giovedì, novembre 09, 2006

Promozione e cooperazione culturale

Il Cosmopolita, 8 novembre 2006
La politica culturale costituisce uno strumento di affermata e crescente efficacia nell’azione di politica estera dell’Italia, paese privilegiato da un’immagine internazionale largamente connessa alla consistenza del suo patrimonio artistico-culturale; vivacità della sua produzione; ampiezza del suo contributo all’identità culturale europea e occidentale.

A questo strumento, strategico e complementare all’azione politica – economica negli scenari di politica estera prioritari per il paese, è stato assegnato, negli ultimi esercizi, un bilancio assolutamente inadeguato mai aggiornato dalla fine degli anni ‘80, composto di capitoli di mero trasferimento finanziario e di capitoli di spesa effettiva. Su questi ultimi sono stati effettuati, già con la finanziaria del 2006, tagli pari al 40”.

Eppure la crescente domanda di cultura nel grande mercato internazionale, derivata dallo sviluppo delle conoscenze anche in campo umanistico, presenta una forte opportunità per un Paese come l’Italia che vanta uno dei più ampi patrimoni culturali al mondo per densità e qualità.
L’urgenza (manifestatasi negli ultimi 8-10 anni) di un’internazionalizzazione complessiva del nostro paese (del suo comparto economico e produttivo, innanzi tutto, ma anche dei suoi apparati scientifici e tecnologici e della sua offerta formativa largamente ignorata nei paesi che domineranno tra breve l’economia mondiale) ha indotto ad un’attenzione assai più viva sul ruolo della cultura come mezzo particolarmente efficace di autorappresentarsi validamente nel mondo.
L’utilizzo di tale strumento non può pertanto che essere coerente con l’azione complessiva e con gli obiettivi generali di politica estera del paese. E’ ampiamente dimostrato come l’utilizzo di tale “linguaggio” sia stato, e continui ad essere, funzionale nel dialogo con realtà in cui sussistono oggettive difficoltà di comunicazione su altri piani. E’ per tale ragioni che la politica culturale all’estero è – e deve continuare ad essere - saldamente incardinata, funzionalmente ed amministrativamente, nel Ministero degli Affari Esteri onde garantire la necessaria corrispondenza tra l’azione e gli obbiettivi politici fissati dal Governo/Ministro.

Di conseguenza, gli odierni, e mutati, scenari mondiali richiedono un riassetto del sistema della promozione culturale: vanno cioè ridefiniti gli obiettivi strategici che sorgono dai profondi mutamenti a cui oggi assistiamo nel contesto internazionale.
La necessità di conferire efficacia agli strumenti/strutture a disposizione è impellente. Tale obbiettivo comporta:
1) Revisione e razionalizzazione della rete dei 90 Istituti di Cultura italiani nel mondo, così come delle Scuole italiane all’estero; della rete dei lettori presso Università straniere e degli Esperti di specifiche discipline presso la rete diplomatico-consolare.
2) Professionalizzazione degli operatori, oggi del tutto trascurata. E’ da notare che il profilo professionale dell’operatore culturale – Direttore o Addetto – è tra i più complessi ed innovativi. Esso richiede infatti • Interdisciplinarità • Mediazione tra culture • Acquisizione di professionalità multiple, che , a differenza di quanto avviene nei contesti nazionali, in questo caso sono necessariamente accentrate sul singolo operatore (programmazione, organizzazione, gestione, comunicazione). E’ necessario inoltre rivedere la natura e le caratteristiche della progressione di carriera del personale APC (area della promozione culturale), oggi relegato a qualifiche che poca o nessuna corrispondenza trovano nelle funzioni ad esso affidato;
3) Garanzia di un più organico e codificato apporto delle forze intellettuali del paese, attualmente ridotto ad erratiche nomine di così detti “chiara fama”, non collegate ad alcun progetto strategico od operativo (mediante una continua girandola di “upgrading” e “downgrading” dei relativi posti di Direzione, onde renderli confacenti al pre-designato, in una logica inversa e perversa).

A fronte di queste ineludibili sfide, il bilancio per tale vitale settore corrisponde ad un misero 10% del bilancio della Farnesina, a sua volta uno dei più magri dell’intero bilancio dello Stato.
Le risorse allocate alla Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale (DGPCC) vengono distribuite per quasi la metà alle scuole italiane all’estero, certamente una risorsa importante, ma di cui già da tempo si discute il rapporto costi-benefici.
Il resto si suddivide tra il finanziamento alla rete dei novanta Istituti Italiani di Cultura (circa 18 milioni di Euro, di cui oltre il 70% è assorbito dalle spese di funzionamento degli istituti stessi) ed alla attività di promozione culturale direttamente gestita dalla DGPCC, direttamente o attraverso la rete delle nostre Rappresentanze diplomatico-consolari.

A tale ultima attività è stato assegnato, negli ultimi esercizi, un bilancio globale mai superiore ad 1,5 milioni di Euro (e diminuito nel 2006 di un 40% rispetto all’anno precedente): un bilancio, per fare un esempio concreto, equivalente al costo di un’unica grande mostra. Se si considera la corrispondenza economica con la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 se ne evidenzia l’assoluta inadeguatezza.

Comparativamente, anche i fondi stanziati ai novanta Istituti Italiani di Cultura, rimasti invariati in termini assoluti negli ultimi esercizi, risultano comunque ben inferiori a quelli delle principali “potenze” culturali europee Francia, Germania, Gran Bretagna e ultima la Spagna, tutte dotate di un ramificato e ben fornito network culturale in moltissimi Paesi del globo.
Ciò ha comportato che le iniziative di grande respiro e finalizzate, in sinergia con azioni economico-industriali e commerciali, a specifici obbiettivi strategici (“Italia in Giappone 2001”, “Italia-Russia 2004-2005”, “Anno dell’Italia in Cina”, tuttora in corso) siano state possibili, pur avvalendosi di consistenti finanziamenti “esterni”, bloccando ogni altra attività di qualche rilievo sull’intera rete diplomatico-consolare-culturale italiana negli altri paesi, con le disastrose conseguenze in termini di immagine e di continuità di presenza che è facile immaginare.

La prevista riduzione del 10% delle dotazioni dei capitoli di bilancio della DGPCC, dovrebbe per il momento comportare solo una diminuzione della presenza di lettori presso Università straniere direttamente inviati dal Ministero e di professori di ruolo nelle scuole italiane all’estero. Non è stata per il momento ancora toccata la rete degli Istituti Italiani di Cultura, ma certamente il clima di ristrettezza ed austerità che si viene creando, i condizionamenti nella emissione della spesa, la generale sensazione di dover risparmiare oltre i limiti stessi di una normale gestione finanziaria, contribuisce a porci nelle peggiori condizioni per affrontare le improrogabili scadenze che attendono l’Italia (basti pensare ai programmi che la UE egli Stati membri stanno predisponendo, a Bruxelles e nelle capitali,per il 50° anniversario della firma dei Trattati di Roma, a cui l’Italia, prima protagonista dell’Anniversario, potrà partecipare in modo assai modesto e del tutto inadeguato al suo ruolo).

A nostro giudizio, una seria volontà di adeguare l’azione culturale all’estero e la rete alle impellenti necessità politiche ed operative deve passare per:
1) uno sforzo di analisi volto ad una razionalizzazione della rete, dei servizi (non escludendo formule innovative, che altri paesi stanno anch’essi sperimentando) e delle attività;
2) una riforma legislativa adeguata;
3) una idonea formazione degli operatori.

Parrebbe inoltre assai opportuno riproporre la pratica, un tempo prescritta dalla Corte dei Conti, del documento annuale (potrebbe ipotizzarsi triennale) di “Istruzioni del Ministro” nelle materie di carattere discrezionale, che indicava le priorità politiche e gli obiettivi a cui doveva uniformarsi l’azione culturale all’estero.

In definitiva gli strumenti per un salto di qualità esistono, basterebbe adeguarli al mutato contesto internazionale; razionalizzarne l’azione e le strutture; dotarli di risorse umane che abbiano acquisito il più efficace profilo professionale; valorizzarli ed accrescerne le potenzialità positive.

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