martedì, agosto 29, 2006

La Romania non è soltanto il dittatore Ceausescu

Lettere al Corriere
Risponde Sergio Romano

Corriere della Sera, 29 agosto 2006
Sono una romena trapiantata a Torino. Le chiedo perché non si parli mai del mio Paese e dell'affinità culturale e storica con l’Italia dove esiste una delle più numerose comunità. Possibile che si parli della Romania sempre in negativo e non si dia alcuno spazio a personaggi come Iorga, Eminescu, Parvan o altri personaggi storici?
Mirela Filip
mirelafilip@virgilio.it

Ho potuto assistere a un’interessante ricostruzione televisiva degli anni del regime di Ceausescu in Romania. Mi ha colpito molto il resoconto della sofferenze legate al grande progetto di crescita demografica voluto dal dittatore: persino le donne che avevano già 8, o 9 figli, perlopiù povere e non in grado di mantenerli, venivano incarcerate se tentavano di abortire. Tutto questo per creare una nuova razza pura, libera dai Rom e dalle altre minoranze. Tutte le donne venivano visitate e schedate dalla polizia segreta per individuare le gravidanze e controllarne il risultato. Ricordo che vari leader italiani, tra cui il «mite» Berlinguer, fecero negli anni Settanta visita a Ceausescu, esaltando la possibilità di un «eurocomismo» che, a fianco di Marchais e Santiago Carraio, vedeva nel leader romeno il punto di riferimento a Est. Nel frattempo l'Università di Bologna conferiva la laurea ad honorem alla moglie, la famigerata Elena. Mi domando: nessuno sapeva quello che oltre 20 milioni di romeni sapevano?
Maurizio Boerci
mauriboe@tin.it

Cara signora Filip,
caro Boerci,
le vostre lettere contengono rispettivamente una domanda e una risposta. Lei, signora Filip, si chiede perché l'opinione pubblica italiana sembri ignorare la cultura romena. E lei, Maurizio Boerci, risponde implicitamente che la Romania, sedici anni dopo il crollo del regime comunista, resta legata al nome di Nicolaie Ceausescu, dittatore comunista dal 1965 al giorno (25 dicembre 1989) in cui fu sommariamente giustiziato insieme alla moglie Elena da uomini che avevano servito il regime sino a qualche ora prima. La prima domanda a cui occorre rispondere quindi è la seguente: perché Ceausescu continua ad attrarre più attenzione di altri esponenti dei regimi comunisti come il tedesco Honecker, il cecoslovacco Husak, il bulgaro Zhivkov?
La risposta è nell'ambivalenza di questo singolare personaggio. Lei avrebbe potuto ricordare altre malefatte: il potere della polizia segreta, la persecuzione dei dissidenti, la distruzione dei tradizionali villaggi romeni, l'assimilazione forzata della minoranza ungherese in Transilvania, la faraonica ricostruzione di alcuni quartieri di Bucarest dopo il terremoto degli anni Settanta, la dissennata politica finanziaria degli anni Ottanta quando cercò di estinguere il colossale debito estero del Paese a spese del livello di vita dell'intera popolazione. Ma questo tiranno presentava, per le democrazie occidentali, un grande vantaggio. Si era reso indipendente dall'Urss, aveva rifiutato di partecipare alla repressione sovietica della Cecoslovacchia nel 1968 e praticava una sorta di nazional-comunismo che era diventato una spina nel fianco del regime di Mosca. Quando gli facevano visita, gli uomini di Stato occidentali sapevano che era un tiranno. Ma ritenevano utile incoraggiare un leader comunista che aveva rotto più volte il fronte della solidarietà sovietica. Quanto a Enrico Berlinguer, non credo che Ceausescu fosse per lui un modello di eurocomunismo. Ma rappresentava pur sempre un esempio del rapporto che il Pci voleva instaurare con l'Urss e meritava quindi qualche omaggio.
Alla sua domanda, signora Filip, rispondo che lei ha perfettamente ragione quando osserva che l'Italia sembra ignorare e trascurare i suoi antichi rapporti con la cultura romena. La sua lettera ricorda uno storico (Iorga), un poeta (Eminescu), uno storico archeologo (Parvan). Ma avrebbe potuto ricordare anche un grande storico delle religioni (Mircea Eliade), un sorprendente drammaturgo franco-romeno (Eugène Ionesco), uno straordinario scultore (Constantin Brancusi): tutti esponenti di una cultura che seppe preservare all'interno del mondo slavo i suoi tradizionali rapporti con la latinità. E’ giusto ricordare in questa occasione anche il nome di un intellettuale italiano, Vito Grasso, che diresse per molti anni l'Istituto italiano di cultura a Bucarest e dedicò buona parte della sua vita a lavorare per la Romania in Italia, per l'Italia in Romania.

sabato, agosto 26, 2006

Toronto: Beppe Severgnini a Radio Uno

Toronto, 26 ago. (Adnkronos) - Beppe Severgini, il giornalista del “Corriere della Sera”, curatore di “Italians”, la rubrica che si occupa da anni degli italiani all'estero, domani sarà ospite di Radio Uno Toronto 1220 AM. Severgnini sarà a Toronto il 6 settembre per la consueta "pizza" itinerante con i lettori della sua rubrica nel mondo. Domani il giornalista parlerà ai microfoni di Voltapagina, dalle ore 9 alle 11, con Irene Zerbini. La trasmissione si può seguire sui 1220 AM o sul sito www.radiouno.ca
Oltre a Beppe Severgnini, gli ospiti della trasmissione saranno Angela Trentini, ex allieva della maestra abruzzese che ha lasciato un'eredità alla prima elemenatre del 1971 con la clausola che gli ex allievi si aiutino a vicenda nella vita; Mahmoud Aldilaini, giornalista iracheno sulla copertura mediatica del conflitto Israele-Libano sulla stampa in lingua araba; Martin Stiglio, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura, sulla partecipazione italiana al Toronto Film festival.

IBSEN ED ELEONORA DUSE A OSLO: INAUGURATA AL NATIONALTHEATRET LA MOSTRA ORGANIZZATA DA AMBASCIATA E IIC



OSLO\aise\24 agosto 2006 - È stata inaugurata ieri, 23 agosto, al NationalTheatret di Oslo alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia Rosa Anna Coniglio Papalia "Ibsen e Eleonora Duse", mostra inserita nella straordinaria varietà di manifestazioni programmate in Norvegia per ricordare la figura del grande drammaturgo nel centenario della sua morte.
Ideata dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura di Oslo, organizzata in collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini di Venezia e il Nationaltheatret di Oslo, l’esposizione curata dalla prof.ssa Maria Ida Biggi testimonia il ruolo esercitato da Eleonora Duse nella diffusione della conoscenza del teatro ibseniano.
Con le sue memorabili interpretazioni, infatti, l’attrice non solo promosse alcune delle primissime realizzazioni dei drammi di Ibsen in Italia, ma li introdusse anche in Europa ed in America. I personaggi di Nora, Hedda, Rebecca, Ellida ed Ella Rentheim, che comprese ed interpretò magistralmente come nessun altro prima di lei, l’accompagnarono e la sostennero durante tutto l’arco della sua celebratissima carriera.
Accanto ad alcuni oggetti personali della "divina", provenienti dai fondi donati alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia dalla nipote dell’attrice Sister Mary Marc, la mostra, visitabile fino al 16 settembre, propone copioni di scena con gli interventi, le riscritture, le correzioni autografe della Duse, fotografie di scena con particolare attenzione a quelle che la ritraggono sul palcoscenico del Nationaltheatret di Cristiania (Oslo), dove il 7 e l’8 febbraio del 1906 recitò in Rosmersholm e in Hedda Gabler, locandine, ritratti fotografici dell’attrice e sue annotazioni autografe. (aise)

venerdì, agosto 18, 2006

Sir Tom puts up £400,000 to buy church for Buddhists

JOANNA VALLELY (jvallely@edinburghnews.com)

The Scotsman, Evening News, Fri 18 Aug 2006

Edinburgh - SIR TOM FARMER is funding a bid to buy a derelict city church and turn it into a home for Tibetan Buddhist monks and Mother Teresa nuns.

The Kwik-Fit millionaire is thought to have offered more than £400,000 to secure the United Presbyterian Church on Blackfriars Street for an "inter-faith residence and cultural centre".

An offer was put in earlier this year to buy the disused church from the Italian Consulate on behalf of the monks, but the backer remained a mystery until now.

Sir Tom said today: "A group of us who are quite involved with the Edinburgh Interfaith Association thought it would make an ideal centre to bring together people of different faiths from around the city. We made an offer to purchase it.

"If I can play a role in making it a reality then I'm delighted."

The Tibetans hope to form a new community in Edinburgh and make space available for exhibitions, talks and religious outreach events.

They will share the space with the Sisters of Charity nuns, who are looking for new premises in the city from which to co-ordinate their work for the homeless.

The Italian Consulate bought the church in 1992 but despite plans to turn it into an Italian Cultural Institute, the property has remained empty and fallen into disrepair. The Victorian church finally went on the market late last year.

General secretary of the Edinburgh Interfaith Association Victor Spence and hairdresser Charlie Miller have also lent their support to the plan.

The pair accompanied Sir Tom on a trip to Asia in 2004, where they met the Dalai Lama and Mother Teresa's successor Sister Nirmala.

Mr Spence said they were very grateful for Sir Tom's help in trying to secure Blackfriars Church for the religious communities.

He said: "The trip to India was a lasting experience for all of us and I believe Tom was positively influenced by his experience.

"We let Tom know of our aspirations for the church and, having a real interest in inter-faith relations in the city, he chose to support the project."

Mr Spence, who co-ordinated the Dalai Lama's visit to the Capital last year, added that the mix of several religions in the same building would enrich the cultural life of the city.

"For the Sisters of Charity and the Buddhists to be considering sharing the building is great news. They both provide charitable services to the community which are most welcome."

Malcolm Fraser architects has offered to look at rehabilitating the building to accommodate both groups.

City centre trader Thom McCarthy, who runs meditation classes in premises opposite the church, originally suggested the site's potential as an inter-faith centre.

He said they were looking at turning the ground floor into a Buddhist Temple.

The first floor would contain two four-bedroom flats and the second floor would be left as a large open plan space to be "culturally neutral" and used as an auditorium or exhibition space.

A kitchen and service area would be located in the basement under provisional plans, he said.

"Sir Tom Farmer's vision has enabled the project to get to this stage. Thanks to his assistance we have been able to make real progress," he added.

Blackfriars Street United Presbyterian Church, which has a Gothic frontage, was built by Robert Morham in 1871.

A C-listed building, it has been on the Buildings at Risk register since 2001, where its condition is listed as poor and the threat to its future is rated as high.

The Italian Cultural Institute bought the church in 1992 intending to turn it into a cultural centre.

But the project never got off the ground and gradually the building has fallen into disrepair.


Edinburgh arts impresario Richard Demarco ran the church as an arts centre until he sold it to the Italians, blaming a lack of support from the council and the Scottish Arts Council.

giovedì, agosto 10, 2006

Lingua Italiana: la Dante Alighieri propone una nuova legge

Alessandro Masi, Segretario Generale della Dante
Roma, 9 ago. (Adnkronos) - Nel dibattito che si va delineando riguardo una possibile riforma di legge in materia di immigrazione e in modo particolare dei provvedimenti che verranno presi per l’istruzione e l’apprendimento della lingua italiana è intervenuta la Società Dante Alighieri, Ente Morale e massima istituzione per la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo. A tale proposito la Dante (www.ladante.it) sollecita una legge che miri a razionalizzare il sistema di insegnamento e apprendimento dell’idioma italico.
La Società, infatti, “oltre a essere una delle istituzioni che in Italia ha sentito per prima l’urgenza del problema con l’avvio di corsi per immigrati - ha osservato Alessandro Masi, Segretario Generale della Dante - opera dal 2000 in convenzione con il ministero della Solidarietà e in applicazione dapprima della Legge Turco-Napolitano e in seguito dell’attuale normativa, fornendo assistenza per la preparazione linguistica degli immigrati provenienti in Italia presso le oltre 400 sedi presenti all’estero, come è accaduto con successo in Tunisia, Sri Lanka, Bulgaria e Moldavia”.
Per quanto riguarda la questione della cittadinanza, Masi ribadisce fortemente la necessità per i richiedenti di un’adeguata conoscenza e condivisione della lingua e cultura italiana. A questo proposito bisognerà organizzare le risorse a disposizione, facendo ricorso a quanto già l’Unione Europea ha previsto in materia di insegnamento delle lingue con il Quadro comune europeo di riferimento, perché sia gestibile il fenomeno della certificazione della lingua italiana per gli stranieri. Anche qui è decisivo il ruolo della Dante Alighieri che già da alcuni anni ha attuato un programma di attestazione, il certificato PLIDA - Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri, rilasciato con il riconoscimento del ministero degli Affari Esteri.
Quattro i certificati rilasciati rispettivamente dalla stessa Società in Italia: quello dell’Università degli Studi di Roma Tre e da quelle per stranieri di Siena e di Perugia. Secondo l’analisi di Masi il nostro paese si presenta con un sostanziale mosaico ingiustificato e soprattutto incomprensibile agli occhi di chi si avvicina allo studio della nostra lingua con esigenze professionali; pertanto la Dante ritiene ormai necessario il varo di una legge che disciplini e riorganizzi il sistema di apprendimento della lingua italiana.

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