione in tutti i settori della cultura italiana contemporanea. Abbastanza stranamente, nel programma d'esame non esiste alcun riferimento alla storia classica e antica della cultura italiana, ma non è questo il punto. Il punto è, invece, che buona parte dei nuovi assunti, come del resto colleghi più anziani in ruolo, è oggi utilizzata per svolgere mansioni di carattere prettamente amministrativo, che non forniscono una preparazione adeguata alle funzioni che dovranno essere svolte all'estero e che certo non sono corrispondenti alle qualifiche di cui sembrava esserci così impellente necessità .

E veniamo al potere di discrezionalità di cui gode l'Amministrazione e che nell'Area della Promozione Culturale sembra essersi avviato, in special modo da un anno a questa parte, ad un utilizzo a tutto campo. Basti pensare alle procedure di trasferimento che, regolate da uno specifico accordo, non dovrebbero in teoria lasciare ampio margine alla discrezionalità, eppure... Sedi assegnate senza essere messe in pubblicità, profili professionali confezionati e interpretati ad personam, applicazione di criteri soggettivi nella scelta dei posti da coprire o da lasciare vacanti, decreti motivati che dovrebbero rappresentare una eccezione e che si avviano invece a diventare consuetudine. Qui e là sulla carta geografica: Vienna, Amsterdam, Buenos Aires... La materia è ampia, per cui possiamo prendere in considerazione, schematicamente, solo un argomento: esperti e "chiara fama". Contrariamente a quanto viene talvolta affermato, è un argomento che tocca da vicino anche la gestione del personale di ruolo.

Per quanto riguarda i "chiara fama" il discorso è breve, se si considera che la scelta delle "persone di prestigio culturale ed elevata competenza anche in relazione alla organizzazione della promozione culturale" – prevista dall'art.14 comma 6 della L.401/90 – è, o meglio è diventata, di natura squisitamente politica. Ci sarebbe molto da osservare a questo proposito ma c'è una domanda che va posta prioritariamentee e che non riguarda tanto il come ma il quanto: perché il numero dei "chiara fama" continua a rimanere invariato pur in presenza di un provvedimento che impone una riduzione del 20% del personale di carriera, nell'ambito degli interventi volti al contenimento della spesa pubblica?

Diverso è il discorso per quanto riguarda gli esperti, figura "professionale" quanto mai variegatala che comprende esperti scientifici – indispensabili in una Amministrazione che non prevede questo profilo per il personale di carriera – ed esperti culturali. Alla categoria degli esperti fa riferimento l'articolo 16 della legge 401/90, che al comma 1 recita:" Per le esigenze degli Istituti e dei servizi della Direzione Generale, compreso..., il Ministero può avvalersi in posizione di comando o fuori ruolo, di personale dipendente da altre Amministrazioni dello Stato, da università e da enti pubblici non economici, che sia in possesso di specifiche qualifiche e titoli rispondenti alle finalità della presente legge, in numero non superiore a cinque per il servizio al Ministero e dieci per il servizio all'estero" e al comma 2 "Al personale di cui al comma 1 da destinare all'estero si applicano le procedure e il trattamento economico di cui all'art. 168 del DPR 5 gennaio 1967 n.17".

Il che significa equiparazione a Primo Segretario o Primo Consigliere. Un trattamento economico di così larga misura superiore a quello previsto per il personale di carriera dovrebbe, ovviamente, corrispondere a caratteristiche di competenza tali da poterlo giustificare. Di fatto, i profili professionali di queste figure da qualche tempo a questa parte non risultano più verificabili. Così come non può essere sottoposta a verifica l'effettiva necessità delle assegnazioni effettuate, che in alcuni casi appaiono pienamente ingiustificate. Esemplare il caso di Tunisi, dove si è assistito alla soppressione di un posto di esperto scientifico, con corrispondente invio di una esperta culturale. Le specifiche qualifiche non sono note.

Anche il citato articolo 168 DPR 17/1967 rappresenta, nel ricco universo della promozione culturale, un buon corridoio per l'assegnazione all'estero di esperti particolarmente...qualificati. Basti pensare, per limitarsi ad un solo esempio, che sulla base di questo articolo è in servizio a Zagabria un esperto linguistico per la diffusione della lingua italiana. Ma gli addetti di ruolo (5/6000 euro contro 11.000 o più) possiedono la qualifica di diffusore linguistico: come si spiega questa scelta, in tempi di pretesa austerità? Non sarebbe forse opportuno ricordare che l'art.168, il quale prevede l'invio di esperti presso Ambasciate e Consolati "qualora non si possa sopperire con funzionari diplomatici" , risale al 1967, ad un'epoca cioè in cui di fatto non esisteva l'Area della Promozione Culturale, perlomeno non con le caratteristiche attuali?. E se è pur vero che non sono attualmente previsti posti in organico per addetti alla Promozione Culturale presso le Ambasciate e i Consolati – posti che avrebbero dovuto essere istituiti con la prevista riforma della L.401/90 il cui iter è stato bloccato – non potrebbe l'Amministrazione in caso di necessità prevedere in prima istanza l'utilizzo in missione di addetti di ruolo, ricorrendo agli esperti solo nel caso in cui fosse impossibile reperire tra il personale di ruolo le competenze richieste e assicurandosi così, oltre ad un risparmio, anche di poter contare su continuità e professionalità?
Sono anche queste, seppur minime, scelte che contribuiscono a definire il ruolo che si vuole realmente assegnare alla Promozione Culturale, che non si può ridurre ad agenzia di viaggi per poeti improvvisati, artisti emergenti, amici e conoscenti.

INIZIATIVE A MONACO DI BAVIERA

UNA MANIFESTAZIONE DI PROTESTA IN DIFESA DEI CORSI DI LINGUA E CULTURA STRANIERA

(Inform), 4 luglio 2005
MONACO DI BAVIERA – “Muttersprache ist Menschenrecht”. E’ la manifestazione di protesta in difesa dei corsi di lingua e cultura straniera che si svolgerà il 12 luglio a Monaco di Baviera. L’appuntamento per la manifestazione, organizzata da Ausländerbeirat München, è davanti alla Staatskanzlei (Franz-Josef-Strauß-Ring, ore 15).
Per quanto riguarda altre iniziative nella città tedesca, ricordiamo che all’Istituto Italiano di Cultura, fino al 12 luglio, sarà aperta al pubblico la mostra "La storia dei gelatai italiani in Germania", organizzata da Uniteis e.V. e Sezione culturale del Consolato Generale d'Italia-Istituto Italiano di Cultura.
Prosegue poi la rassegna “Avanti? - 50 Jahre Italiener und Italienerinnen in Deutschland" (Avanti? - 50 anni di italiane/i in Germania) nell’ambito della quale l’8 luglio (ore 18-20) presso l’Istituto Italiano di Cultura si svolgerà "Bella Italia! Italienische Lebensart in München zwischen kreativer Phantasie und Wirklichkeit" (Stile di vita italiano a Monaco tra fantasia creativa e realtà vissuta). L’iniziativa, ad ingresso libero, è a cura del gruppo "Incontri di letteratura spontanea" , responsabili Giulio Bailetti e Norma Mattarei, direttrice dell'Accademia delle Nazioni. Organizzatori: Dgb-Bildungswerk Bayern e.V. ed Istituto Italiano di Cultura.
Segnaliamo inoltre che il 9 luglio (ore 15,30-18,30) presso lo Studio italiano (Franz-Josef-Straße 48) si svolgerà l’incontro “Introduzione alla filosofia dell'Ottocento: Karl Marx” a cura di Giuseppe Scuto (l’iniziativa è del gruppo "Scripta manent") e che fino l 6 agosto, presso Galerie Jörg Heitsch rimarrà aperta la mostra di pittura "Ideal Colours" di Franco Viola, organizzata dal KunstNetzWerk.
Infine, il 16 luglio (ore 18) una serata presso la Sezione DS di Monaco. Durante la serata sarà proiettato il documentario "Citizen Berlusconi-The Prime Minister and the Press" trasmesso dalla PBS (la tv pubblica statunitense) il 21 agosto del 2003 e , sottolineano i Ds, sempre rifiutato dalle tv italiane.(Inform)

martedì, luglio 05, 2005

UNIVERSITY: MORATTI IN BEIJING, FIRST ITALO-CHINESE UNIVERSITY

(AGI) - Rome, Italy, Jul 4 - The first Italian-Chinese university is established in Shanghai, according to the cooperation agreement between Italy and China signed this morning in Beijing by Minister Letizia Moratti. The event, considered of great political importance, together with the numerous technical agreements signed by the minister during her mission in China, "open a positive and concrete scenario for exchange between the two countries," she highlighted, and represent "a fundamental step to reinforce bilateral cooperation on education, higher education and research." The Confucius Institute will come to Rome to ease the learning of the Chinese language. Next year Shanghai will hsot the new Italian-Chinese University with graduate courses in Engineering and Economics, to reinforce cultural, scientific and economic relations between Italy and China. The newly established Italian-Chinese campus in which, initially, the Milan and Turin Polytechnics as well as Luiss and Bocconi will participate for Italy and Tongji and Fudan Universities in Shanghai for China, is one of the many initiatives undertaken by the Education Ministry letizia Moratti, visiting China these days, stopping in Beijing and Shanghai. There are numerous agencies and banking institutions that gave positive feedback to the initiative offering themselves as sponsors to finance the new University, including Fiat, Merloni, Finmeccanica, Telecom, BancaIntesa, Unicredit, Fondazione Cariplo, Banca Popolare di Milano and Fondazione Banca del Monte di Lombardia. Today Letizia Moratti, who on Wednesday will end her visit to China, signed, together with Education Minister Zhou Ji, an agreement protocol and a number of technical agreements which, besides the establishment of the Italian Chinese University, expect the mutual recognition of the countries' respective degrees, the strengthening of activity for the inter-university cooperation and the reciprocal exchange of students, following the model inaugurated with the 'Marco Polo' project, the offer of specific scholarships for teaching degrees reserved for Chinese students at the Milan Polytechnic and the establishment of twinned research PhDs. An important aspect of the cooperation involves the promotion of Italian language teaching in China, especially using internet and satellite technologies, the reinforcing of Italian laboratories at the Foreign Commerce and Economy University of Beijing: the secondary Italian schools will hold "Chinese Language and Culture Weeks" and Chinese schools will hold "Italian Language and Culture Weeks." Moratti commented that "the accomplishment of these programmes is an important moment in the development of relations between China and Italy, which have already had positive results in the first results from the Marco Polo project, accomplished together with the Foreign Affairs Ministry, Confindustria and CRUI, during which we will noticeably increase the number of Chinese students in Italy, from the current 200 to the 2,000 in 2005-2006. The agreement will allow cooperation between universities, staff and student exchange, and stimulate a greater knowledge of the respective cultures in schools, broadening, through initiatives in the education sector, the "2006 Italy Year in China" demonstration. Regarding the Italian-Chinese University in China, the first courses to be introduced, which will have 800 students, will offer a first level degree in the sector of engineering and a teaching degree in Economy and Management. Italy and China have also reached a consensus for an agreement to shorten the procedures for the issuing of student Visas for Chinese students in Italy and their registration to Italian universities. In these days in China, Minister Moratti also signed other agreement protocols, with the Science and Technology Minister Xu Guanhua and with Chinese Science Academy Chairman Lu Yongxiang, as well as four technical agreements aimed at increasing the level of cooperation.

venerdì, luglio 01, 2005

LA COMUNE DIFESA DELL’IDENTITA CULTURALE AVVICINA PASOLINI AGLI ITALIANI ALL’ESTERO/INTERVISTA A MASSIMO FUSILLO DELL'UNIVERSITA' DI L'AQUILA

VANCOUVER\ aise\30 giugno 2005 - Un appuntamento imperdibile con la grande cultura cinematografica italiana. Un momento di attenta analisi e riflessione su uno scrittore e regista che, a 30 anni dalla sua morte, continua a far parlare di se' per i molteplici messaggi che ci ha lasciato attraverso i suoi numerosi capolavori. Parliamo di Pierpaolo Pasolini, friulano, artista della pellicola neorealista nostrana, assassinato nel 1975 a Ostia, all'Idroscalo, ucciso da un ragazzo di vita. Vancouver ha ospitato nei giorni scorsi una mostra-rassegna su uno dei tanti aspetti del "director" italiano. Ad organizzarla, presso il Cinematheque di Howe Street, a Downtown, nel cuore della bella cittadina britishcolumbiana, l'Associazione "Fondo Pier Paolo Pasolini", Cinecitta' Holding e ancora l'Istituto Italiano di Cultura guidato dal direttore Antonio Cosenza.
Si è trattato prima di tutto di una proficua tavola rotonda sul regista, una conferenza su uno degli aspetti più importanti dell'artista friulano, vale a dire il suo rapporto con il mito e la cultura classica dell'antica Grecia, presenti nelle sue pellicole.
A parlare di Pasolini e su Pasolini c'era uno dei massimi esperti in Italia, il prof. Massimo Fusillo dell'Universita' dell'Aquila, che ha illustrato la figura dello scrittore al numeroso pubblico presente e ai tanti media che non hanno fatto mancare il loro apporto (non solo italiani ma anche canadesi).
Ma quali motivazioni e quali ragioni hanno spinto all’organizzazione di un evento di tale portata, incentrato su un artista di non facile comprensione ma sempre attuale, nonostante i tanti anni trascorsi dalla sua tragica dipartita? Lo abbiamo chiesto proprio al professor Massimo Fusillo.

d.- Per quale ragione avete deciso di organizzare una mostra-rassegna sul cinema pasoliniano, a 30 anni dalla sua morte, e quali sono gli aspetti principali di un evento così importante per la cultura nostrana?
r..-La conferenza tratta il rapporto tra Pasolini e la tragedia greca, il mito Greco e la cultura classica. E' un rapporto molto intenso che ha coinvolto un po' tutti i linguaggi in cui Pasolini si è espresso nell'arco della sua vita, soprattutto il cinema e il teatro ma anche nella sua attività di traduttore, scrittore, critico e anche giornalista. Perchè per lui il mondo greco era una metafora della civiltà contadina e di una serie di argomenti che alla fine erano sempre al centro della sua attivita' poetica.

d.-Lei è considerato uno dei massimi esperti dell'artista Pasolini: qual è oggi il messaggio che il regista e scrittore friulano ci ha lasciato, a 30 anni dalla sua scomparsa?
r.-Pasolini non e' stato un autore di grandi capolavori singoli ma la grandezza dello stesso e' stata nel suo grande lavoro complessivo, un lavoro intenso e poliedrico, ricco di fascino, un lavoro che adesso è stato pubblicato in Italia in ben dieci volumi. Credo che quello che piu' ci abbia lasciato oggi Pierpaolo Pasolini sia questa ansia di ricerca all'interno di linguaggi diversi. Il suo cinema e' un cinema che penso abbia ancora molto da dire, proprio per il suo stile molto personale, molto primitivo e povero, cioe' che riesce a esprimere molto attraverso una sottrazione. E penso che in questo senso la parte più vitale della sua opera siano le sue poesie. Soprattutto le prime in dialetto friulano. Poi c'e' sicuramente la parte più discussa del Pasolini, quello critico nei confronti della politica e della società italiana. Possiamo parlare ancora poi di un "Pasolini profeta", su cui alle volte si è anche un po' ecceduto nel descriverlo, come quasi veggente. In realtà egli è stato un personaggio perfettamente calato nel suo periodo. Indubbiamente però qualche elemento che io definirei straordinario nell'artista friulano c'è. Credo che la sua visione degli anni 70 era già molto lucida, egli era un precursore dei tempi, aveva capito molto di quello che in Italia è accaduto dopo la sua morte.

d.-Che valore ha oggi la figura di Pasolini per gli italiani all'estero?
r.-Credo che abbia valore perché quella di Pasolini è una figura che ha sempre studiato e difeso le culture locali, senza eccessi, senza localismi nazionalistici, ma attraverso uno studio della ricchezza dei dialetti italiani, della diversita' delle culture che formano il nostro paese. Egli poi e' stato un autore estremamente critico nei confronti di ogni dogmatismo ideologico, sia di quella sinistra a cui lui apparteneva, sia della destra. Dunque un autore che comunque tuttora fa pensare e riflettere a fondo, e ci pone il problema di che cosa sia realmente questa identità italiana. Per cui, dal momento che i nostri connazionali che vivono all'estero sentono questo problema dell'identità in maniera ancora più forte rispetto a chi vive in patria, Pasolini e il suo pensiero sono molto vicini agli emigrati.

d.-Qual'era il rapporto fra Pasolini e il concetto di mito, quello dell'antica Grecia?
r.-Era un rapporto molto intenso perchè il mito era per Pasolini un linguaggio autonomo, in quanto era anche il luogo in cui si stratificava una cultura millenaria, appunto arcaica, contadina. Parliamo della cultura del sacro, del rito popolare, che era quella che Pasolini difendeva in quegli anni di modernizzazione selvaggia dell'Italia, che erano gli anni in cui lui ha operato e di cui oggi si vedono i limiti evidenti. Il mito era un linguaggio che lui ha riletto sulla base dell'antropologia, della psicanalisi, come linguaggio per capire la propria condizione psichica, la propria biografia. In questo senso, L'EDIPO RE e' stato il film piu' autobiografico in cui Pasolini ha raccontato il proprio complesso di vita, le fasi della sua evoluzione di artista e di uomo. Quello di Pasolini è stato anche un linguaggio con cui autoanalizzarsi, ma soprattutto un linguaggio con cui analizzare i conflitti che c'erano all'interno della cultura italiana e non solo. Attraverso il mito Pasolini ha letto realta' che lo affascinavano come quella del terzo mondo, l'Africa in cui ha girato l'ultimo e forse il piu' bello dei suoi film ispirato al mito greco e cioe' GLI APPUNTI PER UNA ORESTIADE AFRICANA. Parliamo in questo caso di un film documentario non finito perché l'ultimo Pasolini, quello prima della sua tragica scomparsa, preferiva l'abbozzo, il progetto, rispetto all'opera chiusa e finita. Vorrei ricordare in questo senso anche l'opera forse piu' complessa che lui ci ha lasciato, PETROLIO, dove c'e' una forte presenza del mito degli Argonauti, di Medea, come metafora del colonialismo nei confronti di altre culture. Questa è un'opera ricca di riferimenti politici all'Italia degli anni settanta, agli scandali, alla corruzione, questo è romanzo incompiuto a cui egli lavorava prima di essere assassinato e a cui sicuramente avrebbe dovuto lavorare ancora molti altri anni perchè doveva essere un opera di duemila pagine e noi ne abbiamo raccolto solo seicento. Quindi un linguaggio che negli ultimi anni ha sempre conservato la sua vitalità e credo che Petrolio che è stato pubblicato soltanto vent'anni dopo la sua morte tuttora è un testo su cui bisogna lavorare tanto per comprenderlo.

d.-E, per concludere, ci parla della scelta di proiettare pellicole quali "Porcile" e "Medea" ?
r.-Porcile e Medea sono due film che hanno molto in comune. Medea è sicuramente il film piu radicale tra quelli ispirati dalla tragedia greca. Quello in cui Pasolini non ha nemmeno contaminato la tragedia greca con il presente come fa in Edipo Re, ma ha cercato di creare un linguaggio atemporale arcaico, quasi onirico del mito, e l'ha fatto in maniera molto rigorosa. Questo è tra i piu complessi e difficili ma se si vuole capire che cosa significava tragedia greca e il mito per Pasolinini questo è il film più adatto. Poi è l'unico film in cui ha recitato Maria Callas finora molto importante per la riscoperta della tragedia greca attraverso la musica. Porcile è un film in cui il fascino dell'arcaico emerge anche nelle sue forme più dure. È un film sul cannibalismo, su una arcaicità ancora più antica e lontana da quella greca che è la stessa arcaicità che vediamo all'inizio di Medea quando vediamo un sacrificio umano, cosa che non è presente nella tragedia greca e non è presente nella civiltà greca. Pasolini vuole anche andare alle origini della tragedia greca, cioé vuole andare alla ricerca di strati culturali antichi che però conservano una loro potenza simbolica e che per lui erano importanti, pur essendo egli un razionalista e fino all'ultimo una figura che ha conservato un rapporto con la psicanalisi, il marxismo, con i modelli di lettura razionali del mondo. Insomma Pasolini era da un lato un razionale, ma dall'altro ha nutrito sempre questo amore sconfinato per l'arcaico che in Porcile si vede tantissimo. Come studioso di Pasolini vorrei aggiungere qualcosa sulla sua figura e sulla sua morte: infatti io non credo in nessun modo ad una tesi di suicidio da parte di Pasolini anzi penso che le ultime cose che sono state scoperte pochi mesi fa sulla sua morte hanno spazzato via questa ipotesi. Porcile e Medea sono una sfida per il telespettatore ma credo che questa sfida sia anche una maniera per far capire la grande forza provocatoria di questo immenso artista.(nick vultaggio\alfredo iannaccone\ aise)

LINGUA E CULTURA ITALIANA - CONFERENZA A TREVISO DI DOCENTI DI ITALIANISTICA IN AUSTRALIA

“L’ITALIA GLOBALE: LE ALTRE ITALIE E L’ITALIA ALTROVE”
PRESENZIERÀ L’AMBASCIATORE WOOLCOTT. PRESENTI RAPPRESENTANTI DI ATENEI DI CANADA, EUROPA, USA E NUOVA ZELANDA

(Inform), 30 giugno 2005
TREVISO -“L’Italia globale: le altre Italie e l’Italia altrove”. E’ il titolo della Conferenza internazionale del Centro Australasiatico per gli Studi di Italianistica (ACIS), che si svolgerà a Treviso dal 30 giugno al 2 luglio. Ne informa la Fondazione Cassamarca, presieduta da Dino De Poli, che nel giugno 2004 stanziò 11.700.000 euro per rendere permanenti le 13 cattedre di Italianistica che aveva supportato negli ultimi 6 anni in Australia.
Ai lavori – che saranno ospitati in tre sedi: Casa dei Carraresi, Ca’ dei Brittoni e Palazzo dell’Umanesimo Latino – prenderanno parte un centinaio di docenti di italianistica provenienti da tutti i principali atenei australiani che si sono dati appuntamento a Treviso per il loro Congresso biennale. Molti gli ospiti illustri, tra i quali l’Ambasciatore australiano a Roma, Peter Woolcott, che presenzierà nella giornata inaugurale. Presenti anche rappresentanti di università del Canada, Europa, Stati Uniti e Nuova Zelanda.
Il convegno, che segue quelli svolti negli anni scorsi a Canberra e Perth, metterà a fuoco le diverse facce degli studi di italianistica, che oggi si allargano a molti settori (lingua, linguistica, studi sull’emigrazione, storia, cinematografia, arti visuali, mondo degli affari). I lavori costituiranno anche l’occasione per evidenziare i risultati delle ricerche condotte in Australia e in Nuova Zelanda e per rinsaldare o creare nuovi legami con gli studiosi italiani e internazionali.
Tra i docenti che parteciperanno: Ada Valentini, “Lingue e interlingue dell’immigrazione in Italia”, Carol Lynn McKibben Women, “Religion and the Formation of Community Identity: Sicilian Women and Fishing Culture in Monterey, California”; Franca Tamisari “Working for the Saints: Sicilian Conviviality in North Queensland”; Patrizia Burley-Lombardi “The Need of Interpreters as Cultural Brokers in Business Negotiations between Italy and Australia”; Chiara Amoroso “Maghrebini in Sicilia. Modelli migratori, forme urbane e dinamiche linguistiche”; Marina Chini “Migration in Italy Today: Some Aspects of the Linguistic Repertoire of Young Immigrants in Northern Italy”; Piera Margutti “Searching for Words during First Encounters: Interaction among Italian and Australian-Italian Speakers”; Stefano Luconi “Italians’ Global Migration: A Diaspora?” Luciana Cerreta “Immigrati Italiani di Prima e Seconda Generazione nella Francia Meridionale e nella Svizzera Settentrionale: Diversità di Integrazione. Potenzialità del Paesaggio e dell’ambiente Naturale Sull’adattamento e l’interazione Sociale”; Benedicte Deschamps “The Duce of the High Seas: Fascist Readings of Christopher Columbus in the US”; Giuseppe Finaldi “Italian Colonialism and the Myth of Emigration”; Gerardo Papalia La Speranza “ Postcolonial Perspectives on Italian History and the Diaspora since Unification and Emigration”; Claudia Speziali “Italia, Italie, Italiani: un Nuovo Altrove, Qui e Ora”; Franco Manai “Carmine Abate: Tradition and Modernity”; Franca Bizzoni “Commutazione di Codice e Erosione in Parlanti Italiani di Prima Generazione in Messico”; Paolo E. Balboni “Dove va l’Insegnamento dell’Italiano nel Mondo”; Piera Carroli “L’Africa in Italia: Creolizzazione della Letteratura Italiana, Meticciato Linguistico e Costruzione dell’identità Africana Italiana in Pap Khouma, Io, Venditore di Elefanti” ; Fabio Caon “La Canzone Italiana in Australia: Passato, Presente, Futuro. Implicazioni Glottodidattiche per un Insegnamento della Lingua e della Cultura Italiana Attraverso la Canzone d’Autore”.

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