sabato, novembre 11, 2006

Diplomatici in sciopero il 7 dicembre contro i tagli

di Piero Fornara

Il Sole 24 Ore, 11 novembre 2006
Non è un'assoluta novità nella storia della diplomazia italiana, ma senza dubbio un evento quanto mai raro: contro i tagli della manovra finanziaria alla Farnesina lo Sndmae, il sindacato che raggruppa circa l'80% dei dipendenti del ministero degli Esteri, ha proclamato una giornata di sciopero il 7 dicembre.

In una conferenza stampa a Roma il presidente dello Sndmae, Enrico Granara, ha definito «gravissima» la «continua erosione di risorse finanziarie e di personale» che sta «paralizzando la funzionalità della Farnesina e della rete diplomatico-consolare», perché la manovra riduce di altri 83 milioni di euro le risorse per il servizio estero, mentre i fondi per l'Unità di crisi subiscono una riduzione complessiva del 42 per cento. Lo sciopero, spiegato Granara - «non è solo contro i tagli di bilancio, ma anche per sostenere quei provvedimenti di riforma che il sindacato ritiene indispensabili e di cui si è fatto promotore: una semplificazione amministrativa» che porterebbe a benefici stimabili in almeno 150 milioni di euro l'anno». Questo, considerando che la percentuale del bilancio del ministero degli Esteri sul totale dello spesa pubblica, è scesa in vent'anni dallo 0,28% allo 0,23% odierno, un cifra «irrisoria» se confrontata ai fondi dei maggiori Paesi europei. L'agitazione sindacale si estende ad Ambasciate, Consolati e Istituti italiani di cultura che applicano lo "sciopero pignolo" con rispetto rigoroso degli orari di lavoro, annullamento dei viaggi di servizio se i mezzi dell'amministrazione sono insufficienti, ecc.

Diplomatico: chi è costui? In un agile libro, da poco pubblicato da Franco Angeli editore «Diplomatico: chi è costui? - Miti e realtà di una professione che cambia» (pp. 128, € 13,00), Enrico De Agostini racconta i suoi primi quindici anni di professione in diplomazia guidando il lettore in un mondo finora considerato chiuso, anche smontando gli stereotipi di una carriera - quella delle feluche - che oggi invece non è più per pochi eletti e dove le nostre sedi diplomatiche all'estero non possono più funzionare secondo regole di amministrazione e di contabilità del XIX secolo.

Oggi che, specialmente nell'Unione europea e nel G8, i capi di Stato e di governo, i ministri degli Esteri come pure dell'Economia e Finanze ecc. si parlano di frequente al telefono e si incontrano regolarmente, c'è ancora bisogno degli ambasciatori e dei consoli? Sì, scrive nel suo libro De Agostini perché «gli interessi dei 700 mila italiani in Germania e gli umori del ministero degli Esteri francese non possono essere analizzati e capiti per telepatia». I diplomatici non fanno politica estera, che spetta al Governo e al Parlamento, ma sono i "terminali" e i "sensori" per la preparazione della politica estera.

«O si adeguano le risorse alle ambizioni di politica estera o si ridimensionano gli obiettivi», ha concluso il presidente Sndmae Granara, ricordando come la rete diplomatica e consolare italiana con 338 sedi - pari a quelle della Germania - ha 5mila unità di personale e 700 milioni in meno di dotazioni finanziarie. Tra l'altro «la nostra rete risente del retaggio del passato» e deve per questo essere rivista. Un esempio? In Svizzera ci sono 12 consolati con 180 persone, mentre in Cina, il nuovo mercato emergente, solo tre, con 59 persone».

Comments: Posta un commento

<< Home

This page is powered by Blogger. Isn't yours?