venerdì, dicembre 29, 2006

Le mille stravaganze degli atenei privati

La proliferazione dei politici-docenti

Dal prestigio della Bocconi alle università taroccate finite nel mirino dell'Antitrust
Il caso del «campus» dentro un ipermercato
di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella

Corriere della Sera, 29 dicembre 2006
Siete divorati dal desiderio di sapere cos'è «l'approccio slow all'economia distribuita e alla sensorialità sostenibile?» Peccato, avete perso l'occasione per dibatterne, al seminario organizzato qualche settimana fa e promosso dal Politecnico di Milano, da Slow Food, dall'Istituto europeo di design e dalla Domus Academy. Appassionante. Come un mucchio di altre iniziative nate dalla fantasia di quel mondo effervescente che si è sviluppato negli ultimi anni a cavallo tra università pubbliche, private, semi-pubbliche, quasi-private. Mondo che solo recentemente, dopo l'esondazione di nuovi atenei e nuove facoltà e nuovi corsi di laurea, Fabio Mussi ha deciso di arginare piantando finalmente dei paletti. Anzi, tra le tante, l'Università degli studi di Scienze gastronomiche, che come soci fondatori ha lo SlowFood, la regione Emilia-Romagna e il Piemonte, non è neppure delle più strampalate: è o non è la buona tavola una delle roccaforti dello stile e dell'economia italiani? Prosit.

FINANZIATE DALLO STATO - Certo è che a passare al setaccio il mondo universitario non statale, finanziato comunque dallo Stato con 133 milioni di euro l'anno (più i 30 dati da una misteriosa manina in Finanziaria ai collegi universitari ecclesiastici) c'è di tutto. Su 94 riconosciuti dal ministero, gli atenei di questo tipo sono 28. Dalle strane accademie spuntate dal nulla e dal profilo ambiguo, con docenti non sempre all'altezza, ai luoghi di assoluta eccellenza come la Bocconi o la Cattolica, da sempre fucine della classe dirigente del Paese. Quelli promossi da enti pubblici sono quattro, da soggetti privati 13. Più le università telematiche (undici, ma il nuovo governo ne ha bloccate altre cinque in dirittura d'arrivo) delle quali diremo più avanti. Quanti siano gli studenti, vista la contrapposta inaffidabilità delle banche dati del ministero, preferiamo lasciar perdere: troppo casino. Quanto ai docenti, che risultavano essere 2.022 al 31 dicembre 1998, sarebbero oggi (meglio: al 31 maggio 2006) 2.734. Con un aumento di 712 persone: 361 ordinari, 256 associati e 95 ricercatori. Un incremento del 35,2%. Nettamente inferiore, comunque, all'aumento esponenziale di atenei, facoltà e corsi.

UNIVERSITA' TAROCCATE - Non bastassero, nel caos hanno finito per inserirsi un bel po' di università taroccate. Creature virtuali, aperte come si apre un supermarket o una concessionaria. E metodicamente bastonate dall'Antitrust di Antonio Catricalà, che negli ultimi due anni ha messo sotto inchiesta una ventina di atenei impegnati nel «gioco del dottore», condannandone diversi per pubblicità ingannevole. Come la Libera Privata Università di Diritto Internazionale dell'Isfoa, che sbandierava sul sito di diffondere «i principi dell'Open University, programma di matrice anglosassone» e diceva di avere sedi nella Quinta Strada a New York e nel Principato di Monaco e addirittura a Nauru, in Polinesia ma poi aveva il cuore nella sgarrupata Tirana. Oppure la Cetus, allestita al piano terra di un palazzone della periferia palermitana da un «rettore» che, irritato col Corriere per una denuncia, protestò inviando una lettera così spassosamente sgrammaticata che, per la delizia dei lettori, i correttori di bozze si astennero dal metterci mano. O ancora la «Nuova Università del Cinema e della Televisione», colpita pochi mesi fa perché prospettava falsamente «la possibilità per il consumatore, di studiare presso un'università riconosciuta, con la possibilità di poter perseguire, a seguito della frequenza dei corsi pubblicizzati, un titolo quale la laurea». Alla larga.

CAMPUS-IPERMERCATO - Anche tra quelle legalmente riconosciute, tuttavia, non mancano casi da fare arricciare il naso. Come la Lum di Casamassima, un paesotto vicino a Bari, che a dispetto del nome gonfio di maiuscole (Libera Università Mediterranea «Jean Monnet») è l'unico esempio di ateneo nato grazie a un ipermercato. La sede è infatti in un Campus (due facoltà: giurisprudenza ed economia) all'interno del Baricentro. Una cittadella commerciale costruita anni fa da Giuseppe Degennaro, esponente di una di quelle famiglie baresi che s'imposero negli anni Settanta e Ottanta con lo sviluppo violento dell'edilizia. Finanziato negli anni ruggenti della ex Cassa del Mezzogiorno, assessore ai trasporti del comune, deputato Dc, presidente della Confcommercio pugliese, coinvolto in un'inchiesta per voto di scambio (un anno e quattro mesi in primo grado), eletto senatore nel 2001 con Forza Italia, Giuseppe Degennaro era, della sua creatura, anche il rettore. Morto lui un paio di anni fa, la carica è passata al figlio Emanuele. Erede pure del collegio elettorale, della presidenza del consiglio di amministrazione dell'Università, della guida dell'Interporto regionale della Puglia…

POLITICI DOCENTI - Una storia non meno interessante è quella della UKE, acronimo di Università Kore di Enna. Fortissimamente voluto da Vladimiro «Mirello» Crisafulli, l'uomo più potente dei diessini siciliani non scalfito neppure dall'inchiesta sul suo incontro filmato con un mafioso e così sicuro di sé da dire che lui, a Enna, vince «col proporzionale, col maggioritario e pure col sorteggio», l'ateneo forse non trabocca di luminari internazionali, ma di politici sì. Politico è Mirello, che sta nel Cda con la sua «licenza media inferiore», politico è il presidente Cataldo Salerno che guida pure la Provincia, politici altri due membri del consiglio quali Carmelo Tumino (deputato regionale della Margherita) ed Edoardo Leanza (idem, per Forza Italia) e politico infine è Salvo Andò, che ai bei tempi socialisti fu ministro della difesa e adesso della Kore è il Rettore. Le facoltà sono cinque: beni culturali, economia, giurisprudenza, ingegneria, scienze della formazione. Più un po' di master. Tipo: «Valutazione e autovalutazione sistemica nei processi formativi della comunicazione». Gli studenti per ora sono (mai fidarsi dei siti ministeriali) un paio di migliaia ma l'Università ha l'ambizione di arrivare l'anno prossimo a 10.500 con 174 docenti. Alla faccia di chi ha la puzza sotto il naso. Accentuata dal fatto che tre su sette dei membri del Cda (più l'Ad) sono insieme ai vertici della Ennaeuno, la municipalizzata per lo smaltimento dei rifiuti. Va da sé che, al di là delle chiacchiere sul «privato», i soldi vengono dalla Provincia, dalla Camera di commercio, da alcuni comuni, dalla Regione. Un dettaglio comune a molti altri atenei, dalla Calabria (dove la Libera Università della Sibaritide doveva nascere anni fa coi soldi «privati» della Regione, della Provincia, delle Comunità montane di Trebisacce, Rossano e Acri e di 33 comuni quali Calopezzati, Amendolara, Mandatoriccio) all'Alto Adige, dove è appunto nata la Libera Università di Bolzano per diretto interessamento della Provincia. O alla toscana Lucca, dove per iniziativa di Marcello Pera, che irrideva ai nemici bollandoli come invidiosi («abbiamo più successo della Normale e del collegio Sant'Anna») è nato a tempo di record l'Imt, una cosa un po' privata e un po' pubblica, finanziata coi soldi dell'Università di Pisa, del ministero, del Comune, della Provincia…

CONVENZIONI - Tutto bene, per carità. Tutto corretto. Tutto legale, come le convenzioni firmate da un sacco di università, da Siena alla romana Pio V˚, da Chieti a mille altre, con un mucchio di associazioni e corporazioni e sindacati, dai vigili urbani ai dipendenti ministeriali, dalle guardie carcerarie ai giornalisti, che prevedevano riconoscimenti di crediti così generosi (stoppati da Mussi: non più di 60) da permettere speedy-lauree guadagnate con una manciata di esami in un solo anno. Da segnalare, in questo caravanserraglio di cose serie e insieme di bizzarrie, la politica di immagine della milanese IULM che, fondata dalla Libera università di lingue e comunicazione, conta tra i soci la Provincia, la Camera di commercio, l'Assolombarda, il Centro Turistico Studentesco… C'è di tutto. Il concorso per il progetto «Who's that girl» per dare un nome all'avatar dell'Ufficio relazioni pubbliche della Provincia. La sfida su Odeon Tivù fra la squadra IULM e una della Statale. L'accordo con Mediaset (si chiama Campus Multimedia Informazione) per lo sviluppo della cooperazione fra Università e imprese. E la vendita online di berretti, magliette, T-Shirt col nome dell'amato ateneo. Come a dire: fatti una laurea. O almeno una felpa.

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“Allarme Lingua” segnala a Prodi l’illegittimità di una Legge

News ITALIA PRESS, 29 dicembre 2006
Chieti - L'associazione Allarme Lingua, che opera per la difesa delle lingue e delle culture, con il suo Presidente Giorgio Bronzetti, ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Romano Prodi e al Sottosegretario agli interni on Marcella Lucidi, per segnalare che "il decreto legislativo recante "Attuazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro famigliari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri ", licenziato con parere favorevole dalla Commissione affari Costituzionali nella seduta 64 del 19/12/06, contiene all'articolo 20 comma 7 una disposizione illegittima alla luce della direttiva europea sfuggita all'esame dei deliberanti". La lettera precisa testualmente: "Mentre infatti l'art. 30 del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo 2004/38/CE del 29 aprile 2004 recita: Ogni provvedimento adottato a norma dell'art. 27, paragrafo 1 (limitazioni alla libertà di circolazione) è notificato per iscritto all'interessato secondo modalità che consentano a questi di comprenderne il contenuto e le conseguenze, l'articolo 20 comma 7 del decreto licenziato prevede che l'eventuale provvedimento di allontanamento di una persona dal territorio sia "tradotto in una lingua comprensibile al destinatario ovvero in inglese", rendendo in tal modo la lingua inglese comprensibile da tutti per legge. Il diritto europeo riscritto in chiave italiana, quasi parodistica, in barba ai diritti linguistici e al diritto, riconosciuto dall'art. 24 della Costituzione, di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti che sottintende la piena comprensione del contenuto di un provvedimento, che il legislatore non può dare per scontato se il testo è in inglese. Se si fosse scritto "oppure in italiano" (la lingua cioè dello Stato a cui si riferisce il decreto) non si sarebbe ugualmente rispettata la direttiva europea ma almeno non avremmo avuto questo ennesimo cedimento dei politici italiani verso l'angloamericano. Che poi tra i senatori che hanno esaminato il decreto vi siano alcuni dei più accesi promotori di iniziative a favore della lingua italiana, come il DDL per l'istituzione del Consiglio Superiore della Lingua Italiana, che non sono saltati sulla sedia alla lettura di "ovvero in inglese" resta inspiegabile se non con un momento di stanchezza e di disattenzione". News ITALIA PRESS

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giovedì, dicembre 28, 2006

New life for disused city kirk a step closer

by JOANNA VALLELY (jvallely@edinburghnews.com)

The Scotsman, Thu 28 Dec 2006
A BID to turn a derelict city centre church into a home for Tibetan Buddhist monks and Mother Teresa nuns has moved a step closer.
City entrepreneur Sir Tom Farmer wants to buy Blackfriars Church and transform it into an inter-faith residence and cultural centre. It was put on the market more than a year ago but owners the Italian Consulate have delayed taking a decision on the C-listed building's future.
However, after a meeting with Edinburgh Central MSP Sarah Boyack, the Italians have agreed to make a decision in January.
The United Presbyterian Church on Blackfriars Street has lain empty for more than a decade, after plans to turn it into Italian Cultural Institute were ditched.
City trader Thom McCarthy, who runs meditation classes in premises opposite the church, originally suggested the site's potential as an inter-faith centre.
The idea grew after it won the backing of Sir Tom Farmer and others such as Victor Spence, the general secretary of the Edinburgh Interfaith Association and high-profile Edinburgh hairdresser Charlie Miller.
Sir Tom bid to buy the premises earlier this year and Malcolm Fraser architects offered to look at rehabilitating the building.
Ms Boyack said that, along with Holyrood Councillor Bill Cunningham, she had met the Italian Consul Dr Andrea Macchioni to discuss the church. She said: "It was a cordial meeting and I took the chance to talk about the background to the development, highlighting the Buddhist connection, the inter-faith support and the residence that would be created for the Sisters of Mother Teresa.
"We emphasised the strong political support that exists and the benefits of the development for the area. He was clear he planned to make a decision in January."
Cllr Cunningham said they had been told the reason for the delay was due to changes in the Italian government this year. He added: "We've put our plea in for the inter-faith centre but I think it will go to the highest bidder. My worry is that they turn it into flats."
Mr McCarthy said: "I sincerely believe the Italian Consulate in Edinburgh recognises its obligations to the people of this city and that the decision won't be solely dependent on financial criteria."
Italian Consul Dr Macchioni said: "It should be regarded as a positive development the fact that things are actually moving. As soon as possible we will move to the next step of the process."

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mercoledì, dicembre 27, 2006

Università, 37 corsi di laurea con un solo studente

Il caso della «Sapienza», un gigante con 200 «sedi» sparse in Italia
Da Bologna a Moncrivello: i casi in tutta Italia. E il numero totale è raddoppiato in 5 anni - Università, corsi raddoppiati in 5 anni
di Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella

Corriere della Sera, 27 dicembre 2006
C'è un Robinson disperso su un'isoletta universitaria di Forlì che non ha neanche un Venerdì con cui parlare: è l'unico iscritto al corso di Scienze della mediazione linguistica. Ma con chi può mediare, se non c'è un selvaggio con cui aprir bocca? Una solitudine da incubo.
La stessa che deve provare l'unico iscritto a Scienze storiche a Bologna e l'unico a Ingegneria industriale a Rende e l'unico a Scienze e tecnologie farmaceutiche a Camerino e insomma tutti i solitari frequentatori di 37 corsi universitari sparsi per la penisola. Avete letto bene: ci sono trentasette mini-facoltà con un solo studente. Poi ce ne sono dieci con 2 frequentatori, altre dieci con 3, altre quindici con 4, altre otto con cinque e altre ventitré con 6 giù giù fino a un totale di 323 «universitine» che non arrivano a 15 iscritti. Con alcune situazioni piuttosto curiose. Come quella di Termoli, che come patrono ha San Basso ma accademicamente vola alto: dal sito del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario si può apprendere infatti che i ragazzi della cittadina molisana che non si sentono predisposti ai viaggi, hanno a disposizione non una ma addirittura due possibilità di diventar dottori sotto casa. La prima viene loro offerta dalla facoltà di medicina e chirurgia dell'Ateneo del Molise (29 iscritti), la seconda dalla Cattolica del Sacro Cuore di Milano. La quale, invogliata dalle nuove normative, è salita ormai a 21 sedi diverse, posizionandosi anche in metropoli quali Guidonia Montecelio (32 iscritti a medicina), Pescopagano (33), Larino (37) e Moncrivello, ridente paesino in provincia di Vercelli con 1.477 abitanti, dei quali 14 decisi a diventare chirurghi, urologi o anestesisti. Un record da dedicare al santuario del Trompone, il cui nome ha una tale assonanza con certi professoroni universitari che il destino, diciamolo, era già prefigurato. Ma un record battuto, appunto, da Termoli. Dove gli iscritti a medicina, versante Cattolica, sono sei.
Meno male: tre maschi e tre femmine. Direte: quanto costeranno, certi atenei in miniatura? Valeva la pena di incoraggiare questa moltiplicazione di pani, pesci e cattedre finendo fatalmente per abbassare il livello medio degli insegnanti, visto che come nel calcio e nella lirica non ci sono abbastanza Totti e abbastanza Pavarotti per tutti gli stadi e tutti i teatri e occorre dunque ricorrere sempre più spesso a brocchi e ronzini? E' quanto cercheremo di spiegare. Partendo da alcuni numeri. Primo fra tutti quello delle università "storiche", italiane. Erano 27, figlie di una tradizione spesso secolare, e sono rimaste tali per un sacco di tempo. Salendo poi lentissimamente, dalla metà degli anni Cinquanta in avanti, fino ad arrivare alla fine del millennio a 41. Bene, da allora (c'è chi dice a causa delle scelte del ministro «rosso» Luigi Berlinguer e a causa di quelle del ministro «azzurro » Letizia Moratti) sono dilagate. Arrivando in una manciata di anni a 78. Più «ospiti» quali l'Università di Malta, più le «private» (sulle quali avremo modo di sorridere), più undici «telematiche» sulle quali esistono dettagli piuttosto curiosi da raccontare. Totale? Quelle col «bollino» sono 94. Ma il caos è ormai tale che la somma totale degli «atenei» veri o presunti (e meno male che qualcuno è stato burocraticamente raso al suolo da Fabio Mussi come quello fondato in una palazzina di Villa San Giovanni da un certo Francesco Ranieri che la dedicò al suo omonimo nonno) è ormai difficile da calcolare. «Evviva!», esulteranno certi liberisti nostrani: tante università, tanta concorrenza. Tanta concorrenza, tanta selezione. Tanta selezione, tante eccellenze. E' vero o no che lo stesso Salvatore Settis, acerrimo nemico della proliferazione, ha scritto che in America le cose chiamate «università» sono circa quattromila e dunque noi abbiamo ancora spazio per altre sei o settecento «atenei»? Verissimo, sulla carta. Non fosse per due dettagli sottolineati dal direttore della Normale di Pisa.
Il primo è che negli Stati Uniti chi non è all'altezza si arrangia: se trova studenti che pagano la retta per andarci bene, sennò chiude. Il secondo è che il titolo di studio, lì, non ha alcun valore legale: hai preso la laurea ad Harvard? Ti assumono tutti. L'hai presa in una pseudo- università allestita da un mestierante senza la biblioteca e senza laboratori e senza docenti di un certo livello? Non ti fila nessuno. Affari tuoi, se ti sei fatto imbrogliare. E non c'è concorso dove possa giocarti una laurea ridicola per accumulare punti in graduatoria e prenderti un posto immeritato. Qui è la prima contraddizione, denunciata da Francesco Giavazzi e Piero Ichino e Roberto Perotti e altri ancora: il via libera alla moltiplicazione degli atenei senza aver prima abolito il valore legale del titolo di studio è un errore fatale. Che toglie risorse, chiedendo una distribuzione a pioggia di stampo clientelare, alle università vere. Quelle serie. Sobrie. Spesso straordinarie. Che ci fanno onore in Italia e all'estero. Che hanno già levato alta la loro protesta. E oggi sono spesso costrette a mettersi in concorrenza coi furboni. E a cedere alla tentazione di aprire in città e paesi e borghi e contrade più o meno vicine nuove facoltà e nuovi corsi di laurea. Meglio: nuovi punti vendita. Basti pensare che questi corsi (per i quali non occorre l'autorizzazione ministeriale) erano 2.444 nel 2000/2001 e alla fine del 2005 erano già schizzati a 5.400. Numero destinato a un successivo incremento (più 861) nonostante, scrive l'ultimo rapporto del Miur, «le raccomandazioni a livello centrale di procedere a una semplificazione dell'offerta». E così, se le Università sono diventate 94, le facoltà sono cresciute fino a 610 e i dipartimenti fino a 1.864 e gli istituti a 319 e i «centri universitari» a vario titolo fino a 1.269. Fino a casi abnormi come quello della «Sapienza». Che da Roma ha alluvionato di sedi e «sedine» tutta l'Italia centrale fino ad avere oltre duecento (chissà se almeno il rettore conosce il numero esatto) indirizzi postali differenti. Dove sono stati coriandolizzati la bellezza di 341 corsi diversi: dall'infermieristica a Bracciano a logopedia ad Ariccia, dalle tecniche di laboratorio biomedico a Pozzilli all'architettura degli interni a Pomezia. Per un totale (professori ordinari e assistenti e ricercatori) di 4.766 docenti. Tutti bravi come Totti? Difficile da credere. Ma certo anche tra di loro c'è chi ama giocare. Come i docenti che hanno organizzato, tempo fa, un «corso di composizione floreale per imparare a realizzare decorazioni di Natale con rametti di pino, candele e bacche colorate». E poi dicono che l'Università italiana non punta sulle specializzazioni...

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sabato, dicembre 23, 2006

Da gennaio in libreria il terzo numero di lingua italiana oggi (LId’O)

News ITALIA PRESS, 22 dicembre 2006
Roma - È in corso di stampa presso l'editore Bulzoni il terzo numero (con interviste a Cossiga, Andreotti, Guerri, Serra, Curzi, articoli di Claudio Marazzini, Michele Cortelazzo, Alessandro Masi, Sabine Schwarze, Valeria Della Valle, Riccardo Gualdo, etc.; vedi l'indice sottostante) di "Lingua italiana d'oggi (LId'O)", rivista diretta da Massimo Arcangeli, che sarà in libreria nel gennaio del 2007. News ITALIA PRESS

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martedì, dicembre 19, 2006

La lingua italiana nella Costituzione

News ITALIA PRESS, 18 dicembre 2006
Roma - E' in discussione alla Camera il disegno di legge che propone di inserire nell'articolo 12 della Costituzione alcune righe che rendano l'italiano la lingua ufficiale della Repubblica.
Contrarie al provvedimento Lega Nord e Rifondazione comunista; "la prima per difendere gli idiomi locali, la seconda perchè si tratterebbe di un primo passo per rendere la conoscenza della lingua italiana un requisito obbligatorio ai fini del conferimento della cittadinanza" come mette in evidenza il quotidiano italiano del Venezuela La Voce d'Italia.
Il testo di legge prevede che "all'articolo 12 della Costituzione è aggiunto, in fine, il seguente comma: 'L'italiano è la lingua ufficiale della Repubblica'"

L'onorevole Teodoro Buontempo (AN) spiega le motivazioni a sostegno del provvedimento.

Onorevole, ma se si vuole sancire nella Costituzione questo principio, significa che corriamo qualche pericolo?
Intanto, si deve rilevare il fatto che se c'è una necessità di mettere nella Costituzione che la lingua ufficiale di questo paese è l'italiano, vuol dire che c'è un problema molto serio. Cioè, la lingua italiana sta perdendo il suo ruolo e la sua funzione nel nostro paese, sta per essere soppiantata da un linguaggio composto da lingue straniere.

Gli italiani nel mondo si lamentano perché all'estero mancano scuole che insegnino ai loro figli la cultura e la lingua italiana.
La cosa incredibile è proprio questa che in tutto il mondo, se si fa una indagine, si scoprirà che c'è una richiesta di italiano straordinaria dalla Cina al Nord Europa. L'Italia non è attrezzata. La storia dei corsi di italiano tenuti all'estero per il tramite delle ambasciate, dei consolati e degli istituti di cultura, non funzionano. In un paese come l'Inghilterra per esempio, è assurdo che non esista un liceo italiano come invece esiste in Francia. Esiste un scuola che si chiama European scool che fa parte della Comunità Europea e che è presente in ogni paese dove ci sono progetti europei creata appositamente per i figli dei dipendenti della Comunità Europea. Quello sarebbe un bell'esempio perché manterrebbe l'identità del proprio paese. In Spagna si è aperta questa scuola europea, ma manca la sezione italiana perché la costituzione della sezione dipende dal numero degli allievi figli dei dipendenti italiani. Il numero, cioè non è tale da consentirne l'apertura. Io feci una battaglia per farla costituire sostenendo che, se mancavano figli di dipendenti italiani, essi avrebbero potuto iscriversi pagando la retta. E' assurdo che, per la mancanza di pochissime unità, si rinunci del tutto ad aprire una sezione tanto importante che insegni la lingua.

Possibile che non sia stata colta questa esagerazione per evitare un danno tanto grave?
Guardi, non è solo questione di corsi perché la lingua italiana è anche cultura e, nei paesi dove esistono comunità italiane, questa è una esigenza fortissima. Occorre, però, una diversa impostazione. Lei pensi che uno studente inglese, quando ha studiato tre materie, può iscriversi all'Università. E se ha tutte "A" (eccellenze) in quelle tre materie egli può iscriversi ad Istituti prestigiosi come Cambridge, Oxford oppure la London Scool. Il nostro studente, invece, così come quello della Comunità Europea, che studia dodici materie, non accederà mai a quelle prestigiose università perché in Italia non diamo mai eccellenze che corrispondano al 10. Pensi che a Londra, per i nostri connazionali, non esiste una scuola italiana eppure esiste una enorme comunità di origine italiana. Mentre nel mondo si sente voglia di italiano, sarà per la nostra storia, per le antichità, per il turismo, noi ignoriamo i nostri concittadini che ne avrebbero diritto e che lo richiedono.

Ma insomma, lei dice che se questa proposta è stata avanzata, significa che c'è un problema. Si spieghi meglio.
In Italia si sta adoperando una vera e propria violenza sulla nostra lingua. Pensiamo all'invasione della lingua inglese ed al suo gergo usato sempre di più nell'italiano. Siamo arrivati al punto che se non ci esprimiamo con anglismi, anche quando potremmo esprimerci tranquillamente con parole italiane, siamo considerati ignoranti ed out. La proposta di sancire nella Costituzione italiana l'italiano lingua ufficiale del paese, si giustifica anche in considerazione di un altro aspetto, perché nasconderlo: l'idea di regionalizzare l'istruzione. Questa è una verità, c'è una forte spinta nel paese verso questa tendenza sostenuta anche da proposte di riforma fatte da ambedue gli schieramenti di destra e di sinistra. Se aggiungiamo alla invasione dell'inglese, anche questa ultima eventualità rappresentata dai dialetti che sono, per carità, una cosa positiva, tra le due spinte rischiamo che l'italiano diventi una lingua arcaica, dei poveretti, in politica, in affari, nella moda, nel cinema.

La lega Nord con l'Onorevole Roberto Cota dice: "Inserire l'italiano come lingua ufficiale in Costituzione, non ha senso senza aver fatto prima il federalismo" e l'Onorevole Angelo Alessandri ha ricaricato: "Si vuole favorire la lingua araba invece che la nostra per non penalizzare gli immigrati. E' una vergogna"!
Voglio subito dire che la Lega sbaglia perché valorizza tutto ciò che ha un legame con la terra e madre natura, cultura, storia, tradizione, cucina, dialetto, che sono una ricchezza, per carità, rischiando di alterare quelli che sono i valori nazionali. Un processo di questo tipo sarebbe solo un impoverimento. Credo che l'uomo delle valli tanto caro alla Lega, se non conosce l'italiano, resta l'uomo delle valli, un uomo finito. Fuori dalla valli è un uomo fuori dal mondo. Allora è bene che egli conservi la propria cultura e la propria identità, gli odori della vaccheria, ma nello stesso tempo, gli si deve far capire che chi fa parte di una nazione, deve saper parlare italiano.

L'Onorevole Franco Russo di Rifondazione comunista ha detto: "Questa ufficialità risponde semplicemente a ciò che molti deputati vogliono, ossia il famoso segnale identificativo".
Da questa parte, la posizione non mi meraviglia. I comunisti seguono una dottrina che nega ogni senso di nazione. Adesso loro fanno i bravi quando vedono il tricolore anche per via delle pregresse polemiche con la Lega, Bertinotti, si reca ai monumenti che rappresentano il sacrificio dei nostri soldati per dovere istituzionale ecc. Ma essi sono nemici di tutto ciò che possa rappresentare la forza di una nazione perché l'ideologia marxista si basa sulla distruzione delle nazioni e, quindi, il fatto che si voglia rafforzare l'identità, li disturba perché essi ne perseguono la cancellazione. Non ho mai visto i comunisti fare delle manifestazioni in onore di qualche nostro soldato caduto in qualche parte del mondo in missioni di pace, o per onorare un poliziotto caduto nell'esercizio delle sue funzioni nell'atto di acciuffare qualche criminale. Le loro manifestazioni inneggiano a Lenin, Mao per finire a Castro. Loro hanno dei riferimenti ideologici, modelli di società e, per realizzarle, hanno bisogno di smantellare ogni identità preesistente. Crede che un giovane perbene, di sani principi, dove la vergogna, per lui, è ancora un valore, possa mai diventare comunista? L'ideologia comunista tende proprio ad indebolire i valori nazionali per reclutare più facilmente nuovi adepti. Ormai pensano a legiferare a favore dei delinquenti, sembra non esserci più spazio, nelle loro proposte, per il cittadino comune. Se si paga le tasse, se non si infrange la legge, allora si viene puniti, se invece qualcuno è un ex detenuto, o un ex tossicodipendente, un ex carcerato, un ex spacciatore allora, con la scusa del reinserimento nella società, si finisce per accordare loro ogni sorta di privilegio. Salvatore Viglia/News ITALIA PRESS

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venerdì, dicembre 15, 2006

Manovre diplomatiche

L’Espresso, 21 dicembre 2006
Cambio della guardia alla missione permanente dell'Italia presso la Nato, in pratica una vera e propria ambasciata che hanno tutti i 26 paesi membri dell'Alleanza e che si trova all'interno del quartiere generale di Bruxelles. Maurizio Moreno, l'attuale ambasciatore, andrà in pensione nei primi mesi del 2007. Ma non uscirà di scena. Una volta lasciata Bruxelles comincerà una nuova avventura con il vice presidente dei consiglio e ministro della Cultura Francesco Rutelli. Moreno si occuperà di curare e promuovere all'estero l’immagine della cultura italiana.
Pur essendo assai vicino l’avvicendamento alla Nato, il nuovo rappresentante non è stato ancora designato. Sono in corsa tre diplomatici: Giancarlo Aragona, attualmente ambasciatore a Londra; Roberto Toscano, oggi a Teheran; Giulio Terzi, direttore degli Affari politici del ministero. Quale che sarà la scelta finale di Palazzo Chigi e della Farnesina, si metterà in moto una catena di spostamenti in alcune delle sedi più importanti della diplomazia italiana.

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giovedì, dicembre 14, 2006

Nuove proposte sul portale della Società Dante Alighieri

News ITALIA PRESS, 14 dicembre 2006
Roma - Dopo il grande successo ottenuto dall'inaugurazione dei test di conoscenza della lingua italiana, adottati e consultati da docenti e studenti dell'Italia e dell'estero oltre che da associazioni ed enti pubblici e privati attivi nel campo della didattica e dell'immigrazione, il sito della Società Dante Alighieri tema "L'italiano in cucina", argomento ispirato a quello scelto per la VI edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo.
L'iniziativa, promossa dal PLIDA, ha visto la partecipazione in qualità di relatori di illustri specialisti del settore che hanno approfondito il rapporto tra la storia generale della gastronomia italiana e i suoi risvolti linguistici, il ruolo della cucina nell'avvicendarsi delle varie società, i rapporti fra cibo e letteratura, le relazioni fra cucine regionali e dialetti, nonché i contatti fra tradizioni italiane e altre culture culinarie.
Per quanto riguarda il sondaggio proposto mensilmente sul sito della "Dante", agli utenti in questi ultimi giorni dell'anno viene chiesto di indicare la propria preferenza per una parola specifica della lingua italiana. Ad oggi i risultati parziali confermano la tendenza a privilegiare il concetto al suono e il significato all'espressione. La classifica, infatti, vede al primo posto il termine "Amore", seguito da "Ciao" e "Libertà". Curiosa quanto emblematica la scelta nei confronti di concetti di profonda radice poetica, e dantesca in particolare, quali "Trasumanar", "Firmamento" e "Disio". News ITALIA PRESS

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lunedì, dicembre 11, 2006

Interrogazione a risposta scritta sull'IIC di Bruxelles

CAMERA DEI DEPUTATI - XV LEGISLATURA

Atti di controllo rivolti al
Ministero degli Affari esteri
Interrogazioni a risposta scritta:

Seduta n. 84 di lunedì 11/12/2006 n. 4-01927
GALANTE. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
da quando è stata nominata l'attuale direttrice dell'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles il mondo culturale della belga è in sommovimento: petizioni sono state firmate dalle più prestigiose firme del mondo della cultura belga per una nomina imposta dal precedente governo e non gradita, e da ultimo il protocollo esecutivo triennale dell'accordo culturale Italo-Belga del 1948, venuto a scadenza nel 2002/2003, non è stato a tutt'oggi rinnovato;
molte questioni in effetti si pongono sull'attuale gestione dell'Istituto. Tra queste il fatto che dopo una costosa ristrutturazione dei locali dell'Istituto medesimo, avvenuta una decina di anni or sono per aumentare lo spazio dedicato all'insegnamento della cultura e della lingua italiana, l'attuale direttrice ha trasferito i corsi in locali molto decentrati ed esteticamente fatiscenti, con notevoli costi di locazione e gestione dato che l'edificio non é di proprietà dello stato italiano come invece l'edificio che ospita l'Istituto, e comunque l'edificio é lontano dalla sede dell'Istituto medesimo dove sono invece presenti la biblioteca, l'emeroteca e la cineteca. Inoltre nello stesso periodo al nostro Paese non è stata più assegnata la presidenza del CICEB (Consociatio Institutorum Culturalium Europaeorum inter Belgas) -:
quali azioni intende intraprendere il Ministro al fine di riprendere i negoziati relativi alla ridefinizione del protocollo esecutivo triennale dell'accordo italobelga del 1948, scaduto a far tempo nel 2002/2003;
considerate anche le indicazioni del Presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, espresse 2 anni fa, circa l'importanza dello sviluppo dell'insegnamento della cultura e della lingua italiana all'estero, quali azioni intende intraprendere il Ministro al fine di ridare dignità ai corsi di lingua e cultura italiana in Bruxelles e di rivitalizzare la biblioteca dell'Istituto che versa in condizioni disastrose causa mancanza di fondi conseguente soprattutto alla diminuzione degli studenti dovuti alla distanza con la biblioteca;
quali azioni intende intraprendere il Ministro al fine di ridare dignità al Paese per fare in modo che sia affidata la presidenza del CICEB come spettante all'Italia in quanto paese fondatore.
(4-01927)

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giovedì, dicembre 07, 2006

DI GIOVANNI E MAURO SARANNO I 2 RAPPRESENTANTI DEL CGIE NELLA COMMISSIONE NAZIONALE PER LA PROMOZIONE DELLA CULTURA ITALIANA ALL’ESTERO

II PLENARIA CGIE
ROMA\ aise\6 dicembre 2006 - Alberto Di Giovanni (Canada) e Giorgio Mauro (Olanda) saranno i due rappresentanti del Cgie nella Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura Italiana all’estero, che fa capo alla Direzione Generale per la promozione culturale della Farnesina.
La nomina si è svolta nel pomeriggio odierno durante i lavori dell’Assemblea Plenaria del Cgie, in corso a Roma, dopo una breve polemica tra il neosegretario generale Elio Carozza ed il consigliere Carlo Consiglio. Il motivo della contesa risiedeva nella modalità di voto, palese o segreto, e alla fine è prevalso quest’ultimo.
Tre i candidati proposti: oltre a Di Giovanni e Mauro, che hanno ottenuto rispettivamente 44 e 53 voti, anche Mauro Montanari (Germania), che ne ha ottenuti 35. Ad Aldo Bechi, che per la verità non era candidato, è stato assegnato 1 voto, mentre non vi sono state schede bianche o nulle. (aise)

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martedì, dicembre 05, 2006

Edoardo Sanguineti a Radio Onda italiana

News ITALIA PRESS, 4 dicembre 2006
Amsterdam - Oggi, su Radio Onda Italiana di Amsterdam, nel contesto del programma Liberalaradio a cura di Silvia Terribili incontro con Edoardo Sanguineti, poeta, scrittore e letterato a 360 gradi.
"Ogni gruppo sociale elabora i propri intellettuali, io faccio il possibile per essere organico al proletariato" dice Sanguineti. "Il 98% del genere umano è in una posizione di proletariato e sottoproletariato in preda agli sfruttamenti di un ristrettissimo gruppo di potere. Mi piace definirmi aspirante materialista storico. Cerco di elaborare una visione coerente a questa difesa degli oppressi come speranza in un mondo disumanizzato da una mitologia di profitto e successo".

Radio Onda Italiana, raggruppa italiani di varie provenienze e diversi background che vivono ad Amsterdam e intende cooperare anche con chiunque, italiano e non, individuo o organizzazione, sia disponibile a lavorare per promuovere la cultura italiana in Olanda e che hanno a tale scopo costituito la fondazione "Quelli di Astaroth" che è l'editrice della Radio. News ITALIA PRESS

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lunedì, dicembre 04, 2006

New York: Baccini presenta il portale ‘Paolo di Tarso’

New York, 29 nov. 2006 (Adnkronos) – “Un modo nuovo per raccontare la nostra storia e le nostre origini cristiane”, così il vice presidente del Senato, Mario Baccini, ha presentato ieri sera, presso l’Istituto Italiano di Cultura di New York, il portale www.paoloditarso.it, in qualità di presidente della fondazione “Foedus. Cultura, impresa e solidarietà”.
“In Europa è in corso un acceso dibattito - ha aggiunto Baccini - nel quale vengono messe in discussione le nostre radici cristiane. Questo portale internet è un modo per affermare che anche noi esistiamo ed abbiamo qualcosa da raccontare: la nostra civilista”. La fondazione “Paolo di Tarso”, della Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma, ha infatti realizzato il primo network di portali per la promozione della “Bellezza del Sacro” e delle bellezze d'Italia in rete, utilizzando un innovativo sistema informativo che consente di mettere on line in brevissimo tempo un enorme quantitativo di immagini.
Entrando nel portale si trova la mappa d’Italia interattiva dalla quale è possibile accedere alle regioni, province e piazze, chiese e itinerari artistici e culturali. “C’è arte, cultura e l'apprezzamento del bello - ha concluso Baccini - Se il dialogo è il veicolo per la pace, allora la promozione della nostra eredità culturale, alla quale ho la fortuna di contribuire attraverso la Fondazione Foedus, deve avvenire in tante lingue e in tutto il mondo, un valore questo per i credenti e per i non credenti”.

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domenica, dicembre 03, 2006

Allarme lingua italiana

News ITALIA PRESS, 1 dicembre 2006
Chieti - Quale direttore dell'Associazione Allarme Lingua, impegnata da tempo nella difesa della lingua italiana dalle quotidiane aggressioni straniere, in particolare dall' inglese, che sta mettendo a rischio il multilinguismo previsto nei Regolamenti dell'Unione Europea, mi rivolgo a due autorevoli Ministri della Repubblica Italiana per sollecitare una decisa presa di posizione di carattere istituzionale nei confronti di iniziative che vedono sempre più in difficoltà la sopravvivenza della lingua italiana e la sua diffusione nel mondo. Chi parla è Mario D'Alessandro, Direttore del Comitato Nazionale di Difesa delle Lingue e delle Culture - "Allarme Lingua", attraverso una lettera aperta indirizzata al Ministro degli Affari Esteri e al Ministro della Pubblica Istruzione, e diffusa alla stampa.

"Non sembri eccessiva questa nostra preoccupazione, che anche le SS.LL. saranno pronte a condividere venendo a conoscenza, se non lo sono già, di alcune particolari situazioni che si stanno verificando in Italia ed all'Estero. Segnaliamo, in particolare modo e prima di tutto, quanto sta accadendo in Uruguay, nazione sudamericana che ospita non pochi connazionali là emigrati nel tempo in cerca di un lavoro e di una diversa dignità sociale e che rappresentano il 40 per cento della popolazione.
L'Associazione Uruguayana Docenti di Italiano (A.U.D.I.), che ha sede a Montevideo, ha indirizzato in data 20 novembre 2006 una lettera al Presidente dell'Accademia della Crusca prof. Francesco Sabatini, nella quale si esprime tutta la preoccupazione perché il CO.DI.CEN., l'istituzione statale che si occupa dell'educazione pubblica, ha deciso, per motivi ignoti, di eliminare la lingua italiana, inclusa come disciplina d'insegnamento nel 1942, dal piano di studi che entrerà in vigore nel 2007 in tutte e [le] Scuole superiori statali e nel 2008 da tutti gli istituti scolastici privati. All'A.U.D.I., che lamenta come in questa maniera "senza alcun argomento pedagogico siffatta decisione elimina non solo una finestra aperta sulla cultura italiana, ma anche una concezione delle lingue straniere e una possibilità d'arricchimento intellettuale delle classi meno avvantaggiate, e che ha richiesto anche l'intervento della nostra associazione, esprimiamo la più convinta solidarietà per la mobilitazione avviata contro tale provvedimento, e ci rivolgiamo ai Ministeri che più hanno a cuore l'immagine della cultura italiana nel mondo perché anche il Governo faccia sentire la sua voce contro tale ingiustificata e offensiva eliminazione della lingua italiana dalle discipline d'insegnamento.
Un eventuale silenzio e la mancata presa di posizione su tale delicato argomento sarebbero segno di accettazione passiva di una mortificante offesa all'intera nazione italiana, che pure ha contribuito e contribuisce con tanti connazionali allo sviluppo economico, sociale e culturale dell'Uruguay. Confidiamo senz'altro in concreti passi a livello istituzionale per bloccare questo provvedimento.
In Italia c'è da temere, dopo quanto sta avvenendo per PosteItaliane, dopo che nessuno ha sentito il dovere di protestare per la "scomparsa" dei francobolli sostituiti da un anonimo bollo di "posta prioritaria" dalla normale corrispondenza , che prima di andare in un Ufficio Postale si debba fare un corso accelerato di lingua inglese, piuttosto complicato per i tanti anziani pensionati che si recano agli oltre 8.000 sportelli sparsi per la penisola per ritirare il vitalizio mensile. Alcune direttive di PosteItaliane introducono negli uffici indicazioni come Business, Postepay, Posteshop, Postedays, PosteOffice, marketing, shopping, e denominazioni come Chief financial office o president senior e così via per indicare gli incarichi dei responsabili di organismi e servizi.
Con tutto il rispetto della lingua inglese, da apprezzare nelle opere di Shakespeare, Byron, Wilde, Shaw, Shelley e via elencando, non è più tollerabile che si usino correntemente termini come Premier, per Presidente del Consiglio dei Ministri (che ne direbbe signor Ministro D'Alema di sentirsi definire Chairman of Foreign Office?), question time per risposte dirette in aula, privacy per riservatezza personale, welfare per benessere sociale, Night News della RAI tanto per fare qualche esempio.
Se l'Unione Europea intende preservare il cosiddetto multilinguismo, non può poi nominare la relativa Commissione con membri tutti di lingua anglosassone e ispirati alla cultura degli Stati Uniti d'America più che a quella dell'Europa, e i cittadini italiani hanno il diritto di essere tutelati nell'uso della lingua madre, lasciando a chi vuole ogni libertà di studiare l'inglese, il francese, il tedesco, il russo, il cinese, l'esperanto e qualsiasi altra lingua preferisca. Il prof. Tullio De Mauro, ordinario di Linguistica generale all'Università « La Sapienza » di Roma, sicuramente uno dei maggiori linguisti d'Italia, autore tra l'altro di un Dizionario dell'uso della lingua italiana (Torino, UTET), ha pubblicato di recente un libro intitolato "Dizionarietto di parole del futuro" (Roma-Bari, Gius. Laterza & Figli Spa 2006, p. 126) che, probabilmente in modo provocatorio, illustra ben 84 vocaboli, che già circolano sui giornali e in televisione, che finiranno per essere inseriti, a pieno diritto, in tutti i dizionari e vocabolari della lingua italiana seguendo l'esempio del Dizionario della Lingua Italiana Sabatini Coletti, già così generoso verso i termini angloamericani (per "screening" si riportano addirittura 6 accezioni) da sembrare bilingue.
Il rischio dell'anglicizzazione ( senza voler rievocare autarchiche campagne fasciste contro la "perfida Albione", sicuramente improponibili), è la prospettiva più reale e preoccupante del prossimo futuro e non dovrebbe lasciare indifferenti organismi istituzionali di rappresentatività nazionale, soprattutto in una prospettiva di Unione Europea impegnata a garantire il multilinguismo. Siamo i primi a essere consapevoli che ben più gravi e pressanti problemi richiedono l'attenzione e l'impegno di autorevoli Ministri, come le SS.LL., ma prima che il Bel Paese diventi un "Fine Country", dove invece del "sì" risuoni "yes" per monti e per valli, si faccia qualcosa perché il buon padre Dante che tanto ha fatto per far amare la lingua italiana al mondo se la veda respinta ignominiosamente al mittente, e senza nemmeno un francobollo celebrativo o commemorativo ma con un bollino anonimo della posta prioritaria "
. News ITALIA PRESS

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ASPETTANDO LA SETTIMANA DEL NUOVO CINEMA ITALIANO: IL TRIO BOLLANI/ FRESU/ RUSSO IN CONCERTO A COPENAGHEN

COPENAGHEN\ aise\ - Anche quest’anno, come nei passati, l’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen ha organizzato, in collaborazione con il Danske Filminstitut, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e con l’Associazione "Made in Italy", la rassegna cinematografica annuale "Italian Cinema Today Festival".
Dopo aver toccato Finlandia e Norvegia, l’edizione 2006 dell’Italian Cinema Today Festival si terrà a Copenaghen dal 9 e al 17 dicembre presso la Cineteca Nazionale Danese, dove saranno proiettati 7 tra i migliori film italiani degli ultimi due anni.
Ancora una volta, grazie a tale festival, il pubblico danese avrà l’opportunità di avere accesso a uno spaccato dell’attuale panorama cinematografico italiano. L’accurata selezione di film di genere vario e di autori molto diversi tra loro per età, linguaggio espressivo ed estrazione culturale, manifesta infatti chiaramente l’obiettivo di offrire una rappresentazione il più possibile completa e variegata del cinema italiano contemporaneo di qualità.
Tutti i sette film sono accomunati dalla capacità di trattare in maniera originale e veritiera tematiche molto attuali e di interesse diffuso con richiami sia al passato sia alla cronaca contemporanea.
Lo stesso tema del lavoro e dell’ingresso nella società civile trattato in maniere differenti ne "La febbre" di Alessandro D’Altari e in "Sulla mia pelle" di Valerio Jalungo; il tema dell’immigrazione clandestina vista attraverso il viaggio di un giovane profugo in "Quando sei nato non puoi più nasconderti" di Marco Tullio Giordana; l’introspezione privata e il drammatico viaggio interiore ne "La bestia nel cuore" di Cristina Comencini; il penetrante spirito di osservazione e la nichilistica e feroce concezione del mondo presentata ne "Le conseguenze dell’amore" di Paolo Sorrentino; le patologie di una società che non riesce a fare del bene nonostante le buone intenzioni ne "La guerra di Mario" di Antonio Capuano; e infine "Il resto di niente" di Antonietta De Lillo, un episodio di storia italiana del XVIII secolo per proporre il tema ancora irrisolto della distanza insormontabile tra gli intellettuali e il popolo, tra la voce della ragione e la voce della fame.
Intanto, aspettando il via dell’Italia Cinema Today Festival, l’Istituto Italiano di Cultura offrirà un concerto jazz di un trio di musicisti d’eccezione: Stefano Bollani, Paolo Fresu e Paolo Russo, che si esibiranno venerdì 8 dicembre, alle ore 20.00, nella sede dell’Istituto.
L’evento è realizzato in collaborazione con il centro culturale Fuglsang di Copenaghen e la Copenaghen Jazz House e rappresenta un’anteprima assoluta per il trio, che presenterà completamente in acustico musiche originali composte dai tre membri dell’ esemble e qualche rivisitazione del repertorio jazzistico internazionale.
Stefano Bollani si esibirà al pianoforte, Paolo Fresu alla tromba e Paolo Russo, che risiede a Copenaghen ed è attivo sulla scena musicale danese da oltre dieci anni, al bandeneòn, in uno spettacolo che durerà più di un’ora in un unico set.
L’aspettativa è grande, come lo sono i tre artisti, tutti ormai di prima grandezza del panorama jazzistico internazionale. (aise)

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sabato, dicembre 02, 2006

Nuovo Centro culturale a Malaga

News ITALIA PRESS, 30 novembre 2006
Malaga - Il 4 dicembre sarà inaugurato nel centro di Malaga un nuovo centro culturale in Calle Alamos 7.
"La Casa Abierta" - questo il nome dell'istituzione culturale - è il risultato di una positiva collaborazione di diversi promotori.
L' Italia parteciperà all'evento con l'allestimento di un bellissimo presepe Napoletano.

All'inaugurazione hanno assicurato la partecipazione: - S. E. L`Ambasciatore Pasquale Terracciano, il Vice Console d`Italia a Malaga Pietro Lano, i consiglieri del Comites Andres Montesanto e Raffaella Resca, Angelo Pantaleoni in rappresentanza dell` Istituto Italiano di Cultura di Madrid, promotore del "PRESEPE NAPOLETANO". Per l'Associazione Dante Alighieri di Malaga hanno assicurato la partecipazione: la Presidente, Silvana Molin Pradel, il vice presidente Filippo Faraguna e la direttrice della Scuola Giorgia Marangon.

La folta delegazione italiana sarà integrata dai professori italiani che insegnano alla Università, Rita Coli e Giovanni Caprara. Saranno inoltre presenti le autorità di Malaga, con il primo cittadino il Sindaco Francisco De la Torre ed Autorità dell`Ambito Culturale.
La presidente della Dante Alighieri di Malaga nel manifestare la soddisfazione per l'iniziativa, ha assicurato l'impegno personale e della sua istituzione affinchè "La Casa Abierta" diventi uno strumento efficace per potenziare la diffusione della cultura italiana nell'ambito della realtà malacitana.

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