lunedì, maggio 29, 2006

Cento giorni per la Farnesina

Il Cosmopolita, 24 maggio 2006
All’indomani dell’assunzione delle proprie responsabilità da parte del nuovo Governo – a cui vanno gli auguri del Cosmopolita - diamo seguito alle critiche sulla gestione della Farnesina, che sin dalla fondazione hanno caratterizzato la linea della rivista, fornendo alcuni spunti per il rilancio del Ministero degli Esteri. Pur senza l’ambizione di essere esaustivi, e tanto meno esclusivi, vorremmo però essere concreti, per dare un senso tangibile di come le cose al Ministero degli Esteri possano essere rapidamente (nei fatidici cento giorni) avviate verso una nuova e diversa funzionalità.

Un Ministero di servizi

Il Ministero degli Esteri ha come missione non solo di occuparsi di grandi temi della politica internazionale e di curare i rapporti con gli altri Stati – attività comunque centrali agli interessi economici, di sicurezza ed anche ideali del Paese - ma è chiamato anche ad erogare direttamente una serie di servizi oltre che ai fruitori istituzionali ad enti pubblici e privati, a cittadini ed imprese. Questa funzione, trascurata negli ultimi anni e messa a repentaglio dalla scarsità delle risorse finanziarie, può e deve essere rinforzata ed adeguata alle esigenze in evoluzione del Paese ed allo scenario politico, economico e culturale internazionale, anch’esso in rapido mutamento.

1) La proiezione esterna del Paese: per il più efficace perseguimento dell’interesse nazionale, inteso come unicum, dovranno essere posti in essere strumenti adeguati per garantire che la molteplicità degli attori nazionali che si presentano sulla scena internazionale agiscano in maniera concertata e sinergica. La creazione presso il Mae di adeguati fori di raccordo favorirà anche la circolazione delle informazioni nelle due direzioni. Dovranno essere messi a punto strumenti di assistenza per la proiezione esterna di istituzioni ed enti pubblici e privati;

2) Il supporto pubblico all'internazionalizzazione dell'economia nazionale: per realizzare una vera sinergia fra le molteplici istituzioni pubbliche e private attive nel settore, le lacune ed ambiguità della legge sui cosiddetti "sportelli unici”– quanto a responsabilità di direzione e gestione, natura dei servizi da erogare, organizzazione funzionale – andranno rapidamente riviste in fase di predisposizione del regolamento attuativo. La rete diplomatico-consolare dispone delle competenze e degli strumenti necessari per esserne il perno, il supporto all'internazionalizzazione dell'economia nazionale essendo sempre stato una delle precipue finalità dell’azione del ministero.

3) La prospettiva dalla quale si guarda agli italiani nel mondo va rovesciata: essi costituiscono una risorsa straordinaria da valorizzare nell’interesse complessivo del Paese, attraverso la predisposizione di servizi che innovino la tradizione assistenzialista. Ai tradizionali servizi consolari vanno affiancate nuove politiche per la valorizzazione delle collettività italiane, attivando ad esempio strumenti che facilitino a imprenditori, professionisti, scienziati, ricercatori, investitori di origine italiana o residenti all’estero legami privilegiati con i corrispondenti ambienti italiani.

4) Il dialogo fra culture e la cultura italiana all’estero: occorre elaborare ed implementare politiche più efficaci ed innovative, che superino l’attuale logica meramente “promozionale”. La legge 401/1990 necessita una riforma come pure sarà opportuno ridefinire, in base ad aggiornate priorità politico-geografiche, la rete culturale all’estero ed anche lo status ed il percorso professionale degli addetti al settore. Il coinvolgimento di valide esperienze esterne non potrà continuare ad essere alternativo, ma integrativo rispetto ad un’autonoma attività di elaborazione e di sintesi interna. Investire di più, con lungimiranza, abbandonando un’ottica residua di piccolo cabotaggio e sviluppando punti di forza su cui agire (la modernità del paese, la sua creatività, il suo patrimonio di cultura aperta e democratica ....).

5) Cooperazione allo sviluppo: va dato un segnale forte di discontinuità. L’Italia deve tornare ad essere un paese di prima grandezza, sia dal punto di vista dei finanziamenti che da quello politico e del contributo di idee alla riflessione internazionale. La legge 49/1987 , ora largamente disattesa, permane un utile strumento per regolamentare la materia. E’ importante restituire massima trasparenza nella gestione dei fondi di cooperazione e del loro utilizzo. Sotto il profilo della struttura emergenza e solidarietà possono convivere nello stesso Ministero e nella stessa struttura amministrativa e ben venga una figura politica unica di riferimento all’interno del Mae.. Le competenze politico-diplomatiche e quelle tecniche del “management di cooperazione” possono trovare un’armonizzazione, superando un’annosa quanto artificiosa contrapposizione.

Gli strumenti

Per acquisire nuova efficacia sul piano dei servizi, va avviata una urgente e profonda azione di rinnovamento, riorientamento e rilancio delle strutture ministeriali. (Della Cooperazione e dei Culturali si è detto sopra).

6) La ristrutturazione della rete diplomatica e consolare è improrogabile. Preceduta da una decisione politica che definisca gli orizzonti e le priorità della politica estera, dev’essere realizzata attraverso il dialogo con le organizzazioni sindacali, nella consapevolezza che essa non può avere il solo obiettivo del risparmio, bensì quello della razionalizzazione. La chiusura di uffici non più prioritari consentirà di liberare risorse per aprire sedi nei nuovi centri della produzione e del commercio internazionale e per meglio attrezzare il resto della rete. Nel caso si decidesse di chiudere alcune ambasciate, potranno essere attivati strumenti che consentano di non scomparire del tutto dalle aree di seconda priorità, quali ambasciatori itineranti, ambasciate d’area, ambasciate accreditate in paesi terzi che si avvalgono di strutture (Ambasciate o Consolati) presenti in paesi vicini.

7) L’attuale struttura piramidale con al vertice il Segretario Generale potrebbe beneficiare di un ripensamento : si potrebbero ipotizzare alcune posizioni di Capi di Dipartimento, incaricati di coordinare le Direzioni Generali raggruppate per competenza, nel rispetto del principio del decentramento operativo e decisionale.

8) Il completamento della riforma del 2000.
a) Occorre mettere le direzioni geografiche in grado di funzionare; dare le giuste dimensioni operative ai relativi uffici – da affidarsi in alcuni casi funzionari di grado elevato - aumentandone responsabilità e personale e suddividendoli in un numero adeguato di strutture quali reparti o meglio desks; coordinare le decisioni in materia di cooperazione e di promozione culturale all’interno delle direzioni geografiche.
b) L’elaborazione di idee: il Ministero ha urgente bisogno di una struttura che possa dedicarsi – come avviene in tutti i paesi occidentali – esclusivamente ed autorevolmente all’analisi ed alla programmazione di politica estera.

9) Le risorse umane.
a) Regole certe e dichiarate per la carriera diplomatica e trasparenza nell’applicarle. Per restituire certezza e motivazione a tutti i livelli della carriera e ristabilire un funzionariato libero da condizionamenti la nuova amministrazione potrà ad esempio iniziare col rendere noti i criteri con cui intende interpretare le norme di legge relative a avanzamenti, incarichi, destinazioni ed impegnarsi a mantenerli invariati almeno per 5 anni.
b) La valorizzazione del personale non diplomatico, che costituisce una risorsa fondamentale, indispensabile per il funzionamento della struttura e per l’erogazione dei servizi. Occorre ricostituire le pianta organiche delle aree funzionali, depauperata da lunghi periodi senza assunzioni, rivedendo anche i requisiti di reclutamento e le modalità di riqualificazione. Nell’ottica di una moderna gestione delle risorse umane, l’attuale organizzazione del lavoro, ancora rigidamente gerarchica, deve essere superata. Va salvaguardato il giusto equilibrio di presenze nella rete diplomatico-consolare fra personale di ruolo e personale a contratto. Le forti situazioni di squilibrio esistenti da un punto di vista sia funzionale che economico (per questo ultimo punto in particolare fra la carriera diplomatica e le aree funzionali in servizio a Roma) debbono essere sanate.
c) La formazione, specifica per ciascuna categoria di personale, dai diplomatici fino ai contrattisti locali, costituisce una delle leve fondamentali per la modernizzazione del Ministero e il suo rilancio.

10) Le modalità operative e di amministrazione: più elasticità, decentramento, responsabilizzazione diffusa, controlli ex post a campione corredati da meccanismi sanzionatori rigorosi ed imparziali.

venerdì, maggio 26, 2006

IL MINISTRO D’ALEMA HA ATTRIBUITO LE DELEGHE AI VICE MINISTRI DELLA FARNESINA: AD INTINI ANCHE LA PROMOZIONE DELLA CULTURA ITALIANA ALL'ESTERO

Ugo Intini (Rosa nel Pugno), Vice Ministro agli Esteri con delega alla promozione della cultura italiana all'estero

ROMA\ aise\ 26 maggio 2006 - Il Ministro degli Affari Esteri, Massimo D'Alema, ha attribuito ieri, 25 maggio, le deleghe ai vice ministri della Farnesina Intini, Sentinelli, Craxi, Crucianelli, Di Santo e Vernetti.
In particolare all’onorevole Ugo Intini sono state attribuite le deleghe in materia di relazioni con i Paesi del Medio Oriente e dell'Africa del Nord, esercizio della presidenza della Commissione Nazionale per la promozione della cultura italiana all'estero, attività concernente l'esportazione di materiali d'armamento.
Cooperazione allo sviluppo e relazioni con i Paesi dell'Africa Sub Sahariana sono invece le deleghe attribuite all’onorevole Patrizia Sentinelli.
Quanto all’onorevole Bobo Craxi, gli sono state attribuite le deleghe in materia di relazioni con i Paesi dell'America del Nord, internazionalizzazione delle imprese, rapporti con le Regioni e temi trattati in ambito Nazioni Unite ed Agenzie specializzate.
Le deleghe alle relazioni bilaterali con i Paesi dell'Europa, compresi i Paesi caucasici dell'ex Unione Sovietica, e ai rapporti con le istituzioni dell'Unione Europea sono state poi assegnate all'onorevole Famiano Crucianelli.
All'onorevole Donato Di Santo sono andate le deleghe in materia di relazioni con i Paesi dell'America Centrale e Meridionale; variazioni di bilancio e integrazioni dei capitoli di spesa.
Ed infine, al senatore Gianni Vernetti sono state attribuite le deleghe in materia di relazioni bilaterali con i Paesi dell'Asia, compresi quelli dell'ex Unione Sovietica, e con i Paesi dell'Oceania e del Pacifico e problematica dei diritti umani e delle libertà fondamentali. (aise)

IL MAE ACQUISTA 100 COPIE DE "I PROMESSI SPOSI" IN ESPERANTO DA DISTRIBUIRE AGLI IIC

A FIRENZE IL 91° CONGRESSO MONDIALE DI ESPERANTO

FIRENZE\ aise\ 26 maggio 2006 - Si terrà a fine luglio a Firenze il 91° Congresso Mondiale di Esperanto "Lingue culture ed educazione per uno sviluppo sostenibile", cui parteciperanno circa 2.500 delegati provenienti da tutto il mondo, dall’Europa alla Cina e al Brasile passando per l'Africa, per fare il punto sui progressi di questa lingua della pace e dell'uguaglianza.
Molti enti e personalità italiane, da Moni Ovadia a Bocelli, da Tullio de Mauro a Francesco Sabatini, sostengono il congresso.
Ed anche il Ministero degli Affari Esteri italiano ha deciso di sostenere moralmente l’iniziativa con il suo patrocinio, ma anche, più concretamente, con l'acquisto di 100 copie della traduzione in esperanto de "I Promessi Sposi", che è stata pubblicata in marzo nel quadro dei lavori di preparazione del congresso. Le copie, acquistate dalla Farnesina proprio in questi giorni, andranno agli Istituti Italiani di Cultura all'estero e serviranno come canale aggiuntivo per far conoscere la nostra cultura. Questa, del resto, è, secondo la Federazione Esperantista, la finalità dell'esperanto: servire da ponte neutrale tra le culture e tra i popoli.
"Forse è per questa sua funzione antiegemonica che l'esperanto viene sempre più considerato come la possibile soluzione alle guerre linguistiche e culturali che stanno riducendo in maniera drammatica il numero di lingue parlate nel mondo a vantaggio di lingue e culture più forti", spiegano dalla Federazione. "Si tratta, quindi, di una lingua di pace, ma anche di una lingua "ecologica", che può, cioè, mantenere l'equilibrio ecolinguistico del mondo".
In Italia il movimento esperantista è particolarmente attivo e l'organizzazione del congresso, che si terrà a Firenze dal 27 luglio al 5 agosto, ne è la prova.
L'Esperanto non è lingua ufficiale in nessun Paese, ma è appoggiata dalla Federazione esperantista che è diffusa in tutto il mondo, dall’Italia, appunto, al Nord America, dal Sud Africa alla Nuova Zelanda, dalll’Irlanda al sud est asiatico.
L'Esperanto è una lingua ausiliaria internazionale sviluppata tra il 1872 e il 1887 dal medico oculista Ludwik Lejzer Zamenhof a Varsavia. Il nome Esperanto proviene infatti dallo pseudonimo con cui era solito firmarsi: Doktoro Esperanto (colui che spera). Zamenhof la chiamava Lingvo Internacia.
La sua struttura la fa collocare nel gruppo delle lingue indoeuropee (lessico), ma la sua morfologia prevalentemente agglutinante la porta ai margini di questo gruppo, avvicinandola a lingue come l'ungherese o il giapponese. Coloro che lo parlano sono sparsi in 120 paesi nel mondo, principalmente in Europa e Cina.
Secondo le ricerche del prof. Sidney S. Culbert dell'università di Washington, 1,6 milioni di persone parlano l'esperanto a "livello 3 di lingua straniera". Questo livello designa una competenza linguistica in cui si sia in grado di sostenere una conversazione in lingua, che vada al di là delle frasi di commiato. Il numero di Culbert viene citato nel Almanac World Book of Facts e da Ethnologue (arrotondato a 2 milioni). Ethnologue afferma inoltre che ci sono 200-2000 parlanti nativi bilingue (denaskaj Esperanto-parolantoj).
In generale la regolarità, la semplicità e la forte produttività dell'Esperanto rendono il discente in grado di raggiungere un livello di competenza linguistica soddisfacente in un tempo molto minore rispetto a qualsiasi lingua etnica, ma essendo modellato sulle lingue europee risulta comunque meno agevole per gli asiatici e gli appartenenti ad altri popoli non europei che non conoscono una lingua europea. (aise)

The Italian Embassy to organize "Italian June" in Bucharest

Oana Ghita

Bucharest Daily News, Friday, May 26, 2006

The Italian Embassy will hold a series of cultural events in Bucharest throughout June, in an effort to emphasize the partnership between Romania and Italy.
Italian Ambassador Daniele Mancini suggested that the series of events that encompass cultural happenings in some of the most popular locations in Bucharest are part of a greater strategy of making the Italian culture known to Romanians. "It is particularly important for Romania and Italy to collaborate when it comes to cultural events," said the ambassador. The events will start on May 30, when the National History Museum will inaugurate an exhibition entitled "Traian's Squares," which will depict one of the most flourishing epochs of ancient Rome. The History Museum will also host a show performed by Faber Theatre at 3 p.m. The Italian performing also announced their participation for the Theater Festival in Sibiu. Also on June 1, the Italian Cultural Institute will host a photography exhibition by Italian artist Maurizio Biancarelli under the auspices of Perugia Province. On June 2, on the occasion of the Italian National Day, the ambassador will host a reception that will include a demonstration of flag throwers from Gubbio, in the region of Umbria. The flag throwers will also demonstrate their talent on June 4 with a show beginning at 12 p.m. at Charles de Gaulle Square. On June 8, the Italian Embassy will host the illumination of the Romanian Athenaeum. Green Hours, which is well known for its jazz concerts and experimental theater evenings, will also host the tango concert of the Italian "Nuovo Tango Ensamble" on June 9. The "Summer Celebration" will be opened by I Solisti Veneti, supported by the George Enescu Philarmonic.
Professor Valerio Massimo Manfredi will hold a press conference at the Italian Cultural Institute. According to Ambassador Daniele Mancini, Massimo Manfredi is a well-known historian and archaeologist and is one of the most translated writers in his field. The writer is to present his second most recent novel, "Il Tiranno," which is a study of the island of Sicily before the Roman conquest. The Italian Cultural Institute will also attempt to better acquaint Romanians with the Italian film industry, as beginning May 31, it will host the screening of films of five of the most renowned Italian directors. Film enthusiasts can watch Federico Felini's "Prova d'orchestra" on May 31, Giuseppe Ferrara's "Il Casa Moro" on June 7, "La bestia nel cuore" by Cristina Comencini on June 15, Roberto Faenza's "I giorni dell' abandono" on June 21, and "Tre metri sopra il cielo" by Luca Lucini on June 28.
"We want to make Italy's celebration less of an institutional event and more of a cultural event," said Ambassador Mancini.

Italian Cultural Institute
41 Aleea Alexandru
Green Hours: 120 Victoriei Avenue
The National History Museum: 12 Victoriei Av

giovedì, maggio 25, 2006

IL CAPOLAVORO DEL CINEMA SARDO "CAINÀ. LA FIGLIA DELL’ISOLA" ALL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI BUDAPEST

BUDAPEST\ aise\25 maggio 2006 - Domani, venerdì 26 maggio, alle ore 19.30, nella Sala Concerti dell’Istituto Italiano di Cultura di Budapest, si terrà la proiezione-concerto di "Cainà. La figlia dell’Isola".
L’evento è organizzato dalla Regione Autonoma della Sardegna e dalla Società Umanitaria – Cineteca Sarda in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Budapest e la Sardegna Concerti e Produzioni, nell’ambito delle Giornate Sarde in corso all'Istituto (vedi aise del 23 maggio 2006 h.19.35).
Film di Gennaro Righelli del 1922, "Cainà" è un capolavoro del cinema sardo intriso di intensa emotività e struggente poesia. Il film, muto, è girato completamente all’esterno: una rarità per quei tempi. La colonna sonora è frutto dell’inesauribile ispirazione di Mauro Palmas che ha compiuto un intelligente "cross over" tra ritmi magrebini, sonorità arabe e latine con ardite incursioni sul fronte delle tradizioni sarde. La pellicola era andata perduta e fu ritrovata in unica copia in un cinema di Praga e quindi restaurata a cura della Cineteca Sarda. (aise)

sabato, maggio 20, 2006

COMPLETATA LA STRUTTURA DEL GOVERNO PRODI - TUTTI I MINISTRI VICEMINISTRI E SOTTOSEGRETARI

ROMA\ aise\18 maggio 2006 - Nel corso del primo Consiglio dei Ministri, terminato poco prima delle 24 di ieri, è stata completata la struttura del Governo di Romano Prodi con la nomina di 9 vicemistri e 63 sottosegretari.

GOVERNO PRODI


PRESIDENZA DEL CONSIGLIO
Presidente : ROMANO PRODI
Vice presidenti : Massimo D’ALEMA, Francesco RUTELLI,
Sottosegretari : Enrico Letta Segretario del Consiglio,
Enrico Micheli con delega ai Servizi,
Fabio Gobbo con delega al Coordinamento del Cipe,
Ricardo Franco Levi con delega all'Editoria.

ESTERI
Ministro : MASSIMO D’ALEMA
Vice ministri : Ugo Intini, Patrizia Sentinelli per la Cooperazione allo Sviluppo, Franco DANIELI per gli Italiani nel Mondo

Sottosegretari : Famiano Crucianelli, Donato Di Santo, Gianni Vernetti, Vittorio Craxi
.

INTERNO
Ministro : GIULIANO AMATO
Vice ministro : Marco Minniti
Sottosegretari : Graziella Lucidi, Ettore Rosato, Alessandro Paino,
Franco Bonato.

GIUSTIZIA
Ministro : CLEMENTE MASTELLA
Sottosegretari : Luigi Manconi, Alberto Maritati, Daniela Melchiorre,
Luigi Scotti, Luigi Rigotti.

DIFESA
Ministro : ARTURO PARISI
Sottosegretari : Luigi Forceri, Emidio Casula, Marco Verzaschi.

ECONOMIA
Ministro : TOMMASO PADOA SCHIOPPA
Vice ministri : Vincenzo Visco e Roberto Pinza
Sottosegretari : Massimo Tononi, Paolo Cento, Mario Lettieri, Alfiero
Grandi, Antonangelo Casula.

SVILUPPO ECONOMICO
Ministro : PIERLUIGI BERSANI
Vice ministro : Sergio D’Antoni
Sottosegretari : Mario Bubbico, Paolo Giaretta, Alfonso Gianni


INFRASTRUTTURE
Ministro : ANTONIO DI PIETRO
Viceministro : Angelo Capodicasa
Sottosegretari : Luigi Meduri, Tommaso Casillo.

TRASPORTI
Ministro : ALESSANDRO BIANCHI
Vice ministro : Cesare De Piccoli
Sottosegretario : Andrea Annunziata.

AGRICOLTURA
Ministro : PAOLO DE CASTRO
Sottosegretari : Guido Tampieri, Stefano Boco.

LAVORO
Ministro : CESARE DAMIANO
Sottosegretari : Antonio Montagnino, Rosa Rinaldi.

COMUNICAZIONI
Ministro : PAOLO GENTILONI
Sottosegretari : Luigi Vimercati, Giorgio Calò.

SALUTE
Ministro : LIVIA TURCO
Sottosegretari : Serafino Zuccheli, Antonio Gaione, Giampaolo Patta.

ISTRUZIONE
Ministro : GIUSEPPE FIORONI
Viceministro : Mariangela Bastico
Sottosegretari : Gaetano Pascarella, Letizia De Torre.

UNIVERSITA'
Ministro : FABIO MUSSI
Sottosegretari : Luciano Modica, Nando Dalla Chiesa.

SOLIDARIETA' SOCIALE
Ministro : PAOLO FERRERO
Sottosegretari : Franca Donaggio, Cristina De Luca.

BENI CULTURALI E TURISMO
Ministro : FRANCESCO RUTELLI
Sottosegretari : Elena Montecchi, Andrea Marcucci, Danielle Mazzonis.

AMBIENTE
Ministro : ALFONSO PECORAIO SCANIO
Sottosegretari : Gianni Piatti, Bruno Dettori, Laura Marchetti.

RAPPORTI CON IL PARLAMENTO E RIFORME
Ministro : VANNINO CHITI
Sottosegretari : Giampaolo D'Andrea, Paolo Naccarato.

RIFORME E INNOVAZIONE
Ministro : LUIGI NICOLAIS
Sottosegretari : Beatrice Magnolfi, Giampiero Scanu.

AFFARI REGIONALI E AUTONOMIE LOCALI
Ministro : LINDA LANZILLOTTA
Sottosegretario : Pietro Colonnella.

POLITICHE EUROPEE E COMMERCIO INTERNAZIONALE
Ministro : EMMA BONINO
Sottosegretari : Mauro Agostini, Milos Budin.

DIRITTI E PARI OPPORTUNITA'
Ministro : BARBARA POLLASTRINI
Sottosegretario : Donatella Linguiti.

SPORT E POLITICHE GIOVANILI
Ministro : GIOVANNA MELANDRI
Sottosegretari : Giovanni Lolli, Elidio De Paoli.

FAMIGLIA
Ministro : ROSY BINDI
Sottosegretario : Chiara Acciarini.
(aise)

LA BIBLIOTECA MALATESTIANA NEL REGISTRO INTERNAZIONALE DELLA MEMORIA DEL MONDO DELL'UNESCO

ROMA\ aise\ 19 maggio 2006 - Si tiene oggi, 19 maggio, a Cesena, la cerimonia ufficiale di inserimento della Biblioteca di Malatesta Novello nel Registro Unesco della Memoria del Mondo, alla presenza del Vice Direttore generale dell'Unesco per la Comunicazione e l'Informazione, Abdul Waheed Khan, e del Presidente della Commissione Italiana per l'Unesco, Giovanni Puglisi.
La Biblioteca Malatestiana di Cesena è il primo bene italiano che entra a far parte del Registro Internazionale della Memoria del Mondo, avviato dall’UNESCO nel 1992 per raccogliere il patrimonio documentario riconosciuto come rispondente a criteri di interesse universale per la sua unicità e per il suo rilievo per la storia dell’umanità. La biblioteca contiene lavori di filosofia, teologia e scritti di natura biblica, così come di letteratura scientifica e classica di differenti provenienze. È un raro esempio di una completa e meravigliosa collezione conservata dalla metà del XV sec., appena prima dell’avvento della stampa in Europa. La collezione è un esempio unico di biblioteca umanistica del Rinascimento, momento in cui le prime valutazioni sugli scritti e sugli insegnamenti cristiani lasciavano la strada a varie considerazioni secolari. La collezione è contenuta nell’originale edificio di Cesena. Malatesta Novello non solo la dotò, sin dal 1439, in omaggio alla sua vocazione umanistica, di libri acquisiti anche in luoghi remoti ma promosse la costruzione dell’edificio stesso della Malatestiana, progettato da Matteo Nuti, Il nucleo della biblioteca fu però fatto copiare presso la sua corte da una ventina di copisti italiani e stranieri che, almeno dal 1446 trascrissero non meno di 126 codici. A questi, si aggiunse il vecchio fondo proveniente dal preesistente convento francescano e altre acquisizioni fino ad un totale di 341 codici. La vera e propria novità, destinata a fare della Malatestiana una biblioteca al tempo stesso signorile e pubblica fu la scelta di Malatesta Novello di affidarla al comune.
Questo fa si che la più antica biblioteca medievale rinascimentale giunta intatta fino a noi sia al tempo stesso la più antica biblioteca civica d’Italia. Affidata sia dalle origini amministrativamente al Comune di Cesena, la Malatestiana ebbe come bibliotecari alcuni frati del convento di San Francesco, nominati dal consiglio. La biblioteca diviene comunale in senso moderno nei primi decenni dell’ottocento quando si arricchisce dei fondi delle corporazioni religiose soppresse. Nel corso degli anni la Biblioteca Malatestiana ha aggiunto al fondo di Malatesta Novello, da oggi memoria del mondo, oltre 400mila volumi.
In occasione della collocazione nel Registro "Memoria del Mondo" della Biblioteca Malatestiana, la Casa Editrice FMR-ART'E' ha pubblicato, in collaborazione con la Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO, un prezioso volume dedicato alla Biblioteca di Malatesta Novello di Cesena, con testi a cura di Giordano Conti, Daniela Savoia e Fabrizio Lollini; fotografia di Luciano Romano e con prefazione del professor Giovanni Puglisi, Presidente della Commissione Italiana per l'UNESCO. (aise)

"IL SORRISO DI NICCOLÒ - LA STORIA DI MACHIAVELLI" ALL'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI STOCCOLMA

STOCCOLMA\ aise\ 19 maggio 2006 - "Il sorriso di Niccolò - La storia di Machiavelli" è il titolo del libro di Maurizio Viroli che sarà presentato lunedì prossimo, 22 maggio, presso l'Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma.
Tradotto in svedese da Paul Enoksson e pubblicato in Svezia dalla casa editrice Atlantis, il volume sarà presentato alle ore 19.00 alla presenza dell’autore e del traduttore.
Seguirà l’inaugurazione della mostra "Sulle tracce di Niccolò Machiavelli" a cura del Maestro Constantin Mara, che sarà visitabile fino al 26 maggio. (aise)

Una pieza inédita de Puccini se estrenó ayer en Buenos Aires

CULTURA: LA OBRA DEL MAESTRO ITALIANO SONO POR PRIMERA VEZ EN EL MUNDO
Se trata del himno "Dios y Patria", que el italiano compuso en nuestro país en 1905.

Clarín, 18.05.2006
Ayer sonó por primera vez un himno compuesto por Giacomo Puccini en nuestro país hace cien años, que permanecía inédito. Fue en la Casa de la Cultura de Buenos Aires: la música acompañaba la presentación de Puccini en la Argentina. Junio-agosto de 1905, una investigación de Gustavo Otero y Daniel Varacalli Costas, quienes reconstruyeron los pasos del compositor italiano en nuestro país.

La expectativa era grande: desde temprano fue llegando gente y a las 19 el Salón Dorado estaba lleno, con personas de pie. No fue caprichosa la elección del lugar: fue allí, en ese salón, donde el compositor creó, en 1905, Dios y Patria.

A eso aludía ayer Silvia Fajre, la ministra de Cultura porteña, cuando dijo: "Puccini debe estar acá. Que nos guíe, que nos permita crecer en esta construcción de la cultura." Junto a ella, presentaban el libro los autores, el embajador de Italia, Stefano Ronca, y Ennio Bispuri, director de Instituto Italiano de Cultura, que apoyó la edición de libro.

"Este libro es una manera de luchar contra el olvido de nuestra identidad y de nuestro pasado", explicó Varacalli Costas a Clarín. Y tal vez lo logre: la obra acaba de ser declarada de interés cultural por la Legislatura de la Ciudad de Buenos Aires.

El trabajo de los autores —ambos docentes, periodistas y críticos musicales— dio como resultado un compendio muy documentado con fotos, testimonios, cartas y artículos periodísticos que rescata los 47 días en los que Puccini —nacido en Lucca en 1858— paseó su lírica, su teatralidad, su bigote tupido por las calles de Buenos Aires.

La recopilación, además, teje un sinfín de conexiones entre la obra del maestro italiano —autor de La Bohème; Tosca; Madama Butterfly y Turandot— y nuestro país. También descubre una Argentina que, como lo relata Varacalli Costas, "estaba a la vanguardia cultural del mundo".

¿Qué motivó semejante investigación? "La pasión por la obra del último operista italiano verdaderamente popular", dijo Otero a Clarín. "La indignación que genera verificar cómo la historia de nuestro país es ignorada en el mundo desarrollado", remató Varacalli Costas.

El público esperaba la música y llegó la música. Tras la presentación, tomaron la escena el maestro Mario Perusso, el pianista José Luis Juri, el barítono Omar Carrión y el tenor Enrique Folger. Dieron un concierto de doce piezas, la última de las cuales era el estreno esperado. Sonaba la letra de Matías Calandrelli: "La Patria y Dios me han dado el ser, mente y saber en galardón.

La Patria y Dios cumple adorar en el altar del corazón."

Y después, sorpresa. "Esto es totalmente improvisado", ¿mintieron? y cantaron —y actuaron— el cuarto acto de La Bohème. Bravo, de pie. Emocionante.

venerdì, maggio 19, 2006

IL MESSAGGIO DEL MINISTRO D'ALEMA A TUTTO IL PERSONALE DELLA FARNESINA: IL VOSTRO IMPEGNO FONDAMENTALE PER LA POLITICA ESTERA ITALIANA

ROMA\ aise\ 19 maggio 2006 - "Nell'assumere l'incarico di Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Italiana, tengo a rivolgere un caloroso saluto a tutto il personale del Ministero, in servizio in Italia e presso le Rappresentanze diplomatiche e gli Uffici consolari all'estero". Così il neo Ministro Massimo D’Alema, all’indoma del suo insediamento alla Farnesina.
In un messaggio inviato a tutto il personale del Ministero, in Italia e all’estero, D'Alema ha sottolineato che "il Governo del quale faccio parte è consapevole della delicatezza degli impegni che lo attendono. La politica estera rappresenterà una componente essenziale dell'azione del Governo, con l'obiettivo di consolidare e rafforzare la presenza e il ruolo dell'Italia in Europa, sulla scena internazionale, negli organismi internazionali".
"Non mi nascondo le difficoltà che ci separano da questo traguardo", ha ammesso D’Alema. "Anche per questo confido di poter contare sulla collaborazione di Voi tutti, ben conoscendo e apprezzando le doti di lealtà, dedizione, professionalità, senso dello Stato di cui tutto il personale della Farnesina è da sempre depositario".
"Faccio quindi affidamento sul Vostro sostegno", ha concluso. "Esso sarà indispensabile ad affrontare al meglio le responsabilità che mi appresto ad assumere". (aise)

giovedì, maggio 18, 2006

LA "DANTE ALIGHIERI" PER IL TURISMO CULTURALE: A PALAZZO FIRENZE UNA GIORNATA DI STUDI PER IL RILANCIO DELLA CULTURA

ROMA\ aise\ 18 maggio 2006 - Si incontreranno a Palazzo Firenze, in Roma, nel pomeriggio di sabato 20 maggio, studiosi di tutto il mondo che parteciperanno al dibattito promosso dalla Società Dante Alighieri in collaborazione con Arcus, Civita e Ministero per i Beni e le Attività Culturali, allo scopo di ricercare nuove strategie per il rilancio del sistema turistico e culturale italiano.
L’incontro prevede la partecipazione del Direttore Generale di Arcus, Ettore Pietrabissa, dell’Accademico dei Lincei Luca Serianni, di Gianfranco Imperatori e di Salvatore Italia, Capo del Dipartimento per i Beni Archivistici.
Ricco ed intenso il programma con qualche sorpresa e novità annunciate da Paolo Peluffo, Vice Presidente della Società Dante Alighieri e già portavoce del Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi.
"Sostenere la lingua e la cultura italiana nel mondo", ha anticipato il Presidente della Società Dante Alighieri, l’Ambasciatore Bruno Bottai, "è un compito che la "Dante" assolve da oltre un secolo per mezzo di una rete di volontari che va dalla Patagonia all’Alaska e che svolge un ruolo insostituibile per il nostro Paese e i connazionali che vivono all’estero".
Risaltano i dati forniti dalla Segreteria Generale della Dante, che dimostrano come dal 2000 ad oggi si sia passati da 87mila ad oltre 211mila studenti di lingua italiana, per un totale di 5.417 corsi contro i 3.879 del 2000 e l’apertura di nuove sedi in Asia e in Oriente che portano da 387 a 424 i comitati della "Dante Alighieri" operanti nel mondo.
Con la mostra della lingua italiana agli Uffizi, che ha fatto registrare con il suo milione e 300 mila spettatori il maggior numero di incassi degli ultimi anni dei musei fiorentini, la "Dante" ha avviato, anche per il 2005, 2045 manifestazioni culturali e sostenuto un patrimonio librario unico al mondo composto da oltre 250 mila volumi.
Sarà proprio l’Ambasciatore Bottai ad aprire la giornata, alle oore 16.00, con il suo indirizzo di saluto. Seguirà la tavola rotonda su "La Dante Alighieri per il turismo culturale. Strategie di comunicazione per la grande sfida del futuro dell’Italia", alla quale, coordinati da Alessandro Masi, Segretario Generale della Società Dante, parteciperanno Gianfranco Imperatori, Segretario Generale Associazione Civita, Salvatore Italia, Capo del Dipartimento per i Beni Archivistici e Librari del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Luigi Musati, Direttore Generale Accademia Nazionale d’Arte Drammatica "Silvio D’Amico", Paolo Peluffo, Vice Presidente della Società Dante Alighieri, Ettore Pietrabissa, Direttore Generale Arcus, e Luca Serianni, Accademia dei Lincei.
Alle ore 17.30, l’incontro proseguirà con "Leggete Pascoli con noi!", che prevede alcune letture di poesie di Giovanni Pascoli a cura degli allievi attori dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica "Silvio D’Amico". La giornata si chiuderà, infine, con la visita guidata alla mostra di Modigliani al Vittoriano. (aise)

giovedì, maggio 11, 2006

Un ciclo de cine que celebra sus 75 años

Ettore Scola
Se exhibirán cuatro films de su autoría

La Nacion, Miércoles 10 de mayo de 2006
"Siento gran afecto por la Argentina, porque en los años dorados de la comedia italiana fue la principal consumidora de nuestras películas en el mundo." Lo decía Ettore Scola, maestro del cine italiano, en un diálogo de hace unos meses con LA NACION, en esa Roma que es su ciudad por adopción: él nació en Trevico, en la Irpinia (Apulia), el 10 de mayo de 1931. Este miércoles, en el día de su 75º cumpleaños, arrancará un ciclo que reúne cuatro de sus títulos, en una celebración programada por el Instituto Italiano de Cultura y Cinemateca Argentina.

En un nuevo diálogo con LA NACION (esta vez, telefónico), Scola habló de sus proyectos actuales y de su largo camino. Se inició como guionista a lo largo de cincuenta films; citemos algunos de Dino Risi: "Il sorpasso" (1962), "La marcha sobre Roma" (íd.) o "Los monstruos" (1963). Debutó en la dirección con "Parliamo di donne" (1964) y desde entonces ha suscripto casi una treintena de títulos: "Feos, sucios y malos", "La terraza", "Pasión de amor" (de 1981, uno de los más bellos films de la década), "La noche de Varennes", "El baile" y "La familia", amén de "Nos habíamos amado tanto", su entrega más paradigmática.

La claustrofobia está presente en casi todos mis films -observa Scola-, trátese de «Un día muy particular» o de «La familia» o incluso de «Pasión de amor», en el que casi no se sale del cuartel." En "Competencia desleal" (2000), su penúltimo largometraje, retoma la problemática de la implantación en Italia de las leyes raciales contra los judíos, por el fascismo, en 1938, sólo que allí la acción no se encierra en un edificio sino que alcanza a la calle (las disputas de dos sastres, uno de los cuales es judío), pero la opresión se siente en la atmósfera. Este film, no estrenado en la Argentina, abrirá el ciclo que comienza el miércoles.

Las "crisis" del cine

Hace poco, Scola confesaba que hasta que no cambiara la situación política en Italia no quería volver a filmar.

-¿La caída de Berlusconi lo estimula a algún proyecto?

-Han pasado pocos días desde que se produjo este cambio, al que hemos saludado con gran placer; claro que se avecinan dificultades, porque la mayoría lograda es escasa, pero esperemos que lo peor haya pasado. En cuanto a mí, sí, pienso volver a hacer algo, después de un par de años de permanecer "parado". Pero en la medida en que mi trabajo necesita del contexto de esos colaboradores e intérpretes que te estiman, dependo un poco de los otros, así que no quiero formular un proyecto preciso. Además, mi cine siempre estuvo ligado a la realidad italiana: tengo que esperar a entender esta nueva fase de la situación del país para ponerme a reflexionar sobre algo.

-¿Hubo momentos difíciles en su carrera, obstáculos económicos o de censura?

Desde que comencé a hacer films (¡hace un siglo, ya!) el cine estuvo siempre en crisis. Cuando era muchacho, me acuerdo que decían "El cine está en crisis". Y tal vez la crisis sea una condición del cine italiano, que no es una industria sino un artesanado, por lo cual ha dependido siempre de los hechos por los que Italia atravesaba. En lo que respecta a mí, no diría que he sido víctima de censura o de obstáculos de la producción. Puedo decir que siempre filmé lo que quise. Es cierto que la cinematografía no fue muy amada por la Democracia Cristiana ni por la Casa de las Libertades, porque el cine, por su autonomía, no ha sido grato a los partidos gobernantes. Prefirieron respaldar a la TV porque es más controlable y tiene más llegada. El cine apunta a la crítica y entonces ha sido siempre mal visto.

-Si entre todos sus films tuviera que elegir dos o tres, ¿a cuáles apuntaría?
Es una pregunta difícil, que raramente un autor sabría responder. De las propias, uno prefiere películas distintas, según el momento en que se formula la pregunta. Hay films que hice... ¡Uf!, con la edad estoy perdiendo la memoria y hay títulos de los que ni me acuerdo. Intervine en setenta y dirigí más de veinticinco, por tanto miro en perspectiva lo hecho como una obra unitaria, incluso porque los asuntos que traté casi siempre fueron los mismos. Así que pienso en "la extensa película" que he hecho desde que empecé, a la que plasmaría en un film único, más largo de lo normal (seis o siete horas), compuesto por fragmentos de todos mis films.

Néstor Tirri

martedì, maggio 09, 2006

UN MAGGIO RICCO DI CULTURA CON L’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI MARSIGLIA

MARSIGLIA\ aise\9 maggio 2006 - È ricchissimo di eventi il programma culturale organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Marsiglia per questo mese di maggio.
Intanto è partito venerdì 5 maggio e proseguirà sino a sabato 14, presso il Cinema Abc di Tolosa, la seconda edizione degli "Incontri con il Cinema Italiano". L’evento, presentato da Cinéma Paradiso, si pone l’obiettivo di scoprire il meglio della recente produzione italiana, facendo attenzione a riservare uno spazio particolare a quei film-cult che hanno segnato la storia del cinema italiano. In programma le ultime realizzazioni, tra gli altri, di Ferzan Ozpetek, Cristina Comencini, Giuseppe Piccioni, Alessandro D'Alatri, Michele Placido, Giovanni Veronesi, Francesco Munzi, Roberto Faenza e Sabina Guzzanti. Un omaggio particolare sarà reso inoltre al regista Pupi Avati, che presiederà la serata di chiusura, sabato 13 maggio.
Sempre il 5 maggio, presso il Liceo e Collegio Marseilleveyre, in occasione del 60° anniversario della fondazione del liceo, la Sezione Internazionale d’Italiano ha presentato il primo Premio Letterario Italiano Marseilleveyre riservato ai liceali. All’evento, patrocinato dall’Istituto Italiano di Cultura che ha messo in palio numerosi premi, è intervenuto anche il Console Generale d’Italia, Stefano Queirolo Palmas, che ha personlamente consegnato i premi ai vincitori.
E veniamo ai prossimi appuntamenti. Domani, mercoledì 10 maggio, alle ore 16.00, presso la biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura, si terrà la conferenza "Panorama sulla stampa italiana" di Rocco Tancredi, giornalista per il Taranto Sera, nell’ambito del corso "La stampa e i media italiani". Tancredi sarà oggi anche presso l’Università della Provenza di Aix en Provence, dove interverrà sullo stesso argomento, grazie alla collaborazione dell’IUFM e del Diparimento di italiano dell’Università della Provenza.
Si aprirà sempre domani, 10 maggio, sarà inaugurata nei locali dell’Istituto la mostra di Sergio del Pero "I tre volti di Venezia negli anni del boom economico (1950-1970)". L’esposizione, che sarà allestita sino a giovedì 25 maggio, presenta sessantadue foto originali scattate tre gli anni ’50 e ’70 durante un processo di trasformazione profonda dell’Italia. Sergio Del Pero, nato nel 1913 sull’Isola di Murano ed "emigrato" nel 1933 a Mestre, sulla terraferma, mostra le contraddizioni fra il centro storico di Venezia, l’Isola di Murano, la laguna e la città di Mestre, di Marghera e il complesso industriale di Porto Marghera, un itinerario che lo ha reso sensibile agli sconvolgimenti che lo sviluppo urbano selvaggio e le industrie hanno inflitto alla laguna e all’ambiente naturale veneziano.
In occasione della presentazione della mostra si terrà, alle ore 18, la conferenza "Venezia:la riabilitazione del centro storico e lo stato attuale della laguna", alla quale parteciperanno Annalisa Bristot della Soprintendenza per i Beni Architettonici di Venezia, Daniel Drocourt del Laboratorio del Patrimonio - Città di Marsiglia e Mario Piana, Professore all’Università di Architettura di Venezia. Seguirà, alle ore 19.30, l’inaugurazione ufficiale della mostra, presentata dal Presidente del Circolo Fotografico La Gondola di Venezia, Manfredo Manfroi.
La mostra, organizzata in collaborazione con l’associazione I dilettanti di Montpellier e il Circolo Fotografico La Gondola di Venezia, si terrà anche a Montpellier presso la Maison des Relations Internationales, dal 29 maggio al 10 giugno, all’interno della manifestazione della Quinzaine Italienne.
Doppio appuntamento con la musica italia a Marsiglia. Giovedì 11 maggio, alle ore 20.30, presso Le Cri du Port, e venerdì 12 maggio, sempre alle 20.30, presso l’Istituto Italiano di Cultura, nell’ambito della quarta edizione di "Jazz au Parfum d’Italie", si terrà in concerto del trio composto da Trio Enzo Rocco alla chitarra, Frédéric Monino al basso e Bruno Tocanne alla batteria. "Jazz e ironia, world music e divertimento, ritmi di danza e improvvisazione : la musica di Enzo Rocco è una fusione di jazz contemporaneo, libera improvvisazione e musiche popolari dal mondo intero". Frédéric Monino è uno fra i grandi specialisti del basso elettrico di cui dà una lettura tutta personale. Musicista catalizzatore di talenti, Bruno Tocanne riunisce spesso intorno a sé alcune personalità fra le più creative della scena francese.
"Des Grecs en Sicile… Greci e indigeni nella Sicilia occidentale alla luce degli scavi archeologici" è il titolo della mostra l’Ambasciatore d’Italia in Francia, Ludovico Ortona, inaugurerà venerdì, 12 maggio, presso il Museo d’Argheologia Mediterranea di Marsiglia, dove sarà allestita sino a martedì 15 agosto. La mostra, realizzata dalla Regione Sicilia, Sovrintendenza di Palermo, con il sostegno del Consolato Generale d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura, presenta più di 260 oggetti eccezionali fra cui le tavolette di Entella, le ceramiche di Imera e la magnifica ampolla dorata di Caltavuturo. L’esposizione prevede anche la presentazione del film documentario "Des Grecs en Sicile…", di Pierre Bargin con il montaggio di Yan Benchetrit, realizzato con il sostegno del Consolato generale d’Italia, dell’Istituto Italiano di Cultura Italiano di Marsiglia e della compagnia Alitalia.
Così Marsiglia, città focea in territorio gallo, accoglie una mostra che evoca l’incontro fra greci e indigeni. Nella Sicilia Occidentale, la colonia greca di Imera fu fondata sulla costa settentrionale nel corso del VII secolo A.C. I coloni ampliarono rapidamente la loro influenza nell’entroterra e entrarono in contatto con le popolazioni indigene, i sicani e gli elimi.
Contemporaneamente, lunedì 15 maggio, alle ore 18.00, l’Istituto Italiano di Cultura presenterà nella propria sede la versione italiana dei pannelli esplicativi della mostra organizzata al museo. Nell’occasione Francesca Spatafora della Sovrintendenza di Palermo terrà una conferenza su "La presenza greca in Sicilia e la sua influenza nel Mediterraneo".
Spazio anche alla letteratura, con due diversi eventi. Sabato 13 maggio, alle ore 16.30, presso la Biblioteca Alcazar di Marsiglia, si terrà un incontro con lo scrittore napoletano Ermanno Rea all’interno del ciclo "Litteratures en v.o.". Ermanno Rea è nato a Napoli nel 1927 e vive fra Milano e Roma. Giornalista, ha pubblicato diverse opere pluripremiate in Italia. In lingua francese sono stati tradotti "Mystère napolitain" (Hachette Littératures, 1998) e "Démantèlement" (Flammarion, 2006). I suoi romanzi sono tutti, allo stesso tempo, delle cronache sociali, dei ritratti di Napoli e dei racconti d’amore appassionati. L’incontro sarà presentato da Pascal Jourdana e vedrà una serie di conversazioni e letture in francese e in italiano.
Il giorno seguente, domenica 14 maggio, lo stesso Ermanno Rea parteciperà alle XI Giornate Letterarie de la Cadière d’Azur, presentando il suo ultimo libro tradotto in francese da Flammarion, "Démantèlement". A La Cadière, inoltre, l’Istituto presenterà la mostra fotografica "Palerme Baroque" del fotografo Melo Minella, specialista in fotografie d’architettura e di arte barocca, realizzate in collaborazione con la Regione Sicilia.
L’Istituto Italiano di Cultura mostra la sua poliedricità organizzando anche uno stage di danza tradizionale, che si terrà giovedì 18 e venerdì 19 maggio, dalle ore 17.00 alle 20.00, e si concluderà, alle ore 21 di venerdì, con un concerto di musica napoletana del gruppo "La Mescla", composto da quattro musicisti di Napoli che mescolano influenze "zingaresche" e tradizione popolare napoletana. La mescla è una miscela di suoni e colori: le tammurie suonano senza sosta e le voci cantano la libertà. L’evento, organizzato in collaborazione con L’Intermédiaire, si presenta prima di tutto come un invito a scoprire uno stato dello spirito, quello che anima le feste tradizionali. Questi incontri animati da giovani artisti desiderosi di rocongiungersi con le loro tradizioni, sono un’occasione per accostarsi da un punto di vista ludico a una cultura regionale popolare attraverso un’iniziazione alle differenti danze della regione napoletana: la tammuriata e la tarantella.
Ancora musica, questa volta però lirica, domenica 21 maggio e domenica 25 giugno. Alle ore 15.00, presso l’Istituto Italiano di Cultura, si terranno rispettivamente i concerti "Récital Laurence Stevaux" e "Omaggio all’Italia" con i tre tenori Bruno Comparetti, Marc Terrazzoni e Norbert Xeri. L’evento è organizzato da l’Association des Interprètes Lyriques Marseille-Provence.
Da martedì 23 maggio a lunedì 5 giugno, presso la stazione metropolitana Vieux Port, si terrà una mostra di fotografie e immagini italiane esposte nelle quattro vetrine della stazione.
Proseguono intanto gli appuntamenti con il Cinema Italiano, organizzati dall’Istituto di Cultura che, in seguito agli "Incontri con il Cinema Italiano" di Tolosa, presenterà tre dei film selezionati, in versione originale con sottotitoli in francese. Lunedì 29 maggio, alle ore 18.30, l’evento si aprirà con "Da zero a dieci" (2002) Di Luciano Ligabue, con Massimo Bellizoni, Pier Francesco Favino ed Elisabetta Cavalotti: quattro amici vicini alla quarantina tornano a Rimini per passarvi un fine settimana sotto il segno del divertimento e dei ricordi… Mercoledì 31 maggio, sarà la volta de "Il Miracolo" (2003) di Edoardo Winspeare, con Claudio D’Agostino, Carlo Bruni e Stefania Casciaro: un bambino esce dal coma e risveglia i battiti del cuore di un uomo in fin di vita. Miracolo o no? Mercoledì 7 giugno, infine, toccherà a "Il Posto dell’anima" (2003) di Riccardo Milani, con Michele Placido, Silvio Orlando e Claudio Santamaria: dal momento che la multinazionale americana Carair ha deciso di chiudere la fabbrica di Campolaro che impiega cinquecento persone, i lavoratori resistono con ardore e suscitano in poco tempo l’interesse della televisione.
E sarà sempre il cinema a chiudere gli appuntamenti del mese di maggio. In occasione della XXV edizione del Festival del Cinema di La Ciotat, che si terrà da martedì 30 maggio a sabato 3 giugno sotto il segno dell’Italia, si terrà, presso lo Spazio Lumière-Michel Simon, la presentazione del film "E se domani" (2005) di Giovanni La Parola, con Sabrina Impacciatore, Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu. Matteo, avvocato, scopre un mattino che il suo miglior amico Mimì si é rinchiuso in una banca, minacciando i clienti con una pistola e una valigia che dice essere piena di espolosivo: come salvarlo? (aise)

lunedì, maggio 08, 2006

Una vittoria dell’italiano nella Scuola Europea

Offshore
di Ivo Caizzi

Corriere della Sera, 8 maggio 2006
L'Italia ha ottenuto l’apertura a Bruxelles di una nuova sezione - in italiano nel sistema Schola Europaea, un organismo dell'Unione europea (finanziato dai contribuenti dei 25 Paesi membri), che consente a circa 20 mila alunni di studiare nelle loro lingue nazionali nei principali centri dove si svolgono le attività comunitarie. E’ solo una piccola vittoria, che però inverte la tendenza a ridimensionare l'italiano (e le altre lingue meno parlate dell'Ue) per privilegiare il trilinguismo (inglese, francese e tedesco). In più può assumere un valore simbolico. Perché la conquista di posti aggiuntivi in italiano nella Schola Europaea è avvenuta solo dopo che i rappresentanti delle istituzioni nazionali a Bruxelles sono intervenuti in blocco. E non per di fendere un interesse solo nazionalistico e corporativo, ma per tutelare principi generali dell'Europa come l'equità e il rispetto delle lingue di tutti i Paesi membri.
Il Corriere aveva sollevato il caso l’anno scorso, poi seguito anche da altri importanti organi d'informazione italiani e stranieri. L'ambasciatore italiano presso 1'UE Rocco Cangelosi, il vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini, i ministro degli Esteri Gian Franco Fini, il suo rappresentante nel direttivo della Schola Europea Giovanna Villani, numerosi eurodeputati (del centrodestra e del centrosinistra) e una folla di genitori italiani sono scesi in campo con una determinazione inedita.
Dietro questo schieramento serpeggiavano anche interessi particolaristici, che sono stati amalgamati in un obiettivo comune. L'Italia ha «alzato la voce» come «sistema Paese». I rappresentanti delle nazioni Ue più influenti non se l'aspettavano perché in genere solo loro agiscono così. E hanno ceduto. L'apertura della nuova sezione in italiano è stata annunciata per il 2007 in un scuola provvisoria. Nel 2009 dovrebbe essere pronto il nuovo insediamento definitivo nel quartiere di Laeken dove si trova anche la residenza del re del Belgio.
Decenni di assenteismi dei rappresentanti nazionali nella difesa della lingua di Dante a livello Ue e il contemporaneo superattivismo di quelli della Francia, della Germania e del Regno Unito nell'imporre il trilinguismo hanno portato il sistema Schola Europaea a offrire sempre più posti nelle sezioni in inglese, francese tedesco. A Bruxelles si è arrivati al caso limite. I posti in francese sono diventati quasi il doppio di quelli in italiano, nonostante nella capitale belga ci sia un’infinità di opportunità di studiare in francese nel sistema pubblico, mentre non esistono possibilità alternative alla Schola Europaea per l'italiano. Le famiglie con figli francesi, tedesche e britanniche possono trasferirsi senza problemi dove si svolgono le attività comunitarie ed entrare sul posto nel giro che consente di accedere più facilmente agli incarichi nelle istituzioni Ue. Molti italiani, invece, devono rinunciare a spostarsi a Bruxelles a causa dell'assenza di scuole per i figli nella loro lingua madre.
Anche perché i rappresentanti britannici, tedeschi e francesi nella Schola Europaea hanno progressivamente irrigidito un odioso meccanismo discriminatorio di accesso, che incredibilmente privilegia in base alla nascita (i figli dei dipendenti delle istituzioni Ue) e alla ricchezza (chi è in grado di pagare rette molto alte). Proprio da qui inizia la prossima battaglia che i rappresentanti dell'Italia devono combattere a Bruxelles in nome dei principi egualitari dell'Europa: eliminare le restrizioni della Schola Europaea incompatibili con la Costituzione italiana, che impone l'apertura dell'istruzione a tutti i cittadini su base paritetica e rigetta l'immoralità delle discriminazioni basate sul censo e sulla «casta» di appartenenza.

EUROPARLAMENTO

Si sono riaperte le polemiche sull'assurdità di trasferire una volta al mese l'attività dell'Europarlamento da Bruxelles a Strasburgo, scaricando sui contribuenti dei 25 Paesi membri dell'Ue un costo stimato oltre i 200 milioni di euro l'anno. Lo spunto scaturisce dalla decisione dello stesso Europarlamento di istituire una commissione d'indagine sul caso degli affitti milionari proprio della sede di Strasburgo. Sono emersi seri dubbi sulla destinazione di somme ingenti. Coinvolgono autorità della locale municipalità, che replicano negando irregolarità. Da tempo cova l'irritazione di molti eurodeputati, scontenti di doversi recare una volta al mese in una città mal collegata con il resto d'Europa. L'idea è di sottoporre al prossimo Consiglio europeo l'ipotesi di riaccorpare tutto a Bruxelles, compensando Strasburgo con un centro studi Ue.

venerdì, maggio 05, 2006

LINGUA E CITTADINANZA: UNA RISPOSTA A BEPPE SEVERGNINI

BELO HORIZONTE\ aise\5 maggio 2006 - L’articolo di Beppe Severgnini, pubblicato sul Corriere della Sera, e ripreso anche dall’Aise (vedi AISE del 4 maggio h.15.05), ha il merito di dire quello che molti sussurravano ma pochi dichiaravano: la necessità della conoscenza della lingua italiana per la richiesta di cittadinanza. Probabilmente con questa esigenza riusciremo ad allontanare i pigri, che non vogliono imparare la lingua, e gli opportunisti, che solo pensano ad emigrare negli USA, ma quanti altri aspiranti cittadini italiani allontaniamo?
Se l’intenzione della legge è di recuperare l’interesse verso l’Italia dei discendenti degli emigranti sparsi nel mondo non otterremo l’effetto contrario con l’introduzione dell’obbligo della conoscenza della lingua italiana?
E conoscenza in che misura? E su chi ricadrebbe il compito di insegnare all’estero la nostra lingua?
Severgnini, nell’articolo, descrive le ricadute benefiche di un’eventuale modifica, in termine di interesse e giro di affari per gli istituti italiani di cultura, ma dove sono le strutture che, con una ampia diffusione sui territori di emigrazione, potrebbero garantire la possibilità di conoscere l’italiano e con costi controllati?
Basti pensare al Brasile dove il territorio è enorme e gli Istituti Italiani di Cultura, che sono due e situati a pochissima distanza l’uno dall’altro (Rio e San Paolo), non possono garantire una presenza capillare sul territorio né l’insegnamento dell’italiano dove ci sarebbe bisogno.
Ci sarebbe invece bisogno di investire prima e molto sugli IIC e in generale sulla diffusione di lingua e cultura ed anche sull’informazione, tre punti fondamentali per la crescita ed il rafforzamento di identità delle collettività italiane rese fragili ed isolate ogni giorno di più, proprio perché localizzate in paesi stranieri.
Quanto all’informazione italiana all’estero, che dire del mancato riconoscimento dei mezzi di informazione elettronici, ossia radio e televisione, i soli che possano “parlare” la lingua italiana, che non sono riconosciuti ai fini del finanziamento della stampa italiana all’estero?
E che dire della quantità e dei criteri di distribuzione dei fondi che dovrebbero garantire la circolazione di mezzi di informazione in italiano e quindi di circolazione della lingua italiana all’estero?
Penso che esigere la conoscenza della nostra lingua sia molto interessante ma anche molto inutile e dannoso se prima non se ne creino le condizioni con la presenza di istituzioni che possano garantire qualità, prezzi ragionevoli e distribuzione sul territorio delle stesse istituzioni abilitate.
Dicevo inutile e dannoso, ma principalmente dannoso perché il ritiro di un diritto allontanerebbe definitivamente i già molte volte delusi discendenti degli italiani all’estero. (giancarlo palmesi\aise)

giovedì, maggio 04, 2006

Il requisito della lingua per gli (aspiranti) italiani che d’italiano non sanno

Italians
di BEPPE SEVERGNINI
Siamo l'unico Paese che concede il suo passaporto anche a chi non conosce l'idioma nazionale.

Corriere della Sera, 4 maggio 2006
Noi italiani riusciremo anche simpatici, ma siamo una nazione di pazzi scatenati. Introduciamo la legge sulla cittadinanza più generosa del pianeta - basta un trisnonno nato in Italia, e si può essere cittadini stranieri residenti all'estero - e non chiediamo neppure una minima, timida, basilare conoscenza della lingua italiana. Se ci pensate, è pazzesco. Lo fanno tutti gli Stati del mondo. Lo fa la Svezia e la Svizzera (tre lingue), il Canada e l'Estonia, l'Australia e gli Stati Uniti. Lo fa il Brasile. Alla Camera di Commercio qui a San Paolo, dove qualcuno è rimasto un po' turbato dalla mia franchezza, mi hanno raccontato che per «naturalizzarsi» occorre un colloquio. In portoghese, ovviamente.
Sembra evidente, ma in Italia l'evidenza è un optional, come i sedili riscaldati sulle automobili. La legge voluta fortissimamente da Mirko Tremaglia - e scarsissimamente letta da chi l'ha votata - ormai c'è. Il nostro ex ministro ha agito per passione personale (giusta) e calcolo politico (sbagliato, come s'è visto). Mi dicono che ora ha capito l'importanza della lingua: per il voto, e non solo. So di leader politici - destra e sinistra - altrettanto convinti. Forza, dunque: siamo in tempo.
In questo viaggio in Sudamerica - tre Paesi, sei grandi città - mi sono reso conto che l'introduzione del «requisito della lingua» avrebbe tre grossi vantaggi e risolverebbe, di colpo, altrettanti problemi.
Il primo: è giusto e opportuno. Imparare la lingua è la prima prova d'interesse e amore per un Paese. Gli opportunisti - quelli che vogliono il passaporto italiano per far compere a Miami, e/o volare in Spagna senza visto (e quanti sono!) - verranno scoraggiati. Lo stesso vale per i superficiali. In questa categoria metto, e mi dispiace, Marisa Lula, moglie del presidente brasiliano. La signora ha detto d'aver chiesto (e ottenuto) il passaporto italiano per il bene dei figli («Non si sa mai!»), ma di non capire le istruzioni per il voto. Due affermazioni bizzarre in un colpo solo: complimenti.
Secondo vantaggio: l'obbligo di conoscenza della lingua ridurrebbe il numero delle domande, e sfoltirebbe le folli liste d'attesa (in Argentina e Brasile si parla ormai di 2010). I nostri consolati sono allo stremo: non solo devono affrontare l'onda anomala delle richieste, ma inseguire gli aventi diritto al voto (dopo le elezioni, ci sono i referendum). A proposito: perché cavolo bisogna inseguire la gente e pregarla di votare, spedendo plichi che vanno perduti secondo elenchi impossibili da aggiornare? Se il voto è un diritto, gli aventi diritto si facciano avanti. O no?
Terzo vantaggio. La necessità della lingua per il passaporto porterebbe gente, interesse e soldi ai nostri Istituti di Cultura (che ne hanno bisogno). Metterebbe il turbo alle attività italiane all'estero (dai commerci all'editoria, dal cinema al teatro). Aiuterebbe i nuovi italiani nel mondo a entrare nella vita nazionale (penso al lavoro, ai viaggi, ai media).
Ripeto. Una modifica in questo senso non è crudele: scoraggia invece i pigri e i furbi, e aiuta tutti gli altri. Martedì ho parlato col neo senatore Edoardo Pollastri, eletto (in extremis) in Brasile. Dopo averlo sgridato per un'intervista alla rivista Veja - dove ha spiegato come si sente brasiliano, ma s'è dimenticato di ricordare quant'è italiano - abbiamo parlato della «questione della lingua». L'ho trovato aperto e ragionevole: «Mi citi pure: è una necessità e un'urgenza. Dobbiamo fare qualcosa, e possiamo farlo. Probabilmente basta un atto amministrativo».
Che dire? Sembriamo d'accordo in tanti. Avanti, dunque. Che aspettiamo?

Italiano: l'Accademia della Crusca mette on line il suo "tesoro"

Firenze, 4 mag. - (Adnkronos) - Arriva su internet lo storico vocabolario dell'Accademia della Crusca, il primo dizionario della lingua italiana che ha fatto da modello per molte altre lingue. Saranno presto on line testi e banca dati delle cinque edizioni dei vocabolari dal 1612 al 1923. Il lavoro di informatizzazione, gia' realizzato per la prima edizione, e' stato esteso anche alle successive tre (1623, 1691, 1729-38), cosi' da permetterne agli studiosi l'interrogazione elettronica in modo sistematico e rapido, con ricerche avanzate che consentono di individuare in ogni edizione del vocabolario definizioni, esempi, parole greche e latine, foresterismi, locuzioni, proverbi, parole dell'uso vivo, fonti; ma anche di confrontare costantemente le diverse edizioni.

Il progetto comprende anche una banca dati per immagini delle cinque edizioni: le circa 20.000 pagine complessive potranno essere cosi' ''sfogliate'' in rete come veri e propri volumi virtuali. Per la parte informatica l'Accademia della Crusca si e' avvalsa della collaborazione dell'Opera del Vocabolario Italiano del Cnr e del Micc - Media Integration and Communication Center dell'Universita' di Firenze.

La presentazione del progetto avverra' a Firenze domani, venerdi' 5 maggio, alle ore 16, presso la Facolta' di Lettere e Filosofia, nella Sala Comparetti di piazza Brunelleschi. Interverranno Alberto Del Bimbo, prorettore per la ricerca e direttore del Media Integration and Communication Center dell'Universita' di Firenze, Massimo Fanfani, professore associato di storia della lingua italiana dell'Universita' di Firenze e responsabile del progetto per l'Accademia della Crusca, e Marco Biffi, collaboratore e responsabile del progetto per l'Accademia della Crusca.

La presentazione si tiene nell'ambito degli 'Incontri di Linguistica e Filologia Italiana', organizzati dal Centro di Linguistica storica e teorica: Italiano, Lingue europee, Lingue orientali (Clieo) e dalla Scuola di Dottorato in Linguistica dell'Universita' degli Studi di Firenze, in collaborazione con il Circolo Linguistico Fiorentino.

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